Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Criptovalute nel Modello Redditi PF 2026: come si dichiarano

    In sintesi

    • Quadro RT, Sezione V-A: le plusvalenze da cripto-attività (Bitcoin, Ethereum e qualsiasi altra cripto) vanno dichiarate nella Sezione V-A del quadro RT del Modello Redditi PF 2026.
    • Aliquota del 26%: l’imposta sostitutiva applicata sulle plusvalenze da cripto-attività è del 26%.
    • Regola diversa per cessioni 2024 e 2025: per le vendite effettuate fino al 31 dicembre 2024 concorrono alla base imponibile solo le plusvalenze che superano 2.000 euro nel periodo d’imposta. Per le vendite dal 1° gennaio 2025 in poi, invece, tutte le plusvalenze concorrono senza alcun limite d’importo.
    • Costo di acquisto documentato da te: il costo o valore di acquisto deve essere documentato con elementi certi e precisi. Se non hai documenti, il costo è considerato pari a zero.
    • Proventi da detenzione tassati integralmente: i proventi derivanti dalla semplice detenzione di cripto-attività (es. staking rewards) percepiti nel periodo d’imposta sono tassati senza alcuna deduzione.

    Quando e come si pagano le tasse sulle cripto-attività

    Se nel 2025 hai venduto, scambiato o comunque ceduto cripto-attività (Bitcoin, Ethereum, token, NFT o qualsiasi altra cripto-attività) realizzando un guadagno, devi dichiararlo nel Modello Redditi PF 2026. La sezione dedicata è la V-A del quadro RT (Plusvalenze di natura finanziaria). La semplice detenzione senza cessione non genera obbligo di dichiarazione delle plusvalenze.

    La plusvalenza si calcola come differenza tra il corrispettivo che hai ricevuto (o il valore normale della cripto-attività in caso di permuta) e il costo o valore di acquisto. Se hai acquistato la cripto in più momenti, devi tenere traccia di ogni operazione. In caso di acquisto per donazione, il costo da assumere è quello del donante. Se non hai nessuna documentazione di acquisto, la normativa stabilisce che il costo è pari a zero: pagheresti quindi l’imposta sull’intero corrispettivo ricevuto.

    Un cambio importante dalla legge di bilancio 2025 (legge n. 207 del 2024): per le cessioni realizzate a partire dal 1° gennaio 2025 non esiste più alcuna soglia minima. Tutte le plusvalenze, anche quelle di pochi euro, vanno dichiarate e tassate al 26%. Per le cessioni effettuate fino al 31 dicembre 2024, invece, la soglia era di 2.000 euro nel periodo d’imposta: sotto quella cifra non scattava l’obbligo.

    Attenzione al 2026: per le cessioni effettuate dal 1° gennaio 2026 — che si dichiareranno nel Modello Redditi PF 2027 — l’aliquota dell’imposta sostitutiva sale dal 26% al 33% (legge di bilancio 2026). Il 26% descritto in questa guida resta corretto per le plusvalenze realizzate nel 2025.

    Regole per le plusvalenze da cripto-attività nel quadro RT 2026
    Situazione Regola applicabile
    Cessioni effettuate fino al 31/12/2024 Tassazione solo sulla parte che eccede 2.000 euro nel periodo d'imposta
    Cessioni effettuate dal 1/01/2025 al 31/12/2025 Tassazione su tutte le plusvalenze, senza limite d'importo
    Aliquota imposta sostitutiva (in entrambi i casi) 26%
    Minusvalenze da cessioni fino al 31/12/2024 Deducibili se l'eccedenza negativa supera 2.000 euro; riportabili per 4 anni
    Minusvalenze da cessioni dal 1/01/2025 Deducibili senza il limite dei 2.000 euro; riportabili per 4 anni
    Proventi da detenzione (es. staking) Tassati integralmente, senza deduzioni

    Esempio pratico

    • Tizio ha acquistato 1 Bitcoin nel 2022 per 20.000 euro e lo ha venduto nel 2025 per 85.000 euro. La plusvalenza è 65.000 euro. Poiché la vendita è avvenuta dal 1° gennaio 2025 in poi, non c’è soglia: l’intera plusvalenza di 65.000 euro va dichiarata nella Sezione V-A del quadro RT. L’imposta sostitutiva del 26% è pari a 16.900 euro, da versare con il codice tributo 1100 tramite modello F24. Tizio deve conservare la documentazione di acquisto (estratto conto dell’exchange) per dimostrare il costo di 20.000 euro.

    Documenti necessari

    • Estratti conto o report dell’exchange con storico degli acquisti e delle vendite
    • Documentazione del costo di acquisto per ciascuna cripto-attività ceduta
    • Certificazione di eventuali minusvalenze pregresse da portare in compensazione
    • Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2, quadro RT (Sezione V-A)

    Caso 1: Caio vende Ethereum realizzando un guadagno nel 2025

    Scenario. Caio ha comprato Ethereum per 3.000 euro nel 2023 e li vende nel 2025 per 5.500 euro. Non ha mai fatto altre operazioni in cripto.

    Come si applica. La plusvalenza è 2.500 euro. Poiché la cessione avviene nel 2025, non c’è soglia minima: Caio deve dichiarare i 2.500 euro nella Sezione V-A del quadro RT (righi RT41 colonne 3 e 4, per le cessioni dal 1° gennaio 2025). L’imposta sostitutiva del 26% è pari a 650 euro.

    In pratica

    • Indica 5.500 come corrispettivo e 3.000 come costo di acquisto nella Sezione V-A, colonne riferite alle cessioni 2025.
    • Conserva la documentazione dell’exchange: senza prove del costo di acquisto, il fisco potrebbe considerarlo pari a zero.

    Caso 2: Sempronio ha venduto in perdita e vuole usare la minusvalenza

    Scenario. Sempronio ha venduto token nel 2025 ricavando 1.800 euro a fronte di un acquisto da 3.000 euro. Nello stesso anno ha anche plusvalenze da ETF per 700 euro.

    Come si applica. La minusvalenza da cripto di 1.200 euro non può compensare le plusvalenze da ETF: le minusvalenze della Sezione V-A si possono portare in deduzione solo da future plusvalenze della stessa sezione, non dalle altre sezioni del quadro RT. Sempronio indica la minusvalenza nel rigo RT105 per riportarla nei quattro anni successivi.

    In pratica

    • Le minusvalenze da cripto-attività non sono compensabili con plusvalenze di altre sezioni del quadro RT (azioni, fondi, ecc.).
    • Riportale nel rigo RT105 per dedurle da future plusvalenze cripto, entro il quarto anno successivo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se ho solo scambiato una cripto con un'altra senza passare per euro, devo dichiarare?

    Sì. La permuta tra cripto-attività (es. Bitcoin contro Ethereum) è considerata un evento fiscalmente rilevante. La plusvalenza si calcola usando il valore normale della cripto ricevuta al momento della permuta, meno il costo di acquisto di quella ceduta.

    Come si trattano i guadagni dallo staking o dal lending?

    I proventi derivanti dalla detenzione di cripto-attività (come lo staking) percepiti nel periodo d’imposta sono assoggettati a tassazione senza alcuna deduzione. Vanno indicati separatamente rispetto alle plusvalenze da cessione.

    Se non ho la ricevuta di acquisto, come mi comporto?

    La normativa dice chiaramente: se non puoi documentare il costo di acquisto con elementi certi e precisi, il costo è considerato pari a zero. Questo significa che pagheresti il 26% sull’intero corrispettivo incassato. Recupera gli estratti conto dall’exchange prima di dichiarare.

    Posso rivalutare il costo delle mie cripto al 1° gennaio 2025?

    Sì. Esiste la facoltà di rivalutare il valore di ciascuna cripto-attività posseduta al 1° gennaio 2025 pagando un’imposta sostitutiva del 18%. Il versamento doveva avvenire entro il 30 novembre 2025 in un’unica soluzione o in tre rate annuali. Se hai esercitato questa opzione, i dati vanno nei righi RT118 e RT119 del quadro RT.

    Posso usare le perdite cripto per abbattere i guadagni sulle azioni?

    No. Le minusvalenze da cripto-attività (Sezione V-A del quadro RT) non possono essere portate in compensazione delle plusvalenze indicate nelle altre sezioni del quadro RT (azioni, fondi, ecc.). Valgono solo per future plusvalenze della stessa categoria, entro quattro anni.

  • Art. 128 D.Lgs. 42/2004 – Notifiche effettuate a norma della legislazione precedente

    Art. 128 D.Lgs. 42/2004 – Notifiche effettuate a norma della legislazione precedente

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. I beni culturali di cui all'articolo 10, comma 3, per i quali non sono state rinnovate e trascritte le notifiche effettuate a norma delle leggi 20 giugno 1909, n. 364 e 11 giugno 1922, n. 778 , sono sottoposti al procedimento di cui all'articolo 14. Fino alla conclusione del procedimento medesimo, dette notifiche restano comunque valide agli effetti di questa Parte.

    2. Conservano altresì efficacia le notifiche effettuate a norma dell' articolo 22 della legge 22 dicembre 1939, n. 2006 , degli articoli 2 , 3 , 5 e 21 della legge 1 giugno 1939, n. 1089 e le dichiarazioni adottate e notificate a norma dell' articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409 e degli articoli 6 , 7 , 8 e 49 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 .

    3. In presenza di elementi di fatto sopravvenuti ovvero precedentemente non conosciuti o non valutati, il Ministero può rinnovare, d'ufficio o a richiesta del proprietario, possessore o detentore interessati, il procedimento di dichiarazione dei beni che sono stati oggetto delle notifiche di cui al comma 2, al fine di verificare la perdurante sussistenza dei presupposti per l'assoggettamento dei beni medesimi alle disposizioni di tutela.

    4. Avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di rinnovo del procedimento di dichiarazione, prodotta ai sensi del comma 3, ovvero avverso la dichiarazione conclusiva del procedimento medesimo, anche quando esso sia stato avviato d'ufficio, è ammesso ricorso amministrativo ai sensi dell'articolo 16.

  • Articolo 21 TU Giustizia Tributaria: Responsabilità

    Art. 21 D.Lgs. 175/2024 – Responsabilità

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Ai componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado si applicano le disposizioni della legge 13 aprile 1988, n. 117, concernente il risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali.

  • Art. 127 D.Lgs. 42/2004 – Consultabilità degli archivi privati

    Art. 127 D.Lgs. 42/2004 – Consultabilità degli archivi privati

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. I privati proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di archivi o di singoli documenti dichiarati ai sensi dell'articolo 13 hanno l'obbligo di permettere agli studiosi, che ne facciano motivata richiesta tramite il soprintendente archivistico, la consultazione dei documenti secondo modalità concordate tra i privati stessi e il soprintendente. Le relative spese sono a carico dello studioso.

    2. Sono esclusi dalla consultazione i singoli documenti dichiarati di carattere riservato ai sensi dell'articolo 125. Possono essere esclusi dalla consultazione anche i documenti per i quali sia stata posta la condizione di non consultabilità ai sensi dell'articolo 122, comma 3.

    3. Agli archivi privati utilizzati per scopi storici, anche se non dichiarati a norma dell'articolo 13, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 123, comma 3, e 126, comma 3.

  • Dichiarazione dei redditi per il defunto: la guida per gli eredi

    In sintesi

    • Chi presenta la dichiarazione: uno degli eredi, che firma in nome e per conto del defunto.
    • Modello 730 possibile se il decesso è avvenuto tra il 1° gennaio 2025 e il 30 settembre 2026; dopo quella data serve il Modello REDDITI PF.
    • Il 730 va presentato al Caf o a un professionista abilitato, oppure telematicamente all’Agenzia delle Entrate: non può andare al datore di lavoro del defunto né a quello dell’erede.
    • Proroga dei termini di versamento: sei mesi in più per chi è deceduto dopo il 28 febbraio 2026; la scadenza slitta al 31 dicembre 2026.
    • Come compilare il frontespizio: l’erede barra la casella ‘Deceduto’ e inserisce la propria data di carica nel campo apposito.
    • Crediti non rimborsati dal sostituto: l’erede può recuperarli indicandoli nel rigo F3 della dichiarazione.

    Perché tocca all'erede presentare la dichiarazione

    Quando un familiare muore, le sue obbligazioni fiscali non si estinguono: i redditi che ha percepito fino al giorno del decesso devono comunque essere dichiarati. Questo compito passa agli eredi, che devono presentare la dichiarazione per conto del defunto entro i termini previsti dalla legge.

    La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, si può usare il Modello 730, lo stesso che il defunto avrebbe usato da vivo. La regola è semplice: il 730 va bene se il decesso è avvenuto tra il 1° gennaio 2025 e il 30 settembre 2026. Se invece la persona è morta dopo il 30 settembre 2026, si deve usare il Modello REDDITI Persone fisiche.

    L’erede che compila il 730 non lo porta al datore di lavoro del defunto e neppure al proprio: deve consegnarlo a un Caf, a un professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro, ecc.) oppure inviarlo telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

    I redditi del defunto e quelli dell’erede vanno sempre tenuti separati: nella stessa dichiarazione non devono mai comparire redditi di persone diverse.

    Quale modello e quali termini a seconda della data del decesso
    Data del decesso Modello da usare Termine di versamento per gli eredi
    Nel 2025 oppure entro il 28 febbraio 2026 730 o REDDITI PF (a scelta) Termini ordinari: saldo e primo acconto entro il 30 giugno 2026 (o il 30 luglio con lo 0,40%), con F24; il sostituto d'imposta del defunto non interviene
    Dal 1° marzo al 30 settembre 2026 730 o REDDITI PF (a scelta) Prorogati di 6 mesi: scadono il 31 dicembre 2026
    Dopo il 30 settembre 2026 Solo REDDITI PF (da inviare entro il 30 aprile 2027 se il decesso è avvenuto entro il 31 ottobre 2026) Prorogati di 6 mesi: scadono il 31 dicembre 2026

    Esempio pratico

    • Esempio: Caio muore il 15 maggio 2026. Sua figlia Tizia, erede, può scegliere il Modello 730/2026 per dichiarare i redditi del padre relativi al 2025. Il 730 si poteva portare al Caf entro il 30 settembre 2026 (termine scaduto): ora Tizia usa il modello REDDITI PF 2026, da inviare entro il 2 novembre 2026 (oltre, entro 90 giorni, con sanzioni). Dato che il decesso è avvenuto dopo il 28 febbraio 2026, i versamenti non vengono trattenuti in busta paga (il datore di lavoro del defunto non è coinvolto), ma Tizia paga eventuali importi a debito direttamente tramite F24 entro il 31 dicembre 2026. Se dalla dichiarazione del padre emergesse un credito, il rimborso viene pagato direttamente dall’Agenzia delle Entrate, perché nella dichiarazione del defunto non c’è un sostituto d’imposta.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica (CU) 2026 rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico del defunto
    • Atto di morte o certificato di decesso
    • Documento di identità dell’erede
    • Codice fiscale del defunto (tessera sanitaria o tesserino AdE)
    • Documentazione di eventuali spese detraibili sostenute dal defunto nel 2025
    • Eventuale Modello 730/2025 del defunto, se risultava un credito non rimborsato

    Decesso avvenuto nel 2025: i termini rimangono ordinari

    Scenario. Tizio muore il 10 settembre 2025. Ha percepito redditi di pensione per i primi nove mesi dell’anno. Il figlio erede deve presentare la dichiarazione per i redditi di quell’anno.

    Come si applica. Poiché il decesso è avvenuto nel 2025 (prima del 28 febbraio 2026), i termini di versamento restano quelli ordinari. L’erede può scegliere il Modello 730/2026, da presentare entro il 30 settembre 2026 a un Caf o professionista abilitato (termine scaduto: ora serve il modello REDDITI PF 2026, entro il 2 novembre 2026). Nel frontespizio barra la casella ‘Deceduto’ nel primo modulo e inserisce la propria data di carica erede nel secondo. Indica ‘A’ nella casella ‘730 senza sostituto’ perché il datore di lavoro del defunto non può effettuare i conguagli.

    In pratica

    • Barrate la casella ‘Deceduto’ nel primo modulo del frontespizio.
    • Compilate il secondo modulo con i vostri dati anagrafici da eredi.
    • Inserite ‘A’ nella casella ‘730 senza sostituto’ e barrate ‘Mod. 730 dipendenti senza sostituto’.
    • Conservate tutta la documentazione originale del defunto.

    Credito non rimborsato dalla dichiarazione dell'anno prima

    Scenario. Sempronia muore a marzo 2026. L’anno scorso aveva presentato il Modello 730/2025 dal quale risultava un credito di imposta, ma il sostituto d’imposta non aveva ancora provveduto al rimborso prima del suo decesso.

    Come si applica. L’erede può recuperare quel credito non rimborsato indicandolo nel rigo F3 della dichiarazione presentata per conto della defunta. In questo modo il credito pregresso si cumula con il calcolo delle imposte relative al 2025, riducendo un eventuale debito o aumentando il rimborso spettante.

    In pratica

    • Verificate se il 730 dell’anno scorso della persona deceduta mostrava un credito.
    • Inserite l’importo di quel credito nel rigo F3 della nuova dichiarazione.
    • Il rimborso sarà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate all’erede.
    • Tenete pronta copia del prospetto di liquidazione 730-3 dell’anno precedente.

    Dichiarazione dei redditi del defunto 2026: le scadenze per gli eredi adesso

    Il 730/2026 si poteva presentare fino al 30 settembre 2026: per gli eredi, come per tutti, quel termine è chiuso. Chi deve ancora dichiarare i redditi 2025 di una persona deceduta usa ora il modello Redditi Persone fisiche 2026. Le istruzioni fissano questi termini, che applicano la proroga di sei mesi dell’art. 65 del D.P.R. 600/1973 per i termini pendenti alla data della morte o in scadenza nei quattro mesi successivi.

    Redditi PF 2026 presentato dagli eredi: termini di presentazione
    Data del decesso Invio telematico Presentazione agli uffici postali
    1° gennaio 2025 – 28 febbraio 2026 Termini ordinari: 2 novembre 2026 (il 31 ottobre cade di sabato) Termini ordinari: dal 15 aprile al 30 giugno 2026
    1° marzo 2026 – 30 giugno 2026 Termini ordinari: 2 novembre 2026 (il 31 ottobre cade di sabato) Prorogati di 6 mesi: 31 dicembre 2026
    1° luglio 2026 – 31 ottobre 2026 Prorogati di 6 mesi: 30 aprile 2027 –

    I versamenti seguono un’altra regola: per i decessi del 2025 o fino al 28 febbraio 2026 si pagano nei termini ordinari; per i decessi successivi sono prorogati di sei mesi e scadono il 31 dicembre 2026.

    730 precompilato come erede: abilitazione e accesso

    L’erede può aprire, modificare e inviare la dichiarazione precompilata del defunto con le proprie credenziali (SPID, CIE o CNS), ma prima deve essere abilitato.

    1. Abilitazione: nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, sezione «Il tuo profilo», funzione «Autorizzazioni», pulsante «Erede». Si compila una dichiarazione sostitutiva (D.P.R. 445/2000) che attesta la qualità di erede. In alternativa la richiesta può essere inviata via PEC a una Direzione provinciale o presentata di persona in un ufficio territoriale.
    2. Accesso: dall’area riservata si apre «Dichiarazione precompilata», si sceglie «Accedi alla dichiarazione in qualità di erede» e si seleziona il codice fiscale della persona deceduta.
    3. Contenuto: l’Agenzia mette a disposizione redditi e oneri del defunto già comunicati da terzi. Le spese sanitarie compaiono solo in forma aggregata per tipologia, non voce per voce.
    4. Più eredi: se un erede ha già inviato, aperto o iniziato a modificare la dichiarazione, gli altri eredi abilitati possono solo visualizzarla e stamparla.

    L’abilitazione ottenuta l’anno precedente vale anche per l’anno in corso. Dal 2026 il servizio che gestisce le autorizzazioni dell’erede può usarlo anche la persona di fiducia dell’erede, se è già abilitata.

    Data carica erede: cosa scrivere nel frontespizio

    Nel primo modulo del frontespizio vanno i dati del defunto, con la casella «Deceduto» barrata, la lettera «A» nella casella «730 senza sostituto» e la casella «Mod. 730 dipendenti senza sostituto» barrata. Nel secondo modulo l’erede barra «Rappresentante o tutore o erede», indica il proprio codice fiscale e, nel campo «Data carica erede», la data del decesso. Non è possibile la dichiarazione congiunta, e i redditi dell’erede restano nella sua dichiarazione.

    Gli altri obblighi degli eredi

    • Gli eredi rispondono in solido delle imposte del defunto il cui presupposto si è verificato prima della morte (art. 65, D.P.R. 600/1973).
    • Devono comunicare le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale all’ufficio dell’Agenzia del domicilio fiscale del defunto. In mancanza, gli atti possono essere notificati agli eredi in modo impersonale e collettivo all’ultimo domicilio del defunto.
    • Le spese sanitarie sostenute dall’erede per il defunto dopo il decesso sono detraibili (o deducibili) nella dichiarazione dell’erede.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Sono obbligato a presentare la dichiarazione per il mio familiare defunto?

    Se il defunto aveva redditi nell’anno 2025 e non rientrava nelle ipotesi di esonero, la dichiarazione deve essere presentata. La responsabilità passa agli eredi, anche se la dichiarazione riguarda i soli redditi del defunto.

    Posso usare il Modello 730 o devo usare il Modello REDDITI?

    Dipende dalla data del decesso. Se il familiare è morto tra il 1° gennaio 2025 e il 30 settembre 2026, potete scegliere il Modello 730/2026. Se è morto dopo il 30 settembre 2026, dovete usare il Modello REDDITI PF.

    Dove devo consegnare il Modello 730 compilato per il defunto?

    Va portato a un Caf o a un professionista abilitato, oppure trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Non può essere consegnato al datore di lavoro del defunto né al datore di lavoro dell’erede.

    Entro quando devo pagare le imposte se il decesso è avvenuto di recente?

    Se il familiare è morto dopo il 28 febbraio 2026, i termini di versamento sono prorogati di sei mesi e scadono il 31 dicembre 2026. Se è morto nel 2025 o entro il 28 febbraio 2026, si applicano i termini ordinari.

    Come si compila il frontespizio del 730 per conto di un defunto?

    Nel primo modulo del frontespizio barrate la casella ‘Deceduto’ e inserite il codice fiscale e i dati del defunto. Nel secondo modulo barrate ‘Rappresentante o tutore o erede’, compilate i vostri dati anagrafici e inserite la data di carica erede (data del decesso). In entrambi i moduli va apposta la vostra firma.

    Se ci sono più eredi, chi deve presentare la dichiarazione?

    La legge non obbliga tutti gli eredi a firmare: è sufficiente che uno solo la presenti per conto del defunto. Tra gli eredi è comunque opportuno accordarsi in anticipo su chi si occupa di questo adempimento.

    Come si accede al 730 precompilato come erede?

    Serve prima l’abilitazione come erede. Si chiede dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, funzione «Autorizzazioni» nella sezione «Il tuo profilo», pulsante «Erede», con una dichiarazione sostitutiva; in alternativa via PEC a una Direzione provinciale o di persona in un ufficio. Una volta abilitato, l’erede entra con le proprie credenziali (SPID, CIE o CNS), apre «Dichiarazione precompilata», sceglie «Accedi alla dichiarazione in qualità di erede» e seleziona il codice fiscale della persona deceduta.

    Cosa si scrive nel campo «data carica erede»?

    La data del decesso della persona per cui si presenta la dichiarazione. Il campo si trova nel secondo modulo del frontespizio, quello con i dati dell’erede, dove va barrata anche la casella «Rappresentante o tutore o erede» e indicato il codice fiscale dell’erede.

    Da leggere insieme

  • Art. 125 D.Lgs. 42/2004 – Declaratoria di riservatezza

    Art. 125 D.Lgs. 42/2004 – Declaratoria di riservatezza

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. L'accertamento dell'esistenza e della natura degli atti non liberamente consultabili indicati agli articoli 122 e 127 è effettuato dal Ministero dell'interno, d'intesa con il Ministero.

  • Art. 124 D.Lgs. 42/2004 – Consultabilità a scopi storici degli archivi correnti

    Art. 124 D.Lgs. 42/2004 – Consultabilità a scopi storici degli archivi correnti

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Salvo quanto disposto dalla vigente normativa in materia di accesso agli atti della pubblica amministrazione, lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali disciplinano la consultazione a scopi storici dei propri archivi correnti e di deposito.

    2. La consultazione ai fini del comma 1 degli archivi correnti e di deposito degli altri enti ed istituti pubblici, è regolata dagli enti ed istituti medesimi, sulla base di indirizzi generali stabiliti dal Ministero.

  • Art. 123 D.Lgs. 42/2004 – Archivi di Stato e archivi storici degli enti pubblici: consultabilità dei documenti riservati

    Art. 123 D.Lgs. 42/2004 – Archivi di Stato e archivi storici degli enti pubblici: consultabilità dei documenti riservati

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il Ministro dell'interno, previo parere del direttore dell'Archivio di Stato competente e udita la commissione per le questioni inerenti alla consultabilità degli atti di archivio riservati, istituita presso il Ministero dell'interno, può autorizzare la consultazione per scopi storici di documenti di carattere riservato conservati negli archivi di Stato anche prima della scadenza dei termini indicati nell'articolo 122, comma 1. L'autorizzazione è rilasciata, a parità di condizioni, ad ogni richiedente.

    2. I documenti per i quali è autorizzata la consultazione ai sensi del comma 1 conservano il loro carattere riservato e non possono essere ulteriormente utilizzati da altri soggetti senza la relativa autorizzazione .

    3. Alle disposizioni dei commi 1 e 2 è assoggettata anche la consultazione per scopi storici di documenti di carattere riservato conservati negli archivi storici delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico. Il parere di cui al comma 1 è reso dal soprintendente archivistico.

  • Articolo 1 L. 184/1983: Diritto del minore alla famiglia

    Art. 1 L. 184/1983 – Diritto del minore alla famiglia

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia.

    2. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la responsabilità
    genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto.

    3. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l'abbandono e di consentire al minore di essere educato nell'ambito della propria famiglia. Essi promuovono altresì iniziative di formazione dell'opinione pubblica sull'affidamento e l'adozione e di sostegno all'attività delle comunità di tipo familiare, organizzano corsi di preparazione ed aggiornamento professionale degli operatori sociali nonché incontri di formazione e preparazione per le famiglie e le persone che intendono avere in affidamento o in adozione minori. I medesimi enti possono stipulare convenzioni con enti o associazioni senza fini di lucro che operano nel campo della tutela dei minori e delle famiglie per la realizzazione delle attività di cui al presente comma.

    4. Quando la famiglia non è in grado di provvedere alla crescita e all'eduzione del minore, si applicano gli istituti di cui alla presente legge.

    5. Il diritto del minore a vivere, crescere ed essere educato nell'ambito di una famiglia è assicurato senza distinzione di sesso, di etnia, di età, di lingua, di religione e nel rispetto della identità culturale del minore e comunque non in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento.

  • Art. 122 D.Lgs. 42/2004 – Archivi di Stato e archivi storici degli enti pubblici: consultabilità dei documenti

    Art. 122 D.Lgs. 42/2004 – Archivi di Stato e archivi storici degli enti pubblici: consultabilità dei documenti

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. 1. I documenti conservati negli archivi di Stato e negli archivi storici delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico sono liberamente consultabili, ad eccezione: a) di quelli dichiarati di carattere riservato, ai sensi dell'articolo 125, relativi alla politica estera o interna dello Stato, che diventano consultabili cinquanta anni dopo la loro data; b) di quelli contenenti i dati sensibili nonché i dati relativi a provvedimenti di natura penale espressamente indicati dalla normativa in materia di trattamento dei dati personali, che diventano consultabili quaranta anni dopo la loro data. Il termine è di settanta anni se i dati sono idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare. b-bis) LETTERA ABROGATA DAL D.L. 31 MAGGIO 2014, N. 83 , CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 29 LUGLIO 2014, N. 106 .

    2. Anteriormente al decorso dei termini indicati nel comma 1, i documenti restano accessibili ai sensi della disciplina sull'accesso ai documenti amministrativi. Sull'istanza di accesso provvede l'amministrazione che deteneva il documento prima del versamento o del deposito , ove ancora operante, ovvero quella che ad essa è subentrata nell'esercizio delle relative competenze.

    3. Alle disposizioni del comma 1 sono assoggettati anche gli archivi e i documenti di proprietà privata depositati negli archivi di Stato e negli archivi storici degli enti pubblici, o agli archivi medesimi donati o venduti o lasciati in eredità o legato. I depositanti e coloro che donano o vendono o lasciano in eredità o legato i documenti possono anche stabilire la condizione della non consultabilità di tutti o di parte dei documenti dell'ultimo settantennio. Tale limitazione, così come quella generale stabilita dal comma 1, lettera b), non opera nei riguardi dei depositanti, dei donanti, dei venditori e di qualsiasi altra persona da essi designata; detta limitazione è altresì inoperante nei confronti degli aventi causa dai depositanti, donanti e venditori, quando si tratti di documenti concernenti oggetti patrimoniali, ai quali essi siano interessati per il titolo di acquisto.

  • Art. 121-ter D.Lgs. 42/2004 – (Albo digitale della sussidiarietà orizzontale)

    Art. 121-ter D.Lgs. 42/2004 – (Albo digitale della sussidiarietà orizzontale)

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. In apposita sezione dell'Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica è istituito l'albo digitale della sussidiarietà orizzontale.

    2. L'albo censisce i soggetti privati interessati alla gestione indiretta dei beni culturali di appartenenza pubblica, al fine di garantire la massima accessibilità, concorrenzialità, trasparenza e qualità della gestione, nel rispetto di quanto previsto dal presente codice e, in quanto applicabile, dal codice dei contratti pubblici , di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 , nonché dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241 . Ferme restando le forme di comunicazione e di pubblicità previste dalla legge, i soggetti iscritti nell'albo sono invitati a manifestare il proprio interesse in relazione agli avvisi e alle procedure comunque concernenti l'affidamento della gestione indiretta dei beni culturali e la concessione in uso di beni immobili appartenenti al demanio culturale. I medesimi soggetti sono consultati nell'ambito della definizione dei piani strategici di sviluppo culturale e dei programmi di cui all'articolo 112, comma 4, del presente codice.

    3. I requisiti dei candidati, le forme e le modalità della domanda, le categorie in cui l'amministrazione intende suddividere l'albo e gli eventuali requisiti minimi necessari per l'iscrizione in ciascuna di esse nonché le forme di consultazione sono stabiliti con decreto del Ministro della cultura, da adottare, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sentite l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e l'Autorità nazionale anticorruzione.

    4. L'iscrizione all'albo è consentita in ogni momento .

  • Art. 121-bis D.Lgs. 42/2004 – (Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica)

    Art. 121-bis D.Lgs. 42/2004 – (Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica)

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al presente capo, è istituita presso il Ministero della cultura l'Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica.

    2. L'Anagrafe censisce le informazioni relative alle forme di gestione e alla conformità dei livelli di qualità della valorizzazione del patrimonio culturale, al fine di raccogliere e rendere accessibili i relativi dati nonché di monitorarne la gestione, valutando altresì l'adozione di forme alternative, nel rispetto dei principi di cui al presente codice, e di promuovere la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alle attività di valorizzazione del patrimonio culturale medesimo secondo il principio di sussidiarietà.

    3. I dati censiti nell'Anagrafe comprendono almeno: a) la natura del bene; b) la forma di gestione diretta o indiretta; c) in caso di gestione diretta, l'assenza di fruizione del bene e l'eventuale dichiarazione di interesse a forme di gestione indiretta; d) in caso di gestione indiretta, l'identificativo dell'atto, del contratto o della convenzione che regola il rapporto, le modalità di assegnazione, la relativa durata, i diritti e gli obblighi delle parti; e) gli elementi richiesti per la verifica dei livelli minimi di qualità delle attività di valorizzazione, anche con specifico riferimento ai dati pertinenti all'accessibilità, all'efficacia, all'efficienza e alla sostenibilità economico-finanziaria della modalità di gestione in atto rispetto all'obiettivo di preservare la memoria e l'identità della Repubblica, delle comunità e del loro territorio, di promuovere lo sviluppo della cultura, di assicurare l'attuazione dei principi di cui al presente codice nonché di promuovere la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale; f) i dati relativi agli immobili in disuso presenti nel territorio di competenza, precisandone la denominazione, la localizzazione, la proprietà, il regime di tutela, l'ambito cronologico, lo stato di conservazione e l'ultima destinazione d'uso e specificando anche eventuali progetti di restauro e accordi di valorizzazione esistenti.

    4. Sono tenuti alla comunicazione e all'aggiornamento dei dati di cui al comma 3 del presente articolo gli istituti e i luoghi della cultura pubblici di cui all'articolo 101 del presente codice nonché le amministrazioni pubbliche di cui all' articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 , che abbiano la proprietà o la disponibilità, a qualunque titolo, di beni culturali.

    5. Le procedure di funzionamento, le metodologie di raccolta, le tipologie di dati, le forme e le modalità di accesso e di pubblicazione sono stabilite con decreto del Ministro della cultura, da adottare entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , prevedendo l'integrazione e l'interoperabilità con altre banche di dati dello Stato, delle regioni e degli enti pubblici territoriali.

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