Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Il collocamento mirato è lo strumento con cui l’ordinamento favorisce l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, non come obbligo “a caso” ma cercando il giusto incontro tra capacità del lavoratore e posto di lavoro. Lo disciplina la legge 68/1999. Vediamo le quote a carico delle aziende, chi può iscriversi e come avviene l’assunzione.

Le quote di riserva per le aziende

I datori di lavoro, pubblici e privati, con almeno 15 dipendenti sono tenuti ad assumere lavoratori con disabilità nelle seguenti misure:

  • da 15 a 35 dipendenti: un lavoratore disabile;
  • da 36 a 50 dipendenti: due lavoratori;
  • oltre 50 dipendenti: il 7% dei dipendenti, oltre a una quota per altre categorie protette.

Il mancato rispetto degli obblighi comporta sanzioni e impedisce, tra l’altro, la partecipazione ad appalti pubblici.

Chi può iscriversi alle liste

Possono iscriversi agli elenchi del collocamento mirato, tra gli altri:

  • gli invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa dal 46%;
  • gli invalidi del lavoro con grado superiore al 33%;
  • i non vedenti e i sordi;
  • gli invalidi di guerra e per servizio.

L’iscrizione avviene presso i servizi competenti (centri per l’impiego) del territorio.

Come avviene l’assunzione

L’incontro tra domanda e offerta è gestito dai servizi per il collocamento mirato, che valutano le capacità del lavoratore e le caratteristiche del posto, anche con tirocini e percorsi di accompagnamento. Le aziende possono assumere tramite richiesta nominativa o aderendo a convenzioni che programmano nel tempo gli inserimenti, con la possibilità di adattamenti e supporti.

Le tutele sul posto di lavoro

Una volta assunto, il lavoratore disabile gode di tutele specifiche: il datore deve adottare accomodamenti ragionevoli (adattamenti dell’ambiente, degli orari o delle mansioni) per consentire lo svolgimento dell’attività. Anche la disciplina della legge 104 sul diritto al posto di lavoro (art. 34) concorre a proteggere la continuità dell’impiego.

Differenza con i permessi 104

Attenzione a non confondere i piani: il collocamento mirato riguarda l’accesso al lavoro delle persone con disabilità; i permessi e i congedi della legge 104 riguardano invece l’organizzazione del lavoro di chi è già occupato (lavoratore disabile o familiare che assiste). Sono strumenti complementari, con presupposti diversi.

Articoli di legge da consultare

Domande frequenti

Quanti disabili deve assumere un’azienda?

Un lavoratore tra 15 e 35 dipendenti, due tra 36 e 50, il 7% dei dipendenti oltre i 50, secondo le quote di riserva della legge 68/1999.

Da quale percentuale ci si iscrive al collocamento mirato?

Gli invalidi civili possono iscriversi dal 46% di riduzione della capacità lavorativa; vi rientrano anche invalidi del lavoro oltre il 33%, non vedenti, sordi e invalidi di guerra o per servizio.

Collocamento mirato e permessi 104 sono la stessa cosa?

No. Il collocamento mirato riguarda l’accesso al lavoro delle persone disabili; i permessi e i congedi della legge 104 riguardano l’organizzazione del lavoro di chi è già occupato.

Risorse correlate

I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

In sintesi

  • Il collocamento mirato (L. 68/1999) cerca il giusto incontro tra capacità del lavoratore disabile e posto di lavoro, non un inserimento generico.
  • Le aziende con almeno 15 dipendenti devono assumere lavoratori disabili secondo quote di riserva crescenti, fino al 7% oltre i 50 dipendenti.
  • Possono iscriversi invalidi civili dal 46%, invalidi del lavoro oltre il 33%, non vedenti, sordi, invalidi di guerra e per servizio.
  • L'assunzione avviene su richiesta nominativa o tramite convenzioni programmate, gestite dai centri per l'impiego.
  • Il datore deve adottare accomodamenti ragionevoli; l'inadempimento comporta sanzioni e l'esclusione dagli appalti pubblici.
Indice dei contenuti

Il collocamento mirato è uno degli istituti più importanti del diritto del lavoro a tutela delle persone con disabilità, perché ribalta una logica puramente assistenziale in favore di una logica di valorizzazione. La legge 68/1999 non si limita a imporre alle aziende di "fare spazio" a un certo numero di lavoratori disabili: pretende che l'inserimento sia ragionato, costruito sulla base delle effettive capacità della persona e delle reali esigenze del posto di lavoro. È in questa attenzione all'incontro tra domanda e offerta che sta il vero significato dell'aggettivo "mirato", e da questa impostazione discendono molte delle regole pratiche che il lavoratore e l'azienda devono conoscere.

La logica dell'incontro tra capacità e posto di lavoro

Il cuore della normativa è l'idea che la disabilità non sia un ostacolo da neutralizzare con un obbligo formale, ma una condizione da gestire trovando la collocazione più adatta. I servizi competenti valutano le residue capacità lavorative della persona, le mettono a confronto con le mansioni disponibili e cercano la combinazione che consenta un inserimento stabile e produttivo. Questo spiega perché lo strumento privilegiato non è la semplice chiamata numerica, ma percorsi più articolati come tirocini, convenzioni e accompagnamento. L'obiettivo dichiarato è la stabilità del rapporto, non il mero rispetto di un numero.

Le quote di riserva e la soglia dei 15 dipendenti

L'obbligo di assunzione scatta per i datori di lavoro, pubblici e privati, che occupano almeno 15 dipendenti. Da 15 a 35 dipendenti l'azienda deve assumere un lavoratore disabile; da 36 a 50 dipendenti due lavoratori; oltre i 50 dipendenti la riserva sale al 7% dell'organico, cui si aggiunge una quota destinata ad altre categorie protette. Il calcolo della base di computo non è sempre intuitivo: alcune figure si escludono, e la corretta determinazione dell'organico è spesso il primo punto su cui si concentrano i controlli. Sbagliare la base significa esporre l'azienda a una scopertura anche senza volerlo.

Chi può iscriversi alle liste

L'accesso al collocamento mirato è riservato a chi presenta determinate condizioni accertate. Vi rientrano, in linea generale, gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa a partire dal 46%, gli invalidi del lavoro con grado superiore al 33%, i non vedenti e i sordi, gli invalidi di guerra e per servizio. L'iscrizione avviene presso i centri per l'impiego del territorio, che tengono gli appositi elenchi. È bene ricordare che l'iscrizione non è un automatismo: presuppone l'accertamento sanitario della condizione e il rilascio della relativa documentazione, passaggi che richiedono tempo e che conviene avviare per tempo.

Richiesta nominativa e convenzioni

L'azienda può adempiere all'obbligo in due modi principali. La richiesta nominativa consente al datore di individuare direttamente la persona da assumere tra gli iscritti, valorizzando il merito e la compatibilità con il posto. Le convenzioni, invece, permettono di programmare nel tempo gli inserimenti, distribuendoli secondo un calendario concordato con i servizi e prevedendo adattamenti, supporti e percorsi graduali. La convenzione è uno strumento prezioso per le imprese che hanno scoperture significative, perché evita assunzioni affrettate e consente di costruire un percorso sostenibile per entrambe le parti.

Gli accomodamenti ragionevoli

Una volta assunto, il lavoratore disabile gode di tutele specifiche. La più qualificante è il diritto agli accomodamenti ragionevoli: il datore deve adottare gli adattamenti necessari dell'ambiente di lavoro, degli orari o delle mansioni per consentire alla persona di lavorare in condizioni di pari opportunità. "Ragionevole" significa che l'adattamento non deve imporre all'impresa un onere sproporzionato; ma entro questo limite la sua omissione può configurare una discriminazione. È un terreno delicato, in cui contano molto la concretezza delle richieste e la disponibilità reale a trovare soluzioni.

Le sanzioni e l'esclusione dagli appalti

Il mancato rispetto degli obblighi non resta privo di conseguenze. Oltre alle sanzioni amministrative collegate alla scopertura, l'azienda inadempiente incontra un ostacolo molto sentito nel mondo produttivo: l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici e di ottenere benefici e agevolazioni. Per molte imprese questo effetto indiretto pesa più della sanzione stessa, perché incide sulla possibilità di lavorare con la pubblica amministrazione. È anche per questo che la regolarità rispetto alla legge 68/1999, attestata dall'apposita certificazione, è diventata un requisito di sistema.

Esonero, sospensione e gestione degli obblighi

La normativa prevede anche meccanismi di flessibilità: in presenza di particolari condizioni produttive l'azienda può chiedere un esonero parziale, versando un contributo, oppure ottenere la sospensione temporanea degli obblighi in situazioni specifiche, come crisi aziendali o ricorso ad ammortizzatori sociali. Sono strumenti che vanno usati con cognizione, perché presuppongono presupposti precisi e un'istruttoria. Per il lavoratore, conoscere l'esistenza di questi istituti aiuta a interpretare correttamente la posizione dell'azienda; per il datore, a gestire l'obbligo senza incorrere in irregolarità.

Tirocini e percorsi di accompagnamento

Uno degli aspetti che meglio esprime la filosofia del collocamento mirato è il ricorso a tirocini e percorsi di accompagnamento prima e durante l'inserimento. Non si tratta di scorciatoie per aggirare l'assunzione, ma di strumenti che consentono di sperimentare la compatibilità tra la persona e il posto, di formare il lavoratore sulle mansioni e di preparare il contesto aziendale. Il tirocinio finalizzato all'inserimento permette al datore di conoscere le effettive capacità del candidato e al lavoratore di misurarsi con l'ambiente, riducendo il rischio di inserimenti destinati a fallire. È in questa gradualità che il collocamento mirato si distingue da una semplice imposizione numerica, e spesso fa la differenza tra un rapporto solido e uno fragile.

Il prospetto informativo e gli adempimenti periodici

Le aziende soggette agli obblighi devono assolvere adempimenti periodici nei confronti dei servizi competenti, tra cui la trasmissione del cosiddetto prospetto informativo, con cui comunicano la propria situazione occupazionale e l'eventuale scopertura rispetto alle quote di riserva. Questo flusso informativo consente agli uffici di monitorare il rispetto della legge e di programmare gli avviamenti. Per l'azienda, curare con precisione questi adempimenti è importante tanto quanto l'assunzione in sé: una comunicazione errata o omessa può tradursi in irregolarità formali e, di riflesso, negli stessi effetti negativi che colpiscono la scopertura sostanziale, a partire dall'esclusione dai benefici pubblici e dagli appalti.

Casi pratici

Caso 1: il calcolo della quota in azienda in crescita

Tizio gestisce un'azienda che, dopo nuove assunzioni, ha raggiunto 52 dipendenti. Fino a quel momento, con organico inferiore, riteneva di essere in regola. Superata la soglia dei 50, scatta però la riserva del 7%, che impone più di un inserimento. Verificata la base di computo con il centro per l'impiego, Tizio attiva una convenzione per programmare gli inserimenti in modo graduale, evitando di restare scoperto e di compromettere la possibilità di partecipare a un imminente appalto pubblico.

Caso 2: l'accomodamento ragionevole richiesto dal lavoratore

Caio, assunto tramite collocamento mirato, chiede una modifica della postazione e un adeguamento dell'orario per compatibilità con la propria condizione. L'azienda, valutata la richiesta, riscontra che gli adattamenti sono attuabili senza oneri sproporzionati e li adotta. Avendo agito in questo modo, il datore rispetta l'obbligo di accomodamento ragionevole e previene il rischio che l'eventuale rifiuto possa essere letto come comportamento discriminatorio.

Domande frequenti

Da quanti dipendenti scatta l'obbligo di assumere lavoratori disabili?

L'obbligo scatta per i datori di lavoro, pubblici e privati, con almeno 15 dipendenti. Da 15 a 35 va assunto un lavoratore disabile, da 36 a 50 due lavoratori, oltre i 50 la quota sale al 7% dell'organico.

Chi può iscriversi alle liste del collocamento mirato?

In linea generale gli invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa dal 46%, gli invalidi del lavoro oltre il 33%, i non vedenti, i sordi, gli invalidi di guerra e per servizio, previo accertamento sanitario.

Cosa sono gli accomodamenti ragionevoli?

Sono gli adattamenti dell'ambiente, degli orari o delle mansioni che il datore deve adottare per consentire al lavoratore disabile di lavorare in pari opportunità, purché non comportino un onere sproporzionato per l'impresa.

Cosa rischia l'azienda che non rispetta le quote?

Rischia sanzioni amministrative e, soprattutto, l'esclusione dalla partecipazione agli appalti pubblici e dai relativi benefici, effetto spesso più gravoso della sanzione economica.

Come avviene concretamente l'assunzione?

Tipicamente tramite richiesta nominativa, con cui il datore sceglie direttamente la persona tra gli iscritti, oppure tramite convenzione, che programma gli inserimenti nel tempo con percorsi di accompagnamento e tirocini.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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