Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Sport bonus nel 730/2026: credito d’imposta per impianti sportivi

    In sintesi

    • Cos’è: un credito d’imposta per chi ha donato per la manutenzione, il restauro o la costruzione di impianti sportivi pubblici.
    • Aliquota: 65% delle erogazioni liberali effettuate.
    • Limite annuale: il credito spetta nel limite del 20% del reddito imponibile.
    • Come si usa: in tre quote annuali di pari importo. La parte non usata passa agli anni successivi.
    • Attenzione alla scadenza: le erogazioni ammesse sono quelle effettuate fino all’anno 2020. Chi nel 730/2026 lo indica sta usando le quote residue di un credito già maturato.
    • Non cumulabile: non si può abbinare ad altre agevolazioni fiscali per le stesse erogazioni.

    Cos'è lo Sport bonus e a chi spetta ancora nel 2026

    Lo Sport bonus è un credito d’imposta pensato per incentivare le donazioni private a favore degli impianti sportivi pubblici italiani: dai campi di calcio comunali alle piscine, dalle palestre scolastiche alle piste di atletica. Chi ha donato denaro per la loro manutenzione, il restauro o la costruzione di nuove strutture ha diritto a recuperare il 65% di quanto versato, scalandolo dall’IRPEF.

    C’è però un aspetto importante da sapere: le erogazioni ammesse sono quelle effettuate fino all’anno 2020. Questo significa che nel 730/2026 non si può inserire una donazione fatta nel 2025, ma si possono ancora usare le quote residue di un credito maturato in anni passati. Il credito, infatti, si spalma in tre quote annuali uguali: chi ha donato nel 2020 potrebbe essere ancora all’ultima rata.

    Il credito annuo spetta nel limite del 20% del reddito imponibile. Se la quota che si vuole usare supera questo tetto, la parte eccedente non è recuperabile nell’anno. Anche in questo caso non si perde: si riporta agli anni successivi. Le donazioni devono essere state effettuate tramite strumenti tracciabili: bonifico bancario, bollettino postale, carte di debito o credito, assegni.

    Regole principali dello Sport bonus
    Voce Dettaglio
    Aliquota del credito 65% delle erogazioni effettuate
    Tetto annuale 20% del reddito imponibile
    Utilizzo 3 quote annuali di pari importo
    Erogazioni ammesse Effettuate fino all'anno 2020 (tabella A allegata ai decreti 12/08/2020 e 15/12/2020)
    Quota non usata Si riporta negli anni successivi
    Cumulabilità Non cumulabile con altre agevolazioni per le stesse donazioni

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2020 aveva donato 3.000 euro al comune per la ristrutturazione della palestra scolastica. Il credito totale era il 65% di 3.000 euro = 1.950 euro, in tre quote da 650 euro ciascuna. Ha usato la prima nel 730/2021, la seconda nel 730/2022 e la terza nel 730/2023. Se avesse un residuo non assorbito (per IRPEF insufficiente in uno degli anni), lo riporterebbe ancora nel 730/2026, indicandolo nel rigo G15 codice 3.

    Documenti necessari

    • Ricevuta del bonifico o del versamento tracciabile relativo alla donazione originaria
    • 730-3 degli anni precedenti che attesta il credito residuo non ancora utilizzato
    • Attestazione rilasciata dall’ente beneficiario (comune o soggetto concessionario dell’impianto)

    Caso 1: uso dell'ultima quota residua di una donazione del 2020

    Scenario. Caio nel 2020 aveva donato 1.500 euro per la costruzione di un campo sportivo pubblico. Il credito totale era 975 euro (65%), in tre quote da 325 euro. Ha usato le prime due rate. Nel 730/2026 vuole usare la terza e ultima rata.

    Come si applica. Caio indica nel rigo G15 codice 3 il residuo che risulta dal 730-3/2025 (rigo 157, colonna 1). Il sistema riconosce la quota spettante per il 2025 (fino a 325 euro, compatibilmente con il 20% del reddito imponibile) e la scala dall’IRPEF. Dopo il 730/2026 il credito sarà esaurito.

    In pratica

    • Recupera il 730-3 dell’anno scorso: il residuo è nel rigo 157, colonna 1.
    • Il tetto del 20% del reddito imponibile limita quanto si può usare ogni anno.
    • Dopo aver usato tutte e tre le quote il credito è terminato.

    Caso 2: credito residuo non ancora assorbito per IRPEF insufficiente

    Scenario. Sempronio aveva donato nel 2019, ma in alcuni anni la sua IRPEF era troppo bassa per assorbire l’intera quota annuale. Ha ancora un residuo che trasla di anno in anno.

    Come si applica. Nel 730/2026 Sempronio riporta il residuo indicato nel 730-3 dell’anno precedente. La quota che la sua IRPEF riesce ad assorbire viene scalata; l’eventuale parte non assorbita si riporta ancora nel 730/2027. Il processo continua finché il credito è esaurito o l’IRPEF torna a essere sufficiente.

    In pratica

    • Anche se l’IRPEF non basta, il credito non va perso: si riporta all’anno dopo.
    • È fondamentale tenere il 730-3 di ogni anno per tracciare il residuo.
    • Il credito non genera rimborso in contanti: riduce solo l’imposta da pagare.

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso inserire una donazione del 2025 per impianti sportivi nello Sport bonus?

    No. Lo Sport bonus riguarda solo le erogazioni effettuate fino all’anno 2020 e dirette ai soggetti indicati nella tabella A allegata ai decreti ministeriali del 12 agosto 2020 e del 15 dicembre 2020. Nel 730/2026 si possono usare solo le quote residue di crediti già maturati.

    Quanto vale il credito Sport bonus?

    Il 65% delle erogazioni effettuate, nel limite del 20% del reddito imponibile annuo. Il credito si usa in tre rate annuali uguali.

    Cosa succede se la mia IRPEF non copre la quota annuale?

    La parte non assorbita dall’IRPEF si riporta automaticamente agli anni successivi. Il credito non va perso: resta utilizzabile finché non sono state usate tutte e tre le quote annuali.

    Si può cumulare lo Sport bonus con altre agevolazioni?

    No. Chi usa lo Sport bonus per una certa donazione non può usare anche altre agevolazioni fiscali (per esempio detrazioni per erogazioni liberali) sulla stessa somma.

    Dove si indica nel modello 730?

    Nel Quadro G, rigo G15, colonna 1 con codice 3. Il residuo da anni precedenti si riporta nella colonna 3 prendendo il dato dal 730-3 dell’anno scorso (rigo 157, colonna 1).

    Come si deve pagare la donazione per avere il credito?

    La donazione deve essere fatta tramite strumenti tracciabili: bonifico bancario, bollettino postale, carte di debito, carte di credito e prepagate, assegni bancari e circolari.

  • Art. 279 Cod. Amb. – sanzioni

    Art. 279 Cod. Amb. – sanzioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fuori dai casi per cui trova applicazione l’articolo 6, comma 13, cui eventuali sanzioni sono applicate ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, chi inizia a installare o esercisce uno stabilimento in assenza dell’autorizzazione prevista dagli articoli 269 o 272 ovvero continua l’esercizio con l’autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata è punito con la pena dell’arresto da due mesi a due anni o dell’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro. Con la stessa pena è punito chi sottopone uno stabilimento ad una modifica sostanziale senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 269, comma 8 o, ove applicabile, dal decreto di attuazione dell’ articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 , convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 . Chi sottopone uno stabilimento ad una modifica non sostanziale senza effettuare la comunicazione prevista dall’articolo 269, comma 8 o comma 11-bis, o, ove applicabile, dal decreto di attuazione dell’ articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 , convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 , è assoggettato ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 300 euro a 1.000 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità competente.

    2. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione stabiliti dall’autorizzazione, dagli Allegati I, II, III o V alla parte quinta del presente decreto, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 10.000 euro. Se i valori limite violati sono contenuti nell’autorizzazione integrata ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.

    2-bis. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola le prescrizioni stabilite dall’autorizzazione, dagli allegati I, II, III o V alla Parte Quinta, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 o le prescrizioni altrimenti imposte dall’autorità competente è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 10.000 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità competente. Se le prescrizioni violate sono contenute nell’autorizzazione integrata ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.

    3. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 7, chi mette in esercizio un impianto o inizia ad esercitare un’attività senza averne dato la preventiva comunicazione prescritta ai sensi dell’articolo 269, comma 6, o ai sensi dell’articolo 272, comma 1, è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 2.500 euro . È soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 2.500 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità competente, chi non effettua una delle comunicazioni previste all’articolo 273-bis, comma 6 e comma 7, lettere c) e d). 136

    4. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 8, chi non comunica all’autorità competente i dati relativi alle emissioni ai sensi dell’articolo 269, comma 6, è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 10.000 euro .

    5. Nei casi previsti dal comma 2 si applica sempre la pena dell’arresto fino ad un anno se il superamento dei valori limite di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa.

    6. Chi, nei casi previsti dall’articolo 281, comma 1, non adotta tutte le misure necessarie ad evitare un aumento anche temporaneo delle emissioni è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno o dell’ammenda fino a milletrentadue euro.

    7. Per la violazione delle prescrizioni dell’articolo 276, nel caso in cui la stessa non sia soggetta alle sanzioni previste dai commi da 1 a 6, e per la violazione delle prescrizioni dell’articolo 277 si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 15.500 euro a 155.000 euro. All’irrogazione di tale sanzione provvede, ai sensi degli articoli 17 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689 , la regione o la diversa autorità indicata dalla legge regionale. La sospensione delle autorizzazioni in essere è sempre disposta in caso di recidiva.

  • Art. 278 Cod. Amb. – poteri di ordinanza

    Art. 278 Cod. Amb. – poteri di ordinanza

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. In caso di inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione, ferma restando l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 279 e delle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria, l’autorità competente procede, secondo la gravità dell’infrazione: a) alla diffida, con l’assegnazione di un termine entro il quale le irregolarità devono essere eliminate; b) alla diffida ed alla contestuale temporanea sospensione dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e alle attività per i quali vi è stata violazione delle prescrizioni autorizzative, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute o per l’ambiente; c) alla revoca dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e alle attività per i quali vi è stata violazione delle prescrizioni autorizzative, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida o qualora la reiterata inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione determini situazioni di pericolo o di danno per la salute o per l’ambiente.

    1-bis. Resta ferma, in caso di non conformità dei valori misurati ai valori limite prescritti, accertata nel corso dei controlli effettuati dall’autorità o dagli organi di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), la possibilità di adottare le ordinanze previste all’articolo 271, comma

    20-bis.

  • Art. 277 Cod. Amb. – Recupero di cov prodotti durante le operazioni di rifornimento presso gli impianti di distribuzione di benzina

    Art. 277 Cod. Amb. – Recupero di cov prodotti durante le operazioni di rifornimento presso gli impianti di distribuzione di benzina

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I distributori degli impianti di distribuzione di benzina devono essere attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di benzina prodotti durante le operazioni di rifornimento.

    2. I nuovi impianti di distribuzione di benzina e quelli esistenti soggetti a ristrutturazione completa devono essere equipaggiati con sistemi di recupero dei vapori di benzina conformi ai requisiti previsti, per i sistemi di recupero di fase II, all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto, nonché essere sottoposti ai controlli previsti all’allegato VIII medesimo, se: a) il flusso è superiore a 500 m³/ anno; b) il flusso è superiore a 100 m³/ anno e sono situati in edifici utilizzati in modo permanente come luoghi di residenza o di lavoro.

    3. Negli impianti esistenti di distribuzione di benzina, aventi un flusso superiore a 3.000 mc all’anno, i sistemi di recupero devono rispettare, entro il 31 dicembre 2018, i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti per i sistemi di recupero di fase II dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto.

    4. Negli impianti di distribuzione di benzina esistenti, di cui ai commi 2 e 3, i sistemi di recupero devono rispettare, fino alla ristrutturazione completa o fino all’adeguamento previsto al comma 3, i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto per i sistemi di recupero diversi da quelli di fase II. È fatta comunque salva, presso tali impianti, la possibilità di rispettare i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti per i sistemi di recupero di fase II.

    5. I commi 2 e 3 non si applicano agli impianti di distribuzione di benzina utilizzati esclusivamente in relazione alla produzione e alla consegna di nuovi veicoli a motore ai fini del primo rifornimento di tali veicoli.

    6. Negli impianti di distribuzione diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3 i sistemi di recupero devono rispettare i requisiti di efficienza e gli obblighi di controllo previsti dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto per i sistemi di recupero diversi da quelli di fase II.

    7. Il flusso previsto dai commi 2 e 3 si calcola considerando la media degli anni civili in cui l’impianto è stato in esercizio nei tre anni antecedenti il 2012 oppure, se durante tale periodo non vi è stato almeno un anno civile di esercizio, … una stima effettuata dal gestore e documentata con atti da tenere a disposizione presso l’impianto; se la media della quantità di benzina scaricata nei tre anni civili successivi a quello della messa in esercizio dell’impianto supera, diversamente dalla stima, il flusso di cui al comma 3, il titolare dell’autorizzazione o della concessione dell’impianto è tenuto all’obbligo di adeguamento previsto da tale disposizione.

    8. I dispositivi componenti i sistemi di recupero dei vapori devono essere omologati dal Ministero dell’interno, a cui il costruttore presenta apposita istanza corredata della documentazione necessaria ad identificare i dispositivi e dalla certificazione di cui all’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto. Ai fini del rilascio dell’omologazione, il Ministero dell’interno verifica la rispondenza dei dispositivi ai requisiti di efficienza previsti dal presente articolo ed ai requisiti di sicurezza antincendio previsti dalla vigente normativa. In caso di mancata pronuncia l’omologazione si intende negata.

    9. I dispositivi componenti i sistemi di recupero dei vapori che sono stati omologati dalle competenti autorità di altri Paesi appartenenti all’Unione europea possono essere utilizzati per attrezzare i distributori degli impianti di distribuzione, previo riconoscimento da parte del Ministero dell’interno, a cui il costruttore presenta apposita istanza, corredata dalla documentazione necessaria ad identificare i dispositivi, dalle certificazioni di prova rilasciate dalle competenti autorità estere e da una traduzione giurata in lingua italiana di tali documenti e certificazioni. Ai fini del riconoscimento, il Ministero dell’interno verifica i documenti e le certificazioni trasmessi, da cui deve risultare il rispetto dei requisiti di efficienza previsti dal presente articolo, e verifica la rispondenza dei dispositivi ai requisiti di sicurezza antincendio previsti dalla vigente normativa. In caso di mancata pronuncia il riconoscimento si intende negato.

    10. Durante le operazioni di rifornimento i gestori degli impianti di distribuzione devono mantenere in funzione i sistemi di recupero dei vapori di cui al presente articolo.

    11. Presso gli impianti di distribuzione attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di benzina di fase II, deve essere esposto, sui distributori o vicino agli stessi, un cartello, una etichetta o un altro tipo di supporto che informi i consumatori circa l’esistenza di tale sistema. Presso gli impianti di distribuzione esistenti previsti dal comma 4 che, alla data del 1° gennaio 2012, sono già attrezzati con sistemi di recupero dei vapori di benzina di fase II, tale obbligo di informazione si applica entro i due mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.

    12. I gestori degli impianti di distribuzione di benzina devono rispettare gli obblighi di documentazione previsti dall’allegato VIII alla parte quinta del presente decreto.

  • Art. 276 Cod. Amb. – controllo delle emissioni di cov derivanti dal deposito della benzina e dalla sua distribuzione dai terminali agli impianti di distribuzione

    Art. 276 Cod. Amb. – controllo delle emissioni di cov derivanti dal deposito della benzina e dalla sua distribuzione dai terminali agli impianti di distribuzione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. L’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto stabilisce le prescrizioni che devono essere rispettate ai fini del controllo delle emissioni di COV relativamente: a) agli impianti di deposito presso i terminali; b) agli impianti di caricamento di benzina presso i terminali; c) agli impianti adibiti al deposito temporaneo di vapori presso i terminali; d) alle cisterne mobili e ai veicoli cisterna; e) agli impianti di deposito presso gli impianti di distribuzione dei carburanti; f) alle attrezzature per le operazioni di trasferimento della benzina presso gli impianti di distribuzione e presso terminali in cui è consentito il deposito temporaneo di vapori.

    2. Per impianti di deposito ai sensi del presente articolo si intendono i serbatoi fissi adibiti allo stoccaggio di benzina. Per tali impianti di deposito situati presso i terminali le pertinenti prescrizioni dell’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto costituiscono le misure che i gestori devono adottare ai sensi dell’articolo 269, comma

    10. Con apposito provvedimento l’autorità competente può disporre deroghe a tali prescrizioni, relativamente agli obblighi di rivestimento, ove necessario ai fini della tutela di aree di particolare pregio sotto il profilo paesaggistico.

    3. Per impianti di distribuzione, ai sensi del presente articolo, si intendono gli impianti in cui la benzina viene erogata ai serbatoi di tutti i veicoli a motore da impianti di deposito.

    4. Nei terminali all’interno dei quali è movimentata una quantità di benzina inferiore a 10.000 tonnellate/anno e la cui costruzione è stata autorizzata prima del 3 dicembre 1997, ai sensi della normativa vigente al momento dell’autorizzazione, gli impianti di caricamento si adeguano alle disposizioni della parte II, paragrafo 2, dell’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto entro il 17 maggio

    2010. Fino alla data di adeguamento deve essere garantita l’agibilità delle operazioni di caricamento anche per i veicoli-cisterna con caricamento dall’alto. Per quantità movimentata si intende la quantità totale annua massima di benzina caricata in cisterne mobili dagli impianti di deposito del terminale nei tre anni precedenti il 17 maggio

    2000. 5. Le prescrizioni di cui alla parte II, punto 3.2, dell’Allegato VII alla parte quinta del presente decreto si applicano ai veicoli cisterna collaudati dopo il 17 novembre 2000 e si estendono agli altri veicoli cisterna a partire dal 17 maggio

    2010. Tali prescrizioni non si applicano ai veicoli cisterna a scomparti tarati, collaudati dopo il 1° gennaio 1990 e attrezzati con un dispositivo che garantisca la completa tenuta di vapori durante la fase di caricamento. A tali veicoli cisterna a scomparti tarati deve essere consentita l’agibilità delle operazioni di caricamento presso gli impianti di deposito dei terminali.

    6. Gli stabilimenti in cui sono presenti gli impianti di cui al comma 1, lettera b), non sono soggetti all’autorizzazione di cui all’articolo

    269.

  • Art. 275 Cod. Amb. – emissioni di cov

    Art. 275 Cod. Amb. – emissioni di cov

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. L’Allegato III alla parte quinta del presente decreto stabilisce, relativamente alle emissioni di composti organici volatili, i valori limite di emissione, le modalità di monitoraggio e di controllo delle emissioni, i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite e le modalità di redazione del piano di gestione dei solventi. Le disposizioni previste dal presente articolo per gli stabilimenti si intendono riferite anche alle installazioni soggette ad autorizzazione integrata ambientale. L’Allegato III alla Parte Quinta indica i casi in cui le attività degli stabilimenti esistenti di cui al comma 8 sono soggette a valori limite e prescrizioni speciali.

    2. Se nello stesso stabilimento sono esercitate, mediante uno o più impianti o macchinari e sistemi non fissi o operazioni manuali, una o più attività individuate nella parte II dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto le quali superano singolarmente le soglie di consumo di solvente ivi stabilite, a ciascuna di tali attività si applicano secondo le modalità di cui al comma 7, i valori limite per le emissioni convogliate e per le emissioni diffuse di cui al medesimo Allegato III, parte III, oppure i valori limite di emissione totale di cui a tale Allegato III, parti III e IV, nonché le prescrizioni ivi previste. Tale disposizione si applica anche alle attività che, nello stesso stabilimento, sono direttamente collegate e tecnicamente connesse alle attività individuate nel suddetto Allegato III, parte II, e che possono influire sulle emissioni di COV. Il superamento delle soglie di consumo di solvente è valutato con riferimento al consumo massimo teorico di solvente. Le attività di cui alla parte II dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto comprendono la pulizia delle apparecchiature e non comprendono la pulizia dei prodotti, fatte salve le diverse disposizioni ivi previste.

    3. Ai fini di quanto previsto dal comma 2, i valori limite per le emissioni convogliate si applicano a ciascun impianto che produce tali emissioni ed i valori limite per le emissioni diffuse si applicano alla somma delle emissioni non convogliate di tutti gli impianti, di tutti i macchinari e sistemi non fissi e di tutte le operazioni.

    4. Il gestore che intende effettuare le attività di cui al comma 2 presenta all’autorità competente una domanda di autorizzazione dello stabilimento in conformità all’articolo 269 e a quanto previsto nel presente articolo e nell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto oppure, ricorrendone i presupposti, una domanda di adesione all’autorizzazione generale di cui all’articolo 272, comma

    3. In aggiunta ai casi previsti dall’articolo 269, comma 8, la domanda di autorizzazione deve essere presentata anche dal gestore dello stabilimento in cui sono esercitate delle attivitàche, a seguito di una modifica del consumo massimo teorico di solvente, rientrano tra quelle di cui al comma

    2.

    5. L’autorizzazione stabilisce, sulla base dei commi 2 e 7, i valori limite di emissione e le prescrizioni che devono essere rispettati. Per la captazione e il convogliamento si applica l’articolo

    270. Sono inoltre previste le precauzioni necessarie per ridurre al minimo le emissioni di COV durante le operazioni di avviamento e di arresto. Le autorizzazioni, incluse quelle rilasciate in sede di rinnovo ai sensi dell’articolo 281, assicurano che tali valori limite e prescrizioni si applichino a tutte le attività di cui al comma 2 e che i valori limite e le prescrizioni di cui all’ultimo periodo del comma 2 si possano applicare soltanto alle attività degli stabilimenti esistenti.

    5-bis. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 271, commi 14 e 20, il gestore informa tempestivamente l’autorità competente di qualsiasi violazione delle prescrizioni autorizzative.

    6. L’autorizzazione indica il consumo massimo teorico di solvente e l’emissione totale annua conseguente all’applicazione dei valori limite di cui al comma 2 nonché la periodicità dell’aggiornamento del piano di gestione di cui alla parte V dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. Al fine di ammettere l’applicazione di valori limite espressi come emissioni totali equivalenti, ai sensi della parte V dell’allegato III alla parte quinta del presente decreto, negli stabilimenti caratterizzati da elevate soglie di consumo di solventi, l’autorità competente valuta anche, tenuto conto delle specifiche attività degli stabilimenti oggetto di autorizzazione, la sussistenza della possibilità di assicurare un efficace controllo sul rispetto di tali valori.

    7. Il rispetto dei valori limite di emissione previsti dal comma 2 è assicurato mediante l’applicazione delle migliori tecniche disponibili e, in particolare, utilizzando materie prime a ridotto o nullo tenore di solventi organici, ottimizzando l’esercizio e la gestione delle attività e, ove necessario, installando idonei dispositivi di abbattimento, in modo da minimizzare le emissioni di composti organici volatili.

    8. Si considerano esistenti, ai fini del presente articolo, gli stabilimenti che al 1° aprile 2001 erano in esercizio in base agli atti autorizzativi all’epoca previsti o per i quali è stata presentata una domanda completa di autorizzazione prima di tale data ove lo stabilimento sia stato messo in funzione entro il 1° aprile

    2002. Si considerano nuovi gli altri stabilimenti. Ai fini dell’applicazione degli articoli 270, 271 e 281 gli stabilimenti previsti dal presente articolo, escluse le installazioni sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale, si considerano anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi sulla base delle definizioni previste dall’articolo

    268. 9. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 4 MARZO 2014, N. 46 .

    10. Sono fatte salve le autorizzazioni rilasciate prima del 13 marzo 2004 che conseguono un maggiore contenimento delle emissioni di composti organici volatili rispetto a quello ottenibile con l’applicazione delle indicazioni di cui alle parti III e IV dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. In tal caso rimangono validi i metodi di campionamento e di analisi precedentemente in uso. È fatta salva la facoltà del gestore di chiedere all’autorità competente di rivedere dette autorizzazioni sulla base delle disposizioni della parte quinta del presente decreto.

    11. In caso di modifiche sostanziali di attività svolte negli stabilimenti esistenti l’autorizzazione dispone che le attività oggetto di modifica sostanziale: a) siano soggette alle prescrizioni relative alle attività degli stabilimenti nuovi; b) siano soggette alle prescrizioni relative alle attività degli stabilimenti esistenti se le emissioni totali di tutte le attività svolte nello stabilimento non superano quelle che si producono in caso di applicazione della lettera a).

    12. Se il gestore comprova all’autorità competente che, pur utilizzando la migliore tecnica disponibile, non è possibile, per uno specifico stabilimento, rispettare il valore limite per le emissioni diffuse, tale autorità può autorizzare deroghe a detto valore limite, purché ciò non comporti rischi per la salute umana o per l’ambiente e purché le migliori tecniche disponibili siano comunque applicate.

    13. Nei casi previsti nella parte III dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto, l’autorità competente può esentare il gestore dall’applicazione delle prescrizioni ivi stabilite se le emissioni non possono essere convogliate ai sensi dell’articolo 270, commi 1 e

    2. In tal caso si applica quanto previsto dalla parte IV dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto, salvo il gestore comprovi all’autorità competente che il rispetto di detto Allegato non è, nel caso di specie, tecnicamente ed economicamente fattibile e che l’impianto utilizza la migliore tecnica disponibile.

    14. L’autorità competente comunica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nella relazione di cui al comma 18, le deroghe autorizzate ai sensi dei commi 12 e

    13. 15. Se due o più attività effettuate nello stesso stabilimento superano singolarmente le soglie di cui al comma 2, l’autorità competente può: a) applicare i valori limite previsti da tale comma a ciascuna singola attività o b) applicare un valore di emissione totale, riferito alla somma delle emissioni di tali attività, non superiore a quello che si avrebbe applicando quanto previsto dalla lettera a); la presente opzione non si estende alle emissioni delle sostanze indicate nel comma

    17. 16. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 4 MARZO 2014, N. 46 .

    17. La parte I dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto stabilisce appositi valori limite di emissione per le sostanze caratterizzate da particolari rischi per la salute e l’ambiente.

    18. Le autorità competenti trasmettono al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ogni tre anni ed entro il 30 aprile, a partire dal 2005, una relazione relativa all’applicazione del presente articolo, in conformità a quanto previsto dalla decisione della Commissione europea 2010/681/UE del 9 novembre

    2010. Copia della relazione è inviata dalle autorità competenti alla regione o alla provincia autonoma. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare invia tali informazioni alla Commissione europea.

    18-bis. Con apposito decreto, da adottare ai sensi dell’articolo 281, comma 6, si provvede ad inserire all’Allegato III alla Parte Quinta una specifica disciplina delle attività di relazione e di comunicazione alla Commissione europea in merito all’applicazione del presente articolo, in conformità ai provvedimenti comunitari di attuazione dell’ articolo 72 della direttiva 2010/75/UE . Il comma 18 non trova applicazione a decorrere dalla data prevista dal predetto decreto.

    19. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    20. I gestori degli stabilimenti costituiti da uno o più impianti a ciclo chiuso di pulizia a secco di tessuti e di pellami, escluse le pellicce, e delle pulitintolavanderie a ciclo chiuso, per i quali l’autorità competente non abbia adottato autorizzazioni di carattere generale, comunicano a tali autorità di aderire all’autorizzazione di cui alla parte VII dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto. È fatto salvo il potere delle medesime autorità di adottare successivamente nuove autorizzazioni di carattere generale, ai sensi dell’articolo 272, l’obbligatoria adesione alle quali comporta, per il soggetto interessato, la decadenza di quella prevista dalla parte VII dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto relativamente al territorio a cui tali nuove autorizzazioni si riferiscono. A tali attività non si applicano le prescrizioni della parte I, paragrafo 3, punti 3.2, 3.3. e 3.4 dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto.

    21. Costituisce modifica sostanziale, ai sensi del presente articolo: a) per le attività di ridotte dimensioni, una modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporta un aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al venticinque per cento; b) per tutte le altre attività, una modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporta un aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al dieci per cento; c) qualsiasi modifica che, a giudizio dell’autorità competente, potrebbe avere effetti negativi significativi sulla salute umana o sull’ambiente; d) qualsiasi modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporti la variazione dei valori limite applicabili;

    22. Per attività di ridotte dimensioni, ai sensi del comma 21, si intendono le attività di cui alla parte III, punti 1, 3, 4, 5, 8, 10, 13, 16 o 17 dell’Allegato III alla parte quinta del presente decreto aventi un consumo massimo teorico di solventi inferiore o uguale alla più bassa tra le soglie di consumo ivi indicate in terza colonna e le altre attività di cui alla parte III del medesimo Allegato III aventi un consumo massimo teorico di solventi inferiore a 10 tonnellate l’anno.

  • Art. 274 Cod. Amb. – Raccolta e trasmissione dei dati sulle emissioni dei grandi impianti di combustione e dei medi impianti di combustione

    Art. 274 Cod. Amb. – Raccolta e trasmissione dei dati sulle emissioni dei grandi impianti di combustione e dei medi impianti di combustione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette alla Commissione europea, ogni tre anni, una relazione inerente le emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri di tutti i grandi impianti di combustione di cui alla parte quinta del presente decreto, nella quale siano separatamente indicate le emissioni delle raffinerie. Tale relazione è trasmessa per la prima volta entro il 31 dicembre 2007 in relazione al periodo di tre anni che decorre dal 1° gennaio 2004 e, in seguito, entro dodici mesi dalla fine di ciascun successivo periodo di tre anni preso in esame. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette inoltre alla Commissione europea, su richiesta, i dati annuali relativi alle emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri dei singoli impianti di combustione.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    3. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 . Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio presenta alla Commissione europea entro il 31 dicembre di ogni anno, a partire dal 2017, per ciascun impianto di cui all’articolo 273, comma 5, la registrazione del numero di ore operative utilizzate dal 1° gennaio 2016 e, per ciascun impianto di cui all’articolo 273, comma 6, la percentuale della produzione di calore utile, calcolata come media mobile sui cinque anni civili precedenti, fornita ad una rete pubblica di teleriscaldamento sotto forma di vapore o di acqua calda. L’autorità competente, se diversa dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, comunica a tale Ministero le predette deroghe contestualmente all’applicazione delle stesse specificando, per ciascun impianto, la potenza termica nominale totale, le tipologie di combustibili usati e i valori limite di emissione applicati per ossidi di zolfo, ossidi di azoto e polveri.

    4. Entro il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2006, i gestori dei grandi impianti di combustione comunicano all’Istituto superiore per la prevenzione e la ricerca ambientale (ISPRA), con le modalità previste alla Parte III dell’Allegato II alla Parte Quinta, la tipologia dell’impianto gestito, la data di messa in esercizio dell’impianto e, con riferimento all’anno precedente, le emissioni totali, di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, determinate conformemente alle prescrizioni della Parte IV dell’Allegato II alla Parte Quinta, la quantità annua totale di energia prodotta rispettivamente dal carbone, dalla lignite, dalle biomasse, dalla torba, dagli altri combustibili solidi, dai combustibili liquidi, dal gas naturale e dagli altri gas, riferita al potere calorifico netto, le ore operative, nonché la caratterizzazione dei sistemi di abbattimento delle emissioni. In caso di mancata comunicazione dei dati e delle informazioni di cui al presente comma, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche ai fini di quanto previsto dall’ articolo 650 del codice penale , ordina al gestore inadempiente di provvedere.

    5. L’ISPRA, sulla base delle informazioni di cui al comma 4, elabora una relazione in cui sono riportate le emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri di tutti i grandi impianti di combustione di cui alla parte quinta del presente decreto. Tale relazione deve riportare tutti gli elementi previsti dal comma

    4. Almeno due mesi prima della scadenza prevista dal comma 1 per la trasmissione dei dati alla Commissione europea, l’ISPRA trasmette al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare la suddetta relazione, nonché i dati disaggregati relativi a ciascun impianto.

    6. I dati di cui al comma 4 sono raccolti e inviati in formato elettronico. A tal fine debbono essere osservate, ove disponibili, le procedure indicate sul sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La relazione di cui al comma 5, nonché i dati disaggregati raccolti dall’ISPRA sono resi disponibili alle autorità competenti sul sito internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e sul sito internet dell’ISPRA.

    7. Entro il 31 dicembre di ogni anno, a partire dal 2017, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare comunica alla Commissione europea, con riferimento all’anno precedente: a) per gli impianti di combustione cui si applica la Parte II, sezione 1, lettera C, dell’Allegato II alla Parte Quinta, il tenore di zolfo del combustibile solido indigeno usato e il grado di desolforazione raggiunto come media mensile; la prima comunicazione indica anche la motivazione tecnica dell’impossibilità di rispettare i valori limite di emissione oggetto di deroga; b) il numero di ore operative annue utilizzate dagli impianti di combustione a cui sono state concesse le deroghe previste all’Allegato II, parte II, alla Parte Quinta, sezione I, lettera A, paragrafo 2, sezione 2, lettera A, paragrafo 2, sezione 4, lettera A, paragrafo 1, note 1, 4 e 5, e sezione 4, lettera A-bis, paragrafo

    3. 8. L’autorità competente, se diversa dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, comunica a tale Ministero le deroghe di cui alle lettere a) e b) contestualmente all’applicazione delle stesse.

    8-bis. Il Ministero dell’ambiente trasmette alla Commissione europea, sulla base dei formati da questa adottati: a) entro il 1° gennaio 2021, una relazione contenente una stima delle emissioni totali annue di monossido di carbonio dei medi impianti di combustione e dei medi impianti termici civili e le informazioni relative alle concentrazioni di monossido di carbonio nelle emissioni di tali impianti, raggruppate per tipo di combustibile e classe di capacità; b) entro il 1° ottobre 2026 ed entro il 1° ottobre 2031, una relazione contenente le informazioni qualitative e quantitative relative all’applicazione delle norme vigenti in materia di medi impianti di combustione e medi impianti termici civili, incluse le attività finalizzate a verificare la conformità degli impianti. La prima relazione contiene anche una stima delle emissioni totali annue di polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo dei medi impianti di combustione e dei medi impianti termici civili, raggruppate per tipo di impianto, tipo di combustibile e classe di capacità.

    8-ter. Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sono stabiliti i dati, i metodi di stima, i tempi e le modalità delle comunicazioni che i gestori dei medi impianti di combustione e le autorità competenti di cui ai titoli I e II alla Parte Quinta effettuano all’ISPRA ed al predetto Ministero ai fini della predisposizione delle relazioni previste al comma

    8-bis. L’ISPRA, sulla base di tali informazioni, elabora un rapporto, conforme ai pertinenti formati adottati dalla Commissione europea, da inviare al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare almeno tre mesi prima dei termini previsti al comma

    8-bis.

  • Art. 273 bis Cod. Amb. – Medi impianti di combustione

    Art. 273 Bis Cod. Amb. – Medi impianti di combustione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione sono soggetti ad autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 e, in caso di installazioni di cui alla Parte Seconda, all’autorizzazione integrata ambientale. Gli stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di combustione alimentati con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte Quinta sono autorizzati ai sensi degli articoli 208 o

    214. 2. Gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione, anche insieme ad altri impianti o attività, possono essere oggetto di adesione alle autorizzazioni di carattere generale adottate in conformità all’articolo 272, comma

    3-bis. 3. L’istruttoria autorizzativa prevista all’articolo 271, comma 5, e all’articolo 272, comma 2, individua, per i medi impianti di combustione, valori limite di emissione e prescrizioni di esercizio non meno restrittivi rispetto ai pertinenti valori e prescrizioni previsti agli allegati I e V alla Parte Quinta e dalle normative e dai piani regionali di cui all’articolo 271, commi 3 e 4, e rispetto a quelli applicati per effetto delle autorizzazioni soggette al rinnovo.

    4. Per i medi impianti di combustione ubicati in installazioni di cui alla Parte Seconda i valori limite di emissione e le prescrizioni di esercizio degli allegati I e V alla Parte Quinta e delle normative e dei piani regionali previsti all’articolo 271, commi 3 e 4, sono presi in esame nell’istruttoria dell’autorizzazione integrata ambientale ai fini previsti all’articolo 29-sexies, comma

    4-ter. 5. A partire dal 1° gennaio 2025 e, in caso di impianti di potenza termica nominale pari o inferiore a 5 MW, a partire dal 1° gennaio 2030, i medi impianti di combustione esistenti sono soggetti ai valori limite di emissione individuati attraverso l’istruttoria autorizzativa prevista ai commi 3 e

    4. Fino a tali date devono essere rispettati i valori limite previsti dalle vigenti autorizzazioni e, per i medi impianti di combustione che prima del 19 dicembre 2017 erano elencati all’allegato IV, Parte I, alla Parte Quinta, gli eventuali valori limite applicabili ai sensi dell’articolo 272, comma

    1. 6. Ai fini dell’adeguamento alle disposizioni del presente articolo il gestore di stabilimenti dotati di un’autorizzazione prevista all’articolo 269, in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti, presenta una domanda autorizzativa almeno due anni prima delle date previste al comma

    5. L’adeguamento, anche su richiesta dell’autorità competente, può essere altresì previsto nelle ordinarie domande di rinnovo periodico dell’autorizzazione presentate prima di tale termine di due anni. L’autorità competente aggiorna l’autorizzazione dello stabilimento con un’istruttoria limitata ai medi impianti di combustione esistenti o la rinnova con un’istruttoria estesa all’intero stabilimento. In caso di autorizzazioni che già prescrivono valori limite e prescrizioni conformi a quelli previsti al comma 5 il gestore comunica tale condizione all’autorità competente quantomeno due anni prima delle date previste dal comma

    5. Fermo restando il rispetto dei termini di legge di cui al primo periodo, l’autorità competente può stabilire appositi calendari e criteri temporali per la presentazione delle domande e delle comunicazioni previste dal presente comma.

    7. Entro il termine previsto al comma 6 sono, altresì, presentate: a) le domande di adesione alle autorizzazioni di carattere generale adottate in conformità all’articolo 272, comma 3-bis, per gli stabilimenti in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti; b) le domande di autorizzazione degli stabilimenti, in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti, che non erano soggetti all’obbligo di autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 secondo la normativa vigente prima del 19 dicembre 2017; c) le domande di autorizzazione, ai sensi degli articoli 208 o 214, comma 7, degli stabilimenti in cui sono presenti medi impianti di combustione alimentati con le biomasse rifiuto previste all’allegato II alla Parte Quinta. Tali domande sono sostituite da una comunicazione in caso di autorizzazioni che già prescrivono valori limite e prescrizioni conformi a quelli previsti al comma 5; d) le domande di rinnovo e riesame delle autorizzazioni integrate ambientali delle installazioni di cui alla Parte Seconda in cui sono ubicati medi impianti di combustione esistenti. Tali domande sono sostituite da una comunicazione in caso di autorizzazioni che già prescrivono valori limite e prescrizioni conformi a quelli previsti al comma

    5. 8. Si considerano come un unico impianto, ai fini della determinazione della potenza termica nominale in base alla quale stabilire i valori limite di emissione, i medi impianti di combustione che sono localizzati nello stesso stabilimento e le cui emissioni risultano convogliate o convogliabili, sulla base di una valutazione delle condizioni tecniche svolta dalle autorità competenti, ad un solo punto di emissione. La valutazione relativa alla convogliabilità tiene conto dei criteri previsti all’articolo

    270. Tale unità si qualifica come grande impianto di combustione nei casi previsti all’articolo 273, comma

    9. Non sono considerati, a tali fini, gli impianti di riserva che funzionano in sostituzione di altri impianti quando questi ultimi sono disattivati. Se le emissioni di più medi impianti di combustione sono convogliate ad uno o più punti di emissione comuni, il medio impianto di combustione che risulta da tale aggregazione è soggetto ai valori limite che, in caso di mancato convogliamento, si applicherebbero all’impianto più recente.

    9. L’adeguamento alle disposizioni del comma 8, in caso di medi impianti di combustione esistenti, è effettuato nei tempi a tal fine stabiliti dall’autorizzazione, nel rispetto delle date previste dal comma

    5. 10. Non costituiscono medi impianti di combustione: a) impianti in cui i gas della combustione sono utilizzati per il riscaldamento diretto, l’essiccazione o qualsiasi altro trattamento degli oggetti o dei materiali; b) impianti di postcombustione, ossia qualsiasi dispositivo tecnico per la depurazione dell’effluente gassoso mediante combustione, che non sia gestito come impianto indipendente di combustione; c) qualsiasi dispositivo tecnico usato per la propulsione di un veicolo, una nave, o un aeromobile; d) turbine a gas e motori a gas e diesel usati su piattaforme off-shore; e) impianti di combustione utilizzati per il riscaldamento a gas diretto degli spazi interni di uno stabilimento ai fini del miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro; f) dispositivi di rigenerazione dei catalizzatori di cracking catalitico; g) dispositivi di conversione del solfuro di idrogeno in zolfo; h) reattori utilizzati nell’industria chimica; i) batterie di forni per il coke; l) cowpers degli altiforni; m) impianti di cremazione; n) medi impianti di combustione alimentati da combustibili di raffineria, anche unitamente ad altri combustibili, per la produzione di energia nelle raffinerie di petrolio e gas; o) caldaie di recupero nelle installazioni di produzione della pasta di legno; p) impianti di combustione disciplinati dalle norme europee in materia di motori o combustione interna destinati all’installazione su macchine mobili non stradali; q) impianti di incenerimento o coincenerimento previsti al titolo III-bis alla Parte Quarta ; q-bis) impianti di combustione aventi potenza termica nominale pari o superiore a 1 MW per effetto delle norme di aggregazione previste dall’articolo 270 o dall’articolo 272, comma 1, salvo il caso in cui sia previsto l’effettivo convogliamento a punti di emissione comuni.

    10-bis. Agli impianti previsti dal comma 10, lettera q-bis, si applicano i valori limite di emissione specificamente previsti dal presente decreto per gli impianti aventi potenza termica nominale inferiore a 1 MW e le norme sui controlli previste dall’articolo 272, comma

    1-bis.

    11. È tenuto, presso ciascuna autorità competente, con le forme da questa stabilite, un registro documentale nel quale sono riportati i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis , alla Parte Quinta per i medi impianti di combustione e per i medi impianti termici civili di cui all’articolo 284, commi 2-bis e 2-ter, nonché i dati relativi alle modifiche di tali impianti. È assicurato l’accesso del pubblico alle informazioni contenute nel registro, attraverso pubblicazione su siti internet, secondo le disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 .

    12. I dati previsti al comma 11 sono inseriti nel registro documentale: a) al rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o delle autorizzazioni integrate ambientali o delle autorizzazioni di cui agli articoli 208 o 214 di stabilimenti o installazioni in cui sono presenti medi impianti di combustione nuovi; b) al rilascio dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o delle autorizzazioni integrate ambientali delle autorizzazioni di cui agli articoli 208 o 214, comma 7, di stabilimenti o installazioni in cui sono presenti medi impianti di combustione esistenti, in caso di rilascio avvenuto a partire dal 19 dicembre 2017; c) entro sessanta giorni dalla comunicazione prevista al comma 6, ultimo periodo, e al comma 7, lettere c) e d); d) al perfezionamento della procedura di adesione alle autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma 3-bis; e) entro sessanta giorni dalla comunicazione delle modifiche non sostanziali di cui all’articolo 269, comma 8, relative a medi impianti di combustione, fatte salve le eventuali integrazioni del registro ove l’autorità competente aggiorni l’autorizzazione dopo il termine; f) all’atto dell’iscrizione dei medi impianti termici civili di cui all’ articolo 284, commi 2-bis e 2-ter , nel relativo registro autorizzativo.

    13. Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 269 o della domanda di autorizzazione integrata ambientale di stabilimenti e di installazioni in cui sono ubicati medi impianti di combustione o della domanda di adesione alle autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma 3-bis, o della comunicazione di modifiche non sostanziali relative a medi impianti di combustione, l’autorità competente avvia il procedimento istruttorio e comunica tempestivamente tale avvio al richiedente.

    14. Per gli impianti di combustione di potenza termica inferiore a 1 MW alimentati a biomasse o biogas, installati prima del 19 dicembre 2017, i pertinenti valori di emissione in atmosfera previsti all’allegato I alla Parte Quinta devono essere rispettati entro il 1° gennaio

    2030. Fino a tale data devono essere rispettati gli eventuali valori limite applicabili ai sensi dell’articolo 272, comma

    1. 15. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può esentare i medi impianti di combustione esistenti che non sono in funzione per più di 500 ore operative all’anno, calcolate in media mobile su ciascun periodo di cinque anni, dall’obbligo di adeguarsi ai valori limite di emissione previsti al comma

    5. La domanda di autorizzazione contiene l’impegno del gestore a rispettare tale numero di ore operative. Il primo periodo da considerare per il calcolo si riferisce ai cinque anni civili successivi quello di rilascio dell’autorizzazione. Entro il 1° marzo di ogni anno, a partire dal secondo anno civile successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità competente, ai fini del calcolo della media mobile, la registrazione delle ore operative utilizzate nell’anno precedente. Il numero massimo di ore operative può essere elevato a 1.000 in caso di emergenza dovuta alla necessità di produrre energia elettrica nelle isole connesse ad un sistema di alimentazione principale a seguito dell’interruzione di tale alimentazione.

    16. L’autorizzazione dello stabilimento in cui sono ubicati medi impianti di combustione nuovi che non sono in funzione per più di 500 ore operative all’anno, calcolate in media mobile su un periodo di tre anni, può esentare tali impianti dall’applicazione dei pertinenti valori limite previsti all’allegato I alla Parte Quinta. La domanda di autorizzazione contiene l’impegno del gestore a rispettare tale numero di ore operative. Il primo periodo da considerare per il calcolo si riferisce alla frazione di anno civile successiva al rilascio dell’autorizzazione ed ai due anni civili seguenti. Entro il 1° marzo di ogni anno, a partire dall’anno civile successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità competente, ai fini del calcolo della media mobile, la registrazione delle ore operative utilizzate nell’anno precedente. L’istruttoria autorizzativa di cui all’articolo 271, comma 5, individua valori limite non meno restrittivi di quelli previsti dalla normativa vigente prima del 19 dicembre 2017 e, per le emissioni di polveri degli impianti alimentati a combustibili solidi, in ogni caso, un valore limite non superiore a 100 mg/Nm³.

    17. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può differire al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite di emissione previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti di potenza termica superiore a 5 MW se almeno il 50% della produzione di calore utile dell’impianto, calcolata come media mobile su ciascun periodo di cinque anni, sia fornito ad una rete pubblica di teleriscaldamento sotto forma di vapore o acqua calda. La domanda di autorizzazione contiene l’impegno del gestore a rispettare tale percentuale di fornitura. Il primo periodo da considerare per il calcolo si riferisce ai cinque anni civili successivi quello di rilascio dell’autorizzazione. Entro il 1° marzo di ogni anno, a partire dal secondo anno civile successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione, il gestore presenta all’autorità competente, ai fini del calcolo della media mobile, un documento in cui è indicata la percentuale di produzione di calore utile dell’impianto destinata a tale fornitura nell’anno precedente. L’istruttoria autorizzativa di cui all’articolo 271, comma 5, individua, per le emissioni del periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 ed al 1° gennaio 2030, valori limite non meno restrittivi di quelli precedentemente autorizzati e, per le emissioni di ossidi di zolfo, in ogni caso, un valore limite non superiore a 1.100 mg/Nm³.

    18. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 può differire al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite di emissione degli ossidi di azoto previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti costituiti da motori a gas o turbine a gas di potenza termica superiore a 5 MW, se tali impianti sono utilizzati per il funzionamento delle stazioni di compressione di gas necessarie per garantire la protezione e la sicurezza di un sistema nazionale di trasporto del gas. Resta fermo, fino alla data prevista di adeguamento, il rispetto dei valori limite precedentemente autorizzati.

    19. In caso di impossibilità di rispettare i pertinenti valori limite di emissione previsti per gli ossidi di zolfo all’allegato I alla Parte Quinta per i medi impianti nuovi ed esistenti a causa di un’interruzione nella fornitura di combustibili a basso tenore di zolfo, dovuta ad una situazione di grave penuria, l’autorità competente può disporre una deroga, non superiore a sei mesi, all’applicazione di tali valori limite. L’autorizzazione individua i valori limite da applicare in tali periodi, assicurando che risultino non meno restrittivi di quelli autorizzati prima del 19 dicembre

    2017. 20. In caso di medi impianti nuovi ed esistenti, alimentati esclusivamente a combustibili gassosi, che a causa di un’improvvisa interruzione nella fornitura di gas debbano eccezionalmente utilizzare altri combustibili e dotarsi di un apposito sistema di abbattimento, l’autorità competente può disporre una deroga, non superiore a 10 giorni, salvo giustificate proroghe, all’applicazione dei pertinenti valori limite di emissione previsti dall’allegato I alla Parte Quinta. L’autorizzazione individua i valori limite da applicare in tali periodi, assicurando che risultino non meno restrittivi di quelli autorizzati prima del 19 dicembre 2017 .

    21. Le deroghe previste ai commi 18 e 19 sono comunicate dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare alla Commissione europea entro un mese dalla concessione. L’autorità competente, se diversa dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, comunica al Ministero tali deroghe entro cinque giorni dalla concessione.».

    22. L’autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 6 fissa al 1° gennaio 2030 l’obbligo di adeguarsi ai valori limite di emissione previsti al comma 5 per i medi impianti di combustione esistenti che fanno parte di un piccolo sistema isolato o di un microsistema isolato di cui all´articolo 2, punto 26 e punto 27, della direttiva 2009/72/CE . L’istruttoria autorizzativa di cui all’articolo 271, comma 5, individua, per le emissioni del periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 ed il 1° gennaio 2030, valori limite non meno restrittivi di quelli precedentemente autorizzati.

  • CCNL Agenzie di Viaggio Fiavet: welfare e sanità integrativa 2024

    CCNL Agenzie di Viaggio e Turismo (Fiavet)

    Welfare e sanità integrativa nel CCNL Agenzie di Viaggio Fiavet

    Il CCNL Fiavet costruisce un sistema di welfare contrattuale su tre pilastri: Fondo EST per la sanità integrativa, Fon.Te per la previdenza complementare e EBNT come ente bilaterale del turismo. Il rinnovo del 26 luglio 2024 ha aumentato di 3 euro mensili, da gennaio 2027, il contributo al Fondo EST a carico del datore.

    In sintesi

    Il CCNL Fiavet prevede tre pilastri di welfare: Fondo EST per la sanità integrativa (12 euro mensili, 10 a carico del datore e 2 del lavoratore; da gennaio 2027 il datore versa 3 euro in più, per 15 euro totali: 13 e 2), Fon.Te per la previdenza complementare, e l'EBNT (Ente Bilaterale Nazionale del Turismo) per prestazioni integrative e formazione. Il rinnovo 2024 ha aggiunto 3 euro mensili a carico del datore dal gennaio 2027.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Fiavet-Confcommercio · Filcams-Cgil · Fisascat-Cisl · Uiltucs-Uil
    Ultimo rinnovo
    26 luglio 2024
    Vigenza
    1° luglio 2024 – 31 dicembre 2027
    Fondo sanitario
    Fondo di assistenza sanitaria integrativa (Fondo EST), art. 161; Quadri: Qu.A.S., art. 139
    Fondo pensione
    Fon.Te (fondo costituito il 9 aprile 1998, riconosciuto dall'art. 160 per il settore turismo)
    Ente bilaterale
    EBNT (Ente Bilaterale Nazionale del Turismo)

    Tabella riepilogativa del sistema welfare

    Pilastri del welfare contrattuale – CCNL Fiavet (artt. 18-22, 139, 160-161)
    Fondo / Ente Tipo Contributo Ripartizione
    Fondo EST (art. 161) Sanità integrativa 12 euro al mese per 12 mensilità; 15 euro da gennaio 2027; quota di iscrizione 15 euro (tempo pieno) o 8 euro (part-time) a carico del datore 10 euro datore + 2 euro lavoratore; da gennaio 2027 13 euro datore + 2 euro lavoratore
    Qu.A.S. per i Quadri (art. 139) Cassa di assistenza sanitaria 340 euro annui + 20 euro dal 2025 + 20 euro dal 2026 a carico dell'azienda; 50 euro annui a carico del Quadro; quota una tantum 340 euro Principalmente a carico dell'azienda
    Fon.Te (art. 160) Previdenza complementare 0,55% a carico del lavoratore e 0,55% a carico del datore sulla retribuzione utile per il TFR (di cui 0,05% quota associativa); 3,45% o 6,91% prelevato dal TFR; una tantum 15,50 euro Quota datore + quota lavoratore + TFR
    EBNT e enti bilaterali (art. 22) Bilateralità / formazione / sostegno al reddito 0,40% di paga base e contingenza per 14 mensilità 0,20% datore + 0,20% lavoratore

    Il contributo al Fondo EST fino al 31 dicembre 2026 è di 12 euro mensili totali (10 del datore e 2 del lavoratore, dal 1° novembre 2019). L’incremento di 3 euro a carico del datore decorre da gennaio 2027, come stabilito dal rinnovo del 26 luglio 2024 (art. 161, comma 4).

    Fondo EST: la sanità integrativa del terziario

    Il Fondo EST è il principale strumento di assistenza sanitaria integrativa previsto dal CCNL Fiavet. È stato istituito dalle parti del CCNL (art. 161) e il suo contributo sostituisce un equivalente aumento salariale contrattuale (comma 10). Sono iscritti i dipendenti a tempo indeterminato a tempo pieno e parziale, esclusi i Quadri (che hanno la Qu.A.S., art. 139); i dipendenti a termine con contratto iniziale superiore a tre mesi possono iscriversi su richiesta scritta all’assunzione, sostenendo l’intero onere dei periodi non lavorati.

    Il diritto all'assistenza sanitaria integrativa è irrinunciabile (art. 161, comma 11). Le prestazioni rimborsabili sono quelle del piano sanitario del Fondo, che non è stato consultato per questa scheda e quindi non si riporta un elenco.

    Se l'azienda omette il versamento delle quote, deve erogare al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di 16,00 euro lordi per 14 mensilità, che entra nella retribuzione, fermo restando il diritto al risarcimento del maggior danno e l'obbligo di garantire comunque le prestazioni sanitarie.

    L'iscrizione al Fondo EST è obbligatoria per i lavoratori dipendenti di aziende che applicano il CCNL Fiavet. Il datore di lavoro iscrive i dipendenti secondo le procedure del Fondo e versa il contributo con la periodicità prevista dal regolamento del Fondo (art. 161, comma 6).

    Fon.Te: la previdenza complementare per i dipendenti Fiavet

    Fon.Te è il fondo pensione complementare costituito il 9 aprile 1998 e riconosciuto dall’art. 160 del CCNL come forma pensionistica applicabile ai lavoratori del settore turismo, comprese le imprese di viaggio Fiavet. È un fondo a contribuzione definita, il che significa che le prestazioni pensionistiche dipendono dai contributi versati e dai rendimenti finanziari.

    L'adesione è volontaria e riguarda i dipendenti a tempo indeterminato, a tempo pieno o parziale, e quelli a termine con contratto di durata superiore a tre mesi. L'art. 160 fissa:

    • Contributo del lavoratore: 0,55% della retribuzione utile per il computo del TFR (di cui lo 0,05% è quota associativa);
    • Contributo del datore di lavoro: 0,55% della stessa base (di cui lo 0,05% è quota associativa);
    • TFR: il 3,45% o il 6,91% della retribuzione utile, prelevato dal TFR maturando dal momento dell'iscrizione; per i lavoratori di prima occupazione dopo il 28 aprile 1993 il TFR maturando è destinato integralmente al fondo;
    • Una tantum: 15,50 euro all'iscrizione, di cui 11,88 a carico dell'azienda e 3,62 del lavoratore.

    Le percentuali sono quelle dell'art. 160 del testo del 24 luglio 2019, che l'accordo del 26 luglio 2024 non modifica.

    EBNT: l’ente bilaterale del turismo

    L’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo (EBNT) è l’organismo paritetico delle parti firmatarie (art. 18) per occupazione, mercato del lavoro, formazione e qualificazione professionale, salute e sicurezza e sostegno al reddito. Si finanzia con la quota contrattuale di servizio dello 0,40% di paga base e contingenza per 14 mensilità, divisa a metà (0,20% datore, 0,20% lavoratore); se l’azienda omette il versamento deve corrispondere al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile pari allo 0,60% di paga base e contingenza per 14 mensilità (art. 22). Il contratto prevede in particolare:

    • Sostegno al reddito (art. 19): il 30% della quota contrattuale di servizio degli enti territoriali è destinato ai lavoratori di aziende in crisi, ristrutturazione o riorganizzazione con sospensione dell'attività, previo accordo tra associazione territoriale e sindacati; quando integra l'indennità di disoccupazione INPS, vale almeno il 20% di quest'ultima.
    • Formazione e qualificazione professionale, compresa una funzione specifica per i Quadri (art. 18).
    • Monitoraggio del mercato del lavoro, banca dati tra domanda e offerta di lavoro e osservatorio su apprendistato e contratti a termine (art. 18).

    Welfare aziendale e accordi di secondo livello

    Oltre ai fondi collettivi, il CCNL incoraggia lo sviluppo di piani di welfare aziendale attraverso accordi di contrattazione di secondo livello. I lavoratori e le imprese possono concordare, in sede aziendale o territoriale, l'erogazione di benefit in natura o servizi (buoni pasto, trasporto, istruzione figli, assistenza agli anziani, flessibilità oraria) in aggiunta o in sostituzione di quote del premio di risultato. Il welfare aziendale gode di un trattamento fiscale agevolato sia per il lavoratore che per il datore di lavoro, nel rispetto dei limiti annui stabiliti dalla normativa fiscale (art. 51, co. 2, TUIR).

    Casi pratici

    Tizio – Prima iscrizione al Fondo EST
    Tizio viene assunto in un'agenzia di viaggio aderente a Fiavet. Dal primo giorno l'azienda ha l'obbligo di iscriverlo al Fondo EST. Il contributo è di 12 euro al mese fino al 2026 (10 del datore, 2 di Tizio) e di 15 dal 2027 (13 del datore, 2 di Tizio); all’iscrizione l’azienda versa anche la quota di 15 euro. Tizio riceve le credenziali per accedere al portale del fondo e potrà richiedere rimborsi per visite specialistiche, occhiali e fisioterapia dalla data di iscrizione.
    Caia – Adesione a Fon.Te e contribuzione
    Caia ha 3 anni di anzianità e non ha ancora fatto una scelta esplicita sul TFR. Il silenzio-assenso ha indirizzato il suo TFR a Fon.Te. Caia decide ora di aderire attivamente e di versare anche la quota lavoratore: in questo modo attiva il contributo datoriale aggiuntivo previsto dal CCNL. Il costo mensile netto per Caia è contenuto grazie alla deducibilità fiscale dei versamenti (fino a 5.164,57 euro annui).
    Sempronio – Premino sostitutivo convertito in welfare
    L'agenzia di Sempronio ha sottoscritto un accordo aziendale entro il 31 ottobre 2026 che prevede la conversione del premio di risultato in welfare: buoni spesa, abbonamenti al trasporto pubblico e contributi per l'asilo nido. Sempronio (4° livello) non riceve in busta paga i 140 euro lordi del premio sostitutivo previsto per il 4° e 5° livello: l’azienda li destina a strumenti di welfare (art. 13, comma 12, riproporzionato per il part-time).

    Domande frequenti

    Cos'è il Fondo EST e chi ne ha diritto nel CCNL Fiavet?
    Il Fondo EST è il fondo di assistenza sanitaria integrativa istituito dal CCNL (art. 161). I dipendenti a tempo indeterminato (esclusi i Quadri) vi sono iscritti obbligatoriamente. Il contributo mensile è di 12 euro (10 del datore, 2 del lavoratore) fino al 2026 e di 15 euro da gennaio 2027 (13 del datore, 2 del lavoratore).
    Cos'è Fon.Te e come aderisco?
    Fon.Te è il fondo pensione complementare del terziario. L’adesione è volontaria (art. 160): destinando il TFR a Fon.Te si attivano i contributi dello 0,55% del lavoratore e dello 0,55% del datore sulla retribuzione utile per il TFR. L’adesione avviene con il modulo del fondo, da consegnare al datore.
    Il Fondo EST copre anche i familiari del lavoratore?
    Il CCNL (art. 161, comma 8) rinvia al regolamento del Fondo per l’iscrizione di altre categorie e per la prosecuzione volontaria; l’estensione ai familiari e i relativi costi sono previsti dal regolamento del Fondo, che non è stato consultato.
    Cosa succede se il datore non iscrive il dipendente al Fondo EST?
    L'iscrizione al Fondo EST è obbligatoria per le aziende che applicano il CCNL Fiavet. Chi omette il versamento deve riconoscere al lavoratore 16,00 euro lordi al mese per 14 mensilità come elemento distinto non assorbibile, ferma la responsabilità per le prestazioni sanitarie e per il maggior danno (art. 161, comma 12). Il lavoratore può segnalare l'inadempienza al sindacato o all'Ispettorato del Lavoro.
    Il welfare aziendale è tassato?
    No. I benefit in natura e i servizi di welfare aziendale (entro i limiti annui di legge previsti dall'art. 51 TUIR) non sono imponibili per il lavoratore e sono deducibili per il datore di lavoro. Questa è la principale differenza rispetto al premio di risultato in denaro, che per i premi di risultato erogati nel 2026 e 2027 è soggetto a imposta sostitutiva dell’1% entro 5.000 euro annui, mentre il premio sostitutivo fisso dell’art. 13 è retribuzione ordinaria.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024-2027, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento 2024, ferie, permessi e ROL 2024, maternità, paternità e congedi 2024 e tredicesima, quattordicesima e premi 2024.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL per i Dipendenti delle Imprese di Viaggio e Turismo del 26 luglio 2024 (Fiavet-Confcommercio, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil). Le cifre del Fondo EST, di Fon.Te e degli enti bilaterali sono quelle degli artt. 18-22, 139 e 160-161 del CCNL del 24 luglio 2019 e dell’accordo del 26 luglio 2024; il piano sanitario del Fondo EST non è stato consultato. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil) o l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 273 Cod. Amb. – grandi impianti di combustione

    Art. 273 Cod. Amb. – grandi impianti di combustione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. L’Allegato Il alla parte quinta del presente decreto stabilisce, in relazione ai grandi impianti di combustione, i valori limite di emissione, inclusi quelli degli impianti multicombustibili, le modalità di monitoraggio e di controllo delle emissioni, i criteri per la verifica della conformità ai valori limite e le ipotesi di anomalo funzionamento o di guasto degli impianti.

    2. Ai grandi impianti di combustione nuovi si applicano i pertinenti valori limite di emissione di cui alla Parte II, sezioni da 1 a 6, dell’Allegato II alla Parte Quinta.

    3. Ai grandi impianti di combustione anteriori al 2013 i pertinenti valori limite di emissione di cui alla Parte II, sezioni da 1 a 6, dell’Allegato II alla Parte Quinta si applicano a partire dal 1° gennaio

    2016. Ai grandi impianti di combustione che hanno ottenuto l’esenzione prevista all’Allegato II, Parte I, paragrafo 2, alla Parte Quinta si applicano, in caso di esercizio dal 1° gennaio 2016, i valori limite di emissione previsti dal comma 2 per gli impianti nuovi. Le vigenti autorizzazioni sono entro tale data adeguate alle disposizioni del presente articolo nell’ambito delle ordinarie procedure di rinnovo periodico ovvero, se nessun rinnovo periodico è previsto entro tale data, a seguito di una richiesta di aggiornamento presentata dal gestore entro il 1° gennaio 2015 ai sensi dell’articolo 29-nonies. Fatto salvo quanto disposto dalla parte seconda del presente decreto, tali autorizzazioni continuano, nelle more del loro adeguamento, a costituire titolo all’esercizio fino al 1° gennaio

    2016. Le autorizzazioni rilasciate in sede di rinnovo non possono stabilire valori limite meno severi di quelli previsti dalle autorizzazioni soggette al rinnovo, ferma restando l’istruttoria relativa alle domande di modifica degli impianti;

    3-bis. Il termine del 1° gennaio 2016, di cui al comma 3, è prorogato al 1° gennaio 2017 per i grandi impianti di combustione per i quali sono state regolarmente presentate istanze di deroga ai sensi dei commi 4 o

    5. Sino alla definitiva pronuncia dell’Autorità Competente in merito all’istanza, e comunque non oltre il 1° gennaio 2017, le relative autorizzazioni continuano a costituire titolo all’esercizio a condizione che il gestore rispetti anche le condizioni aggiuntive indicate nelle istanze di deroga.

    3-ter. Il termine del 1° gennaio 2016, di cui al comma 3 è prorogato al 1° gennaio 2017 per i grandi impianti di combustione per i quali sono state regolarmente presentate, alla data del 31 dicembre 2015, istanze di deroga ai sensi dei paragrafi 3.3 o 3.4 della parte I dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto ovvero ai sensi della parte II dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto. Sino alla definitiva pronuncia dell’Autorità Competente in merito all’istanza, e comunque non oltre il 1° gennaio 2017, le relative autorizzazioni continuano a costituire titolo all’esercizio, a condizione che il gestore rispetti anche le condizioni aggiuntive indicate nelle istanze di deroga e rispetti dal 1° gennaio 2016, per gli inquinanti non oggetto di richiesta di deroga, i pertinenti valori limite di emissione massimi indicati nella parte II dell’allegato II alla parte quinta del presente decreto.

    4. L’autorizzazione può consentire che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, gli impianti di combustione di cui al comma 3 siano in esercizio per un numero di ore operative pari o inferiore a 17.500 senza rispettare i valori limite di emissione di cui al comma 3, ove ricorrano le seguenti condizioni: a) il gestore dell’impianto presenta all’autorità competente, entro il 30 giugno 2014, nell’ambito delle ordinarie procedure di rinnovo periodico dell’autorizzazione ovvero, se nessun rinnovo periodico è previsto entro tale data, nell’ambito di una richiesta di aggiornamento presentata ai sensi dell’articolo 29-nonies, una dichiarazione scritta contenente l’impegno a non far funzionare l’impianto per più di 17.500 ore operative tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, informandone contestualmente il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; b) entro il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2017, il gestore presenta all’autorità competente e, comunque, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un documento in cui è riportata la registrazione delle ore operative utilizzate dal 1° gennaio 2016; c) nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023 si applicano valori limite di emissione non meno severi di quelli che l’impianto deve rispettare alla data del 31 dicembre 2015 ai sensi dell’autorizzazione, del presente Titolo e del Titolo III-bis alla Parte Seconda; d) l’impianto non ha ottenuto l’esenzione prevista all’Allegato II, parte I, paragrafo 2, alla Parte Quinta.

    4-bis. Se l’esenzione prevista dal comma 4 è concessa ad impianti di combustione con potenza termica nominale totale superiore a 500 MW alimentati con combustibili solidi, autorizzati per la prima volta dopo il 1° luglio 1987, devono essere in tutti i casi rispettati, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2023, i valori limite previsti per gli ossidi azoto all’Allegato II, Parte II, alla Parte Quinta.

    5. L’autorizzazione può consentire che, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2022, gli impianti di combustione anteriori al 2002 con potenza termica nominale totale non superiore a 200 MW siano in esercizio senza rispettare i valori limite di emissione di cui al comma 3, ove ricorrano le seguenti condizioni: a) almeno il 50 per cento della produzione di calore utile dell’impianto, calcolata come media mobile su ciascun periodo di cinque anni a partire dal quinto anno antecedente l’autorizzazione, è fornito ad una rete pubblica di teleriscaldamento sotto forma di vapore o di acqua calda; il gestore è tenuto a presentare all’autorità competente e, comunque, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro il 31 maggio di ogni anno, a partire dal 2017, un documento in cui è indicata la percentuale di produzione di calore utile dell’impianto destinata a tale fornitura; b) nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2022 si applicano valori limite di emissione non meno severi di quelli che l’impianto deve rispettare alla data del 31 dicembre 2015 ai sensi dell’autorizzazione, del presente titolo e del Titolo III-bis della Parte Seconda.

    6. Ai sensi dell’articolo 271, commi 5, 14 e 15, l’autorizzazione di tutti i grandi impianti di combustione deve prevedere valori limite di emissione non meno severi dei pertinenti valori di cui alla Parte II, sezioni da 1 a 7, dell’Allegato II e dei valori di cui all’Allegato I alla Parte Quinta.

    7. Per i grandi impianti di combustione, ciascun camino, contenente una o più canne di scarico, corrisponde, anche ai fini dell’applicazione dell’articolo 270, ad un punto di emissione.

    8. In aggiunta a quanto previsto dall’articolo 271, comma 14, i valori limite di emissione non si applicano ai grandi impianti di combustione nei casi di anomalo funzionamento previsti dalla parte I dell’Allegato II alla parte quinta del presente decreto, nel rispetto delle condizioni ivi previste.

    9. Si considerano come un unico grande impianto di combustione, ai fini della determinazione della potenza termica nominale in base alla quale stabilire i valori limite di emissione, più impianti di combustione di potenza termica pari o superiore a 15 MW e la somma delle cui potenze è pari o superiore a 50 MW che sono localizzati nello stesso stabilimento e le cui emissioni risultano convogliate o convogliabili, sulla base di una valutazione delle condizioni tecniche svolta dalle autorità competenti, ad un solo punto di emissione. La valutazione relativa alla convogliabilità tiene conto dei criteri previsti all’articolo

    270. Non sono considerati, a tali fini, gli impianti di riserva che funzionano in sostituzione di altri impianti quando questi ultimi sono disattivati. L’autorità competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed economiche, può altresì disporre il convogliamento delle emissioni di tali impianti ad un solo punto di emissione ed applicare i valori limite che, in caso di mancato convogliamento, si applicherebbero all’impianto più recente.

    10. L’adeguamento alle disposizioni del comma 9 è effettuato nei tempi a tal fine stabiliti dall’autorizzazione.

    11. Nel caso in cui un grande impianto di combustione sia sottoposto a modifiche sostanziali, si applicano all’impianto i valori limite di emissione stabiliti alla Parte II, sezioni da 1 a 5, lettera B, e sezione 6 dell’Allegato II alla Parte Quinta.

    12. Fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di autorizzazione integrata ambientale, per gli impianti nuovi o in caso di modifiche ai sensi del comma 11, la domanda di autorizzazione deve essere corredata da un apposito studio concernente la fattibilità tecnica ed economica della generazione combinata di calore e di elettricità. Nel caso in cui tale fattibilità sia accertata, anche alla luce di elementi diversi da quelli contenuti nello studio, l’autorità competente, tenuto conto della situazione del mercato e della distribuzione, condiziona il rilascio del provvedimento autorizzativo alla realizzazione immediata o differita di tale soluzione.

    13. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    14. In caso di realizzazione di grandi impianti di combustione che potrebbero arrecare un significativo pregiudizio all’ambiente di un altro Stato della Comunità europea, l’autorità competente informa il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per l’adempimento degli obblighi di cui alla convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero, stipulata a Espoo il 25 febbraio 1991, ratificata con la legge 3 novembre 1994, n. 640 .

    15. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli impianti di combustione destinati alla produzione di energia, ad esclusione di quelli che utilizzano direttamente i prodotti di combustione in procedimenti di fabbricazione. Sono esclusi in particolare: a) gli impianti in cui i prodotti della combustione sono utilizzati per il riscaldamento diretto, l’essiccazione o qualsiasi altro trattamento degli oggetti o dei materiali, come i forni di riscaldo o i forni di trattamento termico; b) gli impianti di postcombustione, cioè qualsiasi dispositivo tecnico per la depurazione dell’effluente gassoso mediante combustione, che non sia gestito come impianto indipendente di combustione; c) i dispositivi di rigenerazione dei catalizzatori di craking catalitico; d) i dispositivi di conversione del solfuro di idrogeno in zolfo; e) i reattori utilizzati nell’industria chimica; f) le batterie di forni per il coke; g) i cowpers degli altiforni; h) qualsiasi dispositivo tecnico usato per la propulsione di un veicolo, una nave, o un aeromobile; i) le turbine a gas e motori a gas usati su piattaforme off-shore e sugli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto off-shore; l) IL D.LGS. 4 MARZO 2014, N. 46 , HA CONFERMATO L’ABROGAZIONE DELLA PRESENTE LETTERA; m) LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 4 MARZO 2014, N. 46 ; m-bis) gli impianti che utilizzano come combustibile qualsiasi rifiuto solido o liquido non ricadente nella definizione di biomassa di cui all’Allegato II alla Parte Quinta.

    16. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 4 MARZO 2014, N. 46 .

    16-bis. A partire dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162 , ai fini del rilascio dell’autorizzazione prevista per la costruzione degli di impianti di combustione con una potenza termica nominale pari o superiore a 300 MW, il gestore presenta una relazione che comprova la sussistenza delle seguenti condizioni: a) disponibilità di appropriati siti di stoccaggio di cui all’ articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162 ; b) fattibilità tecnica ed economica di strutture di trasporto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera aa), del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 162 ; c) possibilità tecnica ed economica di installare a posteriori le strutture per la cattura di CO2.

    16-ter. L’autorità competente, sulla base della documentazione di cui al comma 16-bis, stabilisce se le condizioni di cui allo stesso comma sono soddisfatte. In tal caso il gestore provvede a riservare un’area sufficiente all’interno del sito per installare le strutture necessarie alla cattura e alla compressione di CO 2 .

  • Art. 118 L. 633/1941

    Art. 118 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno, è regolato, oltrechè dalle disposizioni contenute nei codici, dalle disposizioni generali di questo capo e dalle disposizioni particolari che seguono.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 272 bis Cod. Amb. – (Emissioni odorigene)

    Art. 272 Bis Cod. Amb. – (Emissioni odorigene)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. La normativa regionale o le autorizzazioni possono prevedere misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti di cui al presente titolo. Tali misure possono anche includere, ove opportuno, alla luce delle caratteristiche degli impianti e delle attività presenti nello stabilimento e delle caratteristiche della zona interessata, e fermo restando, in caso di disciplina regionale, il potere delle autorizzazioni di stabilire valori limite più severi con le modalità previste all’articolo 271: a) valori limite di emissione espressi in concentrazione (mg/Nm³) per le sostanze odorigene; b) prescrizioni impiantistiche e gestionali e criteri localizzativi per impianti e per attività aventi un potenziale impatto odorigeno, incluso l’obbligo di attuazione di piani di contenimento; c) procedure volte a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, criteri localizzativi in funzione della presenza di ricettori sensibili nell’intorno dello stabilimento; d) criteri e procedure volti a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento; e) specifiche portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento,

    2. Il Coordinamento previsto dall’ articolo 20 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 , può elaborare indirizzi in relazione alle misure previste dal presente articolo. Attraverso l’integrazione dell’allegato I alla Parte Quinta, con le modalità previste dall’articolo 281, comma 6, possono essere previsti, anche sulla base dei lavori del Coordinamento, valori limite e prescrizioni per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti di cui al presente titolo, inclusa la definizione di metodi di monitoraggio e di determinazione degli impatti.

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