Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
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  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Perdite su crediti: quando sono deducibili per l’impresa

    In sintesi

    • Regola generale: la perdita su crediti è deducibile solo se risulta da elementi certi e precisi, ai sensi dell’art. 101, comma 5, del TUIR.
    • Modesta entità: la prova non serve se il credito non supera 2.500 euro (o 5.000 euro per le imprese di maggiore dimensione) ed è scaduto da almeno 6 mesi.
    • Procedure concorsuali: la deduzione è automatica quando il debitore è soggetto a fallimento, concordato, liquidazione giudiziale o accordi di ristrutturazione.
    • Prescrizione: quando il diritto alla riscossione del credito si è prescritto, la perdita è automaticamente deducibile.
    • Distinzione dalla svalutazione: la svalutazione generica è disciplinata dall’art. 106 TUIR; la perdita definitiva da art. 101, comma 5.

    Quando una perdita su credito è deducibile

    L’impresa che non riesce a recuperare un credito può dedurre la perdita dal proprio reddito imponibile, ma solo rispettando condizioni ben precise. La regola è fissata dall’art. 101, comma 5, del TUIR: la perdita su crediti è deducibile solo se risulta da elementi certi e precisi.

    Questa formula – apparentemente vaga – significa che non basta pensare che il cliente non pagherà: occorre documentarlo con prove concrete. Il fisco non accetta le perdite ‘per sentito dire’ o basate su valutazioni soggettive dell’imprenditore.

    La legge, però, prevede tre situazioni in cui la prova è automatica e non occorre raccogliere ulteriori elementi: quando il debitore è in una procedura concorsuale (come il fallimento), quando il credito è di modesta entità e scaduto da almeno sei mesi, e quando il diritto di credito si è prescritto.

    Capire in quale situazione ci si trova è fondamentale perché sbagliare la categoria – ad esempio dedurre come perdita quello che è ancora una svalutazione – può portare a contestazioni in sede di accertamento.

    Casi di deducibilità automatica – art. 101 c.5 TUIR
    Situazione Condizioni richieste
    Procedure concorsuali o accordi Debitore soggetto a fallimento, concordato, liquidazione giudiziale, accordi di ristrutturazione o piani attestati
    Modesta entità – imprese ordinarie Credito fino a 2.500 euro, scaduto da almeno 6 mesi
    Modesta entità – imprese maggiori Credito fino a 5.000 euro, scaduto da almeno 6 mesi
    Prescrizione Il diritto alla riscossione si e' prescritto
    Caso generale Elementi certi e precisi documentati dall'impresa

    Esempio pratico

    • Alfa SRL vanta un credito di 1.800 euro verso un piccolo fornitore, scaduto a gennaio 2025. A luglio 2025 il credito è ancora insoluto: sono trascorsi 6 mesi dalla scadenza e l’importo è inferiore a 2.500 euro. Alfa SRL può dedurre la perdita di 1.800 euro nella dichiarazione 2025 senza dover raccogliere ulteriore documentazione, perché rientra nel caso di modesta entità con anzianità minima di 6 mesi. Se invece il credito fosse di 4.000 euro, la stessa impresa non potrebbe avvalersi della soglia automatica (che è 2.500 euro per le imprese ordinarie) e dovrebbe documentare elementi certi e precisi dell’insolvenza.

    Documenti necessari

    • Estratto del libro mastro con evidenza della scadenza del credito
    • Fatture e contratti da cui risulta il credito
    • Documentazione della procedura concorsuale (sentenza di fallimento, decreto di omologazione del concordato, ecc.) se applicabile
    • Diffide, solleciti, atti di messa in mora o relazioni di legali/agenzie di recupero
    • Eventuale autocertificazione dell’impresa con calcolo della soglia di modesta entità
    • Documentazione attestante la prescrizione del diritto, se applicabile

    Caso 1 – Debitore in procedura concorsuale

    Scenario. Tizio è amministratore di Beta SNC, che vanta un credito commerciale di 80.000 euro verso un cliente. Nel corso del 2025 il cliente viene ammesso al concordato preventivo dal tribunale competente.

    Come si applica. L’apertura della procedura concorsuale rende automaticamente deducibile la perdita su crediti, senza bisogno di raccogliere altri elementi. Beta SNC può dedurre la perdita nell’esercizio 2025, l’anno in cui la procedura ha avuto inizio. La documentazione da conservare è il provvedimento del tribunale che ammette il debitore alla procedura.

    In pratica

    • Procedura concorsuale aperta nel 2025: perdita deducibile nel 2025.
    • Documentazione chiave: provvedimento del tribunale (ammissione al concordato o sentenza di fallimento).
    • Non serve attendere la chiusura della procedura per dedurre.

    Caso 2 – Credito di modesta entità scaduto da 6 mesi

    Scenario. Caio gestisce i conti di una piccola SRL di servizi informatici. Nel corso del 2025 si accumula un credito di 2.200 euro verso un cliente che non ha mai risposto ai solleciti. Il credito era scaduto a febbraio 2025.

    Come si applica. A settembre 2025 sono trascorsi più di 6 mesi dalla scadenza (febbraio-settembre). Il credito è di 2.200 euro, sotto la soglia di 2.500 euro prevista per le imprese ordinarie. Ricorrono entrambe le condizioni dell’art. 101, comma 5: modesta entità e anzianità di almeno 6 mesi. La perdita di 2.200 euro è deducibile nella dichiarazione 2025 senza ulteriori prove. Caio conserva la fattura e l’estratto del libro mastro che documenta la scadenza.

    In pratica

    • Credito di 2.200 euro (sotto i 2.500 euro per imprese ordinarie) – soglia rispettata.
    • Scaduto a febbraio 2025, dedotto a settembre 2025: oltre 6 mesi – condizione rispettata.
    • Documenti minimi: fattura e estratto contabile con data di scadenza.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per 'elementi certi e precisi' richiesti in via generale?

    Sono prove concrete e documentate dell’insolvenza del debitore: ad esempio, azioni legali infruttuose, relazioni di agenzie di recupero crediti, dichiarazioni del debitore sull’impossibilita’ di pagare, chiusura dell’attivita’. Non basta un semplice ritardo nel pagamento.

    La soglia di 2.500 euro si applica per singola fattura o per cliente?

    Per singolo credito (di norma la singola partita contabile). Se lo stesso cliente ha piu’ crediti distinti, ciascuno va valutato separatamente per la verifica della soglia.

    Chi sono le 'imprese di piu' rilevante dimensione' con soglia a 5.000 euro?

    L’art. 101, comma 5, del TUIR fa riferimento alle imprese di maggiori dimensioni secondo la definizione normativa vigente. In pratica si tratta delle imprese che superano i parametri dimensionali stabiliti per legge; il commercialista puo’ verificare se la propria societa’ rientra in questa categoria.

    Posso dedurre una perdita su crediti se non ho ancora intrapreso azioni legali?

    Non in via automatica, a meno che non ricorrano i casi di modesta entita’ (con anzianita’ 6 mesi) o di procedure concorsuali. Negli altri casi, l’assenza di azioni legali o solleciti puo’ rendere difficile dimostrare gli ‘elementi certi e precisi’.

    Come si differenzia la perdita su crediti dalla svalutazione?

    La svalutazione (art. 106 TUIR) e’ un accantonamento preventivo e generico, deducibile entro lo 0,5% del portafoglio crediti. La perdita su crediti (art. 101, c.5) e’ una perdita definitiva, rilevata quando il credito diventa irrecuperabile o ricorrono le condizioni di legge.

    Posso dedurre la perdita anche se ho gia' svalutato il credito negli anni precedenti?

    Si’. Se negli anni precedenti hai svalutato il credito (nei limiti dell’art. 106), e ora il credito si trasforma in perdita definitiva, puoi dedurre la perdita. Attenzione a non dedurre due volte: la quota gia’ dedotta come svalutazione non va dedotta di nuovo come perdita.

  • Art. 127 L. 633/1941

    Art. 127 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    La pubblicazione o la riproduzione dell'opera deve aver luogo entro il termine fissato dal contratto; tale termine non può essere superiore a due anni, decorrenti dal giorno della effettiva consegna all'editore dell'esemplare completo e definitivo dell'opera.

    In mancanza di termini contrattuali, la pubblicazione o la riproduzione dell'opera deve aver luogo non oltre due anni dalla richiesta scritta fattane all'editore.

    L'autorità giudiziaria può peraltro fissare un termine più breve quando sia giustificato dalla natura dell'opera e da ogni altra circostanza del caso.

    È nullo ogni patto che contenga rinuncia alla fissazione di un termine o che contenga fissazione di un termine superiore al termine massimo sopra stabilito.

    Il termine di due anni non si applica alle opere collettive.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 46 D.Lgs. 148/2015 – Abrogazioni

    Art. 46 D.Lgs. 148/2015 – Abrogazioni

    Riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148)

    1. Sono abrogate le seguenti disposizioni: a) il decreto legislativo luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788; b) il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869, ad eccezione dell’articolo 3; c) la legge 3 febbraio 1963, n. 77; d) gli articoli da 2 a 5 della legge 5 novembre 1968, n. 1115; e) la legge 8 agosto 1972, n. 464; f) gli articoli da 1 a 7, da 9 a 11, 12, comma 1, numeri 1) e 2), e da 13 a 17 della legge 20 maggio 1975, n. 164; g) gli articoli 1, 2, e da 4 a 8 della legge 6 agosto 1975, n. 427; h) la legge 13 agosto 1980, n. 427; i) gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863; l) l’articolo 8, commi da 1 a 5, e 8 del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160; m) gli articoli 1, 2, e da 12 a 14 della legge 23 luglio 1991, n. 223; n) l’ articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 19 luglio 1993, n. 236; o) il decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2000, n. 218; p) l’ articolo 44, comma 6 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326; q) i commi 1, da 4 a 19-ter, da 22 a 45, dell’articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92.

    2. A decorrere dal 1° gennaio 2016 sono abrogate le seguenti disposizioni: a) l’ articolo 8 della legge 20 maggio 1975, n. 164; b) l’ articolo 3 della legge 6 agosto 1975, n. 427; c) il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 7 febbraio 2014, n. 79141; d) i commi 20, 20-bis, e 21 dell’ articolo 3 della legge 28 giugno 2012, n. 92.

    3. A decorrere dal 1° luglio 2016 è abrogato l’ articolo 5 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

    4. È abrogata ogni altra disposizione contraria o incompatibile con le disposizioni del presente decreto.

    5. Laddove disposizioni di legge o regolamentari dispongano un rinvio all’articolo unico, secondo comma, della legge n. 427 del 1980, oppure all’ articolo 3, commi da 4 a 45, della legge n. 92 del 2012, ovvero ad altre disposizioni abrogate dal presente articolo, tali rinvii si intendono riferiti alle corrispondenti norme del presente decreto. articolo precedente articolo successivo

  • Redditi SP 2026: chi deve presentarlo e cosa contiene

    In sintesi

    • Il Modello Redditi SP 2026 è la dichiarazione delle società di persone ed equiparate per il periodo d’imposta 2025.
    • Chi deve presentarlo: SNC (società in nome collettivo), SAS (società in accomandita semplice), società semplici e studi/associazioni professionali.
    • La dichiarazione si presenta in via telematica, direttamente o tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF imprese).
    • Il quadro RN raccoglie i redditi della società da imputare ai soci; il quadro RO riporta i dati nominativi di soci e amministratori con le relative quote.
    • La società deve rilasciare a ogni socio un prospetto con il reddito (o la perdita) imputato e tutti i dati necessari per la dichiarazione personale.
    • I soggetti con volume d’affari o ricavi non inferiore a 100 milioni di euro devono barrare la casella ‘Soggetti grandi contribuenti’ nel frontespizio.

    Che cos'è il Modello Redditi SP e a chi serve

    Il Modello Redditi SP 2026 è la dichiarazione dei redditi che le società di persone ed equiparate presentano ogni anno per il periodo d’imposta precedente. ‘SP’ sta per ‘Società di Persone’: è il modello dedicato a SNC, SAS, società semplici e studi associati (associazioni tra professionisti). Non va confuso con il Modello Redditi PF, che è invece quello dei privati, né con il Modello Redditi SC, riservato alle società di capitali.

    Presentare il Redditi SP serve a ‘fotografare’ il reddito (o la perdita) prodotto dalla società nell’anno. La dichiarazione non porta con sé il pagamento di IRES o IRPEF da parte della società: la tassazione viene in capo ai soci, che ricevono dalla società un prospetto con la loro quota di reddito da riportare nella dichiarazione personale. La società è dunque un soggetto ‘passante’: dichiara il reddito, ma non lo tassa.

    La trasmissione del modello avviene esclusivamente in via telematica, o direttamente dalla società stessa se abilitata ai servizi Entratel o Fisconline, o tramite un intermediario abilitato (commercialista, consulente del lavoro, CAF imprese). Il frontespizio del modello contiene informazioni sulla società dichiarante, sul suo rappresentante legale e sulle modalità di presentazione.

    Soggetti obbligati al Modello Redditi SP 2026
    Tipo di soggetto Caratteristiche principali
    Società in nome collettivo (SNC) Tutti i soci rispondono illimitatamente e solidalmente dei debiti sociali; tipica forma per attività commerciali tra due o più persone
    Società in accomandita semplice (SAS) Due categorie di soci: accomandatari (responsabilità illimitata) e accomandanti (responsabilità limitata alla quota conferita)
    Società semplice Forma base per attività non commerciali (es. gestione di patrimoni, attività agricola); non può svolgere attività d'impresa commerciale
    Studi associati e associazioni professionali Raggruppamenti di professionisti (avvocati, architetti, commercialisti) che esercitano in forma associata arti o professioni
    Grandi contribuenti Soggetti con volume d'affari o ricavi non inferiore a 100 milioni di euro: devono barrare apposita casella nel frontespizio

    Esempio pratico

    • Alfa SNC è formata da Tizio e Caio, che svolgono attività di commercio al dettaglio. A fine 2025 la SNC ha prodotto un reddito d’impresa. Entro la scadenza ordinaria, il legale rappresentante (Tizio, in qualità di socio amministratore) presenta il Modello Redditi SP 2026 in via telematica tramite il commercialista. Il modello include il quadro RF (reddito d’impresa in contabilità ordinaria), il quadro RN con il totale del reddito da imputare ai soci e il quadro RO con i dati di Tizio e Caio e le rispettive quote. Dopo la presentazione, la SNC consegna a Tizio e a Caio il prospetto previsto dalla sezione 18.10 delle istruzioni, con tutti i dati necessari per compilare il loro Modello Redditi PF.

    Documenti necessari

    • Atto costitutivo e statuto della società con quote di partecipazione aggiornate
    • Libri contabili obbligatori (libro giornale, registri IVA) per determinare il reddito
    • Eventuale modello ISA se la società esercita attività soggette agli indici sintetici di affidabilità fiscale
    • Credenziali Entratel o Fisconline per la trasmissione telematica (o delega all’intermediario)
    • Dati anagrafici e codici fiscali di tutti i soci e degli amministratori in carica

    SNC che presenta il modello tramite commercialista

    Scenario. Gamma SNC (attività di ristorazione) ha un solo amministratore, Tizio, socio al 70%. Caio è socio al 30% e non ha cariche. La SNC affida la presentazione del Redditi SP 2026 al proprio commercialista.

    Come si applica. Il commercialista, in qualità di intermediario abilitato, trasmette telematicamente il modello. Nel frontespizio indica il codice fiscale della SNC e i dati di Tizio come rappresentante firmatario. Nel quadro RO sezione I riporta Tizio come socio amministratore (codice ‘A’) e nella sezione II inserisce sia Tizio che Caio con le rispettive quote (70% e 30%). Dopo la presentazione, la SNC rilascia a entrambi il prospetto con i dati per la dichiarazione personale.

    In pratica

    • Il commercialista barrà la casella ‘Soggetto che ha predisposto la dichiarazione’ con il codice ‘2’ (dichiarazione predisposta da chi effettua l’invio).
    • Tizio e Caio ricevono il prospetto e lo usano per compilare il proprio Modello Redditi PF: riportano la quota di reddito nel quadro RH.
    • Se la SNC ha aderito agli ISA (indici sintetici di affidabilità), occorre barrare la casella ‘ISA’ e allegare il relativo modello.

    Studio associato di professionisti

    Scenario. Delta Associati è uno studio composto da tre avvocati (Tizio, Caio, Sempronio) con quote uguali. Produce reddito di lavoro autonomo. Presenta il Modello Redditi SP.

    Come si applica. Gli studi associati tra professionisti rientrano tra i soggetti che devono presentare il Redditi SP. Il reddito di lavoro autonomo prodotto dallo studio viene determinato nel quadro RE e poi imputato in parti uguali ai tre associati tramite il quadro RN e il quadro RO. Ciascuno dichiara la propria quota nel Modello Redditi PF.

    In pratica

    • Il Redditi SP viene presentato in nome dello studio (con la sua partita IVA e codice fiscale).
    • Il quadro RO riporta i dati dei tre associati con quota del 33,33% ciascuno.
    • Lo studio rilascia a Tizio, Caio e Sempronio il prospetto con la rispettiva quota di reddito di lavoro autonomo da dichiarare nella loro dichiarazione personale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la scadenza per presentare il Modello Redditi SP 2026?

    Le istruzioni del Modello Redditi SP 2026 non indicano nel testo disponibile una data specifica: per le scadenze aggiornate è necessario consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate o il calendario fiscale del proprio commercialista.

    Una società semplice deve presentare il Redditi SP?

    Sì. Le società semplici rientrano tra i soggetti obbligati alla presentazione del Modello Redditi SP, insieme a SNC, SAS e studi associati.

    La società paga le imposte con il Redditi SP?

    No. La società di persone non paga IRES né IRPEF: il Redditi SP serve a determinare e comunicare il reddito prodotto, che viene poi tassato in capo ai singoli soci nelle loro dichiarazioni personali.

    Che cos'è il prospetto che la società deve rilasciare ai soci?

    Le istruzioni SP 2026 (sezione 18.10) prevedono che la società consegni a ogni socio un documento con la ragione sociale, il codice fiscale, la quota percentuale di partecipazione e il reddito (o perdita) imputato, oltre a una serie di altri dati (crediti d’imposta, ritenute, spese deducibili o detraibili) necessari per la dichiarazione personale.

    Chi deve barrare la casella 'Grandi contribuenti'?

    Le società con volume d’affari o ricavi non inferiore a 100 milioni di euro, come previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 6 aprile 2009.

    Cosa succede se la SNC ha aderito al concordato preventivo biennale?

    Nel frontespizio del Redditi SP 2026 è prevista una casella ‘Comunicazione CPB’ per gestire l’adesione o la revoca del concordato preventivo biennale. L’adesione per il biennio 2026-2027 può essere inviata contestualmente alla dichiarazione o in via autonoma.

  • Rider e food delivery: come dichiarare i compensi nel 730 2026

    In sintesi

    • Tre inquadramenti possibili: i rider possono essere lavoratori dipendenti, collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) o lavoratori autonomi occasionali, a seconda del contratto.
    • Lavoro dipendente o co.co.co.: i compensi risultano nella Certificazione Unica 2026 e vanno nel quadro C del 730 (redditi assimilati al lavoro dipendente).
    • Lavoro autonomo non abituale: se il rider e’ inquadrato come autonomo occasionale, i compensi vanno nel rigo D5 codice 2 del 730.
    • Co.co.co. = redditi assimilati al dipendente: i redditi da collaborazione coordinata e continuativa si dichiarano nel quadro RC del modello Redditi PF (o quadro C del 730).
    • Detrazioni spettanti: per i redditi assimilati al lavoro dipendente (co.co.co.) spettano le detrazioni teoriche da lavoro, riconosciute in fase di calcolo.

    Rider: dipendente, co.co.co. o autonomo? Capire prima come sei inquadrato

    Se fai consegne per una piattaforma di food delivery come Just Eat, Deliveroo o Glovo, il modo in cui dichiari i tuoi compensi dipende da come sei stato inquadrato contrattualmente. Non esiste un unico regime per tutti i rider: alcune piattaforme assumono come lavoratori dipendenti, altre come co.co.co., altre ancora come lavoratori autonomi. Il primo passo e’ guardare il contratto e la Certificazione Unica che ti ha rilasciato la piattaforma.

    Se sei dipendente, il datore di lavoro ha gia’ trattenuto le imposte ogni mese (ritenute IRPEF) e ti ha rilasciato la Certificazione Unica con il totale dei redditi e delle ritenute operate. I dati del 730 vengono in gran parte precompilati dall’Agenzia delle Entrate e tu devi solo verificarli.

    Se sei inquadrato come co.co.co. (collaborazione coordinata e continuativa), i compensi sono redditi assimilati al lavoro dipendente: anche in questo caso avrai una Certificazione Unica e i dati andranno nel quadro C del 730 (o quadro RC del Redditi PF). Se invece operi come autonomo occasionale, i compensi vanno nel quadro D del 730.

    Rider: inquadramento e modalita' di dichiarazione
    Inquadramento Tipo di reddito Dove si dichiara nel 730 Certificazione ricevuta
    Lavoratore dipendente Reddito di lavoro dipendente Quadro C (precompilato da CU) Certificazione Unica – sezione lavoro dipendente
    Co.co.co. (collaborazione coord. e cont.) Reddito assimilato al lavoro dipendente Quadro C del 730 / Quadro RC Redditi PF Certificazione Unica – redditi assimilati
    Autonomo non abituale Reddito da lavoro autonomo non esercitato abitualmente Rigo D5 codice 2 del 730 / RL15 Redditi PF CU causale M o O, oppure nessuna ritenuta
    Autonomo abituale con partita IVA Reddito di lavoro autonomo / d'impresa Modello Redditi PF (quadro RE o LM forfetario) Fatture emesse

    Esempio pratico

    • Tizio lavora come rider per una piattaforma che lo inquadra come collaboratore co.co.co. Nel 2025 ha percepito 11.400 euro lordi, con ritenute IRPEF gia’ operate dalla piattaforma per 2.200 euro. La Certificazione Unica riporta questi dati. Tizio compila il 730: i redditi da co.co.co. vanno nel quadro C come redditi assimilati al lavoro dipendente. Le ritenute gia’ subite vengono conteggiate a credito. Il calcolo finale potrebbe dargli un rimborso o un piccolo saldo a debito, a seconda della sua situazione complessiva.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dalla piattaforma di food delivery
    • Contratto di collaborazione o lettera di assunzione
    • Buste paga (se lavoratore dipendente)
    • Estratto conto pagamenti della piattaforma (per verificare i totali percepiti)
    • F24 contributi INPS gestione separata (se non operata dalla piattaforma)

    Caso 1: Caio e' rider con contratto da dipendente

    Scenario. Caio lavora per una piattaforma di food delivery con un contratto di lavoro dipendente part-time. Nel 2025 ha guadagnato 9.800 euro lordi; la piattaforma ha versato le ritenute IRPEF e i contributi INPS.

    Come si applica. I compensi di Caio sono redditi di lavoro dipendente. La piattaforma ha rilasciato la Certificazione Unica con il totale dei redditi e delle ritenute operate. Nel 730 2026 il reddito compare nel quadro C. Il 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate dovrebbe gia’ contenere questi dati: Caio deve verificare che siano corretti e aggiungere eventuali spese detraibili (sanitarie, mutuo, ecc.) per eventualmente recuperare qualcosa.

    In pratica

    • Controllare il 730 precompilato e verificare che i dati della Certificazione Unica siano presenti.
    • Aggiungere eventuali detrazioni o deduzioni (spese sanitarie, interessi mutuo, contributi volontari).
    • Non serve fare altro: le ritenute sono gia’ state versate dalla piattaforma.

    Caso 2: Sempronia fa consegne come autonoma occasionale

    Scenario. Sempronia ha fatto consegne per una piattaforma per soli 3 mesi nel 2025, inquadrata come lavoratrice autonoma occasionale. Ha incassato 2.400 euro; la piattaforma ha operato una ritenuta del 20% (480 euro) e le ha rilasciato una Certificazione Unica con causale M.

    Come si applica. I 2.400 euro sono redditi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente. Nel 730 vanno nel rigo D5 codice 2: si indica il reddito lordo (2.400 euro) e, nella colonna ritenute, i 480 euro trattenuti. Se Sempronia ha sostenuto spese strettamente inerenti (ad esempio la quota di manutenzione della bicicletta usata esclusivamente per il lavoro), le puo’ indicare nella colonna spese e dedurle. Il reddito netto concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF.

    In pratica

    • Compilare il rigo D5 del 730 (codice 2) con il compenso lordo ricevuto.
    • Riportare le ritenute gia’ operate nella colonna ritenute: saranno portate a credito d’imposta.
    • Verificare se siano deducibili spese inerenti (es. carburante, manutenzione bici/moto usata per l’attivita’).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come faccio a sapere se sono un co.co.co. o un autonomo occasionale?

    Devi guardare il tuo contratto e la Certificazione Unica. I redditi da co.co.co. hanno causale specifiche nella CU (redditi assimilati al lavoro dipendente) e vanno nel quadro C del 730. I compensi da autonomo occasionale hanno causale M o O e vanno nel rigo D5.

    Il 730 precompilato include gia' i compensi da food delivery?

    Se la piattaforma ha rilasciato la Certificazione Unica e ha operato le ritenute, i dati dovrebbero essere gia’ presenti nel 730 precompilato dell’Agenzia delle Entrate. E’ fondamentale verificarli prima di confermare la dichiarazione.

    I contributi INPS per i co.co.co. rider li paga la piattaforma o io?

    Per i co.co.co., la parte dei contributi alla gestione separata INPS e’ suddivisa tra committente (piattaforma) e collaboratore. La quota a carico del collaboratore viene generalmente trattenuta sulla busta paga o sul compenso. E’ la piattaforma a versarli. Verifica il tuo contratto e la Certificazione Unica per i dettagli.

    Posso dedurre le spese per l'attrezzatura (borsa termica, bici) dai compensi da rider autonomo?

    Se sei inquadrato come autonomo occasionale (rigo D5 del 730), puoi dedurre le spese strettamente inerenti alla produzione del reddito. La deduzione e’ ammessa nella misura in cui le spese siano specificamente inerenti: una bici usata esclusivamente per il lavoro e’ deducibile in quota, quella usata anche privatamente no. Conserva le fatture.

    Se ho lavorato come rider per piu' piattaforme, come li dichiaro?

    Devi dichiarare tutti i redditi percepiti, da ciascuna piattaforma. Se hai ricevuto piu’ Certificazioni Uniche, i dati vanno sommati nei rispettivi righi del 730. Se alcune piattaforme non hanno operato ritenute, i compensi vanno comunque dichiarati.

    Devo pagare anche la gestione separata INPS se sono rider autonomo occasionale?

    Dipende dai compensi complessivi. Per i lavoratori autonomi occasionali c’e’ l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS oltre determinate soglie. La questione contributiva e’ separata da quella fiscale e conviene verificarla con un patronato o un professionista, perche’ dipende dalla tua situazione complessiva.

  • Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione: come si calcola nel 730

    In sintesi

    • La regola dei cinque anni si applica dal donante: per capire se la vendita genera una plusvalenza tassabile, il periodo di cinque anni si conta dalla data in cui il donante ha acquistato o costruito l’immobile, non dalla data in cui tu lo hai ricevuto in dono.
    • Vendita entro cinque anni (contati dal donante): la plusvalenza e tassabile come reddito diverso e va dichiarata nel quadro D del 730 con il codice 2.
    • Vendita oltre cinque anni (contati dal donante): la plusvalenza non e tassabile e non va dichiarata nel 730.
    • Costo di acquisto = quello del donante: la plusvalenza si calcola come differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo che aveva pagato il donante (piu le spese inerenti), non il valore al momento della donazione.
    • Abitazione principale esclusa: se l’immobile e stato adibito ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo tra acquisto (del donante) e vendita, la plusvalenza non e tassabile.
    • Imposta sostitutiva via notaio: il venditore puo chiedere al notaio di applicare e versare direttamente l’imposta sostitutiva: in quel caso non si dichiara nulla nel 730.

    Quando si tassa la plusvalenza su un immobile ricevuto in donazione

    Hai ricevuto un immobile in donazione e ora vuoi venderlo. Una delle prime domande e: devo pagare le tasse sulla differenza tra il prezzo di vendita e il valore dell’immobile? La risposta dipende da quanto tempo fa il donante aveva acquistato quell’immobile, non da quando tu lo hai ricevuto.

    La legge italiana stabilisce che, nel caso di immobili ricevuti in donazione, per calcolare il periodo di cinque anni che determina se la plusvalenza e tassabile o meno, si deve guardare indietro fino alla data di acquisto o costruzione dell’immobile da parte del donante. Se sono passati meno di cinque anni da quella data, la plusvalenza potrebbe essere tassabile. Se ne sono passati piu di cinque, sei al sicuro.

    Altrettanto importante e il calcolo del guadagno (la ‘plusvalenza’): non si misura rispetto al valore del regalo, ma rispetto a quanto aveva speso il donante per comprare o costruire l’immobile. Questo significa che potresti trovarti con una plusvalenza maggiore di quanto ti aspetti, oppure avere costi riconosciuti piu alti se il donante aveva acquistato a prezzi piu elevati.

    Tassazione plusvalenza su immobile ricevuto in donazione
    Situazione Plusvalenza tassabile? Come si dichiara
    Vendita entro 5 anni dalla data di acquisto del donante SI Quadro D, rigo D4, codice 2; spese = costo del donante + spese inerenti
    Vendita oltre 5 anni dalla data di acquisto del donante NO Non si dichiara nel 730
    Immobile acquistato per successione (non donazione) NO (escluso dalla norma) Non si dichiara nel 730
    Immobile usato come abitazione principale per la maggior parte del periodo NO Non si dichiara nel 730
    Imposta sostitutiva applicata dal notaio all'atto della cessione Gia pagata Non si dichiara nel 730

    Esempio pratico

    • Sempronia riceve in donazione nel 2022 un appartamento che il padre (il donante) aveva acquistato nel 2020 per 150.000 euro. Nel 2025 Sempronia vende l’appartamento a 200.000 euro. Il periodo da considerare e quello tra il 2020 (acquisto del donante) e il 2025 (vendita): sono 5 anni, il che significa che siamo ancora dentro la finestra tassabile. La plusvalenza e 200.000 – 150.000 = 50.000 euro (al netto di eventuali spese inerenti documentate). Sempronia indica nel 730 rigo D4 codice 2: colonna 4 il corrispettivo di 200.000 euro, colonna 5 i costi di 150.000 euro. In alternativa, puo chiedere al notaio di applicare l’imposta sostitutiva direttamente in atto, evitando la dichiarazione.

    Documenti necessari

    • Atto di donazione (per conoscere la data e le condizioni del trasferimento)
    • Atto di acquisto originale del donante (per il prezzo di acquisto e la data)
    • Ricevute delle spese inerenti sostenute dal donante (notaio, imposte di registro, ecc.)
    • Atto di vendita dell’immobile (per il prezzo di cessione)
    • Eventuale perizia giurata di stima, se richiesta dall’ufficio
    • Prospetto di calcolo della plusvalenza da conservare ed eventualmente esibire all’Agenzia delle Entrate

    Vendita tassabile: il donante aveva acquistato da meno di cinque anni

    Scenario. Tizio riceve in donazione dal padre nel 2023 una casa vacanze. Il padre aveva comprato l’immobile nel 2021 per 120.000 euro piu 5.000 euro di spese notarili e imposte (totale 125.000 euro). Nel 2025 Tizio vende a 160.000 euro. Dal 2021 al 2025 sono passati quattro anni: siamo dentro il quinquennio.

    Come si applica. La plusvalenza e calcolata come 160.000 – 125.000 = 35.000 euro. Tizio dichiara la plusvalenza nel rigo D4 codice 2 del quadro D: nella colonna 4 indica 160.000 euro (corrispettivo), nella colonna 5 indica 125.000 euro (costo del donante). Il reddito tassabile e la differenza: 35.000 euro. In alternativa, Tizio puo chiedere al notaio di applicare l’imposta sostitutiva in sede di rogito, evitando di dichiarare nel 730.

    In pratica

    • Recupera l’atto di acquisto originale del donante: ti serve la data e il prezzo.
    • Somma al prezzo d’acquisto del donante tutte le spese documentate (notaio, registro, ipotecaria, catastale).
    • Dichiara nel rigo D4 codice 2: corrispettivo in colonna 4, costi in colonna 5.
    • Tieni il prospetto di calcolo: se richiesto, va esibito all’Agenzia delle Entrate.

    Vendita non tassabile: il donante aveva acquistato da oltre cinque anni

    Scenario. Caio eredita in donazione dalla nonna nel 2024 un appartamento che lei aveva comprato nel 2010. Nel 2025 Caio vende l’immobile a 300.000 euro.

    Come si applica. Dal 2010 (acquisto della nonna) al 2025 (vendita) sono passati quindici anni: ben oltre il quinquennio. La plusvalenza non e tassabile. Caio non deve indicare nulla nel quadro D del 730. Non e necessario conservare particolari documenti aggiuntivi per questa vendita ai fini IRPEF, anche se e comunque utile conservare l’atto di acquisto della nonna per eventuali controlli.

    In pratica

    • Nessuna dichiarazione nel 730: la plusvalenza e fuori dal regime tassabile.
    • Verifica la data di acquisto del donante sull’atto originale: deve essere precedente di oltre cinque anni rispetto alla data di vendita.
    • L’esenzione vale anche se il valore di mercato e molto aumentato rispetto al prezzo originale del donante.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se vendo un immobile ricevuto in donazione, pago le tasse sulla plusvalenza?

    Dipende dalla data di acquisto del donante, non dalla data in cui hai ricevuto il regalo. Se dalla data in cui il donante ha comprato o costruito l’immobile alla data in cui tu vendi sono passati meno di cinque anni, la plusvalenza e tassabile. Se sono passati piu di cinque anni, non e tassabile.

    Come si calcola la plusvalenza su un immobile ricevuto in donazione?

    La plusvalenza e la differenza tra il prezzo a cui vendi e il costo che aveva sostenuto il donante per acquistare o costruire l’immobile, aumentato di tutte le spese inerenti documentate. Non si usa il valore dell’immobile al momento della donazione.

    Se l'immobile lo ho ricevuto per eredita (successione) anziche donazione, vale la stessa regola?

    No. Gli immobili ricevuti per successione sono espressamente esclusi dalla tassazione delle plusvalenze, indipendentemente da quanto tempo fa il defunto li aveva acquistati.

    Posso evitare di dichiarare la plusvalenza nel 730?

    Si, se opti per l’imposta sostitutiva: puoi chiedere al notaio di applicarla e versarla direttamente all’atto della cessione. In quel caso la plusvalenza non va dichiarata nel 730.

    L'immobile donato che ho usato come abitazione principale e tassabile alla vendita?

    No. Se l’immobile e stato adibito ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo compreso tra l’acquisto del donante e la vendita, la plusvalenza non e tassabile.

    Quali documenti devo conservare per dimostrare il costo del donante?

    Principalmente l’atto notarile di acquisto originale del donante, con il prezzo pagato. Poi tutte le ricevute di spese inerenti che il donante ha sostenuto (notarili, imposte di registro, ipotecaria, catastale). Se richiesto, dovrai anche conservare un prospetto di calcolo della plusvalenza.

    Vedi anche: Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione, Plusvalenze da vendita immobili, Permessi retribuiti, Sistema del prezzo-valore e Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili.

  • Vendere l’auto usata tra privati: quando non si paga nulla

    In sintesi

    • Regola generale: la vendita di un’auto acquistata per uso personale non produce reddito tassabile e non va dichiarata nel 730.
    • Redditi diversi: il quadro D del 730 prevede l’obbligo di dichiarare i corrispettivi da cessione di beni, ma solo quelli rientranti nelle casistiche tassative previste dalla norma.
    • Beni mobili non qualificati: le istruzioni AdE elencano come redditi diversi (rigo D4, codice 3) i proventi da affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, non la vendita dell’auto usata personale.
    • Quando dichiarare: se vendi un’auto acquistata specificamente per rivenderla con profitto (intento speculativo), il provento potrebbe rientrare tra i redditi da attività commerciale non abituale (rigo D5, codice 1).
    • Documenti da conservare: contratto di compravendita e fattura o ricevuta di acquisto, utili per documentare il costo originario in caso di contestazioni.
    • Nessuna soglia di franchigia: non esiste una franchigia specifica per la vendita occasionale di beni mobili personali come l’auto.

    Perche vendere la tua auto di solito non genera tasse

    Quando vendi la tua vecchia auto a un privato, la prima domanda che ti fai e: devo dichiararlo nel 730? Per la grande maggioranza dei casi la risposta e no, e capire il perche ti aiuta a dormire sonni tranquilli.

    Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate al modello 730/2026 elencano in modo preciso quali ‘redditi diversi’ vanno dichiarati nel quadro D. La vendita di un’auto acquistata e usata per scopi personali (andare al lavoro, fare la spesa, le vacanze) non compare in quell’elenco. Si parla di plusvalenze su immobili venduti entro cinque anni, di terreni edificabili, di cessione di partecipazioni societarie: non di auto di famiglia.

    Il principio di fondo e che una persona fisica che vende un bene acquistato per uso personale non svolge un’attivita economica. Non c’e intento di guadagno sistematico, non c’e impresa. Il 730 non richiede nessuna dichiarazione per questa operazione.

    Vendita auto: quando e tassabile e quando no
    Situazione Obbligo dichiarativo
    Auto acquistata e usata per fini personali, venduta a privato Nessuno – non va dichiarata
    Noleggio o concessione in uso del proprio veicolo a terzi Si – rigo D4, codice 3 del quadro D
    Auto acquistata con intento rivendita (attivita commerciale occasionale) Si – rigo D5, codice 1 del quadro D
    Proventi da affitto o locazione di beni mobili in generale Si – rigo D4, codice 3 del quadro D

    Esempio pratico

    • Tizio ha comprato un’utilitaria nel 2019 a 12.000 euro e l’ha usata ogni giorno per andare in ufficio. Nel 2025 la rivende a Caio per 5.000 euro. La differenza e negativa (ha perso valore), ma anche se avesse spuntato un prezzo piu alto dell’acquisto, non ci sarebbe nessun obbligo di dichiarazione: l’auto era un bene personale, non acquistato per speculare. Tizio non compila nessun rigo del quadro D nel suo 730.

    Documenti necessari

    • Contratto di compravendita tra privati (da conservare, non si allega al 730)
    • Documento originale di acquisto dell’auto (fattura o contratto precedente)
    • Libretto di circolazione con i passaggi di proprieta
    • Eventuale perizia di stima, solo in caso di contestazioni

    Tizio vende la sua berlina dopo tre anni di utilizzo

    Scenario. Tizio ha acquistato un’auto nel 2022 per uso personale a 18.000 euro. Nel 2025 decide di cambiarla e la vende a un privato per 11.000 euro.

    Come si applica. L’auto era destinata all’uso personale e familiare di Tizio. La vendita non rientra in nessuna delle fattispecie di ‘redditi diversi’ elencate nelle istruzioni al quadro D del 730. Non c’e nessun importo da dichiarare.

    In pratica

    • Non compilare nessun rigo del quadro D.
    • Conservare il contratto di vendita e il documento di acquisto per eventuali verifiche future.
    • La minusvalenza (ha venduto a meno di quanto ha pagato) non e deducibile ne rilevante fiscalmente.

    Caio acquista e rivende tre auto nello stesso anno

    Scenario. Caio nel corso del 2025 acquista tre auto usate a basso prezzo, le rimette a posto e le rivende tutte con un margine di guadagno complessivo di 4.200 euro. Non ha una partita IVA.

    Come si applica. Qui l’intento speculativo e evidente: Caio ha svolto un’attivita commerciale, anche se non abituale. I proventi potrebbero rientrare tra i redditi da attivita commerciale non esercitata abitualmente (rigo D5, codice 1 del quadro D). E consigliabile confrontarsi con un CAF o un commercialista per valutare la corretta qualificazione.

    In pratica

    • Attivita ripetuta e finalizzata al profitto richiede attenzione: la qualificazione fiscale cambia.
    • In caso di dubbio, rivolgersi a un professionista prima di presentare il 730.
    • Conservare tutta la documentazione di acquisto e vendita dei veicoli.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare nel 730 la vendita della mia auto usata?

    No, se l’auto era destinata al tuo uso personale. La vendita di beni mobili acquistati per uso personale non rientra tra i redditi diversi da dichiarare nel quadro D del 730.

    Cosa succede se vendo l'auto a un prezzo piu alto di quello che ho pagato?

    Anche in quel caso, se l’auto era a uso personale, non c’e nessun obbligo di dichiarazione. La plusvalenza su beni personali non e imponibile.

    Il noleggio della mia auto a terzi va dichiarato?

    Si. I proventi da affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli rientrano nei redditi diversi (rigo D4, codice 3 del quadro D) e vanno dichiarati.

    Se vendo piu auto in un anno devo preoccuparmi?

    Dipende dall’intento. Se acquisti e rivendi veicoli con sistematicita e finalita di profitto, l’attivita potrebbe essere qualificata come commerciale occasionale. Meglio consultare un professionista.

    Quali documenti devo conservare in caso di vendita?

    Contratto di compravendita, fattura o ricevuta di acquisto originale, e il libretto di circolazione con i passaggi di proprieta registrati presso il PRA.

    Vedi anche: Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Donare o vendere le quote di una SRL, PEX: quando le plusvalenze su partecipazioni sono quasi esenti, Rateizzazione plusvalenze d’impresa, Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione e Plusvalenza cessione azienda.

  • Società in perdita sistematica: regole e conseguenze fiscali

    In sintesi

    • Cos’è la perdita sistematica: una società è in perdita sistematica quando risulta in perdita fiscale per troppi anni consecutivi, oppure in perdita per la maggioranza dei periodi e in utile sotto soglia per il resto.
    • Conseguenze pratiche: si applica lo stesso regime delle società di comodo – reddito minimo obbligatorio e maggiorazione IRES del 10,5% (art. 2, comma 36-quinquies, DL 138/2011).
    • Limiti al credito IVA: le società non operative (per test di operatività o perdita sistematica) non possono chiedere a rimborso né usare in compensazione il credito IVA oltre la soglia di legge.
    • Cause di esclusione: le stesse previste per il test di operatività (es. ISA con livello premiale, CPB, primo anno di vita, ecc.) valgono anche per la perdita sistematica.
    • Disapplicazione: è possibile presentare interpello probatorio per dimostrare che la perdita è giustificata da ragioni economiche oggettive, non da elusione.

    Perdita sistematica: il secondo pilastro delle società non operative

    La disciplina delle società di comodo ha due ‘gambe’. La prima è il test di operatività che confronta i ricavi reali con quelli presunti dagli asset. La seconda – meno nota – è la norma sulla perdita sistematica: se una società è strutturalmente in perdita, il legislatore presume che non stia svolgendo una vera attività d’impresa.

    La logica è semplice: un’impresa sana produce reddito nel lungo periodo. Una società che accumula perdite anno dopo anno difficilmente svolge un’attività economica reale. La norma è contenuta nell’art. 30, comma 4, della Legge 724/1994 e, nella dichiarazione dei redditi SC 2026, viene gestita all’interno dello stesso prospetto del quadro RS riservato alle società non operative.

    Le conseguenze per la società in perdita sistematica sono le stesse della società che non supera il test di operatività: obbligo di dichiarare un reddito minimo, impossibilità di usare le perdite per abbatterlo sotto quella soglia, maggiorazione IRES del 10,5% e limitazioni al credito IVA.

    Perdita sistematica: periodo di osservazione e regola
    Situazione Periodo di osservazione Conseguenza
    Perdita fiscale in tutti i periodi 5 periodi d'imposta consecutivi (incluso il corrente) Società considerata non operativa nel periodo successivo
    Perdita fiscale in 4 periodi, reddito inferiore al minimo nel 5° 5 periodi d'imposta consecutivi Società considerata non operativa nel periodo successivo
    Maggiorazione IRES applicata Dal primo periodo in cui scatta la qualifica IRES ordinaria + 10,5% sull'imponibile (DL 138/2011, art. 2, c. 36-quinquies)
    Perdite pregresse Non utilizzabili sotto il reddito minimo Le perdite riducono solo la parte eccedente il reddito minimo

    Esempio pratico

    • Gamma SNC ha registrato perdite fiscali per 5 anni consecutivi (2020-2024). Nel Redditi SC 2025 (periodo d’imposta 2024) risulta in perdita sistematica. Per il 2025 deve dichiarare almeno il reddito minimo calcolato con le percentuali di cui all’art. 30, comma 3, L. 724/1994, sui beni posseduti nell’esercizio. Se il reddito minimo è, ad esempio, 40.000 euro, Gamma SNC paga IRES su 40.000 euro alla aliquota ordinaria del 24% più la maggiorazione del 10,5%, per un’aliquota complessiva effettiva del 34,5%.

    Documenti necessari

    • Modello Redditi SC 2026 – quadro RS, prospetto 17.22 (verifica operatività)
    • Dichiarazioni dei 5 periodi precedenti per verificare il trend delle perdite
    • Bilanci degli ultimi 5 esercizi
    • Documentazione economica a supporto di un’eventuale istanza di interpello
    • Quadro RQ del Modello Redditi SC (calcolo maggiorazione IRES del 10,5%)

    Caso 1 – Alfa SRL in perdita per cinque anni: reddito minimo obbligatorio

    Scenario. Alfa SRL produce e vende componenti artigianali. Negli anni 2020-2024 ha sempre chiuso in perdita fiscale, principalmente a causa di costi fissi elevati e calo della domanda. Gli asset principali sono macchinari (valore 500.000 euro nell’esercizio 2024) e crediti commerciali esclusi dal test.

    Come si applica. Avendo registrato perdite fiscali per 5 anni consecutivi, Alfa SRL è considerata in perdita sistematica per il 2025. Il reddito minimo è calcolato sui macchinari: 500.000 × 12% = 60.000 euro. Alfa SRL deve dichiarare almeno 60.000 euro, pagando IRES al 24% (14.400 euro) più maggiorazione del 10,5% (6.300 euro), per un totale di 20.700 euro di IRES. Non può usare le perdite per ridurre il reddito al di sotto di 60.000 euro.

    In pratica

    • La perdita sistematica scatta indipendentemente dal test di operatività: anche una società con ricavi adeguati può essere colpita se chiude in perdita per troppi anni.
    • Le perdite pregresse non vengono cancellate, ma sono ‘congelate’ nella parte necessaria ad abbattere il reddito minimo: potranno essere usate negli esercizi successivi solo sulla parte eccedente.
    • Alfa SRL ha interesse a valutare un’istanza di interpello per dimostrare che le perdite dipendono da cause oggettive (crisi di settore, investimenti in corso, ecc.).

    Caso 2 – Beta SRL: limitazione del credito IVA

    Scenario. Beta SRL è qualificata come società non operativa per perdita sistematica. Ha accumulato un credito IVA annuo di 80.000 euro derivante da acquisti di beni strumentali. Vorrebbe usarlo in compensazione per pagare altri tributi.

    Come si applica. Le società non operative non possono chiedere a rimborso il credito IVA né usarlo in compensazione orizzontale oltre il limite previsto dalla normativa sulle società di comodo (art. 30, comma 4, L. 724/1994). Beta SRL può quindi utilizzare il credito IVA solo in detrazione sulle liquidazioni periodiche IVA, non in compensazione con IRES, IRAP o altri tributi. Il credito eccedente il limite fruibile rimane ‘bloccato’ fino alla disapplicazione della disciplina.

    In pratica

    • Il blocco del credito IVA è una delle conseguenze pratiche più gravose per le società non operative: il credito c’è, ma non si può spendere liberamente.
    • La limitazione vale sia per il rimborso che per la compensazione orizzontale tramite F24.
    • Per sbloccare il credito IVA occorre uscire dalla qualifica di società non operativa, o ottenere la disapplicazione della disciplina per quel periodo d’imposta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanti anni di perdita bastano per essere 'in perdita sistematica'?

    La disciplina riguarda i soggetti che, nel periodo d’imposta e nei quattro precedenti, risultano in perdita fiscale per tutti e cinque i periodi, oppure in perdita per almeno quattro e con reddito inferiore al minimo nell’anno restante (art. 30, comma 4, L. 724/1994).

    La perdita sistematica vale anche per le SNC e le SAS?

    Le società di persone (SNC, SAS) non sono soggette all’IRES e seguono regole diverse. La disciplina delle società di comodo si applica principalmente alle società di capitali (SRL, SPA). Tuttavia, il reddito minimo attribuito per trasparenza da una società di persone non operativa deve essere indicato nella dichiarazione del socio.

    Si può usare la perdita fiscale per abbattere il reddito minimo?

    No. Le perdite possono ridurre solo la parte di reddito che eccede il reddito minimo. Non è possibile scendere al di sotto di quel livello.

    Come si calcola la maggiorazione IRES del 10,5%?

    La maggiorazione del 10,5% si applica sull’imponibile della società non operativa, calcolato nel quadro RQ del Modello Redditi SC. Si somma all’aliquota IRES ordinaria del 24%, per una tassazione complessiva del 34,5% sul reddito minimo.

    Il credito IVA accumulato va perso?

    No, non va perso, ma rimane ‘congelato’. Non può essere chiesto a rimborso né usato in compensazione orizzontale finché la società mantiene la qualifica di non operativa. Una volta disapplicata la disciplina o usciti dalla qualifica, il credito torna disponibile.

    Cosa succede se presento interpello e non ottengo risposta positiva?

    La società può comunque ritenere autonomamente non applicabili le disposizioni sulle società non operative, a condizione di avere obiettive ragioni economiche. In questo caso, nella dichiarazione deve barrare la casella apposita del prospetto RS con il codice corrispondente alla propria situazione.

  • Studio associato: come si dichiara il reddito degli associati 2026

    In sintesi

    • Associazione fra artisti e professionisti: avvocati, commercialisti, architetti e altri professionisti che si associano formano un soggetto trasparente ai fini fiscali, regolato dall’art. 5 del TUIR.
    • Trasparenza per cassa: il reddito dello studio associato si determina con il criterio di cassa (compensi incassati meno spese pagate) e viene imputato agli associati in base alla quota di partecipazione agli utili.
    • Quadro RH, codice 2: ogni associato persona fisica dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF 2026, indicando il codice 2 nella colonna 2 (associazioni fra artisti e professionisti).
    • Perdite di lavoro autonomo: se lo studio chiude in perdita, la quota di perdita imputata all’associato si indica nel rigo RH15 e può essere usata per abbattere altri redditi di lavoro autonomo dello stesso anno.
    • Niente deduzione delle perdite precedenti: a differenza delle perdite d’impresa, le perdite di lavoro autonomo degli esercizi precedenti non compensate possono essere scomputate solo da futuri redditi di lavoro autonomo.

    Lo studio associato e la tassazione per trasparenza

    Se sei avvocato, medico, commercialista o qualsiasi altro professionista che esercita in forma associata, il tuo studio non paga imposte proprie: ogni associato dichiara e tassa la propria quota di reddito nel Modello Redditi PF 2026.

    Questo meccanismo si chiama trasparenza fiscale ed è identico, nelle grandi linee, a quello delle società di persone. La differenza è che lo studio associato produce reddito di lavoro autonomo, non reddito d’impresa. Il reddito si calcola con il criterio di cassa: rilevano i compensi effettivamente incassati e le spese effettivamente pagate nel 2025.

    Le istruzioni al quadro RH del Modello Redditi PF 2026 precisano che la quota di reddito (o perdita) derivante dalla partecipazione a un’associazione fra artisti e professionisti va indicata nel rigo RH15, distinguendo la sezione dedicata al lavoro autonomo da quella del reddito d’impresa.

    Lo studio associato deve presentare il proprio Modello Redditi SP e rilasciare a ciascun associato un prospetto con la quota di reddito imputata, le ritenute subite e gli altri dati necessari per la compilazione del quadro RH personale.

    Compilazione quadro RH per associato di studio professionale
    Rigo / Colonna Contenuto
    RH1-RH4, colonna 1 Codice fiscale dello studio associato
    RH1-RH4, colonna 2 Codice 2 (associazione fra artisti e professionisti)
    RH1-RH4, colonna 3 Percentuale di partecipazione agli utili
    RH1-RH4, colonna 4 Quota di reddito (o perdita con segno meno) imputata
    RH15 Totale reddito o perdita da associazioni professionali
    RH16 Eventuali perdite di lavoro autonomo anni precedenti da scomputare
    RH17 Reddito netto da riportare nel quadro RN

    Esempio pratico

    • Lo studio associato Rossi-Bianchi (due avvocati al 50% ciascuno) ha incassato nel 2025 compensi per 200.000 euro e ha sostenuto spese per 60.000 euro: reddito netto 140.000 euro. Tizio (50%) dichiara 70.000 euro nel rigo RH15 del proprio quadro RH. Compila il rigo RH1 con il codice fiscale dello studio, il codice 2 in colonna 2 e 50% in colonna 3. L’importo di RH17 (70.000 euro al netto di eventuali perdite pregresse di lavoro autonomo) confluisce nel rigo RN1 del quadro RN per la tassazione IRPEF ordinaria.

    Documenti necessari

    • Prospetto di ripartizione del reddito rilasciato dallo studio associato (Modello Redditi SP)
    • Certificazione delle ritenute d’acconto subite dallo studio e imputate all’associato
    • Atto costitutivo o regolamento dello studio che stabilisce le quote di partecipazione agli utili
    • Certificazione Unica 2026 eventualmente rilasciata ai collaboratori dello studio
    • Documentazione sulle spese deducibili sostenute dallo studio nel 2025

    Caso 1 – Associato che riceve una quota di reddito positiva

    Scenario. Tizio fa parte di uno studio di commercialisti in cui detiene una quota del 40%. Nel 2025 lo studio ha prodotto un reddito netto di 180.000 euro. Tizio non ha altri redditi di lavoro autonomo.

    Come si applica. La quota di Tizio è 72.000 euro (40% di 180.000). Lo indica nel rigo RH15 del quadro RH, compilando il rigo RH1 con codice fiscale dello studio, codice 2 in colonna 2 e 40% in colonna 3. Nel rigo RH16 indica zero (nessuna perdita di lavoro autonomo da anni precedenti). Il rigo RH17 è pari a 72.000 euro e va riportato nel rigo RN1 del quadro RN per la tassazione IRPEF ordinaria.

    In pratica

    • Usa il codice 2 nella colonna 2 dei righi da RH1 a RH4: identifica le associazioni professionali.
    • Il reddito da studio associato va nel rigo RH15, non nel rigo RH7 (che è per il reddito d’impresa).
    • Controlla che la quota indicata corrisponda esattamente a quella del prospetto rilasciato dallo studio.

    Caso 2 – Associato con perdita dallo studio

    Scenario. Caio partecipa al 30% a uno studio di architettura che nel 2025 ha chiuso con una perdita di lavoro autonomo di 30.000 euro. Caio ha però redditi da lavoro autonomo personali per 25.000 euro (quadro RE).

    Come si applica. La quota di perdita di Caio è 9.000 euro (30% di 30.000). Nel rigo RH15 indica -9.000. Se il risultato del rigo RH15 è negativo, la perdita di lavoro autonomo può essere utilizzata per abbattere il reddito complessivo fino a concorrenza del reddito minimo della società associata. In base alle istruzioni, tale perdita residua si può scomputare dal reddito netto di lavoro autonomo dello stesso anno indicato nel quadro RE.

    In pratica

    • La perdita di lavoro autonomo dello studio riduce il tuo reddito complessivo secondo le regole del rigo RH15-RH17.
    • La parte di perdita non compensata nell’anno non si riporta agli anni successivi come avviene per le perdite d’impresa.
    • Ricorda di raccordare il risultato del quadro RH con il quadro RE se hai anche redditi di lavoro autonomo personali.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si determina il reddito dello studio associato?

    Lo studio associato calcola il proprio reddito di lavoro autonomo con il criterio di cassa: compensi incassati nel 2025 meno spese pagate nel 2025. Il risultato viene ripartito tra gli associati in base alle rispettive quote.

    Dove dichiaro la mia quota di reddito dello studio associato?

    Nel quadro RH del Modello Redditi PF 2026, specificatamente nei righi da RH1 a RH4 con codice 2 in colonna 2 (associazione fra artisti e professionisti), e poi nel rigo RH15 per il riepilogo.

    Lo studio associato deve presentare una propria dichiarazione?

    Sì. Lo studio presenta il Modello Redditi SP. Dopo aver determinato il reddito complessivo, rilascia a ciascun associato un prospetto con la quota imputata e le ritenute d’acconto subite.

    Le ritenute subite dai clienti che pagano lo studio mi vengono attribuite?

    Sì. Le ritenute d’acconto subite dallo studio vengono imputate a ciascun associato proporzionalmente alla quota di partecipazione. Le indichi nella colonna 9 del rigo RH1 e poi nel rigo RH19 per il totale.

    Posso essere sia associato dello studio sia avere clienti personali?

    Sì. In quel caso compilerai sia il quadro RE (per i tuoi compensi professionali personali) sia il quadro RH (per la quota di reddito dello studio). I due redditi si sommano nel quadro RN.

    Cosa succede se esco dallo studio durante l'anno?

    In caso di recesso o esclusione dall’associazione, se la somma ricevuta supera il prezzo pagato per la quota, la differenza può costituire un ulteriore reddito da indicare con codice 7 nella colonna 2 del quadro RH. Verifica il prospetto che ti rilascia lo studio.

  • IMU sugli immobili strumentali: quanto è deducibile

    In sintesi

    • 100% deducibile dal 2022: l’IMU pagata sugli immobili strumentali è interamente deducibile dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo.
    • Principio di cassa: rileva l’IMU effettivamente versata nell’anno, non quella di competenza.
    • Immobili patrimoniali esclusi: l’IMU sugli immobili non strumentali resta indeducibile, senza eccezioni.
    • Dove si indica: nel quadro RF del modello Redditi SC, come variazione in diminuzione dopo aver portato tutta l’IMU in aumento al rigo RF16.
    • Vale anche per lavoro autonomo: la deduzione al 100% si applica anche ai professionisti per gli immobili usati nell’attività.

    IMU e reddito d'impresa: come funziona la deduzione

    L’IMU (Imposta Municipale Propria) è un costo fisso per le imprese che possiedono immobili. Per anni la sua deducibilità è stata parziale e soggetta a continui cambiamenti normativi. Dal periodo d’imposta 2022, però, la situazione si è semplificata: l’IMU sugli immobili strumentali è deducibile al 100%. Un vantaggio concreto per le imprese che utilizzano capannoni, uffici e laboratori di proprietà.

    La regola base è semplice: se l’immobile è strumentale all’attività – cioè viene usato direttamente nell’esercizio dell’impresa – l’IMU pagata su di esso si porta in deduzione integralmente. Se invece l’immobile è ‘patrimoniale’ (ad esempio un appartamento che l’impresa possiede ma non usa nell’attività), l’IMU è indeducibile, e non c’è niente da fare.

    La deduzione segue il principio di cassa: conta l’IMU versata nell’anno d’imposta, non quella di competenza. Quindi se la prima rata viene pagata a giugno e il saldo a dicembre, entrambi i versamenti concorrono alla deduzione dell’anno in cui sono stati effettuati.

    IMU: deducibilità in base al tipo di immobile
    Tipo di immobile Deducibilità IMU Decorrenza
    Strumentale per destinazione (usato nell'attività) 100% Dal periodo d'imposta 2022
    Strumentale per natura (categorie catastali A/10, B, C, D, E) 100% Dal periodo d'imposta 2022
    Patrimoniale (non strumentale) 0% – indeducibile Regola invariata
    Criterio temporale Per cassa (anno del versamento) Prima rata e saldo entrambi deducibili

    Esempio pratico

    • Alfa SRL possiede un capannone industriale (immobile strumentale) e un appartamento acquistato come investimento (immobile patrimoniale). Nel 2025 paga 9.000 euro di IMU sul capannone e 2.400 euro sull’appartamento. In dichiarazione potrà dedurre integralmente i 9.000 euro del capannone. I 2.400 euro dell’appartamento rimangono un costo indeducibile: andranno in variazione in aumento al rigo RF16 e non avranno una corrispondente variazione in diminuzione.

    Documenti necessari

    • Modello F24 con i versamenti IMU (prima rata e saldo)
    • Visura catastale degli immobili (per verificare la categoria catastale)
    • Documentazione che attesta l’uso strumentale dell’immobile (es. destinazione in bilancio)
    • Dichiarazione IMU presentata al Comune
    • Quadro RF del modello Redditi SC (righi RF16 e RF55)

    Caso 1 – Capannone di proprietà usato per la produzione

    Scenario. Beta SNC produce infissi in un capannone di sua proprietà, iscritto in categoria catastale D/1 (opifici). Nel 2025 paga 12.000 euro di IMU al Comune. Il capannone viene usato esclusivamente per la produzione.

    Come si applica. Il capannone è un immobile strumentale per destinazione (usato direttamente nell’attività) e per natura (categoria D). Dal 2022 l’IMU è deducibile al 100%. Beta SNC porterà in aumento il costo contabilizzato (RF16) e poi inserirà 12.000 euro come variazione in diminuzione nel rigo RF55. Il risparmio fiscale sarà calcolato sull’aliquota IRPEF applicabile al reddito della snc.

    In pratica

    • Categoria D (capannoni, alberghi, ecc.): strumentale per natura, IMU deducibile al 100%.
    • La deduzione vale per l’IMU versata nell’anno (prima rata giugno + saldo dicembre).
    • Prima portare tutta l’IMU in aumento (RF16), poi togliere la quota strumentale in diminuzione.

    Caso 2 – Immobile misto: parte strumentale e parte patrimoniale

    Scenario. Tizio è titolare di una SRL che possiede un edificio. Al piano terra c’è il negozio dell’impresa (strumentale), ai piani superiori due appartamenti affittati a privati (patrimoniali). L’IMU totale del 2025 è 8.000 euro, di cui 5.500 euro imputabili al piano terra e 2.500 euro ai piani superiori.

    Come si applica. La deduzione spetta solo per la parte strumentale. I 5.500 euro di IMU relativi al negozio sono deducibili al 100%. I 2.500 euro relativi agli appartamenti (immobili patrimoniali) sono indeducibili. Tizio dovrà effettuare una ripartizione analitica dell’IMU in base alla quota di immobile strumentale rispetto al totale, documentando il criterio usato.

    In pratica

    • Immobile misto: va ripartita l’IMU in proporzione alla parte strumentale.
    • La parte patrimoniale è sempre indeducibile, anche se l’immobile è dello stesso edificio.
    • Conservare la documentazione del criterio di ripartizione in caso di controllo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Dal 2022 l'IMU strumentale è davvero al 100%?

    Sì. L’art. 14 del D.Lgs. 23/2011, come modificato, ha portato la deducibilità al 100% a partire dal periodo d’imposta 2022. Nelle dichiarazioni relative agli anni precedenti le percentuali erano diverse (60%, poi 50%).

    Cos'è un immobile strumentale ai fini fiscali?

    Un immobile è strumentale quando viene utilizzato direttamente nell’esercizio dell’impresa (strumentale per destinazione) oppure appartiene a categorie catastali tipicamente commerciali/produttive come B, C, D, E, A/10 (strumentale per natura).

    Se pago l'IMU in ritardo con sanzioni, posso dedurre anche queste?

    Puoi dedurre l’IMU in sé; per quanto riguarda sanzioni e interessi di mora, la regola generale è che le sanzioni non sono deducibili, mentre gli interessi passivi seguono le regole ordinarie.

    L'IMU sugli immobili in leasing è deducibile?

    Il pagamento dell’IMU per gli immobili in leasing è a carico dell’utilizzatore e, se l’immobile è strumentale, è deducibile al 100% con le stesse regole.

    Dove indico la deduzione IMU nel modello Redditi SC?

    Prima inserisci tutta l’IMU in variazione in aumento al rigo RF16. Poi porti la quota strumentale in variazione in diminuzione al rigo RF55. La parte patrimoniale rimane come costo indeducibile senza correzione.

    Vale anche per i professionisti con studio di proprietà?

    Sì. La deducibilità al 100% si applica anche al reddito di lavoro autonomo per gli immobili strumentali all’esercizio dell’attività professionale.

    Vedi anche: IMU ridotta, IMU sui fabbricati rurali strumentali, IMU ed eredi, IMU sui beni merce delle imprese di costruzioni, TARI sulla seconda casa e sull’immobile non occupato e IMU sui terreni agricoli.

  • Hobby che genera guadagni: quando dichiararlo nel 730

    In sintesi

    • Attività commerciale occasionale: se vendi prodotti o servizi senza partita IVA e senza continuità, il reddito va nel rigo D5 codice 1 del 730.
    • Attività di lavoro autonomo occasionale: se presti un servizio intellettuale o tecnico una tantum, il reddito va nel rigo D5 codice 2.
    • La soglia critica: non esiste una franchigia di esenzione per i redditi occasionali; ogni euro guadagnato concorre al reddito complessivo.
    • Il confine con l’impresa: se l’attività diventa abituale e organizzata, si deve aprire la partita IVA; non dichiarare è evasione.
    • Spese deducibili: si possono dedurre solo le spese specificamente inerenti alla produzione del reddito, documentate in un prospetto analitico.
    • Ritenuta del committente: se chi ti paga è un sostituto d’imposta (azienda, professionista), applica una ritenuta d’acconto che trovi nella Certificazione Unica.

    Quando il tuo hobby smette di essere solo un passatempo

    Hai una passione per la ceramica, la fotografia, la falegnameria artigianale o le torte decorate e hai cominciato a vendere qualcosa online o tra amici. In molti casi ti chiedi: devo dichiarare questi guadagni? La risposta è quasi sempre sì, ma il modo in cui li dichiari dipende da quanto spesso e in modo organizzato li realizzi.

    La legge fiscale italiana distingue due situazioni: l’attività commerciale non esercitata abitualmente (vendita di beni o prodotti) e l’attività di lavoro autonomo non esercitata abitualmente (prestazione di servizi o competenze). In entrambi i casi, se l’attività rimane episodica e non organizzata, i guadagni rientrano tra i ‘redditi diversi’ e si dichiarano nel rigo D5 del Modello 730, oppure nel quadro RL del Modello Redditi PF.

    Il punto critico è capire quando un hobby diventa un’attività abituale. Non esiste una soglia di importo che lo determina automaticamente: contano la frequenza delle transazioni, l’organizzazione dei mezzi (hai un magazzino? un sito di e-commerce dedicato? personale?), la continuità nel tempo. Se l’Agenzia delle Entrate considera la tua attività come abituale, sei tenuto ad aprire la partita IVA indipendentemente dai guadagni realizzati.

    Redditi da hobby: dove dichiararli nel 730
    Tipo di attività Codice rigo D5 Descrizione
    Vendita di prodotti artigianali, oggetti, foto, ecc. Codice 1 (attività commerciale occasionale) Redditi da attività commerciali non esercitate abitualmente
    Prestazione di servizi creativi, consulenze occasionali Codice 2 (lavoro autonomo occasionale) Redditi da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente
    Assunzione di obblighi specifici (es. non divulgare un segreto) Codice 3 Obblighi di fare, non fare o permettere

    Esempio pratico

    • Caio dipinge quadri nel tempo libero e nel 2025 ne ha venduti 5 per un totale di 1.200 euro. Le spese di materiale (tele, colori) ammontano a 300 euro. Caio dichiara nel rigo D5, codice 1, il reddito lordo di 1.200 euro e nella colonna delle spese indica 300 euro. Il reddito netto di 900 euro concorre al suo reddito complessivo e viene tassato con le aliquote IRPEF progressive, a seconda della sua fascia di reddito totale. Se avesse guadagnato la stessa cifra offrendo corsi di pittura occasionali, avrebbe usato il codice 2.

    Documenti necessari

    • Ricevute o fatture delle vendite effettuate nel 2025
    • Scontrini e ricevute delle spese sostenute per produrre il reddito
    • Prospetto analitico con compensi lordi, spese per operazione e reddito netto (da conservare ed esibire su richiesta)
    • Certificazione Unica (se hai ricevuto pagamenti da un sostituto d’imposta)
    • Estratti conto o documentazione di pagamenti online (PayPal, bonifici, ecc.)

    Tizio: artigiano amatoriale che vende su un marketplace online

    Scenario. Tizio fa gioielli artigianali come hobby e nel 2025 ha venduto 15 pezzi su una piattaforma online, guadagnando complessivamente 800 euro. Ha sostenuto 200 euro di spese per materiali. Non ha partita IVA.

    Come si applica. L’attività è episodica e non organizzata in modo imprenditoriale: Tizio può dichiarare i 800 euro come reddito da attività commerciale non esercitata abitualmente, nel rigo D5 codice 1 del 730. Nella colonna delle spese inserisce 200 euro. Il reddito netto di 600 euro si aggiunge al suo reddito complessivo. Se le vendite aumentassero significativamente di numero e frequenza nei prossimi anni, Tizio dovrebbe valutare l’apertura della partita IVA.

    In pratica

    • Rigo D5, codice 1, del 730 per i redditi da vendita occasionale di prodotti.
    • Le spese documentate si deducono nella colonna apposita del rigo.
    • Conserva un prospetto con ogni singola vendita e le relative spese.

    Sempronia: fotografa amatoriale con qualche commissione

    Scenario. Sempronia è impiegata e fotografa per passione. Nel 2025 ha ricevuto due commissioni da privati per fotografare matrimoni, per un totale di 2.000 euro. Ha acquistato una lente da 400 euro per queste sessioni.

    Come si applica. Due commissioni isolate nell’anno configurano una prestazione di lavoro autonomo occasionale (servizio intellettuale-creativo). Sempronia usa il rigo D5, codice 2, del 730. Dichiara 2.000 euro di lordo e deduce 400 euro di spese specificamente inerenti. Il reddito netto di 1.600 euro concorre al reddito complessivo. Se nel 2026 le commissioni aumentassero molto e Sempronia iniziasse a promuoversi attivamente, dovrebbe aprire la partita IVA.

    In pratica

    • Rigo D5, codice 2, del 730 per le prestazioni occasionali di servizi o competenze.
    • Deduci solo le spese direttamente collegate alle singole prestazioni.
    • Il confine con l’abitualità dipende dalla frequenza e dall’organizzazione, non solo dall’importo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    C'è una soglia minima di guadagno sotto la quale non devo dichiarare nulla?

    No, non esiste una franchigia di esenzione per i redditi occasionali. Ogni compenso percepito concorre al reddito complessivo. Esiste però una condizione generale di esonero dalla dichiarazione quando l’imposta totale dovuta non supera 10,33 euro, ma si tratta di un’ipotesi residuale per redditi molto bassi.

    Quante volte posso fare una cosa prima che diventi 'abituale' e richieda la partita IVA?

    La legge non fissa un numero preciso. La valutazione dell’abitualità dipende dalla frequenza, dall’organizzazione dei mezzi, dalla continuita’ nel tempo e dall’intento di fare profitto in modo sistematico. Non c’è una risposta universale: in caso di dubbio, consulta un professionista.

    Se chi mi paga non è un'azienda ma un privato, devo comunque dichiarare?

    Sì. L’obbligo di dichiarare non dipende da chi ti paga. Se un privato ti paga per un servizio o acquista un tuo prodotto, il reddito va dichiarato. La differenza rispetto a un pagamento da un’azienda è che l’azienda in genere applica una ritenuta d’acconto e ti rilascia la Certificazione Unica, mentre il privato non lo fa.

    Posso dedurre l'ammortamento di un attrezzo comprato per il mio hobby?

    Solo se l’attrezzo è specificamente usato per produrre il reddito occasionale. Le spese deducibili devono essere inerenti alla produzione di quel reddito. Se uno strumento viene usato principalmente per uso personale e solo in parte per la prestazione, la deducibilità è limitata alla parte inerente.

    Cosa succede se non dichiaro questi redditi?

    Si tratta di evasione fiscale, sanzionata dall’Agenzia delle Entrate. I controlli possono avvenire anche tramite la verifica dei movimenti sui conti correnti o delle transazioni su piattaforme di vendita online, che sono tenute a comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate sopra certe soglie.

  • Vendere le quote di una SRL: come si tassa la plusvalenza

    In sintesi

    • Plusvalenza = corrispettivo ricevuto meno costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.
    • Dal 2019 si applica un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza, senza distinzione tra quote qualificate e non qualificate.
    • L’atto di cessione sconta l’imposta di registro in misura fissa: 200 euro.
    • Se a cedere è una società soggetta a IRES, può applicarsi la PEX: esenzione del 95% della plusvalenza se ricorrono i requisiti dell’art. 87 TUIR.
    • Le minusvalenze sono compensabili con altri redditi diversi di natura finanziaria entro i 4 anni successivi.
    • Il reddito va dichiarato come reddito diverso nel Modello Redditi PF 2026 (periodo d’imposta 2025).

    Come funziona la tassazione quando vendi le quote di una SRL

    Vendere le proprie quote in una SRL è un’operazione che può generare un guadagno, tecnicamente chiamato plusvalenza. Capire come viene tassato questo guadagno è fondamentale per non trovarsi impreparati al momento della dichiarazione dei redditi.

    La regola di base è semplice: la plusvalenza è pari alla differenza tra quanto hai incassato dalla vendita (il corrispettivo) e quanto ti è costata la partecipazione (il costo fiscalmente riconosciuto, cioè il prezzo che hai pagato quando hai acquistato o sottoscritto le quote). Se incassi più di quanto hai investito, la differenza è tassabile.

    Dal 2019 la tassazione è unificata: si applica un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza, indipendentemente dalla percentuale di quote che possiedi. Questa aliquota vale per il socio persona fisica. Se invece a vendere è una società (ad esempio una holding), si applicano regole diverse, in particolare la cosiddetta PEX (Participation Exemption), che vedremo più avanti.

    Oltre all’imposta sul reddito, l’atto notarile di trasferimento delle quote sconta l’imposta di registro in misura fissa, pari a 200 euro. È un importo invariabile, non proporzionale al valore della cessione.

    Tassazione della cessione di quote SRL
    Soggetto cedente Regime fiscale Aliquota / Meccanismo
    Persona fisica Imposta sostitutiva 26% sulla plusvalenza
    Società soggetta a IRES (con requisiti PEX) Participation Exemption art. 87 TUIR Esenzione 95% della plusvalenza
    Qualsiasi cedente – atto di cessione Imposta di registro Fissa 200 euro
    Persona fisica – minusvalenza Compensazione redditi diversi finanziari Entro 4 anni successivi

    Esempio pratico

    • Tizio ha acquistato nel 2021 il 30% delle quote di Alfa SRL pagando 50.000 euro. Nel 2025 vende quella partecipazione a un terzo per 90.000 euro. La plusvalenza è 90.000 – 50.000 = 40.000 euro. L’imposta sostitutiva dovuta è il 26% di 40.000 euro, cioè 10.400 euro. Sull’atto notarile di cessione, inoltre, si pagano 200 euro di imposta di registro. Tizio dichiara la plusvalenza nel Modello Redditi PF 2026 come reddito diverso.

    Documenti necessari

    • Atto notarile di cessione delle quote (con data e corrispettivo)
    • Documentazione del costo di acquisto o sottoscrizione delle quote (contratto originario, atto notarile precedente)
    • Eventuali versamenti in conto capitale effettuati nel tempo (aumentano il costo fiscalmente riconosciuto)
    • Visura camerale della SRL per verificare la quota posseduta
    • Modello Redditi PF 2026 per la dichiarazione della plusvalenza come reddito diverso

    Caso 1 – Tizio vende in guadagno: plusvalenza e imposta sostitutiva

    Scenario. Tizio è socio di Alfa SRL con una quota del 40% acquistata anni fa per 80.000 euro. Nel corso del 2025 cede l’intera quota a un nuovo socio per 150.000 euro.

    Come si applica. La plusvalenza è 150.000 – 80.000 = 70.000 euro. Su questa somma Tizio paga l’imposta sostitutiva del 26%, pari a 18.200 euro. L’imposta di registro sull’atto di cessione è fissa a 200 euro. Tizio non paga IRPEF ordinaria sulla plusvalenza: l’imposta sostitutiva la sostituisce integralmente. La somma va indicata nel quadro RL del Modello Redditi PF 2026.

    In pratica

    • Calcola la plusvalenza: corrispettivo incassato meno costo di acquisto.
    • Applica il 26% sulla plusvalenza: quella è l’imposta sostitutiva da versare.
    • Sull’atto notarile paga 200 euro di imposta di registro.
    • Dichiara il tutto nel Modello Redditi PF 2026, quadro RL.

    Caso 2 – Tizio vende in perdita: minusvalenza e compensazione

    Scenario. Tizio aveva acquistato il 20% di Beta SRL per 60.000 euro. Nel 2025 vende la quota per soli 35.000 euro a causa delle difficoltà della società.

    Come si applica. La differenza è negativa: 35.000 – 60.000 = -25.000 euro. Si tratta di una minusvalenza, non di una plusvalenza. Tizio non deve pagare alcuna imposta sostitutiva su questa cessione. La minusvalenza di 25.000 euro può essere portata in compensazione con eventuali plusvalenze o altri redditi diversi di natura finanziaria realizzati nell’anno 2025 o nei quattro anni successivi. È importante conservare la documentazione per poterla utilizzare negli anni successivi.

    In pratica

    • Se vendi in perdita si genera una minusvalenza: nessuna imposta da pagare.
    • Conserva tutta la documentazione: la minusvalenza è compensabile nei 4 anni successivi.
    • La compensazione avviene con altri redditi diversi finanziari (es. plusvalenze su altri titoli o quote).
    • Anche in caso di minusvalenza, sull’atto di cessione si pagano 200 euro di registro.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si calcola la plusvalenza sulla cessione di quote SRL?

    La plusvalenza è la differenza tra il corrispettivo ricevuto dalla vendita e il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione, cioè quanto hai pagato per acquistare o sottoscrivere le quote. Se hai effettuato versamenti in conto capitale nel tempo, questi aumentano il costo riconosciuto.

    Qual è l'aliquota dell'imposta sostitutiva sulla cessione di quote?

    Dal 2019 si applica un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza. Non c’è più distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate: il 26% vale per tutte le cessioni da parte di persone fisiche.

    Quanto si paga di imposta di registro sulla cessione di quote SRL?

    L’imposta di registro è in misura fissa: 200 euro, indipendentemente dal valore della cessione. Viene pagata sull’atto notarile di trasferimento delle quote.

    Cosa succede se vendo le quote in perdita?

    Si realizza una minusvalenza. Non è dovuta alcuna imposta sostitutiva. La minusvalenza può essere compensata con altri redditi diversi di natura finanziaria realizzati nello stesso anno o nei quattro anni successivi.

    Cos'è la PEX e quando si applica?

    La PEX (Participation Exemption) si applica quando a cedere la partecipazione è una società soggetta a IRES, non una persona fisica. Se ricorrono i requisiti dell’art. 87 TUIR, il 95% della plusvalenza è esente da tassazione. Le persone fisiche non possono beneficiare della PEX.

    Dove si dichiara la plusvalenza da cessione di quote nel Modello Redditi?

    La plusvalenza va indicata come reddito diverso nel Modello Redditi PF 2026, specificamente nel quadro RL. Non si usa il Modello 730, che non prevede questo tipo di reddito.