Autore: Andrea Marton

  • Colonnina di ricarica elettrica: come detrarre la spesa nel 730

    In sintesi

    • Detrazione del 50% per le spese sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 (codice 2 nel rigo E56).
    • Tetto di spesa 3.000 euro per la detrazione ordinaria (cod. 2): la colonnina deve essere a potenza standard e non accessibile al pubblico.
    • Superbonus (cod. 3, 4 e 5): la detrazione sale fino al 65-110% se i lavori sulle colonnine sono abbinati a un intervento trainante Superbonus.
    • Per gli edifici unifamiliari con Superbonus (cod. 4) il tetto è 2.000 euro; per i condomini (cod. 5) 1.500 euro per le prime 8 colonnine e 1.200 euro per quelle eccedenti.
    • L’agevolazione vale per una sola colonnina per unità immobiliare.
    • Il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili (bonifico, carta di debito o credito).

    Come funziona la detrazione per la colonnina di ricarica

    Se nel 2025 hai acquistato e fatto installare una colonnina di ricarica per veicoli elettrici, puoi recuperare una parte della spesa direttamente sull’IRPEF che risulta dalla dichiarazione dei redditi. La detrazione va indicata nel rigo E56 del Modello 730/2026.

    La regola di base è questa: per le spese sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021, la detrazione ordinaria è del 50%, con un tetto di spesa di 3.000 euro e suddivisione in 10 rate annuali. Per le spese più recenti, la percentuale cambia a seconda che i lavori siano stati abbinati o meno agli interventi Superbonus.

    Una condizione importante: la colonnina deve essere dotata di uno o più punti di ricarica a potenza standard e non deve essere accessibile al pubblico. L’agevolazione si intende riferita a una sola colonnina per ciascuna unità immobiliare, quindi non puoi detrarla due volte per lo stesso appartamento.

    Aliquote e massimali per tipo di intervento
    Codice rigo E56 Periodo spesa Aliquota detrazione Tetto di spesa
    Cod. 2 (ordinaria) 1° mar. 2019 – 31 dic. 2021 50% 3.000 euro
    Cod. 3 (Superbonus condominio) dal 2021 fino a 110% / 65% vedi istruzioni Superbonus
    Cod. 4 (Superbonus unifamiliare) dal 1° gen. 2021 fino a 110% / 65% 2.000 euro
    Cod. 5 (Superbonus plurifamiliare/condominio) dal 1° gen. 2021 fino a 110% / 65% 1.500 euro (prime 8 colonnine); 1.200 euro oltre l'ottava

    Esempio pratico

    • Tizio ha installato una colonnina di ricarica nel proprio box privato nel 2021, spendendo 2.800 euro. Rientra nel codice 2 (detrazione ordinaria del 50%). La spesa è entro il limite di 3.000 euro: la detrazione totale è 1.400 euro, spalmata in 10 rate da 140 euro l’anno. Nel 730/2026 Tizio recupera la terza rata, cioè 140 euro.

    Documenti necessari

    • Fattura dell’impresa installatrice con indicazione di natura, qualità e quantità dell’intervento
    • Ricevuta del bonifico bancario o postale (o ricevuta di transazione con carta di debito/credito)
    • Documentazione tecnica che attesta le caratteristiche della colonnina (potenza standard, non accessibile al pubblico)
    • Documentazione relativa al titolo di possesso dell’immobile o dell’area (proprietà, locazione, comodato)

    Colonnina in abitazione privata senza Superbonus

    Scenario. Caio è proprietario di un appartamento con box. Nel 2021 ha installato una wall-box da 7,4 kW per la sua auto elettrica. La spesa è stata di 1.600 euro, pagata con bonifico. Non ha eseguito altri lavori riconducibili al Superbonus.

    Come si applica. Caio usa il codice 2 nel rigo E56. La detrazione spetta al 50% su 1.600 euro, cioè 800 euro in totale, ripartiti in 10 rate da 80 euro. Nel 730/2026 detrae la quinta rata (se la spesa è del 2021): 80 euro.

    In pratica

    • Codice da indicare nel rigo E56: ‘2’.
    • Importo detraibile: il 50% della spesa, entro il tetto di 3.000 euro.
    • Il pagamento deve essere tracciabile: bonifico o carta.

    Colonnina abbinata a Superbonus in edificio unifamiliare

    Scenario. Sempronio ha ristrutturato la sua villetta con il cappotto termico (intervento trainante Superbonus, codice 30). Contemporaneamente, nel 2021, ha installato una colonnina di ricarica nel garage, spendendo 1.800 euro. I lavori rientrano nelle condizioni del Superbonus.

    Come si applica. Sempronio usa il codice 4 (Superbonus, edificio unifamiliare). Il tetto di spesa è 2.000 euro e la spesa di 1.800 euro vi rientra. La percentuale di detrazione applicabile dipende dall’anno e dalle condizioni Superbonus: per le spese 2021 poteva arrivare al 110%. La detrazione va ripartita inizialmente in 5 rate annuali (poi 10 dal 2024, in base all’opzione esercitata).

    In pratica

    • La colonnina dev’essere realizzata congiuntamente a un intervento trainante Superbonus.
    • Il tetto per l’unifamiliare con Superbonus è 2.000 euro per colonnina.
    • Una sola colonnina per unità immobiliare è agevolabile.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è l'aliquota di detrazione per una colonnina installata nel 2021?

    Per le spese dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 senza Superbonus, la detrazione ordinaria è del 50% su un massimo di 3.000 euro, ripartita in 10 rate annuali (codice 2 nel rigo E56).

    Posso detrarre una colonnina installata nel 2025?

    Le istruzioni AdE 2026 riportano la detrazione ordinaria (codice 2) solo per le spese fino al 31 dicembre 2021. Per le spese del 2025 abbinate a un intervento Superbonus si applicano i codici 3, 4 o 5. Se non c’è Superbonus abbinato, verifica con il CAF o il tuo consulente se esistono altre disposizioni applicabili per il 2025.

    Fino a quanto posso spendere per avere la detrazione?

    Con la detrazione ordinaria (codice 2) il tetto è 3.000 euro. Con il Superbonus abbinato, il tetto scende a 2.000 euro per le unifamiliari (codice 4) e a 1.500 euro per le prime 8 colonnine in condominio (codice 5), poi 1.200 euro per quelle eccedenti.

    Posso detrarre due colonnine se ho due posti auto?

    No. Le istruzioni AdE precisano che l’agevolazione si intende riferita a una sola colonnina di ricarica per unità immobiliare.

    Quali pagamenti sono accettati?

    I pagamenti devono essere effettuati con strumenti tracciabili: bonifico bancario o postale, carta di debito, di credito o prepagata, assegni bancari e circolari. Il contribuente deve conservare fatture e ricevute.

    Dove si indica nel 730?

    Nel rigo E56 del quadro E, indicando nella colonna 1 il codice corrispondente al tipo di intervento (2, 3, 4 o 5), nell’anno di sostenimento della spesa e nell’importo della spesa sostenuta.

  • Spese funebri piu decessi: il limite di 1.550 euro vale per ognuno

    In sintesi

    • Detrazione del 19% sulle spese funebri, nel limite di 1.550 euro per ciascun decesso.
    • Il limite non cambia se spendono in piu’: anche se la spesa funebre e’ divisa tra piu’ familiari, il tetto di 1.550 euro per singolo decesso resta invariato.
    • Nessun vincolo di parentela: puoi detrarre le spese funebri per qualsiasi persona deceduta, non solo i parenti stretti.
    • Piu’ decessi = piu’ righi: per ogni persona deceduta compili un rigo separato (da E8 a E10) con il codice 14 e la spesa riferita a quel singolo decesso.
    • Pagamento tracciabile: la detrazione del 19% spetta solo se la spesa e’ stata pagata con strumenti tracciabili (bonifico, carta, ecc.), non in contanti.
    • Dove si compila: righi E8-E10 del quadro E, codice 14.

    Come funziona la detrazione per le spese funebri

    Quando qualcuno muore, chi si occupa del funerale sostiene spese spesso significative: agenzia di pompe funebri, cassa, trasporto, fiori, manifesti, celebrazione. Parte di queste spese puo’ essere recuperata attraverso la dichiarazione dei redditi: lo Stato riconosce una detrazione del 19% sulle spese funebri, entro un limite di 1.550 euro per ciascuna persona deceduta.

    Un aspetto importante, spesso frainteso, riguarda i casi in cui si hanno piu’ decessi nello stesso anno oppure in cui la spesa viene divisa tra piu’ persone. Il limite di 1.550 euro si applica per ciascun decesso, non per contribuente: se nel 2025 sono venuti a mancare sia il padre che la madre, puoi detrarre fino a 1.550 euro per il funerale del padre e altri 1.550 euro per quello della madre.

    Allo stesso modo, se la spesa e’ sostenuta da piu’ familiari insieme – per esempio tre figli che si dividono il conto del funerale – il tetto di 1.550 euro non si moltiplica per il numero di chi paga: e’ un limite unico riferito al singolo decesso. Ogni figlio potra’ detrarre la propria quota, ma il totale di tutte le quote non puo’ superare 1.550 euro.

    Riepilogo detrazione spese funebri
    Voce Dettaglio
    Percentuale di detrazione 19%
    Limite per decesso 1.550 euro
    Il limite vale anche se pagano in piu' Si, il tetto resta 1.550 euro per decesso
    Piu' decessi nello stesso anno Un rigo E8-E10 (cod. 14) per ciascun decesso
    Vincolo di parentela Nessuno: spetta per qualsiasi persona deceduta
    Codice nel 730 Codice 14, righi E8-E10

    Esempio pratico

    • Nel 2025 muoiono sia il padre che la madre di Tizio. Per il funerale del padre Tizio paga 2.100 euro: la spesa supera il limite di 1.550 euro, quindi indichera’ 1.550 euro nel primo rigo E8 con codice 14. Per il funerale della madre paga 1.300 euro (inferiore al limite): li inserisce in un secondo rigo E8 con codice 14 per l’importo di 1.300 euro. Il CAF calcola la detrazione del 19% su ciascun importo separatamente: 0,19 x 1.550 = 294,50 euro + 0,19 x 1.300 = 247 euro, per un totale di 541,50 euro di detrazione.

    Documenti necessari

    • Fattura o ricevuta dell’agenzia di pompe funebri intestata a chi ha pagato
    • Ricevute di pagamento tracciabile (bonifico, carta di debito o credito, assegno)
    • In caso di spesa divisa tra piu’ persone, documentazione che indica la quota sostenuta da ciascuno

    Un solo decesso, spesa divisa tra tre figli

    Scenario. Muore il nonno di Caio. La spesa funebre totale e’ di 3.600 euro, divisa in parti uguali tra Caio e i suoi due fratelli: ciascuno paga 1.200 euro. Ogni fratello vuole detrarre la propria quota nel 730.

    Come si applica. Il limite di 1.550 euro si applica all’intero decesso, non al singolo contribuente. La spesa totale e’ 3.600 euro, ma il massimo detraibile complessivamente e’ 1.550 euro. Ogni fratello detrae la propria quota reale (1.200 euro), ma la somma delle tre quote (3.600 euro) supera il tetto: ciascuno puo’ portare in detrazione al massimo 1.550/3 = circa 517 euro. In pratica, il limite di 1.550 euro si ripartisce tra chi ha sostenuto la spesa.

    In pratica

    • Ciascuno dei tre fratelli inserisce la propria quota (max 517 euro circa) nel rigo E8-E10 con codice 14.
    • Sulla fattura o ricevuta deve essere indicata la quota sostenuta da ciascuno.
    • Il tetto di 1.550 euro e’ complessivo per il singolo decesso, non per ciascun contribuente.

    Due decessi nello stesso anno

    Scenario. Sempronio nel 2025 sostiene le spese funebri per la madre (1.800 euro) e per un caro amico (900 euro). In entrambi i casi ha pagato lui da solo.

    Come si applica. Per la madre: la spesa e’ 1.800 euro, superiore al limite. Sempronio indica 1.550 euro nel primo rigo (cod. 14). Per l’amico: non occorre alcun vincolo di parentela, la detrazione spetta per qualsiasi deceduto. La spesa e’ 900 euro, inferiore al limite, quindi indica 900 euro in un secondo rigo (cod. 14). Sono due righi distinti, uno per ciascun decesso.

    In pratica

    • Primo rigo E8, codice 14: 1.550 euro (spese funebri madre, limite applicato).
    • Secondo rigo E9, codice 14: 900 euro (spese funebri amico, entro il limite).
    • Nessun vincolo di parentela: la detrazione spetta anche per persone non imparentate.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il limite di 1.550 euro e' per decesso o per contribuente?

    E’ per decesso. Se hai sostenuto spese funebri per due persone diverse nel 2025, puoi detrarre fino a 1.550 euro per ciascun decesso. Se invece piu’ persone si sono divise la spesa per uno stesso funerale, il tetto di 1.550 euro e’ comunque unico per quel decesso e va ripartito tra chi ha pagato.

    Posso detrarre le spese funebri per una persona con cui non ero parente?

    Si. Le istruzioni ufficiali precisano che la detrazione spetta ‘indipendentemente dall’esistenza di un vincolo di parentela’. Se hai pagato il funerale di un amico, di un collega o di qualsiasi altra persona, hai diritto alla detrazione.

    Come compilo il 730 se ci sono stati due decessi nello stesso anno?

    Devi compilare un rigo separato (da E8 a E10) con il codice 14 per ciascun decesso, indicando la spesa riferita a quello specifico defunto. Se hai gia’ usato i righi E8, E9 ed E10, puoi aggiungere un ulteriore modulo alla dichiarazione.

    Posso pagare le spese funebri in contanti e comunque detrarre?

    No. La detrazione del 19% per le spese indicate nel quadro E spetta solo se il pagamento e’ stato effettuato con strumenti tracciabili: bonifico, carta di debito, carta di credito, carta prepagata, assegni. I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione.

    Le spese funebri sostenute dagli eredi per il defunto sono detraibili?

    Le spese funebri (codice 14) rientrano in una voce specifica e non riguardano le spese sanitarie dell’erede per il defunto. La detrazione spetta a chi ha effettivamente sostenuto la spesa funebre, indipendentemente dai rapporti di eredita’.

    Cosa rientra nelle 'spese funebri' ai fini della detrazione?

    Le istruzioni ufficiali non forniscono un elenco tassativo. In generale rientrano le spese direttamente collegate al funerale: onoranze funebri, cassa, trasporto, fiori, manifesti. Conserva tutte le fatture e ricevute per documentare la spesa.

  • Detrazione affitto lavoratori trasferiti: come funziona nel 730

    In sintesi

    • Chi può richiederla: lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza nel comune di lavoro o in un limitrofo.
    • Distanza minima: il nuovo comune deve essere ad almeno 100 km da quello precedente e in una regione diversa.
    • Durata: detrazione per i primi tre anni dal trasferimento della residenza.
    • Solo lavoratori dipendenti: i percettori di redditi assimilati al lavoro dipendente sono esclusi.
    • L’immobile affittato deve essere adibito ad abitazione principale nel nuovo comune di residenza.
    • Dove si indica nel 730: rigo E72, con il numero di giorni di locazione e la percentuale di titolarità del contratto.

    Chi ha diritto alla detrazione e perché esiste

    Quando si cambia città per lavoro, trovare casa nel nuovo posto è un costo che si somma a quelli ordinari della vita. Per questo chi è un lavoratore dipendente e si trasferisce in una regione diversa può portare in detrazione il canone di locazione dell’appartamento affittato come abitazione principale nella nuova città.

    Il beneficio è pensato per compensare parzialmente la doppia spesa che molti lavoratori si trovano ad affrontare nei primi anni dopo il trasferimento. Non è però aperta a tutti: spetta solo ai lavoratori dipendenti, escludendo chi percepisce redditi assimilati al lavoro dipendente (come i co.co.co. o certi collaboratori).

    La detrazione vale per i primi tre anni dal trasferimento della residenza. Ad esempio, se hai spostato la residenza nel 2023, puoi beneficiarne per gli anni 2023, 2024 e 2025. Se hai trasferito la residenza nel 2025, potrai continuare a fruirne anche per il 2026 e il 2027.

    Attenzione: se nel corso dei tre anni smetti di essere lavoratore dipendente (ad esempio passi a un regime autonomo), perdi il diritto alla detrazione a partire dall’anno successivo a quello in cui si è interrotto il rapporto di lavoro dipendente. Gli importi effettivi della detrazione sono graduati in base al reddito complessivo e vengono calcolati da chi presta l’assistenza fiscale sulla base della tabella 2 allegata alle istruzioni del modello 730.

    Requisiti per la detrazione lavoratori trasferiti
    Condizione Dettaglio
    Tipo di lavoratore Solo lavoratori dipendenti
    Distanza minima dal vecchio comune Almeno 100 km
    Diversità di regione Obbligatoria (fuori dalla propria regione)
    Durata dell'agevolazione Primi 3 anni dal trasferimento della residenza
    Uso dell'immobile affittato Abitazione principale nel nuovo comune
    Rigo 730 E72

    Esempio pratico

    • Tizio lavora a Milano e nel 2024 sposta la residenza da Bari (distanza superiore a 100 km, regione diversa) a Milano, dove affitta un appartamento come abitazione principale. Il 2024, il 2025 e il 2026 sono i tre anni in cui può fruire della detrazione. Per il 730/2026 (anno d’imposta 2025) Tizio compila il rigo E72 indicando i 365 giorni di locazione (contratto per tutto l’anno) e la percentuale 100 (unico intestatario). L’importo della detrazione spettante viene determinato da chi presta l’assistenza fiscale in base al reddito complessivo di Tizio secondo la tabella allegata alle istruzioni. Se nel 2027 Tizio diventasse lavoratore autonomo, perderebbe il diritto alla detrazione dal 2027 in poi.

    Documenti necessari

    • Contratto di locazione registrato
    • Ricevute di pagamento del canone (bonifici o quietanze)
    • Certificato di residenza nel nuovo comune
    • Documentazione del rapporto di lavoro dipendente (busta paga, CU)
    • Eventuale documentazione della distanza tra vecchio e nuovo comune di residenza

    Lavoratore che si trasferisce nel 2025

    Scenario. Caio, dipendente di un’azienda veneta, sposta la residenza da Palermo (Sicilia) a Vicenza (Veneto) nel marzo 2025 per seguire un nuovo contratto di lavoro. Affitta un appartamento a Vicenza come abitazione principale.

    Come si applica. La distanza tra Palermo e Vicenza supera ampiamente i 100 km, e si tratta di regioni diverse. Il contratto di locazione decorre da marzo 2025. Caio compila il rigo E72 per i giorni di locazione nel 2025 (da marzo a dicembre, circa 306 giorni). La detrazione spetterà anche per il 2026 e il 2027, che sono il secondo e il terzo anno dal trasferimento. L’importo effettivo è calcolato in base al reddito complessivo.

    In pratica

    • Il trasferimento deve essere nei 3 anni antecedenti la dichiarazione: chi si è trasferito nel 2022 o prima non può più fruire della detrazione nel 730/2026.
    • La distanza di 100 km si misura tra il comune di partenza e quello di arrivo.
    • Basta che il trasferimento sia avvenuto a causa di un nuovo contratto di lavoro dipendente: non è necessario che l’azienda lo abbia imposto.

    Lavoratore che cessa il rapporto dipendente durante i tre anni

    Scenario. Sempronia si è trasferita da Catania a Torino nel 2023 per un lavoro dipendente. Nel 2024 apre la partita IVA e diventa lavoratrice autonoma.

    Come si applica. Nel 730/2024 (anno d’imposta 2023) e nel 730/2025 (anno d’imposta 2024) Sempronia ha fruito della detrazione come lavoratrice dipendente. Ma nel 2024 ha cessato di essere dipendente. Di conseguenza, a partire dall’anno d’imposta 2025 (730/2026) non ha più diritto alla detrazione E72: la legge prevede che si perda il beneficio dall’anno successivo a quello in cui si perde la qualifica di dipendente. Sempronia non compila il rigo E72 nel modello 730/2026.

    In pratica

    • Se nel 2025 si è lavoratori dipendenti per tutti i 12 mesi, la detrazione spetta per l’intero anno.
    • Se nel corso del 2025 si perde la qualifica di dipendente, quella dell’anno 2025 si perde dal 2026: per il 730/2026 il 2025 è ancora coperto solo se si era dipendenti per tutto il 2025.
    • I redditi assimilati al lavoro dipendente (co.co.co., borse di studio, ecc.) non danno diritto alla detrazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi può usare la detrazione per i lavoratori trasferiti?

    Solo i lavoratori dipendenti che hanno trasferito la residenza nel comune di lavoro o in un limitrofo, purché il nuovo comune sia ad almeno 100 km da quello precedente e in una regione diversa.

    Per quanti anni spetta la detrazione?

    Per i primi tre anni dal trasferimento della residenza. Ad esempio, trasferimento nel 2023: si può detrarre per il 2023, il 2024 e il 2025.

    Il trasferimento deve essere imposto dal datore di lavoro?

    No. La detrazione spetta anche se il trasferimento è la conseguenza di un nuovo contratto di lavoro appena stipulato, purché si tratti di lavoro dipendente.

    Cosa succede se smetto di essere lavoratore dipendente?

    Si perde il diritto alla detrazione a partire dall’anno d’imposta successivo a quello in cui si cessa di essere lavoratori dipendenti.

    Come si compila il rigo E72 nel 730?

    Nella colonna 1 si indicano i giorni in cui l’immobile locato è stato adibito ad abitazione principale (massimo 365). Nella colonna 2 si indica la percentuale di titolarità del contratto (100 se unico intestatario, 50 se cointestatario con un’altra persona).

    Posso cumulare questa detrazione con il bonus affitto giovani?

    Le detrazioni per canoni di locazione non sono cumulabili tra loro. Se ci si trova contemporaneamente in situazioni diverse nel corso dell’anno si può beneficiare di più detrazioni, ma solo per i rispettivi periodi.

    Vedi anche: Affitto studenti fuori sede, Risoluzione e proroga dell’affitto, Registrare un contratto di affitto, IVA sulle locazioni, Locazione immobili commerciali e strumentali e Spese agenzia immobiliare.

  • Acconto cedolare secca 2026: come dichiararlo nel 730

    In sintesi

    • Due rate: l’acconto della cedolare secca si versa in due momenti: prima rata (colonna 5 del rigo F1) e seconda o unica rata (colonna 6 del rigo F1).
    • Codici tributo F24: prima rata con codice 1840, seconda o unica rata con codice 1841, anno di riferimento 2025.
    • Quadro F del 730: gli acconti gia versati vanno riportati nel rigo F1, colonne 5 e 6, senza maggiorazioni per rateazione o ritardo.
    • Aliquote cedolare: il 21% per canone libero, il 10% per canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa; l’acconto si calcola sulla cedolare dovuta per l’anno.
    • Acconto ridotto o zero: se prevedi un’imposta inferiore nell’anno successivo, puoi indicare nel rigo F6 un importo minore o barrare la casella per non versare nulla.
    • Saldo e rateizzazione: il saldo della cedolare secca si versa insieme al saldo IRPEF; e possibile rateizzare fino a un massimo di rate il cui ultimo versamento cade entro il 16 dicembre.

    Cos'e l'acconto della cedolare secca e chi deve versarlo

    Se affitti un immobile con il regime della cedolare secca, non paghi solo l’imposta a consuntivo: ogni anno devi anche versare un acconto, cioe una somma anticipata a titolo di imposta sull’anno in corso. Funziona come l’acconto IRPEF: lo Stato incassa una parte dell’imposta stimata prima che tu presenti la dichiarazione dell’anno successivo.

    La cedolare secca e un’imposta sostitutiva che si applica sul canone di locazione annuo: al 21% per i contratti a canone libero e al 10% per i contratti a canone concordato in determinati comuni. Sostituisce l’IRPEF e le addizionali sul reddito di locazione, oltre all’imposta di registro e di bollo sul contratto. Il vantaggio e la semplicita: sai esattamente quanto paghi senza dover calcolare l’aliquota marginale IRPEF.

    L’acconto della cedolare secca si versa tipicamente in due rate, come avviene per l’IRPEF. Se utilizzi il modello 730 con sostituto d’imposta, e il datore di lavoro o l’ente pensionistico a trattenere le somme dalla tua busta paga o pensione. Se invece presenti il 730 senza sostituto o il modello REDDITI, versi direttamente con l’F24.

    Nel modello 730/2026, gli acconti gia versati nel 2025 vanno indicati nel quadro F, rigo F1, colonne 5 e 6. Servono perche chi presta assistenza fiscale (il CAF o il commercialista) li usa per calcolare quanto hai gia pagato e verificare se hai un rimborso o un saldo a debito.

    Acconto cedolare secca: dove si indica nel 730 e codici F24
    Voce Colonna quadro F / rigo Codice tributo F24 Riferimento
    Prima rata acconto cedolare secca 2025 Rigo F1, colonna 5 1840 Anno 2025
    Seconda o unica rata acconto cedolare secca 2025 Rigo F1, colonna 6 1841 Anno 2025
    Acconto cedolare secca sospeso per eventi eccezionali Rigo F5, colonna 6 vedi istruzioni Punto 133 CU 2026
    Richiesta acconto inferiore o azzeramento 2026 Rigo F6, colonna 5 o 6 n.d. Se prevedi imposta minore

    Esempio pratico

    • Tizio affitta un appartamento a canone libero: il canone annuo e 10.000 euro e ha optato per la cedolare secca al 21%, quindi la cedolare dell’anno precedente era 2.100 euro. Nel 2025 ha versato la prima rata dell’acconto con codice tributo 1840 e la seconda con codice 1841. Nel 730/2026, Tizio riporta nel rigo F1 colonna 5 l’importo della prima rata e in colonna 6 quello della seconda. Se il canone non cambia e la cedolare dovuta per il 2025 e ancora 2.100 euro, il saldo sara la differenza tra la cedolare liquidata e quanto gia versato come acconto. Se invece nel 2026 Tizio prevede di non avere piu l’immobile locato (ad esempio perche il contratto scade e non lo rinnovera), puo compilare il rigo F6 colonna 5 barrando la casella per non versare la prima rata di acconto per il 2026, oppure indicare in colonna 6 la minor somma che ritiene di dover versare.

    Documenti necessari

    • Modello F24 con codice tributo 1840 (prima rata acconto cedolare) versato nel 2025
    • Modello F24 con codice tributo 1841 (seconda rata acconto cedolare) versato nel 2025
    • Certificazione Unica 2026 (punti 126 e 127 per dichiarazione congiunta: punti 326 e 327 per il coniuge), se l’acconto e stato trattenuto dal sostituto d’imposta
    • Contratto di locazione registrato con l’opzione per la cedolare secca
    • Prospetto di liquidazione 730-3/2025 (righi 100 e 120), se il rimborso del 730/2025 e stato erogato dall’Agenzia delle Entrate anziche dal sostituto

    Locatore con 730 e sostituto d'imposta

    Scenario. Caio e un lavoratore dipendente e affitta con cedolare secca al 21% un appartamento. Gli acconti della cedolare 2025 sono stati trattenuti dal suo datore di lavoro. Nella Certificazione Unica 2026 trova i punti 126 (prima rata) e 127 (seconda rata) gia compilati.

    Come si applica. Caio riporta nel quadro F, rigo F1, colonna 5, l’importo del punto 126 della CU 2026, e in colonna 6 l’importo del punto 127. Non deve fare nulla con l’F24 perche i versamenti li ha effettuati il datore di lavoro per suo conto. Chi presta assistenza fiscale liquidera la cedolare dovuta per il 2025 (21% del canone) e calcolera l’eventuale saldo o rimborso.

    In pratica

    • Prendi la Certificazione Unica 2026 e cerca i punti 126 e 127.
    • Riporta quei valori nel rigo F1, colonne 5 e 6 del 730.
    • Non devi pagare nulla con F24 per gli acconti gia trattenuti.
    • Il saldo eventuale a debito sara trattenuto dalla busta paga di luglio-agosto.

    Locatore senza sostituto che ha versato autonomamente

    Scenario. Sempronio e un pensionato che non ha un sostituto d’imposta e affitta con cedolare secca al 10% (canone concordato). Ha versato gli acconti della cedolare 2025 autonomamente con due F24: il primo con codice tributo 1840 e il secondo con codice tributo 1841.

    Come si applica. Sempronio compila il rigo F1 del 730 riportando in colonna 5 l’importo versato con codice 1840 e in colonna 6 l’importo versato con codice 1841, entrambi con anno 2025. Se il canone concordato e rimasto invariato e prevede di non rinnovare il contratto l’anno prossimo, puo compilare il rigo F6, colonna 5, barrando la casella per azzerare la prima rata di acconto per il 2026, oppure indicare in colonna 6 la minor somma che ritiene congrua. In alternativa, se ha gia presentato nel 2025 il 730/2025 senza sostituto, puo ricavare gli importi dal rigo 143 del prospetto 730-3/2025.

    In pratica

    • Recupera i modelli F24 con codice 1840 e 1841 versati nel 2025.
    • Riporta gli importi nel rigo F1, colonne 5 e 6.
    • Se non rinnoverai il contratto, valuta di azzerare o ridurre l’acconto nel rigo F6.
    • Conserva le ricevute F24 per eventuali controlli.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Dove si indica l'acconto della cedolare secca nel modello 730?

    Nel quadro F, rigo F1: la prima rata in colonna 5 e la seconda o unica rata in colonna 6. Vanno riportati gli importi gia versati nel 2025, senza includere eventuali maggiorazioni per rateazione o ritardi.

    Quali sono i codici tributo F24 per l'acconto cedolare secca?

    Codice tributo 1840 per la prima rata e codice tributo 1841 per la seconda o unica rata, entrambi con anno di riferimento 2025.

    Posso chiedere di versare meno acconto cedolare secca per il 2026?

    Si. Se prevedi che la cedolare dovuta per il 2026 sara inferiore, compili il rigo F6 del 730: barri la colonna 5 per azzerare la prima rata oppure indichi in colonna 6 la minor somma che ritieni congrua. Puoi fare lo stesso per la seconda rata con le colonne 5 e 6. Ricorda pero che se la stima e sbagliata potresti dover pagare interessi e sanzioni.

    L'acconto cedolare secca si puo rateizzare?

    Si. Il pagamento rateale e possibile: il saldo della cedolare secca, insieme alla prima rata di acconto per il 2026, puo essere frazionato in piu rate. Il numero di rate va indicato nella colonna 7 del rigo F6 e deve essere compreso tra 2 e 6 (massimo 5 per i pensionati). L’ultimo versamento deve concludersi entro il 16 dicembre. Sono dovuti interessi pari allo 0,33% mensile.

    Se ho presentato il 730/2025 con sostituto, dove trovo gli acconti cedolare trattenuti?

    Nella Certificazione Unica 2026 rilasciata dal tuo sostituto d’imposta: punto 126 per la prima rata e punto 127 per la seconda rata (punti 326 e 327 se la dichiarazione 2025 era congiunta per il coniuge). Questi importi vanno copiati nel rigo F1, colonne 5 e 6 del 730/2026.

    La cedolare secca si cumula con l'IRPEF?

    No. La cedolare secca e un’imposta sostitutiva: sostituisce l’IRPEF e le addizionali sul reddito di locazione, oltre all’imposta di registro e di bollo sul contratto. I canoni tassati con cedolare secca sono esclusi dal reddito complessivo ai fini delle aliquote IRPEF, anche se vengono considerati per calcolare alcune detrazioni e agevolazioni collegate al reddito (come l’ISEE e le detrazioni per carichi di famiglia).

    Vedi anche: Cedolare secca o IRPEF sull’affitto, Cedolare secca sulle locazioni, Affitti brevi, Affitto d’azienda, Imposta di registro sull’affitto e Affitto di azienda o ramo.

  • Dividendi da azioni estere nel 730 2026: ritenuta, credito d’imposta e netto frontiera

    In sintesi

    • Doppia tassazione da evitare: quando un’azienda estera paga un dividendo, il paese di origine trattiene una ritenuta alla fonte; poi l’Italia tassa di nuovo il reddito. Per non pagare due volte, esiste il credito d’imposta per le imposte pagate all’estero.
    • Aliquota italiana 26%: i dividendi da partecipazioni non qualificate in societa’ estere residenti in paesi a fiscalita’ ordinaria sono soggetti a ritenuta a titolo d’imposta del 26% in Italia.
    • Quota titoli di Stato al 48,08%: i redditi diversi derivanti da obbligazioni di Stati inclusi nella lista ministeriale sono computati nella misura del 48,08% del loro ammontare ai fini dell’imposta sostitutiva del 26%.
    • Intermediario italiano = nessuna dichiarazione: se i dividendi transitano tramite una banca o un intermediario italiano, questi applica la ritenuta e versa al Fisco per tuo conto. Non compili nulla.
    • Dividendi senza intermediario IT: se ricevi dividendi direttamente da un intermediario estero, devi dichiararli nel quadro D (rigo D1) o nel quadro M (rigo M31), a seconda della natura e del regime scelto.
    • Monitoraggio fiscale obbligatorio: se hai azioni estere detenute direttamente (non tramite banca italiana) e il loro valore supera certe soglie, devi compilare il quadro W anche se non hai venduto nulla.

    Come si tassano i dividendi da azioni estere in Italia

    Possedere azioni di societa’ quotate all’estero – Amazon, LVMH, Volkswagen, per fare qualche esempio noto – comporta che ogni volta che quella societa’ distribuisce un dividendo, il tuo reddito viene toccato due volte: prima lo Stato estero trattiene una quota alla fonte (la ritenuta estera), poi l’Italia considera quel dividendo come reddito italiano e applica la propria tassazione. Per attenuare questo doppio prelievo, l’ordinamento italiano riconosce un credito d’imposta pari alle imposte gia’ pagate all’estero.

    Se hai le tue azioni depositate presso una banca o un intermediario italiano, tutta questa complessita’ e’ gestita in automatico: l’intermediario calcola la ritenuta italiana del 26%, sottrae il credito per la quota estera nel limite di quanto consentito dalla convenzione contro le doppie imposizioni, e versa la differenza al Fisco italiano. Tu ricevi il netto e non devi compilare nessun rigo nella dichiarazione.

    Le cose cambiano se operi con un intermediario estero, o se non c’e’ un sostituto d’imposta italiano che applichi la ritenuta. In quel caso il dividendo va dichiarato: nel quadro D del 730 (o del Redditi PF) se scegli la tassazione ordinaria con diritto al credito d’imposta pieno, oppure nel rigo M31 del Redditi PF se preferisci l’imposta sostitutiva nella misura della ritenuta italiana equivalente.

    Attenzione alla distinzione tra partecipazioni ‘qualificate’ e ‘non qualificate’: se possiedi una quota rilevante di una societa’ estera (in genere oltre il 2% dei diritti di voto per societa’ quotate, oltre il 20% per non quotate), le regole cambiano e si parla di partecipazione qualificata, con conseguenze diverse sulla dichiarazione.

    Tassazione dividendi esteri: quadro riepilogativo
    Situazione Trattamento fiscale Dove dichiarare
    Dividendi da partecipazione non qualificata tramite intermediario IT Ritenuta 26% a titolo d'imposta applicata dall'intermediario Non serve dichiarare
    Dividendi senza intermediario IT (partecipazione non qualificata) Imposta sostitutiva stessa misura ritenuta IT (26%) Quadro M, rigo M31
    Dividendi da partecipazione non qualificata, opzione tassazione ordinaria IRPEF ordinaria con credito per imposte estere Quadro D, rigo D1
    Dividendi da paesi a fiscalita' privilegiata (titoli non quotati) Tassazione piena; regole speciali – vedere istruzioni AdE Quadro M, rigo M31 o quadro D
    Obbligazioni estere di Stati in lista ministeriale (redditi diversi) Computati al 48,08% dell'ammontare; aliquota 26% Quadro RT/T sezione II

    Esempio pratico

    • Tizio detiene 200 azioni Apple tramite la sua banca italiana. Nel 2025 riceve dividendi lordi di 1.000 dollari (circa 920 euro al cambio). Gli USA trattengono il 15% di ritenuta alla fonte (138 euro). La banca italiana applica il 26% italiano (239 euro) e sottrae il credito per la ritenuta estera (138 euro). Tizio paga in Italia 101 euro (239-138) e riceve il netto. Non compila nulla nel 730 2026. Caio invece ha le stesse azioni su un broker americano: riceve 920 euro al netto della ritenuta USA, ma deve dichiarare il lordo nel rigo M31 del Redditi PF, indicando l’imposta sostitutiva e il credito per la ritenuta gia’ pagata.

    Documenti necessari

    • Certificazione dell’intermediario italiano (CUD o comunicazione annuale) con dettaglio dei dividendi ricevuti e delle ritenute applicate
    • Estratto conto del broker estero con l’importo lordo dei dividendi e la ritenuta estera trattenuta
    • Documentazione del cambio valuta usato per convertire i dividendi in euro (provvedimento del Direttore dell’Agenzia sui cambi medi mensili)
    • Eventuale convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e il paese della societa’ (per verificare la percentuale massima di ritenuta estera accreditabile)
    • Per azioni detenute direttamente all’estero: documentazione di supporto al quadro W (valore iniziale e finale nel periodo d’imposta)

    Tizio riceve dividendi da azioni tedesche tramite banca italiana

    Scenario. Tizio possiede azioni Siemens depositate presso la sua banca italiana. Nel 2025 Siemens distribuisce dividendi. La Germania applica una ritenuta alla fonte. La banca italiana applica poi la ritenuta del 26%.

    Come si applica. La banca gestisce tutto: calcola la ritenuta italiana del 26%, sottrae il credito per la quota di ritenuta tedesca accreditabile (nel limite previsto dalla convenzione Italia-Germania), e accredita il netto sul conto. Tizio non deve compilare nessun rigo nel 730 2026. La banca gli consegnera’ una certificazione con tutti i dettagli che servono solo per eventuale verifica futura.

    In pratica

    • Conserva la certificazione della banca anche se non devi dichiarare nulla: e’ utile in caso di controllo.
    • Se ritieni di aver pagato piu’ del dovuto per effetto della ritenuta estera, verifica con la banca se la convenzione e’ stata applicata correttamente.
    • Le azioni depositate in Italia non vanno indicate nel quadro W: l’obbligo di monitoraggio non sussiste per prodotti gestiti da intermediari residenti.

    Sempronio ha un conto titoli in Svizzera e riceve dividendi USA

    Scenario. Sempronio detiene azioni americane su un conto aperto in Svizzera. Nel 2025 riceve dividendi per 2.000 dollari (circa 1.840 euro). Gli USA trattengono il 30% di ritenuta (552 euro), Sempronio riceve 1.288 euro sul conto svizzero.

    Come si applica. Non c’e’ alcun intermediario italiano: Sempronio deve dichiarare il reddito. Deve prima compilare il quadro W per il monitoraggio fiscale (valore del conto e delle azioni). Poi puo’ scegliere: indicare il dividendo lordo nel rigo M31 con imposta sostitutiva al 26% (478 euro), dal quale sottrarre il credito per le imposte estere nel limite dell’imposta sostitutiva italiana; oppure optare per la tassazione ordinaria nel quadro D, avendo diritto al credito pieno per le imposte americane pagate.

    In pratica

    • Compila sempre il quadro W per il monitoraggio fiscale se hai attivita’ finanziarie all’estero: e’ obbligatorio indipendentemente dall’importo (salvo le soglie minime previste).
    • Confronta i due regimi (sostitutiva vs. ordinaria) prima di scegliere: con una ritenuta estera alta come quella USA (30%), la tassazione ordinaria con credito pieno puo’ essere piu’ conveniente.
    • Per il quadro M rigo M31 occorre il Redditi PF, non il semplice 730.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se la mia banca italiana gestisce tutto, devo fare qualcosa in dichiarazione?

    No. Se i dividendi transitano per un intermediario residente che applica la ritenuta a titolo d’imposta, non devi compilare nessun rigo. L’intermediario versa al Fisco per tuo conto.

    Che cos'e' il 'netto frontiera' che sento spesso citare?

    E’ il dividendo gia’ decurtato della ritenuta applicata nel paese di origine (la ritenuta ‘alla fonte’ estera). E’ l’importo che arriva sul tuo conto prima che l’Italia applichi la propria imposta. La banca italiana poi calcola l’imposta sul lordo e concede il credito per la ritenuta estera.

    Come si calcola il credito d'imposta per le imposte estere?

    Il credito e’ pari all’imposta pagata all’estero, ma non puo’ superare l’imposta italiana dovuta sullo stesso reddito. Se hai pagato all’estero piu’ di quanto dovresti in Italia, la parte eccedente non ti viene rimborsata.

    Devo dichiarare le azioni estere nel quadro W anche se non ho venduto e non ho ricevuto dividendi?

    Si’, se le azioni sono detenute direttamente all’estero (non tramite intermediario italiano) e il loro valore supera le soglie di esenzione, devi compilare il quadro W ai fini del monitoraggio fiscale, indipendentemente da eventuali redditi percepiti nel periodo.

    I dividendi da ETF sono trattati come i dividendi da azioni?

    Dipende: se l’ETF e’ domiciliato in Italia o distribuisce tramite intermediario italiano, la banca applica la ritenuta automaticamente. Se e’ un ETF estero senza intermediario italiano, il trattamento e’ simile a quello dei dividendi esteri diretti.

  • Spese veterinarie nel 730: tetto unico anche con più animali

    In sintesi

    • La detrazione spetta per le spese veterinarie di animali legalmente detenuti per compagnia o per pratica sportiva.
    • Il tetto massimo detraibile è 550 euro, indipendentemente dal numero di animali che hai.
    • La detrazione del 19% si applica solo sulla parte che supera i 129,11 euro (la franchigia, cioè la quota che resta a tuo carico).
    • Se hai più animali, cumuli tutte le spese in un unico rigo: il limite di 550 euro è uno solo per l’intera dichiarazione.
    • Il pagamento deve essere effettuato con strumenti tracciabili (carta, bonifico, ecc.), salvo eccezioni per strutture pubbliche o accreditate SSN.
    • Le spese devono risultare da fatture o ricevute intestate al proprietario dell’animale.

    Come funziona la detrazione per le spese dal veterinario

    Se nel 2025 hai sostenuto spese per curare il tuo cane, il tuo gatto o un altro animale da compagnia, puoi inserirle nel 730 e ottenere una riduzione dell’imposta da pagare. La detrazione vale anche per gli animali utilizzati per la pratica sportiva (come i cavalli da equitazione dilettantistica).

    La regola di base è semplice: puoi detrarre il 19% delle spese veterinarie, ma solo sulla parte che supera i 129,11 euro. Questa cifra iniziale, che resta interamente a tuo carico, si chiama franchigia. L’importo massimo su cui calcolare la detrazione è di 550 euro.

    Il punto che spesso crea confusione riguarda chi ha più di un animale: anche in questo caso esiste un unico tetto di 550 euro per tutto l’anno. Non importa se hai un cane e un gatto o tre gatti: sommi tutte le spese veterinarie e applichi il limite unico.

    Come si calcola la detrazione sulle spese veterinarie
    Voce Importo / Regola
    Tetto massimo indicabile nel rigo 550,00 euro
    Franchigia (parte non detraibile) 129,11 euro
    Base su cui si applica il 19% Spesa indicata meno 129,11 euro
    Aliquota di detrazione 19%
    Detrazione massima ottenibile 19% x (550 – 129,11) = circa 79,97 euro
    Animali ammessi Legalmente detenuti per compagnia o pratica sportiva

    Esempio pratico

    • Tizio ha due gatti e ha speso nel 2025: 350 euro per il primo (visite e medicinali) e 250 euro per il secondo. Totale: 600 euro. Nel rigo della dichiarazione Tizio indica 550 euro (il massimo consentito, non 600). La detrazione del 19% si calcola su 550 – 129,11 = 420,89 euro. Detrazione spettante: circa 79,97 euro. Questi vengono scalati dall’imposta che Tizio deve pagare. Le istruzioni dell’Agenzia citano espressamente questo esempio: ‘per spese veterinarie sostenute per un totale di 600 euro, nel rigo andranno indicati 550 euro e la detrazione del 19 per cento sarà calcolata su un importo di 421 euro’.

    Documenti necessari

    • Fatture o ricevute fiscali del veterinario intestate al proprietario dell’animale
    • Scontrini per medicinali veterinari con il codice fiscale del destinatario
    • Estratto conto o ricevuta del pagamento tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico)
    • Documentazione che attesti la detenzione legale dell’animale (se richiesta in caso di controllo)

    Caio ha un cane da compagnia e spende meno del tetto

    Scenario. Caio ha sostenuto nel 2025 spese veterinarie per il suo cane per un totale di 320 euro: 200 euro per una visita specialistica e 120 euro per medicinali acquistati in farmacia.

    Come si applica. Caio indica nel rigo del 730 l’intero importo di 320 euro (non supera il tetto di 550 euro). La detrazione del 19% si applica sulla parte eccedente la franchigia: 320 – 129,11 = 190,89 euro. Detrazione spettante: 190,89 x 19% = circa 36,27 euro. Caio deve aver pagato con strumenti tracciabili; per i medicinali lo scontrino parlante è sufficiente.

    In pratica

    • Indicare nel rigo la spesa effettiva se inferiore a 550 euro, senza arrotondamenti.
    • La franchigia di 129,11 euro si applica sempre: se hai speso meno di questa cifra non ottieni nulla.
    • I medicinali veterinari sullo scontrino devono riportare la natura del prodotto e il codice fiscale di chi acquista.

    Sempronia ha due cavalli da equitazione e supera il tetto

    Scenario. Sempronia pratica equitazione dilettantistica e detiene due cavalli legalmente. Nel 2025 ha speso 480 euro per il veterinario del primo cavallo e 310 euro per il secondo: totale 790 euro.

    Come si applica. Sempronia può indicare nel rigo al massimo 550 euro, perché il tetto non si moltiplica per il numero di animali. La detrazione del 19% si calcola su 550 – 129,11 = 420,89 euro. Detrazione spettante: circa 79,97 euro. I 240 euro eccedenti (790 – 550) non sono detraibili.

    In pratica

    • Il limite di 550 euro è unico per tutta la dichiarazione: non importa quanti animali hai.
    • Anche per gli animali sportivi (cavalli, cani da gara) la regola è la stessa.
    • Conserva tutte le fatture del veterinario: in caso di controllo devi dimostrare le spese sostenute.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto posso detrarre al massimo per le spese veterinarie?

    La detrazione massima è del 19% su un importo massimo di 550 euro, al netto della franchigia di 129,11 euro. Il massimo teorico ottenibile è quindi circa 79,97 euro.

    Se ho due animali, posso detrarre 550 euro per ciascuno?

    No. Il tetto di 550 euro è unico per tutta la dichiarazione, indipendentemente dal numero di animali. Devi sommare tutte le spese veterinarie e indicare al massimo 550 euro nel rigo.

    La franchigia di 129,11 euro si sottrae per ogni animale o una volta sola?

    Una volta sola, sul totale delle spese dichiarate. Se hai inserito 550 euro, la detrazione si calcola su 550 – 129,11 = 420,89 euro.

    Quali animali danno diritto alla detrazione?

    Gli animali legalmente detenuti per compagnia (cani, gatti, ecc.) o per pratica sportiva (cavalli da equitazione dilettantistica, cani da gara). Non rientrano gli animali da reddito o da lavoro.

    Devo pagare con carta o bonifico per avere la detrazione?

    Si, la detrazione del 19% richiede il pagamento tracciabile (carta, bonifico, MAV, PagoPA). Fanno eccezione le prestazioni rese da strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale, per le quali la tracciabilità non è obbligatoria.

    Posso detrarre le spese veterinarie sostenute per un animale di un familiare a carico?

    Le istruzioni indicano che la detrazione spetta per spese nell’interesse proprio. Verifica con il Caf o il professionista se la situazione specifica rientra nelle ipotesi agevolate.

    Vedi anche: Detrazione spese veterinarie, Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie e Spese mediche oltre 15.493 euro.

  • Art. 172 TUEL: Altri allegati al bilancio di previsione

    Art. 172 TUEL: Altri allegati al bilancio di previsione

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Al bilancio di previsione sono allegati i documenti previsti dall' art. 11, comma 3, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni, e i seguenti documenti: a) l'elenco degli indirizzi internet di pubblicazione del rendiconto della gestione, del bilancio consolidato deliberati e relativi al penultimo esercizio antecedente quello cui si riferisce il bilancio di previsione, dei rendiconti e dei bilanci consolidati delle unioni di comuni e dei soggetti considerati nel gruppo "amministrazione pubblica" di cui al principio applicato del bilancio consolidato allegato al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni, relativi al penultimo esercizio antecedente quello cui il bilancio si riferisce.

    Tali documenti contabili sono allegati al bilancio di previsione qualora non integralmente pubblicati nei siti internet indicati nell'elenco; b) la deliberazione, da adottarsi annualmente prima dell'approvazione del bilancio, con la quale i comuni verificano la quantità e qualità di aree e fabbricati da destinarsi alla residenza, alle attività produttive e terziarie – ai sensi delle leggi 18 aprile 1962, n. 167, 22 ottobre 1971, n. 865, e 5 agosto 1978, n. 457 , che potranno essere ceduti in proprietà od in diritto di superficie; con la stessa deliberazione i comuni stabiliscono il prezzo di cessione per ciascun tipo di area o di fabbricato; c) le deliberazioni con le quali sono determinati, per l'esercizio successivo, le tariffe, le aliquote d'imposta e le eventuali maggiori detrazioni, le variazioni dei limiti di reddito per i tributi locali e per i servizi locali, nonché, per i servizi a domanda individuale, i tassi di copertura in percentuale del costo di gestione dei servizi stessi; d) la tabella relativa ai parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale prevista dalle disposizioni vigenti in materia; e) il prospetto della concordanza tra bilancio di previsione e obiettivo programmatico del patto di stabilità interno. 83

    Fonte: Normattiva.it.

  • Articolo 50 TU Giustizia Tributaria: Incompetenza

    Art. 50 D.Lgs. 175/2024 – Incompetenza

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. La competenza delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado è inderogabile.

    2. L'incompetenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado è rilevabile, anche d'ufficio, soltanto nel grado al quale il vizio si riferisce.

    3. La sentenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado che dichiara la propria incompetenza rende incontestabile l'incompetenza dichiarata e la competenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado in essa indicata, se il processo viene riassunto a norma del comma 5.

    4. Non si applicano le disposizioni del codice di procedura civile sui regolamenti di competenza.

    5. La riassunzione del processo davanti alla corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado dichiarata competente deve essere effettuata a istanza di parte nel termine fissato nella sentenza o in mancanza nel termine di sei mesi dalla comunicazione della sentenza stessa. Se la riassunzione avviene nei termini suindicati il processo continua davanti alla nuova corte di giustizia tributaria, altrimenti si estingue.

  • CCNL RSA e Case di Riposo ANASTE: welfare e sanità integrativa 2025

    CCNL RSA e Case di Riposo (ANASTE)

    Welfare e sanità integrativa CCNL ANASTE 2025: ente bilaterale, fondi e prestazioni

    Il sistema di welfare previsto dal CCNL ANASTE per i lavoratori delle RSA e case di riposo si fonda sull’ente bilaterale ENBAS, su eventuali piani sanitari integrativi aziendali e sulla previdenza complementare individuale. Comprendere questi strumenti permette di sfruttare appieno le tutele contrattuali e fiscali disponibili.

    In sintesi

    Il CCNL ANASTE prevede un sistema di welfare di settore tramite l’ente bilaterale ENBAS e rimanda alla contrattazione aziendale per l’attivazione di piani sanitari integrativi. La previdenza complementare è accessibile tramite fondi pensione aperti o PIP, in assenza di un fondo chiuso dedicato esclusivamente al settore ANASTE.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    ANASTE (datoriale) · CIU-Unionquadri · SNALV-Confsal · Confsal · CSE · CSE Sanità · CSE Fulscam · Confelp
    Ultimo rinnovo
    23 luglio 2025 (verbale); testo consolidato 3 novembre 2025
    Vigenza
    1° gennaio 2023 – 31 dicembre 2025
    Ente bilaterale
    ENBAS — Ente Nazionale Bilaterale delle Strutture Socio-Assistenziali
    Previdenza complementare
    Fondi aperti o PIP (in assenza di fondo chiuso di categoria esclusivo)

    L’ente bilaterale ENBAS: cos’è e come funziona

    L’ENBAS (Ente Nazionale Bilaterale delle Strutture Socio-Assistenziali) è l’organismo paritetico istituito dal CCNL ANASTE tra la parte datoriale (ANASTE) e le organizzazioni sindacali firmatarie. Ha personalità giuridica propria e persegue finalità di assistenza, formazione professionale e welfare integrativo per i lavoratori delle strutture aderenti.

    I compiti istituzionali dell’ENBAS includono:

    • gestione di prestazioni di carattere assistenziale per i lavoratori in forza nelle strutture aderenti (contributi per spese sanitarie non coperte dal SSN, sussidi per situazioni di difficoltà temporanea, contributi per formazione professionale continua);
    • attività di studio, ricerca e monitoraggio sul mercato del lavoro nel settore socio-assistenziale;
    • supporto alla contrattazione aziendale di secondo livello e alle commissioni paritetiche;
    • gestione delle procedure di conciliazione e arbitrato nelle controversie di lavoro.

    L’adesione all’ENBAS è condizione per beneficiare di alcune agevolazioni previste dal CCNL ANASTE. I datori che non versano i contributi dovuti all’ente bilaterale possono perdere il diritto alle riduzioni contributive INPS collegate al contratto.

    La sanità integrativa nel settore ANASTE

    A differenza di altri CCNL del comparto sociosanitario (ad esempio il CCNL delle cooperative sociali, che per alcune sigle fa riferimento a fondi sanitari specifici), il CCNL ANASTE non individua a livello nazionale un fondo sanitario integrativo chiuso esclusivamente dedicato alle strutture ANASTE.

    Le prestazioni sanitarie integrative per i lavoratori possono essere attivate attraverso due canali principali:

    1. Prestazioni ENBAS: l’ente bilaterale eroga contributi per spese sanitarie straordinarie (interventi chirurgici, protesi, trattamenti non coperti dal SSN) ai lavoratori delle strutture aderenti che ne fanno richiesta, nei limiti e secondo le modalità del regolamento vigente dell’ente.
    2. Piani sanitari aziendali: il datore di lavoro può attivare, tramite accordo aziendale o piano unilaterale, una polizza sanitaria collettiva o l’adesione a un fondo sanitario aperto (es. Fondo Est, Fondo QAS, o altri fondi sanitari integrativi iscritti all’Anagrafe dei fondi sanitari del Ministero della Salute) a favore dei dipendenti. Le prestazioni erogate tramite questi strumenti beneficiano del regime di non imponibilità fiscale e contributiva previsto dall’art. 51, comma 2, lett. a), del TUIR, a condizione che il piano sanitario sia rivolto alla generalità o a categorie di dipendenti.

    Verifica con l’HR aziendale: l’esistenza di un piano sanitario integrativo dipende dalla struttura specifica. Non tutte le RSA aderenti ad ANASTE hanno attivato una polizza collettiva. È opportuno verificare nel proprio contratto individuale o nel regolamento aziendale se tale beneficio è previsto.

    Tabella riepilogativa dei pilastri di welfare CCNL ANASTE

    Struttura del welfare nel CCNL ANASTE — schema riepilogativo
    Pilastro Strumento Obbligo contrattuale Note
    Bilateralità ENBAS Sì (obbligo di adesione per le strutture ANASTE) Contributi a carico di datore e lavoratore; prestazioni variabili per regolamento
    Sanità integrativa Prestazioni ENBAS + eventuale polizza aziendale Parziale (ENBAS obbligatorio; polizza aziendale facoltativa o da accordo) Nessun fondo sanitario chiuso di categoria esclusivo ANASTE
    Previdenza complementare Fondi aperti o PIP autorizzati COVIP No (il lavoratore sceglie liberamente; silenzio-assenso → FondINPS) Nessun fondo chiuso di categoria esclusivo ANASTE
    Welfare aziendale Accordo aziendale o piano unilaterale del datore No (facoltativo, demandato alla contrattazione di 2° livello) Regime fiscale agevolato ex art. 51, cc. 2-3, TUIR
    Formazione continua ENBAS e accordi regionali Parziale (obblighi formativi per specifici profili professionali) 120 ore/anno per apprendisti; ECM per professionisti sanitari

    La previdenza complementare: opzioni per i lavoratori ANASTE

    In assenza di un fondo pensione chiuso di categoria esclusivamente dedicato alle strutture ANASTE, i lavoratori del settore possono costruire la propria previdenza complementare attraverso:

    • Fondi pensione aperti: gestiti da banche, assicurazioni o SGR e autorizzati dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione). Il lavoratore versa il TFR e, facoltativamente, un contributo aggiuntivo volontario. Il datore non ha obbligo di versare un contributo proprio in assenza di un fondo collettivo di categoria, salvo accordo aziendale.
    • Piani Individuali Pensionistici (PIP): contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale, anch’essi soggetti alla vigilanza COVIP. Maggiore flessibilità ma spesso costi di gestione più elevati rispetto ai fondi aperti.
    • FondINPS (Fondo Residuale INPS): nel caso di silenzio-assenso entro 6 mesi dall’assunzione, in assenza di un fondo collettivo applicabile, il TFR confluisce nel Fondo Residuale gestito dall’INPS. È una soluzione di «default», generalmente meno efficiente rispetto a un fondo pensione attivo.

    I contributi versati ai fondi pensione (TFR + eventuali contributi volontari) sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a un massimo di 5.164,57 euro annui (ai sensi dell’art. 10 del TUIR). Le prestazioni al pensionamento sono tassate con aliquote ridotte (dal 9% al 15%) in funzione degli anni di partecipazione al fondo.

    Il welfare aziendale: opportunità dalla contrattazione di secondo livello

    Il CCNL ANASTE promuove lo sviluppo del welfare aziendale come strumento di integrazione della retribuzione e di miglioramento del benessere dei lavoratori. Tramite accordo aziendale o di secondo livello, il datore può predisporre un piano di welfare che includa:

    • buoni pasto o servizio mensa (non imponibili fino a 8 euro al giorno per buoni elettronici);
    • rimborso spese per asilo nido, scuola, libri di testo per i figli;
    • polizze sanitarie integrative collettive (non imponibili ai fini IRPEF e contributivi se rivolte alla generalità dei dipendenti);
    • abbonamenti ai trasporti pubblici;
    • servizi di supporto psicologico o counseling (rilevanti per il personale delle RSA, esposto a elevato stress occupazionale).

    Il valore complessivo dei benefit di welfare non soggetti a tassazione è fissato dalla legge (art. 51, comma 3, TUIR) in 1.000 euro annui (elevabili a 2.000 euro per i lavoratori con almeno un figlio a carico, limitatamente agli anni in cui la norma lo prevede). Qualora il piano di welfare sia collegato a un premio di risultato, il limite si somma a quello del premio detassato.

    Casi pratici

    Tizio — OSS che verifica le prestazioni ENBAS dopo una spesa sanitaria
    Tizio, OSS al livello 4 in una RSA aderente ad ANASTE, ha sostenuto una spesa odontoiatrica non rimborsata dal SSN di 800 €. Verifica sul sito dell’ENBAS se la struttura dove lavora è in regola con i versamenti all’ente bilaterale e se la sua spesa rientra tra quelle rimborsabili. Accertato che la struttura è aderente e in regola, presenta la richiesta di contributo con fattura e documentazione medica. Riceve il rimborso nei limiti e nei massimali previsti dal regolamento ENBAS vigente.
    Caia — Infermiera che sceglie un fondo pensione aperto
    Caia, infermiera al livello 8, all’assunzione decide di destinare il TFR futuro a un fondo pensione aperto di sua scelta, autorizzato dalla COVIP. In aggiunta al TFR, versa volontariamente 100 € mensili (1.200 € annui), che deduce integralmente dall’IRPEF entro il limite di 5.164,57 €. Il datore non ha obbligo di versare un contributo proprio in assenza di un fondo collettivo di categoria. Dopo 30 anni di partecipazione, le prestazioni saranno tassate al 9%, con un risparmio fiscale significativo rispetto alla tassazione ordinaria.
    Sempronio — Direttore di struttura che introduce un piano di welfare aziendale
    Sempronio, direttore di una RSA con 35 dipendenti, propone al sindacato aziendale un piano di welfare che include: buoni pasto elettronici da 8 € per giorno lavorato, un abbonamento annuale ai trasporti pubblici per ogni dipendente (250 €) e l’attivazione di una polizza sanitaria integrativa collettiva con copertura per visite specialistiche e accertamenti diagnostici. L’accordo aziendale è firmato dalla RSU aziendale e depositato telematicamente. Il costo annuo per la struttura è parzialmente compensato dalla riduzione del cuneo fiscale e contributivo: i benefit sono esenti da contributi INPS e da IRPEF entro i limiti di legge.

    Domande frequenti

    Cos’è l’ENBAS e cosa offre ai lavoratori delle RSA ANASTE?
    L’ENBAS (Ente Nazionale Bilaterale delle strutture socio-assistenziali) è l’ente bilaterale istituito dal CCNL ANASTE. Gestisce prestazioni integrative per i lavoratori delle strutture aderenti: contributi per spese sanitarie, sussidi in caso di difficoltà, contributi per formazione. Le prestazioni specifiche e i massimali sono consultabili sul sito dell’ente e possono variare nel tempo.
    Esiste un fondo sanitario integrativo chiuso dedicato esclusivamente al settore ANASTE?
    Al momento della redazione di questa guida, il CCNL ANASTE non individua un fondo sanitario integrativo chiuso esclusivamente dedicato alle strutture ANASTE. Le prestazioni sanitarie integrative passano attraverso l’ENBAS o piani sanitari aziendali attivati con accordo di secondo livello.
    Il datore di lavoro deve versare contributi all’ENBAS?
    Sì. Il CCNL ANASTE prevede l’obbligo per i datori aderenti di versare contributi all’ENBAS per ogni lavoratore in forza. Il mancato versamento può comportare l’inapplicabilità di alcune agevolazioni previste dal contratto.
    I lavoratori ANASTE possono aderire a un fondo pensione complementare?
    Sì. In assenza di un fondo pensione chiuso di categoria, i lavoratori possono aderire a fondi pensione aperti o PIP autorizzati dalla COVIP. In caso di silenzio-assenso, il TFR va al Fondo Residuale INPS (FondINPS). I contributi versati sono deducibili fino a 5.164,57 € annui.
    Il welfare aziendale può sostituire parte della retribuzione nel CCNL ANASTE?
    No. Il welfare aziendale si aggiunge alla retribuzione contrattuale minima garantita dal CCNL. Può essere introdotto tramite accordo aziendale e beneficia di esenzione fiscale e contributiva entro i limiti di legge (1.000 € annui, elevabili a 2.000 € con figli a carico).

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2025, preavviso, procedura telematica e tutele, preavviso e licenziamento 2025, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi 2025.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al testo consolidato del CCNL Istituzioni Socio-Assistenziali ANASTE del 3 novembre 2025 (vigenza 2023-2025). Le informazioni sull’ENBAS e sulle prestazioni dell’ente bilaterale sono di carattere generale: per i massimali e le condizioni di accesso aggiornati è necessario consultare direttamente l’ente. Le indicazioni sulla previdenza complementare e sul welfare aziendale hanno finalità illustrativa e non costituiscono consulenza fiscale o previdenziale. Per situazioni individuali è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, alle organizzazioni sindacali firmatarie (SNALV-Confsal, Confsal, CIU-Unionquadri, CSE) o a un consulente previdenziale abilitato.

  • Passaggio di proprietà auto: quali tributi si pagano

    In sintesi

    • Il passaggio di proprietà di un veicolo usato comporta il pagamento di più tributi e diritti distinti
    • La voce principale è l’IPT (imposta provinciale di trascrizione), variabile per potenza e provincia
    • Si aggiungono l’imposta di bollo, gli emolumenti ACI e i diritti della Motorizzazione (diritti DT)
    • Vanno considerati anche i costi dell’agenzia di pratiche auto e dell’autenticazione della firma
    • Gli importi dei tributi variano nel tempo e da provincia a provincia: verificare i tariffari vigenti
    • L’atto va registrato entro i termini per evitare sanzioni amministrative

    Quanto costa davvero cambiare proprietario di un'auto

    Quando si compra o si vende un’automobile usata, il prezzo concordato tra le parti non è l’unico costo da sostenere. Al momento di rendere ufficiale il trasferimento del veicolo occorre effettuare una serie di formalità burocratiche che comportano il pagamento di tributi e diritti a favore di diversi enti. Conoscere in anticipo queste voci permette di evitare sorprese e di calcolare correttamente il costo complessivo dell’operazione.

    Il passaggio di proprietà di un veicolo usato si articola in due adempimenti principali: la registrazione dell’atto di vendita e la trascrizione del nuovo intestatario al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), con il contestuale aggiornamento della carta di circolazione presso la Motorizzazione. Ciascuno di questi passaggi genera oneri di natura diversa: imposte vere e proprie, diritti fissi e compensi per i servizi amministrativi.

    La somma finale dipende dalla potenza del veicolo, dalla provincia in cui viene effettuata la pratica e dai tariffari in vigore al momento dell’operazione. Per questo è sempre consigliabile chiedere un preventivo dettagliato a un’agenzia di pratiche auto o allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA) prima di concludere la compravendita.

    Voci di costo del passaggio di proprietà auto
    Voce Natura A chi spetta
    IPT (imposta provinciale di trascrizione) Imposta provinciale, variabile per kW e provincia Provincia competente
    Imposta di bollo Tributo erariale per registrazione atto e aggiornamento carta di circolazione Erario (Agenzia delle Entrate)
    Emolumenti ACI Diritti per la formalità di trascrizione al PRA ACI / PRA
    Diritti DT (Motorizzazione) Diritti per l'aggiornamento del libretto di circolazione Motorizzazione Civile
    Costi agenzia pratiche auto Compenso per il servizio di gestione della pratica Agenzia o STA
    Autenticazione firma Costo del pubblico ufficiale che autentica la firma sull'atto Notaio, cancelliere o altro ufficiale

    Esempio pratico

    • Tizio acquista da Caio un’auto usata e si rivolge a un’agenzia di pratiche auto: l’agenzia gli presenta un preventivo che elenca separatamente IPT calcolata sui kW del veicolo con la maggiorazione provinciale, imposta di bollo, emolumenti ACI, diritti DT e il proprio compenso per la gestione della pratica, così Tizio sa esattamente quanto pagherà prima di firmare l’atto.

    Documenti necessari

    • Documento di identità valido di acquirente e venditore
    • Atto di compravendita con firma autenticata da un pubblico ufficiale (notaio, cancelliere, funzionario comunale)
    • Carta di circolazione (libretto) del veicolo
    • Certificato di proprietà o documento unico di circolazione (DUC)
    • Codice fiscale di entrambe le parti
    • Ricevute di pagamento di tutti i tributi e diritti (da conservare)

    Caso 1 – Vendita tra privati: Tizio vende l'auto a Caio

    Scenario. Tizio decide di vendere la propria autovettura usata a Caio, un amico. Si accordano sul prezzo e vanno insieme in un’agenzia di pratiche auto per completare la pratica. Caio vuole sapere tutte le spese che dovrà sostenere oltre al prezzo dell’auto.

    Come si applica. L’agenzia spiega a Caio che il costo totale del passaggio si compone di più voci: la voce principale è l’IPT, calcolata sulla potenza del veicolo in kW con l’eventuale maggiorazione applicata dalla propria provincia. A questa si aggiungono l’imposta di bollo per la formalità di registrazione e per l’aggiornamento della carta di circolazione, gli emolumenti ACI per la trascrizione al PRA e i diritti DT per l’aggiornamento del libretto. Infine, Caio pagherà il compenso dell’agenzia per la gestione della pratica e, se non ha ancora autenticato la firma, il costo dell’autenticazione. L’agenzia fornisce un preventivo scritto con tutte le voci distinte.

    In pratica

    • Chiedere sempre un preventivo scritto che elenca ogni voce separatamente, così da confrontare facilmente tra agenzie diverse
    • L’acquirente è di norma il soggetto che sostiene il costo del passaggio, salvo diverso accordo scritto con il venditore
    • Verificare che la pratica venga completata entro i termini di legge per evitare sanzioni

    Caso 2 – Acquisto da concessionario: Alfa Srl compra un usato aziendale

    Scenario. Alfa Srl acquista da un concessionario un’auto usata da destinare all’uso aziendale. Il concessionario si offre di gestire in toto la pratica di passaggio di proprietà, includendo tutte le spese nel preventivo globale. L’amministratore di Alfa Srl vuole capire quali tributi sono inclusi e se ci sono differenze rispetto a un acquisto tra privati.

    Come si applica. La struttura dei tributi è la stessa di qualsiasi passaggio di proprietà: IPT, imposta di bollo, emolumenti ACI e diritti DT sono dovuti indipendentemente dal fatto che le parti siano privati o imprese. Il concessionario anticipa tipicamente tutte le spese per conto dell’acquirente e le riaddebita nella fattura di vendita, con evidenza separata. Alfa Srl dovrà verificare che le voci siano dettagliate nella documentazione ricevuta, perché la corretta imputazione contabile delle diverse poste (tributi, diritti, compensi) è rilevante ai fini della gestione fiscale dell’azienda. Gli importi restano variabili per potenza e provincia, quindi il preventivo del concessionario dovrà indicare la misura applicata.

    In pratica

    • Richiedere al concessionario una fattura o un documento che dettaglia ogni voce di spesa relativa alla pratica
    • Conservare tutta la documentazione di pagamento dei tributi per la contabilità aziendale
    • Verificare che il passaggio risulti correttamente registrato al PRA e che la carta di circolazione sia aggiornata con i dati di Alfa Srl

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quali sono le voci di costo del passaggio di proprietà auto?

    Il costo totale si compone di: imposta provinciale di trascrizione (IPT), imposta di bollo per la registrazione dell’atto e per l’aggiornamento della carta di circolazione, emolumenti ACI per la trascrizione al PRA e diritti DT per l’aggiornamento del libretto. A questi si aggiungono il compenso dell’agenzia di pratiche auto e il costo dell’autenticazione della firma, se non si provvede autonomamente.

    Chi deve pagare il passaggio di proprietà, il venditore o l'acquirente?

    In linea generale, le spese del passaggio di proprietà sono a carico dell’acquirente, che è il soggetto interessato a ottenere l’intestazione del veicolo a proprio nome. Tuttavia le parti possono liberamente concordare una diversa ripartizione dei costi, purché lo prevedano esplicitamente nell’accordo.

    Entro quando va fatto il passaggio di proprietà?

    La trascrizione al PRA deve essere effettuata entro i termini previsti dalla normativa per evitare sanzioni. È consigliabile avviare la pratica immediatamente dopo la firma e l’autenticazione dell’atto di vendita, rivolgendosi a un’agenzia di pratiche auto o a uno Sportello Telematico dell’Automobilista (STA).

    È possibile fare il passaggio di proprietà senza agenzia?

    Sì, è possibile rivolgersi direttamente allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA), che consente di effettuare la pratica telematicamente senza intermediari. In alternativa ci si può rivolgere all’ACI. Bisogna comunque provvedere autonomamente all’autenticazione della firma sull’atto di vendita.

    L'IPT è l'unico tributo variabile per provincia?

    L’IPT è la principale voce variabile perché ogni provincia può applicare una maggiorazione entro il limite di legge. Le altre voci (bollo, emolumenti ACI, diritti DT) sono in linea generale uniformi a livello nazionale, anche se i tariffari possono essere aggiornati periodicamente. È comunque sempre utile verificare i tariffari vigenti al momento della pratica.

    Se il veicolo è venduto non funzionante, si pagano comunque i tributi?

    Sì, i tributi e i diritti per il passaggio di proprietà sono dovuti indipendentemente dalle condizioni del veicolo, perché riguardano la formalità amministrativa di trasferimento dell’intestazione al PRA e alla Motorizzazione, non il valore o lo stato del mezzo.

    Il passaggio di proprietà si può fare anche online?

    Attraverso lo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA) la pratica può essere avviata telematicamente. Tuttavia è comunque necessario che l’atto di compravendita sia dotato di firma autenticata da un pubblico ufficiale prima di poter procedere con la trascrizione. Molte agenzie di pratiche auto offrono un servizio integrato che gestisce tutte le fasi.

  • Art. 154 L. 633/1941

    Art. 154 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    La Società italiana degli autori ed editori (SIAE) provvede, secondo quanto disposto dal regolamento, a comunicare agli aventi diritto l'avvenuta vendita e la percezione del compenso ed a rendere pubblico, anche tramite il proprio sito informatico istituzionale, per tutto il periodo di cui al comma 2, l'elenco degli aventi diritto che non abbiano ancora rivendicato il compenso.

    Provvede, altresì, al successivo pagamento del compenso al netto della provvigione, comprensiva delle spese, la cui misura è determinata con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentita la Società italiana degli autori ed editori (SIAE).

    Il decreto è sottoposto ad

    Fonte: Normattiva.it.

  • Erogazioni a istituzioni religiose: deduzione dal reddito nel 730

    In sintesi

    • Tipo di agevolazione: deduzione dal reddito complessivo (riduce la base imponibile IRPEF, non direttamente l’imposta).
    • Massimale per ciascuna istituzione: 1.032,91 euro per ogni ente religioso destinatario.
    • Pagamento obbligatorio tracciabile: versamento bancario o postale, carta di debito/credito/prepagata, assegno bancario o circolare.
    • Dove indicarle: rigo E24 della Sezione II del Quadro E del Modello 730.
    • Quali istituzioni: Chiesa cattolica, Chiese evangeliche, Comunita ebraiche, Chiese ortodosse, Buddhisti, Induisti e altre confessioni convenzionate.

    Come funziona la deduzione per le donazioni agli enti religiosi

    Se fai una donazione in denaro a favore di una istituzione religiosa riconosciuta, puoi portarla in deduzione dal tuo reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi. La deduzione va nel rigo E24 della Sezione II (oneri deducibili) del Quadro E del Modello 730/2026.

    La parola deduzione e importante: non si tratta di uno sconto diretto sull’imposta (come invece fa una detrazione), ma di una riduzione della base su cui l’IRPEF viene calcolata. Tradotto in pratica: se il tuo reddito imponibile e 30.000 euro e dedi 800 euro alla Chiesa cattolica, l’IRPEF si calcola su 29.200 euro. Il risparmio effettivo dipende dalla tua aliquota marginale.

    Il limite massimo deducibile e di 1.032,91 euro per ciascuna istituzione: quindi se hai donato a piu confessioni, il massimale si applica separatamente per ognuna. Non si tratta di un tetto unico complessivo.

    Il pagamento deve essere effettuato con strumenti tracciabili: versamento bancario o postale, carte di pagamento, assegni. Il contante non consente la deduzione. Devi conservare la ricevuta del pagamento o, in caso di carta di credito, l’estratto conto.

    Principali istituzioni religiose ammesse al rigo E24
    Istituzione religiosa Finalita delle erogazioni
    Istituto centrale per il sostentamento del clero (Chiesa cattolica) Sostentamento dei sacerdoti
    Chiese Avventiste del 7 giorno Sostentamento ministri di culto e missionari
    Assemblee di Dio in Italia Sostentamento ministri e esigenze di culto
    Chiesa Evangelica Valdese (Unione metodiste e valdesi) Culto, istruzione e beneficenza
    Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia Culto, istruzione e beneficenza
    Chiesa Evangelica Luterana Sostentamento ministri ed evangelizzazione
    Unione delle Comunita ebraiche italiane Tutela interessi religiosi e beni culturali ebraici
    Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia Culto, assistenza e beneficenza
    Unione Buddhista Italiana Sostentamento ministri e attivita di culto
    Unione Induista Italiana Esigenze di culto e attivita religiose

    Esempio pratico

    • Tizio dona 800 euro all’Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica e 600 euro all’Unione delle Comunita ebraiche. Al rigo E24 indica entrambi gli importi (uno per istituzione). Il totale deducibile e 1.400 euro: i 800 euro sono sotto il massimale di 1.032,91, i 600 euro anche. Nessun taglio. Se invece avesse donato 1.500 euro alla sola Chiesa cattolica, la deduzione sarebbe stata limitata a 1.032,91 euro.

    Documenti necessari

    • Ricevuta di versamento bancario o postale intestata all’istituzione religiosa
    • Estratto conto della carta di credito/debito (in caso di pagamento elettronico)
    • Attestazione o certificazione rilasciata dall’ente religioso (es. la Tavola Valdese emette appositi stampati numerati)
    • Dalla documentazione deve risultare chiaramente il carattere di liberalita del versamento

    Caso 1: donazione alla Chiesa cattolica

    Scenario. Caio fa ogni anno un versamento all’Istituto per il sostentamento del clero cattolico. Nel 2025 ha versato 900 euro tramite bonifico bancario.

    Come si applica. I 900 euro sono deducibili per intero, perche sotto il massimale di 1.032,91 euro. Caio indica 900 euro al rigo E24. Se la sua aliquota IRPEF marginale e del 35%, il risparmio di imposta e pari a circa 315 euro. Deve conservare la ricevuta del bonifico.

    In pratica

    • Verificare che il pagamento sia stato fatto con metodo tracciabile (bonifico, carta): il contante non e ammesso.
    • Indicare l’importo al rigo E24 e conservare la ricevuta almeno fino al 31 dicembre 2031.

    Caso 2: donazioni a due confessioni diverse

    Scenario. Sempronia ha donato 750 euro alla Chiesa Evangelica Valdese e 500 euro all’Unione Buddhista Italiana, entrambe con versamento postale.

    Come si applica. Il massimale di 1.032,91 euro si applica separatamente per ogni istituzione. Entrambe le donazioni sono sotto il limite, quindi Sempronia puo dedurre l’intera somma di 1.250 euro (750 + 500). Compila il rigo E24 due volte, una per ciascuna istituzione.

    In pratica

    • Se si donano importi a piu istituzioni, occorre compilare un rigo E24 distinto per ciascuna.
    • Il massimale di 1.032,91 euro non e cumulativo: si applica singolarmente a ogni ente.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso donare in contanti e dedurre ugualmente?

    No. Le istruzioni AdE richiedono che il versamento avvenga tramite banca, posta, carte di pagamento o assegni. Il contante non e ammesso e non consente la deduzione.

    Il massimale di 1.032,91 euro vale per ente o in totale?

    Per ente. Ogni istituzione religiosa ha il proprio massimale di 1.032,91 euro. Se doni a due chiese diverse, puoi potenzialmente dedurre fino a 2.065,82 euro in totale.

    La donazione alla parrocchia locale rientra in questa deduzione?

    No. Le parrocchie non coincidono con l’istituzione ammessa (che e l’Istituto centrale per il sostentamento del clero). Verifica sempre che il bonifico sia intestato all’ente esattamente indicato nelle istruzioni AdE.

    Posso dedurre anche le donazioni in natura (oggetti, beni)?

    Il rigo E24 riguarda le erogazioni liberali in denaro. Le donazioni in natura verso enti religiosi non rientrano in questa fattispecie.

    Questa deduzione si cumula con l'8 per mille?

    Si. Sono due strumenti separati. L’8 per mille e una scelta sulla destinazione di una quota dell’IRPEF gia calcolata; la deduzione del rigo E24 riduce il reddito imponibile prima del calcolo dell’imposta. Si puo fare entrambe le cose.