Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Le spese del processo penale sono anticipate dall'erario, ad eccezione di quelle relative agli atti chiesti dalle parti private e di quelle relative alla pubblicazione della sentenza, ai sensi dell' articolo 694, comma 1, del codice di procedura penale e dell' articolo 76, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 .
2. Se la parte è ammessa al patrocinio a spese dello Stato, l'erario anticipa anche le spese relative agli atti chiesti dalla parte privata, secondo le previsioni della parte III del presente testo unico. .bil;
Welfare, sanità integrativa e previdenza nel CCNL Formazione Professionale Enti
La guida completa al sistema di welfare contrattuale del settore: AGIDAE SALUS ISTRUZIONE per la sanità, Previfonder per la previdenza complementare, EBiRFoP per la bilateralità e le somme una tantum.
In sintesi
Il sistema di welfare del CCNL Formazione Professionale si articola su tre pilastri: (1) AGIDAE SALUS ISTRUZIONE, fondo di assistenza sanitaria integrativa a contribuzione datoriale; (2) Previfonder, fondo di previdenza complementare con contributo datoriale del 2%, istituito nel 2026; (3) EBiRFoP, enti bilaterali regionali finanziati dallo 0,5% del monte salari (70% datoriale, 30% lavoratori). È previsto anche un welfare una tantum fino a 1.000 € pro capite, da definire in sede di contrattazione regionale.
Dati contrattuali
Parti datoriali
FORMA · CENFOP
Parti sindacali
FLC-CGIL · CISL Scuola · UIL Scuola RUA · SNALS-CONFSAL
Sanità integrativa
AGIDAE SALUS ISTRUZIONE (contributo datoriale)
Previdenza complementare
Previfonder (contributo datoriale 2%)
Contributo bilaterale
0,5% monte salari (70% datore, 30% lavoratore)
Tabella riepilogativa del welfare contrattuale
Sistema di welfare – CCNL Formazione Professionale 2024-2027
Le informazioni su AGIDAE SALUS ISTRUZIONE e Previfonder si riferiscono ai dati disponibili a giugno 2026. Per le prestazioni coperte da AGIDAE SALUS ISTRUZIONE e per aderire a Previfonder è necessario consultare i rispettivi siti e regolamenti ufficiali.
AGIDAE SALUS ISTRUZIONE: la sanità integrativa
AGIDAE SALUS ISTRUZIONE è il fondo di assistenza sanitaria integrativa previsto dal CCNL Formazione Professionale. Il fondo integra le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale, coprendo tipicamente:
Visite mediche specialistiche;
Accertamenti diagnostici (esami di laboratorio, diagnostica per immagini);
Prestazioni odontoiatriche;
Ricoveri ospedalieri in strutture convenzionate;
Fisioterapia e riabilitazione.
Il contributo al fondo è a carico del datore di lavoro, con un contributo mensile per dipendente definito dal CCNL. La copertura sanitaria si attiva dall’iscrizione del lavoratore al fondo, che avviene a cura dell’ente. Per conoscere le prestazioni esatte coperte e le procedure di rimborso, è necessario consultare il regolamento ufficiale di AGIDAE SALUS ISTRUZIONE.
Previfonder: la previdenza complementare
Previfonder è il fondo di previdenza complementare per i lavoratori del settore AGIDAE, istituito nel maggio 2026 dalle organizzazioni di rappresentanza FP-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL. Il fondo colma una lacuna storica del settore: fino alla sua istituzione, i lavoratori della formazione professionale non disponevano di un fondo pensione di categoria dedicato.
Le caratteristiche principali di Previfonder:
Contributo datoriale obbligatorio: il datore versa il 2% della retribuzione mensile (per 13 mensilità) per tutta la durata del rapporto, indipendentemente dalla scelta del lavoratore;
TFR futuro: il lavoratore può destinare il TFR maturando dal momento dell’adesione al fondo («silenzio-assenso» per i nuovi assunti);
Contributo volontario del lavoratore: importo liberamente scelto dal lavoratore, deducibile fino a 5.300 € annui;
Vantaggi fiscali: contributi deducibili, rendimenti tassati al 20%, prestazione finale con aliquote decrescenti in base agli anni di partecipazione;
Anticipazioni e riscatti: possibili nei casi previsti dalla legge (D.Lgs. 252/2005).
La bilateralità: EBiRFoP
Gli Enti Bilaterali Regionali per la Formazione Professionale (EBiRFoP) sono organismi paritetici istituiti a livello regionale tra le organizzazioni datoriali (FORMA, CENFOP) e i sindacati (FLC-CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS-CONFSAL). Il loro finanziamento avviene tramite il contributo bilaterale dello 0,5% del monte salari annuo, con ripartizione del 70% a carico del datore e del 30% a carico del lavoratore.
Gli EBiRFoP svolgono funzioni di:
Gestione della contrattazione di secondo livello (regionale e di ente);
Monitoraggio delle condizioni del mercato del lavoro nel settore;
Erogazione di servizi bilaterali (es. formazione, sostegno al reddito in caso di crisi aziendali);
Raccordo con le Regioni per le politiche formative.
Il welfare una tantum da 1.000 euro
Il CCNL 2024-2027 ha introdotto la previsione di un’erogazione di welfare contrattuale fino a 1.000 € pro capite annui, da definirsi in sede di contrattazione regionale. Questa somma, quando erogata tramite piattaforme di welfare aziendale (buoni acquisto, rimborsi spese, ecc.), beneficia dell’esenzione IRPEF nei limiti previsti dalla legge (art. 51, comma 3-bis, TUIR). Non si tratta di un beneficio automatico: è necessario che le parti a livello regionale raggiungano un accordo specifico.
Casi pratici
Tizio – Formatore che aderisce a Previfonder
Tizio è formatore al livello V (retribuzione 2.057,63 €/mese). Il datore versa il 2% di contributo a Previfonder: 2.057,63 × 2% × 13 = 535 €/anno. Tizio decide di destinare anche il TFR futuro a Previfonder e di aggiungere un contributo volontario del 2% (altri 535 €/anno). Nei 25 anni alla pensione accumula — con un rendimento medio del 3% — una posizione indicativa di oltre 45.000 € lordi, da cui può ricevere una rendita integrativa mensile.
Caia – Coordinatrice che usa AGIDAE SALUS ISTRUZIONE
Caia ha bisogno di una visita ortopedica specialistica e di una risonanza magnetica. I tempi del SSN sono lunghi (6 mesi). Attraverso il fondo AGIDAE SALUS ISTRUZIONE effettua le prestazioni in una struttura privata convenzionata. Il rimborso del fondo copre la parte eccedente il ticket SSN. Caia non ha costi aggiuntivi rispetto a quelli del SSN perché il contributo al fondo è stato già versato dal datore.
Sempronio – Ente che apre il tavolo sul welfare una tantum
Il sindacato CISL Scuola chiede all’ente di aprire un tavolo regionale per definire l’erogazione del welfare una tantum da 1.000 € previsto dal CCNL. L’ente, in un anno in cui i finanziamenti regionali sono stati positivi, accetta di erogare 800 € pro capite su piattaforma welfare (buoni spesa, rimborsi medici, abbonamenti trasporti). Sempronio riceve i 800 € in welfare esenti IRPEF, equivalenti a circa 1.100 € lordi in busta paga.
Domande frequenti
Qual è il fondo sanitario integrativo nel CCNL Formazione Professionale?
AGIDAE SALUS ISTRUZIONE, con contributo a carico del datore. Copre visite specialistiche, diagnostica, odontoiatria e ricoveri. Per i dettagli sulle prestazioni coperte consultare il regolamento ufficiale del fondo.
Cos’è Previfonder nel CCNL Formazione Professionale?
Previfonder è il fondo di previdenza complementare per i lavoratori del settore, istituito nel 2026. Il datore contribuisce con il 2% della retribuzione. Il lavoratore può conferirvi il TFR futuro e versare contributi volontari deducibili fino a 5.300 €/anno.
Cosa sono gli Enti Bilaterali Regionali (EBiRFoP)?
Sono organismi paritetici regionali tra datori (FORMA, CENFOP) e sindacati. Gestiscono la contrattazione di secondo livello e i servizi bilaterali. Si finanziano con lo 0,5% del monte salari (70% datore, 30% lavoratore).
Il welfare una tantum da 1.000 euro è garantito?
No, non è garantito automaticamente. Dipende dall’apertura e dall’esito dei tavoli di contrattazione regionale. In assenza di accordo regionale, il beneficio non viene erogato.
Il contributo di bilateralità è obbligatorio nel CCNL Formazione Professionale?
Sì, il CCNL prevede un contributo bilaterale minimo dello 0,5% del monte salari (70% datore, 30% lavoratore), da versare agli EBiRFoP. Il mancato versamento può comportare sanzioni e la perdita dei benefici bilaterali.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al CCNL Formazione Professionale 2024-2027 (firma del 1° marzo 2024) e ai dati disponibili a giugno 2026 su AGIDAE SALUS ISTRUZIONE e Previfonder. Per le prestazioni coperte dai fondi è necessario consultare i regolamenti ufficiali dei rispettivi enti. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria (FLC-CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS-CONFSAL) o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Art. 3-bis D.Lgs. 209/2005 – (Principi generali della vigilanza)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. La vigilanza è basata su un metodo prospettico fondato sul rischio ed include la verifica continua del corretto esercizio dell'attività di assicurazione o di riassicurazione e dell'osservanza delle disposizioni di vigilanza da parte delle imprese di assicurazione o di riassicurazione.
2. La vigilanza sulle imprese di assicurazione e di riassicurazione comprende un'opportuna combinazione di attività cartolari e ispezioni in loco.
3. I requisiti stabiliti nel presente codice sono applicati in modo proporzionato alla natura, alla portata e alla complessità dei rischi inerenti all'attività di un'impresa di assicurazione o di riassicurazione.
4. L'IVASS, nell'esercizio delle sue funzioni, tiene conto della convergenza degli strumenti di vigilanza e delle pratiche di vigilanza dell'Unione europea.
5. Ai fini del comma 4 l'IVASS partecipa alle attività dell'AEAP e si conforma ai suoi orientamenti e raccomandazioni, fornendo adeguata motivazione ove ritenga di non conformarsi.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Le norme del presente testo unico si applicano al processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario, con l'eccezione di quelle espressamente riferite dal presente testo unico ad uno o più degli stessi processi.
2. Le spese del processo amministrativo, contabile e tributario sono, inoltre, regolate dalle norme speciali della parte VIII del presente testo unico.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia
1. Le norme del presente testo unico disciplinano le voci e le procedure di spesa dei processi: il pagamento da parte dell'erario, il pagamento da parte dei privati, l'annotazione e la riscossione. Disciplinano, inoltre, il patrocinio a spese dello Stato, la riscossione delle spese di mantenimento, … delle sanzioni amministrative pecuniarie e delle sanzioni pecuniarie processuali.
Una CU per ogni datore: se hai avuto due o più datori di lavoro nel 2025, ciascuno ti ha rilasciato una Certificazione Unica separata.
Tutte le CU nel 730: devi inserire i redditi di tutte le CU nel quadro C; il Caf o il sostituto ricalcola l’imposta complessiva.
Il conguaglio avviene in busta paga: a partire generalmente dal mese di luglio, il tuo attuale datore di lavoro trattiene o rimborsa le differenze.
Soglia minima 12 euro: il sostituto non esegue rimborsi né trattenute se l’importo risultante dalla dichiarazione è uguale o inferiore a 12 euro.
Nessun conguaglio se non c’è sostituto: se non hai un datore di lavoro attuale, presenti il 730 senza sostituto e il rimborso arriva dall’Agenzia delle Entrate a partire da dicembre.
Perché chi ha cambiato lavoro deve prestare attenzione
Se nel 2025 hai lavorato per due o più datori di lavoro in momenti diversi, oppure hai avuto un rapporto part-time in parallelo a un altro, ogni datore ti ha rilasciato una propria Certificazione Unica (CU). Questo documento riepiloga reddito percepito e ritenute applicate durante il tuo rapporto con quell’azienda.
Il problema è che ciascun datore calcola le ritenute solo sui propri redditi, senza conoscere quello che hai guadagnato altrove. Risultato: alla fine dell’anno potresti aver pagato meno imposta del dovuto, oppure di più. Il 730 serve esattamente a riallineare tutto.
Il 730/2026 raccoglie i dati di tutte le CU, ricalcola l’imposta complessiva sull’intero reddito 2025 e produce un conguaglio: la differenza viene addebitata o rimborsata direttamente in busta paga, di norma a partire da luglio (da agosto o settembre per i pensionati).
Come funziona il rimborso o la trattenuta del conguaglio
Situazione
Quando avviene
Chi lo esegue
Credito (hai pagato troppo)
A partire da luglio (agosto-settembre per pensionati)
Il tuo attuale datore di lavoro o ente pensionistico
Debito (hai pagato meno del dovuto)
A partire da luglio, con possibile rateizzazione
Il tuo attuale datore di lavoro o ente pensionistico
Importo uguale o inferiore a 12 euro
Non eseguito
Nessuna operazione da parte del sostituto
730 senza sostituto – credito
A partire da dicembre
Agenzia delle Entrate (accredito su IBAN)
730 senza sostituto – debito
Con modello F24
Il contribuente, tramite Caf o autonomamente
Esempio pratico
Tizio ha lavorato per l’azienda A da gennaio a maggio 2025, guadagnando 12.000 euro; poi ha iniziato con l’azienda B da giugno, guadagnando altri 14.000 euro fino a dicembre. Ogni azienda ha calcolato le ritenute solo sul proprio pezzo di reddito. Con il 730, il reddito totale di 26.000 euro viene tassato correttamente nel suo insieme: se emerge una differenza a debito, il datore B la trattiene in busta paga a luglio; se emerge un credito, lo rimborsa nello stesso mese.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata da ciascun datore di lavoro
CU 2025 se il rapporto si è interrotto prima del rilascio della CU 2026 (il sostituto deve comunque rilasciare la nuova CU entro il 16 marzo 2026)
Eventuale documentazione di spese detraibili da aggiungere
Dati del sostituto d’imposta attuale (per il conguaglio)
Modello 730-1 (per la scelta dell’8, 5 e 2 per mille)
Caso 1 – Cambio lavoro a metà anno con debito fiscale
Scenario. Tizio ha lavorato con due datori diversi nel 2025. Il primo ha applicato ritenute basse perché il suo reddito sembrava modesto; il secondo ha fatto lo stesso. Sommando i due redditi, scatta uno scaglione più alto.
Come si applica. Il 730 somma entrambi i redditi e calcola l’imposta corretta sul totale. Se ne risulta un debito, il secondo datore di lavoro lo trattiene dalle buste paga a partire da luglio 2026. Se la retribuzione mensile non basta a coprire tutto, la trattenuta continua nei mesi successivi, con l’aggiunta dell’interesse previsto per le ipotesi di incapienza.
In pratica
Raccogli le CU di tutti i datori e portale al Caf o al professionista.
Indica nel 730 i dati del datore attuale come sostituto per il conguaglio.
Non serve pagare nulla in anticipo: il debito sarà trattenuto in busta paga.
Caso 2 – Nessun sostituto attuale (Caio ha perso il lavoro)
Scenario. Caio ha lavorato da gennaio a ottobre 2025 e da novembre è disoccupato. Non ha un datore di lavoro che possa fare il conguaglio nel 2026.
Come si applica. Caio presenta il 730 senza sostituto, spuntando l’apposita casella e indicando la lettera ‘A’. Se dalla dichiarazione emerge un credito, l’Agenzia delle Entrate lo rimborsa a partire da dicembre 2026, preferibilmente tramite accredito IBAN. Se emerge un debito, Caio deve versarlo con modello F24 secondo le scadenze del modello REDDITI PF.
In pratica
Presenta il 730 a un Caf o professionista abilitato (non al sostituto, che non c’è).
Comunica all’Agenzia il tuo IBAN per ricevere l’eventuale rimborso in modo rapido.
Se hai un debito, il Caf ti consegna o trasmette il modello F24 con le scadenze.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Devo presentare più dichiarazioni se ho avuto più datori?
No. Presenti un solo 730/2026 raccogliendo le Certificazioni Uniche di tutti i datori e indicando tutti i redditi nel quadro C.
Quale datore faccio il conguaglio?
Il datore di lavoro attivo nel momento in cui viene trasmessa la dichiarazione. Devi indicarne i dati nel riquadro ‘Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio’.
Quando ricevo il rimborso o quando viene trattenuto il debito?
A partire dal mese di luglio per i lavoratori dipendenti, dal mese di agosto o settembre per i pensionati.
Cosa succede se il mio stipendio non basta a coprire il debito?
Il sostituto trattiene quanto possibile ogni mese, aggiungendo un interesse per il ritardo, fino alla fine del periodo di imposta.
Il sostituto non fa niente se l'importo è basso?
Esatto: se il risultato della dichiarazione è uguale o inferiore a 12 euro (rimborso o debito), il sostituto non esegue alcuna operazione.
Ho anche una CU 2025 da un rapporto interrotto. La uso?
Se il datore non ha potuto rilasciare la CU 2026 entro il 16 marzo 2026, usa la CU 2025; ma il datore è obbligato a rilasciare poi la CU 2026 aggiornata, che va usata per la dichiarazione.
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Nell'ambito e in prossimità dei beni paesaggistici indicati nell'articolo 134 è vietata la posa in opera di cartelli o altri mezzi pubblicitari se non previa autorizzazione dell'amministrazione competente , che provvede su parere vincolante, salvo quanto previsto dall'articolo 146, comma 5, del soprintendente. Decorsi inutilmente i termini previsti dall'articolo 146, comma 8, senza che sia stato reso il prescritto parere, l'amministrazione competente procede ai sensi del comma 9 del medesimo articolo 146.
2. Lungo le strade site nell'ambito e in prossimità dei beni indicati nel comma 1 è vietata la posa in opera di cartelli o altri mezzi pubblicitari, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli , previo parere favorevole del soprintendente sulla compatibilità della collocazione o della tipologia del mezzo pubblicitario con i valori paesaggistici degli immobili o delle aree soggetti a tutela.
Art. 152 D.Lgs. 42/2004 – Interventi soggetti a particolari prescrizioni
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Nel caso di aperture di strade e di cave, di posa di condotte per impianti industriali e civili e di palificazioni nell'ambito e in vista delle aree indicate alle lettere c) e d) del comma 1 dell' articolo 136 ovvero in prossimità degli immobili indicati alle lettere a) e b) del comma 1 dello stesso articolo, l'amministrazione competente, su parere vincolante, salvo quanto previsto dall'articolo 146, comma 5, del soprintendente, o il Ministero, tenuto conto della funzione economica delle opere già realizzate o da realizzare, hanno facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le varianti ai progetti in corso d'esecuzione, idonee comunque ad assicurare la conservazione dei valori espressi dai beni protetti ai sensi delle disposizioni del presente Titolo. Decorsi inutilmente i termini previsti dall'articolo 146, comma 8, senza che sia stato reso il prescritto parere, l'amministrazione competente procede ai sensi del comma 9 del medesimo articolo 146. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 26 MARZO 2008, N. 63 .
2. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 26 MARZO 2008, N. 63 .
Art. 151 D.Lgs. 42/2004 – Rimborso spese a seguito della sospensione dei lavori
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Qualora sia stata ordinata, senza la intimazione della preventiva diffida prevista dall'articolo 150, comma 1, lettera a), la sospensione di lavori su immobili ed aree di cui non sia stato in precedenza dichiarato il notevole interesse pubblico, ai sensi degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, l'interessato può ottenere il rimborso delle spese sostenute sino al momento della notificata sospensione. Le opere già eseguite sono demolite a spese dell'autorità che ha disposto la sospensione.
Art. 150 D.Lgs. 42/2004 – Inibizione o sospensione dei lavori
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. 1. Indipendentemente dall'avvenuta pubblicazione all'albo pretorio prevista dagli articoli 139 e 141, ovvero dall'avvenuta comunicazione prescritta dall'articolo 139, comma 3 , la regione o il Ministero hanno facoltà di: a) inibire che si eseguano lavori senza autorizzazione o comunque capaci di recare pregiudizio al paesaggio ; b) ordinare, anche quando non sia intervenuta la diffida prevista alla lettera a), la sospensione di lavori iniziati.
2. L'inibizione o sospensione dei lavori disposta ai sensi del comma 1 cessa di avere efficacia se entro il termine di novanta giorni non sia stata effettuata la pubblicazione all'albo pretorio della proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico di cui all'articolo 138 o all'articolo 141, ovvero non sia stata ricevuta dagli interessati la comunicazione prevista dall'articolo 139, comma 3.
3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2008, N.63 .
4. I provvedimenti indicati ai commi precedenti sono comunicati anche al comune interessato.
Soglia ricavi: per accedere al forfettario devi aver conseguito nell’anno precedente ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro.
Aliquota ridotta al 5%: nei primi cinque anni di attività (anno di avvio più i quattro successivi) l’imposta sostitutiva scende dal 15% al 5%, a condizione di non aver svolto attività analoga negli ultimi tre anni.
Codice ATECO 2007: è il codice che identifica la tua attività economica e determina il coefficiente di redditività da applicare ai tuoi ricavi per calcolare il reddito imponibile.
Spese personale limitate: per accedere al regime non devi aver sostenuto spese per lavoratori dipendenti, collaboratori e lavoro accessorio superiori a 20.000 euro nell’anno precedente.
No IVA e semplificazioni contabili: i forfettari sono esenti dall’IVA, non applicano ritenute alla fonte (salvo eccezioni) e sono esclusi dagli ISA (Indici sintetici di affidabilità).
Contributi previdenziali agevolati: è possibile richiedere un regime contributivo agevolato all’INPS, con contributi ridotti sulla base del reddito imponibile forfettario.
Chi può aprire una partita IVA forfettaria nel 2026
Il regime forfettario è il regime fiscale di vantaggio pensato per le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, arte o professione in modo individuale e con ricavi contenuti. Aprire una partita IVA forfettaria nel 2026 significa partire con meno adempimenti e una tassazione più bassa rispetto al regime ordinario.
Il requisito principale riguarda i ricavi o compensi dell’anno precedente: devono essere stati non superiori a 85.000 euro. Se è la tua prima partita IVA, questo requisito si considera automaticamente soddisfatto. Devi però rispettare anche gli altri requisiti: ad esempio, nell’anno precedente non devi aver sostenuto spese per lavoratori dipendenti, collaboratori o lavoro accessorio superiori complessivamente a 20.000 euro.
Un vantaggio importante per chi inizia è l’aliquota ridotta. Nell’anno in cui apri l’attività e nei quattro anni successivi, l’imposta sostitutiva è del 5% anziché del 15%, a patto che non tu non abbia svolto – nei tre anni precedenti – attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata, e che la nuova attività non sia la mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo precedente.
Una volta aperta la partita IVA, il tuo reddito imponibile non si calcola sommando ricavi e sottraendo costi reali: si applica ai ricavi un coefficiente di redditività che dipende dal codice ATECO della tua attività. Su questo reddito forfettario si calcola l’imposta sostitutiva.
Coefficienti di redditività per settore (ATECO 2007)
Settore
Codice ATECO
Coefficiente
Industrie alimentari e bevande
10-11
40%
Commercio all'ingrosso e al dettaglio
45; 46.2-46.9; 47.1-47.7; 47.9
40%
Commercio ambulante alimentari/bevande
47.81
40%
Commercio ambulante altri prodotti
47.82-47.89
54%
Costruzioni e attività immobiliari
41-42-43; 68
86%
Intermediari del commercio
46.1
62%
Alloggio e ristorazione
55-56
40%
Professioni, scienze, finanza, sanità, istruzione
64-66; 69-75; 85-88
78%
Altre attività economiche
varie
67%
Esempio pratico
Caio vuole aprire una partita IVA come grafico freelance nel 2026. Il suo codice ATECO è 74.10.21, che rientra nella categoria ‘Attività professionali, scientifiche e tecniche’ con coefficiente di redditività del 78%. Se nel 2026 incassa 30.000 euro, il reddito imponibile è 30.000 × 78% = 23.400 euro. Poiché è il suo primo anno di attività (e non ha svolto attività analoga nei tre anni precedenti), l’imposta sostitutiva è del 5%: 23.400 × 5% = 1.170 euro. Se Caio fosse già al sesto anno, l’aliquota sarebbe del 15% e l’imposta ammonterebbe a 3.510 euro.
Documenti necessari
Documento di identità e codice fiscale
Codice ATECO 2007 dell’attività che si intende svolgere (consultabile sul sito ISTAT o AdE)
Modello AA9/12 per la comunicazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate (presentabile online)
Eventuale iscrizione all’albo professionale o alla Camera di Commercio (se richiesta dall’attività)
Domanda di regime contributivo agevolato all’INPS (opzionale ma conveniente per molte categorie)
Tizio apre la partita IVA dopo aver lavorato come dipendente
Scenario. Tizio ha lavorato come dipendente marketing fino a giugno 2025. Da luglio 2025 ha avviato la propria attività di consulenza come libero professionista e vuole applicare il forfettario.
Come si applica. Tizio deve verificare due condizioni per accedere all’aliquota agevolata del 5%. La prima: non aver svolto attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti – se il lavoro dipendente non è assimilabile alla nuova attività professionale, questa condizione può essere soddisfatta. La seconda, e più importante: la nuova attività non deve essere la ‘mera prosecuzione’ del lavoro dipendente precedente. Se Tizio cambia tipo di attività in modo sostanziale, l’aliquota al 5% può spettargli. Se invece offre ai clienti gli stessi servizi che svolgeva per il datore di lavoro, l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare la ‘mera prosecuzione’ e applicare il 15% ordinario.
In pratica
Verifica che la nuova attività professionale sia sostanzialmente diversa da quella svolta da dipendente.
Conserva documenti che dimostrano il cambiamento di settore o di tipo di prestazione.
Barra la casella LM21, colonna 3, nel quadro LM per attestare i requisiti dell’aliquota ridotta al 5%.
Sempronio prosegue l'attività di un familiare
Scenario. Sempronio vuole rilevare il piccolo laboratorio artigiano del padre (falegnameria). Il laboratorio ha avuto ricavi di 40.000 euro nell’anno precedente alla cessione.
Come si applica. Se Sempronio prosegue l’attività d’impresa svolta in precedenza da un altro soggetto (il padre), per accedere all’aliquota agevolata del 5% i ricavi del laboratorio nell’anno precedente non devono superare il limite di 85.000 euro. Nel caso di Sempronio il limite è rispettato (40.000 euro < 85.000 euro). Deve però rispettare anche le altre condizioni: non aver svolto attività analoga negli ultimi tre anni e non configurare una mera prosecuzione. Sempronio potrà quindi applicare il forfettario con aliquota al 5% nel primo anno e nei quattro successivi, dichiarando il reddito nel quadro LM del Modello Redditi PF.
In pratica
Verifica i ricavi del laboratorio nell’anno precedente al subentro: devono essere sotto 85.000 euro.
Conserva la documentazione del passaggio d’azienda (atto notarile o scrittura privata).
Presenta domanda di iscrizione all’INPS artigiani e la domanda di regime contributivo agevolato se preferisci contributi ridotti.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Quali sono i requisiti principali per aprire una partita IVA forfettaria nel 2026?
Ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro, spese per collaboratori e dipendenti non superiori a 20.000 euro, e assenza delle cause ostative previste dall’art. 1, comma 57, della legge 190/2014 (partecipazioni, rapporti con ex datore di lavoro, redditi da dipendente sopra soglia).
Cos'è il coefficiente di redditività e a cosa serve?
È una percentuale fissata dalla legge per ogni settore economico. Si moltiplica per i tuoi ricavi e il risultato è il reddito imponibile su cui calcoli l’imposta sostitutiva. Ad esempio, un professionista con codice ATECO nelle attività professionali applica il 78%.
L'aliquota del 5% dura per sempre?
No. Spetta solo nell’anno di avvio dell’attività e nei quattro anni successivi. Dal sesto anno in poi si applica l’aliquota ordinaria del 15%.
Come si apre la partita IVA in regime forfettario?
Si presenta il Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (anche online tramite il sito AdE o intermediario abilitato) indicando il codice ATECO, il regime forfetario e la data di inizio attività.
I forfettari pagano l'IRAP?
No. L’imposta sostitutiva del 15% (o 5%) sostituisce anche l’IRAP, oltre all’IRPEF e alle addizionali regionali e comunali.
Si possono dedurre le spese nel regime forfettario?
No in modo analitico. La deduzione dei costi è già incorporata nel coefficiente di redditività: non si portano in detrazione le spese reali, salvo i contributi previdenziali obbligatori che si deducono interamente dal reddito forfettario.
Porto di fucile per uso caccia: tassa di concessione governativa di 173,16 euro, da pagare al rilascio, al rinnovo e per ogni anno successivo in cui si va a caccia.
Porto di fucile per tiro a volo (uso sportivo):nessuna tassa governativa; si pagano solo marche da bollo e libretto.
Porto di pistola per difesa personale:115 euro al rilascio e a ogni rinnovo, perché la licenza vale un anno.
Come si paga: bollettino postale sul conto corrente 8003, intestato all’Agenzia delle Entrate, Centro operativo di Pescara, «Tasse concessioni governative». Non è un conto della Questura.
Alla tassa statale si aggiunge, per la caccia, la tassa di concessione regionale, che ogni Regione fissa e incassa per conto proprio.
Rimborso: la tassa pagata per errore, o per una licenza poi rifiutata, si chiede indietro all’Agenzia delle Entrate entro tre anni dal pagamento o dalla comunicazione del rifiuto.
Che cos’è la tassa di concessione governativa sul porto d’armi
La tassa di concessione governativa (TCG) è un tributo dello Stato dovuto quando l’autorità di pubblica sicurezza rilascia o rinnova una licenza elencata nella Tariffa allegata al DPR 641/1972, tra cui le licenze di porto d’armi. È diversa dalla marca da bollo, che si applica all’istanza e alla licenza, e dal costo del libretto: sono tre pagamenti distinti.
La ricevuta va presentata insieme alla domanda: senza il versamento la pratica non va avanti. Per la caccia, inoltre, la tassa non si paga solo una volta: la licenza dura cinque anni, ma la tassa è annuale.
Quanto costa la tassa di concessione governativa del porto d’armi nel 2026
Tassa governativa per tipo di licenza (2026)
Licenza
Chi la rilascia
Durata
Tassa governativa
Quando si paga
Porto di fucile per uso caccia
Questore
5 anni
173,16 euro (168,00 di tassa più 5,16 di addizionale)
Al rilascio o al rinnovo e, negli anni successivi, prima di usare il fucile. Non è dovuta negli anni in cui non si caccia
Porto di fucile per tiro a volo (uso sportivo)
Questore
5 anni
Non dovuta
–
Porto di pistola per difesa personale
Prefetto
1 anno
115 euro
Al rilascio e a ogni rinnovo annuale
Gli importi sono quelli richiesti nei moduli delle Questure e delle Prefetture: per la caccia la Questura di Ferrara indica «il versamento da euro 173,16 di tassa governativa», mentre per la licenza sportiva non è previsto alcun versamento di tassa governativa; per la difesa personale la Prefettura di Oristano chiede 115,00 euro sul conto 8003 sia al rilascio sia al rinnovo. La durata di cinque anni del porto di fucile è fissata dall’art. 22, comma 9, della legge 157/1992; la validità annuale della licenza per difesa personale è indicata dalla Polizia di Stato.
Bollettino 8003: come si compila
La tassa si paga con il bollettino di conto corrente postale 8003, intestato all’Agenzia delle Entrate, Centro operativo di Pescara, «Tasse concessioni governative» (nei moduli più vecchi l’intestazione è ancora all’Ufficio del registro di Roma: il conto è lo stesso). Sul bollettino si indicano:
l’importo, in cifre e in lettere;
i dati di chi paga: nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza e codice fiscale;
il tipo di versamento: rilascio per la prima licenza o per il rinnovo quinquennale, annuale per le annualità successive della licenza di caccia;
il codice della voce di tariffa, riportato nell’elenco stampato sul bollettino: 1518 per il porto di fucile anche per uso di caccia, 1417 per il porto di pistola;
la causale, per esempio «rinnovo licenza porto di fucile uso caccia» o, per la difesa personale, quella indicata nel modulo della Prefettura.
Alla Questura o alla Prefettura vanno consegnate, insieme alla domanda, anche le altre ricevute: due marche da bollo da 16 euro (una sulla domanda e una sulla licenza), il versamento di 1,27 euro per il libretto alla Tesoreria provinciale dello Stato (con le coordinate indicate dall’ufficio della propria provincia) e il certificato medico di idoneità.
Tassa annuale della caccia: scadenza e pagamento in anticipo
Per la caccia l’anno non è quello solare: è il periodo di dodici mesi che parte dalla data di rilascio della licenza. La tassa va pagata per ogni anno successivo a quello di rilascio prima di usare il fucile, e non è dovuta per gli anni in cui non si va a caccia. Così dispone la nota all’articolo della Tariffa sul porto di fucile.
Chi ha la licenza rilasciata il 15 ottobre, quindi, paga la tassa annuale per il periodo che inizia il 15 ottobre di ogni anno, prima della prima uscita di caccia. Per evitare contestazioni conviene fare il versamento a partire dal primo giorno della nuova annualità e conservare la ricevuta insieme alla licenza. Chi in un anno non caccia non paga, e riprende a pagare l’anno in cui torna a cacciare. Pagare la tassa annuale non rinnova la licenza: alla scadenza dei cinque anni serve comunque la domanda di rinnovo.
La tassa regionale per la caccia
Per cacciare serve anche la tassa di concessione regionale prevista dall’art. 23 della legge 157/1992. Ogni Regione stabilisce l’importo e il modo di pagamento (conto corrente regionale o avviso pagoPA). La legge prevede che la tassa regionale si rinnovi ogni anno, che non sia dovuta se nell’anno non si caccia o si caccia solo all’estero, e che sia rimborsata se la licenza viene negata. Un esempio: in Sardegna è di 25 euro, sia per il rilascio sia per ogni anno di attività (Agenzia sarda delle entrate). Per la propria Regione l’importo aggiornato si trova sul sito regionale o presso la Questura.
Esempio pratico
Tizio ottiene la prima licenza di caccia il 10 settembre 2026. Per il rilascio paga 173,16 euro sul bollettino 8003 barrando «rilascio», la tassa regionale, due marche da bollo da 16 euro e 1,27 euro per il libretto. Dal 10 settembre 2027 inizia la seconda annualità: se vuole cacciare paga di nuovo 173,16 euro, barrando «annuale», più la tassa regionale. Se nella stagione 2028-2029 non caccia, per quella annualità non paga né la tassa statale né quella regionale. Nel settembre 2031, alla scadenza dei cinque anni, presenta la domanda di rinnovo con un nuovo versamento.
Documenti necessari
Ricevuta del bollettino 8003 (173,16 euro per la caccia, 115 euro per la difesa personale; nessuna per il tiro a volo).
Ricevuta della tassa regionale, solo per la caccia.
Due marche da bollo da 16 euro: una sulla domanda, una sulla licenza.
Ricevuta del versamento di 1,27 euro per il libretto.
Certificato medico di idoneità psicofisica rilasciato dall’ASL o da un medico militare o della Polizia di Stato.
Due fotografie formato tessera e, per il rinnovo, copia della licenza in scadenza.
Tizio: primo rilascio del porto d’armi per la caccia
Scenario. Tizio ha superato l’esame di abilitazione venatoria e chiede per la prima volta la licenza di porto di fucile per uso caccia.
Come si applica. Prima di presentare la domanda paga 173,16 euro con il bollettino 8003 (tipo di versamento «rilascio», codice tariffa 1518), versa la tassa regionale secondo le istruzioni della sua Regione, compra le marche da bollo e paga il libretto. Consegna tutte le ricevute alla Questura, o ai Carabinieri che inoltrano la pratica. Nei dodici mesi successivi al primo rilascio potrà cacciare solo accompagnato da un cacciatore con licenza da almeno tre anni (art. 22, comma 10, della legge 157/1992).
In pratica
Il conto 8003 è dell’Agenzia delle Entrate, non della Questura: usare quel bollettino.
Conservare le ricevute: servono anche per ottenere il tesserino venatorio dal Comune.
Caio: annualità della caccia e rinnovo dopo cinque anni
Scenario. Caio ha la licenza di caccia dal 2023. Nel 2026 vuole cacciare e si chiede se debba rinnovare la licenza o pagare soltanto la tassa.
Come si applica. La licenza rilasciata nel 2023 vale cinque anni: nel 2026 Caio non deve rinnovarla, ma deve pagare la tassa annuale di 173,16 euro (bollettino 8003, tipo «annuale») e la tassa regionale prima di andare a caccia. Se un anno non caccia, non paga. Alla scadenza dei cinque anni presenta la domanda di rinnovo con un nuovo versamento e un nuovo certificato medico di data non anteriore a tre mesi.
In pratica
Segnare in agenda la data di rilascio: da lì parte ogni annualità.
Chi ha anche il porto di fucile per tiro a volo non paga per questo alcuna tassa governativa.
Rimborso della tassa di concessione governativa
Se la tassa è stata pagata per errore o due volte, oppure la licenza è stata rifiutata, si può chiedere la restituzione all’Agenzia delle Entrate entro tre anni dal giorno del pagamento o, in caso di rifiuto della licenza, dalla data in cui il rifiuto è stato comunicato (art. 13 del DPR 641/1972). Per la tassa regionale il rimborso in caso di diniego è previsto dall’art. 23, comma 3, della legge 157/1992 e si chiede alla Regione.
Dal 1° gennaio 2027 il DPR 641/1972 è abrogato e le sue regole passano nel testo unico dei tributi erariali minori (D.Lgs. 174/2024): per tutto il 2026 valgono il decreto e la sua Tariffa.
Quando rivolgersi a un professionista
Per dubbi su requisiti, documenti e tempi della licenza l’interlocutore è l’ufficio armi della Questura o della Prefettura. Per una questione fiscale, come il rimborso di una tassa pagata per errore, puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro. Sulla tassa in generale vedi anche Tassa di concessione governativa: come e quando si paga.
Quanto costa la tassa di concessione governativa per il porto d’armi nel 2026?
173,16 euro per il porto di fucile per uso caccia, al rilascio e per ogni anno in cui si caccia; 115 euro per il porto di pistola per difesa personale, al rilascio e a ogni rinnovo annuale. Per il porto di fucile per tiro a volo la tassa governativa non è dovuta.
Su quale bollettino si paga la tassa governativa della caccia?
Sul bollettino di conto corrente postale 8003, intestato all’Agenzia delle Entrate, Centro operativo di Pescara, Tasse concessioni governative. Si barra «rilascio» per la prima licenza o il rinnovo e «annuale» per gli anni successivi; il codice tariffa del porto di fucile è 1518.
La tassa della caccia si paga ogni anno anche se la licenza dura cinque anni?
Sì. La licenza dura cinque anni, ma la tassa è annuale: si paga per ogni anno successivo al rilascio, prima di usare il fucile. L’anno decorre dalla data di rilascio della licenza, non dal 1° gennaio.
Se quest’anno non vado a caccia devo pagare la tassa?
No. La tassa annuale statale non è dovuta per gli anni in cui non si usa il fucile, e lo stesso vale per la tassa regionale. Si torna a pagare prima di riprendere a cacciare.
Posso pagare la tassa annuale prima della scadenza?
L’annualità parte dalla data di rilascio della licenza e la tassa va pagata prima dell’uso del fucile in quell’annualità. Per evitare che il versamento venga riferito all’anno precedente conviene pagare dal primo giorno della nuova annualità e prima della prima uscita di caccia.
Chi ha il porto d’armi per tiro a volo paga la tassa governativa?
No. Per il porto di fucile per uso sportivo i moduli delle Questure non prevedono la tassa governativa: servono due marche da bollo da 16 euro, il versamento di 1,27 euro per il libretto e il certificato medico.
Oltre alla tassa governativa c’è una tassa regionale?
Sì, per la caccia. Ogni Regione fissa importo e modalità di pagamento della propria tassa di concessione regionale (art. 23 della legge 157/1992). Si paga ogni anno in cui si caccia e viene rimborsata se la licenza è negata.
Come si chiede il rimborso della tassa del porto d’armi?
Con un’istanza all’Agenzia delle Entrate entro tre anni dal pagamento oppure, se la licenza è stata rifiutata, dalla comunicazione del rifiuto (art. 13 del DPR 641/1972). La tassa regionale si chiede indietro alla Regione.
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