Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 84 D.Lgs. 151/2001 – Oneri maternità collaboratrici coordinate

    Art. 84 D.Lgs. 151/2001 – Oneri maternità collaboratrici coordinate

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Per i soggetti che non risultano iscritti ad altre forme obbligatorie, il contributo alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è elevato di una ulteriore aliquota contributiva pari a 0,5 punti percentuali, per il finanziamento dell’onere derivante dall’estensione agli stessi anche della tutela relativa alla maternità.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 83 D.Lgs. 151/2001 – Oneri maternità libere professioniste

    Art. 83 D.Lgs. 151/2001 – Oneri maternità libere professioniste

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Alla copertura degli oneri derivanti dall’applicazione del Capo XII, si provvede con un contributo annuo a carico di ogni iscritto a casse di previdenza e assistenza per i liberi professionisti. Il contributo è annualmente rivalutato con lo stesso indice di aumento dei contributi dovuti in misura fissa di cui all’articolo 22 della legge 3 giugno 1975, n. 160, e successive modificazioni.

    2. A seguito della riduzione degli oneri di maternità di cui all’articolo 78, per gli enti comunque denominati che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, la ridefinizione dei contributi dovuti dagli iscritti ai fini del trattamento di maternità avviene mediante delibera degli enti medesimi, approvata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, nonché con gli altri Ministeri rispettivamente competenti ad esercitare la vigilanza sul relativo ente.

    3. Ai fini dell’approvazione della delibera di cui al comma 2, gli enti presentano ai Ministeri vigilanti idonea documentazione che attesti la situazione di equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 147 L. 633/1941

    Art. 147 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il diritto di cui all'articolo 144 non può formare oggetto di alienazione o di rinuncia, nemmeno preventivamente.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 27 TUPI: Criteri di adeguamento per le pubbliche amministrazioni non statali

    Art. 27 TUPI: Criteri di adeguamento per le pubbliche amministrazioni non statali

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Criteri di adeguamento per le pubbliche amministrazioni non statali ( Art.27-bis del d.lgs n.29 del 1993 , aggiunto dall' art.17 del d.lgs n.80 del 1998 ) 1.

    Le regioni a statuto ordinario, nell'esercizio della propria potestà statutaria, legislativa e regolamentare, e le altre pubbliche amministrazioni, nell'esercizio della propria potestà statutaria e regolamentare, adeguano ai principi dell'articolo 4 e del presente capo i propri ordinamenti, tenendo conto delle relative peculiarità.

    Gli enti pubblici non economici nazionali si adeguano, anche in deroga alle speciali disposizioni di legge che li disciplinano, adottando appositi regolamenti di organizzazione.

    Le pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 trasmettono, entro due mesi dalla adozione, le deliberazioni, le disposizioni ed i provvedimenti adottati in attuazione del medesimo comma alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che ne cura la raccolta e la pubblicazione.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 82 D.Lgs. 151/2001 – Oneri maternità lavoratrici autonome

    Art. 82 D.Lgs. 151/2001 – Oneri maternità lavoratrici autonome

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Alla copertura degli oneri derivanti dall’applicazione del Capo XI, si provvede con un contributo annuo di lire 14.500 per ogni iscritto all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, vecchiaia e superstiti per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali.

    1-bis. Il contributo annuo previsto al comma 1 si applica, altresì alle persone che esercitano, per proprio conto, quale esclusiva e prevalente attività lavorativa, la piccola pesca marittima e delle acque interne, iscritte al fondo di cui all’articolo 12, terzo comma, della legge 13 marzo 1958, n. 250.

    2. Al fine di assicurare l’equilibrio delle singole gestioni previdenziali, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell’INPS, con proprio decreto stabilisce le variazioni dei contributi previsti ai commi 1 e 1-bis, in misura percentuale uguale alle variazioni delle corrispettive indennità.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Redditi SC e SP 2026: termini di invio e versamento

    In sintesi

    • Invio telematico dal 15 aprile al 2 novembre 2026: il termine è l’ultimo giorno del decimo mese dalla chiusura (31 ottobre per l’esercizio solare), che nel 2026 cade di sabato. Vale per Redditi SC, Redditi SP e IRAP.
    • Saldo e primo acconto entro il 30 giugno 2026 (6° mese), oppure entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%.
    • Seconda rata di acconto entro il 30 novembre 2026 (11° mese).
    • Gli acconti si calcolano con il metodo storico (100% dell’imposta precedente) oppure con il metodo previsionale.
    • Prima rata acconto = 40% dell’acconto complessivo; seconda rata = 60%. Per i soggetti ISA le due rate sono del 50% ciascuna.
    • Nel 2026 i soggetti ISA hanno potuto versare saldo e primo acconto entro il 20 luglio, o nei 30 giorni successivi con lo 0,80%.
    • Se il bilancio è approvato oltre i 4 mesi dalla chiusura, il termine di versamento si sposta.

    Cosa sono il Modello Redditi SC e SP

    Il Modello Redditi SC riguarda le società di capitali (società per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative, ecc.), mentre il Modello Redditi SP serve alle società di persone (società in nome collettivo, società in accomandita semplice, ecc.). Entrambi vanno presentati ogni anno per comunicare all’Agenzia delle Entrate il reddito prodotto e calcolare le imposte dovute.

    Per chi ha l’esercizio che coincide con l’anno solare – chiusura al 31 dicembre 2025 – le scadenze del 2026 sono fisse e prevedibili. Conoscerle in anticipo permette di organizzare la liquidità aziendale senza incorrere in sanzioni.

    In questa guida trovi tutte le date, le regole per calcolare gli acconti e i casi in cui è possibile versare in ritardo applicando la maggiorazione dello 0,40%.

    Scadenze principali per esercizio solare (chiusura 31/12/2025)
    Adempimento Scadenza Note
    Saldo IRES + 1ª rata acconto 30 giugno 2026 6° mese dalla chiusura
    Saldo + 1ª rata acconto (proroga) 30 luglio 2026 Con maggiorazione 0,40%
    2ª rata acconto IRES 30 novembre 2026 11° mese dalla chiusura
    Saldo + 1ª rata acconto, soggetti ISA (2026) 20 luglio 2026, oppure nei 30 giorni successivi con lo 0,80% Art. 6 D.L. 89/2026
    Invio telematico dichiarazione (SC, SP e IRAP) 2 novembre 2026 10° mese dalla chiusura: il 31 ottobre 2026 è sabato

    Esempio pratico

    • Esempio – Alfa SRL. Alfa SRL chiude l’esercizio al 31 dicembre 2025 e approva il bilancio nei termini ordinari. L’IRES dell’anno precedente era 10.000 euro. Acconto complessivo da versare: 10.000 euro (metodo storico, 100%). Prima rata (40%): 4.000 euro entro il 30 giugno 2026. Seconda rata (60%): 6.000 euro entro il 30 novembre 2026. Se Alfa SRL preferisce spostare il pagamento di giugno al 30 luglio, applica la maggiorazione dello 0,40%: il costo aggiuntivo sulla prima rata è 4.000 × 0,40% = 16 euro.

    Documenti necessari

    • Modello Redditi SC 2026 (o Redditi SP 2026) con relative istruzioni
    • Bilancio approvato dall’assemblea e relativa delibera
    • Modello F24 per i versamenti di saldo e acconto
    • Calcolo dell’acconto IRES (storico o previsionale)
    • Ricevuta telematica di trasmissione della dichiarazione

    Caso 1 – Alfa SRL con approvazione del bilancio nei termini

    Scenario. Alfa SRL, esercizio solare, approva il bilancio entro 120 giorni dalla chiusura (aprile 2026). L’imposta IRES dell’anno precedente è 20.000 euro.

    Come si applica. Il termine ordinario per saldo e primo acconto è il 30 giugno 2026. Alfa SRL versa il saldo IRES 2025 più la prima rata di acconto (40% × 20.000 = 8.000 euro) entro quella data. La seconda rata (60% × 20.000 = 12.000 euro) scade il 30 novembre 2026. La dichiarazione Redditi SC va trasmessa telematicamente entro il 2 novembre 2026.

    In pratica

    • Saldo + prima rata (8.000 euro) entro il 30 giugno 2026.
    • Seconda rata (12.000 euro) entro il 30 novembre 2026.
    • Invio dichiarazione entro il 2 novembre 2026.

    Caso 2 – Alfa SRL sceglie di versare con la proroga di un mese

    Scenario. Alfa SRL ha bisogno di liquidità a giugno e decide di spostare il pagamento del saldo e della prima rata di acconto al mese successivo.

    Come si applica. La legge consente di versare entro i 30 giorni successivi alla scadenza ordinaria applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse. Per Alfa SRL con prima rata di acconto di 8.000 euro, la maggiorazione è 8.000 × 0,40% = 32 euro. Il pagamento totale da fare entro il 30 luglio 2026 è quindi 8.000 + 32 = 8.032 euro (a cui si somma il saldo IRES 2025 con la relativa maggiorazione). Non si tratta di una sanzione: la legge la qualifica come interesse corrispettivo (art. 17, comma 2, D.P.R. 435/2001).

    In pratica

    • Versamento spostato al 30 luglio 2026 con maggiorazione dello 0,40%.
    • La maggiorazione si calcola sull’intero importo versato in ritardo.
    • Nessuna sanzione: la proroga è prevista dalla legge.

    Scadenza Redditi SC, SP e IRAP 2026: le date a confronto

    Il modello Redditi (l’ex Unico) delle società ha termini diversi per l’invio e per i versamenti. Le date della tabella valgono per l’esercizio coincidente con l’anno solare 2025.

    Termini 2026: invio della dichiarazione e versamenti
    Adempimento Redditi SC (società di capitali) Redditi SP (società di persone)
    Invio della dichiarazione Dal 15 aprile all’ultimo giorno del decimo mese dalla chiusura: 2 novembre 2026 Dal 15 aprile al 31 ottobre: 2 novembre 2026
    Dichiarazione IRAP Stesso termine: 2 novembre 2026 Stesso termine: 2 novembre 2026
    Saldo e primo acconto Ultimo giorno del sesto mese dalla chiusura: 30 giugno 2026 (30 luglio con lo 0,40%) 30 giugno 2026 (30 luglio con lo 0,40%)
    Soggetti ISA, solo per il 2026 20 luglio 2026 senza maggiorazione, oppure entro i 30 giorni successivi con lo 0,80%
    Bilancio approvato oltre i 4 mesi Ultimo giorno del mese successivo all’approvazione –
    Esercizio 1° luglio 2025 – 30 giugno 2026 Invio entro il 30 aprile 2027 –

    Il 31 ottobre 2026 cade di sabato: gli adempimenti fiscali che scadono di sabato o in un giorno festivo slittano al primo giorno lavorativo successivo (art. 7, comma 1, lett. h, D.L. 70/2011), e il 1° novembre è domenica. Per le società di capitali e per l’IRAP la data del 2 novembre 2026 è indicata espressamente nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. La proroga ISA viene dall’art. 6 del D.L. 89/2026, poi abrogato dalla L. 113/2026 che ne ha fatto salvi gli effetti: vedi proroga versamenti ISA 2026.

    Dichiarazione inviata in ritardo: i 90 giorni

    La dichiarazione presentata entro 90 giorni dalla scadenza è valida, ma si pagano le sanzioni (riducibili con il ravvedimento). Oltre i 90 giorni la dichiarazione si considera omessa, anche se resta titolo per riscuotere le imposte che ne risultano (artt. 2 e 8 D.P.R. 322/1998, richiamati nelle istruzioni). Prima della scadenza, invece, una dichiarazione già inviata si corregge presentandone una nuova, completa, con la casella «Correttiva nei termini»: vedi correttiva nei termini e integrativa.

    Istruzioni Redditi SC 2026 e SP 2026: dove trovarle

    Per sapere chi deve usare ciascun modello vedi chi presenta Redditi SC 2026 e chi presenta Redditi SP 2026.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Entro quando va inviato il Modello Redditi SC 2026?

    Per le società con esercizio solare (chiusura al 31 dicembre 2025) entro il 2 novembre 2026. Il termine è l’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura, il 31 ottobre, che nel 2026 cade di sabato: la data del 2 novembre è indicata nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

    Quando si paga l’IRES: saldo e acconto?

    Il saldo IRES 2025 e la prima rata di acconto si versano entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%). Per i soggetti ISA, nel 2026, il termine è stato spostato al 20 luglio (o nei 30 giorni successivi con lo 0,80%). La seconda rata di acconto scade il 30 novembre 2026.

    Quanto è la maggiorazione per versare un mese dopo?

    La maggiorazione è dello 0,40% sull’importo versato in ritardo. Si applica se si paga entro i 30 giorni successivi alla scadenza ordinaria di giugno. Per i soggetti ISA, nel 2026, la maggiorazione per i 30 giorni successivi al 20 luglio è stata dello 0,80%.

    Come si calcola l’acconto IRES?

    Si può usare il metodo storico – versando il 100% dell’imposta dell’anno precedente – oppure il metodo previsionale, stimando l’imposta dell’anno in corso. La prima rata è il 40% dell’acconto complessivo, la seconda il 60%; per i soggetti ISA le due rate sono del 50% ciascuna.

    Cosa succede se il bilancio viene approvato in ritardo?

    Se il bilancio è approvato oltre i 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, i versamenti si fanno entro l’ultimo giorno del mese successivo all’approvazione. Il termine per inviare la dichiarazione non cambia: conta solo la data di chiusura del periodo d’imposta.

    Il Modello Redditi SP ha le stesse scadenze del Modello Redditi SC?

    Quasi. Le società di persone versano entro il 30 giugno (o il 30 luglio con lo 0,40%) e presentano la dichiarazione tra il 15 aprile e il 31 ottobre: nel 2026 il 31 ottobre è sabato, quindi il termine slitta al 2 novembre 2026.

    Entro quando si presenta la dichiarazione IRAP 2026?

    Negli stessi termini dei modelli Redditi: per le società di capitali con esercizio solare entro il 2 novembre 2026, come indicano le istruzioni IRAP 2026; per le società di persone tra il 15 aprile e il 31 ottobre, termine che nel 2026 slitta al 2 novembre.

    Cosa succede se invio il Modello Redditi SC in ritardo?

    Se la dichiarazione arriva entro 90 giorni dalla scadenza è valida, ma si pagano le sanzioni, riducibili con il ravvedimento. Oltre i 90 giorni si considera omessa, pur restando titolo per riscuotere le imposte che ne risultano.

    Da leggere insieme

  • Art. 81 D.Lgs. 151/2001 – Oneri assegno maternità lavori atipici

    Art. 81 D.Lgs. 151/2001 – Oneri assegno maternità lavori atipici

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. L’assegno di cui all’articolo 75 è posto a carico dello Stato.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 80 D.Lgs. 151/2001 – Oneri assegno di maternità di base

    Art. 80 D.Lgs. 151/2001 – Oneri assegno di maternità di base

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Per il finanziamento dell’assegno di maternità di cui all’articolo 74 è istituito un Fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la cui dotazione è stabilita in lire 25 miliardi per l’anno 1999, in lire 125 miliardi per l’anno 2000 e in lire 150 miliardi a decorrere dall’anno 2001.

    2. A tal fine sono trasferite dal bilancio dello Stato all’INPS le relative somme, con conguaglio, alla fine di ogni esercizio, sulla base di specifica rendicontazione.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 79 D.Lgs. 151/2001 – Oneri contributivi nel lavoro subordinato

    Art. 79 D.Lgs. 151/2001 – Oneri contributivi nel lavoro subordinato

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Per la copertura degli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al presente testo unico relativi alle lavoratrici e ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato privato e in attuazione della riduzione degli oneri di cui all’articolo 78, è dovuto dai datori di lavoro un contributo sulle retribuzioni di tutti i lavoratori dipendenti nelle seguenti misure:

    a) dello 0,46 per cento sulla retribuzione per il settore dell’industria, del credito, dell’assicurazione, dell’artigianato, marittimi, spettacolo;

    b) dello 0,24 per cento sulla retribuzione per il settore del terziario e servizi, proprietari di fabbricati e servizi di culto;

    c) dello 0,13 per cento sulla retribuzione per il settore dei servizi tributari appaltati;

    d) dello 0,03 per cento per gli operai agricoli e dello 0,43 per cento per gli impiegati agricoli. Il contributo è calcolato, per gli operai a tempo indeterminato secondo le disposizioni di cui al decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54, per gli operai agricoli a tempo determinato secondo le disposizioni del decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146; e per i piccoli coloni e compartecipanti familiari prendendo a riferimento i salari medi convenzionali di cui all’articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488;

    e) dello 0,01 per cento per gli allievi dei cantieri scuola e lavoro di cui alla legge 6 agosto 1975, n. 418.

    2. Per gli apprendisti è dovuto un contributo di lire 32 settimanali.

    3. Per i giornalisti iscritti all’Istituto nazionale di previdenza per i giornalisti italiani “Giovanni Amendola” è dovuto un contributo pari allo 0,65 per cento della retribuzione.

    4. In relazione al versamento dei contributi di cui al presente articolo, alle trasgressioni degli obblighi relativi ed a quanto altro concerne il contributo medesimo, si applicano le disposizioni relative ai contributi obbligatori.

    5. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con quello per il tesoro, la misura dei contributi stabiliti dal presente articolo può essere modificata in relazione alle effettive esigenze delle relative gestioni.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 78 D.Lgs. 151/2001 – Riduzione degli oneri di maternità

    Art. 78 D.Lgs. 151/2001 – Riduzione degli oneri di maternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Con riferimento ai parti, alle adozioni o agli affidamenti intervenuti successivamente al 1 luglio 2000 per i quali è riconosciuta dal vigente ordinamento la tutela previdenziale obbligatoria, il complessivo importo della prestazione dovuta se inferiore a lire 3 milioni, ovvero una quota fino a lire 3 milioni se il predetto complessivo importo risulta pari o superiore a tale valore, è posto a carico del bilancio dello Stato. Conseguentemente, e, quanto agli anni successivi al 2001, subordinatamente all’adozione dei decreti di cui al comma 2 dell’articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, sono ridotti gli oneri contributivi per maternità, a carico dei datori di lavoro, per 0,20 punti percentuali.

    2. Gli oneri contributivi per maternità, a carico dei datori di lavoro del settore dei pubblici servizi di trasporto e nel settore elettrico, sono ridotti dello 0,57 per cento.

    3. L’importo della quota di cui al comma 1 è rivalutato al 1 gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Titoli di Stato e obbligazioni: imposta al 12,5% nel quadro RT

    In sintesi

    • Aliquota dimezzata al 12,5%: i titoli di Stato italiani ed equiparati (BTP, BOT, BTP Italia, CCT) sono tassati al 12,5% invece del 26% ordinario.
    • Meccanismo del 48,08%: in pratica non si cambia aliquota; si inserisce nel quadro RT solo il 48,08% del corrispettivo e del costo, poi si applica il 26% su quella base ridotta.
    • Quali titoli rientrano: titoli di cui all’art. 31 del d.P.R. n. 601 del 1973 (titoli di Stato italiani) e obbligazioni emesse da Stati esteri inclusi nella lista ministeriale del 4 settembre 1996 e successive modificazioni.
    • Anche le obbligazioni di enti territoriali esteri: dal decreto-legge n. 66 del 2014, rientrano nell’agevolazione anche le obbligazioni emesse da enti territoriali degli Stati inclusi nella lista.
    • Righi RT21 e RT22 della Sezione II-A: qui si riportano i corrispettivi e i costi già ridotti al 48,08% per le operazioni dal 1° luglio 2014.
    • Minusvalenze da titoli agevolati: se realizzi una perdita su questi titoli, per compensarla con plusvalenze al 26% puoi usarla solo al 48,08% del suo importo.

    Perché i titoli di Stato pagano meno tasse

    Non tutti i guadagni finanziari pagano la stessa imposta. Mentre su azioni, ETF e obbligazioni societarie si paga il 26%, sui titoli di Stato italiani (BTP, BOT, CCT, BTP Italia) e su alcune obbligazioni estere equiparate l’aliquota effettiva è del 12,5%. Questo vantaggio esiste per incentivare l’investimento nel debito pubblico e in strumenti considerati meno rischiosi.

    Dal punto di vista tecnico, il meccanismo non prevede un’aliquota separata del 12,5%. Funziona così: nel quadro RT inserisci solo il 48,08% del corrispettivo incassato e il 48,08% del costo di acquisto. Poi applichi l’aliquota ordinaria del 26% su quella base ridotta. Il risultato è equivalente ad applicare il 12,5% sull’importo pieno (26% x 48,08% = circa 12,5%).

    Questo metodo tecnico serve a mantenere un sistema unico di calcolo nel quadro RT, evitando aliquote diverse in sezioni diverse. In pratica, nei righi RT21 e RT22 della Sezione II-A del quadro RT inserisci già le cifre ridotte al 48,08%: non devi fare altri calcoli separati.

    Quali obbligazioni rientrano nell’agevolazione? I titoli di cui all’art. 31 del d.P.R. n. 601 del 1973 (i titoli pubblici italiani) e le obbligazioni emesse da Stati esteri inclusi nella lista ministeriale del 4 settembre 1996 e successive modificazioni, comprese le obbligazioni emesse dagli enti territoriali di quegli Stati (come i bond emessi da regioni o comuni di Paesi EU con fiscalità normale).

    Confronto tra titoli al 12,5% e titoli al 26%
    Categoria Esempi tipici Base imponibile nel quadro RT Aliquota effettiva
    Titoli di Stato italiani (art. 31 DPR 601/1973) BTP, BOT, CCT, BTP Italia, CTZ 48,08% del corrispettivo e del costo 12,5%
    Obbligazioni di Stati esteri (lista min. 4/9/1996) Bond sovrani di paesi UE o OCSE in lista 48,08% del corrispettivo e del costo 12,5%
    Obbligazioni enti territoriali di detti Stati Bond di regioni o comuni di paesi in lista 48,08% del corrispettivo e del costo 12,5%
    Obbligazioni societarie (es. corporate bond) Bond Fiat, Enel, LVMH 100% del corrispettivo e del costo 26%
    Azioni, ETF, fondi comuni azionari Azioni Intesa, ETF S&P500 100% del corrispettivo e del costo 26%

    Esempio pratico

    • Tizio ha acquistato BTP (titoli di Stato italiani) per 10.000 euro e li ha venduti nel 2025 per 11.000 euro, realizzando una plusvalenza di 1.000 euro. Invece di inserire 11.000 e 10.000 nel quadro RT, inserisce il 48,08%: corrispettivo 11.000 x 48,08% = 5.289 euro; costo 10.000 x 48,08% = 4.808 euro. Plusvalenza ridotta = 5.289 – 4.808 = 481 euro. Imposta = 481 x 26% = 125 euro. Questo corrisponde esattamente a 1.000 euro x 12,5% = 125 euro. Il risultato è identico, ma si ottiene con il meccanismo del 48,08% all’interno dell’aliquota ordinaria del 26%.

    Documenti necessari

    • Estratto conto o nota di acquisto dei titoli di Stato con ISIN e prezzo
    • Nota di vendita o rimborso con corrispettivo incassato
    • Documentazione dell’intermediario che attesti la natura del titolo (per capire se rientra nell’agevolazione)
    • Certificazione delle minusvalenze da titoli agevolati rilasciata dall’intermediario (in regime amministrato)

    Caio vende BTP guadagnando sulla variazione di prezzo

    Scenario. Caio ha comprato 5 BTP sul mercato secondario al prezzo di 98 (valore nominale 100) pagando in tutto 9.800 euro, più 10 euro di commissioni. Li vende nel 2025 a 102, incassando 10.200 euro meno 10 euro di commissioni = 10.190 euro netti.

    Come si applica. Il costo fiscalmente riconosciuto è 9.800 + 10 = 9.810 euro. Il corrispettivo netto è 10.190 euro. Plusvalenza piena: 10.190 – 9.810 = 380 euro. Essendo BTP, si applica il 48,08%: base imponibile = 380 x 48,08% = 182,70 euro. Imposta = 182,70 x 26% = 47,50 euro. Se invece fossero state obbligazioni societarie, l’imposta sarebbe stata 380 x 26% = 98,80 euro: quasi il doppio.

    In pratica

    • L’agevolazione vale sulla variazione di prezzo (plusvalenza/minusvalenza), non sugli interessi cedolari che seguono regole diverse.
    • Per verificare se un titolo è agevolato, controlla l’ISIN: i BTP iniziano con ‘IT’ e sono facilmente riconoscibili. Per bond esteri verifica la lista ministeriale.
    • Anche i BTP Italia e i BTP Valore rientrano nell’agevolazione perché sono titoli emessi dallo Stato italiano.

    Sempronio perde su BTP e vuole compensare

    Scenario. Sempronio nel 2025 vende BTP in perdita di 2.000 euro (minusvalenza) e nello stesso anno guadagna 3.000 euro vendendo azioni (plusvalenza Sezione II-A).

    Come si applica. La minusvalenza da BTP (titoli al 12,5%) non si usa al 100% per compensare le plusvalenze al 26%. Le istruzioni stabiliscono che le minusvalenze realizzate in regime di tassazione al 12,50% sono deducibili per una quota pari al 48,08% del loro ammontare. Quindi: 2.000 x 48,08% = 961,60 euro compensabili. Plusvalenza netta tassabile: 3.000 – 961,60 = 2.038,40 euro. Imposta: 2.038,40 x 26% = 530 euro circa.

    In pratica

    • Le perdite su titoli agevolati al 12,5% valgono meno come ‘scudo’ rispetto alle perdite su titoli al 26%: puoi usarne solo il 48,08%.
    • Questo evita un’asimmetria: se i guadagni pagano solo il 12,5%, anche le perdite compensano in misura proporzionale.
    • Se hai solo perdite su BTP senza plusvalenze da compensare, le riporti nei quattro anni successivi, sempre al 48,08%.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Gli interessi cedolari dei BTP pagano anch'essi il 12,5%?

    Sì, anche gli interessi (cedole) dei titoli di Stato italiani sono tassati al 12,5%, ma seguono regole diverse dalle plusvalenze: vengono tassati come redditi di capitale, non come redditi diversi, e in genere la banca li trattiene alla fonte. Non vanno nel quadro RT ma eventualmente nel quadro RM se non sono stati tassati alla fonte.

    Come faccio a sapere se un'obbligazione estera è agevolata al 12,5%?

    Deve essere emessa da uno Stato incluso nella lista del decreto ministeriale 4 settembre 1996 e successive modificazioni. In pratica si tratta dei Paesi con cui l’Italia ha accordi di scambio di informazioni: la maggior parte dei Paesi UE e OCSE. Chiedi conferma al tuo intermediario.

    I fondi obbligazionari che investono in BTP godono dell'agevolazione?

    Non direttamente: i proventi dei fondi comuni (OICR) sono redditi di natura finanziaria tassati normalmente al 26%. Solo se il fondo distribuisce importi riferibili a titoli agevolati la quota corrispondente può essere ridotta al 48,08%. Il trattamento dipende dalla composizione del fondo e dalle comunicazioni dell’intermediario.

    I BTP comprati in asta primaria e tenuti fino a scadenza generano plusvalenze?

    No. Se il BTP viene rimborsato a scadenza alla pari (100), non c’è differenza tra corrispettivo e costo se hai pagato 100. Ma se hai acquistato sotto la pari (es. a 97) e vieni rimborsato a 100, c’è una plusvalenza di 3 punti percentuali tassata al 12,5%.

    Le obbligazioni emesse da Comuni italiani godono dell'agevolazione?

    No. L’agevolazione riguarda i titoli dello Stato italiano (emessi dal Ministero dell’Economia) e le obbligazioni di enti territoriali di Stati esteri in lista. Le obbligazioni di enti locali italiani (comuni, regioni) sono trattate come obbligazioni ordinarie al 26%.

    Se ho perso denaro su BTP posso usare la perdita contro i guadagni in borsa?

    Sì, ma solo parzialmente: la minusvalenza da BTP è deducibile contro plusvalenze al 26% solo per il 48,08% del suo importo, perché i BTP godono di un regime di favore e le perdite si proporzionano di conseguenza.

    Vedi anche: Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, PEX: quando le plusvalenze su partecipazioni sono quasi esenti, Vendere l’auto usata tra privati, Rateizzazione plusvalenze d’impresa, Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione e Plusvalenza cessione azienda.

  • Pensione a inizio 2027: il congelamento dei requisiti mi riguarda? esempio

    In sintesi

    • Dal 1° gennaio 2027 i requisiti pensionistici aumentano per speranza di vita di un solo mese
    • L’incremento ordinario (stabilito dal decreto direttoriale MEF-MLPS) si applicherà dal 2028
    • La norma riguarda tutti i requisiti di accesso al sistema pensionistico soggetti all’adeguamento
    • Per i dipendenti pubblici che maturano i requisiti nel 2027 si applica anche il differimento TFS
    • Dal 2028 l’incremento torna alla misura piena stabilita dal decreto direttoriale

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 185 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 30 dicembre 2025, stabilisce che l’incremento dei requisiti pensionistici per speranza di vita decorrente dal 1° gennaio 2027 è applicato nella misura di un solo mese (anziché quella stabilita dal decreto direttoriale MEF-MLPS). Dal 1° gennaio 2028 torna invece il pieno incremento previsto da quel decreto.

    Approfondimento normativo completo: Comma 185 LB26: speranza di vita 2027 ridotta a un mese e TFS differito.

    Cosa prevede il comma 185 sull'adeguamento dei requisiti pensionistici nel 2027

    Il sistema pensionistico italiano prevede che i requisiti di accesso – età e anzianità contributiva – vengano periodicamente adeguati all’aumento della speranza di vita. Questo meccanismo è governato dall’articolo 12, comma 12-bis, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito in L. 122/2010, e i nuovi valori sono stabiliti con decreto direttoriale emanato di concerto dal Ministero dell’economia e delle finanze e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

    Il comma 185 della legge di bilancio 2026 introduce una deroga temporanea: limitatamente all’anno 2027, l’incremento dei requisiti legato alla speranza di vita è applicato nella misura di un mese, indipendentemente da quanto stabilito dal decreto direttoriale. Chi matura i requisiti pensionistici nel corso del 2027 beneficia quindi di un aggravio ridotto rispetto a quello che sarebbe stato applicato secondo il meccanismo ordinario.

    Dal 1° gennaio 2028 il meccanismo ordinario riprende piena efficacia: torna ad applicarsi l’incremento nella misura stabilita dal decreto direttoriale, senza ulteriori deroghe. Il comma 185 è quindi una misura transitoria a favore di chi va in pensione nel 2027, che non modifica strutturalmente il sistema di adeguamento alla speranza di vita ma ne limita l’impatto per un solo anno.

    Come capire se il comma 185 si applica alla propria posizione

    • Verificare se si maturano i requisiti pensionistici nel corso dell’anno 2027
    • Accertare quale incremento per speranza di vita è stabilito dal decreto direttoriale MEF-MLPS vigente
    • Calcolare la differenza tra l’incremento ordinario e il solo mese previsto dal comma 185 per il 2027
    • Per i dipendenti pubblici: verificare l’applicabilità del differimento TFS ex comma 185, secondo periodo
    • Chi matura i requisiti dal 1° gennaio 2028 non beneficia della deroga e subisce l’incremento pieno

    Caso 1: Tizio, lavoratore che raggiunge i requisiti nel 2027

    Scenario. Tizio ha 67 anni compiuti e matura nel 2027 i requisiti per la pensione di vecchiaia. Senza la deroga del comma 185, l’incremento per speranza di vita stabilito dal decreto direttoriale avrebbe posticipato il momento di accesso di più di un mese rispetto all’età ordinaria. Tizio vuole sapere di quanti mesi sono stati limitati i requisiti aggiuntivi per il 2027.

    Come si legge in pratica. Il comma 185 stabilisce che nel 2027 l’incremento per speranza di vita è applicato nella misura di un solo mese, indipendentemente da quanto stabilito dal decreto direttoriale. L’effetto concreto per Tizio è che il requisito aggiuntivo derivante dall’adeguamento alla speranza di vita è pari a un mese, anziché alla misura maggiore che sarebbe stata applicata senza la deroga. La norma non elimina l’incremento ma lo limita a un mese per tutto il 2027. Tizio deve verificare con il proprio patronato o l’INPS la data esatta di maturazione dei requisiti, poiché l’impatto dipende dalla sua posizione specifica (vecchiaia, anticipata o altro).

    Riepilogo Caso 1

    • Requisito: pensione di vecchiaia con adeguamento speranza di vita 2027
    • Incremento ordinario (decreto direttoriale): superiore a un mese (valore da verificare sul decreto)
    • Incremento applicato nel 2027 (comma 185 LB 2026): un mese
    • Effetto: aggravio ridotto rispetto all’incremento pieno per il solo anno 2027
    • Dal 2028: torna l’incremento pieno stabilito dal decreto direttoriale

    Caso 2: Caia, dipendente pubblica che matura i requisiti nel 2027

    Scenario. Caia è una dipendente di un’azienda sanitaria pubblica (D.Lgs. 165/2001) e matura nel 2027 i requisiti pensionistici come definiti dal primo periodo del comma 185. Si chiede se, oltre al vantaggio sull’incremento per speranza di vita, il comma 185 preveda qualcosa anche per il suo TFS.

    Come si legge in pratica. Il comma 185 dedica il secondo periodo proprio ai dipendenti pubblici che soddisfano nell’anno 2027 i requisiti del primo periodo. Per questi soggetti, le indennità di fine servizio sono corrisposte ‘al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione delle stesse’ secondo le disposizioni dell’art. 24 del D.L. 201/2011. Caia non riceve il TFS immediatamente alla cessazione del rapporto: la liquidazione è differita secondo la disciplina ordinaria dell’art. 24 D.L. 201/2011, analogamente a quanto previsto dal comma 191 per chi accede all’APE sociale. Il comma 185 quindi, per i dipendenti pubblici che vanno in pensione nel 2027, combina la deroga sull’adeguamento alla speranza di vita con il differimento del TFS.

    Riepilogo Caso 2

    • Qualifica: dipendente azienda sanitaria pubblica – D.Lgs. 165/2001 applicabile
    • Requisiti maturati: nel 2027, come da primo periodo comma 185
    • Effetto sull’incremento requisiti: limitato a un mese per il 2027
    • TFS: differito al momento previsto dall’art. 24 D.L. 201/2011 (non all’uscita)
    • Esito: doppio effetto – requisiti agevolati per il 2027 e TFS differito secondo disciplina ordinaria

    Caso 3: Sempronio, lavoratore che matura i requisiti a gennaio 2028

    Scenario. Sempronio compirà 67 anni nel corso del 2027 ma matura i requisiti completi per la pensione (incluso l’adeguamento per speranza di vita) solo dal 1° gennaio 2028. Si chiede se la deroga del comma 185 si applica anche a lui.

    Come si legge in pratica. Il comma 185 specifica espressamente che la misura di un mese per l’adeguamento alla speranza di vita vale ‘limitatamente all’anno 2027‘. Dal 1° gennaio 2028 ‘il predetto incremento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, stabilito dal citato decreto direttoriale’ riprende a decorrere. Sempronio, che matura i requisiti nel 2028, non beneficia della deroga e si vede applicare l’incremento pieno stabilito dal decreto direttoriale. La deroga è strettamente temporale: riguarda chi matura i requisiti nel 2027, non chi li matura dopo. Sempronio dovrà attendere i requisiti completi comprensivi dell’incremento ordinario a decorrere dal 2028.

    Riepilogo Caso 3

    • Maturazione requisiti: dal 1° gennaio 2028 – fuori dalla finestra del comma 185
    • Incremento per speranza di vita applicato: quello pieno del decreto direttoriale
    • Deroga del comma 185: non applicabile – riservata ai soli requisiti maturati nel 2027
    • Età: 67 anni compiuti nel 2027 – ma i requisiti si completano nel 2028
    • Esito: nessun beneficio dalla deroga; si applica il regime ordinario dal 2028

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    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Di quanti mesi aumentano i requisiti pensionistici nel 2027?

    Il comma 185 stabilisce che l’incremento per speranza di vita decorrente dal 1° gennaio 2027 è applicato nella misura di un mese, indipendentemente dal valore stabilito dal decreto direttoriale del MEF di concerto con il MLPS. Per conoscere di quanti mesi l’incremento ordinario avrebbe superato questo valore, è necessario consultare il decreto direttoriale vigente. La norma non elimina l’adeguamento ma lo limita a un mese per il solo 2027.

    Il congelamento a un mese vale per tutti i tipi di pensione?

    Il comma 185 fa riferimento all’incremento dei requisiti ‘di accesso al sistema pensionistico’ senza distinguere tra pensione di vecchiaia e pensione anticipata: in linea di principio la deroga si applica ai requisiti soggetti all’adeguamento alla speranza di vita previsto dal meccanismo del D.L. 78/2010. La verifica puntuale della tipologia di pensione interessata spetta all’INPS, che applicherà la norma in base alla posizione specifica.

    Dal 2028 i requisiti ripartono dall'incremento di un mese o da quello pieno?

    Dal 1° gennaio 2028 l’incremento torna nella misura stabilita dal decreto direttoriale del MEF di concerto con il MLPS, senza alcuna riduzione. Il comma 185 precisa espressamente che ‘fermo restando il predetto incremento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, stabilito dal citato decreto direttoriale, a decorrere dal 1° gennaio 2028’. La deroga è quindi strettamente temporale e non modifica la misura degli incrementi successivi al 2027.

    Chi ha già maturato i requisiti nel 2026 è toccato dalla norma?

    No. Il comma 185 riguarda i requisiti che decorrono dal 1° gennaio 2027. Chi ha già maturato i requisiti pensionistici nel 2026 – e dunque ha già il diritto alla pensione – non è interessato dall’adeguamento del 2027. La norma opera in avanti: incide sulle condizioni di accesso per chi non ha ancora raggiunto i requisiti al 31 dicembre 2026.

    I dipendenti pubblici che vanno in pensione nel 2027 subiscono il differimento del TFS?

    Sì. Il secondo periodo del comma 185 stabilisce espressamente che i dipendenti delle amministrazioni pubbliche ex D.Lgs. 165/2001 e il personale degli enti pubblici di ricerca che soddisfano nel 2027 i requisiti del primo periodo percepiscono il TFS ‘al momento in cui avrebbero maturato il diritto’ secondo le disposizioni dell’art. 24 del D.L. 201/2011. Il differimento è strutturalmente lo stesso previsto per chi accede all’APE sociale dal comma 191: la liquidazione non viene anticipata rispetto alla disciplina ordinaria.

    Vedi anche: Pensione anticipata e Quota 103, Pensione di vecchiaia, Requisiti pensione, Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione ai superstiti e L’aumento dello stipendio pubblico oltre la busta paga.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.