Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Buona fede soggettiva – Glossario giuridico

    Buona fede soggettiva: stato psicologico di chi ignora in modo incolpevole di ledere il diritto altrui o di agire senza titolo; rileva in particolare nel possesso e nell’acquisto dei beni (art. 1147 c.c.).

    Significato giuridico

    La buona fede soggettiva e la credenza, incolpevole e non imputabile a negligenza, di essere nel diritto di compiere un certo atto o di essere titolari di una certa situazione giuridica. L’art. 1147 c.c. la definisce come l’ignoranza di ledere l’altrui diritto nel momento dell’acquisto del possesso. L’ordinamento la premia in vari modi: il possessore in buona fede fa propri i frutti prodotti dalla cosa fino alla domanda giudiziale (art. 1148 c.c.); l’usucapione abbreviata degli immobili (10 anni invece di 20) richiede il buon titolo e la buona fede (art. 1159 c.c.); l’acquisto a non domino di beni mobili e valido se l’acquirente e in buona fede e ha ricevuto la cosa (art. 1153 c.c.). La buona fede si presume (art. 1147, comma 3, c.c.): chi vuole eccepirla deve dimostrare la mala fede.

    Esempio pratico

    Caio acquista un’automobile da un venditore che si presenta come proprietario, senza sapere che il veicolo era stato rubato a Tizio. Se Caio era in buona fede al momento dell’acquisto e ha ricevuto la consegna del mezzo, acquista la proprieta per effetto dell’art. 1153 c.c. (possesso vale titolo per i beni mobili), salva l’azione di risarcimento di Tizio nei confronti del ladro.

    Differenze con istituti simili

    La buona fede soggettiva si distingue dalla buona fede oggettiva (artt. 1175, 1375 c.c.): la seconda e una regola di comportamento imposta a tutti i soggetti del rapporto (agire con correttezza), la prima e uno stato mentale individuale. Si distingue dalla mala fede: il possessore in mala fede sa di non avere titolo e risponde di tutti i frutti percepiti e di quelli che avrebbe potuto percepire.

    Riferimenti normativi

    • art. 1147 c.c. – possessore in buona fede
    • art. 1148 c.c. – frutti del possessore in buona fede
    • art. 1153 c.c. – effetti del possesso di buona fede sui beni mobili
    • art. 1159 c.c. – usucapione abbreviata
  • Diligenza – Glossario giuridico

    Diligenza: standard di cura e attenzione che il debitore deve impiegare nell’esecuzione della prestazione; varia secondo la natura del rapporto obbligatorio e la qualita professionale del debitore (art. 1176 c.c.).

    Significato giuridico

    L’art. 1176 c.c. distingue due parametri di diligenza: quello del buon padre di famiglia per le obbligazioni ordinarie (comma 1), e quello della diligenza professionale per le attivita che richiedono una specifica competenza tecnica (comma 2). Il buon padre di famiglia e un uomo medio, avveduto e prudente; la diligenza professionale e invece il livello di cura e competenza richiesto a chi esercita una determinata professione. La diligenza professionale implica aggiornamento, adozione delle migliori prassi del settore, informazione del cliente, prudenza nelle scelte. L’inosservanza della diligenza dovuta configura colpa contrattuale e, se causa un danno, obbliga al risarcimento. Nelle obbligazioni di mezzi (es. prestazioni mediche o legali), la diligenza e il parametro centrale di valutazione dell’adempimento, poiche il debitore non garantisce il risultato ma solo l’impiego della cura dovuta.

    Esempio pratico

    Tizio e un avvocato che assiste Caio in un procedimento civile. La diligenza richiesta a Tizio non e quella del buon padre di famiglia ma quella del professionista del diritto: deve conoscere la giurisprudenza rilevante, rispettare i termini processuali, informare il cliente dei rischi. Se Tizio omette di notificare un atto entro i termini e il cliente perde il processo per decadenza, Tizio risponde per inadempimento colposo.

    Differenze con istituti simili

    La diligenza si distingue dalla perizia: la perizia e la competenza tecnica specifica di un settore, la diligenza e la cura con cui quella competenza viene applicata. Si distingue dalla prudenza, che riguarda la valutazione dei rischi e la scelta dei mezzi appropriati. Colpa, negligenza e imperizia sono le tre forme di violazione degli obblighi di diligenza (art. 43 c.p., applicato per analogia anche al diritto civile).

    Riferimenti normativi

    • art. 1176 c.c. – diligenza nell’adempimento
    • art. 1218 c.c. – responsabilita del debitore per inadempimento
    • art. 2236 c.c. – responsabilita del prestatore d’opera intellettuale
  • Colpa – Glossario giuridico

    Colpa: elemento soggettivo dell’illecito – penale o civile – che sussiste quando l’evento dannoso e cagionato per negligenza, imprudenza o imperizia, senza la volonta di provocarlo.

    Significato giuridico

    L’art. 43 c.p. definisce il delitto colposo come quello in cui l’evento non e voluto dall’agente, ma si verifica a causa di negligenza, imprudenza, imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. Nel diritto civile la colpa rileva come elemento della responsabilita extracontrattuale (art. 2043 c.c.) e come criterio di valutazione dell’inadempimento contrattuale (art. 1218 c.c.). La colpa puo essere lieve, grave o gravissima. La distinzione ha rilievo pratico: in alcune obbligazioni di natura professionale, la responsabilita e esclusa in caso di colpa lieve ma non grave (art. 2236 c.c.). La colpa si distingue dal dolo: il dolo implica la volonta dell’evento, la colpa ne implica la mera prevedibilita unita all’inosservanza delle regole di condotta.

    Esempio pratico

    Caio, guidando la propria automobile, non si accorge di un segnale di stop perche distrato dal telefono e provoca un incidente nel quale Tizio rimane ferito. Caio non voleva l’evento ma ha agito con negligenza e imprudenza: risponde per colpa sia penalmente (art. 590 c.p., lesioni colpose) sia civilmente (art. 2043 c.c., risarcimento del danno a Tizio).

    Differenze con istituti simili

    La colpa si distingue dal dolo: nel dolo l’agente vuole l’evento dannoso o lo prevede e lo accetta come conseguenza necessaria della propria condotta. Si distingue dal caso fortuito e dalla forza maggiore: questi escludono la colpa perche l’evento era imprevedibile o inevitabile anche adottando le cautele ordinarie. Si distingue dalla responsabilita oggettiva (artt. 2049, 2051, 2054 c.c.), dove la responsabilita prescinde dalla colpa.

    Riferimenti normativi

    • art. 43 c.p. – definizione di delitto colposo
    • art. 2043 c.c. – responsabilita extracontrattuale
    • art. 1218 c.c. – responsabilita contrattuale del debitore
    • art. 2236 c.c. – responsabilita del professionista intellettuale
  • Caso fortuito – Glossario giuridico

    Caso fortuito: evento imprevedibile e non imputabile al debitore che rende impossibile la prestazione; costituisce causa di esclusione della responsabilita per inadempimento (art. 1218 c.c.).

    Significato giuridico

    L’art. 1218 c.c. prevede che il debitore che non esegue esattamente la prestazione e tenuto al risarcimento del danno, salvo che provi che l’inadempimento e stato determinato da impossibilita della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. Il caso fortuito rientra in questa esimente: e un accadimento esterno alla sfera di controllo del debitore, imprevedibile con l’ordinaria diligenza e tale da rendere oggettivamente impossibile l’esecuzione della prestazione. La giurisprudenza distingue tra imprevedibilita assoluta e mera difficolta dell’adempimento: solo la prima e sufficiente per integrare il caso fortuito. L’onere di prova grava sul debitore, che deve dimostrare l’esistenza dell’evento e il nesso causale tra esso e l’impossibilita della prestazione.

    Esempio pratico

    Caio si obbliga a consegnare a Tizio un carico di merci entro il 10 del mese. Il giorno prima della consegna, una frana improvvisa e imprevedibile blocca l’unica strada di accesso al magazzino per dieci giorni. Caio non puo adempiere per causa fortuita: e esonerato dalla responsabilita per il ritardo determinato dalla frana, purche provi l’impraticabilita della via alternativa e la straordinarieta dell’evento.

    Differenze con istituti simili

    Il caso fortuito si distingue dalla forza maggiore: sebbene spesso usati come sinonimi, la forza maggiore sottolinea l’irresistibilita dell’evento (es. calamita naturali, atti di autorita), mentre il caso fortuito ne enfatizza l’imprevedibilita. Si distingue dall’impossibilita sopravvenuta (art. 1256 c.c.): quest’ultima e la categoria giuridica che comprende tanto il caso fortuito quanto la forza maggiore come cause estintive dell’obbligazione.

    Riferimenti normativi

    • art. 1218 c.c. – responsabilita del debitore e cause esimenti
    • art. 1256 c.c. – impossibilita definitiva e temporanea
    • art. 2051 c.c. – responsabilita del custode, salvo caso fortuito
  • Causa del negozio – Glossario giuridico

    Causa del negozio: la funzione economico-sociale che il contratto o il negozio giuridico e oggettivamente idoneo a realizzare; requisito essenziale del contratto la cui mancanza o illiceita comporta la nullita (artt. 1325, n. 2, e 1418 c.c.).

    Significato giuridico

    La causa e il perche oggettivo del negozio: non il motivo soggettivo delle parti, ma la funzione tipica che l’atto svolge nel traffico giuridico. La teoria classica (causa come funzione economico-sociale tipica) e stata progressivamente integrata dalla concezione della causa in concreto, elaborata dalla Cassazione: la causa e la sintesi degli interessi che le parti intendono realizzare con quel determinato contratto. La causa deve essere lecita (non contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume: art. 1343 c.c.); in caso contrario il contratto e nullo. La causa puo mancare (negozio astratto privo di giustificazione causale), essere illecita o cessare di esistere dopo la conclusione del contratto. I contratti tipici hanno una causa tipica riconosciuta dal codice; quelli atipici (art. 1322, comma 2, c.c.) devono avere causa meritevole di tutela.

    Esempio pratico

    Tizio e Caio concludono un contratto di compravendita: la causa e lo scambio tra proprieta del bene e pagamento del prezzo. Se Tizio si obbligasse a pagare Caio senza ricevere nulla in cambio, il negozio sarebbe causalmente viziato (mancanza di causa onerosa) salvo che non sia qualificabile come donazione, che ha propria causa (spirito di liberalita, art. 769 c.c.).

    Differenze con istituti simili

    La causa si distingue dai motivi: i motivi sono le ragioni soggettive e individuali che hanno indotto le parti a concludere il contratto; di regola sono irrilevanti per la validita del contratto, salvo che siano comuni a entrambe le parti e illeciti (art. 1345 c.c.). Si distingue dall’oggetto (art. 1346 c.c.): l’oggetto e la prestazione dedotta in contratto, la causa e la ragione giustificatrice dello scambio.

    Riferimenti normativi

    • art. 1325 c.c. – requisiti del contratto (causa inclusa)
    • art. 1343 c.c. – causa illecita
    • art. 1418 c.c. – nullita del contratto
  • Oggetto del contratto – Glossario giuridico

    Oggetto del contratto: la prestazione o il complesso di prestazioni dedotte nel contratto; deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile (art. 1346 c.c.).

    Significato giuridico

    L’art. 1346 c.c. stabilisce che l’oggetto del contratto deve essere possibile (fisicamente e giuridicamente), lecito (non contrario a norme imperative, ordine pubblico o buon costume), determinato o determinabile. L’oggetto impossibile al momento della conclusione del contratto determina la nullita dello stesso (art. 1418, comma 2, c.c.); se l’impossibilita e sopravvenuta, opera l’istituto dell’impossibilita sopravvenuta (art. 1256 c.c.). La determinabilita e soddisfatta quando il contratto fornisce criteri sufficienti per individuare l’oggetto senza necessita di un nuovo accordo tra le parti: ad esempio, rimettendo la determinazione a un terzo arbitratore (art. 1349 c.c.) o a parametri oggettivi di mercato. L’oggetto puo essere una cosa (bene materiale), un diritto (cessione di credito), un comportamento (obbligazione di fare o non fare), o anche un’universalita di beni.

    Esempio pratico

    Tizio promette a Caio di vendergli i frutti che il proprio frutteto produrra nella prossima stagione. L’oggetto non e ancora determinato al momento della conclusione del contratto ma e determinabile: verra quantificato al momento del raccolto. Il contratto e valido. Se invece Tizio promettesse di vendergli un terreno lunare, l’oggetto sarebbe impossibile e il contratto nullo.

    Differenze con istituti simili

    L’oggetto si distingue dalla causa: la causa e la funzione economico-sociale del contratto (es. scambio), l’oggetto e il contenuto specifico delle obbligazioni (es. l’appartamento e il prezzo). Si distingue dal contenuto del contratto in senso ampio, che comprende tutte le clausole negoziali, incluse quelle accessorie e le condizioni.

    Riferimenti normativi

    • art. 1346 c.c. – requisiti dell’oggetto
    • art. 1349 c.c. – determinazione dell’oggetto da parte di terzi
    • art. 1418 c.c. – nullita per vizi dell’oggetto
  • Atto pubblico – Glossario giuridico

    Atto pubblico: documento redatto, con le forme richieste dalla legge, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto e formato (art. 2699 c.c.).

    Significato giuridico

    L’atto pubblico e la forma documentale di massima certezza nel sistema giuridico italiano. Ai sensi dell’art. 2700 c.c., l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. L’atto pubblico notarile e richiesto ad substantiam per una serie di negozi giuridici: donazioni (art. 782 c.c.), atti costitutivi di societa di capitali, costituzione e modifica di fondazioni, alcune ipoteche e atti relativi a beni immobili in certi casi. La pubblica fede dell’atto si estende all’identita delle parti, alla loro presenza, alla data e al luogo di stipula, ma non alla veridicita sostanziale delle dichiarazioni rese dalle parti stesse.

    Esempio pratico

    Tizio intende donare a Caio il proprio appartamento. La donazione di beni immobili deve essere fatta per atto pubblico ricevuto da un notaio, alla presenza di due testimoni (art. 782 c.c.). L’atto pubblico notarile da piena certezza legale alla volonta di Tizio, all’identita di Caio, alla data dell’atto e al bene oggetto della donazione; viene poi trascritto nei registri immobiliari.

    Differenze con istituti simili

    L’atto pubblico si distingue dalla scrittura privata autenticata (art. 2703 c.c.): in quest’ultima il notaio non redige il documento ma si limita a certificare che la firma e stata apposta in sua presenza; la scrittura privata autenticata ha forza probatoria inferiore all’atto pubblico. Si distingue dalla scrittura privata semplice (art. 2702 c.c.), che e priva di pubblica fede e puo essere disconosciuta dalla parte che la produce.

    Riferimenti normativi

    • art. 2699 c.c. – nozione di atto pubblico
    • art. 2700 c.c. – efficacia probatoria dell’atto pubblico
    • art. 782 c.c. – forma dell’atto di donazione
  • Scrittura privata – Glossario giuridico

    Scrittura privata: documento formato e sottoscritto direttamente dalle parti senza l’intervento di un pubblico ufficiale; fa piena prova, salvo disconoscimento della firma, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta (art. 2702 c.c.).

    Significato giuridico

    L’art. 2702 c.c. stabilisce che la scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, purche la sottoscrizione non sia disconosciuta. Chi intende avvalersi della scrittura privata deve produrla in giudizio; se la controparte disconosce la propria firma, il documento deve essere verificato mediante procedimento di verificazione (art. 214 c.p.c.). La scrittura privata non autenticata non ha data certa nei confronti dei terzi: acquista data certa solo dalla registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, dalla morte di uno dei sottoscrittori o da altro fatto che stabilisca in modo ugualmente certo l’anteriorita del documento (art. 2704 c.c.). E sufficiente per numerosi contratti importanti: contratti di locazione, compravendite immobiliari (salvo le eccezioni), compromessi.

    Esempio pratico

    Tizio e Caio firmano un contratto preliminare di compravendita immobiliare su un foglio dattiloscritto che entrambi sottoscrivono. La scrittura privata e valida come forma per il preliminare (art. 1351 c.c.). Per avere data certa opponibile ai terzi, le parti la registrano presso l’Agenzia delle Entrate, pagando l’imposta di registro.

    Differenze con istituti simili

    La scrittura privata si distingue dall’atto pubblico (art. 2699 c.c.): l’atto pubblico e redatto da un notaio, ha pubblica fede fino a querela di falso per tutto il suo contenuto, e non puo essere disconosciuto nelle sue parti attestative. Si distingue dalla scrittura privata autenticata (art. 2703 c.c.), in cui la firma e certificata dal notaio: non puo essere disconosciuta e acquista data certa per effetto dell’autenticazione.

    Riferimenti normativi

    • art. 2702 c.c. – efficacia della scrittura privata
    • art. 2704 c.c. – data della scrittura privata
    • art. 214 c.p.c. – disconoscimento della scrittura privata
  • Procura – Glossario giuridico

    Procura: atto unilaterale con cui un soggetto (rappresentato) attribuisce a un altro soggetto (rappresentante o procuratore) il potere di agire in nome e per conto suo, producendo effetti giuridici direttamente nella sfera del rappresentato (art. 1387 c.c.).

    Significato giuridico

    L’art. 1387 c.c. stabilisce che il potere di rappresentanza e conferito dalla legge ovvero dall’interessato con procura. La procura e quindi la fonte volontaria della rappresentanza. Deve avere la stessa forma richiesta per il contratto cui si riferisce: se la procura e rilasciata per stipulare un atto che richiede la forma pubblica, anche la procura deve essere per atto pubblico (art. 1392 c.c.). La procura puo essere generale (per tutti gli affari del rappresentato) o speciale (per uno o piu affari determinati). Gli atti compiuti dal procuratore nei limiti dei suoi poteri obbligano direttamente il rappresentato verso i terzi (art. 1388 c.c.). La procura si estingue per revoca, rinuncia, morte o sopravvenuta incapacita del rappresentato o del procuratore.

    Esempio pratico

    Tizio deve recarsi all’estero e conferisce a Caio una procura speciale notarile per vendere il proprio appartamento durante la sua assenza. Caio, agendo in nome e per conto di Tizio, sottoscrive il contratto di compravendita con Sempronio. Gli effetti del contratto si producono direttamente nella sfera giuridica di Tizio, che diventa obbligato al trasferimento della proprieta e creditore del prezzo.

    Differenze con istituti simili

    La procura si distingue dal mandato (art. 1703 c.c.): il mandato e un contratto che crea l’obbligo di compiere atti giuridici per conto del mandante; la procura e l’atto unilaterale che conferisce il potere rappresentativo. Possono coesistere (mandato con procura) o essere separati (mandato senza rappresentanza). Si distingue dalla delegazione (art. 1268 c.c.), che e un atto trilaterale che coinvolge anche il creditore.

    Riferimenti normativi

    • art. 1387 c.c. – fonti della rappresentanza
    • art. 1388 c.c. – effetti del contratto concluso dal rappresentante
    • art. 1392 c.c. – forma della procura
    • art. 1396 c.c. – modificazioni e revoca della procura
  • Mandato – Glossario giuridico

    Mandato: contratto con cui una parte (mandatario) si obbliga a compiere uno o piu atti giuridici per conto dell’altra (mandante); puo essere con o senza rappresentanza (art. 1703 c.c.).

    Significato giuridico

    L’art. 1703 c.c. definisce il mandato come il contratto con cui una parte si obbliga a compiere uno o piu atti giuridici per conto dell’altra. Il mandato con rappresentanza (artt. 1704-1705 c.c.) conferisce al mandatario anche il potere di agire in nome del mandante, producendo effetti direttamente nella sfera di quest’ultimo. Nel mandato senza rappresentanza (art. 1705 c.c.), il mandatario agisce in nome proprio: acquista diritti e assume obbligazioni verso i terzi, che non hanno rapporto diretto con il mandante. Il mandatario e tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia, a rendere conto e a rimettere al mandante quanto ricevuto nell’esecuzione del mandato. Il mandato e normalmente oneroso (art. 1709 c.c.); puo essere gratuito solo se le parti lo hanno stabilito espressamente o se risulta dalla natura dell’affare.

    Esempio pratico

    Tizio incarica Caio, agente immobiliare, di vendere per suo conto un appartamento. Caio agisce in nome e per conto di Tizio (mandato con rappresentanza): quando trova l’acquirente Sempronio e stipula il contratto, gli effetti ricadono direttamente su Tizio. Caio ha diritto alla provvigione pattuita (art. 1748 c.c.).

    Differenze con istituti simili

    Il mandato si distingue dalla procura: la procura e l’atto unilaterale che attribuisce il potere rappresentativo; il mandato e il contratto che crea l’obbligo di agire. Si distingue dall’agenzia (art. 1742 c.c.): l’agente promuove la conclusione di contratti per conto del preponente in via stabile e continuativa, il mandatario compie atti determinati. Si distingue dall’appalto (art. 1655 c.c.): l’appaltatore compie opere o servizi con organizzazione propria, il mandatario compie atti giuridici nell’interesse altrui.

    Riferimenti normativi

    • art. 1703 c.c. – nozione di mandato
    • art. 1705 c.c. – mandato senza rappresentanza
    • art. 1709 c.c. – onerosita del mandato
  • Tutela – Glossario giuridico

    Tutela: istituto di protezione del minore privo di genitori esercenti la responsabilita genitoriale, o dell’interdetto, affidati a un tutore nominato dal giudice tutelare con poteri di rappresentanza legale e di gestione del patrimonio (art. 343 c.c.).

    Significato giuridico

    La tutela dei minori si apre quando il minore e privo di genitori, quando entrambi i genitori sono morti, sconosciuti o decaduti dalla responsabilita genitoriale. Il giudice tutelare nomina il tutore (art. 346 c.c.), che esercita la rappresentanza legale del minore e ne amministra i beni. Il tutore compie gli atti di ordinaria amministrazione autonomamente, mentre per gli atti eccedenti – vendita di immobili, accettazione di eredita, costituzione di ipoteche – deve ottenere l’autorizzazione del giudice tutelare (art. 374 c.c.). E previsto un protutore (art. 360 c.c.) con funzione di controllo del tutore e di rappresentanza in caso di conflitto di interessi. La tutela degli interdetti (art. 424 c.c.) segue regole analoghe: all’interdetto e nominato un tutore che lo rappresenta per tutti gli atti della vita civile.

    Esempio pratico

    I genitori di Tizio, minorenne di dieci anni, decedono in un incidente stradale. Il giudice tutelare nomina lo zio Caio come tutore. Caio gestisce il patrimonio di Tizio, riscuote le rendite degli immobili ereditati, paga le spese di mantenimento e istruzione. Per vendere uno degli immobili ereditati da Tizio, Caio deve chiedere e ottenere l’autorizzazione del giudice tutelare.

    Differenze con istituti simili

    La tutela si distingue dalla curatela (art. 392 c.c.): il curatore assiste l’inabilitato negli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione senza sostituirsi a lui, mentre il tutore rappresenta integralmente il soggetto incapace. Si distingue dall’amministrazione di sostegno (art. 404 c.c.): quest’ultima e una misura flessibile e personalizzata, meno invasiva della tutela, adatta a persone con autonomia parzialmente compromessa.

    Riferimenti normativi

    • art. 343 c.c. – apertura della tutela
    • art. 346 c.c. – nomina del tutore
    • art. 374 c.c. – atti per cui occorre l’autorizzazione del giudice tutelare
    • art. 424 c.c. – tutela dell’interdetto
  • Interdizione – Glossario giuridico

    Interdizione: provvedimento giudiziario che priva totalmente della capacita di agire il maggiorenne affetto da infermita mentale abituale tale da renderlo incapace di provvedere ai propri interessi (art. 414 c.c.).

    Significato giuridico

    L’art. 414 c.c. prevede che il maggiore di eta e il minore emancipato, quando si trovano in condizioni di abituale infermita di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti dal giudice. Con la sentenza di interdizione, il soggetto perde la capacita di agire e gli viene nominato un tutore che lo rappresenta in tutti gli atti della vita civile. Gli atti compiuti dall’interdetto sono annullabili (art. 427 c.c.), su istanza del tutore o dello stesso interdetto dopo la revoca dell’interdizione. L’interdizione e pronunciata con sentenza del tribunale, su ricorso del coniuge, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo, del pubblico ministero o dello stesso soggetto. Con la riforma del diritto della famiglia e con l’introduzione dell’amministrazione di sostegno (L. 6/2004), l’interdizione e riservata ai casi piu gravi, essendo preferita la misura meno invasiva dell’amministrazione di sostegno.

    Esempio pratico

    Tizio, cinquantenne, e affetto da una grave forma di demenza senile che lo priva completamente della capacita di comprendere e volere. La famiglia ricorre al tribunale per ottenere la sua interdizione. Il giudice, accertata la condizione, pronuncia l’interdizione e nomina il figlio Caio come tutore. Tizio non puo piu compiere atti giuridici validi in autonomia; ogni contratto eventualmente firmato da Tizio e annullabile.

    Differenze con istituti simili

    L’interdizione si distingue dall’inabilitazione (art. 415 c.c.): l’inabilitazione e una misura parziale, prevista per soggetti la cui infermita o le cui condizioni non giustificano l’interdizione piena. Si distingue dall’amministrazione di sostegno (art. 404 c.c.): quest’ultima e una misura flessibile che limita la capacita di agire solo per gli atti specificati dal giudice, preferita oggigiorno per la sua minore invasivita.

    Riferimenti normativi

    • art. 414 c.c. – persone che possono essere interdette
    • art. 415 c.c. – inabilitazione
    • art. 427 c.c. – annullabilita degli atti dell’interdetto
    • art. 404 c.c. – amministrazione di sostegno
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.