In sintesi
- L’aumento netto in busta paga corrisponde alla quota di contributi IVS normalmente a carico del lavoratore, che il datore cessa di trattenere.
- L’incremento e’ assoggettato a IRPEF ordinaria progressiva: il beneficio netto effettivo dipende dall’aliquota marginale IRPEF del lavoratore.
- Il comma 194 si applica ai lavoratori dipendenti (art. 2094 c.c.) che maturano i requisiti minimi entro il 31 dicembre 2026.
- L’importo del bonus concorre alla base di calcolo del TFR per ogni mese lavorato in piu’ (art. 2120 c.c.), salvo diversa clausola contrattuale collettiva.
- Ogni mese di lavoro aggiuntivo incrementa il montante contributivo datoriale e quindi la futura pensione, sebbene in misura che varia in base al sistema di calcolo applicabile.
Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026
Il comma 194 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) estende il bonus Maroni ai lavoratori dipendenti che maturano i requisiti minimi per la pensione entro il 31 dicembre 2026 (art. 24, comma 10, D.L. 201/2011). L’incremento retributivo, pari alla quota IVS a carico del lavoratore, concorre al reddito IRPEF ordinario (art. 11 TUIR) e alla base del TFR (art. 2120 c.c.), salvo deroga contrattuale collettiva.
Approfondimento normativo completo: Comma 194 LB26: bonus Maroni esteso ai lavoratori che maturano i.
Bonus Maroni: come si traduce l'esonero IVS in piu' netto ogni mese
Il comma 194 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) estende la misura del bonus Maroni – originariamente introdotta dall’articolo 1, comma 286, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 – ai lavoratori dipendenti che maturano i requisiti minimi previsti dall’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, entro il 31 dicembre 2026. In termini pratici, il lavoratore che sceglie di non andare in pensione ottiene ogni mese una busta paga piu’ alta perche’ la quota contributiva IVS normalmente a suo carico non viene piu’ trattenuta.
E’ importante comprendere che l’incremento in busta paga non e’ una cifra fissa uguale per tutti: dipende dall’aliquota contributiva IVS applicabile al singolo lavoratore sulla propria retribuzione imponibile previdenziale. Poiche’ il comma 194 richiama le norme del TUIR (artt. 11 e 51) che inquadrano questo incremento come reddito di lavoro dipendente soggetto a IRPEF progressiva, il netto effettivo che il lavoratore percepisce in piu’ e’ inferiore all’importo lordo dell’esonero, di un ammontare pari all’IRPEF dovuta sullo scaglione di reddito in cui si colloca l’incremento stesso.
Sul piano del TFR, il comma 194 richiama l’articolo 2120 del Codice Civile, che disciplina la base di calcolo dell’indennita’ di fine rapporto. L’incremento retributivo derivante dall’esonero IVS entra nella base di computo del TFR per ogni mese di servizio aggiuntivo, a meno che il contratto collettivo nazionale applicabile non disponga diversamente. Questo elemento puo’ risultare rilevante per i lavoratori con molti anni di anzianita’, poiche’ aumenta l’accantonamento mensile.
Cosa verificare prima di attivare il bonus Maroni
- Accerta la data esatta in cui maturi (o hai maturato) i requisiti minimi per la pensione ai sensi dell’art. 24, comma 10, D.L. 201/2011: deve essere entro il 31 dicembre 2026.
- Stima l’importo mensile lordo dell’esonero IVS sulla tua retribuzione: e’ la base dell’incremento in busta paga.
- Calcola l’IRPEF marginale che si applica sull’incremento per stimare il netto effettivo aggiuntivo mensile.
- Verifica con il tuo CCNL se e’ prevista una clausola che esclude l’incremento bonus Maroni dalla base di calcolo del TFR.
- Confronta l’incremento netto mensile con la stima dell’assegno pensionistico mensile netto a cui rinunci: il pareggio dipende dalla tua aspettativa di vita e dal rendimento del montante contributivo aggiuntivo.
Caso 1: Tizio, impiegato con retribuzione mensile lorda di 2.000 euro
Scenario. Tizio ha 63 anni e matura i requisiti minimi per la pensione ad aprile 2026. Lavora come impiegato con una retribuzione mensile lorda di 2.000 euro. Sceglie di restare al lavoro con il bonus Maroni e vuole capire di quanto aumentera’ la busta paga ogni mese. L’aliquota IVS a carico del lavoratore nella sua categoria e’ quella ordinaria prevista dalla normativa previdenziale vigente per i lavoratori dipendenti.
Come si legge in pratica. A partire da maggio 2026, il datore di lavoro di Tizio non trattiene piu’ la quota IVS a suo carico e la riconosce come incremento della retribuzione netta. L’importo lordo dell’incremento mensile corrisponde alla quota contributiva IVS applicabile alla retribuzione di 2.000 euro. Sull’incremento lordo il datore applica le ritenute IRPEF secondo lo scaglione di reddito di Tizio: il netto aggiuntivo effettivo e’ inferiore al lordo dell’esonero. Ogni mese lavorato in piu’ aumenta anche l’accantonamento TFR di Tizio, calcolato sull’incremento retributivo complessivo, nonche’ il montante contributivo per la quota a carico del datore.
Riepilogo Caso 1
- Retribuzione mensile lorda: 2.000 euro.
- Incremento lordo: pari alla quota IVS a carico lavoratore sulla retribuzione.
- Netto aggiuntivo: inferiore al lordo per effetto dell’IRPEF progressiva.
- TFR: l’incremento concorre all’accantonamento mensile (art. 2120 c.c.).
- Pensione rinunciata: da confrontare con il netto mensile aggiuntivo per valutare la convenienza.
Caso 2: Caia, part-time con retribuzione mensile lorda di 1.200 euro
Scenario. Caia, 64 anni, lavora part-time in un ufficio commerciale con una retribuzione mensile lorda di 1.200 euro. Matura i requisiti pensionistici minimi a settembre 2026 e decide di restare in servizio sino alla fine dell’anno per beneficiare del bonus Maroni previsto dal comma 194 della legge di bilancio 2026.
Come si legge in pratica. Da ottobre 2026 Caia beneficia dell’esonero dalla quota IVS a suo carico. L’incremento lordo mensile e’ proporzionalmente calibrato sulla retribuzione part-time di 1.200 euro. Dato il livello di reddito relativamente contenuto di Caia, l’aliquota IRPEF marginale sull’incremento e’ presumibilmente inferiore rispetto a lavoratori con redditi piu’ elevati, rendendo il netto aggiuntivo proporzionalmente interessante. Caia beneficia del bonus solo per tre mesi (ottobre-dicembre 2026), ma in questo periodo matura un incremento del montante contributivo datoriale e dell’accantonamento TFR.
Riepilogo Caso 2
- Retribuzione mensile lorda part-time: 1.200 euro.
- Decorrenza bonus: ottobre 2026, per tre mesi nell’anno.
- Incremento lordo: quota IVS sull’imponibile previdenziale di 1.200 euro.
- IRPEF: aliquota marginale applicata all’incremento; netto aggiuntivo effettivo.
- TFR e montante: incremento nelle ultime tre mensilita’ di accantonamento.
Caso 3: Sempronio, quadro con retribuzione mensile lorda di 4.500 euro
Scenario. Sempronio, 64 anni, e’ un quadro con retribuzione mensile lorda di 4.500 euro. Ha maturato i requisiti pensionistici minimi a gennaio 2026 e sceglie di restare in servizio per tutto il 2026 approfittando del bonus Maroni previsto dal comma 194 della legge di bilancio 2026.
Come si legge in pratica. Per Sempronio l’incremento lordo mensile e’ calcolato sulla quota IVS a suo carico sulla retribuzione di 4.500 euro: in valore assoluto e’ piu’ consistente rispetto ai casi precedenti. Tuttavia, l’IRPEF progressiva applicata sull’incremento e’ a un’aliquota marginale piu’ alta, riducendo il vantaggio netto effettivo in percentuale sull’incremento lordo. Su base annua, il totale dell’incremento netto va confrontato con l’assegno pensionistico annuo netto a cui Sempronio rinuncia per i 12 mesi di proroga (febbraio-dicembre 2026). L’effetto sul TFR e’ apprezzabile in valore assoluto per ogni mese lavorato in piu’.
Riepilogo Caso 3
- Retribuzione mensile lorda: 4.500 euro.
- Decorrenza bonus: febbraio 2026 (requisiti maturati a gennaio 2026).
- Incremento lordo annuo: quota IVS lavoratore per 11 mesi (feb-dic 2026).
- IRPEF: aliquota marginale elevata; netto aggiuntivo proporzionalmente ridotto.
- TFR: accantonamento aggiuntivo rilevante in valore assoluto per 11 mesi.
Quando conviene una verifica
Un consulente del lavoro o previdenziale puo’ stimare l’incremento netto mensile effettivo e confrontarlo con la pensione a cui rinunci. Calcola la convenienza con un consulente del lavoro.
Norme e fonti collegate
Domande frequenti
Il bonus Maroni aumenta la retribuzione lorda o netta?
Il comma 194 della legge di bilancio 2026 prevede che la quota contributiva IVS a carico del lavoratore, anziche’ essere trattenuta dal datore, venga riconosciuta come incremento della retribuzione netta mensile. Tecnicamente, la retribuzione lorda contrattuale non cambia: cambia il trattamento della quota contributiva, che in luogo di essere versata all’INPS viene corrisposta al lavoratore. Sull’importo cosi’ erogato si applicano le ritenute IRPEF ordinarie.
Il bonus Maroni si applica anche ai lavoratori del settore pubblico?
Il comma 194 della legge di bilancio 2026 richiama il comma 286 della L. 197/2022 e i requisiti pensionistici minimi dell’art. 24, comma 10, D.L. 201/2011, senza limitare esplicitamente l’applicazione al solo settore privato. Le norme del TUIR richiamate (artt. 11 e 51) si riferiscono genericamente al reddito di lavoro dipendente ex art. 2094 c.c. L’ambito applicativo specifico ai dipendenti pubblici va tuttavia verificato con riferimento alla normativa di settore e alle circolari applicative degli enti competenti.
L'incremento del bonus Maroni si riduce nei periodi di malattia?
Il comma 194 della legge di bilancio 2026 non disciplina esplicitamente i periodi di assenza per malattia. In linea generale, nei periodi di malattia indennizzati dall’INPS la retribuzione e’ parzialmente sostituita dall’indennita’ di malattia: l’imponibile previdenziale si riduce e, di conseguenza, anche la quota IVS a carico del lavoratore (e quindi l’incremento del bonus) si riduce proporzionalmente per i giorni di assenza. E’ opportuno verificare le specifiche modalita’ applicative con il proprio datore.
Il bonus Maroni e' cumulabile con altri benefici previdenziali?
Il comma 194 della legge di bilancio 2026 non prevede esplicitamente incompatibilita’ con altri benefici, ma la questione della cumulabilita’ con eventuali agevolazioni specifiche va verificata caso per caso con riferimento alla normativa vigente e alle circolari INPS applicative. Il bonus Maroni, nella sua natura di esonero IVS a carico del lavoratore, e’ strutturalmente incompatibile con il godimento della prestazione pensionistica nel medesimo periodo.
Ogni mese di lavoro in piu' con il bonus Maroni aumenta la futura pensione?
Il comma 194 della legge di bilancio 2026 prevede l’esonero dalla quota IVS a carico del lavoratore, ma non sospende il versamento dei contributi a carico del datore di lavoro. Ne consegue che il montante contributivo continua ad aumentare per ogni mese lavorato in piu’ per la quota datoriale, mentre la quota a carico del lavoratore, esentata, non viene accreditata sul conto assicurativo individuale. L’effetto complessivo sulla futura pensione va stimato con l’ausilio di un consulente previdenziale.