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Autore: Andrea Marton

  • Articolo 396 Codice di Procedura Civile: Revocazione delle sentenze per le quali è scaduto il termine per l’appello

    Articolo 396 Codice di Procedura Civile: Revocazione delle sentenze per le quali è scaduto il termine per l’appello

    Art. 396 c.p.c. – Revocazione delle sentenze per le quali è scaduto il termine per l’appello

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Le sentenze per le quali è scaduto il termine per l’appello possono essere impugnate per revocazione nei casi dei nn. 1, 2, 3 e 6 dell’articolo precedente, purché la scoperta del dolo o della falsità o il recupero dei documenti o la pronuncia della sentenza di cui al n. 6 siano avvenuti dopo la scadenza del termine suddetto.

    Se i fatti menzionati nel comma precedente avvengono durante il corso del termine per l’appello, il termine stesso è prorogato dal giorno dell’avvenimento in modo da raggiungere i trenta giorni da esso.

  • Articolo 395 Codice di Procedura Civile: Casi di revocazione

    Articolo 395 Codice di Procedura Civile: Casi di revocazione

    Art. 395 c.p.c. – Casi di revocazione

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione:

    se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra [1];

    se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza.

    se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario;

    se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare;

    se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione;

    se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

    La Corte costituzionale, con sentenza 30 gennaio 1986, n. 17, ha dichiarato l’illegittimità di questo articolo nella parte in cui non prevede la revocazione delle sentenze della Corte di cassazione rese su ricorsi basati sull’art. 360, n. 4, del codice di procedura civile ed affette dall’errore di cui all’art. 395, n. 4, c.p.c..

    Con successiva sentenza n. 558 del 20 dicembre 1989 la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 395, prima parte, e n. 4 c.p.c. nella parte in cui non prevede la revocazione per errore di fatto avverso i provvedimenti di convalida di sfratto e licenza per finita locazione e di convalida di sfratto per morosità emessi in assenza o per mancata opposizione dell’intimato.

    [1] La Corte costituzionale, con sentenza 20 febbraio 1995, n. 51, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del numero 1) del presente articolo nella parte in cui non prevede la revocazione avverso i provvedimenti di convalida di sfratto per morosità che siano l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra.

  • Articolo 394 Codice di Procedura Civile: Procedimento in sede di rinvio

    Articolo 394 Codice di Procedura Civile: Procedimento in sede di rinvio

    Art. 394 c.p.c. – Procedimento in sede di rinvio

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    In sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti al giudice al quale la Corte ha rinviato la causa. In ogni caso deve essere prodotta copia autentica della sentenza di cassazione.

    Le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata.

    Nel giudizio di rinvio può deferirsi il giuramento decisorio, ma le parti non possono prendere conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo che la necessità delle nuove conclusioni sorga dalla sentenza di cassazione.

  • Articolo 393 Codice di Procedura Civile: Estinzione del processo

    Articolo 393 Codice di Procedura Civile: Estinzione del processo

    Art. 393 c.p.c. – Estinzione del processo

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all’articolo precedente, o si avvera successivamente a essa una causa di estinzione del giudizio di rinvio, l’intero processo si estingue; ma la sentenza della Corte di cassazione conserva il suo effetto vincolante anche nel nuovo processo che sia instaurato con la riproposizione della domanda.

  • Articolo 392 Codice di Procedura Civile: Riassunzione della causa

    Articolo 392 Codice di Procedura Civile: Riassunzione della causa

    Art. 392 c.p.c. – Riassunzione della causa

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    La riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio può essere fatta da ciascuna delle parti non oltre tre mesi [1] dalla pubblicazione della sentenza della Corte di cassazione.

    La riassunzione si fa con citazione, la quale è notificata personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.

    [1] Le parole «un anno» sono state sostituite dalle parole «tre mesi» dall’art. 46, comma 21, L. 18 giugno 2009, n. 69.

  • Articolo 391-ter Codice di Procedura Civile: Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo

    Articolo 391-ter Codice di Procedura Civile: Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo

    Art. 391-ter c.p.c. – Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la causa nel merito è, altresì, impugnabile per revocazione per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell’articolo 395 e per opposizione di terzo. I relativi ricorsi si propongono alla stessa Corte e debbono contenere gli elementi, rispettivamente, degli articoli 398, commi secondo e terzo, e 405, comma secondo.

    Quando pronuncia la revocazione o accoglie l’opposizione di terzo, la Corte decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto; altrimenti, pronunciata la revocazione ovvero dichiarata ammissibile l’opposizione di terzo, rinvia la causa al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.

    Articolo aggiunto dall’art. 17, D.L. 2 febbraio 2006, n. 40.

  • Articolo 391-bis Codice di Procedura Civile: Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione

    Articolo 391-bis Codice di Procedura Civile: Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione

    Art. 391-bis c.p.c. – Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Se la sentenza o l’ordinanza pronunciata dalla Corte di cassazione è affetta da errore materiale o di calcolo ai sensi dell’articolo 287, ovvero da errore di fatto ai sensi dell’articolo 395, numero 4), la parte interessata può chiederne la correzione o la revocazione con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti. La correzione può essere chiesta, e può essere rilevata d’ufficio dalla Corte, in qualsiasi tempo. La revocazione può essere chiesta entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione ovvero di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento [1].

    Sulla correzione la Corte pronuncia nell’osservanza delle disposizioni di cui all’articolo 380-bis, primo e secondo comma [2].

    Sul ricorso per correzione dell’errore materiale pronuncia con ordinanza [3].

    Sul ricorso per revocazione, anche per le ipotesi regolate dall’articolo 391-ter, la Corte pronuncia nell’osservanza delle disposizioni di cui all’articolo 380-bis, primo e secondo comma, se ritiene l’inammissibilità, altrimenti rinvia alla pubblica udienza della sezione semplice [4].

    In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte di Cassazione non è ammessa la sospensione dell’esecuzione della sentenza passata in giudicato, né è sospeso il giudizio di rinvio o il termine per riassumerlo.

    Articolo aggiunto dall’art. 67, L. 26 novembre 1990, n. 353.

    La Corte costituzionale con sentenza 18 aprile 1996, n. 119 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui prevede un termine per la proposizione dell’istanza di correzione degli errori materiali delle sentenze della Corte di cassazione.

    [1] Comma modificato dall’art. 16, comma 1a, D.L. 2 febbraio 2016, n. 40, e successivamente così sostituito dall’art. 1-bis, comma 1l, numero 1, D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

    [2] Comma sostituito dall’art. 16, comma 1b, D.L. 2 febbraio 2016, n. 40, e successivamente così sostituito dall’art. 1-bis, comma 1l, numero 2, D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

    [3] Comma inserito dall’art. 16, comma 1c, D.L. 2 febbraio 2016, n. 40.

    [4] Comma inserito dall’art. 16, comma 1c, D.L. 2 febbraio 2016, n. 40, e successivamente così sostituito dall’art. 1-bis, comma 1l, numero 3, D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

  • Articolo 391 Codice di Procedura Civile: Pronuncia sulla rinuncia

    Articolo 391 Codice di Procedura Civile: Pronuncia sulla rinuncia

    Art. 391 c.p.c. – Pronuncia sulla rinuncia

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Sulla rinuncia e nei casi di estinzione del processo disposta per legge la Corte provvede con ordinanza in camera di consiglio, salvo che debba decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento fissati per la pubblica udienza. Provvede il presidente, con decreto, se non è stata ancora fissata la data della decisione [1].

    Il decreto, l’ordinanza o la sentenza che dichiara l’estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese [2].

    Il decreto ha efficacia di titolo esecutivo se nessuna delle parti chiede la fissazione dell’udienza nel termine di dieci giorni dalla comunicazione [3].

    La condanna non è pronunciata, se alla rinuncia hanno aderito le altre parti personalmente o i loro avvocati autorizzati con mandato speciale.

    [1] Comma sostituito dall’art. 15, D.L. 2 febbraio 2006, n. 40, e successivamente così sostituito dall’art. 1-bis, comma 1i, numero 1, D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

    [2] ‘Comma sostituito dall’art. 15, D.L. 2 febbraio 2006, n. 40, e successivamente così modificato dall’art. 1-bis, comma 1i, numero 2, D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

    [3] Comma sostituito dall’art. 15, D.L. 2 febbraio 2006, n. 40.

  • Articolo 390 Codice di Procedura Civile: Rinuncia

    Articolo 390 Codice di Procedura Civile: Rinuncia

    Art. 390 c.p.c. – Rinuncia

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    La parte può rinunciare al ricorso principale o incidentale finché non sia cominciata la relazione all’udienza, o sino alla data dell’udienza camerale, o finché non siano notificate le conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui all’art. 380-ter [1].

    La rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal suo avvocato o anche da questo solo se è munito di mandato speciale a tale effetto.

    L’atto di rinuncia è notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto.

    [1] Comma modificato dall’art. 75, comma 1c, D.L. 21 giugno 2013, n. 69, e successivamente così modificato dall’art. 1-bis, comma 1h, D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

  • Articolo 389 Codice di Procedura Civile: Domande conseguenti alla cassazione

    Articolo 389 Codice di Procedura Civile: Domande conseguenti alla cassazione

    Art. 389 c.p.c. – Domande conseguenti alla cassazione

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Le domande di restituzione o di riduzione in pristino e ogni altra conseguente alla sentenza di cassazione si propongono al giudice di rinvio e, in caso di cassazione senza rinvio, al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.