Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 303 Cod. Amb. – esclusioni

    Art. 303 Cod. Amb. – esclusioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. La parte sesta del presente decreto: a) non riguarda il danno ambientale o la minaccia imminente di tale danno cagionati da: 1) atti di conflitto armato, sabotaggi, atti di ostilità, guerra civile, insurrezione; 2) fenomeni naturali di carattere eccezionale, inevitabili e incontrollabili; b) non si applica al danno ambientale o a minaccia imminente di tale danno provocati da un incidente per il quale la responsabilità o l’indennizzo rientrino nell’ambito d’applicazione di una delle convenzioni internazionali elencate nell’allegato 1 alla parte sesta del presente decreto cui la Repubblica italiana abbia aderito; c) non pregiudica il diritto del trasgressore di limitare la propria responsabilità conformemente alla legislazione nazionale che dà esecuzione alla convenzione sulla limitazione della responsabilità per crediti marittimi (LLMC) del 1976, o alla convenzione di Strasburgo sulla limitazione della responsabilità nella navigazione interna (CLNI) del 1988; d) non si applica ai rischi nucleari relativi all’ambiente né alla minaccia imminente di tale danno causati da attività disciplinate dal Trattato istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica o causati da un incidente o un’attività per i quali la responsabilità o l’indennizzo rientrano nel campo di applicazione di uno degli strumenti internazionali elencati nell’allegato 2 alla parte sesta del presente decreto; e) non si applica alle attività svolte in condizioni di necessità ed aventi come scopo esclusivo la difesa nazionale, la sicurezza internazionale o la protezione dalle calamità naturali; f) non si applica al danno causato da un’emissione, un evento o un incidente verificatisi prima della data di entrata in vigore della parte sesta del presente decreto … ; g) non si applica al danno in relazione al quale siano trascorsi più di trent’anni dall’emissione, dall’evento o dall’incidente che l’hanno causato; h) non si applica al danno ambientale o alla minaccia imminente di tale danno causati da inquinamento di carattere diffuso, se non sia stato possibile accertare in alcun modo un nesso causale tra il danno e l’attività di singoli operatori; i) LETTERA A BROGATA DALLA L. 6 AGOSTO 2013, N. 97 .

  • Art. 37 TUPI: Accertamento delle conoscenze informatiche e di lingue straniere nei concorsi pubblici

    Art. 37 TUPI: Accertamento delle conoscenze informatiche e di lingue straniere nei concorsi pubblici

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Accertamento delle conoscenze informatiche e di lingue straniere nei concorsi pubblici ( Art.36-ter del d.lgs n.29 del 1993 , aggiunto dall' art.13 del d.lgs n.387 del 1998 ) 1.

    A decorrere dal 1 gennaio 2000 i bandi di concorso per l'accesso alle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, prevedono l'accertamento della conoscenza dell'usa delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse e della lingua inglese, nonché, ove opportuno in relazione al profilo professionale richiesto, di altre lingue straniere .

    Per i dirigenti il regolamento di cui all'articolo 28 definisce il livello di conoscenza richiesto e le modalità per il relativo accertamento.

    Per gli altri dipendenti delle amministrazioni dello Stato, con regolamento emanato ai sensi dell' articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , e successive modificazioni ed integrazioni. su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sono stabiliti i livelli di conoscenza, anche in relazione alla professionalità cui si riferisce il bando, e le modalità per l'accertamento della conoscenza medesima.

    Il regolamento stabilisce altresì i casi nei quali il comma 1 non si applica.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 149 L. 633/1941

    Art. 149 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il diritto di cui all'articolo 144 spetta dopo la morte dell'autore agli eredi, secondo le norme del codice civile ; in difetto di successori entro il sesto grado, il diritto è devoluto all'Ente nazionale di previdenza e assistenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici (ENAP) per i propri fini istituzionali.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 302 Cod. Amb. – definizioni

    Art. 302 Cod. Amb. – definizioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1 Lo stato di conservazione di una specie è considerato favorevole quando: a) i dati relativi alla sua popolazione mostrano che essa si sta mantenendo, a lungo termine, come componente vitale dei suoi habitat naturali; b) l’area naturale della specie non si sta riducendo né si ridurrà verosimilmente in un futuro prevedibile; c) esiste, e verosimilmente continuerà ad esistere, un habitat sufficientemente ampio per mantenerne la popolazione a lungo termine.

    2. Lo stato di conservazione di un habitat naturale è considerato favorevole quando: a) la sua area naturale e le zone in essa racchiuse sono stabili o in aumento; b) le strutture e le funzioni specifiche necessarie per il suo mantenimento a lungo termine esistono e continueranno verosimilmente a esistere in un futuro prevedibile; e c) lo stato di conservazione delle sue specie tipiche è favorevole, ai sensi del comma

    1. 3. Per “acque” si intendono tutte le acque cui si applica la parte terza del presente decreto.

    4. Per “operatore” s’intende qualsiasi persona, fisica o giuridica, pubblica o privata, che esercita o controlla un’attività professionale avente rilevanza ambientale oppure chi comunque eserciti potere decisionale sugli aspetti tecnici e finanziari di tale attività, compresi il titolare del permesso o dell’autorizzazione a svolgere detta attività.

    5. Per “attività professionale” s’intende qualsiasi azione, mediante la quale si perseguano o meno fini di lucro, svolta nel corso di un’attività economica, industriale, commerciale, artigianale, agricola e di prestazione di servizi, pubblica o privata.

    6. Per “emissione” s’intende il rilascio nell’ambiente, a seguito dell’attività umana, di sostanze, preparati, organismi o microrganismi.

    7. Per “minaccia imminente” di danno si intende il rischio sufficientemente probabile che stia per verificarsi uno specifico danno ambientale.

    8. Per “misure di prevenzione” si intendono le misure prese per reagire a un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente di danno ambientale, al fine di impedire o minimizzare tale danno.

    9. Per “ripristino”, anche “naturale”, s’intende: nel caso delle acque, delle specie e degli habitat protetti, il ritorno delle risorse naturali o dei servizi danneggiati alle condizioni originarie; nel caso di danno al terreno, l’eliminazione di qualsiasi rischio di effetti nocivi per la salute umana e per la integrità ambientale. In ogni caso il ripristino deve consistere nella riqualificazione del sito e del suo ecosistema, mediante qualsiasi azione o combinazione di azioni, comprese le misure di attenuazione o provvisorie, dirette a riparare, risanare o, qualora sia ritenuto ammissibile dall’autorità competente, sostituire risorse naturali o servizi naturali danneggiati.

    10. Per “risorse naturali” si intendono specie e habitat naturali protetti, acqua e terreno.

    11. Per “servizi” e “servizi delle risorse naturali” si intendono le funzioni svolte da una risorsa naturale a favore di altre risorse naturali e/o del pubblico.

    12. Per “condizioni originarie” si intendono le condizioni, al momento del danno, delle risorse naturali e dei servizi che sarebbero esistite se non si fosse verificato il danno ambientale, stimate sulla base delle migliori informazioni disponibili.

    13. Per “costi” s’intendono gli oneri economici giustificati dalla necessità di assicurare un’attuazione corretta ed efficace delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto, compresi i costi per valutare il danno ambientale o una sua minaccia imminente, per progettare gli interventi alternativi, per sostenere le spese amministrative, legali e di realizzazione delle opere, i costi di raccolta dei dati ed altri costi generali, nonché i costi del controllo e della sorveglianza.

  • Redditi dei terreni nel 730 2026: quadro A e rivalutazione

    In sintesi

    • Due componenti distinte: il terreno produce un reddito dominicale (spetta al proprietario) e un reddito agrario (spetta a chi coltiva). Se coltivi il tuo terreno, devi dichiarare entrambi.
    • Rivalutazione obbligatoria: chi presta assistenza fiscale applica automaticamente la rivalutazione dell’80% sul reddito dominicale e del 70% sul reddito agrario, più un ulteriore 30% su entrambi.
    • IMU e IRPEF non si sovrappongono: per i terreni non affittati, l’IMU sostituisce l’IRPEF sul reddito dominicale. Sul reddito agrario, invece, l’IRPEF rimane sempre dovuta.
    • Coltivatori diretti e IAP agevolati: i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola hanno un regime di favore: il reddito concorre al complessivo solo parzialmente.
    • I valori del catasto: i redditi dominicale e agrario da inserire nel quadro A sono quelli risultanti dagli atti catastali, senza applicare alcuna rivalutazione (ci pensa chi fa la dichiarazione).
    • Terreni affittati a giovani imprenditori: se dai il terreno in affitto a un giovane under 40 qualificato, la rivalutazione dell’80% e del 70% non si applica.

    Che cos'è il reddito dei terreni e chi deve dichiararlo

    Se possiedi un terreno agricolo situato in Italia, sei tenuto a dichiararne i redditi nel quadro A del modello 730. Il reddito dei terreni si divide in due parti: il reddito dominicale, che rappresenta la quota spettante al proprietario del fondo, e il reddito agrario, che rappresenta la quota legata all’attività di coltivazione. Se sei tu stesso a coltivare il tuo terreno, devi dichiarare entrambe le componenti. Se invece lo hai dato in affitto, il reddito agrario viene dichiarato dall’affittuario, mentre a te spetta solo quello dominicale.

    I valori da inserire nel quadro A non sono quelli che pagherai come imposta, ma quelli catastali ‘grezzi’, cioè il reddito dominicale e quello agrario come risultano dagli atti del catasto. Sarà poi il CAF o il professionista che ti assiste a rivalutarli applicando le percentuali previste dalla legge per il 2025.

    Attenzione al rapporto con l’IMU. Per i terreni non affittati, l’IMU sostituisce l’IRPEF sul reddito dominicale: non paghi due volte. Ma il reddito agrario rimane sempre soggetto a IRPEF, anche per i terreni non locati. Se il terreno è esente da IMU (per esempio perché si trova in una zona montana), allora l’IRPEF si applica su entrambe le componenti.

    Coefficienti di rivalutazione dei redditi dei terreni (anno 2025)
    Tipo di reddito Rivalutazione base Ulteriore rivalutazione Totale rivalutazione applicata
    Reddito dominicale +80% +30% +134% (1,80 × 1,30)
    Reddito agrario +70% +30% +121% (1,70 × 1,30)
    Terreni affittati a giovani under 40 (condizioni specifiche) non si applica l'80%/70% +30% solo +30%
    Terreni condotti da coltivatori diretti/IAP (colonna 10 barrata) +80%/70% base esenzione ulteriore 30% +80% o +70% senza il 30%

    Esempio pratico

    • Tizio possiede un terreno agricolo con reddito dominicale catastale di 100 euro e reddito agrario di 50 euro, e lo coltiva personalmente (non è coltivatore diretto iscritto alla previdenza). Il CAF applica: reddito dominicale rivalutato = 100 × 1,80 × 1,30 = 234 euro; reddito agrario rivalutato = 50 × 1,70 × 1,30 = 110,50 euro. Totale reddito dei terreni da sommare al reddito complessivo: circa 344 euro. Se il terreno non è affittato, sul reddito dominicale l’IMU sostituisce l’IRPEF, quindi di quel totale solo la parte agraria (110,50 euro) entra nell’IRPEF.

    Documenti necessari

    • Atti catastali del terreno (visura catastale con reddito dominicale e agrario)
    • Contratto di affitto (se il terreno è dato in locazione)
    • Documentazione della qualifica di coltivatore diretto o IAP e iscrizione previdenziale agricola
    • Denuncia all’ufficio del Territorio in caso di perdita del raccolto per eventi naturali (almeno 30% del prodotto ordinario)

    Proprietario che coltiva personalmente il terreno

    Scenario. Caio possiede e coltiva personalmente un campo con reddito dominicale catastale 200 euro e agrario 80 euro. Non è iscritto alla previdenza agricola come coltivatore diretto.

    Come si applica. Nel quadro A, Caio indica nella colonna 1 il reddito dominicale (200) e nella colonna 3 il reddito agrario (80). Il codice titolo è 1 (proprietario non in affitto). Il CAF rivaluta entrambi: dominicale 200 × 1,80 × 1,30 = 468 euro; agrario 80 × 1,70 × 1,30 = 176,80 euro. Se il terreno non è affittato e l’IMU è dovuta, il reddito dominicale rivalutato non entra nell’IRPEF; il reddito agrario (176,80 euro) sì.

    In pratica

    • Inserire i valori catastali grezzi nel quadro A senza applicare nessuna rivalutazione
    • Il CAF calcola in automatico la rivalutazione e l’eventuale esenzione IMU

    Coltivatore diretto iscritto alla previdenza agricola

    Scenario. Sempronio è coltivatore diretto, iscritto alla previdenza agricola, e possiede terreni con redditi dominicale e agrario catastali complessivi di 12.000 euro.

    Come si applica. Sempronio barra la casella di colonna 10 nel quadro A. L’ulteriore rivalutazione del 30% non si applica, e il reddito complessivo dei due redditi (dopo la rivalutazione base) concorre alla formazione del reddito complessivo solo in parte: per la quota fino a 10.000 euro, nella misura dello 0%; per la quota tra 10.001 e 15.000 euro, al 50%. Un meccanismo che riduce sensibilmente il carico IRPEF per chi lavora la terra.

    In pratica

    • Barrare la colonna 10 (Coltivatore diretto o IAP) in tutti i righi pertinenti
    • Fino a 10.000 euro di reddito agrario+dominicale rivalutati: IRPEF pari a zero

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare il terreno anche se non lo coltivo e non lo affitto?

    Sì. Se sei proprietario di un terreno che ha una rendita catastale, devi compilare il quadro A. Puoi non dichiararlo solo se si tratta di terreni che costituiscono pertinenze di fabbricati urbani (giardini, cortili) o di parchi di interesse pubblico riconosciuto.

    Se affitto il terreno, chi dichiara il reddito agrario?

    Il reddito agrario deve essere dichiarato dall’affittuario (il conduttore del fondo), a partire dalla data di inizio del contratto. Tu come proprietario dichiari solo il reddito dominicale.

    L'IMU sostituisce sempre l'IRPEF sui terreni?

    Solo per i terreni non affittati. Se il terreno è dato in affitto, sia l’IRPEF che l’IMU sono dovute. Se il terreno è in zona montana esente da IMU, l’IRPEF si applica anche sul reddito dominicale (barra la casella colonna 9 del quadro A).

    Cosa succede se il raccolto è andato quasi completamente perso per una calamità?

    Se la perdita è di almeno il 30% del prodotto ordinario e hai presentato denuncia all’ufficio del Territorio entro tre mesi dall’evento (o almeno 15 giorni prima del raccolto), i redditi dominicale e agrario sono esclusi dall’IRPEF. Indica il codice 2 nella colonna 7 del quadro A.

    Come trovo il reddito dominicale e agrario del mio terreno?

    Sono indicati nella visura catastale del terreno, reperibile gratuitamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione ‘Consultazione catasto terreni’. I valori si riferiscono alla qualità di coltura risultante dal catasto.

    Se do il terreno in affitto a mio figlio di 38 anni agricoltore, ho qualche agevolazione?

    Sì: se tuo figlio ha meno di 40 anni, ha la qualifica di coltivatore diretto o IAP (o la acquisisce entro due anni dalla firma) e il contratto ha durata almeno quinquennale, la rivalutazione dell’80% e del 70% non si applica al tuo reddito dominicale. Indica il codice 4 nella colonna 7 del quadro A.

    Vedi anche: Rivalutazione di terreni e partecipazioni, Indennità di esproprio di terreni, Plusvalenza vendita terreni edificabili e Variazione della rendita catastale.

  • Art. 285 Cod. Amb. – Caratteristiche tecniche

    Art. 285 Cod. Amb. – Caratteristiche tecniche

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia devono rispettare le caratteristiche tecniche previste dalla parte II dell’allegato IX alla presente parte pertinenti al tipo di combustibile utilizzato. I piani e i programmi di qualità dell’aria previsti dal decreto legislativo n. 155 del 2010 . possono imporre ulteriori caratteristiche tecniche, ove necessarie al conseguimento e al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’ aria.

  • Art. 284 Cod. Amb. – Installazione o modifica

    Art. 284 Cod. Amb. – Installazione o modifica

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Nel corso delle verifiche finalizzate alla dichiarazione di conformità prevista dal decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37 , per gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia, l’installatore verifica e dichiara anche che l’impianto è dotato della attestazione prevista all’articolo 282, comma

    2-bis. In caso di modifica di impianti fuori produzione l’installatore dichiara che il libretto di centrale è stato integrato nei modi previsti dal comma 2. Tali dichiarazioni devono essere espressamente riportate in un atto allegato alla dichiarazione di conformità, messo a disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto da parte dell’installatore entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori. L’autorità che riceve la dichiarazione di conformità ai sensi del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37 , provvede ad inviare tale atto all’autorità competente. In occasione della dichiarazione di conformità, l’installatore indica al responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto l’elenco delle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite di cui all’articolo 286, affinchè tale elenco sia inserito nel libretto di centrale previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412 . Se il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto non è ancora individuato al momento dell’installazione, l’installatore, entro 30 giorni dall’installazione, invia l’atto e l’elenco di cui sopra al soggetto committente, il quale li mette a disposizione del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto entro 30 giorni dalla relativa individuazione.

    2. Per gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia, in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto, il libretto di centrale previsto dall’ articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412 deve essere integrato, a cura del responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto, entro il 31 dicembre 2012, da un atto in cui si dichiara che l’impianto è conforme alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 ed è idoneo a rispettare i valori limite di cui all’articolo

    286. Entro il 31 dicembre 2012, il libretto di centrale deve essere inoltre integrato con l’indicazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite di cui all’articolo

    286. Il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto provvede ad inviare tali atti integrativi all’autorità competente entro 30 giorni dalla redazione.

    2-bis. I medi impianti termici civili messi in esercizio o soggetti a modifica a partire dal 20 dicembre 2018 devono essere preventivamente iscritti nel registro autorizzativo previsto al comma

    2-quater. A tal fine il responsabile dell’esercizio e della manutenzione trasmette all’autorità titolare del registro, entro un termine non inferiore a sessanta giorni prima dell’installazione o della modifica dell’impianto, un apposito atto in cui dichiara i dati previsti all’allegato I, Parte IV-bis alla Parte Quinta. Il termine di sessanta giorni può essere ridotto qualora sussista una imprevedibile urgenza da dichiarare in un atto allegato dal responsabile dell’esercizio e della manutenzione. »

    2-ter. I medi impianti termici civili messi in esercizio prima del 20 dicembre 2018 devono essere iscritti nel registro autorizzativo previsto al comma 2-quater entro il 1° gennaio

    2029. A tal fine il responsabile dell’esercizio e della manutenzione trasmette all’autorità titolare del registro, entro il 31 ottobre 2028, un apposito atto in cui dichiara i dati previsti all’ allegato I, parte IV-bis , alla Parte Quinta.

    2-quater. È tenuto, presso ciascuna autorità competente, un registro per l’iscrizione dei medi impianti termici civili. Entro trenta giorni dalla ricezione degli atti previsti ai commi 2-bis e 2-ter l’autorità competente effettua o nega l’iscrizione nel registro autorizzativo e comunica tempestivamente tale esito al richiedente.

  • Art. 283 Cod. Amb. – definizioni

    Art. 283 Cod. Amb. – definizioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Ai fini del presente titolo si applicano le seguenti definizioni: a) impianto termico: impianto destinato alla produzione di calore costituito da uno o più generatori di calore e da un unico sistema di distribuzione e utilizzazione di tale calore, nonché da appositi dispositivi di regolazione e di controllo; b) generatore di calore: qualsiasi dispositivo di combustione alimentato con combustibili al fine di produrre calore, costituito da un focolare ed eventualmente uno scambiatore di calore; c) focolare: parte di un generatore di calore nella quale avviene il processo di combustione; d) impianto termico civile: impianto termico la cui produzione di calore è esclusivamente destinata, anche in edifici ad uso non residenziale, al riscaldamento o alla climatizzazione invernale o estiva di ambienti o al riscaldamento di acqua per usi igienici e sanitari; l’impianto termico civile è centralizzato se serve tutte le unità dell’edificio o di più edifici ed è individuale negli altri casi; d-bis) medio impianto termico civile: impianto termico civile di potenza pari o superiore a 1 MW; non ricadono nella definizione gli impianti utilizzati per il riscaldamento a gas diretto degli spazi interni dello stabilimento ai fini del miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro; e) potenza termica nominale dell’impianto: la somma delle potenze termiche nominali dei singoli focolari costituenti l’impianto; f) potenza termica nominale del focolare: il prodotto del potere calorifico inferiore del combustibile utilizzato e della portata massima di combustibile bruciato all’interno del focolare, espresso in Watt termici o suoi multipli; g) valore di soglia: potenza termica nominale dell’impianto pari a 0.035MW; h) modifica dell’impianto: qualsiasi intervento che sia effettuato su un impianto già installato e che richieda la dichiarazione di conformità di cui all’ articolo 7 del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37 ; i) autorità competente: l’autorità responsabile dei controlli, degli accertamenti e delle ispezioni previsti all’ articolo 9 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e dal decreto attuativo dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), e comma 1-bis del citato decreto legislativo, o altra autorità indicata dalla legge regionale; l) installatore: il soggetto indicato dall’ articolo 3 del decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37 ; m) responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto: il soggetto indicato dal decreto attuativo dell’ articolo 4, comma 1, lettere a) e b) , e comma 1-bis del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 .; n) conduzione di un impianto termico: insieme delle operazioni necessarie al fine di assicurare la corretta combustione nei focolari e l’adeguamento del regime dell’impianto termico alla richiesta di calore.

  • Art. 282 Cod. Amb. – Campo di applicazione

    Art. 282 Cod. Amb. – Campo di applicazione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il presente titolo disciplina, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, gli impianti termici civili aventi potenza termica nominale inferiore a 3 MW. Sono sottoposti alle disposizioni del titolo I gli impianti termici civili aventi potenza termica nominale uguale o superiore.

    2. Un impianto termico civile avente potenza termica nominale uguale o superiore a 3 MW si considera come un unico impianto ai fini dell’applicazione delle disposizioni del titolo I. Resta soggetta alle disposizioni degli articoli 270, 273, commi 9 e 10, e 273-bis, commi 8 e 9, l’aggregazione di tale impianto con altri impianti.

    2-bis. Il produttore di impianti termici civili attesta, per ciascun modello prodotto, la conformità alle caratteristiche tecniche di cui all’articolo 285 e l’idoneità a rispettare i valori limite di emissione di cui all’articolo

    286. L’idoneità deve risultare da apposite prove, effettuate secondo le pertinenti norme EN da laboratori accreditati ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 per i metodi di prova relativi ai parametri per i quali si effettua la misura. I rapporti sono tenuti a disposizione dal produttore. Ciascun impianto termico civile messo in commercio è accompagnato dalla attestazione e dalle istruzioni relative all’installazione.

  • Art. 281 Cod. Amb. – disposizioni transitorie e finali

    Art. 281 Cod. Amb. – disposizioni transitorie e finali

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    3. I gestori degli stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadono nel campo di applicazione del presente titolo e che non ricadevano nel campo di applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 , si adeguano alle disposizioni del presente titolo entro il 1° settembre 2013 o nel più breve termine stabilito dall’autorizzazione alle emissioni. Se lo stabilimento è soggetto a tale autorizzazione la relativa domanda deve essere presentata, ai sensi dell’articolo 269 o dell’articolo 272, commi 2 e 3, entro il 31 luglio

    2012. L’autorità competente si pronuncia in un termine pari a otto mesi o, in caso di integrazione della domanda di autorizzazione, pari a dieci mesi dalla ricezione della domanda stessa. Dopo la presentazione della domanda, le condizioni di esercizio ed i combustibili utilizzati non possono essere modificati fino all’ottenimento dell’autorizzazione. In caso di mancata presentazione della domanda entro il termine previsto o in caso di realizzazione di modifiche prima dell’ottenimento dell’autorizzazione, lo stabilimento si considera in esercizio senza autorizzazione alle emissioni. Se la domanda è presentata nel termine previsto, l’esercizio può essere proseguito fino alla pronuncia dell’autorità competente. Ai soli fini della determinazione dei valori limite e delle prescrizioni di cui agli articoli 271 e 272, tali stabilimenti si considerano nuovi. La procedura prevista dal presente articolo si applica anche in caso di stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadevano nel campo di applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 , ma erano esentati dall’autorizzazione ivi disciplinata e che, per effetto di tale parte quinta, siano soggetti all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera.

    4. Per gli impianti degli stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadono nel campo di applicazione del presente titolo e che ricadevano nel campo di applicazione della legge 13 luglio 1966, n. 615 , del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1970, n. 1391 , o del titolo II del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002, aventi potenza termica nominale inferiore a 10 MW, l’autorità competente, ai fini dell’applicazione del comma 3, adotta le autorizzazioni generali di cui all’articolo 272, comma 2, entro cinque anni da tale data. PERIODO ABROGATO DAL D.P.R. 13 MARZO 2013, N. 59 .

    5. Le integrazioni e le modifiche degli allegati alle norme in materia di tutela dell’aria e della riduzione delle emissioni in atmosfera del presente decreto sono adottate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro dello sviluppo economico e, per quanto di competenza, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 .

    6. Alla modifica ed integrazione degli Allegati alla parte quinta del presente decreto, al fine di dare attuazione alle direttive comunitarie per le parti in cui le stesse comportino modifiche delle modalità esecutive e delle caratteristiche di ordine tecnico stabilite dalle norme vigenti, si provvede ai sensi dell’ articolo 36 della legge 24 dicembre 2012, n. 234 .

    7. Le domande di autorizzazione, i provvedimenti adottati dall’autorità competente e i risultati delle attività di controllo, ai sensi del presente titolo, nonché gli elenchi delle attività autorizzate in possesso dell’autorità competente sono messi a disposizione del pubblico ai sensi di quanto previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 .

    8. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 13 MARZO 2013, N. 59 .

    9. Il Coordinamento previsto dall’ articolo 20 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 , assicura un esame congiunto e l’elaborazione di indirizzi e linee guida in relazione ad aspetti di comune interesse inerenti la normativa vigente in materia di emissioni in atmosfera e inquinamento dell’aria ambiente ed assicura, anche sulla base dello scambio di informazioni previsto dall’ articolo 6, comma 10, della direttiva 2015/2193/UE , le attività necessarie per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione, tra le autorità competenti, dei dati e delle informazioni rilevanti ai fini dell’applicazione della parte quinta del presente decreto e per la valutazione delle migliori tecniche disponibili di cui all’articolo 268, comma 1, lettera aa).

    10. A fini di informazione le autorità competenti rendono disponibili al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, in formato digitale, le autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 269 e

    272.

    10-bis. Agli impianti che, prima del 19 dicembre 2017, erano soggetti al regime di deroga previsto dall’articolo 272, comma 1, e che, per effetto del decreto legislativo n. 183 del 2017 , sono esclusi da tale regime, si applicano le tempistiche di adeguamento e le procedure di rilascio, rinnovo o riesame dell’autorizzazione del relativo stabilimento previsti dall’articolo 273-bis per i medi impianti di combustione di potenza termica nominale pari o inferiore a 5 MW.

    11. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 13 MARZO 2013, N. 59 .

  • Cassa integrazione nel 730: come si dichiara nel 2026

    In sintesi

    • La CIG è reddito imponibile: le istruzioni del 730/2026 includono la cassa integrazione tra le somme erogate dall’INPS che vanno dichiarate nel quadro C.
    • Il datore di lavoro o l’INPS fanno da sostituto: trattengono le ritenute IRPEF direttamente sull’integrazione e le certificano nella CU 2026.
    • Va nel quadro C insieme allo stipendio: la CIG si dichiara nella stessa sezione del reddito di lavoro dipendente, non in un quadro separato.
    • I giorni di CIG contano per le detrazioni: il periodo di integrazione salariale entra nel computo dei giorni da indicare nel rigo C5.
    • Attenzione ai conguagli: se il datore di lavoro ha poi ripreso a pagare lo stipendio, il conguaglio finale tiene conto di tutto il periodo.

    Cassa integrazione e tasse: cosa devi sapere

    Quando l’azienda ti mette in cassa integrazione (CIG, nelle sue forme ordinaria, straordinaria o in deroga), non smetti di avere un reddito fiscalmente rilevante. Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026 indicano espressamente la cassa integrazione guadagni, la mobilità e le forme di disoccupazione speciale tra le indennità e somme erogate dall’INPS o da altri enti che vanno dichiarate nel quadro C, la stessa sezione dei redditi di lavoro dipendente.

    In pratica la CIG funziona così: l’INPS eroga l’integrazione salariale – direttamente a te oppure tramite il datore di lavoro, a seconda del tipo di CIG – e il soggetto che paga trattiene le ritenute IRPEF. A fine anno rilascia la Certificazione Unica 2026 (CU 2026), che riepiloga importi e ritenute. Questo documento è il punto di partenza per compilare il 730.

    La cosa importante da capire è che la CIG si ‘somma’ al resto del tuo reddito. Se hai lavorato parte dell’anno e per un altro periodo hai percepito la cassa integrazione, i due importi concorrono insieme a formare il reddito complessivo su cui si calcola l’IRPEF. Potrebbe risultare un saldo a credito (rimborso) o a debito, a seconda delle ritenute già operate.

    Cassa integrazione nel 730: dati e dove trovarli
    Dato richiesto nel 730 Dove trovarlo nella CU 2026
    Reddito CIG (quadro C, righi C1-C3, col. 3) Punto 1 o 2 della Certificazione Unica 2026
    Codice tipo reddito (col. 1) Codice '2': redditi assimilati a lavoro dipendente
    Numero di giorni complessivi (rigo C5, col. 1) Punto 6 della Certificazione Unica 2026
    Ritenute IRPEF (rigo C9, col. 1) Punto 21 della Certificazione Unica 2026
    Addizionale regionale (rigo C10) Punto 22 della Certificazione Unica 2026

    Esempio pratico

    • Caio nel 2025 ha lavorato con regolare stipendio per 200 giorni e ha beneficiato della CIG per i restanti 165 giorni. Il datore di lavoro ha rilasciato una sola CU 2026 che include sia il reddito da lavoro che l’integrazione salariale gestita tramite l’azienda, per un totale di 22.000 euro e 3.100 euro di ritenute IRPEF. Caio compila il rigo C1 con l’intero importo, inserisce 365 in C5 colonna 1 (intero anno lavorato o in CIG) e riporta le ritenute in C9. Chi presta assistenza fiscale calcola l’IRPEF sul reddito complessivo e determina se spetta un rimborso.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 del datore di lavoro (o dell’INPS se la CIG è stata pagata direttamente)
    • Eventuale seconda CU se ci sono stati più rapporti di lavoro nello stesso anno
    • Codice fiscale

    Tizio: CIG per parte dell'anno, poi rientro al lavoro

    Scenario. Tizio ha lavorato normalmente da gennaio a marzo 2025, poi è stato in CIG ordinaria da aprile a settembre, e infine ha ripreso a lavorare da ottobre a dicembre.

    Come si applica. Il datore di lavoro, che ha gestito la CIG in anticipo per conto dell’INPS, rilascia una sola CU 2026 che include sia gli stipendi che l’integrazione salariale. Tizio inserisce nel rigo C1 il reddito complessivo indicato in CU, riporta i giorni (365 per l’intero anno), e trascrive le ritenute. Se il datore ha effettuato il conguaglio di fine anno, la CU già tiene conto di tutte le trattenute.

    In pratica

    • Chiedi al datore di lavoro se ha gestito la CIG in anticipo o se l’INPS ha pagato direttamente: cambia da chi ricevi la CU.
    • Se hai una sola CU, compila un solo rigo nel quadro C con il totale dei redditi indicato.
    • Controlla che la CU indichi i giorni totali del rapporto (punto 6): nel rigo C5 va questo numero.

    Sempronio: CIG pagata direttamente dall'INPS

    Scenario. Sempronio nel 2025 ha lavorato a tempo pieno fino a giugno (reddito 12.000 euro, CU del datore), poi l’azienda ha attivato la CIG straordinaria con pagamento diretto INPS da luglio a dicembre (indennità 7.500 euro, CU dell’INPS).

    Come si applica. Sempronio ha due Certificazioni Uniche distinte. Compila due righi separati nel quadro C del 730: uno per i 12.000 euro del datore (codice 2) e uno per i 7.500 euro dell’INPS (codice 2). Chi presta assistenza fiscale somma i due redditi (19.500 euro totali), ricalcola l’IRPEF e confronta le ritenute già versate da entrambi i sostituti per determinare rimborso o saldo.

    In pratica

    • Porta al CAF entrambe le CU: quella del datore di lavoro e quella dell’INPS.
    • Non devi sommare i redditi da solo: compila righi separati.
    • Verifica che la somma dei giorni nelle due CU non superi 365 e che non ci siano periodi sovrapposti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La cassa integrazione è esente da tasse?

    No. Le istruzioni del 730/2026 la includono tra le somme tassabili assimilate al lavoro dipendente. L’INPS o il datore di lavoro trattengono le ritenute IRPEF già durante l’anno.

    Chi rilascia la Certificazione Unica per la CIG?

    Dipende dalla modalità di pagamento. Se la CIG è pagata in anticipo dal datore di lavoro che poi si fa rimborsare dall’INPS, la CU la rilascia il datore. Se l’INPS paga direttamente al lavoratore, la CU la rilascia l’INPS (disponibile su MyINPS).

    La CIG entra nel calcolo del trattamento integrativo (ex bonus 80 euro)?

    Sì. Il trattamento integrativo viene calcolato tenendo conto del reddito complessivo, che include anche l’integrazione salariale. Chi presta assistenza fiscale effettua il ricalcolo nel 730.

    Devo fare qualcosa di diverso se ho avuto CIG e stipendio nello stesso anno?

    No, salvo compilare righi distinti se hai due CU separate. Il CAF o il professionista che presenta il 730 gestisce il conguaglio complessivo.

    La CIG conta come giorni di lavoro per le detrazioni?

    Sì. I giorni di cassa integrazione rientrano nel periodo di lavoro dipendente da indicare nel rigo C5, che influenza il calcolo delle detrazioni per lavoro dipendente.

  • Art. 280 Cod. Amb. – abrogazioni

    Art. 280 Cod. Amb. – abrogazioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto preveda l’ulteriore vigenza e … : a) il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 ; b) l’ articolo 4 della legge 4 novembre 1997, n. 413 ; c) l’ articolo 12, comma 8, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 ; d) il decreto del Ministro dell’ambiente 10 marzo 1987, n. 105 ; e) il decreto del Ministro dell’ambiente 8 maggio 1989; f) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 luglio 1989; g) il decreto del Ministro dell’ambiente 12 luglio 1990; h) il decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1991; i) il decreto del Ministro dell’ambiente 21 dicembre 1995; l) il decreto del Ministro dell’ambiente del 16 maggio 1996; m) il decreto del Ministro dell’ambiente 20 gennaio 1999, n. 76 ; n) il decreto del Ministro dell’ambiente 21 gennaio 2000, n. 107 ; o) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 16 gennaio 2004, n. 44 .

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