Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
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  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • IVAFE: imposta su conti e investimenti finanziari esteri nel 730

    In sintesi

    • L’IVAFE colpisce i prodotti finanziari detenuti all’estero: conti correnti, libretti di risparmio, azioni, obbligazioni, fondi e altri strumenti finanziari presso intermediari non residenti.
    • Si dichiara nel quadro W: l’Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero si liquida compilando la sezione I del quadro W, insieme agli obblighi di monitoraggio fiscale.
    • Conta il numero di giorni di detenzione: la colonna 10 del quadro W richiede il numero di giorni in cui hai detenuto i prodotti finanziari nel 2025 – rileva solo se è dovuta l’IVAFE.
    • Soglia per i conti correnti: il monitoraggio fiscale per i conti correnti non è obbligatorio se il valore massimo annuo non supera 15.000 euro, ma l’IVAFE può comunque essere dovuta anche sotto questa soglia – in tal caso il quadro W va compilato lo stesso.
    • Credito per imposte patrimoniali estere: se hai già pagato un’imposta patrimoniale all’estero sugli stessi prodotti finanziari, puoi scomputarla dall’IVAFE italiana, fino a concorrenza dell’imposta dovuta.
    • Codici tributo per gli acconti: gli acconti IVAFE si versano con F24 usando i codici tributo 4047 (primo acconto) e 4048 (secondo acconto), con anno di riferimento 2025.

    Che cos'è l'IVAFE e quali beni colpisce

    L’IVAFE – Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero – è un’imposta patrimoniale che si applica alle persone fisiche residenti in Italia che possiedono prodotti finanziari presso banche o intermediari esteri. Non è un’imposta sui guadagni (quella è l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze), ma sul mero possesso dei beni: ogni anno che li hai, paghi.

    Sono soggetti all’IVAFE le attività finanziarie da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera: partecipazioni al capitale di società non residenti, obbligazioni estere, conti correnti e libretti di risparmio detenuti all’estero, fondi di investimento esteri, metalli preziosi detenuti all’estero e ogni altro strumento finanziario collocato fuori dall’Italia.

    L’IVAFE si dichiara e si liquida nel quadro W del modello 730/2026 (corrispondente al quadro RW del Modello Redditi PF). La sezione I accoglie i dati di ogni singolo prodotto finanziario estero; la sezione II raccoglie i dati sui versamenti già effettuati (acconti, eccedenze da anni precedenti). Se sei tenuto solo al monitoraggio fiscale e per una qualche ragione non devi pagare l’IVAFE, barri la colonna 16 ‘Solo monitoraggio’.

    Quadro W – Colonne chiave per l'IVAFE
    Colonna Cosa indicare
    Colonna 8 – Valore finale (conti correnti e libretti) Valore medio di giacenza (non il saldo al 31/12, ma la media dell'anno)
    Colonna 9 – Valore massimo (Paesi non collaborativi) Ammontare massimo raggiunto nel 2025 se il conto è in un Paese non collaborativo
    Colonna 10 – Giorni IVAFE Numero di giorni di detenzione nel 2025 (da compilare solo se è dovuta l'IVAFE)
    Colonna 12 – Credito d'imposta Imposta patrimoniale già pagata all'estero sullo stesso prodotto (non superiore all'IVAFE dovuta)
    Colonna 21 – Regime fiscalità privilegiata Da barrare se il prodotto è detenuto in uno Stato a regime fiscale privilegiato

    Esempio pratico

    • Caio ha un conto corrente presso una banca olandese. Il valore medio di giacenza nel 2025 è stato di 25.000 euro e il conto è rimasto aperto tutto l’anno (365 giorni). Caio non ha pagato imposte patrimoniali in Olanda su quel conto. Nel quadro W indicherà: nella colonna 8 il valore medio di giacenza (25.000 euro), nella colonna 10 il numero di giorni (365) poiché è dovuta l’IVAFE. L’imposta sarà calcolata automaticamente dal CAF o dal software di dichiarazione in base al valore dichiarato e ai giorni di detenzione. Se invece il saldo medio fosse stato 10.000 euro e il valore massimo non avesse mai superato 15.000 euro, Caio non avrebbe l’obbligo di monitoraggio – ma dovrebbe verificare se è comunque dovuta l’IVAFE prima di decidere se compilare il quadro.

    Documenti necessari

    • Estratti conto annuali della banca estera (per il valore medio di giacenza e il valore massimo raggiunto nel 2025)
    • Documentazione attestante la natura e il valore iniziale e finale degli investimenti finanziari esteri
    • Certificazione rilasciata dall’intermediario estero attestante che i prodotti sono infruttiferi (se applicabile)
    • Ricevute di eventuali imposte patrimoniali pagate all’estero nel 2025 (per il credito d’imposta)
    • Codice fiscale degli altri cointestatari, se il conto o gli investimenti sono cointestati

    Caso 1 – Conto corrente estero infruttifero con valore superiore a 15.000 euro

    Scenario. Tizio ha un conto corrente in Lussemburgo con un valore medio di giacenza di 40.000 euro. Il conto non ha prodotto interessi nel 2025 (tasso zero). Tizio si chiede se deve compilare il quadro W.

    Come si applica. Sì: il conto ha raggiunto nel 2025 un valore superiore a 15.000 euro, quindi l’obbligo di monitoraggio fiscale scatta automaticamente. Anche se il conto è infruttifero, l’IVAFE potrebbe comunque essere dovuta sul valore del conto. In questo caso, nella colonna 14 del quadro W Tizio indicherà il codice 5 per segnalare che ‘i redditi relativi ai prodotti finanziari verranno percepiti in un successivo periodo d’imposta ovvero se i predetti prodotti finanziari sono infruttiferi’, acquisendo dall’intermediario estero un documento che attesti tale circostanza.

    In pratica

    • Anche un conto a tasso zero può essere soggetto all’IVAFE se il valore supera la soglia del monitoraggio.
    • Nella colonna 14 indicare il codice 5 per i prodotti infruttiferi, allegando documentazione dall’intermediario estero.
    • Per i conti correnti esteri, la colonna 8 richiede il valore medio di giacenza, non il saldo finale.

    Caso 2 – Partecipazioni azionarie estere cointestrate tra coniugi

    Scenario. Sempronio e sua moglie detengono congiuntamente azioni di una società tedesca. Il valore totale al 31 dicembre 2025 è 60.000 euro. Ciascuno possiede il 50%.

    Come si applica. Quando un prodotto finanziario è cointestato, ognuno degli intestatari è obbligato a compilare il quadro W nella propria dichiarazione, riferendosi all’intero valore del prodotto finanziario ma indicando la propria quota di possesso. Sempronio compilerà il quadro W con il valore totale (60.000 euro) nella colonna 8 e il 50% nella colonna 5 (quota di possesso). Dovrà anche inserire il codice fiscale della moglie nelle colonne 18-19 (codici fiscali degli altri cointestatari). Stessa cosa farà la moglie nella propria dichiarazione.

    In pratica

    • Ogni cointestatario compila il quadro W per l’intero valore del bene, indicando la propria percentuale nella colonna 5.
    • I codici fiscali degli altri cointestatari vanno inseriti nelle colonne 18 e 19.
    • Se i cointestatari sono più di due, barrare anche la colonna 20 (Presenza più cointestatari).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    L'IVAFE si paga anche sui conti PayPal o conti di pagamento online esteri?

    Dipende dal Paese in cui è registrato il provider. Se il conto è detenuto presso un soggetto non residente in Italia, rientra in linea di principio nel perimetro del monitoraggio fiscale e dell’IVAFE. Verifica la residenza fiscale del gestore del conto.

    Per i conti correnti esteri il valore da indicare è il saldo finale o la giacenza media?

    Le istruzioni del 730/2026 indicano che per i conti correnti e i libretti di risparmio nella colonna 8 va riportato il valore medio di giacenza, non il saldo al 31 dicembre.

    Devo compilare il quadro W se il conto estero non ha mai superato 15.000 euro?

    Se il valore massimo raggiunto nel 2025 non supera 15.000 euro, non c’è l’obbligo di monitoraggio, ma devi verificare se è comunque dovuta l’IVAFE. Se l’IVAFE è dovuta, il quadro W va compilato anche sotto la soglia dei 15.000 euro.

    Gli acconti IVAFE versati nel 2025 dove vanno indicati nel 730?

    Nel rigo W6, colonna 4 (Acconti versati), indicando gli importi versati con F24 usando i codici tributo 4047 (primo acconto) e 4048 (secondo acconto) con anno di riferimento 2025. L’eventuale eccedenza dall’anno precedente va nella colonna 2.

    Cosa succede se i prodotti finanziari sono gestiti da una banca italiana ma investiti all'estero?

    Se le attività finanziarie sono affidate in gestione a intermediari residenti in Italia e i redditi sono già stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva da questi intermediari, non è necessario compilare il quadro W per quelle attività.

    L'IVAFE è deducibile o detraibile dall'IRPEF?

    No, l’IVAFE non è deducibile dal reddito complessivo né detraibile dall’IRPEF. È un’imposta separata che si aggiunge alle imposte sui redditi.

  • Art. 121-bis D.Lgs. 209/2005 – Acquisizione dal produttore delle necessarie informazioni sui prodotti assicurativi

    Art. 121-bis D.Lgs. 209/2005 – Acquisizione dal produttore delle necessarie informazioni sui prodotti assicurativi

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Fermi restando gli obblighi di cui al presente Titolo e agli articoli 185, 185-bis e 185-ter, i distributori di prodotti assicurativi non realizzati in proprio adottano opportune disposizioni per ottenere dai soggetti di cui all'articolo 30-decies, comma 1, le informazioni di cui all'articolo 30-decies, comma 5, e per comprendere le caratteristiche e il mercato di riferimento individuato per ciascun prodotto assicurativo.

    2. Le previsioni del presente articolo si applicano in conformità con le disposizioni dell'Unione europea direttamente applicabili e con quanto stabilito dall'IVASS con regolamento. (45)

  • Controlli 730 precompilata: cosa cambia se accetti senza modifiche

    In sintesi

    • Precompilata accettata senza modifiche: l’Agenzia delle Entrate non effettua i controlli documentali sugli oneri detraibili e deducibili comunicati da soggetti terzi.
    • Precompilata modificata: i controlli riguardano solo gli oneri che hai cambiato, non quelli rimasti invariati; fanno eccezione le spese sanitarie non toccate.
    • Cosa rimane sempre controllabile: i dati comunicati dai sostituti d’imposta tramite la Certificazione Unica possono essere sempre oggetto di controllo documentale.
    • Requisiti soggettivi: anche accettando senza modifiche, l’Agenzia può chiederti documentazione per verificare i requisiti personali (per esempio la destinazione ad abitazione principale di un immobile).
    • Visto di conformità del Caf: se presenti tramite Caf e hai modificato, il visto certifica la correttezza; se il visto è infedele il Caf risponde del 30% della maggiore imposta.

    Il vantaggio principale della precompilata: meno controlli

    Dal 30 aprile l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il 730 precompilato nell’area riservata del proprio sito (accessibile con SPID, CIE o Carta Nazionale dei Servizi). La precompilata contiene già i dati che l’Agenzia conosce: redditi da lavoro e pensione (dalla CU del tuo datore), spese sanitarie, interessi sui mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali e molti altri oneri comunicati da banche, assicurazioni e altri soggetti.

    Il beneficio principale dell’accettarla senza toccarla è la riduzione dei controlli. Se non apporti modifiche che incidono sul reddito o sull’imposta, l’Agenzia delle Entrate non effettuerà il controllo documentale sugli oneri detraibili e deducibili comunicati dai soggetti terzi. In sostanza: non dovrai conservare o mostrare le ricevute di quelle spese già presenti nella precompilata, almeno ai fini di questo controllo specifico.

    Attenzione però: ‘senza modifiche’ non significa necessariamente ‘senza toccare nulla’. La dichiarazione si considera accettata anche se aggiungi o cambi dati che non influiscono sul calcolo del reddito o dell’imposta, per esempio la residenza anagrafica (senza variare il domicilio fiscale) o i dati del sostituto che esegue il conguaglio.

    Controlli documentali: cosa cambia a seconda di come presenti
    Modalità di presentazione Controllo sugli oneri comunicati da terzi Controllo sulle CU
    Precompilata accettata senza modifiche (direttamente o tramite sostituto) Non effettuato Possibile
    Precompilata modificata su dati che incidono su reddito/imposta (direttamente o tramite sostituto) Solo sugli oneri modificati; quelli invariati sono esclusi (tranne spese sanitarie non toccate) Possibile
    Precompilata tramite Caf, senza modifiche Non effettuato sui dati forniti da terzi Possibile
    Precompilata tramite Caf, con modifiche che incidono su reddito/imposta Effettuato anche sugli oneri comunicati da terzi (tranne spese sanitarie non modificate) Possibile
    730 ordinario (non precompilato) Effettuato su tutti gli oneri indicati Possibile

    Esempio pratico

    • Tizio accetta la precompilata senza modifiche tramite il sito dell’Agenzia. Nella dichiarazione ci sono interessi passivi sul mutuo comunicati dalla sua banca e spese mediche trasmesse dal Sistema Tessera Sanitaria. Poiché Tizio non ha toccato nulla, l’Agenzia non chiederà le ricevute di quelle spese in sede di controllo formale. Se invece Tizio avesse aggiunto una spesa per ristrutturazione non presente, il controllo riguarderebbe solo quella spesa aggiunta, non quelle già presenti e non modificate.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico
    • Documentazione delle spese aggiunte o modificate rispetto alla precompilata
    • Documentazione dei requisiti soggettivi per le agevolazioni (es. contratto di mutuo, atto di acquisto per abitazione principale)
    • Modello 730-1 per la scelta dell’8, 5 e 2 per mille
    • Delega all’accesso al 730 precompilato (se ci si rivolge a un Caf o professionista)

    Caso 1 – Tizio accetta la precompilata senza modifiche

    Scenario. Tizio consulta la precompilata, verifica che i dati siano corretti e la accetta così com’è tramite il sito dell’Agenzia. Nella dichiarazione ci sono spese sanitarie, interessi sul mutuo e contributi previdenziali già inseriti.

    Come si applica. Poiché non ha apportato modifiche che incidono su reddito o imposta, l’Agenzia delle Entrate non effettuerà controlli documentali sugli oneri comunicati dai soggetti terzi. L’Agenzia potrebbe però controllare i dati della CU e i requisiti soggettivi: per esempio, potrebbe verificare che l’immobile per cui detrae gli interessi sul mutuo sia effettivamente adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto.

    In pratica

    • Leggi con attenzione la precompilata prima di accettarla: se c’è qualcosa di sbagliato devi correggerla.
    • I documenti relativi agli oneri già presenti puoi comunque conservarli fino al 31 dicembre 2031 (termine entro cui l’Agenzia può richiederli).
    • Conserva sempre la documentazione sui requisiti soggettivi (es. documenti sull’uso dell’abitazione).

    Caso 2 – Caio modifica la precompilata aggiungendo spese

    Scenario. Caio trova nella precompilata i dati delle spese sanitarie e del mutuo, ma vuole aggiungere spese per attività sportive dei figli non presenti. Si rivolge a un Caf.

    Come si applica. Poiché Caio ha modificato dati che incidono sull’imposta, il Caf è tenuto a verificare tutta la documentazione relativa alle spese aggiunte (l’attività sportiva) e agli oneri comunicati da terzi che risultano modificati. Le spese sanitarie non toccate restano fuori dal controllo formale del Caf. Il Caf appone il visto di conformità; se il visto fosse infedele, il Caf risponderebbe di una somma pari al 30% della maggiore imposta riscontrata.

    In pratica

    • Porta al Caf tutta la documentazione delle spese che intendi aggiungere o modificare.
    • Non devi esibire i documenti delle spese sanitarie non modificate rispetto alla precompilata.
    • Il visto di conformità del Caf è una garanzia, ma assicurati che i dati forniti siano corretti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa vuol dire esattamente 'accettare senza modifiche'?

    Significa non cambiare dati che incidono sul calcolo del reddito complessivo o dell’imposta. Puoi ancora modificare la residenza anagrafica o i dati del sostituto senza perdere la protezione dai controlli.

    Se accetto senza modifiche, devo conservare le ricevute delle spese?

    Ai fini del controllo formale sugli oneri comunicati da terzi, no. Ma i documenti relativi all’anno 2025 vanno conservati comunque fino al 31 dicembre 2031 per eventuali richieste dell’Agenzia.

    La precompilata può contenere dati sbagliati?

    Sì. Le istruzioni precisano che se alcune informazioni risultano incomplete o incongruenti, non vengono inserite direttamente nella dichiarazione ma esposte in un prospetto separato, affinché tu le verifichi.

    Il Caf può presentare la precompilata senza modifiche per mio conto?

    Sì. In quel caso, presentandola senza modifiche tramite Caf, non si effettua il controllo formale sui dati relativi agli oneri indicati nella precompilata forniti dai soggetti terzi.

    Cosa rischia il Caf se il visto di conformità è sbagliato?

    Il Caf è tenuto al pagamento di una somma pari al 30% della maggiore imposta riscontrata, salvo che l’infedeltà del visto sia stata causata dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

    Entro quando posso presentare il 730 precompilato?

    Entro il 30 settembre 2026 (termine scaduto: ora resta il modello REDDITI PF 2026 entro il 2 novembre 2026 e, oltre, la presentazione entro 90 giorni con sanzioni), direttamente tramite il sito dell’Agenzia o al Caf, professionista abilitato o sostituto d’imposta.

  • Plusvalenze finanziarie non qualificate: imposta al 26% nel 2026

    In sintesi

    • Cos’è la plusvalenza: la differenza positiva tra il prezzo di vendita e il costo di acquisto (comprensivo di commissioni e spese inerenti).
    • Aliquota unica al 26%: si applica alle plusvalenze da partecipazioni non qualificate e da titoli non partecipativi realizzate dal 1° luglio 2014.
    • Quadro RT, Sezione II-A: è la sezione del Modello Redditi PF 2026 dedicata a queste operazioni.
    • Costo LIFO per i titoli: se hai comprato lo stesso titolo in più momenti, il fisco considera venduti per primi quelli acquistati per ultimi.
    • Commissioni deducibili: le spese di intermediazione aumentano il costo d’acquisto e riducono la plusvalenza tassabile.
    • Codice tributo 1100: si usa nel modello F24 per versare l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze non qualificate dal 1° gennaio 2025.

    Come si calcola la plusvalenza e l'imposta del 26%

    Quando vendi azioni, quote di fondi comuni o ETF guadagnandoci, realizzi una plusvalenza finanziaria. In termini semplici: se hai comprato 100 azioni a 10 euro l’una e le hai vendute a 14 euro l’una, la plusvalenza è 400 euro (la differenza tra 1.400 euro incassati e 1.000 euro spesi).

    Dal 1° luglio 2014, su queste plusvalenze si paga un’imposta sostitutiva del 26 per cento. Si chiama ‘sostitutiva’ perché sostituisce l’IRPEF ordinaria: non entra nel reddito complessivo e viene tassata a parte, con un’aliquota fissa indipendente dal tuo reddito.

    La base su cui calcoli l’imposta non è solo il prezzo di vendita meno il prezzo d’acquisto. Puoi aggiungere al costo d’acquisto tutte le spese strettamente legate all’operazione: commissioni del broker, spese notarili, imposta di successione se hai ereditato i titoli. Gli interessi passivi invece non sono deducibili.

    Se hai comprato lo stesso titolo in momenti diversi a prezzi diversi, il calcolo del costo avviene con il metodo LIFO (Last In First Out): si considerano venduti per primi i titoli acquistati più di recente. Questo criterio è stabilito dall’art. 68 del TUIR e non è una scelta, ma una regola obbligatoria.

    Riepilogo imposta sostitutiva sulle plusvalenze finanziarie
    Tipo di operazione Periodo di realizzo Aliquota
    Partecipazioni non qualificate, ETF, fondi, valute, metalli preziosi, derivati Dal 1° luglio 2014 26%
    Stesse tipologie di strumenti Dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2014 20%
    Stesse tipologie di strumenti Fino al 31 dicembre 2011 12,50%
    Cripto-attività (plusvalenze realizzate entro 31 dicembre 2025) Dal 1° luglio 2014 26%

    Esempio pratico

    • Tizio ha comprato 500 quote di un ETF azionario a 20 euro ciascuna (10.000 euro totali) pagando 15 euro di commissioni. Le ha vendute nel 2025 a 28 euro ciascuna (14.000 euro totali) pagando altre 18 euro di commissioni. La plusvalenza si calcola così: corrispettivo 14.000 – 18 (commissioni vendita) = 13.982 euro; costo riconosciuto 10.000 + 15 (commissioni acquisto) = 10.015 euro. Plusvalenza netta = 13.982 – 10.015 = 3.967 euro. Imposta sostitutiva al 26%: 3.967 x 0,26 = 1.031,42 euro, da versare con codice tributo 1100.

    Documenti necessari

    • Contratto di acquisto o estratto conto del broker con prezzo e data di acquisto dei titoli
    • Nota di vendita o estratto conto con prezzo e data di vendita
    • Ricevute delle commissioni di intermediazione pagate
    • Certificazione del sostituto d’imposta (se in regime amministrato o gestito)
    • Eventuale perizia giurata (se hai rivalutato il valore di acquisto delle partecipazioni)

    Tizio vende azioni comprate in momenti diversi

    Scenario. Tizio possiede 200 azioni di una società: 100 acquistate nel 2022 a 15 euro e 100 acquistate nel 2024 a 20 euro. Nel 2025 ne vende 100 a 25 euro ciascuna.

    Come si applica. Con il metodo LIFO si considerano vendute le 100 azioni acquistate per ultime, cioè quelle del 2024 a 20 euro. La plusvalenza è (25 – 20) x 100 = 500 euro. L’imposta sostitutiva è 500 x 26% = 130 euro. Le 100 azioni comprate nel 2022 a 15 euro rimangono in portafoglio e non generano ancora alcun reddito tassabile.

    In pratica

    • LIFO significa che le azioni comprate per ultime si considerano le prime ad essere vendute.
    • Solo alla vendita si realizza la plusvalenza: finché tieni i titoli in portafoglio non paghi nulla.
    • Il costo da usare è sempre quello documentato: conserva gli estratti conto del broker.

    Caio vende quote di un fondo comune con costo sconosciuto

    Scenario. Caio ha ricevuto in donazione nel 2019 alcune quote di un fondo comune. Non ha la documentazione del costo originario sostenuto dal donante.

    Come si applica. Le istruzioni stabiliscono che, in caso di donazione, il costo da assumere è quello del donante. Se Caio non riesce a documentarlo, dovrà applicare le regole generali. Per i fondi comuni (OICR), la differenza negativa tra corrispettivo percepito e costo d’acquisto genera una minusvalenza, mentre quella positiva è plusvalenza tassata al 26%. Caio deve recuperare dall’intermediario o dal donante la documentazione del costo originale, altrimenti rischia di pagare l’imposta sull’intero corrispettivo incassato.

    In pratica

    • In caso di donazione il costo da usare è quello che avrebbe usato il donante se avesse venduto lui stesso.
    • Richiedi all’intermediario o alla banca la certificazione storica del costo: spesso la rilasciano gratuitamente.
    • Senza documentazione del costo, il rischio è di pagare l’imposta su un importo più alto del dovuto.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando devo compilare la Sezione II-A del quadro RT?

    Devi compilarla se nel 2025 hai venduto partecipazioni non qualificate (azioni, ETF, quote di fondi) o altri strumenti finanziari come valute estere, metalli preziosi o derivati, realizzando una plusvalenza. Non la compili se usi il regime amministrato (la banca trattiene l’imposta direttamente).

    Come si calcola l'imposta da versare?

    Sottrai al corrispettivo di vendita il costo fiscalmente riconosciuto (prezzo d’acquisto più commissioni). Sul risultato positivo applichi il 26%. Versi con modello F24 usando il codice tributo 1100.

    Posso dedurre le commissioni pagate al broker?

    Sì. Le commissioni di intermediazione, le spese notarili e l’imposta di successione (se hai ereditato i titoli) aumentano il costo d’acquisto e riducono la plusvalenza. Non sono invece deducibili gli interessi passivi.

    Se ho perso soldi (minusvalenza) devo lo stesso compilare il quadro RT?

    Sì, devi indicare la minusvalenza nel quadro RT perché potresti compensarla con plusvalenze dello stesso anno o portarla in detrazione nei quattro anni successivi. Se non la dichiari, perdi questo vantaggio.

    Cosa succede se non compilo il quadro RT?

    Le plusvalenze non dichiarate sono redditi non tassati: l’Agenzia delle Entrate può accertarle e applicare sanzioni. In regime dichiarativo sei tu il responsabile del calcolo e del versamento dell’imposta.

    Cosa significa 'partecipazione non qualificata'?

    Una partecipazione è non qualificata quando rappresenta una quota piccola del capitale di una società: sotto il 2% dei diritti di voto (o il 5% del capitale) per le società quotate, o sotto il 20% (o il 25% del capitale) per le non quotate. La maggior parte delle azioni acquistate in borsa da un privato rientra in questa categoria.

    Vedi anche: Plusvalenze su partecipazioni qualificate, Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione, Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili, Imposta di registro su decreti ingiuntivi e sentenze e Imposta di registro.

  • Articolo 37-bis L. 184/1983 – Legge italiana applicabile al minore straniero in stato

    Art. 37-bis L. 184/1983 – Legge italiana applicabile al minore straniero in stato di abbandono

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. Al minore straniero che si trova nello Stato in situazione di abbandono si applica la legge italiana in materia di adozione, di affidamento e di provvedimenti necessari in caso di urgenza.

  • Art. 228 D.P.R. 115/2002 – Estinzione legale di crediti relativi a spese processuali e di mantenimento

    Art. 228 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Per i crediti relativi a spese processuali e di mantenimento, gli importi sino alla concorrenza dei quali non si procede all'invito al pagamento sono stabiliti con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell' articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, considerati i costi per la riscossione, anche con riferimento alle attività per le notifiche all'estero.

    2. Gli importi stabiliti ai sensi del comma 1 non si riferiscono a quelli che costituiscono il residuo di un importo originariamente più elevato.

  • Art. 121 D.Lgs. 209/2005 – Informazione precontrattuale in caso di vendita a distanza

    Art. 121 D.Lgs. 209/2005 – Informazione precontrattuale in caso di vendita a distanza

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 185, 185-bis e 185-ter, in caso di vendita a distanza, il distributore rende note al contraente almeno le seguenti informazioni preliminari: a) l'identità del distributore e il fine della chiamata; b) l'identità della persona in contatto con il contraente ed il suo rapporto con il distributore assicurativo; c) una descrizione delle principali caratteristiche del servizio o prodotto offerto; d) il prezzo totale, comprese le imposte, che il contraente dovrà corrispondere; e) l'informativa relativa al compenso ricevuto in relazione al contratto distribuito, secondo quanto previsto dall'articolo 120-bis; f) le ulteriori informazioni di cui agli articoli 59-quater, 59-quinquies e 59-septies del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 . 82

    2. In ogni caso l'informazione è fornita al contraente prima della conclusione del contratto di assicurazione. La stessa può essere fornita verbalmente solo a su espressa richiesta del contraente o qualora sia necessaria una copertura immediata del rischio. In caso di collocamento di un contratto a distanza mediante telefonia vocale, se il contraente lo richiede espressamente, gli obblighi di trasmissione della documentazione sono adempiuti, subito dopo la conclusione del contratto a distanza e comunque non oltre i cinque giorni successivi; in mancanza della predetta richiesta gli obblighi di trasmissione della documentazione sono adempiuti prima della conclusione del contratto di assicurazione. Anche se il contraente ha scelto di ottenere precedentemente le informazioni tramite un supporto durevole non cartaceo in conformità a quanto previsto dall'articolo 120-quater, comma 4, l'informazione è fornita al contraente dal distributore di prodotti assicurativi a norma dell'articolo 120-quater, commi 1 e 2, subito dopo la conclusione del contratto di assicurazione.

    3. L'IVASS, con regolamento, disciplina la promozione e il collocamento di contratti di assicurazione a distanza, anche per via telefonica, e determina le informazioni sul distributore e sulle caratteristiche del contratto, che sono comunicate al contraente in modo chiaro e comprensibile nel rispetto di quanto previsto ai commi 1 e 2, in conformità alle disposizioni dell'unione europea direttamente applicabili e nel rispetto del Codice del Consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 . (45)

  • Art. 227-quater D.P.R. 115/2002 – Norme applicabili

    Art. 227-quater D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Alle attività previste dal presente titolo si applicano gli articoli 214, 215, 216, 218, comma 2, e 220)).

  • Spese dentista detraibili nel 730/2026: guida completa

    In sintesi

    • Detrazione del 19%: le spese odontoiatriche danno diritto alla detrazione del 19% sulla parte del totale delle spese sanitarie che supera la franchigia di 129,11 euro (rigo E1 del 730).
    • Nessun tetto di spesa: non c’è un importo massimo detraibile. Oltre 15.493,71 euro di spese sanitarie nell’anno la detrazione si può dividere in quattro rate annuali.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio per i privati: per le prestazioni di un dentista privato non accreditato al SSN serve carta, bancomat, bonifico o assegno; il contante fa perdere la detrazione.
    • Strutture pubbliche e accreditate SSN: eccezione: se il dentista opera in una struttura pubblica o privata accreditata al Servizio sanitario nazionale, il pagamento in contanti è ammesso.
    • Protesi, impianti, ortodonzia e igiene inclusi; lo sbiancamento e le cure solo estetiche no.
    • Familiari: puoi detrarre le spese per il coniuge e i figli fiscalmente a carico, anche se la fattura è intestata a loro; per i familiari non a carico no, salvo le patologie esenti.

    Come funziona la detrazione per le spese del dentista

    Le spese odontoiatriche – dalle semplici pulizie dei denti agli interventi più complessi come impianti, estrazioni, apparecchi fissi e protesi – rientrano tra le spese sanitarie che danno diritto alla detrazione del 19% nel modello 730. Come per tutte le spese sanitarie, la detrazione si applica sulla parte di spesa totale che supera la franchigia di 129,11 euro, cioè la quota che resta sempre a carico tuo senza agevolazione.

    Il dentista privato richiede una regola importante sul pagamento: per detrarre le sue prestazioni devi averle pagate con un metodo tracciabile – carta di credito o debito, bancomat, bonifico bancario o postale, assegno. Il pagamento in contanti non è ammesso per le prestazioni di medici privati non accreditati al Servizio Sanitario Nazionale. La sola eccezione riguarda i dentisti che operano in strutture pubbliche o in strutture private convenzionate con il SSN: in quel caso il contante è ammesso.

    Cosa si può detrarre? Praticamente tutte le prestazioni odontoiatriche: visite, igiene dentale professionale, otturazioni, estrazioni, terapie canalari (devitalizzazioni), implantologia, ortodonzia, apparecchi fissi e rimovibili, corone, ponti e protesi. Le protesi dentarie rientrano nella detrazione sia come prestazione professionale sia, quando acquistate separatamente, come dispositivi medici.

    Il documento indispensabile è la fattura emessa dal dentista, che deve riportare la descrizione della prestazione, la data e l’importo. Non è sufficiente uno scontrino generico; la fattura deve essere intestata a te (o al familiare a carico per il quale hai sostenuto la spesa).

    Spese dentistiche: regole nel 730/2026
    Voce Regola
    Aliquota di detrazione 19% sulla parte eccedente la franchigia
    Franchigia (quota a tuo carico) 129,11 euro (sul totale delle spese sanitarie)
    Pagamento tracciabile obbligatorio? Sì, per i dentisti privati non accreditati SSN
    Eccezione al pagamento tracciabile Strutture pubbliche o private accreditate al SSN
    Cosa è detraibile Visite, igiene, devitalizzazioni, impianti, protesi, ortodonzia
    Documento da conservare Fattura del dentista con descrizione della prestazione e importo

    Spese dentistiche detraibili: c’è un limite massimo?

    No. Per le spese sanitarie, comprese quelle del dentista, la legge non fissa un tetto: si detrae il 19% di tutto quello che supera i 129,11 euro di franchigia, calcolata una sola volta sul totale delle spese sanitarie dell’anno (tue e dei familiari a carico). Su una fattura di 10.000 euro, senza altre spese sanitarie, la detrazione è il 19% di 9.870,89 euro, cioè circa 1.875 euro, a condizione che l’IRPEF dovuta sia abbastanza alta da assorbirla: la parte di detrazione che supera l’imposta va persa.

    Tre regole aiutano chi ha spese alte:

    • Rateizzazione: se le spese dei righi E1, E2 ed E3 superano in totale 15.493,71 euro, puoi barrare la casella del rigo E1 e dividere la detrazione in quattro quote annuali uguali (istruzioni 730/2026). Conviene quando l’imposta di un solo anno non basta ad assorbire tutta la detrazione. Il meccanismo è spiegato nella guida sulle spese mediche oltre 15.493,71 euro.
    • Redditi alti: la riduzione delle detrazioni del 19% per chi supera 120.000 euro di reddito non si applica alle spese sanitarie (art. 15, comma 3-quater, del TUIR).
    • Tetto per redditi oltre 75.000 euro: le spese sanitarie sono escluse dal limite complessivo alle detrazioni introdotto dal 2025 (art. 16-ter, comma 4, del TUIR).

    Pulizia dei denti, sbiancamento e cure estetiche: cosa si detrae

    Si detraggono le prestazioni sanitarie: visite, igiene orale professionale (ablazione del tartaro), otturazioni, devitalizzazioni, estrazioni, impianti, ortodonzia anche con allineatori trasparenti, corone, ponti e protesi. Non si detraggono le prestazioni con finalità solo estetica: la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 14/E del 2023 esclude le spese «tese a rendere più gradevole l’aspetto personale», salvo che siano conseguenza di incidenti, malattie o malformazioni. Lo sbiancamento dei denti fatto per ragioni estetiche rientra in questa esclusione.

    Conta la descrizione in fattura. Per l’Agenzia l’indicazione «ciclo di cure mediche odontoiatriche» è sufficiente; se la descrizione non basta a capire che si tratta di una prestazione sanitaria, va chiesta al dentista l’integrazione della fattura. Le protesi realizzate dall’odontotecnico sono detraibili anche con fattura separata, se dai documenti risulta il collegamento con la prestazione del dentista.

    Spese del dentista rimborsate da un fondo sanitario o da un’assicurazione

    La detrazione spetta solo sulla parte di spesa rimasta a tuo carico. La circolare n. 14/E del 2023 distingue due casi.

    Rimborso del dentista e detrazione nel 730
    Chi rimborsa Si detrae la parte rimborsata?
    Fondo o cassa sanitaria del contratto di lavoro, con contributi che non hanno concorso al reddito (fino a 3.615,20 euro, punto 441 della CU) No: si detrae solo la parte non rimborsata
    Polizza sanitaria pagata da te, per la quale non hai avuto detrazioni Sì: la spesa si considera rimasta a tuo carico
    Polizza pagata dal datore di lavoro e tassata in busta paga (punto 444 della CU) Sì: la spesa si considera rimasta a tuo carico
    Risarcimento di chi ha causato il danno No

    Se il rimborso arriva in un anno successivo, per spese già detratte, la somma rimborsata va tassata separatamente (art. 17, comma 1, lett. n-bis, del TUIR).

    Spese dentistiche del coniuge e dei familiari

    Nel rigo E1 vanno le spese sostenute per te e per i familiari fiscalmente a carico (reddito fino a 2.840,51 euro, o 4.000 euro per i figli fino a 24 anni). La fattura può essere intestata al familiare a carico. Per un coniuge, un genitore o un fratello non a carico la detrazione non spetta, anche se paghi tu; l’unica eccezione riguarda le patologie esenti dal ticket, per cui il familiare può passarti la parte di detrazione che non ha trovato capienza nella sua imposta (rigo E2, fino a 6.197,48 euro di spesa).

    Chi materialmente paga conta meno di quanto sembra: la circolare n. 14/E del 2023 ammette il pagamento con la carta di un altro familiare, purché la spesa resti a carico di chi è intestatario della fattura.

    Contanti, carta di credito e rate: quando conta il pagamento

    • Contanti: validi solo presso strutture pubbliche o private accreditate al SSN (art. 1, commi 679 e 680, della legge n. 160 del 2019). Dal dentista privato non accreditato la spesa pagata in contanti non è detraibile.
    • Prova del pagamento: basta l’annotazione del dentista in fattura sul mezzo usato; in alternativa la ricevuta del POS, la copia del bonifico o l’estratto conto.
    • Carta di credito: conta il giorno in cui usi la carta, non quello dell’addebito sul conto (risoluzione n. 77/E del 2007).
    • Pagamento a rate allo studio: ogni rata si detrae nell’anno in cui è pagata. Una fattura emessa nel 2025 e saldata nel 2026 va nel 730 del 2027.
    • 730 precompilato: le spese arrivano dal Sistema Tessera Sanitaria. Se una fattura manca, puoi aggiungerla nel rigo E1 se hai la fattura e la prova del pagamento tracciabile.

    Esempio pratico

    • Tizio ha sostenuto nel 2025 spese dal dentista privato per 1.400 euro (800 euro per un impianto dentale e 600 euro per un apparecchio ortodontico per il figlio a carico di 14 anni), pagate con bonifico bancario. Ha anche avuto altre spese sanitarie per 200 euro. Totale rigo E1: 1.600 euro. La detrazione è 19% di (1.600 – 129,11) = 19% di 1.470,89 euro = circa 279 euro. Il pagamento con bonifico è indispensabile per le prestazioni del dentista privato: se Tizio avesse pagato in contanti, quella parte di spesa non sarebbe stata detraibile.

    Documenti necessari

    • Fattura emessa dal dentista con la descrizione della prestazione (es. ‘implantologia’, ‘apparecchio fisso’, ‘devitalizzazione dente 36’), data e importo
    • Ricevuta del pagamento tracciabile (estratto conto, ricevuta bonifico, ricevuta POS) per le prestazioni di dentisti privati non accreditati SSN
    • Fattura o ricevuta dell’odontotecnico per le protesi realizzate in laboratorio, se acquistate separatamente
    • Eventuale piano di cura del dentista (non obbligatorio per la detrazione, ma utile in caso di controllo per spese elevate come l’implantologia)

    Caio paga un dentista privato con bonifico per un impianto

    Scenario. Caio nel 2025 ha effettuato un impianto dentale presso uno studio privato, pagando 2.500 euro in tre rate mensili con bonifico bancario. Non ha sostenuto altre spese sanitarie rilevanti quell’anno.

    Come si applica. I 2.500 euro sono interamente detraibili, avendo Caio pagato con bonifico (metodo tracciabile). Riporta l’importo nel rigo E1. La detrazione è 19% di (2.500 – 129,11) = 19% di 2.370,89 euro = circa 450 euro. Il fatto che il pagamento sia avvenuto in tre rate non cambia nulla: conta il totale pagato nel 2025. Caio deve conservare le fatture del dentista (o un unico piano di fatturazione) e le ricevute dei tre bonifici. Attenzione: se una rata fosse stata pagata a gennaio 2026, quella parte sarebbe detraibile solo nella dichiarazione del 2027 (periodo d’imposta 2026).

    In pratica

    • Per il dentista privato usa sempre un pagamento tracciabile: il contante esclude la spesa dalla detrazione.
    • Puoi pagare in più rate; detrai nel 730 solo le rate effettivamente pagate nell’anno d’imposta 2025.
    • Conserva sia le fatture del dentista sia le ricevute dei bonifici.

    Sempronia porta la figlia dal dentista convenzionato con il SSN

    Scenario. Sempronia ha portato la figlia di 10 anni (fiscalmente a carico) dal dentista di un poliambulatorio privato accreditato con il SSN per una visita e due otturazioni, pagando il ticket di 45 euro in contanti.

    Come si applica. Il poliambulatorio è accreditato con il SSN, quindi si applica l’eccezione al pagamento tracciabile: il contante è pienamente ammesso. La spesa di 45 euro (ticket) è detraibile. Sempronia la somma alle altre spese sanitarie dell’anno nel rigo E1. La detrazione del 19% si calcola sull’intero totale che supera i 129,11 euro. Poiché la spesa è intestata alla figlia fiscalmente a carico, Sempronia può comunque detrarla. Il documento da conservare è la ricevuta del ticket.

    In pratica

    • Presso strutture accreditate con il SSN il pagamento in contanti del ticket è valido per la detrazione.
    • Puoi detrarre le spese dentistiche sostenute per i figli fiscalmente a carico, anche se la ricevuta è a nome del figlio.
    • Anche i ticket versati per prestazioni odontoiatriche al SSN rientrano nel rigo E1.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le spese dal dentista si detraggono nel 730?

    Sì. Le spese odontoiatriche rientrano nelle spese sanitarie del rigo E1, detraibili al 19%. La detrazione si calcola sulla parte del totale delle spese sanitarie dell’anno che supera la franchigia di 129,11 euro.

    C’è un limite massimo per le spese dentistiche detraibili?

    No. Non esiste un tetto: si detrae il 19% di tutto quello che supera 129,11 euro. Se le spese sanitarie superano 15.493,71 euro si può dividere la detrazione in quattro rate annuali. Le spese sanitarie non sono ridotte per i redditi oltre 120.000 euro e non entrano nel tetto per i redditi oltre 75.000 euro.

    Posso pagare il dentista in contanti e detrarre la spesa?

    Solo se il dentista opera in una struttura pubblica o privata accreditata al Servizio sanitario nazionale. Per i dentisti privati non accreditati serve un pagamento tracciabile (carta, bancomat, bonifico, assegno); il contante non consente la detrazione.

    Pulizia dei denti e sbiancamento sono detraibili?

    L’igiene orale professionale sì, perché è una prestazione sanitaria. Lo sbiancamento fatto per ragioni estetiche no: l’Agenzia delle Entrate esclude le prestazioni che servono solo a migliorare l’aspetto, salvo che siano conseguenza di incidenti, malattie o malformazioni.

    Quanto recupero su una fattura del dentista di 10.000 euro?

    Senza altre spese sanitarie, il 19% di 9.870,89 euro, cioè circa 1.875 euro, se l’IRPEF dovuta è almeno pari a quell’importo. Con spese oltre 15.493,71 euro si può scegliere di dividere la detrazione in quattro anni.

    Posso detrarre le spese dentistiche di mia moglie o dei miei figli?

    Sì, se sono fiscalmente a carico: la fattura può essere intestata a loro. Per il coniuge o i figli non a carico la detrazione non spetta, anche se paghi tu, salvo le spese per patologie esenti dal ticket (rigo E2).

    Se il fondo sanitario mi rimborsa il dentista posso detrarre la spesa?

    Solo la parte non rimborsata, se il fondo è quello del contratto di lavoro con contributi esclusi dal reddito. Se invece il rimborso arriva da una polizza pagata da te senza detrazioni, o da una polizza del datore tassata in busta paga, la spesa resta detraibile.

    Cosa devo conservare per detrarre le spese del dentista?

    La fattura con la descrizione della prestazione (basta «ciclo di cure odontoiatriche») e la prova del pagamento tracciabile: annotazione in fattura, ricevuta POS, copia del bonifico o estratto conto, se il dentista è un privato non accreditato.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie, Spese mediche oltre 15.493 euro e Spese mediche per patologie esenti.

  • Art. 120-quinquies D.Lgs. 209/2005 – Vendita abbinata

    Art. 120-quinquies D.Lgs. 209/2005 – Vendita abbinata

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il distributore che propone un prodotto assicurativo insieme a un prodotto o servizio accessorio diverso da una assicurazione, come parte di un pacchetto o dello stesso accordo, informa il contraente dell'eventuale possibilità di acquistare separatamente le due componenti e fornisce una descrizione adeguata delle diverse componenti dell'accordo o del pacchetto e i giustificativi separati dei costi e degli oneri di ciascuna componente.

    2. Nelle circostanze di cui al comma 1 e quando il rischio o la copertura assicurativa derivanti dall'accordo o dal pacchetto proposto a un contraente sono diversi dalle componenti considerate separatamente, il distributore di prodotti assicurativi fornisce una descrizione adeguata delle diverse componenti dell'accordo o del pacchetto e del modo in cui la loro interazione modifica i rischi o la copertura assicurativa.

    3. Se un prodotto assicurativo è accessorio rispetto a un bene o servizio diverso da una assicurazione, come parte di un pacchetto o dello stesso accordo, il distributore di prodotti assicurativi offre al contraente la possibilità di acquistare il bene o servizio separatamente. Il presente comma non si applica se un prodotto assicurativo è accessorio rispetto a un servizio o attività di investimento quali definiti all'articolo 1, comma 5, del testo unico dell'intermediazione finanziaria, a un contratto di credito quale definito all'articolo 120- quinquies, comma 1, lettera c), del testo unico bancario , a un contratto di credito al consumo quale definito all'articolo 121, comma 1, lettera c), del testo unico bancario o a un conto di pagamento quale definito all'articolo 126-decies del testo unico bancario. 83

    4. Nei casi di cui ai commi 1 e 3, il distributore di prodotti assicurativi specifica al contraente i motivi per cui il prodotto assicurativo che è parte del pacchetto complessivo o dello stesso accordo è ritenuto indicato a soddisfare le richieste e le esigenze del contraente medesimo.

    5. Nei casi di cui ai commi 1 e 3, in relazione all'obiettivo di protezione degli assicurati, l'IVASS, con riferimento all'attività di distribuzione assicurativa, può applicare le misure cautelari e interdittive previste dal presente codice, ivi incluso il potere di vietare la vendita, come parte di un pacchetto o dello stesso accordo, di una assicurazione insieme a un servizio o prodotto diverso dall'assicurazione indipendentemente dal fatto che l'accessorietà afferisca all'assicurazione o al servizio o prodotto diverso dall'assicurazione, quando tale pratica sia dannosa per i consumatori. Con riferimento ai prodotti di investimento assicurativi, i suddetti poteri sono esercitati da IVASS e CONSOB, coerentemente con le rispettive competenze.

    6. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alla distribuzione di prodotti assicurativi che offrono copertura per diversi tipi di rischio.».

    7. Sono fatte salve le previsioni del Codice del Consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 , ove applicabili. (45)

  • Art. 227-ter D.P.R. 115/2002 – Riscossione mediante ruolo

    Art. 227-ter D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Entro un mese dalla data del passaggio in giudicato della sentenza o dalla data in cui è divenuto definitivo il provvedimento da cui sorge l'obbligo o, per le spese di mantenimento, cessata l'espiazione in istituto, l'ufficio ovvero, a decorrere dalla data di stipula della convenzione prevista dall' articolo 1, comma 367, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 , e successive modificazioni, e per i crediti ivi indicati, la società Equitalia Giustizia Spa procede all'iscrizione a ruolo.

    2. L'agente della riscossione procede alla riscossione spontanea a mezzo ruolo ai sensi dell' articolo 32, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 . Si applica l' articolo 25, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 .

  • Art. 120-quater D.Lgs. 209/2005 – (Modalità dell’informazione)

    Art. 120-quater D.Lgs. 209/2005 – (Modalità dell’informazione)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. Tutte le informazioni di cui agli articoli 119-ter, 120, 120-bis, 120-ter, 121-sexies, 185, 185-bis e 185-ter sono comunicate ai contraenti: a) su supporto cartaceo; b) in modo corretto, esauriente e facilmente comprensibile; c) in lingua italiana o in altra lingua concordata dalle parti; d) a titolo gratuito.

    2. 2. In deroga a quanto previsto dal comma 1, lettera a), le informazioni di cui al comma 1 possono essere fornite al contraente con uno dei seguenti mezzi: a) un supporto durevole non cartaceo, laddove siano soddisfatte le condizioni di cui al comma 4; b) un sito Internet, laddove siano soddisfatte le condizioni di cui al comma 5.

    3. Se le informazioni di cui al comma 1 sono fornite per mezzo di un supporto durevole non cartaceo o tramite un sito Internet, al cliente viene gratuitamente fornita, su richiesta, una copia in formato cartaceo.

    4. 4. Le informazioni di cui al comma 1 possono essere fornite tramite un supporto durevole non cartaceo laddove siano soddisfatte le seguenti condizioni: a) l'utilizzo di un supporto durevole è appropriato rispetto alle modalità di distribuzione del prodotto assicurativo; e b) il contraente, potendo scegliere tra le informazioni in formato cartaceo e su supporto durevole, ha scelto quest'ultimo.

    5. 5. Le informazioni di cui al comma 1 possono essere fornite tramite sito Internet se sono indirizzate direttamente al contraente o se sussistono i seguenti requisiti: a) la fornitura delle informazioni è appropriata rispetto alle modalità di distribuzione del prodotto assicurativo; b) il contraente ha acconsentito alla fornitura delle informazioni tramite sito Internet; c) il contraente è stato informato mediante comunicazione telematica dell'indirizzo del sito Internet e del punto del sito Internet in cui possono essere reperite le informazioni; d) è garantito che le informazioni rimangano accessibili sul sito Internet per tutta la durata del contratto.

    6. Ai fini dei commi 4 e 5, la fornitura di informazioni tramite un supporto durevole non cartaceo o per mezzo di un sito Internet è ritenuta appropriata rispetto alle modalità di distribuzione del prodotto assicurativo se il contraente ha regolarmente accesso ad Internet, ossia nel caso in cui fornisca un indirizzo di posta elettronica ai fini della distribuzione del prodotto.

    7. L'IVASS, con regolamento, disciplina la struttura del documento, da consegnare ai contraenti, che deve essere presentato e strutturato in modo tale da essere chiaro e di facile lettura e con caratteri di dimensione leggibile.

    45

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.