Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 19 D.Lgs. 42/2004 – Ispezione

    Art. 19 D.Lgs. 42/2004 – Ispezione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, con preavviso non inferiore a cinque giorni, fatti salvi i casi di estrema urgenza, ad ispezioni volte ad accertare l'esistenza e lo stato di conservazione o di custodia dei beni culturali.

    1-bis. Con le modalità di cui al comma 1 i soprintendenti possono altresì accertare l'ottemperanza alle prescrizioni di tutela indiretta date ai sensi dell'articolo 45.

  • Art. 18 D.Lgs. 42/2004 – Vigilanza

    Art. 18 D.Lgs. 42/2004 – Vigilanza

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. La vigilanza sui beni culturali, sulle cose di cui all'articolo 12, comma 1, nonché sulle aree interessate da prescrizioni di tutela indiretta, ai sensi dell'articolo 45, compete al Ministero.

    2. Sulle cose di cui all'articolo 12, comma 1, che appartengano alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali, il Ministero provvede alla vigilanza anche mediante forme di intesa e di coordinamento con le regioni medesime.

  • Art. 154 D.Lgs. 42/2004 – (Colore delle facciate dei fabbricati)

    Art. 154 D.Lgs. 42/2004 – (Colore delle facciate dei fabbricati)

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Qualora la tinteggiatura delle facciate dei fabbricati siti nelle aree contemplate dalle lettere c) e d) dell'articolo 136, comma 1, o dalla lettera m) dell'articolo 142, comma 1, sia sottoposta all'obbligo della preventiva autorizzazione, in base alle disposizioni degli articoli 146 e 149, comma 1, lettera a), l'amministrazione competente, su parere vincolante, salvo quanto previsto dall'articolo 146, comma 5, del soprintendente, o il Ministero, possono ordinare che alle facciate medesime sia dato un colore che armonizzi con la bellezza d'insieme.

    2. Qualora i proprietari, possessori o detentori degli immobili di cui al comma 1 non ottemperino, entro i termini stabiliti, alle prescrizioni loro impartite, l'amministrazione competente, o il soprintendente, provvede all'esecuzione d'ufficio.

    3. Nei confronti degli immobili di cui all'articolo 10, comma 3, lettere a) e d), dichiarati di interesse culturale ai sensi dell'articolo 13, e degli immobili di cui al comma 1 del medesimo articolo 10 valgono le disposizioni della Parte seconda del presente codice.

  • Art. 16 D.Lgs. 42/2004 – Ricorso amministrativo avverso la dichiarazione

    Art. 16 D.Lgs. 42/2004 – Ricorso amministrativo avverso la dichiarazione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Avverso il provvedimento conclusivo della verifica di cui all'articolo 12 o la dichiarazione di cui all'articolo 13 è ammesso ricorso al Ministero, per motivi di legittimità e di merito, entro trenta giorni dalla notifica della dichiarazione.

    2. La proposizione del ricorso comporta la sospensione degli effetti del provvedimento impugnato. Rimane ferma l'applicazione, in via cautelare, delle disposizioni previste dal Capo II, dalla sezione I del Capo III e dalla sezione I del Capo IV del presente Titolo.

    3. Il Ministero, sentito il competente organo consultivo, decide sul ricorso entro il termine di novanta giorni dalla presentazione dello stesso.

    4. Il Ministero, qualora accolga il ricorso, annulla o riforma l'atto impugnato.

    5. Si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199 .

  • Art. 1 D.Lgs. 42/2004 – Principi

    Art. 1 D.Lgs. 42/2004 – Principi

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. In attuazione dell' articolo 9 della Costituzione , la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all' articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.

    2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.

    3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione.

    4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale.

    5. I privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale , ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, sono tenuti a garantirne la conservazione.

    6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale indicate ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformità alla normativa di tutela.

  • Art. 120 D.Lgs. 159/2011 – Abrogazioni

    Art. 120 D.Lgs. 159/2011 – Abrogazioni

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. 1. Sono abrogate le seguenti disposizioni: a) legge 27 dicembre 1956, n. 1423; b) legge 31 maggio 1965, n. 575; c) decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito in legge 31 marzo 2010, n. 50; d) articoli da 18 a 24 della legge 22 maggio 1975, n. 152; e) articolo 16 della legge 13 settembre 1982, n. 646; f) articoli da 2 ad 11, 13 e 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327; g) articolo 7-ter della legge 13 dicembre 1989, n. 401; h) articolo 34 della legge 19 marzo 1990, n. 55; i) articoli 1, 3 e 5 del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410; l) articoli 70-bis, 76-bis, 76-ter, 110-bis e 110-ter del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.

    2. A decorrere dalla data di cui all'articolo 119, comma 1, sono abrogate le seguenti disposizioni:

    a) decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490;

    b) decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252;

    c) decreto del Presidente della Repubblica 2 agosto 2010, n. 150.

  • Art. 119 D.Lgs. 159/2011 – Entrata in vigore

    Art. 119 D.Lgs. 159/2011 – Entrata in vigore

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Le disposizioni del libro II, capi I, II, III e IV, entrano in vigore decorsi due mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del primo decreto legislativo contenente le disposizioni integrative e correttive adottate ai sensi degli articoli 1, comma 5, e 2, comma 4, della legge 13 agosto 2010, n. 136.

  • Acconti d’imposta 2026: cosa cambia per imprese e professionisti, esempio

    In sintesi

    • Il comma 58 ridetermina la base di calcolo dell’acconto d’imposta 2026 applicando il metodo storico corretto.
    • Per il periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2025, l’imposta del periodo precedente si assume al netto delle variazioni introdotte dai commi 56 e 57.
    • Il meccanismo evita che le modifiche introdotte dai commi 56 e 57 distorcano verso l’alto o verso il basso il calcolo dell’acconto con il metodo storico.
    • I soggetti interessati sono imprese e professionisti che subiscono l’impatto delle disposizioni dei commi 56 e 57 sul proprio periodo d’imposta 2025.
    • Chi utilizza il metodo previsionale anziché il metodo storico non è direttamente vincolato al comma 58, ma deve comunque stimare correttamente l’imposta 2026.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 58 L. 199/2025 stabilisce che, per determinare l’acconto IRES/IRPEF dovuto per il periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2025, si assume come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni dei commi 56 e 57 (che modificano la base imponibile per quell’anno). Si tratta di un meccanismo correttivo che evita distorsioni nel calcolo storico dell’acconto.

    Approfondimento normativo completo: Commi 58-65 LB 2026: acconti, RC auto infortuni e valutazione titoli.

    Il meccanismo degli acconti e la correzione del comma 58

    Il calcolo degli acconti d’imposta segue, per la maggior parte dei contribuenti, il cosiddetto metodo storico: si paga una percentuale dell’imposta versata l’anno precedente. Questo meccanismo funziona correttamente finché la base imponibile dell’anno precedente riflette una situazione ‘normale’. Quando però il legislatore introduce modifiche che alterano significativamente la determinazione dell’imposta di un anno, il metodo storico applicato meccanicamente potrebbe produrre acconti distorsivi – troppo alti o troppo bassi – rispetto all’imposta effettivamente dovuta nell’anno successivo.

    I commi 56 e 57 della Legge di Bilancio 2026 introducono modifiche che incidono sulla determinazione dell’imposta per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2025. Per evitare che queste modifiche trascinino effetti distorti sul calcolo degli acconti 2026 (da versare nel corso del 2026 stesso), il comma 58 stabilisce una regola correttiva: ai fini dell’acconto, l’imposta del periodo precedente non è quella effettiva, bensì quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni dei commi 56 e 57.

    In termini pratici, questo significa che il commercialista o il contribuente devono effettuare un calcolo simulato: determinare l’imposta 2025 come se le regole dei commi 56 e 57 si fossero già applicate, e usare questo dato come base per calcolare l’acconto 2026 con il metodo storico. È un passaggio tecnico ma rilevante, che richiede attenzione nella compilazione della dichiarazione dei redditi e nel versamento delle rate di acconto.

    Checklist: gestire correttamente gli acconti 2026

    • Verificare se si è stati impattati dalle disposizioni dei commi 56 e 57 nel periodo d’imposta 2025: solo in tal caso il comma 58 modifica la base di calcolo dell’acconto.
    • Effettuare il calcolo simulato dell’imposta 2025 applicando le regole dei commi 56 e 57, anche se l’imposta effettivamente versata è diversa.
    • Usare l’imposta simulata (non quella effettiva) come base per il calcolo dell’acconto 2026 con il metodo storico.
    • Valutare se il metodo previsionale risulti più conveniente rispetto al metodo storico corretto dal comma 58, stimando l’imposta 2026 attesa.
    • Verificare i termini di versamento delle rate di acconto (giugno/novembre per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) e aggiornare la pianificazione fiscale di cassa.

    Caso Tizio: imprenditore individuale impattato dai commi 56-57

    Scenario. Tizio è un imprenditore individuale in regime ordinario. Le disposizioni dei commi 56 e 57 incidono sulla determinazione del suo reddito 2025, riducendo la base imponibile IRPEF rispetto al calcolo ordinario. L’imposta effettivamente dovuta per il 2025 è 30.000 euro, ma applicando i commi 56 e 57 sarebbe stata 25.000 euro.

    Come si legge in pratica. Ai sensi del comma 58, Tizio deve calcolare l’acconto 2026 utilizzando come base 25.000 euro (imposta simulata con commi 56-57) e non 30.000 euro (imposta effettiva). Supponendo un’aliquota di acconto del 100%, l’acconto sarà 25.000 euro anziché 30.000. Il risparmio di cassa nel 2026 è di 5.000 euro, anche se il conguaglio a saldo terrà conto dell’imposta effettiva 2026.

    Riepilogo Tizio

    • Imposta IRPEF effettiva 2025: 30.000 euro
    • Imposta IRPEF simulata con commi 56-57: 25.000 euro
    • Base acconto 2026 (metodo storico comma 58): 25.000 euro
    • Acconto 2026 (100%): 25.000 euro
    • Differenza rispetto al calcolo senza comma 58: -5.000 euro di acconto

    Caso Caia: società di capitali, metodo previsionale alternativo

    Scenario. Caia è amministratrice di una Srl che nell’anno precedente ha pagato IRES per 80.000 euro. Il comma 58 avrebbe l’effetto di ridurre la base di calcolo storico a 70.000 euro, ma Caia stima che l’IRES dovuta per il 2026 sarà di soli 60.000 euro per effetto di un calo del fatturato previsto.

    Come si legge in pratica. Con il metodo storico corretto dal comma 58, l’acconto sarebbe 70.000 euro (100% di 70.000). Con il metodo previsionale, Caia può versare il 100% dell’imposta prevista per il 2026, stimata in 60.000 euro. Il metodo previsionale risulta più conveniente di 10.000 euro. La scelta va ponderata considerando il rischio di sanzioni se la stima previsionale si rivela inferiore all’imposta effettivamente dovuta.

    Riepilogo Caia

    • IRES effettiva 2025: 80.000 euro
    • Base storica corretta comma 58: 70.000 euro
    • Acconto con metodo storico: 70.000 euro
    • IRES prevista 2026: 60.000 euro
    • Acconto con metodo previsionale: 60.000 euro (risparmio: 10.000)

    Caso Sempronio: professionista non impattato dai commi 56-57

    Scenario. Sempronio è un avvocato in regime ordinario. Le disposizioni dei commi 56 e 57 non incidono sulla determinazione del suo reddito 2025 (riguardano categorie reddituali o fattispecie che non lo riguardano). La sua IRPEF 2025 è di 45.000 euro.

    Come si legge in pratica. Poiché Sempronio non è impattato dai commi 56 e 57, il comma 58 non modifica la sua base di calcolo. L’acconto IRPEF 2026 con il metodo storico è calcolato normalmente sul 100% di 45.000 euro (o sulla percentuale di acconto applicabile). Non vi è alcuna correzione da effettuare: la norma è rilevante solo per chi subisce l’effetto delle modifiche dei commi 56 e 57.

    Riepilogo Sempronio

    • IRPEF 2025: 45.000 euro
    • Impatto commi 56-57: nessuno
    • Correzione comma 58: non applicabile
    • Acconto 2026 metodo storico: 45.000 euro (calcolo ordinario)
    • Raccomandazione: verificare comunque se i commi 56-57 rilevano per la propria fattispecie

    Quando conviene una verifica

    La corretta applicazione del comma 58 richiede un calcolo simulato dell’imposta 2025 che tenga conto delle modifiche dei commi 56 e 57. Un commercialista può effettuare l’analisi e ottimizzare la scelta tra metodo storico e previsionale. Pianifica gli acconti 2026 con un esperto.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il comma 58 si applica a tutti i contribuenti o solo ad alcuni?

    Il comma 58 si applica ai soggetti che sono stati impattati dalle disposizioni dei commi 56 e 57 nella determinazione dell’imposta per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2025. Chi non subisce alcun effetto dai commi 56 e 57 calcola l’acconto 2026 con le regole ordinarie, senza modifiche. È quindi necessario verificare preliminarmente se le proprie fattispecie reddituali rientrano nell’ambito di applicazione di quei commi.

    Cosa succede se si versa un acconto inferiore a quello dovuto ai sensi del comma 58?

    Se l’acconto versato è insufficiente rispetto a quello dovuto applicando le regole ordinarie (inclusa la correzione del comma 58), il contribuente è esposto alle sanzioni per insufficiente versamento degli acconti, pari al 30% della differenza (riducibile a seconda del ravvedimento operoso). È quindi importante calcolare correttamente la base di acconto prima di effettuare i versamenti di giugno e novembre.

    Il metodo previsionale è sempre preferibile al metodo storico corretto dal comma 58?

    Non necessariamente. Il metodo previsionale conviene quando si stima che l’imposta 2026 sarà inferiore all’imposta storica corretta. Tuttavia, se la stima si rivela eccessivamente ottimistica e l’imposta effettiva risulta superiore di oltre il 10% all’acconto versato in via previsionale, scattano le sanzioni. Il metodo storico corretto, pur potenzialmente più elevato, offre maggiore certezza sanzionatoria.

    Le modifiche dei commi 56 e 57 influenzano anche i soggetti IAS?

    Il comma 65 del medesimo blocco normativo prevede una disposizione specifica per i soggetti non IAS in merito alla valutazione dei titoli negli esercizi 2025 e 2026. I soggetti IAS/IFRS adottano principi contabili internazionali che hanno regole proprie. L’ambito soggettivo del comma 58 in relazione ai commi 56 e 57 va verificato rispetto alla propria situazione contabile e fiscale specifica.

    Quando vanno versate le rate di acconto 2026?

    Per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, la prima rata di acconto (pari al 40% o alla percentuale prevista dalla normativa IRES/IRPEF) scade a giugno 2026, e la seconda (il restante 60% o percentuale residua) a novembre 2026. I termini esatti possono variare in funzione di proroghe ministeriali. Il comma 58 non modifica i termini di versamento, ma solo la base di calcolo dell’acconto.

  • Art. 215 Cod. Amb. – autosmaltimento

    Art. 215 Cod. Amb. – autosmaltimento

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all’articolo 214, commi 1, 2 e 3, e siano tenute in considerazione le migliori tecniche disponibili, le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate nel luogo di produzione dei rifiuti stessi possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla provincia territorialmente competente, . . . .

    2. Le norme tecniche di cui al comma 1 prevedono in particolare: a) il tipo, la quantità e le caratteristiche dei rifiuti da smaltire; b) il ciclo di provenienza dei rifiuti; c) le condizioni per la realizzazione e l’esercizio degli impianti; d) le caratteristiche dell’impianto di smaltimento; e) la qualità delle emissioni e degli scarichi idrici nell’ambiente.

    3. La provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività ed entro il termine di cui al comma 1 verifica d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine, alla comunicazione di inizio di attività, a firma del legale rappresentante dell’impresa, è allegata una relazione dalla quale deve risultare: a) il rispetto delle condizioni e delle norme tecniche specifiche di cui al comma 1; b) il rispetto delle norme tecniche di sicurezza e delle procedure autorizzative previste dalla normativa vigente.

    4. Qualora la provincia, qualora accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1, dispone con provvedimento motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti dall’amministrazione.

    5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e, comunque, in caso di modifica sostanziale delle operazioni di autosmaltimento.

    6. Restano sottoposte alle disposizioni di cui agli articoli 208, 209, 210 e 211 le attività di autosmaltimento di rifiuti pericolosi e la discarica di rifiuti.

  • Art. 113 D.Lgs. 159/2011 – Organizzazione e funzionamento dell’Agenzia

    Art. 113 D.Lgs. 159/2011 – Organizzazione e funzionamento dell’Agenzia

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. 1. Con uno o più regolamenti, adottati ai sensi dell' articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , e successive modificazioni, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri della giustizia, dell'economia e delle finanze e per la semplificazione e la pubblica amministrazione, sono disciplinati, entro il limite di spesa di cui all'articolo 118: a) l'organizzazione e la dotazione delle risorse umane e strumentali per il funzionamento dell'Agenzia, selezionando personale con specifica competenza in materia di gestione delle aziende, di accesso al credito bancario e ai finanziamenti europei; b) la contabilità finanziaria ed economico-patrimoniale relativa alla gestione dell'Agenzia, assicurandone la separazione finanziaria e contabile dalle attività di amministrazione e custodia dei beni sequestrati e confiscati; c) i flussi informativi necessari per l'esercizio dei compiti attribuiti all'Agenzia nonché le modalità delle comunicazioni, da effettuarsi per via telematica, tra l'Agenzia e l'autorità giudiziaria.

    2. Ai fini dell'amministrazione e della custodia dei beni confiscati di cui all'articolo 110, comma 2, lettere d) ed e), i rapporti tra l'Agenzia e l'Agenzia del demanio sono disciplinati mediante apposita convenzione, anche onerosa, avente ad oggetto, in particolare, la stima e la manutenzione dei beni custoditi nonché l'avvalimento del personale dell'Agenzia del demanio.

    3. Sulla base di apposite convenzioni, anche onerose, l'Agenzia, per l'assolvimento dei suoi compiti e delle attività istituzionali, può richiedere, nei limiti degli stanziamenti del proprio bilancio, la collaborazione di amministrazioni centrali dello Stato, ivi comprese società e associazioni in house ad esse riconducibili di cui può avvalersi con le medesime modalità delle amministrazioni stesse, di Agenzie fiscali o di enti pubblici

    4. Per le esigenze connesse alla vendita e alla liquidazione delle aziende e degli altri beni definitivamente confiscati, l'Agenzia può conferire, nei limiti delle disponibilità finanziarie di bilancio, apposito incarico, anche a titolo oneroso, a società a totale o prevalente capitale pubblico. I rapporti tra l'Agenzia e la società incaricata sono disciplinati da un'apposita convenzione che definisce le modalità di svolgimento dell'attività affidata e ogni aspetto relativo alla rendicontazione e al controllo.

    5. L'Agenzia è inserita nella Tabella A allegata alla legge 29 ottobre 1984, n. 720 , e successive modificazioni. (20)

  • Art. 112 D.Lgs. 159/2011 – Attribuzioni degli organi dell’Agenzia

    Art. 112 D.Lgs. 159/2011 – Attribuzioni degli organi dell’Agenzia

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Il Direttore dell'Agenzia ne assume la rappresentanza legale, può nominare uno o più delegati anche con poteri di rappresentanza, convoca con frequenza periodica il Consiglio direttivo e il Comitato consultivo di indirizzo e stabilisce l'ordine del giorno delle sedute. Provvede altresì all'attuazione degli indirizzi e delle linee guida di cui al comma 4, lettera d), e presenta al Consiglio direttivo il bilancio preventivo e il conto consuntivo. Il Direttore riferisce periodicamente ai Ministri dell'interno e della giustizia e presenta una relazione semestrale sull'attività svolta dall'Agenzia, fermo restando quanto previsto dall'articolo 49, comma 1, ultimo periodo.

    2. L'Agenzia coadiuva l'autorità giudiziaria nella gestione fino al provvedimento di confisca emesso dalla corte di appello e adotta i provvedimenti di destinazione dei beni confiscati per le prioritarie finalità istituzionali e sociali, secondo le modalità indicate dal libro I, titolo III, capo III. Nelle ipotesi previste dalle norme in materia di tutela ambientale e di sicurezza, ovvero quando il bene sia improduttivo, oggettivamente inutilizzabile, non destinabile o non alienabile, l'Agenzia, con delibera del Consiglio direttivo, adotta i provvedimenti di distruzione o di demolizione.

    3. L'Agenzia, per le attività connesse all'amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati anche in via non definitiva, nonché per il monitoraggio sul corretto utilizzo dei beni assegnati, si avvale delle prefetture-uffici territoriali del Governo territorialmente competenti presso le quali è istituito, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un apposito nucleo di supporto. Con decreto del Ministro dell'interno sono definiti la composizione di ciascun nucleo di supporto ed il relativo contingente di personale, secondo criteri di flessibilità e modularità che tengano conto anche della presenza significativa, nel territorio di riferimento, di beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. I prefetti, con il provvedimento di costituzione del nucleo di supporto, individuano, sulla base di linee guida adottate dal Consiglio direttivo dell'Agenzia, le altre amministrazioni, gli enti e le associazioni che partecipano alle attività del nucleo con propri rappresentanti.

    4. 4. L'Agenzia, con delibera del Consiglio direttivo: a) utilizza i flussi acquisiti attraverso il proprio sistema informativo per facilitare le collaborazioni tra amministratori giudiziari e tra coadiutori e favorire, su tutto il territorio nazionale in modo particolare per le aziende, l'instaurazione e la prosecuzione di rapporti commerciali tra le imprese sequestrate o confiscate; b) predispone meccanismi di intervento per effettuare, ove l'amministratore giudiziario lo richieda, l'analisi aziendale e verificare la possibilità di prosecuzione o ripresa dell'attività imprenditoriale ovvero avviare procedure di liquidazione o di ristrutturazione del debito; c) stipula protocolli di intesa con le strutture interessate e con le associazioni di categoria per l'individuazione di professionalità necessarie per la prosecuzione o la ripresa dell'attività d'impresa anche avvalendosi dei nuclei territoriali di supporto istituiti presso le prefetture-uffici territoriali del Governo; c-bis) provvede all'istituzione, in relazione a particolari esigenze, fino a un massimo di quattro sedi secondarie, in regioni ove sono presenti in quantità significativa beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nei limiti delle risorse di cui all'articolo 110, comma 1; d) previo parere motivato del Comitato consultivo di indirizzo, emana le linee guida interne che intende seguire sia per fornire ausilio all'autorità giudiziaria, sia per stabilire la destinazione dei beni confiscati; indica, in relazione ai beni aziendali, gli interventi necessari per salvaguardare il mantenimento del valore patrimoniale e i livelli occupazionali e, in relazione ai beni immobili, gli interventi utili per incrementarne la redditività e per agevolare la loro eventuale devoluzione allo Stato liberi da pesi e oneri, anche prevedendo un'assegnazione provvisoria ai sensi dell'articolo 110, comma 2, lettera b); e) previo parere motivato del Comitato consultivo di indirizzo, predispone protocolli operativi su base nazionale per concordare con l'Associazione bancaria italiana (ABI) e con la Banca d'Italia modalità di rinegoziazione dei rapporti bancari già in essere con le aziende sequestrate o confiscate; f) richiede all'autorità di vigilanza di cui all'articolo 110, comma 1, l'autorizzazione a utilizzare gli immobili di cui all'articolo 48, comma 3, lettera b); g) richiede la modifica della destinazione d'uso del bene confiscato, in funzione della valorizzazione dello stesso o del suo utilizzo per finalità istituzionali o sociali, anche in deroga agli strumenti urbanistici; h) approva il bilancio preventivo e il conto consuntivo; i) verifica l'utilizzo dei beni da parte dei privati e degli enti pubblici, conformemente ai provvedimenti di assegnazione e di destinazione; verifica in modo continuo e sistematico, avvalendosi delle prefetture-uffici territoriali del Governo e, ove necessario, delle Forze di polizia, la conformità dell'utilizzo dei beni, da parte dei privati e degli enti pubblici, ai provvedimenti di assegnazione e di destinazione. Il prefetto riferisce semestralmente all'Agenzia sugli esiti degli accertamenti effettuati; l) revoca il provvedimento di assegnazione e destinazione nel caso di mancato o difforme utilizzo del bene rispetto alle finalità indicate nonché negli altri casi stabiliti dalla legge; m) previo parere motivato del Comitato consultivo di indirizzo, sottoscrive convenzioni e protocolli con pubbliche amministrazioni, regioni, enti locali, ordini professionali, enti e associazioni per le finalità del presente decreto; n) adotta un regolamento di organizzazione interna.

    5. 5. Il Comitato consultivo di indirizzo: a) esprime parere sugli atti di cui al comma 4, lettere d), e) … ed m); b) può presentare proposte e fornire elementi per fare interagire gli amministratori giudiziari delle aziende, ovvero per accertare, su richiesta dell'amministratore giudiziario, previa autorizzazione del giudice delegato, la disponibilità degli enti territoriali, delle associazioni e delle cooperative di cui all'articolo 48, comma 3, lettera c), a prendere in carico i beni immobili, che non facciano parte di compendio aziendale, sin dalla fase del sequestro; c) esprime pareri su specifiche questioni riguardanti la destinazione e l'utilizzazione dei beni sequestrati o confiscati nonché su ogni altra questione che venga sottoposta ad esso dal Consiglio direttivo, dal Direttore dell'Agenzia o dall'autorità giudiziaria.

    6. Il Collegio dei revisori svolge i compiti di cui all' articolo 20 del decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123 . (20)

  • Art. 98 D.Lgs. 159/2011 – Articolo 98

    Art. 98 D.Lgs. 159/2011 – Articolo 98

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Nella banca dati nazionale unica sono contenute le comunicazioni e le informazioni antimafia, liberatorie ed interdittive.

    2. La banca dati nazionale unica , tramite il collegamento al sistema informatico costituito presso la Direzione investigativa antimafia di cui all'articolo 5, comma 4, del decreto del Ministro dell'interno in data 14 marzo 2003, consente la consultazione dei dati acquisiti nel corso degli accessi nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione di lavori pubblici disposti dal prefetto.

    3. La banca dati nazionale unica , tramite il collegamento ad altre banche dati, può contenere ulteriori dati anche provenienti dall'estero.

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