Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 121 D.Lgs. 42/2004 – Accordi con le fondazioni bancarie

    Art. 121 D.Lgs. 42/2004 – Accordi con le fondazioni bancarie

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, ciascuno nel proprio ambito, possono stipulare, anche congiuntamente, protocolli di intesa con le fondazioni conferenti di cui alle disposizioni in materia di ristrutturazione e disciplina del gruppo creditizio, che statutariamente perseguano scopi di utilità sociale nel settore dell'arte e delle attività e beni culturali, al fine di coordinare gli interventi di valorizzazione sul patrimonio culturale e, in tale contesto, garantire l'equilibrato impiego delle risorse finanziarie messe a disposizione. La parte pubblica può concorrere, con proprie risorse finanziarie, per garantire il perseguimento degli obiettivi dei protocolli di intesa.

  • Art. 120 D.Lgs. 42/2004 – Sponsorizzazione di beni culturali

    Art. 120 D.Lgs. 42/2004 – Sponsorizzazione di beni culturali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. È sponsorizzazione di beni culturali ogni contributo, anche in beni o servizi, erogato per la progettazione o l'attuazione di iniziative in ordine alla tutela ovvero alla valorizzazione del patrimonio culturale, con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, l'immagine, l'attività o il prodotto dell'attività del soggetto erogante. Possono essere oggetto di sponsorizzazione iniziative del Ministero, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali nonché di altri soggetti pubblici o di persone giuridiche private senza fine di lucro, ovvero iniziative di soggetti privati su beni culturali di loro proprietà. La verifica della compatibilità di dette iniziative con le esigenze della tutela è effettuata dal Ministero in conformità alle disposizioni del presente codice.

    2. La promozione di cui al comma 1 avviene attraverso l'associazione del nome, del marchio, dell'immagine, dell'attività o del prodotto all'iniziativa oggetto del contributo, in forme compatibili con il carattere artistico o storico, l'aspetto e il decoro del bene culturale da tutelare o valorizzare, da stabilirsi con il contratto di sponsorizzazione.

    3. Con il contratto di sponsorizzazione sono altresì definite le modalità di erogazione del contributo nonché le forme del controllo, da parte del soggetto erogante, sulla realizzazione dell'iniziativa cui il contributo si riferisce.

  • Art. 119 D.Lgs. 42/2004 – (Diffusione della conoscenza del patrimonio culturale)

    Art. 119 D.Lgs. 42/2004 – (Diffusione della conoscenza del patrimonio culturale)

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il Ministero può concludere accordi con i Ministeri della pubblica istruzione e dell'università e della ricerca, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali interessati, per diffondere la conoscenza del patrimonio culturale e favorirne la fruizione.

    2. Sulla base degli accordi previsti al comma 1, i responsabili degli istituti e dei luoghi della cultura di cui all'articolo 101 possono stipulare apposite convenzioni con le università, le scuole di ogni ordine e grado, appartenenti al sistema nazionale di istruzione, nonché con ogni altro istituto di formazione, per l'elaborazione e l'attuazione di progetti formativi e di aggiornamento, dei connessi percorsi didattici e per la predisposizione di materiali e sussidi audiovisivi, destinati ai docenti ed agli operatori didattici. I percorsi, i materiali e i sussidi tengono conto della specificità dell'istituto di formazione e delle eventuali particolari esigenze determinate dalla presenza di persone con disabilità.

  • Art. 118 D.Lgs. 42/2004 – Promozione di attività di studio e ricerca

    Art. 118 D.Lgs. 42/2004 – Promozione di attività di studio e ricerca

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati, realizzano, promuovono e sostengono, anche congiuntamente, ricerche, studi ed altre attività conoscitive aventi ad oggetto il patrimonio culturale.

    2. Al fine di garantire la raccolta e la diffusione sistematica dei risultati degli studi, delle ricerche e delle altre attività di cui al comma 1, ivi compresa la catalogazione, il Ministero e le regioni possono stipulare accordi per istituire, a livello regionale o interregionale, centri permanenti di studio e documentazione del patrimonio culturale, prevedendo il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati.

  • Art. 117 D.Lgs. 42/2004 – Servizi per il pubblico

    Art. 117 D.Lgs. 42/2004 – Servizi per il pubblico

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Negli istituti e nei luoghi della cultura indicati all'articolo 101 possono essere istituiti servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico.

    2. 2. Rientrano tra i servizi di cui al comma 1: a) il servizio editoriale e di vendita riguardante i cataloghi e i sussidi catalografici, audiovisivi e informatici, ogni altro materiale informativo, e le riproduzioni di beni culturali; b) i servizi riguardanti beni librari e archivistici per la fornitura di riproduzioni e il recapito del prestito bibliotecario; c) la gestione di raccolte discografiche, di diapoteche e biblioteche museali; d) la gestione dei punti vendita e l'utilizzazione commerciale delle riproduzioni dei beni; e) i servizi di accoglienza, ivi inclusi quelli di assistenza e di intrattenimento per l'infanzia, i servizi di informazione, di guida e assistenza didattica, i centri di incontro; f) i servizi di caffetteria, di ristorazione, di guardaroba; g) l'organizzazione di mostre e manifestazioni culturali, nonché di iniziative promozionali.

    3. I servizi di cui al comma 1 possono essere gestiti in forma integrata con i servizi di pulizia, di vigilanza e di biglietteria. Qualora l'affidamento dei servizi integrati abbia ad oggetto una concessione di servizi ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera vv), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 , l'integrazione può essere realizzata anche indipendentemente dal rispettivo valore economico dei servizi considerati. È ammessa la stipulazione di contratti di appalto pubblico aventi ad oggetto uno o più servizi tra quelli di cui al comma 1 e uno o più tra i servizi di pulizia, di vigilanza e di biglietteria .

    4. La gestione dei servizi medesimi è attuata nelle forme previste dall'articolo 115.

    5. I canoni di concessione dei servizi sono incassati e ripartiti ai sensi dell'articolo 110. (13)

  • Articolo 52 L. 184/1983: Revoca dell’adozione su domanda dell’adottato

    Art. 52 L. 184/1983 – Revoca dell’adozione su domanda dell’adottato

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    Quando i fatti previsti nell'articolo precedente sono stati compiuti dall'adottante contro l'adottato, oppure contro il coniuge o i discendenti o gli ascendenti di lui, la revoca può essere pronunciata su domanda dell'adottato o su istanza del pubblico ministero. Il tribunale, assunte informazioni ed effettuato ogni opportuno accertamento e indagine, sentiti il pubblico ministero, l'adottante e l'adottato che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, pronuncia sentenza. Inoltre il tribunale, sentiti il pubblico ministero ed il minore che abbia compiuto gli anni dodici e, se opportuno, anche di età inferiore, può dare provvedimenti opportuni con decreto in camera di consiglio circa la cura della persona del minore, la sua rappresentanza e l'amministrazione dei beni, anche se ritiene conveniente che l'esercizio della responsabilità genitoriale
    sia ripreso dai genitori. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile. Nei casi in cui siano adottati i provvedimenti di cui al terzo comma il tribunale li segnala al giudice tutelare al fine della nomina di un tutore.

  • Art. 116 D.Lgs. 42/2004 – (Tutela dei beni culturali conferiti o concessi in uso)

    Art. 116 D.Lgs. 42/2004 – (Tutela dei beni culturali conferiti o concessi in uso)

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. I beni culturali che siano stati conferiti o concessi in uso ai sensi dell'articolo 115, commi 7 e 8, restano a tutti gli effetti assoggettati al regime giuridico loro proprio. Le funzioni di tutela sono esercitate dal Ministero in conformità alle disposizioni del presente codice. Gli organi istituzionalmente preposti alla tutela non partecipano agli organismi di gestione dei soggetti giuridici indicati all'articolo 112, comma 5.

  • Contestazione di bolletta errata: fac-simile e reclamo

    Modelli e fac-simile · Crediti e diffide

    In sintesi

    Per una bolletta errata (consumi gonfiati, conguagli, doppia fatturazione) va inviato un reclamo scritto al gestore. Per luce, gas e acqua gli importi maturati da oltre 2 anni non possono di norma essere richiesti (prescrizione breve).

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per contestare una bolletta sbagliata
    Forma
    Scritta (PEC, raccomandata o canale reclami)
    Invio consigliato
    Ufficio reclami del gestore; poi ARERA/Conciliazione
    Riferimenti
    L. 205/2017 (prescrizione breve); regolazione ARERA

    Cos’è e quando si usa

    Quando una bolletta riporta importi o consumi anomali (stime errate, conguagli pesanti, doppia fatturazione, addebiti non dovuti), il consumatore può contestarla per iscritto al gestore, chiedendo la rettifica e il ricalcolo. È importante segnalare se il pagamento avviene “con riserva”, per non rinunciare alla contestazione.

    Per le forniture di energia elettrica, gas e acqua, la legge (L. 205/2017) ha introdotto la prescrizione breve di due anni: gli importi maturati da più di due anni non possono, di regola, essere richiesti al cliente, salvo responsabilità accertata dell’utente. In caso di mancata risposta o esito negativo, ci si può rivolgere allo Sportello per il consumatore e alla Conciliazione ARERA.

    Cosa deve contenere

    • Dati dell’intestatario e codice cliente/utenza (POD/PDR)
    • Estremi della bolletta contestata (numero, periodo, importo)
    • Descrizione precisa dell’errore (consumi, conguaglio, doppia fattura)
    • Eventuale autolettura del contatore
    • Richiesta di rettifica/ricalcolo ed eccezione di prescrizione se applicabile
    • Luogo, data, firma e recapiti

    Fac-simile: reclamo per bolletta errata

    Fac-simile da compilare
    [LUOGO], [DATA]
    
    PEC / Raccomandata A/R
    
    Spett.le [NOME GESTORE]
    Ufficio Reclami
    [INDIRIZZO / PEC]
    
    Oggetto: reclamo per fatturazione errata - cliente n. [CODICE] - POD/PDR [CODICE]
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], C.F. [CODICE FISCALE], intestatario/a della fornitura in oggetto, contesto la bolletta n. [NUMERO] del [DATA], relativa al periodo [PERIODO], di importo euro [IMPORTO], per il seguente motivo: [DESCRIVERE, es. consumi stimati non corrispondenti all'autolettura; conguaglio relativo a periodi superiori a due anni; doppia fatturazione del medesimo periodo].
    
    Comunico l'autolettura attuale del contatore: [VALORE], rilevata il [DATA].
    
    CHIEDO
    
    la rettifica della fattura e il ricalcolo sui consumi effettivi. Eccepisco inoltre la prescrizione biennale (L. 205/2017) per gli eventuali importi maturati oltre i due anni. Effettuo il pagamento [con riserva di ripetizione / sospeso in attesa di riscontro].
    
    In mancanza di riscontro, mi riservo di attivare la procedura di conciliazione ARERA.
    
    Distinti saluti.
    
    [FIRMA] - [RECAPITI]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Invia il reclamo all’ufficio reclami del gestore con PEC o raccomandata, allegando la bolletta contestata e, se possibile, l’autolettura del contatore. Se decidi di pagare per evitare il distacco, fallo “con riserva”, così non rinunci alla contestazione.

    Il gestore deve rispondere nei termini fissati dalla regolazione ARERA. In caso di silenzio o risposta insoddisfacente, puoi avviare la conciliazione presso il Servizio Conciliazione ARERA, gratuita e online, prima di rivolgerti al giudice.

    Errori da evitare

    • Pagare senza riserva una bolletta che si intende contestare
    • Non comunicare l’autolettura per smentire i consumi stimati
    • Non eccepire la prescrizione biennale quando applicabile
    • Limitarsi a telefonate al call center senza reclamo scritto

    Domande frequenti

    Posso rifiutarmi di pagare conguagli vecchi?
    Per luce, gas e acqua vige la prescrizione breve di due anni: gli importi maturati da oltre due anni non sono di norma esigibili, salvo responsabilità accertata del cliente. Va però eccepita espressamente.
    Se pago, perdo il diritto a contestare?
    No, se paghi ‘con riserva di ripetizione’. È bene indicarlo nel reclamo per poter chiedere il rimborso una volta accertato l’errore.
    Cosa faccio se il gestore non risponde?
    Puoi attivare la procedura di conciliazione presso il Servizio Conciliazione ARERA, gratuita e telematica, prima di valutare l’azione giudiziaria.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Uscita dal forfettario: cause di decadenza 2026

    In sintesi

    • Soglia 85.000 euro: se nell’anno precedente hai superato questo limite di ricavi o compensi, non puoi applicare il forfettario nell’anno successivo.
    • Uscita immediata a 100.000 euro: se in corso d’anno superi i 100.000 euro di ricavi, esci dal forfettario già per quell’anno e devi applicare il regime ordinario sull’intero periodo.
    • Redditi da lavoro dipendente: se hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro nel 2025 o 2026, perdi il diritto al forfettario per l’anno successivo.
    • Partecipazioni societarie: partecipare a società di persone, imprese familiari o controllare una SRL con attività riconducibile alla tua può causare l’esclusione.
    • Prevalenza nei confronti del datore di lavoro: se fatturi prevalentemente al tuo ex datore di lavoro (nei due anni precedenti), esci dal forfettario l’anno dopo.
    • Regime ordinario per l’intero anno: in caso di superamento della soglia 100.000 euro, il reddito va calcolato con le regole ordinarie per tutti i dodici mesi.

    Quando si perde il regime forfettario

    Il regime forfettario ha regole precise sull’accesso, ma anche sull’uscita. Capire quando si decade è fondamentale per non ritrovarsi con una dichiarazione sbagliata o, peggio, con sanzioni maggiorate del 10% come previsto dalla legge n. 190 del 2014.

    Esistono due tipi di soglia che riguardano i ricavi: quella da 85.000 euro, che vale per l’anno precedente (se la superi nel 2025, nel 2026 non puoi applicare il forfettario), e quella da 100.000 euro, che invece scatta durante l’anno stesso. Superare i 100.000 euro in corso d’anno ti fa uscire immediatamente e retroattivamente: devi riconsiderare tutto l’anno con il regime ordinario.

    Ci sono però anche cause di esclusione che non dipendono dal fatturato. Per gli anni 2025 e 2026, il limite dei redditi da lavoro dipendente o assimilati che può fare perdere il forfettario è stato elevato a 35.000 euro (rispetto al limite ordinario di 30.000 euro). Lo stesso vale per alcune situazioni legate a partecipazioni societarie o al rapporto con l’ex datore di lavoro.

    Una precisazione importante: se il rapporto di lavoro dipendente si è già concluso, la soglia dei redditi da lavoro dipendente non rileva più. Conta solo il reddito percepito quando il rapporto era ancora attivo.

    Cause di decadenza ed esclusione dal forfettario
    Causa Soglia / Condizione Effetto
    Ricavi/compensi anno precedente > 85.000 euro Escluso dal forfettario l'anno successivo
    Ricavi/compensi in corso d'anno > 100.000 euro Uscita immediata per l'intero anno in corso
    Redditi lavoro dipendente/assimilati (2025-2026) > 35.000 euro nell'anno precedente Escluso dal forfettario l'anno successivo
    Partecipazione a società di persone o impresa familiare Contemporanea all'attività Esclusione – causa ostativa da rimuovere prima
    Controllo SRL con attività riconducibile Verifica nell'anno di applicazione Uscita l'anno successivo
    Prevalenza fatturato verso ex datore di lavoro Verifica a fine anno (ultimi 2 anni) Uscita l'anno successivo

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2025 ha incassato compensi per 90.000 euro (superiori a 85.000 euro). Nel 2026 non potrà applicare il forfettario e dovrà passare al regime ordinario con contabilità semplificata o ordinaria. Se invece Tizio avesse incassato 110.000 euro già entro settembre 2025 (superando i 100.000 euro in corso d’anno), avrebbe dovuto uscire dal forfettario retroattivamente per tutto il 2025, calcolando il reddito con le regole ordinarie per l’intero anno e versando anche l’IVA sulle operazioni effettuate.

    Documenti necessari

    • Registro cronologico degli incassi dell’anno per verificare il superamento della soglia
    • Certificazione unica del datore di lavoro (CU) per quantificare i redditi da lavoro dipendente
    • Visure camerali per verificare partecipazioni societarie
    • Fatture emesse nell’anno, raggruppate per cliente, per valutare la prevalenza verso l’ex datore di lavoro
    • Modello Redditi PF dell’anno precedente per confrontare i ricavi dichiarati

    Caio supera 85.000 euro: cosa fa nel 2026

    Scenario. Caio è un consulente aziendale forfettario. A dicembre 2025 si accorge di aver incassato 88.000 euro nell’anno. Non ha superato i 100.000 euro.

    Come si applica. Caio può completare il 2025 in regime forfettario senza problemi, perché il superamento della soglia di 85.000 euro produce effetti solo dall’anno successivo. Dal 1° gennaio 2026 non potrà più applicare il forfettario e dovrà adottare il regime ordinario: aprirà la partita IVA ordinaria, inizierà ad addebitare l’IVA ai clienti e terrà la contabilità semplificata. Dovrà anche ricordare di comunicare il cambio di regime nella dichiarazione IVA annuale.

    In pratica

    • Verifica entro fine anno il totale degli incassi, comprese le fatture pagate in anticipo.
    • Dal 1° gennaio 2026 inizia ad addebitare l’IVA in fattura.
    • Consulta un commercialista per scegliere tra contabilità semplificata e ordinaria.

    Sempronio ha anche un contratto da dipendente part-time

    Scenario. Sempronio ha una partita IVA forfettaria e nel 2025 lavora anche part-time come dipendente, con uno stipendio lordo annuo di 36.000 euro.

    Come si applica. Per gli anni 2025 e 2026 il limite dei redditi da lavoro dipendente che fa perdere il forfettario è elevato a 35.000 euro. Sempronio, avendo percepito 36.000 euro da lavoro dipendente nel 2025, supera questa soglia. Pertanto nel 2026 non può applicare il regime forfettario. Attenzione: la verifica si fa sul reddito lordo percepito – non su quello netto – e il limite si applica anche ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Se invece il contratto di lavoro dipendente di Sempronio fosse già cessato nel corso del 2025, la causa ostativa non opererebbe.

    In pratica

    • Somma il reddito lordo da lavoro dipendente indicato nella Certificazione Unica.
    • Se hai più rapporti di lavoro, somma i redditi di tutti i CU ricevuti.
    • Se il rapporto è cessato prima della fine dell’anno, la soglia non si applica.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se supero 85.000 euro nel 2025, posso restare forfettario per tutto il 2025?

    Sì. Il superamento della soglia di 85.000 euro produce effetti solo dall’anno successivo. Il 2025 resta in regime forfettario fino al 31 dicembre.

    Cosa succede se supero 100.000 euro in corso d'anno?

    Esci dal forfettario immediatamente per quell’intero anno. Devi ricalcolare il reddito con le regole ordinarie e, dal momento del superamento, applicare l’IVA sulle operazioni effettuate.

    Qual è il limite dei redditi da lavoro dipendente per il 2026?

    Per gli anni 2025 e 2026 il limite è elevato a 35.000 euro (anziché 30.000 euro) grazie alla legge 30 dicembre 2025, n. 199.

    Ho una partecipazione in una SNC: posso restare forfettario?

    No, se la partecipazione è contemporanea all’esercizio dell’attività. Devi cedere le quote entro la fine dell’anno precedente per poter applicare il forfettario dall’anno successivo.

    La decadenza porta sanzioni extra?

    Sì. L’indicazione infedele dei requisiti e delle condizioni comporta un aumento delle sanzioni ordinarie in misura del 10%, ai sensi del comma 74 della legge n. 190 del 2014.

    Se esco dal forfettario devo fare qualcosa subito con l'IVA?

    Sì. Dal momento del superamento dei 100.000 euro (uscita in corso d’anno) devi addebitare l’IVA nelle fatture successive ed effettuare le liquidazioni IVA periodiche come un contribuente ordinario.

    Vedi anche: Associazioni e legge 398, Regime forfettario, Bollo in fattura del forfettario, Spettacoli e intrattenimenti, Regime IVA editoria e Regime IVA agricoltura.

  • Art. 115 D.Lgs. 42/2004 – Forme di gestione

    Art. 115 D.Lgs. 42/2004 – Forme di gestione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Le attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica sono gestite in forma diretta o indiretta.

    2. La gestione diretta è svolta per mezzo di strutture organizzative interne alle amministrazioni, dotate di adeguata autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, e provviste di idoneo personale tecnico. Le amministrazioni medesime possono attuare la gestione diretta anche in forma consortile pubblica.

    3. La gestione indiretta è attuata tramite concessione a terzi ovvero mediante l'affidamento di appalti pubblici di servizi , anche in forma congiunta e integrata, da parte delle amministrazioni cui i beni pertengono o dei soggetti giuridici costituiti ai sensi dell'articolo 112, comma 5, qualora siano conferitari dei beni ai sensi del comma 7, mediante procedure di evidenza pubblica, sulla base della valutazione comparativa di specifici progetti. I privati che eventualmente partecipano ai soggetti indicati all'articolo 112, comma 5, non possono comunque essere individuati quali concessionari delle attività di valorizzazione.

    4. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali ricorrono alla gestione indiretta al fine di assicurare un miglior livello di valorizzazione dei beni culturali. La scelta tra le due forme di gestione indicate ai commi 2 e 3 è attuata mediante valutazione comparativa in termini di sostenibilità economico-finanziaria e di efficacia, sulla base di obbiettivi previamente definiti. La gestione in forma indiretta è attuata nel rispetto dei parametri di cui all'articolo 114 , ferma restando la possibilità per le amministrazioni di progettare i servizi e i relativi contenuti, anche di dettaglio, mantenendo comunque il rischio operativo a carico del concessionario e l'equilibrio economico e finanziario della gestione .

    5. Le amministrazioni cui i beni pertengono e, ove conferitari dei beni, i soggetti giuridici costituiti ai sensi dell'articolo 112, comma 5, regolano i rapporti con i concessionari delle attività di valorizzazione mediante contratto di servizio, nel quale sono determinati, tra l'altro, i contenuti del progetto di gestione delle attività di valorizzazione ed i relativi tempi di attuazione, i livelli qualitativi delle attività da assicurare e dei servizi da erogare, nonché le professionalità degli addetti. Nel contratto di servizio sono indicati i servizi essenziali che devono essere comunque garantiti per la pubblica fruizione del bene.

    6. Nel caso in cui la concessione a terzi delle attività di valorizzazione sia attuata dai soggetti giuridici di cui all'articolo 112, comma 5, in quanto conferitari dei beni oggetto della valorizzazione, la vigilanza sul rapporto concessorio è esercitata anche dalle amministrazioni cui i beni pertengono. L'inadempimento, da parte del concessionario, degli obblighi derivanti dalla concessione e dal contratto di servizio, oltre alle conseguenze convenzionalmente stabilite, determina anche, a richiesta delle amministrazioni cui i beni pertengono, la risoluzione del rapporto concessorio e la cessazione, senza indennizzo, degli effetti del conferimento in uso dei beni.

    7. Le amministrazioni possono partecipare al patrimonio dei soggetti di cui all'articolo 112, comma 5, anche con il conferimento in uso dei beni culturali che ad esse pertengono e che siano oggetto della valorizzazione. Al di fuori dell'ipotesi prevista al comma 6, gli effetti del conferimento si esauriscono, senza indennizzo, in tutti i casi di cessazione dalla partecipazione ai soggetti di cui al primo periodo o di estinzione dei medesimi. I beni conferiti in uso non sono assoggettati a garanzia patrimoniale specifica se non in ragione del loro controvalore economico.

    8. Alla concessione delle attività di valorizzazione può essere collegata la concessione in uso degli spazi necessari all'esercizio delle attività medesime, previamente individuati nel capitolato d'oneri. La concessione in uso perde efficacia, senza indennizzo, in qualsiasi caso di cessazione della concessione delle attività.

    9. Alle funzioni ed ai compiti derivanti dalle disposizioni del presente articolo il Ministero provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  • Art. 114 D.Lgs. 42/2004 – Livelli di qualità della valorizzazione

    Art. 114 D.Lgs. 42/2004 – Livelli di qualità della valorizzazione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle università, fissano i livelli minimi uniformi di qualità delle attività di valorizzazione su beni di pertinenza pubblica e ne curano l'aggiornamento periodico.

    2. I livelli di cui al comma 1 sono adottati con decreto del Ministro previa intesa in sede di Conferenza unificata.

    3. I soggetti che, ai sensi dell'articolo 115, hanno la gestione delle attività di valorizzazione sono tenuti ad assicurare il rispetto dei livelli adottati.

  • Art. 113 D.Lgs. 42/2004 – Valorizzazione dei beni culturali di proprietà privata

    Art. 113 D.Lgs. 42/2004 – Valorizzazione dei beni culturali di proprietà privata

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Le attività e le strutture di valorizzazione, ad iniziativa privata, di beni culturali di proprietà privata possono beneficiare del sostegno pubblico da parte dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali.

    2. Le misure di sostegno sono adottate tenendo conto della rilevanza dei beni culturali ai quali si riferiscono.

    3. Le modalità della valorizzazione sono stabilite con accordo da stipularsi con il proprietario, possessore o detentore del bene in sede di adozione della misura di sostegno.

    4. La regione e gli altri enti pubblici territoriali possono anche concorrere alla valorizzazione dei beni di cui all'articolo 104, comma 1, partecipando agli accordi ivi previsti al comma 3.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.