Autore: Andrea Marton

  • Contributi colf e badanti: deduzione dal reddito per il datore di lavoro

    In sintesi

    • Chi deduce: il datore di lavoro domestico (chi paga la colf, la baby-sitter o l’assistente familiare), non il lavoratore.
    • Cosa si deduce: la quota dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro versata all’INPS.
    • Massimale annuo: la deduzione spetta fino a un importo massimo di 1.549,37 euro per anno d’imposta.
    • Effetto: riduce il reddito complessivo su cui si calcola l’IRPEF, non direttamente l’imposta (non è una detrazione).
    • Rigo del 730: l’importo va indicato nel rigo E23 della Sezione II del Quadro E.

    Che cosa sono i contributi deducibili per addetti ai servizi domestici

    Quando assumi una colf, una baby-sitter, una badante o un assistente familiare, diventi datore di lavoro domestico. Come tale sei obbligato a versare all’INPS i contributi previdenziali e assistenziali per il tuo dipendente: una parte è a tuo carico, una parte viene trattenuta dalla busta paga del lavoratore.

    La buona notizia è che la quota a tuo carico puoi dedurla dal tuo reddito complessivo. Questo significa che l’importo versato all’INPS riduce la base su cui viene calcolata l’IRPEF: paghi meno tasse perche il reddito imponibile scende. La deduzione è prevista dal rigo E23 della Sezione II del Quadro E del Modello 730.

    Attenzione: si tratta di una deduzione, non di una detrazione. Con la deduzione risparmi in proporzione alla tua aliquota IRPEF marginale (il risparmio varia da persona a persona), mentre con la detrazione avresti uno sconto fisso sull’imposta. In ogni caso, l’agevolazione è concreta e vale la pena farla valere ogni anno.

    Il massimale deducibile è di 1.549,37 euro: anche se hai versato contributi per importi superiori, la parte eccedente non produce ulteriore vantaggio fiscale. Non possono essere indicate le spese che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione di retribuzioni premiali.

    Riepilogo deduzione contributi lavoratori domestici
    Voce Dettaglio
    Chi può dedurre Il datore di lavoro domestico (privato)
    Cosa si deduce Quota contributi INPS a carico del datore
    Massimale annuo deducibile 1.549,37 euro
    Dove indicarlo nel 730 Rigo E23, Sezione II, Quadro E
    Effetto fiscale Riduzione del reddito complessivo imponibile
    Esclusioni Importi rimborsati come retribuzione premiale

    Esempio pratico

    • Tizio assume una colf con contratto regolare e nel 2025 versa all’INPS 1.200 euro di contributi a proprio carico. Nel 730/2026 indica 1.200 euro al rigo E23: il suo reddito imponibile scende di 1.200 euro. Se la sua aliquota marginale IRPEF e del 35%, il risparmio di imposta e di 420 euro. Se invece avesse versato 2.000 euro, la deduzione resterebbe comunque ferma al massimale di 1.549,37 euro.

    Documenti necessari

    • Bollettini MAV o ricevute di pagamento INPS dei contributi domestici
    • Contratto di lavoro domestico regolare (da conservare)
    • Estratto contributivo INPS o cedolino paga del dipendente
    • Certificazione Unica (se il datore e anche lavoratore dipendente)

    Caso 1: badante assunta tutto l'anno

    Scenario. Caio ha assunto una badante per assistere la madre anziana. Nel 2025 ha versato 1.800 euro di contributi INPS come datore di lavoro.

    Come si applica. Caio puo dedurre soltanto il massimale di 1.549,37 euro, non l’intero importo versato. I 250,63 euro in eccesso non producono alcun vantaggio fiscale. Indica 1.549,37 al rigo E23 del Quadro E. La sua dichiarazione beneficia di una riduzione di reddito pari al massimale.

    In pratica

    • Inserire 1.549,37 euro al rigo E23 (non l’importo effettivo se superiore al massimale).
    • Conservare i bollettini INPS come documentazione in caso di controllo.

    Caso 2: colf part-time assunta da meta anno

    Scenario. Sempronia assume una colf a luglio 2025 con orario ridotto. I contributi INPS a suo carico per i sei mesi ammontano a 600 euro.

    Come si applica. Sempronia deduce l’intero importo versato (600 euro), perche e ben al di sotto del massimale di 1.549,37 euro. Non e richiesta alcuna proporzione temporale: conta l’importo effettivamente versato nel 2025.

    In pratica

    • Indicare 600 euro al rigo E23: la deduzione e piena, nessun calcolo proporzionale necessario.
    • Anche i contributi versati per periodi parziali dell’anno danno diritto alla deduzione integrale (nei limiti del massimale).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso dedurre anche i contributi che il lavoratore paga di tasca sua?

    No. La deduzione riguarda esclusivamente la quota a carico del datore di lavoro. I contributi che trattieni dalla busta paga del dipendente non sono deducibili per te.

    Vale anche per la baby-sitter?

    Si. Le istruzioni AdE citano esplicitamente colf, baby-sitter e assistenti di persone anziane come categorie coperte dal rigo E23.

    Devo pagare i contributi in un certo modo per poter dedurre?

    Non e previsto l’obbligo di pagamento tracciabile per questa deduzione (a differenza di alcune detrazioni). Tuttavia conserva sempre i bollettini MAV o le ricevute di pagamento INPS.

    Se ho piu lavoratori domestici, il massimale si moltiplica?

    No. Il massimale di 1.549,37 euro e unico, indipendentemente dal numero di lavoratori domestici che hai assunto.

    Questa deduzione e diversa dalla detrazione per addetti all'assistenza personale?

    Si. La detrazione per spese di assistenza (rigo E15 della Sezione I) riguarda le spese pagate direttamente al lavoratore o a strutture, e compete a chi ha bisogno di assistenza con reddito non superiore a 40.000 euro. La deduzione al rigo E23 riguarda invece i contributi INPS versati come datore di lavoro.

    Vedi anche: Contributi colf e badanti deducibili, Contributi volontari e riscatto laurea, Trattamento integrativo e detrazioni da lavoro dipendente, Pensione di vecchiaia, Artigiano e anche dipendente e Fringe benefit.

  • Quando i redditi dei fabbricati non si tassano nel 730/2026

    In sintesi

    • Abitazione principale (categoria non di lusso): il reddito concorre al reddito complessivo ma è azzerato dalla deduzione pari alla rendita catastale della casa e delle pertinenze. L’effetto pratico è un’IRPEF pari a zero su quell’immobile.
    • Abitazione principale di lusso (A/1, A/8, A/9): è dovuta l’IMU; per questi immobili IRPEF e addizionali non sono dovute e il reddito non concorre al reddito complessivo (codice 2 in colonna 12).
    • Immobili non locati soggetti a IMU: l’IMU sostituisce IRPEF e addizionali per le seconde case, gli immobili a disposizione e quelli in comodato non a familiari stretti. Vanno dichiarati nel quadro B ma non producono IRPEF.
    • Immobili distrutti o inagibili per calamità: con certificazione comunale, il reddito viene escluso dall’imposizione per il periodo di inagibilità (codice 1 in colonna 7).
    • Fabbricati rurali a uso agricolo: non vanno dichiarati nel quadro B perché il loro reddito è già compreso in quello catastale del terreno.
    • Cedolare secca: i canoni tassati con questo regime sostitutivo sono esclusi dal reddito complessivo IRPEF, anche se contribuiscono alla determinazione di agevolazioni collegate al reddito (ISEE, detrazioni familiari).

    I tuoi immobili producono sempre IRPEF? Non necessariamente

    Possedere un immobile non significa automaticamente pagare l’IRPEF su di esso. Le istruzioni ufficiali del 730/2026 elencano numerosi casi in cui il reddito dei fabbricati è escluso dalla tassazione o è neutralizzato da deduzioni apposite. Conoscere queste regole ti aiuta a compilare correttamente il quadro B e a non pagare più del dovuto.

    Il caso più diffuso è quello dell’abitazione principale: la casa in cui tu (o i tuoi familiari) dimorate abitualmente. Per le abitazioni principali non di lusso, il reddito catastale entra nel reddito complessivo, ma viene immediatamente dedotto per un importo pari alla rendita catastale stessa (più quella delle pertinenze, come box o cantina). Il risultato pratico è che non paghi IRPEF su quella casa. Se invece la tua abitazione principale rientra nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 – le cosiddette ‘abitazioni di lusso’ – allora è l’IMU a fare da imposta sostitutiva e il reddito non concorre nemmeno al reddito complessivo.

    Per tutte le altre abitazioni che non affitti – seconde case, case a disposizione, immobili in comodato a persone diverse dai tuoi familiari stretti – vale la regola generale: l’IMU sostituisce l’IRPEF. Questo significa che se hai pagato l’IMU, non devi pagare anche l’IRPEF su quei fabbricati. Ma attenzione: gli immobili vanno comunque dichiarati nel quadro B.

    Ci sono poi categorie di fabbricati che non producono reddito di fabbricati e non vanno proprio dichiarati: le costruzioni rurali usate per l’agricoltura, i fabbricati rurali per l’agriturismo, gli immobili con licenza di restauro (per il periodo di validità del provvedimento), i musei e biblioteche aperti al pubblico senza ricavo, i luoghi di culto e i monasteri di clausura non locati.

    Immobili e IRPEF: le principali situazioni di non imponibilità
    Tipo di immobile IRPEF dovuta? Note
    Abitazione principale non di lusso (cod. utilizzo 1) No (deduzione = rendita) Il reddito entra nel complessivo ma viene dedotto integralmente
    Abitazione principale di lusso A/1, A/8, A/9 (cod. 12 col. 2) No (IMU sostitutiva) Il reddito non concorre nemmeno al reddito complessivo
    Seconda casa sfittа, IMU pagata (cod. utilizzo 2) No (IMU sostitutiva) Va dichiarata nel quadro B; il reddito non entra nell'IRPEF
    Immobile distrutto/inagibile da calamità, con certificazione (cod. 7 = 1) No Escluso da imposizione per il periodo certificato
    Fabbricato rurale a uso agricolo No Non va dichiarato nel quadro B
    Immobile con licenza di restauro, non utilizzato No Non va dichiarato per il periodo del provvedimento
    Canoni tassati con cedolare secca No (imposta sostitutiva) Esclusi da IRPEF ma rilevanti per ISEE e detrazioni

    Esempio pratico

    • Tizio possiede tre immobili: (A) la sua abitazione principale a Firenze, rendita catastale 900 euro; (B) un appartamento a Pisa sfittо, rendita 600 euro, IMU pagata; (C) un bilocale a Roma affittato a canone libero, canone annuo 12.000 euro. Nel 730/2026: per (A) il reddito catastale entra nel reddito complessivo ma è dedotto per 900 euro – IRPEF zero su quell’immobile. Per (B) l’IMU sostituisce l’IRPEF – va dichiarato ma non produce imposta sui redditi. Per (C) il canone di locazione (al 95%, cioè 11.400 euro) concorre all’IRPEF ordinaria, oppure Tizio sceglie la cedolare secca al 21% come imposta sostitutiva.

    Documenti necessari

    • Visura catastale degli immobili posseduti (rendita e categoria catastale)
    • Ricevute IMU versata per il 2025 (per immobili non locati assoggettati a IMU)
    • Contratti di locazione (per immobili affittati)
    • Certificazione Unica 2026 (se ci sono ritenute su locazioni brevi)
    • Certificazione comunale di inagibilità (se applicabile)
    • Eventuale atto di destinazione dell’immobile a museo, biblioteca, luogo di culto (se si richiede l’esenzione)

    Abitazione principale: deduzione che azzera l'IRPEF

    Scenario. Caio abita nella sua casa di proprietà a Bologna. La rendita catastale dell’abitazione è 750 euro, quella del box pertinenziale (categoria C/6, rendita separata) è 80 euro. Caio non paga l’IMU sulla sua abitazione principale (non è di lusso).

    Come si applica. Caio compila il quadro B con codice 1 in colonna 2 per l’abitazione e codice 5 per il box pertinenziale. La rendita catastale entra nel reddito complessivo (750 + 80 = 830 euro), ma il CAF applica una deduzione pari a 830 euro. L’effetto netto sull’IRPEF è zero. Caio non paga IMU sulla casa principale (solo alcune categorie di lusso la pagano) e non paga IRPEF grazie alla deduzione.

    In pratica

    • La deduzione per abitazione principale spetta per una sola unità immobiliare. Se possiedi due case e solo una la usi come abitazione principale, la deduzione spetta solo su quella.
    • La deduzione si applica anche se ad abitare nella casa sono i tuoi familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado), non necessariamente tu.

    Immobile non locato con esenzione IMU totale: IRPEF dovuta

    Scenario. Sempronio possiede un fabbricato rurale (non abitazione principale) che, per ragioni specifiche legate alla sua destinazione, è totalmente esente da IMU per il 2025. L’immobile non è locato.

    Come si applica. Quando un immobile non locato è totalmente esente da IMU, la regola ‘IMU sostituisce IRPEF’ non si applica: l’IRPEF è dovuta. Sempronio deve indicare nel quadro B il codice 1 in colonna 12 (‘Casi particolari IMU’), segnalando che si tratta di un fabbricato esente da IMU ma assoggettato alle imposte sui redditi. Il reddito catastale (rivalutato del 5%) concorrerà all’IRPEF anche se l’immobile è sfittо.

    In pratica

    • Non confondere ‘esenzione IMU’ con ‘IMU pagata e poi sostituisce IRPEF’: sono situazioni opposte. Se non paghi IMU perché sei esente, paghi IRPEF.
    • Il codice 1 in colonna 12 segnala questa situazione al CAF: senza quel codice, il software non calcolerebbe l’IRPEF sull’immobile sfittо.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    L'abitazione principale è sempre esente da IRPEF?

    Non esattamente. Per le abitazioni principali non di lusso, il reddito catastale entra nel reddito complessivo ma viene subito dedotto per lo stesso importo: il risultato pratico è zero IRPEF. Per le abitazioni di lusso (categorie A/1, A/8, A/9) invece è l’IMU a sostituire l’IRPEF e il reddito non concorre nemmeno al reddito complessivo.

    Se non ho pagato l'IMU sulla seconda casa, devo pagare l'IRPEF?

    Sì. La regola ‘IMU sostituisce IRPEF’ vale solo se l’IMU è effettivamente dovuta e pagata. Se non hai versato l’IMU (salvo che tu sia esente), rischi di dover pagare sia l’IMU arretrata che l’IRPEF sull’immobile sfittо.

    I canoni della cedolare secca entrano nel reddito complessivo?

    No ai fini IRPEF: sono esclusi dal reddito complessivo e tassati con aliquota sostitutiva (21% o 10% per canone concordato). Tuttavia, vengono aggiunti al reddito complessivo per calcolare detrazioni per carichi di famiglia, detrazioni per redditi di lavoro, canoni di locazione e agevolazioni come l’ISEE.

    Un immobile in comodato gratuito a un figlio produce IRPEF?

    No, se il figlio vi dimora abitualmente e risulta dall’iscrizione anagrafica (codice 10 in colonna 2). L’IMU è ridotta al 50% e sostituisce l’IRPEF. Se invece il figlio non vi dimora abitualmente, si usa il codice 2 e vale la regola ordinaria (IMU sostituisce IRPEF per gli immobili non locati).

    Quali fabbricati non vanno dichiarati nel quadro B?

    Non vanno dichiarati: costruzioni rurali a uso agricolo, fabbricati rurali per l’agriturismo, immobili con licenza di restauro (per il periodo del provvedimento e solo se non utilizzati), musei e biblioteche aperti al pubblico senza ricavo, luoghi di culto e monasteri di clausura non locati.

    Se il reddito fondiario è zero, devo comunque compilare il quadro B?

    Sì, nella maggior parte dei casi. Gli immobili vanno dichiarati anche quando producono IRPEF zero – ad esempio la casa principale o la seconda casa sfittа soggetta a IMU. Fanno eccezione solo i fabbricati che le istruzioni escludono espressamente dalla dichiarazione (quelli rurali, luoghi di culto, ecc.).

  • Sport bonus e impianti sportivi pubblici: credito d’imposta nel 730

    In sintesi

    • Lo sport bonus e un credito d’imposta del 65% sulle erogazioni liberali per interventi su impianti sportivi pubblici e nuove strutture sportive pubbliche.
    • Il credito e riconosciuto nel limite del 20% del reddito imponibile ed e ripartito in 3 quote annuali di pari importo.
    • Lo sport bonus riguarda le erogazioni effettuate fino all’anno 2020: nel 730/2026 si indica il residuo non ancora utilizzato (codice 3 nel rigo G15).
    • Non e cumulabile con altre agevolazioni fiscali sulla stessa donazione.
    • Attenzione alla confusione: la detrazione per l’iscrizione dei figli ad attivita sportive dilettantistiche e una cosa completamente diversa, e non e prevista nel 730/2026.
    • Il pagamento deve avvenire tramite bonifico bancario, bollettino postale, carte di pagamento o assegni.

    Cos'e lo sport bonus e come funziona nel 730

    Lo sport bonus e un’agevolazione pensata per chi ha effettuato donazioni in denaro a sostegno di interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici, oppure per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche. In cambio, lo Stato riconosce un credito d’imposta (non una detrazione, ma una riduzione diretta dell’imposta dovuta) pari al 65% della donazione effettuata.

    E importante capire subito di cosa si tratta: non e una detrazione per le spese di palestra o di iscrizione dei propri figli a una squadra sportiva. Quella e una cosa diversa e, come vedremo, non e prevista nel 730/2026 come agevolazione specifica. Lo sport bonus riguarda invece le liberalita (donazioni) fatte a favore di enti sportivi o concessionari di impianti pubblici.

    Le istruzioni AdE 2026 chiariscono che il credito sport bonus riguarda le erogazioni effettuate fino all’anno 2020. Nel 730/2026 si puo quindi indicare solo la quota annuale residua non ancora utilizzata nelle dichiarazioni precedenti, indicando nella colonna 3 del rigo G15 l’importo del residuo riportato dalla dichiarazione 2025.

    Sport bonus: caratteristiche principali
    Voce Dettaglio
    Tipo di agevolazione Credito d'imposta (riduce direttamente l'IRPEF dovuta)
    Percentuale 65% delle erogazioni liberali
    Limite 20% del reddito imponibile
    Ripartizione 3 quote annuali di pari importo
    Erogazioni ammesse Fino all'anno 2020 (nel 2026 si dichiara il residuo)
    Dove si indica nel 730/2026 Rigo G15, colonna 1: codice '3'

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2019 ha donato 3.000 euro a un comune per il restauro del campo sportivo pubblico locale. Il credito d’imposta e del 65% su 3.000 euro = 1.950 euro, da ripartire in 3 quote annuali da 650 euro. Tizio ha gia usato la prima e la seconda quota nel 730/2024 e nel 730/2025. Nel 730/2026 indica nella colonna 3 del rigo G15 il residuo (650 euro) che porta a nuovo dalla dichiarazione precedente.

    Documenti necessari

    • Documentazione dell’erogazione liberale effettuata (bonifico bancario, bollettino postale, estratto conto con carta)
    • Attestazione rilasciata dall’ente beneficiario (comune, ente sportivo pubblico, soggetto concessionario/affidatario dell’impianto)
    • Prospetto di liquidazione del Modello 730-3/2025 (rigo 157, colonne 1 o 2) oppure rigo RN47, colonna 39 del Modello Redditi PF 2025, per riportare il residuo dalla dichiarazione precedente

    Contribuente con sport bonus residuo da anni precedenti

    Scenario. Caio nel 2020 ha donato 6.000 euro a un’associazione concessionaria di un impianto sportivo pubblico per lavori di manutenzione. Ha gia usato le prime due quote nei 730/2024 e 730/2025. Ora compila il 730/2026.

    Come si applica. Il credito totale era del 65% su 6.000 euro = 3.900 euro, ripartiti in 3 rate da 1.300 euro. Nel 730/2026 Caio indica nella colonna 3 del rigo G15 il residuo pari a 1.300 euro (terza e ultima quota), recuperando questo importo in detrazione dall’IRPEF del 2025. Il codice da indicare nella colonna 1 del rigo G15 e ‘3’.

    In pratica

    • Rigo G15, colonna 1: inserire il codice ‘3’ (sport bonus).
    • Colonna 3 (Residuo 2024): importo del rigo 157, colonna 1 del Mod. 730-3/2025.
    • Il credito riduce direttamente l’IRPEF: se non trova capienza, la quota non utilizzata e riportata all’anno successivo.

    Genitore che vuole detrarre la palestra del figlio

    Scenario. Sempronio ha iscritto suo figlio di 12 anni a un corso di nuoto in una piscina privata e ha pagato 800 euro di quota associativa. Ha sentito parlare di ‘sport bonus’ e crede di poterlo usare.

    Come si applica. Sempronio non puo usare lo sport bonus per questa spesa. Lo sport bonus riguarda le donazioni per impianti sportivi pubblici, non le rette di palestre o piscine private. La detrazione per le spese sportive dei figli minori (che esisteva in passato) non e prevista nel 730/2026 come agevolazione specifica nelle istruzioni AdE. Sempronio non ha diritto ad alcuna agevolazione per queste spese nel 730/2026.

    In pratica

    • Lo sport bonus NON e la detrazione per le palestre o le attivita sportive dei figli.
    • La retta della piscina privata non rientra tra le spese detraibili nel 730/2026.
    • Lo sport bonus e riservato a chi ha fatto donazioni a impianti sportivi pubblici entro il 2020.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'e lo sport bonus e chi puo usarlo?

    Lo sport bonus e un credito d’imposta del 65% sulle erogazioni liberali in denaro fatte per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici o per nuove strutture sportive pubbliche. Possono usarlo i contribuenti indicati nella tabella A allegata ai decreti del 12 agosto 2020 e del 15 dicembre 2020 che hanno effettuato queste donazioni entro il 2020.

    Quanto vale il credito sport bonus?

    Il credito e pari al 65% delle erogazioni effettuate, nel limite del 20% del reddito imponibile. E ripartito in 3 quote annuali di pari importo.

    Posso usare lo sport bonus per l'iscrizione alla palestra?

    No. Lo sport bonus riguarda le donazioni per impianti sportivi pubblici, non le spese per abbonamenti o iscrizioni a palestre, piscine o societa sportive private.

    Posso detrarre le spese sportive dei miei figli nel 730/2026?

    Le istruzioni AdE per il 730/2026 non prevedono una detrazione specifica per le spese di attivita sportiva dei figli minorenni. Se hai dubbi su eventuali agevolazioni locali o fondi separati, verifica con il tuo CAF o intermediario abilitato.

    Dove si indica lo sport bonus nel 730?

    Nel rigo G15 del quadro G, colonna 1 con codice ‘3’. Nella colonna 3 va indicato il residuo dalla dichiarazione precedente (importo del rigo 157, colonne 1 o 2 del Mod. 730-3/2025, oppure rigo RN47, colonna 39 del Mod. Redditi PF 2025).

    Lo sport bonus e cumulabile con la detrazione per le stesse donazioni?

    No. Le istruzioni AdE precisano che i soggetti che effettuano le erogazioni liberali non possono cumulare il credito d’imposta sport bonus con altra agevolazione fiscale prevista da altre disposizioni di legge a fronte delle medesime erogazioni.

    Vedi anche: Palestra e abbonamenti sportivi degli adulti e Detrazione attività sportiva ragazzi.

  • Art. 351 D.Lgs. 209/2005 – Modifiche ad altre norme in materia assicurativa

    Art. 351 D.Lgs. 209/2005 – Modifiche ad altre norme in materia assicurativa

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. L' articolo 4 della legge 12 agosto 1982, n. 576 , è sostituito dal seguente: "Art. 4 (Funzioni dell' IVASS ). – 1. L' IVASS , in conformità alla normativa dell'Unione europea in materia assicurativa e nell'ambito delle linee di politica assicurativa determinate dal Governo, svolge le funzioni di vigilanza previste nel codice delle assicurazioni private . 2. L' IVASS svolge attività consultiva e di segnalazione nei confronti del Parlamento e del Governo, nell'ambito delle competenze per la regolazione e la vigilanza sul settore assicurativo. 3. L' IVASS , entro il 31 maggio di ogni anno, presenta al Presidente del Consiglio dei Ministri, per la trasmissione al Parlamento, una relazione sull'attività svolta. 4. Il bilancio preventivo e il rendiconto finanziario dell' IVASS è soggetto al controllo della Corte dei conti.".

    2. Nell' articolo 14, primo comma, lettera d), della legge 12 agosto 1982, n. 576 , le parole: "del contributo determinato ai sensi dell'articolo 25" sono sostituite dalle seguenti: "del gettito complessivo derivante dai contributi di vigilanza".

    3. Nell'articolo 23, primo comma, primo capoverso, della legge 12 agosto 1982, n. 576 , le parole; "all'articolo 67, primo comma, del testo unico delle leggi sull'esercizio delle assicurazioni private, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1959, n. 449 , e successive modificazioni" sono sostituite dalle seguenti: "agli articoli 335 , 336 e 337 del codice delle assicurazioni private ".

    4. Nell' articolo 29, primo comma, della legge 12 agosto 1982, n. 576 , le parole: "del contributo di vigilanza versato annualmente, dagli enti e dalle imprese di cui all'articolo 4, primo comma, della presente legge, ai sensi dell'articolo 67, primo comma, del testo unico delle leggi sull'esercizio delle assicurazioni private, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1959, n. 449 , e successive modificazioni" sono sostituite dalle seguenti: "complessivamente derivanti dai contributi di vigilanza di cui agli articoli 335 , 336 e 337 del codice delle assicurazioni private ". Nel secondo comma le parole: "del tesoro" sono sostituite dalle seguenti: "dell'economia e delle finanze".

    5. Dopo l' articolo 1 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , è inserito il seguente: "Art. 1-bis (Raccordo con il codice delle assicurazioni private ). – 1. Le indicazioni formali relative alle voci, alle lettere, ai numeri romani ed arabi contenute nelle disposizioni di cui agli articoli 15, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 26, 27, 28, 29, 30, 38, 41, 55 e 56 si intendono riferite alle corrispondenti classificazioni utilizzate nello schema del bilancio di esercizio adottato con il regolamento di cui all' articolo 90, comma 1, del codice delle assicurazioni private .".

    6. Nel decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "titoli quotati in borsa" sono sostituite dalle seguenti: "titoli quotati in mercati regolamentati" ovunque ricorrano.

    7. Nel comma 5 dell'articolo 16 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "negli articoli 7 e 8 del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "nell' articolo 89, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

    8. Nel comma 1 dell'articolo 24 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "all' articolo 30, commi 1 e 2, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174 " sono sostituite dalle seguenti: "all' articolo 41, commi 1 e 2, del codice delle assicurazioni private ".

    9. Il comma 5 dell'articolo 20 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , è sostituito dal seguente: "5. È eccezionalmente consentito il trasferimento di investimenti dalla classe D alla classe C dell'attivo, sulla base del valore corrente rilevato nel momento del trasferimento, qualora si determini un valore di attività superiore alle corrispondenti riserve tecniche, per effetto della liberazione dal vincolo di copertura degli impegni tecnici di quote di attività, nei casi previsti dall' IVASS con regolamento. La nota integrativa deve indicare le motivazioni del trasferimento operato, nonché specificare l'importo e la tipologia dell'investimento.".

    10. Nel comma 2 dell'articolo 31 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "agli articoli 32, 33, 35, 36 e 37, commi 1 e 2, del presente decreto, nonché quelle previste agli articoli 23, comma 2 , 24 , 25 , 26 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 175 , come modificati dall'articolo 80 del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "all' articolo 36 del codice delle assicurazioni private ".

    11. Nel comma 3 dell'articolo 31 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "agli articoli 24 e 25 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174 , come modificati dall'articolo 79 del presente decreto, nonché quella prevista all'articolo 34 del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "all' articolo 37 del codice delle assicurazioni private ".

    12. Nel comma 1 dell'articolo 44 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "che rientrano nel campo di applicazione del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 175 " sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 2, comma 3, del codice delle assicurazioni private " e le parole: "che rientrano nel campo di applicazione del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174 ," sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 2, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

    13. Nel comma 4 dell'articolo 45 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "all'articolo 6, comma 1, lettera c), del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 90, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

    14. Nel comma 2 dell'articolo 46 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173 , le parole: "all'articolo 6, comma 1, lettera c), del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "di cui all' articolo 90, comma 1, del codice delle assicurazioni private ".

  • Art. 87 L. 633/1941

    Art. 87 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Sono considerate fotografie ai fini dell'applicazione delle disposizioni di questo capo le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche.

    Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 63 L. 633/1941

    Art. 63 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    I supporti devono essere fabbricati od utilizzati in modo che venga rispettato il diritto morale dell'autore, ai termini degli articoli 20 e 21.

    Si considerano lecite le modificazioni dell'opera richieste dalle necessità tecniche della registrazione.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Rimborsi spese e compensi a volontari di associazioni: quando si tassano

    In sintesi

    • Non tutti i rimborsi sono tassabili: i rimborsi spese documentati (viaggio, vitto, alloggio) per missioni fuori sede non concorrono al reddito se debitamente giustificati.
    • Indennita’ forfetarie e compensi: attenzione: le indennita’ di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa e i premi erogati da cori, bande e filodrammatiche dilettantistiche sono tassabili solo se superano complessivamente 10.000 euro nell’anno (vanno nel Quadro D, rigo D4, codice 7).
    • Compensi per attivita’ amministrativa nelle associazioni sportive: chi svolge attivita’ amministrativo-gestionale in un’associazione sportiva dilettantistica tramite co.co.co. dichiara il compenso nel Quadro C come reddito assimilato al lavoro dipendente.
    • Lavori socialmente utili: i compensi per lavori socialmente utili (in conformita’ a specifiche normative) vanno nel Quadro C, Sezione I, con il codice ‘3’ in colonna 1 e godono di un regime agevolato se il percettore ha raggiunto l’eta’ pensionabile.
    • La fonte della CU e’ sempre il punto di partenza: controlla cosa c’e’ nella tua Certificazione Unica 2026 prima di compilare qualsiasi rigo.

    Rimborsi spese e compensi nelle associazioni: quando scatta la tassazione

    Molte persone partecipano alla vita di associazioni di volontariato, culturali, sportive dilettantistiche o religiose ricevendo rimborsi spese o piccoli compensi. La domanda che tutti si pongono e’: questi soldi vanno dichiarati? La risposta dipende da cosa si riceve esattamente e in che forma.

    Il principio di base e’ semplice: i rimborsi delle spese effettivamente sostenute e documentate (il biglietto del treno, la ricevuta dell’albergo, lo scontrino del pranzo fuori sede durante un’attivita’ associativa) non sono reddito e non si dichiarano. Il problema sorge quando si ricevono somme forfetarie o compensi che vanno oltre il puro rimborso delle spese vive: in quel caso la legge prevede soglie di esenzione e modalita’ di dichiarazione specifiche.

    Un caso frequente riguarda chi collabora con cori, bande musicali e filodrammatiche dilettantistiche: la legge prevede per questi soggetti indennita’ di trasferta, rimborsi forfetari, premi e compensi, ma solo la parte che supera i 10.000 euro complessivi nell’anno diventa imponibile e va dichiarata. Sotto quella soglia, niente da fare in dichiarazione.

    Rimborsi e compensi nelle associazioni: riepilogo della tassabilita'
    Tipo di somma ricevuta Soglia di esenzione Dove dichiarare
    Rimborso spese documentato (viaggio, vitto, alloggio) Nessuna soglia: esente se documentato Non si dichiara
    Indennita' forfetaria, premi, compensi da cori/bande/filodrammatiche dilettantistiche Esente fino a 10.000 euro annui D4, codice 7 (solo la parte eccedente)
    Compenso co.co.co. per attivita' amm.-gestionale in ass. sportive dilettantistiche Esenzione per la parte sportiva (15.000 euro) Quadro C, codice '2'
    Compensi per lavori socialmente utili (pensionati in regime agevolato) Agevolato se reddito complessivo non supera 9.296,22 euro Quadro C, codice '3'

    Esempio pratico

    • Tizio suona nella banda municipale della sua citta’, che ha finalita’ dilettantistiche. Nel 2025 ha ricevuto dall’associazione un rimborso forfetario mensile di 200 euro per 12 mesi, piu’ un premio per una rassegna musicale di 500 euro: in totale 2.900 euro. Poiche’ l’importo e’ inferiore a 10.000 euro, Tizio non deve dichiarare nulla in relazione a queste somme. Se invece avesse ricevuto 11.000 euro totali, dovrebbe dichiarare solo i 1.000 euro eccedenti nel rigo D4 con codice 7. La parte eccedente va riportata al lordo delle eventuali ritenute gia’ subite.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026, se l’associazione e’ sostituto d’imposta e ha rilasciato la CU (causale ‘N’ per cori, bande, filodrammatiche)
    • Documenti di rimborso spese (ricevute di viaggio, scontrini, fatture alberghi) per dimostrare che il rimborso e’ analitico e non forfetario
    • Prospetto riepilogativo dei compensi ricevuti nell’anno dall’associazione
    • Eventuale contratto o delibera associativa che stabilisce le indennita’ e le modalita’ di rimborso

    Caio: direttore artistico di una filodrammatica

    Scenario. Caio dirige una piccola compagnia teatrale amatoriale con finalita’ dilettantistiche. Nel 2025 ha ricevuto dall’associazione rimborsi forfetari di spesa per un totale di 8.500 euro e un premio di produzione di 2.000 euro, per un totale di 10.500 euro. La compagnia gli ha rilasciato la CU 2026 con causale ‘N’.

    Come si applica. Il totale e’ 10.500 euro, quindi supera la soglia di esenzione di 10.000 euro. Caio deve dichiarare solo la parte eccedente: 500 euro (10.500 – 10.000). Riporta 500 euro nel rigo D4, colonna 4, con il codice 7 in colonna 3. Le eventuali ritenute gia’ subite sulla parte eccedente vanno nella colonna 6 del rigo D4; l’eventuale addizionale regionale trattenuta va invece nella colonna 5 del rigo F2.

    In pratica

    • Se nella CU hai la causale ‘N’, confronta sempre il totale annuo con la soglia di 10.000 euro: solo l’eccedenza e’ imponibile.
    • Riporta nel rigo D4 il totale dei compensi al lordo della quota esente (cioe’ l’intera somma), non solo la parte imponibile: e’ l’assistenza fiscale che gestisce il calcolo.

    Sempronia: volontaria con rimborsi spese documentati

    Scenario. Sempronia fa volontariato per un’associazione culturale. Nel 2025 ha partecipato a tre convegni fuori regione: l’associazione le ha rimborsato i biglietti del treno (140 euro), le notti in albergo (320 euro) e i pasti (60 euro), per un totale di 520 euro. Ha conservato tutte le ricevute.

    Come si applica. Questi rimborsi sono analitici e documentati, non forfetari. Non costituiscono reddito e Sempronia non deve dichiarare nulla. La distinzione chiave e’ che si tratta di rimborso delle spese effettivamente sostenute, provate dai documenti, e non di una somma forfetaria. Se l’associazione le avesse dato invece 520 euro ‘a pioggia’ senza rendicontazione, il trattamento fiscale avrebbe potuto essere diverso.

    In pratica

    • Conserva sempre le ricevute delle spese rimborsate: in caso di controllo devi poter dimostrare che il rimborso e’ reale e documentato.
    • Se l’associazione ti da’ una somma fissa mensile senza rendicontazione (rimborso forfetario), non e’ la stessa cosa del rimborso documentato: verifica se e come deve essere dichiarata.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    I rimborsi spese documentati dei volontari sono sempre esenti?

    Si’, i rimborsi delle spese effettivamente sostenute e documentate (viaggio, vitto, alloggio per missioni fuori dalla sede dell’associazione) non costituiscono reddito e non vanno dichiarati. E’ fondamentale conservare le ricevute.

    Fino a che importo i compensi da filodrammatiche e bande non si dichiarano?

    La soglia e’ di 10.000 euro complessivi nell’anno per le indennita’ di trasferta, i rimborsi forfetari, i premi e i compensi erogati da cori, bande musicali e filodrammatiche con finalita’ dilettantistiche. Solo la parte eccedente va dichiarata nel rigo D4 codice 7.

    Dove si dichiarano i compensi di un collaboratore amministrativo di un'associazione sportiva?

    Se il rapporto e’ una co.co.co. per attivita’ amministrativo-gestionale, i compensi vanno nel Quadro C, Sezione I, con il codice ‘2’ in colonna 1, come redditi assimilati al lavoro dipendente. Se invece si tratta di attivita’ sportiva vera e propria (istruttore, allenatore), si applica il regime dei redditi sportivi dilettantistici con codice ‘8’ e una franchigia di 15.000 euro.

    Cosa cambia se l'associazione non e' sostituto d'imposta?

    Se l’associazione non e’ sostituto d’imposta, non ti rilascia la CU e non trattiene le ritenute. In questo caso devi calcolare autonomamente il reddito imponibile e versare le imposte in dichiarazione. Consulta un CAF o un professionista: potrebbe essere necessario usare il Modello Redditi invece del 730.

    I compensi per lavori socialmente utili come si trattano?

    Vanno nel Quadro C, Sezione I, con il codice ‘3’ in colonna 1. Per chi ha raggiunto l’eta’ pensionabile, si applica un regime agevolato: la soglia del reddito complessivo (al netto della deduzione per abitazione principale) entro cui i compensi non vengono ulteriormente tassati e’ di 9.296,22 euro. Sopra quella soglia, si paga IRPEF anche sulla quota esente riconosciuta in CU.

  • Contrassegno disabili (CUDE): chi ne ha diritto e come si ottiene

    Il contrassegno per disabili – oggi nel formato europeo CUDE – consente di parcheggiare negli stalli riservati, accedere alle zone a traffico limitato e sostare dove altri non potrebbero. Ma non spetta a chiunque abbia un’invalidità: la legge lo lega a una condizione precisa. Vediamo chi ne ha diritto, come si richiede e quali sono le regole d’uso.

    Chi ne ha diritto

    Il contrassegno è riservato alle persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta e ai non vedenti. Non basta dunque avere un’invalidità riconosciuta in percentuale: ciò che conta è la difficoltà a camminare e a muoversi autonomamente. Può essere rilasciato anche a tempo determinato in caso di disabilità temporanea (per esempio dopo un grave intervento).

    L’accertamento sanitario

    La condizione che dà diritto al contrassegno deve essere certificata dal punto di vista medico: l’interessato si rivolge all’azienda sanitaria (di norma l’ufficio di medicina legale dell’ASL), che accerta la ridotta capacità di deambulazione. Per i titolari di indennità di accompagnamento o di verbali che già attestino tale condizione le procedure sono in genere semplificate.

    La domanda al Comune

    Con la certificazione sanitaria si presenta domanda al Comune di residenza: il contrassegno è rilasciato dal sindaco. Il modello è quello europeo, riconosciuto in tutti i Paesi dell’Unione, di colore azzurro, con il simbolo della persona in carrozzina, il numero e la scadenza. Va esposto in originale sul parabrezza quando si utilizzano le agevolazioni.

    A cosa dà diritto

    Il contrassegno consente, tra l’altro, di:

    • sostare negli stalli riservati ai disabili;
    • accedere e sostare nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali, secondo i regolamenti comunali;
    • sostare, in molti Comuni, nelle aree di parcheggio a pagamento senza oneri quando gli stalli riservati sono occupati o assenti.

    Le regole di dettaglio variano da Comune a Comune, perciò conviene verificare il regolamento locale.

    È legato alla persona, non all’auto

    Un punto spesso frainteso: il contrassegno è personale. Vale per la persona disabile a bordo, su qualunque veicolo la trasporti, e non è abbinato a una targa specifica. Per questo può essere usato anche su auto di familiari o di terzi, purché la persona titolare sia effettivamente presente. Usarlo in assenza del titolare costituisce un abuso sanzionato.

    Durata e rinnovo

    Il contrassegno ordinario ha validità fino a cinque anni; alla scadenza si rinnova, in genere con una procedura semplificata se la condizione è permanente. Per le disabilità temporanee la validità è più breve e legata alla durata prevista della condizione. È bene attivarsi per il rinnovo per tempo, per non restare scoperti.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Chi può avere il contrassegno disabili?

    Le persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta e i non vedenti. Conta la difficoltà a camminare, non la sola percentuale di invalidità.

    Il contrassegno vale per una sola auto?

    No. È personale e segue la persona disabile: può essere usato su qualunque veicolo la trasporti, purché il titolare sia a bordo. Non è legato a una targa.

    Quanto dura il contrassegno?

    Fino a cinque anni per le disabilità permanenti, con rinnovo alla scadenza; durata più breve per le disabilità temporanee.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

    Vedi anche: Spese mediche e assistenza disabili, Spese sanitarie e ausili per disabili, Detrazione veicoli e ausili per disabili, Congedo straordinario per assistere un familiare disabile (L. 104), Spese assistenza disabili e Bollo auto.

  • Premi e vincite: come sono tassati e quando vanno nel 730

    In sintesi

    • Ritenuta a titolo d’imposta: per lotterie, concorsi e giochi nazionali la ritenuta è definitiva e non vai in dichiarazione
    • Ritenuta a titolo d’acconto: per alcuni premi (es. riconoscimento meriti artistici, scientifici o sociali non soggetti a ritenuta definitiva) il reddito entra nel 730
    • Vincite dall’estero: le vincite conseguite all’estero (es. giochi on line esteri) senza ritenuta italiana vanno dichiarate nel rigo D4, codice 9
    • Premi da lavoro autonomo: i premi attribuiti in riconoscimento di meriti artistici, scientifici o sociali non soggetti a ritenuta d’imposta si indicano nel rigo D5
    • Quadro da compilare: rigo D4 (codice 9) per vincite estere senza ritenuta; rigo D5 (codice 2) per premi da meriti non assoggettati a ritenuta definitiva
    • Premi erogati da enti internazionali a cittadini italiani: esclusi dall’obbligo di dichiarazione

    Premi e vincite: quando l'imposta è già pagata e quando no

    Quando vinci a una lotteria italiana, a un gratta-e-vinci o a un concorso a premi organizzato in Italia, l’organizzatore trattiene una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Questo tipo di ritenuta ‘chiude’ il conto con il Fisco: non devi dichiarare la vincita nel 730 e non c’è altro da versare. La ritenuta è infatti sostitutiva dell’IRPEF ordinaria.

    La situazione cambia se hai partecipato a giochi on line organizzati da operatori esteri o hai incassato vincite all’estero senza che nessun intermediario italiano abbia applicato la ritenuta. In quel caso sei tu a dover dichiarare il provento come ‘altro reddito diverso’ nel rigo D4 del Quadro D, indicando il codice 9.

    Un capitolo a parte riguarda i premi assegnati in riconoscimento di meriti artistici, scientifici o sociali. Se questi premi non sono stati assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta (cioè se la ritenuta è solo un acconto oppure non c’è stata ritenuta), devono essere indicati nel rigo D5 come redditi da attività di lavoro autonomo non esercitata abitualmente. Fanno eccezione i premi corrisposti da Stati esteri o enti internazionali a cittadini italiani: questi sono esclusi dall’obbligo dichiarativo.

    La regola generale, quindi, è: se qualcuno ha già applicato una ritenuta definitiva, il Fisco è soddisfatto e non devi fare nulla in dichiarazione. Se invece la ritenuta era un acconto oppure non c’è stata alcuna ritenuta (in particolare per vincite estere), devi dichiarare il reddito e pagare l’imposta attraverso il 730.

    Premi e vincite: quadro sintetico della tassazione
    Tipologia Trattamento fiscale Da dichiarare nel 730?
    Lotterie e concorsi nazionali (operatore italiano) Ritenuta a titolo d'imposta definitiva No
    Gratta-e-vinci e giochi nazionali Ritenuta a titolo d'imposta definitiva No
    Vincite giochi on line esteri senza ritenuta italiana Tassazione ordinaria IRPEF Sì – rigo D4, codice 9
    Premi per meriti artistici/scientifici/sociali (ritenuta definitiva) Ritenuta a titolo d'imposta definitiva No
    Premi per meriti artistici/scientifici/sociali (senza ritenuta definitiva) Tassazione ordinaria IRPEF Sì – rigo D5, codice 2
    Premi da Stati esteri o enti internazionali a cittadini italiani Esclusi da imposizione No

    Esempio pratico

    • Tizio partecipa nel 2025 a un torneo di poker on line gestito da un operatore con sede a Malta. Vince 2.000 euro. Nessun intermediario italiano applica ritenute. Tizio deve dichiarare i 2.000 euro nel rigo D4 del Quadro D, colonna 3 (tipo di reddito: codice 9), colonna 4 (reddito: 2.000 euro), colonna 6 (ritenute: 0). L’importo confluirà nel reddito complessivo e sarà tassato con le aliquote IRPEF ordinarie. Se invece Tizio avesse vinto la stessa cifra a un gratta-e-vinci Lotterie Nazionali, la ritenuta sarebbe già stata applicata dall’ente e lui non avrebbe nulla da dichiarare.

    Documenti necessari

    • Documentazione della vincita (ricevuta, estratto conto dell’operatore on line estero, attestazione del concorso)
    • Eventuale Certificazione Unica 2026 se il premio è stato certificato da un sostituto d’imposta italiano
    • Prova del mancato assoggettamento a ritenuta italiana (estratto conto o documentazione dell’operatore estero)

    Vincita a un casinò on line straniero senza ritenuta italiana

    Scenario. Caio, residente in Italia, gioca su una piattaforma di poker registrata in Gibilterra. Nel 2025 accumula vincite nette per 3.500 euro. La piattaforma non applica alcuna ritenuta italiana e non rilascia Certificazione Unica.

    Come si applica. Caio deve dichiarare i 3.500 euro nel rigo D4 del Quadro D: colonna 3 con codice 9 (‘altri redditi diversi senza ritenuta’), colonna 4 con l’importo 3.500. Non ci sono ritenute da indicare in colonna 6. Il reddito entra nel calcolo dell’IRPEF ordinaria insieme agli altri suoi redditi.

    In pratica

    • Conserva la documentazione dell’operatore estero (storico delle sessioni di gioco, estratti conto) per dimostrare l’importo delle vincite in caso di controllo
    • Se l’operatore estero ha applicato ritenute nel suo Paese, potresti avere diritto al credito d’imposta per redditi prodotti all’estero (Quadro G, rigo G4): verifica se l’imposta estera è diventata definitiva

    Premio per merito scientifico senza ritenuta definitiva

    Scenario. Sempronia, ricercatrice universitaria, vince nel 2025 un premio da 5.000 euro assegnato da una fondazione privata italiana per una pubblicazione scientifica. La fondazione applica una ritenuta del 20 per cento a titolo d’acconto (non a titolo d’imposta definitiva).

    Come si applica. Poiché la ritenuta è ‘a titolo d’acconto’ e non definitiva, Sempronia deve dichiarare il reddito. Indica i 5.000 euro nel rigo D5, colonna 2 (reddito lordo), e la ritenuta di 1.000 euro nella colonna 4 (ritenute). Il reddito si aggiunge agli altri redditi di Sempronia e la ritenuta già pagata verrà scomputata dall’IRPEF dovuta.

    In pratica

    • Controlla la Certificazione Unica rilasciata dalla fondazione: se il punto ‘Causale’ riporta la lettera ‘M’, il reddito va in D5 codice 2; se la ritenuta è indicata come ‘titolo d’imposta’ non devi dichiararlo
    • I premi corrisposti da Stati esteri o enti internazionali a cittadini italiani sono esclusi dall’imposizione e non vanno mai dichiarati

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Ho vinto al Superenalotto: devo dichiarare la vincita?

    No. Le vincite delle lotterie nazionali sono soggette a ritenuta a titolo d’imposta definitiva applicata dall’ente. Non devi indicare nulla nel 730.

    Ho vinto un viaggio come premio di un concorso aziendale: è tassato?

    Dipende da come l’ha trattato l’azienda organizzatrice. Se ha applicato la ritenuta a titolo d’imposta sul valore del premio, non hai nulla da fare. Se invece hai ricevuto una Certificazione Unica con ritenuta a titolo d’acconto, devi dichiarare il reddito nel rigo D5.

    Le vincite al casinò fisico italiano vanno dichiarate?

    Le vincite ai giochi gestiti dallo Stato o con concessione statale (casinò autorizzati, slot machine nei locali autorizzati) sono generalmente soggette a prelievo fiscale alla fonte. Non occorre dichiarazione aggiuntiva. Verifica in ogni caso se hai ricevuto documentazione fiscale.

    Devo dichiarare i premi in natura (es. un'auto, un viaggio)?

    Sì, se non è stata applicata una ritenuta definitiva. Il valore normale del bene ricevuto costituisce reddito imponibile. Se l’organizzatore ha certificato il reddito con Certificazione Unica, segui le istruzioni riportate in quella certificazione.

    Come si calcola l'imposta sulle vincite estere dichiarate nel 730?

    L’importo dichiarato nel rigo D4 (codice 9) si aggiunge agli altri redditi nel calcolo del reddito complessivo. L’IRPEF si calcola applicando le aliquote ordinarie per scaglioni sull’intero reddito complessivo. Non esiste un’aliquota fissa separata.

  • Enfiteusi e livelli: deduci gli oneri fondiari nel 730/2026

    In sintesi

    • Deduzione, non detrazione: i canoni di enfiteusi, livelli e censi riducono il reddito complessivo, abbassando la base su cui calcoli le tasse.
    • Solo oneri gravanti sui redditi immobiliari: la deduzione riguarda i canoni e gli oneri che pesano sui redditi degli immobili dichiarati nel tuo 730.
    • Comprende anche i contributi ai consorzi obbligatori: se sei obbligato per legge o per provvedimento della pubblica amministrazione a versare contributi consortili, puoi dedurli.
    • Dove si compila: rigo E26, codice 21 (altri oneri deducibili).
    • Esclusi i contributi agricoli unificati: i contributi unificati versati all’INPS per la posizione previdenziale vanno in un rigo diverso (E21).
    • Esclusi gli immobili in cedolare secca: i contributi ai consorzi obbligatori non si deducono se l’immobile locato è in regime di cedolare secca.

    Che cosa sono l'enfiteusi e i livelli, e perché si deducono

    L’enfiteusi e i livelli sono forme antiche di diritto sui terreni e sugli immobili: chi ha il diritto di godere del bene (l’enfiteuta) paga periodicamente un canone al proprietario originario (il concedente). Questi canoni, insieme ai censi (obblighi di pagamento collegati al possesso di un immobile), gravano sul reddito fondiario, cioè sul reddito che l’immobile produce e che dichiari nel tuo 730.

    La legge ti permette di dedurre questi oneri dal reddito complessivo: in pratica, la somma che paghi come canone di enfiteusi, livello o censo viene sottratta dal totale dei tuoi redditi prima di calcolare le imposte. Il risparmio effettivo dipende dalla tua aliquota IRPEF marginale.

    Nella stessa voce rientrano anche i contributi obbligatori versati a consorzi (ad esempio consorzi di bonifica o irrigui), quando l’obbligo di versamento deriva dalla legge o da un provvedimento della pubblica amministrazione. Attenzione: se l’immobile per cui paghi il contributo consortile è locato con cedolare secca, quella quota non è deducibile.

    Riepilogo oneri fondiari deducibili
    Tipo di onere Deducibile?
    Canoni di enfiteusi Si, rigo E26 cod. 21
    Livelli e censi Si, rigo E26 cod. 21
    Contributi a consorzi obbligatori per legge o PA Si, rigo E26 cod. 21
    Contributi consorzi su immobili non locati (IMU sostitutiva IRPEF) Si, se il contributo non e' nella rendita catastale
    Contributi consorzi su immobili in cedolare secca No
    Contributi agricoli unificati INPS No (vanno in E21)

    Esempio pratico

    • Tizio e’ proprietario di un terreno gravato da un canone di enfiteusi di 250 euro l’anno, che versa al concedente. Ha anche un contributo obbligatorio al consorzio di bonifica di 80 euro l’anno. In totale indica 330 euro nel rigo E26 con codice 21. Se la sua aliquota marginale IRPEF e’ del 23%, risparmia circa 76 euro di imposta (330 x 23%).

    Documenti necessari

    • Contratto o atto costitutivo dell’enfiteusi o del livello
    • Quietanze di pagamento dei canoni periodici
    • Bollettino o avviso di pagamento del contributo consortile obbligatorio
    • Eventuale provvedimento della pubblica amministrazione che impone il contributo

    Proprietario con canone di enfiteusi su terreno agricolo

    Scenario. Caio possiede un terreno agricolo ereditato dal padre, sul quale grava un canone di enfiteusi annuo di 180 euro che versa al concedente originario. Il terreno e’ dichiarato nel quadro A del 730.

    Come si applica. Il canone di enfiteusi e’ un onere che grava direttamente sul reddito fondiario di Caio. Puo’ inserirlo nel rigo E26 del quadro E con codice 21, per l’importo di 180 euro. Il CAF lo dedurra’ dal reddito complessivo.

    In pratica

    • Rigo E26, codice 21: inserisci 180 euro.
    • Conserva le quietanze di pagamento del canone.
    • La deduzione riduce il reddito imponibile: il risparmio effettivo dipende dalla tua aliquota IRPEF.

    Proprietario con contributo consorzio di bonifica

    Scenario. Sempronio possiede un appartamento non locato in un comune servito da un consorzio di bonifica. L’ente locale lo obbliga a pagare 95 euro all’anno come contributo consortile. L’appartamento e’ soggetto a IMU (che sostituisce l’IRPEF sul reddito fondiario).

    Come si applica. Anche se l’IRPEF sul reddito dell’immobile e’ sostituita dall’IMU, il contributo consortile obbligatorio resta deducibile, a condizione che non sia gia’ stato considerato nella rendita catastale. Sempronio puo’ inserirlo nel rigo E26 con codice 21.

    In pratica

    • Verifica che il contributo consortile non sia incluso nella rendita catastale dell’immobile.
    • Rigo E26, codice 21: inserisci 95 euro.
    • Se l’immobile fosse locato con cedolare secca, il contributo non sarebbe deducibile.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'e' l'enfiteusi in parole semplici?

    E’ un diritto reale antico: il proprietario (concedente) cede a qualcun altro (enfiteuta) il godimento di un terreno o immobile, in cambio di un canone periodico. Chi paga il canone puo’ dedurlo dal reddito.

    Dove indico questi oneri nel 730?

    Nel rigo E26 del quadro E, codice 21. E’ la voce ‘altri oneri deducibili’ e comprende canoni, livelli, censi e contributi obbligatori ai consorzi.

    Posso dedurre anche il contributo al consorzio di irrigazione?

    Si, se il versamento e’ obbligatorio per legge o per provvedimento della pubblica amministrazione. Conserva il bollettino o l’avviso di pagamento.

    Ho un immobile locato con cedolare secca: posso dedurre il contributo consortile?

    No. Le istruzioni ufficiali escludono espressamente la deduzione dei contributi ai consorzi obbligatori per gli immobili locati con regime di cedolare secca.

    La deduzione si applica sull'intero importo pagato?

    Si, non c’e’ una franchigia (parte di spesa non detraibile): l’intero canone o contributo obbligatorio e’ deducibile, nei limiti in cui grava sui redditi degli immobili dichiarati.

    I contributi agricoli unificati versati all'INPS seguono le stesse regole?

    No: i contributi agricoli unificati vanno indicati nel rigo E21 (contributi previdenziali e assistenziali), non nel rigo E26. E’ una voce separata.

    Vedi anche: Detrazione affitto lavoratori trasferiti, Canoni non percepiti, Affitto studenti fuori sede, Il Comune può scontare rette e canoni arretrati? La definizione agevolata delle entrate patrimoniali e Canoni non pagati e riconsegna in ritardo.

  • Usufrutto e nuda proprieta nel 730: chi dichiara l’immobile

    In sintesi

    • Dichiara solo l’usufruttuario: chi ha il diritto di usufrutto (o un altro diritto reale come uso o abitazione) compila il quadro B; il nudo proprietario non deve dichiarare il fabbricato.
    • Nuda proprieta esclusa: il titolare della sola nuda proprieta non produce reddito di fabbricati e non inserisce l’immobile nel proprio 730.
    • Diritto di abitazione del coniuge superstite: il coniuge superstite che ha il diritto di abitazione sull’immobile (art. 540 del Codice Civile) deve dichiararlo nel quadro B.
    • IMU: l’obbligo IMU segue la stessa logica – spetta all’usufruttuario, non al nudo proprietario.
    • Regola valida anche per i terreni: nel quadro A, il titolare della sola nuda proprieta su un terreno non dichiara ne il reddito dominicale ne quello agrario.

    Usufrutto e nuda proprieta: chi compila il quadro B e perche

    Quando un immobile e diviso tra usufruttuario e nudo proprietario, la dichiarazione dei redditi segue una regola precisa: l’immobile va dichiarato solo dall’usufruttuario. Il nudo proprietario, cioe chi ha la proprieta ‘spogliata’ del diritto di godimento, non deve indicare quel fabbricato nel proprio 730.

    Questo principio vale per tutti i diritti reali di godimento: l’usufrutto, il diritto d’uso e il diritto di abitazione. Per esempio, il coniuge superstite che per legge (art. 540 del Codice Civile) ha il diritto di abitare la casa familiare deve inserirla nel suo quadro B, anche se non ne e proprietario.

    La logica fiscale e semplice: produce reddito fondiario chi effettivamente gode dell’immobile o lo detiene. Il nudo proprietario non ha alcun vantaggio economico dall’immobile finche dura l’usufrutto, quindi non e tassato su di esso. Lo stesso vale per i terreni: nel quadro A, chi ha solo la nuda proprieta di un fondo non dichiara ne il reddito dominicale ne quello agrario.

    Chi dichiara cosa in caso di usufrutto
    Soggetto Quadro B (fabbricati) Quadro A (terreni)
    Usufruttuario Si: indica la rendita catastale e i dati dell'immobile Si: dichiara sia il reddito dominicale sia quello agrario (se coltiva)
    Nudo proprietario No: non deve compilare il quadro B per quell'immobile No: non deve dichiarare il terreno
    Titolare del diritto di abitazione Si: dichiara l'immobile nel quadro B Non applicabile
    Coniuge superstite (art. 540 c.c.) Si: ha diritto di abitazione sull'immobile coniugale Non applicabile

    Esempio pratico

    • Tizio e proprietario di un appartamento ma ne ha ceduto l’usufrutto alla madre Caia fino alla sua morte. Caia indica l’appartamento nel proprio quadro B con la rendita catastale e il codice di utilizzo corretto (per esempio codice ‘1’ se vi abita come abitazione principale). Tizio non inserisce quell’immobile nel suo 730. Quando l’usufrutto si estinguera alla morte di Caia, Tizio dovra nuovamente dichiarare l’immobile nella propria dichiarazione.

    Documenti necessari

    • Atto notarile di costituzione dell’usufrutto o di separazione della nuda proprieta
    • Visura catastale con la rendita attribuita all’immobile
    • Eventuale contratto di locazione se l’usufruttuario affitta l’immobile
    • Certificato di morte (per il diritto di abitazione del coniuge superstite, se richiesto)

    Genitore usufruttuario, figlio nudo proprietario

    Scenario. Sempronio ha donato la nuda proprieta dell’appartamento al figlio, mantenendo per se l’usufrutto. Lui ci abita tutto l’anno.

    Come si applica. Sempronio compila il quadro B indicando la rendita catastale nella colonna 1 e il codice ‘1’ nella colonna 2 (abitazione principale). Spetta a Sempronio la deduzione per abitazione principale pari alla rendita catastale, che riduce il reddito complessivo. Il figlio nudo proprietario non inserisce quell’immobile nel suo 730.

    In pratica

    • Sempronio: compila il quadro B, ottiene la deduzione per abitazione principale.
    • Figlio nudo proprietario: non dichiara l’appartamento, non paga IMU su di esso.
    • L’IMU spetta a Sempronio nella sua qualita di usufruttuario.

    Coniuge superstite con diritto di abitazione

    Scenario. Caio muore lasciando la moglie Tizia nella casa di famiglia. Per legge (art. 540 del Codice Civile) Tizia acquista il diritto di abitazione sulla casa coniugale.

    Come si applica. Tizia deve compilare il quadro B indicando la rendita dell’immobile e il codice ‘1’ (abitazione principale), perche vi dimora abitualmente. I figli che hanno ereditato la nuda proprieta non dichiarano quell’immobile nei loro 730 finche dura il diritto di abitazione di Tizia.

    In pratica

    • Tizia dichiara l’immobile come abitazione principale e ottiene la relativa deduzione.
    • I figli eredi (nudi proprietari) non inseriscono la casa nel loro 730.
    • L’IMU sull’abitazione principale in genere non e dovuta; se dovuta, spetta a Tizia.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il nudo proprietario deve pagare l'IMU?

    No. L’IMU grava sull’usufruttuario (o sul titolare del diritto di uso o di abitazione), non sul nudo proprietario. Questa regola e coerente con quella della dichiarazione dei redditi.

    Se l'usufruttuario affitta l'immobile, chi dichiara il canone?

    L’usufruttuario. E lui che gode del diritto reale e che percepisce (o ha diritto a percepire) il canone di locazione. Lo indica nel quadro B con il relativo codice di utilizzo e il canone nella colonna 6.

    Cosa succede se l'usufrutto si estingue a meta anno?

    Occorre compilare due righi nel quadro B (o quadro A per i terreni): uno per il periodo di usufrutto, uno per il periodo successivo in cui il proprietario riacquista il pieno godimento. Si usa la casella ‘Continuazione’ per segnalare che si tratta dello stesso immobile.

    Il diritto d'uso e uguale all'usufrutto ai fini fiscali?

    Si, le istruzioni le equiparano. Anche chi ha il diritto d’uso o il diritto di abitazione e tenuto a dichiarare l’immobile nel quadro B; il nudo proprietario resta escluso.

    L'usufruttuario puo scegliere la cedolare secca se affitta l'appartamento?

    Si, a condizione di essere titolare del diritto di usufrutto (che e un diritto reale di godimento) e che l’immobile abbia le caratteristiche richieste per la cedolare secca. Le istruzioni precisano che il regime spetta al locatore titolare del diritto di proprieta o di altro diritto reale di godimento sull’immobile.

    Vedi anche: Pegno, usufrutto e sequestro di quote di SRL, Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Sistema del prezzo-valore, Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione, Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili e Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione.

  • Reddito complessivo e oneri deducibili: come funziona il calcolo IRPEF

    In sintesi

    • Reddito complessivo: la somma di tutti i redditi che per legge concorrono alla formazione della base imponibile IRPEF (lavoro dipendente, immobili, ecc.).
    • Oneri deducibili: spese che si sottraggono dal reddito complessivo prima di calcolare l’IRPEF – riducono la base imponibile.
    • Reddito imponibile: reddito complessivo meno gli oneri deducibili – e su questa cifra che si applica l’aliquota IRPEF.
    • Detrazioni d’imposta: funzionano diversamente – si sottraggono dall’imposta lorda gia calcolata, non dal reddito.
    • Dove trovi gli oneri deducibili nel 730: nella Sezione II del Quadro E (righi da E21 a E36).

    Dal reddito all'imposta: i passaggi fondamentali

    Quando si parla di dichiarazione dei redditi, due concetti vengono spesso confusi: deduzione e detrazione. Capire la differenza aiuta a capire quanto davvero si risparmia e perche certi vantaggi fiscali pesano piu di altri.

    Il punto di partenza e il reddito complessivo: e la somma di tutte le entrate che concorrono alla formazione della base imponibile IRPEF. Ci rientrano, per esempio, il reddito da lavoro dipendente o da pensione, i redditi degli immobili (abitazione, affitti), i redditi da lavoro autonomo occasionale e altri redditi previsti dalla legge. Il reddito dell’abitazione principale gode di una deduzione specifica (la cosiddetta deduzione per abitazione principale), che lo scorporo dal calcolo.

    Dal reddito complessivo si sottraggono gli oneri deducibili: si tratta di spese che la legge ammette in riduzione della base imponibile. Esempi tipici: i contributi previdenziali obbligatori (rigo E21), i contributi versati per i lavoratori domestici (rigo E23), le erogazioni a istituzioni religiose (rigo E24), le spese mediche e di assistenza per disabili (rigo E25), i contributi ai fondi pensione complementari (righi E27-E30). Il risultato e il reddito imponibile.

    Sull’imponibile si applicano le aliquote IRPEF per scaglioni, ottenendo l’imposta lorda. Da questa si sottraggono poi le detrazioni: sconti fissi sull’imposta dovuta (non sul reddito). Le detrazioni piu note sono quelle per spese sanitarie (19% della spesa che supera la franchigia di 129,11 euro), per interessi sul mutuo, per ristrutturazioni. Il risultato finale e l’imposta netta.

    Schema semplificato: dal reddito all'imposta netta
    Passaggio Cosa accade
    Reddito complessivo Somma di tutti i redditi imponibili (lavoro, immobili, ecc.)
    meno Oneri deducibili (Sez. II Quadro E) Contributi previdenziali, contributi colf, donazioni religiose, spese disabilita, previdenza complementare, ecc.
    = Reddito imponibile Base su cui si applicano le aliquote IRPEF per scaglioni
    Aliquote IRPEF per scaglioni (2025) 3 scaglioni, primo al 23%
    = Imposta lorda IRPEF calcolata sul reddito imponibile
    meno Detrazioni d'imposta (Sez. I Quadro E) Spese sanitarie, mutuo, istruzione, ristrutturazioni, ecc.
    = Imposta netta Imposta effettivamente dovuta

    Esempio pratico

    • Tizio ha un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro nel 2025. Nel corso dell’anno ha versato: 500 euro di contributi INPS per la colf (rigo E23) e 900 euro alla previdenza complementare (rigo E27). Totale oneri deducibili: 1.400 euro. Reddito imponibile = 32.000 – 1.400 = 30.600 euro. Su 30.600 euro si applicano le aliquote IRPEF. Oltre a cio, Tizio ha anche 1.500 euro di spese sanitarie (rigo E1): la detrazione del 19% si calcola sulla parte che supera 129,11 euro, quindi su 1.370,89 euro, per una detrazione di circa 260 euro che si sottrae dall’imposta lorda gia calcolata. Le deduzioni hanno ridotto la base imponibile; la detrazione riduce l’imposta finale.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico (per redditi di lavoro dipendente e pensione)
    • Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (per eventuali redditi fondiari gia dichiarati)
    • Documentazione degli oneri deducibili (ricevute contributi INPS, attestazioni fondi pensione, ricevute donazioni, ecc.)
    • Fatture e ricevute delle spese per le quali si richiede la detrazione d’imposta

    Caso 1: lavoratrice dipendente con contributi previdenziali e donazione

    Scenario. Caio e una lavoratrice dipendente con reddito di 28.000 euro. Ha versato 200 euro di contributi volontari INPS (rigo E21) e donato 600 euro alla Chiesa Evangelica Valdese (rigo E24). Ha anche sostenuto 800 euro di spese mediche (rigo E1).

    Come si applica. Oneri deducibili totali: 800 euro (200 + 600). Reddito imponibile: 28.000 – 800 = 27.200 euro. Su 27.200 euro si calcola l’IRPEF per scaglioni. Poi si sottrae la detrazione per le spese sanitarie: la parte detraibile e 800 – 129,11 = 670,89 euro, per cui la detrazione e il 19% di 670,89 euro = circa 127 euro sottratti dall’imposta lorda. Le due agevolazioni operano in momenti diversi del calcolo.

    In pratica

    • Compilare prima la Sezione II del Quadro E (oneri deducibili), poi la Sezione I (spese per detrazioni): il CAF o il sostituto fa tutti i calcoli in automatico.
    • Un onere deducibile vale di piu se la tua aliquota marginale e elevata; una detrazione vale uguale per tutti (percentuale fissa).

    Caso 2: pensionato con previdenza complementare e figlio disabile

    Scenario. Sempronio e un pensionato con reddito complessivo di 24.000 euro. Ha versato 3.000 euro a un fondo pensione complementare (rigo E27) e pagato 5.000 euro di assistenza specifica per il figlio disabile (rigo E25).

    Come si applica. Oneri deducibili totali: 8.000 euro (3.000 + 5.000). Reddito imponibile: 24.000 – 8.000 = 16.000 euro. La riduzione e molto significativa: Sempronio paga l’IRPEF su 16.000 euro invece che su 24.000 euro. In questo caso le deduzioni producono un risparmio sensibile perche gli importi sono rilevanti e la spesa per il figlio disabile non ha massimale.

    In pratica

    • La spesa per l’assistenza specifica al disabile (rigo E25) non ha massimale: si deduce per intero.
    • I contributi alla previdenza complementare (rigo E27) hanno un massimale annuo di 5.164,57 euro.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual e la differenza pratica tra deduzione e detrazione?

    Con una deduzione, risparmi una percentuale pari alla tua aliquota IRPEF marginale (varia da soggetto a soggetto). Con una detrazione, risparmi la percentuale fissa prevista dalla legge (es. 19%) indipendentemente dal tuo reddito. In generale, chi ha un reddito alto trae piu vantaggio dalle deduzioni.

    Il reddito dell'abitazione principale entra nel reddito complessivo?

    Formalmente si, e incluso nel reddito complessivo (rigo B del 730), ma poi gode di una deduzione specificamente prevista che lo neutralizza ai fini del calcolo IRPEF. Il reddito imponibile netto dell’abitazione principale e quindi zero.

    Se ho piu oneri deducibili, si sommano tutti?

    Si. Tutti gli oneri deducibili che indichi nella Sezione II del Quadro E si sommano e vengono sottratti dal reddito complessivo. Il reddito imponibile e la differenza tra i due.

    Se la detrazione supera l'imposta dovuta, mi rimborso la differenza?

    In genere no: le detrazioni non rimborsabili non danno diritto a rimborso per la parte eccedente l’imposta. Fa eccezione la detrazione per canoni di locazione, che in alcuni casi puo generare rimborso. Anche la detrazione per spese sanitarie relative a patologie esenti ha una regola speciale.

    Dove trovo nel 730 gli oneri deducibili da inserire?

    Nella Sezione II del Quadro E (righi da E21 in avanti). Lì vanno inseriti i contributi previdenziali (E21), gli assegni al coniuge (E22), i contributi colf (E23), le donazioni religiose (E24), le spese per disabilita (E25), i fondi pensione complementari (E27-E30) e altri oneri (E26).