Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • CCNL Commercio Confcommercio: orario di lavoro, straordinari e maggiorazioni

    CCNL Commercio Confcommercio

    In sintesi

    Il CCNL Commercio prevede orario di lavoro di 40 ore settimanali distribuite su 5-6 giorni. Il limite annuo di straordinari è 250 ore. Maggiorazioni: 15% per le ore 41-48, 20% oltre, 30% per il festivo, 50% per il notturno (22-6). Le maggiorazioni non sono cumulabili tra loro.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confcommercio · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · UILTuCS-UIL
    Ultimo rinnovo
    22 marzo 2024 (testo unificato 3 febbraio 2026)
    Vigenza
    Fino al 31 marzo 2027
    Platea
    ~2,8 milioni

    Tabella riepilogativa

    Maggiorazioni CCNL Commercio Confcommercio (sulla quota oraria della normale retribuzione)
    Tipologia Maggiorazione Note
    Straordinario dalla 41ª alla 48ª ora settimanale +15% Art. 149
    Straordinario oltre la 48ª ora settimanale +20% Art. 149
    Straordinario nei giorni festivi o la domenica +30% Art. 149
    Straordinario notturno (dalle 22 alle 6) +50% Esclusi i turni regolari di servizio
    Ore lavorate nelle festività (art. 154) +30% Pagate come straordinario festivo (art. 155)
    Lavoro ordinario notturno (dalle 22 alle 6) +15% Art. 151, sulla retribuzione di fatto
    Lavoro ordinario di domenica +30% Art. 153: omnicomprensiva, salvo accordi di secondo livello migliori

    Le maggiorazioni dello straordinario non sono cumulabili tra loro. Limite annuo di straordinari: 250 ore per lavoratore (art. 148). Fonte: artt. 148, 149, 151, 153 e 155 del CCNL Terziario Confcommercio (numerazione del testo pubblicato da contrattocommercio.it, fonte CNEL).

    Orario normale di lavoro

    L’orario di lavoro contrattuale è 40 ore settimanali, distribuite di norma su 5 o 6 giorni. Su 5 giorni il limite giornaliero è 8 ore; su 6 giorni è 6h e 40 minuti.

    La distribuzione concreta dipende dall’organizzazione aziendale: il commercio retail tipicamente lavora su 6 giorni (anche con apertura domenicale), il commercio all’ingrosso e B2B su 5 giorni dal lunedì al venerdì.

    Limiti agli straordinari

    Il CCNL Commercio fissa il limite annuo di straordinari individuali a 250 ore. Su base settimanale, sommando orario normale + straordinario, vale il limite di legge di 48 ore medie calcolate su un periodo di 4 mesi (D.Lgs. 66/2003).

    Lo straordinario è facoltativo in linea di principio: il lavoratore può rifiutare se non sussistono motivi giustificati. Le imprese di vendita al dettaglio spesso integrano lo straordinario con accordi su flessibilità oraria e banca ore.

    Lavoro domenicale e festivo

    Il CCNL Commercio disciplina specificamente il lavoro nei giorni festivi e domenicali (caratteristica peculiare del settore retail con aperture continue):

    • Lavoro domenicale ordinario: chi lavora di domenica senza averne il riposo settimanale riceve il 30% sulla quota oraria della normale retribuzione per ogni ora (art. 153), salvo trattamenti migliori di secondo livello. Per i lavoratori a tempo pieno con riposo di norma la domenica, l’azienda può programmare il lavoro domenicale entro le domeniche di apertura previste dal D.Lgs. 114/1998 più il 30% delle ulteriori aperture territoriali; ne sono esclusi madri (o padri affidatari) di bambini fino a 3 anni, chi assiste conviventi disabili o non autosufficienti e i disabili gravi.
    • Lavoro nelle festività: le ore lavorate nei giorni festivi si pagano come straordinario festivo, con il 30% (artt. 149 e 155).
    • Aperture domenicali liberalizzate: i contratti aziendali possono prevedere modalità specifiche di compenso e riposo compensativo.

    Esempio di calcolo

    Commesso al V livello: la retribuzione minima in vigore dal 1° novembre 2025 è di 1.660,08 € al mese (paga base, contingenza e terzo elemento: vedi le tabelle retributive del CCNL Commercio; 1.691,70 € dal 1° novembre 2026). Il CCNL ricava la quota oraria dividendo per 168 (art. 211): 1.660,08 / 168 = 9,88 €/h.

    Esempio: 8 ore di straordinario notturno (22-6) in un mese:

    • Quota base: 8 × 9,88 = 79,04 €
    • Maggiorazione 50%: 39,52 €
    • Totale lordo: 118,56 €

    Casi pratici

    Tizio – 10 ore straordinario in negozio
    Tizio è commesso V e lavora 50 ore in una settimana di saldi (10h straordinario). Maggiorazioni: 8h al 15% (ore 41-48) + 2h al 20% (oltre 48). Calcolo con la quota oraria di 9,88 €: 8 × 9,88 × 1,15 + 2 × 9,88 × 1,20 = 90,90 + 23,71 = 114,61 € lordi totali.
    Caia – Lavoro domenicale in turno
    Caia (IV livello) ha turno regolare che include 2 domeniche al mese. Le 8 ore di domenica sono retribuite con maggiorazione del 30% sulla quota oraria normale. Con il minimo del IV livello (1.783,75 € dal 1° novembre 2025) la quota oraria è 1.783,75 / 168 = 10,62 €: 8 × 10,62 × 1,30 = 110,45 € lordi (contro 84,96 € di un giorno feriale).
    Sempronio – Apertura festività eccezionale
    Sempronio (III livello) viene chiamato a lavorare il 25 aprile (festa nazionale) per un’apertura eccezionale del negozio. Le ore si pagano come straordinario festivo: con il minimo del III livello (1.983,91 € dal 1° novembre 2025, quota oraria 11,81 €) sono 8 × 11,81 × 1,30 = 122,82 € lordi.

    Domande frequenti

    Qual è l'orario di lavoro del CCNL Commercio?
    40 ore settimanali, distribuibili su 5 o 6 giorni. Su 5 giorni il limite giornaliero è 8 ore; su 6 giorni è 6h e 40 minuti.
    Quante ore di straordinario posso fare?
    Massimo 250 ore annue individuali. Su base settimanale vale il limite legale di 48 ore medie su 4 mesi.
    Quanto si paga lo straordinario notturno?
    Maggiorazione del 50% sulla quota oraria normale per le ore prestate tra le 22 e le 6, esclusi i turni regolari di servizio.
    Il lavoro domenicale è obbligatorio?
    Dipende dal turno di lavoro contrattuale. L’art. 153 consente all’azienda di programmare il lavoro domenicale dei lavoratori a tempo pieno entro le domeniche di apertura previste dal D.Lgs. 114/1998 più il 30% delle ulteriori aperture territoriali, con la maggiorazione del 30%. Ne sono esclusi madri o padri affidatari di bambini fino a 3 anni, chi assiste conviventi disabili o non autosufficienti e i disabili gravi.
    Le maggiorazioni sono cumulabili?
    No, il CCNL Commercio prevede espressamente che le maggiorazioni non sono cumulabili. Si applica la più favorevole al lavoratore.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per livello, Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Commercio Confcommercio, Ferie, permessi e ROL nel CCNL Commercio Confcommercio, Maternità e congedi parentali nel CCNL Commercio Confcommercio, Tredicesima, quattordicesima e premi nel CCNL Commercio Confcommercio e comporto e indennità.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Commercio Confcommercio. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • CCNL Commercio Confcommercio 2026: tabelle retributive e minimi per livello

    CCNL Commercio Confcommercio

    In sintesi

    Dal 1° novembre 2026 la retribuzione minima del CCNL Commercio Confcommercio (paga base, contingenza e terzo elemento) va da 1.422,27 € (VII livello) a 3.047,05 € (Quadro, compresa l’indennità di funzione) lordi al mese, per 14 mensilità. Al IV livello è di 1.818,75 €, di cui 1.292,46 € di paga base. L’ultima tranche del rinnovo arriva il 1° febbraio 2027 (40 € al IV livello). Il contratto scade il 31 marzo 2027 e i sindacati hanno già approvato la piattaforma per il rinnovo. Gli scatti di anzianità sono dieci, uno ogni tre anni, da 19,47 € a 25,46 € a seconda del livello. Nel 2026 gli aumenti del rinnovo possono essere tassati al 5% se il reddito di lavoro dipendente 2025 non supera 33.000 €.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confcommercio · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · UILTuCS-UIL
    Ultimo rinnovo
    22 marzo 2024 (testo unificato 3 febbraio 2026)
    Vigenza
    Fino al 31 marzo 2027
    Platea
    ~2,8 milioni

    Tabelle retributive CCNL commercio 2026: minimi e aumenti per livello

    Retribuzione minima mensile lorda per livello (paga base + contingenza + terzo elemento)
    Livello Dal 1/11/2025 Aumento 1/11/2026 Dal 1/11/2026 Aumento 1/2/2027 Dal 1/2/2027
    Quadro 2.986,29 € +60,76 € 3.047,05 € +69,44 € 3.116,49 €
    I 2.506,13 € +54,74 € 2.560,87 € +62,56 € 2.623,43 €
    II 2.235,65 € +47,35 € 2.283,00 € +54,11 € 2.337,11 €
    III 1.983,91 € +40,47 € 2.024,38 € +46,25 € 2.070,63 €
    IV 1.783,75 € +35,00 € 1.818,75 € +40,00 € 1.858,75 €
    V 1.660,08 € +31,62 € 1.691,70 € +36,14 € 1.727,84 €
    VI 1.541,77 € +28,39 € 1.570,16 € +32,44 € 1.602,60 €
    VII 1.397,96 € +24,31 € 1.422,27 € +27,78 € 1.450,05 €

    Nota: importi lordi mensili da moltiplicare per 14 mensilità. Esclusi scatti di anzianità, superminimi e indennità. Per il Quadro il totale comprende l’indennità di funzione (260,76 €). Fonte: Filcams-Cgil, tabelle Terziario dal 1/11/2025, dal 1/11/2026 e dal 1/2/2027.

    Paga base, contingenza e terzo elemento: la composizione dal 1° novembre 2026

    La paga base è la voce che cresce con gli aumenti. È anche la cifra che molte tabelle riportano da sola come «minimo», ma in busta paga ci sono anche la contingenza e il terzo elemento:

    Voci della retribuzione minima dal 1° novembre 2026 (euro lordi mensili)
    Livello Paga base Contingenza Altre voci fisse Terzo elemento Totale
    Quadro 2.243,85 € 540,37 € 260,76 € (indennità di funzione) 2,07 € 3.047,05 €
    I 2.021,28 € 537,52 € — 2,07 € 2.560,87 €
    II 1.748,39 € 532,54 € — 2,07 € 2.283,00 €
    III 1.494,41 € 527,90 € — 2,07 € 2.024,38 €
    IV 1.292,46 € 524,22 € — 2,07 € 1.818,75 €
    V 1.167,69 € 521,94 € — 2,07 € 1.691,70 €
    VI 1.048,33 € 519,76 € — 2,07 € 1.570,16 €
    VII 897,53 € 517,51 € 5,16 € (elemento aggiuntivo) 2,07 € 1.422,27 €

    Struttura del minimo tabellare

    La retribuzione minima del CCNL Commercio è composta da paga base, indennità di contingenza e terzo elemento (2,07 €), più l’elemento aggiuntivo al VII livello e l’indennità di funzione per i Quadri. Su questo si stratificano: scatti di anzianità (ogni 3 anni, fino a dieci), indennità di funzione per quadri, superminimi individuali, indennità di disagio (lavoro festivo, notturno).

    A differenza del CCNL Metalmeccanici (13 mensilità), il CCNL Commercio prevede 14 mensilità: il minimo annuale si calcola moltiplicando il mensile per 14, non per 12 né per 13. La tredicesima si paga a Natale, la quattordicesima il 1° luglio. Per le voci orarie e giornaliere il contratto usa i divisori 168 (paga oraria, con 40 ore settimanali) e 26 (paga giornaliera).

    Livelli CCNL commercio: chi sta in ciascun livello

    L’art. 113 elenca per ogni livello una declaratoria e i profili che vi rientrano. Qualche esempio tra i più cercati:

    • II livello: lavoratori di concetto con compiti autonomi o di coordinamento, per esempio il capo reparto, il cassiere principale che sovrintende a più casse, il contabile di concetto.
    • III livello: mansioni di concetto e specializzati provetti, come il disegnatore tecnico, il vetrinista e il macellaio specializzato provetto.
    • IV livello: compiti operativi anche di vendita, come il commesso alla vendita al pubblico, il cassiere comune, il contabile d’ordine, l’addetto all’amministrazione del personale.
    • V livello: lavori qualificati, come il fatturista, l’archivista, l’addetto al centralino o al contact center e l’aiuto commesso. Ci sta anche l’addetto alle operazioni ausiliarie alla vendita nei supermercati, per i primi 18 mesi di servizio.
    • VI livello: semplici conoscenze pratiche, come l’addetto al carico e scarico, l’imballatore, il fattorino e l’operaio comune.
    • VII livello: addetti alle pulizie e garzoni.

    Fonte: CCNL Terziario, art. 113 «Classificazione». Il livello dipende dalle mansioni effettivamente svolte, non dal nome della qualifica.

    Aumenti 2024-2027 e detassazione

    Il rinnovo del 22 marzo 2024 vale 240 € al IV livello, in sei tranche dal 1° aprile 2023 al 1° febbraio 2027 (art. 213). La prima, di 30 € dal 1° aprile 2023, è quella già prevista dal Protocollo straordinario del 12 dicembre 2022. Il IV livello è il riferimento e gli altri livelli ricevono importi in proporzione. Nella tabella ci sono le cinque tranche successive:

    Tranche di aumento del rinnovo 2024 (lordi mensili)
    Decorrenza IV livello V livello VII livello
    1° aprile 2024 +70,00 € +63,24 € +48,61 €
    1° marzo 2025 +30,00 € +27,10 € +20,83 €
    1° novembre 2025 +35,00 € +31,62 € +24,31 €
    1° novembre 2026 +35,00 € +31,62 € +24,31 €
    1° febbraio 2027 +40,00 € +36,14 € +27,78 €

    Il rinnovo ha previsto anche un’una tantum di 350 € al IV livello, pagata in due rate da 175 € (luglio 2024 e luglio 2025).

    Quanto aumenta lo stipendio a novembre 2026 per ogni livello

    Dal 1° novembre 2026 la paga base aumenta di 60,76 € al Quadro, 54,74 € al I, 47,35 € al II, 40,47 € al III, 35,00 € al IV, 31,62 € al V, 28,39 € al VI e 24,31 € al VII livello (importi della tabella degli aumenti dell’art. 213, perfezionata dalle parti con l’accordo integrativo del 28 marzo 2024 con la sistemazione degli arrotondamenti). L’aumento si vede nella busta paga di novembre. Per gli operatori di vendita l’aumento è di 33,04 € (I categoria) e 27,74 € (II categoria).

    Per il 2026 la legge di bilancio (L. 199/2025, art. 1, comma 7) tassa al 5%, invece che con l’IRPEF, gli incrementi retributivi pagati nell’anno in attuazione di contratti rinnovati fra il 2024 e il 2026, come questo. Vale per i dipendenti privati con reddito di lavoro dipendente 2025 non superiore a 33.000 €; non riguarda le una tantum. Le istruzioni sono nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate 2/E e 3/E del 2026. Non è un accordo di Confcommercio: è una misura fiscale generale.

    Scatti di anzianità

    Gli scatti di anzianità maturano ogni 3 anni di servizio presso la stessa azienda o gruppo, fino a un massimo di dieci scatti (art. 205), e decorrono dal mese successivo a quello in cui si compie il triennio. Gli importi sono fissi per livello:

    Importo mensile di ogni scatto (art. 205)
    Livello Quadro I II III IV V VI VII
    Scatto 25,46 € 24,84 € 22,83 € 21,95 € 20,66 € 20,30 € 19,73 € 19,47 €

    Gli scatti sono autonomi e si sommano a eventuali aumenti tabellari del CCNL. Si computano in 14ª e TFR.

    Fonti: CCNL Commercio, art. 205 — Scatti · tabelle 2024-2027 · tabelle Filcams dal 1/11/2026 · art. 113 — Classificazione · detassazione 5%. Dati verificati su queste fonti a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Commercio Confcommercio, Ferie, permessi e ROL nel CCNL Commercio Confcommercio, Maternità e congedi parentali nel CCNL Commercio Confcommercio, Tredicesima, quattordicesima e premi nel CCNL Commercio Confcommercio, comporto e indennità e Periodo di prova nel CCNL Commercio Confcommercio.

    Scadenza del CCNL commercio e rinnovo 2027

    Il contratto vale dal 1° aprile 2023 al 31 marzo 2027. Il 28 settembre 2026 l’assemblea unitaria dei delegati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs ha approvato la piattaforma per il rinnovo, da inviare a Confcommercio entro il 30 settembre. Le richieste principali sono un aumento di 220 € al mese a regime, più scatti di anzianità e di importo più alto, maggiorazioni più alte per il lavoro domenicale, festivo e notturno e un orario minimo più alto per il part-time. È una richiesta sindacale, non un accordo: fino al rinnovo restano in vigore le tabelle di questa pagina. Il testo del contratto è pubblicato da Confcommercio e dai sindacati firmatari (scheda Filcams).

    Fonte: Filcams-Cgil, piattaforma unitaria per il rinnovo, 28 settembre 2026.

    Casi pratici

    Tizio – Commesso V livello con anzianità
    Tizio (V livello, 7 anni di anzianità) ha maturato 2 scatti triennali da 20,30 €. Da novembre 2026: retribuzione minima 1.691,70 € (di cui 1.167,69 € di paga base) + 40,60 € di scatti = 1.732,30 € lordi al mese. Su 14 mensilità fanno 24.252,20 € lordi l’anno; il terzo scatto arriva al compimento dei 9 anni.
    Caia – Aumenti tassati al 5% nel 2026
    Caia è al IV livello e nel 2025 ha avuto un reddito di lavoro dipendente di 22.000 €, sotto la soglia di 33.000 €. Sugli incrementi del rinnovo pagati nel 2026 il datore applica l’imposta sostitutiva del 5% invece dell’IRPEF; se nel 2025 Caia ha lavorato anche per un altro datore, deve comunicargli il reddito complessivo, perché la soglia si calcola su tutti i rapporti. L’una tantum resta tassata normalmente.
    Sempronio – III livello con superminimo
    Sempronio è III livello con superminimo non assorbibile di 80 €/mese. Da novembre 2026 la paga base del III livello è 1.494,41 € e la retribuzione minima (con contingenza e terzo elemento) 2.024,38 €. Con il superminimo il totale è 2.024,38 + 80 = 2.104,38 €. L’aumento contrattuale di +40,47 € si applica alla paga base, mentre il superminimo non assorbibile resta separato.

    Domande frequenti

    Quanti livelli ha il CCNL Commercio?
    8 livelli: Quadro, I, II, III, IV, V, VI, VII, più le due categorie degli operatori di vendita. Dal 1° novembre 2026 la retribuzione minima va da 1.422,27 € (VII) a 3.047,05 € (Quadro, con l’indennità di funzione) lordi al mese; la sola paga base va da 897,53 € a 2.243,85 €.
    Quante mensilità prevede il CCNL Commercio?
    14 mensilità: 12 normali + 13ª a dicembre + 14ª a luglio. Il minimo annuale si calcola moltiplicando il mensile per 14.
    Quando aumentano gli stipendi nel 2026?
    Il 1° novembre 2026, con incrementi da 24,31 € (VII livello) a 60,76 € (Quadro); al IV livello 35 €. L’ultima tranche arriva il 1° febbraio 2027: 40 € al IV livello.
    Gli aumenti sono detassati?
    Nel 2026 sì, ma per legge e non per accordo sindacale: la L. 199/2025 applica un’imposta sostitutiva del 5% agli incrementi dei contratti rinnovati fra il 2024 e il 2026 pagati nel 2026, se il reddito di lavoro dipendente 2025 non supera 33.000 €.
    Come si calcolano gli scatti di anzianità?
    Uno ogni 3 anni di servizio nella stessa azienda, fino a dieci (art. 205). L’importo è fisso per livello: da 19,47 € (VII) a 25,46 € (Quadro); al IV livello 20,66 €. Entrano in tredicesima, quattordicesima e TFR.
    Quanto prende un III livello del commercio nel 2026?
    Dal 1° novembre 2026 la retribuzione minima del III livello è di 2.024,38 € lordi al mese (paga base 1.494,41 €, contingenza 527,90 €, terzo elemento 2,07 €), per 14 mensilità. Dal 1° febbraio 2027 sale a 2.070,63 €. Si aggiungono gli scatti di anzianità (21,95 € ciascuno) ed eventuali superminimi.
    Quanto prende un V livello del commercio nel 2026?
    Dal 1° novembre 2026 il V livello ha una retribuzione minima di 1.691,70 € lordi al mese (paga base 1.167,69 €), per 14 mensilità, e dal 1° febbraio 2027 di 1.727,84 €. Ogni scatto triennale vale 20,30 €.
    Quando scade il CCNL Commercio Confcommercio?
    Il 31 marzo 2027. A settembre 2026 Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno approvato la piattaforma per il rinnovo, che chiede 220 € mensili a regime. Fino al nuovo accordo restano valide le tabelle in vigore.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Commercio Confcommercio. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • CCNL Commercio Confcommercio: livelli di inquadramento, qualifiche e mansioni

    CCNL Commercio Confcommercio

    In sintesi

    Il CCNL Commercio Confcommercio classifica i lavoratori in 8 livelli: Quadro (al vertice) e poi I, II, III, IV, V, VI e VII. Ogni livello corrisponde a declaratorie precise di responsabilità, autonomia e competenza tecnica. Le mansioni superiori danno diritto al livello superiore dopo 3-6 mesi continuativi a seconda del livello (art. 116).

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confcommercio · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · UILTuCS-UIL
    Ultimo rinnovo
    22 marzo 2024 (testo unificato 3 febbraio 2026)
    Vigenza
    Fino al 31 marzo 2027
    Platea
    ~2,8 milioni

    Tabella riepilogativa

    Livelli CCNL Commercio – Profili tipici
    Livello Profilo tipo Autonomia/Responsabilità
    Quadro Funzioni direttive di rilevante importanza, senza qualifica di dirigente Alta autonomia, gestione collaboratori
    I Capo di servizio o di ufficio, gestore di negozio, filiale o supermercato, product manager Direzione esecutiva di un’unità o funzione
    II Capo reparto, ispettore, contabile di concetto, cassiere principale, consegnatario di magazzino Compiti di concetto autonomi, coordinamento e controllo
    III Contabile/impiegato amministrativo, vetrinista, commesso specializzato provetto, operaio specializzato provetto Conoscenze tecniche ed esperienza, autonomia operativa
    IV Commesso alla vendita al pubblico, cassiere comune, magazziniere, contabile d’ordine, operaio specializzato Compiti operativi, anche di vendita
    V Fatturista, centralinista, aiutante commesso (per 18 mesi), preparatore di commissioni, operaio qualificato Lavori qualificati con normali conoscenze
    VI Fattorino, imballatore, addetto al carico e scarico, custode, operaio comune Semplici conoscenze pratiche
    VII Addetto alle pulizie, garzone Mansioni di pulizia o equivalenti

    La struttura a 8 livelli

    Il CCNL Commercio Confcommercio è il contratto collettivo più diffuso del terziario italiano, applicato in circa 2,8 milioni di rapporti di lavoro tra commercio al dettaglio e all’ingrosso, distribuzione, servizi alle imprese e ai privati, magazzini, logistica, e-commerce.

    La struttura di inquadramento è organizzata in 8 livelli: il Quadro al vertice e poi 7 livelli numerati da I a VII (in ordine decrescente). A ogni livello corrisponde una declaratoria, ovvero una descrizione dei requisiti di competenza tecnica, autonomia e responsabilità che caratterizzano le mansioni di quel livello.

    Il Quadro: figure direttive

    La qualifica di Quadro è riconosciuta ai lavoratori che, pur non rivestendo la qualifica di dirigente, svolgono con carattere continuativo funzioni di rilevante importanza per l’azienda. Tipici esempi: direttore commerciale di una catena distributiva, direttore amministrativo, responsabile sistemi informativi, direttore di filiale di grande superficie.

    Il CCNL prevede per i Quadri tutele specifiche, tra cui l’assistenza sanitaria integrativa dedicata.

    I e II livello: ruoli direttivi e di concetto

    Il I livello raggruppa chi sovrintende a un’unità o a una funzione con iniziativa e autonomia: capo di servizio o di ufficio (tecnico, amministrativo, commerciale, marketing, legale), gestore di negozio, filiale o supermercato, product manager.

    Il II livello comprende i lavoratori di concetto con compiti autonomi o di coordinamento e controllo: capo di reparto o settore, ispettore, cassiere principale che sovrintende a più casse, contabile con mansioni di concetto, segretario di direzione, consegnatario responsabile di magazzino.

    Dal III al VII: la gerarchia operativa

    Dal III livello in giù si trovano la gran parte dei lavoratori del terziario (art. 113):

    • III: contabile/impiegato amministrativo, vetrinista, commesso specializzato provetto, operaio specializzato provetto
    • IV: commesso alla vendita al pubblico, cassiere comune, magazziniere, contabile d’ordine, addetto all’amministrazione, operaio specializzato
    • V: fatturista, addetto al centralino o contact center, aiutante commesso, preparatore di commissioni, operaio qualificato
    • VI: fattorino, imballatore, addetto al carico e scarico, custode, portiere, operaio comune
    • VII: addetto alle pulizie, garzone

    Alcune figure restano al V livello solo per i primi 18 mesi e poi passano al IV: l’aiutante commesso, l’addetto alle operazioni ausiliarie alla vendita e quello ai magazzini nella grande distribuzione a libero servizio, l’addetto alla vendita a distanza e all’e-commerce.

    Chi svolge mansioni superiori (non in sostituzione di un collega assente) ha diritto al livello superiore dopo un periodo continuativo di 3 mesi per mansioni di V e VI livello, 4 mesi per III e IV, 5 mesi per il II e 6 mesi per il I (art. 116).

    Casi pratici

    Tizio – Da aiutante commesso al IV livello
    Tizio viene assunto come aiutante commesso in un negozio, senza aver fatto l’apprendistato nel settore. Il CCNL lo inquadra al V livello per 18 mesi; finito questo periodo passa al IV livello, quello del commesso alla vendita al pubblico, con la paga base corrispondente.
    Caia – Inquadramento Quadro per nuove responsabilità
    Caia è capo ufficio commerciale al I livello. Le viene affidata stabilmente la direzione marketing di tutta la catena. Se queste funzioni sono di rilevante importanza per l’azienda e hanno carattere continuativo, Caia ha diritto alla qualifica di Quadro, dopo 6 mesi continuativi come per le mansioni di I livello (art. 116) o secondo quanto previsto per i Quadri dal CCNL.
    Sempronio – Demansionamento e tutele
    Sempronio è commesso alla vendita al IV livello e viene spostato a mansioni di V livello senza alcun cambiamento organizzativo. L’art. 2103 c.c. permette di assegnare mansioni del livello inferiore solo se cambia l’assetto organizzativo che incide sulla sua posizione (o nei casi previsti dai contratti collettivi), con comunicazione scritta e mantenendo livello e retribuzione. Senza questi presupposti l’assegnazione è illegittima e Sempronio può chiedere di tornare alle mansioni di IV livello.

    Domande frequenti

    Quanti livelli ha il CCNL Commercio?
    Otto: Quadro al vertice e poi I, II, III, IV, V, VI e VII in ordine decrescente. Ogni livello ha una declaratoria specifica (art. 113).
    Quando si passa al livello superiore?
    Svolgendo mansioni superiori in modo continuativo (non per sostituire un collega): dopo 3 mesi per mansioni di V e VI livello, 4 mesi per III e IV, 5 per il II e 6 per il I (art. 116). Alcune figure, come l’aiutante commesso, passano dal V al IV livello dopo 18 mesi.
    Cos’è la qualifica di Quadro?
    È l’inquadramento di chi svolge con carattere continuativo funzioni di rilevante importanza per l’azienda, senza essere dirigente. Il CCNL prevede per i Quadri tutele specifiche, tra cui l’assistenza sanitaria integrativa dedicata.
    Posso essere demansionato?
    Solo entro i limiti dell’art. 2103 c.c.: assegnazione a mansioni del livello inferiore per una modifica degli assetti organizzativi che incide sulla posizione (o nei casi previsti dai contratti collettivi), con comunicazione scritta e conservazione di livello e retribuzione; oppure con accordo nelle sedi protette.
    Il livello determina solo lo stipendio?
    No: dal livello dipendono anche la durata del periodo di prova e del preavviso e il periodo dopo cui le mansioni superiori danno diritto al nuovo livello.

    Fonti: CCNL Terziario Confcommercio, art. 113 — Classificazione · Art. 116 — Mansioni del lavoratore. Dati verificati su queste fonti a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per livello, Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Commercio Confcommercio, Ferie, permessi e ROL nel CCNL Commercio Confcommercio, Maternità e congedi parentali nel CCNL Commercio Confcommercio, Tredicesima, quattordicesima e premi nel CCNL Commercio Confcommercio e comporto e indennità.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Commercio Confcommercio. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 66-quinquies cod. ass. – Margine di solvibilità richiesto per le imprese che esercitano la riassicurazione nei rami vita e danni (abrogato)

    Art. 66-quinquies cod. ass. – Margine di solvibilità richiesto per le imprese che esercitano la riassicurazione nei rami vita e danni

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 12 maggio 2015, n. 74. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    [Margine di solvibilità richiesto per le imprese che esercitano la riassicurazione nei rami vita e danni] 1.

    L’impresa di riassicurazione che esercita la riassicurazione nei rami vita e danni costituisce un margine di solvibilità disponibile per la somma dei margini di solvibilità richiesti in relazione ad entrambe le attività riassicurative.

    2. Nel caso in cui il margine di solvibilità disponibile non raggiunga il livello richiesto al comma 1, l’ISVAP adotta le misure di cui al titolo XVI

  • Art. 154 D.P.R. 115/2002 – Destinazione del ricavato della vendita e di somme e valori

    Art. 154 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Decorsi tre mesi dalla vendita delle cose sequestrate, se nessuno ha provato di avervi diritto, le somme ricavate dalla vendita sono devolute alla cassa delle ammende, dedotte le spese di cui all'articolo 155.

    2. Le somme e i valori sequestrati sono devoluti alla cassa delle ammende decorsi tre mesi dalla rituale comunicazione dell'avviso di cui all'articolo 150, comma 4, senza che l'avente diritto abbia provveduto al ritiro.

    3. Se l'avente diritto alla restituzione di somme o di valori sequestrati è ignoto o irreperibile, le somme e i valori sono devoluti alla cassa delle ammende decorsi sei mesi dalla data in cui la sentenza è passata in giudicato o il provvedimento è divenuto definitivo.

  • Occhiali da vista e lenti correttive: detrazione 730/2026

    In sintesi

    • Detrazione del 19%: occhiali da vista e lenti a contatto correttive sono dispositivi medici e danno diritto alla detrazione del 19% sulla parte di spesa che supera la franchigia di 129,11 euro.
    • Pagamento in contanti ammesso: essendo dispositivi medici, per occhiali e lenti non è obbligatorio usare carta o bonifico; puoi pagare anche in contanti senza perdere la detrazione.
    • Documento necessario: fattura o scontrino: basta conservare la fattura o lo scontrino rilasciato dall’ottico, che identifichi il prodotto come occhiale da vista o lenti correttive.
    • Solo la parte correttiva è detraibile: gli occhiali da sole senza gradazione non rientrano nella detrazione; la detrazione riguarda esclusivamente i dispositivi ottici con funzione correttiva.
    • Vale anche per i familiari a carico: puoi detrarre le spese per occhiali o lenti acquistati nell’interesse del coniuge o dei figli fiscalmente a carico.
    • Lenti e montatura insieme: la detrazione si applica al costo complessivo sostenuto presso l’ottico, comprensivo della montatura e delle lenti, indicato nella fattura o nello scontrino.

    Occhiali da vista come dispositivo medico: come funziona la detrazione

    Gli occhiali da vista e le lenti a contatto correttive sono a tutti gli effetti dispositivi medici, perché correggono un difetto visivo: miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia. In quanto tali, rientrano nella categoria delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione del 19% nel modello 730.

    Il meccanismo è lo stesso di tutte le spese sanitarie: sommi l’importo delle spese per occhiali alle altre spese mediche dell’anno, riporti tutto nel rigo E1 del quadro E, e il CAF o il professionista che ti assiste calcola la detrazione del 19% solo sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro. Quella soglia si applica una sola volta sull’intero totale delle spese sanitarie.

    Una delle regole più comode per questa categoria è che non è obbligatorio pagare con carta o bonifico. Per i dispositivi medici – e gli occhiali da vista lo sono – il pagamento in contanti è pienamente valido. Basta conservare la fattura o lo scontrino dell’ottico che identifichi il prodotto come occhiale da vista o lenti correttive.

    Attenzione a non confondere: gli occhiali da sole senza gradazione non sono dispositivi medici e non danno diritto alla detrazione. La detrazione riguarda esclusivamente i prodotti con funzione correttiva. Anche i liquidi per lenti a contatto, i porta-lenti e gli accessori non rientrano nella detrazione se non sono classificati come dispositivi medici.

    Occhiali e lenti correttive: regole nel 730/2026
    Voce Regola
    Aliquota di detrazione 19% sulla parte eccedente la franchigia
    Franchigia (quota a tuo carico) 129,11 euro (sul totale delle spese sanitarie)
    Pagamento tracciabile obbligatorio? No – il contante è ammesso (dispositivo medico)
    Cosa è detraibile Occhiali da vista correttivi e lenti a contatto correttive
    Cosa non è detraibile Occhiali da sole senza gradazione, accessori non medici
    Documento da conservare Fattura o scontrino dell'ottico con identificazione del prodotto

    Esempio pratico

    • Sempronia è miope e nel 2025 ha acquistato un nuovo paio di occhiali da vista per 320 euro (montatura + lenti graduate) pagando in contanti presso il suo ottico. Ha anche sostenuto visite mediche per 180 euro. Il totale delle spese sanitarie da riportare nel rigo E1 è 500 euro. La detrazione è 19% di (500 – 129,11) = 19% di 370,89 euro = circa 70 euro di detrazione. Il pagamento in contanti degli occhiali è valido perché si tratta di un dispositivo medico.

    Documenti necessari

    • Fattura o scontrino rilasciato dall’ottico con descrizione del prodotto (occhiali da vista, lenti a contatto correttive) e importo
    • Prescrizione del medico oculista (non sempre obbligatoria per la detrazione, ma utile in caso di controllo e di solito necessaria per l’acquisto stesso)
    • Documentazione che identifichi il prodotto come dispositivo medico ottico (di solito è la fattura stessa dell’ottico)

    Tizio compra occhiali da vista per sé e lenti per suo figlio

    Scenario. Tizio ha acquistato nel 2025 un paio di occhiali progressivi per 450 euro (pagati con carta) e ha comprato lenti a contatto mensili per suo figlio di 16 anni fiscalmente a carico per 180 euro (pagati in contanti). Totale: 630 euro di spesa per dispositivi ottici correttivi.

    Come si applica. Tizio può detrarre entrambe le spese: quella per i propri occhiali e quella per le lenti del figlio a carico. Somma i 630 euro alle altre spese sanitarie dell’anno e riporta il totale nel rigo E1. Il pagamento in contanti delle lenti del figlio è regolare per i dispositivi medici. La detrazione del 19% si applica sulla parte del totale che supera i 129,11 euro. Tizio deve avere la fattura dell’ottico per i propri occhiali e lo scontrino o fattura per le lenti del figlio.

    In pratica

    • Puoi detrarre sia le tue spese per occhiali sia quelle per i familiari fiscalmente a carico.
    • Il pagamento in contanti è valido per i dispositivi medici ottici; non perdi la detrazione.
    • Conserva sempre la fattura o lo scontrino dell’ottico: è il documento che prova la spesa.

    Caio vuole detrarre sia gli occhiali da vista sia quelli da sole

    Scenario. Caio ha acquistato in un’unica fattura dal suo ottico sia un paio di occhiali da sole fotocromatici graduati (200 euro) sia lenti a contatto correttive da giorno (120 euro).

    Come si applica. Le lenti a contatto correttive da 120 euro sono detraibili: sono dispositivi medici a tutti gli effetti. Gli occhiali fotocromatici graduati hanno una funzione sia correttiva (la gradazione) sia di protezione solare: in linea generale, il fatto che abbiano la gradazione li classifica come dispositivi medici ottici e la spesa è detraibile. Se invece si trattasse di occhiali da sole senza gradazione, non sarebbero detraibili. Caio riporta nel rigo E1 il totale delle spese detraibili (che include i 320 euro di occhiali graduati e lenti, se entrambi qualificati come dispositivi medici) insieme alle altre spese sanitarie dell’anno.

    In pratica

    • Gli occhiali graduati – anche fotocromatici o con trattamenti aggiuntivi – sono dispositivi medici detraibili.
    • Gli occhiali da sole senza gradazione non sono detraibili.
    • Chiedi all’ottico che la fattura specifichi il tipo di prodotto (occhiale correttivo, lenti correttive).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Gli occhiali da vista si detraggono nel 730?

    Sì. Gli occhiali da vista e le lenti a contatto correttive sono dispositivi medici e danno diritto alla detrazione del 19% sulla parte di spesa sanitaria totale che supera i 129,11 euro di franchigia.

    Devo pagare con carta o bonifico gli occhiali per detrarre la spesa?

    No. Per i dispositivi medici – categoria in cui rientrano occhiali da vista e lenti correttive – non è obbligatorio il pagamento tracciabile. Puoi pagare anche in contanti.

    Qual è il documento che devo conservare?

    È sufficiente la fattura o lo scontrino rilasciato dall’ottico, che deve permettere di identificare il prodotto come occhiale da vista o lenti correttive. Di solito la fattura dell’ottico riporta già queste informazioni.

    Sono detraibili anche gli occhiali da sole?

    Solo se hanno la gradazione correttiva. Gli occhiali da sole senza gradazione non sono dispositivi medici e non danno diritto alla detrazione.

    Posso detrarre le lenti a contatto acquistate per mio figlio a carico?

    Sì. Le spese per dispositivi medici sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico (compreso il figlio) danno diritto alla stessa detrazione del 19%.

    Quanto risparmio detraendo gli occhiali?

    La detrazione vale il 19% della spesa che supera la franchigia di 129,11 euro, calcolata sul totale delle spese sanitarie dell’anno. Ad esempio, se le tue spese sanitarie totali sono 500 euro, la detrazione è 19% di (500 – 129,11) = circa 70 euro. Se hai solo le spese degli occhiali (es. 320 euro), con nessun’altra spesa sanitaria, la detrazione è 19% di (320 – 129,11) = circa 36 euro.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie, Spese mediche oltre 15.493 euro e Spese mediche per patologie esenti.

  • Art. 66-quater D.Lgs. 209/2005 – Requisiti Patrimoniali di Solvibilità

    Art. 66-quater D.Lgs. 209/2005 – (Requisiti Patrimoniali di Solvibilità

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. All'impresa di riassicurazione si applicano le disposizioni di cui al Titolo III, Capo IV-bis, Sezione I, Sezione II e Sezione III, ed all'articolo 47-bis.

  • Sostituto d’imposta e tredicesima: come cambia il prelievo nel 2026, caso

    In sintesi

    • Il sostituto d’imposta privato applica d’ufficio il regime sostitutivo sulla tredicesima: non è richiesta istanza del lavoratore.
    • La verifica del requisito reddituale (reddito 2025 entro 40.000 euro) avviene sulla CU 2025 o sull’attestazione scritta del lavoratore.
    • In caso di cambio di datore di lavoro, è il lavoratore ad avere l’onere di attestare per iscritto il reddito 2025 al nuovo sostituto.
    • I compensi che sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria, ancorché denominati come indennità, non rientrano nella base dell’imposta sostitutiva.
    • I premi di risultato tassati con il regime agevolato ex L. 208/2015 non concorrono alla soglia dei 40.000 euro.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) attribuisce ai sostituti d’imposta del settore privato l’obbligo di applicare l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 sulla tredicesima mensilità, per i lavoratori con reddito 2025 non superiore a 40.000 euro. Prevede specifiche regole per i casi di cambio di sostituto e disciplina le esclusioni per i compensi sostitutivi della retribuzione ordinaria, con contributi previdenziali invariati rispetto alle regole ordinarie.

    Approfondimento normativo completo: Comma 11 LB 2026: ambito sostituti d’imposta tredicesime.

    Il ruolo del sostituto d'imposta sulla tredicesima: cosa cambia con la legge di bilancio 2026

    Con il comma 11 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199), il legislatore ha attribuito ai sostituti d’imposta del settore privato un ruolo centrale nel nuovo regime fiscale sulla tredicesima mensilità. Il comma opera un richiamo espresso alle disposizioni del comma 10, che disciplina il meccanismo dell’imposta sostitutiva, e ne affida l’applicazione in capo al datore di lavoro – identificato attraverso il riferimento all’articolo 23 del DPR 600/1973 – senza necessità di alcuna iniziativa da parte del lavoratore.

    Il perimetro soggettivo entro cui il sostituto opera è delimitato su due fronti. Il primo è settoriale: sono interessati i sostituti del settore privato, con esclusione delle attività di cui al comma 18. Il secondo è reddituale: possono beneficiare dell’imposta sostitutiva solo i lavoratori il cui reddito di lavoro dipendente nell’anno 2025 non ha superato 40.000 euro, limite che il sostituto verifica attraverso la CU già in suo possesso, oppure attraverso l’attestazione scritta del lavoratore nei casi di cambio di datore.

    La norma introduce anche una precisazione importante sui limiti oggettivi: restano fuori dal regime sostitutivo i compensi che, pur denominati come maggiorazioni o indennità, svolgono la funzione di sostituire in tutto o in parte la retribuzione ordinaria. Questa esclusione impone al sostituto un’analisi qualitativa delle voci retributive per distinguere la vera gratifica natalizia dagli emolumenti che ne condividono solo il nomen. Sul piano contributivo, la norma non modifica nulla: i contributi previdenziali e assistenziali continuano a seguire le regole ordinarie.

    Adempimenti del sostituto d'imposta sulla tredicesima 2026

    • Verifica il reddito di lavoro dipendente 2025 di ciascun lavoratore dalla CU già in archivio: solo sotto i 40.000 euro si applica il regime sostitutivo.
    • Acquisisce l’attestazione scritta del lavoratore che ha cambiato datore nel 2025 o 2026, prima di applicare il regime sostitutivo.
    • Classifica le voci retributive denominate ‘indennita” o ‘maggiorazione’: quelle sostitutive della retribuzione ordinaria non rientrano nella base dell’imposta sostitutiva.
    • Verifica che i premi di risultato eventualmente tassati con il regime agevolato ex L. 208/2015 siano esclusi dal computo della soglia reddituale dei 40.000 euro.
    • Calcola i contributi previdenziali sulla tredicesima con le aliquote ordinarie, indipendentemente dal regime fiscale applicato.

    Caso 1: Tizio, lavoratore con unico datore e CU 2025 in archivio

    Scenario. Tizio lavora ininterrottamente da quattro anni presso la stessa azienda manifatturiera. Il datore di lavoro dispone della CU 2025 che certifica un reddito di lavoro dipendente di 26.000 euro. A dicembre 2026 il datore deve stabilire come trattare la tredicesima di Tizio. La tredicesima è composta esclusivamente dalla quota di retribuzione base maturata, senza componenti aggiuntive denominate indennità o maggiorazioni.

    Come si legge in pratica. Il sostituto d’imposta non deve compiere alcun passaggio aggiuntivo: la CU 2025 di Tizio è già in archivio e certifica un reddito inferiore a 40.000 euro. Applicando il comma 11 della legge di bilancio 2026, il datore calcola l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 direttamente sulla voce tredicesima del cedolino di dicembre. I contributi INPS sono calcolati con le aliquote ordinarie sulla stessa base. Il regime sostitutivo è applicato d’ufficio: Tizio non deve presentare alcuna domanda o autocertificazione.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito 2025 da CU: 26.000 euro (sotto la soglia di 40.000 euro).
    • Stesso sostituto: CU disponibile, regime applicato d’ufficio.
    • Base sostitutiva: tredicesima di pura retribuzione base, nessuna componente esclusa.
    • Contributi INPS: regole ordinarie applicate sulla tredicesima.
    • Adempimento Tizio: nessuno richiesto.

    Caso 2: Caia, voce 'indennita' di disagio' di natura sostitutiva in busta paga

    Scenario. Caia è una lavoratrice di un’azienda di servizi. Il suo contratto prevede, oltre alla retribuzione base, una voce denominata ‘indennità di disagio‘ pari al 15% della retribuzione mensile, che il CCNL di settore qualifica espressamente come sostitutiva di una quota della retribuzione di base. La tredicesima di Caia include proporzionalmente questa componente. Il reddito 2025 di Caia è di 29.000 euro.

    Come si legge in pratica. Il sostituto d’imposta deve applicare al caso di Caia la precisazione del comma 11 della legge di bilancio 2026: l’indennita’ di disagio, qualificata dal CCNL come sostitutiva di una quota di retribuzione ordinaria, non rientra nella base dell’imposta sostitutiva. Il datore scorpora dalla tredicesima la componente dell’indennita’ di disagio e la assoggetta alla tassazione IRPEF ordinaria, mentre la quota di tredicesima riferita alla retribuzione base beneficia del regime sostitutivo comma 10. I contributi INPS si calcolano sull’intera tredicesima (inclusa l’indennita’) con le aliquote ordinarie.

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito 2025: 29.000 euro (sotto soglia 40.000).
    • Voce ‘indennita’ di disagio’: esclusa dalla base sostitutiva per sua natura sostitutiva della retribuzione ordinaria.
    • Tredicesima quota base: soggetta a imposta sostitutiva comma 10.
    • Tredicesima quota indennità: assoggettata a IRPEF ordinaria.
    • Contributi INPS: aliquote ordinarie sull’intera tredicesima.

    Caso 3: Sempronio, cambia datore a ottobre 2026 senza fornire attestazione

    Scenario. Sempronio ha iniziato un nuovo rapporto di lavoro a ottobre 2026. Il reddito di lavoro dipendente 2025, risultante dalla CU del precedente datore, era di 33.500 euro. Sempronio, però, non ha fornito al nuovo datore l’attestazione scritta del reddito 2025, ignorando l’adempimento richiesto dal comma 11 della legge di bilancio 2026. A dicembre 2026 il nuovo datore deve decidere come trattare la tredicesima.

    Come si legge in pratica. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 stabilisce che, in caso di cambio di sostituto d’imposta, il regime sostitutivo può essere applicato solo se il lavoratore ha attestato per iscritto il reddito 2025. In assenza di questa attestazione, il nuovo datore di Sempronio non dispone della documentazione necessaria per verificare il requisito reddituale e non può applicare il regime sostitutivo. La tredicesima di Sempronio verrà dunque assoggettata alla tassazione IRPEF ordinaria. Sempronio potrà eventualmente verificare in sede di dichiarazione dei redditi per l’anno 2026 se e in quale misura il beneficio non goduto possa essere recuperato, tenuto conto delle istruzioni operative che saranno diramate dall’Agenzia delle Entrate.

    Riepilogo Caso 3

    • Reddito 2025: 33.500 euro (sotto soglia 40.000), ma non attestato per iscritto.
    • Cambio sostituto a ottobre 2026: attestazione scritta non fornita al nuovo datore.
    • Regime applicato: IRPEF ordinaria sulla tredicesima (impossibile applicare il sostitutivo).
    • Conseguenza: mancato beneficio del regime sostitutivo comma 10 per il 2026.
    • Possibile rimedio: verifica in sede di dichiarazione dei redditi 2026 con un consulente.

    Quando conviene una verifica

    Hai dubbi sulla corretta applicazione del regime sostitutivo sulla tredicesima o sull’attestazione del reddito 2025? Un consulente del lavoro può guidarti. Consulta un esperto per la gestione della tredicesima.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cosa deve fare il lavoratore che ha cambiato datore di lavoro nel 2025 o nel 2026?

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 prevede che, quando il sostituto d’imposta tenuto ad applicare l’imposta sostitutiva sulla tredicesima non coincide con quello che ha rilasciato la CU 2025, il lavoratore attesta per iscritto l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nell’anno 2025. Senza questa attestazione, il nuovo datore non può applicare il regime sostitutivo e procederà con la tassazione IRPEF ordinaria sulla tredicesima.

    Il sostituto d'imposta può rifiutarsi di applicare il regime sostitutivo?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 usa il termine ‘sono applicate’, indicando un obbligo in capo al sostituto d’imposta del settore privato (escluse le attivita’ di cui al comma 18) nei confronti dei lavoratori che soddisfano il requisito reddituale. Il sostituto non ha facoltà discrezionale: qualora ometta di applicare il regime per un lavoratore avente diritto, potrebbe rispondere dell’errore nelle ordinarie sedi di recupero fiscale.

    I compensi in natura (fringe benefit) rientrano nella base della soglia dei 40.000 euro?

    La soglia reddituale di cui al comma 11 della legge di bilancio 2026 fa riferimento al reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 49 e dell’art. 51 del TUIR, richiamati espressamente dalla norma. In linea generale, i fringe benefit imponibili concorrono al reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 51 TUIR, salvo le esenzioni espressamente previste. La verifica dell’ammontare esatto della soglia deve tener conto di tutte le componenti rilevanti ai fini IRPEF per il 2025.

    Cosa sono le 'attivita' di cui al comma 18' escluse dall'obbligo del sostituto?

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 esclude dal perimetro applicativo i sostituti d’imposta che svolgono le attività di cui al comma 18 della stessa legge. Per identificare esattamente quali settori o tipologie di attività siano escluse è necessario leggere il testo del comma 18 della L. 199/2025. I datori di lavoro che ritengono di ricadere in questa esclusione devono verificare la propria posizione con un consulente del lavoro o fiscale prima di applicare il regime sostitutivo.

    Come si trattano i premi di risultato ai fini della soglia dei 40.000 euro?

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 stabilisce espressamente che, ai fini del limite annuo di 40.000 euro, non concorrono i premi di risultato e le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili assoggettati al regime agevolato dell’art. 1, commi 182 e seguenti, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Il lavoratore che ha percepito un premio di risultato tassato separatamente non lo include nel calcolo del reddito 2025 per verificare il rispetto della soglia di accesso al regime sostitutivo.

  • Art. 18 D.P.R. 115/2002 – Non applicabilità dell’imposta di bollo nel processo penale e nei processi in cui è dovuto il contributo unificato

    Art. 18 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Agli atti e provvedimenti del processo penale , con la sola esclusione dei certificati penali, non si applica l'imposta di bollo. L'imposta di bollo non si applica altresì agli atti e provvedimenti del processo civile, compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione, del processo amministrativo e nel processo tributario , soggetti al contributo unificato. L'imposta di bollo non si applica, inoltre, alle copie autentiche, comprese quelle esecutive, degli atti e dei provvedimenti, purché richieste dalle parti processuali. Atti e provvedimenti del processo sono tutti gli atti processuali, inclusi quelli antecedenti, necessari o funzionali. (27)

    2. La disciplina sull'imposta di bollo è invariata per le istanze e domande sotto qualsiasi forma presentate da terzi, nonché per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici, compreso il rilascio di certificati, sempre che non siano atti antecedenti, necessari o funzionali ai processi di cui al comma 1. (32)

  • Art. 14 D.Lgs. 209/2005 – Requisiti e procedura

    Art. 14 D.Lgs. 209/2005 – Requisiti e procedura

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. L' IVASS rilascia l'autorizzazione di cui all'articolo 13 quando ricorrono le seguenti condizioni: a) sia adottata la forma di società per azioni, di società cooperativa o di società di mutua assicurazione le cui quote di partecipazione siano rappresentate da azioni, costituite ai sensi, rispettivamente, degli articoli 2325, 2511 e 2546 del codice civile, nonché nella forma di società europea ai sensi del regolamento (CE) n. 2157/2001 relativo allo statuto della società europea e la forma di Società cooperativa europea (SCE) ai sensi del regolamento (CE) n. 1435/2003; b) la direzione generale e amministrativa dell'impresa richiedente sia stabilita nel territorio della Repubblica; c) l'impresa detenga i fondi propri di base ammissibili necessari per coprire il minimo assoluto del Requisito Patrimoniale Minimo, di cui all'articolo 47-ter, comma 1, lettera d), pari ad un importo non inferiore a: 1) 2.500.000 euro per le imprese di assicurazione danni, comprese le imprese di assicurazione captive, salva l'ipotesi in cui sia coperta la totalità o parte dei rischi compresi in uno dei rami da 10 a 15 elencati all'articolo 2, comma 3, nel qual caso l'importo è elevato a 3.700.000 euro; 2) 3.700.000 euro per le imprese di assicurazione vita, comprese le imprese di assicurazione captive; 3) 6.200.000 euro, ovvero la somma degli importi di cui ai numeri 1) e 2), per le imprese che esercitano congiuntamente i rami vita e danni di cui all'articolo 13, comma 1. c-bis) l'impresa dimostri che sarà in grado di detenere i fondi propri ammissibili necessari per coprire in prospettiva il Requisito Patrimoniale di Solvibilità, di cui all'articolo 45-bis; c-ter) l'impresa dimostri che sarà in grado di detenere i fondi propri di base ammissibili necessari per coprire in prospettiva il Requisito Patrimoniale Minimo di cui all'articolo 47-bis; d) venga presentato, unitamente all'atto costitutivo e allo statuto, un programma di attività conforme alle indicazioni fornite all'articolo 14-bis, commi 1 e 2; e) i titolari di partecipazioni qualificate siano in possesso dei requisiti di onorabilità stabiliti dall'articolo 77 e sussistano i presupposti per il rilascio dell'autorizzazione prevista dall'articolo 68; e-bis) l'impresa dimostri che sarà in grado di conformarsi al sistema di governo societario di cui al Titolo III, Capo I; f) i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo nonché coloro che svolgono funzioni fondamentali all'interno dell'impresa siano in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità ed indipendenza indicati dall'articolo 76; g) non sussistano, tra l'impresa o i soggetti del gruppo di appartenenza e altri soggetti, stretti legami che ostacolino l'effettivo esercizio delle funzioni di vigilanza; h) siano indicati il nome e l'indirizzo del mandatario per la liquidazione dei sinistri da designare in ciascuno degli altri Stati membri, se i rischi da coprire sono classificati nei rami 10 e 12 dell'articolo 2, comma 3, esclusa la responsabilità del vettore.

    1-bis. 1-bis. L'impresa di assicurazione che intende ottenere l'autorizzazione ad esercitare congiuntamente i rami vita e i rami infortuni e malattia di cui all'articolo 2, comma 3, è tenuta a dimostrare, altresì, che: a) possiede i fondi propri di base ammissibili necessari per coprire il minimo assoluto del Requisito Patrimoniale Minimo per le imprese di assicurazione vita e il minimo assoluto del Requisito Patrimoniale Minimo per le imprese di assicurazione danni secondo quanto stabilito dal comma 1, lettera c) del presente articolo; b) si impegna a coprire in prospettiva i Requisiti Patrimoniali Minimi Nozionali di cui all'articolo 348, comma 2-ter.

    2. L' IVASS nega l'autorizzazione quando dalla verifica delle condizioni indicate nel comma 1 non risulti garantita la sana e prudente gestione, senza che si possa aver riguardo alla struttura e all'andamento dei mercati interessati. Il provvedimento che nega l'autorizzazione è specificatamente e adeguatamente motivato ed è comunicato all'impresa interessata entro novanta giorni dalla presentazione della domanda di autorizzazione completa dei documenti richiesti.

    3. Non si può dare corso al procedimento per l'iscrizione nel registro delle imprese se non consti l'autorizzazione di cui all'articolo 13.

    4. L' IVASS, verificata l'iscrizione nel registro delle imprese, iscrive in un'apposita sezione dell'albo le imprese di assicurazione autorizzate in Italia e ne dà pronta comunicazione all'impresa interessata. Le imprese indicano negli atti e nella corrispondenza l'iscrizione all'albo.

    5. L' IVASS determina, con regolamento, la procedura di autorizzazione, inclusi l'aggiornamento degli importi previsti per il rilascio dell'autorizzazione e le forme di pubblicità dell'albo.

    5-bis. 5-bis. L'IVASS comunica all'AEAP ogni autorizzazione rilasciata ai fini della pubblicazione nell'elenco dalla stessa tenuto, con l'indicazione: a) dei rami e dei rischi per i quali l'impresa è autorizzata; b) dell'eventuale abilitazione ad operare negli altri Stati membri in stabilimento o in libera prestazione di servizi.

  • Art. 12 D.Lgs. 209/2005 – Operazioni vietate

    Art. 12 D.Lgs. 209/2005 – Operazioni vietate

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Sono vietate le associazioni tontinarie o di ripartizione, le assicurazioni che hanno per oggetto il trasferimento del rischio di pagamento delle sanzioni amministrative e quelle che riguardano il prezzo del riscatto in caso di sequestro di persona. In caso di violazione del divieto il contratto è nullo e si applica l'articolo 167, comma 2.

    2. È vietata la costituzione nel territorio della Repubblica di società che hanno per oggetto esclusivo l'esercizio all'estero dell'attività assicurativa.

  • Art. 16 D.P.R. 115/2002 – (L) Omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato

    Art. 16 D.P.R. 115/2002 – (L) Omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. In caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato si applicano le disposizioni di cui alla parte VII, titolo VII, del presente testo unico e nell'importo iscritto a ruolo sono calcolati gli interessi al saggio legale, decorrenti dal deposito dell'atto cui si collega il pagamento o l'integrazione del contributo.

    1-bis. In caso di omesso o parziale pagamento del contributo unificato, si applica la sanzione di cui all'articolo 71 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 , esclusa la detrazione ivi prevista.

    1-ter. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 DICEMBRE 2023, N. 213 . (67)

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