Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. L'indennizzo è corrisposto da parte dello Stato richiedente contestualmente alla restituzione del bene.
2. Del pagamento e della consegna del bene è redatto processo verbale a cura di un notaio, di un ufficiale giudiziario o di funzionari all'uopo designati dal Ministero, al quale è rimessa copia del processo verbale medesimo.
3. Il processo verbale costituisce titolo idoneo per la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale.
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Il tribunale, nel disporre la restituzione del bene, può, su domanda della parte interessata, liquidare un indennizzo determinato in base a criteri equitativi.
2. Per ottenere l'indennizzo previsto dal comma 1, il soggetto interessato è tenuto a dimostrare di aver usato, all'atto dell'acquisizione, la diligenza necessaria a seconda delle circostanze. Per determinare l'esercizio della diligenza richiesta da parte del possessore si tiene conto di tutte le circostanze dell'acquisizione, in particolare della documentazione sulla provenienza del bene, delle autorizzazioni di uscita prescritte dal diritto dello Stato membro richiedente, della qualità delle parti, del prezzo pagato, del fatto che il possessore abbia consultato o meno i registri accessibili dei beni culturali rubati e ogni informazione pertinente che avrebbe potuto ragionevolmente ottenere o di qualsiasi altra pratica cui una persona ragionevole avrebbe fatto ricorso in circostanze analoghe.
3. Il soggetto che abbia acquisito il possesso del bene per donazione, eredità o legato non può beneficiare di una posizione più favorevole di quella del proprio dante causa.
4. Lo Stato richiedente che sia obbligato al pagamento dell'indennizzo può rivalersi nei confronti del soggetto responsabile dell'illecita circolazione … .
Art. 78 D.Lgs. 42/2004 – Termini di decadenza e di prescrizione dell’azione
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. L'azione di restituzione è promossa nel termine perentorio di tre anni a decorrere dal giorno in cui l'Autorità centrale richiedente ha avuto conoscenza che il bene uscito illecitamente si trova in un determinato luogo e ne ha identificato il possessore o detentore a qualsiasi titolo.
2. L'azione di restituzione si prescrive in ogni caso entro il termine di trenta anni dal giorno dell'uscita illecita del bene dal territorio dello Stato richiedente.
3. L'azione di restituzione non si prescrive per i beni appartenenti a collezioni pubbliche museali, archivi, fondi di conservazione di biblioteche e istituzioni ecclesiastiche o altre istituzioni religiose .
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Per i beni culturali usciti illecitamente dal loro territorio, gli Stati membri dell'Unione europea possono esercitare l'azione di restituzione davanti all'autorità giudiziaria ordinaria, secondo quanto previsto dall'articolo 75.
2. L'azione è proposta davanti al tribunale del luogo in cui il bene si trova.
3. 3. Oltre ai requisiti previsti nell' articolo 163 del codice di procedura civile , l'atto di citazione deve contenere: a) un documento descrittivo del bene richiesto che ne certifichi la qualità di bene culturale; b) la dichiarazione delle autorità competenti dello Stato richiedente relativa all'uscita illecita del bene dal territorio nazionale.
4. L'atto di citazione è notificato, oltre che al possessore o al detentore a qualsiasi titolo del bene, anche al Ministero per essere annotato nello speciale registro di trascrizione delle domande giudiziali di restituzione.
5. Il Ministero notifica immediatamente l'avvenuta trascrizione alle autorità centrali degli altri Stati membri , utilizzando un modulo del sistema IMI stabilito dal regolamento (UE) n. 1024/2012 , specificamente adattato per i beni culturali .
Art. 69 TUB: collaborazione tra autorità e obblighi informativi
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
Collaborazione tra autorità e obblighi informativi 1.
Al fine di agevolare l'esercizio della vigilanza su base consolidata nei confronti di gruppi operanti in più Stati dell'Unione europea la Banca d'Italia, sulla base di accordi con le autorità competenti, definisce forme di collaborazione e coordinamento, istituisce collegi di supervisori e partecipa ai collegi istituiti da altre autorità. 1-bis.
Nell'ambito degli accordi previsti al comma 1, la Banca d'Italia può concordare specifiche ripartizioni di compiti e deleghe di funzioni, anche per l'esercizio della vigilanza su base consolidata: a) sulle società di partecipazione finanziaria e sulle società di partecipazione finanziaria mista capogruppo, aventi sede legale in uno Stato dell'Unione europea diverso dall'Italia; b) sulle società bancarie e finanziarie controllate dai soggetti indicati alla lettera a); c) sulle società bancarie e finanziarie partecipate almeno per il venti per cento, anche congiuntamente, dai soggetti indicati nelle lettere a) e b). 1-ter.
La Banca d'Italia, qualora nell'esercizio della vigilanza su base consolidata verifichi una situazione di emergenza potenzialmente lesiva della liquidità e della stabilità del sistema finanziario italiano o di un altro Stato dell'Unione europea in cui opera il gruppo bancario, informa tempestivamente l'ABE, il CERS, il Ministero dell'economia e delle finanze, nonché, in caso di gruppi operanti anche in altri Stati dell'Unione europea, le competenti autorità monetarie. 1-quater.
I commi 1 e 1-ter si applicano anche nell'esercizio della vigilanza su singole banche che operano con succursali aventi rilevanza sistemica negli Stati dell'Unione europea ospitanti. 1-quinquies.
Le autorità creditizie, nei casi di crisi o di tensioni sui mercati finanziari, tengono conto degli effetti dei propri atti sulla stabilità del sistema finanziario degli altri Stati dell'Unione europea interessati. (97)
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Nell'ambito dell'Unione europea, la restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro dopo il 31 dicembre 1992 è regolata dalle disposizioni della presente sezione, che recepiscono la direttiva UE.
2. Ai fini della direttiva UE, si intende per bene culturale un bene che è stato classificato o definito da uno Stato membro, prima o dopo essere illecitamente uscito dal territorio di tale Stato membro, tra i beni del patrimonio culturale dello Stato medesimo, ai sensi dell' articolo 36 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 7 GENNAIO 2016, N. 2.
4. È illecita l'uscita dei beni avvenuta dal territorio di uno Stato membro in violazione della legislazione di detto Stato in materia di protezione del patrimonio culturale nazionale o del regolamento CE, ovvero determinata dal mancato rientro dei beni medesimi alla scadenza del termine fissato nel provvedimento di autorizzazione alla spedizione temporanea.
5. Si considerano illecitamente usciti anche i beni dei quali sia stata autorizzata la spedizione temporanea qualora siano violate le prescrizioni stabilite con il provvedimento di autorizzazione.
6. La restituzione è ammessa se le condizioni indicate nei commi 4 e 5 sussistono al momento della proposizione della domanda.
Art. 74 D.Lgs. 42/2004 – Esportazione di beni culturali dal territorio dell’Unione europea
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. L'esportazione al di fuori del territorio dell'Unione europea degli oggetti indicati nell'allegato A è disciplinata dal regolamento CE e dal presente articolo.
2. Ai fini di cui all'articolo 3 del regolamento CE, gli uffici di esportazione del Ministero sono autorità competenti per il rilascio delle licenze di esportazione. Il Ministero redige l'elenco di detti uffici e lo comunica alla Commissione europea; segnala, altresì, ogni eventuale modifica dello stesso entro due mesi dalla relativa effettuazione.
3. La licenza di esportazione prevista dall'articolo 2 del regolamento CE è rilasciata dall'ufficio di esportazione contestualmente all'attestato di libera circolazione, ed è valida per un anno . La detta licenza può essere rilasciata, dallo stesso ufficio che ha emesso l'attestato, anche non contestualmente all'attestato medesimo, ma non oltre quarantotto mesi dal rilascio di quest'ultimo.
4. Per gli oggetti indicati nell'allegato A, l'ufficio di esportazione può rilasciare, a richiesta, anche licenza di esportazione temporanea, alle condizioni e secondo le modalità stabilite dagli articoli 66, 67 e 71.
5. Le disposizioni della sezione 1-bis del presente capo non si applicano agli oggetti entrati nel territorio dello Stato con licenza di esportazione rilasciata da altro Stato membro dell'Unione europea a norma dell'articolo 2 del regolamento CE, per la durata di validità della licenza medesima.
Welfare e sanità integrativa nel CCNL Tessile e Moda Artigianato
Guida al sistema di welfare bilaterale artigiano nel tessile e nella moda: San.Arti. per la sanità integrativa, FSBA per il sostegno al reddito in caso di crisi, EBNA per la formazione e i servizi di settore, e Fon.Te. per la previdenza complementare.
In sintesi
Il CCNL Tessile Moda Artigianato prevede welfare bilaterale su tre pilastri: San.Arti. (sanità integrativa, 10,42 € al mese a carico dell’impresa), FSBA (sostegno al reddito in caso di sospensione del lavoro) ed EBNA (formazione e servizi), finanziati con 125 € l’anno per dipendente. La previdenza complementare è Fon.Te., con l’1% a carico del lavoratore e l’1% dell’impresa. Tutti distinti dall’INPS.
Assegno di solidarietà, sostegno a sospensione/riduzione attività
Fondo paritetico bilaterale (D.Lgs. n. 148/2015)
EBNA / EBA regionali
Formazione, servizi, previdenza
Formazione professionale, orientamento, welfare integrativo territoriale
Ente bilaterale nazionale artigianato
Fon.Te.
Previdenza complementare
Pensione complementare: 1% lavoratore + 1% impresa sulla retribuzione tabellare, più il TFR
Fondo pensione complementare (D.Lgs. n. 252/2005)
Nota: La contribuzione è a carico dell’impresa: alla bilateralità (EBNA/FSBA) 125 € l’anno per dipendente, versati con F24 in 12 quote da 10,42 € (metà per i part-time fino a 20 ore settimanali); a San.Arti. 10,42 € al mese per 12 mensilità per i dipendenti a tempo indeterminato, gli apprendisti e i lavoratori a termine di almeno 12 mesi. Dal rinnovo 2024 le quote vanno indicate nel cedolino. L’impresa che non aderisce alla bilateralità, e quella che non iscrive i dipendenti a San.Arti., deve pagare a ciascun lavoratore un elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.) di 25 € lordi al mese per 13 mensilità (art. 23; l’art. 24 richiama lo stesso importo per San.Arti.) e resta tenuta a garantire prestazioni equivalenti. Fonti: artt. 23-25 del CCNL, accordo di rinnovo 16 luglio 2024.
San.Arti.: la sanità integrativa artigiana
San.Arti. è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori delle imprese artigiane, istituito dalle organizzazioni datoriali dell’artigianato (Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI) e dalle confederazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil). I lavoratori dipendenti delle imprese artigiane del tessile-moda che applicano il CCNL sono iscritti a San.Arti. con un contributo dell’impresa di 10,42 € al mese per 12 mensilità (art. 24 CCNL), distinto da quello per la bilateralità.
Le prestazioni di San.Arti. coprono tipicamente:
Visite specialistiche e accertamenti diagnostici (rimborso parziale o totale secondo il piano di copertura).
Ricoveri ospedalieri e interventi chirurgici in strutture convenzionate o libera scelta (con rimborso secondo i massimali del piano).
Odontoiatria: cure dentali, protesi, ortodonzia (in molti piani sanitari inclusa anche per i familiari a carico).
Fisioterapia e riabilitazione: trattamenti fisioterapici prescritti dal medico.
Maternità e parto: rimborso spese parto, visite in gravidanza.
I massimali di rimborso, i piani di copertura e le strutture convenzionate sono aggiornati periodicamente da San.Arti. Per informazioni sulle prestazioni vigenti e sulle modalità di rimborso si rinvia al sito ufficiale di San.Arti. e alle comunicazioni degli enti bilaterali territoriali (EBA regionali).
FSBA: il sostegno al reddito in caso di crisi aziendale
Il FSBA (Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato) è il fondo paritetico bilaterale istituito ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. n. 148/2015 (Riforma degli ammortizzatori sociali). Ha la funzione di garantire ai lavoratori dipendenti delle imprese artigiane un sostegno economico nelle situazioni di sospensione o riduzione temporanea dell’attività lavorativa per ragioni economiche, organizzative o di mercato.
Il FSBA eroga, in favore delle imprese artigiane aderenti (tramite EBNA), le seguenti prestazioni principali:
Assegno di solidarietà: in caso di riduzione dell’orario di lavoro su base settimanale concordata tra datore e lavoratore, a integrazione della retribuzione persa.
Prestazioni per sospensione totale o parziale dell’attività: a integrazione del reddito dei lavoratori sospesi per crisi aziendali, eventi meteo, crisi di settore.
Sostegno alla formazione: finanziamento di percorsi formativi per lavoratori in sospensione.
L’accesso alle prestazioni FSBA è condizionato all’iscrizione dell’impresa a EBNA e alla regolarità dei versamenti contributivi. La domanda di intervento è presentata dall’impresa tramite gli enti bilaterali territoriali, previa informazione e consultazione delle organizzazioni sindacali.
EBNA: l’ente bilaterale nazionale dell’artigianato
EBNA (Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato) è l’ente paritetico istituito dalle organizzazioni datoriali artigiane e dalle confederazioni sindacali. È la struttura di coordinamento del sistema bilaterale artigiano, a cui si affiancano gli EBA regionali (Enti Bilaterali dell’Artigianato regionali) che erogano prestazioni e servizi a livello territoriale.
Le funzioni di EBNA e degli EBA regionali per il settore tessile-moda artigiano includono:
Gestione e coordinamento del sistema San.Arti. e FSBA.
Erogazione di contributi per la formazione professionale degli apprendisti e dei lavoratori (in raccordo con le Regioni).
Servizi di orientamento e ricollocazione per lavoratori in mobilità.
Prestazioni di welfare integrativo territoriale: contributi per asili nido, istruzione, disabilità, emergenze familiari (le misure variano per EBA regionale).
Supporto alle imprese per la gestione degli adempimenti connessi alla bilateralità.
Il contributo alla bilateralità è a carico dell’impresa: 125 € l’anno per ogni dipendente, anche a termine, versati con il modello F24 in 12 quote mensili da 10,42 € (ridotte del 50% per i part-time fino a 20 ore settimanali); gli accordi regionali possono prevedere importi superiori. Il lavoratore non subisce trattenute per questo contributo.
Fon.Te.: la previdenza complementare per l’artigianato
Per i dipendenti delle imprese artigiane il fondo pensione negoziale di riferimento è Fon.Te.: con l’accordo del 27 gennaio 2011 la forma pensionistica dell’artigianato (Artifond) è stata trasferita in Fon.Te. e gli iscritti vi sono confluiti (art. 25 del CCNL). Per chi aderisce la contribuzione, calcolata sulla retribuzione tabellare, è:
1% a carico del lavoratore;
1% a carico dell’impresa;
il TFR nelle misure previste dalla contrattazione collettiva e dalla legge.
I contributi sono deducibili entro il limite annuo dell’art. 8 del D.Lgs. 252/2005; sulle prestazioni la ritenuta è del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo fino al 9%. Dal 1° luglio 2026 i neoassunti alla prima occupazione aderiscono in automatico al fondo previsto dal contratto, salvo rinuncia entro 60 giorni (art. 8 c. 7 D.Lgs. 252/2005). Fonte: art. 25 del CCNL Area Tessile-Moda e Chimica-Ceramica.
Casi pratici
Tizio – Lavoratore che scopre le prestazioni San.Arti.
Tizio lavora in una piccola sartoria artigiana iscritta a EBNA. Deve sottoporsi a una visita specialistica ortopedica. Il collega più anziano gli spiega che l’azienda versa i contributi EBNA e che è iscritto a San.Arti.: può presentare il ticket della visita all’EBA regionale e ottenere un rimborso parziale secondo il piano di copertura. Tizio scarica il modulo di rimborso dal sito San.Arti. e lo presenta con la fattura della visita e il numero di iscrizione.
Caia – Sospesa per crisi: come funziona il FSBA
Il laboratorio artigiano dove lavora Caia attraversa un periodo di calo degli ordini e il datore riduce l’orario di 2 giorni alla settimana per 8 settimane. L’impresa è iscritta a EBNA e in regola con i versamenti FSBA. Il datore presenta domanda di assegno di solidarietà all’EBA regionale. Caia riceve un assegno di solidarietà a integrazione delle ore non lavorate, garantendo la continuità parziale del reddito durante il periodo di riduzione.
Sempronio – Scelta sulla previdenza complementare: Fon.Te. o TFR in azienda?
Sempronio viene assunto nel maggio 2026. Entro 6 mesi deve scegliere. Il consulente del lavoro dell’impresa gli illustra le due opzioni: TFR in azienda (rivalutato all’1,5%+ISTAT, tassato al 17% sulla rivalutazione) oppure Fon.Te. ( contributo dell’impresa dell’1% se versa anche l’1% a suo carico, deducibilità dei contributi entro i limiti di legge, tassazione agevolata sulla prestazione). Sempronio, con 30 anni di carriera davanti, sceglie Fon.Te. per massimizzare il beneficio fiscale a lungo termine.
Domande frequenti
Cos’è San.Arti. e cosa rimborsa?
San.Arti. è il fondo di sanità integrativa artigiano. Rimborsa spese per visite specialistiche, diagnostica, ricoveri, odontoiatria, fisioterapia e maternità, secondo i massimali del piano di copertura vigente. L’impresa versa a San.Arti. 10,42 € al mese per ogni dipendente iscritto.
Il FSBA è la stessa cosa della Cassa Integrazione?
No. Il FSBA (Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato) è il fondo bilaterale paritetico che eroga prestazioni equivalenti alla CIG per le imprese artigiane, che non possono accedere alla CIG ordinaria. Non è gestito dall’INPS ma dagli enti bilaterali artigiani (EBNA/EBA regionali), anche se si coordina con l’INPS per alcune prestazioni.
Il lavoratore deve versare una quota a EBNA?
No. Il contributo alla bilateralità (EBNA/FSBA) è a carico dell’impresa: 125 € l’anno per dipendente, in 12 quote da 10,42 €. Anche il contributo a San.Arti. (10,42 € al mese) è a carico dell’impresa. Per il fondo pensione Fon.Te., invece, chi aderisce versa l’1% della retribuzione tabellare, e l’impresa un altro 1%.
Fon.Te. è l’unico fondo pensione per i lavoratori artigiani del tessile?
Fon.Te. è il fondo negoziale indicato dal CCNL per i lavoratori dell’artigianato (vi è confluito Artifond nel 2011). Il lavoratore può però scegliere liberamente di aderire a qualsiasi altro fondo pensione complementare aperto o chiuso (es. fondo pensione aperto di una banca o assicurazione), purzé la scelta sia espressa nei termini previsti. Fon.Te. è il fondo che riceve il TFR in caso di adesione tacita o automatica; il contributo dell’1% dell’impresa spetta solo a chi aderisce al fondo negoziale.
Cosa succede se il datore non iscrive l’impresa a EBNA?
Il mancato versamento a EBNA (e quindi a FSBA e San.Arti.) priva i lavoratori delle relative prestazioni e costituisce inadempimento contrattuale: l’impresa deve comunque pagare l’E.A.R. di 25 € lordi al mese per 13 mensilità e garantire direttamente prestazioni equivalenti. In caso di crisi aziendale, l’impresa non potrà accedere al FSBA. L’Ispettorato del Lavoro può contestare l’irregolarità. I lavoratori possono richiedere le differenze contributive maturate anche a posteriori.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Tessile-Moda e Chimica-Ceramica per l’Artigianato del 16 luglio 2024 (vigenza 1° gennaio 2023 – 31 dicembre 2026). I dettagli delle prestazioni San.Arti., FSBA ed EBNA (massimali, quote contributive, piani di copertura) sono soggetti ad aggiornamenti da parte degli enti bilaterali: verificare sul sito San.Arti. (www.sanartifondo.it), FSBA (www.fsba.it) e EBNA (www.ebna.it). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, le organizzazioni sindacali di categoria (Femca-CISL, Filctem-CGIL, Uiltec-UIL), Confartigianato Moda, CNA Federmoda o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Quadro RM del modello Redditi PF 2026: raccoglie redditi a tassazione separata, redditi di capitale soggetti a imposta sostitutiva, rivalutazione dei terreni e altri casi specifici. Nel 730 lo stesso contenuto sta nel quadro M, con la stessa numerazione dei righi (RM6 diventa M6, RM31 diventa M31).
Tassazione separata: alcune entrate (come arretrati di lavoro o indennità di fine agenzia) vengono tassate separatamente dagli altri redditi per evitare un effetto cumulo ingiusto.
Imposta sostitutiva: redditi di capitale percepiti all’estero senza intermediari italiani (rigo RM31) sono tassati con un’aliquota sostitutiva pari alla ritenuta applicabile in Italia sui redditi della stessa natura: per gli utili esteri il 26%, senza possibilità di optare per la tassazione ordinaria.
Opzione per la tassazione ordinaria: per molti redditi del quadro RM puoi scegliere di essere tassato con le aliquote IRPEF ordinarie se ti conviene.
Acconto del 20%: sui redditi a tassazione separata non soggetti a ritenuta alla fonte va versato un acconto pari al 20 per cento (rigo RM21, codice tributo 4200). Gli arretrati di lavoro dipendente del rigo RM6 sono esclusi dal riepilogo.
Cosa sono i redditi a tassazione separata e perché esistono
La maggior parte dei redditi viene sommata insieme (il tuo stipendio, l’affitto che incassi, gli interessi) e tassata con le aliquote IRPEF progressive. Ma alcuni redditi, spesso percepiti in un’unica soluzione e maturati in più anni, vengono trattati in modo diverso: sono tassati ‘separatamente’, cioè con un’aliquota media calcolata su di loro da soli, senza aggiungerli agli altri redditi. Questo meccanismo esiste per evitare che, in quell’anno, il cumulo di tutto spinga l’aliquota marginale molto in alto.
Il quadro RM del modello Redditi PF (nel 730 il quadro M) è il posto dove dichiarare questi redditi. Vi rientrano, fra gli altri: arretrati di lavoro dipendente relativi ad anni precedenti, indennità per cessazione di rapporti di agenzia, plusvalenze da cessione di terreni edificabili, rimborsi di oneri già detratti, redditi percepiti dagli eredi, indennità di esproprio e redditi di capitale di fonte estera senza intermediari.
Accanto alla tassazione separata, il quadro RM contiene anche i redditi soggetti a imposta sostitutiva: un’imposta calcolata con un’aliquota fissa (per esempio 20 per cento su certi redditi di capitale esteri, 15 per cento sui compensi per lezioni private, 18 per cento sulla rivalutazione dei terreni dal 2025) che ‘sostituisce’ l’IRPEF ordinaria. Per alcuni di questi redditi puoi optare per la tassazione ordinaria se ti conviene.
Quadro RM 2026: righi principali (tra parentesi il rigo del quadro M del 730)
Voce
Rigo
Regime fiscale
Indennità per cessazione di rapporti di agenzia, da funzioni notarili, sportivi
RM1 (M1)
Tassazione separata; opzione per l’ordinaria (colonna 7)
Plusvalenze da terreni edificabili, indennità di avviamento, risarcimenti per perdita di redditi di più anni, somme ai soci di società di persone
RM2 (M2)
Tassazione separata; opzione per l’ordinaria
Rimborsi di oneri detratti in anni precedenti
RM3 (M3)
Tassazione separata; opzione per l’ordinaria
Rimborsi di oneri dedotti dal reddito complessivo
RM4 (M4)
Tassazione separata; opzione per l’ordinaria
Redditi percepiti da eredi e legatari
RM5 (M5)
Tassazione separata
Arretrati di lavoro dipendente di anni precedenti
RM6 (M6)
Tassazione separata; l’Agenzia applica l’ordinaria se più favorevole
Indennità di fine rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
RM7 (M7)
Tassazione separata
Acconto del 20% sui redditi senza ritenuta
RM21
Codice tributo 4200
Redditi per cui si è scelta la tassazione ordinaria
RM22
Si sommano al reddito complessivo (rigo RN1)
Redditi di capitale di fonte estera senza intermediari italiani
RM31 (M31)
Sostitutiva pari alla ritenuta italiana: utili esteri 26%, senza opzione; per altri proventi l’opzione è possibile
Interessi di obbligazioni senza imposta sostitutiva
RM32 (M32)
Sostitutiva, senza opzione per l’ordinaria
Proventi da depositi a garanzia di finanziamenti
RM33 (M33)
20%
Noleggio occasionale di imbarcazioni da diporto
RM35 (M35)
Sostitutiva 20%
Compensi per lezioni private dei docenti
RM37 (M37)
Sostitutiva 15%
Rivalutazione dei terreni
RM76 e RM77 (M76 e M77)
Sostitutiva 18%, perizia e versamento entro il 30 novembre 2025
TFR e arretrati pagati da chi non è sostituto d’imposta (per esempio da un datore domestico)
Sezione IV
Tassazione separata; va presentata anche da chi usa il 730
Tizio ha percepito nel 2025 degli arretrati di stipendio relativi al 2022 per 8.000 euro. Se li aggiungesse ai suoi redditi 2025 pagherebbe l’IRPEF con un’aliquota più alta. Grazie alla tassazione separata (rigo M6), l’Agenzia delle Entrate applica un’aliquota media calcolata sui suoi redditi degli anni precedenti, poi verifica se quella ordinaria sarebbe più bassa e, in quel caso, applica automaticamente la più favorevole. Tizio non deve fare nulla di speciale: è l’Agenzia a fare il calcolo più conveniente per lui.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 con indicazione degli importi soggetti a tassazione separata
Documentazione del reddito di capitale estero percepito (estratti conto, certificazioni dell’intermediario estero)
Perizia giurata di stima per la rivalutazione dei terreni (se applicabile)
Ricevuta del versamento dell’imposta sostitutiva sui terreni (F24, entro il 30 novembre 2025)
Documentazione delle indennità percepite (cessazione agenzia, cessazione funzioni notarili, ecc.)
Caso 1 – Tizio riceve arretrati di lavoro dipendente
Scenario. Tizio nel 2025 ha ricevuto dal suo ex datore di lavoro 5.000 euro di arretrati relativi a prestazioni del 2022 e 2023, per una vertenza conclusa con accordo sindacale.
Come si applica. Gli arretrati di lavoro dipendente vanno dichiarati nel rigo M6 del quadro RM. L’imposta è a tassazione separata: l’Agenzia delle Entrate calcola l’aliquota media sugli anni precedenti. Poi verifica d’ufficio se la tassazione ordinaria sarebbe più favorevole e, in quel caso, applica quest’ultima. Tizio riceve la tassazione più conveniente senza dover fare scelte esplicite. Il codice tributo per il versamento dell’acconto è il 4200.
In pratica
Indica gli arretrati nel rigo M6 del quadro RM (o fallo fare al tuo Caf).
L’Agenzia confronta automaticamente tassazione separata e ordinaria: non devi scegliere tu.
Verifica se il tuo datore ha già applicato una ritenuta: in quel caso indicala nel rigo M6.
Caso 2 – Caio incassa dividendi da una società estera senza intermediari italiani
Scenario. Caio possiede quote in una società francese e riceve dividendi direttamente sul suo conto estero, senza che nessuna banca italiana abbia applicato una ritenuta.
Come si applica. Questi redditi di capitale di fonte estera percepiti senza l’intervento di intermediari residenti vanno indicati nel rigo RM31 (M31 nel 730), con la lettera H in colonna 1. L’imposta sostitutiva è del 26%, la stessa ritenuta che si applicherebbe in Italia, e si calcola sul dividendo al lordo di quanto trattenuto in Francia. Per gli utili esteri da partecipazioni non qualificate non si può optare per la tassazione ordinaria, e lo stesso vale per quelli da partecipazioni qualificate formati con utili prodotti dal 2018: la colonna 7 resta vuota e l’imposta francese non dà credito d’imposta in Italia.
In pratica
Indica il reddito al lordo delle ritenute eventualmente subite all’estero nel rigo RM31, colonna 3, e l’aliquota del 26% in colonna 4.
La colonna 7 (opzione per la tassazione ordinaria) resta vuota: per questi utili non è ammessa.
Conserva la documentazione della società estera e degli eventuali pagamenti d’imposta all’estero.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
È un meccanismo che tassa certi redditi (spesso una tantum come arretrati o liquidazioni) con un’aliquota calcolata solo su di loro, senza cumularli agli altri redditi. Serve a evitare che finiscano in uno scaglione IRPEF molto alto per colpa di un picco di reddito in quell’anno.
Posso scegliere la tassazione ordinaria invece di quella separata?
Per molti redditi sì: nei righi RM1, RM2, RM3 e RM4 c’è una casella per l’opzione, e i redditi scelti si riepilogano nel rigo RM22 e si sommano al reddito complessivo. Per gli arretrati del rigo RM6 non serve scegliere: l’Agenzia applica d’ufficio la tassazione più favorevole. Per gli utili esteri del rigo RM31 e per gli interessi del rigo RM32 l’opzione non è ammessa.
Cosa sono i redditi di capitale esteri nel rigo RM31?
Sono redditi come dividendi, interessi di conti esteri o proventi di fondi ricevuti direttamente dall’estero, senza che un intermediario italiano abbia applicato la ritenuta. Si tassano con un’imposta sostitutiva pari alla ritenuta italiana: per gli utili esteri il 26%, calcolato sull’importo lordo.
Devo versare un acconto per i redditi a tassazione separata?
Sì, per i redditi a tassazione separata non soggetti a ritenuta alla fonte è dovuto un acconto del 20 per cento, calcolato nel rigo RM21 e versato con il codice tributo 4200. Il riepilogo non comprende gli arretrati di lavoro dipendente del rigo RM6.
Qual è l’aliquota per la rivalutazione dei terreni nel 2025?
Dal 2025 l’imposta sostitutiva per la rideterminazione del valore dei terreni è aumentata al 18 per cento. La perizia giurata e il versamento (o la prima rata) andavano effettuati entro il 30 novembre 2025.
Dove trovo le istruzioni per il quadro RM se non uso il 730?
Il quadro corrispondente nel modello REDDITI PF 2026 si chiama RM. I contribuenti che presentano il 730 possono dover allegare il quadro RM del modello REDDITI PF, per esempio in caso di TFR percepito da soggetti non sostituti d’imposta.
Il quadro RM c’è anche nel 730?
No: nel 730 c’è il quadro M, con gli stessi numeri di rigo (M1-M7, M31-M37, M76-M77). Chi usa il 730 deve però presentare il quadro RM del modello Redditi PF, insieme al frontespizio, se nel 2025 ha ricevuto indennità di fine rapporto da chi non è sostituto d’imposta, per esempio il TFR di una colf.
Cosa succede se barro l’opzione per la tassazione ordinaria?
Il reddito esce dalla tassazione separata e si somma agli altri redditi del rigo RN1: si applicano le aliquote IRPEF progressive e le addizionali, e le ritenute subite si scomputano nel rigo RN33. Conviene in genere a chi nell’anno ha redditi bassi.
Art. 72 D.Lgs. 42/2004 – Ingresso nel territorio nazionale
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. La spedizione in Italia da uno Stato membro dell'Unione europea o l'importazione da un Paese terzo delle cose o dei beni indicati nell'articolo 65 sono certificati, a domanda, dall'ufficio di esportazione. 48
2. I certificati di avvenuta spedizione e di avvenuta importazione sono rilasciati sulla base di documentazione idonea ad identificare la cosa o il bene e a comprovarne la provenienza dal territorio dello Stato membro o del Paese terzo dai quali la cosa o il bene medesimi sono stati, rispettivamente, spediti o importati. Ai fini del rilascio dei detti certificati non è ammessa la produzione, da parte degli interessati, di atti di notorietà o di dichiarazioni sostitutive dei medesimi, rese ai sensi delle vigenti disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa.
3. I certificati di avvenuta spedizione e di avvenuta importazione hanno validità quinquennale e possono essere prorogati su richiesta dell'interessato.
4. Con decreto ministeriale possono essere stabilite condizioni, modalità e procedure per il rilascio e la proroga dei certificati, con particolare riguardo all'accertamento della provenienza della cosa o del bene spediti o importati.
Art. 71 D.Lgs. 42/2004 – Attestato di circolazione temporanea
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Chi intende far uscire in via temporanea dal territorio della Repubblica, ai sensi degli articoli 66 e 67, le cose e i beni ivi indicati, deve farne denuncia e presentarli al competente ufficio di esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuno di essi, il valore venale e il responsabile della sua custodia all'estero, al fine di ottenere l'attestato di circolazione temporanea.
2. L'ufficio di esportazione, accertata la congruità del valore indicato, rilascia o nega, con motivato giudizio, l'attestato di circolazione temporanea, dettando le prescrizioni necessarie e dandone comunicazione all'interessato entro quaranta giorni dalla presentazione della cosa o del bene. Avverso il provvedimento di diniego di uscita temporanea è ammesso ricorso amministrativo nei modi previsti dall'articolo 69.
3. Qualora per l'uscita temporanea siano presentate cose che rivestano l'interesse indicato dall'articolo 10, contestualmente alla pronuncia positiva o negativa sono comunicati all'interessato, ai fini dell'avvio del procedimento di dichiarazione, gli elementi indicati all'articolo 14, comma 2, e l'oggetto è sottoposto alle misure di cui all'articolo 14, comma 4.
4. Nella valutazione circa il rilascio o il rifiuto dell'attestato, gli uffici di esportazione si attengono ad indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero, sentito il competente organo consultivo. Per i casi di uscita temporanea disciplinati dall'articolo 66 e dall'articolo 67, comma 1, lettere b) e c), il rilascio dell'attestato è subordinato all'autorizzazione di cui all'articolo 48.
5. L'attestato indica anche il termine per il rientro delle cose o dei beni, che è prorogabile su richiesta dell'interessato, ma non può essere comunque superiore a diciotto mesi dalla loro uscita dal territorio nazionale, salvo quanto disposto dal comma 8.
6. Il rilascio dell'attestato è sempre subordinato all'assicurazione dei beni da parte dell'interessato per il valore indicato nella domanda. Per le mostre e le manifestazioni promosse all'estero dal Ministero o, con la partecipazione statale, da enti pubblici, dagli istituti italiani di cultura all'estero o da organismi sovranazionali, l'assicurazione può essere sostituita dall'assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato, ai sensi dell'articolo 48, comma 5.
7. Per i beni culturali di cui all'articolo 65, comma 1, nonché per le cose o i beni di cui al comma 3, l'uscita temporanea è garantita mediante cauzione, costituita anche da polizza fidejussoria, emessa da un istituto bancario o da una società di assicurazione, per un importo superiore del dieci per cento al valore del bene o della cosa, come accertato in sede di rilascio dell'attestato. La cauzione è incamerata dall'amministrazione ove gli oggetti ammessi alla temporanea esportazione non rientrino nel territorio nazionale nel termine stabilito. La cauzione non è richiesta per i beni appartenenti allo Stato e alle amministrazioni pubbliche. Il Ministero può esonerare dall'obbligo della cauzione istituzioni di particolare importanza culturale.
8. Le disposizioni dei commi da 5 a 7 non si applicano ai casi di uscita temporanea previsti dall'articolo 67, comma 1.
Quando il datore non paga la retribuzione, una diffida scritta intima il pagamento entro un termine, interrompe la prescrizione dei crediti di lavoro e prepara l’eventuale decreto ingiuntivo o le dimissioni per giusta causa.
Scheda rapida
Quando si usa
Quando il datore non paga lo stipendio
Forma
Scritta (raccomandata A/R o PEC)
Invio consigliato
Raccomandata A/R o PEC
Riferimenti
Artt. 2099, 2948 c.c.; art. 2119 c.c.
Cos’è e quando si usa
La retribuzione è un diritto del lavoratore e deve essere corrisposta alle scadenze pattuite. Se il datore è in ritardo o non paga, la diffida è il primo passo formale: intima il pagamento delle somme arretrate entro un termine, documenta l’inadempimento e interrompe la prescrizione dei crediti di lavoro.
La diffida è utile anche come premessa ad altre azioni: il decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento, oppure le dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.) con diritto alla NASpI quando il mancato pagamento è grave e protratto.
Cosa deve contenere
Dati del lavoratore e del datore
Qualifica, CCNL applicato e periodo di riferimento
Elenco delle mensilità e voci non pagate, con importi
Intimazione a pagare entro un termine (es. 15 giorni)
Avviso delle conseguenze (interessi, decreto ingiuntivo, giusta causa)
Luogo, data e firma
Fac-simile: diffida di pagamento delle retribuzioni
Fac-simile da compilare
[LUOGO], [DATA]
Raccomandata A/R / PEC
Spett.le [NOME AZIENDA / DATORE DI LAVORO]
Oggetto: diffida al pagamento delle retribuzioni non corrisposte
Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], C.F. [CODICE FISCALE], dipendente con qualifica di [QUALIFICA], rilevo che non risultano corrisposte le seguenti competenze:
- retribuzione del mese di [MESE/ANNO]: euro [IMPORTO]
- retribuzione del mese di [MESE/ANNO]: euro [IMPORTO]
- [altre voci, es. tredicesima, straordinari]: euro [IMPORTO]
per un totale di euro [TOTALE], oltre interessi.
Con la presente La DIFFIDO a versare l'intera somma entro e non oltre [NUMERO] giorni dal ricevimento, mediante accredito su [IBAN].
Decorso inutilmente tale termine, mi riservo di agire per il recupero del credito anche in via monitoria (decreto ingiuntivo), oltre a valutare ogni ulteriore tutela, ivi comprese le dimissioni per giusta causa ex art. 2119 c.c.
La presente vale anche quale atto interruttivo della prescrizione.
[FIRMA]
I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.
Come inviarlo e conservarlo
Invia la diffida con raccomandata A/R o PEC e conserva la prova di ricezione. Indica con precisione le mensilità e gli importi, possibilmente allegando le buste paga non onorate.
Se il pagamento non arriva, rivolgiti a un sindacato o a un avvocato giuslavorista: i crediti di lavoro si recuperano spesso con decreto ingiuntivo, che è una procedura rapida. Valuta con un professionista anche l’eventuale dimissione per giusta causa, che richiede però un inadempimento grave.
Errori da evitare
Aspettare troppo: i crediti retributivi si prescrivono e vanno interrotti
Indicare importi approssimativi senza riferimento alle buste paga
Non fissare un termine chiaro per il pagamento
Dimettersi per giusta causa senza valutare la gravità e le prove
Domande frequenti
In quanto tempo si prescrivono gli stipendi non pagati?
I crediti retributivi periodici si prescrivono di regola in cinque anni. La diffida scritta interrompe la prescrizione e fa ripartire il termine.
Posso ottenere lo stipendio con il decreto ingiuntivo?
Sì. Le buste paga e i prospetti consentono di chiedere un decreto ingiuntivo, procedura relativamente rapida per ottenere un titolo esecutivo.
Il mancato pagamento giustifica le dimissioni per giusta causa?
Sì, quando il ritardo è grave e protratto. In tal caso si conserva il diritto alla NASpI, ma è bene farsi assistere per valutare prove e gravità.
Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.