Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 85 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di modifica del regime di procedibilità

    Art. 85 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di modifica del regime di procedibilità

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1. Per i reati perseguibili a querela della persona offesa in base alle disposizioni del presente decreto, commessi prima della data di entrata in vigore dello stesso, il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato.

    2. Fermo restando il termine di cui al comma 1, le misure cautelari personali in corso di esecuzione perdono efficacia se, entro venti giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l’autorità giudiziaria che procede non acquisisce la querela. A questi fini, l’autorità giudiziaria effettua ogni utile ricerca della persona offesa, anche avvalendosi della polizia giudiziaria. Durante la pendenza del termine indicato al primo periodo i termini previsti dall’ articolo 303 del codice di procedura penale sono sospesi.

    2-bis. Durante la pendenza del termine di cui ai commi 1 e 2 si applica l’ articolo 346 del codice di procedura penale .

    2-ter. Per i delitti previsti dagli articoli 609-bis , 612-bis e 612-ter del codice penale , commessi prima della data di entrata in vigore del presente decreto, si continua a procedere d’ufficio quando il fatto è connesso con un delitto divenuto perseguibile a querela della persona offesa in base alle disposizioni del presente decreto. 11

  • Art. 139 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 116 delle norme sugli assegni bancari, circolari e su titoli speciali dell’istituto di emissione, e dei Banchi di Napoli e di Sicilia

    Art. 139 L. 689/1981 – Modifica dell’articolo 116 delle norme sugli assegni bancari, circolari e su titoli speciali dell’istituto di emissione, e dei Banchi di Napoli e di Sicilia

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nell' articolo 116 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 , dopo il primo comma è inserito il seguente: "Nei casi più gravi la condanna per uno dei delitti previsti nei numeri 1 e 2 del comma precedente importa, indipendentemente dall'applicazione dell' articolo 69 del codice penale , la pubblicazione della sentenza di condanna e il divieto di emettere assegni bancari o postali per un periodo da uno a tre anni".

  • Art. 84 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121

    Art. 84 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1 . Al decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121 , sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 1, comma 2, le parole «percorsi di giustizia riparativa e di mediazione con le vittime di reato» sono sostituite dalle seguenti: «i programmi di giustizia riparativa di cui al decreto legislativo attuativo della legge 27 settembre 2021, n. 134 »; b) dopo l’articolo 1 è inserito il seguente: «Art. 1-bis (Giustizia riparativa). –

    1. In qualsiasi fase dell’esecuzione, l’autorità giudiziaria può disporre l’invio dei minorenni condannati, previa adeguata informazione e su base volontaria, ai programmi di giustizia riparativa.

    2. Il giudice, ai fini dell’adozione delle misure penali di comunità, delle altre misure alternative e della liberazione condizionale, valuta la partecipazione al programma di giustizia riparativa e l’eventuale esito riparativo. In ogni caso, non tiene conto della mancata effettuazione del programma, dell’interruzione dello stesso o del mancato raggiungimento di un esito riparativo.». Note all’art. 84: – Si riporta il testo dell’ articolo 1 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121 (Disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni, in attuazione della delega di cui all’ articolo 1, comma 82 , 83 e 85, lettera p), della legge 23 giugno 2017, n. 103 , come modificato dal presente decreto: “Art. 1 (Regole e finalità dell’esecuzione). –

    1. Nel procedimento per l’esecuzione della pena detentiva e delle misure penali di comunità a carico di minorenni, nonché per l’applicazione di queste ultime, si osservano le disposizioni del presente decreto e, per quanto da esse non previsto, quelle del codice di procedura penale , della legge 26 luglio 1975, n. 354 , del relativo regolamento di attuazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 , e del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448 , e relative norme di attuazione, di coordinamento e transitorie approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272 .

    2. L’esecuzione della pena detentiva e delle misure penali di comunità deve favorire i programmi di giustizia riparativa di cui al decreto legislativo attuativo della legge 27 settembre 2021, n. 134 . Tende altresì a favorire la responsabilizzazione, l’educazione e il pieno sviluppo psico-fisico del minorenne, la preparazione alla vita libera, l’inclusione sociale e a prevenire la commissione di ulteriori reati, anche mediante il ricorso ai percorsi di istruzione, di formazione professionale, di istruzione e formazione professionale, di educazione alla cittadinanza attiva e responsabile, e ad attività di utilità sociale, culturali, sportive e di tempo libero.

  • Art. 83 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448

    Art. 83 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1 . All’ articolo 28, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448 , dopo le parole «persona offesa dal reato» sono aggiunte le seguenti: «, nonché formulare l’invito a partecipare a un programma di giustizia riparativa, ove ne ricorrano le condizioni». Note all’art. 83: – Si riporta il testo dell’articolo 28 del citato decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448 , come modificato dal presente decreto: “Art. 28 (Sospensione del processo e messa alla prova). –

    1. Il giudice, sentite le parti, può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all’esito della prova disposta a norma del comma

    2. Il processo è sospeso per un periodo non superiore a tre anni quando si procede per reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni; negli altri casi, per un periodo non superiore a un anno. Durante tale periodo è sospeso il corso della prescrizione.

    2. Con l’ordinanza di sospensione il giudice affida il minorenne ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno. Con il medesimo provvedimento il giudice può impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato, nonché formulare l’invito a partecipare a un programma di giustizia riparativa, ove ne ricorrano le condizioni.

    3. Contro l’ordinanza possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero, l’imputato e il suo difensore.

    4. La sospensione non può essere disposta se l’imputato chiede il giudizio abbreviato o il giudizio immediato.

    5. La sospensione è revocata in caso di ripetute e gravi trasgressioni alle prescrizioni imposte.”.

  • Art. 82 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313

    Art. 82 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1 . All’ articolo 3, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 , la lettera g) è sostituita dalla seguente: «g) i provvedimenti giudiziari definitivi di condanna alle pene sostitutive e i provvedimenti di conversione di cui agli articoli 66, terzo comma , e 72, quarto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 ;» e dopo la lettera g) è inserita la seguente: «g-bis) i provvedimenti di conversione di cui agli articoli 71 , 102 , 103 e 108 della legge 24 novembre 1981, n. 689 , e di cui all’ articolo 55 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 ;». Note all’art. 82: – Si riporta il testo dell’ articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di casellario giudiziale europeo, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti), come modificato dal presente decreto: “Art. 3 (Provvedimenti iscrivibili). –

    1. Nel casellario giudiziale si iscrivono per estratto: a) i provvedimenti giudiziari penali di condanna definitivi, anche pronunciati da autorità giudiziarie straniere se riconosciuti ai sensi degli articoli 730 e seguenti, del codice di procedura penale , salvo quelli concernenti contravvenzioni per le quali la legge ammette la definizione in via amministrativa, o l’oblazione limitatamente alle ipotesi di cui all’ articolo 162, del codice penale , sempre che per quelli esclusi non sia stata concessa la sospensione condizionale della pena; b) i provvedimenti giudiziari definitivi concernenti le pene, compresa la sospensione condizionale e la non menzione, le misure di sicurezza personali e patrimoniali, gli effetti penali della condanna, l’amnistia, l’indulto, la grazia, la dichiarazione di abitualità, di professionalità nel reato, di tendenza a delinquere; c) i provvedimenti giudiziari concernenti le pene accessorie; d) i provvedimenti giudiziari concernenti le misure alternative alla detenzione; e) i provvedimenti giudiziari concernenti la liberazione condizionale; f) i provvedimenti giudiziari definitivi che hanno prosciolto l’imputato o dichiarato non luogo a procedere per difetto di imputabilità, o disposto una misura di sicurezza, nonché quelli che hanno dichiarato la non punibilità ai sensi dell’ articolo 131-bis del codice penale ; g) i provvedimenti giudiziari definitivi di condanna alle pene sostitutive e i provvedimenti di conversione di cui agli articoli 66, terzo comma , e 72, quarto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 ; g-bis) i provvedimenti di conversione di cui agli articoli 71 , 102 , 103 e 108 della legge 24 novembre 1981, n. 689 e di cui all’ articolo 55 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 ; h) i provvedimenti giudiziari del pubblico ministero previsti dagli articoli 656, comma 5 , 657 e 663, del codice di procedura penale ; i) i provvedimenti giudiziari di conversione delle pene pecuniarie; i-bis) l’ordinanza che ai sensi dell’ articolo 464-quater del codice di procedura penale dispone la sospensione del procedimento con messa alla prova, nonché le sentenze che dichiarano estinto il reato per esito positivo della messa alla prova ai sensi dell’ articolo 464-septies del codice di procedura penale ; i-ter) i provvedimenti con cui il giudice dispone la sospensione del procedimento ai sensi dell’ articolo 420-quater del codice di procedura penale ; l) i provvedimenti giudiziari definitivi concernenti le misure di prevenzione della sorveglianza speciale semplice o con divieto o obbligo di soggiorno; m) i provvedimenti giudiziari concernenti la riabilitazione; n) i provvedimenti giudiziari di riabilitazione, di cui all’ articolo 15, della legge 3 agosto 1988, n. 327 ; o) i provvedimenti giudiziari di riabilitazione speciale relativi ai minori, di cui all’ articolo 24, del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404 , convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835 , e successive modificazioni; p) i provvedimenti giudiziari definitivi di interdizione e inabilitazione e quelli di revoca, nonché i decreti che istituiscono, modificano o revocano l’amministrazione di sostegno; q); r) i provvedimenti giudiziari relativi all’espulsione a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione, ai sensi dell’ articolo 16, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 , come sostituito dall’ art. 15, della legge 30 luglio 2002, n. 189 ; s) i provvedimenti amministrativi di espulsione e i provvedimenti giudiziari che decidono il ricorso avverso i primi, ai sensi dell’ articolo 13, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 , come modificato dall’ art. 12, della legge 30 luglio 2002, n. 189 ; t) i provvedimenti di correzione, a norma di legge, dei provvedimenti già iscritti; u) qualsiasi altro provvedimento che concerne a norma di legge i provvedimenti già iscritti, come individuato con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’ articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , su proposta del Ministro della giustizia.”.

  • Art. 81 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche alla legge 24 dicembre 2007, n. 244

    Art. 81 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche alla legge 24 dicembre 2007, n. 244

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1 . All’ articolo 1, comma 367, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 , le parole: «e alle pene pecuniarie» sono soppresse. Note all’art. 81: – Si riporta il comma 367 dell’articolo 1, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008, come modificato dal presente decreto: “367 – Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero della giustizia stipula con una società interamente posseduta dalla società di cui all’ articolo 3, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 , convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248 , una o più convenzioni in base alle quali la società stipulante con riferimento alle spese previste dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 , nonché alle sanzioni pecuniarie civili di cui al decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 , provvede alla gestione del credito, mediante le seguenti attività: a) acquisizione dei dati anagrafici del debitore e quantificazione del credito, nella misura stabilita dal decreto del Ministro della giustizia adottato a norma dell’articolo 205 (L) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 , e successive modificazioni; b) iscrizione a ruolo del credito; a tale fine, il titolare dell’ufficio competente delega uno o più dipendenti della società stipulante alla sottoscrizione dei relativi ruoli; c)”.

  • Art. 271 TUEL – Sedi associative

    Art. 271 TUEL – Articolo 271

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Gli enti locali, le loro aziende e le associazioni dei comuni presso i quali hanno sede sezioni regionali e provinciali dell’Anci, dell’Upi, dell’Aiccre, dell’Uncem, della Cispel e sue federazioni, possono con apposita deliberazione, da adottarsi dal rispettivo consiglio, mettere a disposizione gratuita per tali sedi locali di loro proprietà ed assumere le relative spese di illuminazione, riscaldamento, telefoniche e postali a carico del proprio bilancio.

    2. Gli enti locali, le loro aziende e associazioni dei comuni possono disporre il distacco temporaneo, a tempo pieno o parziale, di propri dipendenti presso gli organismi nazionali e regionali dell’Anci, dell’Upi, dell’Aiccre, dell’Uncem, della Cispel e sue federazioni, ed autorizzarli a prestare la loro collaborazione in favore di tali associazioni. I dipendenti distaccati mantengono la posizione giuridica ed il corrispondente trattamento economico, a cui provvede l’ente di appartenenza. Gli enti di cui sopra possono inoltre autorizzare, a proprie spese, la partecipazione di propri dipendenti a riunioni delle associazioni sopra accennate.

    3. Le associazioni di cui al comma 2 non possono utilizzare più di dieci dipendenti distaccati dagli enti locali o dalle loro aziende presso le rispettive sedi nazionali e non più di tre dipendenti predetti presso ciascuna sezione regionale.

  • Credito d’imposta investimenti 2026: chi ne ha diritto e come si usa, caso

    In sintesi

    • Proroga al 2026 del credito d’imposta investimenti ex art. 1, c. 44, L. 232/2016
    • Modifica testuale: ‘2024 e 2025’ diventa ‘2024, 2025 e 2026’ nel testo di riferimento
    • Decorrenza: 1° gennaio 2026
    • Il regime sostanziale rimane quello stabilito dalla legge di bilancio 2017
    • Verificare con il professionista le condizioni specifiche del credito prorogato

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 15 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) proroga al periodo d’imposta 2026 il regime del credito d’imposta per investimenti previsto dall’art. 1, comma 44, secondo periodo, della L. 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017), modificando le parole ‘2024 e 2025’ con ‘2024, 2025 e 2026′. La proroga estende l’applicabilita’ del regime al periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2026.

    Approfondimento normativo completo: Comma 15 LB26: proroga al 2026 del credito d’imposta investimenti.

    La proroga del credito d'imposta investimenti al 2026

    Il comma 15 della legge di bilancio 2026 estende al periodo d’imposta 2026 un regime agevolativo già operativo. La tecnica normativa è quella della sostituzione testuale: le parole ‘2024 e 2025’ presenti nell’art. 1, comma 44, secondo periodo, della legge di bilancio 2017 (L. 232/2016) vengono sostituite con ‘2024, 2025 e 2026′, includendo cosi’ il nuovo anno nella finestra temporale di applicabilita’ del credito.

    Il regime prorogato e’ quello disciplinato dalla legge di bilancio 2017 per il credito d’imposta sugli investimenti. Le condizioni di accesso, le aliquote e le modalità di utilizzo del credito restano quelle stabilite dalla norma originaria; il comma 15 si limita ad estendere la finestra temporale senza modificare i parametri sostanziali dell’agevolazione. Per i dettagli delle condizioni è necessario fare riferimento alla disciplina della legge di bilancio 2017 e ai suoi decreti attuativi.

    L’intervento è rilevante per le imprese che avevano già pianificato investimenti nel 2026 contando sulla proroga, o che hanno investimenti pluriennali in corso. Il professionista fiscale può verificare se gli investimenti specifici dell’impresa rientrano nel perimetro del regime prorogato e calcolare l’ammontare del credito spettante per il periodo d’imposta 2026.

    Requisiti e adempimenti principali

    • Verificare di rientrare tra i soggetti beneficiari del regime ex L. 232/2016
    • Accertare che l’investimento rientri nel perimetro del credito prorogato
    • Il periodo d’imposta rilevante è quello in corso al 1° gennaio 2026
    • Conservare la documentazione dell’investimento (fatture, contratti, quietanze)
    • Indicare il credito nella dichiarazione dei redditi secondo le istruzioni vigenti

    Caso 1: Tizio, imprenditore individuale nel settore commercio

    Scenario. Tizio gestisce un’impresa individuale nel commercio al dettaglio. Nel 2026 intende effettuare un investimento in attrezzatura informatica per la gestione del magazzino, per un importo di circa 30.000 euro. Aveva già usufruito del regime nella versione precedente e vuole verificare se la proroga introdotta dal comma 15 della legge di bilancio 2026 gli consenta di accedere al credito anche per questo esercizio.

    Come si legge in pratica. La proroga del comma 15 estende il regime al periodo d’imposta 2026, quindi Tizio potrebbe rientrare nel perimetro, a condizione che l’investimento soddisfi le condizioni stabilite dalla legge di bilancio 2017. Il credito d’imposta spettante dipende dall’aliquota prevista dal regime originario per la tipologia di bene. Tizio deve confrontarsi con il proprio commercialista per verificare la classificazione del bene, il rispetto delle condizioni formali e il corretto utilizzo del credito in compensazione nel modello F24.

    Riepilogo Caso 1

    • Investimento previsto: 30.000 euro in attrezzatura informatica
    • Regime applicabile: art. 1, c. 44, L. 232/2016 prorogato al 2026
    • Verifica necessaria: classificazione del bene nel perimetro agevolato
    • Modalità di fruizione: compensazione nel modello F24
    • Azione consigliata: confronto con il commercialista prima dell’acquisto

    Caso 2: Caia, SRL nel settore dei servizi

    Scenario. Caia è amministratrice di una SRL che offre servizi professionali. Nel 2026 la società prevede un investimento in software gestionale e server propri per circa 80.000 euro, con consegna e messa in funzione entro il 31 dicembre 2026. La società non ha mai fruito del credito e vuole capire se rientra nel regime prorogato dal comma 15 della legge di bilancio 2026.

    Come si legge in pratica. La proroga consente alle imprese di verificare l’accesso al regime nel 2026 alle stesse condizioni degli anni precedenti. Per Caia, la verifica centrale riguarda se i beni (software e server) rientrino nel perimetro agevolato dalla legge di bilancio 2017. In caso affermativo, il credito d’imposta sarebbe fruibile in compensazione, con impatto diretto sulla liquidità aziendale. La SRL deve indicare il credito nel modello Redditi SC per il 2026 e conservare la documentazione probatoria dell’investimento.

    Riepilogo Caso 2

    • Investimento previsto: 80.000 euro in software e server
    • Proroga applicabile: comma 15 L. 199/2025 per il 2026
    • Verifica: ammissibilità dei beni immateriali e materiali nel regime
    • Fruizione: compensazione F24, riportabile se eccede il debito dell’anno
    • Documentazione: fatture, contratti di acquisto, verbali di collaudo

    Caso 3: Sempronio, SNC con investimento pianificato a fine 2026

    Scenario. Sempronio è socio di una SNC nel settore edile. La SNC pianifica l’acquisto di un macchinario di sollevamento del valore di 120.000 euro per il quarto trimestre 2026. Il socio si interroga se, con la proroga introdotta dal comma 15 della legge di bilancio 2026, l’investimento possa beneficiare del credito d’imposta e in quale periodo d’imposta maturerà il diritto.

    Come si legge in pratica. Il comma 15 estende il regime al periodo d’imposta 2026, pertanto un investimento effettuato entro il 31 dicembre 2026 rientrerebbe temporalmente nell’agevolazione, a condizione che il bene sia classificabile nel perimetro del regime originario. Per la SNC, il credito concorre alla determinazione dell’imposta dovuta dai singoli soci in proporzione alle quote di partecipazione. Sempronio deve verificare con il commercialista la natura del bene, la data di effettuazione dell’investimento rilevante ai fini fiscali e le modalità di ripartizione del credito tra i soci.

    Riepilogo Caso 3

    • Investimento previsto: 120.000 euro (macchinario di sollevamento)
    • Periodo rilevante: esercizio 2026 (entro 31 dicembre 2026)
    • Soggetto: SNC – credito attribuito ai soci in quota proporzionale
    • Verifica: classificazione del bene nel regime ex L. 232/2016
    • Azione necessaria: consulenza prima dell’acquisto per confermare l’accesso

    Quando conviene una verifica

    Il regime prorogato ripropone le condizioni della legge di bilancio 2017: verifica con un esperto se il tuo investimento rientra nel perimetro. Parla con un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cosa cambia con la proroga del credito d'imposta investimenti al 2026?

    Il comma 15 della legge di bilancio 2026 estende al periodo d’imposta 2026 il regime del credito d’imposta sugli investimenti previsto dall’art. 1, comma 44, secondo periodo, della L. 232/2016. La modifica è esclusivamente temporale: le condizioni sostanziali, le aliquote e il perimetro dei beni agevolabili non vengono modificati dal comma 15 e restano quelli del regime originario della legge di bilancio 2017.

    Il credito d'imposta investimenti 2026 si può usare in compensazione?

    Le modalità di utilizzo del credito restano quelle stabilite dal regime originario ex L. 232/2016. In generale i crediti d’imposta sugli investimenti sono fruibili in compensazione tramite modello F24, a partire dall’esercizio successivo a quello in cui l’investimento è effettuato o dall’anno di entrata in funzione del bene, secondo le regole specifiche del regime. Il professionista può indicare le finestre e le eventuali limitazioni di utilizzo per la specifica tipologia di investimento.

    Un lavoratore autonomo con partita IVA può accedere al credito d'imposta investimenti 2026?

    Il regime ex L. 232/2016, a cui il comma 15 fa riferimento, riguarda i soggetti che producono reddito d’impresa. I lavoratori autonomi che producono esclusivamente reddito di lavoro autonomo – professionisti, artisti, collaboratori – non rientrano di norma nel perimetro. Il titolare di partita IVA che svolge attività d’impresa (es. commerciante, artigiano) può invece verificare l’accesso. La classificazione fiscale dell’attivita’ è determinante: il commercialista può chiarire la posizione.

    Entro quando va effettuato l'investimento per rientrare nella proroga 2026?

    Il comma 15 estende il regime al periodo d’imposta 2026, che per la generalità dei soggetti coincide con l’anno solare che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. L’investimento deve quindi essere effettuato entro tale data per rientrare temporalmente nell’agevolazione. Per i soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare, rileva il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2026.

    Il credito d'imposta investimenti 2026 si cumula con il super-ammortamento del comma 427?

    Il comma 15 non disciplina espressamente il cumulo con il super-ammortamento introdotto dal comma 427. Quest’ultimo rinvia al decreto attuativo le regole di cumulo con altri incentivi. Non è quindi possibile affermare con certezza l’accessibilita’ contemporanea dei due strumenti: è indispensabile attendere il decreto attuativo e confrontarsi con il professionista prima di pianificare un investimento che miri ad utilizzarli entrambi.

  • Art. 80 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115

    Art. 80 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1 . Al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 , sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 1, comma 1, le parole: «delle pene pecuniarie,» sono soppresse; b) all’articolo 200, comma 1, le parole: «le pene pecuniarie,» sono soppresse; c) all’articolo 211, comma 1, le parole: «per le pene pecuniarie,» sono soppresse; d) all’articolo 235: 1) al comma 1, le parole: «e alle pene pecuniarie,» sono soppresse; 2) al comma 2, le parole: «e delle pene pecuniarie» sono soppresse. Note all’art. 80: – Si riporta il testo degli articoli 1 , 200 , 211 e 235 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 ( Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia ), come modificato dal presente decreto: “Art. 1 (Oggetto). –

    1. Le norme del presente testo unico disciplinano le voci e le procedure di spesa dei processi: il pagamento da parte dell’erario, il pagamento da parte dei privati, l’annotazione e la riscossione. Disciplinano, inoltre, il patrocinio a spese dello Stato, la riscossione delle spese di mantenimento, delle sanzioni amministrative pecuniarie e delle sanzioni pecuniarie processuali.” “Art. 200 (Applicabilità della procedura nel processo penale). –

    1. Secondo le disposizioni di questa parte sono recuperate le spese processuali penali, le sanzioni amministrative pecuniarie e le spese di mantenimento dei detenuti, nonché le spese nei casi di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.” “Art. 211 (Quantificazione dell’importo dovuto). –

    1. In applicazione dell’ articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 237 , il funzionario addetto all’ufficio quantifica l’importo dovuto per spese sulla base degli atti, dei registri, delle norme che individuano la somma da recuperare, e prende atto degli importi stabiliti nei provvedimenti giurisdizionali per le sanzioni amministrative pecuniarie e per le sanzioni pecuniarie processuali, specificando le varie voci dell’importo complessivo.

    2. Il funzionario addetto all’ufficio, altresì, corregge eventuali propri errori, d’ufficio o su istanza di parte.” “Art. 235 (Annullamento del credito per irreperibilità e possibile reviviscenza). –

    1. Se l’invito al pagamento è riferito alle spese dopo l’annullamento del credito ai sensi dell’articolo 219, l’ufficio procede all’iscrizione a ruolo solo se il debitore risulta reperibile.

    2. Se l’invito al pagamento delle spese si riferisce a reati per i quali c’è stata condanna a pena detentiva, l’ufficio, quando la notifica si ha per eseguita ai sensi dell’ articolo 143 del codice di procedura civile , annulla il credito e rimette gli atti al pubblico ministero per l’esecuzione con il rito degli irreperibili.

    3. Divenuto reperibile il debitore, il pubblico ministero rimette gli atti all’ufficio per l’iscrizione a ruolo del credito.”.

  • Art. 79 D.Lgs. 150/2022 – Relazione annuale al Parlamento sullo stato dell’esecuzione delle pene pecuniarie

    Art. 79 D.Lgs. 150/2022 – Relazione annuale al Parlamento sullo stato dell’esecuzione delle pene pecuniarie

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1. Entro il 31 maggio di ciascun anno, il Ministro della giustizia trasmette alle competenti Commissioni parlamentari una relazione in merito all’attuazione del presente decreto in materia di esecuzione e conversione delle pene pecuniarie.

    2. Al fine di un compiuto monitoraggio, in funzione del raggiungimento degli obiettivi di effettività ed efficienza perseguiti dal presente decreto, i dati statistici relativi alle sentenze e ai decreti di condanna a pena pecuniaria, anche sostitutiva, alla riscossione, alla rateizzazione, alla sospensione condizionale e alla conversione, per insolvenza o insolvibilità del condannato, alla estinzione per esito positivo dell’affidamento in prova al servizio sociale, ai sensi dell’ articolo 47, comma 12, della legge 26 luglio 1975, n. 354 , e alla prescrizione ai sensi degli articoli 172 e 173 del codice penale , sono pubblicati periodicamente sul sito del Ministero della giustizia e sono trasmessi annualmente al Parlamento, unitamente alla relazione di cui al comma

    1. Note all’art. 79: – Per l’articolo 47, comma 12, della citata legge 26 luglio 1975, n. 354 , si vedano le note all’articolo

    78. – Si riporta il testo degli articoli 172 e 173 del codice penale : “Art.172 (Estinzione delle pene della reclusione e della multa per decorso del tempo). – La pena della reclusione si estingue col decorso di un tempo pari al doppio della pena inflitta e, in ogni caso, non superiore a trenta e non inferiore a dieci anni. La pena della multa si estingue nel termine di dieci anni. Quando, congiuntamente alla pena della reclusione, è inflitta la pena della multa, per l’estinzione dell’una e dell’altra pena si ha riguardo soltanto al decorso del tempo stabilito per la reclusione. Il termine decorre dal giorno in cui la condanna è divenuta irrevocabile, ovvero dal giorno in cui il condannato si è sottratto volontariamente all’esecuzione già iniziata della pena. Se l’esecuzione della pena è subordinata alla scadenza di un termine o al verificarsi di una condizione, il tempo necessario per l’estinzione della pena decorre dal giorno in cui il termine è scaduto o la condizione si è verificata. Nel caso di concorso di reati, si ha riguardo, per l’estinzione della pena, a ciascuno di essi, anche se le pene sono state inflitte con la medesima sentenza. L’estinzione delle pene non ha luogo, se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell’articolo 99, o di delinquenti abituali, professionalio per tendenza; ovvero se il condannato, durante il tempo necessario per l’estinzione della pena, riporta una condanna alla reclusione per un delitto della stessa indole.” “Art.173 (Estinzione delle pene dell’arresto e dell’ammenda per decorso del tempo). – Le pene dell’arresto e dell’ammenda si estinguono nel termine di cinque anni. Tale termine è raddoppiato se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dai capoversidell’articolo 99, ovvero di delinquenti abituali, professionalio per tendenza. Se, congiuntamente alla pena dell’arresto, è inflitta la pena dell’ammenda, per l’estinzione dell’una e dell’altra pena si ha riguardo soltanto al decorso del termine stabilito per l’arresto. Per la decorrenza del termine si applicano le disposizioni del terzo, quarto e quinto capoverso dell’articolo precedente.”.

  • Art. 133 L. 633/1941

    Art. 133 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Se l'opera non trova smercio sul mercato al prezzo fissato, l'editore prima di svendere gli esemplari stessi a sottoprezzo o di mandarli al macero, deve interpellare l'autore se intende acquistarli per un prezzo calcolato su quello ricavabile dalla vendita a sottoprezzo o ad uso di macero.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 78 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354

    Art. 78 D.Lgs. 150/2022 – Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1 . Alla legge 26 luglio 1975, n. 354 , sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 13, dopo il terzo comma è inserito il seguente: «Nei confronti dei condannati e degli internati è favorito il ricorso a programmi di giustizia riparativa.»; b) dopo l’articolo 15 è inserito il seguente: «Art. 15-bis (Giustizia riparativa). –

    1. In qualsiasi fase dell’esecuzione, l’autorità giudiziaria può disporre l’invio dei condannati e degli internati, previa adeguata informazione e su base volontaria, ai programmi di giustizia riparativa.

    2. La partecipazione al programma di giustizia riparativa e l’eventuale esito riparativo sono valutati ai fini dell’assegnazione al lavoro all’esterno, della concessione dei permessi premio e delle misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, nonché della liberazione condizionale. Non si tiene conto in ogni caso della mancata effettuazione del programma, dell’interruzione dello stesso o del mancato raggiungimento di un esito riparativo.»; c) all’articolo 47:

    1. dopo il comma 3-bis, è inserito il seguente: «3-ter. L’affidamento in prova può altresì essere concesso al condannato alle pene sostitutive della semilibertà sostitutiva o della detenzione domiciliare sostitutiva previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689 , dopo l’espiazione di almeno metà della pena, quando il condannato abbia serbato un comportamento tale per cui l’affidamento in prova appaia più idoneo alla sua rieducazione e assicuri comunque la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati. Il tribunale di sorveglianza procede ai sensi dell’ articolo 678, comma 1-ter, del codice di procedura penale , in quanto compatibile.»;

    2. al comma 12, dopo le parole «pene accessorie perpetue.» è inserito il seguente periodo: «A tali fini è valutato anche lo svolgimento di un programma di giustizia riparativa e l’eventuale esito riparativo.»; dopo le parole «in disagiate condizioni economiche» sono inserite le seguenti: «e patrimoniali» e dopo le parole «già riscossa» sono aggiunte le seguenti: «ovvero la pena sostitutiva nella quale sia stata convertita la pena pecuniaria non eseguita». Note all’art. 78: – Si riporta il testo degli articoli 13 e 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), come modificato dal presente decreto: “Art. 13 (Individualizzazione del trattamento). – Il trattamento penitenziario deve rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto, incoraggiare le attitudini e valorizzare le competenze che possono essere di sostegno per il reinserimento sociale. Nei confronti dei condannati e degli internati è predisposta l’osservazione scientifica della personalità per rilevare le carenze psicofisiche o le altre cause che hanno condotto al reato e per proporre un idoneo programma di reinserimento. Nell’ambito dell’osservazione è offerta all’interessato l’opportunità di una riflessione sul fatto criminoso commesso, sulle motivazioni e sulle conseguenze prodotte, in particolare per la vittima, nonché sulle possibili azioni di riparazione. Nei confronti dei condannati e degli internati è favorito il ricorso a programmi di giustizia riparativa. L’osservazione è compiuta all’inizio dell’esecuzione e proseguita nel corso di essa. Per ciascun condannato e internato, in base ai risultati dell’osservazione, sono formulate indicazioni in merito al trattamento rieducativo ed è compilato il relativo programma, che è integrato o modificato secondo le esigenze che si prospettano nel corso dell’esecuzione. La prima formulazione è redatta entro sei mesi dall’inizio dall’esecuzione. Le indicazioni generali e particolari del trattamento sono inserite, unitamente ai dati giudiziari, biografici e sanitari, nella cartella personale che segue l’interessato nei suoi trasferimenti e nella quale sono successivamente annotati gli sviluppi del trattamento praticato e i suoi risultati. Deve essere favorita la collaborazione dei condannati e degli internati alle attività di osservazione e di trattamento.” “Art. 47 (Affidamento in prova al servizio sociale). – 1.Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato può essere affidato al servizio sociale fuori dell’istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare.

    2. Il provvedimento è adottato sulla base dei risultati della osservazione della personalità, condotta collegialmente per almeno un mese in istituto, se il soggetto è recluso, e mediante l’intervento dell’ufficio di esecuzione penale esterna, se l’istanza è proposta da soggetto in libertà, nei casi in cui si può ritenere che il provvedimento stesso, anche attraverso le prescrizioni di cui al comma 5, contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati.

    3. L’affidamento in prova al servizio sociale può essere disposto senza procedere all’osservazione in istituto quando il condannato, dopo la commissione del reato, ha serbato comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma

    2. 3-bis. L’affidamento in prova può, altresì, essere concesso al condannato che deve espiare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato, quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare ovvero in libertà, un comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma

    2. 3-ter. L’affidamento in prova può altresì essere concesso al condannato alle pene sostitutive della semilibertà sostitutiva o della detenzione domiciliare sostitutiva previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689 , dopo l’espiazione di almeno metà della pena, quando il condannato abbia serbato un comportamento tale per cui l’affidamento in prova appaia più idoneo alla sua rieducazione e assicuri comunque la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati. Il tribunale di sorveglianza procede ai sensi dell’ articolo 678, comma 1-ter, del codice di procedura penale , in quanto compatibile.

    4. L’istanza di affidamento in prova al servizio sociale è proposta, dopo che ha avuto inizio l’esecuzione della pena, al tribunale di sorveglianza competente in relazione al luogo dell’esecuzione. Quando sussiste un grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, l’istanza può essere proposta al magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo di detenzione. Il magistrato di sorveglianza, quando sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’ammissione all’affidamento in prova e al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e non vi sia pericolo di fuga, dispone la liberazione del condannato e l’applicazione provvisoria dell’affidamento in prova con ordinanza. L’ordinanza conserva efficacia fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato trasmette immediatamente gli atti, che decide entro sessanta giorni.

    5. All’atto dell’affidamento è redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro.

    6. Con lo stesso provvedimento può essere disposto che durante tutto o parte del periodo di affidamento in prova il condannato non soggiorni in uno o più comuni, o soggiorni in un comune determinato; in particolare sono stabilite prescrizioni che impediscano al soggetto di svolgere attività o di avere rapporti personali che possono portare al compimento di altri reati.

    7. Nel verbale deve anche stabilirsi che l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato ed adempia puntualmente agli obblighi di assistenza familiare.

    8. Nel corso dell’affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza. Le deroghe temporanee alle prescrizioni sono autorizzate, nei casi di urgenza, dal direttore dell’ufficio di esecuzione penale esterna, che ne dà immediata comunicazione al magistrato di sorveglianza e ne riferisce nella relazione di cui al comma

    10. 9. Il servizio sociale controlla la condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale, anche mettendosi in relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi ambienti di vita.

    10. Il servizio sociale riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto.

    11. L’affidamento è revocato qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione della prova.

    12. L’esito positivo del periodo di prova estingue la pena detentiva ed ogni altro effetto penale, ad eccezione delle pene accessorie perpetue. A tali fini è valutato anche lo svolgimento di un programma di giustizia riparativa e l’eventuale esito riparativo. Il tribunale di sorveglianza, qualora l’interessato si trovi in disagiate condizioni economiche e patrimoniali, può dichiarare estinta anche la pena pecuniaria che non sia stata già riscossa ovvero la pena sostitutiva nella quale sia stata convertita la pena pecuniaria non eseguita. 12-bis.All’affidato in prova al servizio sociale che abbia dato prova nel periodo di affidamento di un suo concreto recupero sociale, desumibile da comportamenti rivelatori del positivo evolversi della sua personalità, può essere concessa la detrazione di pena di cui all’articolo

    54. Si applicano gliarticoli 69, comma 8, e 69-bisnonché l’articolo 54, comma 3.”.

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