Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Cedolare secca 10% sul canone concordato: come funziona

    In sintesi

    • Aliquota del 10% invece del 21% per i contratti a canone concordato su abitazioni, solo nei comuni ammessi (art. 3, comma 2, del D.Lgs. n. 23 del 2011).
    • Comuni ammessi: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e i comuni confinanti, gli altri capoluoghi di provincia, i comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE, i comuni con stato di emergenza per calamità deliberato nei cinque anni prima del 28 maggio 2014 e quelli del sisma 2016 con zona rossa.
    • Fuori da questi comuni il canone concordato si può fare, ma la cedolare è al 21%; resta lo sconto IMU del 25%.
    • Contratti non assistiti: per il 10% serve l’attestazione delle organizzazioni firmatarie dell’accordo territoriale.
    • Nel 730: codice 8 nella colonna 2 «Utilizzo» dei righi B1-B5 e codice 1 nella colonna 11 «Cedolare secca».
    • Scelta e revoca con il modello RLI: alla registrazione, oppure entro 30 giorni dalla scadenza di ogni annualità; non si revoca in dichiarazione.

    Come funziona la cedolare secca al 10%

    La cedolare secca è un’imposta sostitutiva che, se scegli di applicarla, prende il posto dell’IRPEF (e delle addizionali regionale e comunale) e anche delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione. In pratica paghi un’unica percentuale sul canone, senza calcoli aggiuntivi.

    Per i contratti a canone libero l’aliquota è del 21%. Ma se il tuo contratto è a canone concordato, cioè stipulato secondo gli accordi locali tra le associazioni dei proprietari e degli inquilini, puoi accedere all’aliquota agevolata del 10%. Questo vale dal 2014 e si applica al periodo d’imposta 2025.

    Il risparmio è concreto: su un canone annuo di 8.000 euro, con cedolare al 21% pagheresti 1.680 euro; con quella al 10% ne pagheresti 800. Quasi la metà. Ma il requisito geografico e quello contrattuale devono essere entrambi rispettati, altrimenti si applica l’aliquota ordinaria.

    Aliquote cedolare secca a confronto
    Tipo di contratto Aliquota cedolare
    Canone libero (contratto ordinario) 21%
    Locazione breve (fino a 30 gg) – primo immobile scelto 21%
    Locazione breve (fino a 30 gg) – altri immobili 26%
    Canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa 10%
    Canone concordato in comuni colpiti da calamità o sisma 2016 (zona rossa) 10%

    Esempio pratico

    • Tizio possiede un appartamento a Milano che affitta con contratto a canone concordato (codice 8 nel quadro B). Il canone annuo è 7.200 euro. Con la cedolare secca al 10% l’imposta sostitutiva è 720 euro. Con la tassazione ordinaria il reddito sarebbe il 95% del canone (6.840 euro), ridotto di un ulteriore 30% per il canone concordato: 4.788 euro. Con un reddito complessivo già di 28.000 euro, nel 2025 quei 4.788 euro sarebbero tassati al 35%: circa 1.676 euro di IRPEF, più le addizionali regionale e comunale. La cedolare al 10% fa risparmiare circa 950 euro, oltre alle addizionali e all’imposta di registro.

    Documenti necessari

    • Contratto di locazione registrato con indicazione dell’accordo territoriale di riferimento
    • Attestazione delle organizzazioni firmatarie dell’accordo (per contratti ‘non assistiti’)
    • Raccomandata al conduttore con rinuncia all’aggiornamento del canone
    • Ricevuta di registrazione del contratto o codice identificativo RLI
    • Quadro B del modello 730/2026 (colonna 2 codice 8, colonna 11 codice cedolare)

    Elenco dei comuni dove la cedolare secca è al 10%

    Non esiste un elenco unico dell’Agenzia delle Entrate. Le istruzioni del 730/2026 rinviano a più fonti, da controllare in quest’ordine:

    Comuni in cui il canone concordato dà la cedolare al 10%
    Gruppo Fonte
    Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e i comuni confinanti Art. 1, comma 1, lett. a), del D.L. n. 551 del 1988
    Tutti gli altri comuni capoluogo di provincia Art. 1, comma 1, lett. b), del D.L. n. 551 del 1988
    Comuni ad alta tensione abitativa Delibere CIPE 30 maggio 1985, 8 aprile 1987 n. 152 e 13 novembre 2003 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2004)
    Comuni con stato di emergenza per calamità deliberato nei cinque anni prima del 28 maggio 2014 Istruzioni 730/2026, quadro B (colonna 13 «Altri dati»)
    Comuni del sisma 2016 in cui è stata individuata una zona rossa Istruzioni 730/2026, quadro B (colonna 13 «Altri dati»)

    Per un comune non capoluogo (per esempio Gallarate, Cantù, Feltre o Curno) la verifica va fatta sulla delibera CIPE del 2003 e su quelle precedenti; in caso di dubbio conviene chiedere all’associazione che ha firmato l’accordo territoriale del comune. Se il CIPE aggiorna l’elenco e il comune ne esce, l’agevolazione si perde dall’inizio dell’anno della nuova delibera.

    Canone concordato in un comune non ad alta tensione abitativa

    Gli accordi territoriali esistono anche in comuni che non sono in questi elenchi, ma la legge riserva la cedolare al 10% ai soli comuni della tabella. Altrove il contratto concordato resta valido e ha queste conseguenze:

    • cedolare secca al 21%, come per il canone libero;
    • con la tassazione ordinaria, niente riduzione del 30% del reddito, che l’art. 8 della L. 431/1998 riserva agli stessi comuni; nel 730 non si usa il codice 8, che le istruzioni riservano ai comuni ad alta densità abitativa;
    • IMU ridotta al 75%: lo sconto del 25% vale per tutte le abitazioni locate a canone concordato, senza limiti territoriali (art. 1, comma 760, della legge n. 160 del 2019).

    Come si sceglie e come si revoca la cedolare secca

    • Alla registrazione: l’opzione si esprime nel modello RLI e vale per tutta la durata del contratto.
    • Negli anni successivi: si può scegliere o revocare per ogni annualità, entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente, sempre con il modello RLI. La revoca comporta il pagamento dell’imposta di registro.
    • Proroga: l’opzione va confermata con la comunicazione di proroga, entro 30 giorni dalla scadenza.
    • Raccomandata: prima di optare il locatore comunica all’inquilino, per raccomandata, la scelta e la rinuncia all’aggiornamento del canone a qualsiasi titolo, compreso l’adeguamento ISTAT, per la durata dell’opzione.

    Possono scegliere la cedolare le persone fisiche proprietarie o titolari di un diritto reale di godimento (per esempio l’usufrutto) che non affittano nell’esercizio di un’impresa o di una professione: una società non può applicarla.

    Come si indica nel 730 e come si paga

    Nel quadro B si indica il codice 8 nella colonna 2 «Utilizzo» e il codice 1 nella colonna 11 «Cedolare secca»: chi presta l’assistenza fiscale calcola il 10% sul canone pieno, senza la riduzione del 30% che vale solo per la tassazione ordinaria. Se l’immobile è in parte abitazione principale e in parte affittato a canone concordato si usa il codice 12.

    La cedolare si paga con le stesse scadenze dell’IRPEF, con F24 e questi codici tributo: 1840 (acconto prima rata), 1841 (acconto seconda rata o unica soluzione), 1842 (saldo). L’acconto è il 100% dell’imposta dell’anno precedente, è dovuto solo se questa supera 51,65 euro e di regola non si paga nel primo anno di opzione. Chi presenta il 730 con sostituto se li vede trattenere in busta paga o sulla pensione.

    Per l’inquilino lo stesso contratto concordato dà una detrazione propria (495,80 o 247,90 euro, secondo il reddito): è spiegata nella guida alla detrazione per inquilini con contratto di locazione.

    Locatore a Roma con contratto concordato regolare

    Scenario. Caio affitta un bilocale a Roma con contratto 3+2 a canone concordato, assistito dall’associazione dei proprietari. Il canone è 9.600 euro annui.

    Come si applica. Il contratto rientra nei comuni previsti (Roma è nell’elenco). Essendo ‘assistito’, Caio non ha bisogno di un’attestazione aggiuntiva. Nel quadro B indica codice 8 in colonna ‘Utilizzo’ e il codice cedolare in colonna 11. L’imposta sostitutiva sarà 9.600 × 10% = 960 euro. Il canone non si somma al suo reddito IRPEF, ma viene conteggiato per stabilire se è familiare a carico di qualcuno, per calcolare le detrazioni per carichi di famiglia, da lavoro e per canoni di locazione e per le agevolazioni legate al reddito, come l’ISEE.

    In pratica

    • Codice utilizzo 8 nel quadro B, colonna 11 compilata con il codice cedolare
    • Imposta: 9.600 × 10% = 960 euro – nessun calcolo IRPEF sul canone

    Contratto concordato 'non assistito' in comune capoluogo

    Scenario. Sempronio affitta un appartamento a Bergamo (comune capoluogo) con contratto concordato, ma non si è avvalso dell’assistenza delle organizzazioni firmatarie. Vuole applicare la cedolare al 10%.

    Come si applica. Bergamo è comune capoluogo di provincia, quindi rientra nell’agevolazione. Tuttavia, trattandosi di contratto ‘non assistito’, Sempronio deve procurarsi l’attestazione rilasciata dalle organizzazioni firmatarie dell’accordo territoriale di Bergamo, che certifica la conformità del contratto all’accordo locale. Solo con quell’attestazione può applicare il 10%. Senza di essa, l’aliquota rimane al 21%.

    In pratica

    • Richiedere l’attestazione di conformità alle organizzazioni firmatarie dell’accordo territoriale
    • Conservare l’attestazione tra i documenti giustificativi in caso di controllo

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    In quali comuni si applica la cedolare secca al 10%?

    Nelle 11 grandi città (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia) e nei comuni confinanti, negli altri capoluoghi di provincia, nei comuni ad alta tensione abitativa delle delibere CIPE, nei comuni con stato di emergenza per calamità nei cinque anni prima del 28 maggio 2014 e in quelli del sisma 2016 con zona rossa.

    Se il mio comune non è ad alta tensione abitativa posso fare il canone concordato?

    Sì, se c’è un accordo territoriale, ma la cedolare secca è al 21% e con la tassazione ordinaria non spetta la riduzione del 30%. Resta l’IMU ridotta al 75%, che vale per tutti i contratti a canone concordato.

    La cedolare secca al 10% vale anche per i contratti transitori?

    Sì, per i contratti transitori da 1 a 18 mesi a canone concordato nei comuni ammessi: nel quadro B si indica il codice 8. Se invece si sceglie la tassazione ordinaria, per i transitori non spetta la riduzione del 30% e si usa il codice 3.

    Se scelgo la cedolare secca, devo pagare l’imposta di registro?

    No. La cedolare sostituisce anche le imposte di registro e di bollo sul contratto, oltre a IRPEF e addizionali sul canone.

    Il canone tassato con la cedolare conta per l’ISEE e per i familiari a carico?

    Sì. Il reddito tassato con la cedolare non entra nel reddito complessivo, ma si somma per verificare il limite dei familiari a carico, per le detrazioni per carichi di famiglia, da lavoro e per canoni di locazione e per le agevolazioni legate al reddito come l’ISEE.

    Come si revoca la cedolare secca?

    Con il modello RLI, entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente: la revoca vale dall’annualità successiva e comporta il pagamento dell’imposta di registro. Non si revoca nella dichiarazione dei redditi.

    Quali codici tributo si usano per pagare la cedolare secca?

    Con F24: 1840 per la prima rata di acconto, 1841 per la seconda rata o l’acconto in unica soluzione, 1842 per il saldo. Le scadenze sono quelle dell’IRPEF.

    Devo comunicare qualcosa all’inquilino prima di optare per la cedolare?

    Sì. Prima di esercitare l’opzione il locatore comunica all’inquilino, con raccomandata, la scelta del regime e la rinuncia a chiedere l’aggiornamento del canone per tutta la durata dell’opzione.

  • Art. 255 ter Cod. Amb. – (Abbandono di rifiuti pericolosi)

    Art. 255 Ter Cod. Amb. – (Abbandono di rifiuti pericolosi)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Chiunque, in violazione delle disposizioni degli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti pericolosi ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

    2. La pena è della reclusione da un anno e sei mesi a sei anni quando: a) dal fatto deriva pericolo per la vita o per la incolumità delle persone ovvero pericolo di compromissione o deterioramento: 1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna; b) il fatto è commesso in siti contaminati o potenzialmente contaminati ai sensi dell’articolo 240 o comunque sulle strade di accesso ai predetti siti e relative pertinenze.

    3. I titolari di imprese e i responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato rifiuti pericolosi ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’articolo 192, commi 1 e 2 sono puniti con la reclusione da un anno a cinque anni e sei mesi. Quando ricorre taluno dei casi di cui al comma 2, la pena è della reclusione da due anni a sei anni e sei mesi.

  • Affitto studenti fuori sede: detrazione 19% nel 730/2026

    In sintesi

    • Detrazione del 19% sui canoni di locazione pagati dallo studente universitario fuori sede, fino a un massimale di 2.633 euro.
    • Distanza minima 100 km e provincia diversa: l’università deve trovarsi in un comune lontano almeno 100 chilometri dalla residenza dello studente e in una provincia diversa.
    • Contratti ammessi: locazioni regolate dalla legge 431/1998, contratti di ospitalità e atti di assegnazione con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari, cooperative e no profit.
    • Spetta anche ai genitori: se lo studente è fiscalmente a carico, la detrazione può essere usata dal genitore che sostiene la spesa.
    • Vale anche per atenei UE e SEE: l’università può essere in un altro Stato membro dell’Unione europea o in uno Stato aderente allo Spazio economico europeo con cui è attivo lo scambio di informazioni.

    Chi ha diritto alla detrazione e come si calcola

    Se sei uno studente universitario e paghi l’affitto in una città lontana dalla tua residenza, una parte di quella spesa abbatte l’IRPEF. La detrazione è del 19% e si applica fino a un massimale di 2.633 euro di canoni pagati nell’anno. Significa che il risparmio fiscale massimo è pari a circa 500 euro (19% × 2.633).

    Per poterne usufruire devono essere soddisfatte due condizioni sulla distanza. L’università deve essere situata in un comune distante almeno 100 chilometri dalla tua residenza e, in ogni caso, in una provincia diversa. Non basta abitare nella provincia confinante: devono essere province diverse. Se l’università è all’estero, deve trovarsi in un Paese dell’UE o dello Spazio economico europeo con cui l’Italia scambia informazioni fiscali.

    Non tutti i contratti di affitto vanno bene. La detrazione spetta sui canoni derivanti da contratti stipulati o rinnovati secondo la legge 9 dicembre 1998, n. 431 (la legge che regola le locazioni abitative), oppure su canoni relativi a contratti di ospitalità e atti di assegnazione in godimento stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fini di lucro e cooperative. Se invece l’affitto è un accordo informale non registrato, la detrazione non spetta.

    Due condizioni spesso trascurate: l’alloggio deve trovarsi nello stesso comune dell’università o in un comune limitrofo (art. 15, comma 1, lett. i-sexies, TUIR) e, dal 2020, il canone deve essere pagato con bonifico bancario o postale o con un altro sistema di pagamento tracciabile. Il pagamento in contanti fa perdere la detrazione del 19%.

    Requisiti e massimali in sintesi
    Voce Dettaglio
    Aliquota di detrazione 19%
    Massimale di spesa detraibile 2.633 euro
    Risparmio fiscale massimo circa 500 euro
    Distanza minima dall'università 100 km e provincia diversa
    Dove deve trovarsi l'alloggio Nel comune dell'università o in un comune limitrofo
    Pagamento Tracciabile (bonifico, carta, bancomat o altro sistema tracciabile)
    Atenei esteri ammessi UE e paesi SEE con scambio informazioni
    Rigo del 730 da E8 a E10, codice 18

    Esempio pratico

    • Tizio risiede a Napoli e frequenta l’Università di Bologna, distante oltre 500 km in una provincia diversa. Nel 2025 ha pagato canoni mensili di 500 euro per 12 mesi, per un totale di 6.000 euro. Poiché il massimale detraibile è 2.633 euro, nel 730/2026 indica 2.633 euro nel rigo E8 con codice 18. Il CAF calcola la detrazione: 19% × 2.633 = 499,27 euro sottratti dall’IRPEF. I restanti 3.367 euro di affitto non danno diritto ad ulteriore detrazione.

    Documenti necessari

    • Contratto di locazione registrato (in base alla L. 431/1998) o contratto di ospitalità/assegnazione con ente del diritto allo studio
    • Ricevute di pagamento del canone (bonifico bancario o altro mezzo tracciabile)
    • Certificato di iscrizione all’università o libretto universitario che attesta il corso frequentato
    • Documento che attesti la residenza del dichiarante (per verificare la distanza dall’ateneo)

    Caso 1: studente fuori regione con contratto regolare

    Scenario. Caio risiede a Palermo e si iscrive all’Università di Milano. Paga 400 euro al mese con regolare contratto 4+4 registrato. La spesa annua è 4.800 euro.

    Come si applica. La distanza tra Palermo e Milano supera di gran lunga i 100 km e le province sono diverse: il requisito geografico è rispettato. Il contratto è ai sensi della L. 431/1998, quindi ammissibile. Caio può indicare nel rigo E8 (codice 18) il massimale di 2.633 euro, poiché la spesa effettiva (4.800 euro) lo supera. La detrazione spettante è 19% × 2.633 = 499,27 euro.

    In pratica

    • Anche se hai pagato molto di più, il massimale è fisso a 2.633 euro.
    • Tieni il contratto registrato e le ricevute di bonifico: sono i documenti chiave.
    • Se presenti il 730 tramite CAF, porta copia del contratto e degli ultimi 12 bonifici.

    Caso 2: studente a carico dei genitori

    Scenario. Sempronio è iscritto all’Università di Torino ed è fiscalmente a carico dei genitori. Risiede a Bari. La madre paga il suo affitto da 350 euro al mese.

    Come si applica. Poiché Sempronio è fiscalmente a carico della madre, la detrazione può essere usufruita dalla madre nel suo 730. La distanza Bari-Torino è superiore a 100 km e le province sono diverse: il requisito geografico è soddisfatto. La madre indica nel suo rigo E8 (codice 18) la spesa sostenuta, fino al massimale di 2.633 euro. Su 4.200 euro pagati nell’anno, la detrazione massima è 19% × 2.633 = 499,27 euro.

    In pratica

    • La detrazione spetta al genitore che ha sostenuto la spesa se lo studente è a carico.
    • Il contratto può essere intestato allo studente: non è necessario che sia intestato al genitore.
    • Verificare che lo studente sia effettivamente fiscalmente a carico (reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro o 4.000 euro se under 24).

    Detrazione affitto studenti fuori sede e limiti di reddito: cosa cambia dal 2025

    Il 19% sui canoni dello studente fuori sede (codice 18) è uno degli oneri toccati dal riordino delle detrazioni introdotto dalla legge di bilancio 2025 (art. 16-ter del TUIR), che si applica già al 730/2026 per le spese del 2025. Per chi ha redditi alti contano due filtri distinti.

    Affitto dello studente fuori sede: i limiti legati al reddito complessivo
    Reddito complessivo Cosa succede alla detrazione Norma
    Fino a 75.000 euro Spetta per intero (19% fino a 2.633 euro di canoni) Art. 15, comma 1, lett. i-sexies
    Oltre 75.000 euro L’affitto entra nel tetto complessivo degli oneri detraibili: importo base di 14.000 euro (fino a 100.000) o 8.000 euro (oltre), moltiplicato per 0,50 senza figli a carico, 0,70 con un figlio, 0,85 con due, 1 con più di due o con un figlio con disabilità Art. 16-ter, commi 1-3
    Oltre 120.000 euro La detrazione del 19% si riduce in proporzione: (240.000 − reddito) / 120.000; a 240.000 euro si azzera Art. 15, comma 3-bis

    Per entrambi i filtri il reddito complessivo si considera al netto del reddito dell’abitazione principale e delle pertinenze. Chi supera il tetto dell’art. 16-ter può scegliere quali oneri imputare, barrando nel 730 la casella «Riordino delle detrazioni non automatizzato». Dal periodo d’imposta 2026, quindi dal 730/2027, sopra i 200.000 euro di reddito l’ammontare delle detrazioni al 19% si riduce inoltre di 440 euro (art. 16-ter, comma 5-bis).

    La detrazione è diversa da quella prevista per i lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per lavoro, che ha regole proprie: la trovi nella guida sulla detrazione affitto per i lavoratori trasferiti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto posso detrarre sull'affitto da studente fuori sede?

    Il 19% sull’importo dei canoni pagati nell’anno, fino a un massimale di 2.633 euro. Il risparmio fiscale massimo è quindi circa 500 euro (19% × 2.633).

    Che distanza deve esserci tra casa e università?

    L’università deve trovarsi in un comune distante almeno 100 chilometri dalla residenza dello studente e in una provincia diversa. Entrambe le condizioni devono essere soddisfatte contemporaneamente.

    Vale anche se l'università è all'estero?

    Sì, a condizione che si trovi in un Paese dell’Unione europea o in uno Stato aderente allo Spazio economico europeo con cui è attivo lo scambio di informazioni fiscali con l’Italia.

    Che tipo di contratto di affitto è necessario?

    Contratti stipulati ai sensi della legge 431/1998 (il normale contratto d’affitto registrato), oppure contratti di ospitalità e atti di assegnazione in godimento stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari riconosciuti, no profit e cooperative.

    Se l'affitto è intestato allo studente ma lo paga il genitore, chi detrae?

    Se lo studente è fiscalmente a carico del genitore, la detrazione spetta al genitore che ha sostenuto la spesa, anche se il contratto è intestato allo studente.

    Dove si indica nel modello 730?

    Nei righi da E8 a E10 con il codice 18. Se il datore di lavoro ha già considerato la spesa nella Certificazione Unica (punti 341-352 con codice 18), l’importo va comunque riportato nel 730.

    L’affitto pagato all’estero per un’università dell’Unione europea è detraibile?

    Sì, alle stesse condizioni e con lo stesso limite di 2.633 euro, se lo studente è iscritto a un corso di laurea in un’università di uno Stato UE o di uno Stato SEE incluso nella lista dei Paesi che scambiano informazioni con l’Italia. Il contratto di locazione, di ospitalità o di assegnazione deve essere stipulato secondo la normativa vigente nello Stato in cui si trova l’immobile: un contratto registrato all’estero va quindi bene, se valido per la legge di quel Paese.

    Con un reddito oltre 75.000 o 120.000 euro spetta ancora la detrazione dell’affitto dello studente?

    Spetta, ma con due limiti. Oltre 75.000 euro di reddito complessivo l’affitto (codice 18) rientra nel tetto complessivo degli oneri detraibili dell’art. 16-ter del TUIR, calcolato su un importo base di 14.000 o 8.000 euro moltiplicato per un coefficiente legato al numero di figli. Oltre 120.000 euro la detrazione del 19% si riduce in proporzione e si azzera a 240.000 euro (art. 15, comma 3-bis). Per entrambi i limiti il reddito si considera al netto di quello dell’abitazione principale.

    Vedi anche: Contributo affitto studenti fuori sede, Detrazione affitto lavoratori trasferiti, Risoluzione e proroga dell’affitto, Registrare un contratto di affitto, IVA sulle locazioni e Locazione immobili commerciali e strumentali.

  • Art. 255 bis Cod. Amb. – Abbandono di rifiuti non pericolosi in casi particolari

    Art. 255 Bis Cod. Amb. – Abbandono di rifiuti non pericolosi in casi particolari

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Chiunque, in violazione delle disposizioni degli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti non pericolosi ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni se: a) dal fatto deriva pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone ovvero pericolo di compromissione o deterioramento: 1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna; b) il fatto è commesso in siti contaminati o potenzialmente contaminati ai sensi dell’articolo 240 o comunque sulle strade di accesso ai predetti siti e relative pertinenze.

    2. I titolari di imprese e i responsabili di enti che, ricorrendo taluno dei casi di cui al comma 1, abbandonano o depositano in modo incontrollato rifiuti non pericolosi ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’articolo 192, commi 1 e 2, sono puniti con la reclusione da nove mesi a cinque anni e sei mesi.

    3. Quando l’abbandono o il deposito vengono effettuati mediante l’utilizzo di veicoli a motore, al conducente del veicolo si applica, altresì, la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da due a sei mesi. Si applicano le disposizioni di cui al Titolo VI, Capo II, Sezione II del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 .

  • Art. 135 DPR 230/2000 – Disposizioni relative ai locali per confezione e consumazione del vitto

    Art. 135 DPR 230/2000 – Disposizioni relative ai locali per confezione e consumazione del vitto

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, i locali indicati nei commi 1 e 3 dell'articolo 13, devono essere realizzati negli istituti già esistenti attraverso adeguate ristrutturazioni, secondo gli interventi consentiti di edilizia penitenziaria, resi possibili dalle disponibilità di bilancio.

    2. Finchè non sia realizzato quanto previsto al comma 1 e manchino, comunque, locali accessibili a gruppi di detenuti, la consumazione dei pasti dovrà avvenire nelle camere, utilizzando idonei piani di appoggio.

    3. Inoltre, sempre fino a che non sia realizzato quanto previsto al comma 1, potrà essere autorizzata, nelle camere o, se possibile, in luogo diverso ed adeguato, la cottura di generi di facile e rapida preparazione, stabilendo i generi ammessi, nonché le modalità da osservare e la entità, anche forfettaria, della eventuale spesa per energia a carico dell'utente se sia reso possibile l'uso di fornelli elettrici.

  • Art. 255 Cod. Amb. – Abbandono di rifiuti non pericolosi

    Art. 255 Cod. Amb. – Abbandono di rifiuti non pericolosi

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato , chiunque, in violazione delle disposizioni degli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con l’ammenda da millecinquecento a diciottomila euro. Quando l’abbandono o il deposito vengono effettuati mediante l’utilizzo di veicoli a motore, al conducente del veicolo si applica, altresì, la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da quattro a sei mesi . Si applicano le disposizioni di cui al Titolo VI, Capo II, Sezione II del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 . 1.1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, i titolari di imprese e i responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’articolo 192, commi 1 e 2 sono puniti con l’arresto da sei mesi a due anni o con l’ammenda da tremila a ventisettemila euro. 1.2. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, in violazione delle disposizioni locali sul conferimento dei rifiuti, abbandona o deposita rifiuti urbani accanto ai contenitori per la raccolta presenti lungo le strade è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 3.000 euro. Se la violazione è commessa facendo uso di veicoli a motore, si applica, altresì, la sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo per un mese ai sensi dell’ articolo 214 del codice della strada , di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 .

    1-bis. Fuori dai casi di cui all’ articolo 15, comma 1, lettera f-bis), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 , quando l’abbandono o il deposito riguarda rifiuti ai sensi degli articoli 232-bis e 232-ter del presente decreto , si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 80 euro a 320 euro.

    1-ter. L’accertamento delle violazioni di cui ai commi 1.2 e 1-bis può avvenire senza contestazione immediata attraverso le immagini riprese dagli impianti di videosorveglianza posti fuori o all’interno dei centri abitati. Il Sindaco del Comune in cui è stata commessa la violazione di cui al comma 1-bis è competente all’applicazione della correlata sanzione amministrativa pecuniaria.

    2. Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice che viola le disposizioni di cui all’articolo 231, comma 5, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro duecentosessanta a euro millecinquecentocinquanta.

    3. Chiunque non ottempera all’ordinanza del Sindaco, di cui all’articolo 192, comma 3, o non adempie all’obbligo di cui all’articolo 187, comma 3, è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno. Nella sentenza di condanna o nella sentenza emessa ai sensi dell’ articolo 444 del codice di procedura penale , il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione di quanto disposto nella ordinanza di cui all’articolo 192, comma 3, ovvero all’adempimento dell’obbligo di cui all’articolo 187, comma 3.

  • Art. 254 Cod. Amb. – norme speciali

    Art. 254 Cod. Amb. – norme speciali

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Restano ferme le sanzioni previste da norme speciali vigenti in materia.

  • Art. 253 Cod. Amb. – oneri reali e privilegi speciali

    Art. 253 Cod. Amb. – oneri reali e privilegi speciali

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Gli interventi di cui al presente titolo costituiscono onere reale sui siti contaminati qualora effettuati d’ufficio dall’autorità competente ai sensi degli articoli 250 e 252, comma 5 . L’onere reale viene iscritto nei registri immobiliari tenuti dagli uffici dell’Agenzia del territorio a seguito della approvazione del progetto di bonifica e deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica.

    2. Le spese sostenute per gli interventi di cui al comma 1 sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell’ articolo 2748, secondo comma, del codice civile . Detto privilegio si può esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile.

    3. Il privilegio e la ripetizione delle spese possono essere esercitati, nei confronti del proprietario del sito incolpevole dell’inquinamento o del pericolo di inquinamento, solo a seguito di provvedimento motivato dell’autorità competente che giustifichi, tra l’altro, l’impossibilità di accertare l’identità del soggetto responsabile ovvero che giustifichi l’impossibilità di esercitare azioni di rivalsa nei confronti del medesimo soggetto ovvero la loro infruttuosità.

    4. In ogni caso, il proprietario non responsabile dell’inquinamento può essere tenuto a rimborsare, sulla base di provvedimento motivato e con l’osservanza delle disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 , le spese degli interventi adottati dall’autorità competente soltanto nei limiti del valore di mercato del sito determinato a seguito dell’esecuzione degli interventi medesimi. Nel caso in cui il proprietario non responsabile dell’inquinamento abbia spontaneamente provveduto alla bonifica del sito inquinato, ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell’inquinamento per le spese sostenute e per l’eventuale maggior danno subito.

    5. Gli interventi di bonifica dei siti inquinati possono essere assistiti, sulla base di apposita disposizione legislativa di finanziamento, da contributi pubblici entro il limite massimo del cinquanta per cento delle relative spese qualora sussistano preminenti interessi pubblici connessi ad esigenze di tutela igienico-sanitaria e ambientale o occupazionali. Ai predetti contributi pubblici non si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 2.

  • Art. 252 bis Cod. Amb. – Siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale

    Art. 252 Bis Cod. Amb. – Siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro dello sviluppo economico, d’intesa con la regione territorialmente interessata e, per le materie di competenza, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonché con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo per gli aspetti di competenza in relazione agli eventuali specifici vincoli di tutela insistenti sulle aree e sugli immobili, possono stipulare accordi di programma con uno o più proprietari di aree contaminate o altri soggetti interessati ad attuare progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico in siti di interesse nazionale individuati entro il 30 aprile 2007 ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 426 , al fine di promuovere il riutilizzo di tali siti in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale, e di preservare le matrici ambientali non contaminate. Sono escluse le aree interessate dalle misure di cui al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61 , convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89 , e successive modificazioni. L’esclusione cessa di avere effetto nel caso in cui l’impresa è ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347 , convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39 .

    2. Gli accordi di programma di cui al comma 1 assicurano il coordinamento delle azioni per determinare i tempi, le modalità, il finanziamento e ogni altro connesso e funzionale adempimento per l’attuazione dei progetti e disciplinano in particolare: a) l’individuazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica da attuare, sulla base dei risultati della caratterizzazione validati dalle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente; b) l’individuazione degli interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico anche attraverso studi e ricerche appositamente condotti da università ed enti di ricerca specializzati; c) il piano economico finanziario dell’investimento e la durata del relativo programma; d) i tempi di attuazione degli interventi e le relative garanzie; e) i contributi pubblici e le altre misure di sostegno economico finanziario disponibili e attribuiti; f) la causa di revoca dei contributi e delle altre misure di sostegno, e di risoluzione dell’accordo; g) l’individuazione del soggetto attuatore degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica, e delle attività di monitoraggio, controllo e gestione degli interventi di messa in sicurezza che restano a carico del soggetto interessato; h) i tempi di presentazione e approvazione degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica; i) la previsione di interventi di formazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze dei lavoratori degli impianti dismessi da reimpiegare nei lavori di bonifica previsti dai medesimi accordi di programma, mediante il ricorso a fondi preliminarmente individuati a livello nazionale e regionale. i-bis) le modalità di monitoraggio per il controllo dell’adempimento degli impegni assunti e della realizzazione dei progetti.

    3. La stipula dell’accordo di programma costituisce riconoscimento dell’interesse pubblico generale alla realizzazione degli impianti, delle opere e di ogni altro intervento connesso e funzionale agli obiettivi di risanamento e di sviluppo economico e dichiarazione di pubblica utilità.

    4. Ad eccezione di quanto previsto al comma 5, i soggetti interessati di cui al comma 1 non devono essere responsabili della contaminazione del sito oggetto degli interventi di messa in sicurezza e bonifica, riconversione industriale e di sviluppo economico, tenuto conto anche dei collegamenti societari e di cariche direttive ricoperte nelle società interessate o ad esse collegate. A tal fine sono soggetti interessati non responsabili i proprietari e i gestori di siti inquinati che non hanno cagionato la contaminazione del sito e hanno assolto gli obblighi imposti dall’articolo 245, comma

    2. 5. Gli Accordi di Programma di cui al comma 1 possono essere stipulati anche con soggetti che non soddisfano i requisiti di cui al comma 4 alle seguenti ulteriori condizioni: a) i fatti che hanno causato l’inquinamento devono essere antecedenti al 30 aprile 2007; b) oltre alle misure di messa in sicurezza e bonifica, devono essere individuati gli interventi di riparazione del danno ambientale disciplinati dall’allegato 3 alla Parte VI del presente; c) termine finale per il completamento degli interventi di riparazione del danno ambientale è determinato in base ad uno specifico piano finanziario presentato dal soggetto interessato tenendo conto dell’esigenza di non pregiudicare l’avvio e lo sviluppo dell’iniziativa economica e di garantire la sostenibilità economica di detti interventi, comunque in misura non inferiore a dieci anni.

    6. L’attuazione da parte dei soggetti interessati degli impegni di messa in sicurezza, bonifica, monitoraggio, controllo e relativa gestione, e di riparazione, individuati dall’accordo di programma esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo medesimo. La revoca dell’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo di programma previsto dalle misure volte a favorire la realizzazione delle bonifiche dei siti di interesse nazionale è subordinata, nel caso di soggetto interessato responsabile della contaminazione, al rilascio della certificazione dell’avvenuta bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati ai sensi dell’articolo

    248. Nel caso di soggetto interessato responsabile della contaminazione, i contributi e le misure di cui alla lettera e) del comma 2 non potranno riguardare le attività di messa in sicurezza, di bonifica e di riparazione del danno ambientale di competenza dello stesso soggetto, ma esclusivamente l’acquisto di beni strumentali alla riconversione industriale e allo sviluppo economico dell’area.

    7. Al di fuori dei casi che rientrano nel campo di applicazione del comma 5, la pubblica amministrazione può agire autonomamente nei confronti del responsabile della contaminazione per la ripetizione delle spese sostenute per gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica individuati dall’accordo nonché per gli ulteriori interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale nelle forme e nei modi previsti dalla legge.

    8. Gli interventi per l’attuazione del progetto integrato sono autorizzati e approvati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico sulla base delle determinazioni assunte in Conferenza di Servizi indetta dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell’ articolo 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 . Alla conferenza di servizi partecipano anche i soggetti pubblici firmatari dell’accordo di programma. Si applicano i commi 6 e 7 dell’articolo 252.

    9. COMMA ABROGATO DAL D.L. 31 MAGGIO 2021, N. 77 .

    10. Alla progettazione, al coordinamento e al monitoraggio dei progetti integrati di bonifica, riconversione industriale e sviluppo economico in siti inquinati di interesse nazionale di cui al comma 1 sono preposte, con oneri posti a carico delle risorse stanziate a legislazione vigente, una o più società “in house” individuate nell’accordo di programma, di intesa tra il Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che vi provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Sulle aree di proprietà pubblica ovvero nel caso di attivazione degli interventi a iniziativa pubblica, i predetti soggetti sono tenuti ad attivare procedure a evidenza pubblica per l’attuazione degli interventi, salvo quanto previsto dalle disposizioni vigenti per la gestione in house in conformità ai requisiti prescritti dalla normativa e dalla giurisprudenza europea.

    11. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e le Regioni e Province Autonome, adotta misure volte a favorire la formazione di nuove competenze professionali, anche in ambito degli Istituti tecnici superiori, in materia di bonifica ambientale, finanziate, nell’ambito delle risorse stanziate a legislazione vigente nonché a valere sulle risorse della programmazione 2014-2020, previamente incluse negli Accordi di programma di cui al comma 1 del presente articolo.

  • Art. 252 Cod. Amb. – siti di interesse nazionale

    Art. 252 Cod. Amb. – siti di interesse nazionale

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.

    2. All’individuazione dei siti di interesse nazionale si provvede con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con le regioni interessate, secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio ambientale; b) la bonifica deve riguardare aree e territori tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 ; c) il rischio sanitario ed ambientale che deriva dal rilevato superamento delle concentrazioni soglia di rischio deve risultare particolarmente elevato in ragione della densità della popolazione o dell’estensione dell’area interessata; d) l’impatto socio economico causato dall’inquinamento dell’area deve essere rilevante; e) la contaminazione deve costituire un rischio per i beni di interesse storico e culturale di rilevanza nazionale; f) gli interventi da attuare devono riguardare siti compresi nel territorio di più regioni. f-bis) l’insistenza, attualmente o in passato, di attività di raffinerie, di impianti chimici integrati o di acciaierie.

    2-bis. Sono in ogni caso individuati quali siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, i siti interessati da attività produttive ed estrattive di amianto.

    3. Ai fini della perimetrazione del sito, inteso nelle diverse matrici ambientali compresi i corpi idrici superficiali e i relativi sedimenti, sono sentiti i comuni, le province, le regioni e gli altri enti locali, assicurando la partecipazione dei responsabili nonché dei proprietari delle aree da bonificare, se diversi dai soggetti responsabili. I valori d’intervento sito-specifici delle matrici ambientali in aree marine, che costituiscono i livelli di contaminazione al di sopra dei quali devono essere previste misure d’intervento funzionali all’uso legittimo delle aree e proporzionali all’entità della contaminazione, sono individuati con decreto di natura non regolamentare del Ministero della transizione ecologica su proposta dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

    4. La procedura di bonifica di cui all’articolo 242 dei siti di interesse nazionale è attribuita alla competenza del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministero dello sviluppo economico. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può avvalersi anche dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente delle regioni interessate e dell’Istituto superiore di sanità nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta procedure semplificate per le operazioni di bonifica relative alla rete di distribuzione carburanti. A condizione che siano rispettate le norme tecniche di cui al comma 9-quinquies, il piano di caratterizzazione può essere eseguito decorsi sessanta giorni dalla comunicazione di inizio attività al Ministero della transizione ecologica . Qualora il Ministero della transizione ecologica accerti il mancato rispetto delle norme tecniche di cui al precedente periodo, dispone, con provvedimento motivato, il divieto di inizio o di prosecuzione delle operazioni, salvo che il proponente non provveda a conformarsi entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti dal medesimo Ministero .

    4-bis. Nei casi di cui al comma 4, il soggetto responsabile dell’inquinamento o altro soggetto interessato accerta lo stato di potenziale contaminazione del sito mediante un Piano di indagini preliminari. Il Piano, comprensivo della lista degli analiti da ricercare, è concordato con l’Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente che si pronuncia entro e non oltre il termine di trenta giorni dalla richiesta del proponente, eventualmente stabilendo particolari prescrizioni in relazione alla specificità del sito. In caso di mancata pronuncia nei termini da parte dell’Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente, il Piano di indagini preliminari è concordato con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che si pronuncia entro e non oltre i quindici giorni successivi su segnalazione del proponente o dell’autorità competente. Il proponente, trenta giorni prima dell’avvio delle attività d’indagine, trasmette al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla regione, al comune, alla provincia e all’agenzia di protezione ambientale competenti il Piano con la data di inizio delle operazioni. Qualora l’indagine preliminare accerti l’avvenuto superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) anche per un solo parametro, si applica la procedura di cui agli articoli 242 e

    245. Ove si accerti che il livello delle CSC non sia stato superato, il medesimo soggetto provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla regione, al comune, alla provincia e all’agenzia di protezione ambientale competenti entro novanta giorni dalla data di inizio delle attività di indagine. L’autocertificazione conclude il procedimento, ferme restando le attività di verifica e di controllo da parte della provincia competente da concludere nel termine di novanta giorni dalla data di acquisizione dell’autocertificazione, decorsi i quali il procedimento di verifica si considera definitivamente concluso. 4-ter In alternativa alla procedura di cui all’articolo 242, il responsabile della potenziale contaminazione o altro soggetto interessato al riutilizzo e alla valorizzazione dell’area, può presentare al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare gli esiti del processo di caratterizzazione del sito eseguito nel rispetto delle procedure di cui all’allegato 2 del presente Titolo, allegando i risultati dell’analisi di rischio sito specifica e dell’applicazione a scala pilota, in campo, delle tecnologie di bonifica ritenute idonee. Qualora gli esiti della procedura dell’analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è superiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR), il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, valutata la documentazione di cui al primo periodo, approva, nel termine di novanta giorni, l’analisi di rischio con il procedimento di cui al comma 4 e contestualmente indica le condizioni per l’approvazione del progetto operativo di cui all’articolo 242, comma

    7. Sulla base delle risultanze istruttorie, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può motivatamente chiedere la revisione dell’analisi di rischio previa esecuzione di indagini integrative ove necessarie. Nei successivi sessanta giorni il proponente presenta il progetto e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare lo approva ai sensi del comma 4 e con gli effetti di cui al comma

    6. Il potere di espropriare è attribuito al comune sede dell’opera. Ove il progetto debba essere sottoposto alla procedura di verifica di assoggettabilità o a valutazione di impatto ambientale ai sensi della normativa vigente, il procedimento è sospeso fino all’acquisizione della pronuncia dell’autorità competente ai sensi della parte seconda del presente decreto. Qualora il progetto sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale di competenza regionale, i titoli abilitativi per la realizzazione e l’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessari all’attuazione del progetto operativo sono ricompresi nel provvedimento autorizzatorio unico regionale rilasciato ai sensi dell’articolo

    27-bis.

    4-quater. COMMA ABROGATO DAL D.L. 31 MAGGIO 2021, N. 77 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 29 LUGLIO 2021, N. 108 .

    5. Nel caso in cui il responsabile non provveda o non sia individuabile oppure non provveda il proprietario del sito contaminato né altro soggetto interessato, gli interventi sono predisposti dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, avvalendosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), dell’Istituto superiore di sanità e dell’E.N.E.A. nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati, anche coordinati fra loro.

    6. L’autorizzazione del progetto e dei relativi interventi ricomprende a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi, tra l’altro, quelli relativi alla realizzazione e all’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie alla loro attuazione. L’autorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori. A tal fine il proponente allega all’istanza la documentazione e gli elaborati progettuali previsti dalle normative di settore per consentire la compiuta istruttoria tecnico-amministrativa finalizzata al rilascio di tutti gli atti di assenso comunque denominati necessari alla realizzazione e all’esercizio del medesimo progetto e indicati puntualmente in apposito elenco con l’indicazione anche dell’Amministrazione ordinariamente competente.

    7. Se il progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura di valutazione di impatto ambientale, l’approvazione del progetto di bonifica comprende anche tale valutazione.

    8. COMMA ABROGATO DAL D.L. 31 MAGGIO 2021, N. 77 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 29 LUGLIO 2021, N. 108 .

    8-bis. Nei siti di interesse nazionale, l’applicazione a scala pilota, in campo, di tecnologie di bonifica innovative, anche finalizzata all’individuazione dei parametri di progetto necessari per l’applicazione a piena scala, non è soggetta a preventiva approvazione del Ministero della transizione ecologica e può essere eseguita a condizione che tale applicazione avvenga in condizioni di sicurezza con riguardo ai rischi sanitari e ambientali. Il rispetto delle suddette condizioni è valutato dal Ministero della transizione ecologica e dall’Istituto superiore di sanità che si pronunciano entro sessanta giorni dalla presentazione dell’istanza corredata della necessaria documentazione tecnica.

    9. È qualificato sito di interesse nazionale ai sensi della normativa vigente l’area interessata dalla bonifica della ex discarica delle Strillaie (Grosseto). Con successivo decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si provvederà alla perimetrazione della predetta area.

    9-bis. È individuata quale sito di interesse nazionale ai sensi della normativa vigente l’area interessata dalla presenza di discariche ed impianti di trattamento dei rifiuti, compresa nel sito dell’Area vasta di Giugliano (Napoli). Con successivo decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si provvede alla perimetrazione della predetta area.

    9-ter. In caso di compravendita di aree ubicate nei siti di interesse nazionale, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, su istanza congiunta degli interessati, autorizza entro novanta giorni dal ricevimento dell’istanza la volturazione dell’autorizzazione di cui all’articolo 242, commi 4 e

    6. 9-quater. Con decreto di natura non regolamentare il Ministero della transizione ecologica adotta i modelli delle istanze per l’avvio dei procedimenti di cui al comma 4 e i contenuti minimi della documentazione tecnica da allegare.

    9-quinquies. Con decreto del Ministero della transizione ecologica sono adottate le norme tecniche in base alle quali l’esecuzione del piano di caratterizzazione è sottoposta a comunicazione di inizio attività di cui al comma 4.

  • Art. 250 Cod. Amb. – bonifica da parte dell’amministrazione

    Art. 250 Cod. Amb. – bonifica da parte dell’amministrazione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’articolo 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione, secondo l’ordine di priorità fissati dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica entro il termine di novanta giorni dalla mancata individuazione del soggetto responsabile della contaminazione o dall’accertato inadempimento da parte dello stesso. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio.

    1-bis. Per favorire l’accelerazione degli interventi per la messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale e di tutela del territorio e delle acque, le Autorità di bacino distrettuali , le regioni, le province autonome e gli enti locali individuati quali soggetti beneficiari e/o attuatori, previa stipula di appositi accordi sottoscritti con il Ministero della transizione ecologica ai sensi dell’ articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 , possono avvalersi, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente sui propri bilanci e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, attraverso la stipula di apposte convenzioni, delle società in house del medesimo Ministero.

  • Art. 249 Cod. Amb. – aree contaminate di ridotte dimensioni

    Art. 249 Cod. Amb. – aree contaminate di ridotte dimensioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Per le aree contaminate di ridotte dimensioni si applicano le procedure semplificate di intervento riportate nell’Allegato 4 alla parte quarta del presente decreto.

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