Autore: Andrea Marton

  • Art. 199 Cod. Amb.: Piani regionali

    Art. 199 Cod. Amb.: Piani regionali

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Piani regionali) 1.

    Le regioni, sentite le province, i comuni e, per quanto riguarda i rifiuti urbani, le Autorità d'ambito di cui all'articolo 201, nel rispetto dei principi e delle finalità di cui agli articoli 177, 178, 179, 180, 181, 182 e 182-bis ed in conformità ai criteri generali stabiliti dall'articolo 195, comma 1, lettera m), ed a quelli previsti dal presente articolo, predispongono e adottano piani regionali di gestione dei rifiuti.

    L'approvazione dei piani regionali avviene tramite atto amministrativo e si applica la procedura di cui alla Parte II del presente decreto in materia di VAS.

    Presso gli uffici competenti sono inoltre rese disponibili informazioni relative alla partecipazione del pubblico al procedimento e alle motivazioni sulle quali si è fondata la decisione, anche in relazione alle osservazioni scritte presentate.

    I piani di gestione dei rifiuti di cui al comma 1 comprendono l'analisi della gestione dei rifiuti esistente nell'ambito geografico interessato, le misure da adottare per migliorare l'efficacia ambientale delle diverse operazioni di gestione dei rifiuti, nonché una valutazione del modo in cui i piani contribuiscono all'attuazione degli obiettivi e delle disposizioni della parte quarta del presente decreto.

    I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono inoltre: a) l'indicazione del tipo, quantità e fonte dei rifiuti prodotti all'interno del territorio, suddivisi per ambito territoriale ottimale per quanto riguarda i rifiuti urbani, rifiuti che saranno prevedibilmente spediti da o verso il territorio nazionale e valutazione dell'evoluzione futura dei flussi di rifiuti, nonché la fissazione degli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere a livello regionale, fermo restando quanto disposto dall'articolo 205; b) la ricognizione degli impianti di trattamento, smaltimento e recupero esistenti, inclusi eventuali sistemi speciali per oli usati, rifiuti pericolosi, rifiuti contenenti quantità importanti di materie prime critiche o flussi di rifiuti disciplinati da una normativa unionale specifica; c) una valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta, della chiusura degli impianti esistenti per i rifiuti, di ulteriori infrastrutture per gli impianti per i rifiuti in conformità del principio di autosufficienza e prossimità di cui agli articoli 181, 182 e 182-bis e se necessario degli investimenti correlati; d) informazioni sui criteri di riferimento per l'individuazione dei siti e la capacità dei futuri impianti di smaltimento o dei grandi impianti di recupero, se necessario; e) l'indicazione delle politiche generali di gestione dei rifiuti, incluse tecnologie e metodi di gestione pianificata dei rifiuti, o altre politiche per i rifiuti che pongono problemi particolari di gestione; f) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale sul territorio regionale, nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 195, comma 1, lettera m); g) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 200, nonché ad assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti; h) prevedono, per gli ambiti territoriali ottimali più meritevoli, un sistema di premialità tenuto conto delle risorse disponibili a legislazione vigente; i) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani; l) i criteri per l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti; m) le iniziative volte a favorire, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi incluso il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino; n) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani: o) la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per specifiche tipologie di rifiuto; p) le prescrizioni in materia di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio di cui all'articolo 225, comma 6; q) il programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica di cui all' articolo 5 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 ; r) un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti, elaborato sulla base del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti di cui all'art. 180, che descriva le misure di prevenzione esistenti e fissi ulteriori misure adeguate anche per la riduzione dei rifiuti alimentari nella produzione primaria, nella trasformazione e nella fabbricazione e nel consumo.

    Il programma fissa anche gli obiettivi di prevenzione.

    Le misure e gli obiettivi sono finalizzati a dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti.

    Il programma deve contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le misure di prevenzione al fine di monitorare e valutare i progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori; r-bis) informazioni sulle misure volte a conseguire gli obiettivi di cui all' articolo 5, paragrafo 3 bis), della direttiva 1999/31/CE o in altri documenti strategici che coprano l'intero territorio dello Stato membro interessato; r-ter) misure per contrastare e prevenire tutte le forme di dispersione di rifiuti e per rimuovere tutti i tipi di rifiuti dispersi. r-quater) l'analisi dei flussi derivanti da materiali da costruzione e demolizione nonché, per i rifiuti contenenti amianto, idonee modalità di gestione e smaltimento nell'ambito regionale, allo scopo di evitare rischi sanitari e ambientali connessi all'abbandono incontrollato di tali rifiuti.

    Il piano di gestione dei rifiuti può contenere, tenuto conto del livello e della copertura geografica dell'area oggetto di pianificazione, i seguenti elementi: a) aspetti organizzativi connessi alla gestione dei rifiuti; b) valutazione dell'utilità e dell'idoneità del ricorso a strumenti economici e di altro tipo per la soluzione di problematiche riguardanti i rifiuti, tenuto conto della necessità di continuare ad assicurare il buon funzionamento del mercato interno; c) campagne di sensibilizzazione e diffusione di informazioni destinate al pubblico in generale o a specifiche categorie di consumatori.

    Il piano regionale di gestione dei rifiuti è coordinato con gli altri strumenti di pianificazione di competenza regionale previsti dalla normativa vigente.

    Costituiscono parte integrante del piano regionale i piani per la bonifica delle aree inquinate che devono prevedere: a) l'ordine di priorità degli interventi, basato su un criterio di valutazione del rischio elaborato dall'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA); b) l'individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti; c) le modalità degli interventi di bonifica e risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente l'impiego di materiali provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani; d) la stima degli oneri finanziari; e) le modalità di smaltimento dei materiali da asportare. 6-bis.

    Costituisce altresì parte integrante del piano di gestione dei rifiuti il piano di gestione delle macerie e dei materiali derivanti dal crollo e dalla demolizione di edifici ed infrastrutture a seguito di un evento sismico.

    Il piano è redatto in conformità alle linee guida adottate entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro della transizione ecologica, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

    L'approvazione del piano regionale o il suo adeguamento è requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali.

    La regione approva o adegua il piano entro 18 mesi dalla pubblicazione del Programma Nazionale di cui all'articolo 198-bis, a meno che non siano già conformi nei contenuti o in grado di garantire comunque il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla normativa europea.

    In tale caso i piani sono adeguati in occasione della prima approvazione o

    Fonte: Normattiva.it.

  • Lavori straordinari in condominio: maggioranze e fondo speciale

    Rifacimento del tetto, della facciata, dell’ascensore, dell’impianto di riscaldamento: i lavori straordinari sono spesso costosi e fonte di contrasti. Per essere validi devono rispettare precise maggioranze e, nei casi rilevanti, prevedere un fondo speciale. Vediamo le regole, anche in rapporto ai bonus edilizi.

    Manutenzione straordinaria e innovazioni

    Occorre distinguere. Gli interventi di manutenzione straordinaria (riparare o sostituire ciò che esiste: tetto, facciata, impianti) si deliberano con le maggioranze ordinarie dell’assemblea, più elevate se l’opera è di notevole entità. Le innovazioni (art. 1120), che modificano o aggiungono qualcosa di nuovo, richiedono invece maggioranze più alte: di regola la maggioranza degli intervenuti con almeno i due terzi del valore.

    Il fondo speciale obbligatorio

    Per le opere di manutenzione straordinaria e le innovazioni, l’assemblea deve costituire un fondo speciale di importo pari a quello dei lavori. Se i lavori sono affidati con un contratto che prevede pagamenti graduali in base allo stato di avanzamento, il fondo può essere costituito in relazione ai singoli pagamenti. È una garanzia per l’impresa e una tutela contro l’avvio di cantieri senza copertura economica.

    La ripartizione delle spese

    Le spese dei lavori straordinari seguono i normali criteri di riparto: in proporzione ai millesimi di proprietà, salvo i criteri speciali per scale e ascensori (metà millesimi, metà altezza), lastrici e parti che servono solo alcuni condòmini. Le delibere di spesa devono indicare con chiarezza l’importo e il riparto, per non risultare impugnabili.

    Innovazioni agevolate

    Per favorire alcuni interventi, la legge prevede maggioranze ridotte: per le innovazioni dirette all’eliminazione delle barriere architettoniche, al risparmio energetico, alla sicurezza e a finalità analoghe, è sufficiente la maggioranza degli intervenuti con almeno 500 millesimi. È un modo per non far naufragare interventi utili sull’opposizione di pochi.

    Lavori e bonus edilizi

    Quando i lavori beneficiano di detrazioni fiscali (bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus), restano ferme le regole condominiali su maggioranze e fondo. La delibera deve dare conto delle modalità di fruizione del beneficio (detrazione diretta o, ove ancora possibile, opzioni alternative) e della ripartizione delle quote tra i condòmini. Gli aspetti fiscali di dettaglio vanno verificati di anno in anno, perché la disciplina dei bonus cambia frequentemente.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Quale maggioranza serve per i lavori straordinari?

    Le opere di manutenzione straordinaria si deliberano con le maggioranze ordinarie, più alte se di notevole entità; le innovazioni richiedono di regola la maggioranza con almeno due terzi del valore, ridotta a 500 millesimi per gli interventi agevolati.

    È obbligatorio il fondo speciale per i lavori?

    Sì. Per le opere di manutenzione straordinaria e le innovazioni l’assemblea deve costituire un fondo pari all’importo dei lavori, eventualmente in relazione ai pagamenti graduali previsti dal contratto.

    Chi non vota i lavori deve comunque pagarli?

    Sì, se la delibera è validamente approvata con le maggioranze di legge: la spesa grava su tutti i condòmini secondo i millesimi, anche su chi era assente o contrario.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 134 Codice del Processo Amministrativo – Materie di giurisdizione estesa al merito

    Art. 134 Codice del Processo Amministrativo – Materie di giurisdizione estesa al merito

    D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo

    1. Il giudice amministrativo esercita giurisdizione con cognizione estesa al merito nelle controversie aventi ad oggetto:

    a) l’attuazione delle pronunce giurisdizionali esecutive o del giudicato nell’ambito del giudizio di cui al Titolo I del Libro IV; b) gli atti e le operazioni in materia elettorale, attribuiti alla giurisdizione amministrativa; c) le sanzioni pecuniarie la cui contestazione è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo, comprese quelle applicate dalle Autorità amministrative indipendenti e quelle previste dall’articolo 123; d) le contestazioni sui confini degli enti territoriali; e) il diniego di rilascio di nulla osta cinematografico di cui all’articolo 8 della legge 21 novembre 1962, n. 161.

  • CCNL Gas-Acqua: prova per livello

    CCNL Gas e Acqua (Federgasacqua)

    In sintesi

    Il CCNL Gas-Acqua prevede prove di 30-180 giorni per livello: 30 gg per livelli 1-2, 60 gg per 3, 90 gg per 4-5, 120 gg per 6, 180 gg per 7 e Quadri. Test pratico + verifica patentini UNI 11352/PE/D.M. 37/08.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Utilitalia · Federgasacqua · CGIL · CISL · UIL · FILCTEM · FEMCA · UILTEC
    Ultimo rinnovo
    18 maggio 2023 (in vigore dal 1° gennaio 2023)
    Vigenza
    Fino al 31 dicembre 2025 (in trattativa rinnovo)
    Platea
    ~50.000 (tecnici reti gas, operatori distribuzione idrica, dipendenti multiutility, personale impianti depurazione)

    Tabella riepilogativa

    Prova per livello
    Livello Prova
    1, 2 30 gg
    3 60 gg
    4, 5 90 gg
    6 120 gg
    7 150 gg
    Q 180 gg

    Cos'è la prova

    Prova in giorni calendario effettivi. Ferie/malattia/infortunio sospendono. Scritta nel contratto.

    Recesso libero

    Entrambe le parti recedono senza preavviso/motivazione durante la prova. Pagamento periodo lavorato + ratei.

    Test pratici settoriali

    Per tecnici: verifica patentini UNI 11352 (saldatori PE gas), PE acqua, D.M. 37/08. Test pratico saldatura. Per operatori impianti: test PLC + procedure HACCP.

    Decreto trasparenza

    D.Lgs. 104/2022: durata proporzionale TD, cumulo vietato.

    Diritti durante la prova

    Stipendio + ratei ferie/13ª/14ª/TFR maturano. Contribuzione INPS/INAIL piena. Tutele anti-mobbing.

    Casi pratici

    Tizio – Tecnico reti prova 90 gg
    Tizio (livello 4 tecnico) prova 90 gg. Al 80° giorno test saldatura PE: non superato. Datore recede. Pagati 80 gg + ratei.
    Caia – Operatrice depuratore prova 90 gg
    Caia (livello 4) prova 90 gg con verifica conoscenza HACCP. Superata. Conferma.
    Sempronio – Quadro prova 180 gg
    Sempronio (Quadro) prova 180 gg. Al 5° mese si dimette per incompatibilità con direzione.

    Domande frequenti

    Quanto dura la prova per tecnico reti gas?
    60 gg per livello 3, 90 gg per livello 4-5 (con verifica patentino UNI 11352). Per livello 6-7: 120-150 gg.
    Cosa succede se fallisco il test saldatura?
    Recesso datoriale ammesso durante o al termine prova (mancata idoneità). Possibilità riprovare in altra azienda dopo formazione.
    Posso essere licenziato senza motivo durante la prova?
    Sì, entrambe le parti recedono senza preavviso. Eccezione: licenziamento discriminatorio (gravidanza, sindacale) sempre nullo.
    Maturo TFR durante la prova?
    Sì, dal primo giorno maturi ratei ferie/13ª/14ª/TFR. Contribuzione INPS/INAIL piena.

    Stesso CCNL: consulta anche stipendi 2026 per livello, preavviso 30-180 giorni, ferie 28 gg, ROL, permessi, maternità, paternità, congedi, 13ª, 14ª, premi produttività e malattia, comporto e infortunio.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Gas e Acqua (Federgasacqua). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Self-publishing di ebook: come si dichiarano i diritti d’autore

    In sintesi

    • Diritto d’autore dell’autore stesso: i proventi da ebook sono assimilati al lavoro autonomo (D3 / RL25 causale B), con riduzione forfetaria del 25 per cento (40 per cento se hai meno di 35 anni).
    • Si dichiara il lordo: l’importo da indicare in D3/RL25 e’ il compenso lordo; la riduzione forfetaria la applica chi presta l’assistenza fiscale (CAF, commercialista o sostituto d’imposta).
    • Attivita’ d’impresa: se non sei solo l’autore ma svolgi anche attivita’ editoriale (acquisti diritti di terzi, gestisci collane, assumi collaboratori), il reddito puo’ qualificarsi come reddito d’impresa.
    • Regime forfettario: se hai partita IVA forfettaria, i compensi per diritti d’autore correlati all’attivita’ sono inclusi nel calcolo, abbattuti del 25 per cento (o 40 per cento se under 35).
    • Ritenuta 20%: gli editori o distributori italiani che ti pagano applicano la ritenuta del 20 per cento. Amazon KDP (piattaforma estera) non applica ritenute italiane.
    • Piattaforme estere: i compensi KDP vanno dichiarati per intero, al lordo delle commissioni trattenute dalla piattaforma.

    Ebook e fisco: come sono tassati i tuoi diritti d'autore

    Pubblichi romanzi, saggi o manuali su Amazon KDP, Kobo Writing Life o altri store digitali? Ogni volta che qualcuno acquista il tuo ebook ricevi una royalty. Fiscalmente questi importi sono proventi da utilizzazione economica di opere dell’ingegno: in parole semplici, diritti d’autore. Il TUIR li tratta in modo diverso a seconda di chi li percepisce.

    Se sei l’autore dell’opera e la hai creata tu, i proventi rientrano in una categoria agevolata: si considera un reddito assimilato al lavoro autonomo, con una riduzione forfetaria prima di calcolare l’IRPEF. La riduzione e’ del 25 per cento per i contribuenti adulti e del 40 per cento per chi ha meno di 35 anni. Non e’ una deduzione che devi calcolare tu: la applica automaticamente chi elabora la tua dichiarazione (CAF, commercialista o sostituto d’imposta). Tu devi solo indicare il lordo percepito.

    La situazione cambia se non sei solo l’autore ma ti comporti anche come editore: acquisti ebook di altri autori, rivendi i loro diritti, gestisci una collana, hai dipendenti o collaboratori dedicati alla produzione editoriale. In questo caso stai svolgendo un’attivita’ d’impresa, con obblighi fiscali e contabili diversi e piu’ complessi. Per queste situazioni e’ necessario il supporto di un commercialista.

    Di seguito trovi la tabella riepilogativa dei casi piu’ comuni, due esempi pratici con Tizio e Caio e le risposte alle domande piu’ frequenti.

    Tassazione dei proventi da ebook/self-publishing 2025
    Chi percepisce Categoria fiscale Quadro Riduzione/agevolazione
    Autore che ha creato l'opera (causale B nella CU) Reddito assimilato al lavoro autonomo D3 / RL25 codice '1' Riduzione forfetaria 25% (o 40% se eta' < 35)
    Erede o donatario (causale L nella CU) Reddito diverso D4 codice '6' / RL13 Nessuna riduzione (si dichiara per intero)
    Acquirente a titolo oneroso dei diritti (causale L1) Reddito diverso D4 codice '6' / RL13 Riduzione forfetaria 25%
    Autore con partita IVA forfettaria Reddito da lavoro autonomo forfettario Quadro LM Abbattimento 25% poi x coefficiente attivita'
    Editore (acquista e rivende diritti di terzi) Reddito d'impresa RF o RG – Redditi PF Regime ordinario o semplificato

    Esempio pratico

    • Tizio ha scritto e pubblicato su Amazon KDP un manuale di produttivita’. Nel 2025 ha incassato 5.200 euro di royalties. Amazon e’ una piattaforma estera e non ha applicato ritenute italiane. Tizio indica 5.200 euro nel rigo D3 del modello 730, colonna 1 codice ‘1’, colonna 2 importo 5.200 euro, colonna 3 ritenute zero. Il CAF applica automaticamente la riduzione forfetaria del 25 per cento: la base imponibile diventa 5.200 x 75% = 3.900 euro, che si somma agli altri redditi IRPEF. Se Tizio avesse meno di 35 anni, la riduzione sarebbe del 40 per cento e la base sarebbe 5.200 x 60% = 3.120 euro.

    Documenti necessari

    • Report royalties da Amazon KDP (scaricabile dalla Payments Dashboard) per ogni mese del 2025
    • Certificazione Unica 2026 rilasciata da editori o distributori italiani che hanno applicato la ritenuta del 20 per cento (causale B nel punto 1 della CU)
    • Contratti di edizione o di distribuzione digitale stipulati nel 2025
    • Eventuale contratto di cessione dei diritti d’autore se il reddito deriva da un acquirente oneroso
    • Estratto conto bancario con i bonifici ricevuti dalla piattaforma o dall’editore

    Caso 1 – Tizio: autore che pubblica su KDP, nessuna partita IVA

    Scenario. Tizio e’ un insegnante di 42 anni che nel 2025 ha pubblicato tre romanzi brevi su Amazon KDP. Le royalties annuali sono state 3.600 euro. Non ha partita IVA e non e’ iscritto ad alcun ordine professionale.

    Come si applica. Le royalties da KDP sono proventi da utilizzazione economica di opere dell’ingegno da parte dell’autore. Tizio le dichiara nel rigo D3 del modello 730: codice ‘1’ in colonna 1, 3.600 euro in colonna 2. Amazon e’ estera e non ha applicato ritenute, quindi colonna 3 e’ zero. Il software del CAF o del commercialista applica automaticamente la riduzione forfetaria del 25 per cento: la base tassabile e’ 3.600 x 75% = 2.700 euro. Questo importo si somma allo stipendio di Tizio e viene tassato con l’aliquota IRPEF del suo scaglione.

    In pratica

    • Rigo D3, codice ‘1’, importo lordo 3.600 euro, ritenute zero (KDP e’ estera).
    • Riduzione forfetaria del 25 per cento applicata automaticamente da chi elabora la dichiarazione.
    • Conserva il report KDP Payments come prova documentale del reddito.

    Caso 2 – Caio: autore con partita IVA forfettaria

    Scenario. Caio, 31 anni, pubblica da tre anni guide tecniche su KDP e Kobo. Nel 2024 ha incassato 18.000 euro di royalties. Ha aperto partita IVA in regime forfettario con codice ATECO relativo ad attivita’ professionali, scientifiche e tecniche (coefficiente di redditivita’ 78 per cento). Nel 2025 continua a pubblicare nuovi titoli.

    Come si applica. I compensi da diritti d’autore correlati all’attivita’ forfettaria sono inclusi nel reddito imponibile con abbattimento del 40 per cento (essendo Caio under 35) e poi moltiplicati per il coefficiente di redditivita’. Caio indica i compensi da royalties nel rigo LM22 colonna 4 del modello Redditi PF. Il reddito relativo si determina moltiplicando i compensi di colonna 4 per 0,60 (abbattimento 40 per cento) e sommando il risultato al reddito determinato sui compensi ordinari di colonna 3. Sull’imponibile complessivo si applica l’imposta sostitutiva del 15 per cento.

    In pratica

    • Compensi da diritti d’autore correlati all’attivita’: vanno in LM22, colonna 4.
    • Abbattimento 40 per cento perche’ Caio ha meno di 35 anni (25 per cento per gli over 35).
    • Imposta sostitutiva 15 per cento sull’imponibile netto (contributi dedotti).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare le royalties KDP anche se Amazon non mi ha inviato nessun modulo fiscale italiano?

    Si’. Amazon KDP e’ una piattaforma statunitense e non emette la Certificazione Unica italiana. Il tuo obbligo di dichiarare il reddito non dipende dalla ricezione di documenti dalla piattaforma: hai l’obbligo di dichiarare tutti i redditi prodotti ovunque, sulla base del report KDP Payments.

    Le commissioni trattenute da Amazon si deducono?

    Le commissioni di piattaforma non sono ritenute fiscali: tu incassi gia’ la royalty netta dopo che Amazon ha trattenuto la sua quota. Fiscalmente, il reddito da dichiarare e’ la royalty che effettivamente entra nel tuo conto corrente (o, se preferisci, il lordo meno le commissioni di distribuzione). In regime ordinario le commissioni sono spese deducibili; in regime forfettario o con la riduzione forfetaria non si deducono analiticamente.

    La riduzione del 25 per cento si applica anche se scrivo in collaborazione con qualcuno?

    Si’, se sei comunque uno degli autori dell’opera. Ciascun coautore applica la riduzione sulla propria quota di provento.

    Se pubblico ebook di altri autori e ne vendo i diritti, come funziona?

    Se acquisti diritti di terzi e li rivendi, stai svolgendo un’attivita’ editoriale che puo’ qualificarsi come reddito d’impresa. Non si applica la riduzione forfetaria del 25 per cento prevista per i soli autori. Il trattamento dipende dall’organizzazione della tua attivita’: e’ consigliabile confrontarsi con un commercialista.

    Posso usare il modello 730 o devo usare il modello Redditi PF?

    Se non hai partita IVA puoi usare il modello 730 e dichiarare le royalties nel quadro D3. Se hai partita IVA (regime forfettario o ordinario) devi usare obbligatoriamente il modello Redditi PF.

    La riduzione forfetaria si applica anche sui compensi da editori italiani che mi hanno gia' applicato la ritenuta?

    Si’. Il 25 per cento (o 40 per cento) di riduzione si applica sul lordo prima di qualsiasi calcolo di imposta. Le ritenute subite (indicate in colonna 3 del rigo D3) si scomputano dall’imposta IRPEF dovuta a conguaglio.

  • Orario di lavoro del dirigente del terziario: esenzione e reperibilita

    CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia)

    In sintesi

    Il dirigente del terziario e escluso dalla disciplina sull’orario di lavoro (D.Lgs. 66/2003): non si applica il limite delle 48 ore settimanali, non matura maggiorazioni per lavoro straordinario, ne ha diritto ai riposi compensativi obbligatori. La reperibilita e regolata dal contratto individuale o da accordi aziendali. Le ferie restano un diritto irrinunciabile.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confcommercio · Manageritalia
    Ultimo rinnovo
    31 luglio 2024 (accordo di rinnovo)
    Vigenza
    Fino al 31 dicembre 2027
    Platea
    ~40.000 dirigenti

    Tabella riepilogativa

    Orario di lavoro – Dirigente vs. lavoratori non dirigenti
    Aspetto Dirigente Lavoratore non dirigente
    Limite orario settimanale (D.Lgs. 66/2003) Non applicabile 48 ore medie (4 mesi)
    Straordinario retribuito Non previsto Maggiorazione min. 15% (CCNL Commercio)
    Pausa obbligatoria ogni 6 ore Non applicabile Minimo 10 minuti
    Riposo giornaliero (11 ore) Non applicabile Obbligatorio
    Ferie annuali Min. 4 settimane (CCNL) Min. 4 settimane
    Reperibilita Regolata da contratto individuale Disciplinata da CCNL e accordo aziendale

    Esenzione dai limiti di orario: il quadro normativo

    Il D.Lgs. 66/2003, attuativo delle direttive europee sull’orario di lavoro, esclude espressamente i dirigenti dal campo di applicazione delle norme su orario massimo, riposo giornaliero e settimanale, pause obbligatorie (art. 17, comma 1).

    La ratio e che il dirigente, per la sua autonomia organizzativa e la sua posizione nell’impresa, e in grado di gestire autonomamente i propri tempi di lavoro. L’esclusione non e derogabile in pejus dal contratto individuale: il datore non puo imporre limitazioni ulteriori rispetto a quelle dell’orario normale dei non-dirigenti usando tale esclusione come strumento di pressione.

    L’esenzione si applica solo ai dirigenti in senso sostanziale: se la qualifica e attribuita formalmente ma non corrisponde a reale autonomia, il lavoratore conserva i diritti sull’orario.

    Reperibilita e connettivita digitale

    La reperibilita – obbligo di rendersi raggiungibili fuori orario per interventi urgenti – non e disciplinata specificamente dal CCNL Manageritalia, ma puo essere regolata dal contratto individuale o da accordi aziendali.

    Con la diffusione degli strumenti digitali, la tematica si e intrecciata con il diritto alla disconnessione (art. 19, D.Lgs. 81/2017 per i lavoratori agili; per i dirigenti in sede, la questione e regolata contrattualmente). Il CCNL Manageritalia non prevede un obbligo esplicito di disconnessione, ma accordi aziendali di secondo livello possono introdurlo.

    E buona prassi che il contratto individuale del dirigente chiarisca: (a) se esiste un obbligo di reperibilita; (b) se tale obbligo e gia remunerato nella RGA o da diritto a compenso aggiuntivo; (c) le fasce orarie di reperibilita.

    Ferie e riposi: diritti irrinunciabili

    Nonostante l’esenzione dall’orario, il dirigente conserva il diritto alle ferie annuali: il CCNL Manageritalia prevede un minimo di 4 settimane (28 giorni di calendario, o 20 giorni lavorativi) per anno. Le ferie sono irrinunciabili ex art. 36 Cost. e non possono essere monetizzate in corso di rapporto.

    Il periodo minimo inderogabile di 2 settimane consecutive (D.Lgs. 66/2003) si applica anche ai dirigenti, in quanto norma a tutela della salute.

    I giorni di ferie maturati e non goduti al termine del rapporto sono liquidati in forma monetaria nella busta paga finale, con base di calcolo pari alla RGA giornaliera (RGA annua / 365).

    Casi pratici

    Tizio – Richiesta di straordinari arretrati
    Tizio, dirigente di fatto ma formalmente qualificato come quadro, viene promosso a dirigente dopo tre anni. Chiede il pagamento degli straordinari maturati negli ultimi tre anni come quadro (I livello CCNL Commercio). Il giudice verifica la qualifica effettiva: nei tre anni di qualifica formale da quadro, Tizio aveva mansioni impiegatizie e diritto agli straordinari. L’azienda e condannata al pagamento delle maggiorazioni arretrate.
    Caia – Reperibilita non retribuita
    Caia, dirigente commerciale, e di fatto reperibile H24 sette giorni su sette per rispondere a clienti internazionali. Il contratto individuale non prevede alcun compenso per la reperibilita. Caia negozia un’indennita mensile di reperibilita pari a 500 euro, inserita nella RGA come voce distinta, con accordo scritto. In assenza di accordo, la reperibilita del dirigente si presume inclusa nella RGA, ma Caia preferisce regolarla esplicitamente.
    Sempronio – Ferie non godute al termine del rapporto
    Sempronio lascia l’azienda con 35 giorni di ferie residue su quattro anni. L’azienda vuole monetizzare solo 20 giorni, sostenendo che i restanti 15 siano prescritti. La regola generale e che le ferie non si prescrivono se il datore non ha consentito o incentivato il godimento (CGUE C-619/16). Sempronio ottiene la liquidazione di tutti i 35 giorni residui calcolati sulla RGA giornaliera.

    Domande frequenti

    Il dirigente puo ricevere un compenso per lavoro notturno o festivo?
    Non esiste un obbligo contrattuale di maggiorazione per lavoro notturno o festivo per i dirigenti. Le maggiorazioni possono essere previste dal contratto individuale o da accordo aziendale, ma non sono un diritto minimo garantito dal CCNL Manageritalia.
    Il dirigente ha diritto ai permessi ROL?
    Il CCNL Manageritalia non prevede i Riduzione Orario di Lavoro (ROL) tipici del CCNL Commercio, in quanto i dirigenti sono esclusi dalla disciplina dell’orario. Le eventuali giornate di permesso aggiuntive rispetto alle ferie sono regolate dal contratto individuale o aziendale.
    Come si calcola il compenso per ferie non godute?
    RGA annua / 365 × giorni di ferie residue. La RGA rilevante e quella al momento della cessazione del rapporto, incluse le voci fisse con natura retributiva.
    Il dirigente puo lavorare in smart working?
    Si. Il lavoro agile per i dirigenti e disciplinato dall’accordo individuale (art. 18 ss., L. 81/2017). Il CCNL Manageritalia non pone limiti al ricorso allo smart working, rimettendo la regolamentazione al contratto individuale e agli accordi aziendali.
    L'esenzione dall'orario vale anche per i dirigenti di piccole imprese?
    Si, l’esenzione e soggettiva (legata alla qualifica) e non dipende dalle dimensioni dell’impresa. Tuttavia, in imprese piccole la qualifica dirigenziale e piu facilmente contestabile se non corrisponde a reale autonomia gestionale.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimo contrattuale, indennita supplementare, CCNL Manageritalia 2026, CCNL Manageritalia, CCNL Manageritalia 2026 e calcolo, destinazione e anticipo.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 131 DPR 230/2000 – Incarichi giornalieri

    Art. 131 DPR 230/2000 – Incarichi giornalieri

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Il provveditore regionale conferisce direttamente gli incarichi previsti dal secondo comma dell'articolo 80 della legge.

    2. Al conferimento degli incarichi si provvede a seguito di accertamento dell'idoneità del richiedente ad assolvere i compiti relativi.

    3. A tal fine, in ogni provveditorato regionale, una commissione composta dal provveditore, che la presiede, e da due dirigenti dell'amministrazione penitenziaria, integrata da un esperto nella materia relativa all'incarico da conferire, sottopone il richiedente ad un colloquio inteso a valutare l'idoneità indicata nel comma 2.

    4. Esercita le funzioni di segretario un funzionario del provveditorato regionale.

  • Art. 38 TUPI: Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea

    Art. 38 TUPI: Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea ( Art.37 d.lgs n.29 del 1993 , come modificato dall' art.24 del d.lgs n.80 del 1998 ) 1.

    I cittadini degli Stati membri dell'Unione europea e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente possono accedere ai posti di lavoro presso te amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell'interesse nazionale.

    Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell' articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400 , e successive modificazioni ed integrazioni, sono individuati i posti e le funzioni per i quali non può prescindersi dal possesso della cittadinanza italiana, nonché i requisiti indispensabili all'accesso dei cittadini di cui al comma 1.

    Sino all'adozione di una regolamentazione della materia da parte dell'Unione europea, al riconoscimento dei titoli di studio esteri, aventi valore ufficiale nello Stato in cui sono stati conseguiti, ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici destinati al reclutamento di personale dipendente, con esclusione dei concorsi per il personale docente delle scuole di ogni ordine e grado, provvede il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, previo parere conforme del Ministero dell'istruzione e del merito ovvero del Ministero dell'università e della ricerca.

    I candidati che sono in possesso del titolo di ammissione conseguito all'estero sono ammessi con riserva a partecipare ai concorsi di cui al primo periodo .

    Il Dipartimento della funzione pubblica conclude il procedimento di riconoscimento di cui al presente comma solo nei confronti dei vincitori del concorso, che hanno l'onere, a pena di decadenza, di presentare istanza di riconoscimento , entro quindici giorni dalla pubblicazione della graduatoria finale, al Ministero dell'università e della ricerca ovvero al Ministero dell'istruzione e del merito.

    3.1.

    Per i fini previsti dagli articoli 3 e 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 2009, n. 189 , e per le selezioni pubbliche di personale non dipendente, al riconoscimento del titolo di studio provvede, con le medesime modalità di cui al comma 3 del presente articolo, il Ministero dell'università e della ricerca, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta, anche per i titoli conseguiti in Paesi diversi da quelli firmatari della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, ratificata ai sensi della legge 11 luglio 2002, n. 148 .

    3.2.

    Al riconoscimento accademico e al conferimento del valore legale ai titoli di formazione superiore esteri, ai dottorati di ricerca esteri e ai titoli accademici esteri conseguiti nel settore artistico, musicale e coreutico, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta, provvedono le istituzioni di formazione superiore italiane ai sensi dell' articolo 2 della legge 11 luglio 2002, n. 148 , anche per i titoli conseguiti in Paesi diversi da quelli firmatari della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, ratificata ai sensi della citata legge n. 148 del 2002 .

    Il riconoscimento accademico produce gli effetti legali del corrispondente titolo italiano, anche ai fini dei concorsi pubblici per l'accesso al pubblico impiego. 3-bis.

    Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano ai cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria. 3-ter.

    Sono fatte salve, in ogni caso, le disposizioni di cui all' articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752 , in materia di conoscenza della lingua italiana e di quella tedesca per le assunzioni al pubblico impiego nella provincia autonoma di Bolzano.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione

    In sintesi

    • Imposta di donazione distinta dal registro: la donazione sconta l’imposta di donazione (con aliquote e franchigie proprie), non quella di registro proporzionale.
    • Aliquote dal 4% all’8%: variano a seconda del rapporto tra donante e donatario; le franchigie si applicano solo ai gradi più stretti.
    • Ipotecaria 2% e catastale 1%: per gli immobili si aggiungono sempre queste due imposte sul valore catastale.
    • Agevolazione prima casa: se il donatario ha i requisiti prima casa, ipotecaria e catastale diventano fisse a 200 euro ciascuna.
    • Franchigie elevate per figli e coniuge: fino a 1 milione di euro per ciascun beneficiario, l’imposta di donazione non è dovuta tra coniuge e figli.

    Come si tassa la donazione di un immobile

    Quando si dona un immobile – che si tratti di un appartamento, di un terreno o di un altro bene immobile – non si applica l’imposta di registro come in una compravendita. Si applica invece l’imposta di donazione, che ha regole proprie in termini di aliquote e franchigie. A questa si aggiungono poi le imposte ipotecaria e catastale, che riguardano specificamente i trasferimenti di beni immobili.

    L’imposta di donazione segue le stesse aliquote e franchigie dell’imposta di successione. Questo significa che il carico fiscale dipende in modo determinante dal grado di parentela tra chi dona (il donante) e chi riceve (il donatario). Più il rapporto è stretto, più la franchigia è alta e l’aliquota è bassa.

    Le imposte ipotecaria e catastale, invece, si calcolano sul valore catastale dell’immobile (non sul valore di mercato): ipotecaria al 2%, catastale all’1%. Se il donatario soddisfa i requisiti per l’agevolazione prima casa, queste due imposte diventano fisse a 200 euro ciascuna.

    La donazione di un immobile richiede la forma dell’atto notarile pubblico, con la presenza obbligatoria di due testimoni. Il notaio provvede alla registrazione e al versamento delle imposte. Non è possibile donare un immobile con una semplice scrittura privata: l’atto pubblico è un requisito di validità, non solo di forma.

    Aliquote e franchigie imposta di donazione per gli immobili
    Beneficiario Franchigia Aliquota sull'eccedenza
    Coniuge e figli (discendenti diretti) 1.000.000 euro per ciascuno 4%
    Fratelli e sorelle 100.000 euro per ciascuno 6%
    Altri parenti fino al 4° grado nessuna franchigia 6%
    Estranei e altri soggetti nessuna franchigia 8%

    Esempio pratico

    • Tizio dona al figlio un appartamento. Il valore catastale è 90.000 euro, il valore di mercato è 200.000 euro. L’imposta di donazione si calcola sul valore di mercato indicato nell’atto (200.000 euro), ma poiché è inferiore alla franchigia di 1 milione di euro, è zero. L’imposta ipotecaria è 2% × 90.000 = 1.800 euro; quella catastale è 1% × 90.000 = 900 euro. Totale imposte: 2.700 euro. Se il figlio ha i requisiti prima casa, ipotecaria e catastale diventano 200 + 200 = 400 euro, con un ulteriore risparmio di 2.300 euro.

    Documenti necessari

    • Atto di donazione notarile (con presenza di due testimoni)
    • Visura catastale dell’immobile donato
    • Planimetria catastale conforme
    • Documentazione per i requisiti prima casa del donatario (se applicabile)
    • Stato di famiglia o certificato di parentela tra donante e donatario

    Tizio dona l'appartamento al figlio

    Scenario. Tizio, 70 anni, dona al figlio l’appartamento al mare del valore di mercato di 300.000 euro. La rendita catastale è 800 euro, quindi il valore catastale è 800 × 1,05 × 120 = 100.800 euro. Il figlio non ne farà la propria abitazione principale.

    Come si applica. Il rapporto è genitore-figlio: franchigia 1.000.000 euro. Il valore della donazione (300.000 euro) è sotto la franchigia, quindi l’imposta di donazione è zero. Restano le imposte ipotecaria e catastale sul valore catastale: ipotecaria 2% × 100.800 = 2.016 euro; catastale 1% × 100.800 = 1.008 euro. Il figlio non ha i requisiti prima casa per questo immobile, quindi non si applicano le fisse. Costo fiscale complessivo: circa 3.024 euro.

    In pratica

    • La franchigia di 1 milione di euro per coniuge e figli si applica per ogni singolo donatario: se Tizio dona a due figli, ciascuno ha la propria franchigia.
    • Ipotecaria e catastale si calcolano sempre sul valore catastale, non sul prezzo di mercato indicato nell’atto.
    • Verificare prima dell’atto se il donatario ha i requisiti prima casa: il risparmio sulle fisse può essere rilevante.

    Caio dona casa al nipote (figlio del fratello)

    Scenario. Caio vuole donare un monolocale del valore di mercato di 120.000 euro al nipote (figlio del fratello). La rendita catastale è 400 euro: valore catastale 400 × 1,05 × 120 = 50.400 euro. Il nipote lo userà come prima casa.

    Come si applica. Il nipote è un parente di terzo grado. Non rientra tra fratelli (franchigia 100.000 euro e 6%) né tra coniuge/figli. Rientra nella categoria ‘altri parenti fino al 4° grado’: aliquota 6%, senza franchigia. L’imposta di donazione è quindi 120.000 × 6% = 7.200 euro. Il nipote ha i requisiti prima casa: le imposte ipotecaria e catastale diventano fisse a 200 euro ciascuna, per un totale di 400 euro. Costo fiscale complessivo: 7.600 euro.

    In pratica

    • Il grado di parentela va calcolato con attenzione: il nipote figlio del fratello è un parente di terzo grado, non di secondo.
    • L’aliquota del 6% senza franchigia si applica all’intero valore della donazione, non solo all’eccedenza.
    • Se il donatario richiede le agevolazioni prima casa, deve dichiararlo nell’atto notarile e rispettare i requisiti (residenza entro 18 mesi, ecc.).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La donazione di un immobile è sempre conveniente rispetto alla vendita?

    Dipende dal contesto. La donazione evita la tassazione delle plusvalenze (che può essere rilevante in una vendita), ma comporta l’imposta di donazione e le ipocatastali. Inoltre, la donazione può creare problemi in caso di successione futura, perché i legittimari possono impugnarla. È sempre consigliabile valutare con un notaio.

    Le franchigie si sommano tra donante e donatario?

    No. La franchigia è personale e si riferisce all’insieme delle donazioni e dei lasciti che lo stesso donatario riceve dallo stesso donante nel corso della vita. Se Tizio ha già donato 600.000 euro al figlio, la franchigia residua per donazioni successive è 400.000 euro.

    Devo pagare l'IRPEF sulla donazione ricevuta?

    No. Il donatario non paga l’IRPEF sulla donazione. Le imposte applicabili sono solo quelle di donazione, ipotecaria e catastale. Tuttavia, se il donatario vende successivamente l’immobile, potrebbe dover calcolare la plusvalenza rispetto al valore catastale al momento della donazione.

    La donazione è valida se fatta senza notaio?

    No. La donazione di beni immobili richiede obbligatoriamente l’atto notarile pubblico con due testimoni. Una donazione immobiliare fatta con scrittura privata è nulla e non produce effetti giuridici.

    Se il donatario è disabile, ci sono agevolazioni?

    Sì. Per i soggetti con handicap grave riconosciuto ai sensi della legge 104/1992, la franchigia è di 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela con il donante.

    Posso donare solo una quota dell'immobile?

    Sì. È possibile donare una quota di comproprietà (ad esempio il 50% di un appartamento). Le imposte si calcolano sul valore corrispondente alla quota donata, con le stesse aliquote e franchigie.

    Vedi anche: Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili, Sistema del prezzo-valore, Imposta di registro su decreti ingiuntivi e sentenze, Imposta di registro, Imposta di registro sul preliminare e Imposta di registro sull’acquisto della prima casa.

  • Art. 262 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 262 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 262 L. Fall. – Iscrizione nel registro delle imprese

    Iscrizione nel registro delle imprese

  • CCNL Elettrici: apprendistato tecnici, operatori, ingegneri

    CCNL Settore Elettrico

    In sintesi

    Il CCNL Elettrici consente apprendistato professionalizzante 18-29 anni, durata 36-60 mesi (60 per tecnici AT e operatori centrali). Sottoinquadramento parametrico 15-20%. Formazione 80h annue include conseguimento patentini PEI/PES/PAV, corsi specifici impianti, sicurezza. Alta formazione per laurea Ingegneria Energetica/Elettrica molto diffusa. Contributi azienda 10% ridotti.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Elettricità Futura · Utilitalia · Confindustria Energia · FILCTEM-CGIL · FLAEI-CISL · UILTEC-UIL
    Ultimo rinnovo
    18 luglio 2022 (vigente fino 31 dicembre 2025, in trattativa rinnovo 2026)
    Vigenza
    Scaduto 31 dicembre 2025 (ultrattivo in attesa rinnovo)
    Platea
    ~70.000 (operatori centrali termoelettriche, idroelettriche, nucleari dismesse, tecnici rete elettrica, personale Enel/Terna/Edison/A2A/E.ON)

    Tabella riepilogativa

    Apprendistato CCNL Elettrici
    Caratteristica Valore
    Età ammessa 18-29 anni
    Durata professionalizzante operai qualificati 36 mesi
    Durata professionalizzante tecnici/operatori 48-60 mesi
    Durata professionalizzante tecnici AT 60 mesi (con patentini)
    Sottoinquadramento 15-20% sotto parametro target
    Formazione obbligatoria 80h annue + patentini
    Contributi INPS azienda 10% ridotto
    Alta formazione Ingegneria Energetica 36-60 mesi molto diffusa

    Tipologie apprendistato

    Tutte e 3 utilizzate:

    • Qualifica/diploma: 15-25 anni, IeFP Tecnico Elettrico
    • Professionalizzante: 18-29 anni, 36-60 mesi (più diffuso)
    • Alta formazione: 18-29 anni, 36-60 mesi (Ingegneria Energetica/Elettrica)

    Sottoinquadramento

    Apprendista sottoinquadrato 15-20% sotto parametro target:

    Esempio operatore centrale param 180 (€2.250 atteso 2026):

    • Mesi 1-12: param 145 (€1.812)
    • Mesi 13-24: param 160 (€2.000)
    • Mesi 25-36: param 170 (€2.125)
    • Mesi 37-48: param 180 (€2.250 – qualifica raggiunta)

    Formazione 80h + patentini

    80h annue retribuite + conseguimento patentini obbligatori:

    • PEI/PES/PAV (lavori elettrici)
    • Corso 81/08 sicurezza
    • Per tecnici AT: corso lavori in quota
    • Per operatori: corso PLC/DCS, manovre impianto
    • Per centrali: corso specifico impianto (idroelettrico, termoelettrico, eolico)

    Mancata formazione = conversione automatica + sanzioni.

    Contributi previdenziali ridotti

    10% azienda vs 30% standard. Esenzione 3 anni per piccole aziende (≤9 dip). Aliquota ridotta nei 12 mesi post-conferma.

    Alta formazione Ingegneria Energetica

    L’apprendistato di alta formazione è molto diffuso nel settore:

    • Ingegneria Energetica (Politecnico Milano, Torino, Roma)
    • Ingegneria Elettrica
    • Master in Energy Management
    • Laurea + apprendistato in Enel, Terna, Edison, A2A

    Combinazione studio + lavoro retribuito. Al termine: laurea + qualifica + esperienza.

    Casi pratici

    Tizio – Apprendista operatore centrale 21 anni
    Tizio (21 anni) apprendista operatore centrale termoelettrica, 48 mesi. Conseguimento PEI durante formazione. Primi 12 mesi param 145, poi 160, 170, 180 confermato. Risparmio azienda ~€15.000.
    Caia – Apprendista tecnica AT 24 anni Terna
    Caia (24 anni) apprendista tecnica linee AT Terna, 60 mesi. Conseguimento PEI + corso lavori in quota durante formazione. Primi 24 mesi param 160-180, poi 195, poi 205 confermato.
    Sempronio – Alta formazione Ingegneria Energetica Politecnico
    Sempronio (25 anni) studia Ingegneria Energetica Politecnico Milano + apprendistato Enel 60 mesi. Lavora 30h/sett + studia. Al termine: laurea + qualifica 240 Quadro.

    Domande frequenti

    Quanto dura un apprendistato nel settore elettrico?
    Professionalizzante 36-48 mesi standard, 60 mesi per tecnici AT (con patentini + corso lavori in quota). Per operatori centrali e tecnici complessi: 48-60 mesi. Per alta formazione (Ingegneria Energetica): 36-60 mesi.
    Quanto guadagna un apprendista operatore centrale?
    Sottoinquadrato 15-20%. Per operatore param 180 finale (€2.250 atteso 2026): primo anno param 145 (€1.812), poi 160, 170, 180. Aumento progressivo automatico.
    L'apprendistato include il patentino PEI?
    Sì, conseguimento patentini PEI/PES/PAV è parte della formazione obbligatoria. Per tecnici AT anche corso lavori in quota + PES Persone Esperte. Costo a carico azienda + ore retribuite.
    Posso studiare Ingegneria Energetica con apprendistato?
    Sì, con alta formazione. Combinazione studio Politecnico/Università + lavoro 30h/sett in Enel, Terna, Edison, A2A. Durata 36-60 mesi. Al termine: laurea + qualifica + esperienza in azienda strategica del settore.

    Stesso CCNL: consulta anche stipendi 2026 per parametro, preavviso 30-180 giorni, ferie 28 gg, permessi, congedi, maternità, esonero centrali, paternità, 13ª, 14ª, premi produttività e malattia, comporto, infortunio elettrico.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Settore Elettrico. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 94 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di videoregistrazioni e di giudizi di impugnazione

    Art. 94 D.Lgs. 150/2022 – Disposizioni transitorie in materia di videoregistrazioni e di giudizi di impugnazione

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1. Le disposizioni di cui all’articolo 30, comma 1, lettera i), si applicano decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

    2. Per le impugnazioni proposte sino al 30 giugno 2024 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui agli articoli 23, commi 8, primo, secondo, terzo, quarto e quinto periodo, e 9, e 23-bis , commi 1 , 2 , 3 , 4 e 7, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 , convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176 . Se sono proposte ulteriori impugnazioni avverso il medesimo provvedimento dopo la scadenza dei termini indicati al primo periodo, si fa riferimento all’atto di impugnazione proposto per primo.