Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 265 Cod. Amb. – disposizioni transitorie

    Art. 265 Cod. Amb. – disposizioni transitorie

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Le vigenti norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto il recupero e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino all’adozione delle corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione della parte quarta del presente decreto. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, le pubbliche amministrazioni, nell’esercizio delle rispettive competenze, adeguano la previgente normativa di attuazione alla disciplina contenuta nella parte quarta del presente decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 264, comma 1, lettera i). Ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti pericolosi.

    2. Fermo restando quanto previsto dall’ articolo 193-bis e dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 197 , al fine di consentire agli operatori del settore di dotarsi delle autorizzazioni necessarie per la gestione dei rifiuti, è ammessa l’assimilazione dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui di carico alle merci, anche ai fini della pericolosità, per quanto concerne il regime normativo in materia di trasporti via mare, sino al 30 giugno 2024 .

    3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con il Ministro delle attività produttive, individua con apposito decreto le forme di promozione e di incentivazione per la ricerca e per lo sviluppo di nuove tecnologie di bonifica presso le università, nonché presso le imprese e i loro consorzi. (25a)

    4. Fatti salvi gli interventi realizzati alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, entro centottanta giorni da tale data, può essere presentata all’autorità competente adeguata relazione tecnica al fine di rimodulare gli obiettivi di bonifica già autorizzati sulla base dei criteri definiti dalla parte quarta del presente decreto. L’autorità competente esamina la documentazione e dispone le varianti al progetto necessarie.

    5. COMMA SOPPRESSO DAL D.L. 24 GENNAIO 2012, N. 1 , CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 24 MARZO 2012, N. 27 .

    6. Le aziende siderurgiche e metallurgiche operanti alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e sottoposte alla disciplina di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 , sono autorizzate in via transitoria, previa presentazione della relativa domanda, e fino al rilascio o al definitivo diniego dell’autorizzazione medesima, ad utilizzare, impiegandoli nel proprio ciclo produttivo, i rottami ferrosi individuati dal codice GA 430 dell’Allegato II (lista verde dei rifiuti) del regolamento (CE) 1° febbraio 1993, n. 259 e i rottami non ferrosi individuati da codici equivalenti del medesimo Allegato.

    6-bis. I soggetti che alla data di entrata in vigore del presente decreto svolgono attività di recupero di rottami ferrosi e non ferrosi che erano da considerarsi escluse dal campo di applicazione della parte quarta del medesimo decreto n. 152 del 2006 possono proseguire le attività di gestione in essere alle condizioni di cui alle disposizioni previgenti fino al rilascio o al diniego delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento di dette attività nel nuovo regime. Le relative istanze di autorizzazione o iscrizione sono presentate entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

  • Art. 264 Cod. Amb. – abrogazione di norme

    Art. 264 Cod. Amb. – abrogazione di norme

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto restano o sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza: a) la legge 20 marzo 1941, n. 366 ; b) il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915 ; c) il decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397 , convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 , ad eccezione dell’articolo 9 e dell’articolo 9-quinquies come riformulato dal presente decreto. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell’ articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397 , convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n, 475, continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto; d) il decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361 , convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441 , ad eccezione degli articoli 1, 1-bis, I-ter, 1-quater e 1-quinquies; e) il decreto-legge 14 dicembre 1988, n. 527 , convertito, con modificazioni, dalla legge 10 febbraio 1988, n. 45 ; f) l’ articolo 29-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331 , convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 ; g) i commi 3, 4 e 5, secondo periodo, dell’ articolo 103 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 ; h) l’ articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto 1994, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 251 del 26 ottobre 1994 ; i) il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 . Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi del citato decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 , continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto; l) l’ articolo 14 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138 , convertito, con modificazioni, dall’ articolo 14 della legge 8 agosto 2002, n. 178 ; m) l’ articolo 9, comma 2-bis, della legge 21 novembre 2000, n. 342 , ultimo periodo, dalle parole: “i soggetti di cui all’artico 38, comma 3, lettera a)” sino alla parola: “CONAI”; n) LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 16 GENNAIO 2008, N. 4 o) gli articoli 4 , 5 , 8 , 12 , 14 e 15 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95 . Restano valide ai fini della gestione degli oli usati, fino al conseguimento o diniego di quelle richieste ai sensi del presente decreto e per un periodo comunque non superiore ad un triennio dalla data della sua entrata in vigore, tutte le autorizzazioni concesse, alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, ai sensi della normativa vigente, ivi compresi il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 , il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, e il decreto 16 maggio 1996, n. 392 , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 1996 . Al fine di assicurare che non vi sia soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell’ articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95 , continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi p revisti dalla parte quarta del presente decreto; p) l’ articolo 19 della legge 23 marzo 2001, n. 93 .

    2. Il Governo, ai sensi dell’ articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , adotta, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione del relativo schema alle Camere, apposito regolamento con il quale sono individuati gli ulteriori atti normativi incompatibili con le disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto, che sono abrogati con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento medesimo. 2-bis. Le integrazioni e le modifiche degli allegati alle norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati del presente decreto sono adottate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello sviluppo economico, previo parere dell’ISPRA, sentita la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281

  • Art. 263 Cod. Amb. – proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie

    Art. 263 Cod. Amb. – proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni di cui alle disposizioni della parte quarta del presente decreto sono devoluti alle province e sono destinati all’esercizio delle funzioni di controllo in materia ambientale, fatti salvi i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui all’articolo 226, comma 1, che sono devoluti ai comuni.

    2. Le somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative irrogate ai sensi dell’articolo 261-bis sono versate all’entrata dei bilanci delle autorità competenti e sono destinate a potenziare le ispezioni ambientali straordinarie previste dal presente decreto, in particolare all’articolo 29-decies, comma 4, nonché le ispezioni finalizzate a verificare il rispetto degli obblighi ambientali per impianti ancora privi di autorizzazione. 2-bis. Il 50 per cento delle somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate ai sensi dell’articolo 255, comma 1-bis, è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato ad un apposito Fondo istituito presso lo stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e destinato alle attività di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo

    232-bis. Il restante 50 per cento dei suddetti proventi è destinato ai comuni nel cui territorio sono state accertate le relative violazioni ed è destinato alle attività di cui al comma 1 dell’articolo 232-bis, ad apposite campagne di informazione da parte degli stessi comuni, volte a sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo e dei rifiuti di piccolissime dimensioni di cui all’articolo 232-ter, nonché alla pulizia del sistema fognario urbano. Con provvedimento del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dell’interno e con il Ministero dell’economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono stabilite le modalità attuative del presente comma

  • Assegnazione agevolata dei beni ai soci 2026: immobili a valore catastale, esempio

    In sintesi

    • Termine: la finestra della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, commi 35-40) riguarda le assegnazioni e le cessioni ai soci fatte entro il 30 settembre 2026; il saldo dell’imposta sostitutiva si versa entro il 30 novembre 2026.
    • Imposta: sostitutiva di IRES e IRAP, 8% sulla differenza tra valore normale e costo fiscale dei beni (10,5% per le società non operative in almeno due dei tre periodi precedenti); 13% sulle riserve in sospensione d’imposta annullate.
    • Per gli immobili, su richiesta della società, il valore normale può essere determinato con le rendite catastali e i moltiplicatori dell’art. 52, comma 4, DPR 131/1986.
    • In caso di cessione, il corrispettivo inferiore al valore normale è computato in misura non inferiore a uno dei due valori: valore normale (art. 9 TUIR) oppure valore catastale.
    • Il valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati, riduce il costo fiscale delle quote dei soci assegnatari, che non subiscono le regole sulle distribuzioni di utili (art. 47, commi 1 e da 5 a 8, TUIR).
    • Registro in misura proporzionale ridotta alla metà e imposte ipotecaria e catastale in misura fissa.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi da 35 a 40 dell’art. 1 della L. 199/2025 disciplinano l’assegnazione, la cessione e la trasformazione agevolata in società semplice; il comma 41 riguarda l’estromissione dell’immobile dell’imprenditore individuale. Il comma 37 consente, per gli immobili e su richiesta della società, di determinare il valore normale con le rendite catastali e i moltiplicatori dell’art. 52, comma 4, DPR 131/1986. Il costo fiscale delle quote dei soci si riduce del valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati (comma 38).

    Approfondimento normativo completo: Commi 37-43 LB 2026: assegnazione beni soci, estromissione, plus.

    Assegnazione agevolata dei beni ai soci 2026: termine, imposta e valore catastale

    L’art. 1, comma 35, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 consente alle società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni e in accomandita per azioni che entro il 30 settembre 2026 assegnano o cedono ai soci beni immobili (diversi da quelli indicati nell’art. 43, comma 2, primo periodo, TUIR) o beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come strumentali, di applicare le regole dei commi da 35 a 40. Condizione: tutti i soci devono risultare iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, al 30 settembre 2025, oppure iscriversi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge in forza di un titolo di trasferimento con data certa anteriore al 1° ottobre 2025. Le stesse regole valgono per le società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione di questi beni e che entro il 30 settembre 2026 si trasformano in società semplici.

    Sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati e il loro costo fiscalmente riconosciuto si applica un’imposta sostitutiva di IRES e IRAP dell’8%, che sale al 10,5% per le società considerate non operative in almeno due dei tre periodi d’imposta precedenti. Le riserve in sospensione d’imposta annullate con l’assegnazione pagano il 13%. Il versamento è in due tempi: il 60% entro il 30 settembre 2026 e il resto entro il 30 novembre 2026, con modello F24 (comma 40).

    Per gli immobili il valore normale può essere sostituito, su richiesta della società, dal valore catastale: rendite catastali per i moltiplicatori previsti dall’art. 52, comma 4, DPR 131/1986. Di solito è inferiore al valore di mercato e riduce la base dell’imposta sostitutiva. Sul lato del socio, il valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati, riduce il costo fiscale delle quote e non si applicano le regole sulle distribuzioni di utili (art. 47, commi 1 e da 5 a 8, TUIR). I casi che seguono usano importi ipotetici e aliquote della legge.

    Cosa verificare per le operazioni già concluse

    • L’atto di assegnazione o cessione è del 30 settembre 2026 o precedente: la finestra del comma 35 è chiusa e, nelle fonti verificate, non risulta una proroga.
    • Tutti i soci risultano nel libro soci al 30 settembre 2025 (o iscritti entro il termine di 30 giorni con titolo di data certa anteriore al 1° ottobre 2025).
    • Il valore catastale è calcolato sulla rendita aggiornata dell’estratto catastale.
    • L’imposta sostitutiva è stata versata per il 60% entro il 30 settembre 2026; il saldo scade il 30 novembre 2026.
    • Il costo fiscale delle quote dei soci è stato ridotto del valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati.

    Caso 1: Tizio, socio unico che riceve un appartamento

    Scenario. La Srl di Tizio (socio unico al 100%) possiede un appartamento acquistato nel 2012 per 150.000 euro. La rendita catastale è di 800 euro. Applicando il moltiplicatore catastale per le abitazioni (126), il valore catastale risulta 100.800 euro. Il valore di mercato corrente è stimato in 200.000 euro. La società richiede di usare il valore catastale come base per l’imposta sostitutiva.

    Come si legge in pratica. Se la società opta per il valore catastale (100.800 euro) come base dell’imposta sostitutiva, la differenza rispetto al costo storico di 150.000 euro è negativa: non vi è plusvalenza da assegnazione a questo livello di valorizzazione. L’imposta sostitutiva si calcola quindi su un imponibile ridotto rispetto al valore di mercato, con un vantaggio significativo rispetto all’assegnazione al valore di mercato (200.000 euro), su cui la plusvalenza sarebbe di 50.000 euro. Per Tizio, il costo fiscale della sua quota si riduce del valore normale del bene ricevuto: se il costo della quota era 20.000 euro e il valore normale del bene ricevuto è 100.800 euro (al netto di eventuali debiti accollati), la norma riduce il costo fiscale della quota di quell’importo; l’eccedenza oltre il costo (80.800 euro) non è disciplinata espressamente dal comma 38 e va verificata prima di operare. Con l’assegnazione al valore catastale la differenza rispetto al costo (100.800 – 150.000) è negativa e non c’è base su cui applicare l’8%. Con l’assegnazione al valore di mercato, invece, la differenza sarebbe di 50.000 euro e l’imposta sostitutiva dell’8% pari a 4.000 euro.

    Riepilogo Caso 1

    • Costo storico immobile: 150.000 euro
    • Rendita catastale: 800 euro
    • Valore catastale (800 x 126): 100.800 euro
    • Valore di mercato stimato: 200.000 euro
    • Vantaggio del valore catastale: base imponibile 100.800 vs 200.000 euro

    Caso 2: Caia, socia al 50% che riceve un immobile commerciale

    Scenario. Caia e il suo socio detengono ciascuno il 50% di una Srl che possiede un locale commerciale con rendita catastale di 2.500 euro. Il moltiplicatore catastale per gli immobili commerciali (cat. C/1) è pari a 42,84, producendo un valore catastale di 107.100 euro. Il valore di mercato è stimato in 180.000 euro. Il costo storico del bene nella contabilità della Srl è 90.000 euro. La società decide di assegnare il bene a Caia.

    Come si legge in pratica. Se la società opta per il valore catastale, la base imponibile per l’imposta sostitutiva è 107.100 – 90.000 = 17.100 euro di plusvalenza. A valore di mercato, la plusvalenza sarebbe di 90.000 euro. L’imposta sostitutiva dell’8% passa così da 7.200 euro (90.000 × 8%) a 1.368 euro (17.100 × 8%); con l’aliquota del 10,5% per le società non operative sarebbe 1.795,50 euro. La scelta del valore catastale riduce la base imponibile in modo significativo, abbattendo l’imposta sostitutiva a carico della Srl. Sul lato di Caia, il suo costo quota si riduce del valore normale del bene ricevuto al netto di debiti accollati: se il costo della quota era 15.000 euro e il valore catastale del bene è 107.100 euro, il costo fiscale della quota si riduce di tale importo: l’eccedenza oltre il costo non è disciplinata espressamente dal comma 38 e va verificata prima di operare.

    Riepilogo Caso 2

    • Rendita catastale immobile commerciale: 2.500 euro
    • Valore catastale (2.500 x 42,84): 107.100 euro
    • Costo storico nella Srl: 90.000 euro
    • Plusvalenza a valore catastale: 17.100 euro
    • Plusvalenza a valore di mercato: 90.000 euro (risparmio netto del valore catastale)

    Caso 3: Sempronio, socio con debito accollato sull'immobile

    Scenario. La Srl di cui Sempronio è socio al 40% assegna a Sempronio un immobile con valore catastale di 160.000 euro e un mutuo residuo di 60.000 euro che Sempronio si accolla. Il costo fiscale della quota di Sempronio era di 25.000 euro. Non ci sono altri soci assegnatari per questo bene.

    Come si legge in pratica. La norma prevede che il valore normale dei beni ricevuti, al netto dei debiti accollati, riduca il costo fiscalmente riconosciuto delle quote. Per Sempronio: valore normale netto = 160.000 – 60.000 = 100.000 euro. Il costo fiscale della quota (25.000 euro) si riduce di 100.000 euro, cioè del valore normale al netto del debito. L’eccedenza oltre il costo (75.000 euro) non è disciplinata espressamente dal comma 38: va verificata prima di operare. L’accollo del debito riduce il valore normale su cui si calcola la riduzione del costo della quota.

    Riepilogo Caso 3

    • Valore catastale immobile assegnato: 160.000 euro
    • Debito accollato (mutuo residuo): 60.000 euro
    • Valore normale netto (160.000 – 60.000): 100.000 euro
    • Costo fiscale quota ante-assegnazione: 25.000 euro
    • Riduzione del costo fiscale della quota: 100.000 euro (eccedenza di 75.000 euro da verificare)

    Registro, ipotecaria e catastale sull’assegnazione agevolata

    Per le assegnazioni e le cessioni ai soci agevolate le aliquote dell’imposta di registro proporzionale eventualmente applicabili sono ridotte alla metà, mentre le imposte ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa (comma 39). Il trattamento IVA dell’operazione non è regolato da queste norme e dipende dal bene e dalla società: non è trattato in questa pagina.

    Termine scaduto: cosa resta da fare

    Il termine per assegnare o cedere i beni ai soci era il 30 settembre 2026. Per chi ha concluso l’operazione restano il versamento del 40% dell’imposta sostitutiva entro il 30 novembre 2026 e la corretta contabilizzazione della riduzione del costo delle quote. Una nuova finestra richiederebbe una nuova legge: nelle fonti consultate non risulta una proroga.

    Quando conviene una verifica

    L’assegnazione agevolata richiede una verifica tecnica precisa. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quali beni possono essere assegnati ai soci in regime agevolato nel 2026?

    Beni immobili diversi da quelli indicati nell’art. 43, comma 2, primo periodo, TUIR e beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come strumentali nell’attività dell’impresa (L. 199/2025, art. 1, comma 35).

    Come si calcola il valore catastale dell'immobile per l'assegnazione agevolata?

    Su richiesta della società il valore normale è determinato applicando alle rendite catastali i moltiplicatori previsti dal primo periodo dell’art. 52, comma 4, DPR 131/1986 (comma 37). Con rendita 800 euro e moltiplicatore 126 (abitazioni, già comprensivo della rivalutazione del 5%) il valore è 100.800 euro.

    Quanta imposta si paga sull'assegnazione agevolata e quando?

    L’imposta sostitutiva è dell’8% sulla differenza tra valore normale e costo fiscale dei beni (10,5% per le società non operative in almeno due dei tre periodi precedenti) e del 13% sulle riserve in sospensione d’imposta annullate. Si versa il 60% entro il 30 settembre 2026 e il resto entro il 30 novembre 2026.

    Il socio assegnatario deve pagare tasse sull'immobile ricevuto?

    Non si applicano le regole sulle distribuzioni di utili (art. 47, commi 1 e da 5 a 8, TUIR), quindi il socio non è tassato come per un dividendo. Il valore normale del bene ricevuto, al netto dei debiti accollati, riduce però il costo fiscale delle sue quote (comma 38).

    Entro quando deve avvenire l'assegnazione agevolata prevista dalla legge di bilancio 2026?

    Entro il 30 settembre 2026 (comma 35). Alla data di aggiornamento della pagina (9 ottobre 2026) il termine è scaduto e nelle fonti consultate non risulta una proroga. Il saldo dell’imposta sostitutiva scade il 30 novembre 2026.

    L'assegnazione agevolata può essere effettuata anche da società di persone?

    Sì, se commerciali: la norma cita le società in nome collettivo e in accomandita semplice, oltre a quelle di capitali (srl, spa, sapa). Le società semplici non sono tra quelle indicate. Tutti i soci devono risultare nel libro soci al 30 settembre 2025 o iscriversi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge con titolo di data certa anteriore al 1° ottobre 2025.

    Cosa cambia per le cessioni ai soci rispetto alle assegnazioni?

    Nella cessione il corrispettivo, se inferiore al valore normale (art. 9 TUIR) o al valore catastale, è computato in misura non inferiore a uno dei due valori (comma 37).

    Registro, ipotecaria e catastale: quanto si paga?

    Le aliquote dell’imposta proporzionale di registro eventualmente applicabili sono ridotte alla metà e le imposte ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa (comma 39).

    Vedi anche: Sistema del prezzo-valore, Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione, Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili, Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione e Usufrutto e nuda proprieta.

  • Art. 262 Cod. Amb. – competenza e giurisdizione

    Art. 262 Cod. Amb. – competenza e giurisdizione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 in materia di accertamento degli illeciti amministrativi, all’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla parte quarta del presente decreto provvede la provincia nel cui territorio è stata commessa la violazione, ad eccezione delle sanzioni previste dall’articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui all’articolo 226, comma 1, per le quali è competente il comune.

    2. Avverso le ordinanze-ingiunzione relative alle sanzioni amministrative di cui al comma 1 è esperibile il giudizio di opposizione previsto dall’ articolo 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 . 53

    3. Per i procedimenti penali pendenti alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto l’autorità giudiziaria, se non deve pronunziare decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti agli Enti indicati al comma 1 ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative.

  • Art. 261 bis Cod. Amb. – (Sanzioni)

    Art. 261 Bis Cod. Amb. – (Sanzioni)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua attività di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti pericolosi in mancanza della prescritta autorizzazione all’esercizio di cui presente titolo, è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da diecimila euro a cinquantamila euro.

    2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua attività di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti non pericolosi, negli impianti di cui all’articolo 237-ter, comma 1, lettere b), c) d) ed e), in mancanza della prescritta autorizzazione all’esercizio, è punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da diecimila euro a trentamila euro.

    3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua lo scarico sul suolo, nel sottosuolo o nelle acque sotterranee, di acque reflue evacuate da un impianto di incenerimento o coincenerimento e provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi di cui all’articolo 237-duodecies, comma 5, è punito con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda da diecimila euro a trentamila euro.

    4. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il proprietario ed il gestore che nell’effettuare la dismissione di un impianto di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti non provvedono a quanto previsto all’articolo 237-octies, comma 10, sono puniti con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda da diecimila euro a venticinquemila euro.

    5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua attività di incenerimento o di coincenerimento di rifiuti nelle condizioni di cui all’articolo 237-septiesdecies, comma 3, superando anche uno solo dei limiti temporali ivi previsti, è punito con l’arresto fino a nove mesi e con l’ammenda da cinquemila euro a trentamila euro.

    6. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua lo scarico in acque superficiali di acque reflue evacuate da un impianto di incenerimento o coincenerimento e provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi di cui all’articolo 237-duodecies, comma 5, non rispettando i valori di emissione previsti all’Allegato 1, paragrafo D, è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da diecimila euro a trentamila euro.

    7. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque effettua lo scarico delle acque reflue di cui all’articolo 237-duodecies, in mancanza della prescritta autorizzazione di cui al comma 1, è punito con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda da cinquemila euro a trentamila euro.

    8. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, nell’esercizio dell’attività di incenerimento o coincenerimento, supera i valori limite di emissione di cui all’articolo 237-undecies, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da diecimila euro a venticinquemila euro. Se i valori non rispettati sono quelli di cui all’Allegato 1, paragrafo A, punti 3) e 4), il responsabile è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da diecimila euro a quarantamila euro.

    9. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il professionista che, nel certificato sostitutivo di cui all’articolo 237-octies, comma 8, e all’articolo 237-octies, comma 10, con riferimento agli impianti di coincenerimento, attesta fatti non corrispondenti al vero, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da cinquemila euro a venticinquemila euro.

    10. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque mette in esercizio un impianto di incenerimento o di coincenerimento autorizzato alla costruzione ed all’esercizio, in assenza della verifica di cui all’articolo 237-octies, comma 7, o della relativa certificazione sostitutiva comunicata nelle forme di cui all’articolo 237-octies, comma 8, e all’articolo 237-octies, comma 10, con riferimento agli impianti di coincenerimento, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da tremila euro a venticinquemila euro.

    11. Salvo che il fatto costituisca più grave reato e salvo quanto previsto al comma 12, chiunque, nell’esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o coincenerimento, non osserva le prescrizioni indicate nell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 237-quinquies, comma 2, con riferimento agli impianti di incenerimento, all’articolo 237-quinquies, comma 3, all’articolo 237-septies, comma 1, e all’articolo 237-octies, comma 1, è punito con l’ammenda da tremila euro a trentamila euro.

    12. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, nell’esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o coincenerimento, avendo conseguito in sede di autorizzazione le parziali deroghe di cui all’articolo 237-septies, comma 6, e all’articolo 237-nonies, non rispetta le prescrizioni imposte dall’autorità competente in sede di autorizzazione, è punito con la sanzione amministrativa da tremila euro a venticinquemila euro.

    13. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, nell’esercizio di un impianto autorizzato di incenerimento o coincenerimento, avendo conseguito in sede di autorizzazione le deroghe di cui all’articolo 237-undecies, comma 6, non rispetta le prescrizioni imposte dall’autorità competente in sede di autorizzazione, è punito con la sanzione amministrativa da duemilacinquecento euro a venticinquemila euro.

    14. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, al di fuori dei casi previsti dal presente articolo, nell’esercizio di un impianto di incenerimento o coincenerimento non rispetta le prescrizioni di cui al presente decreto, o quelle imposte dall’autorità competente in sede di autorizzazione, è punito con la sanzione amministrativa da mille euro a trentacinquemila euro.

    15. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 5, 6, 7, 8, 10, 12, 13, 14 e 15 non si applicano nel caso in cui l’installazione è soggetta alle disposizioni del Titolo III-bis della Parte seconda.

  • Art. 261 Cod. Amb. – imballaggi

    Art. 261 Cod. Amb. – imballaggi

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I produttori e gli utilizzatori che non adempiono all’obbligo di raccolta di cui all’articolo 221, comma 2, o non adottano, in alternativa, sistemi gestionali ai sensi del medesimo articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 5.000.

    2. I produttori di imballaggi che non provvedono ad organizzare un sistema per l’adempimento degli obblighi di cui all’articolo 221, comma 3, e non aderiscono ai consorzi di cui all’articolo 223, né adottano un sistema di restituzione dei propri imballaggi ai sensi dell’articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a quarantaseimilacinquecento euro. La stessa pena si applica agli utilizzatori che non adempiono all’obbligo di cui alì all’articolo 221, comma

    4. 3. La violazione dei divieti di cui all’articolo 226, commi 1 e 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemiladuecento euro a quarantamila euro. A chiunque immette sul mercato interno imballaggi privi dei requisiti di cui all’articolo 219, comma 5, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 25.000 euro .

    4. La violazione del disposto di cui all’articolo 226, comma 3, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.

    4-bis. La violazione delle disposizioni di cui agli articoli 226-bis e 226-ter è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro.

    4-ter. La sanzione amministrativa di cui al comma 4-bis è aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica oppure un valore di queste ultime superiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore, nonché in caso di utilizzo di diciture o altri mezzi elusivi degli obblighi di cui agli articoli 226-bis e

    226-ter. 4-quater. Le sanzioni di cui ai commi 4-bis e 4-ter sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689 ; all’accertamento delle violazioni provvedono, d’ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa, fermo restando quanto previsto dall’articolo 13 della citata legge n. 689 del 1981 .

  • Art. 260 Cod. Amb. – [Abrogato]

    Art. 260 D.Lgs. 152/2006

    Articolo abrogato dal D.Lgs. 1 marzo 2018, n. 21. Fonte: Normattiva.

  • Seconde case sfitte nel 730/2026: tassazione e rapporto con IMU

    In sintesi

    • Codice ‘2’: per gli immobili tenuti a disposizione (seconde case sfitte, case vacanza non affittate).
    • IMU sostituisce IRPEF sugli immobili non locati: in quasi tutti i casi non paghi anche l’IRPEF sul reddito fondiario.
    • Eccezione: stesso comune dell’abitazione principale – se la seconda casa sfitta è nello stesso comune dove vivi, il reddito fondiario concorre all’IRPEF nella misura del 50%. Colonna 12: codice ‘3’.
    • Esenzione totale IMU (es. immobili rurali strumentali, certi alloggi di cooperative): in quel caso l’IRPEF torna a essere dovuta per intero. Colonna 12: codice ‘1’.
    • Non locato e inagibile: se l’immobile è privo di allacciamenti e non utilizzato, puoi indicare il codice ‘9’ allegando una dichiarazione sostitutiva di atto notorio.
    • Proprietà condominiali (alloggio del portiere, autorimesse): si dichiarano solo se la quota di reddito supera 25,82 euro.

    Che cosa si intende per immobile 'a disposizione' e come si tassa

    Una seconda casa che non afFitti e non usi come abitazione principale è definita ‘immobile tenuto a disposizione’. Può essere la casa al mare, un appartamento ereditato che non sai come usare, o semplicemente un secondo immobile rimasto vuoto. Anche questi immobili vanno dichiarati nel quadro B del 730.

    La buona notizia è che nella maggior parte dei casi l’IMU sostituisce l’IRPEF sugli immobili non locati. Questo vuol dire che non pagherai due imposte sullo stesso immobile: l’IMU versata al Comune assorbe anche la quota IRPEF sul reddito fondiario. L’immobile va però lo stesso indicato nel quadro B.

    C’è però un’eccezione importante: se l’immobile sfitta si trova nello stesso comune dove hai la tua abitazione principale, il reddito fondiario concorre all’IRPEF nella misura del 50%. In pratica paghi l’IMU e poi anche una quota di IRPEF (ridotta della metà). Questo vale solo per gli immobili ad uso abitativo (categorie da A/1 ad A/11, escluso A/10) non locati.

    Un’altra eccezione, più rara: se l’immobile è totalmente esente da IMU (alcune categorie di immobili rurali, certi alloggi pubblici), torna ad applicarsi l’IRPEF piena. In quel caso nella colonna 12 va indicato il codice ‘1’.

    Immobile a disposizione: codici e trattamento fiscale
    Situazione Codice col. 2 Codice col. 12 IMU Effetto IRPEF
    Seconda casa sfitta, Comune diverso dalla residenza 2 – (non si compila) IMU sostituisce IRPEF: nessuna IRPEF dovuta
    Seconda casa sfitta, stesso Comune dell'abitazione principale 2 3 IRPEF sul 50% del reddito fondiario + IMU
    Immobile totalmente esente da IMU (non locato) 9 1 IRPEF piena sul reddito fondiario
    Immobile non allacciato e inutilizzato (con dichiarazione sostitutiva) 9 – (non si compila) Normalmente escluso da imposizione

    Esempio pratico

    • Sempronio possiede un appartamento al mare (Comune diverso dalla sua residenza) con rendita catastale di 700 euro, che non affitta mai. Indica nel quadro B: colonna 1 = 700, colonna 2 = codice ‘2’, colonna 3 = 365 giorni, colonna 4 = 100%. La colonna 12 rimane vuota. L’IMU versata al Comune assorbe l’IRPEF: Sempronio non paga nulla in più sul reddito fondiario di quell’immobile nel 730.

    Documenti necessari

    • Visura catastale dell’immobile (per rendita e categoria catastale)
    • Bollettini o F24 dell’IMU pagata nel 2025 (utile per verificare l’aliquota applicata dal Comune)
    • Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (solo se l’immobile non è allacciato alle reti e di fatto non utilizzato)
    • Documentazione della quota di possesso (atto notarile, successione, ecc.)

    Caso 1 – Tizio ha una casa vacanza in un altro comune

    Scenario. Tizio abita a Milano e possiede un appartamento a Rimini (categoria A/3) con rendita catastale di 400 euro, che non affitta e usa solo d’estate per le vacanze.

    Come si applica. L’immobile si trova in un comune diverso da quello di residenza. Tizio indica il codice ‘2’ nella colonna 2 e non compila la colonna 12. L’IMU versata al Comune di Rimini sostituisce l’IRPEF: nel 730 l’immobile è inserito ma non genera imposta aggiuntiva.

    In pratica

    • Colonna 2 (Utilizzo): codice ‘2’.
    • Colonna 12 (Casi particolari IMU): lasciare vuota.
    • Risultato: solo IMU. Nel 730 il reddito fondiario non è tassato a IRPEF.

    Caso 2 – Caio ha una seconda casa nello stesso comune dove abita

    Scenario. Caio risiede e abita in un appartamento di proprietà a Roma. Possiede anche un secondo appartamento a Roma (ereditato dai genitori), che non affitta e tiene vuoto.

    Come si applica. Entrambi gli immobili sono nello stesso comune. Per il secondo appartamento Caio indica il codice ‘2’ nella colonna 2 e il codice ‘3’ nella colonna 12. In questo caso il reddito fondiario del secondo appartamento concorre all’IRPEF nella misura del 50%: se la rendita rivalutata è 840 euro, l’imponibile IRPEF è 420 euro.

    In pratica

    • Colonna 2 (Utilizzo): codice ‘2’.
    • Colonna 12 (Casi particolari IMU): codice ‘3’.
    • IRPEF calcolata sul 50% del reddito fondiario dell’immobile sfitta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare una casa vuota che non affitta e non uso?

    Sì. Anche gli immobili tenuti a disposizione vanno indicati nel quadro B del 730. Non dichiararli sarebbe un errore formale. In molti casi, però, l’IMU sostituisce l’IRPEF e non ci sarà imposta aggiuntiva da pagare nella dichiarazione.

    Cosa significa che l'IMU sostituisce l'IRPEF?

    Significa che, per gli immobili non affittati, l’imposta che versi al Comune (IMU) assorbe anche la quota IRPEF sul reddito fondiario. Non paghi due volte: paghi solo l’IMU. L’unica eccezione rilevante per chi ha la seconda casa nello stesso comune dell’abitazione principale: lì si paga sia l’IMU sia il 50% dell’IRPEF.

    Come faccio a sapere se la mia seconda casa è nello stesso comune della residenza?

    Confronta il codice catastale del comune dove si trova la seconda casa con quello del comune dove hai la residenza (e l’abitazione principale). Se coincidono, si applica la regola del 50% e devi indicare il codice ‘3’ nella colonna 12.

    Ho una casa che non è allacciata alla luce né all'acqua: devo dichiararla?

    Va indicata nel quadro B con il codice ‘9’ nella colonna 2. Se vuoi escluderla dall’imposizione devi allegare (o tenere a disposizione in caso di controllo) una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti la mancanza di allacciamenti e il non utilizzo dell’immobile.

    L'immobile a disposizione genera qualche deduzione o detrazione?

    No. Gli immobili tenuti a disposizione non danno diritto a deduzioni o detrazioni particolari. Se l’immobile si trova nello stesso comune della residenza, il 50% del reddito fondiario si aggiunge al reddito complessivo e aumenta leggermente l’imposta.

    Se l'immobile è esente da IMU (per esempio un fabbricato rurale), pago l'IRPEF?

    Sì. Se l’immobile è totalmente esente da IMU, l’IRPEF torna a essere dovuta per intero sul reddito fondiario. In quel caso nella colonna 12 indica il codice ‘1’ e l’assistenza fiscale calcolerà l’imposta.

  • Art. 259 ter Cod. Amb. – (Delitti colposi in materia di rifiuti)

    Art. 259 Ter Cod. Amb. – (Delitti colposi in materia di rifiuti)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Se taluno dei fatti di cui agli articoli 255-bis, 255-ter, 256 e 259 è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi.

  • Art. 265 TUEL – Durata della procedura di risanamento ed attuazione delle prescrizioni recate dal decreto di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato

    Art. 265 TUEL – Articolo 265

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il risanamento dell’ente locale dissestato ha la durata di cinque anni decorrenti da quello per il quale viene redatta l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. Durante tale periodo è garantito il mantenimento dei contributi erariali.

    2. Le prescrizioni contenute nel decreto di approvazione dell’ipotesi di bilancio sono eseguite dagli amministratori, ordinari o straordinari, dell’ente locale, con l’obbligo di riferire sullo stato di attuazione in un apposito capitolo della relazione sul rendiconto annuale.

    3. L’organo della revisione riferisce trimestralmente al consiglio dell’ente ed all’organo regionale di controllo.

    4. L’inosservanza delle prescrizioni contenute nel decreto del Ministro dell’interno di cui all’articolo 261, comma 3, comporta la segnalazione dei fatti all’Autorità giudiziaria per l’accertamento delle ipotesi di reato.

  • Art. 259 bis Cod. Amb. – Aggravante dell’attività di impresa

    Art. 259 Bis Cod. Amb. – Aggravante dell’attività di impresa

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Le pene rispettivamente previste dagli articoli 256, 256-bis e 259 sono aumentate di un terzo se i fatti sono commessi nell’ambito dell’attività di un’impresa o comunque di un’attività organizzata. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 8 AGOSTO 2025, N. 116 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 OTTOBRE 2025, N. 147 . PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 8 AGOSTO 2025, N. 116 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 OTTOBRE 2025, N. 147 .

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.