Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Vendere oggetti e account di gioco: si deve dichiarare?

    In sintesi

    • Vendita occasionale di oggetti virtuali: se non è abituale e organizzata, il ricavato rientra nei redditi diversi da attività commerciale non esercitata abitualmente (rigo D5 codice 1 del quadro D).
    • Trading sistematico di item o account: se acquisti e rivendi con continuità e con organizzazione tipica di un’impresa, serve la partita IVA e il Modello Redditi PF.
    • Plusvalenza finanziaria: la vendita di asset digitali che costituiscono strumenti finanziari può rientrare nel quadro T; verificare la natura dell’asset è fondamentale.
    • Cripto-valute nei giochi blockchain: se l’oggetto virtuale è rappresentato da un token su blockchain, seguono le regole delle cripto-attività (quadro W del 730 o RW del Modello Redditi PF per il monitoraggio).
    • Nessuna soglia di esenzione: non esiste un importo minimo sotto il quale la vendita è automaticamente esente; anche somme modeste sono in linea di principio imponibili se rientrano tra i redditi diversi.

    Quando la vendita di un oggetto virtuale diventa reddito tassabile

    Vendere una skin rara, un account di gioco potenziato o un equipaggiamento digitale può generare guadagni anche significativi. Il fisco italiano non ha norme ad hoc per gli oggetti virtuali, ma li riconduce alle categorie esistenti in base a come e con quale frequenza avviene l’operazione.

    Se vendi un oggetto virtuale in modo del tutto occasionale, senza una struttura organizzata e senza che questa sia la tua attività principale, il corrispettivo ricevuto è qualificabile come reddito diverso derivante da attività commerciale non esercitata abitualmente. Va indicato nel rigo D5 del quadro D (codice 1), riportando il lordo incassato. Puoi dedurre le spese inerenti la produzione del reddito nella colonna 3 dello stesso rigo.

    Se invece acquisti e rivendi oggetti virtuali o account con regolarità, hai un metodo, una clientela abituale e l’intento di trarne un guadagno sistematico, l’attivita’ ha le caratteristiche di un’impresa commerciale. In questo caso occorre la partita IVA, e i redditi vanno dichiarati con il Modello Redditi PF.

    Un discorso a parte meritano gli asset digitali su blockchain (NFT di gioco, token): questi rientrano nella disciplina delle cripto-attività e, se si realizza una plusvalenza, concorrono a formare reddito soggetto a imposta sostitutiva. Il monitoraggio fiscale avviene nel quadro W del 730 o nel quadro RW del Modello Redditi PF.

    Tipi di vendita e trattamento fiscale
    Operazione Frequenza Trattamento fiscale Quadro/modello
    Vendita di skin o item in game Occasionale, sporadica Reddito diverso – attività commerciale occasionale 730, quadro D, rigo D5 cod. 1
    Trading sistematico di oggetti/account Abituale, organizzata Reddito d'impresa, P.IVA necessaria Modello Redditi PF (RF/RG/LM)
    Vendita di NFT o token di gioco blockchain Qualsiasi Cripto-attività: plusvalenza a imposta sostitutiva + monitoraggio 730, quadro W (monitoraggio) + quadro T
    Vendita account con perdita (spese > ricavi) Qualsiasi Perdita su redditi diversi (non compensabile con altri redditi) Quadro D, D5 cod. 1

    Esempio pratico

    • Tizio ha acquistato nel 2024 un account di un popolare MMORPG per 200 euro e lo ha rivenduto nel 2025 per 900 euro, ottenendo un guadagno di 700 euro. Si tratta di un episodio isolato: Tizio non fa trading di account abitualmente. Riporta 900 euro in colonna 2 del rigo D5 (lordo percepito) e 200 euro in colonna 3 (spesa inerente, cioè il costo di acquisto documentato). Il reddito netto imponibile risultante è 700 euro, su cui il CAF calcolerà l’IRPEF secondo gli scaglioni ordinari.

    Documenti necessari

    • Estratto conto bancario, PayPal o wallet digitale con il ricavato della vendita
    • Documentazione del costo di acquisto dell’oggetto o dell’account (ricevuta, screenshot della transazione originale)
    • Schermate della piattaforma di scambio (marketplace del gioco, siti di trading) che attestino il prezzo di cessione
    • Eventuale Certificazione Unica se l’acquirente o la piattaforma ha applicato ritenuta
    • Documentazione di acquisto/vendita di NFT o token (estratto del wallet blockchain con date e valori in euro)

    Caso 1 – Tizio: vendita isolata di un account di gioco

    Scenario. Tizio ha smesso di giocare a un titolo online e ha venduto il suo account su un forum specializzato per 450 euro. Non ha mai venduto altri account in precedenza e non intende farlo in futuro.

    Come si applica. L’operazione è occasionale. Tizio dichiara il corrispettivo lordo (450 euro) nel rigo D5 del quadro D con codice 1. Se ha sostenuto spese documentate per acquistare potenziamenti o abbonamenti premium che hanno incrementato il valore dell’account, può indicarle nella colonna 3 dello stesso rigo come spese inerenti. Il reddito netto confluirà nel reddito complessivo e sarà tassato con le aliquote IRPEF ordinarie.

    In pratica

    • Inserire il lordo ricevuto in colonna 2 del rigo D5 (non dedurre la ritenuta dall’importo da indicare).
    • Le spese documentate per incrementare il valore dell’account sono deducibili in colonna 3.
    • Conservare gli screenshot della transazione come prova documentale.

    Caso 2 – Caio: trading sistematico di skin e oggetti rari

    Scenario. Caio compra e rivende quotidianamente skin e item rari su piattaforme di trading, con un volume di operazioni di decine al mese e un guadagno annuo di circa 25.000 euro. Ha un metodo definito e una clientela consolidata.

    Come si applica. L’attivita’ di Caio è abituale e organizzata: configura un’impresa commerciale. Non può usare il 730 per questi redditi. Deve aprire la partita IVA (codice ATECO appropriato per il commercio online), tenere la contabilità e dichiarare con il Modello Redditi PF. Se sceglie il regime forfetario, applica il coefficiente di redditività del settore commercio (40% per commercio al dettaglio) e paga l’imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile.

    In pratica

    • Attività abituale e organizzata = P.IVA obbligatoria; il 730 non è il modello corretto.
    • Il regime forfetario è accessibile se i ricavi dell’anno precedente non superano 85.000 euro.
    • Oltre i 100.000 euro di ricavi nell’anno corrente, il regime forfetario cessa immediatamente per quell’anno.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare la vendita di un oggetto virtuale se ho guadagnato poco?

    In linea di principio sì: i redditi diversi da attività commerciale occasionale non hanno una soglia di esenzione specifica. Tuttavia, per importi molto modesti e in assenza di ritenuta, la praticità del controllo è bassa; la regola formale rimane quella della dichiarazione.

    Posso dedurre il costo di acquisto dell'oggetto venduto?

    Sì, le spese inerenti la produzione del reddito sono deducibili e vanno indicate nella colonna 3 del rigo D5. Devi avere documentazione del costo sostenuto (ricevute di acquisto, estratti conto).

    La piattaforma di gioco mi ha trattenuto una commissione: la deduco?

    Le commissioni di vendita trattenute dalla piattaforma riducono il corrispettivo netto ricevuto. Puoi indicarle tra le spese inerenti in colonna 3 del rigo D5, purché documentate.

    Gli NFT di gioco seguono le stesse regole degli oggetti virtuali ordinari?

    No: gli NFT e i token su blockchain sono cripto-attività con regole proprie. Le plusvalenze sono soggette a imposta sostitutiva e il loro possesso va monitorato nel quadro W del 730 o nel quadro RW del Modello Redditi PF.

    Se non ricevo denaro ma scambio oggetti con altri giocatori, devo dichiarare?

    Lo scambio in natura vale come cessione a titolo oneroso al valore normale degli oggetti scambiati. In teoria il reddito è comunque imponibile, ma la determinazione del valore e la tracciabilità sono complesse; conserva documentazione se i valori sono significativi.

    Quando l'attivita' di trading di oggetti virtuali richiede la P.IVA?

    Quando è esercitata con abitualità, continuità e organizzazione tipica di un’impresa: acquisto sistematico per rivendere, clientela fissa, metodo consolidato. Non esiste una soglia numerica fissa; conta la modalità complessiva dell’attivita’.

  • Art. 28-quinquies DPR 602/1973 – Compensazione crediti con istituti definitori tributari

    Art. 28-quinquies DPR 602/1973 – Compensazione crediti con istituti definitori tributari

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. I crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti delle amministrazioni pubbliche per somministrazioni, forniture e appalti, possono essere compensati, solo su specifica richiesta del creditore, con l’utilizzo del sistema previsto dall’articolo 17, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ed esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, con le somme dovute a seguito di accertamento con adesione, di definizione, di acquiescenza o di conciliazione giudiziale, di mediazione.

    2. I termini e le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 sono stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

  • Art. 28-quater DPR 602/1973 – Compensazione crediti PA con somme iscritte a ruolo

    Art. 28-quater DPR 602/1973 – Compensazione crediti PA con somme iscritte a ruolo

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. A partire dal 1 gennaio 2011, i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti delle amministrazioni pubbliche per somministrazione, forniture, prestazioni professionali e appalti, possono essere compensati con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo. Le disposizioni del primo periodo si applicano anche alle somme contenute nei carichi affidati all’agente della riscossione successivamente al 30 settembre 2013 e, in ogni caso, entro il 31 dicembre del secondo anno antecedente a quello in cui è richiesta la compensazione.

  • Art. 28-ter DPR 602/1973 – Compensazione volontaria con crediti d’imposta

    Art. 28-ter DPR 602/1973 – Compensazione volontaria con crediti d’imposta

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. In sede di erogazione di un rimborso d’imposta di ammontare superiore a 500 euro comprensivi di interessi, l’Agenzia delle entrate verifica se il beneficiario risulta inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento e, in caso affermativo, trasmette in via telematica apposita segnalazione all’agente della riscossione.

    2. Ricevuta la segnalazione, l’agente della riscossione notifica all’interessato una proposta di compensazione tra il credito d’imposta ed il debito iscritto a ruolo, sospendendo l’azione di recupero ed invitando il debitore a comunicare entro sessanta giorni se intende accettare tale proposta.

    3. In caso di accettazione della proposta, l’agente della riscossione movimenta le somme e le riversa nei limiti dell’importo complessivamente dovuto a seguito dell’iscrizione a ruolo.

    4. In caso di rifiuto della predetta proposta o di mancato tempestivo riscontro alla stessa, cessano gli effetti della sospensione.

    6. Con regolamento del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabilite le modalità di attuazione, i limiti e le condizioni per l’applicazione del presente articolo.

  • Art. 28-bis DPR 602/1973 – Pagamento imposte mediante cessione beni culturali

    Art. 28-bis DPR 602/1973 – Pagamento imposte mediante cessione beni culturali

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    I soggetti tenuti al pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell’imposta locale sui redditi, dei tributi erariali soppressi di cui all’art. 82 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597 e relativi interessi, soprattasse e pene pecuniarie possono cedere allo Stato, in pagamento totale o parziale delle imposte stesse e degli accessori, i beni indicati negli artt. 1, 2 e 5 della L. 1 giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni e integrazioni, gli archivi o singoli documenti dichiarati di notevole interesse storico a norma dell’art. 36 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, nonché le opere di autori viventi o la cui esecuzione risalga anche ad epoca inferiore al cinquantennio, di cui lo Stato sia interessato all’acquisizione.

    La proposta di cessione, contenente la descrizione dettagliata dei beni offerti corredata da idonea documentazione deve essere presentata al Ministero per i beni culturali e ambientali.

    Le condizioni ed il valore della cessione sono stabiliti con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali di concerto con il Ministro delle finanze, sentita un’apposita commissione nominata con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali.

    La proposta di cessione non sospende il pagamento delle imposte di cui al primo comma.

    L’interessato può revocare la propria proposta di cessione all’atto dell’audizione presso la commissione, ovvero nei quindici giorni successivi.

  • Rottamazione quinquies: dopo quante rate non pagate si decade? casi pratici

    In sintesi

    • Con il piano a rate si può saltare una sola rata: la decadenza scatta al mancato o insufficiente pagamento della seconda, anche non consecutiva (comma 95, lett. b, L. 199/2025)
    • Fa decadere anche il mancato pagamento dell’ultima rata o dell’unica rata scelta
    • La tolleranza di cinque giorni vale solo per l’unica rata e per l’ultima, non per le rate intermedie
    • Con la decadenza il debito torna dovuto con sanzioni e interessi; i versamenti fatti restano come acconto e non sono rimborsati
    • Dopo la decadenza quei carichi non si possono più rateizzare con la dilazione ordinaria dell’art. 19 D.P.R. 602/1973

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    La rottamazione-quinquies è disciplinata dai commi 82-100 dell’art. 1 della L. 199/2025. Il comma 95 stabilisce che la definizione non produce effetti in caso di mancato o insufficiente versamento: a) dell’unica rata scelta; b) di due rate, anche non consecutive, del piano; c) dell’ultima rata. Solo nei casi a) e c) conta anche il versamento tardivo di oltre cinque giorni. In quel caso i versamenti fatti restano acquisiti come acconto sul debito complessivo e la riscossione riprende.

    Approfondimento sulla procedura: procedura operativa della rottamazione-quinquies.

    Quando decade il beneficio della rottamazione quinquies e come evitarlo

    La decadenza è il rischio operativo principale della rottamazione-quinquies: il comma 95 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) prevede che, nel piano a rate, il beneficio si perda con il mancato o insufficiente pagamento di due rate, anche non consecutive, oppure dell’ultima. Una sola rata saltata, se non è l’ultima, non fa decadere. Quando la decadenza scatta, il debito torna esigibile per il suo importo originario, comprensivo di sanzioni, interessi di mora e aggio, detratto soltanto quanto già versato, che resta acquisito a titolo di acconto.

    La regola è severa per ragioni sistematiche: la rottamazione è un istituto eccezionale che deroga al principio di indisponibilità del credito erariale; il legislatore ha storicamente richiesto, in cambio dello stralcio della componente afflittiva, una disciplina di pagamento rigorosa. La tolleranza di cinque giorni c’è, ma la legge la limita all’unica rata (per chi paga in un’unica soluzione) e all’ultima rata del piano; Agenzia delle entrate-Riscossione lo conferma nella FAQ n. 10. Per le rate intermedie la tolleranza non è prevista.

    Dal punto di vista operativo, il debitore deve presidiare con attenzione il calendario bimestrale per tutti e nove gli anni del piano massimo. Un inadempimento anche accidentale, ad esempio per un problema bancario o per un disguido nella disposizione del bonifico, può azzerare anni di versamenti regolari. È quindi consigliabile impostare addebiti automatici e verificare l’esito di ogni pagamento entro la giornata di scadenza, conservando le ricevute come prova dell’avvenuto versamento.

    Come prevenire la decadenza: la checklist operativa

    • Impostare addebito automatico (SEPA o RID) per ogni rata bimestrale
    • Verificare l’esito del pagamento entro la data di scadenza della rata
    • Conservare le ricevute di pagamento per tutto il corso del piano
    • In caso di difficoltà, contattare AdER prima della scadenza per valutare opzioni
    • Non confondere la rata della rottamazione con altri piani di rateazione ordinari

    Quante rate si possono saltare nella rottamazione quinquies

    La risposta breve è una. La seconda rata non pagata, o pagata solo in parte, fa decadere, anche se le due rate non sono consecutive. Agenzia delle entrate-Riscossione lo dice così nella FAQ n. 12: la legge consente di «rimanere in arretrato con una rata» senza decadere.

    Situazione Effetto Tolleranza di 5 giorni
    Unica soluzione (scadenza 31 luglio 2026) non pagata, pagata in parte o pagata con oltre 5 giorni di ritardo Decadenza Sì (pagamento valido entro il 5 agosto 2026)
    Una rata intermedia non pagata o pagata in parte Nessuna decadenza, ma si resta in arretrato di una rata No
    Una seconda rata non pagata o pagata in parte, anche non consecutiva Decadenza No
    Ultima rata non pagata, pagata in parte o con oltre 5 giorni di ritardo Decadenza Sì

    Rata saltata o pagata in parte: come rimettersi in pari

    Secondo la FAQ n. 12 di Agenzia delle entrate-Riscossione, quando si paga la rata successiva a quella saltata, la somma va a coprire prima la rata rimasta scoperta. Chi salta una rata e poi paga solo gli importi ordinari resta quindi sempre indietro di una rata, fino all’ultima: se l’ultima risulta non pagata, la decadenza scatta per la lettera c) del comma 95. L’esempio dell’Agenzia è un piano in tre rate in cui si pagano la prima e la terza: il versamento della terza copre la seconda e così risulta non pagata l’ultima. Per tornare in pari, quindi, occorre versare anche l’importo arretrato.

    Prima rata non pagata o pagata in ritardo

    La prima rata del piano scadeva il 31 luglio 2026 e non gode della tolleranza dei cinque giorni, che vale solo per l’unica rata e per l’ultima. Non pagarla non fa decadere da sola, ma consuma l’unica rata che si può saltare: da quel momento ogni altra rata non pagata o insufficiente fa perdere il beneficio. Alla prima rata la legge lega anche l’estinzione delle procedure esecutive già avviate (comma 94, lett. b) e il perfezionamento della definizione ai fini dell’estinzione dei giudizi pendenti (comma 87). Se una rata intermedia pagata con qualche giorno di ritardo valga come «non pagata» la legge non lo dice in modo espresso, perché il ritardo è citato solo per l’unica e per l’ultima rata: in attesa di chiarimenti ufficiali conviene pagare entro la scadenza.

    Le scadenze delle rate bimestrali

    Rate Scadenze
    1ª, 2ª e 3ª 31 luglio 2026, 30 settembre 2026, 30 novembre 2026
    dalla 4ª alla 51ª 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre di ogni anno dal 2027
    52ª, 53ª e 54ª 31 gennaio, 31 marzo e 31 maggio 2035

    Le rate sono al massimo 54, di pari importo e non inferiori a 100 euro; dal 1° agosto 2026 si pagano interessi del 3% annuo (commi 83, 84 e 92). Le date vincolanti sono quelle della «Comunicazione delle somme dovute» inviata da Agenzia delle entrate-Riscossione.

    Dopo la decadenza: niente rateizzazione ordinaria

    Con la decadenza riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza, l’agente della riscossione può avviare nuove azioni cautelari ed esecutive e proseguire quelle sospese, e i versamenti già fatti restano acquisiti come acconto (comma 95). Per i carichi compresi nella definizione, inoltre, non si possono più ottenere dilazioni ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 602/1973 (comma 94, lett. a, e FAQ n. 10 dell’Agenzia).

    Caso 1: Tizio paga 18 rate e poi salta la diciannovesima: decade?

    Scenario. Tizio ha aderito alla rottamazione-quinquies per un debito di 54.000 euro (capitale), con piano da 54 rate bimestrali da circa 1.010 euro ciascuna. Paga regolarmente le prime 18 rate, versando complessivamente 18.180 euro. Alla diciannovesima rata, in scadenza nel mese di luglio, non dispone della liquidità necessaria e non effettua il versamento.

    Come si legge in pratica. Una sola rata saltata non fa decadere: è la prima rata non pagata del piano e non è l’ultima. Però Tizio ha consumato il margine che la legge concede. Quando pagherà la ventesima rata, a settembre, quella somma coprirà la diciannovesima rimasta scoperta (FAQ n. 12 di Agenzia delle entrate-Riscossione) e la ventesima risulterà non pagata: se a quel punto non versa anche l’arretrato, ha due rate non pagate e decade. In caso di decadenza quanto versato non viene restituito e resta come acconto sul debito originario, che torna dovuto con sanzioni e interessi e non può più essere rateizzato con la dilazione ordinaria.

    Riepilogo Caso 1

    • Rate pagate: 18 su 54, per un totale di 18.180 euro
    • Rata non pagata: la diciannovesima, scaduta in luglio
    • Effetto: nessuna decadenza per una sola rata intermedia saltata
    • Rischio: alla rata successiva si decade se non si versa anche l’arretrato
    • Se decade: versamenti trattenuti come acconto, debito pieno, niente rateizzazione ordinaria

    Caso 2: Caia paga una rata in misura insufficiente (importo errato)

    Scenario. Caia ha un piano di 24 rate bimestrali da 600 euro ciascuna (debito capitale 14.400 euro). Alla settima rata dispone un bonifico di 580 euro anziché 600 euro, per un errore nel trasferimento bancario. L’importo mancante di 20 euro non viene integrato alla scadenza.

    Come si legge in pratica. Per il comma 95 il versamento insufficiente conta come il mancato versamento: la settima rata vale come rata non pagata. Da sola non fa decadere, perché non è l’ultima e la legge tollera una rata in arretrato; ma se i 20 euro non vengono integrati, la differenza si trascina sulle rate successive e un secondo versamento incompleto farebbe decadere. La legge non prevede soglie minime di tolleranza sull’importo. Conviene versare subito la differenza e controllare la situazione dei pagamenti nell’area riservata di Agenzia delle entrate-Riscossione.

    Riepilogo Caso 2

    • Rata dovuta: 600 euro; rata versata per errore: 580 euro
    • Differenza non integrata: 20 euro oltre il termine di tolleranza
    • Effetto: la settima rata conta come non pagata, ma da sola non fa decadere
    • Azione: integrare subito i 20 euro; un secondo versamento insufficiente farebbe decadere
    • Lezione operativa: usare addebito automatico per evitare errori manuali

    Caso 3: Sempronio decade e valuta le opzioni successive

    Scenario. Sempronio aveva un piano di 54 rate bimestrali da 3.366 euro per un debito di 180.000 euro. Dopo 30 rate regolari (100.980 euro versati), un peggioramento della situazione aziendale lo porta a non pagare le ultime 24 rate. Il debito residuo originario al lordo degli accessori ammontava a circa 280.000 euro.

    Come si legge in pratica. La decadenza scatta quando resta non pagata la seconda rata, cioè la trentaduesima. Sempronio perde lo stralcio di sanzioni e interessi sull’intero debito. I 100.980 euro versati restano acquisiti come acconto sull’importo complessivamente dovuto (comma 95), ma il residuo può essere elevato. Cosa non può fare: chiedere per quegli stessi carichi la rateizzazione ordinaria dell’art. 19 D.P.R. 602/1973, esclusa dopo la decadenza (FAQ n. 10 di Agenzia delle entrate-Riscossione). Cosa resta: pagare il residuo, oppure, se l’impresa è in crisi, valutare gli strumenti del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

    Riepilogo Caso 3

    • Rate pagate: 30 su 54, per 100.980 euro versati
    • Decadenza: al mancato pagamento della seconda rata, la trentaduesima
    • Importo versato: acquisito come acconto, non rimborsabile
    • Esclusa: la rateizzazione ordinaria art. 19 D.P.R. 602/1973 per gli stessi carichi
    • Strade residue: pagamento del residuo o strumenti del codice della crisi d’impresa

    Quando conviene una verifica

    Non rischiare la decadenza: pianifica con un professionista. Hai dubbi sulle scadenze del piano? Consulta un esperto.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quante rate si possono saltare nella rottamazione quinquies?

    Una. Con il pagamento a rate la decadenza scatta al mancato o insufficiente pagamento di due rate, anche non consecutive, oppure dell’ultima rata (comma 95, L. 199/2025). Agenzia delle entrate-Riscossione precisa che la rata saltata resta un arretrato: il pagamento successivo copre prima quella.

    Quando decade il diritto alla rottamazione quinquies?

    Se si è scelta l’unica soluzione, quando il pagamento manca, è insufficiente o arriva con più di cinque giorni di ritardo. Con il piano a rate, quando restano non pagate o pagate in parte due rate, anche non consecutive, oppure quando manca l’ultima rata o è pagata con più di cinque giorni di ritardo.

    Cosa succede se pago la rata con qualche giorno di ritardo?

    La tolleranza di cinque giorni vale solo per l’unica rata e per l’ultima rata del piano. Per le rate intermedie non è prevista e la legge non dice in modo espresso se un ritardo di pochi giorni equivalga a una rata non pagata: la scelta prudente è pagare entro la scadenza.

    Se non ho pagato la prima rata della rottamazione quinquies decado?

    Non da sola: la prima rata non è l’ultima e la legge tollera una rata in arretrato. Ma si è consumato l’unico margine, e un’altra rata non pagata o incompleta fa decadere. Alla prima rata sono legati anche l’estinzione delle procedure esecutive già avviate e l’estinzione dei giudizi pendenti (commi 87 e 94).

    Ho pagato una rata in misura inferiore: cosa succede?

    Il versamento insufficiente conta come mancato versamento di quella rata. Una sola rata insufficiente non fa decadere, ma la differenza va integrata: un secondo versamento incompleto, o un’ultima rata non saldata, fa perdere il beneficio.

    I versamenti già effettuati vengono restituiti in caso di decadenza?

    No. Le somme versate restano acquisite e valgono come acconto sull’importo complessivamente dovuto, che torna comprensivo di sanzioni, interessi e aggio (commi 90 e 95).

    Dopo la decadenza posso rateizzare il debito?

    Non con la dilazione ordinaria: per i carichi compresi nella rottamazione-quinquies decaduta non si può chiedere la rateizzazione dell’art. 19 D.P.R. 602/1973 (comma 94 e FAQ n. 10 di Agenzia delle entrate-Riscossione). La riscossione riprende con le azioni cautelari ed esecutive.

    Come posso tutelarmi dal rischio di decadenza accidentale?

    La legge consente la domiciliazione sul conto corrente indicato con le modalità della Comunicazione delle somme dovute (comma 93); in alternativa si possono usare i moduli precompilati, il sito, l’app EquiClick o gli sportelli. Conviene conservare le ricevute e controllare l’acquisizione dei pagamenti nell’area riservata.

  • Art. 28 DPR 602/1973 – Modalità di pagamento

    Art. 28 DPR 602/1973 – Modalità di pagamento

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Il pagamento delle somme iscritte a ruolo può essere effettuato presso gli sportelli del concessionario, le agenzie postali e le banche. In caso di versamento presso le agenzie postali e le banche i costi dell’operazione sono a carico del contribuente.

    2. Fuori del territorio nazionale, il pagamento può essere effettuato mediante bonifico bancario sul conto corrente bancario indicato dal concessionario nella cartella di pagamento.

    3. Con decreto del Ministero delle finanze sono stabilite le modalità di pagamento, anche con mezzi diversi dal contante; in ogni caso, tali modalità devono essere tali da assicurare l’indicazione del codice fiscale del contribuente e gli estremi identificativi dell’imposta pagata.

    3-bis. Il pagamento effettuato con i mezzi diversi dal contante individuati ai sensi del comma 3 si considera omesso: a) in caso di utilizzazione di un assegno, se l’assegno stesso risulta scoperto o comunque non pagabile; b) in caso di utilizzazione di una carta di credito, se il gestore della carta non fornisce la relativa provvista finanziaria.

  • Art. 27 D.P.R. 602/1973 – Luogo e tempo del pagamento (abrogato) (abrogato)

    Art. 27 D.P.R. 602/1973 – Luogo e tempo del pagamento (abrogato)

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Riscossione delle imposte sul reddito

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, come modificato dal D.L. 31 dicembre 2025, n. 200.

  • Articolo 112 TU Giustizia Tributaria: Nuove prove in appello

    Art. 112 D.Lgs. 175/2024 – Nuove prove in appello

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che il collegio li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.

    2. Possono essere proposti motivi aggiunti qualora la parte venga a conoscenza di documenti, non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado, da cui emergano vizi degli atti o provvedimenti impugnati.

    3. Non è mai consentito il deposito
    delle notifiche dell'atto impugnato ovvero degli atti che ne costituiscono presupposto di legittimità che possono essere prodotti in primo grado anche ai sensi dell'articolo 58, comma 7.

  • Art. 26-bis DPR 602/1973 – Comunicazioni al domicilio digitale

    Art. 26-bis DPR 602/1973 – Comunicazioni al domicilio digitale

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Gli atti e le comunicazioni dell’agente della riscossione dei quali la legge non prescrive la notificazione possono essere portati a conoscenza dei destinatari con le modalità e ai domicili digitali stabiliti dall’articolo 60-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

  • Vendita di foto e video stock: come si dichiarano i compensi

    In sintesi

    • Le royalty da foto e video stock sono proventi da opera dell’ingegno: se sei l’autore, si dichiarano nel rigo D3 codice 1 del modello 730.
    • Riduzione forfetaria del 25%: si applica automaticamente ai compensi lordi; se hai meno di 35 anni la riduzione sale al 40%.
    • Se i diritti sono stati acquistati da terzi: i proventi vanno nel rigo D4 codice 6 del 730, senza riduzione forfetaria.
    • Attività abituale con partita IVA: per fotografi professionisti in regime forfetario, il coefficiente per attività professionali è il 78%.
    • Imposta sostitutiva forfetaria: 15% sul reddito netto (o 5% per i nuovi operatori nei primi cinque anni di attività).
    • Soglia forfetario: ricavi anno precedente non superiori a 85.000 euro; fuoriuscita se si superano 100.000 euro in corso d’anno.

    Foto e video stock: royalty o ricavi commerciali?

    Caricare le proprie foto e video su piattaforme come Shutterstock, Getty Images, Adobe Stock, Alamy o iStock può generare guadagni ogni volta che qualcuno le scarica. Queste somme si chiamano royalty e hanno un trattamento fiscale specifico in Italia.

    La buona notizia è che le royalty percepite dall’autore delle opere (cioè da chi ha scattato o girato le foto/video) beneficiano di una riduzione forfetaria: si tassa solo il 75% del compenso lordo, non il totale. Se hai meno di 35 anni, la riduzione è ancora più generosa: si tassa solo il 60% del compenso. Questo abbattimento è previsto direttamente dalle istruzioni ministeriali del modello 730.

    La situazione si complica se sei un fotografo professionista che vive di stock photography con regolarità: in quel caso si parla di attività abituale, con obbligo di partita IVA. Vediamo come funziona in entrambe le situazioni.

    Tassazione royalty foto e video stock
    Situazione Rigo dichiarazione Riduzione applicata
    Royalty percepite dall'autore (fotografo che scatta) D3 codice 1 nel 730 / RL25 in Redditi PF 25% (40% se under 35)
    Royalty percepite da erede o acquirente a titolo gratuito D4 codice 6 nel 730 Nessuna riduzione: importo intero
    Royalty percepite da acquirente a titolo oneroso dei diritti D4 codice 6 nel 730 25% forfetario
    Fotografo professionista abituale in regime forfetario Quadro LM, coefficiente 78% Imposta sostitutiva 15%

    Esempio pratico

    • Tizio, 38 anni, è un fotografo appassionato con un portfolio di 2.000 foto su Shutterstock. Nel 2025 ha guadagnato 2.100 euro di royalty. Tizio è l’autore di tutte le foto: i 2.100 euro vanno nel rigo D3 codice 1 del modello 730. La riduzione del 25% porta il reddito tassabile a 1.575 euro, che si aggiunge agli altri redditi di Tizio (ad esempio il suo stipendio) e viene tassato all’aliquota IRPEF del suo scaglione. Se Tizio avesse 30 anni, la riduzione sarebbe del 40% e il reddito tassabile scenderebbe a 1.260 euro. Se invece Tizio fosse un fotografo professionista con partita IVA forfetaria e guadagnasse 35.000 euro di royalty, il reddito imponibile sarebbe 35.000 x 78% = 27.300 euro, con imposta sostitutiva di 27.300 x 15% = 4.095 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (se la piattaforma è italiana o ha sostituto d’imposta italiano, causale B)
    • Estratto conto della piattaforma stock (Shutterstock, Getty, Adobe Stock, ecc.) con riepilogo royalty 2025
    • Contratto con la piattaforma che qualifica i pagamenti come royalty per utilizzo di opere dell’ingegno
    • Documenti attestanti la paternità delle opere (file RAW originali, metadati EXIF con data di scatto)
    • Fatture o note di debito emesse (se hai partita IVA)
    • Modello 730 o Redditi PF 2026 a seconda del regime fiscale applicabile

    Caso 1: Tizio guadagna royalty da Shutterstock senza partita IVA

    Scenario. Tizio, 45 anni, è un insegnante che nel tempo libero fotografa paesaggi. Ha caricato 800 foto su Shutterstock e nel 2025 ha guadagnato 1.850 euro di royalty. Non ha la partita IVA. Shutterstock non gli ha rilasciato una CU italiana.

    Come si applica. Le royalty percepite da Tizio sono proventi da utilizzazione economica di opere dell’ingegno da parte dell’autore (le foto sono sue). Vanno dichiarate nel rigo D3 codice 1 del modello 730, indicando l’importo lordo di 1.850 euro nella colonna 2. Chi presta l’assistenza fiscale applica la riduzione del 25%, riducendo il reddito tassabile a 1.387,50 euro. Non ci sono ritenute italiane da scomputare (piattaforma estera). L’importo si somma allo stipendio di Tizio e viene tassato con l’IRPEF del suo scaglione. Tizio deve conservare l’estratto conto Shutterstock scaricato dall’area personale.

    In pratica

    • Compila il rigo D3 codice 1 con il compenso lordo percepito da tutte le piattaforme stock.
    • La riduzione del 25% (o 40% se under 35) la calcola automaticamente il CAF o il software.
    • Senza CU italiana, usa l’estratto conto scaricabile dall’area personale della piattaforma.
    • Conserva anche i file originali delle foto come prova di essere l’autore.
    • Se hai pagato ritenute estere, puoi avere diritto al credito d’imposta per imposte estere.

    Caso 2: Caio fotografo professionista con partita IVA forfetaria

    Scenario. Caio, 34 anni, è un fotografo freelance che vive di stock photography e di servizi fotografici privati. Nel 2025 ha guadagnato 41.000 euro tra royalty stock e servizi fotografici. Ha la partita IVA in regime forfetario dal 2023.

    Come si applica. Caio è un professionista con attività abituale: la partita IVA è obbligatoria e lui ce l’ha già. In regime forfetario, l’attivita’ fotografica rientra nel gruppo ‘Attivita’ Professionali, Scientifiche, Tecniche’ con coefficiente di redditabilita’ del 78%. Reddito imponibile = 41.000 x 78% = 31.980 euro. Imposta sostitutiva = 31.980 x 15% = 4.797 euro. Caio, avendo meno di 35 anni e avendo iniziato l’attivita’ nel 2023, potrebbe ancora applicare l’aliquota ridotta del 5% se si trova nei primi cinque anni: imposta sostitutiva = 31.980 x 5% = 1.599 euro. Deve verificare di rientrare nelle condizioni previste per l’aliquota ridotta.

    In pratica

    • In regime forfetario, compila il quadro LM del modello Redditi PF (non si usa il 730 in presenza di reddito forfetario).
    • Il coefficiente di redditabilità per attività fotografica professionale è 78%.
    • L’imposta sostitutiva è 15%; scende al 5% per i nuovi operatori nei primi cinque anni se si soddisfano le condizioni.
    • Le royalty stock e i compensi per servizi fotografici si sommano nel totale dei compensi percepiti.
    • I contributi INPS gestione separata si deducono dal reddito lordo prima di calcolare l’imposta sostitutiva.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le royalty di Getty Images si dichiarano diversamente da quelle di Shutterstock?

    No, il trattamento fiscale dipende dalla natura del compenso, non dalla piattaforma. Se sei l’autore delle foto e percepisci royalty per il loro utilizzo, si tratta sempre di proventi da opere dell’ingegno da dichiarare nel rigo D3 codice 1 (o RL25 in Redditi PF), con riduzione del 25%.

    Ho ereditato una raccolta di fotografie e guadagno royalty: come le dichiaro?

    Se hai ricevuto i diritti a titolo gratuito (eredità, donazione), i proventi vanno nel rigo D4 codice 6 del modello 730 o 730. Devi dichiarare l’importo intero percepito, senza alcuna riduzione forfetaria: la riduzione del 25% spetta solo all’autore originale, non agli eredi.

    Devo dichiarare royalty pari a soli 300 euro?

    Sì, devi dichiararli. Non esiste una soglia di esenzione per le royalty da foto stock. Anche importi piccoli vanno indicati nel rigo D3 del modello 730. Trattandosi di importi bassi, l’imposta IRPEF aggiuntiva sarà molto contenuta grazie anche alla riduzione del 25%.

    Posso detrarre l'acquisto della fotocamera o del software di ritocco?

    Se non hai partita IVA e dichiari come autore occasionale (rigo D3), non puoi detrarre direttamente i costi dell’attrezzatura: la riduzione forfetaria del 25% copre già forfetariamente le spese. Se hai partita IVA in regime ordinario, si, le spese inerenti si deducono analiticamente. In regime forfetario, no: la forfetizzazione dei costi è inclusa nel coefficiente di redditabilità.

    Le piattaforme estere trattengono già una ritenuta: la recupero?

    Dipende dalla convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e il Paese della piattaforma. Se la piattaforma ha trattenuto imposte estere, puoi avere diritto al credito d’imposta per le imposte pagate all’estero da indicare nel quadro CR del 730. È necessario conservare la documentazione delle ritenute applicate.

    Quando conviene aprire la partita IVA forfetaria per la stock photography?

    Conviene quando l’attivita’ è continuativa e i compensi iniziano a essere significativi. Con la partita IVA forfetaria, paghi solo il 15% su un reddito calcolato al 78% dei compensi (coefficiente per attività professionali), senza IVA e senza contabilità complessa. Puoi mantenerla finché i compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro.

  • IRES o IRPEF per la piccola impresa: cosa pesa di più

    In sintesi

    • IRES: aliquota proporzionale del 24%, uguale per tutti i livelli di reddito societario.
    • IRPEF: tre scaglioni progressivi – 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 € (dal 2026), 43% oltre 50.000 €.
    • La ditta individuale e la società di persone (SNC, SAS) pagano sempre IRPEF per trasparenza, anche se l’utile resta in azienda.
    • La SRL paga IRES sul reddito; solo quando distribuisce dividendi il socio versa il 26% aggiuntivo.
    • Il punto di indifferenza si trova intorno ai 28.000 euro di reddito imponibile: sopra quella soglia l’IRES tende a pesare meno dell’IRPEF progressiva.
    • Vanno sempre considerati anche addizionali regionali e comunali che si sommano all’IRPEF.

    Due sistemi di tassazione a confronto

    Quando si avvia o si riorganizza una piccola impresa, una delle prime domande è: meglio restare come ditta individuale o aprire una SRL? Dietro questa scelta c’è, in buona parte, la differenza tra IRES e IRPEF – due modi molto diversi di tassare il reddito.

    L’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) è progressiva: più guadagni, più alta è l’aliquota applicata alla parte di reddito che supera le soglie. Dopo la riforma, gli scaglioni sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro (dal 2026, legge di bilancio 2026; fino al 2025 era il 35%), 43% oltre 50.000 euro. A questi si aggiungono le addizionali regionali e comunali.

    L’IRES (Imposta sul reddito delle società) è invece proporzionale: l’aliquota è fissa al 24% qualunque sia il livello di reddito della società di capitali. Questo la rende prevedibile, ma non automaticamente più conveniente: bisogna tenere conto anche di cosa succede quando l’utile viene prelevato dalla società.

    IRES vs IRPEF – confronto diretto
    Aspetto IRES (SRL) IRPEF (ditta individuale / soc. persone)
    Aliquota base 24% proporzionale (uguale per tutti) 23% / 33% / 43% progressiva per scaglioni
    Soglie di scaglione Nessuna – aliquota unica 28.000 € / 50.000 € / oltre
    Addizionali No (è imposta societaria) Sì – regionali + comunali sul reddito personale
    Tassazione al prelievo Dividendo: ulteriore 26% sul socio persona fisica Reddito già tassato in capo al titolare/socio
    Doppia imposizione Sì – IRES sulla società + 26% sul dividendo No – tassazione unica per trasparenza
    Reddito non distribuito Utile in azienda tassato solo al 24% (nessun prelievo aggiuntivo) Sempre tassato in capo al titolare, anche se non prelevato
    Mini-IRES premiale Possibile aliquota ridotta al 20% se rispettate condizioni Non applicabile

    Esempio pratico

    • Alfa SRL produce un reddito imponibile di 60.000 euro. Paga IRES: 60.000 × 24% = 14.400 euro. Se poi distribuisce tutto come dividendo al socio Tizio, Tizio versa il 26% sulla parte netta: (60.000 − 14.400) × 26% = 11.856 euro. Carico totale: 14.400 + 11.856 = 26.256 euro, pari al 43,8% del reddito iniziale. Se invece Tizio operasse come ditta individuale con lo stesso imponibile di 60.000 euro, pagherebbe: 23% su 28.000 = 6.440 euro + 33% su 22.000 = 7.260 euro + 43% su 10.000 = 4.300 euro = 18.000 euro totali (senza addizionali). Morale: la SRL conviene quando l’utile resta reinvestito in azienda; se tutto viene distribuito, la doppia imposizione IRES + 26% supera spesso l’IRPEF personale.

    Documenti necessari

    • Visura camerale o atto costitutivo della società
    • Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (Redditi PF o SC)
    • Prospetto degli utili distribuiti o delibera di distribuzione dividendi
    • Eventuale verbale assembleare con approvazione del bilancio
    • Documentazione per il calcolo degli acconti IRES/IRPEF già versati

    Caso 1 – Tizio, artigiano con reddito sotto i 28.000 euro

    Scenario. Tizio gestisce un laboratorio artigianale come ditta individuale. Il reddito imponibile annuo è di circa 22.000 euro.

    Come si applica. Con l’IRPEF, Tizio paga il 23% su 22.000 euro = 5.060 euro. Se avesse una SRL con lo stesso imponibile, l’IRES sarebbe 22.000 × 24% = 5.280 euro – già superiore. In questa fascia di reddito la ditta individuale è spesso più leggera fiscalmente, perché l’aliquota IRPEF del 23% è inferiore all’IRES del 24%. Il vantaggio però si azzera se si sommano le addizionali regionali e comunali, che possono portare l’imposizione IRPEF effettiva oltre il 24%.

    In pratica

    • Sotto i 28.000 euro di reddito, la differenza IRES-IRPEF è minima o nulla.
    • Valutare sempre le addizionali locali: in alcune regioni superano il 2%, ribaltando il confronto.
    • La ditta individuale evita i costi di gestione di una SRL (contabilità ordinaria obbligatoria, delibere, bilancio).

    Caso 2 – Caio, imprenditore con utili crescenti che non vuole distribuire

    Scenario. Caio possiede una piccola SRL nel settore del commercio. Il reddito societario è di 80.000 euro. Ha deciso di reinvestire tutto l’utile in azienda per i prossimi tre anni.

    Come si applica. La SRL versa IRES: 80.000 × 24% = 19.200 euro. Non si distribuisce dividendo, quindi il socio Caio non paga nulla a livello personale in questi tre anni. Se Caio operasse come ditta individuale con 80.000 euro di reddito, pagherebbe: 23% su 28.000 = 6.440 + 33% su 22.000 = 7.260 + 43% su 30.000 = 12.900 = 26.600 euro totali (più addizionali). La SRL che trattiene gli utili è significativamente più efficiente: risparmio di oltre 7.800 euro l’anno. Il vantaggio si ridurrà nel momento in cui Caio deciderà di prelevare quegli utili come dividendi.

    In pratica

    • La SRL è vantaggiosa quando si reinveste: l’utile non distribuito sconta solo il 24%.
    • Il risparmio fiscale annuo, capitalizzato nel tempo, finanzia la crescita dell’impresa.
    • Pianificare in anticipo il momento e il modo del prelievo (dividendo vs compenso amministratore) è essenziale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando conviene passare da ditta individuale a SRL?

    Quando il reddito supera stabilmente i 28.000-35.000 euro e si ha intenzione di reinvestire gli utili in azienda piuttosto che distribuirli. In quel caso la tassazione proporzionale al 24% dell’IRES è più vantaggiosa degli scaglioni IRPEF alti.

    La SRL paga anche l'IRAP?

    In linea generale sì: le società di capitali sono soggette all’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive). Le ditte individuali e le società di persone possono essere soggette all’IRAP a seconda dell’attività svolta. Il regime IRAP va valutato separatamente rispetto all’IRES/IRPEF.

    Cos'è la mini-IRES e quando si applica?

    È un’aliquota IRES ridotta al 20%, applicabile quando la società rispetta determinate condizioni premiali (in particolare: utili trattenuti e investiti, mantenimento dei livelli occupazionali). I requisiti specifici sono indicati nelle istruzioni ministeriali per Redditi SC.

    Se la SRL paga IRES e poi distribuisce dividendi, si paga due volte?

    Sì, si tratta della cosiddetta ‘doppia imposizione economica’: l’utile è tassato con IRES (24%) in capo alla società, e il dividendo distribuito al socio persona fisica è ulteriormente tassato al 26%. Il carico complessivo può superare il 43%.

    È possibile ridurre il carico fiscale della SRL con il compenso amministratore?

    Sì: il compenso all’amministratore è deducibile dalla SRL per cassa (art. 95, comma 5 TUIR), riducendo la base imponibile IRES. In capo all’amministratore è reddito assimilato a lavoro dipendente, tassato con IRPEF progressiva e soggetto a contributi. La convenienza dipende dall’aliquota marginale IRPEF dell’amministratore.

    Le addizionali IRPEF pesano molto?

    Dipende dalla regione e dal comune. Si aggiungono all’IRPEF ordinaria e possono portare il prelievo effettivo sul reddito personale anche oltre il 25-26% nelle fasce basse, ribaltando il vantaggio teorico rispetto all’IRES del 24%.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.