Autore: Andrea Marton

  • Diritto di abitazione coniuge superstite: chi dichiara il reddito nel 730

    In sintesi

    • Diritto di abitazione automatico: il coniuge superstite acquista per legge (art. 540 del Codice Civile) il diritto di abitare la casa familiare e le sue pertinenze, a prescindere da cosa dice il testamento.
    • Chi dichiara il reddito: e il titolare del diritto reale di godimento (il coniuge superstite) a dover dichiarare il reddito del fabbricato, non il nudo proprietario (i figli o altri eredi).
    • Nuda proprieta esente da dichiarazione: chi ha solo la nuda proprieta dell’immobile non deve indicarlo nel quadro B del 730.
    • Effetto IRPEF: il coniuge superstite usa l’immobile come abitazione principale; spetta la deduzione dal reddito complessivo fino all’ammontare della rendita catastale della casa e delle pertinenze.
    • Effetto IMU: in generale l’IMU non e dovuta sull’abitazione principale (salvo le categorie di lusso A/1, A/8, A/9); se l’IMU non e dovuta, l’IRPEF si applica sul reddito fondiario con la relativa deduzione per abitazione principale.
    • Pertinenze incluse: il diritto di abitazione si estende anche alle pertinenze della casa familiare (box, cantina, ecc.).

    Chi deve dichiarare la casa familiare dopo la morte del coniuge

    Quando una persona perde il coniuge, il codice civile (art. 540) le riconosce automaticamente il diritto di abitare la casa in cui viveva la famiglia, insieme alle relative pertinenze. Questo diritto si chiama ‘diritto di abitazione’ ed e un diritto reale di godimento: significa che il coniuge superstite ha il pieno diritto di usare l’immobile come se fosse il proprietario ai fini della vita quotidiana.

    Dal punto di vista fiscale, la regola e chiara: il reddito fondiario dell’immobile va dichiarato da chi ha il diritto reale sull’immobile, cioe il coniuge superstite. Chi ha invece solo la nuda proprieta (ad esempio i figli eredi) non deve indicare quel fabbricato nel proprio 730.

    In concreto, il coniuge superstite inserisce l’immobile nel quadro B con il codice 1 (abitazione principale) e beneficia della deduzione dal reddito complessivo pari alla rendita catastale. Se pero l’immobile e una ‘abitazione di lusso’ (categorie catastali A/1, A/8, A/9) e soggetto a IMU, non spetta la deduzione e non si paga IRPEF su quel reddito.

    Diritto di abitazione: chi dichiara e quale trattamento fiscale si applica
    Soggetto Obbligo dichiarativo Trattamento IRPEF
    Coniuge superstite (titolare diritto di abitazione) SI – compila quadro B con codice utilizzo 1 (abitazione principale) Deduzione dal reddito complessivo fino alla rendita catastale; IRPEF non dovuta se IMU sostituisce
    Figli o altri eredi (nuda proprieta) NO – non devono dichiarare l'immobile Nessun reddito da indicare
    Immobile di lusso (A/1, A/8, A/9) con IMU dovuta SI – coniuge superstite compila quadro B con codice 2 nella colonna IMU IRPEF non dovuta: IMU sostituisce IRPEF; non spetta la deduzione abitazione principale

    Esempio pratico

    • Tizio muore nel 2025 lasciando la casa di famiglia (rendita catastale 900 euro, categoria A/2) alla moglie Caia e ai due figli. Per legge Caia acquisisce il diritto di abitazione. Nel 730 Caia indica l’immobile nel quadro B con codice 1: spetta la deduzione pari alla rendita catastale rivalutata (900 euro x 1,05 = 945 euro). I due figli, che hanno la nuda proprieta, non inseriscono nulla nel proprio 730 per quell’immobile.

    Documenti necessari

    • Certificato di morte del coniuge
    • Visura catastale dell’immobile con rendita catastale e categoria
    • Atto di successione o dichiarazione di successione
    • Eventuale testamento che conferma o integra le disposizioni di legge
    • Dati IMU del Comune per verificare se l’immobile e esente o assoggettato

    Coniuge superstite in casa normale: come compilare il 730

    Scenario. Sempronia rimane vedova nel 2024. La casa di famiglia e un appartamento categoria A/3 con rendita catastale di 600 euro. I figli adulti hanno la nuda proprieta. Sempronia abita stabilmente nell’immobile durante tutto il 2025.

    Come si applica. Sempronia compila il quadro B del 730 con codice utilizzo 1 (abitazione principale) e indica 365 giorni di possesso. L’IMU non e dovuta per l’abitazione principale di categoria A/3, quindi l’IRPEF si applica e spetta la deduzione. Il reddito dell’immobile entra nel reddito complessivo ma viene subito dedotto fino all’importo della rendita catastale rivalutata. Il risultato netto e zero: non paga piu IRPEF sull’immobile di quanto non pagasse prima. I figli non compilano nulla per quell’immobile.

    In pratica

    • Sempronia compila quadro B, codice utilizzo 1, rendita catastale 600 euro, 365 giorni, quota 100%.
    • I figli (nudi proprietari) non inseriscono l’immobile nel loro 730.
    • La deduzione per abitazione principale azzera l’IRPEF sulla rendita di quell’immobile.

    Villa di lusso: IMU e IRPEF si invertono

    Scenario. Caio lascia alla moglie il diritto di abitazione su una villa categoria A/8 (abitazione di lusso) del valore catastale elevato. I figli hanno la nuda proprieta. La moglie abita nella villa per l’intero anno 2025.

    Come si applica. Le abitazioni classificate A/8 sono soggette a IMU anche se adibite ad abitazione principale. In questo caso l’IMU sostituisce l’IRPEF: la moglie non paga IRPEF sulla rendita di quell’immobile, ma deve comunque inserirlo nel quadro B con il codice 2 nella colonna ‘Casi particolari IMU’. Non spetta la deduzione per abitazione principale. I figli (nudi proprietari) non compilano il quadro B per quell’immobile.

    In pratica

    • La moglie compila quadro B con codice utilizzo 1 e codice 2 nella colonna 12 (Casi particolari IMU).
    • Nessuna IRPEF dovuta sulla rendita: e sostituita dall’IMU.
    • Nessuna deduzione per abitazione principale in questo caso.
    • I figli non inseriscono l’immobile nel loro 730.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il coniuge superstite deve dichiarare la casa nel 730?

    Si, il coniuge superstite titolare del diritto di abitazione e tenuto a dichiarare l’immobile nel quadro B del 730, indicando il codice 1 (abitazione principale). I figli o altri eredi che hanno solo la nuda proprieta non devono dichiararlo.

    I figli eredi con la nuda proprieta devono dichiarare la casa nel 730?

    No. Chi ha solo la nuda proprieta di un immobile non deve inserirlo nel quadro B. E solo il titolare di un diritto reale di godimento (come l’usufrutto o il diritto di abitazione) a dover dichiarare il reddito fondiario.

    Il coniuge superstite paga piu IRPEF dopo l'eredita?

    In genere no, per la casa di residenza. Il reddito dell’abitazione principale entra nel reddito complessivo ma viene subito dedotto fino alla rendita catastale. L’effetto netto sul carico fiscale e normalmente nullo, salvo per le abitazioni di lusso soggette a IMU.

    Cosa succede se il coniuge superstite va a vivere in una RSA o casa di cura?

    Il diritto di abitazione e la deduzione per abitazione principale spettano anche se il coniuge si trasferisce per ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari, a condizione che l’immobile non venga locato.

    Il diritto di abitazione vale anche per il box e la cantina?

    Si, il diritto di abitazione si estende anche alle pertinenze della casa familiare, come il box auto o la cantina. Anche queste vanno dichiarate nel quadro B dal coniuge superstite, non dai nudi proprietari.

    Il coniuge superstite paga l'IMU sulla casa in cui abita?

    In generale no, perche l’abitazione principale (categoria diversa da A/1, A/8 e A/9) e esente da IMU. Se invece la casa e classificata come abitazione di lusso (A/1, A/8 o A/9), l’IMU e dovuta e in quel caso l’IRPEF non si applica sulla rendita.

    Vedi anche: IMU prima casa, IMU dopo separazione o divorzio, Detrazione assicurazione calamita’ su casa, Detrazione interessi mutuo costruzione, Abitazione principale e Detrazione 19% canoni di leasing abitazione principale.

  • Detrazione contributi società di mutuo soccorso nel 730

    In sintesi

    • Aliquota: detrazione IRPEF del 19% sull’importo versato, calcolata da chi presta assistenza fiscale (CAF o sostituto).
    • Massimale: la detrazione si applica su un importo massimo di 1.300 euro per anno.
    • Cosa sono: contributi associativi versati a società che garantiscono sussidi in caso di malattia, invalidità al lavoro, vecchiaia o decesso del socio (ai sensi della legge 15 aprile 1886, n. 3818).
    • Solo la propria posizione: la detrazione spetta esclusivamente per i contributi versati a favore della propria posizione, non per quella di familiari.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: le erogazioni devono essere effettuate con versamento postale o bancario, carte di debito, credito o prepagate, oppure assegni bancari e circolari.
    • Rigo di riferimento: codice 22 nei righi da E8 a E10 del Quadro E del Modello 730.

    Come funziona la detrazione per le società di mutuo soccorso

    Le società di mutuo soccorso sono enti che raccolgono contributi dai soci per garantire loro un aiuto concreto nei momenti di difficoltà: una malattia, l’incapacità di lavorare, la vecchiaia o la scomparsa dell’iscritto, che in quel caso apre un sussidio alla famiglia. La legge riconosce a queste realtà un ruolo solidaristico e per questo permette ai soci di detrarre una parte dei contributi versati.

    La detrazione IRPEF è pari al 19%, ma si applica solo sulla cifra effettivamente versata e fino a un massimo di 1.300 euro per anno. Questo significa che il risparmio fiscale massimo ottenibile è di 247 euro (cioè il 19% di 1.300 euro). Se hai versato meno di 1.300 euro, la detrazione si calcola sull’importo reale.

    Attenzione a un punto importante: l’agevolazione riguarda solo i contributi versati per la propria posizione. Non si può detrarre ciò che hai pagato per un familiare iscritto alla stessa società. È una deroga rispetto ad altre spese sanitarie, che invece si possono detrarre anche per i familiari a carico.

    Dal 2020 quasi tutte le detrazioni del 19% richiedono il pagamento tracciabile. Per i contributi alle società di mutuo soccorso la regola vale espressamente: devi pagare con bonifico, bollettino postale, carta di debito, carta di credito, carta prepagata o assegno. Il contante non consente di fruire della detrazione.

    Contributi società di mutuo soccorso: riepilogo agevolazione
    Voce Dettaglio
    Aliquota di detrazione 19% dell'importo versato
    Importo massimo su cui calcolare la detrazione 1.300 euro
    Risparmio IRPEF massimo ottenibile 247 euro (19% di 1.300)
    A favore di chi Solo della propria posizione associativa
    Modalità di pagamento richiesta Tracciabile (bonifico, carta, assegno)
    Rigo nel 730 Codice 22, righi da E8 a E10

    Esempio pratico

    • Tizio è socio di una società di mutuo soccorso e nel 2025 ha versato contributi per 900 euro. Siccome l’importo è inferiore al massimale di 1.300 euro, la detrazione si calcola sull’intero importo versato: 900 euro × 19% = 171 euro di risparmio IRPEF. Se invece avesse versato 1.500 euro, la base di calcolo sarebbe comunque ferma a 1.300 euro, con un risparmio massimo di 247 euro.

    Documenti necessari

    • Ricevuta o estratto conto del pagamento tracciabile (bonifico, carta di credito/debito, bollettino)
    • Attestazione della società di mutuo soccorso con indicazione dell’importo dei contributi versati nel 2025
    • Certificazione Unica 2026 (se il datore di lavoro ha già considerato la spesa, verificare il codice onere 22 nei punti da 341 a 352)
    • Copia del contratto o della tessera associativa (utile in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate)

    Socio con versamento inferiore al massimale

    Scenario. Caio è iscritto a una società di mutuo soccorso che prevede un contributo annuo di 600 euro. Ha pagato con bonifico bancario.

    Come si applica. L’importo versato (600 euro) è sotto il tetto di 1.300 euro. La detrazione del 19% si calcola sull’intero importo versato: 600 × 19% = 114 euro di risparmio IRPEF. Caio deve indicare 600 euro nel rigo E8 (o E9/E10) con il codice 22.

    In pratica

    • Importo da indicare nel 730: 600 euro (codice 22).
    • Detrazione calcolata dal CAF: 114 euro.

    Socio che ha versato oltre il massimale

    Scenario. Sempronio appartiene a una cassa di mutuo soccorso professionale e nel 2025 ha versato 1.800 euro di contributi, pagati con carta di credito.

    Come si applica. Il massimale su cui si calcola la detrazione è 1.300 euro. Anche se la spesa reale è superiore, nel rigo del 730 va indicato al massimo 1.300 euro. La detrazione sarà: 1.300 × 19% = 247 euro. La differenza (500 euro) non dà diritto ad alcun beneficio aggiuntivo.

    In pratica

    • Importo da indicare nel 730: 1.300 euro (tetto massimo, codice 22).
    • Detrazione calcolata dal CAF: 247 euro.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso detrarre i contributi versati per mio marito o mia moglie iscritti alla stessa società?

    No. La detrazione spetta esclusivamente per i contributi versati per la propria posizione associativa. Non è possibile detrarre le somme pagate per un familiare, nemmeno se è fiscalmente a carico.

    Quant'è il massimale di spesa su cui calcolare la detrazione?

    Il massimale è 1.300 euro per anno. La detrazione del 19% si applica su questo importo o su quello effettivamente versato se inferiore.

    Posso pagare in contanti e detrarre comunque?

    No. Le erogazioni alle società di mutuo soccorso devono essere effettuate con pagamenti tracciabili (bonifico, bollettino postale, carta di debito, carta di credito, carta prepagata o assegno). Il contante non permette la detrazione.

    Se la società mi rimborsa alcune spese sanitarie, posso detrarre le stesse spese nel 730?

    No. Le spese sanitarie rimborsate dalla società di mutuo soccorso non possono essere indicate nuovamente come spese sanitarie detraibili, perché non sono rimaste a tuo carico. Esiste però una regola proporzionale se i contributi versati superano il limite detraibile.

    Dove trovo il codice 22 nel 730?

    Il codice 22 va indicato nella colonna 1 dei righi da E8 a E10 del Quadro E, accanto all’importo versato nella colonna 2. Questi righi raccolgono spese varie con codice identificativo.

    La detrazione rientra nel riordino delle detrazioni per redditi sopra 75.000 euro?

    Sì. I contributi alle società di mutuo soccorso (codice 22) rientrano tra gli oneri soggetti al riordino delle detrazioni previsto per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

    Vedi anche: Piu’ mutui contemporanei, Mutuo cointestato e detrazione interessi, Detrazione interessi mutuo prima casa, Detrazione 19% oneri e Mutuo fondiario e ipoteca.

  • Redditi dei figli minori nel 730: usufrutto legale e dichiarazione

    In sintesi

    • Usufrutto legale: i genitori che esercitano la responsabilita’ genitoriale hanno l’usufrutto legale sui beni del figlio minore; i redditi prodotti da quei beni vanno inclusi nella dichiarazione dei genitori.
    • Redditi inclusi nella dichiarazione dei genitori: tutti i redditi che derivano dai beni soggetti a usufrutto legale, ad esempio canoni da immobili intestati al minore, interessi su depositi, ecc.
    • Redditi esclusi dall’usufrutto legale: beni acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro, beni lasciati o donati per intraprendere una professione, pensioni di reversibilita’, beni ereditati contro la volonta’ di entrambi i genitori.
    • Dichiarazione separata per il minore: i redditi del figlio non soggetti a usufrutto legale devono essere dichiarati a nome del minore, da uno dei genitori, con modello 730 separato.
    • Chi firma la dichiarazione del minore: nel frontespizio del 730 presentato per il minore va barrata la casella ‘Minore’; il genitore indica il proprio codice fiscale come rappresentante.
    • Non si cumulano mai: i redditi del genitore e quelli del minore non si sommano mai in un’unica dichiarazione; o il reddito del minore finisce nel 730 del genitore (usufrutto legale) oppure in un 730 separato intestato al minore.

    Usufrutto legale: quando i redditi del figlio vanno nella dichiarazione del genitore

    Se hai un figlio minore che possiede beni (ad esempio un appartamento ereditato dai nonni, un conto corrente con interessi), il fisco prevede che i redditi prodotti da quei beni vengano dichiarati da te, genitore, nella tua dichiarazione dei redditi. Questa regola si chiama ‘usufrutto legale’: i genitori che esercitano la responsabilita’ genitoriale hanno il diritto di godere dei beni del figlio minore e quindi ne dichiarano i frutti.

    Non tutti i beni del minore rientrano nell’usufrutto legale. La legge esclude alcune categorie specifiche: i beni che il figlio ha acquistato con i proventi del suo lavoro, quelli lasciati o donati con la condizione esplicita che i genitori non ne abbiano l’usufrutto, le pensioni di reversibilita’ e i beni pervenuti per eredita’ o donazione accettata contro la volonta’ di entrambi i genitori.

    I redditi dei beni esclusi dall’usufrutto legale devono essere dichiarati a nome del figlio minore, non nel 730 del genitore. In pratica si presenta un modello 730 separato per il minore: il genitore lo compila e firma come rappresentante legale, indicando nel frontespizio i dati del minore come contribuente e i propri come rappresentante.

    Redditi del figlio minore: dove vanno dichiarati
    Tipo di reddito/bene del minore Soggetto all'usufrutto legale? Dove si dichiara
    Appartamento ereditato dai nonni con accordo dei genitori Si' 730 del genitore (quadro B)
    Conto corrente con interessi intestato al minore Si' 730 del genitore (quadro D)
    Redditi da lavoro del figlio minore (es. attore, modello) No 730 separato intestato al minore
    Pensione di reversibilita' No 730 separato intestato al minore
    Beni donati con esclusione esplicita dell'usufrutto No 730 separato intestato al minore

    Esempio pratico

    • Caio e sua moglie hanno un figlio di 10 anni, Sempronio, che ha ereditato dalla nonna un appartamento con rendita catastale di 800 euro, affittato a 7.200 euro annui. L’eredita’ e’ stata accettata nell’interesse del figlio con il consenso di entrambi i genitori. I redditi di Sempronio da questo immobile rientrano nell’usufrutto legale di Caio e sua moglie: i 7.200 euro di canone (o la quota del 95% in tassazione ordinaria) vanno dichiarati nel quadro B di uno dei due genitori. I redditi del figlio non si sommano a quelli del genitore: vengono aggiunti al reddito complessivo del genitore dichiarante. Se Sempronio avesse anche una pensione di reversibilita’, questa non sarebbe soggetta a usufrutto legale e andrebbe in un 730 separato presentato a nome di Sempronio.

    Documenti necessari

    • Documentazione dell’atto da cui derivano i beni del minore (atto di successione, donazione, ecc.)
    • Codice fiscale del figlio minore
    • Rendita catastale o altri dati reddituali dei beni del minore soggetti a usufrutto legale
    • Eventuale documentazione che esclude l’usufrutto legale (clausola nella donazione, ecc.)

    Immobile ereditato dal figlio: reddito nella dichiarazione del genitore

    Scenario. Tizio ha una figlia di 8 anni che ha ereditato un appartamento dalla bisnonna. L’eredita’ e’ stata accettata nell’interesse della minore con il consenso di Tizio e di sua moglie. L’appartamento e’ affittato a 600 euro al mese (7.200 euro annui).

    Come si applica. L’immobile e’ soggetto all’usufrutto legale di Tizio e di sua moglie. Il canone di locazione (7.200 euro) va dichiarato nel quadro B del 730 di uno dei due genitori, indicando la quota di pertinenza (se entrambi esercitano la responsabilita’ genitoriale, puo’ essere ripartita). Tizio indica la rendita catastale dell’immobile e il canone (95% in tassazione ordinaria) come se fosse un suo immobile locato. La figlia non presenta alcuna dichiarazione separata per questi redditi.

    In pratica

    • Includere nel proprio quadro B la rendita e il canone dell’immobile del minore soggetto a usufrutto.
    • I redditi da usufrutto legale si aggiungono al reddito complessivo del genitore.
    • Non presentare una dichiarazione separata per questi redditi a nome del figlio.

    Figlio attore minorenne: 730 separato a suo nome

    Scenario. Sempronia ha un figlio di 15 anni che lavora come attore e ha guadagnato 9.000 euro nel 2025 dal proprio lavoro. Questi proventi non sono soggetti all’usufrutto legale dei genitori.

    Come si applica. I redditi da lavoro del figlio minore non rientrano nell’usufrutto legale. Sempronia deve presentare un modello 730 separato a nome del figlio: nel frontespizio barra la casella ‘Minore’ e indica il codice fiscale del figlio come contribuente, il proprio come rappresentante. Nel 730 del figlio vengono dichiarati i 9.000 euro di reddito da lavoro. Sempronia e suo marito non includono questi redditi nel proprio 730; i redditi del padre e quelli del figlio non si sommano mai.

    In pratica

    • Redditi da lavoro del figlio: non soggetti a usufrutto legale, 730 separato intestato al minore.
    • Nel frontespizio del 730 del minore: casella ‘Minore’ barrata, codice fiscale del figlio come contribuente.
    • Il genitore firma come rappresentante legale, non come contribuente.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare i redditi del mio figlio minore nel mio 730?

    Dipende. Se derivano da beni soggetti all’usufrutto legale (la maggior parte dei beni ereditati o ricevuti in donazione con accordo dei genitori), si’: li includi nel tuo 730. Se invece derivano dal lavoro del figlio o da beni esplicitamente esclusi dall’usufrutto, no: presenti un 730 separato a nome del figlio.

    Come si presenta il 730 per un figlio minore?

    Compili il modello 730 con i dati del figlio come contribuente e barri la casella ‘Minore’ nel frontespizio. Scrivi il tuo codice fiscale come rappresentante legale. Il modello va presentato al CAF o al professionista.

    Le pensioni di reversibilita' del figlio vanno nel mio 730?

    No. Le pensioni di reversibilita’ sono escluse per legge dall’usufrutto legale, indipendentemente dall’eta’ del figlio. Devono essere dichiarate in un 730 separato intestato al minore.

    Se entrambi i genitori esercitano la responsabilita' genitoriale, chi dichiara i redditi del minore?

    L’usufrutto legale spetta ad entrambi in comune. I redditi possono essere inclusi nel 730 di uno solo dei due genitori, che li aggiunge al proprio reddito complessivo, oppure ripartiti tra i due dichiaranti in proporzione alla quota di usufrutto.

    Un bene donato al figlio con clausola 'senza usufrutto dei genitori' va nella mia dichiarazione?

    No. Se il donante ha espressamente escluso l’usufrutto legale nella donazione, i redditi di quel bene spettano al figlio e vanno dichiarati in un 730 separato intestato al minore. La condizione non ha effetto, pero’, per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima.

    I redditi del figlio soggetti a usufrutto legale si sommano ai miei ai fini delle detrazioni?

    Si’. Vengono aggiunti al tuo reddito complessivo e incidono sul calcolo di detrazioni e agevolazioni collegate al reddito. E’ importante quindi tenerne conto quando si verifica la spettanza di benefici con soglie di reddito.

    Vedi anche: Pegno, usufrutto e sequestro di quote di SRL e Usufrutto e nuda proprieta.

  • Ricorso al prefetto contro la multa: termini e rischi

    Il ricorso al prefetto, disciplinato dall’articolo 203 del Codice della Strada, è la via amministrativa per contestare una multa senza affrontare spese. È gratuito e accessibile, ma comporta un rischio preciso: in caso di rigetto l’importo richiesto può raddoppiare rispetto alla sanzione iniziale.

    Che cos’è il ricorso al prefetto

    È un rimedio amministrativo: il cittadino chiede al prefetto di annullare il verbale ritenuto illegittimo o infondato. Si propone in forma scritta, allegando il verbale e i documenti utili a sostenere la propria posizione.

    A differenza del giudice di pace, qui non c’è un processo vero e proprio: la valutazione resta nell’ambito della pubblica amministrazione.

    Il termine di 60 giorni

    Il ricorso va presentato entro 60 giorni dalla contestazione immediata (se la multa è stata consegnata sul posto) oppure dalla notifica del verbale. È un termine perentorio: oltre questa scadenza il ricorso è inammissibile e la sanzione diventa definitiva.

    Conviene quindi annotare subito la data di notifica e non rinviare la decisione.

    Come si presenta

    Il ricorso può essere presentato direttamente al prefetto o tramite l’ufficio o comando che ha accertato la violazione, che lo trasmette con i propri rilievi. È utile indicare con precisione gli elementi contestati e, se si vuole, chiedere di essere sentiti personalmente.

    La procedura è gratuita: non sono previsti contributo unificato né spese di iscrizione a ruolo.

    L’ordinanza-ingiunzione e il rischio raddoppio

    Se il prefetto ritiene fondato il verbale, rigetta il ricorso ed emette un’ordinanza-ingiunzione di pagamento. L’importo richiesto è di norma pari al doppio del minimo edittale previsto per quella violazione.

    Questo significa che, in caso di rigetto, si può finire per pagare più della multa originaria. È il principale rischio da valutare prima di scegliere questa strada.

    Cosa fare se il prefetto respinge

    Ricevuta l’ordinanza-ingiunzione, restano due possibilità: pagare l’importo indicato oppure ricorrere al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza.

    Il giudice di pace potrà esaminare nuovamente la vicenda con un contraddittorio più ampio. È quindi possibile, dopo il rigetto del prefetto, spostare la difesa in sede giudiziaria.

    Esempio concreto

    Tizio riceve una multa con minimo edittale di 80 euro. Presenta ricorso al prefetto senza spese, convinto di un errore sulla targa. Se il prefetto accoglie, la multa è annullata. Se invece respinge, l’ordinanza-ingiunzione gli chiederà di norma 160 euro, cioè il doppio del minimo. A quel punto Tizio dovrà decidere se pagare o rivolgersi al giudice di pace entro 30 giorni.

    Quando conviene il prefetto

    Il ricorso al prefetto è indicato quando il vizio è chiaro e documentabile per iscritto e si vuole evitare ogni spesa iniziale. È meno indicato quando il margine di incertezza è alto, perché in caso di rigetto si rischia il raddoppio dell’importo.

    Chi teme questo esito può preferire da subito il giudice di pace, sostenendo il contributo unificato ma evitando l’ordinanza-ingiunzione maggiorata.

    Cosa scrivere nel ricorso

    Un ricorso efficace indica con precisione gli estremi del verbale (numero, data, autorità che lo ha emesso), i dati del ricorrente e i motivi per cui si ritiene illegittima la sanzione. Conviene esporre i motivi in modo ordinato, allegando i documenti che li sostengono.

    È utile precisare se si chiede di essere sentiti personalmente e indicare un recapito per le comunicazioni. Un ricorso chiaro e documentato facilita la valutazione e riduce il rischio di rigetti per genericità.

    Ricordare infine che il prefetto può chiedere chiarimenti o integrazioni: rispondere nei tempi indicati è importante per non pregiudicare l’esito.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Quanto costa il ricorso al prefetto?

    Il ricorso al prefetto è gratuito: non sono previsti contributo unificato né spese di iscrizione. Il rischio economico è il rigetto, che comporta un’ordinanza-ingiunzione di norma pari al doppio del minimo edittale.

    Entro quanto devo presentare il ricorso al prefetto?

    Entro 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica del verbale. È un termine perentorio: oltre la scadenza il ricorso è inammissibile.

    Se il prefetto respinge posso ancora difendermi?

    Sì. Contro l’ordinanza-ingiunzione puoi proporre ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla sua notifica.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • CCNL Edilizia Cooperative: welfare, Cassa Edile, Sanedil e Prevedi

    CCNL Edilizia (Cooperative)

    CCNL Edilizia Cooperative: welfare, Cassa Edile, Sanedil e Prevedi

    Nessun altro CCNL ha un sistema di welfare bilaterale paragonabile all’edilizia: la Cassa Edile non è solo un ente di gestione amministrativa, ma il cuore di un ecosistema che comprende sanità integrativa, previdenza complementare, formazione e sicurezza.

    In sintesi

    Il CCNL Edilizia Cooperative ha uno dei sistemi di welfare bilaterale più articolati d’Italia: la Cassa Edile gestisce ferie, tredicesima, APE ed EVR; Sanedil eroga prestazioni sanitarie integrative; Prevedi è il fondo pensione complementare; Formedil finanzia la formazione professionale e la sicurezza. Il rinnovo 2025 ha introdotto il modello DUE per la trasparenza contributiva.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie (datoriali)
    Legacoop Produzione e Servizi · Confcooperative Lavoro e Servizi · AGCI Produzione e Lavoro
    Parti firmatarie (sindacali)
    FENEAL-UIL · FILCA-CISL · FILLEA-CGIL
    Ultimo rinnovo
    21 febbraio 2025
    Vigenza
    1° febbraio 2025 – 30 giugno 2028
    Organo di coordinamento Casse Edili
    CNCE (Commissione Nazionale Paritetica per le Casse Edili)

    Tabella riepilogativa

    Sistema bilaterale edile – Principali enti e funzioni
    Ente Funzione Finanziamento A chi si applica
    Cassa Edile territoriale Ferie, gratifica natalizia, APE, EVR, coordinamento bilaterale 18,50% retribuzione + contribuzione (variabile per provincia) Operai e apprendisti
    Sanedil Sanità integrativa (visite, esami, odontoiatria) 0,60% a carico datore (min. 120 ore/mese) Operai, apprendisti, impiegati
    Prevedi Previdenza complementare TFR futuro + contributo datore + contributo lavoratore Chi aderisce volontariamente
    Formedil / Scuola Edile Formazione professionale e sicurezza Quota contribuzione alla Cassa Edile Apprendisti e lavoratori del settore
    FNAPE APE (Anzianità Professionale Edile) Contribuzione tramite Casse Edili Operai con 2.100+ ore nel biennio

    La Cassa Edile: architettura e funzionamento

    La Cassa Edile territoriale è l’istituzione centrale del settore. Ogni provincia (o aggregazione di province) ha la propria Cassa Edile, istituita e governata pariteticamente da associazioni datoriali e sindacali del settore. La loro rete nazionale è coordinata dalla CNCE (Commissione Nazionale Paritetica per le Casse Edili).

    Le cooperative edili sono obbligate ad iscrivere alla Cassa Edile tutti gli operai e apprendisti occupati nel territorio di competenza. Gli obblighi di iscrizione si estendono anche alle cooperative che operano fuori dalla propria sede per lavori in trasferta, che dal 1° ottobre 2025 possono gestire con il nuovo sistema di trasferta unica (mantenere un’unica posizione Cassa Edile nella sede e comunicare alla Cassa locale di destinazione).

    Ogni mese la cooperativa invia alla Cassa Edile una denuncia mensile (dal 1° ottobre 2025 nel nuovo formato DUE) riportando ore lavorate, retribuzioni e cantieri per ciascun operaio. La Cassa calcola e addebita i contributi dovuti.

    Sanedil: la sanità integrativa edile

    Sanedil è il fondo sanitario integrativo del settore edile, alimentato da un contributo a carico esclusivo del datore di lavoro pari allo 0,60% della retribuzione, versato tramite la Cassa Edile, per tutti i mesi in cui il lavoratore ha lavorato almeno 120 ore.

    Le prestazioni Sanedil comprendono tipicamente:

    • Visite specialistiche e esami diagnostici non prontamente erogabili dal SSN;
    • Rimborso spese odontoiatriche (conservativa, protesi);
    • Rimborso spese oculistiche (occhiali, lenti a contatto);
    • Integrazione per ricoveri ospedalieri;
    • Prestazioni di prevenzione e medicina preventiva.

    Le prestazioni specifiche e i massimali variano in base al territorio e agli accordi locali integrativi. Il lavoratore deve iscriversi a Sanedil tramite la Cassa Edile e utilizzare i canali previsti (portale online o strutture convenzionate) per accedere ai rimborsi.

    Prevedi: il fondo pensione complementare

    Prevedi (www.prevedi.it) è il fondo pensione negoziale del settore edile, iscritto all’Albo COVIP. È un fondo a contribuzione definita: le somme versate vengono investite su mercati finanziari e accumulate in un conto individuale fino al pensionamento.

    Per il lavoratore che aderisce:

    • Il TFR futuro viene integralmente destinato a Prevedi (anziché restare in azienda);
    • Il lavoratore versa un contributo individuale (percentuale della retribuzione, verificare tasso aggiornato nel regolamento Prevedi);
    • La cooperativa versa un contributo datoriale come incentivo all’adesione.

    Al pensionamento, il montante può essere convertito in rendita vitalizia (con agevolazioni IRPEF) o, in parte, percepito come capitale (fino al 50% del montante, con tassazione agevolata al 15% per i versamenti con almeno 15 anni di anzianità nel fondo).

    Formedil e le Scuole Edili

    Il Formedil è l’ente bilaterale nazionale per la formazione e la sicurezza in edilizia. Le Scuole Edili provinciali, collegate al Formedil, erogano:

    • Corsi di formazione sulla sicurezza obbligatoria (16 ore per i nuovi ingressi, 8 ore annue di aggiornamento);
    • Corsi di qualificazione professionale per operai (muratori, carpentieri, gruisti, posatori);
    • Corsi per abilitazioni specifiche (lavori in quota, ponteggiatori, operatori macchine);
    • Attività di orientamento e formazione continua.

    Il finanziamento avviene tramite una quota della contribuzione versata alla Cassa Edile. Per le cooperative, la partecipazione al sistema Formedil è parte integrante dell’applicazione del CCNL.

    La novità 2025: il modello DUE e la trasparenza contributiva

    Una delle novità più significative del rinnovo del 21 febbraio 2025 è l’introduzione del Modello DUE (Denuncia Unica Edile), operativo dal 1° ottobre 2025. Sostituisce le precedenti denunce mensili con un sistema telematico standardizzato a livello nazionale, con campi obbligatori per cantiere e lavoratore che non possono essere omessi («campi bloccanti»). L’obiettivo è eliminare le «sottodenunce» (dichiarazioni incomplete per ridurre gli obblighi contributivi) e uniformare le procedure di tutte le Casse Edili.

    Casi pratici

    Tizio – Operaio con accesso a Sanedil
    Tizio ha lavorato regolarmente per la cooperativa per 8 mesi, con almeno 120 ore al mese. Il datore ha versato lo 0,60% ogni mese a Sanedil tramite la Cassa Edile. Tizio deve sottoporsi a una visita oculistica: tramite il portale Sanedil prenota una visita in una struttura convenzionata e ottiene il rimborso delle spese entro i massimali previsti per la sua provincia. Per l’odontoiatria, Sanedil rimborsa fino a un certo importo per i trattamenti documentati.
    Caia – Impiegata che aderisce a Prevedi
    Caia (impiegata di IV livello) viene assunta dalla cooperativa. Al momento dell’assunzione le viene presentato il modulo di adesione a Prevedi. Decide di aderire: il suo TFR futuro confluirà a Prevedi, a cui si aggiunge un contributo proprio (es. 0,50% della retribuzione) e uno della cooperativa. A 30 anni dall’ingresso, all’atto del pensionamento, potrà convertire il montante accumulato in rendita mensile integrativa, con tassazione del 15% (ridotta del 6% per ogni anno oltre i 15 anni nel fondo).
    Sempronio – APE dopo sei anni nel settore
    Sempronio ha lavorato per diverse cooperative negli ultimi 6 anni, sempre denunciato regolarmente alle Casse Edili. La CNCE, attraverso il FNAPE, aggrega le ore di tutte le cooperative. Avendo superato le 2.100 ore computabili nel biennio, Sempronio matura l’APE annuale. Riceve l’importo entro il 1° maggio, calcolato moltiplicando le ore del secondo anno del biennio per il coefficiente contrattuale per la sua categoria (operaio specializzato). L’APE non appare in busta paga ma viene erogata direttamente dal FNAPE o tramite la Cassa Edile di competenza.

    Domande frequenti

    Cos’è la Cassa Edile e perché è obbligatoria?
    La Cassa Edile è un ente bilaterale che gestisce ferie, tredicesima, APE, EVR e finanzia Sanedil e Formedil. È obbligatoria per tutte le cooperative che applicano il CCNL Edilizia. Ogni province ha la propria Cassa Edile, coordinate dalla CNCE a livello nazionale.
    Come funziona Sanedil (sanità integrativa)?
    Sanedil è il fondo sanitario integrativo edile. Il contributo è dello 0,60% della retribuzione, a carico esclusivo del datore, versato per i mesi con almeno 120 ore lavorate. Offre rimborsi per visite specialistiche, odontoiatria, oculistica e ricoveri ospedalieri.
    Cos’è l’APE e come si calcola?
    L’APE (Anzianità Professionale Edile) è il sostituto degli scatti di anzianità. Matura quando il lavoratore accumula almeno 2.100 ore computabili in un biennio. Viene erogata annualmente entro il 1° maggio dal FNAPE, in base alle ore del secondo anno del biennio moltiplicate per i coefficienti contrattuali.
    Cosa cambia con il nuovo modello DUE del 2025?
    Dal 1° ottobre 2025 il DUE (Denuncia Unica Edile) sostituisce le denunce mensili con un sistema telematico standardizzato a livello nazionale, con campi obbligatori per cantiere e lavoratore che non possono essere omessi. Obiettivo: eliminare le sottodenunce e uniformare le procedure di tutte le Casse Edili.
    Come funziona Prevedi per le cooperative edili?
    Prevedi è il fondo pensione negoziale del settore edile. Chi aderisce destina a Prevedi il TFR futuro, più un contributo proprio e uno del datore. Al pensionamento riceve il montante come rendita o (fino al 50%) come capitale, con tassazione agevolata al 15% se il montante ha almeno 15 anni nel fondo.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi salariali 2025, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso di licenziamento e dimissioni, ferie, permessi e ROL per operai e impiegati, maternità, paternità e congedi parentali e tredicesima, gratifica natalizia e EVR.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Edilizia (Industria e Cooperative) del 21 febbraio 2025. Per informazioni aggiornate su Sanedil consultare sanedil.it; per Prevedi consultare prevedi.it; per la Cassa Edile di competenza consultare il sito della Cassa Edile provinciale o la CNCE. Per situazioni specifiche consultare un consulente del lavoro, FENEAL-UIL, FILCA-CISL o FILLEA-CGIL.

  • Compensazione crediti 730 con F24: come funziona e quando serve il visto

    In sintesi

    • Quadro I del 730: il credito che emerge dal 730 puo essere usato per pagare con F24 altre imposte, ad esempio l’IMU dovuta per il 2026.
    • Obbligo telematico: la compensazione di crediti relativi a imposte sui redditi e addizionali deve avvenire esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
    • F24 a saldo zero: quando si effettua una compensazione, il modello F24 deve essere presentato a saldo zero esclusivamente online, anche se l’importo netto da versare e zero.
    • Visto di conformita: il Caf o il professionista abilitato appone il visto di conformita verificando la correttezza dei dati del 730 rispetto alla documentazione esibita.
    • Visto infedele: se il visto non e corretto, il Caf o il professionista paga una sanzione pari al 30% della maggiore imposta accertata, salvo che l’errore dipenda dal contribuente.
    • Dichiarazione congiunta: in caso di 730 congiunto, i crediti delle imposte sostitutive sono usati in compensazione separatamente per il dichiarante e per il coniuge.

    Come si usa il credito del 730 per pagare altre imposte

    Se dalla tua dichiarazione emerge un credito Irpef, hai due strade: puoi fartelo rimborsare direttamente dal sostituto d’imposta (in busta paga) oppure puoi usarlo per pagare altre imposte tramite il modello F24. Questa seconda opzione si chiama ‘compensazione’ e ti permette di non versare denaro, usando invece il credito che hai maturato come se fosse uno ‘sconto’ su altri tributi.

    Per utilizzare il credito del 730 in compensazione con il modello F24, devi compilare il quadro I della dichiarazione. Qui indichi quali imposte vuoi pagare usando il credito, ad esempio l’IMU dell’anno in corso. E importante sapere che la compensazione di crediti relativi alle imposte sui redditi e alle addizionali deve avvenire esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate: non puoi usare un F24 cartaceo.

    Quando si effettua una compensazione, il modello F24 va presentato a saldo zero unicamente attraverso questi servizi telematici, anche se alla fine non devi versare nulla perche il credito copre completamente il debito. E una regola formale importante: ignorarla puo comportare sanzioni.

    Compensazione crediti 730 con F24: schema riepilogativo
    Tipo di operazione Modalita
    Uso del credito Irpef in compensazione con F24 Esclusivamente tramite servizi telematici AdE (Fisconline o intermediari abilitati)
    F24 a saldo zero con compensazione Solo via telematica, mai cartaceo
    Compensazione in 730 congiunto per imposte sostitutive Separatamente per dichiarante e coniuge
    Visto di conformita Caf/professionista Obbligatorio nei casi previsti; sanzione 30% se infedele (a carico del Caf)
    Rettifica visto infedele (senza contestazione) Il Caf puo trasmettere dichiarazione rettificativa con riduzione della sanzione ex art. 13 D.Lgs. 472/1997
    Crediti eccedenti dal 730 usati per F24 Va indicato l'importo effettivamente utilizzato nel rigo F10 del 730 integrativo

    Esempio pratico

    • Tizio ha un credito Irpef di 400 euro dal 730/2026. Nello stesso anno deve pagare l’IMU di 350 euro. Compila il quadro I del 730 indicando che vuole usare 350 euro del credito Irpef per pagare l’IMU. Presenta il modello F24 a saldo zero tramite i servizi telematici dell’AdE. I restanti 50 euro di credito verranno rimborsati dal sostituto in busta paga. Tizio non versa nulla di tasca propria per l’IMU.

    Documenti necessari

    • Prospetto di liquidazione 730-3 con indicazione del credito spettante e della scelta di compensazione
    • Accesso ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline) per presentare il modello F24
    • Documentazione degli oneri deducibili e detraibili, da esibire al Caf o professionista per il visto di conformita
    • Certificazione Unica 2026 e attestati di versamento F24 per ritenute e acconti
    • In caso di 730 integrativo: prospetto di liquidazione originario 730-3/2026 con i crediti gia rimborsati o compensati

    Chi compensa il credito Irpef con l'IMU

    Scenario. Caia ha un credito Irpef di 600 euro dal 730/2026 e deve pagare l’IMU sulla seconda casa per 500 euro. Vuole evitare di versare i 500 euro separatamente.

    Come si applica. Caia compila il quadro I del 730, indicando i 500 euro di IMU da pagare con il credito Irpef. Deve presentare il modello F24 a saldo zero tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate: non puo usare il classico F24 cartaceo allo sportello bancario o postale. I restanti 100 euro di credito le vengono rimborsati in busta paga dal sostituto d’imposta. Se per qualsiasi motivo la compensazione risultasse errata, la sanzione si applica al contribuente.

    In pratica

    • Il F24 con compensazione va presentato solo online (Fisconline, intermediari abilitati o home banking abilitato).
    • Se il credito supera il debito, la parte eccedente ti viene rimborsata normalmente dal sostituto.
    • Controlla sempre che il credito indicato nel prospetto di liquidazione sia effettivamente disponibile prima di compensare.

    Il visto di conformita del Caf

    Scenario. Sempronio si rivolge a un Caf per presentare il 730 con molte detrazioni: spese mediche, interessi sul mutuo, ristrutturazione edilizia. Il Caf deve apporre il visto di conformita prima di trasmettere la dichiarazione.

    Come si applica. Il Caf verifica che i dati indicati nel 730 di Sempronio siano conformi ai documenti esibiti: fatture, scontrini, estratti conto del mutuo. Poi appone il visto di conformita. Se il visto risulta non corretto a seguito di un controllo formale dell’Agenzia, il Caf dovra pagare una somma pari al 30% della maggiore imposta accertata, a condizione che l’infedelta del visto non sia stata gia contestata con comunicazione di irregolarita. Il Caf puo ridurre questa sanzione trasmettendo una dichiarazione rettificativa del contribuente in via autonoma.

    In pratica

    • Il visto di conformita garantisce la correttezza formale della dichiarazione: in caso di errore, la responsabilita ricade sul Caf.
    • Se il Caf sbaglia, tu non paghi la sanzione del 30% (a meno che tu non l’abbia tratto in inganno con dolo o colpa grave).
    • Porta sempre tutta la documentazione originale: il Caf ne conserva copia e la trasmette all’AdE se richiesta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso usare il credito del 730 per pagare l'IMU?

    Si. Compilando il quadro I del 730 puoi destinare il credito Irpef al pagamento dell’IMU e di altre imposte pagabili con F24. La compensazione avviene tramite F24 presentato obbligatoriamente online.

    Cosa si intende per 'compensazione orizzontale' e 'compensazione verticale'?

    La compensazione verticale e quella tra lo stesso tributo (es. credito Irpef usato per ridurre un debito Irpef). La compensazione orizzontale e quella tra tributi diversi (es. credito Irpef usato per pagare l’IMU). In entrambi i casi il F24 va presentato telematicamente.

    Posso presentare il F24 a saldo zero in banca o alla posta?

    No. Quando effettui una compensazione che azzera il saldo del F24, il modello va presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Non puoi consegnarlo allo sportello.

    Quando e obbligatorio il visto di conformita?

    Il Caf o il professionista abilitato appone il visto di conformita quando verifica la conformita dei dati del 730 ai documenti esibiti. E obbligatorio nei casi previsti dalla normativa, in particolare quando ci sono oneri deducibili o detraibili da controllare.

    Se il Caf sbaglia il visto, pago io la sanzione?

    No, in linea generale la sanzione del 30% della maggiore imposta ricade sul Caf o sul professionista che ha rilasciato il visto infedele, a meno che l’errore sia stato causato da dolo o colpa grave del contribuente.

    Cosa succede se ho gia usato parte del credito in F24 e poi presento un 730 integrativo?

    Nel 730 integrativo devi indicare nel rigo F10 l’importo del credito gia effettivamente utilizzato in compensazione con il modello F24 entro la data di presentazione del modello integrativo.

  • Art. 125 L. 633/1941

    Art. 125 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    L'autore è obbligato: 1) a consegnare l'opera nelle condizioni stabilite dal contratto e in forma che non ne renda troppo difficile o costosa la stampa; 2) a garantire il pacifico godimento dei diritti ceduti per tutta la durata del contratto.

    L'autore ha altresì l'obbligo e il diritto di correggere le bozze di stampa secondo le modalità fissate dall'uso.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Divorzio breve 2026: tempi, procedura e novità Cartabia

    Con il termine divorzio breve si indica la procedura introdotta dalla L. 55/2015 e rafforzata dalla riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022): bastano 6 mesi di separazione consensuale (12 in caso di separazione giudiziale) per chiedere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il rito è unificato: separazione e divorzio possono essere chiesti anche contestualmente. La guida ricostruisce tempi, procedura, conseguenze patrimoniali e novità del 2026.

    Cosa stabilisce la legge in materia

    Il divorzio è la causa di scioglimento del matrimonio civile o di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, disciplinato dalla L. 898/1970 (legge sul divorzio). L'art. 149 c.c. elenca le cause di scioglimento del matrimonio: morte di uno dei coniugi e divorzio. La L. 55/2015 ha riformato l’art. 3 della L. 898/1970, riducendo da tre anni a sei mesi il termine di separazione consensuale e a dodici mesi quello giudiziale necessari per chiedere il divorzio. La riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) ha completato il quadro: rito unificato di separazione e divorzio, possibilità di cumulo delle domande, deposito telematico.

    La separazione è disciplinata dall’art. 150 c.c. (v. art. 150 c.c.) e dall’art. 151 c.c. (art. 151 c.c.). Il decreto di omologazione della consensuale fa decorrere il termine di sei mesi. Dopo la riforma Cartabia il giudizio segue il rito ex art. 706 c.p.c. e successivi: udienza unica di comparizione, comparizione personale dei coniugi, tentativo di conciliazione, possibilità di richiedere contestualmente la separazione e il divorzio (cumulo).

    Tempi del divorzio breve nel 2026

    Dopo la L. 55/2015 i tempi minimi per il divorzio sono:

    Divorzio consensuale: 6 mesi di separazione consensuale ininterrotta a decorrere dalla data della comparizione dei coniugi davanti al giudice (o dalla data di sottoscrizione dell’accordo nella negoziazione assistita, o dalla dichiarazione resa al sindaco nella separazione amministrativa). Il termine decorre anche se l’omologa giudiziale arriva successivamente. Dal momento della scadenza dei sei mesi, il ricorso congiunto di divorzio porta al provvedimento finale in 3-5 mesi.

    Divorzio giudiziale: 12 mesi di separazione (anche giudiziale) ininterrotta. La causa di divorzio contenziosa, sotto il rito unico Cartabia, dura mediamente 12-24 mesi in primo grado. Il giudice istruisce in un’unica fase la causa, con comparizione personale e tentativo obbligatorio di conciliazione. Sui provvedimenti urgenti e temporanei del giudice si vedano art. 708 c.p.c. e art. 709 c.p.c..

    Rito unico Cartabia e cumulo separazione-divorzio

    La grande innovazione del D.Lgs. 149/2022 è il cumulo delle domande di separazione e di divorzio in un unico procedimento. I coniugi possono depositare contestualmente sia la domanda di separazione sia quella di divorzio: il giudice pronuncia prima sulla separazione e, decorso il termine di legge (sei mesi se consensuale, dodici se giudiziale), pronuncia sul divorzio nello stesso processo. Il vantaggio è la drastica riduzione dei tempi complessivi: una coppia che concorda separazione e divorzio può ottenere entrambi i provvedimenti in meno di un anno. La materia richiama anche art. 711 c.p.c. e art. 710 c.p.c. per le modifiche delle condizioni.

    Restano alternative al tribunale: la negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte (L. 162/2014), che si conclude con accordo trasmesso alla Procura per il nulla osta o l’autorizzazione (se vi sono figli minori); e il divorzio davanti all’ufficiale di stato civile, ammesso solo in assenza di figli minori, maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti e senza patti di trasferimento patrimoniale. Quest’ultima modalità è la più rapida (60-90 giorni) ed economica (sotto i 200 euro tra spese e onorario). Sulla forma del ricorso si vedano anche art. 707 c.p.c., art. 712 c.p.c. e art. 713 c.p.c..

    Effetti patrimoniali del divorzio

    La sentenza di divorzio scioglie definitivamente il matrimonio e fa venir meno gli obblighi di assistenza e fedeltà residui (di fatto già attenuati con la separazione). Il regime patrimoniale segue le regole dello scioglimento della comunione legale, che però è già intervenuto con la separazione ai sensi di art. 191 c.c.. Per la liquidazione della comunione valgono art. 192 c.c., art. 194 c.c., art. 195 c.c. e art. 198 c.c.. Sul regime patrimoniale generale dei coniugi si vedano art. 159 c.c. e art. 160 c.c..

    L’assegno divorzile ha natura assistenziale, perequativa e compensativa, secondo l’orientamento delle Sezioni Unite del 2018: il giudice valuta non solo la disparità reddituale ma anche il contributo dato dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio familiare e i sacrifici professionali sostenuti durante il matrimonio. Per i figli, gli obblighi di mantenimento permangono identici a quelli della separazione (art. 156 c.c., art. 155 c.c.): la maggiore età non li interrompe automaticamente, se il figlio non è economicamente autosufficiente. Con il divorzio, l’ex coniuge perde il diritto all’eredità del partner ma può ottenere una quota del TFR e della pensione di reversibilità in caso di morte (rispettivamente artt. 12-bis e 9 della L. 898/1970).

    Articoli chiave da consultare

    Esempi pratici, conseguenze e costi 2026

    Tizio e Caia, sposati nel 2018 senza figli, ottengono il decreto di omologa di separazione consensuale a giugno 2025. A gennaio 2026, decorsi i sei mesi, depositano il ricorso congiunto di divorzio. Il giudice fissa l’udienza a marzo, verifica la persistenza del consenso e pronuncia la sentenza di divorzio ad aprile: tempo complessivo dal matrimonio al divorzio circa 7 anni, dal deposito della separazione al divorzio meno di 12 mesi. Costi totali tra separazione e divorzio: circa 200 euro vivi e 3.000-5.000 euro di onorari (per entrambi i procedimenti).

    Tizio e Sempronia, con due figli minori, applicano il cumulo delle domande introdotto dalla riforma Cartabia. Depositano in unico ricorso separazione e divorzio. Il tribunale pronuncia separazione consensuale a settembre 2025; a marzo 2026 (decorsi 6 mesi), nella stessa causa, pronuncia il divorzio. Risparmio di tempo e costi rispetto a due procedimenti separati. Caia e Mevio, infine, optano per la negoziazione assistita: i due avvocati negoziano l’accordo che, trasmesso alla Procura, ottiene l’autorizzazione in 60 giorni e produce gli stessi effetti della sentenza di divorzio.

    Domande frequenti

    Dopo quanto tempo posso divorziare?

    Dalla L. 55/2015 sono richiesti 6 mesi di separazione consensuale o 12 mesi di separazione giudiziale ininterrotti. Il termine decorre dalla data di comparizione dei coniugi davanti al giudice (o dalla sottoscrizione dell’accordo di negoziazione assistita / dichiarazione al sindaco). Con la riforma Cartabia è possibile cumulare nello stesso processo separazione e divorzio: tempo complessivo sotto i 12 mesi.

    Cosa cambia tra divorzio breve consensuale e giudiziale?

    Il divorzio consensuale è basato sull’accordo dei coniugi su tutte le condizioni: il giudice si limita a verificare l’equilibrio e la tutela dei figli. Tempi: 3-5 mesi dal deposito. Il divorzio giudiziale presuppone disaccordo su uno o più punti: il giudice istruisce la causa con audizioni e CTU economica/familiare. Tempi: 12-24 mesi in primo grado, con possibilità di appello e cassazione.

    Quanto costa il divorzio nel 2026?

    I costi vivi (contributo unificato, marche, diritti) ammontano a circa 100 euro per il divorzio consensuale. L’onorario dell’avvocato unico va da 1.500 a 4.000 euro. Per il giudiziale i costi salgono a 4.000-10.000 euro per parte. La negoziazione assistita è più economica (1.500-3.000 euro per parte), il divorzio davanti al sindaco è il più economico (200-400 euro).

    Posso chiedere subito il divorzio senza separazione?

    No, salvo casi tassativi: nullità del matrimonio dichiarata da sentenza, condanna penale per gravi reati (omicidio del coniuge o dei figli, violenza sessuale aggravata, ecc.), divorzio ottenuto all’estero da uno dei coniugi straniero, mancata consumazione del matrimonio. Negli altri casi è sempre richiesto il previo periodo di separazione di sei o dodici mesi.

    L’assegno divorzile è automatico?

    No, l’assegno divorzile non è automatico. Secondo l’orientamento delle Sezioni Unite del 2018 ha natura assistenziale, perequativa e compensativa: il giudice valuta i redditi attuali, l’apporto dato durante il matrimonio (anche in termini di cura della famiglia e rinuncia a opportunità professionali), la durata del matrimonio, l’età e lo stato di salute. Decade in caso di nuove nozze del beneficiario.

    Risorse correlate

    Approfondisci la disciplina del divorzio e della separazione: art. 150 c.c., art. 191 c.c., art. 156 c.c., art. 149 c.c.. Sul rito unico Cartabia vedi art. 706 c.p.c. e art. 711 c.p.c..

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 450 c.p.c.: articolo abrogato

    Art. 450 c.p.c.: articolo abrogato

    Testo vigente – articolo abrogato.

    ARTICOLO NON PIÙ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 30 L. 633/1941

    Art. 30 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Quando le parti o i volumi di una stessa opera siano pubblicati separatamente, in tempi diversi, la durata dei diritti di utilizzazione economica, che sia fissata ad anni, decorre per ciascuna parte o per ciascun volume dall'anno della pubblicazione.

    Le frazioni di anno giovano all'autore.

    Se si tratta di opera collettiva periodica, quale la rivista o il giornale, la durata dei diritti è calcolata egualmente a partire dalla fine di ogni anno dalla pubblicazione dei singoli fascicoli o numeri.

    Fonte: Normattiva.it.

  • ISA: il regime premiale e i suoi benefici

    In sintesi

    • Il regime premiale ISA premia i contribuenti con punteggi elevati con protezioni concrete sui controlli fiscali
    • All’aumentare del punteggio si riducono le possibilità di accertamento basato su presunzioni semplici
    • I termini ordinari per l’accertamento possono essere ridotti al superamento di determinate soglie
    • L’esonero dal visto di conformità facilita compensazioni e rimborsi entro certi limiti
    • I contribuenti con punteggi sufficienti possono essere esclusi dalla disciplina delle società non operative
    • Un punteggio basso non è una sanzione automatica, ma aumenta l’esposizione ai controlli

    Dal punteggio ai benefici: come funziona il regime premiale ISA

    Gli ISA – Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, istituiti dall’art. 9-bis del D.L. 50/2017 – assegnano a ogni contribuente un punteggio da 1 a 10 che sintetizza la propria affidabilità fiscale. Chi ha già letto la guida introduttiva conosce la logica di fondo; questo articolo si concentra su ciò che accade in concreto quando quel punteggio è elevato: il cosiddetto regime premiale.

    Il regime premiale non è un privilegio riservato a pochi: è la risposta dell’ordinamento alla necessità di concentrare i controlli sui contribuenti meno trasparenti, alleggerendo il carico su quelli che dimostrano coerenza fiscale. Capire quali benefici si attivano, e a quali condizioni qualitative, consente di valutare se e come la gestione contabile e dichiarativa incida sulla propria posizione.

    È importante chiarire subito un punto: un punteggio basso non equivale a una violazione fiscale e non comporta di per sé alcuna sanzione. Significa, però, che il contribuente può risultare più esposto a forme di controllo che, per chi ha punteggi elevati, sono escluse o limitate. Il divario tra le due posizioni è il cuore del regime premiale.

    Benefici del regime premiale ISA per soglia di punteggio (indicazioni qualitative)
    Beneficio Condizione qualitativa di accesso
    Esclusione/limitazione accertamenti da presunzioni semplici Superamento di una soglia di punteggio indicata annualmente dalla normativa vigente
    Riduzione dei termini per l'accertamento Punteggio elevato, secondo i parametri vigenti per il periodo d'imposta
    Esonero dal visto di conformità per compensazioni Punteggio sufficiente entro i limiti di importo previsti dalla normativa
    Esonero dal visto di conformità per rimborsi IVA Punteggio sufficiente entro i limiti di importo previsti dalla normativa
    Esclusione dalla disciplina delle società non operative Punteggio adeguato, verificare i parametri vigenti per il periodo d'imposta

    Esempio pratico

    • Alfa Srl opera nel settore della consulenza informatica e ogni anno compila con cura il modello ISA allegato alla dichiarazione dei redditi. Grazie alla coerenza tra ricavi dichiarati, costi sostenuti e redditività del settore, ottiene un punteggio elevato. In sede di dichiarazione, il software ministeriale conferma l’accesso al regime premiale: Alfa Srl potrà compensare crediti IVA fino alla soglia prevista senza apporre il visto di conformità del professionista, evitando un costo e una procedura aggiuntiva. Nello stesso anno, un concorrente con profilo simile ma dati contabili incoerenti ottiene un punteggio basso: non subirà sanzioni immediate, ma risulterà più esposto a controlli analitici e non beneficerà delle stesse protezioni.

    Documenti necessari

    • Art. 9-bis, D.L. 50/2017 – norma istitutiva degli ISA e del regime premiale
    • Decreto ministeriale annuale di approvazione degli ISA – definisce soglie e benefici per ciascun periodo d’imposta
    • Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate – indica annualmente i livelli di punteggio per l’accesso ai benefici premiali
    • Circolare dell’Agenzia delle Entrate sugli ISA – chiarimenti applicativi su esclusioni, accertamenti e visto di conformità
    • Normativa sulle società non operative (art. 30, L. 724/1994) – disciplina che può essere disapplicata in presenza di punteggio ISA adeguato

    Caso 1 – Il lavoratore autonomo con punteggio elevato

    Scenario. Tizio è un ingegnere che svolge attività di progettazione in forma individuale. Compila il proprio ISA indicando tutti i dati richiesti dal modello e, grazie alla coerenza tra compensi, ore lavorate e spese di studio, ottiene un punteggio che supera la soglia prevista per l’accesso al regime premiale.

    Come si applica. Tizio beneficia della limitazione degli accertamenti basati su presunzioni semplici: l’Amministrazione non potrà utilizzare determinati strumenti induttivi per rettificare il suo reddito. Potrà inoltre chiedere il rimborso IVA o effettuare compensazioni fino alla soglia normativa senza richiedere il visto di conformità al proprio commercialista, con un risparmio diretto. I termini entro cui l’ufficio può notificargli un avviso di accertamento risultano ridotti rispetto all’ordinario.

    In pratica

    • Verificare annualmente il punteggio ISA prima di presentare la dichiarazione, non dopo
    • Valutare con il professionista se i dati extra-contabili (ore lavorate, beni strumentali) siano stati inseriti correttamente
    • Conservare la documentazione che supporta i dati indicati nel modello ISA per l’intera durata dei termini di accertamento applicabili

    Caso 2 – La società con punteggio basso e rischio società di comodo

    Scenario. Beta Srl opera nel settore immobiliare e presenta ricavi dichiarati sistematicamente inferiori ai valori di coerenza del proprio ISA. Il punteggio risultante è basso. La società è già potenzialmente soggetta alla disciplina delle società non operative in base ai test ordinari sul volume dei ricavi.

    Come si applica. Non avendo raggiunto il punteggio ISA adeguato, Beta Srl non può accedere al beneficio dell’esclusione automatica dalla disciplina delle società di comodo. Dovrà quindi verificare la propria posizione rispetto ai test ordinari e, se necessario, presentare interpello disapplicativo o dimostrare l’esistenza di cause oggettive. In aggiunta, rimane esposta agli accertamenti basati su presunzioni semplici e non beneficia della riduzione dei termini.

    In pratica

    • Un punteggio basso non è una condanna: è un segnale che invita a verificare la coerenza dei dati dichiarati
    • Se il basso punteggio dipende da situazioni straordinarie (crisi di mercato, ristrutturazione), valutare la compilazione dei dati aggiuntivi per rappresentare correttamente la posizione
    • Affrontare per tempo il tema delle società non operative: la disapplicazione richiede un percorso documentale che non si improvvisa a ridosso della scadenza

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per regime premiale ISA?

    È l’insieme di benefici fiscali – limitazione degli accertamenti, riduzione dei termini, esonero dal visto di conformità, esclusione dalla disciplina delle società di comodo – che spettano ai contribuenti che raggiungono determinate soglie di punteggio ISA, stabilite annualmente dalla normativa vigente.

    Un punteggio ISA basso comporta sanzioni?

    No. Un punteggio basso non è di per sé una violazione né produce sanzioni automatiche. Significa però che il contribuente non accede ai benefici premiali e risulta più esposto a forme di controllo che, per chi ha punteggi elevati, sono escluse o limitate.

    Cosa si intende per esclusione degli accertamenti da presunzioni semplici?

    Le presunzioni semplici sono uno strumento attraverso cui l’Amministrazione può ricostruire induttivamente i ricavi o i compensi non dichiarati, senza prova diretta. Il regime premiale ISA limita o esclude l’utilizzo di questo strumento nei confronti dei contribuenti con punteggio elevato.

    L'esonero dal visto di conformità vale per qualsiasi importo?

    No. L’esonero si applica entro i limiti di importo stabiliti dalla normativa per il periodo d’imposta di riferimento, sia per le compensazioni in F24 sia per i rimborsi IVA. Oltre tali soglie il visto rimane obbligatorio. Verificare i parametri vigenti.

    Come si accede al beneficio sulla disciplina delle società non operative?

    Il contribuente che raggiunge il punteggio ISA adeguato può essere escluso automaticamente dall’applicazione della disciplina delle società non operative (di comodo) per il periodo d’imposta. La soglia esatta va verificata nei decreti e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate relativi all’anno di riferimento.

    Il regime premiale si applica automaticamente o serve una richiesta?

    Il regime premiale si attiva in base al punteggio risultante dalla compilazione del modello ISA allegato alla dichiarazione dei redditi. Non è necessaria una richiesta separata: è il punteggio stesso, correttamente calcolato con il software ministeriale, a determinare l’accesso ai benefici.

    I benefici premiali valgono per tutti i tipi di accertamento?

    No. Il regime premiale limita specificamente gli accertamenti basati su presunzioni semplici e riduce i termini ordinari di decadenza. Non esclude tutti i tipi di accertamento: restano possibili, ad esempio, gli accertamenti fondati su prove dirette o su specifiche segnalazioni di irregolarità.

  • Investimenti in startup e PMI innovative: detrazione nel 730

    In sintesi

    • Agevolazione per chi investe nel capitale sociale di startup innovative e PMI innovative: la normativa riconosce una detrazione IRPEF sull’investimento effettuato.
    • Rigo RP80 del Modello Redditi PF 2026 (Fascicolo 1): e’ il rigo destinato agli investimenti nel capitale di startup e PMI innovative per chi presenta il Modello Redditi. Chi usa il 730 standard potrebbe non poter utilizzare questo beneficio direttamente.
    • Condizione di mantenimento: la detrazione e’ subordinata al mantenimento dell’investimento per un periodo minimo previsto dalla normativa. Se si esce prima, scatta la decadenza.
    • Decadenza e recupero: se si verificano le condizioni di decadenza (articolo 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019), l’investitore deve incrementare il reddito dell’anno per l’importo che non ha concorso alla formazione del reddito nei periodi precedenti e versare gli interessi legali sull’imposta non pagata.
    • Eccedenza non fruita: se alla data di decadenza c’e’ ancora una parte di agevolazione non ancora utilizzata, quella quota non piu’ spettante va in diminuzione rispetto a quanto eventualmente ancora detraibile.
    • Attenzione al modello da usare: le specifiche tecniche dell’agevolazione sono trattate nel quadro RP del Modello Redditi PF. Verifica con il tuo Caf o professionista se puoi utilizzare il 730 o se devi presentare il Modello Redditi.

    Cosa significa investire in una startup o PMI innovativa ai fini fiscali

    Le startup innovative e le PMI innovative sono societa’ iscritte in appositi registri camerali con caratteristiche specifiche (tecnologia, brevetti, spese in ricerca). Investire nel loro capitale, cioe’ diventare socio o aumentare la propria partecipazione, puo’ dare diritto a un’agevolazione fiscale: la detrazione IRPEF sull’investimento effettuato.

    L’agevolazione e’ strutturata come un incentivo all’investimento produttivo: lo Stato ti rimborsa una parte delle tasse in proporzione a quanto hai messo nel capitale di queste societa’. In cambio, devi tenere l’investimento per un certo periodo minimo: se vendi o disinvesti prima, l’agevolazione decade e devi restituire il beneficio fiscale gia’ fruito, maggiorato degli interessi.

    Dal punto di vista dichiarativo, gli investimenti in startup e PMI innovative confluiscono nel rigo RP80 del Modello Redditi PF 2026. Chi presenta il 730 dovrebbe verificare con il proprio Caf o professionista se la sua situazione consente di avvalersi di questo schema agevolato o se e’ necessario passare al Modello Redditi.

    Un aspetto particolarmente importante da conoscere e’ la disciplina della decadenza, descritta dall’articolo 6 comma 4 del decreto ministeriale 7 maggio 2019: se si verificano le condizioni di decadenza, l’investitore deve dichiarare nel quadro RL del Modello Redditi l’importo dell’agevolazione gia’ fruita e versare anche gli interessi legali sull’imposta risparmata nei periodi precedenti.

    Schema dell'agevolazione per investimenti in startup e PMI innovative
    Voce Dettaglio
    Soggetti ammessi Startup innovative e PMI innovative iscritte nei registri camerali
    Tipo di investimento Investimento nel capitale sociale della societa'
    Rigo dichiarativo (Modello Redditi PF) RP80
    Condizione chiave Mantenimento dell'investimento per il periodo minimo
    Cosa succede se si decade Recupero dell'agevolazione fruita + interessi legali sull'imposta non versata
    Riferimento normativo della decadenza Art. 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019
    Rigo per il recupero (Modello Redditi PF) RL34 (colonne 1, 2, 3)

    Esempio pratico

    • Tizio ha investito nel 2022 nel capitale di una startup innovativa e ha fruito dell’agevolazione per i periodi d’imposta successivi. Nel 2025 cede le sue quote prima del termine minimo: scatta la decadenza. Nel quadro RL34 del Modello Redditi PF 2026 deve indicare in colonna 1 l’importo dell’agevolazione fruita nei periodi precedenti, in colonna 2 gli interessi legali sull’imposta non versata per effetto di quell’agevolazione, e in colonna 3 l’eventuale eccedenza non ancora fruita che non spetta piu’. Gli interessi vanno calcolati dalla data in cui l’imposta avrebbe dovuto essere pagata.

    Documenti necessari

    • Documentazione della societa’ che attesta la qualifica di startup innovativa o PMI innovativa (visura camerale con sezione speciale)
    • Contratto o atto di sottoscrizione dell’investimento nel capitale sociale
    • Attestazione dell’investimento rilasciata dalla societa’ (spesso prevista dalla normativa specifica)
    • In caso di decadenza: documentazione dell’evento che ha causato la perdita del beneficio (es. atto di cessione delle quote)
    • Calcolo degli interessi legali sull’imposta non versata nei periodi in cui si e’ fruita l’agevolazione

    Investimento mantenuto: come si dichiara

    Scenario. Caio ha effettuato nel 2024 un investimento nel capitale di una PMI innovativa iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese. Vuole sapere come trattare questa operazione nella dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025) e se puo’ usare il 730.

    Come si applica. L’agevolazione per gli investimenti in startup e PMI innovative va dichiarata nel rigo RP80 del Modello Redditi PF. Chi ha diritto alla detrazione e mantiene l’investimento per il periodo minimo non deve fare nulla di speciale nell’anno in cui mantiene la partecipazione, se l’agevolazione e’ gia’ stata correttamente indicata nell’anno dell’investimento. Caio dovra’ verificare con il Caf se la sua situazione e’ compatibile con il 730 o se deve usare il Modello Redditi, che e’ il modello specificamente previsto per questo tipo di agevolazione.

    In pratica

    • Conservare la documentazione della qualifica innovativa della societa’ e dell’investimento effettuato.
    • Verificare se e’ necessario presentare il Modello Redditi PF invece del 730.
    • Mantenere l’investimento per il periodo minimo per non perdere l’agevolazione.

    Decadenza dall'agevolazione: cosa dichiarare

    Scenario. Sempronio aveva investito in una startup innovativa e fruito della relativa agevolazione. Nel 2025 vende le quote prima del termine minimo previsto. Si attiva la decadenza dall’agevolazione ai sensi dell’articolo 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019.

    Come si applica. Sempronio e’ tenuto a compilare il quadro RL del Modello Redditi PF 2026, sezione IV, rigo RL34. Deve indicare: in colonna 1, l’ammontare dell’agevolazione fruita nei periodi precedenti che non spetta piu’; in colonna 2, gli interessi legali sull’imposta non versata per effetto di quell’agevolazione, calcolati dalla data in cui l’imposta avrebbe dovuto essere pagata; in colonna 3, l’eventuale eccedenza di agevolazione non ancora fruita e non piu’ spettante, che va computata in diminuzione di quanto indicato nel rigo RP34, colonna 3. L’importo degli interessi di colonna 2 costituisce una componente negativa nel calcolo dell’imposta.

    In pratica

    • In caso di decadenza, la dichiarazione deve essere obbligatoriamente il Modello Redditi PF, non il 730.
    • Indicare in RL34 colonna 1 l’agevolazione fruita e in colonna 2 gli interessi legali calcolati sulla relativa imposta.
    • L’eccedenza non fruita non piu’ spettante va riportata in colonna 3 e abbatte quanto indicato in RP34 colonna 3.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso usare il Modello 730 per la detrazione sugli investimenti in startup innovative?

    La detrazione per investimenti in startup e PMI innovative e’ prevista al rigo RP80 del Modello Redditi PF. Chi usa il 730 dovrebbe verificare con il proprio Caf o consulente se la propria situazione e’ compatibile: in molti casi e’ necessario presentare il Modello Redditi per fruire correttamente di questa agevolazione.

    Cosa succede se vendo le quote della startup prima del tempo?

    Scatta la decadenza dall’agevolazione ai sensi dell’articolo 6 comma 4 del DM 7 maggio 2019. Devi dichiarare nel quadro RL34 del Modello Redditi PF l’importo dell’agevolazione fruita nei periodi precedenti (che va aggiunto al reddito dell’anno di decadenza) e versare gli interessi legali sull’imposta non pagata in quegli anni.

    Cosa sono gli interessi legali che devo versare in caso di decadenza?

    Sono gli interessi calcolati sull’imposta che non e’ stata pagata nei periodi in cui hai fruito dell’agevolazione, computati dalla data in cui quell’imposta avrebbe dovuto essere versata. Il loro importo va indicato in colonna 2 del rigo RL34 e costituisce una componente negativa nel calcolo dell’imposta dovuta.

    Come faccio a sapere se una societa' e' una startup o PMI innovativa?

    Le startup innovative e le PMI innovative sono iscritte in apposite sezioni speciali del Registro delle Imprese. Puoi verificare la qualifica attraverso la visura camerale della societa’ oppure sul portale del Registro delle Imprese. La qualifica deve essere in corso al momento dell’investimento.

    Se l'agevolazione decade ma non ho ancora usato tutta la parte spettante, cosa succede?

    L’eccedenza di agevolazione non ancora fruita e non piu’ spettante deve essere indicata in colonna 3 del rigo RL34 del Modello Redditi PF 2026. Questo importo va computato in diminuzione di quanto eventualmente indicato nel rigo RP34, colonna 3, riducendo cosi’ le agevolazioni future.