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Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi

Che cos'è l'autofattura e quando serve

Nella normale dinamica commerciale, è il venditore (o prestatore di servizi) a emettere la fattura nei confronti del cliente. Esistono però situazioni in cui la legge ribalta questo schema: è il cliente stesso a dover emettere il documento, per conto proprio o del fornitore. Questo documento si chiama autofattura.

Il termine può sembrare paradossale — fatturare a sé stessi — ma risponde a una logica precisa: garantire che l’IVA venga correttamente assoggettata e dichiarata anche quando il fornitore è estero (e quindi fuori dal sistema fiscale italiano), opera in un settore con regole speciali, o semplicemente non ha adempiuto ai propri obblighi in tempo. In tutti questi casi, l’acquirente prende in mano la penna e completa ciò che il venditore non ha fatto.

I casi principali in cui si emette un’autofattura sono: il reverse charge (inversione contabile), gli acquisti da soggetti esteri trasmessi come esterometro tramite il Sistema di Interscambio, l’autoconsumo e le cessioni gratuite, e la regolarizzazione del fornitore inadempiente (il cosiddetto TD20). Ognuno ha una propria logica e richiede attenzione ai termini e alle modalità.

Dal punto di vista tecnico, le autofatture per operazioni con l’estero vengono oggi trasmesse al Sistema di Interscambio (SdI) in formato XML, con i codici tipo documento previsti (TD17, TD18, TD19): questo sostituisce il vecchio esterometro trimestrale per le operazioni rilevanti.

Principali tipi di autofattura e codici SdI
Caso Codice SdI Logica IVA
Acquisto di servizi dall'estero (UE o extra-UE) TD17 Cliente integra/emette doc. con IVA italiana: a debito e a credito
Acquisto intracomunitario di beni TD18 Cliente integra fattura fornitore UE con IVA italiana: a debito e a credito
Acquisto beni da soggetti non residenti (già in Italia) TD19 Come TD18 ma per beni fisicamente in Italia da non residente
Autoconsumo o cessione gratuita TD1 (autofattura) IVA dovuta sul valore normale del bene prelevato
Regolarizzazione fornitore inadempiente TD20 Cliente versa IVA per conto del fornitore e poi lo informa

Esempio pratico

  • Esempio numerico: Tizio è un consulente IT con partita IVA italiana e acquista un software da un fornitore statunitense al costo di 1.000 euro (operazione B2B, acquisto di servizio dall’estero). Il fornitore USA non è soggetto IVA italiano e non addebita l’IVA in fattura. Tizio deve emettere un’autofattura (TD17) con base imponibile 1.000 euro e IVA al 22% = 220 euro. Registra l’autofattura nel registro vendite (IVA a debito: 220 euro) e nel registro acquisti (IVA a credito: 220 euro). Se ha piena detrazione, l’operazione è neutrale: 220 – 220 = 0 euro da versare. L’autofattura viene trasmessa via SdI entro il 15 del mese successivo a quello di ricevimento della fattura estera.

Documenti necessari

  • Fattura del fornitore estero (o documentazione dell’operazione in caso di mancata fatturazione)
  • Autofattura in formato XML trasmessa via SdI con codice tipo documento corretto (TD17/TD18/TD19/TD20)
  • Registrazione nel registro delle fatture emesse (IVA a debito) e nel registro acquisti (IVA a credito)
  • Documentazione della prova di pagamento o del contratto per gli acquisti di servizi dall’estero
  • Per TD20: copia della comunicazione al fornitore inadempiente della regolarizzazione effettuata

Tizio acquista servizi di consulenza da un fornitore francese (TD17)

Scenario. Tizio gestisce una piccola agenzia di comunicazione a Milano con partita IVA. Ingaggia un grafico freelance francese per 2.000 euro. Il grafico francese emette una fattura senza IVA italiana, indicando la propria partita IVA francese.

Come si applica. L’operazione è un acquisto intracomunitario di servizi: si applica il reverse charge. Tizio deve emettere un’autofattura (codice TD17) con base imponibile 2.000 euro e IVA al 22% = 440 euro. Registra il documento nel registro vendite (440 euro a debito) e nel registro acquisti (440 euro a credito). L’effetto sul debito IVA di Tizio è zero, a patto che abbia piena detrazione. L’autofattura va trasmessa allo SdI entro il 15 del mese successivo all’effettuazione dell’operazione (data di ricezione o di pagamento, a seconda del momento rilevante).

In pratica

  • Conservare la fattura del fornitore francese come documento di riferimento per l’autofattura.
  • Il codice TD17 è per acquisti di servizi dall’estero, sia da fornitori UE sia extra-UE.
  • Se l’agenzia di Tizio ha operazioni esenti o pro-rata, l’IVA a credito potrebbe essere parzialmente indetraibile.

Caio regolarizza una fattura che il fornitore non ha emesso (TD20)

Scenario. Caio è un artigiano e ha acquistato materiali da un fornitore italiano per 5.000 euro più IVA al 22% (1.100 euro). Il fornitore, per un disguido, non ha emesso la fattura entro i termini previsti. Sono passate le scadenze e Caio rischia di essere coinvolto nell’irregolarità.

Come si applica. Per tutelarsi, Caio può emettere un’autofattura di regolarizzazione (codice TD20), indicando la base imponibile di 5.000 euro e l’IVA di 1.100 euro. Versa l’IVA all’Erario tramite F24 (codice tributo 6099 o il codice pertinente al periodo) e comunica al fornitore l’avvenuta regolarizzazione. In questo modo Caio mette in regola la propria posizione. Il fornitore rimane esposto alle proprie sanzioni per la mancata emissione della fattura originaria, ma Caio è al riparo da contestazioni.

In pratica

  • L’autofattura TD20 non esonera il fornitore dalle proprie responsabilità: serve a tutelare il cliente.
  • L’IVA versata tramite TD20 può essere portata in detrazione da Caio come normale IVA sugli acquisti.
  • Conservare tutta la documentazione: contratto, prova di pagamento, copia dell’autofattura e della ricevuta F24.

Quando rivolgersi a un professionista

La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

Fonti e approfondimenti

Domande frequenti

Quando si emette l'autofattura per il reverse charge interno?

In settori tassativi come subappalti in edilizia, servizi di pulizia/demolizione/installazione impianti su edifici, cessioni di oro, rottami, telefonini e microprocessori. Il fornitore emette fattura senza IVA con la dicitura ‘inversione contabile’ e il cliente la integra con l’aliquota dovuta.

Entro quando va trasmessa l'autofattura allo SdI?

Per gli acquisti da soggetti esteri (TD17/TD18/TD19), entro il 15 del mese successivo a quello in cui l’operazione si considera effettuata. I termini precisi possono variare: verificare le istruzioni AdE aggiornate per l’anno di riferimento.

L'autofattura per autoconsumo quando è obbligatoria?

Quando un imprenditore o professionista preleva un bene dall’attività per uso personale o lo cede gratuitamente a terzi, deve emettere autofattura se aveva detratto l’IVA all’acquisto. L’IVA si calcola sul valore normale del bene.

Cosa succede se dimentico di emettere l'autofattura?

Si configura una violazione degli obblighi di fatturazione e registrazione. È possibile ricorrere al ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97) per regolarizzare la posizione versando la sanzione ridotta in base al tempo trascorso.

L'autofattura TD20 si usa solo se il fornitore è italiano?

Sì, la TD20 riguarda la regolarizzazione di operazioni con fornitori italiani che non hanno emesso fattura nei termini. Per i fornitori esteri si usano i codici TD17/TD18/TD19, che hanno logiche diverse.

L'autofattura viene registrata due volte?

Sì, nei casi di reverse charge: una volta nel registro delle fatture emesse (IVA a debito) e una volta nel registro degli acquisti (IVA a credito). Se c’è piena detrazione, l’effetto sul saldo IVA è neutro.

Domande frequenti

Quando si emette l'autofattura per il reverse charge interno?

In settori tassativi come subappalti in edilizia, servizi di pulizia/demolizione/installazione impianti su edifici, cessioni di oro, rottami, telefonini e microprocessori. Il fornitore emette fattura senza IVA con la dicitura 'inversione contabile' e il cliente la integra con l'aliquota dovuta.

Entro quando va trasmessa l'autofattura allo SdI?

Per gli acquisti da soggetti esteri (TD17/TD18/TD19), entro il 15 del mese successivo a quello in cui l'operazione si considera effettuata. I termini precisi possono variare: verificare le istruzioni AdE aggiornate per l'anno di riferimento.

L'autofattura per autoconsumo quando è obbligatoria?

Quando un imprenditore o professionista preleva un bene dall'attività per uso personale o lo cede gratuitamente a terzi, deve emettere autofattura se aveva detratto l'IVA all'acquisto. L'IVA si calcola sul valore normale del bene.

Cosa succede se dimentico di emettere l'autofattura?

Si configura una violazione degli obblighi di fatturazione e registrazione. È possibile ricorrere al ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/97) per regolarizzare la posizione versando la sanzione ridotta in base al tempo trascorso.

L'autofattura TD20 si usa solo se il fornitore è italiano?

Sì, la TD20 riguarda la regolarizzazione di operazioni con fornitori italiani che non hanno emesso fattura nei termini. Per i fornitori esteri si usano i codici TD17/TD18/TD19, che hanno logiche diverse.

L'autofattura viene registrata due volte?

Sì, nei casi di reverse charge: una volta nel registro delle fatture emesse (IVA a debito) e una volta nel registro degli acquisti (IVA a credito). Se c'è piena detrazione, l'effetto sul saldo IVA è neutro.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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