Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Visto di conformità sul 730: cos’è e chi ne risponde

    In sintesi

    • Cos’è: il visto di conformità è una certificazione che il CAF o il professionista appone sul 730 per attestare che i dati dichiarati corrispondono ai documenti esibiti.
    • Non è facoltativo per chi si rivolge a un CAF: i CAF e i professionisti abilitati hanno l’obbligo di verificare e rilasciare il visto nei casi previsti dalla legge.
    • Responsabilità del CAF: se il visto è infedele, il CAF o il professionista paga una sanzione pari al 30% della maggiore imposta accertata, salvo che l’errore sia stato causato dal contribuente.
    • Correzione possibile: se il visto infedele non è ancora stato contestato, il CAF può trasmettere una dichiarazione rettificativa o una comunicazione di rettifica, con sanzione ridotta.
    • Vantaggio per il contribuente: chi porta modifiche al 730 precompilato tramite CAF trasferisce al CAF stesso la responsabilità dei controlli documentali sugli oneri dichiarati.

    Il visto di conformità: una garanzia per il contribuente

    Quando porti il tuo 730 a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) o a un professionista abilitato come un commercialista, un consulente del lavoro o un ragioniere, non ti limiti ad affidargli la compilazione. Quella persona verifica che i dati che hai indicato corrispondano ai documenti che hai portato: ricevute, scontrini, contratti di mutuo, fatture. Al termine di questo controllo, appone il visto di conformità.

    In parole semplici, il visto è una firma che dice: ‘Ho visto i documenti, i dati dichiarati sono conformi’. Non è una semplice formalità: se il visto risulta infedele – cioè i dati dichiarati non corrispondono ai documenti – il CAF o il professionista ne risponde direttamente con il proprio patrimonio, pagando una sanzione pari al 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate.

    Per il contribuente questo sistema è una forma di tutela: se hai consegnato tutti i documenti giusti e il CAF ha sbagliato, la responsabilità non è tua ma sua. Naturalmente, se hai nascosto documenti o fornito informazioni false, la responsabilità torna su di te.

    Chi rilascia il visto e cosa comporta
    Aspetto Dettaglio
    Chi può rilasciare il visto CAF-dipendenti, dottori commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro, ragionieri e periti commerciali, associazioni professionali, società tra professionisti
    Quando è obbligatorio Ogni volta che il CAF o il professionista trasmette un 730 con modifiche che incidono su reddito o imposta
    Sanzione per visto infedele 30% della maggiore imposta riscontrata in sede di controllo formale (art. 36-ter DPR 600/1973)
    Riduzione della sanzione Possibile se il CAF trasmette dichiarazione rettificativa o comunicazione di rettifica prima che l'infedeltà sia contestata, ai sensi dell'art. 13 D.Lgs. 472/1997
    Esclusione della responsabilità del CAF Se il visto infedele è stato determinato da condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente

    Esempio pratico

    • Tizio porta al CAF la sua dichiarazione con 2.000 euro di spese mediche indicate nel rigo E1. Il CAF verifica le ricevute, appone il visto di conformità e trasmette il 730. Sei mesi dopo l’Agenzia delle Entrate effettua un controllo formale e constata che alcune ricevute non erano valide: la maggiore imposta risultante è 200 euro. La sanzione del 30% è 60 euro. Il CAF paga quei 60 euro, non Tizio – a meno che non sia stato Tizio a consegnare ricevute false o incomplete al CAF.

    Documenti necessari

    • Tutti i documenti che giustificano le spese indicate nel 730: fatture, ricevute, scontrini parlanti, contratti di mutuo, certificazioni bancarie
    • Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico
    • Attestati di versamento con modello F24 (se pertinenti)
    • Delega per l’accesso al 730 precompilato (se si presenta il 730 precompilato tramite CAF o professionista)

    Caio presenta il 730 precompilato senza modifiche tramite CAF: c'è il visto?

    Scenario. Caio ha il 730 precompilato dall’Agenzia delle Entrate. Non ha nulla da modificare e lo porta al CAF solo per farlo trasmettere. Il CAF appone il visto di conformità?

    Come si applica. Se Caio presenta il 730 precompilato senza apportare modifiche, non si effettua il controllo formale sui dati relativi agli oneri indicati nella dichiarazione precompilata che provengono da soggetti terzi. In questa situazione il CAF non è chiamato a rilasciare il visto sugli oneri già presenti nel precompilato. Il visto diventa invece rilevante quando ci sono modifiche che incidono sul calcolo del reddito o dell’imposta.

    In pratica

    • Se non modifichi nulla del precompilato, il CAF trasmette la dichiarazione senza necessità di verificare tutta la documentazione degli oneri già presenti.
    • Se invece aggiungi spese o correggi dati, il CAF verifica i tuoi documenti e appone il visto sulle modifiche effettuate.
    • In ogni caso, conserva tutta la documentazione fino al 31 dicembre 2031.

    Sempronia scopre un errore nel suo 730 già inviato con visto: cosa succede?

    Scenario. Sempronia ha presentato il 730 tramite CAF. Dopo l’invio si accorge che il CAF ha indicato spese mediche più alte del dovuto. Teme di essere sanzionata.

    Come si applica. Se il visto è infedele per un errore del CAF, la sanzione del 30% della maggiore imposta spetta al CAF, non a Sempronia – a meno che sia stata lei stessa a fornire documenti sbagliati o incompleti. Il CAF può rimediare trasmettendo una dichiarazione rettificativa per conto di Sempronia oppure una comunicazione dei dati rettificati, e in quel caso la sanzione è ridotta. Sempronia deve comunicare l’errore al CAF il prima possibile.

    In pratica

    • Segnala subito l’errore al CAF: ha la possibilità di trasmettere una dichiarazione rettificativa con sanzione ridotta prima che l’Agenzia contesti l’irregolarità.
    • Raccogli la documentazione che dimostra qual era l’importo corretto delle spese.
    • Se non vuoi presentare una dichiarazione rettificativa, il CAF può trasmettere una comunicazione di rettifica dei dati.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il visto di conformità mi tutela da eventuali controlli?

    Sì, in parte. Se hai presentato il 730 con modifiche tramite CAF o professionista, i controlli documentali sugli oneri dichiarati vengono effettuati nei confronti del CAF, non direttamente verso di te. Fa eccezione la documentazione delle spese sanitarie già presenti nel precompilato e non modificate.

    Cosa rischio se ho consegnato documenti sbagliati al CAF?

    Se il visto infedele è stato determinato da una tua condotta dolosa o gravemente colposa (per esempio hai consegnato ricevute false), la responsabilità non viene trasferita al CAF. Potresti essere sanzionato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

    Il professionista può rifiutarsi di apporre il visto?

    Sì. Il CAF o il professionista appone il visto solo dopo aver verificato la conformità dei dati dichiarati con i documenti esibiti. Se la documentazione è incompleta o insufficiente, può rifiutarsi di rilasciare il visto.

    Quanto tempo devo conservare i documenti?

    I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno (periodo d’imposta 2025) vanno conservati fino al 31 dicembre 2031. Fa eccezione la documentazione delle spese sanitarie già presenti nel precompilato e non modificate, che non è necessario conservare.

    Il visto di conformità si applica anche al 730 ordinario (non precompilato)?

    Sì. L’obbligo di verifica e rilascio del visto vale sia per il 730 precompilato con modifiche sia per il 730 ordinario presentato tramite CAF o professionista abilitato.

    Chi sono i professionisti abilitati a rilasciare il visto?

    Dottori commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro, ragionieri e periti commerciali, associazioni professionali e società tra professionisti. Sono gli stessi soggetti a cui puoi rivolgerti per presentare il 730.

  • Art. 86 D.Lgs. 42/2004 – Accordi con gli altri Stati membri dell’Unione europea

    Art. 86 D.Lgs. 42/2004 – Accordi con gli altri Stati membri dell’Unione europea

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Al fine di sollecitare e favorire una reciproca, maggiore conoscenza del patrimonio culturale nonché della legislazione e dell'organizzazione di tutela dei diversi Stati membri dell'Unione europea, il Ministero promuove gli opportuni accordi con le corrispondenti autorità degli altri Stati membri.

  • Art. 85 D.Lgs. 42/2004 – Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti

    Art. 85 D.Lgs. 42/2004 – Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Presso il Ministero è istituita la banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, secondo modalità stabilite con decreto ministeriale.

  • Art. 130 L. 633/1941

    Art. 130 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il compenso spettante all'autore è costituito da una partecipazione, calcolata, salvo patto in contrario, in base ad una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti.

    Tuttavia il compenso può essere rappresentato da una somma a stralcio per le edizioni di: dizionari, enciclopedie, antologie, ed altre opere in collaborazione; traduzioni, articoli di giornali o di riviste; discorsi o conferenze; opere scientifiche; lavori di cartografia; opere musicali o drammatico-musicali; opere delle arti figurative.

    Nei contratti a partecipazione l'editore è obbligato a rendere conto annualmente delle copie vendute.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Genitori a carico nel 730/2026: requisiti e detrazione IRPEF

    In sintesi

    • Solo ascendenti conviventi: dal 2025 la detrazione per ‘altri familiari’ spetta esclusivamente per genitori e altri ascendenti che convivono fisicamente con il contribuente.
    • Limite di reddito: il genitore deve avere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro nel 2025, al lordo degli oneri deducibili.
    • Novità 2025: non spetta più la detrazione per generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle e discendenti dei figli, anche se conviventi.
    • Ripartizione tra figli: se più figli contribuiscono al mantenimento, la detrazione si divide in parti uguali tra chi ne ha diritto.
    • Spese detraibili comunque: anche senza la detrazione per carichi di famiglia, puoi detrarre le spese sostenute nell’interesse del familiare.
    • Casella G nel 730: per indicare un ascendente a carico si barra la casella ‘G’ nel prospetto dei familiari a carico.

    Quando un genitore è fiscalmente a carico e cosa cambia dal 2025

    Molti contribuenti mantengono economicamente i propri genitori anziani o li ospitano in casa. Se il tuo genitore convive con te e ha un reddito basso, potresti avere diritto a una detrazione IRPEF. La regola di base è semplice: il genitore deve avere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro nel 2025 e deve convivere con te.

    Dal 2025 la legge ha ristretto significativamente la cerchia dei ‘altri familiari a carico’. Prima era possibile indicare come a carico anche generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle e discendenti dei figli, purché conviventi o che percepissero assegni alimentari da provvedimento del giudice. Dal 2025 questa possibilità è limitata ai soli ascendenti conviventi: in pratica, genitori e nonni che abitano con te. Se il tuo genitore non vive con te, non puoi più indicarlo come familiare a carico.

    La condizione di convivenza va intesa in senso letterale: il genitore deve dimorare abitualmente nella tua abitazione. Non basta che trascorra lunghi periodi con te durante l’anno. Anche in questo caso, nel limite di 2.840,51 euro vanno conteggiate somme che non compaiono nel reddito complessivo IRPEF, come i redditi da cedolare secca o da regime forfetario.

    Anche se il tuo genitore non soddisfa le condizioni per essere fiscalmente a carico (per esempio perché non convive o supera il limite di reddito), hai comunque la possibilità di detrarre alcune spese sostenute nel suo interesse, come le spese sanitarie. Queste agevolazioni seguono regole separate rispetto alla detrazione per carichi di famiglia.

    Requisiti per la detrazione genitori a carico nel 730/2026
    Condizione Detrazione per ascendenti spettante
    Genitore convivente con reddito <= 2.840,51 euro Sì
    Genitore non convivente (qualsiasi reddito) No (novità 2025)
    Genitore convivente con reddito > 2.840,51 euro No
    Suocero/a, genero, nuora, fratello, sorella conviventi No (novità 2025, prima sì)
    Nonno convivente con reddito <= 2.840,51 euro Sì (ascendente convivente)

    Esempio pratico

    • Tizio ospita in casa sua la madre vedova, che percepisce una pensione di 600 euro al mese (7.200 euro annui). Poiche il reddito della madre supera 2.840,51 euro, Tizio non puo indicarla come familiare a carico. Può però detrarre le spese sanitarie sostenute per la madre malata, secondo le regole ordinarie per spese dei familiari non a carico con patologie esenti. Se invece la madre percepisse solo 200 euro di pensione al mese (2.400 euro annui), sarebbe sotto la soglia e Tizio potrebbe indicarla a carico, dividendo la detrazione con la sorella se anche lei contribuisce al mantenimento.

    Documenti necessari

    • Documentazione della pensione o del reddito del genitore (cedolino pensione, CU pensionistica)
    • Stato di famiglia che attesti la convivenza (o autocertificazione)
    • Codice fiscale del genitore a carico
    • Eventuale accordo scritto con fratelli per la ripartizione della detrazione (se applicabile)

    Due figli che mantengono la madre anziana

    Scenario. Caio e sua sorella mantengono insieme la madre di 80 anni, convivente con Caio. La madre percepisce una pensione di 1.800 euro annui. Entrambi i figli contribuiscono al mantenimento.

    Come si applica. Il reddito della madre (1.800 euro) è sotto la soglia di 2.840,51 euro e la madre convive con Caio: le condizioni per la detrazione sono soddisfatte. Poiche pero anche la sorella contribuisce al mantenimento, la detrazione si divide in parti uguali: 50% a Caio e 50% alla sorella.

    In pratica

    • Caio indica la madre nel prospetto familiari a carico barrando la casella ‘G’ (ascendente).
    • Nella colonna ‘percentuale’ Caio scrive ’50’, la sorella fa lo stesso nel suo 730.
    • Se la sorella non ha imposta capiente, di comune accordo possono scegliere di attribuire il 100% a Caio.

    Genitore che non convive ma ha spese sanitarie elevate

    Scenario. Sempronio ha il padre di 75 anni che vive autonomamente in un’altra citta con una pensione di 1.200 euro. Sempronio paga le visite mediche specialistiche del padre.

    Come si applica. Il padre non convive con Sempronio, quindi dal 2025 non puo essere indicato come familiare a carico. Tuttavia, se il padre ha una patologia esente dalla spesa sanitaria pubblica, le spese sanitarie sostenute da Sempronio nell’interesse del padre possono dare diritto a detrazione, nei limiti previsti per i familiari non a carico con patologie esenti.

    In pratica

    • Non indicare il padre come familiare a carico (non convive): nessuna detrazione per carichi di famiglia.
    • Verificare se il padre ha una patologia esente: in tal caso le spese sanitarie sostenute per lui possono essere detratte nel rigo E2 del quadro E.
    • Conservare le fatture e le ricevute delle spese mediche intestate al padre o a Sempronio.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Un genitore con pensione di 700 euro al mese e a carico?

    Dipende dal totale annuo. 700 euro per 12 mesi fa 8.400 euro, ben sopra la soglia di 2.840,51 euro: il genitore non è fiscalmente a carico. Spesso le pensioni minime sono invece piu basse; verificare sempre il reddito complessivo annuo, non quello mensile.

    Il genitore che vive in casa di riposo e a carico?

    No. La condizione richiesta è la convivenza con il contribuente. Un genitore ospite di una struttura residenziale non convive con il figlio, quindi non soddisfa il requisito dal 2025.

    Posso indicare mia suocera a carico se vive con me?

    No, dal 2025. Le novita della legge di bilancio hanno limitato la detrazione ai soli ascendenti (genitori, nonni) conviventi. La suocera, pur essendo convivente, non rientra piu tra i familiari per i quali spetta la detrazione per carichi di famiglia.

    La detrazione si divide sempre al 50% tra fratelli?

    La detrazione deve essere ripartita in misura uguale tra tutti coloro che contribuiscono al mantenimento e ne hanno diritto. Se siete due figli, il 50% ciascuno; se siete tre, un terzo ciascuno. E possibile pero, di comune accordo, attribuire l’intera detrazione a chi ha il reddito piu elevato, se questo permette di non perdere parte dell’agevolazione.

    Posso detrarre le spese mediche del genitore anche se non e a carico?

    Sì, ma con regole piu stringenti. Se il genitore ha una patologia che da diritto all’esenzione dal ticket sanitario, puoi detrarre le spese che lui non riesce a detrarre per incapienza di imposta. L’importo massimo detraibile in questo caso e di 6.197,48 euro (rigo E2 del quadro E).

    Dal 2025 chi sono i familiari per cui spetta ancora la detrazione oltre al coniuge e ai figli?

    Solo gli ascendenti conviventi: genitori e nonni che abitano stabilmente con te. Sono stati esclusi dal 2025 generi, nuore, suoceri, fratelli, sorelle e discendenti dei figli.

    Vedi anche: Congedo parentale, Palestra e abbonamenti sportivi degli adulti, Coniuge a carico, Previdenza complementare per familiari a carico, Familiari a carico e Part-time prioritario per i genitori con tre figli.

  • Art. 84 D.Lgs. 42/2004 – Informazioni alla Commissione europea e al Parlamento nazionale

    Art. 84 D.Lgs. 42/2004 – Informazioni alla Commissione europea e al Parlamento nazionale

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il Ministro informa la Commissione europea delle misure adottate dall'Italia per assicurare l'esecuzione del regolamento CE e acquisisce le corrispondenti informazioni trasmesse alla Commissione dagli altri Stati membri.

    2. Il Ministro trasmette annualmente al Parlamento , entro il termine di presentazione del disegno di legge di bilancio, una relazione sull'attuazione del presente Capo nonché sull'attuazione della direttiva UE e del regolamento CE in Italia e negli altri Stati membri.

    3. Il Ministro, sentito il competente organo consultivo, predispone ogni tre anni la relazione sull'applicazione del regolamento CE e ogni cinque anni la relazione sull'applicazione della direttiva UE per la Commissione indicata al comma 1. Le relazioni sono trasmesse al Parlamento. (27)

  • Art. 83 D.Lgs. 42/2004 – Destinazione del bene restituito

    Art. 83 D.Lgs. 42/2004 – Destinazione del bene restituito

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Qualora il bene culturale restituito non appartenga allo Stato, il Ministero provvede alla sua custodia fino alla consegna all'avente diritto.

    2. La consegna del bene è subordinata al rimborso allo Stato delle spese sostenute per il procedimento di restituzione e per la custodia del bene.

    3. Quando non sia conosciuto chi abbia diritto alla consegna del bene, il Ministero dà notizia del provvedimento di restituzione mediante avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e con altra forma di pubblicità.

    4. Qualora l'avente diritto non ne richieda la consegna entro cinque anni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'avviso previsto dal comma 3, il bene è acquisito al demanio dello Stato. Il Ministero, sentiti il competente organo consultivo e le regioni interessate, dispone che il bene sia assegnato ad un museo, biblioteca o archivio dello Stato, di una regione o di altro ente pubblico territoriale, al fine di assicurarne la migliore tutela e la pubblica fruizione nel contesto culturale più opportuno.

  • Art. 82 D.Lgs. 42/2004 – Azione di restituzione a favore dell’Italia

    Art. 82 D.Lgs. 42/2004 – Azione di restituzione a favore dell’Italia

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. L'azione di restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio italiano è esercitata dal Ministero, d'intesa con il Ministero degli affari esteri, davanti al giudice dello Stato membro dell'Unione europea in cui si trova il bene culturale.

    2. Il Ministero si avvale dell'assistenza dell'Avvocatura generale dello Stato.

  • Redditi occasionali senza partita IVA nel 730: quadro D e ritenuta

    In sintesi

    • Cos’è il lavoro autonomo occasionale: una prestazione intellettuale o manuale svolta senza continuità e senza partita IVA, come una consulenza saltuaria, una lezione privata o un incarico tecnico puntuale.
    • Dove si dichiara nel 730: nel rigo D5 del quadro D, indicando il codice ‘2’ nella colonna ‘tipo di reddito’.
    • Ritenuta d’acconto del 20%: chi ti paga (se è un soggetto che fa ritenute) applica una ritenuta del 20% sul compenso lordo; questa ritenuta va poi indicata in colonna 4 del rigo D5 e viene scomputata dall’imposta finale.
    • Esonero con soglia 5.500 euro: i redditi da attività di lavoro autonomo occasionale rientrano nei ‘casi di esonero con limite di reddito’: se il totale non supera 5.500 euro e non hai altri redditi rilevanti, potresti essere esonerato dalla dichiarazione, ma solo se la ritenuta copre l’imposta dovuta.
    • Spese deducibili: puoi dedurre le spese specificamente inerenti alla produzione di questi redditi, indicandole nella colonna 3 del rigo D5.

    Hai svolto una prestazione saltuaria? Ecco cosa fare in dichiarazione

    Hai dato ripetizioni, fatto una consulenza per un’azienda, tenuto un corso di formazione o svolto un’altra attività in modo sporadico, senza aprire la partita IVA? Questi compensi si chiamano redditi di lavoro autonomo non esercitato abitualmente e, anche se modesti, devono essere dichiarati. L’unica eccezione è l’esonero che scatta se il reddito complessivo resta sotto certi limiti.

    Nel modello 730 questi redditi si inseriscono nel quadro D, rigo D5. Si tratta di una sezione dedicata alle attività occasionali, sia di lavoro autonomo (come consulenze, prestazioni intellettuali, lezioni private) sia commerciali (come la vendita sporadica di beni). Il codice da usare nella colonna 1 è ‘2’ per il lavoro autonomo.

    Chi ti ha pagato – se è un’azienda, un ente o un professionista tenuto alle ritenute – ha probabilmente già applicato una ritenuta del 20% sul compenso. La ricevi indicata nella Certificazione Unica con causale ‘M’, ‘M2’ oppure ‘O’. Quella ritenuta non è un’imposta definitiva: nella dichiarazione viene portata in detrazione e, se superiore all’imposta dovuta, genera un rimborso.

    Redditi occasionali nel 730: rigo D5 e codici
    Tipo di reddito Codice colonna 1 Causale CU 2026
    Lavoro autonomo occasionale (consulenze, lezioni, prestazioni intellettuali) 2 M, M2, O
    Obblighi di fare, non fare o permettere 3 M1, O1
    Attività commerciale non esercitata abitualmente 1 V1

    Esempio pratico

    • Tizio, dipendente, ha svolto nel 2025 una consulenza tecnica per una società. Ha incassato 2.000 euro lordi; la società ha applicato la ritenuta del 20% (400 euro) e gli ha rilasciato la Certificazione Unica. Nel rigo D5: colonna 1 = codice ‘2’, colonna 2 = 2.000 euro (reddito lordo), colonna 3 = eventuali spese di produzione (es. 100 euro per materiali usati), colonna 4 = 400 euro (ritenuta). Il CAF calcola l’imposta sulla parte imponibile e restituisce l’eventuale eccedenza di ritenuta.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal committente (causale M, M2, M1, O o O1)
    • Ricevute o fatture dei compensi percepiti senza ritenuta (se il committente è privato o ente non obbligato)
    • Documentazione delle spese direttamente inerenti alla produzione del reddito (materiali, spostamenti, ecc.)
    • Prospetto riepilogativo delle singole prestazioni e dei relativi importi (obbligatorio se richiesto dall’Agenzia delle Entrate)

    Caso 1: La consulenza occasionale per un'azienda, con Certificazione Unica

    Scenario. Caio è un insegnante. Nel 2025 ha tenuto due corsi di formazione per un’azienda privata, percependo 3.500 euro lordi. L’azienda ha applicato la ritenuta del 20% (700 euro) e gli ha consegnato la Certificazione Unica con causale ‘M’.

    Come si applica. Caio compila il rigo D5 del quadro D: nella colonna 1 inserisce il codice ‘2’, nella colonna 2 indica 3.500 euro, nella colonna 4 indica 700 euro di ritenuta. Se ha sostenuto spese (es. materiali didattici per 150 euro), le indica nella colonna 3. Il CAF calcolerà l’imposta IRPEF sulla quota imponibile e confronterà il risultato con la ritenuta: l’eventuale eccedenza diventa rimborso. Caio ha diritto anche a detrazioni teoriche previste per questi redditi.

    In pratica

    • Il reddito lordo da inserire è sempre quello indicato nella Certificazione Unica, senza sottrarre la ritenuta.
    • Le spese deducibili devono essere direttamente inerenti: non si possono dedurre spese generali di vita.
    • Se hai più Certificazioni Uniche con compensi occasionali, compila più righi D5 o somma gli importi se il codice è lo stesso.

    Caso 2: Il compenso pagato da un privato, senza ritenuta

    Scenario. Sempronio ha svolto nel 2025 alcune prestazioni di giardinaggio occasionali per diversi privati cittadini, incassando complessivamente 1.800 euro in contanti o bonifico. Nessun privato ha applicato ritenute.

    Come si applica. Sempronio deve lo stesso dichiarare i 1.800 euro nel rigo D5 (codice ‘2’), nella colonna 2. Non ci sono ritenute da indicare in colonna 4. L’imposta verra’ calcolata interamente in sede di dichiarazione e, se dovuta, Sempronio la pagera’ o la veda trattenuta dal sostituto d’imposta. Non avendo la Certificazione Unica, è suo onere ricostruire i compensi percepiti e conservare eventuale documentazione.

    In pratica

    • Il privato cittadino non è obbligato ad applicare la ritenuta: ma il reddito va dichiarato lo stesso.
    • Anche senza Certificazione Unica, il compenso percepito è imponibile e va riportato nel quadro D.
    • Se il reddito complessivo da attività occasionali e da altri redditi non supera 5.500 euro, verifica se ricadono le condizioni di esonero dalla dichiarazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto posso guadagnare con lavoro occasionale senza fare il 730?

    Le istruzioni del 730/2026 prevedono un ‘caso di esonero con limite di reddito’ per i redditi assimilati a lavoro dipendente e per i redditi da attivita’ di lavoro autonomo occasionale se il reddito complessivo non supera 5.500 euro, a condizione che le detrazioni e le ritenute coprano l’imposta. Se superi questa soglia o hai altri redditi, la dichiarazione va presentata.

    Cosa indico nel 730 se non ho ricevuto la Certificazione Unica dal committente?

    Se il committente non ti ha rilasciato la Certificazione Unica (ad es. perché è un privato), devi comunque dichiarare il compenso nel rigo D5. Indicalo per l’importo lordo effettivamente percepito e lascia vuota la colonna delle ritenute.

    La ritenuta del 20% è un'imposta definitiva?

    No. La ritenuta del 20% è applicata a titolo di acconto. In sede di dichiarazione viene confrontata con l’IRPEF effettivamente dovuta sul reddito: se è superiore, hai diritto al rimborso della differenza; se è inferiore, devi pagare la differenza.

    Posso dedurre le spese sostenute per produrre il reddito occasionale?

    Sì. Nella colonna 3 del rigo D5 puoi indicare le spese specificamente inerenti alla produzione di quel reddito (es. materiali, strumenti, spostamenti documentati). Le spese non possono superare i compensi percepiti.

    Ho svolto attività occasionale come obbligo di non fare: come lo dichiaro?

    I compensi percepiti per ‘obblighi di fare, non fare o permettere’ vanno nel rigo D5 con il codice ‘3’ nella colonna 1. Nella Certificazione Unica compaiono con causale ‘M1’ o ‘O1’.

    Se il mio lavoro occasionale diventa abituale, cambiano le regole?

    Si’. Se l’attivita’ e’ svolta con carattere di abitualita’, diventa lavoro autonomo vero e proprio che richiede la partita IVA. In quel caso non puoi usare il modello 730 per questi redditi: devi presentare il modello Redditi PF compilando il quadro RE.

    Vedi anche: Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA, Aprire partita IVA forfettaria, Partita IVA che compra un bene strumentale, Ventilazione dei corrispettivi e Rimborso IVA trimestrale.

  • Art. 81 D.Lgs. 42/2004 – Oneri per l’assistenza e la collaborazione

    Art. 81 D.Lgs. 42/2004 – Oneri per l’assistenza e la collaborazione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Sono a carico dello Stato richiedente le spese relative alla ricerca, rimozione o custodia temporanea del bene da restituire, le altre comunque conseguenti all'applicazione dell'articolo 76, nonché quelle inerenti all'esecuzione della sentenza che dispone la restituzione.

  • Conguaglio fiscale 2026 in busta paga: cosa controllare, esempio

    In sintesi

    • Il conguaglio fiscale di fine anno 2026 tiene conto del regime sostitutivo applicato sulla tredicesima dal sostituto d’imposta.
    • La verifica della soglia dei 40.000 euro di reddito 2025 è determinante per stabilire se il conguaglio avviene in regime sostitutivo o ordinario.
    • I lavoratori che hanno cambiato datore di lavoro devono aver fornito l’attestazione scritta del reddito 2025 per non incorrere in conguagli a debito.
    • Le voci escluse dall’imposta sostitutiva (maggiorazioni/indennità sostitutive della retribuzione ordinaria) vengono conguagliate con le regole IRPEF ordinarie.
    • I contributi previdenziali non sono interessati dall’imposta sostitutiva e seguono le regole ordinarie anche nel conguaglio.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) affida ai sostituti d’imposta del settore privato l’applicazione dell’imposta sostitutiva sulla tredicesima per i lavoratori con reddito 2025 non superiore a 40.000 euro. La norma prevede specifiche regole per i cambi di sostituto e chiarisce che i contributi previdenziali restano disciplinati dalle regole ordinarie, influenzando di conseguenza le operazioni di conguaglio di fine anno.

    Approfondimento normativo completo: Comma 11 LB 2026: ambito sostituti d’imposta tredicesime.

    Il conguaglio fiscale di fine anno 2026 e la nuova imposta sostitutiva sulla tredicesima

    Il conguaglio fiscale di dicembre è l’operazione con cui il sostituto d’imposta ricalcola il prelievo IRPEF sull’intero reddito percepito nell’anno e verifica se le ritenute applicate mensilmente corrispondono all’imposta effettivamente dovuta. Nel 2026 questa operazione è influenzata dal regime introdotto dal comma 11 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva sulla tredicesima per i lavoratori con reddito 2025 entro 40.000 euro.

    La principale novità rispetto agli anni precedenti riguarda il trattamento della gratifica natalizia: il sostituto d’imposta del settore privato applica l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 direttamente in busta paga, e tale importo non viene sommato al reddito ordinario nel calcolo del conguaglio IRPEF. È fondamentale che il lavoratore verifichi la corretta classificazione delle voci retributive: le indennità o maggiorazioni che sostituiscono la retribuzione ordinaria sono esplicitamente escluse dal regime sostitutivo e vengono conguagliate in via ordinaria.

    Un elemento critico nel conguaglio 2026 riguarda i lavoratori che hanno cambiato datore di lavoro: se l’attestazione scritta del reddito 2025 non è stata fornita tempestivamente al nuovo sostituto, questi potrebbe aver calcolato le ritenute mensili senza applicare il regime sostitutivo sulla tredicesima, generando una situazione da correggere in sede di conguaglio. In questi casi è opportuno verificare i cedolini dei mesi precedenti e, se necessario, rivolgersi al datore di lavoro o a un consulente.

    Cosa controllare nel cedolino di dicembre 2026

    • Individua la voce ‘tredicesima’ nel cedolino e verifica che sia indicato il regime di imposta applicato (sostitutiva o IRPEF ordinaria).
    • Controlla che il tuo reddito 2025 riportato dal sostituto corrisponda a quello della CU (o della tua attestazione scritta se hai cambiato azienda).
    • Verifica che eventuali indennità o maggiorazioni sostitutive della retribuzione ordinaria siano escluse dal regime sostitutivo e conguagliate separatamente.
    • Assicurati che le voci contributive (INPS) siano calcolate con le aliquote ordinarie, indipendentemente dal regime fiscale della tredicesima.
    • Se il conguaglio risulta a debito (IRPEF da versare), richiedi al datore di lavoro un prospetto dettagliato per verificare la corretta applicazione delle norme LB 2026.

    Caso 1: Tizio, reddito 2025 di 30.000 euro, stesso datore

    Scenario. Tizio è impiegato nello stesso ufficio dal 2022. Il datore di lavoro dispone della CU 2025 che certifica un reddito di lavoro dipendente di 30.000 euro. La retribuzione mensile lorda 2026 è di 2.500 euro. Il datore di lavoro applica la nuova imposta sostitutiva sulla tredicesima a dicembre 2026.

    Come si legge in pratica. Il sostituto d’imposta non deve compiere alcun passaggio aggiuntivo: la CU 2025 di Tizio è già in archivio e certifica un reddito inferiore a 40.000 euro. Applicando il comma 11 della legge di bilancio 2026, il datore calcola l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 direttamente sulla voce tredicesima del cedolino. Nel conguaglio, la tredicesima non viene sommata al reddito ordinario IRPEF di Tizio ma assoggettata separatamente. Il conguaglio sulle retribuzioni mensili ordinarie (esclusa la tredicesima) avviene secondo le regole IRPEF ordinarie. Tizio non deve compiere alcun adempimento aggiuntivo: il sostituto gestisce tutto d’ufficio.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito 2025: 30.000 euro, sotto la soglia di 40.000 euro.
    • Stesso sostituto: CU 2025 disponibile, nessuna attestazione richiesta.
    • Tredicesima: assoggettata a imposta sostitutiva comma 10, separata dal conguaglio IRPEF.
    • Conguaglio ordinario: calcolato sul reddito mensile al netto della tredicesima.
    • Adempimento Tizio: nessuno specifico richiesto per il regime sostitutivo.

    Caso 2: Caia, reddito 2025 di 38.000 euro, cambiato datore a giugno 2026

    Scenario. Caia ha cambiato lavoro a giugno 2026. Il reddito 2025 è pari a 38.000 euro. A giugno ha fornito al nuovo datore l’attestazione scritta del reddito 2025 come richiesto dal comma 11 della legge di bilancio 2026. La retribuzione mensile lorda è di circa 3.166 euro.

    Come si legge in pratica. Grazie all’attestazione scritta fornita in tempo utile, il nuovo sostituto d’imposta di Caia ha potuto applicare correttamente il regime sostitutivo sulla tredicesima a dicembre 2026, pur non disponendo direttamente della CU 2025. Nel conguaglio, la tredicesima resta assoggettata all’imposta sostitutiva e non confluisce nel calcolo IRPEF ordinario. Caia deve verificare che nel cedolino di dicembre la tredicesima e il relativo prelievo sostitutivo siano riportati separatamente rispetto alle voci retributive ordinarie, e che i contributi INPS siano calcolati con le aliquote ordinarie su tutta la retribuzione inclusa la tredicesima.

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito 2025: 38.000 euro, sotto la soglia di 40.000 euro.
    • Cambio datore: attestazione scritta reddito 2025 fornita a giugno 2026.
    • Tredicesima: soggetta a imposta sostitutiva comma 10 grazie all’attestazione.
    • Conguaglio IRPEF ordinario: calcolato solo sulle voci retributive escluse dalla sostitutiva.
    • Contributi INPS: regole ordinarie su tutta la retribuzione, tredicesima inclusa.

    Caso 3: Sempronio, indennità di reperibilità sostitutiva della retribuzione

    Scenario. Sempronio è un tecnico che percepisce, oltre alla retribuzione mensile, una voce denominata indennità di reperibilità che il suo CCNL qualifica come sostitutiva di una quota della retribuzione di base. La tredicesima di Sempronio include questa componente. Il reddito 2025 di Sempronio è di 27.000 euro.

    Come si legge in pratica. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 esclude espressamente dall’ambito dell’imposta sostitutiva i compensi che, sebbene denominati maggiorazioni o indennità, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria. L’indennita’ di reperibilità di Sempronio, avendo carattere sostitutivo della retribuzione di base per contratto, non rientra nella base agevolata. Nel conguaglio di fine anno, la tredicesima di Sempronio è applicata al regime sostitutivo per la sola quota di retribuzione base (reddito 2025 sotto i 40.000 euro), mentre la componente dell’indennita’ è conguagliata con le regole IRPEF ordinarie. I contributi INPS si calcolano con le aliquote ordinarie sull’intera tredicesima.

    Riepilogo Caso 3

    • Reddito 2025: 27.000 euro complessivi, sotto la soglia di 40.000 euro.
    • Indennità di reperibilità: esclusa dalla base dell’imposta sostitutiva perché sostitutiva della retribuzione ordinaria.
    • Tredicesima base: assoggettata a imposta sostitutiva comma 10.
    • Componente indennità in tredicesima: conguagliata con regole IRPEF ordinarie.
    • Contributi INPS: aliquote ordinarie sull’intera tredicesima.

    Quando conviene una verifica

    Se il cedolino di dicembre ti risulta poco chiaro o il conguaglio appare a debito, un consulente del lavoro può verificare la correttezza del calcolo. Consulta un esperto per il conguaglio fiscale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Come interagisce il regime sostitutivo sulla tredicesima con il conguaglio IRPEF di fine anno?

    La tredicesima assoggettata all’imposta sostitutiva ai sensi del comma 11 della legge di bilancio 2026 non confluisce nel reddito complessivo IRPEF ai fini del conguaglio ordinario. Il sostituto d’imposta calcola il conguaglio di fine anno sulle retribuzioni mensili ordinarie, escludendo la tredicesima già tassata con il regime sostitutivo. Questo significa che la tredicesima non sposta il lavoratore in uno scaglione IRPEF superiore.

    Cosa succede se il sostituto applica il regime sostitutivo per errore a un lavoratore con reddito 2025 sopra 40.000 euro?

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 prevede che il regime sostitutivo si applichi solo ai lavoratori con reddito di lavoro dipendente 2025 non superiore a 40.000 euro. Se il sostituto lo applica per errore a un lavoratore fuori soglia, l’imposta sostitutiva risulterà non dovuta e l’importo dovrà essere recuperato in sede di conguaglio, con applicazione dell’IRPEF ordinaria sulla tredicesima. È opportuno segnalare immediatamente l’anomalia al datore.

    I premi di risultato incidono sulla soglia dei 40.000 euro per il conguaglio?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 stabilisce che, ai fini del limite annuo previsto dal comma 10, non concorrono i premi di risultato e le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili assoggettate al regime agevolato dell’art. 1, commi 182 e seguenti, L. 208/2015. Tali somme non vanno aggiunte al reddito 2025 per verificare il superamento della soglia di accesso al regime sostitutivo.

    Chi controlla la correttezza dell'applicazione del regime sostitutivo in busta paga?

    La responsabilità dell’applicazione corretta del regime sostitutivo spetta al sostituto d’imposta, ovvero al datore di lavoro (o all’ente che gestisce i cedolini). Il lavoratore ha tuttavia l’onere di verificare i propri dati, in particolare se ha cambiato datore nel 2025 o nel 2026, e di fornire l’attestazione scritta del reddito 2025 ove richiesta dal comma 11. In sede di dichiarazione dei redditi è possibile sanare eventuali errori di applicazione.

    Le regole contributive cambiano con il nuovo regime fiscale sulla tredicesima?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 è esplicito sul punto: restano ferme le ordinarie regole contributive in materia previdenziale e assistenziale sulla tredicesima, salvo quanto diversamente previsto dai CCNL e dalla normativa vigente. L’imposta sostitutiva riguarda esclusivamente la componente fiscale (IRPEF) e non produce alcun effetto sul calcolo dei contributi INPS.

  • Figli a carico nel 730/2026: assegno unico e detrazioni IRPEF

    In sintesi

    • Assegno Unico Universale: dal 1° marzo 2022 ha sostituito la detrazione IRPEF per i figli di età inferiore a 21 anni.
    • Detrazione per figli over 21: spetta ancora per i figli dai 21 ai 29 anni (compresi) fiscalmente a carico, dal mese in cui compiono 21 anni fino al mese prima dei 30.
    • Quanto vale: 950 euro teorici per figlio, che si riducono al crescere del reddito del genitore secondo il rapporto (95.000 − reddito) / 95.000; la soglia di 95.000 sale di 15.000 euro per ogni figlio dopo il primo.
    • Figli disabili over 21: la detrazione spetta senza limiti di età per i figli con disabilità ai sensi della legge 104/1992, ed è cumulabile con l’Assegno Unico.
    • Limite di reddito del figlio: per essere considerato a carico il figlio da 21 a 24 anni deve avere un reddito complessivo non superiore a 4.000 euro; da 25 anni in su, non superiore a 2.840,51 euro.
    • Abolizione over 30: dal 2025 non spetta più alcuna detrazione per i figli di 30 anni o più privi di disabilità.
    • Ripartizione tra genitori: la detrazione si divide in misura del 50% ciascuno, salvo accordo diverso per attribuirla al genitore con reddito più elevato.

    Cosa è cambiato con l'assegno unico e quando spetta ancora la detrazione

    Se hai figli, probabilmente ti sei accorto che qualcosa è cambiato nella tua dichiarazione degli ultimi anni. Dal 1° marzo 2022, per i figli con meno di 21 anni non esiste più la detrazione IRPEF nel modello 730: al suo posto c’è l’Assegno Unico Universale, che viene erogato direttamente dall’INPS su richiesta. Non devi fare nulla nel 730 per questo beneficio: riguarda già la tua busta paga o il tuo conto corrente.

    La detrazione IRPEF per figli a carico nel 730/2026 (anno d’imposta 2025) sopravvive però per una fascia specifica: i figli dai 21 anni compiuti fino ai 29 anni compresi, che non superano il limite di reddito per essere considerati a carico. Se il figlio compie 21 anni a giugno 2025, la detrazione spetta solo per i 7 mesi da giugno a dicembre. Dal 2025 la detrazione per figli di 30 anni o più è abolita, salvo che abbiano una disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104/1992.

    Per i figli con disabilità over 21 le regole sono più favorevoli: la detrazione IRPEF non ha limiti di età e, novità importante, è cumulabile con l’Assegno Unico Universale eventualmente percepito. Questo significa che un genitore con un figlio disabile di 35 anni può ottenere sia la detrazione sia l’assegno, senza che uno escluda l’altro.

    Anche se il figlio non dà diritto alla detrazione (perché ha meno di 21 anni o più di 30 senza disabilità), i suoi dati vanno comunque indicati nel prospetto dei familiari a carico del modello 730: servono per riconoscere altre agevolazioni legate alla presenza di figli, come alcune deduzioni o detrazioni di spesa.

    Detrazione per figli a carico: chi ne ha diritto nel 730/2026
    Situazione del figlio Detrazione IRPEF spettante
    Figlio con meno di 21 anni No (sostituita da Assegno Unico INPS)
    Figlio da 21 a 29 anni, reddito <= 4.000 euro (se ha meno di 25 anni) o <= 2.840,51 euro Sì, proporzionale ai mesi
    Figlio di 30 anni o più, senza disabilità No (abolita dal 2025)
    Figlio con disabilità (L. 104/1992) di qualsiasi età over 21 Sì, cumulabile con Assegno Unico

    Quanto vale la detrazione per figli a carico nel 2026: importo e calcolo

    L’art. 12, comma 1, lettera c), del TUIR fissa la detrazione in 950 euro per ciascun figlio che ne ha diritto. L’importo è teorico: si moltiplica per il rapporto tra 95.000 euro meno il reddito complessivo del genitore e 95.000 euro. Con più figli che danno diritto alla detrazione, la soglia di 95.000 euro aumenta di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo, per tutti. Il rapporto si tronca alla quarta cifra decimale e il reddito si considera al netto dell’abitazione principale e delle sue pertinenze. Oltre la soglia la detrazione è zero.

    Detrazione spettante per ciascun figlio a carico al 100% (calcolo con l’art. 12 del TUIR)
    Reddito complessivo del genitore 1 figlio con diritto alla detrazione 2 figli (per ciascuno) 3 figli (per ciascuno)
    15.000 euro 800,00 euro 820,42 euro 836,00 euro
    30.000 euro 649,99 euro 690,84 euro 722,00 euro
    50.000 euro 449,92 euro 518,13 euro 570,00 euro
    80.000 euro 149,91 euro 259,07 euro 342,00 euro

    Gli importi sono per figlio, se la detrazione è attribuita al 100% a un genitore. Se è ripartita al 50% tra i genitori, ciascuno applica la formula al proprio reddito e prende la metà del risultato. Contano solo i figli che danno diritto alla detrazione (21-29 anni, o con disabilità dai 21 anni): un fratello di 15 anni non alza la soglia.

    Le regole sono le stesse per i redditi del 2025 (730/2026) e per quelli del 2026 che si dichiareranno nel 2027: il testo dell’art. 12 in vigore non è cambiato su questi punti. Fonti: art. 12 del TUIR (Normattiva); istruzioni 730/2026, capitolo «Familiari a carico» e tabella 4.

    Limite di reddito per i figli a carico 2026

    Il figlio è fiscalmente a carico se il suo reddito complessivo dell’anno, al lordo degli oneri deducibili, non supera:

    • 4.000 euro fino a 24 anni compiuti;
    • 2.840,51 euro dai 25 anni in su.

    Nel limite si contano anche redditi che non entrano nel reddito complessivo: i canoni con cedolare secca, il reddito d’impresa o di lavoro autonomo nel regime forfettario o di vantaggio, le mance tassate con imposta sostitutiva, le retribuzioni di enti internazionali e la quota esente del lavoro frontaliero. Il limite riguarda l’intero anno: se il figlio lo supera, non è a carico per nessun mese. Per i figli universitari e le spese di studio vedi anche figli maggiorenni studenti a carico.

    Assegno unico e detrazioni: cosa si può cumulare

    Assegno unico e detrazione IRPEF per età del figlio
    Età del figlio Detrazione IRPEF art. 12 Assegno unico INPS
    Minorenne No Sì, su domanda all’INPS
    Da 18 a 20 anni No Sì, se studia, fa un tirocinio o lavora con reddito sotto 8.000 euro, è disoccupato o in servizio civile
    Da 21 a 29 anni, senza disabilità Sì, 950 euro teorici No
    30 anni o più, senza disabilità No (dal 2025) No
    Con disabilità, dai 21 anni in su Sì, senza limite di età Sì, senza limiti di età: si cumula con la detrazione

    Fonti: art. 12 del TUIR per la detrazione; art. 2 del D.Lgs. 230/2021 per l’assegno unico. Per i figli sotto i 21 anni non si può scegliere la detrazione al posto dell’assegno: la norma non la prevede più. Restano però importanti nel 730: se sono fiscalmente a carico, i genitori detraggono le spese sostenute per loro (mediche, scolastiche, sportive) e, per i redditi oltre 75.000 euro, contano nel coefficiente che fissa il tetto complessivo delle detrazioni (art. 16-ter del TUIR), perché la norma considera tutti i figli entro il limite di reddito, a prescindere dall’età.

    Dal 2025 le detrazioni per carichi di famiglia non spettano ai contribuenti che non sono cittadini italiani, dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo per i familiari residenti all’estero (art. 12, comma 2-bis).

    Esempio pratico

    • Tizio ha due figli: il primo nato a febbraio 2003 (22 anni per tutto il 2025, reddito zero), il secondo nato a marzo 2022 (3 anni). Per il figlio più grande Tizio può indicare la detrazione per figli a carico per tutti e 12 i mesi. Per il figlio piccolo, invece, non spetta alcuna detrazione nel 730 perché sotto i 21 anni: Tizio deve però avere già richiesto all’INPS l’Assegno Unico. Nonostante non ci sia detrazione, i dati del figlio piccolo vanno comunque inseriti nel prospetto dei familiari a carico.

    Documenti necessari

    • Codici fiscali di tutti i figli da indicare nel prospetto familiari a carico
    • Documentazione dell’INPS relativa all’Assegno Unico percepito (per verifica, non da allegare)
    • Certificazione di disabilità (L. 104/1992) per figli disabili over 21
    • Certificazione Unica del datore di lavoro (contiene i dati dei familiari a carico già comunicati)

    Figlia che compie 21 anni a metà anno

    Scenario. Caio ha una figlia nata ad agosto 2004. A agosto 2025 compie 21 anni. Per i mesi precedenti al compimento, per lei non spettava detrazione (Assegno Unico). Da agosto in poi, essendo over 21 e con reddito zero, entra nella fascia con detrazione.

    Come si applica. Nel prospetto familiari a carico, nella colonna relativa ai mesi in cui spetta la detrazione per figli over 21, Caio dovrà indicare ‘5’ (agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre). La detrazione viene calcolata proporzionalmente dal CAF o dal professionista.

    In pratica

    • Indicare i dati della figlia nel prospetto familiari a carico per tutti e 12 i mesi.
    • Nella colonna 10 del prospetto («n. mesi detrazione figli età da 21 e inferiore a 30») scrivere ‘5’ (i mesi da agosto a dicembre). Lo stesso esempio è nelle istruzioni ufficiali del 730/2026.
    • Per i 7 mesi precedenti, l’Assegno Unico continua a essere erogato dall’INPS: non serve fare nulla nel 730.

    Figlio disabile di 35 anni

    Scenario. Sempronio ha un figlio di 35 anni con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104/1992 e con reddito complessivo di 1.800 euro. Sempronio percepisce anche l’Assegno Unico per questo figlio.

    Come si applica. Nonostante il figlio abbia più di 30 anni, la disabilità riconosciuta dalla L. 104/1992 fa sì che la detrazione IRPEF spetti comunque, senza limiti di età. La detrazione è cumulabile con l’Assegno Unico: Sempronio mantiene entrambi i benefici.

    In pratica

    • Barrare la casella ‘D’ (disabilità) nel prospetto familiari a carico per il figlio e indicare 12 nella colonna 10.
    • Indicare 12 mesi a carico e la percentuale di detrazione (100% o 50% se l’altro genitore è presente).
    • L’Assegno Unico non va dichiarato nel 730 e non riduce la detrazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto si detrae per un figlio a carico nel 2026?

    Per un figlio tra 21 e 29 anni, o con disabilità dai 21 anni, la detrazione teorica è di 950 euro all’anno. Si riduce con il reddito del genitore: 950 × (95.000 − reddito) / 95.000. Con 30.000 euro di reddito e un solo figlio spettano circa 650 euro se la detrazione è attribuita al 100%.

    I figli sotto i 21 anni vanno ancora scritti nel 730?

    Sì. Anche se non danno diritto alla detrazione IRPEF, i loro dati devono essere indicati nel prospetto dei familiari a carico perché servono per riconoscere altre agevolazioni (ad esempio alcune detrazioni per spese sostenute nell’interesse dei figli).

    Devo indicare l’Assegno Unico nel modello 730?

    No. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS e non compare nel 730. Non devi fare nulla nella dichiarazione dei redditi per riceverlo o mantenerlo.

    La detrazione per mio figlio di 28 anni spetta se lavora part-time?

    Dipende dal suo reddito complessivo. Se ha tra 21 e 24 anni il limite è 4.000 euro; da 25 anni in poi il limite scende a 2.840,51 euro. Se il reddito supera la soglia, non è fiscalmente a carico e non spetta la detrazione.

    Posso attribuire tutta la detrazione a me se mio marito ha un reddito basso?

    Sì. I genitori possono decidere di comune accordo di attribuire l’intera detrazione al genitore con reddito più elevato, per evitare che la parte che eccede l’imposta dell’altro genitore vada perduta.

    Un figlio con disabilità di 40 anni dà ancora diritto alla detrazione?

    Sì, senza limiti di età. Per i figli con disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104/1992 la detrazione spetta indipendentemente dall’età, ed è cumulabile con l’Assegno Unico Universale.

    Quanti mesi devo indicare per un figlio nato a settembre 2025?

    Nella colonna 6 del prospetto (mesi a carico) si indica ‘4’, da settembre a dicembre. Per lui non spetta la detrazione perché ha meno di 21 anni, quindi la colonna 10 resta vuota: i suoi dati servono per le altre agevolazioni, come le spese sostenute per lui.

    Posso rinunciare all’assegno unico e prendere la detrazione per un figlio minorenne?

    No. Per i figli sotto i 21 anni la detrazione dell’art. 12 del TUIR non esiste più dal marzo 2022: resta solo l’assegno unico dell’INPS. Il figlio va comunque indicato nel prospetto dei familiari, perché le spese sostenute per lui restano detraibili se è fiscalmente a carico.

    Vedi anche: Bonus nido per il secondo figlio, Mantenimento dei figli, Spese istruzione scolastica figli, Figli maggiorenni studenti a carico, Mensa scolastica e spese scuola e Assegno all’ex coniuge deducibile.

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