Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 230 c.p.c. – Modo dell’interrogatorio

In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

L’interrogatorio deve essere dedotto per articoli separati e specifici.

Il giudice istruttore procede all’assunzione dell’interrogatorio nei modi e termini stabiliti nell’ordinanza che l’ammette.

Non possono farsi domande su fatti diversi da quelli formulati nei capitoli, ad eccezione delle domande su cui le parti concordano e che il giudice ritiene utili; ma il giudice può sempre chiedere i chiarimenti opportuni sulle risposte date.

In sintesi

  • L'interrogatorio formale deve essere dedotto per articoli separati e specifici, ciascuno contenente un fatto determinato.
  • Il giudice istruttore procede secondo le modalità e i termini fissati nell'ordinanza di ammissione.
  • Le domande sono limitate ai fatti indicati nei capitoli; domande su fatti diversi sono ammesse solo con accordo delle parti e valutazione di utilità da parte del giudice.
  • Il giudice conserva sempre il potere di chiedere chiarimenti sulle risposte fornite dalla parte interrogata.
Indice dei contenuti

L'art. 230 c.p.c. disciplina le modalità dell'interrogatorio formale: articoli separati, domande circoscritte ai capitoli ammessi, con possibilità di chiarimenti da parte del giudice.

Ratio della norma

L'art. 230 c.p.c. mira a garantire la correttezza e la lealtà processuale nell'assunzione dell'interrogatorio formale. La previsione di articoli separati e specifici tutela la parte interrogata, che deve poter comprendere con precisione il fatto su cui è chiamata a rispondere, evitando domande generiche o tendenziose che potrebbero indurre in errore o comprimere il diritto di difesa.

Analisi del testo

La norma impone una struttura rigida: ogni articolo deve riguardare un singolo fatto, chiaramente individuato. L'ordinanza di ammissione fissa le coordinate procedurali, termini e modalità, che il giudice istruttore deve rispettare. Il divieto di domande extracapitolari presidia la corrispondenza tra i fatti dedotti in giudizio e quelli oggetto di prova; la deroga consensuale è ammessa solo se il giudice la reputa utile ai fini della decisione. Il potere officioso di chiedere chiarimenti bilancia la rigidità del sistema, consentendo al giudice di approfondire le risposte senza travalicare i limiti del thema probandum.

Quando si applica

La disposizione trova applicazione ogni volta che una parte chiede l'interrogatorio formale dell'avversario ai sensi degli artt. 228-232 c.p.c., tipicamente per ottenere la confessione giudiziale provocata su fatti sfavorevoli al confitente. Si applica nei giudizi ordinari di cognizione davanti al tribunale, nonché, per rinvio, nei procedimenti in cui siano richiamabili le norme sull'istruzione probatoria del rito ordinario.

Connessioni con altre norme

L'art. 230 va letto in coordinamento con l'art. 228 c.p.c. (ammissione dell'interrogatorio), l'art. 229 c.p.c. (confessione giudiziale) e l'art. 232 c.p.c. (mancata comparizione o rifiuto di rispondere). Rileva inoltre il raccordo con l'art. 116 c.p.c., che attribuisce al giudice il potere di valutare liberamente le prove e di trarre argomenti di prova dal comportamento delle parti, e con l'art. 2730 c.c., che definisce la confessione quale dichiarazione di fatti sfavorevoli al dichiarante.

Casi pratici

Gli esempi che seguono sono scenari illustrativi a scopo divulgativo, non sentenze reali.

Tizio conviene Caio in giudizio per il pagamento di un debito contrattuale e chiede l'interrogatorio formale di Caio su tre fatti: la conclusione del contratto, la ricezione della merce e il mancato pagamento del prezzo. Il giudice istruttore, con l'ordinanza di ammissione, fissa l'udienza e stabilisce che Caio dovrà rispondere a ciascun articolo separatamente. Durante l'udienza, l'avvocato di Tizio tenta di formulare una domanda su un ulteriore fatto, una precedente corrispondenza intercorsa tra le parti, non inclusa nei capitoli originari. Il giudice la dichiara inammissibile in quanto extracapitolare e non concordata. Sempronio, terzo intervenuto, e Caio non raggiungono un accordo per estendere i capitoli, sicché la domanda resta esclusa. Il giudice, tuttavia, chiede a Caio un chiarimento spontaneo su una risposta evasiva relativa alla ricezione della merce, esercitando il potere previsto dall'ultimo periodo dell'art. 230 c.p.c.

Domande frequenti

Che cosa si intende per 'articoli separati e specifici'?

Ciascun articolo deve contenere un unico fatto storico, descritto in modo chiaro e circoscritto, sì da consentire alla parte interrogata di rispondere con un 'sì' o con un 'no' senza ambiguità.

Il giudice può rifiutarsi di ammettere alcuni articoli?

Sì. Con l'ordinanza di ammissione il giudice valuta la rilevanza e la specificità dei capitoli, potendo escludere quelli generici, irrilevanti o sovrapposti ad altri mezzi istruttori già ammessi.

Cosa accade se durante l'interrogatorio emergono fatti nuovi non compresi nei capitoli?

Le domande su fatti diversi da quelli capitolati sono inammissibili, salvo che entrambe le parti concordino e il giudice le ritenga utili; in difetto di accordo o di valutazione positiva del giudice, la domanda non può essere posta.

In che cosa differisce il potere di chiedere chiarimenti dal potere di formulare nuove domande?

I chiarimenti riguardano esclusivamente le risposte già rese: il giudice può chiedere alla parte di precisare o integrare quanto ha detto, ma non può introdurre nuovi temi probatori al di fuori dei capitoli ammessi.

L'interrogatorio formale può essere disposto d'ufficio?

No. L'interrogatorio formale è un mezzo di prova a istanza di parte; il giudice non può disporlo d'ufficio, a differenza dell'interrogatorio libero ex art. 117 c.p.c., che invece può essere ordinato in qualsiasi momento.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-13
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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