Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Garanzie per le PMI 2026: come accedere al fondo con SACE, caso pratico

    In sintesi

    • Incremento dotazione: +1.400.000 euro/anno per il 2026 e il 2027 (comma 877).
    • Portafogli di finanziamenti: le risorse libere del Fondo PMI sono utilizzabili per garanzie su portafogli (comma 878).
    • Copertura massima: 70% dell’importo del finanziamento (comma 879-bis, immutato).
    • Sistema di monitoraggio: introdotto con decreto MEF sentiti i gestori; metodologia SACE per addizionalità (comma 880).
    • Norma in attesa di decreto attuativo MEF per le modalità operative del monitoraggio.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 877-881 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) intervengono sul sistema delle garanzie pubbliche per le PMI. Il comma 877 incrementa di 1.400.000 euro annui (2026 e 2027) l’autorizzazione di spesa ex art. 13, comma 6, D.Lgs. 228/2001. Il comma 878 consente di utilizzare le risorse libere del Fondo di garanzia per portafogli di finanziamenti. Il comma 879 introduce un sistema di monitoraggio delle garanzie pubbliche, con metodologia SACE per la valutazione dell’addizionalità. La copertura massima rimane fissata al 70% ex comma 260 L. 213/2023.

    Approfondimento normativo completo: Commi 877-881 LB 2026: garanzie pubbliche, Fondo PMI e SACE.

    Il fondo di garanzia PMI e il ruolo di SACE nella legge di bilancio 2026

    I commi 877-881 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) operano una razionalizzazione del sistema delle garanzie pubbliche a favore delle piccole e medie imprese, con l’obiettivo – dichiarato dalla norma – di una più efficace ed efficiente allocazione delle risorse pubbliche. Le disposizioni intervengono su due strumenti principali: il Fondo di garanzia per le PMI (art. 2, comma 100, lett. a), L. 662/1996) e le garanzie SACE, che operano in un contesto di coordinamento rinnovato.

    Il comma 877 incrementa di 1.400.000 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 l’autorizzazione di spesa prevista dall’art. 13, comma 6, del D.Lgs. 18 maggio 2001 n. 228. Si tratta di un incremento delle risorse destinate al sistema agevolativo, non della creazione di un nuovo fondo. Il comma 878, invece, consente che le risorse finanziarie del Fondo PMI libere da impegni vengano utilizzate per la concessione di garanzie su portafogli di finanziamenti, ampliando le modalità operative del Fondo rispetto alla garanzia su singole operazioni.

    Il comma 879 introduce, a decorrere dal 1° gennaio 2026, un nuovo comma 260-bis nella L. 213/2023, che fissa la percentuale massima di copertura al 70% (confermando il limite già esistente al comma 260) e stabilisce le basi di un sistema integrato di monitoraggio. La metodologia per la valutazione del grado di addizionalità delle garanzie SACE sarà elaborata dalla stessa SACE e allegata al piano annuale di attività. Un decreto del MEF, sentiti i gestori delle garanzie pubbliche, definirà le modalità operative: fino alla sua emanazione, le procedure di dettaglio restano da determinare.

    Requisiti e adempimenti per le PMI

    • Qualità di PMI ai sensi della normativa europea (fatturato, attivo, dipendenti).
    • Richiesta della garanzia tramite banca o intermediario convenzionato con il Fondo PMI.
    • Finanziamento sottostante conforme ai criteri operativi del Fondo (investimenti, liquidità, ecc.).
    • Copertura massima: 70% dell’importo del finanziamento garantito.
    • Attendere le modalità operative del decreto MEF ex comma 880 per i nuovi portafogli.

    Caso 1: Tizio, ditta individuale artigiana, Brescia

    Scenario. Tizio è un falegname artigiano con sede a Brescia. Nel 2026 ha necessità di un finanziamento di 200.000 euro per rinnovare il parco macchinari. La banca con cui lavora è convenzionata con il Fondo di garanzia PMI. Tizio si interroga su come funzioni la garanzia pubblica e in che misura copra il finanziamento richiesto, anche alla luce delle modifiche introdotte dai commi 877-881 della legge di bilancio 2026.

    Come si legge in pratica. La banca richiede al Fondo di garanzia PMI la copertura sul finanziamento di 200.000 euro. Ai sensi del comma 879-bis, la percentuale massima di copertura rimane fissata al 70%: la garanzia pubblica copre quindi fino a 140.000 euro del finanziamento. La parte restante (60.000 euro) rimane a rischio della banca o coperta da garanzie private. Grazie alla garanzia pubblica, Tizio può accedere al credito a condizioni più favorevoli di quanto otterrebbe con le sole garanzie patrimoniali personali. Le modalità operative non variano rispetto al regime precedente per le garanzie su singole operazioni.

    Riepilogo Caso 1

    • Finanziamento richiesto: 200.000 euro per macchinari.
    • Copertura massima Fondo PMI: 70% = 140.000 euro garantiti.
    • Parte non coperta: 60.000 euro a rischio banca o garantiti altrimenti.
    • Procedura: richiesta tramite banca convenzionata con il Fondo.
    • Novità LB2026: incremento dotazione +1.400.000 euro/anno (comma 877).

    Caso 2: Caia, SRL tecnologica, Torino

    Scenario. Caia è CEO di una SRL che sviluppa software per la manifattura, con sede a Torino. La società ha un fatturato di 3 milioni di euro e 15 dipendenti: è una piccola impresa ai sensi UE. Nel 2026 necessita di un finanziamento di 800.000 euro per aprire una nuova sede e assumere personale tecnico. La banca propone di strutturare l’operazione come parte di un portafoglio di finanziamenti garantiti dal Fondo PMI, modalità introdotta dalla legge di bilancio 2026 (comma 878).

    Come si legge in pratica. Il comma 878 della legge di bilancio 2026 consente ora che le risorse libere del Fondo PMI siano utilizzate per garanzie su portafogli di finanziamenti, non solo su singole operazioni. La banca, costruendo un portafoglio con altri clienti PMI, può ottenere una garanzia del Fondo sull’intero portafoglio, ottimizzando l’uso delle risorse pubbliche. Per la SRL di Caia questo si traduce in un accesso potenzialmente più rapido al finanziamento, in quanto la banca ha già la copertura del Fondo sull’intero portafoglio. La copertura massima del 70% si applica anche in questa modalità.

    Riepilogo Caso 2

    • Finanziamento: 800.000 euro per espansione operativa.
    • Modalità: garanzia su portafoglio di finanziamenti (comma 878, novità LB2026).
    • Copertura massima: 70% = 560.000 euro garantiti sul finanziamento della SRL.
    • Vantaggio: accesso potenzialmente più rapido grazie alla struttura a portafoglio.
    • Decreto operativo: MEF ex comma 880 definirà le modalità di dettaglio.

    Caso 3: Sempronio, cooperativa di produzione, Modena

    Scenario. Sempronio presiede una cooperativa di produzione meccanica a Modena, con 40 soci lavoratori e un fatturato di 8 milioni di euro. La cooperativa ha ottenuto in passato garanzie sia dal Fondo PMI sia da SACE per operazioni di internazionalizzazione. Con i commi 877-881 della legge di bilancio 2026, Sempronio si interroga su come il nuovo sistema di monitoraggio e il concetto di ‘addizionalità’ SACE incidano sulle future operazioni di garanzia.

    Come si legge in pratica. Il comma 879 della legge di bilancio 2026 introduce la nozione di addizionalità come criterio di valutazione delle garanzie SACE: la metodologia elaborata da SACE misura in che misura la garanzia pubblica consente alla cooperativa di accedere a finanziamenti che non avrebbe ottenuto o che avrebbe ottenuto a condizioni significativamente peggiori senza l’intervento pubblico. Questa metodologia sarà allegata al piano annuale di attività SACE e verificata dal sistema di monitoraggio coordinato. Per Sempronio il cambiamento pratico atteso è una maggiore trasparenza e tracciabilità del beneficio pubblico ottenuto, senza variazioni immediate alle procedure di accesso alle garanzie SACE già operative.

    Riepilogo Caso 3

    • Soggetto: cooperativa di produzione, già utente di Fondo PMI e SACE.
    • Novità LB2026: sistema di monitoraggio e metodologia SACE per addizionalità.
    • Addizionalità: misura il valore aggiunto della garanzia pubblica rispetto al mercato.
    • Impatto operativo immediato: nessuno – modalità di accesso invariate.
    • Decreto MEF ex comma 880: definirà le modalità operative del monitoraggio.

    Quando conviene una verifica

    Per strutturare un’operazione di finanziamento garantita dal Fondo PMI o da SACE: Parla con un consulente finanziario d'impresa.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cos'è il Fondo di garanzia per le PMI e chi può accedervi?

    Il Fondo di garanzia per le PMI è uno strumento pubblico istituito dall’art. 2, comma 100, lett. a), della L. 23 dicembre 1996 n. 662, che consente alle piccole e medie imprese di accedere al credito bancario con la garanzia dello Stato a copertura di una parte del rischio. Possono accedervi le PMI ai sensi della normativa europea (in base a fatturato, attivo di bilancio e numero di dipendenti) tramite le banche e gli intermediari finanziari convenzionati con il Fondo. La legge di bilancio 2026 incrementa la dotazione del Fondo di 1.400.000 euro per il 2026 e il 2027.

    Qual è la percentuale massima di copertura del Fondo PMI nel 2026?

    La legge di bilancio 2026 (comma 879, che inserisce il comma 260-bis nella L. 213/2023) conferma che la percentuale massima di copertura è pari al 70% dell’importo del finanziamento garantito. Questo limite era già fissato dal comma 260 della medesima L. 213/2023 ed è rimasto invariato. In alcuni casi specifici (ad esempio, imprese in difficoltà temporanea o operazioni in aree svantaggiate) la normativa vigente può prevedere soglie differenti, da verificare con l’intermediario.

    Cosa significa 'addizionalità' nelle garanzie SACE?

    Il concetto di addizionalità, introdotto dalla legge di bilancio 2026 (comma 879) come criterio della metodologia SACE, indica la misura in cui la garanzia pubblica consente di realizzare operazioni finanziarie che non sarebbero avvenute, o che sarebbero avvenute a condizioni significativamente peggiori, senza l’intervento dello Stato. La metodologia elaborata da SACE per valutare questo requisito sarà allegata al piano annuale di attività e al sistema dei limiti di rischio, garantendo trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche.

    Le cooperative di produzione possono accedere al Fondo di garanzia PMI?

    Le cooperative di produzione e lavoro rientrano generalmente nel perimetro delle PMI ai fini del Fondo di garanzia, purché rispettino i parametri dimensionali previsti dalla normativa europea (meno di 250 dipendenti, fatturato non superiore a 50 milioni di euro o totale di bilancio non superiore a 43 milioni di euro). La qualifica di cooperativa non esclude di per sé l’accesso: la verifica va effettuata caso per caso in base ai dati di bilancio e agli statuti vigenti.

    Quando sarà operativo il nuovo sistema di monitoraggio delle garanzie pubbliche?

    Il comma 880 della legge di bilancio 2026 prevede che un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti i gestori delle garanzie pubbliche, definisca le modalità operative del sistema di monitoraggio. Tale decreto è in attesa di emanazione: fino alla sua pubblicazione, le procedure di dettaglio non sono ancora determinate. La norma è in vigore dal 1° gennaio 2026, ma la piena operatività del sistema di monitoraggio è subordinata all’adozione del decreto MEF.

  • Art. 14 D.Lgs. 42/2004 – Procedimento di dichiarazione

    Art. 14 D.Lgs. 42/2004 – Procedimento di dichiarazione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il soprintendente avvia il procedimento per la dichiarazione dell'interesse culturale, anche su motivata richiesta della regione e di ogni altro ente territoriale interessato, dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo della cosa che ne forma oggetto.

    2. La comunicazione contiene gli elementi di identificazione e di valutazione della cosa risultanti dalle prime indagini, l'indicazione degli effetti previsti dal comma 4, nonché l'indicazione del termine, comunque non inferiore a trenta giorni, per la presentazione di eventuali osservazioni.

    3. Se il procedimento riguarda complessi immobiliari, la comunicazione è inviata anche al comune e alla città metropolitana.

    4. La comunicazione comporta l'applicazione, in via cautelare, delle disposizioni previste dal Capo II, dalla sezione I del Capo III e dalla sezione I del Capo IV del presente Titolo.

    5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del termine del procedimento di dichiarazione, che il Ministero stabilisce ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo.

    6. La dichiarazione dell'interesse culturale è adottata dal Ministero. Per le cose di cui all'articolo 10, comma 3, lettera d-bis), la dichiarazione è adottata dal competente organo centrale del Ministero.

  • Art. 13 D.Lgs. 42/2004 – Dichiarazione dell’interesse culturale

    Art. 13 D.Lgs. 42/2004 – Dichiarazione dell’interesse culturale

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. La dichiarazione accerta la sussistenza, nella cosa che ne forma oggetto, dell'interesse richiesto dall'articolo 10, comma 3.

    2. La dichiarazione non è richiesta per i beni di cui all'articolo 10, comma 2. Tali beni rimangono sottoposti a tutela anche qualora i soggetti cui essi appartengono mutino in qualunque modo la loro natura giuridica.

  • Art. 161 D.Lgs. 42/2004 – Danno a cose ritrovate

    Art. 161 D.Lgs. 42/2004 – Danno a cose ritrovate

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Le misure previste nell'articolo 160 si applicano anche a chi cagiona un danno alle cose di cui all'articolo 91, trasgredendo agli obblighi indicati agli articoli 89 e 90.

  • Art. 9 D.Lgs. 42/2004 – Beni culturali di interesse religioso

    Art. 9 D.Lgs. 42/2004 – Beni culturali di interesse religioso

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Per i beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose, il Ministero e, per quanto di competenza, le regioni provvedono, relativamente alle esigenze di culto, d'accordo con le rispettive autorità.

    2. Si osservano, altresì, le disposizioni stabilite dalle intese concluse ai sensi dell'articolo 12 dell'Accordo di modificazione del Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984, ratificato e reso esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121 , ovvero dalle leggi emanate sulla base delle intese sottoscritte con le confessioni religiose diverse dalla cattolica, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della Costituzione.

  • Art. 160 D.Lgs. 42/2004 – Ordine di reintegrazione

    Art. 160 D.Lgs. 42/2004 – Ordine di reintegrazione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Se per effetto della violazione degli obblighi di protezione e conservazione stabiliti dalle disposizioni del Capo III del Titolo I della Parte seconda il bene culturale subisce un danno, il Ministero ordina al responsabile l'esecuzione a sue spese delle opere necessarie alla reintegrazione.

    2. Qualora le opere da disporre ai sensi del comma 1 abbiano rilievo urbanistico-edilizio l'avvio del procedimento e il provvedimento finale sono comunicati anche alla città metropolitana o al comune interessati.

    3. In caso di inottemperanza all'ordine impartito ai sensi del comma 1, il Ministero provvede all'esecuzione d'ufficio a spese dell'obbligato. Al recupero delle somme relative si provvede nelle forme previste dalla normativa in materia di riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato.

    4. Quando la reintegrazione non sia possibile il responsabile è tenuto a corrispondere allo Stato una somma pari al valore della cosa perduta o alla diminuzione di valore subita dalla cosa.

    5. Se la determinazione della somma, fatta dal Ministero, non è accettata dall'obbligato, la somma stessa è determinata da una commissione composta di tre membri da nominarsi uno dal Ministero, uno dall'obbligato e un terzo dal presidente del tribunale. Le spese relative sono anticipate dall'obbligato.

  • Art. 8 D.Lgs. 42/2004 – Regioni e province ad autonomia speciale

    Art. 8 D.Lgs. 42/2004 – Regioni e province ad autonomia speciale

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Nelle materie disciplinate dal presente codice restano ferme le potestà attribuite alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e Bolzano dagli statuti e dalle relative norme di attuazione.

  • Art. 159 D.Lgs. 42/2004 – Regime transitorio in materia di autorizzazione paesaggistica

    Art. 159 D.Lgs. 42/2004 – Regime transitorio in materia di autorizzazione paesaggistica

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Fino al 31 dicembre 2009 il procedimento rivolto al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica è disciplinato secondo il regime transitorio di cui al presente articolo. La disciplina dettata al capo IV si applica anche ai procedimenti di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica che alla data del 31 dicembre 2009 non si siano ancora conclusi con l'emanazione della relativa autorizzazione o approvazione. Entro tale data le regioni provvedono a verificare la sussistenza, nei soggetti delegati all'esercizio della funzione autorizzatoria in materia di paesaggio, dei requisiti di organizzazione e di competenza tecnico-scientifica stabiliti dall'articolo 146, comma 6, apportando le eventuali necessarie modificazioni all'assetto della funzione delegata. Il mancato adempimento, da parte delle regioni, di quanto prescritto al precedente periodo determina la decadenza delle deleghe in essere alla data del 31 dicembre 2009 .

    2. L'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione dà immediata comunicazione alla soprintendenza delle autorizzazioni rilasciate, trasmettendo la documentazione prodotta dall'interessato nonché le risultanze degli accertamenti eventualmente esperiti. La comunicazione è inviata contestualmente agli interessati, per i quali costituisce avviso di inizio di procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241 . Nella comunicazione alla soprintendenza l'Autorità competente al rilascio dell'autorizzazione attesta di avere eseguito il contestuale invio agli interessati. L'autorizzazione è rilasciata o negata entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla relativa richiesta e costituisce comunque atto autonomo e presupposto della concessione edilizia o degli altri titoli legittimanti l'intervento edilizio. I lavori non possono essere iniziati in difetto di essa. In caso di richiesta di integrazione documentale o di accertamenti il termine è sospeso per una sola volta fino alla data di ricezione della documentazione richiesta ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.

    3. La soprintendenza, se ritiene l'autorizzazione non conforme alle prescrizioni di tutela del paesaggio, dettate ai sensi del presente titolo, può annullarla, con provvedimento motivato, entro i sessanta giorni successivi alla ricezione della relativa, completa documentazione. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 6-bis, del regolamento di cui al decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali 13 giugno 1994, n. 495 .

    4. Decorso il termine di sessanta giorni dalla richiesta di autorizzazione è data facoltà agli interessati di richiedere l'autorizzazione stessa alla soprintendenza, che si pronuncia entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento. La richiesta, corredata dalla documentazione prescritta, è presentata alla soprintendenza e ne è data comunicazione alla amministrazione competente. In caso di richiesta di integrazione documentale o di accertamenti, il termine è sospeso per una sola volta fino alla data di ricezione della documentazione richiesta ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.

    5. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 146, commi 1, 2 e 4.

    6. I procedimenti di conformazione ed adeguamento degli strumenti urbanistici alle previsioni della pianificazione paesaggistica redatta a termini dell'articolo 143 o adeguata a termini dell'articolo 156, che alla data del 1° giugno 2008 non si siano ancora conclusi, sono regolati ai sensi dell'articolo 145, commi 3, 4 e 5.

    7. Per i beni che alla data del 1° giugno 2008 siano oggetto di provvedimenti adottati ai sensi dell' articolo 1-quinquies del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312 , convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 , e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale in data anteriore al 6 settembre 1985, l'autorizzazione può essere concessa solo dopo l'adozione dei provvedimenti integrativi di cui all'articolo 141-bis.

    8. Sono fatti salvi gli atti, anche endoprocedimentali, ed i provvedimenti adottati dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63 , fino alla data di entrata in vigore della presente disposizione, in applicazione dell'articolo 159 del presente codice, nel testo vigente anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63 .

    9. Nei confronti delle autorizzazioni paesaggistiche adottate dopo la data di entrata in vigore del decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63 , e prima della data di entrata in vigore della presente disposizione, la soprintendenza, qualora non abbia già esercitato il potere di annullamento, può esercitare detto potere, ai sensi dei precedenti commi 2 e 3, entro i trenta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della presente disposizione; qualora l'autorizzazione, corredata dalla relativa documentazione, sia stata rinviata dalla soprintendenza all'Autorità competente al rilascio dell'autorizzazione ai fini dell'applicazione dell'articolo 146, il predetto termine decorre dalla data in cui viene nuovamente trasmessa alla soprintendenza.

  • Art. 158 D.Lgs. 42/2004 – Disposizioni regionali di attuazione

    Art. 158 D.Lgs. 42/2004 – Disposizioni regionali di attuazione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Fino all'emanazione di apposite disposizioni regionali di attuazione del presente codice restano in vigore, in quanto applicabili, le disposizioni del regolamento approvato con regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357 .

  • Art. 157 D.Lgs. 42/2004 – Notifiche eseguite, elenchi compilati, provvedimenti e atti emessi ai sensi della normativa previgente

    Art. 157 D.Lgs. 42/2004 – Notifiche eseguite, elenchi compilati, provvedimenti e atti emessi ai sensi della normativa previgente

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. 1. Conservano efficacia a tutti gli effetti: a) le dichiarazioni di importante interesse pubblico delle bellezze naturali o panoramiche, notificate in base alla legge 11 giugno 1922,n. 778 ; b) gli elenchi compilati ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497 ; c) le dichiarazioni di notevole interesse pubblico notificate ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497 ; d) i provvedimenti di riconoscimento delle zone di interesse archeologico emessi ai sensi dell' articolo 82, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 , aggiunto dall' articolo 1 del decreto legge 27 giugno 1985, n. 312 , convertito con modificazioni nella legge 8 agosto 1985, n. 431 ; d-bis) gli elenchi compilati ovvero integrati ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 ; e) le dichiarazioni di notevole interesse pubblico notificate ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 ; f) i provvedimenti di riconoscimento delle zone di interesse archeologico emessi ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 . f-bis) i provvedimenti emanati ai sensi dell' articolo 1-ter del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312 , convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 .

    2. Le disposizioni della presente Parte si applicano anche agli immobili ed alle aree in ordine ai quali, alla data di entrata in vigore del presente codice, sia stata formulata la proposta ovvero definita la perimetrazione ai fini della dichiarazione di notevole interesse pubblico o del riconoscimento quali zone di interesse archeologico.

  • Art. 156 D.Lgs. 42/2004 – Verifica e adeguamento dei piani paesaggistici

    Art. 156 D.Lgs. 42/2004 – Verifica e adeguamento dei piani paesaggistici

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Entro il 31 dicembre 2009 , le regioni che hanno redatto piani paesaggistici verificano la conformità tra le disposizioni dei predetti piani e le previsioni dell'articolo 143 e provvedono ai necessari adeguamenti. Decorso inutilmente il termine sopraindicato il Ministero provvede in via sostitutiva ai sensi dell'articolo 5, comma 7.

    2. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente codice, il Ministero, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, predispone uno schema generale di convenzione con le regioni in cui vengono stabilite le metodologie e le procedure di ricognizione, analisi, censimento e catalogazione degli immobili e delle aree oggetto di tutela, ivi comprese le tecniche per la loro rappresentazione cartografica e le caratteristiche atte ad assicurare la interoperabilità dei sistemi informativi.

    3. Le regioni e il Ministero, in conformità a quanto stabilito dall'articolo 135, possono stipulare intese, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, per disciplinare lo svolgimento congiunto della verifica e dell'adeguamento dei piani paesaggistici. Nell'intesa è stabilito il termine entro il quale devono essere completati la verifica e l'adeguamento, nonché il termine entro il quale la regione approva il piano adeguato. Il piano adeguato è oggetto di accordo fra il Ministero e la regione, ai sensi dell' articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 , e dalla data della sua adozione vigono le misure di salvaguardia di cui all'articolo 143, comma 9. Qualora all'adozione del piano non consegua la sua approvazione da parte della regione, entro i termini stabiliti dall'accordo, il piano medesimo è approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro.

    4. Qualora l'intesa di cui al comma 3 non venga stipulata, ovvero ad essa non segua l'accordo procedimentale sul contenuto del piano adeguato, non trova applicazione quanto previsto dai commi 4 e 5 dell'articolo 143.

  • Art. 5 D.Lgs. 42/2004 – Cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali in materia di tutela del patrimonio culturale

    Art. 5 D.Lgs. 42/2004 – Cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali in materia di tutela del patrimonio culturale

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Le regioni, nonché i comuni, le città metropolitane e le province, di seguito denominati "altri enti pubblici territoriali", cooperano con il Ministero nell'esercizio delle funzioni di tutela in conformità a quanto disposto dal Titolo I della Parte seconda del presente codice.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.L. 19 GIUGNO 2015, N. 78 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 6 AGOSTO 2015, N. 125 .

    3. Sulla base di specifici accordi od intese e previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, di seguito denominata "Conferenza Stato-regioni", le regioni possono esercitare le funzioni di tutela su manoscritti, autografi, carteggi, incunaboli, raccolte librarie, libri, stampe e incisioni, carte geografiche, spartiti musicali, fotografie, pellicole o altro materiale audiovisivo, con relativi negativi e matrici, non appartenenti allo Stato.

    4. Nelle forme previste dal comma 3 e sulla base dei principi di differenziazione ed adeguatezza, possono essere individuate ulteriori forme di coordinamento in materia di tutela con le regioni che ne facciano richiesta.

    5. Gli accordi o le intese possono prevedere particolari forme di cooperazione con gli altri enti pubblici territoriali.

    6. Le funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici sono esercitate dallo Stato e dalle regioni secondo le disposizioni di cui alla Parte terza del presente codice, in modo che sia sempre assicurato un livello di governo unitario ed adeguato alle diverse finalità perseguite.

    7. Relativamente alle funzioni esercitate dalle regioni ai sensi dei commi 3, 4, 5 e 6 , il Ministero esercita le potestà di indirizzo e di vigilanza e il potere sostitutivo in caso di perdurante inerzia o inadempienza.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.