Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 92 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di giustizia riparativa. Servizi esistenti

    Art. 92 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di giustizia riparativa. Servizi esistenti

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1. La Conferenza locale per la giustizia riparativa, entro il termine di sei mesi dalla data del 31 dicembre 2023, provvede alla ricognizione dei servizi di giustizia riparativa in materia penale erogati alla stessa data da soggetti pubblici o privati specializzati, convenzionati con il Ministero della giustizia ovvero che operano in virtù di protocolli di intesa con gli uffici giudiziari o altri soggetti pubblici.

    2. La Conferenza valuta i soggetti di cui al comma 1 con riferimento all’esperienza maturata almeno nel quinquennio precedente il 31 dicembre 2023 e il curricolo degli operatori in servizio alla data del 31 dicembre 2023 , verificando altresì la coerenza delle prestazioni erogate e dei requisiti posseduti dagli operatori con quanto disposto dagli articoli 42, 64 e 93, e redige al termine un elenco da cui attingono gli enti locali per la prima apertura dei centri di cui all’articolo

    63. 2-bis. Le disposizioni in materia di giustizia riparativa di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), lettera h), numero 2), e lettera l), all’articolo 5, comma 1, lettera e), numero 5), e lettera f), all’articolo 7, comma 1, lettera c), all’articolo 13, comma 1, lettera a), all’articolo 18, comma 1, lettera c), numero 2), all’articolo 19, comma 1, lettera a), numero 1), all’articolo 22, comma 1, lettera e), numero 3), lettera f) e lettera l), numero 2), all’articolo 23, comma 1, lettera a), numero 2), e lettera n), numero 1), all’articolo 25, comma 1, lettera d), all’articolo 28, comma 1, lettera b), numero 1), lettera c), all’articolo 29, comma 1, lettera a), numero 4), all’articolo 32, comma 1, lettera b), numero 1), lettera d), all’articolo 34, comma 1, lettera g), numero 3), all’articolo 38, comma 1, lettera a), numero 2), e lettera c), all’articolo 41, comma 1, lettera c), all’articolo 72, comma 1, lettera a), all’articolo 78, comma 1, lettera a), lettera b) e lettera c), numero 2), all’articolo 83, comma 1, e all’articolo 84, comma 1, lettere a) e b), si applicano nei procedimenti penali e nella fase dell’esecuzione della pena decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

  • Concordato preventivo biennale: chi può aderire

    In sintesi

    • Possono aderire le imprese e i lavoratori autonomi che applicano gli ISA
    • I forfettari hanno accesso a una versione sperimentale limitata a una sola annualità
    • Chi ha omesso dichiarazioni in anni precedenti è escluso dall’istituto
    • Condanne per reati tributari specifici costituiscono causa ostativa all’adesione
    • Debiti tributari o contributivi rilevanti non rientrati in soglia bloccano l’accesso
    • La verifica puntuale dei requisiti richiede un’analisi caso per caso con il proprio consulente

    A chi si rivolge il concordato preventivo biennale

    Il concordato preventivo biennale (CPB), introdotto dal D.Lgs. 13/2024 in attuazione della riforma fiscale, non è uno strumento aperto a tutti i contribuenti. Il legislatore ha disegnato un perimetro preciso di soggetti ammessi, costruito attorno all’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA). Capire se si rientra in quel perimetro – e se non vi sono cause che impediscono l’accesso – è il primo passo prima ancora di valutare la convenienza della proposta.

    La platea principale è composta da imprenditori individuali, società di persone e lavoratori autonomi che nel periodo d’imposta di riferimento applicano gli ISA. Si tratta, in sintesi, dei contribuenti di minori dimensioni che svolgono attività d’impresa o di lavoro autonomo in modo abituale, il cui profilo fiscale è già misurato e monitorato tramite il punteggio ISA annuale.

    Oltre a questa platea ordinaria, il decreto ha previsto una finestra sperimentale per i contribuenti in regime forfettario. Si tratta però di una soluzione introdotta in modo limitato e con caratteristiche distinte rispetto al biennio ordinario: chi adotta il forfait deve verificare con attenzione le condizioni e la portata delle regole attualmente vigenti, perché la disciplina applicabile a questa categoria non ha ancora raggiunto stabilità definitiva.

    Sintesi dei soggetti ammessi e delle cause ostative
    Categoria Accesso al CPB
    Imprese e lavoratori autonomi soggetti ISA Ammessi (regime ordinario biennale)
    Contribuenti in regime forfettario Accesso sperimentale limitato (verificare regole vigenti)
    Contribuenti con omessa dichiarazione in anni precedenti Esclusi (causa ostativa)
    Contribuenti con condanne per reati tributari specifici Esclusi (causa ostativa)
    Contribuenti con debiti tributari/contributivi rilevanti non in soglia Esclusi (causa ostativa)
    Contribuenti non soggetti ISA (es. regime semplificato fuori ISA) Non ammessi

    Esempio pratico

    • Alfa Srl è una piccola società di servizi contabili che applica regolarmente gli ISA ogni anno. Non ha mai omesso una dichiarazione, non ha pendenze penali in ambito tributario e i propri debiti verso l’erario sono sotto la soglia rilevante. Alfa Srl rientra pienamente nella platea dei soggetti ammessi e può valutare liberamente se accettare o rifiutare la proposta dell’Agenzia per il biennio successivo. Al contrario, il suo socio Tizio, che gestisce separatamente un’attività in regime forfettario, può accedere al CPB solo nella versione sperimentale prevista per quella categoria, con caratteristiche e durata diverse rispetto alla versione ordinaria.

    Documenti necessari

    • D.Lgs. 13/2024: norma istitutiva del concordato preventivo biennale
    • L. delega 111/2023: legge delega della riforma fiscale che ha originato l’istituto
    • Modello ISA e relative istruzioni ministeriali per l’anno di interesse
    • Provvedimenti e circolari dell’Agenzia delle Entrate relativi al CPB (verificare l’aggiornamento)
    • Normativa sul regime forfettario: verificare i provvedimenti attuativi per la versione sperimentale CPB

    Caso 1: il professionista con punteggio ISA regolare

    Scenario. Caio è un ingegnere libero professionista con studio individuale. Ogni anno compila il modello ISA, ottiene un punteggio sufficiente e ha sempre presentato le dichiarazioni nei termini. Non ha condanne in ambito tributario né debiti rilevanti con il fisco.

    Come si applica. Caio rientra nella categoria ordinaria dei soggetti ammessi al CPB. Non presenta alcuna causa ostativa. Potrà quindi accedere al software dell’Agenzia, calcolare la proposta per il biennio e decidere in autonomia se accettarla sulla base della propria aspettativa di reddito futuro.

    In pratica

    • Verificare ogni anno di aver presentato tutte le dichiarazioni richieste
    • Controllare l’assenza di pendenze penali tributarie rilevanti
    • Accertarsi che eventuali debiti fiscali o contributivi siano entro la soglia prevista dalla norma

    Caso 2: il contribuente con causa ostativa pregressa

    Scenario. Tizio gestisce una piccola impresa artigiana soggetta a ISA, ma in un anno precedente ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi. Non ha mai regolarizzato formalmente la posizione.

    Come si applica. L’omessa dichiarazione in anni precedenti è una delle cause ostative espressamente previste dalla disciplina del CPB. Tizio, pur applicando gli ISA, non potrà aderire all’istituto finché questa irregolarità non è superata secondo le modalità previste dalla normativa vigente. È opportuno che si rivolga a un consulente per valutare se e come sanare la propria posizione prima della finestra utile per l’adesione.

    In pratica

    • Le cause ostative devono essere verificate prima di avviare qualsiasi calcolo della proposta
    • Una posizione irregolare pregressa può essere sanabile: verificare le modalità con il proprio commercialista
    • Solo dopo aver eliminato la causa ostativa si potrà valutare l’accesso al CPB nelle annualità successive

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi sono i contribuenti ISA?

    I contribuenti ISA sono imprenditori individuali, società di persone e lavoratori autonomi di minori dimensioni che svolgono attività d’impresa o di lavoro autonomo abituale e che compilano ogni anno gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale. Questi indici misurano il profilo di affidabilità fiscale sulla base di dati contabili e strutturali dell’attività.

    I forfettari possono aderire al concordato preventivo biennale?

    Sì, ma in modo limitato. Per i contribuenti in regime forfettario è stata introdotta una versione sperimentale del CPB, circoscritta a una sola annualità anziché al biennio ordinario. Le condizioni e la portata di questa versione sono da verificare nelle regole attualmente vigenti, poiché la disciplina non ha ancora raggiunto una configurazione stabile per gli anni successivi.

    Quali sono le principali cause ostative all'adesione?

    Le cause ostative principali riguardano: l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali in anni precedenti; la presenza di condanne per determinati reati tributari; l’esistenza di debiti tributari o contributivi rilevanti che non rientrano entro le soglie previste. In presenza di una qualsiasi di queste situazioni, l’accesso al CPB non è consentito.

    Un contribuente che non applica gli ISA può aderire al CPB?

    No. Il perimetro del CPB nella sua forma ordinaria è costruito attorno agli ISA. Chi non è soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità – ad esempio per attività escluse o per regimi fiscali diversi – non può accedere all’istituto nella forma biennale ordinaria.

    Cosa succede se una causa ostativa emerge dopo l'adesione?

    La disciplina prevede cause di decadenza dal concordato che possono emergere durante il biennio. In caso di decadenza, il contribuente perde gli effetti premiali dell’istituto e l’Agenzia può riprendere la normale attività di accertamento, pur restando dovute le imposte sui redditi concordati già versati.

    È necessario avere un punteggio ISA minimo per aderire?

    La disciplina del CPB non subordina l’adesione al raggiungimento di un punteggio ISA minimo per l’accesso: la condizione è quella di applicare gli ISA. Tuttavia, il punteggio ISA influisce sul calcolo della proposta formulata dall’Agenzia e sulla portata degli effetti premiali durante il biennio.

    Le cause ostative valgono anche per le società?

    Sì. Le cause ostative si applicano sia alle persone fisiche sia alle società e agli enti soggetti agli ISA. Nel caso di società, la verifica riguarda la situazione dell’ente e, in determinati casi, anche quella dei soci o degli amministratori responsabili, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

  • Comodato gratuito ai figli: IMU ridotta e dichiarazione 730

    In sintesi

    • Quadro B obbligatorio: il proprietario deve dichiarare l’immobile in comodato nel quadro B del 730, anche se non ci abita.
    • Codice utilizzo 10: si usa quando l’immobile è dato in uso gratuito a un familiare che vi dimora abitualmente e risulta iscritto all’anagrafe.
    • IMU ridotta al 50%: se il comodatario (il figlio o genitore) usa l’immobile come abitazione principale, l’IMU si calcola sulla metà della base imponibile.
    • Condizioni per la riduzione IMU: il contratto deve essere registrato, il comodatario deve risiedere e dimorare nell’immobile, e deve essere il suo unico immobile in Italia.
    • IMU sostituisce IRPEF: per gli immobili non locati (compreso il comodato) l’IMU sostituisce l’IRPEF; il reddito del fabbricato non va in dichiarazione come reddito imponibile.
    • Eccezione stesso comune: se l’immobile dato in comodato si trova nello stesso comune dell’abitazione principale del proprietario, il reddito concorre all’IRPEF nella misura del 50%.

    Come funziona il comodato gratuito tra parenti ai fini fiscali

    Il comodato gratuito è il contratto con cui presti un immobile a qualcuno senza ricevere nulla in cambio. Tra genitori e figli è una situazione frequente: il genitore possiede una casa e la mette a disposizione del figlio che vi abita come residenza principale. Dal punto di vista fiscale, chi deve dichiarare cosa?

    La regola di base è semplice: l’immobile va dichiarato nel quadro B del 730 dal proprietario, non da chi ci abita. Il comodatario (cioè chi riceve l’immobile in uso gratuito) non deve indicare nulla nella sua dichiarazione, perché non produce reddito fondiario a suo nome. Il proprietario inserisce l’immobile nel quadro B con il codice utilizzo ’10’, che segnala appunto l’uso gratuito a un familiare che vi dimora abitualmente con iscrizione anagrafica.

    Sul fronte delle imposte, il meccanismo è diverso da quello che molti si aspettano. In via generale, per i fabbricati non locati l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali. Questo vale anche per gli immobili in comodato: il proprietario paga l’IMU (nella misura che vediamo dopo), ma il reddito catastale non entra nel calcolo dell’IRPEF. C’è però un’eccezione importante che riguarda gli immobili nello stesso comune dell’abitazione principale del proprietario.

    A rendere conveniente questa soluzione è la riduzione IMU del 50%, introdotta dalla legge n. 208 del 28 dicembre 2015. Quando si verificano le condizioni previste dalla norma, l’IMU si calcola sulla metà della base imponibile, con un risparmio concreto per il proprietario.

    Codici utilizzo e regime IMU-IRPEF per il comodato nel quadro B
    Situazione Codice colonna 2 Regime IMU Regime IRPEF
    Comodato a familiare (dimora abituale + residenza anagrafica) 10 Riduzione 50% base imponibile se condizioni legge 208/2015 IMU sostituisce IRPEF (no reddito imponibile)
    Comodato a persona diversa da familiare 2 IMU ordinaria IMU sostituisce IRPEF (no reddito imponibile)
    Comodato, immobile stesso comune abitaz. principale proprietario 10 o 2 IMU ordinaria o ridotta 50% del reddito concorre a IRPEF (codice IMU 3 in col. 12)
    Immobile esente totalmente da IMU (altri casi) vari Esenzione totale IMU IRPEF dovuta (codice IMU 1 in col. 12)

    Esempio pratico

    • Tizio possiede un appartamento a Bologna e lo concede in comodato gratuito a suo figlio Caio, che vi trasferisce la residenza e vi dimora abitualmente. L’immobile ha una rendita catastale di 600 euro. La base imponibile IMU ordinaria sarebbe: 600 x 1,05 x 160 = 100.800 euro. Con la riduzione del 50% per il comodato qualificato, la base imponibile scende a 50.400 euro. Tizio dichiara l’immobile nel quadro B con codice utilizzo ’10’ e non paga IRPEF sul reddito catastale, perche l’IMU lo sostituisce. Se invece l’appartamento si trovasse nello stesso comune in cui Tizio ha la propria abitazione principale, il reddito catastale rivalutato concorrerebbe all’IRPEF nella misura del 50%, e Tizio dovrebbe indicare il codice ‘3’ nella colonna 12 ‘Casi particolari IMU’.

    Documenti necessari

    • Contratto di comodato registrato presso l’Agenzia delle Entrate (necessario per la riduzione IMU)
    • Visura catastale dell’immobile con rendita catastale
    • Certificato di residenza anagrafica del comodatario nell’immobile
    • Dichiarazione IMU presentata al Comune (se richiesta)
    • Codice catastale del Comune dove si trova l’immobile (per la colonna 9 del quadro B)

    Genitore che presta casa al figlio fuori comune

    Scenario. Sempronio abita a Milano come proprietario della sua abitazione principale. Possiede un secondo appartamento a Roma che ha concesso in comodato gratuito alla figlia Caia, che vi risiede e dimora abitualmente. Il contratto di comodato e stato registrato all’Agenzia delle Entrate. Caia non possiede altri immobili in Italia.

    Come si applica. Sempronio compila il quadro B del 730 inserendo l’appartamento romano con codice utilizzo ’10’. Poiche l’immobile e in un comune diverso da quello della sua abitazione principale, non si applica l’eccezione del 50% IRPEF. L’IMU e dovuta con la riduzione del 50% sulla base imponibile, essendo rispettate tutte le condizioni della legge 208/2015: contratto registrato, comodatario residente e unico immobile. Sul reddito catastale non e dovuta IRPEF, perche l’IMU la sostituisce.

    In pratica

    • Quadro B, codice utilizzo ’10’, colonna 12 vuota (nessun codice IMU speciale).
    • IMU al 50% della base imponibile ordinaria: verificare la delibera comunale per l’aliquota applicabile.
    • Nessun reddito da fabbricato nell’IRPEF di Sempronio.
    • Caia non compila nulla nel suo 730 per questo immobile.

    Genitore che presta casa al figlio nello stesso comune

    Scenario. Tizio abita a Torino nella casa di proprieta che usa come abitazione principale. Possiede un secondo appartamento sempre a Torino, dato in comodato gratuito al figlio maggiorenne. Il contratto di comodato e registrato.

    Come si applica. Tizio compila il quadro B con codice utilizzo ’10’. Pero, poiche l’immobile in comodato si trova nello stesso comune dell’abitazione principale di Tizio, scatta l’eccezione: il reddito catastale rivalutato concorre all’IRPEF nella misura del 50%. Tizio deve indicare il codice ‘3’ nella colonna 12 ‘Casi particolari IMU’. L’IMU e comunque dovuta con la riduzione del 50% se le condizioni della legge 208/2015 sono soddisfatte.

    In pratica

    • Quadro B, codice utilizzo ’10’, colonna 12 con codice ‘3’ (stesso comune abitazione principale).
    • Il 50% del reddito catastale rivalutato entra nella base IRPEF di Tizio.
    • IMU con riduzione del 50% sulla base imponibile se il contratto e registrato e il figlio ha l’unico immobile li.
    • Controllare sempre la delibera comunale: l’aliquota agevolata per il comodato qualificato varia da comune a comune.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi deve dichiarare l'immobile in comodato nel 730, il proprietario o chi ci abita?

    Il proprietario. Chi abita gratuitamente l’immobile (il comodatario) non deve dichiarare nulla nel proprio 730 per quel fabbricato: il reddito fondiario e sempre in capo al proprietario.

    Quali condizioni servono per avere la riduzione IMU del 50% sul comodato ai figli?

    Secondo la legge n. 208/2015 occorre: 1) che il contratto di comodato sia registrato all’Agenzia delle Entrate; 2) che il comodatario (figlio o genitore) usi l’immobile come abitazione principale, residendovi e dimorandovi abitualmente; 3) che per il comodatario si tratti dell’unico immobile posseduto in Italia. La riduzione vale anche per le pertinenze (una per categoria catastale: C/2, C/6, C/7).

    Se il contratto di comodato non e registrato, spetta comunque la riduzione IMU?

    No. La registrazione del contratto e condizione indispensabile per fruire della riduzione IMU del 50%. Senza registrazione, l’IMU si paga in misura intera.

    L'immobile in comodato al figlio genera reddito IRPEF per il genitore proprietario?

    In via generale no: per i fabbricati non locati, compreso il comodato, l’IMU sostituisce l’IRPEF e il reddito catastale non concorre alla base imponibile. Fa eccezione il caso in cui l’immobile si trova nello stesso comune dell’abitazione principale del proprietario: in quel caso il 50% del reddito catastale rivalutato va nell’IRPEF.

    Quale codice utilizzo si indica nel quadro B per il comodato a un familiare?

    Si usa il codice ’10’ nella colonna 2 del quadro B, che identifica l’abitazione o pertinenza data in uso gratuito a un proprio familiare a condizione che vi dimori abitualmente e risulti iscritto all’anagrafe. Se invece il comodatario e una persona non familiare, va usato il codice ‘2’.

    Il figlio che abita in comodato dal genitore puo chiedere detrazioni sull'affitto?

    No. Le detrazioni per canoni di locazione spettano solo ai conduttori con un contratto di locazione. Chi abita in comodato gratuito non ha un canone da detrarre.

    Vedi anche: Seconda casa, IMU sui terreni agricoli, IMU sulla seconda casa, Scadenze IMU, IMU non pagata e IMU prima casa.

  • Art. 127 DPR 230/2000 – Patrimonio

    Art. 127 DPR 230/2000 – Patrimonio

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. 1. Il patrimonio della Cassa delle ammende è costituito da: a) beni mobili ed immobili in proprietà; b) titolarità di concessioni pervenute a qualsiasi titolo; c) beni di qualsiasi natura che ad essa pervengano per donazione o altro titolo; d) titoli pubblici e privati acquisiti per eventuale investimento di disponibilità finanziarie; e) fondi in deposito presso la Cassa depositi e prestiti, presso istituti di credito e in cassa. 5

  • Art. 222 CPI – Tariffa professionale

    Art. 222 CPI – Tariffa professionale

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il Ministro delle attività produttive approva, con proprio decreto, le modifiche e gli aggiornamenti della tariffa professionale proposti dal Consiglio dell’ordine, ai sensi dell’articolo 217, comma 1, lettera d).

    2. Lo svolgimento delle attività relative all’ordinamento professionale non comportano oneri aggiuntivi a carico del bilancio statale.

  • Lavoro agricolo: OTI, OTD e voucher in agricoltura

    Guida pratica · Lavoro · Categorie e settori particolari

    In sintesi

    In agricoltura coesistono operai a tempo indeterminato (OTI) e operai a tempo determinato stagionali (OTD). Il contratto OTD è rinnovabile e garantisce contribuzione proporzionale. I voucher agricoli (PrestO) sono utilizzabili solo per piccole aziende agricole in via sperimentale. La L. 199/2016 sanziona duramente il caporalato.

    Riferimento normativo

    D.Lgs. 375/1993; L. 199/2016 caporalato; CCNL Agricoltura

    Tabella riepilogativa

    OTI e OTD in agricoltura a confronto
    Caratteristica OTI (tempo indeterminato) OTD (tempo determinato stagionale)
    Continuità Tutto l’anno Solo nelle campagne stagionali
    Preavviso di licenziamento Sì, secondo CCNL Fine naturale del contratto
    Indennità disoccupazione NASpI DISOCUP agricola (INPS)
    Ferie e 13ª Proporzionate all’orario annuo Proporzionate ai giorni lavorati
    Contributi INPS Ordinari Per giornate effettive (contribuzione giornaliera)

    OTI e OTD: le differenze principali

    Gli Operai Agricoli a Tempo Indeterminato (OTI) hanno un rapporto stabile, con le tutele del lavoro ordinario (malattia, infortuni, TFR, NASpI in caso di licenziamento). Gli Operai Agricoli a Tempo Determinato (OTD) sono assunti per campagne o periodi stagionali; la loro contribuzione INPS è proporzionale alle giornate lavorate. In caso di perdita del lavoro stagionale, gli OTD hanno diritto alla DISOCUP (indennità di disoccupazione agricola), calcolata sulle giornate dichiarate nel proprio elenco nominativo INPS.

    Voucher PrestO in agricoltura

    Il legislatore ha reintrodotto in forma limitata i buoni lavoro (PrestO) per prestazioni occasionali in agricoltura, con vincoli più stringenti rispetto ai vecchi voucher: possono essere utilizzati solo da aziende agricole di piccole dimensioni, per un numero limitato di giornate per lavoratore e solo per determinate categorie (pensionati, studenti, disoccupati). È vietato l’uso per lavoratori che abbiano avuto un rapporto di lavoro dipendente con lo stesso datore nei sei mesi precedenti.

    Caporalato: la L. 199/2016

    La legge sul caporalato (L. 199/2016) ha introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro anche senza violenza, punendo sia il caporale sia il datore di lavoro che utilizza manodopera reclutata in modo illecito. Le sanzioni sono severe (reclusione fino a 8 anni con aggravanti). La normativa prevede anche la confisca dei beni e misure di tutela per i lavoratori vittime, incluso il permesso di soggiorno per gli stranieri che denunciano.

    Casi pratici

    Tizio – vendemmiatore OTD per 30 giornate

    Tizio lavora come vendemmiatore per un’azienda vinicola per 30 giornate in settembre-ottobre. È OTD: la sua contribuzione INPS viene versata per 30 giornate effettive. Al termine della campagna, se ha i requisiti (almeno 51 giornate nell’anno), potrà richiedere la DISOCUP agricola.

    Caia – OTI in azienda florovivaistica

    Caia lavora tutto l’anno in un vivaio: è OTI, con contratto a tempo indeterminato regolato dal CCNL Agricoltura. In caso di licenziamento potrà accedere alla NASpI, come qualsiasi lavoratore dipendente.

    Sempronio – datore che usa caporale per raccolta fragole

    Sempronio, titolare di un’azienda agricola, si avvale di un intermediario che recluta lavoratori stranieri a condizioni di sfruttamento. Rischia la condanna penale ai sensi della L. 199/2016, la confisca dell’azienda e la responsabilità solidale per il pagamento delle retribuzioni arretrate.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra OTI e OTD in agricoltura?

    Gli OTI lavorano a tempo indeterminato tutto l’anno; gli OTD sono assunti per campagne stagionali e hanno contribuzione proporzionale alle giornate lavorate e accesso alla DISOCUP invece della NASpI.

    Come funziona la DISOCUP agricola?

    È l’indennità di disoccupazione per gli operai agricoli OTD: spetta a chi ha lavorato almeno 51 giornate nell’anno e viene erogata dall’INPS su domanda da presentare entro il 31 marzo dell’anno successivo.

    I voucher sono utilizzabili in agricoltura?

    Solo in forma molto limitata (PrestO): piccole aziende agricole, categorie ristrette di lavoratori (pensionati, studenti, disoccupati), con divieti di utilizzo per chi ha avuto rapporti con lo stesso datore nei sei mesi precedenti.

    Cosa rischia il datore che usa il caporalato?

    Responsabilità penale ai sensi della L. 199/2016, pena fino a 8 anni con aggravanti, confisca dei beni e misure accessorie.

    Il lavoratore agricolo ha diritto al TFR?

    Sì: sia gli OTI sia gli OTD maturano TFR proporzionato alle giornate e alla retribuzione del CCNL Agricoltura.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 133 T.U. Stupefacenti – Province autonome di Trento e Bolzano

    Art. 133 T.U. Stupefacenti – Province autonome di Trento e Bolzano

    D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 – Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope

    1. Le province autonome di Trento e Bolzano provvedono, nell'ambito delle proprie competenze alle finalita' di cui all'art. 131 secondo le modalita' stabilite dai rispettivi ordinamenti. Torna al sommario

  • Accisa sui carburanti: benzina e gasolio nel prezzo

    In sintesi

    • L’accisa sui carburanti è un importo fisso per litro, stabilito dalla legge: non dipende dal prezzo di mercato del petrolio.
    • È una delle principali voci del prezzo alla pompa: su benzina e gasolio l’accisa pesa in modo rilevante sul totale.
    • Sull’importo già comprensivo di accisa si applica l’IVA al 22%: il consumatore paga quindi IVA anche sulla quota di accisa.
    • Il gasolio agricolo beneficia di un’aliquota ridotta rispetto al gasolio ordinario per autotrazione.
    • Le imprese di autotrasporto merci con veicoli sopra una certa soglia di peso hanno diritto a un rimborso parziale trimestrale dell’accisa.
    • La normativa di riferimento è il D.Lgs. 504/1995 (Testo Unico Accise), gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

    Come è composto il prezzo alla pompa

    Quando fai il pieno, il prezzo che leggi sul display non è tutto uguale: è la somma di componenti molto diverse tra loro. La parte più visibile è il costo del carburante legato al mercato del petrolio, che cambia ogni giorno. Ma c’è una componente che rimane ferma indipendentemente dalle quotazioni internazionali: l’accisa. Si tratta di un’imposta indiretta disciplinata dal D.Lgs. 504/1995 (Testo Unico Accise) e gestita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

    L’accisa sui carburanti è un importo fisso per ogni litro erogato, stabilito dalla legge. Questo significa che, anche se il prezzo del petrolio crolla o sale, l’accisa che paghi per ogni litro di benzina o gasolio resta invariata finché il Parlamento non decide di modificarla. È su questa base fissa che si costruisce poi il prezzo finale.

    Il meccanismo fiscale prevede che l’accisa sia tecnicamente dovuta dal depositario autorizzato (chi gestisce l’impianto o il deposito), non dal consumatore diretto. Ma il depositario incorpora questo costo nel prezzo di vendita, e quando arrivi alla pompa paghi già tutto incluso. A quel punto, sulla somma già comprensiva di accisa viene calcolata l’IVA (22% per i carburanti): è per questo che si parla di «tassa sulla tassa». Se l’accisa aumenta, sale anche la base su cui calcolare l’IVA, e quindi il rincaro finale per il consumatore è amplificato.

    Non tutti i carburanti e non tutti gli usi sono trattati allo stesso modo. La normativa prevede regimi agevolati per determinati settori – il caso più noto è il gasolio agricolo – e meccanismi di rimborso parziale per le imprese di autotrasporto. Capire come funzionano queste eccezioni è utile sia per chi gestisce un’attività sia per comprendere meglio la struttura del prezzo che tutti i giorni si legge alle stazioni di servizio.

    Struttura del prezzo del carburante alla pompa
    Voce Caratteristica Note
    Costo industriale/materia prima Variabile con il mercato Dipende dal prezzo del petrolio e dai margini di raffinazione
    Accisa Fissa per litro, stabilita per legge Importo elevato; non varia con il prezzo di mercato
    IVA (22%) Percentuale calcolata su tutto Si applica su costo + accisa: effetto 'tassa sulla tassa'
    Gasolio agricolo (usi agevolati) Aliquota ridotta Solo per usi ammessi; soggetto a controlli sull'effettiva destinazione
    Rimborso autotrasporto Recupero parziale trimestrale Per veicoli sopra la soglia di peso prevista dalla norma

    Esempio pratico

    • Caio fa il pieno con 40 litri di benzina. Il prezzo alla pompa è composto – in via illustrativa – da tre parti: una quota variabile legata al mercato, l’accisa (importo fisso per litro, di importo elevato, moltiplicato per 40) e l’IVA al 22% calcolata sull’importo totale già comprensivo di accisa. Se il prezzo del petrolio scende del 10%, la quota industriale si riduce, ma l’accisa rimane uguale. Il risultato è che il risparmio effettivo alla pompa è inferiore alla riduzione del petrolio, perché l’accisa – componente fissa e rilevante – non cambia.

    Documenti necessari

    • D.Lgs. 504/1995 – Testo Unico Accise (normativa di riferimento per carburanti e aliquote)
    • Scontrino/ricevuta del distributore (per verificare il prezzo pagato)
    • Documentazione uso agricolo (per accedere all’agevolazione gasolio agricolo: contratti, visure, registri macchine)
    • Istanza trimestrale all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (per il rimborso accisa autotrasporto)
    • Modello F24 (per compensare il credito rimborso accisa autotrasporto con altri debiti fiscali)

    Tizio, autotrasportatore: come recuperare parte dell'accisa

    Scenario. Tizio è titolare di un’impresa di autotrasporto merci e utilizza veicoli di massa elevata per le consegne. Ogni mese spende cifre significative di gasolio e ha sentito che esisterebbe un meccanismo di rimborso parziale dell’accisa.

    Come si applica. La normativa prevede per le imprese di autotrasporto merci che utilizzano veicoli con massa superiore alla soglia stabilita dalla legge (e per alcuni trasporti di persone) un diritto al rimborso parziale dell’accisa sul gasolio commerciale consumato. Il rimborso non è automatico: va chiesto con istanza trimestrale all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli entro i termini previsti. Una volta riconosciuto, il credito può essere recuperato in compensazione tramite modello F24 oppure chiesto come rimborso diretto. L’importo del beneficio dipende dalla misura vigente al momento del consumo: occorre sempre verificare il valore aggiornato.

    In pratica

    • L’istanza va presentata ogni trimestre: non presentarla significa perdere il beneficio per quel periodo.
    • Il credito riconosciuto si recupera in compensazione con F24 oppure come rimborso: la scelta è dell’impresa.
    • Conserva tutta la documentazione degli acquisti di gasolio (fatture, scontrini) per supportare la domanda di rimborso.

    Caio, agricoltore: gasolio agevolato per i trattori

    Scenario. Caio conduce un’azienda agricola di medie dimensioni e acquista gasolio per i trattori e le altre macchine agricole. Il gasolio che usa per l’autotrazione sulla strada pubblica costa come quello di qualunque automobilista, ma per l’uso nei campi esiste una via diversa.

    Come si applica. Il D.Lgs. 504/1995 e la normativa attuativa prevedono per il gasolio destinato a usi agricoli un’aliquota di accisa ridotta rispetto a quella ordinaria applicata al gasolio per autotrazione. Caio può rifornirsi di questo gasolio agevolato rispettando i requisiti normativi: l’attività deve rientrare tra quelle ammesse, i macchinari devono essere quelli previsti e occorre tenere la documentazione che attesti l’uso effettivo. L’Agenzia delle Dogane può effettuare controlli. Se il gasolio agevolato venisse usato per scopi non ammessi (es. un mezzo stradale), scatterebbero il recupero dell’accisa piena e le sanzioni.

    In pratica

    • Il gasolio agricolo ha un’accisa ridotta: il risparmio rispetto al gasolio ordinario può essere rilevante sui volumi agricoli.
    • Tieni un registro degli acquisti e degli utilizzi: in caso di controllo devi dimostrare la destinazione agricola del carburante.
    • Non usare il gasolio agricolo agevolato per veicoli stradali: il recupero dell’imposta e le sanzioni annullerebbero qualunque risparmio.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Perché il prezzo della benzina non scende quanto scende il petrolio?

    Perché la componente fiscale (accisa + IVA) è fissa e rilevante. Quando il petrolio scende, si riduce solo la parte ‘industriale’ del prezzo, che è solo una delle voci. L’accisa resta invariata finché il legislatore non la modifica, e l’IVA si calcola sull’intero importo comprensivo di accisa.

    Chi versa materialmente l'accisa al Fisco?

    Non il consumatore finale, ma il depositario autorizzato o il fornitore che immette il carburante in consumo. Il consumatore la paga economicamente attraverso il prezzo alla pompa, ma non ha obblighi di versamento diretto.

    Come faccio a sapere quanto pesa l'accisa sul prezzo che pago?

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblica periodicamente il dettaglio della composizione del prezzo dei carburanti. Puoi consultare il sito istituzionale per vedere la ripartizione tra quota industriale, accisa e IVA in base alle aliquote vigenti.

    Il gasolio agricolo si può usare anche per l'auto?

    No. L’agevolazione è riservata agli usi agricoli previsti dalla normativa. Utilizzare gasolio con accisa ridotta per l’autotrazione stradale è una violazione che comporta il recupero dell’accisa piena, sanzioni e, nei casi gravi, conseguenze penali.

    Quanto tempo ho per chiedere il rimborso dell'accisa come autotrasportatore?

    Il rimborso va richiesto con cadenza trimestrale, entro i termini previsti dalla normativa. Non presentare l’istanza nel periodo corretto significa rinunciare al beneficio per quel trimestre. I termini esatti vanno verificati sulla normativa vigente o sul sito dell’Agenzia delle Dogane.

    Le accise sui carburanti cambiano ogni anno?

    Non necessariamente ogni anno, ma le aliquote possono essere modificate dalla legge di bilancio o da altri provvedimenti legislativi. La struttura del Testo Unico Accise (D.Lgs. 504/1995) è stabile, ma i valori per litro possono variare. Verifica sempre la misura vigente sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

  • Art. 233 RD 12/1941

    Art. 233 RD 12/1941

    Ordinamento giudiziario (Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12)

    Articolo abrogato.

  • Art. 120 L. 689/1981 – Nuove norme in materia di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e di incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione

    Art. 120 L. 689/1981 – Nuove norme in materia di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e di incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Dopo l' articolo 32 del codice penale sono inseriti i seguenti articoli: "Art.

    32-bis. – (Interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese). – L'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese priva il condannato della capacità di esercitare, durante l'interdizione, l'ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore e direttore generale, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell'imprenditore. Essa consegue ad ogni condanna alla reclusione non inferiore a sei mesi per delitti commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all'ufficio". "Art.

    32-ter. – (Incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione). – L'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione importa il divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio. Essa non può avere durata inferiore ad un anno né superiore a tre anni". "Art.

    32-quater. – (Casi nei quali alla condanna consegue la incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione). – Ogni condanna per i delitti previsti dagli articoli 317, 318, 319, 320, 321, 353, 355, 356, 416, 437, 501, 501-bis, 640, n. 1 del capoverso, commessi a causa o in occasione dell'esercizio di un'attività imprenditoriale, importa l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione".

  • Art. 223-ter D.Lgs. 209/2005 – (Piano di risanamento e piano di finanziamento)

    Art. 223-ter D.Lgs. 209/2005 – (Piano di risanamento e piano di finanziamento)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    ((

    1. 1. L'IVASS stabilisce, con regolamento, le norme di attuazione che riguardano, in particolare, i dati e le informazioni da indicare nel piano di risanamento di cui all'articolo 222 e nel piano di finanziamento di cui all'articolo 222-bis i quali devono includere, in ogni caso, almeno le seguenti indicazioni: a) le previsioni relative alle spese di gestione, in particolare le spese generali correnti e le provvigioni; b) le previsioni di entrata e di spesa, sia per le operazioni dirette e per le operazioni di riassicurazione attiva sia per le operazioni di riassicurazione passiva; c) le previsioni di bilancio; d) le previsioni relative ai mezzi finanziari destinati alla copertura delle riserve tecniche, del requisito patrimoniale di solvibilità e del requisito patrimoniale minimo; e) la politica di riassicurazione nel suo complesso.

    2. L'IVASS, valutata la situazione dell'impresa di assicurazione o di riassicurazione, può ridurre il valore di tutti gli elementi che rientrano nel Requisito Patrimoniale di Solvibilità e ciò anche nel caso in cui abbiano subito una significativa diminuzione del valore di mercato nel periodo successivo alla fine del precedente esercizio.

    3. L'IVASS non rilascia attestazioni di solvibilità dell'impresa di assicurazione o di riassicurazione, alla quale ha richiesto ai sensi del comma 1 il piano di risanamento finanziario di cui all'articolo 222, comma 2, o un piano di finanziamento di cui all'articolo 222-bis, comma 2, fino a quando ritenga che i diritti degli assicurati e degli altri aventi diritto a prestazioni assicurative o gli impegni contrattuali dell'impresa di riassicurazione siano a rischio.

    ))

  • Art. 222-ter D.Lgs. 209/2005 – (Limitazioni alla distribuzione di elementi dei fondi propri)

    Art. 222-ter D.Lgs. 209/2005 – (Limitazioni alla distribuzione di elementi dei fondi propri)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    ((

    1. Fatte salve le deroghe previste dalle disposizioni dell'Unione Europea direttamente applicabili, in caso di inosservanza del requisito patrimoniale di solvibilità o del requisito minimo di solvibilità o se la distribuzione comporta detta inosservanza, l'impresa non opera distribuzioni in relazione ad elementi di fondi propri, incluse distribuzioni di utili, fino al momento in cui non sia ripristinato il rispetto del requisito e la distribuzione non determini la sua inosservanza.

    2. Il divieto di cui al comma 1 si applica anche nel caso in cui l'inosservanza del requisito patrimoniale emerga solo dopo la delibera di distribuzione ma prima che alla stessa sia stata data esecuzione))