Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 53 D.Lgs. 42/2004 – Beni del demanio culturale

    Art. 53 D.Lgs. 42/2004 – Beni del demanio culturale

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali che rientrino nelle tipologie indicate all' articolo 822 del codice civile costituiscono il demanio culturale.

    2. I beni del demanio culturale non possono essere alienati, né formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei limiti e con le modalita previsti dal presente codice.

  • Art. 52 D.Lgs. 42/2004 – Esercizio del commercio in aree di valore culturale e nei locali storici tradizionali

    Art. 52 D.Lgs. 42/2004 – Esercizio del commercio in aree di valore culturale e nei locali storici tradizionali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Con le deliberazioni previste dalla normativa in materia di riforma della disciplina relativa al settore del commercio, i comuni, sentito il soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l'esercizio del commercio.

    1-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 7-bis, i comuni, sentito il soprintendente, individuano altresì i locali, a chiunque appartenenti, nei quali si svolgono attività di artigianato tradizionale e altre attività commerciali tradizionali, riconosciute quali espressione dell'identità culturale collettiva ai sensi delle convenzioni UNESCO di cui al medesimo articolo 7-bis, al fine di assicurarne apposite forme di promozione e salvaguardia, nel rispetto della libertà di iniziativa economica di cui all'articolo 41 della Costituzione. (25)

    1-ter. Al fine di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché delle aree a essi contermini, i competenti uffici territoriali del Ministero, d'intesa con la regione e i Comuni, adottano apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione, comprese le forme di uso pubblico non soggette a concessione di uso individuale, quali le attività ambulanti senza posteggio, nonché, ove se ne riscontri la necessità, l'uso individuale delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di concessioni di posteggio o di occupazione di suolo pubblico. In particolare, i competenti uffici territoriali del Ministero , la regione e i Comuni avviano, d'intesa, procedimenti di riesame, ai sensi dell' articolo 21-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241 , delle autorizzazioni e delle concessioni di suolo pubblico, anche a rotazione, che risultino non più compatibili con le esigenze di cui al presente comma, anche in deroga a eventuali disposizioni regionali adottate in base all' articolo 28, commi 12 , 13 e 14, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 , e successive modificazioni, nonché in deroga ai criteri per il rilascio e il rinnovo della concessione dei posteggi per l'esercizio del commercio su aree pubbliche e alle disposizioni transitorie stabilite nell'intesa in sede di Conferenza unificata, ai sensi dell' articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 , prevista dall' articolo 70, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 recante attuazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno. In caso di revoca del titolo, ove non risulti possibile il trasferimento dell'attività commerciale in una collocazione alternativa potenzialmente equivalente, al titolare è corrisposto da parte dell'amministrazione procedente l'indennizzo di cui all'articolo 21-quinquies, comma 1, terzo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241 , nel limite massimo della media dei ricavi annui dichiarati negli ultimi cinque anni di attività, aumentabile del 50 per cento in caso di comprovati investimenti effettuati nello stesso periodo per adeguarsi alle nuove prescrizioni in materia emanate dagli enti locali. (25)

  • Dichiarazione tardiva o omessa 2026: sanzioni e rimedi

    In sintesi

    • Scadenza ordinaria: 30 settembre 2026 per il modello 730 e per il modello REDDITI PF presentato telematicamente.
    • Dichiarazione tardiva (entro 90 giorni): presentata dopo il 30 settembre ma entro la finestra successiva, è irregolare ma produce effetti fiscali; è possibile sanare con il ravvedimento operoso.
    • Dichiarazione omessa: quella presentata oltre 90 giorni dalla scadenza, o mai presentata; comporta sanzioni più gravi.
    • Ravvedimento operoso: pagando tributo dovuto, interessi legali giornalieri e sanzione ridotta puoi regolarizzare spontaneamente la tua posizione.
    • Integrazione a proprio favore: se hai dimenticato spese detraibili, puoi presentare un 730 integrativo entro il 26 ottobre (poiché il 25 è domenica) per recuperare il credito.

    Cosa cambia tra presentazione in ritardo e dichiarazione omessa

    Ogni anno il 30 settembre è il termine ultimo per presentare il modello 730 o il modello REDDITI PF (per i soggetti che lo usano al posto del 730). Se superi questa data, la situazione non è identica a seconda di quanto tempo passa: la legge distingue tra chi si affretta comunque a presentare (tardiva) e chi non presenta affatto o lo fa troppo tardi (omessa).

    La dichiarazione tardiva è quella consegnata dopo la scadenza del 30 settembre ma entro un termine ‘tollerato’ dalla normativa. Anche se irregolare, il Fisco la considera una dichiarazione valida che ha prodotto effetti. Puoi sanare la situazione con il ravvedimento operoso: paghi il tributo, gli interessi al tasso legale calcolati giornalmente, e la sanzione in misura ridotta prevista dall’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997.

    La dichiarazione omessa è invece quella che non è stata presentata entro i 90 giorni successivi alla scadenza originaria. Qui le sanzioni sono più pesanti e l’Agenzia delle Entrate può ricostruire d’ufficio i tuoi redditi. Se hai un debito fiscale e non hai presentato nulla, è urgente regolarizzarti prima che arrivi un accertamento.

    Dichiarazione tardiva vs omessa: differenze principali
    Situazione Quando ricade in questo caso Effetti fiscali
    Dichiarazione nei termini Entro il 30 settembre 2026 Regolare, nessuna sanzione
    Dichiarazione tardiva Dopo il 30 settembre, entro 90 giorni (indicativamente entro fine dicembre 2026) Valida ma irregolare; sanabile con ravvedimento operoso
    Dichiarazione omessa Oltre i 90 giorni dalla scadenza o mai presentata Non produce effetti; sanzioni pesanti; accertamento d'ufficio possibile
    730 integrativo a favore del contribuente Entro il 26 ottobre 2026 (termine scaduto: ora restano il modello REDDITI PF 2026 correttivo entro il 2 novembre 2026 o la dichiarazione integrativa a favore) (poiché il 25 ottobre è domenica) Recupera crediti o oneri non indicati nel 730 originario

    Esempio pratico

    • Sempronio ha dimenticato di presentare il 730 entro il 30 settembre 2026. Si ricorda della scadenza il 10 ottobre. Poiché sono passati solo 10 giorni e non 90, la sua dichiarazione rientra nella categoria ‘tardiva’: presentandola ora e pagando con ravvedimento operoso il tributo dovuto, gli interessi legali maturati giornalmente e la sanzione ridotta ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997, regolarizza la propria posizione senza conseguenze gravi. Se invece avesse aspettato fino a gennaio 2027, sarebbe caduto nell’omessa.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro
    • Documentazione delle spese detraibili eventualmente non incluse
    • Modello F24 per il pagamento del tributo, degli interessi e della sanzione ridotta (ravvedimento)
    • Modello 730 o REDDITI PF 2026 da presentare in ritardo
    • Ricevuta di trasmissione della dichiarazione

    Caso 1 – Tizio presenta in ritardo ma entro 90 giorni

    Scenario. Tizio non ha presentato il 730 entro il 30 settembre 2026 perché era fuori per lavoro. Si ricorda a metà ottobre e vuole sistemare la situazione.

    Come si applica. Essendo ancora entro i 90 giorni dalla scadenza, la dichiarazione che Tizio presenta ora è tardiva ma valida. Con il ravvedimento operoso, Tizio versa il tributo eventualmente dovuto, gli interessi calcolati al tasso legale con maturazione giornaliera, e la sanzione ridotta ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997. La sanzione diminuisce più si agisce in fretta rispetto alla scadenza.

    In pratica

    • Presenta il 730 o il REDDITI PF il prima possibile dopo la scadenza.
    • Calcola interessi e sanzione ridotta con il tuo Caf o commercialista.
    • Paga tutto insieme con modello F24 prima o contestualmente alla presentazione.

    Caso 2 – Caio si accorge di aver dimenticato spese detraibili

    Scenario. Caio ha già presentato il 730 nei termini, ma a ottobre si accorge di non aver incluso alcune spese che gli spettano, per cui potrebbe avere un credito più alto.

    Come si applica. Se l’integrazione comporta un maggior credito o un minor debito, Caio può presentare un 730 integrativo (con il codice 1 nella casella apposita) entro il 26 ottobre 2026 (termine scaduto: ora restano il modello REDDITI PF 2026 correttivo entro il 2 novembre 2026 o la dichiarazione integrativa a favore) (dato che il 25 è domenica). Il 730 integrativo deve essere presentato a un Caf o professionista abilitato. In alternativa, può usare il modello REDDITI PF 2026 come dichiarazione integrativa entro il 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).

    In pratica

    • Raccogli la documentazione delle spese dimenticate.
    • Porta tutto al Caf entro il 26 ottobre: presenterà il 730 integrativo per te.
    • Non dovrai pagare sanzioni: stai solo correggendo in tuo favore.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la scadenza per presentare il 730/2026?

    Il 30 settembre 2026. I termini che cadono di sabato o festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo.

    Entro quando posso presentare senza che sia considerata 'omessa'?

    Indicativamente entro 90 giorni dalla scadenza del 30 settembre 2026. Oltre quel termine la dichiarazione è considerata omessa e non produce effetti fiscali.

    Cos'è il ravvedimento operoso?

    È uno strumento che consente di regolarizzare spontaneamente una violazione fiscale pagando tributo dovuto, interessi legali giornalieri e una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria, come previsto dall’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997.

    Posso correggere il 730 se ho fatto un errore a mio sfavore?

    Sì. Se la modifica porta a un maggior debito, devi usare il modello REDDITI PF 2026 come dichiarazione integrativa, con ravvedimento operoso se già scaduta la scadenza ordinaria.

    Posso correggere il 730 se ho dimenticato spese che mi spettano?

    Sì, con un 730 integrativo entro il 26 ottobre 2026 (termine scaduto: ora restano il modello REDDITI PF 2026 correttivo entro il 2 novembre 2026 o la dichiarazione integrativa a favore) (poiché il 25 è domenica), oppure con il modello REDDITI PF 2026 come integrativa entro il 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).

    Cosa rischio se non presento la dichiarazione affatto?

    L’Agenzia delle Entrate può accertare d’ufficio i tuoi redditi e applicare sanzioni più pesanti rispetto al ravvedimento spontaneo. Prima regolarizzi, minore è la sanzione.

  • Art. 51 D.Lgs. 42/2004 – Studi d’artista

    Art. 51 D.Lgs. 42/2004 – Studi d’artista

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. È vietato modificare la destinazione d'uso degli studi d'artista nonché rimuoverne il contenuto, costituito da opere, documenti, cimeli e simili, qualora esso, considerato nel suo insieme ed in relazione al contesto in cui è inserito, sia dichiarato di interesse particolarmente importante per il suo valore storico, ai sensi dell'articolo 13.

    2. È altresì vietato modificare la destinazione d'uso degli studi d'artista rispondenti alla tradizionale tipologia a lucernario e adibiti a tale funzione da almeno vent'anni.

  • Art. 50 D.Lgs. 42/2004 – Distacco di beni culturali

    Art. 50 D.Lgs. 42/2004 – Distacco di beni culturali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. È vietato, senza l'autorizzazione del soprintendente, disporre ed eseguire il distacco di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi decorativi di edifici , esposti o non alla pubblica vista.

    2. È vietato, senza l'autorizzazione del soprintendente, disporre ed eseguire il distacco di stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli nonché la rimozione di cippi e monumenti, costituenti vestigia della Prima guerra mondiale ai sensi della normativa in materia.

  • Due Certificazioni Uniche nello stesso anno: come funziona il conguaglio nel 730

    In sintesi

    • Ogni rapporto di lavoro genera una CU separata: se avete cambiato datore di lavoro o avuto due impieghi contemporanei nel 2025, avete più di una Certificazione Unica.
    • Il 730 somma tutti i redditi e ricalcola l’imposta sull’intero ammontare, tenendo conto dell’aliquota IRPEF applicabile al totale.
    • Conguaglio a debito: se i singoli datori hanno applicato ritenute troppo basse (perché calcolate su un reddito parziale), il 730 fa emergere una differenza da pagare.
    • Conguaglio a credito: se le ritenute complessive sono state superiori all’imposta dovuta, il 730 genera un rimborso.
    • Dati del sostituto per il conguaglio: nel frontespizio va indicato il datore di lavoro o ente attuale (o comunque quello scelto) che effettuerà la trattenuta o il rimborso.
    • Non dimenticate la CU dell’ex datore di lavoro: va inclusa nella dichiarazione insieme a quella del datore attuale.

    Perché due CU possono cambiare il risultato della dichiarazione

    Avere due o più Certificazioni Uniche non significa fare qualcosa di strano: capita ogni volta che si cambia lavoro durante l’anno, si ha un secondo impiego, si percepisce una pensione e si lavora contemporaneamente, o si ricevono compensi da più soggetti che operano come sostituti d’imposta (cioè che trattengono le tasse direttamente dalla busta paga o dal compenso).

    Il problema nasce perché ogni datore di lavoro calcola le ritenute guardando solo il reddito che paga lui, come se fosse l’unico. Se nel 2025 avete guadagnato 15.000 euro con il primo datore e 10.000 con il secondo, ognuno ha tassato il proprio pezzo applicando le aliquote IRPEF su quella cifra senza sapere dell’altro. Ma l’IRPEF è un’imposta progressiva: più il reddito totale è alto, più alta è l’aliquota che si applica. Sommando i 25.000 euro totali, l’imposta dovuta può essere diversa (spesso superiore) rispetto alla somma delle due ritenute.

    Il Modello 730 risolve esattamente questo: raccoglie tutti i redditi, li somma, ricalcola l’imposta sull’importo complessivo e confronta il risultato con le ritenute già versate. La differenza positiva è il conguaglio a debito (dovete pagare ancora); quella negativa è il conguaglio a credito (avete diritto a un rimborso).

    Nella pratica, chi presenta il 730 deve inserire i dati di tutte le CU ricevute, non solo dell’ultima. Nel frontespizio va indicato il datore di lavoro attuale (o quello scelto) che effettuerà le operazioni di conguaglio: sarà lui a trattenere in busta paga o a rimborsare l’importo risultante dalla liquidazione.

    Schema del conguaglio con due CU
    Voce Importo (esempio)
    Reddito CU primo datore (gennaio-giugno) 15.000 euro
    Reddito CU secondo datore (luglio-dicembre) 10.000 euro
    Reddito complessivo da dichiarare nel 730 25.000 euro
    Ritenute già versate (somma delle due CU) X euro
    Imposta ricalcolata sul totale 25.000 euro Y euro
    Conguaglio = Y meno X (a debito se positivo, a credito se negativo) Differenza

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizio ha lavorato da gennaio a giugno 2025 per la ditta Alfa (reddito 12.000 euro, ritenute 1.800 euro) e da luglio a dicembre per la ditta Beta (reddito 13.000 euro, ritenute 1.950 euro). Ciascuna azienda ha tassato solo il proprio pezzo. Nel 730, Tizio dichiara il reddito complessivo di 25.000 euro. L’imposta ricalcolata su 25.000 euro risulta superiore alla somma delle due ritenute (1.800 + 1.950 = 3.750 euro) perché su 25.000 euro si applica un’aliquota media più alta. La differenza emerge come conguaglio a debito, che verrà trattenuta in busta paga da Beta a partire da luglio 2026. Se Tizio avesse anche detrazioni (spese mediche, interessi sul mutuo), queste riducono l’imposta finale e possono trasformare il debito in credito o ridurne l’importo.

    Documenti necessari

    • Tutte le Certificazioni Uniche (CU) 2026 ricevute dai diversi sostituti d’imposta
    • Documentazione delle spese detraibili sostenute nel 2025 (scontrini, fatture, ricevute)
    • Eventuale CU rilasciata prima della fine del rapporto (CU 2025 anticipata), se il sostituto l’ha emessa prima di dicembre
    • Dati del sostituto d’imposta attuale per le operazioni di conguaglio
    • Documentazione di eventuali acconti già versati con modello F24

    Cambio di lavoro a metà anno: conguaglio a debito in busta paga

    Scenario. Caio ha lavorato sei mesi per un primo datore di lavoro, poi ne ha trovato uno nuovo. Entrambi gli hanno rilasciato una CU. Quando porta il 730 al Caf, il commercialista gli dice che c’è un conguaglio a debito.

    Come si applica. Questo accade perché ogni datore ha applicato le aliquote IRPEF al solo reddito che lui ha corrisposto. Il reddito totale annuo, sommando le due CU, ricade in uno scaglione più alto, e l’imposta ricalcolata è superiore alla somma delle ritenute già operate. Il conguaglio a debito viene trattenuto in busta paga dal nuovo datore di lavoro (il sostituto indicato nel frontespizio) a partire dalla prima retribuzione utile successiva al ricevimento del prospetto di liquidazione, generalmente da luglio. Caio può chiedere la rateizzazione se l’importo è elevato.

    In pratica

    • Portate al Caf tutte le CU ricevute nel 2025, non solo l’ultima.
    • Il conguaglio a debito sarà trattenuto direttamente in busta paga a partire da luglio.
    • Potete chiedere la rateizzazione dell’importo dovuto.
    • Le detrazioni (spese mediche, mutuo, ecc.) riducono il conguaglio a debito.

    Pensione e lavoro part-time: due CU e un possibile credito

    Scenario. Sempronia è in pensione e nel 2025 ha anche lavorato part-time per qualche mese come collaboratrice. Ha ricevuto due CU: una dall’INPS e una dal datore di lavoro. Si aspetta un rimborso.

    Come si applica. La situazione è del tutto normale e gestibile con il Modello 730. L’INPS e il datore di lavoro hanno tassato separatamente i rispettivi redditi. Nel 730 i due importi vengono sommati. Se l’imposta complessiva risulta inferiore alla somma delle ritenute già operate (situazione possibile quando uno dei due redditi è basso e beneficia di detrazioni che il singolo sostituto non ha potuto applicare per intero), emerge un credito. Il rimborso viene erogato dall’ente pensionistico (l’INPS o la cassa pensionistica) a partire dal secondo mese successivo al ricevimento del prospetto di liquidazione, in genere da agosto o settembre.

    In pratica

    • Indicate nel frontespizio l’ente pensionistico come sostituto per il conguaglio.
    • Il rimborso arriverà sulla pensione a partire da agosto o settembre.
    • Includete entrambe le CU nella dichiarazione.
    • Verificate che tutte le detrazioni spettanti siano inserite: riducono l’imposta finale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo portare al Caf tutte le CU che ho ricevuto?

    Sì, assolutamente. La dichiarazione deve includere tutti i redditi percepiti nel 2025. Se omettete una CU, dichiarate un reddito inferiore al reale e rischiate sanzioni in caso di controllo.

    Come faccio a sapere se avrò un conguaglio a debito o a credito?

    Non è possibile saperlo in anticipo con certezza: dipende dalla somma dei redditi, dalle aliquote applicate dai singoli sostituti e dalle detrazioni spettanti. Il Caf o il 730 precompilato calcolano automaticamente il risultato nel prospetto di liquidazione (modello 730-3) che riceverete prima della presentazione.

    Quando viene trattenuto il conguaglio a debito?

    Il datore di lavoro o l’ente pensionistico effettua la trattenuta a partire dalla prima retribuzione utile successiva al momento in cui ha ricevuto il prospetto di liquidazione, generalmente dal mese di luglio. Per i pensionati, da agosto o settembre.

    Posso rateizzare il conguaglio a debito?

    Sì. Se il conguaglio a debito riguarda l’IRPEF e le altre imposte risultanti dal 730, potete chiedere la rateizzazione. Le rate mensili vengono trattenute in busta paga con una maggiorazione per interessi.

    Il sostituto d'imposta non esegue il rimborso se l'importo è piccolo: perché?

    Le istruzioni prevedono che il sostituto d’imposta non esegua il versamento del debito o il rimborso del credito di ogni singola imposta o addizionale se l’importo risultante dalla dichiarazione è uguale o inferiore a 12 euro.

    Se non ho più un sostituto d'imposta al momento della presentazione, come avviene il conguaglio?

    In assenza di un sostituto d’imposta, presentate il 730 con la modalità ‘senza sostituto’: indicate la lettera ‘A’ nell’apposita casella del frontespizio. Se emerge un credito, il rimborso arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate a partire da dicembre. Se emerge un debito, pagate tramite modello F24.

  • Art. 49 D.Lgs. 42/2004 – Manifesti e cartelli pubblicitari

    Art. 49 D.Lgs. 42/2004 – Manifesti e cartelli pubblicitari

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. È vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l'affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l'aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. L'autorizzazione è trasmessa, a cura degli interessati, agli altri enti competenti all'eventuale emanazione degli ulteriori atti abilitativi.

    2. Lungo le strade site nell'ambito o in prossimità dei beni indicati al comma 1, è vietato collocare cartelli o altri mezzi di pubblicità, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli, previo parere favorevole della soprintendenza sulla compatibilità della collocazione o della tipologia del mezzo di pubblicità con l'aspetto, il decoro e la pubblica fruizione dei beni tutelati.

    3. In relazione ai beni indicati al comma 1 il soprintendente, valutatane la compatibilità con il loro carattere artistico o storico, rilascia o nega il nulla osta o l'assenso per l'utilizzo a fini pubblicitari delle coperture dei ponteggi predisposti per l'esecuzione degli interventi di conservazione, per un periodo non superiore alla durata dei lavori. A tal fine alla richiesta di nulla osta o di assenso deve essere allegato il contratto di appalto dei lavori medesimi.

  • Art. 48 D.Lgs. 42/2004 – Autorizzazione per mostre ed esposizioni

    Art. 48 D.Lgs. 42/2004 – Autorizzazione per mostre ed esposizioni

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. 1. È soggetto ad autorizzazione il prestito per mostre ed esposizioni: a) delle cose mobili indicate nell'articolo 12, comma 1; b) dei beni mobili indicati nell'articolo 10, comma 1; c) dei beni mobili indicati all'articolo 10, comma 3, lettere a), ed e); d) delle raccolte e dei singoli beni ad esse pertinenti, di cui all'articolo 10, comma 2, lettera a), delle raccolte librarie indicate all'articolo 10, commi 2, lettera c), e 3, lettera c), nonché degli archivi e dei singoli documenti indicati all'articolo 10, commi 2, lettera b), e 3, lettera b).

    2. Qualora l'autorizzazione abbia ad oggetto beni appartenenti allo Stato o sottoposti a tutela statale, la richiesta è presentata al Ministero almeno quattro mesi prima dell'inizio della manifestazione ed indica il responsabile della custodia delle opere in prestito.

    3. L'autorizzazione è rilasciata entro novanta giorni dalla data della richiesta tenendo conto delle esigenze di conservazione dei beni e, per quelli appartenenti allo Stato, anche delle esigenze di fruizione pubblica; essa è subordinata all'adozione delle misure necessarie per garantirne l'integrità. I criteri, le procedure e le modalità per il rilascio dell'autorizzazione medesima sono stabiliti con decreto ministeriale.

    4. Il rilascio dell'autorizzazione è inoltre subordinato all'assicurazione delle cose e dei beni da parte del richiedente, per il valore indicato nella domanda, previa verifica della sua congruità da parte del Ministero.

    5. Per le mostre e le manifestazioni sul territorio nazionale promosse dal Ministero o, con la partecipazione statale, da enti o istituti pubblici, l'assicurazione prevista al comma 4 può essere sostituita dall'assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato. La garanzia statale è rilasciata secondo le procedure, le modalità e alle condizioni stabilite con decreto ministeriale, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze. Ai corrispondenti oneri si provvede mediante utilizzazione delle risorse disponibili nell'ambito del fondo di riserva per le spese obbligatorie e d'ordine istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze.

    5-bis. L'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nell'esercizio delle proprie funzioni, garantiscono la trasparenza e la sostenibilità del mercato assicurativo con riferimento alle polizze stipulate per i beni oggetto di prestito ai sensi del presente articolo .

    6. Il Ministero ha facoltà di dichiarare, a richiesta dell'interessato, il rilevante interesse culturale o scientifico di mostre o esposizioni di beni culturali e di ogni altra iniziativa a carattere culturale, ai fini dell'applicazione delle agevolazioni previste dalla normativa fiscale.

  • Neoresidenti 2026: la flat tax sui redditi esteri sale a 300.000 euro, conviene ancora? (esempio)

    In sintesi

    • L’imposta sostitutiva forfettaria del regime neoresidenti (art. 24-bis TUIR) passa da 200.000 a 300.000 euro l’anno.
    • Per ciascun familiare (art. 433 c.c.) che estende l’opzione, la sostitutiva passa da 25.000 a 50.000 euro.
    • Il regime resta opzionale: forfettizza i redditi prodotti all’estero, mentre i redditi italiani restano tassati con IRPEF ordinaria.
    • È pensato per gli high net worth individuals con rilevanti redditi esteri, in concorrenza con regimi analoghi (Portogallo, Spagna, Grecia).
    • La convenienza dipende dall’ammontare dei redditi esteri: sopra una certa soglia il forfait resta vantaggioso anche a 300.000 euro.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 25 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) modifica l’art. 24-bis, comma 2, del TUIR (D.P.R. 917/1986): l’imposta sostitutiva forfettaria annua del regime dei neoresidenti sale da 200.000 a 300.000 euro, e da 25.000 a 50.000 euro per ciascun familiare che estende a sé l’opzione.

    Approfondimento normativo completo: Comma 25 LB26: regime impatriati alti redditi, art. 24-bis TUIR a 300.000 euro.

    Come funziona il regime dei neoresidenti dopo la modifica

    L’art. 24-bis del TUIR, introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 (art. 1, c. 152, L. 232/2016), consente a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia di optare per un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero, in alternativa alla tassazione ordinaria mondiale (worldwide).

    Il neoresidente che opta paga comunque l’IRPEF ordinaria sui redditi prodotti in Italia (lavoro, immobili italiani, dividendi e plusvalenze qualificate italiane) e, in più, l’imposta sostitutiva forfettaria annua sui redditi esteri, a prescindere dal loro ammontare.

    Il comma 25 della Legge di Bilancio 2026 alza l’asticella di questo forfait: da 200.000 a 300.000 euro l’anno per il contribuente e da 25.000 a 50.000 euro per ciascun familiare che aderisce. La logica del regime non cambia; cambia il prezzo d’ingresso.

    Quando il forfait a 300.000 euro resta conveniente

    • Stimare l’ammontare complessivo dei redditi prodotti all’estero (dividendi, interessi, plusvalenze, redditi immobiliari esteri).
    • Calcolare l’IRPEF ordinaria che si pagherebbe su quegli stessi redditi esteri in regime worldwide.
    • Confrontare quel valore con la sostitutiva forfettaria di 300.000 euro: il forfait conviene quando l’IRPEF teorica supera 300.000 euro.
    • Considerare i familiari: ogni adesione costa 50.000 euro, ma forfettizza separatamente i loro redditi esteri.
    • Valutare i profili non fiscali (esenzione da monitoraggio RW sui patrimoni esteri, esclusione da IVIE/IVAFE) che accompagnano il regime.

    Caso 1 – Tizio, manager con 4 milioni di redditi esteri

    Scenario. Tizio trasferisce la residenza in Italia e ha circa 4 milioni di euro l’anno di dividendi e plusvalenze estere. Si chiede se, con la sostitutiva salita a 300.000 euro, il regime convenga ancora.

    Come si legge in pratica. In regime ordinario quei 4 milioni sarebbero tassati con aliquote marginali elevate, generando un’imposta ben superiore a 300.000 euro. La sostitutiva forfettaria a 300.000 euro resta quindi conveniente: Tizio paga 300.000 euro fissi sui redditi esteri, qualunque ne sia l’importo, oltre all’IRPEF ordinaria sugli eventuali redditi italiani.

    In pratica

    • Redditi esteri forfettizzati a 300.000 euro l’anno.
    • IRPEF ordinaria solo sui redditi prodotti in Italia.
    • Convenienza tanto maggiore quanto più alti sono i redditi esteri.

    Caso 2 – Caio valuta la soglia di indifferenza

    Scenario. Caio ha redditi esteri più contenuti e vuole capire sotto quale livello il forfait non conviene più.

    Come si legge in pratica. Il punto di indifferenza si raggiunge quando l’IRPEF ordinaria teorica sui redditi esteri eguaglia i 300.000 euro di forfait. Sotto quella soglia, pagare l’IRPEF ordinaria sui redditi esteri costa meno del forfait; sopra, conviene il regime sostitutivo. Il calcolo va fatto in concreto, perché dipende dalla composizione dei redditi e dalle relative aliquote.

    Regola pratica

    • Forfait conveniente quando IRPEF teorica sui redditi esteri > 300.000 euro.
    • Sotto la soglia, può convenire la tassazione ordinaria.
    • Il confronto va personalizzato sulla composizione dei redditi.

    Caso 3 – Sempronio estende l'opzione alla famiglia

    Scenario. Sempronio aderisce al regime e vuole includere coniuge e due figli maggiorenni, anch’essi con redditi esteri. Quanto costa l’estensione?

    Come si legge in pratica. Ogni familiare ex art. 433 c.c. che estende a sé l’opzione paga una sostitutiva di 50.000 euro l’anno (era 25.000). Per tre familiari l’onere aggiuntivo è quindi di 150.000 euro l’anno, che forfettizza i rispettivi redditi esteri. Anche qui la convenienza dipende dall’entità dei redditi esteri di ciascuno.

    Costo estensione

    • 50.000 euro l’anno per ogni familiare aderente (era 25.000).
    • Tre familiari: +150.000 euro l’anno.
    • Forfettizza separatamente i redditi esteri di ciascuno.

    Quando conviene una verifica

    La scelta del regime neoresidenti richiede una pianificazione fiscale dedicata: conviene il parere di un fiscalista esperto di fiscalità internazionale: trova un fiscalista esperto.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quanto costa il regime neoresidenti dal 2026?

    Con il comma 25 della Legge di Bilancio 2026, l’imposta sostitutiva forfettaria annua dell’art. 24-bis TUIR sale da 200.000 a 300.000 euro, e da 25.000 a 50.000 euro per ciascun familiare che estende l’opzione.

    Cosa copre il forfait di 300.000 euro?

    Il forfait sostituisce l’imposizione ordinaria sui redditi prodotti all’estero, a prescindere dal loro ammontare. I redditi prodotti in Italia restano tassati con IRPEF ordinaria.

    Quando conviene aderire?

    Il regime conviene quando l’IRPEF ordinaria teorica sui redditi esteri supererebbe i 300.000 euro di forfait. La valutazione va fatta caso per caso sulla composizione dei redditi.

    Quanto costa includere i familiari?

    Ogni familiare ex art. 433 c.c. che estende a sé l’opzione paga 50.000 euro l’anno (in luogo dei precedenti 25.000).

    Chi era già nel regime mantiene la vecchia imposta?

    La decorrenza delle nuove soglie è regolata dal comma 26 della stessa legge, che àncora l’applicazione alla data di trasferimento della residenza in Italia. Chi ha trasferito la residenza prima del 1° gennaio 2026 segue regole diverse: va verificata la posizione specifica.

  • Art. 47 D.Lgs. 42/2004 – Notifica delle prescrizioni di tutela indiretta e ricorso amministrativo

    Art. 47 D.Lgs. 42/2004 – Notifica delle prescrizioni di tutela indiretta e ricorso amministrativo

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il provvedimento contenente le prescrizioni di tutela indiretta è notificato al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo degli immobili interessati, tramite messo comunale o a mezzo posta raccomandata con avviso di ricevimento.

    2. Il provvedimento è trascritto nei registri immobiliari e ha efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo degli immobili cui le prescrizioni stesse si riferiscono.

    3. Avverso il provvedimento contenente le prescrizioni di tutela indiretta è ammesso ricorso amministrativo ai sensi dell'articolo 16. La proposizione del ricorso, tuttavia, non comporta la sospensione degli effetti del provvedimento impugnato.

  • IRAP: cos’è e come funziona

    In sintesi

    • L’IRAP è un’imposta reale che colpisce il valore della produzione netta, non il reddito del singolo
    • Il gettito è destinato alle Regioni, storicamente impiegato per il finanziamento della sanità pubblica
    • Sono soggetti passivi le società, gli enti, le PA e i professionisti con autonoma organizzazione
    • La base imponibile esclude gli interessi passivi e, in linea generale, il costo del lavoro
    • L’aliquota ordinaria è fissata per legge statale, ma le Regioni possono variarne la misura
    • La dichiarazione IRAP è autonoma e separata dalla dichiarazione dei redditi

    Che cos'è l'IRAP e a cosa serve

    L’IRAP, acronimo di Imposta Regionale sulle Attività Produttive, è stata introdotta dal D.Lgs. 446/1997 con l’obiettivo di creare una fonte di finanziamento stabile per le Regioni, in particolare per la copertura della spesa sanitaria. A differenza dell’IRPEF o dell’IRES, che guardano al reddito del contribuente, l’IRAP è un’imposta di tipo reale: il suo presupposto non è la capacità contributiva della persona, ma il valore aggiunto che un’attività economica genera in un determinato territorio regionale.

    In termini pratici, ciò significa che un’impresa o un professionista possono essere chiamati a versare l’IRAP anche in anni in cui registrano una perdita fiscale ai fini delle imposte sui redditi, perché la base imponibile IRAP si calcola con criteri propri, diversi da quelli che regolano IRPEF e IRES. Questo aspetto ha reso l’imposta spesso oggetto di dibattito, poiché incide sul valore della produzione lorda piuttosto che sull’utile netto.

    Il gettito dell’IRAP è destinato alle Regioni nel cui territorio il valore è stato prodotto, e le Regioni stesse hanno una limitata autonomia nel modulare l’aliquota entro i margini stabiliti dalla legge statale. Comprendere come funziona questa imposta è essenziale per chiunque eserciti un’attività d’impresa o professionale in Italia.

    Caratteristiche principali dell'IRAP
    Elemento Contenuto
    Fonte normativa D.Lgs. 446/1997
    Natura dell'imposta Reale (non personale)
    Presupposto Esercizio abituale di attività organizzata nel territorio regionale
    Base imponibile Valore della produzione netta (con regole specifiche per categoria)
    Aliquota Ordinaria fissata per legge, variabile per Regione entro i limiti di legge
    Beneficiario del gettito Regioni (destinato prevalentemente al finanziamento della sanità)
    Dichiarazione Modello IRAP autonomo, separato dal modello Redditi
    Versamento F24 con saldo e acconti, alle stesse scadenze delle imposte sui redditi

    Esempio pratico

    • Alfa Srl produce e vende componentistica meccanica. Nell’anno d’imposta registra ricavi per un certo importo e sostiene costi di acquisto di materie prime, ammortamenti e spese per servizi. Ai fini IRAP, la società calcola il valore della produzione netta escludendo dalla base gli interessi passivi sui finanziamenti bancari e non deducendo il costo del personale dipendente (salvo le specifiche deduzioni previste per i dipendenti a tempo indeterminato). Il risultato è la base su cui si applica l’aliquota ordinaria regionale. Alfa Srl presenta la dichiarazione IRAP con modello autonomo e versa l’imposta tramite F24, ripartendo il carico tra le Regioni in cui ha impiegato il personale, se opera in più territori.

    Documenti necessari

    • D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – legge istitutiva dell’IRAP
    • Modello IRAP e relative istruzioni ministeriali (aggiornati annualmente dall’Agenzia delle Entrate)
    • Legge regionale vigente nella Regione di competenza per la misura dell’aliquota applicabile
    • Circolari dell’Agenzia delle Entrate in materia di base imponibile e deduzioni IRAP
    • Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate sulla ripartizione della base imponibile tra più Regioni

    Caso 1 – Società di capitali operante in un'unica Regione

    Scenario. Alfa Srl ha sede e svolge tutta la propria attività in un’unica Regione. Deve determinare la base imponibile IRAP e capire quale aliquota applicare.

    Come si applica. Per le società di capitali l’IRAP è sempre dovuta: il requisito dell’autonoma organizzazione si considera integrato per definizione. La base imponibile è il valore della produzione netta, determinato partendo dalla differenza tra componenti positivi e negativi secondo le regole proprie dell’imposta. Poiché l’attività si svolge interamente in un’unica Regione, non è necessaria alcuna ripartizione: la totalità della base è tassata con l’aliquota della Regione di appartenenza, nella misura fissata dalla legge regionale vigente (verificare la delibera/legge regionale aggiornata).

    In pratica

    • Calcolare il valore della produzione netta secondo le regole IRAP, non quelle IRES
    • Verificare le deduzioni applicabili, in particolare per i dipendenti a tempo indeterminato
    • Applicare l’aliquota vigente nella Regione e presentare il modello IRAP entro i termini

    Caso 2 – Società operante in più Regioni

    Scenario. Alfa Srl ha la sede principale in una Regione e uno stabilimento produttivo in un’altra. Come deve ripartire la base imponibile IRAP?

    Come si applica. Quando un soggetto passivo IRAP svolge la propria attività in più Regioni, la base imponibile complessiva deve essere ripartita tra le Regioni interessate. La regola generale prevede che la ripartizione avvenga in proporzione alle retribuzioni corrisposte al personale impiegato in ciascuna Regione nel periodo d’imposta. Per ogni quota di base così determinata si applica l’aliquota della Regione di competenza, che potrebbe essere diversa. Questo implica che Alfa Srl presenterà un’unica dichiarazione IRAP ma calcolerà distinte quote di imposta per ciascuna Regione, versandole con i relativi codici tributo.

    In pratica

    • Raccogliere i dati sulle retribuzioni del personale distinte per Regione di impiego
    • Calcolare la quota di base imponibile attribuibile a ciascuna Regione in proporzione
    • Applicare l’aliquota di ciascuna Regione sulla rispettiva quota e versare con F24

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Che differenza c'è tra IRAP e IRPEF?

    L’IRPEF è un’imposta personale sul reddito del contribuente; l’IRAP è un’imposta reale sul valore della produzione netta generato da un’attività economica. Il gettito IRPEF va allo Stato, quello IRAP alle Regioni.

    A chi va il gettito dell'IRAP?

    Il gettito è destinato alle Regioni nel cui territorio è stato prodotto il valore, e storicamente è impiegato in prevalenza per finanziare la spesa sanitaria regionale.

    L'IRAP sostituisce altre imposte?

    No, l’IRAP si aggiunge alle imposte sui redditi (IRPEF o IRES). Il soggetto passivo versa sia le imposte sui redditi sia l’IRAP, calcolate su basi imponibili distinte e con aliquote diverse.

    Cos'è il valore della produzione netta?

    È la base imponibile IRAP: in linea generale corrisponde alla differenza tra i ricavi e alcuni costi dell’attività, con esclusione degli interessi passivi e, in via di principio, del costo del lavoro (salvo le deduzioni specifiche previste dalla legge).

    Le Regioni possono fissare l'aliquota IRAP liberamente?

    No. Esiste un’aliquota ordinaria fissata dalla legge statale. Le Regioni possono variarne la misura entro i margini previsti dalla legge e prevedere aliquote differenziate per settore (ad esempio per banche e assicurazioni). Per la misura esatta occorre consultare la legge regionale vigente.

    Come si versa l'IRAP?

    L’IRAP si versa tramite modello F24, con saldo e acconti. Le scadenze seguono di norma quelle delle imposte sui redditi. L’imposta è dichiarata con il modello IRAP, che è una dichiarazione autonoma e separata dal modello Redditi.

    Cosa succede se si opera in più Regioni?

    Se l’attività è svolta in più Regioni, la base imponibile complessiva va ripartita tra esse, di norma in proporzione alle retribuzioni del personale impiegato in ciascun territorio. Per ogni quota si applica l’aliquota della Regione corrispondente.

    Vedi anche: IRAP: dichiarazione, acconti e come si versa, Chi paga l’IRAP e l’autonoma organizzazione, IRAP: come si calcola la base imponibile, IRAP deducibile dall’IRES, Variazioni di bilancio IRAP e Entrata in vigore IRAP.

  • Spese psicologo e psicoterapia: detrazione 19% nel 730/2026

    In sintesi

    • Detrazione del 19% sulle spese per psicologo e psicoterapeuta: rientrano tra le spese sanitarie del rigo E1 (colonna 2)
    • Nessuna prescrizione medica se le sedute hanno finalità terapeutiche (circolare AdE 20/E del 2011)
    • Franchigia di 129,11 euro: la detrazione si calcola solo sulla parte di spesa che supera questa soglia
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: bonifico, carta di credito o bancomat (no contanti), salvo strutture pubbliche o accreditate SSN
    • Spese per familiari a carico incluse: puoi detrarre anche le sedute pagate per il coniuge o i figli fiscalmente a carico
    • Documentazione necessaria: fattura o ricevuta fiscale con codice fiscale del paziente e dati del professionista

    Psicologo e psicoterapia: come funziona la detrazione

    Le spese sostenute nel 2025 per sedute di psicologo o per un percorso di psicoterapia danno diritto a una detrazione del 19% nell’ambito del Modello 730/2026. Si tratta di prestazioni sanitarie a tutti gli effetti, quindi rientrano nel rigo E1 del quadro E dedicato alle spese sanitarie.

    Come per tutte le spese mediche, però, non si detrae l’intera somma spesa. Esiste una franchigia, cioè una quota che resta sempre a tuo carico: la detrazione del 19% si applica solo sulla parte che supera 129,11 euro. Se hai speso meno di questa cifra nell’anno, non hai diritto ad alcuna detrazione.

    Una condizione fondamentale dal 2020: le spese devono essere pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat). I pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione, tranne nel caso di prestazioni rese direttamente da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale.

    Puoi sommare insieme le spese psicologiche tue e quelle dei familiari che dipendono da te fiscalmente, così da superare più facilmente la soglia dei 129,11 euro e ottenere una detrazione maggiore.

    Riepilogo detrazione spese psicologo
    Voce Importo / regola
    Aliquota di detrazione 19%
    Franchigia (parte non detraibile) 129,11 euro
    Base di calcolo della detrazione Spesa totale meno 129,11 euro
    Pagamento ammesso Tracciabile (bonifico, carta, bancomat)
    Rateizzazione opzionale 4 rate annuali se spese sanitarie totali superano 15.493,71 euro

    Serve la prescrizione medica per detrarre lo psicologo?

    No. Secondo la circolare 20/E del 13 maggio 2011 (risposta 5.15, testo sul sito dell’Agenzia delle Entrate), il Ministero della Salute equipara le prestazioni di psicologi e psicoterapeuti a quelle sanitarie rese da un medico, per cui sono detraibili senza prescrizione medica le prestazioni rese per finalità terapeutiche. La condizione è la finalità terapeutica: una formazione, un corso o una prestazione senza scopo di cura non è una spesa sanitaria. È bene che la fattura indichi la figura professionale che ha reso la prestazione e la natura della prestazione.

    Dove si indicano le spese dello psicologo nel 730

    Nel quadro E, sezione I, rigo E1, colonna 2 (spese sanitarie), si indica l’intero importo delle spese sostenute per sé e per i familiari a carico: la detrazione del 19% sulla parte che supera 129,11 euro è calcolata da chi presta l’assistenza fiscale. Non si inseriscono la partita IVA o il codice fiscale dello psicologo: nel rigo va solo l’importo. Se l’importo risulta già nei punti da 341 a 352 della Certificazione Unica (codice onere 1) va comunque riportato nei righi E1-E10. Nel 730 precompilato controlla che le fatture dello psicologo siano comprese nelle spese sanitarie e aggiungi quelle mancanti (istruzioni Modello 730/2026).

    Il rigo E3 non è il rigo delle sedute: riguarda le spese sanitarie per persone con disabilità limitate a mezzi di accompagnamento, deambulazione, locomozione e sollevamento e a sussidi tecnici e informatici. Le spese mediche generiche e di assistenza specifica sostenute dalle persone con disabilità hanno un rigo a parte (E25, in deduzione dal reddito).

    Come si dimostra il pagamento tracciabile

    Le istruzioni non chiedono una causale particolare sul bonifico: chiedono di poter provare il pagamento tracciabile con ricevuta bancomat, estratto conto, copia del bollettino o pagamento PagoPA. In mancanza, il pagamento può risultare dall’annotazione in fattura o ricevuta fatta dal professionista che ha incassato la somma.

    Scuola di psicoterapia e altri costi di formazione

    Il costo per frequentare una scuola di specializzazione in psicoterapia è un costo di formazione, non una prestazione sanitaria: non va nel rigo E1. Le istruzioni del 730 prevedono il rigo delle spese di istruzione (codice 13) per i corsi di istruzione universitaria, di perfezionamento e di specializzazione universitaria tenuti presso università o istituti pubblici o privati; se una scuola privata rientri in quella definizione va verificato sul singolo ente.

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizio ha sostenuto nel 2025 spese per sedute dallo psicologo pari a 800 euro, pagate tutte con bonifico. La base di calcolo è 800 – 129,11 = 670,89 euro. La detrazione spettante è il 19% di 670,89 euro, cioè circa 127,47 euro in meno di imposta da pagare.

    Documenti necessari

    • Fattura o ricevuta fiscale dello psicologo/psicoterapeuta con codice fiscale del paziente
    • Estratto conto o ricevuta di pagamento tracciabile (bonifico, carta, bancomat)
    • Certificazione Unica del datore di lavoro se le spese risultano già indicate al punto 341-352
    • Eventuale documentazione del rimborso se la cassa sanitaria ha già rimborsato parte della spesa

    Tizio paga le sedute di psicoterapia per se stesso

    Scenario. Tizio ha seguito un percorso di psicoterapia nel 2025, pagando 1.200 euro in totale con bonifico bancario alla psicoterapeuta privata.

    Come si applica. Le spese rientrano nel rigo E1 come spese sanitarie. La detrazione del 19% si calcola su 1.200 – 129,11 = 1.070,89 euro. Tizio recupera circa 203,47 euro in meno di tasse.

    In pratica

    • Conserva tutte le fatture con il tuo codice fiscale e i dati della psicoterapeuta
    • Verifica che ogni pagamento sia avvenuto tramite bonifico o carta: i pagamenti in contanti non valgono
    • Inserisci il totale nel rigo E1 del quadro E: il CAF o il sostituto calcola automaticamente la detrazione al netto della franchigia

    Caio paga la psicoterapia della figlia fiscalmente a carico

    Scenario. La figlia di Caio, 19 anni, ha seguito un percorso di sostegno psicologico nel 2025. Caio ha pagato 600 euro con carta di credito. La figlia è fiscalmente a carico di Caio.

    Come si applica. Caio può detrarre queste spese nel proprio 730 al rigo E1, insieme alle proprie spese sanitarie. Il documento di spesa può essere intestato alla figlia o a Caio stesso. La detrazione del 19% si applica sull’importo che supera la franchigia di 129,11 euro, considerando tutte le spese sanitarie del rigo E1 sommate.

    In pratica

    • La fattura può essere intestata alla figlia a carico: la detrazione spetta comunque a Caio
    • Se entrambi i genitori sostengono parte della spesa, ciascuno detrae la propria quota: annotare la percentuale di ripartizione sul documento
    • Se uno dei genitori è fiscalmente a carico dell’altro, chi sostiene la spesa può detrarre l’intero importo

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le spese per lo psicologo si detraggono davvero?

    Sì. Le prestazioni rese da uno psicologo o psicoterapeuta per finalità terapeutiche sono equiparate a quelle sanitarie rese da un medico (circolare AdE 20/E del 2011) e danno diritto alla detrazione del 19% nel rigo E1 del 730, senza prescrizione medica.

    Quanto si recupera concretamente?

    Si recupera il 19% della spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. Per esempio, su 500 euro di spese il beneficio è 19% × (500 – 129,11) = circa 70,47 euro.

    Posso detrarre le spese pagate in contanti?

    No. Dal 2020 le spese sanitarie per prestazioni private devono essere pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat). Il pagamento in contanti esclude la detrazione, tranne per strutture pubbliche o accreditate SSN.

    Quale documento devo conservare?

    La fattura o ricevuta fiscale emessa dal professionista, con il tuo codice fiscale e i dati dello psicologo. Conserva anche la prova del pagamento tracciabile (estratto conto o ricevuta di bonifico).

    Posso detrarre anche le spese per la psicoterapia di mio figlio?

    Sì, se il figlio è fiscalmente a carico. Le spese vanno inserite nel rigo E1 insieme alle tue spese sanitarie. Il documento può essere intestato al figlio: la detrazione spetta comunque al genitore che ha sostenuto la spesa.

    Se la spesa è stata rimborsata dall'assicurazione, posso comunque detrarre?

    Dipende. Se il rimborso proviene da un’assicurazione sanitaria i cui premi non ti hanno dato diritto a detrazione, puoi comunque detrarre la spesa. Se invece i premi erano detraibili, la spesa rimborsata non può essere detratta.

    Serve la prescrizione del medico per detrarre le sedute dallo psicologo?

    No, se le prestazioni sono rese per finalità terapeutiche: la circolare AdE 20/E del 2011 ammette alla detrazione le prestazioni sanitarie di psicologi e psicoterapeuti senza prescrizione medica.

    Dove inserisco le spese dello psicologo nel 730?

    Nel rigo E1, colonna 2, del quadro E, sezione I, insieme alle altre spese sanitarie. Si indica solo l’importo, non la partita IVA dello psicologo.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie, Spese mediche oltre 15.493 euro e Spese mediche per patologie esenti.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.