Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 104 D.Lgs. 42/2004 – Fruizione di beni culturali di proprietà privata

    Art. 104 D.Lgs. 42/2004 – Fruizione di beni culturali di proprietà privata

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. 1. Possono essere assoggettati a visita da parte del pubblico per scopi culturali: a) i beni culturali immobili indicati all'articolo 10, comma 3, lettere a) e d), che rivestono interesse eccezionale; b) le collezioni dichiarate ai sensi dell'articolo 13.

    2. L'interesse eccezionale degli immobili indicati al comma 1, lettera a), è dichiarato con atto del Ministero, sentito il proprietario.

    3. Le modalità di visita sono concordate tra il proprietario e il soprintendente, che ne dà comunicazione al comune e alla città metropolitana nel cui territorio si trovano i beni.

    4. Sono fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 38.

  • Art. 103 D.Lgs. 42/2004 – Accesso agli istituti ed ai luoghi della cultura

    Art. 103 D.Lgs. 42/2004 – Accesso agli istituti ed ai luoghi della cultura

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. L'accesso agli istituti ed ai luoghi pubblici della cultura può essere gratuito o a pagamento. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono stipulare intese per coordinare l'accesso ad essi.

    2. L'accesso alle biblioteche ed agli archivi pubblici per finalità di lettura, studio e ricerca è gratuito.

    3. 3. Nei casi di accesso a pagamento, il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali determinano: a) i casi di libero accesso e di ingresso gratuito; b) le categorie di biglietti e i criteri per la determinazione del relativo prezzo. Il prezzo del biglietto include gli oneri derivanti dalla stipula delle convenzioni previste alla lettera c); c) le modalità di emissione, distribuzione e vendita del biglietto d'ingresso e di riscossione del corrispettivo, anche mediante convenzioni con soggetti pubblici e privati. Per la gestione dei biglietti d'ingresso possono essere impiegate nuove tecnologie informatiche, con possibilità di prevendita e vendita presso terzi convenzionati. d) l'eventuale percentuale dei proventi dei biglietti da assegnare all'Ente nazionale di assistenza e previdenza per i pittori, scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici.

    4. Eventuali agevolazioni per l'accesso devono essere regolate in modo da non creare discriminazioni ingiustificate nei confronti dei cittadini degli altri Stati membri dell'Unione europea.

  • Art. 102 D.Lgs. 42/2004 – Fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica

    Art. 102 D.Lgs. 42/2004 – Fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali ed ogni altro ente ed istituto pubblico, assicurano la fruizione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi indicati all'articolo 101, nel rispetto dei principi fondamentali fissati dal presente codice.

    2. Nel rispetto dei principi richiamati al comma 1, la legislazione regionale disciplina la fruizione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato o dei quali lo Stato abbia trasferito la disponibilità sulla base della normativa vigente.

    3. La fruizione dei beni culturali pubblici al di fuori degli istituti e dei luoghi di cui all'articolo 101 è assicurata, secondo le disposizioni del presente Titolo, compatibilmente con lo svolgimento degli scopi istituzionali cui detti beni sono destinati.

    4. Al fine di coordinare, armonizzare ed integrare la fruizione relativamente agli istituti ed ai luoghi della cultura di appartenenza pubblica lo Stato, e per esso il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali definiscono accordi nell'ambito e con le procedure dell'articolo 112. In assenza di accordo, ciascun soggetto pubblico è tenuto a garantire la fruizione dei beni di cui ha comunque la disponibilità.

    5. Mediante gli accordi di cui al comma 4 il Ministero può altresì trasferire alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali, in base ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza, la disponibilità di istituti e luoghi della cultura, al fine di assicurare un'adeguata fruizione e valorizzazione dei beni ivi presenti.

  • Art. 101 D.Lgs. 42/2004 – Istituti e luoghi della cultura

    Art. 101 D.Lgs. 42/2004 – Istituti e luoghi della cultura

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Ai fini del presente codice sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali.

    2. 2. Si intende per: a) "museo", una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio; b) "biblioteca", una struttura permanente che raccoglie , cataloga e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio; c) "archivio", una struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca. d) "area archeologica", un sito caratterizzato dalla presenza di resti di natura fossile o di manufatti o strutture preistorici o di età antica; e) "parco archeologico", un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all'aperto; f) "complesso monumentale", un insieme formato da una pluralità di fabbricati edificati anche in epoche diverse, che con il tempo hanno acquisito, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica o etnoantropologica.

    3. Gli istituti ed i luoghi di cui al comma 1 che appartengono a soggetti pubblici sono destinati alla pubblica fruizione ed espletano un servizio pubblico.

    4. Le strutture espositive e di consultazione nonché i luoghi di cui al comma 1 che appartengono a soggetti privati e sono aperti al pubblico espletano un servizio privato di utilità sociale.

  • Art. 100 D.Lgs. 42/2004 – Rinvio a norme generali

    Art. 100 D.Lgs. 42/2004 – Rinvio a norme generali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Nei casi di espropriazione disciplinati dagli articoli 96 e 97 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità.

  • Art. 99 D.Lgs. 42/2004 – Indennità di esproprio per i beni culturali

    Art. 99 D.Lgs. 42/2004 – Indennità di esproprio per i beni culturali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Nel caso di espropriazione previsto dall'articolo 95 l'indennità consiste nel giusto prezzo che il bene avrebbe in una libera contrattazione di compravendita all'interno dello Stato.

    2. Il pagamento dell'indennità è effettuato secondo le modalità stabilite dalle disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità.

  • Art. 98 D.Lgs. 42/2004 – Dichiarazione di pubblica utilità

    Art. 98 D.Lgs. 42/2004 – Dichiarazione di pubblica utilità

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. La pubblica utilità è dichiarata con decreto ministeriale o, nel caso dell'articolo 96, anche con provvedimento della regione comunicato al Ministero.

    2. Nei casi di espropriazione previsti dagli articoli 96 e 97 l'approvazione del progetto equivale a dichiarazione di pubblica utilità.

  • Art. 97 D.Lgs. 42/2004 – Espropriazione per interesse archeologico

    Art. 97 D.Lgs. 42/2004 – Espropriazione per interesse archeologico

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il Ministero può procedere all'espropriazione di immobili al fine di eseguire interventi di interesse archeologico o ricerche per il ritrovamento delle cose indicate nell'articolo 10.

  • Art. 96 D.Lgs. 42/2004 – Espropriazione per fini strumentali

    Art. 96 D.Lgs. 42/2004 – Espropriazione per fini strumentali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Possono essere espropriati per causa di pubblica utilità edifici ed aree quando ciò sia necessario per isolare o restaurare beni culturali immobili , assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitarne l'accesso.

  • Art. 95 D.Lgs. 42/2004 – Espropriazione di beni culturali

    Art. 95 D.Lgs. 42/2004 – Espropriazione di beni culturali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l'espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi.

    2. Il Ministero può autorizzare, a richiesta, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico ad effettuare l'espropriazione di cui al comma 1. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell'esproprio e rimette gli atti all'ente interessato per la prosecuzione del procedimento.

    3. Il Ministero può anche disporre l'espropriazione a favore di persone giuridiche private senza fine di lucro, curando direttamente il relativo procedimento.

  • Compensi sportivi dilettanti nel 730/2026: soglie e tassazione

    In sintesi

    • Soglia esente: i compensi sportivi dilettantistici non sono tassati fino a 15.000 euro complessivi nell’anno.
    • Solo l’eccedenza è imponibile: se guadagni 18.000 euro, paghi l’IRPEF solo sui 3.000 euro che superano la soglia.
    • Rigo specifico: nel quadro C del 730 si usa il codice ‘8’ in colonna 1 per identificare questi redditi.
    • Importo lordo da riportare: nel modulo 730 va indicato l’intero compenso percepito, quota esente compresa.
    • Certificazione Unica: i dati si trovano nei punti 781 (tempo indeterminato) o 784 (tempo determinato) della CU 2026.
    • Nessuna detrazione da lavoro sui compensi entro soglia: se in tutto non superano 15.000 euro, i giorni del punto 787 della CU non contano per le detrazioni da lavoro dipendente.
    • Esonero: chi ha solo compensi sportivi dilettantistici fino a 15.000 euro non deve presentare la dichiarazione.
    • Contributi INPS: si pagano solo sulla parte oltre 5.000 euro e, fino al 2027, sul 50% di quella parte.

    Come funziona la tassazione per chi fa sport dilettantistico

    Se giochi a calcio nella squadra del paese, alleni una squadra di pallavolo o fai l’arbitro nei tornei locali ricevendo un compenso, quel denaro ha un trattamento fiscale particolare. La legge distingue nettamente tra sport professionistico e sport dilettantistico, e per chi opera nel settore dilettantistico prevede una soglia di esenzione generosa.

    La soglia è fissata a 15.000 euro. Vuol dire che se nell’intero anno 2025 hai ricevuto compensi per attività sportiva dilettantistica per un totale uguale o inferiore a 15.000 euro, non devi pagare IRPEF su quella somma. Sopra quella cifra, scatta la tassazione ordinaria ma solo sulla parte eccedente.

    Questi compensi rientrano nella categoria dei redditi assimilati al lavoro dipendente, ossia vengono trattati in modo simile a uno stipendio anche se tecnicamente non lo sono. Nella dichiarazione dei redditi vanno indicati nel quadro C, quello dedicato appunto ai redditi di lavoro dipendente e assimilati, usando un codice specifico.

    La regola è nell’art. 36, comma 6, del D.Lgs. 36/2021: i compensi di lavoro sportivo nell’area del dilettantismo non costituiscono base imponibile fino a 15.000 euro complessivi annui. Vale anche per chi svolge attività amministrativo-gestionale per società e associazioni sportive dilettantistiche (art. 37). Al momento di ogni pagamento il lavoratore rilascia un’autocertificazione con i compensi sportivi già percepiti nell’anno, così la società sa quando la soglia è superata.

    Soglie e tassazione compensi sportivi dilettantistici 2025
    Importo compensi percepiti Trattamento fiscale
    Fino a 15.000 euro Esente da IRPEF (nessun obbligo di versamento)
    Oltre 15.000 euro IRPEF ordinaria sulla sola parte eccedente i 15.000 euro
    Codice rigo 730 Codice '8' colonna 1 dei righi da C1 a C3
    Punti CU 2026 (indeterminato) Punto 781
    Punti CU 2026 (determinato) Punto 784

    Devo presentare il 730 se ho solo compensi sportivi?

    No, se i compensi derivano esclusivamente da attività sportive nel settore del dilettantismo e non superano 15.000 euro: le istruzioni del 730/2026 elencano questo caso tra gli esoneri. Se invece presenti il 730 perché hai anche altri redditi, oppure per avere un rimborso o detrarre delle spese, i compensi sportivi vanno indicati per intero nel quadro C con il codice 8, anche la parte esente: la dichiarazione tiene conto solo della parte che supera 15.000 euro.

    Dove si indicano i compensi di lavoro sportivo dilettantistico
    Dove Cosa si compila Nota
    730/2026, righi C1-C3 Colonna 1 codice 8; colonna 2 codice 1 se è compilato il punto 781 della CU, codice 2 se è compilato il punto 784; colonna 3 l’importo intero Se nella CU c’è anche il punto 783 o 786 si compila un secondo rigo con codice 2
    730/2026, rigo C5 Giorni di lavoro dipendente I giorni del punto 787 non si contano se i compensi sportivi in tutto non superano 15.000 euro
    Redditi PF 2026, righi RC1-RC3 Stesso codice 8 e stessi punti della CU Per verificare la soglia contano anche i compensi di lavoro sportivo dilettantistico dei quadri RL e RE
    Sportivi professionisti sotto i 23 anni Codice 9 (punti 782 e 785 della CU) Stessa franchigia di 15.000 euro

    Fonti: istruzioni 730/2026, tabella dei casi di esonero, righi C1-C3 e C5; istruzioni Redditi PF 2026, fascicolo 1, righi RC1-RC3.

    Contributi INPS sui compensi sportivi: la soglia di 5.000 euro

    La soglia fiscale (15.000 euro) e quella contributiva sono diverse. I collaboratori coordinati e continuativi dello sport dilettantistico, e chi svolge prestazioni autonome, sono iscritti alla Gestione separata INPS. L’art. 35 del D.Lgs. 36/2021 prevede che:

    • i contributi si calcolano solo sulla parte del compenso che supera i primi 5.000 euro annui;
    • fino al 31 dicembre 2027 la contribuzione è dovuta sul 50% di quella parte;
    • l’aliquota pensionistica è del 25% per chi non è assicurato presso altre forme obbligatorie (più le aliquote aggiuntive della Gestione separata per i collaboratori) e del 24% per chi lo è già, per esempio perché è dipendente o pensionato.

    Esempio: con 22.000 euro di compensi in collaborazione e nessun’altra posizione previdenziale, l’imponibile contributivo è (22.000 − 5.000) × 50% = 8.500 euro, e la quota pensionistica al 25% è di 2.125 euro, a cui si aggiungono le aliquote aggiuntive. Per la parte previdenziale vedi anche lavoro sportivo: previdenza e Gestione separata.

    Rimborsi forfettari dei volontari, premi e familiari a carico

    • Volontari sportivi: possono ricevere rimborsi forfettari fino a 400 euro al mese per manifestazioni ed eventi riconosciuti. Non concorrono a formare il reddito, ma contano per il superamento delle soglie di 5.000 e di 15.000 euro (art. 29 D.Lgs. 36/2021).
    • Premi per risultati sportivi pagati ad atleti e tecnici dilettanti da CONI, CIP, federazioni, enti di promozione e società sportive: sono inquadrati come premi ai sensi dell’art. 30, secondo comma, del D.P.R. 600/1973, cioè con ritenuta alla fonte, non come compensi di lavoro sportivo (art. 36, comma 6-quater).
    • Figlio a carico: per il limite di reddito di 2.840,51 euro (4.000 euro fino a 24 anni) le istruzioni del 730/2026 indicano le somme esenti da aggiungere, e la quota esente dei compensi sportivi non è tra queste. Conta la parte oltre 15.000 euro, che fa reddito.

    Se cerchi invece le spese sportive dei figli (palestre, piscine) da detrarre nel 730, la guida è detrazione per l’attività sportiva dei ragazzi.

    Esempio pratico

    • Tizio è allenatore di una squadra di calcio dilettantistica e nel 2025 ha ricevuto compensi per 18.500 euro. Nel 730/2026 indica nel rigo C1 il codice ‘8’ in colonna 1 e 18.500 euro in colonna 3 (il totale lordo, comprensivo della quota esente). Chi presta assistenza fiscale calcolerà l’IRPEF solo sui 3.500 euro che eccedono la soglia di 15.000 euro. Se invece Caio, segretario della stessa società, ha percepito 12.000 euro per attività amministrativo-gestionale dilettantistica, non paga nulla: non supera la soglia.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (punti 781 o 784 per i compensi sportivi dilettantistici)
    • Eventuale contratto o lettera di incarico con la società sportiva
    • Ricevute dei compensi percepiti durante l’anno
    • Estratto conto bancario se i pagamenti sono stati tracciati

    Compensi entro la soglia: nessuna tassazione

    Scenario. Sempronio fa l’arbitro in una federazione sportiva dilettantistica e nel 2025 ha ricevuto rimborsi e compensi per un totale di 9.000 euro, certificati dalla CU 2026 al punto 784.

    Come si applica. Poiché 9.000 euro sono al di sotto della soglia di 15.000 euro, la somma è interamente esente da IRPEF. Se Sempronio ha solo questi compensi è esonerato dalla dichiarazione. Se presenta il 730, per esempio perché ha anche uno stipendio, deve comunque indicare il reddito: compila il rigo C1 con codice ‘8’ in colonna 1, codice ‘2’ (tempo determinato) in colonna 2 e 9.000 euro in colonna 3. Il calcolo dell’imposta risulterà zero sulla quota sportiva.

    In pratica

    • Se presenti il 730, indica comunque il reddito nel quadro C, anche se non pagherai IRPEF su di esso. Se hai solo questi compensi, fino a 15.000 euro, sei esonerato.
    • Il codice ‘8’ nella colonna 1 segnala al sistema che si tratta di reddito sportivo dilettantistico con soglia di esenzione.
    • I giorni relativi al periodo sportivo, se il compenso è sotto soglia, non contano per il calcolo delle detrazioni da lavoro.

    Compensi oltre la soglia: IRPEF solo sull'eccedenza

    Scenario. Caio è responsabile tecnico di una società sportiva dilettantistica e nel 2025 ha ricevuto 22.000 euro di compensi, con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. La CU 2026 riporta l’importo al punto 781.

    Come si applica. Caio supera la soglia di 15.000 euro. Nel 730/2026 riporta nel rigo C1 il codice ‘8’ in colonna 1, il codice ‘1’ (tempo indeterminato) in colonna 2 e 22.000 euro in colonna 3. Chi presta assistenza fiscale applica l’IRPEF ordinaria solo sui 7.000 euro eccedenti. Per quella parte Caio ha anche diritto alle relative detrazioni da lavoro dipendente, calcolate proporzionalmente.

    In pratica

    • Il reddito da indicare in colonna 3 è sempre il totale lordo percepito, non solo la parte eccedente.
    • L’assistenza fiscale (CAF o datore di lavoro sostituto) calcola autonomamente la quota imponibile.
    • Se la società sportiva non è sostituto d’imposta, le ritenute potrebbero non essere state operate: verifica sulla CU.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare i compensi sportivi anche se sono sotto i 15.000 euro?

    Se hai solo compensi sportivi dilettantistici fino a 15.000 euro sei esonerato dalla dichiarazione. Se presenti il 730 per altri motivi, li indichi per intero nel quadro C con il codice 8: il calcolo tiene conto solo della parte oltre 15.000 euro.

    In quale rigo del 730 vanno i redditi di lavoro sportivo dilettantistico?

    Nei righi da C1 a C3: codice 8 in colonna 1, codice 1 in colonna 2 se nella CU è compilato il punto 781 (codice 2 se è compilato il punto 784) e in colonna 3 l’importo intero del punto, quota esente compresa.

    I rimborsi spese rientrano nel calcolo della soglia di 15.000 euro?

    I compensi comunque denominati per l’attività sportiva dilettantistica rientrano tutti. Anche i rimborsi forfettari dei volontari sportivi, fino a 400 euro al mese, contano per il superamento delle soglie di 15.000 e 5.000 euro, pur non facendo reddito. Per i rimborsi analitici di spese documentate conviene verificare sulla CU cosa ha certificato la società.

    Ho due collaborazioni sportive dilettantistiche con società diverse: le soglie si sommano?

    Sì. La soglia di 15.000 euro è annuale e complessiva, non per singolo rapporto. Per questo a ogni pagamento si rilascia un’autocertificazione con i compensi sportivi già percepiti nell’anno.

    Sui compensi sportivi si pagano i contributi INPS?

    Sì, alla Gestione separata, ma solo sulla parte oltre 5.000 euro annui e, fino al 31 dicembre 2027, sul 50% di quella parte. L’aliquota pensionistica è del 25%, o del 24% per chi è già assicurato presso un’altra forma obbligatoria.

    Dove si indicano i compensi sportivi nel modello Redditi PF 2026?

    Nei righi da RC1 a RC3, con il codice 8 e gli stessi punti della CU usati nel 730. Per verificare la soglia di 15.000 euro si sommano anche i compensi di lavoro sportivo dilettantistico indicati nei quadri RL e RE.

    I compensi sportivi esenti contano per essere a carico dei genitori?

    Le istruzioni del 730/2026 elencano le somme esenti da aggiungere per il limite di 2.840,51 euro (4.000 euro fino a 24 anni) e la quota esente dei compensi sportivi non c’è: conta la parte oltre 15.000 euro.

    Cosa cambia rispetto allo sport professionistico?

    Lo sportivo professionista under 23 usa il codice ‘9’, non ‘8’, e la soglia resta comunque 15.000 euro. Per i professionisti adulti il compenso è normalmente reddito da lavoro dipendente ordinario senza franchigie speciali.

  • Quadro RE 2026: come si calcola il reddito di lavoro autonomo

    In sintesi

    • Chi compila il quadro RE: liberi professionisti, artisti e tutti coloro che esercitano arti o professioni in modo abituale (art. 53, comma 1, TUIR), non in regime forfettario.
    • Principio di cassa: si contano i compensi effettivamente incassati nel 2025 e le spese effettivamente pagate nel 2025, indipendentemente da quando la prestazione è stata eseguita o il servizio ricevuto.
    • Compensi lordi: vanno inclusi tutti i corrispettivi per l’attività professionale, compresi quelli relativi a prestazioni svolte in anni precedenti ma incassati nel 2025.
    • Spese deducibili: solo le spese inerenti all’attività professionale (affitti dello studio, utenze, cancelleria, aggiornamento professionale, quote di iscrizione all’albo, compensi a collaboratori, ecc.).
    • Contributi previdenziali: i contributi versati alla propria Cassa professionale o alla Gestione Separata INPS sono deducibili dal reddito di lavoro autonomo.
    • Associazioni tra professionisti: chi partecipa a uno studio associato non compila il quadro RE, ma il quadro RH (la quota di reddito è imputata per trasparenza dall’associazione).

    Come funziona il quadro RE per il professionista

    Se sei un avvocato, un medico, un ingegnere, un consulente o eserciti qualsiasi altra arte o professione in modo autonomo e abituale – e non hai scelto il regime forfettario – dichiari il tuo reddito professionale nel quadro RE del Modello Redditi PF 2026. Il quadro RE vale per il periodo d’imposta 2025 ed è contenuto nel Fascicolo 3 del Modello Redditi.

    Il meccanismo è semplice: il reddito di lavoro autonomo è uguale ai compensi incassati meno le spese inerenti pagate. Tutto funziona per cassa: conta il momento in cui il denaro entra o esce dal tuo conto, non quando hai emesso la fattura o ricevuto il servizio. Se hai fatturato 50.000 euro ma ne hai incassati 40.000 nel 2025, dichiari 40.000.

    Le spese devono essere ‘inerenti’, cioè strettamente collegate all’attività professionale. Una spesa personale, anche se pagata con il conto professionale, non è deducibile. I contributi previdenziali (Cassa professionale, Gestione Separata INPS) si deducono integralmente dall’importo dei compensi netti, prima di arrivare al reddito imponibile finale.

    Struttura del calcolo nel quadro RE (schema semplificato)
    Voce Cosa include
    Compensi lordi (RE2) Tutti i compensi incassati nel 2025 per l'attività professionale, incluse le rivalse previdenziali addebitate al cliente
    Spese inerenti (RE6-RE18) Affitto studio, utenze, acquisto beni strumentali, cancelleria, formazione, compensi a collaboratori, spese auto (quota deducibile)
    Contributi previdenziali (RE19) Contributi versati alla Cassa professionale o alla Gestione Separata INPS nel 2025
    Reddito netto (RE20) Compensi lordi meno spese meno contributi: è la base imponibile IRPEF
    Perdita (se negativo) Se le spese superano i compensi, si genera una perdita di lavoro autonomo riportabile

    Esempio pratico

    • Tizio è un commercialista con studio in proprio. Nel 2025 ha incassato compensi per 90.000 euro (inclusa la rivalsa del 4% addebitata ai clienti). Ha pagato: affitto studio 12.000 euro, utenze e cancelleria 2.500 euro, aggiornamento professionale e iscrizione all’ordine 1.800 euro, collaboratore part-time 15.000 euro. Contributi alla Cassa Dottori Commercialisti versati nel 2025: 18.000 euro. Calcolo: compensi 90.000 – spese totali 31.300 – contributi 18.000 = reddito netto 40.700 euro. Questo importo confluisce nel quadro RN per il calcolo dell’IRPEF.

    Documenti necessari

    • Registro cronologico dei compensi incassati nel 2025 (con data e importo di ogni incasso)
    • Fatture emesse e relative quietanze di pagamento del cliente
    • Ricevute di versamento contributi previdenziali (Cassa professionale o Gestione Separata INPS 2025)
    • Scontrini, fatture e ricevute di tutte le spese professionali pagate nel 2025
    • Certificazione Unica 2026 rilasciata da ciascun committente che ha applicato la ritenuta del 20%
    • Libro cespiti (per l’ammortamento dei beni strumentali di valore superiore alla soglia di deducibilità integrale)

    Il professionista con compensi incassati in ritardo

    Scenario. Caio è un avvocato che ha concluso una causa nel 2024 e ha emesso la parcella a novembre 2024. Il cliente ha pagato soltanto a febbraio 2026. Caio si chiede in quale anno deve dichiarare quel compenso.

    Come si applica. Per il principio di cassa, il compenso va dichiarato nell’anno in cui è stato effettivamente incassato. Poiché il pagamento è avvenuto a febbraio 2026, Caio non deve indicare quel compenso nel quadro RE del Modello Redditi PF 2026 (periodo d’imposta 2025): lo dichiarerà nella dichiarazione dei redditi relativa al 2026. Allo stesso modo, una spesa pagata a gennaio 2026 per una prestazione ricevuta nel 2025 sarà deducibile nel 2026, non nel 2025.

    In pratica

    • Compenso emesso nel 2024 ma incassato nel 2026: non va nel quadro RE 2026 (periodo 2025), va nel periodo 2026.
    • Il principio di cassa vale sia per i compensi sia per le spese: conta la data del pagamento effettivo.
    • Conservare sempre le prove di incasso (estratto conto, bonifico, ricevuta) per documentare la data in cui il denaro è arrivato.

    La professionista con anno in perdita

    Scenario. Sempronio ha aperto uno studio professionale nel 2024. Nel 2025, anno di avvio pieno, ha incassato compensi per 28.000 euro ma ha sostenuto spese inerenti per 35.000 euro (attrezzature, affitto, collaboratori). Il risultato è negativo.

    Come si applica. Il quadro RE mostra una perdita di 7.000 euro (28.000 – 35.000). Le perdite di lavoro autonomo possono essere utilizzate in diminuzione dei redditi della stessa categoria (lavoro autonomo) negli anni successivi; non possono invece essere compensate liberamente con altri redditi (ad esempio redditi da lavoro dipendente o da fabbricati). Sempronio dovrà riportare la perdita nell’apposito prospetto del quadro RS e potrebbe scalare quei 7.000 euro dai futuri redditi professionali. Per il 2025 non ha IRPEF da pagare sull’attività professionale, ma deve comunque presentare il Modello Redditi.

    In pratica

    • Perdita di lavoro autonomo = spese maggiori dei compensi: il reddito netto è negativo.
    • La perdita non si compensa con redditi da lavoro dipendente o da fabbricati, ma si porta avanti e abbatte i futuri redditi professionali.
    • Anche con perdita occorre presentare il Modello Redditi se si è titolari di partita IVA in contabilità ordinaria.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo includere la rivalsa previdenziale del 4% tra i compensi?

    Sì. La rivalsa previdenziale (il 4% che il professionista può addebitare al cliente ai sensi dell’art. 1, comma 213, legge n. 662/1996 o delle norme delle singole Casse) si aggiunge ai compensi lordi nel quadro RE. Si tratta di un importo che il cliente paga e che poi viene versato alla Cassa: il professionista lo include tra i compensi e lo deduce come contributo previdenziale.

    Posso dedurre le spese per il telefono cellulare e l'automobile?

    Le spese per beni ad uso promiscuo (auto, telefono, tablet) sono deducibili solo in parte. La percentuale di deducibilità dipende dalla normativa fiscale vigente (art. 54 e seguenti TUIR): per le auto è ammessa la deducibilità parziale sia del costo che del carburante. Il quadro RE prevede righi specifici per queste spese promiscue. Verifica sempre le percentuali in vigore per il periodo d’imposta 2025.

    I contributi INPS Gestione Separata si deducono nel quadro RE?

    Sì. I contributi versati alla Gestione Separata INPS nel corso del 2025 (anche quelli relativi ai redditi 2024 versati a giugno e novembre 2025) si deducono nel rigo apposito del quadro RE, riducendo il reddito netto. Se sei iscritto a una Cassa professionale (es. Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM) valgono le stesse regole: i contributi sono integralmente deducibili.

    Cosa cambia rispetto al regime forfettario?

    Nel regime forfettario il reddito si calcola applicando un coefficiente di redditività ai compensi lordi, senza dedurre le spese analiticamente. Con il quadro RE (regime ordinario) si deducono le spese reali: conviene se le spese superano la quota forfettaria implicita nel coefficiente del proprio settore ATECO. Il regime forfettario si compila nel quadro LM, non nel quadro RE.

    Le ritenute d'acconto del 20% già subite dove finiscono?

    Le ritenute del 20% applicate dai committenti sui tuoi compensi vengono indicate nel quadro RE nel rigo riservato alle ritenute. Concorrono poi nel quadro RN a ridurre l’IRPEF netta dovuta: se il totale delle ritenute supera l’IRPEF calcolata, risulta un credito a tuo favore.

    Come dichiaro il reddito se faccio parte di uno studio associato?

    Se partecipi a un’associazione tra professionisti (studio associato), non compili il quadro RE ma il quadro RH, Sezione I, codice 2. L’associazione determina il reddito complessivo e lo attribuisce a ciascun associato in base alla quota di partecipazione. Ciascun associato poi riporta la propria quota nel quadro RH della propria dichiarazione personale.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.