Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 72 D.Lgs. 151/2001 – Adozioni per libere professioniste

    Art. 72 D.Lgs. 151/2001 – Adozioni per libere professioniste

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. In caso di adozione o di affidamento, l’indennità di maternità di cui all’articolo 70 spetta, sulla base di idonea documentazione, per i periodi e secondo quanto previsto all’articolo 26.

    2. La domanda deve essere presentata dalla madre al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dall’ingresso del minore e deve essere corredata da idonee dichiarazioni, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestanti l’inesistenza del diritto a indennità di maternità per qualsiasi altro titolo e la data di effettivo ingresso del minore nella famiglia.

    3. Alla domanda di cui al comma 2 va allegata copia autentica del provvedimento di adozione o di affidamento.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 71 D.Lgs. 151/2001 – Domanda per l’indennità alle professioniste

    Art. 71 D.Lgs. 151/2001 – Domanda per l’indennità alle professioniste

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. L’indennità di cui all’articolo 70 è corrisposta, indipendentemente dall’effettiva astensione dall’attività, dal competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, a seguito di apposita domanda presentata dall’interessata a partire dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di centottanta giorni dal parto.

    2. La domanda, in carta libera, deve essere corredata da certificato medico comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, nonché dalla dichiarazione redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l’inesistenza del diritto alle indennità di maternità di cui al Capo III, al Capo X e al Capo XI.

    3. L’indennità di maternità spetta in misura intera anche nel caso in cui, dopo il compimento del sesto mese di gravidanza, questa sia interrotta per motivi spontanei o volontari, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194.

    3-bis. L’indennità di cui all’articolo 70, comma 3-ter è erogata previa domanda al competente ente previdenziale, corredata dalla certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In caso di abbandono il padre libero professionista ne rende dichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

    4. I competenti enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti provvedono d’ufficio agli accertamenti amministrativi necessari.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 70 D.Lgs. 151/2001 – Indennità di maternità libere professioniste

    Art. 70 D.Lgs. 151/2001 – Indennità di maternità libere professioniste

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Alle libere professioniste, iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza di cui alla tabella D allegata al presente testo unico, è corrisposta un’indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa. Nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, sulla base degli accertamenti medici di cui all’articolo 17, comma 3, l’indennità di maternità è corrisposta anche per i periodi antecedenti i due mesi prima del parto.

    2. L’indennità di cui al comma 1 viene corrisposta in misura pari all’80 per cento di cinque dodicesimi del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello dell’evento.

    3. In ogni caso l’indennità di cui al comma 1 non può essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione calcolata nella misura pari all’80 per cento del salario minimo giornaliero stabilito dall’articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, e successive modificazioni, nella misura risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai successivi decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo.

    3-bis. L’indennità di cui al comma 1 non può essere superiore a cinque volte l’importo minimo derivante dall’applicazione del comma 3, ferma restando la potestà di ogni singola cassa di stabilire, con delibera del consiglio di amministrazione, soggetta ad approvazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un importo massimo più elevato, tenuto conto delle capacità reddituali e contributive della categoria professionale e della compatibilità con gli equilibri finanziari dell’ente.

    3-ter. L’indennità di cui al comma 1 spetta al padre libero professionista per il periodo in cui sarebbe spettata alla madre libera professionista o per la parte residua, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Resto al lavoro con il bonus Maroni: di quanto aumenta lo stipendio netto? esempio

    In sintesi

    • L’aumento netto in busta paga corrisponde alla quota di contributi IVS normalmente a carico del lavoratore, che il datore cessa di trattenere.
    • L’incremento è assoggettato a IRPEF ordinaria progressiva: il beneficio netto effettivo dipende dall’aliquota marginale IRPEF del lavoratore.
    • Il comma 194 si applica ai lavoratori dipendenti (art. 2094 c.c.) che maturano i requisiti minimi entro il 31 dicembre 2026.
    • L’importo del bonus concorre alla base di calcolo del TFR per ogni mese lavorato in più (art. 2120 c.c.), salvo diversa clausola contrattuale collettiva.
    • Ogni mese di lavoro aggiuntivo incrementa il montante contributivo datoriale e quindi la futura pensione, sebbene in misura che varia in base al sistema di calcolo applicabile.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 194 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) estende il bonus Maroni ai lavoratori dipendenti che maturano i requisiti minimi per la pensione entro il 31 dicembre 2026 (art. 24, comma 10, D.L. 201/2011). L’incremento retributivo, pari alla quota IVS a carico del lavoratore, concorre al reddito IRPEF ordinario (art. 11 TUIR) e alla base del TFR (art. 2120 c.c.), salvo deroga contrattuale collettiva.

    Approfondimento normativo completo: Comma 194 LB26: bonus Maroni esteso ai lavoratori che maturano i.

    Bonus Maroni: come si traduce l'esonero IVS in più netto ogni mese

    Il comma 194 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) estende la misura del bonus Maroni – originariamente introdotta dall’articolo 1, comma 286, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 – ai lavoratori dipendenti che maturano i requisiti minimi previsti dall’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, entro il 31 dicembre 2026. In termini pratici, il lavoratore che sceglie di non andare in pensione ottiene ogni mese una busta paga più alta perché la quota contributiva IVS normalmente a suo carico non viene più trattenuta.

    È importante comprendere che l’incremento in busta paga non è una cifra fissa uguale per tutti: dipende dall’aliquota contributiva IVS applicabile al singolo lavoratore sulla propria retribuzione imponibile previdenziale. Poiché il comma 194 richiama le norme del TUIR (artt. 11 e 51) che inquadrano questo incremento come reddito di lavoro dipendente soggetto a IRPEF progressiva, il netto effettivo che il lavoratore percepisce in più è inferiore all’importo lordo dell’esonero, di un ammontare pari all’IRPEF dovuta sullo scaglione di reddito in cui si colloca l’incremento stesso.

    Sul piano del TFR, il comma 194 richiama l’articolo 2120 del Codice Civile, che disciplina la base di calcolo dell’indennita’ di fine rapporto. L’incremento retributivo derivante dall’esonero IVS entra nella base di computo del TFR per ogni mese di servizio aggiuntivo, a meno che il contratto collettivo nazionale applicabile non disponga diversamente. Questo elemento può risultare rilevante per i lavoratori con molti anni di anzianità, poiché aumenta l’accantonamento mensile.

    Cosa verificare prima di attivare il bonus Maroni

    • Accerta la data esatta in cui maturi (o hai maturato) i requisiti minimi per la pensione ai sensi dell’art. 24, comma 10, D.L. 201/2011: deve essere entro il 31 dicembre 2026.
    • Stima l’importo mensile lordo dell’esonero IVS sulla tua retribuzione: è la base dell’incremento in busta paga.
    • Calcola l’IRPEF marginale che si applica sull’incremento per stimare il netto effettivo aggiuntivo mensile.
    • Verifica con il tuo CCNL se è prevista una clausola che esclude l’incremento bonus Maroni dalla base di calcolo del TFR.
    • Confronta l’incremento netto mensile con la stima dell’assegno pensionistico mensile netto a cui rinunci: il pareggio dipende dalla tua aspettativa di vita e dal rendimento del montante contributivo aggiuntivo.

    Caso 1: Tizio, impiegato con retribuzione mensile lorda di 2.000 euro

    Scenario. Tizio ha 63 anni e matura i requisiti minimi per la pensione ad aprile 2026. Lavora come impiegato con una retribuzione mensile lorda di 2.000 euro. Sceglie di restare al lavoro con il bonus Maroni e vuole capire di quanto aumenterà la busta paga ogni mese. L’aliquota IVS a carico del lavoratore nella sua categoria è quella ordinaria prevista dalla normativa previdenziale vigente per i lavoratori dipendenti.

    Come si legge in pratica. A partire da maggio 2026, il datore di lavoro di Tizio non trattiene più la quota IVS a suo carico e la riconosce come incremento della retribuzione netta. L’importo lordo dell’incremento mensile corrisponde alla quota contributiva IVS applicabile alla retribuzione di 2.000 euro. Sull’incremento lordo il datore applica le ritenute IRPEF secondo lo scaglione di reddito di Tizio: il netto aggiuntivo effettivo è inferiore al lordo dell’esonero. Ogni mese lavorato in più aumenta anche l’accantonamento TFR di Tizio, calcolato sull’incremento retributivo complessivo, nonché il montante contributivo per la quota a carico del datore.

    Riepilogo Caso 1

    • Retribuzione mensile lorda: 2.000 euro.
    • Incremento lordo: pari alla quota IVS a carico lavoratore sulla retribuzione.
    • Netto aggiuntivo: inferiore al lordo per effetto dell’IRPEF progressiva.
    • TFR: l’incremento concorre all’accantonamento mensile (art. 2120 c.c.).
    • Pensione rinunciata: da confrontare con il netto mensile aggiuntivo per valutare la convenienza.

    Caso 2: Caia, part-time con retribuzione mensile lorda di 1.200 euro

    Scenario. Caia, 64 anni, lavora part-time in un ufficio commerciale con una retribuzione mensile lorda di 1.200 euro. Matura i requisiti pensionistici minimi a settembre 2026 e decide di restare in servizio sino alla fine dell’anno per beneficiare del bonus Maroni previsto dal comma 194 della legge di bilancio 2026.

    Come si legge in pratica. Da ottobre 2026 Caia beneficia dell’esonero dalla quota IVS a suo carico. L’incremento lordo mensile è proporzionalmente calibrato sulla retribuzione part-time di 1.200 euro. Dato il livello di reddito relativamente contenuto di Caia, l’aliquota IRPEF marginale sull’incremento è presumibilmente inferiore rispetto a lavoratori con redditi più elevati, rendendo il netto aggiuntivo proporzionalmente interessante. Caia beneficia del bonus solo per tre mesi (ottobre-dicembre 2026), ma in questo periodo matura un incremento del montante contributivo datoriale e dell’accantonamento TFR.

    Riepilogo Caso 2

    • Retribuzione mensile lorda part-time: 1.200 euro.
    • Decorrenza bonus: ottobre 2026, per tre mesi nell’anno.
    • Incremento lordo: quota IVS sull’imponibile previdenziale di 1.200 euro.
    • IRPEF: aliquota marginale applicata all’incremento; netto aggiuntivo effettivo.
    • TFR e montante: incremento nelle ultime tre mensilità di accantonamento.

    Caso 3: Sempronio, quadro con retribuzione mensile lorda di 4.500 euro

    Scenario. Sempronio, 64 anni, è un quadro con retribuzione mensile lorda di 4.500 euro. Ha maturato i requisiti pensionistici minimi a gennaio 2026 e sceglie di restare in servizio per tutto il 2026 approfittando del bonus Maroni previsto dal comma 194 della legge di bilancio 2026.

    Come si legge in pratica. Per Sempronio l’incremento lordo mensile è calcolato sulla quota IVS a suo carico sulla retribuzione di 4.500 euro: in valore assoluto è più consistente rispetto ai casi precedenti. Tuttavia, l’IRPEF progressiva applicata sull’incremento è a un’aliquota marginale più alta, riducendo il vantaggio netto effettivo in percentuale sull’incremento lordo. Su base annua, il totale dell’incremento netto va confrontato con l’assegno pensionistico annuo netto a cui Sempronio rinuncia per i 12 mesi di proroga (febbraio-dicembre 2026). L’effetto sul TFR è apprezzabile in valore assoluto per ogni mese lavorato in più.

    Riepilogo Caso 3

    • Retribuzione mensile lorda: 4.500 euro.
    • Decorrenza bonus: febbraio 2026 (requisiti maturati a gennaio 2026).
    • Incremento lordo annuo: quota IVS lavoratore per 11 mesi (feb-dic 2026).
    • IRPEF: aliquota marginale elevata; netto aggiuntivo proporzionalmente ridotto.
    • TFR: accantonamento aggiuntivo rilevante in valore assoluto per 11 mesi.

    Quando conviene una verifica

    Un consulente del lavoro o previdenziale può stimare l’incremento netto mensile effettivo e confrontarlo con la pensione a cui rinunci. Calcola la convenienza con un consulente del lavoro.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il bonus Maroni aumenta la retribuzione lorda o netta?

    Il comma 194 della legge di bilancio 2026 prevede che la quota contributiva IVS a carico del lavoratore, anziché essere trattenuta dal datore, venga riconosciuta come incremento della retribuzione netta mensile. Tecnicamente, la retribuzione lorda contrattuale non cambia: cambia il trattamento della quota contributiva, che in luogo di essere versata all’INPS viene corrisposta al lavoratore. Sull’importo così erogato si applicano le ritenute IRPEF ordinarie.

    Il bonus Maroni si applica anche ai lavoratori del settore pubblico?

    Il comma 194 della legge di bilancio 2026 richiama il comma 286 della L. 197/2022 e i requisiti pensionistici minimi dell’art. 24, comma 10, D.L. 201/2011, senza limitare esplicitamente l’applicazione al solo settore privato. Le norme del TUIR richiamate (artt. 11 e 51) si riferiscono genericamente al reddito di lavoro dipendente ex art. 2094 c.c. L’ambito applicativo specifico ai dipendenti pubblici va tuttavia verificato con riferimento alla normativa di settore e alle circolari applicative degli enti competenti.

    L'incremento del bonus Maroni si riduce nei periodi di malattia?

    Il comma 194 della legge di bilancio 2026 non disciplina esplicitamente i periodi di assenza per malattia. In linea generale, nei periodi di malattia indennizzati dall’INPS la retribuzione è parzialmente sostituita dall’indennita’ di malattia: l’imponibile previdenziale si riduce e, di conseguenza, anche la quota IVS a carico del lavoratore (e quindi l’incremento del bonus) si riduce proporzionalmente per i giorni di assenza. È opportuno verificare le specifiche modalità applicative con il proprio datore.

    Il bonus Maroni è cumulabile con altri benefici previdenziali?

    Il comma 194 della legge di bilancio 2026 non prevede esplicitamente incompatibilità con altri benefici, ma la questione della cumulabilità con eventuali agevolazioni specifiche va verificata caso per caso con riferimento alla normativa vigente e alle circolari INPS applicative. Il bonus Maroni, nella sua natura di esonero IVS a carico del lavoratore, è strutturalmente incompatibile con il godimento della prestazione pensionistica nel medesimo periodo.

    Ogni mese di lavoro in più con il bonus Maroni aumenta la futura pensione?

    Il comma 194 della legge di bilancio 2026 prevede l’esonero dalla quota IVS a carico del lavoratore, ma non sospende il versamento dei contributi a carico del datore di lavoro. Ne consegue che il montante contributivo continua ad aumentare per ogni mese lavorato in più per la quota datoriale, mentre la quota a carico del lavoratore, esentata, non viene accreditata sul conto assicurativo individuale. L’effetto complessivo sulla futura pensione va stimato con l’ausilio di un consulente previdenziale.

  • Art. 69 D.Lgs. 151/2001 – Congedo parentale lavoratrici autonome

    Art. 69 D.Lgs. 151/2001 – Congedo parentale lavoratrici autonome

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al presente Capo, genitori di bambini nati a decorrere dal 1 gennaio 2000, è esteso il diritto al congedo parentale di cui all’articolo 32, compresi il relativo trattamento economico e iltrattamento previdenziale di cui all’articolo 35, limitatamente ad un periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita del bambino.

    1-bis. Le disposizioni del presente articolo trovano applicazione anche nei confronti dei genitori adottivi o affidatari.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Detrazione premi assicurazione vita e infortuni nel 730/2026

    In sintesi

    • Detrazione del 19% sui premi assicurativi pagati nel 2025, nei righi da E8 a E10 del 730 (righi da RP8 a RP13 nel modello Redditi PF).
    • Polizze vita e infortuni per rischio di morte o invalidità permanente non inferiore al 5%: codice 36 (contratti fino al 31/12/2024) e codice 51 (contratti dal 1/1/2025), tetto complessivo 530 euro.
    • Polizze per la tutela delle persone con necessità di sostegno intensivo: codici 38 e 52, tetto di 750 euro che comprende anche i premi dei codici 36 e 51.
    • Polizze per il rischio di non autosufficienza (LTC): codici 39 e 53, tetto di 1.291,14 euro che comprende anche i premi dei codici 36, 51, 38 e 52.
    • I tetti non si sommano: 750 e 1.291,14 euro sono limiti complessivi che includono i premi delle categorie precedenti.
    • Solo i premi dei contratti stipulati dal 1° gennaio 2025 (codici 51, 52, 53) entrano nel riordino delle detrazioni per chi ha un reddito oltre 75.000 euro; oltre 120.000 euro la detrazione si riduce per tutti i codici.

    Come funziona la detrazione per i premi assicurativi

    Se paghi premi per una polizza vita o infortuni, nel 730 puoi avere una detrazione del 19%. La regola non è uguale per tutte le polizze: cambiano i rischi coperti, i codici da usare e il tetto di spesa. La norma è l’art. 15, comma 1, lettera f) del TUIR; i codici e i limiti sono quelli delle istruzioni del 730/2026.

    Le polizze che danno diritto alla detrazione si dividono in tre gruppi. Il primo comprende le assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni che coprono il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5%, da qualunque causa: il tetto è 530 euro. Il secondo riguarda le polizze a tutela delle persone con necessità di sostegno intensivo (disabilità grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 104/1992): il tetto sale a 750 euro. Il terzo sono le polizze per il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (le cosiddette LTC), a condizione che l’assicurazione non possa recedere dal contratto: il tetto è 1.291,14 euro.

    I tre tetti funzionano «a scalare», non si sommano. Il limite di 750 euro comprende anche i premi del primo gruppo (codici 36 e 51); il limite di 1.291,14 euro comprende i premi del primo e del secondo gruppo. Per i contratti stipulati o rinnovati fino al 31 dicembre 2000 valgono le regole precedenti: sono detraibili i premi vita e infortuni, anche versati a compagnie estere, se il contratto dura almeno cinque anni e non consente prestiti nel periodo minimo.

    Codice 36, 38, 39 e codici 51, 52, 53 nel 730: cosa indicano

    I premi si indicano nei righi da E8 a E10 del quadro E con un codice che dipende dal tipo di polizza e dalla data del contratto. Il codice 36 è il più comune: polizze vita e infortuni stipulate fino al 31 dicembre 2024.

    Codici dei premi assicurativi nel 730/2026 (righi E8-E10)
    Tipo di polizza Contratti fino al 31/12/2024 Contratti dal 1/1/2025 Tetto di spesa
    Vita e infortuni: rischio di morte o invalidità permanente non inferiore al 5% 36 51 530,00 euro per i codici 36 e 51 insieme
    Tutela delle persone con necessità di sostegno intensivo 38 52 750,00 euro, compresi i premi dei codici 36 e 51
    Rischio di non autosufficienza (LTC) 39 53 1.291,14 euro, compresi i premi dei codici 36, 51, 38 e 52

    Nei tetti rientrano anche i premi già indicati nella Certificazione Unica (punti da 341 a 352) con gli stessi codici onere, per esempio quelli pagati tramite il datore di lavoro. Se il premio supera il tetto, la parte in eccesso non è detraibile.

    Riordino delle detrazioni: cosa cambia per le polizze stipulate dal 2025

    Dal 2025 chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro può detrarre gli oneri del «riordino» solo fino a un importo massimo che dipende dal reddito e dai figli a carico (art. 16-ter TUIR). I premi dei codici 51, 52 e 53 rientrano nel riordino; i premi dei contratti stipulati fino al 31 dicembre 2024 (codici 36, 38 e 39) ne sono esclusi.

    Importo massimo degli oneri del riordino (istruzioni 730/2026, tabella 11)
    Reddito complessivo Importo base Nessun figlio a carico (0,5) Un figlio (0,7) Due figli (0,85) Tre o più figli o un figlio con disabilità (1)
    Oltre 75.000 fino a 100.000 euro 14.000 euro 7.000 euro 9.800 euro 11.900 euro 14.000 euro
    Oltre 100.000 euro 8.000 euro 4.000 euro 5.600 euro 6.800 euro 8.000 euro

    Restano fermi i tetti propri di ogni polizza. Inoltre, per tutti i codici (36-39 e 51-53), oltre 120.000 euro di reddito complessivo la detrazione si riduce in proporzione e si azzera a 240.000 euro.

    Esempio pratico

    • Tizio paga ogni anno 400 euro di premio per una polizza vita (rischio morte), contratto stipulato nel 2022, codice 36. Indica 400 euro nel 730. La detrazione del 19% su 400 euro vale 76 euro di risparmio. Se Tizio pagasse anche 300 euro per una polizza di sostegno intensivo (codice 38), potrebbe indicare anche quei 300 euro: il tetto di 750 euro comprende i 400 euro del codice 36 e lascia quindi spazio per altri 350 euro, sufficienti per l’intera somma. La detrazione aggiuntiva del 19% su 300 euro vale altri 57 euro, per un totale di 133 euro di risparmio.

    Documenti necessari

    • Quietanza di pagamento del premio emessa dalla compagnia assicurativa
    • Certificazione Unica del datore di lavoro se i premi sono stati trattenuti in busta paga (codici onere 36, 38, 39, 51, 52, 53)
    • Copia del contratto assicurativo (da conservare, non allegare al 730)
    • Per polizze stipulate dal 1° gennaio 2025: data di stipula del contratto

    Caio ha una polizza vita stipulata nel 2019

    Scenario. Caio paga ogni anno 620 euro di premio per una polizza vita che copre il rischio di morte e invalidità permanente. Il contratto è stato stipulato nel 2019, quindi rientra nel codice 36.

    Come si applica. Il massimale per questo tipo di polizza è 530 euro. Caio può indicare al massimo 530 euro nel rigo E8/E9/E10 con il codice 36, anche se il premio reale è 620 euro. La detrazione del 19% su 530 euro vale 100,70 euro di risparmio fiscale. La parte eccedente (90 euro) non è detraibile.

    In pratica

    • Importo da indicare nel 730: 530 euro (non 620)
    • Codice da usare: 36 (contratto stipulato prima del 2025)
    • Risparmio fiscale: 100,70 euro (19% di 530)

    Tizio ha anche una polizza per la non autosufficienza

    Scenario. Tizio paga 400 euro di polizza vita (codice 36) e 900 euro di polizza per rischio non autosufficienza (codice 39). Ha un reddito complessivo di 50.000 euro.

    Come si applica. Per la polizza vita indica 400 euro (sotto il massimale di 530). Per la polizza non autosufficienza il tetto di 1.291,14 euro comprende anche i premi vita e invalidità già indicati. Tizio può quindi indicare fino a 1.291,14 – 400 = 891,14 euro per il codice 39. Poiché ha speso 900 euro, indica 891,14 euro. La detrazione complessiva del 19% su 400 + 891,14 = 1.291,14 euro vale circa 245,32 euro di risparmio.

    In pratica

    • Codice 36: indica 400 euro (polizza vita)
    • Codice 39: indica 891,14 euro (limite 1.291,14 meno i 400 già usati)
    • Risparmio complessivo: circa 245 euro

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il massimale per la detrazione delle polizze vita?

    Per le polizze che coprono il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5% il tetto è 530 euro, da considerare insieme per i codici 36 e 51. Il risparmio fiscale massimo è il 19% di 530, cioè 100,70 euro.

    Cosa indica il codice 36 nel 730?

    Il codice 36 dei righi da E8 a E10 indica i premi delle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni per contratti stipulati fino al 31 dicembre 2024. Per i contratti stipulati dal 1° gennaio 2025 si usa il codice 51. Il tetto di 530 euro vale per i due codici insieme.

    Le polizze contro gli infortuni danno diritto alla detrazione?

    Sì, se coprono il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5%, da qualunque causa. Le coperture che non riguardano questi rischi, per esempio la sola diaria da ricovero, non rientrano in questa detrazione.

    Ho stipulato una nuova polizza nel 2025: cambia qualcosa?

    Sì. I contratti stipulati dal 1° gennaio 2025 usano i codici 51, 52 e 53 e rientrano nel riordino delle detrazioni: chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro può detrarli solo entro l’importo massimo previsto dalla tabella 11 delle istruzioni. I tetti di spesa restano gli stessi.

    I tetti di 530, 750 e 1.291,14 euro si sommano?

    No. Il tetto di 750 euro per le polizze a tutela delle persone con necessità di sostegno intensivo comprende anche i premi vita e infortuni (codici 36 e 51); il tetto di 1.291,14 euro per la non autosufficienza comprende i premi di entrambi i gruppi precedenti.

    I premi trattenuti in busta paga dal datore di lavoro vanno indicati nel 730?

    I premi indicati nella Certificazione Unica (punti da 341 a 352) con i codici onere 36, 38, 39, 51, 52 o 53 vanno compresi nell’importo dei righi da E8 a E10 e contano per il tetto di spesa.

    Posso detrarre i premi per la polizza di un familiare a carico?

    Sì. Le istruzioni del 730 includono i premi di assicurazione tra gli oneri detraibili anche se sostenuti nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico, per esempio il coniuge o i figli.

    L’assicurazione vita si deduce o si detrae?

    Si detrae: i premi non riducono il reddito ma danno uno sconto d’imposta del 19% sulla spesa entro il tetto. Le deduzioni dal reddito riguardano altri oneri, come i contributi previdenziali.

    Da leggere insieme

  • ACE abrogata dal 2025: cosa cambia per le società

    In sintesi

    • ACE abrogata dal 2025 dall’art. 5 del D.Lgs. 192/2024 (riforma IRPEF-IRES): nessuna nuova quota matura da quest’anno.
    • Le eccedenze pregresse rimangono: l’ACE maturata fino al periodo d’imposta 2024 e non ancora utilizzata è ancora riportabile e deducibile.
    • Nessuna perdita secca per chi ha eccedenze: le quote accumulate negli anni possono continuare a ridurre il reddito imponibile nei periodi successivi al 2024.
    • Pianificazione necessaria: conviene verificare l’ammontare dell’eccedenza ACE residua e programmare il suo utilizzo nei prossimi esercizi.
    • Il quadro ACE della dichiarazione 2026 (periodo d’imposta 2025) non accoglie nuova ACE, ma gestisce ancora il riporto delle eccedenze pregresse.

    Cos'era l'ACE e perché è stata soppressa

    L’ACE – Aiuto alla Crescita Economica – era un’agevolazione che riduceva il reddito imponibile IRES (e IRPEF per i soggetti IRPEF) in proporzione all’incremento del capitale proprio. In sostanza premiava le società che si finanziavano con equity anziché con debito, rendendo il capitale proprio fiscalmente un po’ meno oneroso del debito. Era in vigore dal 2011 e molte SRL e SpA l’avevano incorporata nella propria pianificazione fiscale.

    Il D.Lgs. 192/2024, che attua la riforma IRPEF-IRES, ha abrogato l’ACE a decorrere dal periodo d’imposta 2025. Questo significa che nel modello Redditi SC 2026, relativo all’anno 2025, non si calcola alcuna nuova quota ACE. L’agevolazione cessa di maturare.

    La buona notizia – e il punto più importante per chi ha accumulato eccedenze negli anni – è che le quote ACE maturate fino al 31 dicembre 2024 e non ancora utilizzate non si perdono. Continuano a essere riportabili nei periodi d’imposta successivi al 2024 secondo le regole vigenti fino all’abrogazione.

    Questo articolo spiega concretamente cosa cambia nella dichiarazione 2026 per le società che avevano in corso posizioni ACE, con un esempio numerico e i punti operativi da verificare subito con il proprio commercialista.

    ACE: prima e dopo l'abrogazione
    Aspetto Fino al periodo d'imposta 2024 Dal periodo d'imposta 2025
    Maturazione nuove quote ACE Sì, calcolate sull'incremento del capitale proprio rispetto alla base di riferimento No – nessuna nuova quota ACE matura
    Eccedenze pregresse non utilizzate Riportabili illimitatamente Ancora riportabili e deducibili secondo le regole previgenti
    Indicazione in dichiarazione Quadro ACE del modello Redditi SC Il quadro gestisce solo il riporto delle eccedenze pregresse
    Norma di riferimento Art. 1 D.L. 201/2011 e successive modifiche Art. 5 D.Lgs. 192/2024 (abrogazione)
    Effetto sul reddito imponibile 2025 Nessuna nuova riduzione da ACE corrente Possibile riduzione solo grazie alle eccedenze pregresse riportate

    Esempio pratico

    • Esempio – Alfa SRL, esercizio 2025. Alfa SRL ha accumulato nel tempo un’eccedenza ACE pregressa di 80.000 euro, non ancora utilizzata perché negli anni passati il reddito imponibile era basso o in perdita.

      Nel 2025 Alfa SRL ha un reddito imponibile (dopo le variazioni in aumento e diminuzione) di 150.000 euro. Grazie all’eccedenza ACE pregressa, può ridurre la base imponibile di 80.000 euro, portandola a 70.000 euro. L’IRES (aliquota ordinaria 24%) è quindi calcolata su 70.000 euro anziché su 150.000 euro.

      Se non avesse eccedenze ACE pregresse – o se le avesse già esaurite – l’intera base imponibile di 150.000 euro sarebbe soggetta a IRES. L’eccedenza pregressa vale, in questo esempio, circa 19.200 euro di risparmio d’imposta.

    Documenti necessari

    • Modello Redditi SC degli anni precedenti con il quadro ACE (per verificare l’eccedenza riportata)
    • Prospetto del patrimonio netto degli ultimi esercizi (per ricostruire la base ACE se non già documentata)
    • Bilanci d’esercizio 2021-2024 (gli anni in cui è stata maturata l’eccedenza)
    • Eventuale parere o calcolo del commercialista sull’eccedenza ACE residua utilizzabile
    • Documentazione degli aumenti di capitale o conferimenti che hanno generato l’incremento ACE

    Caso 1: società con eccedenza ACE consistente

    Scenario. Alfa SRL è stata costituita nel 2018 e ha sempre tenuto utili in riserva rafforzando il patrimonio netto. Negli anni ha accumulato un’eccedenza ACE di 200.000 euro non ancora utilizzata per intero, perché spesso il reddito imponibile era inferiore all’eccedenza disponibile.

    Come si applica. Alfa SRL non perde le eccedenze ACE pregresse: può continuare a dedurle nei prossimi anni. La strategia ottimale è verificare ogni anno l’ammontare del reddito imponibile e capire quanta eccedenza ACE conviene utilizzare. Non c’è urgenza di ‘consumare’ tutta l’eccedenza in un anno: è riportabile senza limite di tempo. Il commercialista di Alfa SRL dovrà però aggiornarsi sulla compilazione del quadro ACE nel modello Redditi SC 2026, che ora gestisce solo il riporto delle eccedenze pregresse e non calcola più nuove quote.

    In pratica

    • Recupera il modello Redditi SC degli anni scorsi e verifica la riga con l’eccedenza ACE riportata a nuovo.
    • Pianifica l’utilizzo dell’eccedenza pregressa nei prossimi anni in base alle previsioni di reddito imponibile.
    • Se hai dubbi sul calcolo della base ACE storica, chiedila espressamente al tuo commercialista prima di presentare la dichiarazione 2026.

    Caso 2: società che contava sull'ACE per la pianificazione futura

    Scenario. Tizio e Caio sono soci di Alfa SRL e avevano pianificato un aumento di capitale per il 2025 proprio per generare nuova ACE e ridurre il carico fiscale degli anni successivi. Il piano era stato costruito sapendo che l’ACE avrebbe abbattuto il reddito imponibile futuro.

    Come si applica. L’abrogazione cambia radicalmente la convenienza di quell’operazione. Un aumento di capitale effettuato nel 2025 non genera più ACE: non c’è più l’agevolazione che lo rendeva fiscalmente vantaggioso rispetto ad altre forme di finanziamento. Tizio e Caio devono riesaminare il piano con il commercialista valutando se l’aumento di capitale abbia ancora senso per altri motivi (rafforzamento patrimoniale, accesso al credito, ratio debitoria) oppure se il capitale aggiuntivo sia meglio impiegato altrove. Non esiste, allo stato, un’agevolazione equivalente all’ACE che la sostituisca.

    In pratica

    • Rivedi qualsiasi piano di aumento di capitale costruito in prospettiva ACE: l’agevolazione non c’è più.
    • Valuta se esistono altri incentivi (crediti d’imposta per investimenti, zone speciali, ecc.) che possano orientare la pianificazione in modo alternativo.
    • Controlla che il commercialista non abbia già predisposto calcoli previsionali con ACE 2025: andrebbero aggiornati.

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Dal 2025 l'ACE non esiste più: le eccedenze degli anni precedenti si perdono?

    No. Le eccedenze ACE maturate fino al periodo d’imposta 2024 e non ancora utilizzate continuano a essere riportabili e deducibili dal reddito imponibile dei periodi successivi al 2024. L’abrogazione impedisce che maturino nuove quote, ma non cancella quelle già accumulate.

    Come faccio a sapere quanta eccedenza ACE ho disponibile?

    L’eccedenza ACE si trova nel quadro ACE del modello Redditi SC degli anni precedenti. Se non hai mai utilizzato tutta la deduzione in un anno perché il reddito imponibile era insufficiente, la parte residua è stata riportata nella riga apposita. Chiedi al commercialista di ricavare il saldo aggiornato.

    Se nel 2025 aumento il capitale di Alfa SRL, ottengo nuova ACE?

    No. Gli incrementi di capitale proprio effettuati dal periodo d’imposta 2025 in poi non generano nuova ACE. L’agevolazione è stata abrogata dall’art. 5 del D.Lgs. 192/2024. Eventuali aumenti di capitale del 2025 non producono alcuna quota ACE deducibile.

    C'è un limite di tempo per usare le eccedenze ACE pregresse?

    No, non c’è un termine di decadenza. Le eccedenze pregresse si riportano illimitatamente finché non vengono interamente assorbite dal reddito imponibile degli esercizi successivi. Puoi usarne una quota ogni anno senza fretta.

    Dove si indica l'eccedenza ACE pregressa nel modello Redditi SC 2026?

    Il modello Redditi SC 2026 (periodo d’imposta 2025) prevede ancora il quadro dedicato all’ACE per la gestione delle eccedenze pregresse riportate. Non si calcola più nuova ACE, ma il riporto delle eccedenze va indicato correttamente per non perderle. Segui le istruzioni ufficiali aggiornate o affidati al tuo software di compilazione.

    L'abrogazione dell'ACE riguarda anche le imprese individuali e i professionisti?

    L’ACE riguardava principalmente le società di capitali (IRES), ma toccava anche le imprese in contabilità ordinaria soggette a IRPEF. L’abrogazione da parte del D.Lgs. 192/2024 si applica a tutti i soggetti che beneficiavano dell’agevolazione, con le stesse regole transitorie sulle eccedenze pregresse.

  • Art. 68 D.Lgs. 151/2001 – Misura dell’indennità per autonome

    Art. 68 D.Lgs. 151/2001 – Misura dell’indennità per autonome

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Alle coltivatrici dirette, colone e mezzadre e alle imprenditrici agricole è corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa, una indennità giornaliera pari all’80 per cento della retribuzione minima giornaliera per gli operai agricoli a tempo indeterminato, come prevista dall’articolo 14, comma 7, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54, in relazione all’anno precedente il parto.

    2. Alle lavoratrici autonome, artigiane ed esercenti attività commerciali è corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data effettiva del parto, una indennità giornaliere pari all’80 per cento del salario minimo giornaliero stabilito dall’articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, nella misura risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai successivi decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo 1.

    2-bis. Alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne è corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data effettiva del parto una indennità giornaliera pari all’80 per cento della massima giornaliera del salario convenzionale previsto per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne dall’articolo 10 della legge 13 marzo 1958, n. 250, come successivamente adeguato in base alle disposizioni vigenti.

    2-ter. Nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, sulla base degli accertamenti medici di cui all’articolo 17, comma 3, alle lavoratrici di cui al presente articolo, l’indennità giornaliera è corrisposta anche per i periodi antecedenti i due mesi prima del parto.

    3. In caso di interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194, verificatasi non prima del terzo mese di gravidanza, su certificazione medica rilasciata dall’azienda sanitaria locale competente per territorio, è corrisposta una indennità giornaliera calcolata ai sensi dei commi 1 e 2 per un periodo di trenta giorni.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Dipendente con 28.000 euro: cosa cambia con la riforma IRPEF 2026? caso pratico

    In sintesi

    • Chi guadagna esattamente 28.000 euro annui non ottiene alcun beneficio dalla riduzione al 33%, poiché ricade interamente nel primo scaglione al 23%.
    • Per redditi di 28.001-30.000 euro il risparmio è molto contenuto: pochi euro annui.
    • Il secondo scaglione al 33% si applica solo sulla parte di reddito che supera 28.000 euro.
    • I lavoratori dipendenti con reddito appena sopra 28.000 euro vedranno una variazione minima in busta paga.
    • Il maggiore beneficio è per chi ha redditi nella parte alta del secondo scaglione (vicino a 50.000 euro).

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 3 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) riduce dal 35% al 33% l’aliquota IRPEF del secondo scaglione (art. 11, co. 1, lett. b TUIR), in vigore dal 1° gennaio 2026. Per un reddito pari al limite superiore del primo scaglione (28.000 euro), l’impatto è nullo; per redditi appena superiori, il beneficio cresce proporzionalmente.

    Approfondimento normativo completo: Comma 3 LB 2026: aliquota IRPEF secondo scaglione dal 35% al 33%.

    Perché un reddito di 28.000 euro è il caso limite della riforma IRPEF 2026

    La riforma IRPEF introdotta dal comma 3 della legge di bilancio 2026 agisce esclusivamente sul secondo scaglione, riducendo l’aliquota dal 35% al 33%. Chi ha un reddito imponibile di esattamente 28.000 euro si trova al limite superiore del primo scaglione: la sua intera base imponibile è tassata al 23%, e la riduzione al 33% non produce alcun effetto perché nessuna quota del suo reddito cade nel secondo scaglione.

    Per il lavoratore dipendente con reddito appena sopra i 28.000 euro – poniamo 28.500 euro – la quota soggetta al nuovo 33% è di soli 500 euro. Il risparmio annuo è pari al 2% di 500 euro, ossia 10 euro l’anno. Questo illustra come il beneficio sia direttamente proporzionale alla parte di reddito che supera la soglia di 28.000 euro, e come cresca progressivamente fino al massimo di 440 euro per chi arriva a 50.000 euro.

    Il caso del lavoratore dipendente con reddito di 28.000 euro è comunque importante per comprendere la struttura della riforma: la legge non ha modificato il primo scaglione né le detrazioni per lavoro dipendente. Chi si trova nella fascia più bassa di reddito non ottiene benefici diretti dalla riduzione dell’aliquota sul secondo scaglione. Eventuali benefici per questa fascia derivano da altri strumenti come il trattamento integrativo (bonus IRPEF), che ha una disciplina separata.

    Cosa verificare se si è vicini alla soglia dei 28.000 euro

    • Calcolare con precisione il reddito imponibile IRPEF 2026, al netto di eventuali deduzioni.
    • Verificare se il reddito supera i 28.000 euro: solo in quel caso si ottiene un beneficio dalla riforma.
    • Controllare la busta paga di gennaio 2026 per rilevare eventuali variazioni nelle ritenute.
    • Verificare il trattamento integrativo (art. 1, D.L. 3/2020) se il reddito è nella fascia 15.000-28.000 euro.
    • In caso di redditi aggiuntivi (affitti, cedolari, lavori occasionali) calcolare il reddito complessivo totale.

    Caso 1: Tizio, operaio con reddito da lavoro dipendente di 28.000 euro esatti

    Scenario. Tizio è un operaio con reddito imponibile IRPEF di 28.000 euro, esattamente al limite del primo scaglione. Tutta la sua base imponibile ricade nel primo scaglione (fino a 28.000 euro), tassato al 23%. La legge di bilancio 2026 non modifica questa aliquota. Tizio non trae quindi alcun vantaggio diretto dalla riduzione dell’aliquota al 33%.

    Come si legge in pratica. L’IRPEF lorda di Tizio è: 28.000 × 23% = 6.440 euro, identica al 2025. Non c’è alcuna quota di reddito nel secondo scaglione, quindi la riduzione al 33% non produce alcun effetto. Le buste paga di gennaio 2026 rimarranno invariate rispetto a dicembre 2025, salvo variazioni derivanti da altri fattori (detrazioni, trattamento integrativo, addizionali regionali e comunali).

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito imponibile: 28.000 euro (interamente nel primo scaglione)
    • Aliquota applicata: 23% (invariata)
    • IRPEF lorda 2025 e 2026: 6.440 euro
    • Risparmio da riforma IRPEF 2026: zero euro
    • Note: nessuna variazione in busta paga per effetto del comma 3 LB 2026

    Caso 2: Caia, impiegata con reddito da lavoro dipendente di 30.000 euro

    Scenario. Caia lavora come impiegata amministrativa con reddito imponibile IRPEF di 30.000 euro. Il reddito supera di 2.000 euro il limite del primo scaglione. La quota di 2.000 euro (30.000 – 28.000) ricade nel secondo scaglione, soggetta nel 2026 all’aliquota del 33% anziché al 35% del 2025. Il beneficio è contenuto ma reale e immediatamente visibile nelle buste paga di gennaio 2026.

    Come si legge in pratica. Primo scaglione: 28.000 × 23% = 6.440 euro (invariato). Secondo scaglione: 2.000 × 33% = 660 euro (nel 2025 era 2.000 × 35% = 700 euro). IRPEF lorda 2026: 7.100 euro contro 7.140 euro del 2025. Risparmio annuo: 40 euro, pari a circa 3,33 euro mensili in più in busta paga. Il beneficio è proporzionalmente ridotto perché solo 2.000 euro su 30.000 cadono nel secondo scaglione.

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito imponibile: 30.000 euro
    • Quota nel secondo scaglione: 2.000 euro
    • IRPEF lorda 2025: 7.140 euro
    • IRPEF lorda 2026: 7.100 euro
    • Risparmio annuo: 40 euro (circa 3,33 euro/mese)

    Caso 3: Sempronio, tecnico con 28.000 euro da lavoro dipendente e reddito da affitto tassato con cedolare secca

    Scenario. Sempronio percepisce 28.000 euro da lavoro dipendente e un reddito da locazione tassato con cedolare secca di 5.000 euro. Il reddito da cedolare secca non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF progressiva. Il reddito complessivo IRPEF ai fini degli scaglioni è quindi di soli 28.000 euro, interamente nel primo scaglione. Sempronio non ottiene benefici dalla riforma.

    Come si legge in pratica. L’IRPEF progressiva di Sempronio è calcolata su 28.000 euro: 28.000 × 23% = 6.440 euro, invariata rispetto al 2025. La cedolare secca sui 5.000 euro di canone è un’imposta sostitutiva con aliquota propria (21% o 10% per canone concordato), separata dall’IRPEF progressiva. Il comma 3 della legge di bilancio 2026 non modifica le imposte sostitutive, né concorre con il calcolo degli scaglioni.

    Riepilogo Caso 3

    • Reddito da lavoro dipendente: 28.000 euro (primo scaglione 23%)
    • Reddito da affitto con cedolare secca: 5.000 euro (tassazione separata)
    • IRPEF progressiva 2025 e 2026: 6.440 euro (invariata)
    • Risparmio da riforma IRPEF 2026: zero euro
    • Note: la cedolare secca non concorre agli scaglioni IRPEF ordinari

    Quando conviene una verifica

    Per un’analisi personalizzata dell’impatto IRPEF 2026 sul tuo reddito: Consulta un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Un dipendente con 28.000 euro di reddito ottiene qualche beneficio dalla riforma IRPEF 2026?

    Non ottiene benefici dalla riduzione dell’aliquota al 33%, poiché il suo intero reddito ricade nel primo scaglione (fino a 28.000 euro), tassato al 23%, aliquota che non è stata modificata dalla legge di bilancio 2026. Il risparmio dalla riforma scatta solo per la quota di reddito che supera i 28.000 euro e ricade nel secondo scaglione.

    Esiste un'altra misura fiscale del 2026 che riguarda i redditi sotto i 28.000 euro?

    Per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 15.000 euro, o nella fascia 15.001-28.000 euro in presenza di determinate condizioni, è previsto il trattamento integrativo (art. 1, D.L. 3/2020, cosiddetto bonus IRPEF). Questa misura ha una disciplina e un perimetro propri, separati dalla riduzione dell’aliquota sul secondo scaglione introdotta dal comma 3 della legge di bilancio 2026.

    Come si calcola la quota di reddito soggetta al nuovo 33% per un dipendente con 29.000 euro?

    Per un reddito di 29.000 euro, la quota soggetta al 33% è pari a 1.000 euro (differenza tra 29.000 e la soglia del primo scaglione, 28.000 euro). L’imposta sul secondo scaglione è: 1.000 × 33% = 330 euro (nel 2025 era 350 euro). Il risparmio annuo è di 20 euro. Il primo scaglione rimane tassato al 23%: 28.000 × 23% = 6.440 euro.

    I redditi da cedolare secca entrano nel calcolo degli scaglioni IRPEF?

    No. I redditi da locazione tassati con cedolare secca sono soggetti a un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e non concorrono alla formazione della base imponibile IRPEF progressiva. Di conseguenza, non rilevano ai fini dell’applicazione degli scaglioni e non influenzano il beneficio derivante dalla riduzione dell’aliquota al 33% introdotta dal comma 3 della legge di bilancio 2026.

    La riforma IRPEF 2026 modifica anche le detrazioni per lavoro dipendente?

    Il comma 3 della legge di bilancio 2026 interviene esclusivamente sull’aliquota del secondo scaglione IRPEF (art. 11, co. 1, lett. b TUIR), riducendola dal 35% al 33%. Non modifica le detrazioni per lavoro dipendente (art. 13 TUIR), il trattamento integrativo o le detrazioni per familiari a carico. Eventuali modifiche a questi istituti derivano da altre disposizioni della legge di bilancio 2026 o da normativa separata.

    Vedi anche: Trattamento integrativo e detrazioni da lavoro dipendente, Quando arrivano aumenti e arretrati dei dipendenti pubblici, Aumento stipendio polizia locale e dipendenti comunali 2022-2024, Artigiano e anche dipendente, Fringe benefit e Redditi assimilati al lavoro dipendente.

  • Art. 67 D.Lgs. 151/2001 – Modalità di erogazione indennità autonome

    Art. 67 D.Lgs. 151/2001 – Modalità di erogazione indennità autonome

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. L’indennità di cui all’articolo 66 viene erogata dall’INPS a seguito di apposita domanda in carta libera, corredata da un certificato medico rilasciato dall’azienda sanitaria locale competente per territorio, attestante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto ovvero dell’interruzione della gravidanza spontanea o volontaria ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194.

    1-bis. L’indennità di cui all’articolo 66, comma 1-bis, è erogata previa domanda all’INPS, corredata dalla certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In caso di abbandono il padre lavoratore autonomo ne rende dichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

    2. In caso di adozione o di affidamento, l’indennità di maternità di cui all’articolo 66 spetta, sulla base di idonea documentazione, per i periodi e secondo quanto previsto all’articolo 26.

    3. L’INPS provvede d’ufficio agli accertamenti amministrativi necessari.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Detrazioni pensione 2026: importi, tabella e calcolo nel 730

    In sintesi

    • Detrazione distinta dal lavoro dipendente: i pensionati non beneficiano della stessa detrazione dei lavoratori – ne hanno una propria, disciplinata dall’art. 13 TUIR.
    • Rapportata ai giorni di pensione: se la pensione è iniziata o terminata nel corso dell’anno, la detrazione si calcola in proporzione ai giorni effettivi.
    • Quanto vale: 1.955 euro fino a 8.500 euro di reddito complessivo (mai meno di 713 euro), poi scende fino ad azzerarsi a 50.000 euro; 50 euro in più tra 25.001 e 29.000 euro. Gli importi sono gli stessi nel 2025 e nel 2026.
    • Esonero dalla dichiarazione: chi ha solo reddito da pensione può non presentare il 730 se il reddito complessivo non supera 8.500 euro (o 7.500 con terreni e abitazione principale).
    • Non si cumula con l’ulteriore detrazione Legge Bilancio 2025: i pensionati sono esclusi dall’ulteriore detrazione riconosciuta ai lavoratori dipendenti con reddito tra 20.000 e 40.000 euro.
    • La riconosce l’ente pensionistico: INPS o altro ente eroga la detrazione ogni mese nella rata di pensione; il 730 serve al conguaglio finale.

    Come funziona la detrazione per i pensionati

    Se percepisci una pensione – di vecchiaia, di anzianità, di invalidità o ai superstiti – hai diritto a una detrazione IRPEF specifica per i redditi da pensione. Questa detrazione riduce direttamente l’imposta che altrimenti pagheresti sul reddito pensionistico.

    La detrazione per pensione è separata da quella per lavoro dipendente: hanno importi e fasce di reddito diversi. Come per il lavoro dipendente, anche la detrazione per pensione si riduce all’aumentare del reddito complessivo: se hai altri redditi (per esempio affitti, rendite) che si sommano alla pensione, l’importo della detrazione scende. Quando il reddito complessivo supera la soglia massima, la detrazione si azzera del tutto.

    L’ente pensionistico (tipicamente INPS) riconosce la detrazione già in fase di erogazione mensile. Presentando il 730, il sostituto d’imposta o il CAF ricalcola l’importo esatto tenendo conto di tutti i redditi dell’anno, e aggiusta il tiro: se ne hai ricevuta troppa, restituirai la differenza; se ne hai ricevuta troppo poca, ti verrà rimborsata.

    Detrazioni pensione 2026: la tabella degli importi

    La detrazione è fissata dall’art. 13, comma 3, del TUIR, nel testo in vigore dal 1° gennaio 2025, che vale anche per il 2026. Si calcola sul reddito complessivo, al netto dell’abitazione principale e delle pertinenze e compreso il reddito degli affitti tassati con la cedolare secca, e va rapportata ai giorni di pensione dell’anno.

    Detrazione per redditi di pensione (tabella 7 delle istruzioni 730/2026)
    Reddito complessivo Detrazione annua
    Fino a 8.500 euro 1.955 euro (importo minimo 713 euro)
    Da 8.501 a 28.000 euro 700 + 1.255 x (28.000 – reddito) / 19.500
    Da 28.001 a 50.000 euro 700 x (50.000 – reddito) / 22.000
    Oltre 50.000 euro Nessuna detrazione
    Da 25.001 a 29.000 euro La detrazione aumenta di 50 euro

    Il risultato dei rapporti si prende con le prime quattro cifre decimali. La detrazione per pensione non si cumula con quella per lavoro dipendente per lo stesso periodo. Fonte: istruzioni 730/2026, Appendice, tabella 7 (p. 149).

    Calcolo della detrazione per pensione: esempi 2026

    Detrazione per un anno intero di pensione (365 giorni)
    Reddito complessivo Calcolo Detrazione
    8.500 euro importo fisso 1.955,00 euro
    9.000 euro 700 + 1.255 x 0,9743 1.922,75 euro
    12.000 euro 700 + 1.255 x 0,8205 1.729,73 euro
    16.900 euro 700 + 1.255 x 0,5692 1.414,35 euro
    18.550 euro 700 + 1.255 x 0,4846 1.308,17 euro
    27.000 euro 700 + 1.255 x 0,0512 + 50 814,26 euro
    35.000 euro 700 x 0,6818 477,26 euro

    Se la pensione è iniziata il 1° luglio, i giorni sono 184 e la detrazione si riduce in proporzione: con 12.000 euro di reddito, 1.729,73 x 184 / 365 = 871,97 euro.

    Perché fino a 8.500 euro non si paga IRPEF: l’imposta lorda su 8.500 euro al 23% è 1.955 euro, esattamente quanto la detrazione. Sopra quella soglia la detrazione non copre più tutta l’imposta: con una pensione di 12.000 euro l’IRPEF lorda è 2.760 euro e, tolti 1.729,73 euro di detrazione, restano 1.030,27 euro, a cui si aggiungono le addizionali regionale e comunale. Gli scaglioni del 2026 restano al 23% fino a 28.000 euro, mentre tra 28.000 e 50.000 euro l’aliquota scende dal 35% al 33% (art. 11 del TUIR). Vedi anche no tax area 2026.

    Quando il pensionato non deve presentare il 730

    Soglie per l'esonero dalla dichiarazione con reddito da pensione
    Tipo di reddito Limite per esonero
    Solo pensione + altre tipologie di reddito fino a 8.500 euro
    Pensione + terreni + abitazione principale e pertinenze fino a 7.500 euro (quota pensione) + 185,92 euro (terreni)
    Pensione + assegno periodico coniuge + altri fino a 8.500 euro

    Esempio pratico

    • Caio è in pensione da anni e nel 2025 ha percepito solo una pensione INPS di 9.000 euro annui. Non ha altri redditi. La detrazione spettante è 700 + 1.255 x 0,9743 = 1.922,75 euro, contro un’IRPEF lorda di 2.070 euro: restano 147,25 euro di imposta. Superare 8.500 euro non basta a rendere obbligatoria la dichiarazione: le istruzioni esonerano chi ha solo la pensione pagata da un unico sostituto d’imposta obbligato alle ritenute, se le detrazioni per coniuge e familiari a carico sono spettanti e non sono dovute le addizionali regionale e comunale. Se una di queste condizioni manca, Caio deve presentare la dichiarazione. In ogni caso il 730 gli conviene se ha spese da detrarre, per esempio spese mediche.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dall’ente pensionistico (INPS o altro – punti 3 e 7)
    • Modello 730/2026 precompilato o ordinario
    • Eventuale documentazione di altri redditi (rendite catastali, affitti, ecc.) che incidono sul reddito complessivo
    • Prospetto di liquidazione 730-3 (rilasciato da CAF o sostituto)

    Pensionato con sola pensione e reddito sotto soglia di esonero

    Scenario. Tizio ha 70 anni e riceve una pensione INPS di 7.000 euro annui. Non ha altri redditi, solo l’abitazione principale (esente IMU). Ha maturato 365 giorni di pensione nel 2025.

    Come si applica. Il reddito complessivo di Tizio è 7.000 euro, inferiore a 7.500 euro (soglia per esonero con pensione + ab. principale). Se il sostituto ha operato le ritenute, Tizio può presentare il 730 per recuperare il credito; altrimenti è esonerato. La detrazione per pensionati si applica per l’intero anno (365 giorni) e riduce l’imposta lorda. Con redditi così bassi, è probabile che non sia dovuta alcuna IRPEF netta.

    In pratica

    • Reddito ≤ 7.500 euro + ab. principale: esonero dalla dichiarazione, salvo volontà di recuperare ritenute già subite.
    • Nessun cumulo con ulteriore detrazione Legge Bilancio 2025: i pensionati ne sono esclusi.

    Pensionato con pensione e reddito da locazione

    Scenario. Sempronio è pensionato e affitta un appartamento con cedolare secca. Nel 2025 la sua pensione è 12.000 euro e il canone di locazione 4.800 euro (soggetto a cedolare secca). Il reddito complessivo ai fini della detrazione comprende anche i redditi da locazione.

    Come si applica. Il reddito complessivo di Sempronio supera la soglia di esonero (8.500 euro): deve presentare il 730. La detrazione per pensionati spetta ma su un reddito complessivo più elevato, quindi l’importo sarà inferiore rispetto a un pensionato con solo pensione. Le istruzioni AdE precisano che ai fini della detrazione per pensione rileva il reddito complessivo nella sua totalità, comprese le quote di reddito da locazione assoggettate a cedolare secca.

    In pratica

    • Reddito da locazione in cedolare secca entra nel reddito complessivo per il calcolo della detrazione pensione.
    • Sempronio deve compilare il quadro B (fabbricati) e il quadro C sezione I (pensione) nel 730.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto vale la detrazione per pensionati nel 2026?

    1.955 euro fino a 8.500 euro di reddito complessivo (con un minimo di 713 euro). Da 8.501 a 28.000 euro è 700 + 1.255 x (28.000 – reddito) / 19.500; da 28.001 a 50.000 euro è 700 x (50.000 – reddito) / 22.000; oltre 50.000 euro è zero. Tra 25.001 e 29.000 euro si aggiungono 50 euro. Gli importi sono gli stessi del 2025.

    La detrazione massima per pensione è 1.955 euro come per i dipendenti?

    Sì, l’importo massimo è lo stesso, 1.955 euro, ma le fasce sono diverse: per i pensionati spetta per intero fino a 8.500 euro di reddito complessivo, per i dipendenti fino a 15.000 euro. Le due detrazioni non si cumulano per lo stesso periodo.

    Se sono in pensione da metà anno, la detrazione si dimezza?

    Si riduce in proporzione ai giorni di pensione indicati nel punto 7 della Certificazione Unica 2026. Se la pensione decorre dal 1° luglio si contano 184 giorni su 365: con 12.000 euro di reddito la detrazione passa da 1.729,73 a 871,97 euro.

    Devo presentare il 730 se ho solo la pensione?

    Non sei obbligato se la pensione è pagata da un unico sostituto d’imposta obbligato alle ritenute, le detrazioni per coniuge e familiari a carico sono spettanti e non sono dovute le addizionali regionale e comunale. Sei esonerato anche con pensione e altri redditi fino a 8.500 euro, o con pensione fino a 7.500 euro più terreni fino a 185,92 euro e abitazione principale. Conviene comunque presentarlo per recuperare spese detraibili o ritenute.

    Gli affitti con cedolare secca riducono la detrazione per pensione?

    Sì. Ai fini della detrazione il reddito complessivo comprende anche il reddito degli immobili tassato con la cedolare secca, mentre è escluso il reddito dell’abitazione principale e delle sue pertinenze.

    L’ulteriore detrazione della Legge di Bilancio 2025 spetta anche ai pensionati?

    No. L’ulteriore detrazione per redditi tra 20.000 e 40.000 euro è riconosciuta ai soli titolari di redditi di lavoro dipendente, con esclusione dei pensionati.

    Pensione e lavoro part-time: come si calcolano le detrazioni?

    Ciascuna detrazione si rapporta ai propri giorni: quella per pensione ai giorni di pensione, quella per lavoro dipendente ai giorni lavorati. Nel rigo C5 la somma dei giorni delle due colonne non può superare 365 e i giorni dei periodi contemporanei si contano una sola volta.

    Vedi anche: Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione ai superstiti, Pensione anticipata e Quota 103, Pensione di vecchiaia, L’aumento dello stipendio pubblico oltre la busta paga e Convivente e pensione di reversibilità.

  • Art. 66 D.Lgs. 151/2001 – Indennità di maternità per lavoratrici autonome

    Art. 66 D.Lgs. 151/2001 – Indennità di maternità per lavoratrici autonome

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Alle lavoratrici autonome, coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attività commerciali di cui alle leggi 26 ottobre 1957, n. 1047, 4 luglio 1959, n. 463, e 22 luglio 1966, n. 613, alle imprenditrici agricole a titolo principale, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne, dì cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, e successive modificazioni, è corrisposta una indennità giornaliera per il periodo di gravidanza e per quello successivo al parto calcolata ai sensi dell’articolo 68.

    1-bis. L’indennità di cui al comma 1 spetta al padre lavoratore autonomo, per il periodo in cui sarebbe spettata alla madre lavoratrice autonoma o per la parte residua, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

    Testo vigente da Normattiva.

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