Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Patteggiamento vs rito abbreviato: differenze e sconti pena

    Nel processo penale italiano il patteggiamento (art. 444 c.p.p.) e il giudizio abbreviato (artt. 438-442 c.p.p.) sono i due principali riti speciali a definizione anticipata. Entrambi consentono uno sconto di pena a fronte della rinuncia al dibattimento, ma differiscono per natura giuridica, accordo con il PM, presupposti, effetti sul casellario e regime delle impugnazioni. Questa guida confronta i due istituti sotto i profili procedurali, sanzionatori e strategici, illustrando i casi in cui l’uno o l’altro risultano piu convenienti per l’imputato.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Patteggiamento Rito abbreviato
    Norma di riferimento art. 444 c.p.p. artt. 438-442 c.p.p.
    Accordo con PM Necessario Non necessario
    Limite di pena Pena finale entro 5 anni di reclusione (sola o congiunta) + pene accessorie limitate Nessun limite
    Riduzione pena Fino a 1/3 1/3 per delitti; 1/2 per contravvenzioni; ergastolo -> 30 anni
    Materiale probatorio Non si entra nel merito (accordo) Decisione sullo stato degli atti, eventuali integrazioni
    Casellario Iscritta ma equiparata in molti effetti a non condanna se sotto 2 anni e con beneficio Iscritta come sentenza di condanna o di proscioglimento
    Impugnazione Limitata (vizi di legittimita su esistenza, qualificazione, congruita pena) Ammessa appello (con limiti l. 103/2017) e ricorso per Cassazione
    Confisca e misure di sicurezza Compatibile Compatibile
    Costituzione parte civile Non ammessa nel rito Ammessa

    Patteggiamento: caratteristiche e disciplina

    Il patteggiamento (applicazione della pena su richiesta delle parti) e disciplinato dall’art. 444 del codice di procedura penale e seguenti. Imputato e pubblico ministero concordano una pena ridotta fino a un terzo, da applicare a fronte della rinuncia al dibattimento. Il giudice verifica la correttezza della qualificazione giuridica del fatto, l’applicazione e la comparazione delle circostanze, la congruita della pena, l’eventuale insussistenza delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., e provvede con sentenza.

    Il patteggiamento e ammesso quando la pena richiesta, tenuto conto della riduzione, non supera i cinque anni di reclusione (sola o congiunta a pena pecuniaria). Sono esclusi alcuni reati di particolare allarme sociale (criminalita organizzata, terrorismo, alcuni reati sessuali in determinati casi). Il patteggiamento allargato (oltre i due anni) richiede ulteriori condizioni: rinuncia espressa alla prescrizione, dichiarazione di voler riparare le conseguenze dannose o pericolose del reato.

    Effetti penali e accessori: la sentenza e equiparata a condanna sotto vari profili (revoca della sospensione condizionale precedente, recidiva), ma non comporta condanna alle spese e, nel patteggiamento sotto i due anni con concessione della sospensione condizionale, gli effetti sostanziali sul casellario sono attenuati (non equiparata a condanna ai fini, ad esempio, di concorsi pubblici, in molti casi). La sentenza non costituisce giudicato extrapenale in sede civile e amministrativa.

    Rito abbreviato: caratteristiche e disciplina

    Il giudizio abbreviato e disciplinato dagli articoli 438 e seguenti del codice di procedura penale. Su istanza dell’imputato (non occorre l’accordo del PM), il processo viene definito sullo stato degli atti, ossia sulla base degli elementi raccolti durante le indagini preliminari, eventualmente integrati. In cambio, l’imputato beneficia di una riduzione di pena di un terzo (art. 442 c.p.p.) per i delitti, della meta per le contravvenzioni. Per l’ergastolo, la pena e sostituita con la reclusione di trenta anni; l’ergastolo con isolamento diurno e sostituito con l’ergastolo. La querela e la denuncia rimangono atti di impulso autonomi rispetto alla scelta del rito speciale.

    L’abbreviato e condizionato quando l’imputato subordina la richiesta all’integrazione probatoria: il giudice valuta l’ammissibilita dell’integrazione. L’abbreviato secco e definito esclusivamente sullo stato degli atti. Le ipotesi di esclusione sono limitate (la riforma Cartabia ha esteso l’accesso): non e ammesso per i reati puniti con l’ergastolo nei casi previsti dalla legge dopo le piu recenti riforme.

    La sentenza pronunciata in abbreviato e di condanna o di proscioglimento e viene iscritta nel casellario giudiziale a tutti gli effetti. La parte civile puo costituirsi nel processo (a differenza del patteggiamento) e ottenere il risarcimento del danno. La sentenza ha efficacia di giudicato nei giudizi civili e amministrativi di danno secondo le regole ordinarie. L’impugnazione segue le regole generali, con i limiti introdotti dalla legge 103/2017 e dalla riforma Cartabia in materia di appello.

    Quando conviene il patteggiamento e quando l’abbreviato

    Tizio e imputato per furto aggravato; le indagini preliminari hanno raccolto prove solide (riprese video, testimoni concordi). La difesa, valutato il quadro, propone al PM un patteggiamento a due anni e quattro mesi di reclusione (con sospensione condizionale): la strategia consente di evitare il dibattimento, ottenere una pena ridotta, beneficiare degli effetti attenuati del patteggiamento. Caio, imputato per omicidio colposo stradale, sceglie l’abbreviato: la pena edittale e elevata, l’accordo con il PM nei limiti del patteggiamento (5 anni) non e raggiungibile, e l’abbreviato consente comunque una riduzione di un terzo della pena finale, oltre a permettere la valutazione di proscioglimento.

    Sempronio e accusato di un delitto in cui la responsabilita penale e dubbia: l’abbreviato condizionato consente di richiedere l’esame di un testimone decisivo e di ottenere una decisione di proscioglimento sullo stato degli atti. La scelta del rito e fortemente influenzata dalla valutazione del quadro probatorio e dalla pena edittale. La consulenza del difensore e essenziale per individuare il rito piu favorevole; la valutazione deve includere anche gli effetti collaterali (recidiva, casellario, ricadute lavorative, abilitazioni professionali). Per un quadro operativo dei requisiti del patteggiamento si rinvia alla scheda dedicata. Il patteggiamento e negoziale, l’abbreviato e premiale ma decisionale.

    Costi, tempi e procedura

    Il patteggiamento si conclude di norma in una sola udienza preliminare o, nei casi piu complessi, in poche udienze; i tempi medi dall’avviso ex art. 415-bis c.p.p. alla sentenza oscillano tra sei e dodici mesi. L’abbreviato, definito allo stato degli atti, ha tempi simili (sei-quindici mesi) ma puo allungarsi se vi sono integrazioni probatorie. In entrambi i riti la presenza dell’imputato non e indispensabile, salvo specifiche valutazioni del giudice.

    I costi di assistenza legale variano in ragione della complessita: per un patteggiamento standard si possono indicare onorari tra 2.500 e 6.000 euro; per un abbreviato tra 3.500 e 10.000 euro. Sono possibili oneri aggiuntivi per perizie, consulenze di parte, traduzioni. Il gratuito patrocinio (d.p.r. 115/2002) e accessibile entro i limiti di reddito previsti (oggi circa 12.838 euro annui di reddito imponibile). In caso di patteggiamento, le spese processuali sono ridotte (l’imputato non e condannato alle spese del procedimento se la pena non supera i due anni); nell’abbreviato la condanna alle spese segue le regole ordinarie.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    Quale e la differenza principale tra patteggiamento e abbreviato?

    Il patteggiamento e un accordo tra imputato e pubblico ministero sulla pena finale, ridotta fino a un terzo; non si entra nel merito della responsabilita. L’abbreviato e una richiesta unilaterale dell’imputato di definire il processo sullo stato degli atti, con riduzione di un terzo per i delitti e della meta per le contravvenzioni. L’abbreviato non richiede accordo con il PM.

    Quanta riduzione di pena si ottiene con i due riti?

    Il patteggiamento consente una riduzione fino a un terzo della pena base concordata. Il rito abbreviato comporta la riduzione di un terzo per i delitti, della meta per le contravvenzioni, e sostituisce l’ergastolo con trent’anni di reclusione (ergastolo con isolamento diurno con ergastolo semplice). In entrambi i casi la pena finale concreta dipende dalla pena base e dalle circostanze.

    Il patteggiamento e iscritto nel casellario?

    Si, la sentenza di patteggiamento e iscritta nel casellario giudiziale. Tuttavia, in molte ipotesi (pena patteggiata sotto i due anni con concessione della sospensione condizionale), gli effetti sostanziali sono attenuati: non equiparazione a condanna ai fini di alcuni concorsi pubblici, di abilitazioni e di valutazioni in altri ambiti. La sentenza non costituisce giudicato civile o amministrativo.

    La parte civile puo costituirsi nei due riti?

    No nel patteggiamento, si nell’abbreviato. Nel patteggiamento la persona offesa puo solo opporsi alla richiesta entro i limiti previsti; non puo costituirsi parte civile e dovra rivolgersi al giudice civile per il risarcimento. Nell’abbreviato la costituzione di parte civile e ammessa e il giudice penale puo liquidare il danno secondo le regole ordinarie del processo penale.

    Si puo impugnare una sentenza di patteggiamento?

    L’impugnazione e fortemente limitata. Il ricorso per Cassazione e ammesso solo per vizi attinenti all’esistenza e alla validita dell’accordo, alla qualificazione giuridica del fatto, all’applicazione e comparazione delle circostanze, alla congruita della pena. Non e possibile contestare nel merito la responsabilita, gia rinunciata con la stessa richiesta di patteggiamento.

    Effetti su pene accessorie e misure di sicurezza

    Le pene principali sono accompagnate, in molti casi previsti dalla legge, da pene accessorie (interdizione dai pubblici uffici, interdizione legale, sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte, decadenza dalla potesta genitoriale). Nel patteggiamento, le pene accessorie operano in via attenuata: ai sensi dell’art. 445 c.p.p. non si applicano le pene accessorie ne le misure di sicurezza, salvo la confisca, quando la pena patteggiata non supera i due anni. Per il patteggiamento allargato (oltre i due anni) le pene accessorie sono applicate secondo le regole ordinarie.

    Nel rito abbreviato, le pene accessorie e le misure di sicurezza si applicano integralmente. La recidiva, in entrambi i riti, mantiene i suoi effetti e puo aggravare la pena base; tuttavia il giudice puo escluderla o ammetterla nella propria discrezionalita motivata, salvi i casi di recidiva obbligatoria. La concessione delle attenuanti generiche e oggetto di accordo nel patteggiamento e di valutazione giudiziale autonoma nell’abbreviato.

    Commisurazione della pena ed esempi pratici

    La commisurazione della pena segue criteri oggettivi (gravita del fatto, danno cagionato, modalita della condotta) e soggettivi (capacita a delinquere, motivi a delinquere, comportamento processuale). Un esempio: per un furto aggravato punito da uno a sei anni di reclusione, la pena base potrebbe attestarsi a tre anni; in presenza di attenuanti generiche prevalenti si scende a due anni; con il patteggiamento, riduzione di un terzo porta a un anno e quattro mesi, con possibile sospensione condizionale. Con l’abbreviato, partendo dalla stessa pena base con attenuanti, la riduzione di un terzo conduce a un anno e quattro mesi simili.

    Per la prescrizione, la richiesta di patteggiamento implica rinuncia alla stessa per i fatti contestati (nel patteggiamento allargato). Nel rito abbreviato, la prescrizione continua a decorrere secondo le regole ordinarie, soggette a sospensione durante alcune fasi del processo. La distinzione tra dolo, colpa e preterintenzione incide sulla pena base e quindi indirettamente sul beneficio della riduzione finale.

    Diritti di difesa e garanzie costituzionali

    Entrambi i riti speciali sono espressione del diritto di difesa garantito dall’art. 24 della Costituzione e del principio del giusto processo dell’art. 111 Cost. La scelta del rito e una valutazione strategica del difensore, che deve illustrare all’imputato vantaggi e svantaggi, anche in termini di obblighi di restituzione e risarcimento verso la parte offesa. La responsabilita penale personale, principio cardine dell’art. 27 Cost., impone che la rinuncia al dibattimento sia consapevole, informata e libera.

    La riserva di legge in materia penale e la tutela della liberta personale circoscrivono l’ambito operativo dei riti speciali: il patteggiamento e l’abbreviato non possono produrre effetti contrari al sistema delle garanzie. La liberazione condizionale resta accessibile a chi sconti effettivamente parte della pena patteggiata o concordata, nei termini di legge.

    Riferimenti normativi aggiuntivi

    Effetti sul casellario e conseguenze extrapenali

    L’iscrizione nel casellario giudiziale segue regole differenti per i due riti. La sentenza di patteggiamento e iscritta nel casellario integrale e visibile nei certificati richiesti dalle pubbliche amministrazioni; tuttavia, nel certificato richiesto dal privato (certificato penale del casellario giudiziale) la sentenza di patteggiamento con pena non superiore a due anni e con concessione della sospensione condizionale e parzialmente schermata. La sentenza di condanna pronunciata in abbreviato e visibile in tutte le tipologie di certificato.

    Sul piano lavorativo e professionale, gli effetti sono significativi. Per i pubblici dipendenti, ogni sentenza penale di condanna comporta valutazioni disciplinari ai sensi del d.lgs. 165/2001; per alcuni reati specifici (delitti contro la pubblica amministrazione, fattispecie associative) opera l’incompatibilita ipso iure. Le abilitazioni professionali (avvocati, medici, commercialisti) sono soggette a procedimenti disciplinari dell’ordine in seguito a condanna; in alcuni casi opera la radiazione automatica.

    Sul piano civile, la sentenza pronunciata in abbreviato ha efficacia di giudicato nei giudizi civili di risarcimento del danno; la sentenza di patteggiamento non costituisce giudicato civile, ma e considerata dal giudice civile come elemento di prova nella valutazione complessiva delle prove. Cio rende il patteggiamento strategicamente preferibile quando la parte offesa abbia annunciato un’azione civile di danno e l’imputato voglia limitare i propri rischi risarcitori.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici e raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Quadro W: monitoraggio investimenti e conti esteri nel 730

    In sintesi

    • Obbligo per i residenti in Italia: devi compilare il quadro W se possiedi all’estero investimenti o attività finanziarie a titolo di proprietà o altro diritto reale.
    • Vale anche se hai già disinvestito: l’obbligo sussiste anche se durante il 2025 hai chiuso il conto o venduto il bene; il quadro va compilato lo stesso.
    • Soglia per i conti correnti: i depositi e conti correnti esteri sono esenti dall’obbligo di segnalazione se il valore massimo raggiunto nel 2025 non ha superato 15.000 euro – ma attenzione: se è dovuta l’IVAFE il quadro va compilato comunque.
    • Non solo i titolari diretti: anche chi ha la delega al prelievo su un conto estero, o chi risulta ‘titolare effettivo’ ai sensi della normativa antiriciclaggio, deve compilare il quadro W.
    • Triplice funzione: il quadro W assolve sia all’obbligo di monitoraggio fiscale sia al calcolo dell’IVIE (immobili), dell’IVAFE (prodotti finanziari) e dell’imposta sulle cripto-attività.
    • Beni in comunione o cointestati: ciascun intestatario compila il quadro per l’intero valore del bene, indicando la propria quota percentuale di possesso.

    Cos'è il monitoraggio fiscale e chi riguarda

    Se possiedi un conto bancario in Svizzera, un appartamento in Spagna, dei titoli presso una banca estera o anche solo delle cripto-valute, hai l’obbligo di comunicarlo all’Agenzia delle Entrate. Questo obbligo si chiama monitoraggio fiscale e nel modello 730/2026 si assolve compilando il quadro W – che corrisponde al quadro RW del modello Redditi PF.

    L’obbligo riguarda tutte le persone fisiche residenti in Italia che detengono all’estero investimenti o attività di natura finanziaria, indipendentemente da come li hanno acquisiti (acquisto, donazione, successione) e indipendentemente dal fatto che nel 2025 abbiano prodotto redditi. La regola è semplice: se a un certo punto dell’anno hai detenuto un bene all’estero, devi segnalarlo.

    Il quadro W serve anche a calcolare tre imposte specifiche legate al possesso di beni esteri: l’IVIE sugli immobili, l’IVAFE sui prodotti finanziari e l’imposta sulle cripto-attività. Se sei tenuto solo al monitoraggio e non devi pagare queste imposte, barri la colonna 16 ‘Solo monitoraggio’ e lasci vuote le caselle del calcolo dell’imposta.

    Cosa va dichiarato nel quadro W
    Tipo di bene Obbligo di monitoraggio Imposta collegata
    Immobili all'estero (case, terreni) Sempre, anche se non hanno prodotto reddito IVIE
    Conti correnti e libretti esteri Sì, salvo saldo massimo annuo non superiore a 15.000 euro (ma compilare se dovuta IVAFE) IVAFE
    Azioni, obbligazioni, fondi esteri Sempre IVAFE
    Cripto-attività (Bitcoin, NFT, ecc.) Sempre (anche tramite portafoglio digitale) Imposta sostitutiva cripto-attività
    Oggetti preziosi, imbarcazioni iscritte in registri esteri Sempre, anche se custoditi all'estero in cassetta di sicurezza Nessuna (solo monitoraggio)

    Esempio pratico

    • Tizio ha un conto corrente in Germania che a febbraio 2025 aveva un saldo massimo di 8.000 euro e da luglio è rimasto vuoto. Poiché il valore massimo non ha superato 15.000 euro e non è dovuta l’IVAFE, Tizio non è obbligato a compilare il quadro W per quel conto. Se invece il saldo avesse toccato anche solo una volta i 16.000 euro – anche per un giorno – l’obbligo di monitoraggio scatterebbe, e Tizio dovrebbe compilare il quadro W indicando il valore iniziale, il valore finale e il numero di giorni di detenzione.

    Documenti necessari

    • Estratti conto bancari esteri (per rilevare il valore massimo raggiunto nel 2025 e il valore medio di giacenza)
    • Atti di acquisto o successione relativi agli immobili esteri
    • Documentazione attestante il costo di acquisto delle attività finanziarie estere
    • Eventuali attestazioni dell’intermediario estero che certifichino che i prodotti finanziari sono infruttiferi
    • Codice fiscale degli altri cointestatari, se il bene è cointestato

    Caso 1 – Conto corrente estero con delega a un familiare

    Scenario. Caio è un lavoratore italiano. Suo padre, residente in Austria, gli ha dato la delega al prelievo su un conto austriaco con saldo medio di 30.000 euro. Caio non è il titolare del conto, ma può movimentarlo.

    Come si applica. Le istruzioni del 730/2026 chiariscono che sono tenuti al monitoraggio non solo i titolari diretti, ma anche chi ha la ‘disponibilità o la possibilità di movimentazione’, come un delegato al prelievo. Caio deve quindi compilare il quadro W per quel conto, indicando il codice 1 nella colonna 2 (soggetto delegato al prelievo) e riportare il valore medio di giacenza nella colonna 8.

    In pratica

    • Compilare il quadro W anche se non si è proprietari, purché si abbia la delega al prelievo o alla movimentazione.
    • Nella colonna 2 inserire il codice 1 (delegato) e nella colonna 8 il valore medio di giacenza del conto.
    • Barrare la colonna 16 ‘Solo monitoraggio’ se non è dovuta l’IVAFE.

    Caso 2 – Immobile all'estero non locato venduto a metà anno

    Scenario. Sempronio possedeva un appartamento in Portogallo. Lo ha venduto il 30 giugno 2025. Al momento della dichiarazione l’immobile non è più suo.

    Come si applica. Le istruzioni del 730/2026 prevedono che il quadro W vada compilato anche per gli investimenti non più posseduti al termine del periodo d’imposta, se li si è detenuti per qualsiasi periodo nel corso del 2025. Sempronio dovrà quindi compilare il quadro W per quell’appartamento, indicando il valore iniziale (al 1° gennaio 2025) e il valore al momento della cessione come valore finale, e riportare nella colonna 11 il numero di mesi di possesso (6 mesi, contando solo quelli con almeno 15 giorni di possesso).

    In pratica

    • L’obbligo di compilare il quadro W si estende a tutto il 2025, non solo al momento della dichiarazione.
    • Indicare nella colonna 7 il valore all’inizio dell’anno (o al primo giorno di detenzione) e nella colonna 8 il valore al termine del possesso.
    • Per l’IVIE: nella colonna 11 indicare i mesi di possesso, contando solo quelli in cui si è stati proprietari per almeno 15 giorni.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo compilare il quadro W se ho un conto Revolut o N26?

    Dipende dal Paese in cui è registrata la banca. Se la banca è registrata all’estero (anche in un altro Paese UE), il conto va considerato ‘estero’ ai fini del monitoraggio. Se il valore massimo raggiunto nel 2025 non supera 15.000 euro e non è dovuta l’IVAFE, sei esente dall’obbligo – altrimenti devi compilare il quadro W.

    Il quadro W va compilato anche se il conto estero era già vuoto il 31 dicembre 2025?

    Sì. L’obbligo di compilazione vale per tutto il periodo d’imposta, quindi anche se hai chiuso il conto o disinvestito nel corso del 2025. Nelle istruzioni si legge esplicitamente che l’obbligo ‘sussiste anche se il contribuente nel corso del periodo d’imposta ha totalmente disinvestito’.

    Cosa succede se non compilo il quadro W?

    Omettere il quadro W (o compilarlo in modo incompleto) espone a sanzioni per violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale. Si tratta di un adempimento separato e autonomo rispetto alla dichiarazione dei redditi ordinaria.

    Chi è il 'titolare effettivo' obbligato al monitoraggio?

    È chi, pur non essendo il titolare formale del bene, ne esercita il controllo effettivo secondo la normativa antiriciclaggio. Questa figura – ad esempio chi controlla una società estera che possiede un immobile – è tenuta al monitoraggio anche se non possiede direttamente nulla.

    Le attività gestite da intermediari italiani devono essere dichiarate?

    No. Se le attività estere sono affidate in gestione a intermediari residenti in Italia (banche, SIM, ecc.) e i redditi sono già stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari, non è necessario compilare il quadro W per quelle attività.

    Devo indicare le cripto-valute nel quadro W?

    Sì. Le cripto-attività vanno indicate nel quadro W indipendentemente dal valore, anche quando sono detenute tramite portafogli digitali, conti digitali o altri sistemi di archiviazione. Non è obbligatorio indicare il codice dello Stato estero per le valute virtuali.

  • Articolo 70 L. 184/1983: Sanzioni penali per omessa segnalazione abbandono

    Art. 70 L. 184/1983 – Sanzioni penali per omessa segnalazione abbandono

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. I pubblici ufficiali o gli incaricati di un pubblico servizio che omettono di riferire alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni sulle condizioni di ogni minore in situazione di abbandono di cui vengano a conoscenza in ragione del proprio ufficio, sono puniti ai sensi dell'articolo 328 del codice penale. Gli esercenti un servizio di pubblica necessità sono puniti con la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 500.000 a lire 2.500.000.

    2. I rappresentanti degli istituti di assistenza pubblici o privati che omettono di trasmettere semestralmente alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni l'elenco di tutti i minori ricoverati o assistiti, ovvero forniscono informazioni inesatte circa i rapporti familiari concernenti i medesimi, sono puniti con la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 500.000 a lire 5.000.000

  • Art. 272 Cod. Amb. – impianti e attività in deroga

    Art. 272 Cod. Amb. – impianti e attività in deroga

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Non sono sottoposti ad autorizzazione di cui al presente titolo gli stabilimenti in cui sono presenti esclusivamente impianti e attività elencati nella parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto. L’elenco si riferisce a impianti e ad attività le cui emissioni sono scarsamente rilevanti agli effetti dell’inquinamento atmosferico. Si applicano esclusivamente i valori limite di emissione e le prescrizioni specificamente previsti, per tali impianti e attività, dai piani e programmi o dalle normative di cui all’articolo 271, commi 3 e

    4. Al fine di stabilire le soglie di produzione e di consumo e le potenze termiche nominali indicate nella parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del presente decreto si deve considerare l’insieme degli impianti e delle attività che, nello stabilimento, ricadono in ciascuna categoria presente nell’elenco. Gli impianti che utilizzano i combustibili soggetti alle condizioni previste dalla parte II, sezioni 4 e 6, dell’Allegato X alla parte quinta del presente decreto, devono in ogni caso rispettare almeno i valori limite appositamente previsti per l’uso di tali combustibili nella parte II dell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto. Se in uno stabilimento sono presenti sia impianti o attività inclusi nell’elenco della parte I dell’allegato IV alla parte quinta del presente decreto, sia impianti o attività non inclusi nell’elenco, l’autorizzazione di cui al presente titolo considera solo quelli esclusi. Il presente comma si applica anche ai dispositivi mobili utilizzati all’interno di uno stabilimento da un gestore diverso da quello dello stabilimento o non utilizzati all’interno di uno stabilimento. Il gestore di uno stabilimento in cui i dispositivi mobili di un altro gestore sono collocati ed utilizzati in modo non occasionale deve comunque ricomprendere tali dispositivi nella domanda di autorizzazione dell’articolo 269 salva la possibilità di aderire alle autorizzazioni generali del comma 2 nei casi ivi previsti. L’autorità competente può altresì prevedere, con proprio provvedimento generale, che i gestori comunichino alla stessa o ad altra autorità da questa delegata, in via preventiva, la data di messa in esercizio dell’impianto o di avvio dell’attività ovvero, in caso di dispositivi mobili, la data di inizio di ciascuna campagna di utilizzo. Gli elenchi contenuti nell’allegato IV alla parte quinta del presente decreto possono essere aggiornati ed integrati, con le modalità di cui all’articolo 281, comma 5, anche su indicazione delle regioni, delle province autonome e delle associazioni rappresentative di categorie produttive.

    1-bis. Per gli impianti previsti dal comma 1, ove soggetti a valori limite di emissione applicabili ai sensi del medesimo comma, la legislazione regionale di cui all’articolo 271, comma 3, individua i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni da utilizzare nei controlli e può imporre obblighi di monitoraggio di competenza del gestore. Per gli impianti di combustione previsti dal comma 1, ove soggetti a valori limite di emissione applicabili ai sensi del medesimo comma, l’autorità competente per il controllo può decidere di non effettuare o di limitare i controlli sulle emissioni se il gestore dispone di una dichiarazione di conformità dell’impianto rilasciata dal costruttore che attesta la conformità delle emissioni ai valori limite e se, sulla base di un controllo documentale, risultano regolarmente applicate le apposite istruzioni tecniche per l’esercizio e per la manutenzione previste dalla dichiarazione. La decisione dell’autorità competente per il controllo è ammessa solo se la dichiarazione riporta le istruzioni tecniche per l’esercizio e la manutenzione dell’impianto e le altre informazioni necessarie a rispettare i valori limite, quali le configurazioni impiantistiche e le modalità di gestione idonee, il regime di esercizio ottimale, le caratteristiche del combustibile ed i sistemi di regolazione.

    2. L’autorità competente può adottare autorizzazioni di carattere generale riferite a stabilimenti oppure a categorie di impianti e attività, nelle quali sono stabiliti i valori limite di emissione, le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio e i combustibili utilizzati, i tempi di adeguamento, i metodi di campionamento e di analisi e la periodicità dei controlli. Può inoltre stabilire apposite prescrizioni finalizzate a predefinire i casi e le condizioni in cui il gestore è tenuto a captare e convogliare le emissioni ai sensi dell’articolo

    270. Al di fuori di tali casi e condizioni l’articolo 270 non si applica agli impianti degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione generale. I valori limite di emissione e le prescrizioni sono stabiliti in conformità all’articolo 271, commi da 5 a

    7. L’autorizzazione generale stabilisce i requisiti della domanda di adesione e può prevedere appositi modelli semplificati di domanda, nei quali le quantità e le qualità delle emissioni sono deducibili dalle quantità di materie prime ed ausiliarie utilizzate. Le autorizzazioni generali sono adottate con priorità per gli stabilimenti in cui sono presenti le tipologie di impianti e di attività elencate alla Parte II dell’allegato IV alla Parte Quinta. Al fine di stabilire le soglie di produzione e di consumo e le potenze termiche nominali indicate nella parte II dell’allegato IV alla Parte Quinta si deve considerare l’insieme degli impianti e delle attività che, nello stabilimento, ricadono in ciascuna categoria presente nell’elenco. I gestori degli stabilimenti per cui è stata adottata una autorizzazione generale possono comunque presentare domanda di autorizzazione ai sensi dell’articolo

    269. L’installazione di stabilimenti in cui sono presenti anche impianti e attività non previsti in autorizzazioni generali è soggetta alle autorizzazioni di cui all’articolo

    269. L’installazione di stabilimenti in cui sono presenti impianti e attività previsti in più autorizzazioni generali è ammessa previa contestuale procedura di adesione alle stesse. In stabilimenti dotati di autorizzazioni generali è ammessa, previa procedura di adesione, l’installazione di impianti e l’avvio di attività previsti in altre autorizzazioni generali. In caso di convogliamento delle emissioni prodotte da impianti previsti da diverse autorizzazioni generali in punti di emissione comuni, si applicano i valori limite più severi prescritti in tali autorizzazioni per ciascuna sostanza interessata. In stabilimenti dotati di un’autorizzazione prevista all’articolo 269, è ammessa, previa procedura di adesione, l’installazione di impianti e l’avvio di attività previsti nelle autorizzazioni generali, purché la normativa regionale o le autorizzazioni generali stabiliscano requisiti e condizioni volti a limitare il numero massimo o l’entità delle modifiche effettuabili mediante tale procedura per singolo stabilimento; l’autorità competente provvede ad aggiornare l’autorizzazione prevista all’articolo 269 sulla base dell’avvenuta adesione.

    3. Ai fini previsti dal comma 2, almeno quarantacinque giorni prima dell’installazione il gestore invia all’autorità competente una domanda di adesione all’autorizzazione generale corredata dai documenti ivi prescritti. La domanda di adesione individua specificamente gli impianti e le attività a cui fare riferimento nell’ambito delle autorizzazioni generali vigenti. L’autorità che riceve la domanda può, con proprio provvedimento, negare l’adesione nel caso in cui non siano rispettati i requisiti previsti dall’autorizzazione generale o i requisiti previsti dai piani e dai programmi o dalla legislazione regionale di cui all’articolo 271, commi 3 e 4, o in presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che richiedono una particolare tutela ambientale. Alla domanda di adesione può essere allegata la comunicazione relativa alla messa in esercizio prevista all’articolo 269, comma 6, che può avvenire dopo un periodo di quarantacinque giorni dalla domanda stessa. La procedura si applica anche nel caso in cui il gestore intenda effettuare una modifica dello stabilimento. Resta fermo l’obbligo di sottoporre lo stabilimento alle autorizzazioni previste all’articolo 269 in caso di modifiche relative all’installazione di impianti o all’avvio di attività non previsti nelle autorizzazioni generali. L’autorizzazione generale si applica a chi vi ha aderito, anche se sostituita da successive autorizzazioni generali, per un periodo pari ai quindici anni successivi all’adesione. Non hanno effetto su tale termine le domande di adesione relative alle modifiche dello stabilimento. Almeno quarantacinque giorni prima della scadenza di tale periodo il gestore presenta una domanda di adesione all’autorizzazione generale vigente, corredata dai documenti ivi prescritti. L’autorità competente procede, almeno ogni quindici anni, al rinnovo delle autorizzazioni generali adottate ai sensi del presente articolo. Le procedure e le tempistiche previste dal presente articolo si applicano in luogo di quelle previste dalle norme generali vigenti in materia di comunicazioni amministrative e silenzio assenso.

    3-bis. Le autorizzazioni di carattere generale adottate per gli stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di combustione, anche insieme ad altri impianti e attività, devono disciplinare anche le voci previste all’allegato I, Parte IV-bis, alla Parte Quinta, escluse quelle riportate alle lettere a), g) e h). Le relative domande di adesione devono contenere tutti i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis, alla Parte Quinta.

    4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano nel caso in cui siano utilizzate, nei cicli produttivi da cui originano le emissioni, le sostanze o le miscele con indicazioni di pericolo H350, H340, H350i, H360D, H360F, H360FD, H360Df e H360Fd o quelle classificate estremamente preoccupanti, ai sensi della normativa europea vigente in materia di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele. Nel caso in cui, a seguito di una modifica della classificazione di una sostanza, uno o più impianti o attività ricompresi in autorizzazioni generali siano soggetti al divieto previsto al presente comma, il gestore deve presentare all’autorità competente, entro tre anni dalla modifica della classificazione, una domanda di autorizzazione ai sensi dell’articolo

    269. In caso di mancata presentazione, lo stabilimento si considera in esercizio senza autorizzazione.

    4-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    5. Il presente titolo non si applica agli stabilimenti destinati alla difesa nazionale, fatto salvo quanto previsto al comma 5-bis, ed alle emissioni provenienti da sfiati e ricambi d’aria esclusivamente adibiti alla protezione e alla sicurezza degli ambienti di lavoro in relazione alla temperatura, all’umidità e ad altre condizioni attinenti al microclima di tali ambienti. Sono in tutti i casi soggette al presente titolo le emissioni provenienti da punti di emissione specificamente destinati all’evacuazione di sostanze inquinanti dagli ambienti di lavoro. Il presente titolo non si applica inoltre a valvole di sicurezza, dischi di rottura e altri dispositivi destinati a situazioni critiche o di emergenza, salvo quelli che l’autorità competente stabilisca di disciplinare nell’autorizzazione. Sono comunque soggetti al presente titolo gli impianti che, anche se messi in funzione in caso di situazioni critiche o di emergenza, operano come parte integrante del ciclo produttivo dello stabilimento. Agli impianti di distribuzione dei carburanti si applicano esclusivamente le pertinenti disposizioni degli articoli 276 e

    277. 5-bis. Sono soggetti ad autorizzazione gli stabilimenti destinati alla difesa nazionale in cui sono ubicati medi impianti di combustione. L’autorizzazione dello stabilimento prevede valori limite e prescrizioni solo per tali impianti:

  • TFS dipendenti pubblici 2026: quando arriva la liquidazione? caso pratico

    In sintesi

    • Il TFS non viene pagato al momento dell’uscita tramite APE sociale, ma in un momento successivo
    • Il pagamento avviene quando il dipendente avrebbe maturato il diritto al TFS secondo la disciplina ordinaria
    • La norma di riferimento è l’art. 24 del D.L. 201/2011 (riforma Fornero), convertito in L. 214/2011
    • La disciplina si applica ai dipendenti pubblici ex D.Lgs. 165/2001 e al personale degli enti di ricerca
    • Il TFS rimane soggetto a tassazione separata ai sensi degli artt. 17 e 19 TUIR

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 191 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 30 dicembre 2025, stabilisce che i dipendenti pubblici (D.Lgs. 165/2001) e il personale degli enti pubblici di ricerca che accedono all’APE sociale percepiscono il TFS ‘al momento in cui avrebbero maturato il diritto’ alla corresponsione, secondo le disposizioni dell’art. 24 del D.L. 201/2011, e secondo la disciplina vigente in materia di TFS.

    Approfondimento normativo completo: Comma 191 LB26: TFS pubblico impiego pagato al momento del dirit.

    Il differimento del TFS per i dipendenti pubblici che accedono all'APE sociale

    Il comma 191 della legge di bilancio 2026 affronta una questione cruciale per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che accedono alla pensione anticipata tramite l’APE sociale: il momento in cui viene corrisposto il trattamento di fine servizio (TFS). A differenza del TFR nel settore privato, il TFS pubblico segue regole proprie che prevedono un differimento rispetto alla data di cessazione.

    La norma stabilisce che il TFS viene corrisposto ‘al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione’ secondo le disposizioni dell’articolo 24 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetta riforma Fornero), convertito con modificazioni dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214. Questo significa che il lavoratore pubblico che anticipa l’uscita tramite APE sociale non percepisce il TFS prima di quanto avrebbe fatto uscendo in pensione per la via ordinaria.

    Il riferimento all’art. 24 del D.L. 201/2011 è fondamentale perché quella norma disciplina i tempi di corresponsione del TFS in base alla causa di cessazione del rapporto: pensionamento di vecchiaia, pensionamento anticipato o altre cause. La liquidazione del TFS mantiene la tassazione separata ai sensi degli artt. 17 e 19 del TUIR, con aliquota calcolata sulla media del reddito del biennio precedente.

    Cosa verificare prima di uscire con APE sociale come dipendente pubblico

    • Calcolare la data in cui si maturerebbe il diritto al TFS secondo l’art. 24 D.L. 201/2011
    • Verificare la propria categoria (D.Lgs. 165/2001 o ente di ricerca) per confermare l’applicabilità del comma 191
    • Stimare l’importo lordo del TFS e l’aliquota di tassazione separata applicabile (artt. 17-19 TUIR)
    • Valutare l’impatto del differimento del TFS sul piano finanziario personale
    • Confrontare l’uscita tramite APE sociale con la pensione ordinaria in termini di TFS e rata mensile

    Caso 1: Tizio, funzionario ministeriale che anticipa di alcuni anni

    Scenario. Tizio è un funzionario di un ministero, dipendente pubblico ex D.Lgs. 165/2001, che accede all’APE sociale 2026 prima di raggiungere l’età della pensione di vecchiaia ordinaria. Secondo la disciplina dell’art. 24 del D.L. 201/2011, in caso di pensionamento anticipato il TFS è corrisposto dopo un periodo che dipende dalla causa di cessazione. Il TFS lordo ipotetico ammonta a 80.000 euro a titolo puramente esemplificativo.

    Come si legge in pratica. Il comma 191 stabilisce che Tizio percepirà il TFS ‘al momento in cui avrebbe maturato il diritto’ secondo l’art. 24 del D.L. 201/2011. Tizio non riceve il TFS alla cessazione del rapporto: lo riceverà secondo i tempi che si sarebbero applicati anche se fosse uscito con la pensione ordinaria. La norma mantiene inalterata la tempistica del TFS rispetto alla disciplina ordinaria: l’anticipo pensionistico tramite APE sociale non accelera il pagamento della liquidazione. L’importo ipotetico di 80.000 euro sarà tassato separatamente con l’aliquota media IRPEF del biennio precedente ai sensi dell’art. 19 TUIR. Tizio deve pianificare finanziariamente tenendo conto di questo differimento.

    Riepilogo Caso 1

    • Qualifica: funzionario ministeriale – dipendente pubblico ex D.Lgs. 165/2001
    • Uscita con APE sociale: anticipo rispetto alla pensione ordinaria
    • Momento di corresponsione TFS: secondo i tempi dell’art. 24 D.L. 201/2011 – non all’uscita
    • TFS lordo ipotetico esemplificativo: 80.000 euro, soggetto a tassazione separata
    • Esito: TFS differito; pianificare il divario temporale tra pensione APE e liquidazione

    Caso 2: Caia, ricercatrice di un ente pubblico di ricerca

    Scenario. Caia è ricercatrice presso un ente pubblico di ricerca rientrante nella disciplina del D.Lgs. 165/2001 e accede all’APE sociale 2026 dopo aver maturato i requisiti previsti dai commi 186-189 della legge di bilancio 2026. Ha cessato il rapporto di lavoro. Vuole sapere quando riceverà il TFS e quale normativa governa i tempi di pagamento.

    Come si legge in pratica. Il comma 191 include espressamente anche il personale degli enti pubblici di ricerca, equiparandolo ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche ai fini del differimento del TFS. Caia percepirà il TFS al momento in cui avrebbe maturato il diritto alla corresponsione ‘secondo le disposizioni dell’articolo 24 del decreto-legge 201/2011’ e in base alla disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio. La norma non introduce termini diversi rispetto alla disciplina ordinaria: la data esatta dipende dalla causa di cessazione e dall’applicazione concreta dell’art. 24 D.L. 201/2011 alla sua posizione specifica, che andrà verificata con il proprio ente previdenziale di riferimento.

    Riepilogo Caso 2

    • Qualifica: ricercatrice ente pubblico di ricerca – espressamente inclusa nel comma 191
    • Uscita: tramite APE sociale con requisiti ex commi 186-189 LB 2026
    • Disciplina applicabile: art. 24 D.L. 201/2011 e normativa vigente TFS
    • Momento corresponsione TFS: quello che si sarebbe applicato con la pensione ordinaria
    • Esito: TFS differito; verificare tempi esatti con l’ente previdenziale di riferimento

    Caso 3: Sempronio, dipendente di ente locale che valuta l'uscita

    Scenario. Sempronio, 62 anni, dipendente di un comune (ente locale rientrante nel D.Lgs. 165/2001), sta valutando se uscire con l’APE sociale 2026 o attendere la pensione anticipata ordinaria. Nel caso dell’uscita con APE, si chiede se il TFS sarebbe pagato prima o se il differimento è lo stesso che avrebbe con la pensione anticipata ordinaria.

    Come si legge in pratica. Il comma 191 stabilisce che il TFS è corrisposto ‘al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione delle stesse secondo le disposizioni dell’articolo 24 del decreto-legge 201/2011’. La logica della norma è di neutralità: l’uscita tramite APE sociale non accelera né ritarda il TFS rispetto alla disciplina ordinaria; il lavoratore percepisce la liquidazione esattamente quando l’avrebbe percepita seguendo il percorso pensionistico standard previsto dall’art. 24 D.L. 201/2011. Sempronio deve quindi confrontare i tempi di liquidazione del TFS previsti dall’art. 24 per la propria causa di cessazione, indipendentemente dalla scelta tra APE sociale e pensione ordinaria: la variabile rilevante per il TFS non è il tipo di pensionamento ma la causa di cessazione e la data di maturazione del diritto secondo quella norma.

    Riepilogo Caso 3

    • Qualifica: dipendente di ente locale – rientra nel D.Lgs. 165/2001, comma 191 applicabile
    • Scelta valutata: APE sociale 2026 vs pensione anticipata ordinaria
    • TFS con APE sociale: corrisposto secondo art. 24 D.L. 201/2011, come per la pensione ordinaria
    • Differenza nei tempi del TFS tra APE e pensione ordinaria: nessuna secondo il comma 191
    • Esito: la variabile TFS è neutra nella scelta; valutare l’impatto sulla rata mensile pensionistica

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    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Perché i dipendenti pubblici non ricevono il TFS subito alla pensione?

    La corresponsione differita del TFS per i dipendenti pubblici è una regola strutturale introdotta dall’art. 24 del D.L. 201/2011 (riforma Fornero) e confermata dal comma 191 della legge di bilancio 2026. La ratio è di natura finanziaria: il differimento alleggerisce il carico immediato sulle casse pubbliche. A differenza del TFR nel settore privato, il TFS pubblico segue tempi determinati dalla causa di cessazione del rapporto e non dalla data di effettiva cessazione.

    Il TFS differito è rivalutato nel periodo di attesa?

    Il comma 191 non introduce disposizioni specifiche sulla rivalutazione del TFS nel periodo di differimento: rinvia alla ‘disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato’. La rivalutazione – se prevista – segue quindi le regole ordinarie del contratto collettivo e della normativa di settore applicabile al singolo comparto del pubblico impiego. Verificare con il proprio ente datore di lavoro.

    Qual è la tassazione applicata al TFS dei dipendenti pubblici?

    Il TFS è soggetto a tassazione separata ai sensi degli artt. 17 e 19 del TUIR, come richiamato dalle norme modificate dal comma 191. L’aliquota si calcola sulla media del reddito complessivo del biennio precedente l’anno di percezione. La tassazione separata è applicata dal sostituto d’imposta (l’ente datore di lavoro) al momento dell’erogazione, salvo conguaglio eventuale in sede di dichiarazione dei redditi.

    Il comma 191 si applica a tutti i dipendenti pubblici o solo ad alcune categorie?

    Il comma 191 si applica ai lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui agli artt. 1, comma 2 e 70, comma 4 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, nonché al personale degli enti pubblici di ricerca. Sono inclusi i dipendenti di ministeri, enti locali, aziende sanitarie pubbliche e altri enti rientranti in quell’ambito. L’applicabilità va verificata caso per caso in base alla classificazione dell’ente datore di lavoro.

    Cosa cambia per il TFS rispetto a chi va in pensione senza APE sociale?

    Secondo il comma 191, i tempi di corresponsione del TFS per chi esce tramite APE sociale sono gli stessi che avrebbe avuto con la pensione ordinaria: la norma richiama espressamente l’art. 24 del D.L. 201/2011 come riferimento temporale. L’APE sociale non accelera il pagamento del TFS: il lavoratore pubblico che anticipa l’uscita non ottiene la liquidazione prima di quanto avrebbe fatto con il percorso pensionistico standard.

  • Art. 271 Cod. Amb. – Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le attività

    Art. 271 Cod. Amb. – Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le attività

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il presente articolo disciplina i valori di emissione e le prescrizioni da applicare agli impianti ed alle attività degli stabilimenti.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    3. La normativa delle regioni e delle province autonome in materia di valori limite e di prescrizioni per le emissioni in atmosfera degli impianti e delle attività deve tenere conto, ove esistenti, dei piani e programmi di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa. Restano comunque in vigore le normative adottate dalle regioni o dalle province autonome in conformità al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 , ed al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 luglio 1989, in cui si stabiliscono appositi valori limite di emissione e prescrizioni. Per tutti gli impianti e le attività previsti dall’articolo 272, comma 1, la regione o la provincia autonoma, può stabilire, anche con legge o provvedimento generale, sulla base delle migliori tecniche disponibili, appositi valori limite di emissione e prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio e i combustibili utilizzati. Con legge o provvedimento generale la regione o la provincia autonoma può inoltre stabilire, ai fini della valutazione dell’entità della diluizione delle emissioni, portate caratteristiche di specifiche tipologie di impianti.

    4. I piani e i programmi di qualità dell’aria previsti dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n.155 possono stabilire appositi valori limite di emissione e prescrizioni più restrittivi di quelli contenuti negli Allegati I, II e III e V alla parte quinta del presente decreto, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio, purché ciò sia necessario al perseguimento ed al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria.

    5. Per gli impianti e le attività degli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 o nuovi l’autorizzazione stabilisce i valori limite di emissione e le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio ed i combustibili utilizzati, a seguito di un’istruttoria che si basa sulle migliori tecniche disponibili e sui valori e sulle prescrizioni fissati nelle normative di cui al comma 3 e nei piani e programmi di cui al comma

    4. A tal fine possono essere altresì considerati, in relazione agli stabilimenti previsti dal presente titolo, i BAT-AEL e le tecniche previste nelle conclusioni sulle BAT pertinenti per tipologia di impianti e attività, anche se riferiti ad installazioni di cui al titolo III-bis alla Parte Seconda. Si devono altresì valutare il complesso di tutte le emissioni degli impianti e delle attività presenti, le emissioni provenienti da altre fonti e lo stato di qualità dell’aria nella zona interessata. I valori limite di emissione e le prescrizioni fissati sulla base di tale istruttoria devono essere non meno restrittivi di quelli previsti dagli Allegati I, II, III e V alla parte quinta del presente decreto e di quelli applicati per effetto delle autorizzazioni soggette al rinnovo.

    5-bis. Per gli impianti e le attività degli stabilimenti a tecnologia avanzata nella produzione di biocarburanti, i criteri per la fissazione dei valori limite di emissione sono fissati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro della salute.

    5-ter. COMMA ABROGATO DAL D.LGS 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    6. Per le sostanze per cui non sono fissati valori di emissione, l’autorizzazione stabilisce appositi valori limite con riferimento a quelli previsti per sostanze simili sotto il profilo chimico e aventi effetti analoghi sulla salute e sull’ambiente.

    7. L’autorizzazione degli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi può sempre stabilire, per effetto dell’istruttoria prevista dal comma 5, valori limite e prescrizioni più severi di quelli contenuti negli allegati I, II, III e V alla parte quinta del presente decreto, nelle normative di cui al comma 3 e nei piani e programmi di cui al comma

    4.

    7-bis. Le emissioni delle sostanze classificate come cancerogene o tossiche per la riproduzione o mutagene (H340, H350, H360) e delle sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevata devono essere limitate nella maggior misura possibile dal punto di vista tecnico e dell’esercizio. Dette sostanze e quelle classificate estremamente preoccupanti dal regolamento (CE) n. 1907/2006, del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 , concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) devono essere sostituite non appena tecnicamente ed economicamente possibile nei cicli produttivi da cui originano emissioni delle sostanze stesse. Ogni cinque anni, a decorrere dalla data di rilascio o di rinnovo dell’autorizzazione i gestori degli stabilimenti o delle installazioni in cui le sostanze previste dal presente comma sono utilizzate nei cicli produttivi da cui originano le emissioni inviano all’autorità competente una relazione con la quale si analizza la disponibilità di alternative, se ne considerano i rischi e si esamina la fattibilità tecnica ed economica della sostituzione delle predette sostanze. Sulla base della relazione di cui al precedente periodo, l’autorità competente può richiedere la presentazione di una domanda di aggiornamento o di rinnovo dell’autorizzazione. In caso di stabilimenti o di installazioni in cui le sostanze o le miscele utilizzate nei cicli produttivi da cui originano le emissioni ricadono nel presente comma a seguito di una modifica della classificazione delle stesse sostanze o miscele, il gestore presenta, entro tre anni dalla modifica, una domanda di autorizzazione volta all’adeguamento alle disposizioni del presente comma, allegando alla stessa domanda la relazione di cui al terzo periodo.

    8. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    9. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    10. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    11. I valori limite di emissione e il tenore volumetrico dell’ossigeno di riferimento si riferiscono al volume di effluente gassoso rapportato alle condizioni normali, previa detrazione, salvo quanto diversamente indicato nell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto, del tenore volumetrico di vapore acqueo.

    12. Salvo quanto diversamente indicato nell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto, il tenore volumetrico dell’ossigeno di riferimento è quello derivante dal processo. Se nell’emissione il tenore volumetrico di ossigeno è diverso da quello di riferimento, le concentrazioni misurate devono essere corrette mediante la seguente formula: Parte di provvedimento in formato grafico

    13. I valori limite di emissione si riferiscono alla quantità di emissione diluita nella misura che risulta inevitabile dal punto di vista tecnologico e dell’esercizio. In caso di ulteriore diluizione dell’emissione le concentrazioni misurate devono essere corrette mediante la seguente formula: Parte di provvedimento in formato grafico

    14. Salvo quanto diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, i valori limite di emissione si applicano ai periodi di normale funzionamento dell’impianto, intesi come i periodi in cui l’impianto è in funzione con esclusione dei periodi di avviamento e di arresto e dei periodi in cui si verificano anomalie o guasti tali da non permettere il rispetto dei valori stessi. L’autorizzazione può stabilire specifiche prescrizioni per tali periodi di avviamento e di arresto e per l’eventualità di tali anomalie o guasti ed individuare gli ulteriori periodi transitori nei quali non si applicano i valori limite di emissione. In caso di emissione di sostanze di cui all’ articolo 272, comma 4, l’autorizzazione, ove tecnicamente possibile, deve stabilire prescrizioni volte a consentire la stima delle quantità di tali sostanze emesse durante i periodi in cui si verificano anomalie o guasti o durante gli altri periodi transitori e fissare appositi valori limite di emissione, riferiti a tali periodi, espressi come flussi di massa annuali. Se si verifica un’anomalia o un guasto tale da non permettere il rispetto di valori limite di emissione, l’autorità competente deve essere informata entro le otto ore successive e può disporre la riduzione o la cessazione delle attività o altre prescrizioni, fermo restando l’obbligo del gestore di procedere al ripristino funzionale dell’impianto nel più breve tempo possibile. Si applica, in tali casi, la procedura prevista al comma

    20-ter. Il gestore è comunque tenuto ad adottare tutte le precauzioni opportune per ridurre al minimo le emissioni durante le fasi di avviamento e di arresto e per assicurare che la durata di tali fasi sia la minore possibile. Sono fatte salve le diverse disposizioni contenute nella parte quinta del presente decreto per specifiche tipologie di impianti. Non costituiscono in ogni caso periodi di avviamento o di arresto i periodi di oscillazione che si verificano regolarmente nello svolgimento della funzione dell’impianto.

    15. Il presente articolo si applica anche ai grandi impianti di combustione di cui all’articolo 273, ai medi impianti di combustione di cui all’articolo 273-bis ed agli impianti e alle attività di cui all’articolo

    275. 16. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    17. L’allegato VI alla Parte Quinta stabilisce i criteri per i controlli da parte dell’autorità e per il monitoraggio delle emissioni da parte del gestore. In sede di rilascio, rinnovo e riesame delle autorizzazioni previste dal presente titolo l’autorità competente individua i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni da utilizzare nel monitoraggio di competenza del gestore sulla base delle pertinenti norme tecniche CEN o, ove queste non siano disponibili, sulla base delle pertinenti norme tecniche nazionali, oppure, ove anche queste ultime non siano disponibili, sulla base delle pertinenti norme tecniche ISO o di altre norme internazionali o delle norme nazionali previgenti. I controlli, da parte dell’autorità o degli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), e l’accertamento del superamento dei valori limite di emissione sono effettuati sulla base dei metodi specificamente indicati nell’autorizzazione per il monitoraggio di competenza del gestore o, se l’autorizzazione non indica specificamente i metodi, sulla base di uno tra i metodi sopra elencati, oppure attraverso un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni conforme all’allegato VI alla Parte Quinta che rispetta le procedure di garanzia di qualità delle norma UNI EN 14181, qualora la relativa installazione sia prevista dalla normativa nazionale o regionale o qualora l’autorizzazione preveda che tale sistema sia utilizzato anche ai fini dei controlli dell’autorità.

    18. L’autorizzazione stabilisce, per il monitoraggio delle emissioni di competenza del gestore, l’esecuzione di misure periodiche basate su metodi discontinui o l’utilizzo di sistemi di monitoraggio basati su metodi in continuo. Il gestore effettua il monitoraggio di propria competenza sulla base dei metodi e dei sistemi di monitoraggio indicati nell’autorizzazione e mette i risultati a disposizione dell’autorità competente per il controllo nei modi previsti dall’Allegato VI alla parte quinta del presente decreto e dall’autorizzazione; in caso di ricorso a metodi o a sistemi di monitoraggio diversi o non conformi alle prescrizioni dell’autorizzazione, i risultati della relativa applicazione non sono validi ai sensi ed agli effetti del presente titolo e si applica la pena prevista dall’ articolo 279, comma 2-bis .

    19. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    20. Si verifica un superamento dei valori limite di emissione, ai fini del reato di cui all’articolo 279, comma 2, soltanto se i controlli effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), accertano una difformità tra i valori misurati e i valori limite prescritti, sulla base di metodi di campionamento e di analisi o di sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni conformi ai requisiti previsti al comma

    17. Le difformità accertate nel monitoraggio di competenza del gestore devono essere da costui specificamente comunicate all’autorità competente e all’autorità competente per il controllo entro 24 ore dall’accertamento. L’autorizzazione stabilisce i casi in cui devono essere comunicate anche le difformità relative ai singoli valori che concorrono alla valutazione dei valori limite su base media o percentuale.

    20-bis. Se si accerta, nel corso dei controlli effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), la non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti, l’autorità competente impartisce al gestore, con ordinanza, prescrizioni dirette al ripristino della conformità nel più breve tempo possibile, sempre che tali prescrizioni non possano essere imposte sulla base di altre procedure previste dalla vigente normativa. La cessazione dell’esercizio dell’impianto deve essere sempre disposta se la non conformità può determinare un pericolo per la salute umana o un significativo peggioramento della qualità dell’aria a livello locale.

    20-ter. Il gestore che, nel corso del monitoraggio di propria competenza, accerti la non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti deve procedere al ripristino della conformità nel più breve tempo possibile. In tali casi, l’autorità competente impartisce al gestore prescrizioni dirette al ripristino della conformità, fissando un termine per l’adempimento, e stabilisce le condizioni per l’esercizio dell’impianto fino al ripristino. La continuazione dell’esercizio non è in tutti i casi concessa se la non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti può determinare un pericolo per la salute umana o un significativo peggioramento della qualità dell’aria a livello locale. Nel caso in cui il gestore non osservi la prescrizione entro il termine fissato si applica, per tale inadempimento, la sanzione prevista all’articolo 279, comma 2.

  • Art. 270 Cod. Amb. – Individuazione degli impianti e convogliamento delle emissioni

    Art. 270 Cod. Amb. – Individuazione degli impianti e convogliamento delle emissioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. In sede di autorizzazione fatto salvo quanto previsto all’articolo 272,fatto salvo quanto previsto all’articolo 272, l’autorità competente verifica se le emissioni diffuse di ciascun impianto e di ciascuna attività sono tecnicamente convogliabili sulla base delle migliori tecniche disponibili e sulla base delle pertinenti prescrizioni dell’Allegato I alla parte quinta del presente decreto e, in tal caso, ne dispone la captazione ed il convogliamento.

    2. In presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che richiedono una particolare tutela ambientale, l’autorità competente dispone la captazione ed il convogliamento delle emissioni diffuse ai sensi del comma 1 anche se la tecnica individuata non soddisfa il requisito della disponibilità di cui all’articolo 268, comma 1, lettera aa), numero 2).

    3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    4. Se più impianti con caratteristiche tecniche e costruttive simili, aventi emissioni con caratteristiche chimico-fisiche omogenee e localizzati nello stesso stabilimento sono destinati a specifiche attività tra loro identiche, l’autorità competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed economiche, può considerare gli stessi come un unico impianto disponendo il convogliamento ad un solo punto di emissione. L’autorità competente deve, in qualsiasi caso, considerare tali impianti come un unico impianto ai fini della determinazione dei valori limite di emissione. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 282, comma

    2. 5. In caso di emissioni convogliate o di cui è stato disposto il convogliamento, ciascun impianto deve avere un solo punto di emissione, fatto salvo quanto previsto nei commi 6 e

    7. Salvo quanto diversamente previsto da altre disposizioni del presente titolo, i valori limite di emissione si applicano a ciascun punto di emissione.

    6. Ove non sia tecnicamente possibile, anche per ragioni di sicurezza, assicurare il rispetto del comma 5, l’autorità competente può consentire un impianto avente più punti di emissione. In tal caso, i valori limite di emissione espressi come flusso di massa, fattore di emissione e percentuale sono riferiti al complesso delle emissioni dell’impianto e quelli espressi come concentrazione sono riferiti alle emissioni dei singoli punti. L’autorizzazione può prevedere che i valori limite di emissione si riferiscano alla media ponderata delle emissioni di sostanze inquinanti uguali o appartenenti alla stessa classe ed aventi caratteristiche chimiche omogenee, provenienti dai diversi punti di emissione dell’impianto; in tal caso, il flusso di massa complessivo dell’impianto non può essere superiore a quello che si avrebbe se i valori limite di emissione si applicassero ai singoli punti di emissione.

    7. Ove opportuno, l’autorità competente, tenuto conto delle condizioni tecniche ed economiche, può consentire il convogliamento delle emissioni di più impianti in uno o più punti di emissione comuni, purché le emissioni di tutti gli impianti presentino caratteristiche chimico-fisiche omogenee. In tal caso a ciascun punto di emissione comune si applica il più restrittivo dei valori limite di emissione espressi come concentrazione previsti per i singoli impianti e, se del caso, si prevede un tenore di ossigeno di riferimento coerente con i flussi inviati a tale punto. L’autorizzazione stabilisce apposite prescrizioni volte a limitare la diluizione delle emissioni ai sensi dell’articolo 269, comma 4, lettera b).

    8. L’adeguamento alle disposizioni del comma 5 o, ove ciò non sia tecnicamente possibile, alle disposizioni dei commi 6 e 7 è realizzato entro i tre anni successivi al primo rinnovo o all’ottenimento dell’autorizzazione ai sensi dell’ articolo 281 o dell’articolo 272, comma 3, ovvero nel più breve termine stabilito dall’autorizzazione. Ai fini dell’applicazione dei commi 4, 5, 6 e 7 l’autorità competente tiene anche conto della documentazione elaborata dalla commissione di cui all’articolo 281, comma

    9. 8-bis. Il presente articolo si applica anche ai grandi impianti di combustione ed ai medi impianti di combustione, ferme restando le specifiche disposizioni in materia di aggregazione degli impianti previste all’articolo 273, commi 9 e 10, e all’articolo 273-bis, commi 8 e 9.

  • CCNL Alimentari e Panificazione Artigianato: welfare, San.Arti. e Fon.Te.

    CCNL Alimentari e Panificazione (Artigianato)

    Welfare, sanità integrativa e bilateralità nel CCNL Alimentari e Panificazione Artigianato

    Il sistema di bilateralità artigiana è una specificità del settore: San.Arti., Fon.Te. ed EBNA formano un insieme di tutele integrative alla previdenza pubblica, finanziate da contributi contrattuali obbligatori per le imprese aderenti.

    In sintesi

    Il CCNL si inserisce nel sistema di bilateralità artigiana: EBNA (ente bilaterale nazionale), San.Arti. (fondo sanitario, 10,42 €/mese a carico datore), Fon.Te. (pensione complementare, 1,50% aziendale + 1% lavoratore dal 2025). Le aziende non aderenti devono versare un EAR di 25 €/mese per 13 mensilità per ciascun lavoratore.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confartigianato Alimentazione · CNA Agroalimentare · Casartigiani · CLAAI · Flai-Cgil · Fai-Cisl · Uila-Uil
    Rinnovo
    6 giugno 2024 (CCNL base: 6 dicembre 2021)
    Vigenza
    1° gennaio 2023 – 31 dicembre 2026
    Fondo sanitario
    San.Arti. (Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa artigianato)
    Fondo pensione
    Fon.Te. (fondo pensione complementare negoziale)
    Ente bilaterale nazionale
    EBNA (Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato)

    Tabella riepilogativa: il sistema di bilateralità artigiana

    Contributi bilateralità e welfare – CCNL Alimentari e Panificazione Artigianato
    Istituto Contributo aziendale Contributo lavoratore Destinatari
    San.Arti. (sanità integrativa) 10,42 €/mese × 12 Non previsto Lavoratori T.I., apprendisti, T.D. ≥12 mesi
    Fon.Te. (pensione complementare) 1,50% retribuzione TFR (dal 1.1.2025) 1,00% retribuzione TFR Tutti i lavoratori (prime assunzioni dal 1/7/2026: adesione automatica; prima, silenzio-assenso)
    EBNA (bilateralità nazionale) Definita a livello territoriale Definita a livello territoriale Imprese aderenti
    EAR (se non aderisce a bilateralità) 25 €/mese × 13 0 Alternativa obbligatoria a San.Arti.

    La quota una tantum di adesione a Fon.Te. è di 15,50 € (11,88 € azienda + 3,62 € lavoratore). I contributi ordinari Fon.Te. si calcolano sulla retribuzione tabellare, contingenza ed EDR. Le imprese non aderenti alla bilateralità (EBNA/San.Arti.) devono erogare l’EAR di 25 € lordi mensili per 13 mensilità a ciascun lavoratore, come elemento non assorbibile.

    San.Arti.: il fondo sanitario integrativo dell’artigianato

    San.Arti. è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa costituito il 23 luglio 2012 in attuazione dell’accordo interconfederale del 21 settembre 2010. È l’unico fondo sanitario italiano rivolto specificamente ai dipendenti dell’artigianato.

    I soci fondatori di San.Arti. sono le stesse organizzazioni che firmano il CCNL: Confartigianato Imprese, CNA, Casartigiani, CLAAI (lato datoriale) e CGIL, CISL, UIL (lato sindacale).

    Chi viene iscritto a San.Arti.

    Sono iscritti obbligatoriamente:

    • Lavoratori a tempo indeterminato;
    • Apprendisti;
    • Lavoratori a tempo determinato con contratto di almeno 12 mesi.

    Il contributo mensile è di 10,42 euro per 12 mensilità, interamente a carico dell’azienda.

    Prestazioni di San.Arti.

    San.Arti. garantisce ai lavoratori iscritti:

    • Rimborso dei ticket e compartecipazioni per visite specialistiche;
    • Rimborso per diagnostica avanzata (TAC, risonanza, ecc.);
    • Copertura chirurgica e ospedaliera;
    • Programmi di prevenzione oncologica e cardiologica;
    • Prestazioni odontoiatriche;
    • Estensione volontaria ai familiari del lavoratore.

    Dall’ottobre 2025 anche i titolari e soci di imprese artigiane del settore alimentare/panificazione che applicano il CCNL possono accedere su base volontaria all’assistenza sanitaria integrativa San.Arti.

    Fon.Te.: la previdenza complementare

    Fon.Te. è il fondo pensione complementare negoziale del settore artigiano. Ha l’obiettivo di integrare la pensione pubblica INPS con una rendita aggiuntiva costruita attraverso il versamento regolare di contributi.

    La contribuzione aggiornata dal 2025

    Il rinnovo del 6 giugno 2024 ha stabilito, a decorrere dal 1° gennaio 2025:

    • Contributo aziendale: 1,50% della retribuzione assunta a base per la determinazione del TFR (aumento rispetto all’1% precedente);
    • Contributo del lavoratore: 1,00% della medesima retribuzione.

    Alla prima adesione è prevista una quota una tantum di 15,50 euro (11,88 euro a carico del datore di lavoro, 3,62 euro a carico del lavoratore). La contribuzione si calcola sulla retribuzione tabellare più contingenza ed EDR (per le imprese artigiane alimentari e della panificazione, gli elementi conglobati nel minimo tabellare).

    Silenzio-assenso e scelta del lavoratore

    Per i nuovi assunti fino al 30 giugno 2026, se entro 6 mesi dall’assunzione il lavoratore non esprime una scelta sulla destinazione del TFR, opera il meccanismo del silenzio-assenso: il TFR maturando viene destinato automaticamente a Fon.Te. (per le imprese con meno di 50 dipendenti) o al Fondo di Tesoreria INPS (per le imprese con 50 o più dipendenti). Per le prime assunzioni nel settore privato dal 1° luglio 2026 l’adesione è automatica alla forma collettiva prevista dagli accordi (qui Fon.Te.), salvo rinuncia entro 60 giorni dalla prima assunzione (art. 8, commi 7-7-quater, D.Lgs. 252/2005; L. 199/2025, art. 1, commi 202 e 205).

    EBNA: l’ente bilaterale nazionale dell’artigianato

    L’EBNA (Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato) è l’organismo paritetico nazionale costituito da tutte le associazioni firmatarie degli accordi interconfederali artigiani. Per il settore alimentare e panificazione, EBNA svolge le seguenti funzioni:

    • Osservatorio del mercato del lavoro: raccoglie dati sull’occupazione, i salari e le condizioni di lavoro nel settore;
    • Formazione professionale: in raccordo con Fondartigianato, promuove piani formativi settoriali;
    • Sostegno al reddito: in coordinamento con FSBA (Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato), gestisce integrazioni al reddito durante periodi di crisi, sospensioni e riduzioni di attività;
    • Coordinamento territoriale: lavora con gli enti bilaterali regionali e provinciali (EBAV in Veneto, EBAT in Toscana, ecc.).

    L’EAR: la penale per la non aderenza

    Le imprese che non aderiscono alla bilateralità (EBNA e San.Arti.) sono tenute a erogare a ciascun lavoratore un Elemento Aggiuntivo della Retribuzione (EAR) di 25 euro lordi mensili per 13 mensilità annue. L’EAR:

    • è non assorbibile da altri elementi retributivi;
    • incide su tutti gli istituti retributivi di legge e contrattuali, compresi quelli indiretti o differiti (es. TFR, tredicesima, indennità di preavviso);
    • ma è escluso dalla base di calcolo del TFR ai sensi dell’art. 2120 cod. civ.

    L’EAR è da intendere come un costo aggiuntivo per le aziende non aderenti, che non possono compensarlo con riduzioni di altri elementi retributivi. In pratica, aderire alla bilateralità conviene economicamente all’azienda (10,42 euro vs 25 euro mensili + valore delle prestazioni per il lavoratore).

    Casi pratici

    Tizio – Panettiere iscritto a San.Arti., visita specialistica
    Tizio è iscritto a San.Arti. tramite la sua azienda (panificio artigianale di 3 dipendenti). Si reca da un ortopedico specialista (ticket 36,15 euro) per un problema al polso, tipico della professione. San.Arti. rimborsa il ticket secondo il proprio nomenclatore. Tizio presenta la documentazione tramite il portale San.Arti. o le 1.400+ sedi convenzionate sul territorio. Il rimborso avviene entro i tempi indicati nel regolamento del fondo.
    Caia – Pasticciera con Fon.Te., scelta dell’1,50% aziendale dal 2025
    Caia è dipendente a tempo indeterminato. Alla sua assunzione nel 2022 ha aderito a Fon.Te. silenzio-assenso. Dal 1° gennaio 2025 il contributo aziendale è salito all’1,50%. Con un minimo tabellare di 1.919,85 € (livello 3A), il contributo aziendale mensile è 1.919,85 × 1,5% ≅ 28,80 €. Sommato al suo 1% (19,20 €) più il TFR maturando, Fon.Te. costruisce annualmente un montante di circa 2.500-2.600 € che, capitalizzato per 30 anni, contribuisce a integrare la sua pensione pubblica.
    Sempronio – Gelateria artigianale non aderente, EAR obbligatorio
    Il titolare di una piccola gelateria artigianale non ha aderito agli enti bilaterali territoriali. Il consulente del lavoro gli segnala che deve erogare a ciascuno dei 4 dipendenti un EAR di 25 euro lordi mensili per 13 mensilità (totale per lavoratore: 325 euro/anno lordi). Per 4 dipendenti è un costo aggiuntivo di 1.300 euro/anno, a fronte di un costo di bilateralità San.Arti. di 10,42 € × 12 × 4 = 500 euro/anno. Il titolare decide di aderire.

    Domande frequenti

    Cos’è San.Arti. e chi ne beneficia?
    San.Arti. è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’artigianato. Ne beneficiano i lavoratori a tempo indeterminato, gli apprendisti e i lavoratori a tempo determinato con contratto di almeno 12 mesi. Il contributo mensile è di 10,42 euro interamente a carico dell’azienda.
    Cosa copre San.Arti. per i lavoratori dei panifici?
    San.Arti. garantisce rimborso ticket per visite specialistiche, diagnostica avanzata, interventi chirurgici, prevenzione oncologica e cardiologica, odontoiatria. La copertura è estendibile ai familiari su iscrizione volontaria. Per dettagli aggiornati: sanarti.it.
    Cos’è il fondo Fon.Te. e come si differenzia dal TFR?
    Fon.Te. è il fondo pensione complementare negoziale. A differenza del TFR (erogato alla cessazione), Fon.Te. accumula contributi per costruire una rendita pensionistica integrativa. Dal 2025 la contribuzione aziendale è dell’1,50% della retribuzione base TFR.
    Cosa succede se l’azienda non aderisce a San.Arti. e EBNA?
    L’azienda non aderente deve erogare un Elemento Aggiuntivo della Retribuzione (EAR) di 25 euro lordi mensili per 13 mensilità a ciascun lavoratore. L’EAR è non assorbibile e incide su tutti gli istituti retributivi (escluso TFR).
    Cos’è EBNA e qual è il suo ruolo?
    EBNA (Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato) è l’organismo paritetico di tutte le associazioni firmatarie. Gestisce osservatorio del lavoro, formazione con Fondartigianato e, in coordinamento con FSBA, il sostegno al reddito in caso di sospensioni lavorative.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive 2024-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima e mensilità aggiuntive.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al CCNL Alimentari e Panificazione Artigianato del 6 dicembre 2021, rinnovato il 6 giugno 2024 (vigenza 2023-2026). I dettagli sulle prestazioni San.Arti. e le modalità operative di Fon.Te. sono soggetti ad aggiornamenti periodici: per informazioni aggiornate consultare i siti ufficiali sanarti.it e fon.te.it. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria (Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil), un ufficio territoriale di Confartigianato, CNA, Casartigiani o CLAAI, oppure l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 269 Cod. Amb. – Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti

    Art. 269 Cod. Amb. – Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 267, commi 2 e 3, dal comma 10 del presente articolo e dall’articolo 272, commi 1 e 5, per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della parte quinta del presente decreto. L’autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli impianti e le singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni.

    1-bis. In caso di stabilimenti soggetti ad autorizzazione unica ambientale si applicano, in luogo delle procedure previste ai commi 3, 7 e 8, le procedure previste dal decreto di attuazione dell’ articolo 23, comma 1, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 , convertito, con modificazioni, in legge 4 aprile 2012, n. 35 . Le disposizioni dei commi 3, 7 e 8 continuano ad applicarsi nei casi in cui il decreto di attuazione dell’ articolo 23, comma 1, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 , convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 , rinvia alle norme di settore, nonché in relazione alla partecipazione del Comune al procedimento. Sono fatti salvi gli ulteriori termini previsti all’articolo 273-bis, comma

    13. 2. Il gestore che intende installare uno stabilimento nuovo o trasferire uno stabilimento da un luogo ad un altro presenta all’autorità competente una domanda di autorizzazione, accompagnata: a) dal progetto dello stabilimento in cui sono descritti gli impianti e le attività, le tecniche adottate per limitare le emissioni e la quantità e la qualità di tali emissioni, le modalità di esercizio, la quota dei punti di emissione individuata in modo da garantire l’adeguata dispersione degli inquinanti, i parametri che caratterizzano l’esercizio e la quantità, il tipo e le caratteristiche merceologiche dei combustibili di cui si prevede l’utilizzo, nonché, per gli impianti soggetti a tale condizione, il minimo tecnico definito tramite i parametri di impianto che lo caratterizzano; b) da una relazione tecnica che descrive il complessivo ciclo produttivo in cui si inseriscono gli impianti e le attività ed indica il periodo previsto intercorrente tra la messa in esercizio e la messa a regime degli impianti.

    2-bis. Nella domanda di autorizzazione relativa a stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di combustione devono essere indicati, oltre quanto previsto al comma 2, anche i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis, alla Parte Quinta.

    3. Per il rilascio dell’autorizzazione all’installazione di stabilimenti nuovi, l’autorità competente indice, entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta, una conferenza di servizi ai sensi dell’ articolo 14, della legge 7 agosto 1990, n. 241 , nel corso della quale si procede anche, in via istruttoria, ad un contestuale esame degli interessi coinvolti in altri procedimenti amministrativi e, in particolare, nei procedimenti svolti dal comune ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 , e del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 . Per il rinnovo e per l’aggiornamento dell’autorizzazione l’autorità competente, previa informazione al comune interessato il quale può esprimere un parere nei trenta giorni successivi, avvia un autonomo procedimento entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta. In sede di conferenza di servizi o di autonomo procedimento, eventuali integrazioni della domanda devono essere trasmesse all’autorità competente entro trenta giorni dalla relativa richiesta; se l’autorità competente non si pronuncia in un termine pari a centoventi giorni o, in caso di integrazione della domanda di autorizzazione, pari a centocinquanta giorni dalla ricezione della domanda stessa, il gestore può, entro i successivi sessanta giorni, richiedere al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di provvedere, notificando tale richiesta anche all’autorità competente. PERIODO ABROGATO DAL D.P.R. 13 MARZO 2013, N. 59 .

    4. L’autorizzazione stabilisce, ai sensi degli articoli 270 e 271: a) per le emissioni che risultano tecnicamente convogliabili, le modalità di captazione e di convogliamento; b) per le emissioni convogliate o di cui è stato disposto il convogliamento, i valori limite di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi, i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite e la periodicità del monitoraggio di competenza del gestore, la quota dei punti di emissione individuata tenuto conto delle relative condizioni tecnico-economiche, il minimo tecnico per gli impianti soggetti a tale condizione e le portate di progetto tali da consentire che le emissioni siano diluite solo nella misura inevitabile dal punto di vista tecnologico e dell’esercizio; devono essere specificamente indicate le sostanze a cui si applicano i valori limite di emissione, le prescrizioni ed i relativi controlli. I valori limite di emissione sono identificati solo per sostanze e parametri valutati pertinenti in relazione al ciclo produttivo e sono riportati nell’autorizzazione unitamente al metodo di monitoraggio di cui all’articolo 271, comma 18. 136 c) per le emissioni diffuse, apposite prescrizioni, anche di carattere gestionale, finalizzate ad assicurare il contenimento delle fonti su cui l’autorità competente valuti necessario intervenire.

    5. In aggiunta a quanto previsto dal comma 4, l’autorizzazione può stabilire, per ciascun inquinante, valori limite di emissione espressi come flussi di massa annuali riferiti al complesso delle emissioni, eventualmente incluse quelle diffuse, degli impianti e delle attività di uno stabilimento. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 4 MARZO 2014, N. 46 .

    6. L’autorizzazione stabilisce il periodo che deve intercorrere tra la messa in esercizio e la messa a regime dell’impianto. La messa in esercizio, fermo restando quanto previsto all’articolo 272, comma 3, deve essere comunicata all’autorità competente con un anticipo di almeno quindici giorni. L’autorizzazione stabilisce la data entro cui devono essere trasmessi all’autorità competente i risultati delle misurazioni delle emissioni effettuate in un periodo rappresentativo delle condizioni di esercizio dell’impianto, decorrente dalla messa a regime, e la durata di tale periodo, nonché il numero dei campionamenti da realizzare. L’autorità competente per il controllo effettua il primo accertamento circa il rispetto dell’autorizzazione entro sei mesi dalla data di messa a regime di uno o più impianti o dall’avvio di una o più attività dello stabilimento autorizzato.

    7. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del presente articolo ha una durata di quindici anni. La domanda di rinnovo deve essere presentata almeno un anno prima della scadenza. Nelle more dell’adozione del provvedimento sulla domanda di rinnovo dell’autorizzazione rilasciata ai sensi del presente articolo, l’esercizio dell’impianto può continuare anche dopo la scadenza dell’autorizzazione in caso di mancata pronuncia in termini del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare a cui sia stato richiesto di provvedere ai sensi del comma

    3. L’autorità competente può imporre il rinnovo dell’autorizzazione prima della scadenza ed il rinnovo delle autorizzazioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 , prima dei termini previsti dall’articolo 281, comma 1, se una modifica delle prescrizioni autorizzative risulti necessaria al rispetto dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa. Il rinnovo dell’autorizzazione comporta il decorso di un periodo di quindici anni.

    8. Il gestore che intende effettuare una modifica dello stabilimento ne dà comunicazione all’autorità competente o, se la modifica è sostanziale, presenta, ai sensi del presente articolo, una domanda di autorizzazione. Se la modifica per cui è stata data comunicazione è sostanziale, l’autorità competente ordina al gestore di presentare una domanda di autorizzazione ai sensi del presente articolo. Se la modifica è sostanziale l’autorità competente aggiorna l’autorizzazione dello stabilimento con un’istruttoria limitata agli impianti e alle attività interessati dalla modifica o, a seguito di eventuale apposita istruttoria che dimostri tale esigenza in relazione all’evoluzione della situazione ambientale o delle migliori tecniche disponibili, la rinnova con un’istruttoria estesa all’intero stabilimento. Se la modifica non è sostanziale, l’autorità competente provvede, ove necessario, ad aggiornare l’autorizzazione in atto. Se l’autorità competente non si esprime entro sessanta giorni, il gestor e può procedere all’esecuzione della modifica non sostanziale comunicata, fatto salvo il potere dell’autorità competente di provvedere successivamente. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 4 MARZO 2014, N. 46 . È fatto salvo quanto previsto dall’articolo 275, comma

    11. Il rinnovo dell’autorizzazione comporta, a differenza dell’aggiornamento, il decorso di un nuovo periodo di quindici anni. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 . Alla variazione del gestore si applica la procedura di cui al comma 11-bis.

    9. L’autorità competente per il controllo è autorizzata ad effettuare presso gli stabilimenti tutte le ispezioni che ritenga necessarie per accertare il rispetto dell’autorizzazione. Il gestore fornisce a tale autorità la collaborazione necessaria per i controlli, anche svolti mediante attività di campionamento e analisi e raccolta di dati e informazioni, funzionali all’accertamento del rispetto delle disposizioni della parte quinta del presente decreto. Il gestore assicura in tutti i casi l’accesso in condizioni di sicurezza, anche sulla base delle norme tecniche di settore, ai punti di prelievo e di campionamento.

    10. Non sono sottoposti ad autorizzazione gli impianti di deposito di oli minerali, compresi i gas liquefatti. I gestori sono comunque tenuti ad adottare apposite misure per contenere le emissioni diffuse ed a rispettare le ulteriori prescrizioni eventualmente disposte, per le medesime finalità, con apposito provvedimento dall’autorità competente.

    11. Il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro equivale all’installazione di uno stabilimento nuovo.

    11-bis. La variazione del gestore dello stabilimento è comunicata dal nuovo gestore all’autorità competente entro dieci giorni dalla data in cui essa acquista efficacia, risultante dal contratto o dall’atto che la produce. L’aggiornamento dell’autorizzazione ha effetto dalla suddetta data. La presente procedura non si applica se, congiuntamente alla variazione del gestore, è effettuata una modifica sostanziale dello stabilimento.

    11-ter. In caso di trasferimento di una parte di uno stabilimento il gestore cessionario richiede il rilascio dell’autorizzazione per la parte trasferita. L’autorizzazione applica la classificazione di cui all’articolo 268, comma 1, lettere i), i-bis), i-ter), corrispondente a quella dello stabilimento oggetto di parziale trasferimento. L’autorità competente procede altresì all’aggiornamento dell’autorizzazione della parte di stabilimento che rimane sotto la gestione del gestore cedente, sulla base di una apposita comunicazione di modifica non sostanziale da parte di quest’ultimo.

    11-quater. Le spese per rilievi, accertamenti, verifiche e sopralluoghi necessari per l’istruttoria relativa alle autorizzazioni di cui al presente articolo sono a carico del richiedente, sulla base di appositi tariffari adottati dall’autorità competente.

    12. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    13. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    14. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    15. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    16. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

  • Art. 268 Cod. Amb. – definizioni

    Art. 268 Cod. Amb. – definizioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni: a) inquinamento atmosferico: ogni modificazione dell’aria atmosferica, dovuta all’introduzione nella stessa di una o di più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell’ambiente; b) emissione in atmosfera: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico e, per le attività di cui all’articolo 275, qualsiasi scarico, diretto o indiretto, di COV nell’ambiente; c) emissione convogliata: emissione di un effluente gassoso effettuata attraverso uno o più appositi punti; d) emissione diffusa: emissione diversa da quella ricadente nella lettera c); per le lavorazioni di cui all’articolo 275 le emissioni diffuse includono anche i COV contenuti negli scarichi idrici, nei rifiuti e nei prodotti, fatte salve le diverse indicazioni contenute nella parte III dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto; e) emissione tecnicamente convogliabile: emissione diffusa che deve essere convogliata sulla base delle migliori tecniche disponibili o in presenza di situazioni o di zone che richiedono una particolare tutela; f) emissioni totali: la somma delle emissioni diffuse e delle emissioni convogliate; f-bis) emissioni odorigene: emissioni convogliate o diffuse aventi effetti di natura odorigena; g) effluente gassoso: lo scarico gassoso, contenente emissioni solide, liquide o gassose; la relativa portata volumetrica è espressa in metri cubi all’ora riportate in condizioni normali (Nm3/ora), previa detrazione del tenore di vapore acqueo, se non diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto; h) stabilimento: il complesso unitario e stabile, che si configura come un complessivo ciclo produttivo, sottoposto al potere decisionale di un unico gestore, in cui sono presenti uno o più impianti o sono effettuate una o più attività che producono emissioni attraverso, per esempio, dispositivi mobili, operazioni manuali, deposizioni e movimentazioni. Si considera stabilimento anche il luogo adibito in modo stabile all’esercizio di una o più attività; i) stabilimento anteriore al 1988: uno stabilimento che, alla data del 1° luglio 1988, era in esercizio o costruito in tutte le sue parti o autorizzato ai sensi della normativa previgente, e che è stato autorizzato ai sensi degli articoli 12 e 13 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 ; i-bis) stabilimento anteriore al 2006: uno stabilimento che è stato autorizzato ai sensi dell’ articolo 6 o dell’ articolo 11 o dell’ articolo 15, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 , purché in funzione o messo in funzione entro il 29 aprile 2008; i-ter) stabilimento nuovo: uno stabilimento che non ricade nelle definizioni di cui alle lettere i) e i-bis); l) impianto: il dispositivo o il sistema o l’insieme di dispositivi o sistemi fisso e destinato a svolgere in modo autonomo una specifica attività, anche nell’ambito di un ciclo più ampio; m) modifica dello stabilimento: installazione di un impianto o avvio di una attività presso uno stabilimento o modifica di un impianto o di una attività presso uno stabilimento, la quale comporti una variazione di quanto indicato nel progetto o nella relazione tecnica di cui all’articolo 269, comma 2, o nell’autorizzazione di cui all’articolo 269, comma 3, o nella domanda di adesione all’autorizzazione generale di cui all’articolo 272, o nell’autorizzazione rilasciata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 , o nei documenti previsti dall’articolo 12 di tale decreto; ricadono nella definizione anche le modifiche relative alle modalità di esercizio o ai combustibili utilizzati; m-bis) modifica sostanziale: modifica che comporta un aumento o una variazione qualitativa delle emissioni o che altera le condizioni di convogliabilità tecnica delle stesse e che possa produrre effetti negativi e significativi sull’ambiente; per gli impianti di cui all’articolo 273 si applica la definizione prevista dall’articolo 5, comma 1, lettera l-bis); per le attività di cui all’articolo 275 si applicano le definizioni previste ai commi 21e 22 di tale articolo Le regioni e le province autonome possono, nel rispetto della presente definizione, definire ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche sostanziali e indicare modifiche non sostanziali per le quali non vi è l’obbligo di comunicazione di cui all’articolo 269, comma 8; n) gestore: la persona fisica o giuridica che ha potere decisionale circa l’installazione o l’esercizio dello stabilimento e che è responsabile dell’applicazione dei limiti e delle prescrizioni disciplinate nel presente decreto; per gli impianti di cui all’articolo 273 e per le attività di cui all’articolo 275 si applica la definizione prevista all’articolo 5, comma 1, lettera r-bis); o) autorità competente: la regione o la provincia autonoma o la diversa autorità indicata dalla legge regionale quale autorità competente al rilascio dell’autorizzazione alle emissioni e all’adozione degli altri provvedimenti previsti dal presente titolo; per gli stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale e per gli adempimenti a questa connessi, l’autorità competente è quella che rilascia tale autorizzazione; p) autorità competente per il controllo: l’autorità a cui la legge regionale attribuisce il compito di eseguire in via ordinaria i controlli circa il rispetto dell’autorizzazione e delle disposizioni del presente titolo, ferme restando le competenze degli organi di polizia giudiziaria; in caso di stabilimenti soggetti ad autorizzazione alle emissioni tale autorità coincide, salvo diversa indicazione della legge regionale, con quella di cui alla lettera o); per stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale e per i controlli a questa connessi, l’autorità competente per il controllo è quella prevista dalla normativa che disciplina tale autorizzazione; q) valore limite di emissione: il fattore di emissione, la concentrazione, la percentuale o il flusso di massa di sostanze inquinanti nelle emissioni che non devono essere superati. I valori di limite di emissione espressi come concentrazione sono stabiliti con riferimento al funzionamento dell’impianto nelle condizioni di esercizio più gravose e, salvo diversamente disposto dal presente titolo o dall’autorizzazione, si intendono stabiliti come media oraria. r) fattore di emissione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e unità di misura specifica di prodotto o di servizio; s) concentrazione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e volume dell’effluente gassoso; per gli impianti di combustione i valori di emissione espressi come concentrazione (mg/Nm3) sono calcolati considerando, se non diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, un tenore volumetrico di ossigeno di riferimento del 3 per cento in volume dell’effluente gassoso per i combustibili liquidi e gassosi, del 6 per cento in volume per i combustibili solidi e del 15 per cento in volume per le turbine a gas; t) percentuale: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e massa della stessa sostanza utilizzata nel processo produttivo, moltiplicato per cento; u) flusso di massa: massa di sostanza inquinante emessa per unità di tempo; v) soglia di rilevanza dell’emissione: flusso di massa, per singolo inquinante o per singola classe di inquinanti, calcolato a monte di eventuali sistemi di abbattimento, e nelle condizioni di esercizio più gravose dell’impianto, al di sotto del quale non si applicano i valori limite di emissione; z) condizioni normali: una temperatura di 273,15 K ed una pressione di 101,3 kPa; aa) migliori tecniche disponibili: la più efficiente ed avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche ad evitare ovvero, se ciò risulti impossibile, a ridurre le emissioni; a tal fine, si intende per: 1) tecniche: sia le tecniche impiegate, sia le modalità di progettazione, costruzione, manutenzione, esercizio e chiusura degli impianti e delle attività; 2) disponibili: le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purché il gestore possa avervi accesso a condizioni ragionevoli; 3) migliori: le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso; Per gli impianti di cui all’articolo 273 e per le attività di cui all’articolo 275 si applica la definizione prevista all’articolo 5, comma 1, lettera l-ter). aa-bis) ore operative: il tempo, espresso in ore, durante il quale un grande impianto di combustione o un medio impianto di combustione è, in tutto o in parte, in esercizio e produce emissioni in atmosfera, esclusi i periodi di avviamento e di arresto; bb) periodo di avviamento: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui l’impianto, a seguito dell’erogazione di energia, combustibili o materiali, è portato da una condizione nella quale non esercita l’attività a cui è destinato, o la esercita in situazione di carico di processo inferiore al minimo tecnico, ad una condizione nella quale tale attività è esercitata in situazione di carico di processo pari o superiore al minimo tecnico; cc) periodo di arresto: salva diversa disposizione autorizzativa, il tempo in cui l’impianto, a seguito dell’interruzione dell’erogazione di energia, combustibili o materiali, non dovuta ad un guasto, è portato da una condizione nella quale esercita l’attività a cui è destinato in situazione di carico di processo pari o superiore al minimo tecnico ad una condizione nella quale tale funzione è esercitata in situazione di carico di processo inferiore al minimo tecnico o non è esercitata; dd) carico di processo: il livello percentuale di produzione rispetto alla potenzialità nominale dell’impianto; ee) minimo tecnico: il carico minimo di processo compatibile con l’esercizio dell’attività cui l’impianto è destinato; ff) impianto di combustione: qualsiasi dispositivo tecnico in cui sono ossidati combustibili al fine di utilizzare il calore così prodotto; gg) grande impianto di combustione: impianto di combustione di potenza termica nominale pari o superiore a 50MW. Un grande impianto di combustione è classificato come: 1) anteriore al 2013: il grande impianto di combustione che ha ottenuto un’autorizzazione prima del 7 gennaio 2013 o per cui è stata presentata una domanda completa di autorizzazione entro tale data, a condizione che sia messo in servizio entro il 7 gennaio 2014; 2) anteriore al 2002: il grande impianto di combustione che ha ottenuto un’autorizzazione prima del 27 novembre 2002 o per cui è stata presentata una domanda completa di autorizzazione prima di tale data, a condizione che sia stato messo in esercizio entro il 27 novembre 2003; 3) nuovo: il grande impianto di combustione che non ricade nella definizione di cui ai numeri 2) e 3); gg-bis) medio impianto di combustione: impianto di combustione di potenza termica nominale pari o superiore a 1 MW e inferiore a 50MW, inclusi i motori e le turbine a gas alimentato con i combustibili previsti all’allegato X alla Parte Quinta o con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte Quinta. Un medio impianto di combustione è classificato come: 1) esistente: il medio impianto di combustione messo in esercizio prima del 20 dicembre 2018 nel rispetto della normativa all’epoca vigente o previsto in una autorizzazione alle emissioni o in una autorizzazione unica ambientale o in una autorizzazione integrata ambientale che il gestore ha ottenuto o alla quale ha aderito prima del 19 dicembre 2017 a condizione che sia messo in esercizio entro il 20 dicembre 2018; 2) nuovo: il medio impianto di combustione che non rientra nella definizione di cui al punto 1); gg-ter) motore: un motore a gas, diesel o a doppia alimentazione; gg-quater) motore a gas: un motore a combustione interna che funziona secondo il ciclo Otto e che utilizza l’accensione comandata per bruciare il combustibile; gg-quinquies) motore diesel: un motore a combustione interna che funziona secondo il ciclo diesel e che utilizza l’accensione spontanea per bruciare il combustibile; gg-sexies) motore a doppia alimentazione: un motore a combustione interna che utilizza l’accensione spontanea e che funziona secondo il ciclo diesel quando brucia combustibili liquidi e secondo il ciclo Otto quando brucia combustibili gassosi; gg-septies) turbina a gas: qualsiasi macchina rotante che trasforma energia termica in meccanica, costituita principalmente da un compressore, un dispositivo termico in cui il combustibile è ossidato per riscaldare il fluido motore e una turbina; sono incluse le turbine a gas a ciclo aperto, le turbine a gas a ciclo combinato e le turbine a gas in regime di cogenerazione, dotate o meno di bruciatore supplementare; hh) potenza termica nominale dell’impianto di combustione: prodotto del potere calorifico inferiore del combustibile utilizzato e della portata massima di combustibile bruciato al singolo impianto di combustione, così come dichiarata dal costruttore, espressa in Watt termici o suoi multipli; ii) composto organico: qualsiasi composto contenente almeno l’elemento carbonio e uno o più degli elementi seguenti: idrogeno, alogeni, ossigeno, zolfo, fosforo, silicio o azoto, ad eccezione degli ossidi di carbonio e dei carbonati e bicarbonati inorganici; ll) composto organico volatile (COV): qualsiasi composto organico che abbia a 293,15 K una pressione di vapore di 0,01 kPa o superiore, oppure che abbia una volatilità corrispondente in condizioni particolari di uso. Ai fini della parte quinta del presente decreto, è considerata come COV la frazione di creosoto che alla temperatura di 293,15 K ha una pressione di vapore superiore a 0,01 kPa; mm) solvente organico: qualsiasi COV usato da solo o in combinazione con altri agenti, senza subire trasformazioni chimiche, al fine di dissolvere materie prime, prodotti o rifiuti, o usato come agente di pulizia per dissolvere contaminanti oppure come dissolvente, mezzo di dispersione, correttore di viscosità, correttore di tensione superficiale, plastificante o conservante; nn) capacità nominale: la massa giornaliera massima di solventi organici utilizzati per le attività di cui all’articolo 275, svolte in condizioni di normale funzionamento ed in funzione della potenzialità di prodotto per cui le attività sono progettate; oo) consumo di solventi: il quantitativo totale di solventi organici utilizzato in uno stabilimento per le attività di cui all’articolo 275 per anno civile ovvero per qualsiasi altro periodo di dodici mesi, detratto qualsiasi COV recuperato per riutilizzo; pp) consumo massimo teorico di solventi: il consumo di solventi calcolato sulla base della capacità nominale riferita, se non diversamente stabilito dall’autorizzazione, a trecentotrenta giorni all’anno in caso di attività effettuate su tutto l’arco della settimana ed a duecentoventi giorni all’anno per le altre attività; qq) riutilizzo di solventi organici: l’utilizzo di solventi organici prodotti da una attività e successivamente recuperati per qualsiasi finalità tecnica o commerciale, ivi compreso l’uso come combustibile; rr) soglia di consumo: il consumo di solvente espresso in tonnellate/anno stabilito dalla parte II dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto, per le attività ivi previste; rr-bis) raffinerie: stabilimenti in cui si effettua la raffinazione di oli minerali o gas; ss) LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 ; tt) impianti di distribuzione: impianti in cui il carburante viene erogato ai serbatoi dei veicoli a motore da impianti di deposito; ai fini dell’applicazione dell’articolo 277 si considerano esistenti gli impianti di distribuzione di benzina già costruiti o la cui costruzione ed il cui esercizio sono autorizzati ai sensi della vigente normativa prima del 1° gennaio 2012 e si considerano nuovi gli impianti di distribuzione di benzina la cui costruzione ed il cui esercizio sono autorizzati ai sensi della vigente normativa dal 1° gennaio 2012; sono equiparati agli impianti nuovi gli impianti distribuzione che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, sono oggetto di una ristrutturazione completa, intesa come il totale rinnovo o riposizionamento dei serbatoi e delle relative tubazioni; tt-bis) distributore: ogni apparecchio finalizzato all’erogazione di benzina; il distributore degli impianti di distribuzione di benzina deve essere dotato di idonea pompa di erogazione in grado di prelevare il carburante dagli impianti di deposito o, in alternativa, essere collegato a un sistema di pompaggio centralizzato; tt-ter) sistema di recupero dei vapori di benzina: 1) ai fini dell’articolo 276, l’attrezzatura per il recupero di benzina dai vapori durante le operazioni di caricamento presso i terminali; 2) ai fini dell’articolo 277, l’attrezzatura per il recupero dei vapori di benzina spostati dal serbatoio del carburante del veicolo durante il rifornimento presso un impianto di distribuzione; tt-quater) sistema di recupero di fase II: sistema di recupero dei vapori di benzina che prevede il trasferimento dei vapori di benzina in un impianto di deposito presso l’impianto di distribuzione o il riconvogliamento degli stessi al distributore per la reimmissione in commercio; tt-quinquies) flusso: quantità totale annua di benzina scaricata da cisterne mobili di qualsiasi capacità in un impianto di distribuzione; uu) benzina: ogni derivato del petrolio, con o senza additivi, corrispondente ai seguenti codici doganali: NC 2710 1131 – 2710 1141 – 2710 1145 – 2710 1149 – 2710 1151 – 2710 1159 o che abbia una tensione di vapore Reid pari o superiore a 27,6 kilopascal, pronto all’impiego quale carburante per veicoli a motore, ad eccezione del gas di petrolio liquefatto (GPL); uu-bis) vapori di benzina: composti gassosi che evaporano dalla benzina; vv) terminale: ogni struttura adibita al caricamento e allo scaricamento di benzina in/da veicolo-cisterna, carro-cisterna o nave-cisterna, ivi compresi gli impianti di deposito presenti nel sito della struttura; zz) impianto di deposito: ogni serbatoio fisso adibito allo stoccaggio di combustibile; ai fini dell’applicazione dell’articolo 277 si fa riferimento ai serbatoi fissi adibiti allo stoccaggio di benzina presso gli impianti di distribuzione; aaa) impianto di caricamento: ogni impianto di un terminale ove la benzina può essere caricata in cisterne mobili. Gli impianti di caricamento per i veicoli-cisterna comprendono una o più torri di caricamento; bbb) torre di caricamento: ogni struttura di un terminale mediante la quale la benzina può essere, in un dato momento, caricata in un singolo veicolo-cisterna; ccc) deposito temporaneo di vapori: il deposito temporaneo di vapori in un impianto di deposito a tetto fisso presso un terminale prima del trasferimento e del successivo recupero in un altro terminale. Il trasferimento dei vapori da un impianto di deposito ad un altro nello stesso terminale non è considerato deposito temporaneo di vapori ai sensi della parte quinta del presente decreto; ddd) cisterna mobile: una cisterna di capacità superiore ad 1 m3, trasportata su strada, per ferrovia o per via navigabile e adibita al trasferimento di benzina da un terminale ad un altro o da un terminale ad un impianto di distribuzione di carburanti; eee) veicolo-cisterna: un veicolo adibito al trasporto su strada della benzina che comprenda una o più cisterne montate stabilmente o facenti parte integrante del telaio o una o più cisterne rimuovibili. eee-bis) combustibile: qualsiasi materia solida, liquida o gassosa, di cui l’allegato X alla Parte Quinta preveda l’utilizzo per la produzione di energia mediante combustione, esclusi i rifiuti; eee-ter) combustibile di raffineria: materiale combustibile solido, liquido o gassoso risultante dalle fasi di distillazione e conversione della raffinazione del petrolio greggio, inclusi gas di raffineria, gas di sintesi, oli di raffineria e coke di petrolio; eee-quater) olio combustibile pesante: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio di cui al codice NC da 2710 19 51 a 2710 19 68, 2710 20 31, 2710 20 35, o 2710 20 39 o qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio, diverso dal gasolio, che, per i suoi limiti di distillazione, rientra nella categoria degli oli pesanti destinati a essere usati come combustibile e di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite, distilla a 250° C secondo il metodo ASTM D86. anche se la percentuale del distillato a 250° C non può essere determinata secondo il predetto metodo; eee-quinquies) gasolio: qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio di cui ai codici NC 2710 19 25, 2710 19 29, 2710 19 47, 2710 19 48, 2710 20 17 o 2710 20 19 o qualsiasi combustibile liquido derivato dal petrolio di cui meno del 65% in volume, comprese le perdite, distilla a 250° C e di cui almeno l’85% in volume, comprese le perdite, distilla a 350° C secondo il metodo ASTM D86; eee-sexies) gas naturale: il metano presente in natura, contenente non più del 20% in volume di inerti e altri costituenti; eee-septies) polveri: particelle, di qualsiasi forma, struttura o densità, disperse in fase gassosa alle condizioni del punto di campionamento, che, in determinate condizioni, possono essere raccolte mediante filtrazione dopo il prelievo di campioni rappresentativi del gas da analizzare e che, in determinate condizioni, restano a monte del filtro e sul filtro dopo l’essiccazione; eee-octies) ossidi di azoto (NOx): il monossido di azoto (NO) ed il biossido di azoto espressi come biossido di azoto (NO2)»; eee-nonies) rifiuto: rifiuto come definito all’articolo 183, comma 1, lett. a);

  • Art. 267 Cod. Amb. – campo di applicazione

    Art. 267 Cod. Amb. – campo di applicazione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il presente titolo, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, si applica agli impianti, inclusi gli impianti termici civili non disciplinati dal titolo II, ed alle attività che producono emissioni in atmosfera e stabilisce i valori di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni ed i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite.

    2. Per gli impianti di incenerimento e coincenerimento e gli altri impianti di trattamento termico dei rifiuti i valori limite di emissione e altre prescrizioni sono stabiliti nell’autorizzazione di cui all’articolo 208 o nell’autorizzazione integrata ambientale di cui al Titolo III-bis alla Parte Seconda. I valori limite e le prescrizioni sono stabiliti, per gli impianti di incenerimento e coincenerimento sulla base del Titolo III-bis della Parte Quarta e dei piani regionali. di qualità dell’aria e, per gli altri impianti di trattamento termico dei rifiuti, sulla base degli articoli 270 e 271 del presente titolo. Resta ferma l’applicazione del presente titolo per gli altri impianti e le altre attività presenti nello stesso stabilimento, nonché nei casi previsti dall’articolo 214, comma

    8. 3. Resta fermo, per le installazioni sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale, quanto previsto al Titolo III-bis della Parte Seconda; per tali installazioni l’autorizzazione alle emissioni prevista dal presente Titolo non è richiesta in quanto sostituita dall’autorizzazione integrata ambientale.

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

  • Art. 266 Cod. Amb. – disposizioni finali

    Art. 266 Cod. Amb. – disposizioni finali

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Nelle attrezzature sanitarie di cui all’ articolo 4, comma 2, lettera g), della legge 29 settembre 1964, n. 847 , sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.

    2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri o minori entrate a carico dello Stato.

    3. Le spese per l’indennità e per il trattamento economico del personale di cui all’ articolo 9 del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397 , convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 , restano a carico del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, salvo quanto previsto dal periodo seguente. Il trattamento economico resta a carico delle istituzioni di appartenenza, previa intesa con le medesime, nel caso in cui il personale svolga attività di comune interesse.

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 SETTEMBRE 2020, N. 116 .

    5. Le disposizioni di cui agli articoli 189, 190, 193 e 212 non si applicano alle attività di raccolta e trasporto di rifiuti effettuate dai soggetti abilitati allo svolgimento delle attività medesime in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio.

    6. Fatti salvi gli effetti dei provvedimenti sanzionatori adottati con atti definitivi, dalla data di pubblicazione del presente decreto non trovano applicazione le disposizioni recanti gli obblighi di cui agli articoli 48, comma 2 , e 51, comma 6-ter, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 , nonché le disposizioni sanzionatorie previste dal medesimo articolo 51, commi 6-bis, 6-ter e 6-quinquies, anche con riferimento a fattispecie verificatesi dopo il 31 marzo

    2004. 7. Con successivo decreto, adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle attività produttive e della salute, è dettata la disciplina per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia.

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