Autore: Andrea Marton

  • Perdite fiscali: l’utilizzo nel limite dell’80% del reddito

    In sintesi

    • Le perdite fiscali delle società di capitali si riportano agli esercizi successivi senza limiti di tempo (art. 84 TUIR).
    • In ogni esercizio la perdita è utilizzabile solo nel limite dell’80% del reddito imponibile: il 20% del reddito è sempre soggetto a IRES.
    • Eccezione per i primi tre anni: le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione si usano al 100%, senza il limite dell’80%.
    • L’eccezione dei primi tre anni si applica solo se le perdite derivano da una nuova attività produttiva.
    • Il residuo non utilizzato nell’anno si riporta in avanti senza scadenza e viene indicato nel prospetto perdite del quadro RS (righi RS44/RS45).
    • Per le società di persone le perdite si imputano direttamente ai soci: le regole del limite 80% non si applicano allo stesso modo.

    Come funziona il riporto delle perdite fiscali per le società di capitali

    Quando una società chiude l’esercizio in perdita – cioè i costi superano i ricavi – non deve pagare l’IRES per quell’anno. Ma la perdita non svanisce: può essere usata per ridurre il reddito imponibile degli anni successivi, riducendo così le imposte future. Questo meccanismo si chiama ‘riporto in avanti delle perdite fiscali’ ed è disciplinato dall’art. 84 del TUIR.

    Per le società di capitali (SRL, SPA, cooperative, ecc.) il riporto è illimitato nel tempo: non c’è una scadenza entro cui la perdita deve essere utilizzata. Si può aspettare anni, purché la società continui ad esistere. Tuttavia c’è un limite all’importo che si può usare ogni anno: al massimo l’80% del reddito imponibile dell’esercizio. Significa che anche se la perdita accumulata fosse enorme, almeno il 20% del reddito sarà sempre soggetto a IRES.

    Esiste però una deroga importante per le società di nuova costituzione: nei primi tre periodi d’imposta le perdite possono essere usate al 100% del reddito imponibile, senza il limite dell’80%. Questa eccezione è prevista dall’art. 84, comma 2, TUIR ed è pensata per sostenere le imprese nelle fasi iniziali, quando le perdite da avvio attività sono fisiologiche.

    Regole di utilizzo delle perdite fiscali per le società di capitali (art. 84 TUIR)
    Tipo di perdita Limite di utilizzo annuo Limite temporale
    Perdite ordinarie (dalla 4a annualità in poi) 80% del reddito imponibile Nessun limite (riporto illimitato)
    Perdite dei primi 3 periodi d'imposta da nuova attività produttiva 100% del reddito imponibile Nessun limite (riporto illimitato)
    Perdite in liquidazione (art. 182 TUIR) Regole speciali carry-back se liquidazione entro 5 esercizi Regole speciali

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha accumulato perdite fiscali pregresse per 200.000 euro. Nel 2025 realizza un reddito imponibile di 100.000 euro. Non essendo nei primi tre anni di attività, può usare le perdite solo fino all’80% del reddito: quindi 80.000 euro di perdita vengono scomputati, lasciando un imponibile residuo di 20.000 euro (il 20%) su cui calcolare l’IRES (aliquota IRES ordinaria 24%: imposta 4.800 euro). Le perdite residue non usate (120.000 euro) si riportano all’anno successivo nel prospetto RS44 del quadro RS.

    Documenti necessari

    • Dichiarazione dei redditi degli anni in cui le perdite sono state generate (per verificare l’origine e la tipologia)
    • Prospetto perdite del quadro RS delle dichiarazioni degli anni precedenti (righi RS44 e RS45), che attestano il saldo delle perdite disponibili
    • Bilancio di esercizio con il risultato negativo di competenza
    • Documentazione attestante che la società era nei ‘primi tre periodi d’imposta’ e che le perdite derivano da nuova attività produttiva (nel caso dell’eccezione al 100%)
    • Modello Redditi SC relativo all’anno in cui si utilizzano le perdite, con il quadro RS aggiornato

    Caso 1: Alfa SRL usa le perdite pregresse con il limite 80%

    Scenario. Alfa SRL è stata costituita nel 2018. Negli anni 2020-2022 ha accumulato perdite fiscali totali per 300.000 euro, ancora non utilizzate. Nel 2025 realizza finalmente un reddito imponibile di 150.000 euro.

    Come si applica. Alfa SRL si trova nelle regole ordinarie (è ampiamente oltre i primi tre anni di attività). Può scomputare le perdite pregresse nel limite dell’80% del reddito 2025: 80% di 150.000 = 120.000 euro. Il reddito imponibile residuo su cui calcolare l’IRES è 30.000 euro (150.000 – 120.000). L’IRES sarà calcolata su 30.000 euro. Le perdite residue non utilizzate (300.000 – 120.000 = 180.000 euro) si riportano agli anni successivi, indicate nel rigo RS44 del quadro RS. Non c’è alcuna scadenza: questi 180.000 euro resteranno disponibili finché la società ha redditi imponibili da abbattere.

    In pratica

    • Il prospetto RS44 (perdite in misura limitata, cioè con il limite 80%) e RS45 (perdite in misura piena, per i primi tre anni) vanno aggiornati ogni anno con il saldo residuo.
    • Il limite 80% si calcola sul reddito imponibile del singolo esercizio: non si possono ‘trasportare’ capienza non usata da un anno all’altro.
    • Conviene usare le perdite più vecchie per prime, per ridurre il rischio di perderle in caso di operazioni straordinarie future che ne limitino il trasferimento.

    Caso 2: Beta Srl nei primi tre anni usa le perdite al 100%

    Scenario. Beta Srl è stata costituita nel 2024 e svolge una nuova attività nel settore tecnologico. Nel 2024 (primo periodo d’imposta) ha registrato una perdita fiscale di 80.000 euro derivante dagli investimenti iniziali. Nel 2025 realizza un reddito imponibile di 60.000 euro.

    Come si applica. Siamo nel secondo periodo d’imposta di Beta Srl, quindi entro i primi tre anni. La perdita del 2024 (80.000 euro) deriva da una nuova attività produttiva: si applica l’eccezione dell’art. 84, comma 2, TUIR. Beta Srl può scomputare la perdita per il 100% del reddito 2025: utilizza 60.000 euro di perdita, azzerando completamente l’imponibile 2025. Non paga IRES per il 2025. I restanti 20.000 euro di perdita si riportano nel rigo RS45 del quadro RS (perdite in misura piena) e restano disponibili per gli anni futuri, ancora senza limiti di tempo. Dal quarto periodo d’imposta in poi, eventuali perdite riportate saranno soggette al normale limite dell’80%.

    In pratica

    • Le perdite dei primi tre anni da nuova attività produttiva vanno indicate nel rigo RS45 (perdite in misura piena), separatamente dalle perdite ordinarie nel rigo RS44.
    • Il requisito ‘nuova attività produttiva’ è essenziale: non basta che la società sia giovane, la perdita deve derivare dall’avvio di un’attività davvero nuova.
    • Anche le perdite dei primi tre anni riportate in avanti restano illimitate nel tempo: non scadono al quarto anno.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le perdite fiscali scadono dopo un certo numero di anni?

    No. Per le società di capitali le perdite fiscali si riportano in avanti senza limiti di tempo (art. 84, comma 1, TUIR). Non c’è una scadenza entro cui devono essere utilizzate. L’unico limite riguarda la quantità utilizzabile ogni anno: al massimo l’80% del reddito imponibile.

    Il limite dell'80% significa che devo sempre pagare almeno il 20% di IRES?

    Sì, in pratica è così. Anche se hai perdite pregresse enormi, non puoi azzerare completamente l’imponibile grazie alle perdite (tranne nei primi tre anni): almeno il 20% del reddito resta imponibile. Questo 20% è sempre soggetto a IRES.

    Cosa cambia nei primi tre anni di attività?

    Nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione, se le perdite derivano da una nuova attività produttiva, il limite dell’80% non si applica: le perdite si possono usare fino al 100% del reddito imponibile, azzerandolo completamente. Questa eccezione è prevista dall’art. 84, comma 2, TUIR.

    Come si traccia il saldo delle perdite da riportare?

    Il prospetto perdite del quadro RS, nei righi RS44 (perdite ordinarie, limite 80%) e RS45 (perdite in misura piena, primi tre anni), riporta il saldo delle perdite disponibili all’inizio dell’anno, quelle generate nell’esercizio, quelle utilizzate e il residuo da riportare. Questo prospetto è il ‘registro’ ufficiale delle perdite riportabili.

    Cosa succede alle perdite se la società viene fusa o acquisita?

    Le perdite fiscali riportabili subiscono limitazioni in caso di fusione, scissione o acquisizione: l’art. 172, comma 7, e l’art. 173, comma 10, del TUIR prevedono test specifici (test di vitalità economica e proporzionalità al patrimonio netto). L’utilizzo delle perdite in questi casi richiede un’analisi attenta e può richiedere un interpello preventivo all’Agenzia delle Entrate.

    Le società di persone hanno le stesse regole?

    No. Per le società di persone (SNC, SAS) le perdite si imputano direttamente ai soci in proporzione alle quote di partecipazione (art. 5 TUIR) e ciascun socio le deduce dal proprio reddito complessivo personale. Le regole dell’art. 84 TUIR (riporto illimitato con limite 80%) si applicano specificamente alle società di capitali e agli enti commerciali soggetti a IRES.

  • Lavoratore stagionale: come si fa la dichiarazione

    In sintesi

    • Chi lavora stagionalmente ha spesso più Certificazioni Uniche (CU) da datori diversi: vanno sommati tutti i redditi nella dichiarazione.
    • Il conguaglio di fine anno viene fatto solo dall’ultimo datore di lavoro che ha effettuato le operazioni di conguaglio; gli altri datori emettono solo CU senza ricalcolare.
    • Le detrazioni per lavoro dipendente sono ‘rapportate al periodo di lavoro’: spettano proporzionalmente ai giorni lavorati nell’anno, non in misura piena se si è lavorato meno di 365 giorni.
    • I lavoratori con contratto a tempo determinato inferiore all’anno possono presentare il modello 730 a un CAF o al sostituto, a determinate condizioni.
    • L’addizionale regionale e comunale IRPEF è sempre dovuta se il reddito complessivo supera le soglie e non è stata trattenuta in misura sufficiente.
    • Anche le indennità sostitutive del reddito di lavoro dipendente (come la cassa integrazione) sono redditi che vanno dichiarati negli stessi quadri del lavoro dipendente.

    La situazione tipica del lavoratore stagionale: più datori, più CU

    Il lavoratore stagionale – chi lavora in estate al mare o in montagna, nel turismo, nell’agricoltura o in altri settori con picchi di attività – si trova spesso ad affrontare la dichiarazione dei redditi in modo più complesso rispetto a un dipendente con contratto a tempo indeterminato e un solo datore di lavoro per tutto l’anno. Il motivo principale è la molteplicità dei rapporti di lavoro: nel corso del 2025 può aver lavorato per due, tre o più datori diversi, ciascuno dei quali rilascia una propria Certificazione Unica.

    Il punto critico è il conguaglio. Durante l’anno, ogni datore di lavoro applica le ritenute e le detrazioni in modo autonomo, spesso senza conoscere i redditi percepiti dagli altri datori. L’ultimo sostituto d’imposta effettua il conguaglio, ma solo sui redditi che conosce: quelli del proprio rapporto di lavoro. I redditi degli altri datori, attestati dalle altre CU, entrano nel calcolo complessivo solo con la dichiarazione dei redditi annuale. È lì che si scopre se l’IRPEF versata durante l’anno era sufficiente o se c’è un debito da saldare (o un credito da recuperare).

    Un altro aspetto rilevante riguarda le detrazioni per lavoro dipendente. Queste non spettano in misura piena se non si è lavorato per tutti e 365 i giorni dell’anno: vengono ‘rapportate al periodo di lavoro’, cioè proporzionate ai giorni effettivamente lavorati. Questo può ridurre le detrazioni riconoscibili rispetto a quelle che ciascun datore ha applicato nel corso dell’anno, generando un debito al momento della dichiarazione.

    Chi può presentare il modello 730 con contratto stagionale
    Situazione del contratto nel 2026 Può usare il 730? A chi lo presenta
    Contratto a tempo determinato, dura almeno dal mese di presentazione al terzo mese successivo Sì, se il sostituto presta assistenza Al sostituto d'imposta o a un CAF/professionista (se conosce i dati del sostituto per il conguaglio)
    Contratto a tempo determinato, non dura fino al terzo mese successivo alla presentazione Sì, ma solo come 730 senza sostituto A un CAF o professionista abilitato; oppure direttamente all'Agenzia delle Entrate (precompilato)
    Personale della scuola con contratto a tempo determinato Sì, se il contratto dura da settembre 2025 a giugno 2026 Al sostituto d'imposta, a un CAF o a un professionista abilitato
    Contratto già concluso, nessun sostituto nel 2026 Sì, come 730 senza sostituto A un CAF o professionista abilitato; oppure direttamente all'Agenzia (precompilato)

    Esempio pratico

    • Tizio ha lavorato come cameriere in un hotel di montagna da gennaio ad aprile 2025 (datore A) e poi come addetto a un campeggio da giugno a settembre 2025 (datore B). Ha due Certificazioni Uniche. Il datore B ha fatto il conguaglio di fine anno solo sui propri redditi. Nella dichiarazione, Tizio somma i redditi delle due CU: il totale supera quello che il datore B aveva considerato per il conguaglio, e le detrazioni per lavoro dipendente applicate da entrambi i datori erano calcolate come se Tizio lavorasse a tempo pieno per tutto l’anno – ma in realtà ha lavorato circa 240 giorni su 365. La dichiarazione ricalcola le detrazioni proporzionalmente e Tizio risulta con un debito IRPEF residuo, che paga con il modello F24.

    Documenti necessari

    • Tutte le Certificazioni Uniche (CU) 2026 ricevute dai diversi datori di lavoro del 2025
    • Eventuale CU 2025 rilasciata dal sostituto prima che fosse disponibile la CU 2026, se il rapporto si è concluso nel 2025
    • Documentazione delle spese detraibili sostenute nel 2025 (sanitarie, scolastiche, ecc.)
    • Documentazione di eventuali altri redditi (affitti, lavoro autonomo occasionale, indennità)
    • Codice IBAN per l’eventuale rimborso dall’Agenzia delle Entrate se si presenta il 730 senza sostituto

    Caso 1 – Due CU, detrazioni rapportate: risultato a debito

    Scenario. Caio ha lavorato per due datori di lavoro stagionali nel 2025: da marzo a giugno (datore A) e da settembre a novembre (datore B). Ha lavorato in totale circa 180 giorni. Entrambi i datori hanno applicato durante l’anno le detrazioni per lavoro dipendente come se Caio lavorasse per tutto l’anno.

    Come si applica. Nella dichiarazione, Caio indica i redditi di entrambe le CU. L’Agenzia o il CAF ricalcola le detrazioni per lavoro dipendente in misura proporzionale ai giorni effettivamente lavorati (circa 180 su 365). Le detrazioni già applicate dai datori erano eccessive rispetto a quelle spettanti in proporzione al periodo di lavoro. Il risultato è un debito IRPEF che Caio deve versare con il modello F24. Questo meccanismo è normale e prevedibile per i lavoratori stagionali: non è un errore del datore di lavoro né del lavoratore, ma una conseguenza del sistema di calcolo delle detrazioni.

    In pratica

    • Le detrazioni per lavoro dipendente si rapportano ai giorni lavorati: se non hai lavorato tutto l’anno, le detrazioni totali riconoscibili sono inferiori a quelle che i singoli datori ti hanno già applicato durante l’anno, generando un debito in dichiarazione.
    • Con più CU di datori diversi è quasi sempre necessario presentare la dichiarazione: è l’unico momento in cui tutti i redditi vengono sommati e il calcolo delle imposte diventa definitivo.

    Caso 2 – Stagionale con indennità di disoccupazione tra un contratto e l'altro

    Scenario. Tizio ha lavorato in un resort da maggio a ottobre 2025 e tra novembre e dicembre ha percepito la NASpI (indennità di disoccupazione) dall’INPS. Ha una CU dal datore di lavoro e una CU dall’INPS per la NASpI.

    Come si applica. Anche le indennità sostitutive del reddito di lavoro dipendente – come la NASpI – vanno dichiarate utilizzando gli stessi quadri del lavoro dipendente. Tizio deve quindi indicare nella dichiarazione sia il reddito da lavoro stagionale (dalla CU del datore) sia la NASpI (dalla CU dell’INPS). I due importi concorrono al reddito complessivo, che diventa la base per il calcolo dell’IRPEF. In questo scenario è importante non dimenticare la CU dell’INPS: ometterla significherebbe dichiarare un reddito inferiore al reale.

    In pratica

    • La NASpI e le altre indennità sostitutive del reddito da lavoro dipendente generano una Certificazione Unica INPS: va inclusa nella dichiarazione esattamente come la CU del datore di lavoro.
    • Sommare tutti i redditi (lavoro stagionale + indennità) può alzare il totale annuo e ridurre o azzerare alcune detrazioni: il risultato finale va controllato nel prospetto di liquidazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo presentare la dichiarazione anche se ho lavorato solo pochi mesi?

    Dipende dall’importo del reddito complessivo e dalla presenza di altri redditi. Se hai più CU da datori diversi e il conguaglio non è stato fatto su tutti i redditi, la dichiarazione è quasi sempre necessaria per regolare l’IRPEF in modo definitivo. È opportuno verificare la propria situazione presso un CAF.

    Cosa succede se un datore stagionale non mi ha rilasciato la CU?

    Il datore di lavoro è obbligato a rilasciare la Certificazione Unica. Se non lo ha fatto entro i termini, puoi contattarlo per richiederla. In ogni caso, tutti i redditi percepiti nel 2025 vanno dichiarati anche se la CU non è stata rilasciata.

    Le detrazioni per familiari a carico si riducono anch'esse se lavoro meno dell'anno intero?

    No, le detrazioni per familiari a carico non sono rapportate al periodo di lavoro: spettano per i mesi in cui il familiare è fiscalmente a carico. Sono invece rapportate al periodo di lavoro le detrazioni per redditi da lavoro dipendente.

    Posso usare il modello 730 se il mio contratto stagionale è già finito?

    Sì, puoi presentare il 730 senza sostituto a un CAF o a un professionista abilitato, oppure direttamente all’Agenzia delle Entrate tramite il servizio precompilato. In assenza di un sostituto che effettui il conguaglio, un eventuale credito viene rimborsato dall’Agenzia delle Entrate e un eventuale debito si paga con il modello F24.

    Il sostituto d'imposta che mi ha fatto il conguaglio conosceva anche i redditi degli altri datori?

    Di norma no. Ogni datore di lavoro effettua le ritenute basandosi solo sui redditi del proprio rapporto di lavoro. L’ultimo sostituto che ha effettuato il conguaglio ha ricalcolato l’imposta sui soli redditi che conosceva. I redditi degli altri datori entrano nel calcolo definitivo solo con la dichiarazione annuale.

    Cosa sono le 'indennità sostitutive di reddito di lavoro dipendente' e dove si dichiarano?

    Sono somme che sostituiscono temporaneamente lo stipendio, come la cassa integrazione, l’indennità di mobilità o la NASpI. Vanno dichiarate negli stessi quadri del lavoro dipendente (quadro C del modello 730 o corrispondente quadro del modello Redditi PF), come indicato nelle istruzioni ufficiali.

  • Articolo 116 TU Giustizia Tributaria: Norme applicabili

    Art. 116 D.Lgs. 175/2024 – Norme applicabili

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Avverso la sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado può essere proposto ricorso per cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dell'articolo 360, primo comma, del codice di procedura civile.

    2. Al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme dettate dal codice di procedura civile in quanto compatibili con quelle del presente testo unico.

    3. Sull'accordo delle parti la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado può essere impugnata con ricorso per cassazione a norma dell'articolo 360, primo comma, numero 3, del codice di procedura civile.

  • Fattura immediata o differita: termini e differenze

    In sintesi

    • Fattura immediata: va emessa entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.
    • Fattura differita: ammessa solo se l’operazione risulta da un documento di trasporto (DDT) o da altro documento equivalente.
    • La differita può essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo all’operazione.
    • La fattura differita può essere riepilogativa: un unico documento per più operazioni dello stesso mese verso lo stesso cliente.
    • Entrambe le tipologie confluiscono nella dichiarazione IVA annuale e nelle liquidazioni periodiche.
    • Sbagliare il termine di emissione espone a sanzioni amministrative.

    Quando nasce l'obbligo di emettere la fattura

    Ogni volta che un professionista o un’impresa effettua una cessione di beni o una prestazione di servizi soggetta a IVA, nasce l’obbligo di emettere fattura. La legge non lascia libera scelta sui tempi: stabilisce due modalità – la fattura immediata e quella differita – con scadenze precise e condizioni diverse.

    La distinzione non è solo formale. Scegliere la modalità sbagliata, o rispettare male i termini, può comportare sanzioni. Capire la differenza permette invece di organizzare la fatturazione in modo ordinato, specialmente quando si hanno molte consegne nel corso del mese verso gli stessi clienti.

    Le regole che seguono si applicano alle fatture elettroniche trasmesse tramite il Sistema di Interscambio (SdI), che è oggi il canale obbligatorio per la quasi totalità dei soggetti IVA.

    Fattura immediata vs differita: confronto rapido
    Caratteristica Fattura immediata Fattura differita
    Termine di emissione Entro 12 giorni dall'operazione Entro il giorno 15 del mese successivo
    Documento di supporto richiesto No Sì (DDT o documento equivalente)
    Forma riepilogativa No Sì, per più operazioni stesso mese/stesso cliente
    Data IVA (esigibilità) Data dell'operazione Data dell'operazione (non quella di emissione)
    Uso tipico Prestazioni di servizi, vendite singole Cessioni di beni con consegna documentata

    Esempio pratico

    • Esempio numerico. Alfa Srl vende materiale edile a Beta Snc effettuando tre consegne nel mese di giugno: il 5, il 12 e il 22 giugno, ognuna accompagnata da regolare DDT. Invece di emettere tre fatture separate, Alfa Srl emette un’unica fattura differita riepilogativa entro il 15 luglio, indicando i riferimenti ai tre DDT e sommando gli imponibili. Se il totale delle tre cessioni è, per esempio, 10.000 euro + IVA al 22% (pari a 2.200 euro), la fattura indicherà 12.200 euro complessivi. L’IVA resta riferita alle singole date di consegna, non al 15 luglio.

    Documenti necessari

    • Fattura elettronica XML (o file p7m firmato) trasmessa via SdI
    • Documento di trasporto (DDT) con data, mittente, destinatario e descrizione dei beni
    • Ricevuta di consegna o altro documento equipollente al DDT
    • Registro delle fatture emesse (tenuto elettronicamente o messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate)
    • Contratto o ordine di acquisto (utile in caso di contestazione sui termini dell’operazione)

    Caso 1 – Tizio, consulente informatico: fattura immediata

    Scenario. Tizio è un consulente informatico con partita IVA ordinaria. Il 3 luglio conclude un intervento di assistenza tecnica per un cliente aziendale. Non c’è alcun bene consegnato né DDT: si tratta di una prestazione di servizi.

    Come si applica. Per le prestazioni di servizi non esiste un documento di trasporto, quindi la fattura differita non è applicabile. Tizio deve emettere la fattura immediata entro 12 giorni dall’operazione, cioè entro il 15 luglio. Se la invia il 16 luglio, è già fuori termine e rischia una sanzione. La fattura riporterà come data dell’operazione il 3 luglio, che è anche la data di esigibilità dell’IVA.

    In pratica

    • Operazione del 3 luglio: la fattura va trasmessa via SdI entro il 15 luglio.
    • Se l’intervento fosse durato più giorni, la data dell’operazione è quella di ultimazione.
    • Nessuna possibilità di accorpare con altre fatture dello stesso mese in forma riepilogativa.

    Caso 2 – Caio, grossista di prodotti alimentari: fattura differita

    Scenario. Caio gestisce un’impresa di distribuzione alimentare. Nel mese di settembre effettua sei consegne a un supermercato (cliente abituale), ognuna accompagnata da DDT numerato e firmato.

    Come si applica. Poiché ogni consegna è documentata dal DDT, Caio può scegliere la fattura differita. Invece di emettere sei fatture separate, emette un’unica fattura riepilogativa entro il 15 ottobre, richiamando i riferimenti di tutti i sei DDT. L’IVA risultante si calcola sulle singole operazioni nelle rispettive date, ma il momento amministrativo di emissione del documento è il 15 ottobre al più tardi.

    In pratica

    • Un solo documento al posto di sei: risparmio di tempo e semplificazione contabile.
    • Il DDT deve essere completo (data, numero, beni, quantità) per essere valido come supporto.
    • Se una consegna di settembre manca di DDT, quella specifica operazione va fatturata separatamente come fattura immediata.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso usare la fattura differita anche per le prestazioni di servizi?

    No. La fattura differita è riservata alle cessioni di beni documentate da DDT o documento equipollente. Per i servizi l’unica opzione è la fattura immediata, da emettere entro 12 giorni dall’ultimazione della prestazione.

    Cosa succede se emetto la fattura immediata dopo i 12 giorni?

    Si tratta di una violazione dell’obbligo di fatturazione nei termini, sanzionata amministrativamente. È possibile regolarizzare la posizione ricorrendo al ravvedimento operoso, pagando la sanzione ridotta e gli interessi secondo le frazioni previste dalla normativa.

    La fattura differita riepilogativa può riguardare clienti diversi?

    No. La fattura riepilogativa può riguardare solo operazioni dello stesso mese verso lo stesso cliente. Per clienti diversi occorrono fatture distinte.

    Qual è la data IVA nella fattura differita: quella dell'operazione o quella di emissione?

    La data di esigibilità dell’IVA è quella di ogni singola operazione (cioè le date dei DDT), non il 15 del mese successivo in cui il documento viene emesso. Questo vale anche ai fini della liquidazione periodica.

    Il termine dei 12 giorni per la fattura immediata vale anche per le fatture elettroniche?

    Sì. La regola dei 12 giorni si applica alle fatture elettroniche inviate tramite SdI. Il conteggio parte dal giorno dell’effettuazione dell’operazione (cessione o ultimazione della prestazione).

    Posso emettere una fattura differita anche se ho un solo DDT nel mese?

    Sì. La fattura differita non richiede che ci siano più operazioni: anche con un solo DDT è possibile sfruttare il termine del 15 del mese successivo, purché il documento di trasporto sia regolare.

    Vedi anche: Fattura elettronica, Acquisti intracomunitari, Fattura elettronica scartata, descrizione generica e data errata, Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA e Bollo in fattura del forfettario.

  • Art. 160 L. 633/1941

    Art. 160 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    La rimozione o la distruzione non può essere domandata nell'ultimo anno della durata del diritto.

    In tal caso, deve essere ordinato il sequestro dell'opera o del prodotto sino alla scadenza della durata medesima.

    Qualora siano stati risarciti i danni derivati dalla violazione del diritto, il sequestro può essere autorizzato anche ad una data anteriore a quella sopraindicata.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Dichiarazione IVA annuale: quando si presenta e i termini

    In sintesi

    • Finestra temporale: la dichiarazione IVA annuale si presenta di norma tra il 1° febbraio e il 30 aprile dell’anno successivo al periodo d’imposta.
    • Solo telematica: la trasmissione avviene esclusivamente per via telematica, tramite i canali dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline) o tramite un intermediario abilitato.
    • Dichiarazione autonoma: non è inserita nel modello Redditi/UNICO; si presenta come documento separato e indipendente.
    • Termine puntuale variabile: la data esatta del 30 aprile può essere posticipata quando cade di sabato o in un giorno festivo; verificare sempre il calendario ufficiale dell’anno in corso.
    • LIPE del 4° trimestre: la comunicazione delle liquidazioni del quarto trimestre può essere presentata insieme alla dichiarazione IVA annuale entro fine febbraio.

    La finestra di presentazione: dal 1° febbraio al 30 aprile

    La dichiarazione IVA annuale ha una finestra di presentazione ben definita: di norma dal 1° febbraio al 30 aprile dell’anno successivo al periodo d’imposta. Questo significa che la dichiarazione riferita all’anno 2025 andrà presentata tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2026. È importante non confondere questa scadenza con quelle delle liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali), che seguono invece un calendario diverso nel corso dell’anno.

    La trasmissione è esclusivamente telematica. Non è più prevista la presentazione cartacea né la consegna presso uffici fisici. Chi gestisce in autonomia la propria contabilità può trasmettere tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate (Entratel per i soggetti di maggiori dimensioni, Fisconline per i privati). In alternativa – e questa è la scelta più comune – ci si rivolge a un intermediario abilitato: un commercialista, un consulente del lavoro o un CAF autorizzato, che trasmette la dichiarazione per conto del contribuente.

    Un punto rilevante riguarda la separazione dalla dichiarazione dei redditi. La dichiarazione IVA è un documento autonomo e va presentata indipendentemente dal modello Redditi Persone Fisiche, dal modello Redditi Società di Persone o dal modello Redditi Società di Capitali. In passato era possibile includerla nel modello UNICO; oggi non è più così. Chi dimentica questa separazione rischia di non presentare uno dei due adempimenti nei termini corretti.

    Un adempimento correlato è la LIPE, la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA. Le LIPE si presentano trimestralmente, ma quella del quarto trimestre gode di una finestra particolare: può essere presentata insieme alla dichiarazione IVA annuale, entro la fine di febbraio. Chi non vuole gestire separatamente queste comunicazioni può quindi sfruttare questa possibilità per concentrare gli adempimenti di inizio anno.

    Termini principali della dichiarazione IVA annuale
    Adempimento Termine di norma
    Apertura finestra presentazione dichiarazione IVA 1° febbraio dell'anno successivo
    Chiusura finestra presentazione dichiarazione IVA 30 aprile dell'anno successivo (verificare termine puntuale)
    LIPE 4° trimestre (in alternativa alla scadenza separata) Entro fine febbraio, con la dichiarazione annuale
    Versamento saldo IVA annuale (codice tributo F24 6099) Di norma entro il 16 marzo (verificare termine puntuale dell'anno)
    Acconto IVA dicembre (codice tributo 6013) Entro il 27 dicembre dell'anno in corso

    Esempio pratico

    • Tizio è un consulente con partita IVA ordinaria che liquida l’IVA trimestralmente. Nel 2025 ha effettuato quattro liquidazioni periodiche e versato i relativi importi con F24. A inizio 2026, entro fine febbraio, presenta anche la LIPE del quarto trimestre 2025 insieme alla dichiarazione IVA annuale. La dichiarazione definitiva riepiloga tutte le operazioni dell’anno 2025 e determina il saldo finale: se risulta un debito residuo, lo versa con F24 (codice tributo 6099) nei termini previsti; se risulta un credito, sceglie se riportarlo, compensarlo o chiederne il rimborso.

    Documenti necessari

    • Registro delle fatture emesse (anno d’imposta di riferimento)
    • Registro degli acquisti (anno d’imposta di riferimento)
    • Modelli F24 delle liquidazioni periodiche già versate
    • Comunicazioni LIPE trasmesse nel corso dell’anno
    • Eventuale documentazione di operazioni intracomunitarie o di esportazione

    Caso 1 – Tizio, libero professionista con liquidazione mensile

    Scenario. Tizio è un avvocato con partita IVA ordinaria che per volume d’affari è tenuto alla liquidazione mensile dell’IVA. Ogni mese, entro il 16, versa l’IVA del mese precedente con F24 usando i codici tributo da 6001 a 6012. Ha presentato regolarmente le LIPE trimestrali nel corso dell’anno.

    Come si applica. Per Tizio la dichiarazione IVA annuale riepiloga i 12 mesi di operazioni e i 12 versamenti mensili già effettuati. La dichiarazione va trasmessa in via telematica entro il 30 aprile dell’anno successivo. Se dal quadro VL risulta un saldo a debito non ancora coperto dai versamenti mensili, Tizio lo versa con F24 (codice 6099) nel termine previsto. La LIPE del quarto trimestre, nel suo caso, è già stata presentata autonomamente entro i termini trimestrali, quindi non ha necessità di presentarla con la dichiarazione annuale.

    In pratica

    • Tizio trasmette la dichiarazione IVA annuale entro il 30 aprile, separatamente dalla dichiarazione dei redditi.
    • Se c’è un saldo a debito residuo, lo versa con F24 codice 6099 prima della scadenza; se c’è un credito, lo riporta o lo compensa l’anno successivo.

    Caso 2 – Caio, piccolo commerciante con liquidazione trimestrale

    Scenario. Caio gestisce un negozio di abbigliamento. Il suo volume d’affari nell’anno precedente non ha superato 800.000 euro (soglia per le attività diverse dalle prestazioni di servizi), quindi ha optato per la liquidazione trimestrale. Paga l’IVA entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre, con la maggiorazione dell’1% a titolo di interessi.

    Come si applica. Caio presenta le LIPE trimestrali regolarmente. La LIPE del quarto trimestre, tuttavia, può essere presentata entro fine febbraio insieme alla dichiarazione IVA annuale, evitando una trasmissione separata a gennaio. La dichiarazione annuale va comunque presentata entro il 30 aprile. Il termine puntuale di ciascun anno va verificato perché può slittare in caso di sabato o festivi.

    In pratica

    • Caio sfrutta la possibilità di presentare la LIPE del 4° trimestre entro fine febbraio insieme alla dichiarazione annuale, riducendo il numero di trasmissioni separate.
    • La dichiarazione IVA annuale definitiva è comunque trasmessa entro il 30 aprile, in via telematica e in modo autonomo rispetto al modello Redditi.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Entro quando si presenta la dichiarazione IVA annuale?

    Di norma tra il 1° febbraio e il 30 aprile dell’anno successivo al periodo d’imposta. Il termine esatto del 30 aprile può slittare se cade di sabato o in un giorno festivo: occorre verificare il calendario ufficiale dell’anno in corso.

    La dichiarazione IVA si può presentare in forma cartacea?

    No. La presentazione avviene esclusivamente in via telematica, tramite i canali Entratel/Fisconline dell’Agenzia delle Entrate oppure attraverso un intermediario abilitato come un commercialista.

    La dichiarazione IVA è ancora inclusa nel modello UNICO?

    No. La dichiarazione IVA è autonoma rispetto al modello Redditi (ex UNICO) e va presentata separatamente. Confonderle è un errore frequente che può portare a omettere uno dei due adempimenti.

    Cosa succede se si presenta la dichiarazione IVA in ritardo?

    Se la presentazione avviene entro 90 giorni dal termine, la dichiarazione è considerata tardiva (non omessa) e la sanzione può essere ridotta tramite il ravvedimento operoso. Oltre i 90 giorni la dichiarazione è omessa a tutti gli effetti.

    La LIPE del quarto trimestre ha una scadenza diversa?

    Sì. La comunicazione LIPE del quarto trimestre può essere presentata entro la fine di febbraio dell’anno successivo, contestualmente alla dichiarazione IVA annuale, invece che nei termini ordinari trimestrali. È una facoltà, non un obbligo.

    Chi si occupa della trasmissione telematica se non si ha Entratel?

    Ci si rivolge a un intermediario abilitato: commercialista, consulente del lavoro, CAF o altro soggetto iscritto nell’apposito elenco dell’Agenzia delle Entrate. L’intermediario trasmette la dichiarazione per conto del contribuente sotto la propria responsabilità.

    Vedi anche: Chi deve presentare la dichiarazione IVA annuale, Dichiarazione d’intento, Quadro VF, Quadro VE, Dichiarazione IVA omessa o tardiva e Dichiarazione IVA integrativa.

  • Art. 61 L. 633/1941

    Art. 61 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    L 'autore ha il diritto esclusivo, ai sensi delle disposizioni contenute nella sezione I del capo III di questo titolo: a) di adattare e di registrare l'opera su qualunque supporto riproduttore di suoni, di voci o di immagini, qualunque sia la tecnologia utilizzata; b) di riprodurre, di distribuire, di noleggiare e di dare in prestito gli esemplari dell'opera così adattata o registrata; c) di eseguire pubblicamente e di comunicare l'opera al pubblico mediante l'impiego di qualunque supporto.

    La cessione del diritto di riproduzione o dei diritto di distribuzione non comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritto di esecuzione pubblica o di comunicazione al pubblico.

    Per quanto riguarda la radiodiffusione, il diritto d'autore resta regolato dalle norme contenute nella precedente sezione.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Prima dichiarazione dei redditi: guida pratica per studenti e neoassunti

    Detrazione nel 730. Se sei uno studente fuori sede, o lo è un familiare a carico, verifica la detrazione del 19% sui canoni di locazione per studenti fuori sede.

    In sintesi

    • Chi può usare il 730: lavoratori dipendenti, pensionati e chi percepisce redditi assimilati (co.co.co., borse di studio tassabili, ecc.).
    • Precompilata o ordinaria? Dal 30 aprile l’Agenzia delle Entrate mette online il 730 precompilato: controllate i dati, integrateli se necessario e inviatelo.
    • La Certificazione Unica (CU) è il documento chiave: il datore di lavoro la rilascia entro il 16 marzo e contiene redditi, ritenute e dati del sostituto.
    • Prima dichiarazione: barrate la casella apposita nel frontespizio e indicate la vostra residenza anagrafica, anche se non è cambiata.
    • Detrazioni da non perdere: interessi su mutui, spese sanitarie, spese di istruzione, affitti per studenti fuori sede, assicurazioni.
    • Scadenza: il 730 (precompilato o ordinario) va presentato entro il 30 settembre 2026.

    Da dove si comincia: il 730 precompilato e la CU

    Fare la dichiarazione per la prima volta può sembrare complicato, ma nella pratica si riduce a pochi passaggi. Il punto di partenza è la Certificazione Unica, chiamata comunemente CU: è un documento che il vostro datore di lavoro, l’università o l’ente che vi ha pagato deve inviarvi entro il 16 marzo 2026. Contiene tutto ciò che serve: i redditi percepiti nel 2025, le ritenute già pagate, i dati del sostituto d’imposta (cioè di chi ha già trattenuto le tasse in busta paga).

    Dal 30 aprile l’Agenzia delle Entrate carica online il 730 precompilato, cioè una bozza di dichiarazione già compilata con i dati che l’Agenzia conosce: la CU del vostro datore di lavoro, le spese sanitarie comunicate dal Ssn, gli interessi sul mutuo comunicati dalla banca, e altro ancora. Potete accedervi con SPID, carta d’identità elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi sul sito www.agenziaentrate.gov.it.

    Il vostro compito è controllare che i dati siano giusti e aggiungere quello che manca – per esempio spese che non sono state comunicate automaticamente. Se tutto è corretto, potete accettare la dichiarazione com’è. Se modificate qualcosa che incide su reddito o imposta, dovrete conservare i documenti giustificativi. In alternativa al precompilato, potete compilare il 730 ordinario e presentarlo a un Caf o a un professionista abilitato entro il 30 settembre 2026.

    Se è la prima volta che presentate la dichiarazione, nel frontespizio del modello dovete barrare la casella ‘Dichiarazione presentata per la prima volta’ e compilare la vostra residenza anagrafica, anche se non è cambiata di recente.

    Principali detrazioni e oneri deducibili per chi inizia a lavorare
    Voce Tipo di agevolazione
    Interessi passivi su mutuo ipotecario prima casa Detrazione dall'imposta lorda
    Spese sanitarie (medici, farmaci, ecc.) Detrazione dall'imposta lorda
    Spese universitarie Detrazione dall'imposta lorda
    Affitto per studenti fuori sede Detrazione dall'imposta lorda
    Contributi previdenziali volontari Deduzione dal reddito complessivo
    Abbonamenti ai trasporti pubblici Detrazione dall'imposta lorda

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizia ha 24 anni, ha iniziato a lavorare a tempo determinato a marzo 2025 e a dicembre ha ricevuto la CU dal suo datore di lavoro. Dal 30 aprile 2026 accede al sito dell’Agenzia delle Entrate con lo SPID e trova il 730 precompilato con i redditi da lavoro dipendente già inseriti. Controlla i dati, aggiunge le spese mediche che non compaiono (ha il ticket di alcune visite pagate in contanti), inserisce i documenti di supporto e invia la dichiarazione online. Poiché ha ritenute superiori all’imposta dovuta, a luglio riceverà un rimborso direttamente in busta paga dal suo datore di lavoro. Nel frontespizio ha barrato la casella ‘Dichiarazione presentata per la prima volta’.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica (CU) 2026 rilasciata dal datore di lavoro entro il 16 marzo
    • Scontrini e fatture delle spese sanitarie sostenute nel 2025
    • Contratto di affitto (per la detrazione canone studenti fuori sede)
    • Ricevute di pagamento di abbonamenti ai trasporti pubblici
    • Attestati di versamento di contributi previdenziali volontari (se applicabile)
    • Documento di identità valido per l’accesso al sito dell’Agenzia delle Entrate

    Contratto a tempo determinato terminato prima di dicembre

    Scenario. Caio ha lavorato da aprile a settembre 2025 con un contratto a termine. Il rapporto di lavoro è finito a settembre e a dicembre non aveva un nuovo datore di lavoro. Si chiede se può ancora usare il 730 e come riceve un eventuale rimborso.

    Come si applica. Caio può usare il Modello 730 anche senza un sostituto d’imposta attivo al momento della presentazione: in questo caso presenta il ‘730 senza sostituto’. Indica la lettera ‘A’ nella casella apposita del frontespizio e barra ‘Mod. 730 dipendenti senza sostituto’. Se dalla dichiarazione emerge un credito, il rimborso non arriva in busta paga ma viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate a partire da dicembre 2026. Se invece emerge un debito, Caio paga tramite modello F24.

    In pratica

    • Anche senza un datore di lavoro attivo, potete presentare il 730.
    • Indicate ‘A’ nella casella ‘730 senza sostituto’ nel frontespizio.
    • Portate il modello a un Caf o a un professionista abilitato.
    • Il rimborso, se spettante, arriverà direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

    Studente con un lavoretto part-time: va dichiarato?

    Scenario. Sempronia è studentessa universitaria e nel 2025 ha lavorato part-time come cameriera per tre mesi, guadagnando circa 3.000 euro. Ha ricevuto la CU. Si chiede se deve per forza presentare la dichiarazione.

    Come si applica. Con un reddito di lavoro dipendente di 3.000 euro e un periodo di lavoro inferiore ai 365 giorni, Sempronia potrebbe rientrare nei casi di esonero dalla dichiarazione (soglia di 8.500 euro per lavoro dipendente con altre tipologie di reddito). Tuttavia, presentare la dichiarazione conviene se ha sostenuto spese detraibili (spese mediche, tasse universitarie, trasporti) perché potrebbe ottenere un rimborso delle ritenute già pagate. La dichiarazione è facoltativa in caso di esonero, ma può essere vantaggiosa per recuperare crediti.

    In pratica

    • Controllate se rientrate nei casi di esonero dalla dichiarazione.
    • Anche in caso di esonero, presentare il 730 può essere conveniente per recuperare ritenute.
    • Con redditi bassi e spese detraibili, il risultato è spesso un rimborso.
    • Il 730 precompilato è il modo più rapido per chi ha una situazione semplice.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Da dove si accede al 730 precompilato?

    Dal sito www.agenziaentrate.gov.it, a partire dal 30 aprile, usando SPID, carta d’identità elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi. Una volta entrati nella propria area riservata si trova la dichiarazione già parzialmente compilata con i dati in possesso dell’Agenzia.

    Se accetto il precompilato senza modifiche, mi controllano comunque?

    Se presentate il 730 precompilato direttamente sul sito o tramite il sostituto senza fare modifiche, l’Agenzia delle Entrate non effettua i controlli documentali sugli oneri comunicati da terzi (spese sanitarie, interessi sul mutuo, ecc.). Questo è uno dei principali vantaggi del precompilato accettato senza modifiche.

    Entro quando devo presentare il 730?

    Il Modello 730, sia precompilato che ordinario, va presentato entro il 30 settembre 2026. I termini che cadono di sabato o in un giorno festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo.

    Quando ricevo il rimborso se ho il sostituto d'imposta?

    Il datore di lavoro o l’ente pensionistico effettua il rimborso a partire dalla prima retribuzione utile successiva al momento in cui ha ricevuto il prospetto di liquidazione, generalmente da luglio. Per i pensionati il rimborso parte in genere da agosto o settembre.

    Posso detrarre le spese universitarie nella prima dichiarazione?

    Sì, le spese universitarie rientrano tra gli oneri detraibili. Il precompilato le include se l’università le ha comunicare all’Agenzia; in caso contrario potete aggiungerle manualmente, conservando le ricevute di pagamento.

    Cosa succede se sbaglio qualcosa nel 730?

    Potete presentare un 730 integrativo entro il 26 ottobre 2026 se la correzione comporta un credito maggiore o un debito minore. Se invece l’errore porta a un maggior debito, dovete usare il Modello REDDITI PF correttivo entro il 2 novembre 2026 (poiché il 31 ottobre 2026 è sabato), pagando anche interessi e sanzioni ridotte.

    Vedi anche: Figli maggiorenni studenti a carico e Alloggi per studenti universitari.

  • Rimborso 730/2026: quando arriva in busta paga e quando lo paga l’Agenzia

    In sintesi

    • Dipendenti: il rimborso IRPEF arriva nella busta paga a partire da luglio, dalla prima retribuzione utile dopo che il datore di lavoro ha ricevuto il prospetto di liquidazione.
    • Pensionati: il rimborso parte dal secondo mese dopo che l’ente pensionistico ha ricevuto il prospetto, generalmente agosto o settembre.
    • Senza sostituto d’imposta: il rimborso viene erogato dall’Agenzia delle Entrate a partire da dicembre, direttamente sul conto corrente (IBAN) o tramite Poste Italiane.
    • Importo minimo: il sostituto d’imposta non effettua il rimborso (né la trattenuta) se l’importo di ogni singola imposta è uguale o inferiore a 12 euro.
    • Controllo preventivo: in alcuni casi l’Agenzia delle Entrate effettua controlli preventivi entro 4 mesi dalla trasmissione; il rimborso arriva al termine dei controlli a partire da dicembre, entro il sesto mese successivo al termine di trasmissione.
    • IBAN obbligatorio per i senza sostituto: comunicare il codice IBAN all’Agenzia delle Entrate è indispensabile per ricevere il rimborso sul conto; altrimenti arriva con titoli di credito di Poste Italiane.

    Come funziona il rimborso del 730: tre percorsi diversi

    Dopo aver presentato il 730 e scoperto di avere un credito IRPEF, la domanda che tutti si fanno è: quando arriva effettivamente il rimborso? La risposta dipende da come hai presentato la dichiarazione e se hai o meno un sostituto d’imposta (cioè un datore di lavoro o un ente pensionistico che gestisce le tue imposte).

    Ci sono tre scenari principali. Il primo riguarda i lavoratori dipendenti con un sostituto: il rimborso arriva direttamente nella busta paga, senza bisogno di fare nulla di speciale. Il secondo è per i pensionati: stessa logica, ma con uno o due mesi di ritardo rispetto ai dipendenti. Il terzo riguarda chi ha presentato il 730 senza sostituto d’imposta: in quel caso è l’Agenzia delle Entrate a versare il rimborso, a partire da dicembre, sul conto corrente o con un titolo di credito postale.

    Esiste poi una situazione particolare: il controllo preventivo. In certi casi previsti dalla legge, l’Agenzia delle Entrate può controllare la dichiarazione prima di erogare il rimborso. Questo non significa che ci sia un problema: significa solo che i tempi si allungano, con il rimborso che arriva entro il sesto mese successivo al termine di trasmissione della dichiarazione.

    Quando arriva il rimborso del 730/2026
    Tipo di contribuente Quando arriva il rimborso Come arriva
    Lavoratore dipendente con sostituto Da luglio (prima retribuzione utile dopo il prospetto di liquidazione) In busta paga
    Pensionato con sostituto Da agosto o settembre (secondo mese dopo il prospetto di liquidazione) Nella rata di pensione
    Senza sostituto d'imposta A partire da dicembre Su IBAN o titolo di credito Poste Italiane
    Con controllo preventivo dell'Agenzia Entro il sesto mese dopo il termine di trasmissione, a partire da dicembre Dall'Agenzia delle Entrate, su IBAN o Poste Italiane
    Importo per singola imposta fino a 12 euro Non viene erogato (ne' rimborsato ne' trattenuto)

    Esempio pratico

    • Tizio è dipendente e presenta il 730 tramite il Caf il 15 maggio. Il Caf trasmette la dichiarazione e il datore di lavoro di Tizio riceve il prospetto di liquidazione a giugno. Da luglio Tizio trova in busta paga un rimborso IRPEF di 480 euro. Se invece Tizio fosse un pensionato, lo stesso rimborso arriverebbe nella rata di pensione di agosto o settembre. Se Tizio avesse presentato il 730 senza sostituto perché ha perso il lavoro, l’Agenzia delle Entrate gli accrediterebbe i 480 euro direttamente sul conto corrente a partire da dicembre, a patto che Tizio abbia comunicato in precedenza il suo IBAN all’Agenzia.

    Documenti necessari

    • Modello 730-3 (prospetto di liquidazione) ricevuto da Caf, sostituto o professionista: indica l’importo esatto del rimborso spettante
    • Codice IBAN del conto corrente (da comunicare all’Agenzia delle Entrate per chi non ha sostituto)
    • Certificazione Unica 2026 (per verifica delle ritenute già subite)
    • Ricevuta di trasmissione della dichiarazione (per calcolare i tempi del controllo preventivo, se applicabile)

    Il rimborso non arriva in luglio: cosa fare

    Scenario. Caio è dipendente e si aspetta un rimborso di 600 euro. Siamo a fine luglio ma in busta paga non ha visto nulla. Non capisce cosa stia succedendo.

    Come si applica. Ci sono due possibili spiegazioni. La prima: il datore di lavoro ha ricevuto il prospetto di liquidazione in ritardo rispetto al solito, e il rimborso arriverà nella busta paga di agosto. La seconda: l’Agenzia delle Entrate ha avviato un controllo preventivo sulla dichiarazione di Caio. In questo caso il rimborso non passa dal datore di lavoro ma viene erogato direttamente dall’Agenzia, a partire da dicembre, entro il sesto mese successivo al termine di trasmissione. Caio può verificare lo stato della propria dichiarazione nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

    In pratica

    • Se il rimborso non compare a luglio, attendere agosto prima di allarmarsi: i tempi del datore di lavoro possono variare di qualche settimana.
    • In caso di controllo preventivo, il rimborso arriva comunque: ci vuole solo più tempo (entro il sesto mese dal termine di trasmissione). Non è necessario fare nulla di speciale.

    Rimborso per chi ha presentato il 730 senza sostituto

    Scenario. Sempronia ha presentato il 730 senza sostituto tramite un Caf perché ha perso il lavoro. Ha un credito IRPEF di 750 euro e vuole sapere quando e come riceverlo.

    Come si applica. Sempronia riceverà il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate a partire da dicembre. Se ha già comunicato il suo IBAN all’Agenzia, i 750 euro arriveranno sul suo conto corrente. Se non ha mai comunicato l’IBAN, l’Agenzia invierà un titolo di credito a copertura garantita emesso da Poste Italiane. Per comunicare l’IBAN può usare l’apposita applicazione web nell’area riservata del sito dell’Agenzia, oppure inviare il modello firmato digitalmente via PEC a qualsiasi direzione provinciale dell’Agenzia, oppure consegnarlo in formato cartaceo presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia.

    In pratica

    • Comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate il prima possibile per ricevere il rimborso direttamente sul conto: evita attese per il ritiro del titolo di credito postale.
    • L’IBAN si può comunicare anche tramite un delegato, compilando la sezione apposita del modello e allegando copia del documento di identità sia del delegante che del delegato.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando arriva il rimborso del 730/2026 per i dipendenti?

    A partire dalla prima retribuzione utile successiva al momento in cui il sostituto d’imposta ha ricevuto il prospetto di liquidazione, generalmente dal mese di luglio.

    Quando arriva il rimborso per i pensionati?

    Dal secondo mese successivo al momento in cui l’ente pensionistico ha ricevuto il prospetto di liquidazione, generalmente da agosto o settembre.

    Cosa succede se c'e' un controllo preventivo dell'Agenzia delle Entrate?

    L’Agenzia ha fino a 4 mesi dalla trasmissione per effettuare i controlli. Il rimborso che risulta spettante viene erogato direttamente dall’Agenzia a partire da dicembre, entro il sesto mese successivo al termine di trasmissione.

    Come fa l'Agenzia delle Entrate a rimborsarmi se non ho il sostituto?

    Se hai comunicato il tuo IBAN, il rimborso viene accreditato direttamente sul conto. Altrimenti arriva tramite titoli di credito a copertura garantita emessi da Poste Italiane.

    Esiste un importo minimo sotto cui il rimborso non viene erogato?

    Si. Il sostituto d’imposta non esegue il rimborso (ne’ la trattenuta) se l’importo che risulta dalla dichiarazione per ogni singola imposta o addizionale e’ uguale o inferiore a 12 euro.

    Devo fare qualcosa per ricevere il rimborso o arriva automaticamente?

    Per chi ha il sostituto d’imposta il rimborso arriva automaticamente in busta paga o pensione. Per chi non ha il sostituto, e’ utile comunicare il proprio IBAN all’Agenzia delle Entrate in anticipo, per velocizzare l’accredito.

  • Articolo 63 L. 184/1983: Modifica del capo II del titolo VIII del codice civile

    Art. 63 L. 184/1983 – Modifica del capo II del titolo VIII del codice civile

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    L'intitolazione del capo II del titolo VIII del libro I del codice civile è sostituita dalla seguente: "Delle forme dell'adozione di persone di maggiore età".

  • Liquidazione IVA mensile o trimestrale: quale scegliere

    In sintesi

    • Mensile: versamento entro il 16 del mese successivo; obbligatorio sopra le soglie di volume d’affari.
    • Trimestrale per opzione: ammesso se il volume d’affari dell’anno precedente non ha superato 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attività).
    • Il versamento trimestrale scade entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre concluso.
    • Chi sceglie il trimestrale deve applicare una maggiorazione dell’1% sull’importo da versare, a titolo di interessi.
    • Il saldo si versa con modello F24: codici tributo 6001-6012 per i mensili, 6031-6034 per i trimestrali.
    • La scelta della cadenza influisce sulla liquidità: meno versamenti ma con maggiorazione vs. versamenti frequenti senza interessi.

    Come funziona la liquidazione periodica IVA

    La liquidazione IVA è il conteggio che ogni imprenditore o professionista soggetto a IVA deve fare con cadenza regolare: si sommano tutte le fatture emesse (IVA a debito) e le fatture di acquisto (IVA a credito) del periodo, e la differenza – se positiva – si versa all’Erario. Se è negativa, si genera un credito che può essere compensato o riportato.

    Il dubbio più comune è proprio questo: quanto spesso devo fare il conteggio e versare? La risposta dipende dal volume d’affari dell’anno precedente. Se superi determinate soglie sei obbligato alla cadenza mensile; se stai sotto le soglie puoi optare per quella trimestrale, ma con un piccolo extra.

    Conoscere bene le regole ti permette di pianificare la cassa in modo più preciso e di evitare omissioni o ritardi che comportano sanzioni. In questo articolo trovi le soglie esatte, le scadenze e un confronto pratico tra le due opzioni.

    Confronto mensile vs. trimestrale per opzione
    Caratteristica Mensile Trimestrale per opzione
    Chi può usarlo Tutti i soggetti IVA (obbligatorio sopra soglia) Volume d'affari ≤ 500.000 € (servizi) o ≤ 800.000 € (altre attività)
    Scadenza versamento Entro il 16 del mese successivo Entro il 16 del 2° mese successivo al trimestre
    Maggiorazione interessi Nessuna 1% sull'importo da versare
    Codici tributo F24 6001-6012 (gen-dic) 6031-6034 (1°-4° trimestre)
    Versamenti annui Fino a 12 Fino a 4
    LIPE Obbligatoria ogni trimestre Obbligatoria ogni trimestre

    Esempio pratico

    • Alfa Srl (attività commerciale) ha chiuso l’anno precedente con un volume d’affari di 650.000 euro: supera la soglia di 500.000 euro per i servizi ma rientra nella soglia di 800.000 euro per le attività diverse dai servizi. Poiché svolge commercio (non prestazioni di servizi), la soglia applicabile è 800.000 euro: 650.000 è inferiore, quindi può optare per il trimestrale. Nel primo trimestre matura un debito IVA netto di 10.000 euro. Con la maggiorazione dell’1% verserà 10.100 euro entro il 16 maggio, usando il codice tributo 6031.

    Documenti necessari

    • Registri IVA (registro vendite e registro acquisti)
    • Fatture emesse e ricevute del periodo
    • Modello F24 con codice tributo corretto (6001-6012 o 6031-6034)
    • Comunicazione LIPE del trimestre di riferimento
    • Dichiarazione IVA annuale dell’anno precedente (per verificare il volume d’affari)

    Tizio: studio professionale con volume d'affari sotto soglia

    Scenario. Tizio è un consulente informatico freelance che nell’anno precedente ha fatturato 280.000 euro di prestazioni di servizi. La soglia per i servizi è 500.000 euro: Tizio sta abbondantemente sotto.

    Come si applica. Tizio può optare per la liquidazione trimestrale. Nel secondo trimestre ha IVA a debito di 8.000 euro e IVA a credito di 2.000 euro: debito netto 6.000 euro. Applica la maggiorazione dell’1%: versa 6.060 euro entro il 16 agosto con codice tributo 6032. Risparmia tre versamenti rispetto al mensile, ma paga 60 euro di interessi.

    In pratica

    • Controlla ogni anno il volume d’affari: se superi 500.000 euro (servizi) sei obbligato a passare al mensile dall’anno successivo.
    • Ricorda la maggiorazione: non è una sanzione ma un interesse fisso dell’1%; calcola se il vantaggio di liquidità ne vale la pena rispetto all’impegno dei versamenti mensili.

    Caio: piccolo negozio che supera la soglia a metà percorso

    Scenario. Caio gestisce un negozio di abbigliamento. Nell’anno precedente ha dichiarato un volume d’affari di 920.000 euro, superiore alla soglia di 800.000 euro per le attività diverse dai servizi.

    Come si applica. Caio non può optare per il trimestrale: è obbligato alla liquidazione mensile. Ogni mese calcola il saldo IVA e versa entro il 16 del mese successivo usando i codici 6001-6012. Non deve applicare alcuna maggiorazione, ma deve tenere i registri aggiornati mese per mese e inviare la LIPE ogni trimestre.

    In pratica

    • Chi supera la soglia anche di poco deve passare al mensile: conviene monitorare il fatturato già a settembre-ottobre per prepararsi al cambio.
    • Il versamento mensile senza maggiorazione è più oneroso come impegno operativo, ma evita il costo degli interessi e mantiene la contabilità IVA sempre aggiornata.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando scade il versamento IVA mensile?

    Entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento. Ad esempio, l’IVA di marzo si versa entro il 16 aprile.

    Quando scade il versamento IVA trimestrale?

    Entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre concluso. Il primo trimestre (gennaio-marzo) scade il 16 maggio; il secondo (aprile-giugno) il 16 agosto; il terzo (luglio-settembre) il 16 novembre. Il quarto trimestre coincide con l’acconto di dicembre e il saldo annuale.

    Cos'è la maggiorazione dell'1% sul trimestrale?

    È un interesse forfettario che si applica sull’importo da versare per chi sceglie la cadenza trimestrale al posto di quella mensile. Non è una sanzione: compensa il fatto che il versamento avviene con ritardo rispetto al mensile.

    Posso passare da mensile a trimestrale durante l'anno?

    No. La scelta della cadenza si effettua in sede di dichiarazione IVA annuale e vale per l’intero anno. Si può cambiare dall’anno successivo se si rispettano le soglie.

    Cosa succede se supero la soglia di volume d'affari?

    Se nell’anno in corso superi la soglia (500.000 euro per i servizi o 800.000 euro per le altre attività), perdi il diritto all’opzione trimestrale dall’anno successivo e devi passare al mensile.

    Devo inviare la LIPE anche se sono trimestrale?

    Sì. La Comunicazione delle Liquidazioni Periodiche IVA è obbligatoria ogni trimestre sia per i contribuenti mensili sia per quelli trimestrali. I termini ordinari sono la fine del secondo mese successivo a ciascun trimestre.

  • Art. 20 Codice della Navigazione: Vigilanza sulla navigazione e sul traffico all’estero

    Art. 20 Codice della Navigazione: Vigilanza sulla navigazione e sul traffico all'estero

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Vigilanza sulla navigazione e sul traffico all'estero).

    La vigilanza sulla navigazione e sul traffico marittimo nazionale all'estero è esercitata dalle autorità consolari.

    Fonte: Normattiva.it.