Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • 730 integrativo e rettificativo 2026: come correggere il 730

    In sintesi

    • 730 rettificativo: se l’errore è stato commesso dal CAF o dal professionista, il contribuente lo comunica al soggetto che ha prestato assistenza, che elabora un modello 730 rettificativo.
    • 730 integrativo a favore (codice 1): se il contribuente ha omesso oneri detraibili, può presentare un nuovo 730 completo entro il 26 ottobre a un CAF o professionista abilitato.
    • 730 integrativo per dati sostituto (codice 2): solo per correggere i dati del sostituto d’imposta che effettua il conguaglio, sempre entro il 26 ottobre.
    • 730 integrativo misto (codice 3): corregge sia i dati del sostituto sia altri dati da cui deriva un credito maggiore, un debito minore o un’imposta invariata, entro il 26 ottobre.
    • Modello Redditi in alternativa: per integrazioni a favore, il contribuente può presentare il modello REDDITI PF 2026 entro il 2 novembre 2026 (correttiva nei termini) o entro il termine del modello Redditi dell’anno successivo.
    • Integrazione a sfavore: se emergono maggiori imposte o minor credito, si usa esclusivamente il modello REDDITI PF 2026 con ravvedimento operoso.
    • Continuazione del conguaglio: la presentazione della dichiarazione integrativa non sospende le operazioni di rimborso o trattenuta già avviate dal sostituto d’imposta.

    Cosa fare se il 730/2026 contiene un errore dopo l'invio

    Dopo aver presentato il modello 730/2026, il contribuente potrebbe accorgersi di un errore o di una omissione. Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate distinguono due situazioni di partenza: l’errore commesso dal soggetto che ha prestato assistenza fiscale (CAF, professionista o sostituto d’imposta) e l’errore o l’omissione imputabile al contribuente che non ha fornito tutti gli elementi necessari.

    Nel primo caso si parla di 730 rettificativo: il contribuente segnala l’errore al soggetto che ha elaborato la dichiarazione, il quale provvede a trasmettere un modello corretto. Nel secondo caso – ovvero quando il contribuente si accorge di non aver comunicato al CAF alcune spese detraibili oppure di aver indicato dati incompleti – la strada dipende dall’effetto che la correzione produce sull’imposta: se genera un maggiore credito o un minor debito (situazione ‘a favore’), è possibile presentare un 730 integrativo; se invece produce un maggiore debito o un minor credito, il solo strumento disponibile è il modello REDDITI Persone fisiche 2026.

    È importante tenere presente che la presentazione di una dichiarazione integrativa non sospende le procedure avviate con il 730 originario: il datore di lavoro o l’ente pensionistico continua a effettuare i rimborsi o le trattenute già disposte in base al prospetto di liquidazione originario (modello 730-3). Qualsiasi aggiustamento derivante dall’integrazione viene regolato separatamente secondo le modalità previste per il modello scelto.

    Quadro riepilogativo: strumenti e scadenze per correggere il 730/2026
    Tipo di correzione Strumento Scadenza
    Errore del CAF/professionista 730 rettificativo (elaborato dal CAF) Prima possibile, senza scadenza fissa
    Omissione a favore del contribuente (codice 1) 730 integrativo completo 26 ottobre 2026
    Correzione dati sostituto d'imposta (codice 2) 730 integrativo per dati sostituto 26 ottobre 2026
    Dati del sostituto e altri dati a favore (codice 3) 730 integrativo completo 26 ottobre 2026
    Omissione a favore – alternativa al 730 integrativo Modello REDDITI PF 2026 correttiva 2 novembre 2026
    Omissione a favore – dichiarazione integrativa tardiva Modello REDDITI PF 2026 integrativa Termine REDDITI dell'anno successivo o 31 dicembre 2031 (quinto anno successivo alla presentazione)
    Omissione a sfavore del contribuente (maggior debito) Modello REDDITI PF 2026 con ravvedimento 2 novembre 2026 (correttiva) oppure, come integrativa, entro il 31 dicembre 2031, con ravvedimento

    Differenza tra 730 integrativo e rettificativo

    730 rettificativo e 730 integrativo a confronto
    730 rettificativo 730 integrativo
    Quando si usa L’errore è di chi ha prestato l’assistenza fiscale (CAF, professionista) Il contribuente non ha fornito tutti i dati o li ha forniti sbagliati
    Chi lo prepara Lo stesso CAF o professionista che ha commesso l’errore Un CAF o un professionista abilitato, anche se il 730 originario era stato fatto dal sostituto d’imposta
    Entro quando Le istruzioni chiedono di segnalare l’errore «il prima possibile»: non c’è una data fissa 26 ottobre 2026
    Effetto sull’imposta Corregge il calcolo sbagliato Solo se il risultato è a favore o invariato; per un maggior debito serve il modello Redditi

    730 integrativo tipo 1, 2 e 3: quale codice indicare

    Il codice va nella casella «730 integrativo» del frontespizio:

    • codice 1: l’integrazione o la rettifica comportano un credito maggiore, un debito minore o un’imposta uguale a quella del 730 originario (per esempio spese mediche dimenticate o un dato anagrafico da correggere che non cambia il calcolo);
    • codice 2: cambiano solo i dati del riquadro «Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio»; per il resto il modello deve essere identico all’originario;
    • codice 3: cambiano sia i dati del sostituto sia altri dati, con un risultato a favore o invariato.

    Il termine del 25 ottobre slitta al 26 ottobre 2026 perché il 25 è domenica. Fonte: istruzioni 730/2026, capitolo «Rettifica del modello 730» (pp. 14-15) e frontespizio, casella «730 integrativo».

    Se hai inviato il 730 precompilato da solo

    Chi ha trasmesso il 730 precompilato con l’applicazione dell’Agenzia delle Entrate ha altre strade, con date proprie:

    Correzioni del 730 precompilato inviato in autonomia (calendario 2026)
    Strumento Quando Note
    Annullamento e nuovo invio Una sola volta, entro il 22 giugno 2026 Dopo l’annullamento la dichiarazione va ritrasmessa, altrimenti risulta omessa
    Redditi correttivo Dal 27 maggio al 2 novembre 2026 Per dati dimenticati o sbagliati, a favore o a sfavore
    730 integrativo tipo 2 Fino al 10 novembre 2026 Solo dopo il diniego del sostituto d’imposta: si indica un nuovo sostituto o «nessun sostituto»
    Redditi tardivo Fino al 1° febbraio 2027 Per chi non ha una dichiarazione valida entro il termine
    Redditi integrativo Fino al 31 dicembre 2031 Dopo il 2 novembre 2026

    Con il tipo 2 e «nessun sostituto», se emerge un credito il rimborso lo eroga l’Agenzia delle Entrate; se emerge un debito si paga con il modello F24. Fonte: Agenzia delle Entrate, 730/2026, la presentazione e le operazioni successive. Le differenze tra correttiva e integrativa del modello Redditi sono spiegate in modello Redditi con un errore: correttiva o integrativa.

    Esempio pratico

    • Tizio ha presentato il 730/2026 tramite CAF a maggio, dimenticando di indicare 800 euro di spese odontoiatriche pagate nel 2025. Si tratta di un’omissione che comporta un maggiore credito (situazione a favore). Tizio ha due opzioni: presentare entro il 26 ottobre un 730 integrativo (codice 1) portando al CAF le fatture del dentista, oppure presentare entro il 2 novembre il modello REDDITI PF 2026 in forma correttiva, recuperando la differenza di credito tramite rimborso dell’Agenzia delle Entrate.

    Documenti necessari

    • Copia del modello 730/2026 originario e del prospetto di liquidazione 730-3
    • Documentazione delle spese o dei redditi omessi (fatture, ricevute, scontrini, attestati di versamento)
    • Certificazione Unica aggiornata del datore di lavoro o dell’ente pensionistico, se rilevante
    • Delega per l’accesso al modello 730 precompilato, se la dichiarazione integrativa viene presentata tramite CAF

    Caso 1 – 730 integrativo a favore per spese dimenticate

    Scenario. Caio ha presentato il 730/2026 a giugno tramite il proprio datore di lavoro (sostituto d’imposta). A settembre si accorge di non aver fornito al sostituto le fatture per 1.200 euro di spese sanitarie sostenute nel 2025.

    Come si applica. Caio non può presentare il 730 integrativo (codice 1) al sostituto d’imposta: le istruzioni prevedono che il 730 integrativo debba essere presentato obbligatoriamente a un CAF o a un professionista abilitato, anche quando l’assistenza originaria era stata prestata dal sostituto. Caio si rivolge dunque a un CAF entro il 26 ottobre, esibisce tutta la documentazione (inclusa la Certificazione Unica originaria) e il CAF trasmette il 730 integrativo con codice 1 nel frontespizio, consegnandogli il nuovo prospetto di liquidazione con il credito ricalcolato. Il conguaglio già avviato dal datore di lavoro in base al 730 originario prosegue comunque.

    In pratica

    • Se l’assistenza originaria era del sostituto d’imposta, il 730 integrativo va presentato comunque a un CAF o professionista abilitato: il sostituto non è abilitato a ricevere integrazioni.
    • Portare al CAF tutta la documentazione del 730 originario, non solo quella delle spese dimenticate, perché il nuovo modello deve essere completo in tutte le sue parti.

    Caso 2 – Integrazione a sfavore con modello Redditi e ravvedimento

    Scenario. Sempronio si accorge a ottobre che nel 730/2026 ha indicato per errore un reddito di lavoro autonomo occasionale in misura inferiore al reale: la differenza produce una maggiore imposta di 350 euro.

    Come si applica. Poiché la correzione comporta un maggiore debito, Sempronio non può usare né il 730 rettificativo né il 730 integrativo. Deve presentare il modello REDDITI Persone fisiche 2026 in forma correttiva entro il 2 novembre 2026 (il 31 ottobre 2026 è sabato, quindi il termine slitta al 2 novembre). Al momento della presentazione deve versare contemporaneamente la maggiore imposta dovuta, gli interessi legali calcolati giornalmente e la sanzione in misura ridotta prevista dal ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. 472/1997). Le operazioni di conguaglio già disposte dal datore di lavoro in base al 730 originario non vengono sospese.

    In pratica

    • Il versamento della maggiore imposta, degli interessi e della sanzione ridotta deve avvenire contestualmente alla presentazione del modello REDDITI correttivo, non in un momento successivo.
    • La presentazione del modello REDDITI non blocca il conguaglio già avviato dal sostituto in base al 730 originario: i due procedimenti corrono in parallelo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra 730 rettificativo e 730 integrativo?

    Il 730 rettificativo viene elaborato dal CAF o dal professionista quando l’errore è loro imputabile: il contribuente lo segnala e il soggetto che ha prestato assistenza trasmette la versione corretta. Il 730 integrativo è invece presentato dal contribuente stesso (tramite CAF o professionista) quando si accorge di non aver fornito tutti gli elementi necessari.

    Entro quando si può presentare il 730 integrativo a favore nel 2026?

    Il termine è il 26 ottobre 2026 (il 25 ottobre cade di domenica). Oltre tale data, per le integrazioni a favore è possibile ricorrere al modello REDDITI PF 2026: in forma correttiva entro il 2 novembre 2026, oppure come dichiarazione integrativa entro il termine del modello Redditi dell’anno successivo, o ancora entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione.

    Entro quando si può fare il 730 rettificativo?

    Le istruzioni non fissano una data: se l’errore è del CAF o del professionista, il contribuente deve segnalarlo il prima possibile, così che possa elaborare il 730 rettificativo. Se invece l’errore è tuo, la scadenza è quella del 730 integrativo, il 26 ottobre 2026.

    Posso presentare il 730 integrativo al mio datore di lavoro?

    No. Le istruzioni prevedono che il 730 integrativo con codice 1 sia presentato a un CAF o a un professionista abilitato, anche se la dichiarazione originaria era stata elaborata dal sostituto d’imposta. Il tipo 2, se il sostituto ha comunicato il diniego al conguaglio, si può inviare anche dall’applicazione del 730 precompilato fino al 10 novembre 2026.

    Cosa succede al conguaglio già avviato dal datore di lavoro?

    La presentazione di un 730 integrativo o di un modello REDDITI non sospende le operazioni di rimborso o trattenuta già disposte dal sostituto d’imposta in base al 730 originario. Le due procedure corrono in parallelo.

    Ho inviato il 730 precompilato da solo: come lo correggo?

    Potevi annullarlo una sola volta entro il 22 giugno 2026. Dopo, puoi inviare dall’applicazione il modello Redditi correttivo entro il 2 novembre 2026, oppure il Redditi integrativo fino al 31 dicembre 2031. Il 730 integrativo con codice 1 va invece presentato tramite un CAF o un professionista abilitato.

    Se ho sbagliato solo i dati del datore di lavoro che effettua il conguaglio, cosa devo fare?

    Presentare un 730 integrativo con codice 2 entro il 26 ottobre 2026. Il modello deve contenere le stesse informazioni del 730 originario, con la sola correzione dei dati del sostituto d’imposta nel riquadro ‘Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio’.

    Cosa si intende per dichiarazione integrativa ‘a sfavore’ e quali sono le conseguenze?

    Si tratta di un’integrazione che comporta una maggiore imposta o un minor credito rispetto al 730 originario. In questo caso si utilizza il modello REDDITI PF 2026 e occorre versare contestualmente l’imposta dovuta, gli interessi legali calcolati con maturazione giornaliera e la sanzione ridotta prevista dal ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. 472/1997).

  • Art. 13 D.P.R. 602/1973 – Termine formazione invio ruoli (abrogato) (abrogato)

    Art. 13 D.P.R. 602/1973 – Termine formazione invio ruoli (abrogato)

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Riscossione delle imposte sul reddito

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, come modificato dal D.L. 31 dicembre 2025, n. 200.

  • Art. 12-bis DPR 602/1973 – Importo minimo iscrivibile a ruolo

    Art. 12-bis DPR 602/1973 – Importo minimo iscrivibile a ruolo

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Non si procede ad iscrizione a ruolo per somme inferiori a lire ventimila; tale importo può essere elevato con il regolamento previsto dall’articolo 16, comma 2, della legge 8 maggio 1998, n. 146.

  • SRL trasparente o IRES ordinaria: l’opzione dell’art. 116

    In sintesi

    • IRES ordinaria: la SRL paga il 24% sul reddito; i soci pagano il 26% sul dividendo distribuito.
    • Trasparenza fiscale (art. 116 TUIR): il reddito della SRL è imputato direttamente ai soci in proporzione alle quote, tassato con IRPEF progressiva, senza pagare prima l’IRES.
    • La trasparenza evita la doppia imposizione economica (IRES + 26% dividendo) ma espone i soci all’aliquota IRPEF personale, anche se l’utile non viene distribuito.
    • L’opzione è triennale e richiede specifici requisiti dimensionali e di compagine societaria (art. 116 TUIR).
    • Conviene se l’aliquota IRPEF marginale dei soci è inferiore al carico combinato IRES + imposta sostitutiva sui dividendi.

    Come funziona la trasparenza fiscale per le SRL

    Una SRL paga normalmente l’IRES, l’imposta sul reddito delle società, al 24% sui propri utili. Quando poi distribuisce dividendi ai soci persone fisiche, questi pagano un’ulteriore imposta sostitutiva del 26%. In pratica lo stesso utile viene tassato due volte: prima in capo alla società, poi in capo al socio. È la cosiddetta ‘doppia imposizione economica’.

    L’art. 116 del TUIR (il Testo Unico delle Imposte sui Redditi) offre una via alternativa: la ‘piccola trasparenza’. Con questa opzione la SRL non paga l’IRES in proprio; il suo reddito viene invece imputato direttamente ai soci, ciascuno per la propria quota, e tassato con l’IRPEF progressiva come se fossero una società di persone. Il dividendo poi non sconta più il 26%, perché il reddito è già stato tassato al momento della produzione.

    Attenzione: la trasparenza significa che il socio paga le imposte sull’utile della SRL anche se quell’utile non gli viene mai distribuito fisicamente. Se la società lascia l’utile in cassa per reinvestirlo, il socio deve comunque versare l’IRPEF sulla propria quota di reddito imputato. Questo è il principale punto di attenzione prima di scegliere l’opzione.

    IRES ordinaria vs trasparenza fiscale SRL – confronto testa a testa
    Aspetto IRES ordinaria (regime base) Trasparenza fiscale (art. 116 TUIR)
    Chi paga le imposte sul reddito La società (IRES 24%) I soci (IRPEF progressiva)
    Aliquota sul reddito societario 24% fisso (eventuale mini-IRES 20%) 23% / 33% / 43% secondo scaglioni IRPEF del socio
    Tassazione del dividendo distribuito Imposta sostitutiva 26% in capo al socio Nessuna: il reddito è già stato imputato
    Carico se utile reinvestito (non distribuito) Solo IRES 24%; il socio non paga nulla Il socio paga IRPEF sull'utile imputato anche senza incassare
    Opzione vincolante No (regime ordinario) Sì, triennale; requisiti art. 116 TUIR
    Doppia imposizione economica Sì (IRES + 26% dividendo) No

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha un reddito imponibile di 100.000 euro. Socio unico Tizio.

      Regime IRES ordinario: Alfa paga IRES 24% = 24.000 euro. Utile netto 76.000 euro. Se Tizio incassa tutto come dividendo: 76.000 × 26% = 19.760 euro di imposta sostitutiva. Carico totale: 24.000 + 19.760 = 43.760 euro (43,76% del reddito lordo).

      Trasparenza fiscale: Alfa non paga IRES. Tizio dichiara 100.000 euro come proprio reddito. Se il suo reddito complessivo è già oltre 50.000 euro, l’aliquota marginale è 43%: imposta = 43.000 euro. Carico totale: 43.000 euro. In questo caso la trasparenza è marginalmente più conveniente e il dividendo futuro non costerà nulla. Se invece Tizio avesse un reddito complessivo basso (sotto 28.000 euro), l’aliquota marginale sarebbe 23%: imposta = 23.000 euro, un risparmio netto di oltre 20.000 euro rispetto all’IRES ordinaria.

    Documenti necessari

    • Statuto della SRL (per verifica compagine e requisiti)
    • Ultime dichiarazioni dei redditi dei soci (per stimare l’aliquota IRPEF marginale)
    • Delibera assembleare di opzione per la trasparenza (da depositare nei termini)
    • Bilancio della SRL degli ultimi due esercizi (requisiti dimensionali art. 116)
    • Comunicazione all’Agenzia delle Entrate dell’opzione triennale

    Caso 1: SRL con soci a basso reddito – trasparenza conveniente

    Scenario. Beta Srl ha due soci al 50%: Tizio e Caio, entrambi con redditi personali contenuti. La società produce 80.000 euro di utile l’anno e i soci intendono distribuirlo integralmente.

    Come si applica. Con IRES ordinaria: Beta paga 19.200 euro (24% di 80.000). Utile netto 60.800 euro diviso a metà: 30.400 euro ciascuno. Ciascun socio paga 30.400 × 26% = 7.904 euro di imposta sostitutiva. Carico totale sui due soci: 19.200 + 15.808 = 35.008 euro. Con trasparenza: i 80.000 euro sono imputati 40.000 a testa. Se l’aliquota IRPEF marginale di ciascuno si ferma al 23% (reddito totale sotto 28.000 euro), imposta totale = 40.000 × 23% × 2 = 18.400 euro. Risparmio: oltre 16.000 euro l’anno.

    In pratica

    • Quando i soci hanno redditi personali bassi, la trasparenza può abbattere il carico fiscale complessivo anche del 30-40%.
    • La convenienza si riduce man mano che sale l’aliquota marginale dei soci: il combinato IRES 24% + sostitutiva 26% sui dividendi equivale a circa il 43,8%, quindi per soci già nello scaglione del 43% (oltre 50.000 euro, più addizionali) il vantaggio della trasparenza in gran parte svanisce.
    • Ricordare: con la trasparenza si paga IRPEF anche sugli utili non distribuiti.

    Caso 2: SRL che vuole reinvestire gli utili – IRES ordinaria preferibile

    Scenario. Alfa SRL produce 120.000 euro di utile e decide di non distribuire nulla ai soci: vuole reinvestire tutto nello sviluppo dell’attività. Socio unico Tizio, reddito personale già elevato.

    Come si applica. Con IRES ordinaria: Alfa paga 28.800 euro (24%); Tizio non paga nulla perché non incassa dividendi. Carico immediato: 28.800 euro. Con trasparenza: Tizio deve dichiarare 120.000 euro in aggiunta ai propri redditi. Con aliquota marginale al 43% sull’eccedenza oltre 50.000 euro, l’imposta aggiuntiva potrebbe superare i 50.000 euro, nonostante non abbia incassato un euro dalla SRL. In questo scenario la trasparenza è penalizzante.

    In pratica

    • Se la società ha una strategia di reinvestimento degli utili, l’IRES ordinaria protegge il socio dal pagare IRPEF su redditi mai percepiti.
    • La trasparenza fiscale è ideale solo quando si prevede la distribuzione sistematica degli utili e l’aliquota IRPEF dei soci è bassa.
    • Valutare l’opzione con un commercialista prima del triennio: il vincolo è pluriennale e non si può cambiare in corsa.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'è la trasparenza fiscale per le SRL?

    È un’opzione (art. 116 TUIR) che consente alle SRL con determinate caratteristiche di non pagare l’IRES in proprio: il reddito societario viene invece imputato direttamente ai soci e tassato con la loro IRPEF personale, come accade nelle società di persone.

    Quando conviene scegliere la trasparenza?

    Conviene quando l’aliquota IRPEF marginale dei soci è inferiore al carico combinato di IRES (24%) più imposta sostitutiva sui dividendi (26%), e quando la società distribuisce regolarmente gli utili anziché tenerli in cassa.

    Il socio paga anche se non riceve dividendi?

    Sì: con la trasparenza il socio è tassato sull’utile imputato anche se la SRL non distribuisce nulla. Questo è il rischio principale da valutare prima di optare per il regime.

    Quali requisiti servono per l'art. 116 TUIR?

    La SRL deve avere soci persone fisiche e rispettare i requisiti dimensionali e di compagine societaria previsti dall’art. 116. L’opzione è triennale e va comunicata all’Agenzia delle Entrate nei termini.

    La doppia imposizione sparisce davvero con la trasparenza?

    Sì: poiché il reddito è già tassato in capo al socio con l’IRPEF, il successivo prelievo del dividendo non sconta più l’imposta sostitutiva del 26%. Si elimina così la doppia imposizione economica tipica della SRL ordinaria.

    Cosa succede se la SRL entra in perdita con la trasparenza?

    Le perdite fiscali della società vengono imputate ai soci proporzionalmente alle quote e possono essere usate per abbattere altri redditi del socio, entro i limiti di legge. È un ulteriore vantaggio della trasparenza in anni di perdita.

  • Art. 12 DPR 602/1973 – Formazione e contenuto dei ruoli

    Art. 12 DPR 602/1973 – Formazione e contenuto dei ruoli

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. L’ufficio competente forma ruoli distinti per ciascuno degli ambiti territoriali in cui i concessionari operano. In ciascun ruolo sono iscritte tutte le somme dovute dai contribuenti che hanno il domicilio fiscale in comuni compresi nell’ambito territoriale cui il ruolo si riferisce.

    2. Con decreto del Ministero delle finanze, di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono stabiliti i dati che il ruolo deve contenere, i tempi e le procedure della sua formazione, nonché le modalità dell’intervento in tali procedure del consorzio nazionale obbligatorio fra i concessionari.

    3. Nel ruolo devono essere comunque indicati il numero del codice fiscale del contribuente, la specie del ruolo, la data in cui il ruolo diviene esecutivo e il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione, anche sintetica, della pretesa; in difetto di tali indicazioni non può farsi luogo all’iscrizione.

    4. Il ruolo è sottoscritto, anche mediante firma elettronica, dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato. Con la sottoscrizione il ruolo diviene esecutivo.

    4-bis. L’estratto di ruolo non è impugnabile. Il ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta impugnazione nei casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall’iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio: a) per effetto di quanto previsto dal codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36; b) per la riscossione di somme allo stesso dovute dai soggetti pubblici, anche per effetto delle verifiche di cui all’articolo 48-bis del presente decreto; c) per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica amministrazione; d) nell’ambito delle procedure previste dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14; e) in relazione ad operazioni di finanziamento da parte di soggetti autorizzati; f) nell’ambito della cessione dell’azienda, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 14 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.

  • Donazioni e crowdfunding ricevuti: quando si dichiarano

    In sintesi

    • Donazione pura (liberalità): una somma ricevuta senza alcuna controprestazione non è reddito ai fini IRPEF. Tuttavia, le donazioni di importo significativo possono essere soggette all’imposta sulle donazioni (imposta di donazione/successione), che è un tributo separato.
    • Reward crowdfunding: se chi dona riceve in cambio un bene o un servizio (es. copia di un libro, prodotto anticipato, accesso a contenuti), il corrispettivo è ricavo e va dichiarato. Se l’attivita’ è abituale, serve la partita IVA.
    • Raccolta fondi per un progetto imprenditoriale: i proventi del crowdfunding che finanziano un’attivita’ d’impresa o professionale rientrano nei ricavi dell’attivita’ stessa.
    • Donazioni su Twitch, YouTube, Patreon: le donazioni dei fan possono avere natura di liberalità, ma se sono la forma di remunerazione del lavoro del creator (legata alla produzione di contenuti), il fisco le considera compensi imponibili.
    • Imposta sulle donazioni: le liberalità tra estranei sopra determinate franchigie possono essere soggette all’imposta sulle successioni e donazioni, che è distinta dall’IRPEF e non si dichiara nel 730.

    Donazione o corrispettivo? La distinzione che cambia tutto

    Ricevere fondi da una raccolta online o da donatori può sembrare un regalo, ma dal punto di vista fiscale la natura di ogni somma ricevuta è determinante per capire se e come dichiararla.

    La donazione pura, cioè la liberalità ricevuta senza alcuna controprestazione, non è reddito ai fini IRPEF. Non va dichiarata nel 730 o nel Modello Redditi PF come reddito imponibile. Il donante trasferisce una ricchezza già tassata (o esente) e il beneficiario non ha guadagnato nulla in senso reddituale: non ha lavorato, non ha ceduto nulla, non ha assunto obblighi. Tuttavia, per le donazioni di importo rilevante tra soggetti non legati da parentela stretta, può scattare l’imposta sulle successioni e donazioni, che è un tributo patrimoniale separato e non riguarda la dichiarazione dei redditi.

    Il crowdfunding di tipo ‘reward’, invece, funziona diversamente: chi versa una somma riceve in cambio qualcosa (un prodotto, un servizio, un accesso esclusivo). In questo caso la raccolta e’ sostanzialmente un anticipo di vendita. Se l’attivita’ è occasionale, i proventi rientrano nei redditi diversi da attività commerciale non esercitata abitualmente (rigo D5 del quadro D). Se è strutturata e continua, si tratta di attività d’impresa e serve la partita IVA.

    Le donazioni ricevute dai fan su piattaforme come Twitch, YouTube o Patreon meritano un’analisi caso per caso. Se il creator produce contenuti in modo professionale e le donazioni sono la sua principale fonte di reddito, il fisco tende a qualificarle come compensi per la produzione di contenuti, non come liberalità. In questo caso sono reddito imponibile e, se l’attivita’ è abituale, richiedono la partita IVA.

    Tipi di raccolta fondi e trattamento fiscale
    Tipo di raccolta Controprestazione? Trattamento fiscale Modello e quadro
    Donazione pura tra privati (liberalità) No Non è reddito IRPEF; eventuale imposta di donazione separata Non va nel 730
    Reward crowdfunding occasionale Sì (bene o servizio) Reddito diverso – attività commerciale occasionale 730, quadro D, rigo D5 cod. 1
    Reward crowdfunding abituale/strutturato Sì Reddito d'impresa o lavoro autonomo, P.IVA Modello Redditi PF
    Donazioni fan a creator professionista Indirettamente (contenuti) Compenso imponibile se legato all'attivita' Modello Redditi PF (LM/RE/RF)
    Equity crowdfunding (quote societarie) Sì (partecipazione) Reddito da partecipazione societaria, regole proprie Quadro RH o D1

    Esempio pratico

    • Caio è un musicista indipendente che lancia una campagna su una piattaforma di crowdfunding per finanziare il suo primo album. Raccoglie 8.000 euro da 200 sostenitori, ognuno dei quali riceve in cambio una copia digitale dell’album e il nome nei ringraziamenti. Poiché c’è una controprestazione (la copia digitale), si tratta di ricavi da attività commerciale. Se l’attivita’ è occasionale, Caio riporta 8.000 euro nel rigo D5 del quadro D (codice 1). Se invece Caio pubblica album regolarmente e il crowdfunding è parte del suo modello di business abituale, deve avere la partita IVA e dichiarare con il Modello Redditi PF.

    Documenti necessari

    • Estratto conto della piattaforma di crowdfunding con il totale dei fondi raccolti e le singole transazioni
    • Contratto o pagina della campagna che specifichi se e quale controprestazione è prevista per i donatori
    • Eventuale Certificazione Unica rilasciata dalla piattaforma italiana (per compensi soggetti a ritenuta)
    • Documentazione delle spese sostenute per la realizzazione del progetto (se deducibili come spese inerenti)
    • Atto di donazione o documentazione scritta per liberalità di importo significativo (utile per escludere la natura reddituale)

    Caso 1 – Tizio: raccolta fondi per emergenza personale (liberalità pura)

    Scenario. Tizio ha subito un furto e alcuni amici e colleghi hanno avviato una raccolta fondi online per aiutarlo, raccogliendo 2.500 euro. Non c’è alcuna controprestazione: i donatori non ricevono nulla in cambio.

    Come si applica. Le somme ricevute sono donazioni pure, cioè liberalità. Non sono reddito ai fini IRPEF e non vanno dichiarate nel 730. Tizio non deve compilare nessun quadro aggiuntivo. Le donazioni non sono corrispettivi per prestazioni, non derivano da un’attivita’ lavorativa e non rientrano in nessuna categoria di reddito imponibile prevista dal TUIR. L’imposta sulle donazioni, in questo caso tra non parenti e per importi sotto le franchigie rilevanti, non è dovuta.

    In pratica

    • La liberalità pura ricevuta senza controprestazione non va dichiarata come reddito nel 730.
    • Conservare documentazione (messaggi, estratti conto della piattaforma) che attesti la natura di donazione e l’assenza di controprestazione.
    • Per donazioni molto elevate tra estranei, verificare se è dovuta l’imposta sulle donazioni (tributo separato, non nel 730).

    Caso 2 – Caio: creator con donazioni Twitch come principale entrata

    Scenario. Caio produce contenuti su Twitch ogni giorno per ore. Nel 2025 ha ricevuto 15.000 euro tra abbonamenti, donazioni dirette dai fan durante le live e quote della piattaforma. Non ha partita IVA.

    Come si applica. L’attivita’ di Caio è professionale e continuativa: la produzione di contenuti è il suo lavoro. Le somme ricevute, anche se formalmente etichettate come ‘donazioni’ dalla piattaforma, sono compensi per la sua attivita’ creativa. Non possono essere considerate liberalita’ pure perche’ sono strettamente legate alla produzione di contenuti. Caio deve aprire la partita IVA, dichiarare con il Modello Redditi PF e, se rientra nei limiti, optare per il regime forfetario (limite di accesso 85.000 euro di ricavi nell’anno precedente; imposta sostitutiva 15%, o 5% per i primi cinque anni di attività nuova).

    In pratica

    • Le ‘donazioni’ dei fan a un creator professionale non sono liberalita’: sono compensi per la produzione di contenuti.
    • Attivita’ continuativa = P.IVA obbligatoria; il 730 non e’ adatto per questi redditi.
    • Il regime forfetario è la soluzione più comune per i creator all’inizio: aliquota 15% (o 5% per i primi cinque anni) sull’imponibile determinato forfetariamente.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le donazioni ricevute dagli amici su GoFundMe sono tassabili?

    Se sono liberalità pure, cioè senza controprestazione, non sono reddito IRPEF e non vanno dichiarate nel 730. Potrebbero in astratto rilevare ai fini dell’imposta sulle donazioni per importi molto elevati, ma si tratta di un tributo separato dal 730.

    Il reward crowdfunding è sempre reddito da dichiarare?

    Sì, se c’è una controprestazione (un bene o un servizio per chi versa). I fondi raccolti sono ricavi da attività commerciale o professionale. Se l’attivita’ è occasionale, vanno nel rigo D5 del quadro D; se è abituale, serve la partita IVA.

    Le donazioni Twitch o YouTube sono reddito?

    Se l’attivita’ di produzione di contenuti è professionale e continuativa, sì: le donazioni dei fan sono compensi imponibili, anche se chiamate ‘donazioni’ dalla piattaforma. Si’ a P.IVA e Modello Redditi PF per chi fa questa attivita’ abitualmente.

    Devo dichiarare i fondi raccolti per un progetto artistico su Kickstarter?

    Dipende dalla struttura della campagna. Se c’è una controprestazione (copia dell’opera, accesso esclusivo, merchandising), si tratta di ricavi da dichiarare. Se i sostenitori non ricevono nulla in cambio, è una liberalità.

    L'imposta sulle donazioni si paga nel 730?

    No. L’imposta sulle successioni e donazioni è un tributo separato dall’IRPEF e non si dichiara nel Modello 730. È disciplinata da normativa specifica e riguarda i trasferimenti di patrimonio, non i redditi prodotti.

    Se ricevo fondi da un mecenate senza controprestazione, devo dichiarare?

    Se si tratta di una liberalità pura, non è reddito IRPEF. Se invece la somma è condizionata alla realizzazione di un’opera o di una prestazione artistica, la natura è quella di un compenso professionale imponibile, da dichiarare con la partita IVA se l’attivita’ è abituale.

  • Art. 11 DPR 602/1973 – Oggetto e specie dei ruoli

    Art. 11 DPR 602/1973 – Oggetto e specie dei ruoli

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Nei ruoli sono iscritte le imposte, le sanzioni e gli interessi.

    2. I ruoli si distinguono in ordinari e straordinari.

    3. I ruoli straordinari sono formati quando vi è fondato pericolo per la riscossione.

  • Recesso del socio da una SRL: come viene tassata la liquidazione

    In sintesi

    • La quota liquidata al socio recedente spetta sulla base del valore effettivo del patrimonio, non del valore nominale della partecipazione.
    • L’eccedenza rispetto al costo fiscale della partecipazione costituisce reddito tassabile per il socio.
    • Dividendo o plusvalenza: se la società rimborsa usando riserve di utili si applica la tassazione come dividendo; se l’operazione è strutturata come annullamento/cessione della quota si applica la disciplina della plusvalenza.
    • Per la società i rimborsi ai soci non sono costi deducibili: non riducono il reddito imponibile IRES.
    • Imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza per il socio persona fisica (dal 2019 senza distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate).

    Come funziona il recesso da una SRL e la tassazione della liquidazione

    Quando un socio decide di uscire da una SRL – o quando ne ha diritto per legge in presenza di cause previste dallo statuto o dal codice civile – la società deve liquidargli il valore della quota. Questa somma non è mai «neutra» dal punto di vista fiscale: la parte che eccede il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione è reddito per il socio e andrà tassata. La domanda chiave è: come viene tassata? La risposta dipende da come la società esegue il rimborso.

    Il codice civile prevede che al socio recedente spetti una somma pari al valore effettivo della sua partecipazione, determinato tenendo conto del patrimonio reale della società (non del semplice valore nominale delle quote iscritto nello statuto). Se la società vale molto di più di quanto versato originariamente dal socio, la differenza – l’eccedenza rispetto al costo fiscale della partecipazione – è reddito imponibile.

    La natura di questo reddito – dividendo oppure plusvalenza – dipende dalle modalità tecniche con cui la società esegue il rimborso. Se utilizza riserve di utili distribuendole al socio uscente, si ha tassazione come dividendo. Se invece l’operazione è strutturata come annullamento della quota (o come cessione ad altri soci), si applica la disciplina delle plusvalenze da partecipazioni.

    Dal lato della società, i rimborsi ai soci in sede di recesso non sono costi deducibili. Non riducono il reddito imponibile ai fini IRES: sono trattati come restituzioni di capitale o distribuzioni di utili, non come spese.

    Tassazione della quota liquidata al socio recedente (persona fisica)
    Modalità di rimborso Natura del reddito Regime fiscale
    Rimborso con utilizzo di riserve di utili Dividendo Ritenuta a titolo d'imposta (regime ordinario dividendi)
    Annullamento della quota / cessione della partecipazione Plusvalenza (reddito diverso di natura finanziaria) Imposta sostitutiva 26% sulla plusvalenza netta
    Parte corrispondente al costo fiscale della partecipazione Restituzione di capitale Non tassabile
    Rimborsi ai soci – lato società Non deducibile Non riducono il reddito IRES

    Esempio pratico

    • Il socio Tizio detiene una quota del 30% in Alfa SRL. Il costo fiscalmente riconosciuto della sua partecipazione è 15.000 euro (quanto versò all’atto della costituzione). Al momento del recesso, il valore effettivo del patrimonio netto di Alfa SRL è 200.000 euro: la quota di Tizio vale quindi 60.000 euro (30% di 200.000). L’eccedenza tassabile è 60.000 – 15.000 = 45.000 euro. Se il rimborso avviene con annullamento della quota, Tizio paga un’imposta sostitutiva del 26% su 45.000 euro, pari a 11.700 euro. Se invece la società rimborsa attingendo a riserve di utili, si applica la tassazione come dividendo.

    Documenti necessari

    • Atto di recesso del socio con indicazione della data e della causa di recesso
    • Delibera assembleare o perizia di stima che determina il valore effettivo della partecipazione
    • Documentazione del costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione (atto di acquisto, versamenti di aumento, ecc.)
    • Estratto conto o bonifico del rimborso della quota
    • Eventuale perizia di un esperto nominato dal tribunale (se i soci non si accordano sul valore)
    • Modello Redditi PF per la dichiarazione della plusvalenza (quadro RT) o del dividendo (quadro RL)

    Caso 1 – Recesso con rimborso strutturato come plusvalenza

    Scenario. Caio detiene il 25% di Alfa SRL e decide di recedere dopo un disaccordo strategico con gli altri soci. Il costo fiscale della sua partecipazione è 10.000 euro. Il valore effettivo della quota, determinato in base al patrimonio netto reale, è 50.000 euro. La società rimborsa Caio attraverso l’annullamento della quota, senza attingere a riserve di utili specificamente identificate.

    Come si applica. L’operazione è trattata come realizzo di plusvalenza. La plusvalenza è pari a 50.000 – 10.000 = 40.000 euro. Caio, socio persona fisica, paga un’imposta sostitutiva del 26% su 40.000 euro, pari a 10.400 euro. La plusvalenza va dichiarata nel quadro RT del modello Redditi PF. Per Alfa SRL il rimborso di 50.000 euro a Caio non è un costo deducibile: non riduce il reddito imponibile IRES dell’esercizio.

    In pratica

    • La plusvalenza = somma ricevuta (50.000 euro) meno costo fiscale della partecipazione (10.000 euro) = 40.000 euro.
    • Imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza: 10.400 euro, da versare con F24 nei termini della dichiarazione.
    • Alfa SRL non deduce nulla: il rimborso a Caio non è un costo fiscale.

    Caso 2 – Recesso con rimborso da riserve di utili (tassazione come dividendo)

    Scenario. Il socio Tizio detiene il 40% di Alfa SRL e recede. Il valore della quota è 80.000 euro, di cui 20.000 corrispondono al costo fiscale della partecipazione e 60.000 all’eccedenza. La società ha a disposizione riserve di utili e rimborsa i 60.000 euro di eccedenza attingendo espressamente a tali riserve.

    Come si applica. I 20.000 euro corrispondenti al costo fiscale della partecipazione sono una restituzione di capitale: non tassabili. I 60.000 euro provenienti dalle riserve di utili sono assimilati a un dividendo. La tassazione segue il regime ordinario dei dividendi per i soci persone fisiche. Per Alfa SRL, anche in questo caso, il rimborso non è un costo deducibile ai fini IRES.

    In pratica

    • Solo la parte eccedente il costo fiscale della partecipazione è tassabile: i 20.000 euro di ‘restituzione di capitale’ non generano alcun reddito.
    • La parte proveniente da riserve di utili (60.000 euro) è tassata come dividendo, non come plusvalenza: regimi fiscali diversi.
    • La distinzione tra le due modalità di rimborso deve essere documentata chiaramente nella delibera assembleare.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si calcola il valore della quota al momento del recesso?

    Il valore è determinato sulla base del patrimonio netto effettivo della società, non del valore nominale delle quote. Se i soci non raggiungono un accordo, il tribunale nomina un esperto che stima il valore. La perizia è vincolante salvo errori manifesti.

    Il recesso da una SRL è sempre tassabile?

    No. Solo la parte che eccede il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione è tassabile. Se il socio ha sempre perso valore (la quota vale meno di quanto ha versato), non emerge alcun reddito e, a seconda della struttura dell’operazione, potrebbe emergere una minusvalenza deducibile.

    Cosa succede se la società non ha liquidità per pagare il recedente?

    Il codice civile prevede che, se la liquidazione della quota mette a rischio l’integrità del capitale, la società può ridurre il capitale, trasformarsi o sciogliersi. Non è obbligata a indebitarsi per pagare il socio uscente, ma deve trovare una soluzione tra le opzioni previste dalla legge.

    La minusvalenza da recesso è deducibile?

    Per il socio persona fisica, la minusvalenza (quota che vale meno del costo fiscale) è un reddito diverso negativo compensabile con altre plusvalenze di natura finanziaria entro i quattro esercizi successivi, non con redditi di altra natura.

    I costi legali del recesso sono deducibili per la società?

    I costi amministrativi e notarili dell’operazione (delibere, perizie, atti) possono essere deducibili come spese ordinarie di gestione. Il rimborso della quota al socio, invece, non è mai deducibile come costo ai fini IRES.

    Come si dichiara la plusvalenza da recesso nel modello Redditi PF?

    La plusvalenza da recesso (quando trattata come reddito diverso di natura finanziaria) va dichiarata nel quadro RT del modello Redditi PF, che accoglie i redditi soggetti all’imposta sostitutiva del 26%. Se invece il rimborso è qualificato come dividendo, va dichiarato nel quadro RL.

  • Corsi online e infoprodotti: come si dichiarano i guadagni

    In sintesi

    • Attività di lavoro autonomo occasionale: se tieni un corso una tantum senza organizzazione, i compensi vanno nel rigo D5 codice 2 del modello 730.
    • Diritto d’autore su ebook e opere digitali: se sei l’autore, i compensi rientrano nel rigo D3 codice 1, con riduzione forfetaria del 25% (o 40% se under 35).
    • Attività professionale abituale: se insegni e vendi infoprodotti con regolarità, serve la partita IVA in regime forfetario o ordinario.
    • Coefficiente forfetario per attività professionali: istruzione e formazione rientrano nel gruppo ‘Attivita’ Professionali, Scientifiche, Tecniche’ con coefficiente di redditabilita’ del 78%.
    • Imposta sostitutiva: nel regime forfetario e’ il 15% sul reddito netto, oppure il 5% per i primi cinque anni di attività.
    • Limite di accesso forfetario: compensi anno precedente non superiori a 85.000 euro; fuoriuscita automatica se si superano 100.000 euro in corso d’anno.

    Corsi online e infoprodotti: come inquadrarli fiscalmente

    Hai registrato un corso video, scritto un ebook o organizzato una masterclass online e hai guadagnato qualcosa? Prima di sapere come dichiararlo, devi capire in quale categoria fiscale rientra la tua attività.

    Il diritto italiano distingue tra chi crea e distribuisce un’opera dell’ingegno (ebook, corso registrato) e chi eroga una prestazione di servizi (lezione dal vivo, consulenza, webinar). Nel primo caso i tuoi guadagni sono trattati come proventi da diritto d’autore, con vantaggi fiscali (riduzione forfetaria del 25% o 40% per under 35). Nel secondo caso sono compensi da lavoro autonomo, occasionale o abituale.

    Se vendi infoprodotti con regolarità e con una struttura organizzata (sito, piattaforma di e-learning, newsletter, promozione costante), quasi certamente svolgi un’attivita’ professionale abituale che richiede la partita IVA. Vediamo come funziona in ogni caso.

    Tassazione corsi online e infoprodotti
    Tipologia Dove si dichiara Agevolazione
    Ebook/corso registrato (diritto d'autore, autore) D3 codice 1 nel 730 Riduzione 25% (40% under 35)
    Corso dal vivo / webinar occasionale D5 codice 2 nel 730 Deduzione spese documentate
    Attività professionale abituale forfetaria Quadro LM, coefficiente 78% Imposta sostitutiva 15% (o 5% nuovi)
    Attività professionale ordinaria Quadro RE, modello Redditi PF IRPEF ordinaria a scaglioni

    Esempio pratico

    • Tizio, 40 anni, è un formatore che nel 2025 ha venduto un corso video preregistrato su una piattaforma di e-learning per 8.000 euro totali. Il corso è un’opera dell’ingegno di cui è autore. Tizio dichiara 8.000 euro nel rigo D3 codice 1 del modello 730. La riduzione forfetaria del 25% porta il reddito tassabile a 6.000 euro, che si somma agli altri redditi e viene tassato con l’aliquota IRPEF del suo scaglione. Se Tizio avesse invece la partita IVA in regime forfetario (attività professionali, coefficiente 78%), con 8.000 euro di compensi il reddito imponibile sarebbe 8.000 x 78% = 6.240 euro e l’imposta sostitutiva sarebbe 6.240 x 15% = 936 euro, senza dover fare la dichiarazione IRPEF ordinaria su questi redditi.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (se la piattaforma è italiana e applica ritenute, causale B o M)
    • Estratto conto della piattaforma di e-learning con dettaglio vendite e pagamenti 2025
    • Contratti o termini di servizio della piattaforma che qualificano il tipo di compenso
    • Fatture emesse (se hai partita IVA) o ricevute per prestazioni occasionali
    • Documentazione spese inerenti: software, hosting, abbonamenti, attrezzatura
    • Modello 730 o Redditi PF 2026 a seconda del regime fiscale applicabile

    Caso 1: Tizio vende un ebook come autore

    Scenario. Tizio è un nutrizionista che nel 2025 ha scritto e venduto un ebook su un sito estero (Amazon KDP). Ha guadagnato 3.600 euro di royalty. Non ha partita IVA e considera la vendita dell’ebook come un’attivita’ occasionale.

    Come si applica. L’ebook è un’opera dell’ingegno di cui Tizio è autore. I 3.600 euro di royalty sono proventi da utilizzazione economica di un’opera dell’ingegno da parte dell’autore: vanno nel rigo D3 del modello 730 con codice 1. L’importo lordo da indicare è 3.600 euro; chi presta l’assistenza fiscale applica la riduzione forfetaria del 25%, portando il reddito tassabile a 2.700 euro. Non ci sono ritenute da scomputare perché la piattaforma è straniera: le ritenute eventualmente applicate all’estero vanno gestite separatamente. Tizio deve conservare l’estratto conto KDP.

    In pratica

    • L’ebook scritto da te è un’opera dell’ingegno: i guadagni vanno nel rigo D3 codice 1.
    • Indica il compenso lordo; la riduzione del 25% (o 40% under 35) la calcola il CAF.
    • Se non c’è una CU italiana, usa l’estratto conto della piattaforma come documentazione.
    • Per royalty da piattaforme estere, verifica se ci sono imposte pagate all’estero da recuperare.

    Caso 2: Caio tiene webinar e vende corsi con regolarità

    Scenario. Caio è un coach di produttività personale. Ogni mese organizza webinar a pagamento e vende corsi preregistrati attraverso il suo sito. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro. Non ha ancora la partita IVA.

    Come si applica. L’attivita’ di Caio è chiaramente abituale: continuità, organizzazione, clienti ricorrenti, sito professionale. Avrebbe dovuto aprire la partita IVA. Con 28.000 euro di compensi potrebbe accedere al regime forfetario (anno precedente sotto 85.000 euro). Per attività professionali, scientifiche e di istruzione il coefficiente di redditabilità è 78%: reddito imponibile = 28.000 x 78% = 21.840 euro, imposta sostitutiva = 21.840 x 15% = 3.276 euro. Caio deve regolarizzare la posizione con un commercialista.

    In pratica

    • Webinar e corsi venduti con continuità richiedono la partita IVA: aprirla prima di iniziare.
    • Il regime forfetario è accessibile con compensi anno precedente sotto 85.000 euro.
    • Per formazione e consulenza professionale, il coefficiente forfetario è 78%.
    • L’imposta sostitutiva è il 15% sul reddito netto (5% per i nuovi nei primi 5 anni).
    • I contributi previdenziali (gestione separata INPS) si deducono dal reddito forfetario.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    I guadagni da un corso online si dichiarano come lavoro autonomo?

    Dipende. Se tieni un corso dal vivo o un webinar senza organizzazione stabile, sono compensi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente (rigo D5 codice 2 del 730). Se hai prodotto un corso preregistrato come opera dell’ingegno di cui sei autore, i proventi rientrano nel rigo D3 codice 1, con riduzione forfetaria del 25%.

    C'è differenza fiscale tra un ebook e un corso video?

    In linea di principio no: entrambi possono essere qualificati come opere dell’ingegno se ne sei l’autore e se hai ceduto o concesso diritti di utilizzo. In entrambi i casi si applica la disciplina del rigo D3 codice 1 con riduzione del 25%. Conta la sostanza del rapporto economico, non il formato del prodotto.

    Devo aprire la partita IVA per vendere corsi online?

    Se le vendite sono sporadiche e non organizzate, puoi restare nell’area dell’occasionalita’. Ma se hai un sito, una piattaforma, promuovi regolarmente e guadagni con continuità, si tratta di attività professionale abituale e serve la partita IVA. In questo caso il regime forfetario è spesso la scelta più conveniente per chi inizia.

    Qual è il coefficiente forfetario per un formatore online?

    Per le attività professionali, scientifiche, tecniche e di istruzione (codici ATECO 64-66, 69-75, 85-88) il coefficiente di redditabilità è 78%. Questo significa che, con compensi di 20.000 euro, il reddito imponibile è 20.000 x 78% = 15.600 euro, su cui si applica l’imposta sostitutiva del 15%.

    Posso dedurre le spese del mio laptop e software dai guadagni del corso?

    Se operi in regime forfetario, no: le spese non si deducono analiticamente perché la forfetizzazione dei costi è già inclusa nel coefficiente (il 22% residuo dal coefficiente 78% copre forfetariamente le spese). Se sei in regime ordinario o gestisci un’attivita’ occasionale (rigo D5), puoi dedurre le spese inerenti documentate.

    Come mi comporto se la piattaforma è straniera e non mi manda la CU?

    Dichiari i compensi lo stesso, utilizzando l’estratto conto della piattaforma come documentazione. Non avendo CU italiana, non ci sono ritenute da scomputare direttamente. Se hai pagato imposte all’estero, puoi avere diritto al credito d’imposta per le imposte pagate all’estero: in questo caso compila anche il quadro CR del modello 730 o il quadro CE del modello Redditi PF.

  • Art. 10 DPR 602/1973 – Definizioni

    Art. 10 DPR 602/1973 – Definizioni

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Ai fini del presente decreto si intende per:

    a) «concessionario»: il soggetto cui è affidato in concessione il servizio di riscossione o il commissario governativo che gestisce il servizio stesso;

    b) «ruolo»: l’elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dall’ufficio ai fini della riscossione a mezzo del concessionario.

  • Art. 9 D.P.R. 602/1973 – Mancato o ritardato versamento diretto (abrogato) (abrogato)

    Art. 9 D.P.R. 602/1973 – Mancato o ritardato versamento diretto (abrogato)

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Riscossione delle imposte sul reddito

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, come modificato dal D.L. 31 dicembre 2025, n. 200. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Mancato o ritardato versamento diretto Se non viene effettuato il versamento diretto nei termini stabiliti, sugli importi non versati o versati dopo la scadenza si applica l’interesse in ragione del dodici per cento annuo con decorrenza dal giorno successivo a quello di scadenza e fino alla data del pagamento o della scadenza della prima rata del ruolo in cui sono state iscritte le somme non versate.

    Qualora l’interesse non sia stato versato dal contribuente contestualmente all’imposta esso viene calcolato dall’ufficio ed iscritto a ruolo.

    L’interesse si applica anche sul maggior ammontare delle imposte o ritenute alla fonte riscuotibili mediante versamento diretto liquidato dall’ufficio delle imposte ai sensi degli articoli 36, bis, secondo comma, e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600

  • Art. 112 L. 633/1941

    Art. 112 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

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    Fonte: Normattiva.it.

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