Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Entro il termine indicato all'articolo 68, comma 3, l'ufficio di esportazione , qualora non abbia già provveduto al rilascio o al diniego dell'attestato di libera circolazione, può proporre al Ministero l'acquisto coattivo della cosa per la quale è richiesto l'attestato di libera circolazione, dandone contestuale comunicazione alla regione e all'interessato, al quale dichiara altresì che l'oggetto gravato dalla proposta di acquisto resta in custodia presso l'ufficio medesimo fino alla conclusione del relativo procedimento. In tal caso il termine per il rilascio dell'attestato è prorogato di sessanta giorni.
2. Il Ministero ha la facoltà di acquistare la cosa . . . per il valore indicato nella denuncia. Il provvedimento di acquisto è notificato all'interessato entro il termine perentorio di novanta giorni dalla denuncia. Fino a quando non sia intervenuta la notifica del provvedimento di acquisto, l'interessato può rinunciare all'uscita dell'oggetto e provvedere al ritiro del medesimo.
3. Qualora il Ministero non intenda procedere all'acquisto, ne dà comunicazione, entro sessanta giorni dalla denuncia, alla regione nel cui territorio si trova l'ufficio di esportazione proponente. La regione ha facoltà di acquistare la cosa . . . nel rispetto di quanto stabilito all'articolo 62, commi 2 e 3. Il relativo provvedimento è notificato all'interessato entro il termine perentorio di novanta giorni dalla denuncia.
Art. 69 D.Lgs. 42/2004 – Ricorso amministrativo avverso il diniego di attestato
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Avverso il diniego dell'attestato è ammesso, entro i successivi trenta giorni, ricorso al Ministero, per motivi di legittimità e di merito.
2. Il Ministero, sentito il competente organo consultivo, decide sul ricorso entro il termine di novanta giorni dalla presentazione dello stesso.
3. Dalla data di presentazione del ricorso amministrativo e fino alla scadenza del termine di cui al comma 2, il procedimento di dichiarazione è sospeso, ma le cose rimangono assoggettate alla disposizione di cui all'articolo 14, comma 4.
4. Qualora il Ministero accolga il ricorso, rimette gli atti all'ufficio di esportazione, che provvede in conformità nei successivi venti giorni.
5. Si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199 .
Art. 68 D.Lgs. 42/2004 – Attestato di libera circolazione
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Chi intende far uscire in via definitiva dal territorio della Repubblica le cose indicate nell'articolo 65, comma 3, deve farne denuncia e presentarle al competente ufficio di esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuna di esse, il valore venale, al fine di ottenere l'attestato di libera circolazione. Il soggetto che presenta la denuncia e i suoi aventi causa possono ritirarla prima della notificazione della comunicazione dell'attestato di libera circolazione o del diniego .
2. L'ufficio di esportazione, entro tre giorni dall'avvenuta presentazione della cosa, ne dà notizia ai competenti uffici del Ministero, che segnalano ad esso, entro i successivi dieci giorni, ogni elemento conoscitivo utile in ordine agli oggetti presentati per l'uscita definitiva.
3. L'ufficio di esportazione, accertata la congruità del valore indicato, rilascia o nega con motivato giudizio, anche sulla base delle segnalazioni ricevute, l'attestato di libera circolazione, dandone comunicazione all'interessato entro quaranta giorni dalla presentazione della cosa.
4. Nella valutazione circa il rilascio o il rifiuto dell'attestato di libera circolazione gli uffici di esportazione accertano se le cose presentate, in relazione alla loro natura o al contesto storico-culturale di cui fanno parte, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico, a termini dell'articolo 10. Nel compiere tale valutazione gli uffici di esportazione si attengono a indirizzi di carattere generale stabiliti con decreto del Ministro, sentito il competente organo consultivo.
5. L'attestato di libera circolazione ha validità quinquennale ed è redatto in tre originali, uno dei quali è depositato agli atti d'ufficio; un secondo è consegnato all'interessato e deve accompagnare la circolazione dell'oggetto; un terzo è trasmesso al Ministero per la formazione del registro ufficiale degli attestati.
6. Il diniego comporta l'avvio del procedimento di dichiarazione, ai sensi dell'articolo 14. A tal fine, contestualmente al diniego, sono comunicati all'interessato gli elementi di cui all'articolo 14, comma 2, e le cose sono sottoposte alla disposizione di cui al comma 4 del medesimo articolo.
7. Per le cose di proprietà di enti sottoposti alla vigilanza regionale, l'ufficio di esportazione acquisisce il parere della regione, che è reso nel termine perentorio di trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta e, se negativo, è vincolante.
Obbligo generalizzato: dal 2024 la fattura elettronica via Sistema di Interscambio (SDI) è obbligatoria per tutti i forfettari, senza soglie di fatturato.
Regime fiscale trasparente: il forfettario non addebita IVA in fattura; indica invece la dicitura legale di esenzione e il titolo normativo (legge 190/2014).
Bollo virtuale: sulle fatture non soggette a IVA con importo superiore a 77,47 euro va applicata la marca da bollo di 2 euro in modo virtuale.
Ritenuta d’acconto esclusa: i forfettari non subiscono e non applicano ritenute alla fonte, salvo quelle di cui agli artt. 23 e 24 del DPR 600/1973.
Quadro LM: i ricavi e i compensi si dichiarano nel quadro LM del Modello Redditi PF, sezione III, con il codice ATECO 2007 dell’attività svolta.
Conservazione digitale: le fatture elettroniche devono essere conservate per almeno 10 anni in formato digitale.
Come funziona la fatturazione elettronica per i forfettari
Se hai una partita IVA in regime forfettario, dal 2024 sei obbligato a emettere le tue fatture in formato elettronico attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. Non esistono più soglie o eccezioni: l’obbligo vale per tutti, indipendentemente dai ricavi dell’anno precedente.
La fattura elettronica del forfettario è diversa da quella di chi applica l’IVA ordinaria: non si addebita alcuna imposta sul valore aggiunto, perché il regime forfettario ne è esente. In fattura devi indicare la dicitura di non assoggettabilità all’IVA con il riferimento normativo corretto (art. 1, commi 54-89, legge n. 190 del 2014).
Un altro aspetto pratico da non dimenticare riguarda il bollo. Sulle fatture non soggette a IVA di importo superiore a 77,47 euro si applica l’imposta di bollo di 2 euro in modalità virtuale, tramite il servizio ‘Pagamento bollo’ nel portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate.
Sul fronte della dichiarazione dei redditi, i compensi e i ricavi che hai incassato nel 2025 vanno indicati nel quadro LM del Modello Redditi PF 2026, sezione III (regime forfetario). I dati fondamentali da inserire sono il codice ATECO 2007 della tua attività e l’ammontare dei ricavi percepiti.
Principali regole fatturazione forfettario 2026
Aspetto
Regola
Obbligo fattura elettronica
Sì, tramite SDI per tutti i forfettari dal 2024
IVA in fattura
No – regime esente (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014)
Bollo virtuale
2 euro sulle fatture > 77,47 euro non soggette a IVA
Ritenuta d'acconto subita
Non applicata ai forfettari (salvo artt. 23-24 DPR 600/73)
Codice tributo acconto forfettario
1790 (prima rata) e 1791 (seconda rata)
Conservazione fatture
Almeno 10 anni in formato digitale
Esempio pratico
Tizio è un consulente informatico forfettario con codice ATECO 62.01.09. Nel 2025 emette una fattura a un cliente privato per 500 euro. Poiché l’importo supera 77,47 euro e la fattura non riporta IVA, Tizio deve aggiungere la marca da bollo virtuale di 2 euro. La fattura viene trasmessa allo SDI; Tizio non applica ritenuta d’acconto. A fine anno i 500 euro finiscono nel rigo LM22, colonna 3, del quadro LM della sua dichiarazione Redditi PF 2026.
Documenti necessari
Credenziali accesso a un software di fatturazione elettronica o al portale Fatture e Corrispettivi (Fisconline/SPID/CIE)
Partita IVA e codice ATECO 2007 dell’attività
Codice fiscale e dati anagrafici del cliente (privato o azienda)
Documentazione pagamento bollo virtuale (F24 o addebito diretto tramite il portale AdE)
Registro cronologico o archivio delle fatture emesse per la conservazione decennale
Caio presta servizi a un'impresa: come gestisce la ritenuta
Scenario. Caio è un grafico freelance in regime forfettario. Un’azienda cliente gli chiede di applicare la ritenuta d’acconto del 20% sulla parcella.
Come si applica. I forfettari non subiscono la ritenuta d’acconto prevista dal Titolo III del DPR n. 600/1973. Caio deve inserire in fattura la dicitura ‘Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, comma 67, della legge n. 190/2014 – si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto.’ Il cliente è tenuto a rispettare questa indicazione. Se erroneamente la ritenuta viene applicata, Caio può recuperarla come credito in dichiarazione.
In pratica
Inserisci sempre in fattura la dicitura di esonero dalla ritenuta d’acconto.
Conserva copia dell’eventuale certificazione della ritenuta subita per errore.
Il credito da ritenuta subita va indicato nel quadro LM, sezione IV, crediti d’imposta.
Sempronio emette fattura a un privato: il bollo
Scenario. Sempronio è un fotografo in forfettario. Emette una fattura a un privato per un servizio da 300 euro senza IVA.
Come si applica. Poiché la fattura non riporta IVA ed è superiore a 77,47 euro, Sempronio è tenuto ad applicare il bollo virtuale di 2 euro. Lo fa direttamente nel portale ‘Fatture e Corrispettivi’ dell’Agenzia delle Entrate, che addebita trimestralmente l’imposta di bollo maturata. Il costo del bollo può essere ribaltato contrattualmente sul cliente, oppure rimane a carico di Sempronio: la scelta va concordata in anticipo.
In pratica
Verifica nel portale Fatture e Corrispettivi le fatture su cui risulta dovuto il bollo.
Il pagamento avviene in automatico tramite addebito diretto o F24 in base alle scadenze trimestrali comunicate dall’AdE.
Il bollo non è un costo deducibile nel forfettario, poiché non si deducono costi analitici.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Da quando è obbligatoria la fattura elettronica per i forfettari?
Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo è generalizzato: tutti i forfettari devono emettere fattura tramite SDI, senza eccezioni legate al fatturato.
Devo addebitare l'IVA nelle mie fatture?
No. I forfettari sono esenti dall’IVA e non la addebitano. Devi inserire la dicitura di esonero con il riferimento all’art. 1, commi 54-89, della legge 190/2014.
Quando si paga il bollo virtuale sulle fatture forfettario?
Il bollo di 2 euro si applica sulle fatture non soggette a IVA di importo superiore a 77,47 euro. Il pagamento avviene tramite il portale AdE con cadenza trimestrale.
Posso usare un qualsiasi software di fatturazione elettronica?
Sì, puoi usare qualsiasi software certificato per la trasmissione SDI, oppure il portale gratuito ‘Fatture e Corrispettivi’ dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa scrivo nel campo IVA della fattura elettronica?
Selezioni il codice natura ‘N2.2’ (non soggetta – altri casi) e aggiungi in nota la dicitura di esonero. Il campo aliquota IVA rimane a zero.
Devo conservare le fatture elettroniche?
Sì, per almeno 10 anni. Le fatture trasmesse via SDI restano disponibili nell’area riservata del sito AdE per 5 anni; la conservazione a lungo termine è responsabilità tua o del tuo intermediario.
Art. 67 D.Lgs. 42/2004 – Altri casi di uscita temporanea
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. 1. Le cose e i beni culturali indicati nell'articolo 65, commi 1, 2, lettera a), e 3 possono essere autorizzati ad uscire temporaneamente anche quando: a) costituiscano mobilio privato dei cittadini italiani che ricoprono, presso sedi diplomatiche o consolari, istituzioni comunitarie o organizzazioni internazionali, cariche che comportano il trasferimento all'estero degli interessati, per un periodo non superiore alla durata del loro mandato; b) costituiscano l'arredamento delle sedi diplomatiche e consolari all'estero; c) debbano essere sottoposti ad analisi, indagini o interventi di conservazione da eseguire necessariamente all'estero; d) la loro uscita sia richiesta in attuazione di accordi culturali con istituzioni museali straniere, in regime di reciprocità e per la durata stabilita negli accordi medesimi, che non può essere … superiore a quattro anni , rinnovabili una sola volta .
2. Non è soggetta ad autorizzazione l'uscita temporanea dal territorio della Repubblica dei mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni per la partecipazione a mostre e raduni internazionali, salvo che sia per essi intervenuta la dichiarazione ai sensi dell'articolo 13. (7) AGGIORNAMENTO (7) ————— Il D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62 ha disposto (con l'art. 2, comma 1, lettera ss)) l'introduzione della Sezione i-bis – Uscita dal territorio nazionale e ingresso nel territorio nazionale, comprendente gli articoli da 65 a 72.
Art. 66 D.Lgs. 42/2004 – Uscita temporanea per manifestazioni
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Può essere autorizzata l'uscita temporanea dal territorio della Repubblica delle cose e dei beni culturali indicati nell'articolo 65, commi 1, 2, lettera a), e 3, per manifestazioni, mostre o esposizioni d' arte di alto interesse culturale, sempre che ne siano garantite l'integrità e la sicurezza.
2. 2. Non possono comunque uscire: a) i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli; b) i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica. 7 AGGIORNAMENTO (7) ————— Il D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62 ha disposto (con l'art. 2, comma 1, lettera ss)) l'introduzione della Sezione i-bis – Uscita dal territorio nazionale e ingresso nel territorio nazionale, comprendente gli articoli da 65 a 72.
Tassazione ordinaria IRPEF: dichiari il 95% del canone annuo contrattuale (riduzione forfettaria del 5% per spese).
Cedolare secca: imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, addizionali, registro e bollo. Aliquota 21% per canone libero.
Canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa: con tassazione ordinaria hai una riduzione del 30% del reddito imponibile; con cedolare secca l’aliquota scende al 10%.
Locazioni brevi (max 30 giorni): cedolare secca al 21% per un immobile a scelta, al 26% per gli altri. Dal 2021 più di 4 appartamenti = attività d’impresa, non si usa il 730.
Venezia centro, Giudecca, Murano, Burano: la riduzione forfettaria sale al 25% (si dichiara il 75% del canone) con tassazione ordinaria.
Immobili di interesse storico o artistico: riduzione forfettaria del 35% (si dichiara il 65% del canone) con tassazione ordinaria.
Come funziona la tassazione sul canone di affitto
Se affitti un immobile, i canoni percepiti nel 2025 vanno dichiarati nel quadro B del 730. Hai due strade: la tassazione ordinaria IRPEF oppure la cedolare secca, un’imposta sostitutiva che si paga in luogo di IRPEF, addizionali e imposte di registro e bollo sul contratto.
Con la tassazione ordinaria non dichiari l’intero canone contrattuale: per la quasi totalità dei casi si indica il 95% del canone annuo. Quella riduzione del 5% è forfettaria, cioè viene applicata automaticamente per tenere conto delle spese di gestione, senza bisogno di documentare niente. Il reddito che ottieni si somma agli altri redditi e viene tassato con le aliquote progressive IRPEF.
Attenzione al confronto con la rendita: con la tassazione ordinaria il reddito del fabbricato affittato è il canone ridotto del 5% solo se è superiore alla rendita catastale rivalutata del 5%; altrimenti si tassa la rendita (art. 37, comma 4-bis, TUIR). Il confronto lo fa chi presta l’assistenza fiscale: tu indichi la rendita in colonna 1 e il canone in colonna 6.
La cedolare secca funziona diversamente: si applica direttamente sul 100% del canone contrattuale, con un’aliquota fissa che dipende dal tipo di contratto. L’opzione va esercitata in sede di registrazione del contratto e vale per tutta la durata, salvo revoca. Un vantaggio non trascurabile: scegliendo la cedolare secca rinunci all’aggiornamento del canone (per esempio l’adeguamento ISTAT), ma non paghi più imposta di registro né bollo.
Il canone da indicare nel 730 è quello riferito all’anno 2025, proporzionato ai giorni di locazione: se hai affittato solo sei mesi, inserisci metà del canone annuo. In caso di comproprietà, il canone si indica per intero nella colonna 6, indipendentemente dalla tua quota.
Aliquote e riduzioni per tipo di contratto
Tipo di contratto
Tassazione ordinaria (% canone dichiarata)
Cedolare secca (aliquota)
Canone libero (mercato)
95% del canone
21%
Canone concordato – comuni alta tensione abitativa
95% del canone, reddito ridotto del 30%
10%
Locazione breve (≤ 30 gg) – 1 immobile a scelta
95% del canone
21%
Locazione breve (≤ 30 gg) – altri immobili
95% del canone
26%
Immobile a Venezia centro / Giudecca / Murano / Burano
75% del canone
21%
Immobile di interesse storico o artistico
65% del canone
21%
Esempio pratico
Caio affitta un appartamento con un canone annuo contrattuale di 10.000 euro, contratto a canone libero. Con tassazione ordinaria dichiara 9.500 euro (95% del canone) che si somma al suo reddito da lavoro e viene tassato con le aliquote IRPEF progressive. Se invece opta per la cedolare secca, dichiara 10.000 euro (100% del canone) ma l’imposta sostitutiva è fissa al 21%, pari a 2.100 euro: niente registro, niente bollo, niente addizionali sul canone.
Documenti necessari
Contratto di locazione registrato (con estremi di registrazione per la sezione II del quadro B)
Ricevute o bonifici dei canoni percepiti nel 2025
Certificazione Unica 2026 (se il canone è stato incassato tramite intermediario che ha operato la ritenuta del 21%)
Visura catastale (per verificare categoria e rendita dell’immobile)
Codici del quadro B per l’affitto: utilizzo, codice canone e cedolare secca
Nei righi da B1 a B5 l’immobile affittato si descrive con tre codici. Sono le caselle che generano più dubbi, come «codice canone 3» o «cedolare secca 1»:
Quadro B del 730/2026: i codici per gli immobili locati
Colonna
Codice
Significato
2 – Utilizzo
3
Locato a canone libero (anche per periodi fino a 30 giorni) o a canone concordato senza i requisiti del codice 8
2 – Utilizzo
4
Locato in regime di equo canone
2 – Utilizzo
8
Locato a canone concordato in un comune ad alta densità abitativa: riduzione del 30% con tassazione ordinaria, 10% con cedolare secca
2 – Utilizzo
11 / 12
In parte abitazione principale e in parte locato, a canone libero (11) o concordato (12)
5 – Codice canone
1
Si indica il 95% del canone (tassazione ordinaria)
5 – Codice canone
2
Si indica il 75% del canone (Venezia centro, Giudecca, Murano, Burano)
5 – Codice canone
3
Si indica il 100% del canone (cedolare secca)
5 – Codice canone
4
Si indica il 65% del canone (immobile di interesse storico o artistico)
11 – Cedolare secca
1
Cedolare secca su locazione ordinaria: 21%, oppure 10% per il canone concordato con codice 8 o 12
11 – Cedolare secca
2
Locazione breve con cedolare al 21%, per un solo immobile a scelta
11 – Cedolare secca
3
Locazione breve con cedolare al 26%
Nella colonna 6 il canone va già ridotto secondo il codice canone: per esempio 9.500 euro su un canone annuo di 10.000 con codice 1, 10.000 euro con codice 3. Il canone si indica al netto delle spese condominiali, di luce, acqua, gas, riscaldamento e simili se sono comprese nel canone.
Casi particolari: comproprietà, contratto cambiato in corso d’anno, portineria condominiale
Immobile cointestato: ogni comproprietario indica il canone per intero in colonna 6 e la propria percentuale di possesso in colonna 4. Se l’immobile è affittato solo da alcuni comproprietari per la loro quota (per esempio due comproprietari lo affittano al terzo), si indica solo la propria quota di canone con il codice 5 in colonna 7.
Locazione per una parte dell’anno o variazioni in corso d’anno: il canone si indica in proporzione ai giorni di locazione (colonna 3). Se nel 2025 è cambiato l’utilizzo (per esempio da tenuto a disposizione ad affittato, o da tassazione ordinaria a cedolare secca) o la quota di possesso, si compilano più righi, uno per situazione, barrando la casella «Continuazione» (colonna 8).
Canone rinegoziato in diminuzione: si indica il codice 6 in colonna 7 (combinato con altri casi nei codici 7 e 8).
Pertinenze affittate con l’abitazione: se il contratto comprende box o cantina con rendita autonoma, il canone si divide tra le unità in proporzione alle rendite catastali.
Portineria o alloggio del portiere condominiale: di regola il condomino dichiara la propria quota solo se supera 25,82 euro, ma questa esclusione non vale se i locali sono affittati. Se il condominio affitta l’ex portineria, anche la quota di reddito di ciascun condomino va dichiarata.
Caso 1 – Tizio affitta a canone libero con cedolare secca
Scenario. Tizio affitta il suo appartamento (A/2) per tutto il 2025 con un canone mensile di 800 euro, contratto a canone libero. Ha già optato per la cedolare secca in sede di registrazione.
Come si applica. Nella colonna 2 indica il codice ‘3’ (canone libero). Nella colonna 5 indica il codice ‘3’ (100% del canone con cedolare). In colonna 6 riporta 9.600 euro (800 x 12). In colonna 11 inserisce il codice ‘1’ (cedolare secca ordinaria). L’assistenza fiscale applica l’aliquota del 21%: imposta = 2.016 euro.
In pratica
Canone da dichiarare: 9.600 euro (100%, colonna 6).
Codice cedolare secca (colonna 11): ‘1’.
Imposta sostitutiva al 21%: 2.016 euro. Nessuna imposta di registro.
Caso 2 – Sempronio affitta a canone concordato con tassazione ordinaria
Scenario. Sempronio affitta un appartamento a Milano (comune ad alta tensione abitativa) a canone concordato, con un canone annuo di 6.000 euro. Non ha optato per la cedolare secca.
Come si applica. Nella colonna 2 usa il codice ‘8’ (canone concordato in comune ad alta tensione abitativa). In colonna 5 il codice ‘1’ (95% del canone). In colonna 6 riporta 5.700 euro (6.000 x 95%). Chi elabora il 730 applica la riduzione del 30%: la base imponibile IRPEF è 5.700 x 70% = 3.990 euro.
In pratica
Canone contrattuale: 6.000 euro. In colonna 6 si inserisce 5.700 euro (95%).
Riduzione del 30%: la base imponibile diventa 3.990 euro.
Se avesse scelto la cedolare secca, avrebbe pagato il 10% su 6.000 euro = 600 euro.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Fonti e approfondimenti
Istruzioni Modello 730/2026 – Agenzia delle Entrate: quadro B, «Locazioni per finalità abitative – Cedolare secca», «Locazioni brevi», «Casi particolari», colonne 2, 5, 6, 7 e 11 dei righi B1-B5
Art. 37 TUIR (riduzione forfetaria del 5%, 25% e 35% e confronto con la rendita) – Normattiva
Domande frequenti
Devo dichiarare il canone anche se non l’ho incassato per morosità dell’inquilino?
Per le abitazioni no, se il procedimento di convalida di sfratto per morosità si è concluso entro il termine della dichiarazione o, per i canoni non percepiti dal 1° gennaio 2020, se entro quel termine c’è stata l’intimazione di sfratto o l’ingiunzione di pagamento. Si usa il codice 4 in colonna 7. La rendita catastale resta comunque tassata.
Cosa indicano il codice canone 3 e la cedolare secca 1 nel 730?
Il codice canone 3 (colonna 5) significa che in colonna 6 indichi il 100% del canone perché hai scelto la cedolare secca. Il codice 1 della colonna 11 indica la cedolare secca su una locazione ordinaria, non breve: 21% a canone libero, 10% a canone concordato con codice 8 o 12.
Cosa cambia tra cedolare secca e tassazione ordinaria per il canone concordato?
Con la tassazione ordinaria si indica il 95% del canone e il reddito si riduce del 30% (codice 8). Con la cedolare secca si indica il 100% del canone e l’aliquota è il 10%, senza la riduzione del 30%. Il canone concordato agevolato richiede un comune ad alta densità abitativa e un contratto conforme all’accordo territoriale.
Il reddito da affitto è sempre il 95% del canone?
No. Con la tassazione ordinaria si confronta il canone ridotto del 5% con la rendita catastale rivalutata del 5% e si tassa il valore più alto (art. 37, comma 4-bis, TUIR). La riduzione sale al 25% a Venezia centro, Giudecca, Murano e Burano e al 35% per gli immobili di interesse storico o artistico.
Se affitto più di 4 appartamenti con locazione breve, posso usare il 730?
No. Dal 2021 destinare alla locazione breve più di 4 appartamenti è attività d’impresa: il reddito va nel terzo fascicolo del modello Redditi Persone Fisiche e non si può usare il 730.
Come si tratta il canone se l’immobile è in comproprietà?
Ogni comproprietario indica il canone per intero in colonna 6 e la propria quota in colonna 4. Fa eccezione il caso in cui l’immobile è affittato solo da alcuni comproprietari per la loro quota: allora si indica solo la propria quota di canone con il codice 5 in colonna 7.
Devo indicare qualcosa di speciale per le locazioni brevi tramite Airbnb o simili?
Sì. Si dichiara il reddito delle locazioni avvenute nel 2025, anche se il corrispettivo è stato incassato prima o non è ancora stato incassato. Se hai incassato nel 2025 per un soggiorno del 2026, lo dichiarerai l’anno prossimo. La ritenuta del 21% dell’intermediario risulta dalla Certificazione Unica.
Posso scegliere la cedolare secca anche per un box o una cantina affittati insieme all’appartamento?
Sì, la cedolare secca si applica anche alle pertinenze locate congiuntamente all’abitazione. Nel quadro B il canone si ripartisce tra abitazione e pertinenza in proporzione alle rendite catastali.
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. È vietata l'uscita definitiva dal territorio della Repubblica dei beni culturali mobili indicati nell'articolo 10, commi 1, 2 e 3.
2. 2. È vietata altresì l'uscita: a) delle cose mobili appartenenti ai soggetti indicati all'articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, fino a quando non sia stata effettuata la verifica prevista dall'articolo 12. b) dei beni, a chiunque appartenenti, che rientrino nelle categorie indicate all'articolo 10, comma 3, e che il Ministero, sentito il competente organo consultivo, abbia preventivamente individuato e, per periodi temporali definiti, abbia escluso dall'uscita, perché dannosa per il patrimonio culturale in relazione alle caratteristiche oggettive, alla provenienza o all'appartenenza dei beni medesimi.
3. 3. Fuori dei casi previsti dai commi 1 e 2, è soggetta ad autorizzazione, secondo le modalità stabilite nella presente sezione e nella sezione II di questo Capo, l'uscita definitiva dal territorio della Repubblica: a) delle cose, a chiunque appartenenti, che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, il cui valore, fatta eccezione per le cose di cui all'allegato A, lettera B, numero 1, sia superiore a euro 50.000 ; a-bis) dei beni librari, a chiunque appartenenti, che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, il cui valore, fatta eccezione per le cose di cui all'allegato A, lettera B, numero 1, sia superiore a euro 13.500 ; b) degli archivi e dei singoli documenti, appartenenti a privati, che presentino interesse culturale; c) delle cose rientranti nelle categorie di cui all'articolo 11, comma 1, lettere f), g) ed h), a chiunque appartengano.
4. 4. Non è soggetta ad autorizzazione l'uscita: a) delle cose di cui all'articolo 11, comma 1, lettera d); b) delle cose che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, il cui valore sia inferiore a euro 50.000 , fatta eccezione per le cose di cui all'allegato A, lettera B, numero 1; b-bis) dei beni librari, a chiunque appartenenti, che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, il cui valore, fatta eccezione per le cose di cui all'allegato A, lettera B, numero 1, sia inferiore a euro 13.500 .
4-bis. Nei casi di cui al comma 4, l'interessato ha l'onere di comprovare al competente ufficio di esportazione, mediante dichiarazione ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 , che le cose da trasferire all'estero rientrino nelle ipotesi per le quali non è prevista l'autorizzazione, secondo le procedure e con le modalità stabilite con decreto ministeriale. Il competente ufficio di esportazione, qualora reputi che le cose possano rientrare tra quelle di cui all'articolo 10, comma 3, lettera d-bis), avvia il procedimento di cui all'articolo 14, che si conclude entro sessanta giorni dalla data di presentazione della dichiarazione.
4-ter. La validità temporale delle dichiarazioni di cui al comma 4-bis è pari alla durata della validità dell'attestato di libera circolazione, determinata ai sensi dell'articolo 68, comma 5 .
Art. 63 D.Lgs. 42/2004 – Obbligo di denuncia dell’attività commerciale e di tenuta del registro. Obbligo di denuncia della vendita o dell’acquisto di documenti
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. L'autorità locale di pubblica sicurezza, abilitata, ai sensi della normativa in materia, a ricevere la dichiarazione preventiva di esercizio del commercio di cose antiche o usate, trasmette al soprintendente e alla regione copia della dichiarazione medesima, presentata da chi esercita il commercio di cose rientranti nelle categorie di cui alla lettera A dell'Allegato A del presente decreto legislativo, di seguito indicato come "Allegato A".
2. Coloro che esercitano il commercio delle cose indicate al comma 1 annotano giornalmente le operazioni eseguite nel registro prescritto dalla normativa in materia di pubblica sicurezza, descrivendo le caratteristiche delle cose medesime. Il registro è tenuto in formato elettronico con caratteristiche tecniche tali da consentire la consultazione in tempo reale al soprintendente ed è diviso in due elenchi: un primo elenco relativo alle cose per le quali occorre la presentazione all'ufficio di esportazione; un secondo elenco relativo alle cose per le quali l'attestato è rilasciato in modalità informatica senza necessità di presentazione della cosa all'ufficio di esportazione, salva la facoltà del soprintendente di richiedere in ogni momento che taluna delle cose indicate nel secondo elenco gli sia presentata per un esame diretto . Con decreto adottato dal Ministro di concerto con il Ministro dell'interno sono definiti i limiti di valore al di sopra dei quali è obbligatoria una dettagliata descrizione delle cose oggetto delle operazioni commerciali.
3. Il soprintendente verifica l'adempimento dell'obbligo di cui al secondo periodo del comma 2 con ispezioni periodiche, effettuate anche a mezzo dei carabinieri preposti alla tutela del patrimonio culturale, da lui delegati. La verifica è svolta da funzionari della regione nei casi di esercizio della tutela ai sensi dell'articolo 5, commi 3 e 4. Il verbale dell'ispezione è notificato all'interessato ed alla locale autorità di pubblica sicurezza.
4. Coloro che esercitano il commercio di documenti, i titolari delle case di vendita, nonché i pubblici ufficiali preposti alle vendite mobiliari hanno l'obbligo di comunicare al soprintendente l'elenco dei documenti di interesse storico posti in vendita. Allo stesso obbligo sono soggetti i privati proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di archivi che acquisiscano documenti aventi il medesimo interesse, entro novanta giorni dall'acquisizione. Entro novanta giorni dalle comunicazioni di cui al presente comma dalla comunicazione il soprintendente può avviare il procedimento di cui all'articolo 13.
5. Il soprintendente può comunque accertare d'ufficio l'esistenza di archivi o di singoli documenti dei quali siano proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, i privati e di cui sia presumibile l'interesse storico particolarmente importante.
Art. 62 D.Lgs. 42/2004 – Procedimento per la prelazione
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Il soprintendente, ricevuta la denuncia di un atto soggetto a prelazione, ne dà immediata comunicazione alla regione e agli altri enti pubblici territoriali nel cui ambito si trova il bene. Trattandosi di bene mobile, la regione ne dà notizia sul proprio Bollettino Ufficiale ed eventualmente mediante altri idonei mezzi di pubblicità a livello nazionale, con la descrizione dell'opera e l'indicazione del prezzo.
2. La regione e gli altri enti pubblici territoriali, nel termine di venti giorni dalla denuncia, formulano al Ministero una proposta di prelazione, corredata dalla deliberazione dell'organo competente che predisponga, a valere sul bilancio dell'ente, la necessaria copertura finanziaria della spesa indicando le specifiche finalità di valorizzazione culturale del bene. (4) (4a)
3. Il Ministero può rinunciare all'esercizio della prelazione, trasferendone la facoltà all'ente interessato entro venti giorni dalla ricezione della denuncia. Detto ente assume il relativo impegno di spesa, adotta il provvedimento di prelazione e lo notifica all'alienante ed all'acquirente entro e non oltre sessanta giorni dalla denuncia medesima. La proprietà del bene passa all'ente che ha esercitato la prelazione dalla data dell'ultima notifica.
4. Nei casi in cui la denuncia sia stata omessa o presentata tardivamente oppure risulti incompleta, il termine indicato al comma 2 è di novanta giorni ed i termini stabiliti al comma 3, primo e secondo periodo, sono, rispettivamente, di centoventi e centottanta giorni. Essi decorrono dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia tardiva o ha comunque acquisito tutti gli elementi costitutivi della stessa ai sensi dell'articolo 59, comma 4.
Art. 61 D.Lgs. 42/2004 – Condizioni della prelazione
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. La prelazione è esercitata nel termine di sessanta giorni dalla data di ricezione della denuncia prevista dall'articolo 59.
2. Nel caso in cui la denuncia sia stata omessa o presentata tardivamente oppure risulti incompleta, la prelazione è esercitata nel termine di centottanta giorni dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia tardiva o ha comunque acquisito tutti gli elementi costitutivi della stessa ai sensi dell'articolo 59, comma 4.
3. Entro i termini indicati dai commi 1 e 2 il provvedimento di prelazione è notificato all'alienante ed all'acquirente. La proprietà passa allo Stato dalla data dell'ultima notifica.
4. In pendenza del termine prescritto dal comma 1 l'atto di alienazione rimane condizionato sospensivamente all'esercizio della prelazione e all'alienante è vietato effettuare la consegna della cosa.
5. Le clausole del contratto di alienazione non vincolano lo Stato.
6. Nel caso in cui il Ministero eserciti la prelazione su parte delle cose alienate, l'acquirente ha facoltà di recedere dal contratto.
Art. 47 D.Lgs. 175/2024 – Difetto di giurisdizione
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Il difetto di giurisdizione delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado è rilevato, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo.
2. È ammesso il regolamento preventivo di giurisdizione previsto dall'articolo 41, primo comma, del codice di procedura civile.
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