Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 46 D.Lgs. 42/2004 – Procedimento per la tutela indiretta
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Il soprintendente avvia il procedimento per la tutela indiretta, anche su motivata richiesta della regione o di altri enti pubblici territoriali interessati, dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile cui le prescrizioni si riferiscono. Se per il numero dei destinatari la comunicazione personale non è possibile o risulta particolarmente gravosa, il soprintendente comunica 1' avvio del procedimento mediante idonee forme di pubblicità.
2. La comunicazione di avvio del procedimento individua l'immobile in relazione al quale si intendono adottare le prescrizioni di tutela indiretta e indica i contenuti essenziali di tali prescrizioni.
3. Nel caso di complessi immobiliari, la comunicazione è inviata anche al comune e alla città metropolitana.
4. La comunicazione comporta, in via cautelare, la temporanea immodificabilità dell'immobile limitatamente agli aspetti cui si riferiscono le prescrizioni contenute nella comunicazione stessa.
5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del termine del relativo procedimento, stabilito dal Ministero ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo .
Art. 45 D.Lgs. 42/2004 – Prescrizioni di tutela indiretta
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro.
2. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e notificate ai sensi degli articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive. Gli enti pubblici territoriali interessati recepiscono le prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici.
Art. 44 D.Lgs. 42/2004 – Comodato e deposito di beni culturali
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. I direttori degli archivi e degli istituti che abbiano in amministrazione o in deposito raccolte o collezioni artistiche, archeologiche, bibliografiche e scientifiche possono ricevere in comodato da privati proprietari, previo assenso del competente organo ministeriale, beni culturali mobili al fine di consentirne la fruizione da parte della collettività, qualora si tratti di beni di particolare pregio o che rappresentino significative integrazioni delle collezioni pubbliche e purché la loro custodia presso i pubblici istituti non risulti particolarmente onerosa.
2. Il comodato non può avere durata inferiore a cinque anni e si intende prorogato tacitamente per un periodo pari a quello convenuto, qualora una delle parti contraenti non abbia comunicato all'altra la disdetta almeno due mesi prima della scadenza del termine. Anche prima della scadenza le parti possono risolvere consensualmente il comodato.
3. I direttori adottano ogni misura necessaria per la conservazione dei beni ricevuti in comodato, dandone comunicazione al comodante. Le relative spese sono a carico del Ministero.
4. I beni sono protetti da idonea copertura assicurativa a carico del Ministero. L'assicurazione può essere sostituita dall' assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato, ai sensi dell' articolo 48, comma 5.
5. I direttori possono ricevere altresì in deposito, previo assenso del competente organo ministeriale, beni culturali appartenenti ad enti pubblici. Le spese di conservazione e custodia specificamente riferite ai beni depositati sono a carico degli enti depositanti , salvo che le parti abbiano convenuto che le spese medesime siano, in tutto o in parte, a carico del Ministero, anche in ragione del particolare pregio dei beni e del rispetto degli obblighi di conservazione da parte dell'ente depositante. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica .
6. Per quanto non espressamente previsto dal presente articolo, si applicano le disposizioni in materia di comodato e di deposito.
Art. 87 D.Lgs. 175/2024 – Richiesta di copie e notificazione della sentenza
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Ciascuna parte può richiedere alla segreteria copie autentiche della sentenza e la segreteria è tenuta a rilasciarle entro cinque giorni dalla richiesta, previa corresponsione delle spese.
2. Le parti hanno l'onere di provvedere direttamente alla notificazione della sentenza alle altre parti a norma dell'articolo 60, depositando, nei successivi trenta giorni, l'originale o copia autentica dell'originale notificato, ovvero copia autentica della sentenza consegnata o spedita per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale unitamente all'avviso di ricevimento nella segreteria, che ne rilascia ricevuta e l'inserisce nel fascicolo d'ufficio.
3. Se nessuna delle parti provvede alla notificazione della sentenza, si applica l'articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile. Tale disposizione non si applica se la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell'avviso di fissazione d'udienza.
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Ciascun elettore può esprimere il voto per non più di sei candidati. Le schede devono essere preventivamente controfirmate dai componenti dell'ufficio elettorale ed essere riconsegnate chiuse dall'elettore.
2. Il voto, personale, diretto e segreto, viene espresso presso la sede della corte di giustizia tributaria presso la quale è espletata la funzione giurisdizionale.
3. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure delle contestazioni decise ai sensi del comma 4, si deve dare atto nel processo verbale delle operazioni.
4. L'ufficio elettorale regionale decide a maggioranza sulle contestazioni sorte durante le operazioni di voto nonché su quelle relative alla validità delle schede, dandone atto nel processo verbale delle operazioni.
5. Al termine delle operazioni elettorali il verbale di scrutinio è trasmesso all'ufficio elettorale centrale che provvede alla proclamazione degli eletti.
Limite di reddito: il coniuge è fiscalmente a carico se nel 2025 ha avuto un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.
Nel limite contano anche redditi ‘nascosti’: vanno inclusi il reddito da cedolare secca, redditi di lavoro in zone di frontiera esenti e redditi in regime forfetario.
Quanto vale la detrazione: 690 euro se il tuo reddito complessivo è tra 15.000 e 40.000 euro (fino a 720 euro tra 29.000 e 35.200), fino a 800 euro sotto i 15.000, a scalare fino a zero tra 40.000 e 80.000 euro.
Unioni civili equiparate: le stesse regole si applicano alle parti di un’unione civile registrata.
Matrimonio o separazione a metà anno: la detrazione spetta solo per i mesi in cui il coniuge è stato effettivamente a carico.
Coniuge separato: il coniuge legalmente ed effettivamente separato non dà diritto alla detrazione per coniuge a carico; dal 2025 non può più essere indicato neppure tra gli «altri familiari» a carico. Nell’anno della separazione la detrazione spetta per i mesi precedenti.
Chi è il coniuge fiscalmente a carico e perché conta nel 730
Quando si parla di ‘coniuge a carico’ in termini fiscali, si intende il marito o la moglie (o il partner di un’unione civile) che durante il 2025 ha guadagnato poco: al massimo 2.840,51 euro di reddito complessivo, calcolato al lordo degli oneri deducibili. Se il tuo coniuge è rimasto sotto questa soglia, hai diritto a una detrazione IRPEF sulla tua imposta.
Attenzione: nel calcolo di quel limite di 2.840,51 euro non si guarda solo il reddito da lavoro o da pensione. Vanno conteggiate anche alcune entrate che normalmente non entrano nel reddito complessivo dichiarato: i canoni da affitto tassati con cedolare secca, i redditi da attività in regime forfetario, i redditi da lavoro in zone di frontiera che godono di un’esenzione parziale, e le mance dei lavoratori del settore turistico tassate con imposta sostitutiva. Se la somma di tutto supera 2.840,51 euro, il coniuge non è a carico e la detrazione non spetta.
Quanto vale la detrazione per coniuge a carico nel 730/2026
L’importo dipende dal tuo reddito complessivo (quello di chi dichiara), calcolato al netto dell’abitazione principale e delle pertinenze e comprensivo dei canoni tassati con cedolare secca. Questa è la tabella 3 delle istruzioni del modello 730/2026:
Detrazione per coniuge a carico 2026 (redditi 2025)
Tuo reddito complessivo
Detrazione annua
Fino a 15.000 euro
800 − (110 × reddito ÷ 15.000)
Da 15.001 a 29.000 euro
690 euro
Da 29.001 a 29.200 euro
700 euro
Da 29.201 a 34.700 euro
710 euro
Da 34.701 a 35.000 euro
720 euro
Da 35.001 a 35.100 euro
710 euro
Da 35.101 a 35.200 euro
700 euro
Da 35.201 a 40.000 euro
690 euro
Da 40.001 a 80.000 euro
690 × (80.000 − reddito) ÷ 40.000
Oltre 80.000 euro
Nessuna detrazione
Esempi di calcolo. Con un reddito di 10.000 euro: 800 − (110 × 10.000 ÷ 15.000) = 726,67 euro. Con 31.000 euro: 710 euro. Con 60.000 euro: 690 × 20.000 ÷ 40.000 = 345 euro. Se il coniuge è a carico solo per una parte dell’anno, la detrazione spetta per i mesi indicati nel prospetto dei familiari. Nel 730 il calcolo lo fa chi presta l’assistenza fiscale: tu devi compilare bene il prospetto.
Il coniuge legalmente ed effettivamente separato non è mai stato «coniuge a carico». La novità del 2025 è che non può più essere indicato neppure tra gli altri familiari a carico, anche se convive con te o riceve assegni alimentari non stabiliti dal giudice. Le istruzioni del 730/2026 precisano però che puoi continuare a detrarre o dedurre gli oneri sostenuti per lui o per lei se convive con te o riceve quegli assegni. Nell’anno in cui avviene la separazione legale, la detrazione per coniuge a carico spetta per i mesi precedenti: si indicano in colonna 6 del prospetto.
Condizioni per la detrazione del coniuge a carico
Condizione
Detrazione spettante
Reddito coniuge <= 2.840,51 euro, coniugati o unione civile non separati
Sì, proporzionale al reddito del dichiarante
Reddito coniuge > 2.840,51 euro
No
Matrimonio o separazione legale a metà anno
Sì, solo per i mesi a carico (es. 7 mesi se matrimonio a giugno)
Coniuge legalmente ed effettivamente separato
No; dal 2025 neppure come «altro familiare» (nell’anno della separazione, sì per i mesi precedenti)
Partner di unione civile registrata
Sì, stesse regole del coniuge
Esempio pratico
Tizio lavora come dipendente con un reddito di 28.000 euro. Sua moglie nel 2025 ha percepito solo 1.200 euro da un lavoro occasionale: è sotto la soglia di 2.840,51 euro. Tizio indica la moglie come coniuge a carico per tutti e 12 i mesi. Con un reddito complessivo di 28.000 euro la detrazione è di 690 euro. Se invece la moglie avesse guadagnato 3.000 euro (anche se solo 500 euro in cedolare secca e 2.500 da lavoro), la soglia sarebbe superata e Tizio non potrebbe indicarla come coniuge a carico.
Documenti necessari
Certificazione Unica del coniuge (per verificare il suo reddito da lavoro o pensione)
Eventuale documentazione dei redditi del coniuge in regime forfetario o da cedolare secca
Stato di famiglia o documento che attesti la convivenza, se richiesto dal CAF
Codice fiscale del coniuge (da indicare nel prospetto anche se non è a carico)
Moglie casalinga con piccolo reddito da affitto
Scenario. Caio ha la moglie che non lavora ma affitta una camera a 200 euro al mese con cedolare secca (2.400 euro annui). La moglie non ha altri redditi.
Come si applica. Anche se il reddito da cedolare secca non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF, va comunque contato nel limite di 2.840,51 euro per la verifica del carico familiare. 2.400 euro è sotto la soglia, quindi la moglie è fiscalmente a carico e Caio può detrarre.
In pratica
Barrare la casella ‘C’ nel prospetto familiari a carico e indicare il codice fiscale della moglie.
Indicare ’12’ nella colonna ‘mesi a carico’ (a carico per tutto il 2025).
Il CAF calcola automaticamente la detrazione spettante in base al reddito di Caio.
Matrimonio celebrato a settembre
Scenario. Sempronio si è sposato a settembre 2025. La moglie ha un reddito annuo di zero euro ed è a carico dal mese di matrimonio in poi.
Come si applica. La detrazione per coniuge a carico spetta solo per i mesi in cui esiste il vincolo matrimoniale. Il matrimonio celebrato a settembre dà diritto alla detrazione per 4 mesi (settembre, ottobre, novembre, dicembre).
In pratica
Indicare il codice fiscale della moglie nella casella ‘C’ del prospetto familiari.
Nella colonna ‘mesi a carico’ scrivere ‘4’ (i mesi da settembre a dicembre).
Il CAF o il professionista calcola la detrazione proporzionata ai 4 mesi.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Art. 42 D.Lgs. 42/2004 – Conservazione degli archivi storici di organi costituzionali
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. La Presidenza della Repubblica conserva i suoi atti presso il proprio archivio storico, secondo le determinazioni assunte dal Presidente della Repubblica con proprio decreto, su proposta del Segretario generale della Presidenza della Repubblica. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalità di consultazione e di accesso agli atti conservati presso l'archivio storico della Presidenza della Repubblica.
2. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica conservano i loro atti presso il proprio archivio storico, secondo le determinazioni dei rispettivi uffici di presidenza.
3. La Corte Costituzionale conserva i suoi atti presso il proprio archivio storico, secondo le disposizioni stabilite con regolamento adottato ai sensi della vigente normativa in materia di costituzione e funzionamento della Corte medesima.
3-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2008, N. 62 .
Art. 41 D.Lgs. 42/2004 – Obblighi di versamento agli Archivi di Stato dei documenti conservati dalle amministrazioni statali
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Gli organi giudiziari e amministrativi dello Stato versano all'archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato i documenti relativi agli affari esauriti da oltre trent'anni, unitamente agli strumenti che ne garantiscono la consultazione. Le liste di leva e di estrazione sono versate settant'anni dopo l'anno di nascita della classe cui si riferiscono. Gli archivi notarili versano gli atti notarili ricevuti dai notai che cessarono l'esercizio professionale anteriormente all'ultimo centennio.
2. Il soprintendente all'archivio centrale dello Stato e i direttori degli archivi di Stato possono accettare versamenti di documenti più recenti, quando vi sia pericolo di dispersione o di danneggiamento, ovvero siano stati definiti appositi accordi con i responsabili delle amministrazioni versanti.
3. Nessun versamento può essere ricevuto se non sono state effettuate le operazioni di scarto. Le spese per il versamento sono a carico delle amministrazioni versanti.
4. Gli archivi degli uffici statali soppressi e degli enti pubblici estinti sono versati all'archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato, a meno che non se ne renda necessario il trasferimento, in tutto o in parte, ad altri enti.
5. Presso gli organi indicati nel comma 1 sono istituite Commissioni di sorveglianza, delle quali fanno parte il soprintendente all'archivio centrale dello Stato e i direttori degli archivi di Stato quali rappresentanti del Ministero, e rappresentanti del Ministero dell'interno, con il compito di vigilare sulla corretta tenuta degli archivi correnti e di deposito, di collaborare alla definizione dei criteri di organizzazione, gestione e conservazione dei documenti, di proporre gli scarti di cui al comma 3, di curare i versamenti previsti al comma 1, di identificare gli atti di natura riservata. La composizione e il funzionamento delle commissioni sono disciplinati con decreto adottato dal Ministro di concerto con il Ministro dell'interno, ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 . Gli scarti sono autorizzati dal Ministero.
6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al Ministero degli affari esteri non si applicano altresì agli stati maggiori della difesa, dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, nonché al Comando generale dell'Arma dei carabinieri, per quanto attiene la documentazione di carattere militare e operativo , né all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, per quanto attiene alla documentazione connessa all'esercizio delle sue funzioni volte alla tutela della sicurezza nazionale e dell'interesse nazionale nello spazio cibernetico .
Regola fondamentale: la retta di RSA non si detrae/deduce per intero. Solo la parte relativa a spese mediche e paramediche di assistenza specifica è agevolabile.
La parte medica va in E25 (deduzione dal reddito, senza franchigia), se la persona ospitata ha una disabilità riconosciuta.
La parte per addetti all’assistenza personale (badanti, assistenti non qualificati) può invece rientrare nel rigo E8/E9 codice 15, con detrazione 19% fino a 2.100 euro, solo se il reddito non supera 40.000 euro.
Senza disabilità riconosciuta: le spese mediche indicate a parte nella retta si detraggono al 19% nel rigo E1, con la franchigia di 129,11 euro, per sé o per un familiare fiscalmente a carico.
La parte alberghiera (vitto, alloggio, pulizie) non è né detraibile né deducibile.
Documentazione critica: l’istituto deve indicare separatamente la quota medica/paramedica nella sua documentazione.
Familiari non a carico: per E25 la deduzione spetta anche se il parente in RSA non è fiscalmente a carico.
Retta RSA: tre componenti, tre trattamenti fiscali diversi
Mettere un genitore o un familiare in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) o casa di riposo comporta costi elevati. L’errore più comune in dichiarazione è credere che l’intera retta sia deducibile o detraibile. Non è così: la retta è composta da parti diverse, ciascuna con un trattamento fiscale distinto.
La componente sanitaria – le spese per assistenza infermieristica, riabilitativa e medica generica – può essere dedotta dal reddito nel rigo E25, senza franchigia, se la persona ospitata ha una disabilità riconosciuta. Questa deduzione abbassa direttamente il reddito imponibile e può valere centinaia o migliaia di euro di risparmio fiscale a seconda dell’aliquota.
La componente per assistenza personale – pagata a figure che aiutano nelle attività quotidiane (lavarsi, vestirsi, mangiare) senza qualifica specifica – può invece rientrare nella detrazione del 19% al rigo E8/E9 con codice 15 (spese per addetti all’assistenza personale), ma solo se il tuo reddito complessivo non supera 40.000 euro e fino a un massimale di 2.100 euro.
La componente alberghiera – vitto, alloggio, pulizie, servizi non sanitari – non è agevolabile in alcun modo. Non si detrae e non si deduce. Per questo è essenziale che la RSA fornisca una documentazione che distingua chiaramente le diverse componenti della retta: senza questa distinzione, nessuna parte della retta può essere portata in detrazione o deduzione.
Come si tratta fiscalmente la retta RSA
Componente della retta
Trattamento fiscale
Rigo / massimale
Spese mediche generiche e assistenza specifica (infermieri, OTA, educatori, riabilitatori)
Deduzione integrale dal reddito (nessuna franchigia)
E25 – nessun massimale specifico
Assistenza personale (aiuto nelle attività quotidiane, non autosufficienza)
Detrazione 19% se reddito ≤ 40.000 euro
E8-E10 codice 15 – max 2.100 euro
Spese mediche indicate a parte, ospite senza disabilità riconosciuta
Detrazione 19% oltre la franchigia di 129,11 euro, per sé o per familiari a carico
E1, colonna 2
Componente alberghiera (vitto, alloggio, pulizie)
Non agevolabile
Non indicare in dichiarazione
Chi può detrarre o dedurre la retta della casa di riposo
La regola cambia a seconda del rigo. Il punto comune è che si agevola solo chi ha sostenuto la spesa e solo la parte della retta che la struttura indica a parte.
Spese RSA: chi può usare ciascuna agevolazione
Agevolazione
Chi la può usare
Limiti
Deduzione E25 (ospite con disabilità riconosciuta)
Chi sostiene la spesa per sé o per coniuge, figli e loro discendenti, genitori, fratelli e sorelle, nonni, suoceri, generi e nuore, anche se non fiscalmente a carico
Nessun massimale: si deduce la parte medica e di assistenza specifica certificata
Detrazione 19% E1 (spese mediche, ospite senza disabilità)
Chi sostiene la spesa per sé o per un familiare fiscalmente a carico
Franchigia di 129,11 euro; pagamento tracciabile se la struttura non è pubblica o accreditata al SSN
Detrazione 19% codice 15 (assistenza personale, non autosufficienza)
Chi sostiene la spesa, anche se non è titolare del contratto, per sé o per i familiari anche non a carico
Spesa massima 2.100 euro per contribuente, reddito complessivo fino a 40.000 euro, pagamento tracciabile, certificato medico di non autosufficienza
Spese pagate dagli eredi dopo il decesso
L’erede che le ha pagate
Detrazione o deduzione nella dichiarazione dell’erede, con le stesse regole
Se più figli pagano la retta dello stesso genitore, il limite di 2.100 euro del codice 15 va diviso tra chi ha sostenuto la spesa. Fonti: istruzioni 730/2026, righi E1, E3, E8-E10 codice 15 ed E25, paragrafo «spese sostenute dagli eredi»; art. 10, comma 2, del TUIR per i familiari della deduzione; circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 14/E del 19 giugno 2023 per la casa di riposo nel codice 15 (risoluzione n. 397/E del 2008) e per la documentazione. Per approfondire: deduzione delle spese di assistenza per persone con disabilità e detrazione per gli addetti all’assistenza personale.
Quota sanitaria della retta: la certificazione della RSA
La struttura deve rilasciare una fattura o un’attestazione in cui la parte medica e di assistenza specifica è distinta dalla retta complessiva. Molte regioni fissano la quota sanitaria come percentuale forfettaria della retta: la detrazione spetta anche in questo caso, ma il documento deve indicare che la percentuale corrisponde a quella deliberata dalla Regione. Per il codice 15 la documentazione della casa di riposo deve certificare a parte i corrispettivi dell’assistenza rispetto alle altre prestazioni, e riportare i dati di chi paga e, se la spesa è per un familiare, anche i suoi.
Le prestazioni di assistenza specifica del rigo E25 (infermieri, riabilitazione, addetti all’assistenza di base, operatori tecnici assistenziali, educatori professionali, animazione e terapia occupazionale) sono deducibili anche senza prescrizione medica, se dal documento risultano la figura professionale e la prestazione resa.
Esempio pratico
Tizio paga la retta della casa di riposo per sua madre (invalidità al 100%, non fiscalmente a carico di Tizio). La retta mensile è 3.000 euro, per un totale annuo di 36.000 euro. La RSA certifica: 700 euro/mese di componente medica e infermieristica (E25), 400 euro/mese per l’assistenza personale nelle attività quotidiane (codice 15, se Tizio ha reddito ≤ 40.000 euro), 1.900 euro/mese di quota alberghiera (non agevolabile). Tizio può dedurre 8.400 euro (700 × 12) nel rigo E25. Per il codice 15, indica al massimo 2.100 euro (tetto annuo) nel rigo E8, e ottiene una detrazione del 19%, pari a 399 euro. La quota alberghiera (22.800 euro) non produce alcun beneficio fiscale.
Documenti necessari
Documentazione rilasciata dalla RSA o casa di riposo con indicazione separata della componente medica/paramedica di assistenza specifica
Certificazione di invalidità o disabilità del familiare ospitato (Commissione L. 104/1992 o altra commissione pubblica)
Certificazione medica attestante la non autosufficienza (per la detrazione codice 15 sugli addetti all’assistenza personale)
Ricevute o estratti conto attestanti i pagamenti effettuati (tracciabilità obbligatoria per le detrazioni 19%)
Genitore con invalidità in RSA: reddito del figlio sotto 40.000 euro
Scenario. Sempronio ha il padre in una RSA. La struttura certifica annualmente: 9.600 euro di assistenza medica e infermieristica, 4.800 euro di assistenza personale nelle attività quotidiane, 15.600 euro di quota alberghiera. Il padre ha una pensione di 1.200 euro/mese e non è fiscalmente a carico. Sempronio ha un reddito di 35.000 euro.
Come si applica. Nel rigo E25 Sempronio indica 9.600 euro (componente medica): deduzione integrale dal reddito. Nel rigo E8 codice 15 indica 2.100 euro (tetto massimo, benché la spesa fosse 4.800 euro): detrazione 19% = 399 euro. I 15.600 euro alberghieri non vanno dichiarati. Totale beneficio: riduzione del reddito imponibile di 9.600 euro più 399 euro di detrazione.
In pratica
La deduzione E25 spetta anche se il genitore non è fiscalmente a carico: basta il rapporto di parentela.
Il codice 15 (assistenza personale) ha un tetto di 2.100 euro complessivo e si applica solo se il tuo reddito è ≤ 40.000 euro.
Anziano non disabile in casa di riposo
Scenario. Caia ha la madre in una casa di riposo per anziani autosufficienti. La madre non ha alcun riconoscimento di invalidità o disabilità, ha una sua pensione e non è fiscalmente a carico di Caia. La retta è di 2.000 euro al mese; la struttura certifica 150 euro al mese di spese mediche.
Come si applica. Senza disabilità riconosciuta non si usa il rigo E25, e senza non autosufficienza certificata non si usa il codice 15. Le spese mediche indicate a parte (1.800 euro nell’anno) restano però detraibili al 19% nel rigo E1, oltre la franchigia di 129,11 euro: 317,47 euro di detrazione. Le può detrarre la madre nel proprio 730, se ha imposta sufficiente; Caia no, perché la madre non è a suo carico. Il resto della retta non dà alcun beneficio.
In pratica
Senza certificazione di disabilità o non autosufficienza resta detraibile al 19% solo la parte medica indicata a parte nella retta (rigo E1), per chi la paga per sé o per un familiare a carico.
Se la situazione sanitaria del familiare cambia, è opportuno avviare il procedimento di riconoscimento dell’invalidità.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Agenzia delle Entrate, circolare n. 14/E del 19 giugno 2023, capitoli «Spese sanitarie» e «Spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale»
Domande frequenti
Posso portare in detrazione tutta la retta della RSA?
No. Solo la componente medica e paramedica di assistenza specifica, che deve essere indicata separatamente dall’istituto nella documentazione. La quota alberghiera (vitto, alloggio, pulizie) non è agevolabile.
Dove si indica la parte medica della retta nel 730?
Se l’ospite ha una disabilità riconosciuta, nel rigo E25 come deduzione dal reddito, senza franchigia. Se non ce l’ha, le spese mediche indicate a parte vanno nel rigo E1 come detrazione del 19%, con la franchigia di 129,11 euro.
La retta della casa di riposo di un anziano non disabile è detraibile?
Solo per la parte di spese mediche indicata a parte dalla struttura, al 19% nel rigo E1. La può detrarre l’anziano stesso o un familiare che lo ha fiscalmente a carico. La retta di ricovero e di assistenza generica non è detraibile.
C’è un massimale per la deduzione E25?
Le istruzioni ufficiali non indicano un massimale specifico per le spese mediche e di assistenza specifica in E25: si deducono per l’intero importo certificato dalla struttura.
Posso detrarre le spese RSA di un genitore che non è a mio carico?
Sì per il rigo E25, se il genitore ha una disabilità riconosciuta, e sì per il codice 15 (assistenza personale, con certificato di non autosufficienza): entrambe le agevolazioni valgono anche per i familiari non a carico. Per le spese mediche del rigo E1, invece, il familiare deve essere a carico.
Cosa cambia tra E25 e il codice 15 del rigo E8?
Sono due agevolazioni diverse: E25 riguarda le spese mediche e di assistenza specifica qualificata (deduzione senza franchigia). Il codice 15 riguarda le spese per addetti all’assistenza personale nelle attività quotidiane (detrazione 19%, massimale 2.100 euro, solo se reddito ≤ 40.000 euro).
La quota sanitaria fissata in percentuale dalla Regione è detraibile?
Sì. La detrazione spetta anche se le spese mediche sono determinate applicando alla retta una percentuale forfettaria stabilita dalla Regione, purché il documento della struttura indichi che la percentuale è quella deliberata.
Le spese RSA di un genitore deceduto si possono detrarre?
Le spese sanitarie sostenute per il defunto e pagate dall’erede dopo il decesso danno diritto alla detrazione, o alla deduzione, nella dichiarazione dell’erede. Le spese pagate in vita dal genitore vanno nella dichiarazione presentata per suo conto.
Art. 40 D.Lgs. 42/2004 – Interventi conservativi su beni delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio
1. Per i beni culturali appartenenti alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali, le misure previste dall'articolo 32 sono disposte, salvo i casi di assoluta urgenza, in base ad accordi con l'ente interessato.
2. Gli accordi possono riguardare anche i contenuti delle prescrizioni di cui all'articolo 30, comma 2.
3. Gli interventi conservativi sui beni culturali che coinvolgono lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali nonché altri soggetti pubblici e privati, sono ordinariamente oggetto di preventivi accordi programmatici.
Quando si conclude un affare e si consegna una somma di denaro, la qualificazione di quella dazione cambia tutto. La caparra svolge una funzione di garanzia e, in caso di inadempimento, permette reazioni precise; l’acconto è solo un anticipo del prezzo. Distinguere le due figure evita brutte sorprese se l’accordo salta.
Tabella riassuntiva del confronto
Profilo
Caparra (confirmatoria)
Acconto
Norma di riferimento
Art. 1385 c.c.
–
Funzione
Garanzia e liquidazione anticipata del danno
Anticipo del prezzo
Momento
Alla conclusione del contratto
Durante l’esecuzione
Se si adempie
Imputata alla prestazione o restituita
Imputato al prezzo
Inadempimento di chi l’ha versata
L’altro recede e la trattiene
Va comunque restituito
Inadempimento di chi l’ha ricevuta
L’altro recede ed esige il doppio
Va comunque restituito
Consente il recesso
Sì, con effetti predeterminati
No
Variante
Caparra penitenziale (art. 1386 c.c.)
–
Quando conviene
Rafforzare l’impegno con una garanzia
Anticipare parte del prezzo senza garanzie
Le caratteristiche della caparra
La caparra confirmatoria è una somma di denaro che una parte consegna all’altra al momento della conclusione del contratto. Svolge una funzione di garanzia e, in caso di inadempimento, opera come liquidazione anticipata del danno.
Se il contratto è regolarmente adempiuto, la caparra si imputa alla prestazione dovuta o viene restituita.
Se è inadempiente chi l’ha versata, l’altra parte può recedere e trattenerla.
Se è inadempiente chi l’ha ricevuta, l’altra parte può recedere ed esigere il doppio.
Esiste anche la caparra penitenziale (art. 1386 c.c.), che rappresenta il corrispettivo del diritto di recesso: chi recede perde la caparra versata o restituisce il doppio di quella ricevuta, senza che si discuta di inadempimento.
Esempio: Tizio versa a Caio una caparra confirmatoria. Se poi è Tizio a non adempiere, Caio può recedere e trattenere la somma; se è Caio a non adempiere, Tizio può recedere ed esigere il doppio.
Le caratteristiche dell’acconto
L’acconto è un semplice anticipo del prezzo. Non ha funzione di garanzia né serve a liquidare il danno: rappresenta soltanto una parte del corrispettivo pagata in anticipo.
Se l’affare va a buon fine, l’acconto si imputa al prezzo complessivo.
Se l’affare salta, l’acconto va sempre restituito, indipendentemente da chi non ha adempiuto.
L’acconto non consente di recedere né funziona come liquidazione anticipata del danno.
Esempio: Caia versa un acconto sul prezzo di un bene. Se la vendita non si conclude, l’acconto le deve essere restituito, salvo il risarcimento del danno secondo le regole generali.
Quando conviene la caparra e quando l’acconto
La caparra conviene quando si vuole rafforzare l’impegno con una garanzia concreta: in caso di inadempimento la parte fedele dispone di una reazione immediata e predeterminata, senza dover quantificare e provare il danno. È quindi lo strumento adatto per dare serietà a una trattativa o per blindare un accordo importante.
L’acconto è adeguato quando si intende soltanto anticipare una parte del prezzo, senza attribuire alla somma alcuna funzione di garanzia: se l’affare salta, l’acconto torna indietro e il danno si fa valere secondo le regole ordinarie. La distinzione non dipende dal nome usato nel documento, ma dalla funzione concreta della dazione e dalla volontà delle parti, che vanno espresse con chiarezza.
Esempio: se Caia consegna una somma definendola caparra confirmatoria, accetta che, in caso di proprio inadempimento, l’altra parte possa trattenerla; se la stessa somma è un semplice acconto, le dovrà essere restituita.
Effetti dell’inadempimento a confronto
La differenza tra le due figure emerge soprattutto quando l’affare salta. Con la caparra confirmatoria, la parte fedele dispone di una reazione immediata e predeterminata: può recedere e trattenere la somma se a non adempiere è chi l’ha versata, oppure recedere ed esigere il doppio se a non adempiere è chi l’ha ricevuta. In questo modo la caparra opera come liquidazione anticipata del danno, senza necessità di provarne l’entità.
Con l’acconto, invece, l’inadempimento non produce questi effetti automatici: la somma anticipata va comunque restituita, e l’eventuale danno si fa valere secondo le regole generali, dimostrandolo. L’acconto, quindi, non rafforza la posizione della parte fedele come fa la caparra, ma resta un semplice pagamento parziale del prezzo.
La caparra confirmatoria consente di recedere e quantifica in anticipo il danno.
L’acconto non consente recesso e non libera dall’onere di provare il danno subito.
Aspetti pratici da non trascurare
Per evitare incertezze conviene scrivere chiaramente nel contratto se la somma versata è caparra confirmatoria, caparra penitenziale o semplice acconto. La qualificazione non dipende dal termine usato, ma dalla funzione concreta della dazione e dalla volontà delle parti, perciò una formulazione precisa riduce il rischio di contenziosi.
Indicare la funzione della somma con precisione previene contestazioni sul recesso e sul doppio.
Ricordare che l’acconto, salvo accordi diversi, non legittima il recesso e va restituito se l’affare non si conclude.
Nella caparra penitenziale chiarire che la somma è il prezzo del recesso, così da non confonderla con quella confirmatoria.
La caparra ha funzione di garanzia e, in caso di inadempimento, consente di recedere trattenendola o esigendone il doppio. L’acconto è un semplice anticipo del prezzo, che va comunque restituito o imputato.
Cosa succede alla caparra se chi l’ha ricevuta non adempie?
La parte che ha versato la caparra confirmatoria può recedere ed esigere il doppio della somma versata (art. 1385 c.c.).
L’acconto consente di recedere dal contratto?
No. L’acconto è solo un anticipo del prezzo: non consente il recesso e non funziona da liquidazione anticipata del danno.
A cosa serve: il credito per imposte estere (quadro G, rigo G4) consente di detrarre dall’IRPEF italiana le imposte pagate all’estero su redditi già dichiarati in Italia, evitando di pagare due volte.
Solo imposte definitive: si considerano le imposte pagate all’estero che ‘non possono essere più rimborsate’. Quelle in acconto o provvisorie non si indicano.
La formula chiave: il credito spettante è proporzionale, cioè non può superare la quota di IRPEF italiana attribuibile al reddito estero rispetto al reddito complessivo.
Tetto dell’imposta netta: il credito non può in ogni caso superare l’imposta netta italiana del periodo d’imposta in cui il reddito estero è stato prodotto.
Redditi di anni precedenti: le imposte estere che diventano definitive più tardi possono essere recuperate nelle dichiarazioni successive, indicando l’anno di produzione del reddito.
Un modulo per ogni Stato: se hai redditi prodotti in Paesi diversi, compili un distinto rigo G4 per ciascuno.
Cos'è il credito per imposte estere e quando spetta
Immagina di aver lavorato qualche mese in Germania e di aver pagato le imposte locali sul tuo stipendio tedesco. Ora sei tornato in Italia e devi dichiarare quei redditi nel 730/2026, perché sei residente fiscale italiano e l’Italia tassa i residenti su tutti i redditi ovunque prodotti. Risultato: lo stesso guadagno rischia di essere tassato due volte. Il credito per le imposte estere (disciplinato dall’art. 165 del TUIR) serve proprio a evitare questo.
In parole semplici, il meccanismo funziona così: calcoli l’IRPEF dovuta in Italia sull’intero reddito complessivo, poi detrai le imposte pagate all’estero – ma solo fino a un certo limite. Il limite è la ‘quota proporzionale’: non puoi detrarre più di quanto l’Italia avrebbe incassato se quel reddito estero fosse l’unico reddito tassabile. Questo evita che il credito diventi uno strumento per azzerare l’imposta su redditi italiani.
Il rigo da compilare nel 730/2026 è il G4 del quadro G. Vanno indicate diverse informazioni: il Paese estero, l’anno di produzione del reddito, il reddito estero dichiarato in Italia, l’imposta estera definitiva, e – se il reddito è stato prodotto in anni diversi dal 2025 – anche i dati sull’imposta lorda e netta italiana di quell’anno e gli eventuali crediti già usati in precedenza.
Rigo G4 – Dati da indicare per il credito imposte estere
Colonna
Cosa si indica
Quando compilarla
Col. 1 – Codice Stato estero
Codice del Paese dove è stato prodotto il reddito (tabella 10 Appendice)
Sempre
Col. 2 – Anno
Anno d'imposta in cui è stato prodotto il reddito estero (es. 2025)
Sempre
Col. 3 – Reddito estero
Importo del reddito estero che ha concorso al reddito complessivo italiano
Sempre (se reddito 2025, le col. 5-9 non si compilano)
Col. 4 – Imposta estera
Imposte pagate all'estero divenute definitive nel 2025
Sempre
Col. 5 – Reddito complessivo
Reddito complessivo italiano dell'anno di produzione del reddito estero
Solo se reddito prodotto in anni precedenti al 2025
Col. 6 – Imposta lorda italiana
Imposta lorda IRPEF dell'anno di produzione del reddito estero
Solo se reddito prodotto in anni precedenti al 2025
Col. 7 – Imposta netta italiana
Imposta netta IRPEF dell'anno di produzione del reddito estero
Solo se reddito prodotto in anni precedenti al 2025
Esempio pratico
Tizio nel 2025 ha percepito da un datore di lavoro francese 10.000 euro, che ha dichiarato nel quadro C del 730/2026. La Francia ha trattenuto 1.800 euro di imposte, diventate definitive nel 2025. Il reddito complessivo italiano di Tizio nel 2025 è 40.000 euro, l’imposta lorda è 10.800 euro, l’imposta netta è 9.500 euro. Il credito massimo spettante si calcola come: (10.000 / 40.000) x 9.500 = 2.375 euro. Ma l’imposta estera è solo 1.800 euro, quindi il credito effettivo è 1.800 euro (il minore tra 1.800 e 2.375). I 1.800 euro vengono sottratti dall’IRPEF italiana dovuta.
Documenti necessari
Certificazione o documentazione dell’ente estero che attesta l’importo del reddito prodotto all’estero e le imposte trattenute
Prova che le imposte estere sono ‘definitive’ (non piu’ rimborsabili): estratto conto fiscale estero o dichiarazione dei redditi straniera con ricevuta di pagamento
Modello 730-3/2025 o Modello Redditi PF 2025 dell’anno precedente, se il credito si riferisce a redditi prodotti in anni anteriori al 2025 (servono i dati di imposta lorda e netta)
Certificazione Unica 2026, se il reddito estero è stato certificato dal sostituto d’imposta italiano (punto 377-380 della CU)
Caso 1 – Tizio ha redditi esteri 2025 con imposta già definitiva
Scenario. Tizio ha lavorato per tre mesi in Spagna nel 2025 guadagnando 8.000 euro. La Spagna ha trattenuto 1.200 euro di imposte, divenute definitive entro il 31 dicembre 2025.
Come si applica. Tizio dichiara gli 8.000 euro nel quadro C (o nel quadro D se si tratta di lavoro autonomo occasionale). Nel rigo G4 del quadro G indica: codice Stato Spagna, anno 2025, reddito estero 8.000 (colonna 3), imposta estera 1.200 (colonna 4). Poiché il reddito è del 2025, non compila le colonne da 5 a 9. Chi presta assistenza fiscale calcola il credito spettante in proporzione al reddito estero sul reddito complessivo 2025.
In pratica
Se il reddito estero coincide con l’anno della dichiarazione (2025), non occorre compilare le colonne 5, 6, 7, 8 e 9 del rigo G4.
Il credito non può superare né l’imposta estera pagata né la quota proporzionale di IRPEF italiana.
Se hai redditi prodotti in più Paesi, compila un distinto modulo G4 per ciascuno Stato.
Caso 2 – Caio ha un'imposta estera riferita a redditi del 2023 che è diventata definitiva solo nel 2025
Scenario. Caio aveva prodotto redditi in Olanda nel 2023. Le imposte olandesi erano state pagate in parte nel 2024 e il residuo di 300 euro è diventato definitivo nel 2025.
Come si applica. Nel rigo G4 del 730/2026 Caio indica: codice Stato Olanda, anno 2023 (colonna 2), reddito estero 2023 (colonna 3). In colonna 4 indica solo i 300 euro diventati definitivi nel 2025. Poi compila le colonne 5, 6 e 7 con i dati del 2023 (reddito complessivo, imposta lorda e netta) ricavandoli dal Modello 730-3/2023 o dal Modello Redditi PF 2024. In colonna 8 riporta il credito già usato in dichiarazioni precedenti per lo stesso anno 2023.
In pratica
Non confondere l’anno di produzione del reddito (2023) con l’anno in cui l’imposta è diventata definitiva (2025): nel rigo G4 va indicato l’anno di produzione.
Il credito già usato nelle dichiarazioni precedenti per quegli stessi redditi va indicato nella colonna 8 per evitare duplicazioni.
Recupera dal tuo archivio i modelli 730-3 o Redditi PF degli anni precedenti: ti servono i dati di imposta lorda e netta di quell’anno.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Cosa succede se l'imposta estera supera il credito massimo spettante?
L’eccedenza non viene rimborsata né riportata agli anni successivi. Il credito per imposte estere non può generare un rimborso: il suo effetto massimo è azzerare la quota di IRPEF italiana proporzionale al reddito estero.
Se ho già usufruito del credito in una dichiarazione precedente per lo stesso reddito, cosa devo fare?
Devi indicare il credito già utilizzato nella colonna 8 del rigo G4. Se il credito si riferisce allo stesso Stato estero e allo stesso anno di produzione del reddito, compila anche la colonna 9 con il credito specifico per quello Stato.
Il credito per imposte estere si cumula con la detrazione come frontaliere?
No. Le istruzioni del 730/2026 chiariscono che chi opta per l’imposta sostitutiva frontalieri (rigo M38) non può anche portare in detrazione le imposte estere tramite il quadro G. Le due misure sono alternative.
Devo indicare anche le imposte estere pagate su redditi esonerati dalla dichiarazione in Italia?
In genere no. Se il reddito estero non ha concorso a formare il reddito complessivo italiano (ad esempio perché esente in base a una convenzione), non c’è base su cui calcolare il credito proporzionale. Il credito scatta solo se il reddito estero è stato incluso nel reddito complessivo italiano.
Posso chiedere il credito per imposte estere pagate a titolo provvisorio?
No. Le istruzioni precisano che si considerano pagate a titolo definitivo le imposte che ‘non possono essere piu’ rimborsate’. Le imposte pagate in acconto o in via provvisoria non vanno indicate nel rigo G4.
Ho redditi in tre Paesi diversi: compilo tre righi G4 separati?
Si’. Per ogni Stato estero in cui hai prodotto reddito compili un distinto rigo G4. Se nello stesso Stato hai redditi riferiti ad anni diversi, compili un rigo per ogni anno di produzione del reddito.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.