Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Acconti IRES 2026: come si calcolano e quando si pagano

    In sintesi

    • Quanto si versa: l’acconto IRES è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente (metodo storico), cioè dell’IRES del rigo RN17 del modello Redditi SC 2026; chi prevede un’imposta più bassa può usare il metodo previsionale.
    • Due rate: 40% e 60%; per le società soggette agli ISA 50% e 50%.
    • Scadenze 2026 (esercizio solare): prima rata entro martedì 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio con lo 0,40%); per i soggetti ISA entro lunedì 20 luglio 2026 (o entro il 20 agosto con lo 0,80%). Seconda rata entro lunedì 30 novembre 2026 per tutti.
    • Quando non si paga: nessun acconto se l’imposta dell’anno precedente non supera 20,66 euro; un’unica rata a novembre se la prima non supera 103 euro.
    • Codici tributo F24: 2001 primo acconto, 2002 secondo acconto o unica soluzione, 2003 saldo; per l’IRES premiale 2048 (secondo acconto) e 2049 (saldo).
    • IRES premiale: per l’acconto 2026 con il metodo storico l’imposta 2025 va ricalcolata senza l’aliquota premiale del 20%.

    Come funzionano gli acconti IRES per le società

    L’IRES, l’imposta sul reddito delle società, non si versa tutta a fine anno: le società di capitali la anticipano con due acconti durante il periodo d’imposta. A consuntivo, se l’imposta effettiva è più alta degli acconti versati la società paga il saldo; se è più bassa, ha un credito da compensare o da chiedere a rimborso.

    Il modello Redditi SC 2026 riguarda il periodo d’imposta 2025. L’aliquota ordinaria è del 24% (rigo RN8); chi ha i requisiti dell’IRES premiale introdotta dalla legge di Bilancio 2025 applica il 20% sul reddito del rigo RN8A. L’imposta su cui si calcola l’acconto 2026 è quella del rigo RN17.

    Acconti IRES 2026: misura, rate e codici tributo
    Voce Dettaglio
    Misura dell’acconto 100% dell’imposta del periodo precedente (RN17)
    Ripartizione 40% prima rata, 60% seconda; soggetti ISA 50% e 50%
    Acconto non dovuto Se l’imposta del periodo precedente, al netto di detrazioni, crediti e ritenute, non supera 20,66 euro
    Unica rata a novembre Se la prima rata non supera 103 euro
    Codice tributo primo acconto 2001
    Codice tributo secondo acconto o unica soluzione 2002
    Codice tributo saldo 2003
    IRES premiale: secondo acconto e saldo 2048 e 2049
    Dove si indicano in dichiarazione Rigo RN22, colonna 2 (Redditi SC)

    Scadenze acconti IRES 2026: il calendario

    La prima rata si paga con il saldo, entro l’ultimo giorno del sesto mese dalla chiusura dell’esercizio; la seconda entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese. Se la scadenza cade di sabato o in un giorno festivo, si paga il primo giorno lavorativo successivo. Nel 2026 per l’esercizio solare:

    Acconti IRES 2026, esercizio coincidente con l’anno solare
    Rata Società non ISA Società soggette agli ISA
    Prima rata (con il saldo 2025) 40%, entro martedì 30 giugno 2026; oppure entro giovedì 30 luglio 2026 con lo 0,40% in più 50%, entro lunedì 20 luglio 2026; oppure entro giovedì 20 agosto 2026 con lo 0,80% in più
    Seconda rata 60%, entro lunedì 30 novembre 2026 50%, entro lunedì 30 novembre 2026

    La proroga al 20 luglio per i soggetti ISA era nel D.L. 89/2026, abrogato dalla legge 113/2026, che ne ha fatto salvi gli effetti: la stessa regola, con le stesse date e la stessa maggiorazione dello 0,80%, è stata riportata nell’art. 1-sexies del D.L. 63/2026, in vigore dal 28 giugno 2026. Il trentesimo giorno dopo il 20 luglio è il 19 agosto, ma i versamenti in scadenza dal 1° al 20 agosto si possono fare entro il 20 agosto senza ulteriori maggiorazioni. La proroga vale per chi aveva la scadenza al 30 giugno 2026. Per i dettagli: proroga versamenti ISA 2026.

    Esercizio non solare. Una società che chiude l’esercizio il 31 marzo 2026 versa saldo e prima rata entro il 30 settembre 2026 e la seconda rata entro l’ultimo giorno di febbraio 2027: il 28 febbraio 2027 è domenica, quindi il termine slitta a lunedì 1° marzo 2027. Chi approva il bilancio oltre i quattro mesi in base alla legge versa entro l’ultimo giorno del mese successivo all’approvazione.

    Rateizzare saldo e primo acconto IRES

    Saldo e prima rata di acconto si possono rateizzare in rate mensili da versare entro il 16 di ogni mese, con l’ultima entro il 16 dicembre 2026; la rata che scade dal 1° al 20 agosto si paga entro il 20 agosto. Gli interessi sono del 4% annuo: 0,18% sulla rata del 16 luglio e poi 0,33% in più per ogni mese. Il secondo acconto IRES (o l’acconto in unica soluzione di novembre) non si può rateizzare.

    IRES premiale e acconto 2026

    Le istruzioni Redditi SC 2026 stabiliscono che, per l’acconto dovuto per il periodo d’imposta 2026, l’imposta del periodo precedente va assunta senza tenere conto dell’IRES premiale (art. 1, commi da 436 a 444, L. 207/2024). In pratica, con il metodo storico la società che nel 2025 ha applicato il 20% calcola l’acconto 2026 come se avesse applicato il 24%. Il ricalcolo si espone nel prospetto «Rideterminazione dell’acconto» del quadro RS (rigo RS79). Approfondimento: IRES premiale 2026.

    Esempio pratico

    • Alfa SRL chiude il 2025 con un’IRES di 24.000 euro nel rigo RN17 (reddito imponibile 100.000 euro x 24%). Con il metodo storico l’acconto 2026 è di 24.000 euro. Se Alfa non è soggetta agli ISA versa 9.600 euro (40%) entro il 30 giugno 2026 con il codice tributo 2001 e 14.400 euro (60%) entro il 30 novembre 2026 con il codice 2002. Se è soggetta agli ISA versa 12.000 euro entro il 20 luglio 2026 e 12.000 euro entro il 30 novembre. Nel modello Redditi SC 2027 riporterà gli acconti versati nel rigo RN22, colonna 2: se l’imposta 2026 risulterà superiore pagherà la differenza come saldo, se inferiore avrà un credito.

    Documenti necessari

    • Modello Redditi SC 2026 (quadro RN, rigo RN17; quadro RS, rigo RS79 se l’acconto va rideterminato)
    • Modelli F24 con i codici tributo 2001 e 2002
    • Per il metodo previsionale, una stima documentata del reddito 2026 (budget, situazioni contabili infrannuali)
    • Se la società è soggetta agli ISA, l’esito degli indici per il periodo d’imposta 2025

    Alfa SRL usa il metodo storico

    Scenario. Alfa SRL ha un’IRES 2025 di 48.000 euro nel rigo RN17. L’organo amministrativo non prevede variazioni rilevanti nel 2026 e sceglie il metodo storico per semplicità.

    Come si applica. L’acconto 2026 è di 48.000 euro: 19.200 euro con la prima rata e 28.800 con la seconda (se Alfa è soggetta agli ISA, 24.000 e 24.000). Se l’IRES 2026 risulterà più alta dell’acconto, la differenza si paga con il saldo nel 2027.

    In pratica

    • Il metodo storico è il più semplice: si usa l’imposta dell’anno precedente come base di calcolo.
    • Conviene quando il reddito 2026 si stima stabile o in crescita rispetto al 2025.
    • I codici tributo sono 2001 (prima rata) e 2002 (seconda rata o unica soluzione).

    Beta SpA sceglie il metodo previsionale

    Scenario. Beta SpA prevede un calo significativo del reddito nel 2026 rispetto al 2025 a causa della perdita di un cliente importante. L’IRES 2025 è stata di 60.000 euro, ma per il 2026 stima un’imposta di 30.000 euro.

    Come si applica. Con il metodo previsionale Beta calcola l’acconto sull’imposta che stima per il 2026: 30.000 euro, cioè 12.000 euro con la prima rata e 18.000 con la seconda, invece di 24.000 e 36.000. Se a consuntivo l’imposta 2026 risulterà superiore a quanto versato, l’acconto sarà stato insufficiente e sulla differenza si applicheranno sanzioni e interessi, salvo ravvedimento.

    In pratica

    • Il metodo previsionale conviene quando si stima un reddito inferiore rispetto all’anno precedente.
    • Richiede una stima prudente e documentata: il rischio dell’errore è della società.
    • La scelta del metodo si fa per ogni periodo d’imposta e non vincola gli anni successivi.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si calcola l’acconto IRES 2026 con il metodo storico?

    È pari al 100% dell’IRES del 2025 indicata nel rigo RN17 del modello Redditi SC 2026, ricalcolata se ci sono norme che lo richiedono (per esempio senza l’IRES premiale). Si versa il 40% con la prima rata e il 60% con la seconda; i soggetti ISA 50% e 50%.

    Quando si pagano gli acconti IRES nel 2026?

    Con esercizio solare, la prima rata entro il 30 giugno 2026 (o il 30 luglio con lo 0,40%) e la seconda entro il 30 novembre 2026. I soggetti ISA versano la prima rata entro il 20 luglio 2026, o entro il 20 agosto con lo 0,80%.

    Quando l’acconto IRES non è dovuto?

    Quando l’imposta del periodo precedente, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute, non supera 20,66 euro. Se la prima rata non supera 103 euro, l’acconto si versa in un’unica soluzione entro il 30 novembre.

    Quali codici tributo si usano per gli acconti IRES?

    2001 per il primo acconto, 2002 per il secondo acconto o l’acconto in unica soluzione, 2003 per il saldo. Per l’IRES premiale sono stati istituiti il 2048 (secondo acconto o unica soluzione) e il 2049 (saldo).

    Come si calcola l’acconto 2026 se nel 2025 ho applicato l’IRES premiale?

    Con il metodo storico l’imposta 2025 va assunta senza tenere conto dell’IRES premiale, quindi come se si fosse applicato il 24%. Il ricalcolo si indica nel rigo RS79 del modello Redditi SC 2026.

    Si possono rateizzare gli acconti IRES?

    Solo il saldo e la prima rata di acconto, in rate mensili entro il 16 di ogni mese e fino al 16 dicembre, con interessi del 4% annuo. Il secondo acconto di novembre non si rateizza.

    Cosa succede se si versano acconti insufficienti con il metodo previsionale?

    Se l’imposta effettiva supera gli acconti versati sulla base della stima, l’acconto risulta insufficiente e sulla differenza si applicano sanzioni e interessi, salvo ravvedimento. Per questo la stima va fatta con prudenza e documentata.

    Come si indicano gli acconti IRES nel modello Redditi SC?

    Nel rigo RN22: in colonna 2 il totale degli acconti versati; in colonna 1A la quota versata a titolo di IRES premiale; in colonna 1B l’eventuale maggior acconto dell’art. 1, comma 20, della legge 207/2024.

    Da leggere insieme

  • Articolo 58 L. 184/1983: Modifica dell’intitolazione del titolo VIII del codice civile

    Art. 58 L. 184/1983 – Modifica dell’intitolazione del titolo VIII del codice civile

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    L'intitolazione del titolo VIII del libro I del codice civile è sostituita dalla seguente: "Dell'adozione di persone maggiori di età".

  • Art. 8 DPR 602/1973 – Termini per il versamento diretto

    Art. 8 DPR 602/1973 – Termini per il versamento diretto

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    I versamenti diretti alle sezioni di tesoreria provinciale dello Stato e al concessionario devono essere eseguiti:

    1) entro i primi quindici giorni del mese successivo a quello in cui è stata operata la ritenuta prevista dall’art. 3, comma 1, n. 1) e dal comma 2, lett. a), f) e h), e sono maturati i premi di cui alla lettera g) dello stesso comma 2;

    2) (numero soppresso);

    3) nel termine stabilito per la presentazione della dichiarazione, per l’imposta sul reddito delle persone giuridiche e per l’imposta locale sui redditi nei casi previsti dai numeri 3) e 6) dell’articolo 3, primo comma, ed entro il 31 maggio, per l’imposta sul reddito delle persone fisiche nel caso previsto dal medesimo articolo 3, secondo comma, lettera c);

    3-bis) entro il sedicesimo giorno del secondo mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta per i versamenti previsti dall’art. 3, comma 2, lett. e);

    3-ter) entro i primi quindici giorni del mese successivo a quello di scadenza delle cedole o a quello di ciascuna scadenza periodica di interessi, premi ed altri frutti per i versamenti previsti dall’art. 3, secondo comma, lettera d);

    4) (numero soppresso);

    5) entro il 15 aprile, il 15 luglio, il 15 ottobre ed il 15 gennaio di ciascun anno per le ritenute operate e gli importi versati dai soci nel trimestre solare precedente in relazione agli utili di cui all’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;

    5-bis) entro il termine per il versamento del saldo della dichiarazione dei redditi indicato nell’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, per la ritenuta prevista dall’articolo 27, comma 3-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

    Le ritenute operate dall’Amministrazione postale ai sensi del secondo comma dell’art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, sono versate in tesoreria secondo modalità da stabilire con decreto del Ministro per le finanze di concerto con il Ministro per il tesoro.

  • Art. 55 L. 633/1941

    Art. 55 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Senza pregiudizio dei diritti dell'autore sulla radiodiffusione della sua opera, l'ente esercente è autorizzato a registrare su disco, o su altro supporto,l'opera stessa, al fine della sua radiodiffusione differita per necessità orarie o tecniche, purché la registrazione suddetta sia, dopo l'uso, distrutta o resa inservibile.

    È consentita la conservazione in archivi ufficiali delle registrazioni di cui al comma 1 che abbiano un eccezionale carattere documentario, senza possibilità di ulteriore utilizzazione a fini economici o commerciali salva, per quest'ultima, l'autorizzazione dell'autore dell'opera e dei titolari di diritti connessi.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 7 DPR 602/1973 – Versamento diretto mediante conti correnti postali

    Art. 7 DPR 602/1973 – Versamento diretto mediante conti correnti postali

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Il versamento diretto può essere effettuato in danaro sull’apposito conto corrente postale intestato al concessionario su stampati conformi al modello approvato con decreto del Ministro per le finanze di concerto con il Ministro per le poste e telecomunicazioni da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale. In tal caso i certificati di allibramento e le ricevute relative ai versamenti debbono contenere le indicazioni previste dall’art. 6, secondo comma, per le distinte di versamento.

    (Comma abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 1990, dall’art. 3, comma 3 decreto-legge 15 settembre 1990 n. 261).

  • Art. 6 DPR 602/1973 – Distinta dei versamenti diretti

    Art. 6 DPR 602/1973 – Distinta dei versamenti diretti

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Il versamento diretto è ricevuto dai concessionari in base a distinta di versamento.

    La distinta di versamento deve indicare le generalità del contribuente, domicilio fiscale, l’imposta e il periodo cui si riferisce il versamento; per i soggetti diversi dalle persone fisiche, in luogo delle generalità del contribuente, deve indicare la denominazione o la ragione sociale.

    Per ogni imposta e per ogni scadenza deve essere compilata separata distinta di versamento.

    Il concessionario rilascia quietanza di pagamento ed appone sulla distinta di versamento il numero della quietanza stessa.

    La distinta di versamento e la quietanza debbono essere conformi ai modelli approvati con decreto del Ministro per le finanze da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale.

    Il concessionario non può rifiutare le somme che il contribuente intende versare sempreché nella distinta non risultino assolutamente incerti i dati di cui al secondo comma.

  • NFT e cripto-arte: tassazione e dichiarazione nel 730 2026

    In sintesi

    • Gli NFT sono cripto-attività ai fini fiscali: le plusvalenze da cessione rientrano nella Sezione V del quadro T del 730 (o Sezione V-A del quadro RT).
    • L’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da NFT è del 26 per cento; per le cessioni dal 1° gennaio 2025 non esiste più la soglia di esenzione di 2.000 euro.
    • La plusvalenza si calcola come differenza tra il corrispettivo percepito (o il valore normale in caso di permuta) e il costo di acquisto; se non hai documentazione del costo, il costo è zero.
    • Chi detiene NFT e cripto-arte attraverso portafogli o conti digitali deve compilare il quadro W per il monitoraggio fiscale.
    • I proventi da detenzione di cripto-attività (royalty automatiche pagate in cripto, ecc.) sono tassati senza alcuna deduzione di costi.
    • In caso di permuta tra NFT, si usa come corrispettivo il valore normale dell’NFT ceduto al momento della permuta.

    NFT e cripto-arte: cosa dice il fisco

    Un NFT (Non-Fungible Token) è un token digitale unico registrato su blockchain che può rappresentare un’opera d’arte digitale, un file musicale, un elemento di un videogioco o qualsiasi altro contenuto. Dal punto di vista fiscale italiano, gli NFT rientrano nella categoria delle cripto-attività e seguono le stesse regole.

    Quando vendi un NFT a un prezzo superiore a quello che hai pagato, realizzi una plusvalenza tassata con un’imposta sostitutiva. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il periodo d’imposta 2025 (Modello Redditi PF 2026) stabiliscono che le plusvalenze da cripto-attività si calcolano come differenza tra il corrispettivo percepito, oppure il valore normale in caso di permuta, e il costo o il valore di acquisto. In mancanza di documentazione, il costo è pari a zero.

    Il trattamento è lo stesso per chi crea NFT e li vende (artisti digitali) e per chi li acquista come investimento. Entrambi devono dichiarare i guadagni nella Sezione V del quadro T del 730 o nella Sezione V-A del quadro RT del Modello Redditi PF. Chi tiene gli NFT in un wallet digitale deve anche compilare il quadro W per il monitoraggio fiscale.

    NFT e cripto-arte: regole principali per il 2025
    Situazione Regola Aliquota / Obbligo
    Vendita NFT con guadagno (cessioni dal 1/1/2025) Nessuna soglia minima 26% sull'intera plusvalenza
    Vendita NFT con guadagno (cessioni fino al 31/12/2024) Tassata solo se eccede 2.000 euro nel periodo 26% sulla parte eccedente la soglia
    Permuta tra NFT Il corrispettivo è il valore normale dell'NFT ceduto 26% sulla differenza valore normale – costo
    Costo di acquisto non documentato Il costo si considera pari a zero 26% sull'intero corrispettivo
    Monitoraggio fiscale (wallet, conto digitale) Obbligo indipendentemente dai guadagni Quadro W del 730 o Modello Redditi

    Esempio pratico

    • Tizio compra nel 2025 un NFT di cripto-arte per 0,5 ETH (valore in euro al momento dell’acquisto: 1.200 euro, documentato). Sei mesi dopo lo vende per 0,8 ETH (valore in euro al momento della vendita: 2.000 euro). Plusvalenza = 2.000 – 1.200 = 800 euro. Poiché la cessione è avvenuta nel 2025, non si applica più la soglia dei 2.000 euro. Tizio deve dichiarare 800 euro nella Sezione V del quadro T del 730 e pagare 800 x 26% = 208 euro di imposta sostitutiva con F24 (codice tributo 1100). Deve anche indicare il wallet nel quadro W.

    Documenti necessari

    • Ricevuta o conferma di acquisto dell’NFT con data e valore in euro al momento dell’acquisto
    • Ricevuta di vendita o trasferimento dell’NFT con data e valore in euro al momento della cessione
    • Estratto del wallet digitale o dell’account sulla piattaforma NFT per il monitoraggio (quadro W)
    • Screenshot o export della piattaforma che mostri le transazioni dell’anno
    • In caso di permuta, documentazione del valore normale dell’NFT ceduto al momento della permuta

    Tizio artista digitale vende un NFT della propria opera

    Scenario. Tizio crea un’opera digitale e la mette in vendita come NFT su una piattaforma nel 2025. Vende l’NFT per l’equivalente di 3.000 euro. Il costo di creazione (software, hardware) non è deducibile ai fini della plusvalenza su cripto-attività.

    Come si applica. Dal punto di vista delle cripto-attività, il ‘costo’ da considerare e’ il costo o valore di acquisto dell’NFT come cripto-attività. Se Tizio ha creato l’NFT senza sostenere un costo documentato come acquisto di cripto, il costo potrebbe essere zero. La plusvalenza sarebbe quindi pari all’intero corrispettivo di 3.000 euro, tassata al 26% = 780 euro. Tizio compila la Sezione V del quadro T del 730 e il quadro W per il wallet.

    In pratica

    • Conserva tutto: date di creazione, valore delle cripto spese per il minting (se ci sono), e valore in euro al momento di ogni transazione.
    • I costi di produzione dell’opera artistica (hardware, software) non si deducono dalla plusvalenza cripto: quella è una regola diversa.

    Caio compra e rivende NFT come investimento

    Scenario. Caio acquista nel 2024 tre NFT per un costo totale documentato di 1.500 euro. Nel 2025 li rivende tutti per 4.000 euro.

    Come si applica. La plusvalenza è 4.000 – 1.500 = 2.500 euro. Le cessioni sono avvenute nel 2025, quindi non vale la soglia dei 2.000 euro: tutti i 2.500 euro sono imponibili. Imposta sostitutiva: 2.500 x 26% = 650 euro. Caio compila la Sezione V del quadro T indicando i corrispettivi (colonna 3 del rigo T41) e i costi (colonna 4). Deve conservare la documentazione degli acquisti del 2024 per dimostrare il costo di 1.500 euro.

    In pratica

    • Documenta sempre il costo di acquisto degli NFT, inclusa la data e il valore in euro al momento dell’acquisto: è la tua prova per ridurre la plusvalenza.
    • Se le cessioni fossero state nel 2024, la tassazione sarebbe scattata solo sulla parte eccedente i 2.000 euro; dal 2025 non c’è più questa agevolazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Gli NFT si tassano come le altre cripto?

    Sì, gli NFT rientrano nella definizione di cripto-attività e seguono le stesse regole: plusvalenze da cessione nella Sezione V del quadro T del 730, imposta sostitutiva del 26%, monitoraggio nel quadro W.

    C'è una soglia sotto cui non pago le tasse sugli NFT?

    Per le cessioni effettuate dal 1° gennaio 2025 non esiste più alcuna soglia minima: anche una plusvalenza di pochi euro va dichiarata. Per le cessioni avvenute fino al 31 dicembre 2024 la soglia era di 2.000 euro nel periodo d’imposta.

    Cosa succede se scambio un NFT con un altro NFT senza usare soldi?

    La permuta (scambio) è fiscalmente rilevante: si considera come corrispettivo il valore normale dell’NFT ceduto al momento della permuta. Se quel valore supera il costo di acquisto, c’è una plusvalenza da dichiarare.

    Non ho lo scontrino di acquisto del mio NFT: cosa succede?

    Le istruzioni AdE stabiliscono che in mancanza di documentazione il costo si considera pari a zero. Ciò significa che l’intero corrispettivo di vendita è tassabile come plusvalenza. Conviene conservare ogni prova di acquisto.

    Devo compilare il quadro W anche se il mio NFT non vale quasi niente?

    Sì, il quadro W (monitoraggio fiscale) è obbligatorio per chi detiene cripto-attività attraverso portafogli o conti digitali, indipendentemente dal valore. L’obbligo sussiste anche se nel corso dell’anno hai venduto tutto.

    Le perdite su NFT si possono usare per ridurre altri guadagni in borsa?

    No. Le minusvalenze da cripto-attività (Sezione V del quadro T) non si possono compensare con le plusvalenze delle altre sezioni (azioni, ETF, ecc.). Possono però essere portate in deduzione dalle plusvalenze su cripto degli anni successivi, per un massimo di quattro anni.

  • Art. 5-bis DPR 602/1973 – Versamento ad ufficio incompetente

    Art. 5-bis DPR 602/1973 – Versamento ad ufficio incompetente

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Il versamento diretto ad una sezione di tesoreria di imposte per le quali è prescritto il versamento ad una esattoria è valido, fermo restando il diritto dell’esattore competente all’attribuzione dell’aggio, il cui pagamento verrà effettuato con ordinativo tratto su apertura di credito disposta a favore del competente intendente di finanza.

    Il versamento diretto all’esattoria di imposte per le quali è prescritto il versamento ad una sezione di tesoreria è valido. All’esattore che ha ricevuto il versamento non compete alcun aggio a carico dello Stato.

    Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti si applica la sanzione di cui all’art. 93.

  • Art. 5 D.P.R. 602/1973 – Esattoria competente a ricevere il versamento diretto Il versamento diretto di cui al primo comma dell’art (abrogato)

    Art. 5 D.P.R. 602/1973 – Esattoria competente a ricevere il versamento diretto Il versamento diretto di cui al primo comma dell’art

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Riscossione delle imposte sul reddito

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, come modificato dal D.L. 31 dicembre 2025, n. 200. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    3 si esegue all’esattoria nella cui circoscrizione il contribuente ha il domicilio fiscale.

    Il versamento eventualmente effettuato all’esattoria incompetente è valido salva l’applicazione della sanzione di cui all’art. 93.

    L’esattoria che ha ricevuto il versamento deve informare l’ufficio delle imposte nella cui circoscrizione ha sede e darne contemporaneamente notizia al contribuente

  • Podcast: come si dichiarano sponsor e donazioni

    In sintesi

    • Sponsorizzazioni occasionali: se hai poche collaborazioni sporadiche, sono redditi diversi da indicare nel quadro D5 (730) o RL15 (Redditi PF), codice ‘2’.
    • Sponsorizzazioni abituali: se hai contratti regolari con gli sponsor, e’ attivita’ d’impresa o lavoro autonomo abituale che richiede partita IVA.
    • Donazioni tramite piattaforme: i contributi liberi dei listener (es. Patreon, BuyMeACoffee, Ko-fi) sono trattati come compensi per contenuti, non come donazioni esenti.
    • Ritenuta 20%: gli sponsor italiani che pagano un privato senza partita IVA devono applicare la ritenuta a titolo di acconto del 20 per cento.
    • Regime forfettario: con partita IVA e ricavi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente, imposta sostitutiva del 15 per cento (5 per cento nei primi 5 anni di attività).
    • Niente partita IVA per le prime esperienze: due o tre sponsorizzazioni isolate nell’anno restano nell’occasionale senza obbligo di aprire posizione fiscale.

    Podcast e fisco: come funziona la tassazione dei tuoi guadagni

    Hai iniziato a monetizzare il tuo podcast con sponsorizzazioni, messaggi di supporto dei listener o abbonamenti premium? Prima di tutto è importante capire come il fisco italiano classifica questi guadagni. Non esiste una categoria fiscale dedicata al ‘podcaster’: a seconda di come svolgi l’attivita’, i tuoi proventi possono rientrare tra i redditi diversi (se sei occasionale), tra i redditi da lavoro autonomo o d’impresa (se hai aperto partita IVA).

    La differenza pratica è enorme. Se sei occasionale, non hai obblighi IVA, non tieni una contabilità formale e dichiari i compensi in una sezione semplice del modello 730. Se invece hai contratti fissi con sponsor, pubblichi con cadenza regolare e stai costruendo un business, l’attivita’ è abituale: devi aprire partita IVA e scegliere il regime fiscale più adatto.

    Un elemento spesso trascurato è la natura delle ‘donazioni’ dei listener. Quando un ascoltatore ti manda soldi su Ko-fi o Patreon in cambio di un episodio extra o di un accesso anticipato, non si tratta di una liberalita’ esente: e’ un corrispettivo per un servizio. Il fisco lo tratta come un compenso normale. Solo i contributi del tutto liberi, senza alcun corrispettivo, potrebbero in teoria avere una qualificazione diversa, ma nella pratica è difficile sostenere questa distinzione.

    Vediamo i due scenari principali, con esempi concreti e le istruzioni per compilare la dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025).

    Come si tassano i guadagni da podcast
    Tipo di provento Regime Quadro Aliquota
    Sponsorizzazione occasionale (pochi contratti, no continuità) Reddito diverso art. 67 TUIR D5 / RL15 codice '2' IRPEF progressiva 23%-43%
    Donazioni/abbonamenti piattaforme esterne (occasionale) Reddito diverso art. 67 TUIR D5 / RL15 codice '2' IRPEF progressiva 23%-43%
    Attivita' abituale, forfettario (ricavi <= 85.000 euro) Lavoro autonomo/impresa LM – Redditi PF Imposta sostitutiva 15% (5% primi 5 anni)
    Attività abituale, regime ordinario Lavoro autonomo/impresa RE o RF – Redditi PF IRPEF su reddito netto

    Esempio pratico

    • Caio ha un podcast di storia e nel 2025 ha stretto tre accordi di sponsorizzazione con altrettante aziende italiane, incassando complessivamente 4.800 euro lordi. Le aziende hanno applicato la ritenuta del 20 per cento (960 euro), quindi Caio ha effettivamente ricevuto 3.840 euro. Nel modello 730 Caio indica 4.800 euro nel rigo D5, colonna 2 (importo lordo), e 960 euro nella colonna 4 (ritenute). Caio può dedurre le spese documentate in colonna 3 (es. acquisto microfono, abbonamento software di montaggio), ma soltanto fino a concorrenza dei 4.800 euro. L’importo netto concorre all’IRPEF insieme ai suoi altri redditi.

    Documenti necessari

    • Contratti o accordi scritti con gli sponsor (se presenti)
    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dagli sponsor italiani che hanno applicato la ritenuta del 20 per cento
    • Report di pagamento dalle piattaforme (Ko-fi, Patreon, BuyMeACoffee, Anchor/Spotify per Creators)
    • Fatture o ricevute di prestazione occasionale emesse agli sponsor italiani
    • Scontrini e fatture delle spese inerenti (attrezzatura, hosting audio, software) da dedurre in regime ordinario

    Caso 1 – Tizio: tre sponsorizzazioni isolate, nessuna partita IVA

    Scenario. Tizio gestisce un podcast sportivo amatoriale. Nel 2025 ha ricevuto tre pagamenti da altrettanti sponsor locali: 800, 1.200 e 1.000 euro, per un totale di 3.000 euro lordi. Ogni sponsor ha applicato la ritenuta del 20 per cento. Non ha partita IVA e non ha un’attivita’ strutturata.

    Come si applica. I 3.000 euro sono redditi diversi da lavoro autonomo occasionale. Tizio compila il rigo D5 del modello 730: in colonna 1 indica il codice ‘2’, in colonna 2 indica 3.000 euro (lordo), in colonna 3 indica le eventuali spese documentate inerenti la produzione del podcast, in colonna 4 indica 600 euro di ritenute (20% di 3.000). Il reddito netto si somma agli altri redditi e viene tassato IRPEF. Le ritenute si scomputano dall’imposta dovuta.

    In pratica

    • Rigo D5, codice ‘2’, importo lordo 3.000 euro, ritenute 600 euro.
    • Le spese di produzione documentate si deducono in colonna 3 fino a concorrenza dei corrispettivi.
    • Nessun obbligo di partita IVA se l’attivita’ è sporadica e non organizzata.

    Caso 2 – Caio: podcast con sponsor fisso, apertura partita IVA forfettaria

    Scenario. Caio ha un podcast di tecnologia con oltre 5.000 ascoltatori. Nel 2024 ha avuto un contratto annuale con uno sponsor principale e incassato 28.000 euro. Nel 2025 rinnova il contratto e aggiunge altri sponsor. È in regime forfettario con codice ATECO relativo ad attività professionali (coefficiente 78 per cento).

    Come si applica. L’attivita’ di Caio è abituale e organizzata: ha partita IVA e regime forfettario. Nel 2025 dichiarerà i compensi nel quadro LM del modello Redditi PF. Il reddito imponibile è pari ai compensi lordi moltiplicati per il coefficiente 78 per cento. Da questo importo deduce i contributi previdenziali versati e applica l’aliquota del 15 per cento. Caio emette fattura agli sponsor e non subisce la ritenuta d’acconto in quanto contribuente forfettario (indica in fattura che non è soggetto a ritenuta).

    In pratica

    • Quadro LM, sezione III: imponibile = compensi x 78 per cento, imposta sostitutiva 15 per cento.
    • I forfettari non subiscono ritenute: lo comunicano allo sponsor inserendolo in fattura.
    • Se i ricavi 2025 superano 100.000 euro, il regime forfettario cessa nell’anno stesso.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le donazioni dei listener su Ko-fi sono davvero tassabili?

    In linea generale sì. Anche se vengono chiamate ‘donazioni’, i contributi dei listener in cambio di contenuti (episodi extra, accesso anticipato, ringraziamenti pubblici) sono corrispettivi per un servizio e rientrano tra i redditi da dichiarare.

    Uno sponsor straniero deve applicare la ritenuta italiana?

    No. La ritenuta del 20 per cento la applicano i sostituti d’imposta italiani. Un’azienda estera non ha questo obbligo: ti paga il lordo e sei tu a dover dichiarare il reddito integralmente nella dichiarazione italiana.

    Posso dedurre il costo del microfono e delle cuffie?

    Se sei in regime ordinario (partita IVA con regime non forfettario o occasionale con spese documentate), puoi dedurre le spese strettamente inerenti la produzione del podcast, fino a concorrenza dei compensi. In regime forfettario non si deducono le spese analitiche: il coefficiente di redditività già tiene conto dei costi in modo forfettario.

    Quando devo aprire partita IVA per il podcast?

    Quando l’attivita’ è svolta in modo abituale e organizzato, indipendentemente dall’importo guadagnato. Se hai contratti ripetuti con sponsor, pubblichi con cadenza regolare e costruisci un’audience strutturata, dovresti valutare l’apertura con un commercialista.

    Con il regime forfettario posso avere anche un lavoro dipendente?

    Sì, ma se nel 2025 o 2026 il reddito da lavoro dipendente supera 35.000 euro, non puoi accedere al regime forfettario per quell’anno. Questa soglia è stata elevata a 35.000 euro per gli anni 2025 e 2026.

    Dove trovo i dati dei pagamenti ricevuti dagli sponsor?

    Le società sponsor italiane ti rilasciano la Certificazione Unica 2026 (causale M nel punto 1) entro il 31 marzo 2026. Le piattaforme estere forniscono un report di pagamento scaricabile dalla dashboard; conservalo come prova documentale.

  • Art. 4 D.P.R. 602/1973 – Acconti d’imposta (abrogato) (abrogato)

    Art. 4 D.P.R. 602/1973 – Acconti d’imposta (abrogato)

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Riscossione delle imposte sul reddito

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, come modificato dal D.L. 31 dicembre 2025, n. 200. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Acconti di imposta A titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta in base alla dichiarazione annuale è corrisposto, in due quote uguali, il quaranta per cento dell’imposta relativa all’imponibile dichiarato nell’anno precedente, depurata delle ritenute alla fonte.

    L’acconto è ridotto al venti per cento, da versare in un’unica quota, se il reddito complessivo netto dichiarato nell’anno è inferiore per oltre il sessanta per cento a quello indicato nella dichiarazione presentata nell’anno precedente.

    L’acconto non è dovuto qualora la dichiarazione annuale non comporti obblighi di imposta, tenuto anche conto della ritenuta alla fonte, ovvero quando trattasi di prima dichiarazione

  • Art. 3-bis DPR 602/1973 – Versamento diretto dell’IRPEF

    Art. 3-bis DPR 602/1973 – Versamento diretto dell’IRPEF

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Nota: la disciplina del versamento diretto qui descritta (con gli importi originari in lire) è superata: dalla riforma della riscossione (D.Lgs. 46/1999) e con il versamento unificato tramite modello F24 (D.Lgs. 241/1997) queste modalità non si applicano più.

    Il versamento dell’Irpef, di cui alla lettera c) del secondo comma dell’articolo precedente, deve effettuarsi alle sezioni di tesoreria provinciale dello Stato mediante delega irrevocabile del contribuente ad una delle aziende di credito di cui all’art. 54 del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato, approvato con regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, e successive modificazioni. La delega può essere conferita anche ad una delle casse rurali ed artigiane di cui al regio decreto 26 agosto 1937, n. 1706, modificato con la L. 4 agosto 1955, n. 707, avente un patrimonio non inferiore a lire cento milioni. L’azienda delegata deve rilasciare al contribuente una attestazione recante l’indicazione dell’importo dell’ordine di versamento e della data in cui lo ha ricevuto e l’impegno di effettuare il versamento in tesoreria per conto del contribuente entro il quinto giorno successivo.

    Non si fa luogo al versamento di cui al precedente comma quando l’ammontare del versamento stesso non supera le lire mille.

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