Autore: Andrea Marton

  • Mutuo cointestato e detrazione interessi nel 730/2026

    In sintesi

    • Massimale complessivo 4.000 euro: la detrazione del 19% spetta sugli interessi passivi per mutuo sull’abitazione principale fino a un massimale di 4.000 euro, riferito a tutti i cointestatari insieme.
    • In parti uguali tra cointestatari: se il mutuo e intestato in parti uguali a due persone, ognuna puo portare in detrazione al massimo 2.000 euro di interessi.
    • Eccezione coniuge a carico: se uno dei cointestatari e fiscalmente a carico dell’altro, chi sostiene interamente la spesa puo fruire della detrazione per entrambe le quote.
    • Detrazione del 19%: si applica al 19% degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione effettivamente pagati nel 2025.
    • Solo abitazione principale: la detrazione per mutui stipulati dal 1993 spetta esclusivamente per i mutui accesi per acquistare l’abitazione principale.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: dal 2020 le spese detraibili al 19% devono essere pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, ecc.).

    Come funziona la detrazione quando il mutuo e intestato a piu persone

    Hai acquistato casa in coppia e il mutuo e intestato a entrambi? La detrazione sugli interessi del mutuo non sparisce, ma si divide. La regola di base e chiara: ogni cointestatario puo detrarre unicamente la propria quota di interessi. Se il mutuo e al 50-50, ognuno porta in detrazione la meta degli interessi pagati nel 2025, fino a un massimo di 2.000 euro ciascuno (che insieme formano il tetto complessivo di 4.000 euro previsto dalla legge).

    La detrazione e del 19% sull’importo degli interessi passivi effettivamente pagati nel 2025, inclusi gli oneri accessori e le eventuali quote di rivalutazione. Non si tratta di un rimborso diretto: la detrazione riduce l’imposta IRPEF che devi pagare. Se ad esempio hai pagato 3.000 euro di interessi e sei l’unico intestatario, la detrazione e 3.000 x 19% = 570 euro di IRPEF in meno.

    C’e un’eccezione importante che conviene conoscere: se uno dei cointestatari e fiscalmente a carico dell’altro, chi sostiene interamente la spesa (e la dimostra) puo fruire della detrazione per entrambe le quote. In pratica, se il tuo coniuge e a carico (reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro nel 2025) e tu paghi tutti gli interessi, puoi detrarre fino a 4.000 euro invece di 2.000.

    Dal 1993 la detrazione spetta solo per i mutui contratti per acquistare l’abitazione principale, cioe quella in cui il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente. L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto. Se in seguito l’immobile non viene piu usato come abitazione principale (per motivi diversi da trasferimento per lavoro), la detrazione decade.

    Massimali della detrazione interessi mutuo abitazione principale
    Situazione Massimale detraibile
    Unico intestatario 4.000,00 euro di interessi (detrazione: 760 euro max)
    Due cointestatari non a carico l'uno dell'altro, quote uguali 2.000,00 euro ciascuno (totale 4.000 euro)
    Mutuo cointestato, un coniuge e fiscalmente a carico dell'altro 4.000,00 euro per il coniuge non a carico (detrae entrambe le quote)
    Mutuo per altri immobili (non abitazione principale, ante 1993) 2.065,83 euro per ciascun intestatario

    Esempio pratico

    • Tizio e Caio acquistano insieme un appartamento come abitazione principale e stipulano un mutuo cointestato al 50%. Nel 2025 pagano complessivamente 5.000 euro di interessi (2.500 euro ciascuno). Ognuno porta in detrazione la propria quota: 2.500 euro, ma il massimale pro capite e 2.000 euro. Quindi ognuno detrae il 19% di 2.000 euro = 380 euro di IRPEF in meno. Se invece uno dei due fosse fiscalmente a carico dell’altro (coniuge con reddito zero), il coniuge non a carico potrebbe detrarre l’intero importo fino a 4.000 euro di interessi, cioe fino a 760 euro di detrazione.

    Documenti necessari

    • Contratto di mutuo ipotecario con indicazione degli intestatari e della quota
    • Certificazione della banca degli interessi passivi pagati nel 2025 (o Certificazione Unica se il datore di lavoro ha gia considerato la spesa)
    • Atto di compravendita dell’immobile
    • Documentazione che attesti che l’immobile e adibito ad abitazione principale (ad esempio residenza anagrafica)
    • Bonifici o estratti conto che documentino il pagamento tracciabile degli interessi

    Coniugi cointestatari, entrambi con reddito

    Scenario. Sempronio e sua moglie hanno un mutuo cointestato al 50% sull’abitazione principale. Nel 2025 pagano 4.800 euro di interessi totali. Entrambi hanno un reddito proprio superiore a 2.840,51 euro, quindi nessuno e a carico dell’altro.

    Come si applica. Ogni coniuge puo detrarre la propria quota di interessi: 2.400 euro ciascuno. Il massimale complessivo e 4.000 euro (2.000 per ciascuno). Poiche 2.400 supera 2.000, ognuno potra detrarre al massimo 2.000 euro. La detrazione di ognuno e 2.000 x 19% = 380 euro.

    In pratica

    • Nel rigo E7 del quadro E, Sempronio indica 2.000 euro (la sua quota massima detraibile).
    • Sua moglie fa lo stesso nel proprio 730: indica 2.000 euro nel rigo E7.
    • Entrambi ottengono una detrazione di 380 euro ciascuno, per un totale familiare di 760 euro.

    Mutuo cointestato con coniuge fiscalmente a carico

    Scenario. Tizio ha un mutuo cointestato al 50% con la moglie. La moglie non lavora e ha reddito zero: e fiscalmente a carico di Tizio. Nel 2025 Tizio paga da solo tutti gli interessi: 3.600 euro totali.

    Come si applica. Poiche la moglie e fiscalmente a carico di Tizio, e Tizio ha sostenuto interamente la spesa, lui puo fruire della detrazione per entrambe le quote di interessi. Il massimale complessivo rimane 4.000 euro. Tizio detrae 3.600 euro x 19% = 684 euro.

    In pratica

    • Tizio indica nel rigo E7 l’intero importo degli interessi pagati: 3.600 euro.
    • Non c’e una casella specifica da barrare: e sufficiente indicare l’importo complessivo.
    • La moglie non compila il rigo E7 nel suo 730 (se lo presenta): la detrazione spetta interamente a Tizio.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual e il massimale per la detrazione degli interessi sul mutuo?

    Il massimale e di 4.000,00 euro di interessi passivi per l’abitazione principale. In caso di piu intestatari, questo limite si riferisce all’ammontare complessivo: se siete in due con quote uguali, 2.000 euro ciascuno.

    La detrazione spetta anche per i costi del notaio e l'istruttoria del mutuo?

    Sì. Oltre agli interessi passivi veri e propri, rientrano nel massimale di 4.000 euro anche gli oneri accessori necessari alla stipula del mutuo: spese notarili per il contratto di mutuo (non per la compravendita), perizia tecnica, istruttoria, commissione bancaria, imposta sostitutiva sul capitale prestato.

    Ho surrogato il mutuo con una banca diversa: la detrazione continua?

    Sì. In caso di surroga o rinegoziazione del mutuo, il diritto alla detrazione non decade. Il nuovo mutuo eredita le caratteristiche di quello originario ai fini fiscali, e la detrazione spetta su un importo non superiore alla quota residua di capitale del vecchio mutuo maggiorata degli oneri accessori.

    Il mutuo intestato solo a me detrae anche se la casa e di entrambi i coniugi?

    La detrazione spetta al contribuente intestatario del contratto di mutuo. Se il mutuo e a nome di un solo coniuge ma l’immobile e in comproprietà, la detrazione spetta comunque all’intestatario del mutuo, entro il massimale di 4.000 euro.

    Dal 2025 ci sono novita sui mutui per la detrazione?

    Sì, in parte. Il riordino delle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro puo incidere sugli interessi di mutui stipulati dal 1° gennaio 2025 (codice 57). I mutui stipulati entro il 31 dicembre 2024 sono esclusi dal riordino e mantengono la detrazione piena.

    Il pagamento degli interessi deve essere tracciabile?

    Sì. Dal 2020 le spese detraibili al 19%, inclusi gli interessi passivi del mutuo, devono essere pagate con strumenti tracciabili (bonifico bancario o postale, carta di debito o credito, ecc.). Conserva gli estratti conto o le ricevute di pagamento.

    Vedi anche: Piu’ mutui contemporanei, Detrazione contributi società di mutuo soccorso, Detrazione interessi mutuo prima casa, Detrazione 19% oneri e Mutuo fondiario e ipoteca.

  • Art. 93 L. 633/1941

    Art. 93 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Le corrispondenze epistolari, gli epistolari, le memorie familiari e personali e gli altri scritti della medesima natura, allorché abbiano carattere confidenziale o si riferiscano alla intimità della vita privata, non possono essere pubblicati, riprodotti od in qualunque modo portati alla conoscenza del pubblico senza il consenso dell'autore, e, trattandosi di corrispondenze epistolari e di epistolari, anche del destinatario.

    Dopo la morte dell'autore o del destinatario occorre il consenso del coniuge e dei figli, o, in loro mancanza, dei genitori; mancando il coniuge, i figli e i genitori, dei fratelli e delle sorelle, e, in loro mancanza, degli ascendenti e dei discendenti diretti fino al quarto grado.

    Quando le persone indicate nel comma precedente siano più e vi sia tra loro dissenso, decide l'autorità giudiziaria, sentito il pubblico ministero.

    È rispettata, in ogni caso, la volontà del defunto quando risulti da scritto.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Articolo 68 TU Giustizia Tributaria: Costituzione in giudizio del ricorrente

    Art. 68 D.Lgs. 175/2024 – Costituzione in giudizio del ricorrente

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Il ricorrente, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, a pena d'inammissibilità lo deposita telematicamente, nella segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado adita, ovvero, nei casi previsti dall'articolo 61 comma 3, trasmette a mezzo posta, in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento, l'originale del ricorso notificato a norma degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile ovvero copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale. All'atto della costituzione in giudizio, il ricorrente deve depositare la nota di iscrizione al ruolo, contenente l'indicazione delle parti, del difensore che si costituisce, dell'atto impugnato, della materia del contendere, del valore della controversia e della data di notificazione del ricorso.

    2. L'inammissibilità del ricorso è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la parte resistente si costituisce a norma dell'articolo 69.

    3. In caso di consegna o spedizione a mezzo di servizio postale la conformità dell'atto depositato a quello consegnato o spedito è attestata conforme dallo stesso ricorrente. Se l'atto depositato nella segreteria della corte di giustizia tributaria non è conforme a quello consegnato o spedito alla parte nei cui confronti il ricorso è proposto, il ricorso è inammissibile e si applica il comma 2.

    4. Unitamente al ricorso ed ai documenti previsti al comma 1, il ricorrente deposita il proprio fascicolo, con l'originale o la fotocopia dell'atto impugnato, se notificato, ed i documenti che produce, in originale o fotocopia.

    5. Ove sorgano contestazioni il giudice tributario ordina l'esibizione degli originali degli atti e documenti di cui ai precedenti commi.

  • Dichiarazione d’intento: acquistare senza IVA

    In sintesi

    • Chi può usarla: solo l’esportatore abituale che ha maturato un plafond (operazioni non imponibili oltre il 10% del volume d’affari).
    • Trasmissione telematica: l’esportatore invia la dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate prima di effettuare l’acquisto agevolato.
    • Ricevuta e riscontro: l’Agenzia rilascia una ricevuta telematica con numero di protocollo; il fornitore la verifica nel proprio cassetto fiscale.
    • Fattura non imponibile: dopo il riscontro, il fornitore emette fattura con dicitura ‘non imponibile art. 8 DPR 633/1972’.
    • Limite del plafond: gli acquisti agevolati non possono superare il plafond disponibile (fisso o mobile).
    • Responsabilità del fornitore: il fornitore che emette fattura non imponibile dopo aver verificato la ricevuta è tutelato; chi non verifica rischia sanzioni.

    Cos'è la dichiarazione d'intento e a cosa serve

    L’esportatore abituale ha il diritto di acquistare beni e servizi senza pagare l’IVA, entro il limite del proprio plafond. Ma come comunica questo diritto ai propri fornitori? Lo strumento è la dichiarazione d’intento: un documento che il compratore trasmette all’Agenzia delle Entrate e poi ‘porta’ al fornitore, affinché quest’ultimo emetta la fattura senza addebitare l’imposta.

    Il meccanismo è disciplinato dall’art. 8, comma 1 lettera c, e comma 2 del DPR 633/1972. La logica è quella di una comunicazione formale e verificabile: l’Agenzia funge da ‘garante’ del sistema, perché rilascia una ricevuta con numero di protocollo che il fornitore può controllare autonomamente nel proprio cassetto fiscale. In questo modo entrambe le parti sono protette.

    Attenzione: la dichiarazione d’intento non è un documento generico valido per sempre. Va inviata ogni volta che si vuole acquistare senza IVA, oppure si può inviarne una per importo massimo indicando il limite entro cui il fornitore potrà emettere fatture agevolate nel corso dell’anno. È fondamentale che la trasmissione preceda l’acquisto: non si può regolarizzare a posteriori.

    Dal lato del fornitore, il processo è altrettanto chiaro: prima di emettere la fattura non imponibile, deve riscontrare la ricevuta della dichiarazione d’intento – direttamente nel cassetto fiscale o attraverso il numero di protocollo comunicato dall’acquirente. Solo dopo questo controllo può emettere la fattura con il riferimento a ‘non imponibile art. 8’. Chi non verifica ed emette fattura agevolata senza riscontro si espone a sanzioni.

    Flusso operativo della dichiarazione d'intento
    Passaggio Chi agisce Cosa fa
    1 – Trasmissione Esportatore abituale Invia la dichiarazione d'intento telematicamente all'Agenzia delle Entrate
    2 – Ricevuta Agenzia delle Entrate Rilascia ricevuta con numero di protocollo univoco
    3 – Comunicazione al fornitore Esportatore abituale Trasmette il numero di protocollo o copia della ricevuta al fornitore
    4 – Riscontro Fornitore Verifica la ricevuta nel proprio cassetto fiscale o sul portale AdE
    5 – Fattura Fornitore Emette fattura 'non imponibile art. 8 DPR 633/1972' senza addebitare IVA

    Esempio pratico

    • Beta Snc, esportatore abituale con plafond fisso 2026 di 80.000 euro, deve acquistare a febbraio materie prime per 30.000 euro. Prima dell’acquisto, trasmette telematicamente la dichiarazione d’intento indicando il fornitore e l’importo massimo di 30.000 euro. L’Agenzia rilascia la ricevuta con protocollo, che Beta Snc comunica al fornitore. Il fornitore verifica il protocollo nel proprio cassetto fiscale e poi emette una fattura da 30.000 euro con la dicitura ‘non imponibile art. 8 DPR 633/1972’. Beta Snc non paga IVA e riduce il plafond residuo a 50.000 euro.

    Documenti necessari

    • Modello di dichiarazione d’intento (disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate)
    • Ricevuta telematica di presentazione con numero di protocollo
    • Fattura del fornitore recante ‘non imponibile art. 8 DPR 633/1972’
    • Prospetto del plafond disponibile (fisso o mobile) e degli utilizzi progressivi
    • Registro IVA delle fatture emesse dell’anno precedente (per calcolare il plafond)

    Tizio: prima dichiarazione d'intento, tutto corretto

    Scenario. Tizio è titolare di una ditta individuale che esporta regolarmente in Svizzera. Ha maturato un plafond fisso per il 2026 di 60.000 euro. A marzo deve acquistare un macchinario da 25.000 euro da un fornitore italiano. Vuole evitare di anticipare l’IVA.

    Come si applica. Tizio trasmette la dichiarazione d’intento prima di concordare l’acquisto, indicando il fornitore e l’importo di 25.000 euro. Riceve la ricevuta con il protocollo e la invia per e-mail al fornitore. Il fornitore controlla il protocollo nel cassetto fiscale: trovata la ricevuta, emette fattura da 25.000 euro senza IVA, con la dicitura prevista dalla legge. Tizio registra l’utilizzo: il suo plafond residuo scende a 35.000 euro. L’operazione è perfettamente in regola per entrambi.

    In pratica

    • Invia la dichiarazione d’intento PRIMA di effettuare qualsiasi acquisto agevolato.
    • Comunica subito il numero di protocollo della ricevuta al tuo fornitore.
    • Aggiorna il registro degli utilizzi del plafond dopo ogni acquisto.
    • Conserva tutte le ricevute e le fatture in caso di controllo fiscale.

    Caio: errore di sequenza e come rimediare

    Scenario. Caio riceve una fattura con IVA da un fornitore per un acquisto che avrebbe potuto fare senza IVA, perché aveva plafond disponibile. Si era dimenticato di inviare prima la dichiarazione d’intento.

    Come si applica. Non è possibile ‘retroattivare’ la dichiarazione d’intento su un acquisto già fatturato con IVA. Caio può però portare in detrazione l’IVA pagata nella sua liquidazione periodica, recuperandola come credito. Per gli acquisti futuri, dovrà ricordarsi di trasmettere la dichiarazione d’intento sempre prima dell’operazione. Il plafond non viene consumato dall’acquisto fatto con IVA ordinaria: rimane disponibile per utilizzi successivi.

    In pratica

    • Se hai pagato IVA su un acquisto che potevi fare senza, recuperala in detrazione nella liquidazione periodica.
    • Il plafond non si ‘consuma’ con acquisti fatturati con IVA ordinaria.
    • Per evitare l’errore, considera di inviare una dichiarazione d’intento annuale per importo massimo al tuo fornitore abituale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando devo inviare la dichiarazione d'intento?

    Sempre prima dell’acquisto agevolato. La dichiarazione non può essere regolarizzata a posteriori: la trasmissione deve precedere l’emissione della fattura da parte del fornitore.

    Posso inviare una sola dichiarazione d'intento per tutto l'anno?

    Sì, è possibile inviare una dichiarazione d’intento per importo massimo (ad esempio fino a 50.000 euro annui verso un determinato fornitore). In questo modo il fornitore potrà emettere più fatture agevolate nel corso dell’anno fino all’importo indicato.

    Il fornitore è obbligato ad accettare la dichiarazione d'intento?

    No, il fornitore non è obbligato. Può scegliere di non emettere fattura non imponibile e addebitare l’IVA ordinaria. In tal caso l’acquirente può detrarre l’IVA pagata, ma perde il vantaggio di liquidità.

    Cosa rischia il fornitore che non verifica la ricevuta?

    Il fornitore che emette fattura non imponibile senza aver riscontrato la ricevuta si espone a sanzioni, anche se l’acquirente aveva effettivamente diritto al plafond. Il riscontro è un obbligo formale a suo carico.

    Posso usare la dichiarazione d'intento per acquisti da fornitori esteri?

    La dichiarazione d’intento riguarda gli acquisti da fornitori italiani. Per gli acquisti intracomunitari si applicano regole diverse (reverse charge e acquisti intracomunitari).

    Cosa succede se sforone il plafond con gli acquisti agevolati?

    Lo splafonamento comporta l’obbligo di pagare l’IVA non addebitata, con sanzioni e interessi. È importante monitorare gli utilizzi progressivi del plafond e non superare il limite disponibile.

    Vedi anche: Quadro VF, Quadro VE, Dichiarazione IVA omessa o tardiva, Dichiarazione IVA integrativa, Come si compila la dichiarazione IVA e Dichiarazione IVA annuale.

  • Acquisti intracomunitari: l’IVA con integrazione fattura

    In sintesi

    • Niente IVA nella fattura estera: il fornitore UE emette la fattura senza addebito di IVA del suo Paese.
    • Integrazione da parte dell’acquirente: sei tu, come impresa italiana, ad aggiungere l’IVA italiana al documento ricevuto.
    • Doppia registrazione: l’IVA integrata si registra sia a debito (tra le vendite) sia a credito (tra gli acquisti), rendendola neutrale se hai piena detrazione.
    • Norma di riferimento: art. 38 del DL 331/1993, che disciplina gli acquisti intracomunitari di beni.
    • INTRASTAT acquisti: gli acquisti intracomunitari vanno riepilogati nel modello INTRASTAT acquisti.
    • Codice TD18: per comunicare l’operazione all’Agenzia tramite l’esterometro si usa il codice tipo documento TD18.

    Come funziona l'IVA quando compri da un fornitore UE

    Quando un’impresa italiana acquista beni da un fornitore situato in un altro Paese dell’Unione Europea, l’IVA non viene addebitata dal venditore straniero ma viene applicata direttamente dall’acquirente italiano. Questo meccanismo si chiama ‘integrazione della fattura’ ed è disciplinato dall’art. 38 del DL 331/1993. In sostanza, ricevi una fattura senza IVA e sei tu a calcolare e annotare l’imposta.

    Il meccanismo è una forma di inversione contabile (reverse charge): l’acquirente aggiunge sulla fattura estera l’aliquota IVA italiana applicabile a quei beni, poi registra l’importo sia tra le operazioni attive (IVA a debito) sia tra gli acquisti (IVA a credito). Se hai piena detrazione, le due voci si compensano e l’operazione è neutrale dal punto di vista finanziario. Se invece sei soggetto a limitazioni della detrazione (pro-rata, indetraibilità specifica), la quota indetraibile diventa un costo.

    L’operazione va anche comunicata all’Agenzia delle Entrate tramite il Sistema di Interscambio con il codice TD18 (acquisto intracomunitario di beni), nell’ambito dell’esterometro. Inoltre, gli acquisti intracomunitari vanno riepilogati nel modello INTRASTAT acquisti, con periodicità mensile o trimestrale a seconda del volume.

    Acquisto intracomunitario: passaggi operativi
    Passaggio Cosa fare
    Ricezione fattura estera Il fornitore UE invia fattura senza IVA, con dicitura equivalente a 'reverse charge'
    Integrazione L'acquirente italiano aggiunge l'aliquota IVA italiana sul documento
    Registrazione a debito L'IVA integrata si annota nel registro vendite (quadro VJ della dichiarazione IVA)
    Registrazione a credito La stessa IVA si annota nel registro acquisti (quadro VF della dichiarazione IVA)
    Esterometro Si invia file TD18 tramite Sistema di Interscambio
    INTRASTAT acquisti Si presenta il modello INTRASTAT per gli acquisti intracomunitari

    Esempio pratico

    • Beta Snc (Roma) acquista materie prime per 20.000 euro da un fornitore spagnolo. Il fornitore emette fattura da 20.000 euro senza IVA. Beta Snc integra la fattura aggiungendo l’IVA italiana al 22%: 4.400 euro. Registra 4.400 euro a debito nel registro delle vendite (quadro VJ) e 4.400 euro a credito nel registro degli acquisti (quadro VF). Avendo piena detrazione, il saldo netto è zero: Beta Snc non paga IVA aggiuntiva. Invia poi il file TD18 tramite il Sistema di Interscambio e compila il modello INTRASTAT acquisti.

    Documenti necessari

    • Fattura del fornitore UE (senza IVA, con dicitura reverse charge o equivalente)
    • Documento di integrazione con l’IVA italiana calcolata e annotata
    • File esterometro TD18 inviato tramite Sistema di Interscambio
    • Modello INTRASTAT acquisti (mensile o trimestrale)
    • Registrazioni contabili a debito e a credito nei registri IVA

    Caso 1 – Beta Snc acquista macchinari dalla Germania con piena detrazione

    Scenario. Beta Snc riceve una fattura da 30.000 euro da un fornitore tedesco per l’acquisto di un macchinario. L’impresa ha piena detrazione IVA perché svolge solo operazioni imponibili.

    Come si applica. Beta Snc integra la fattura tedesca calcolando l’IVA al 22% (6.600 euro) e la registra sia a debito che a credito. Il saldo netto è zero: l’operazione non genera esborso IVA. Il macchinario viene registrato al costo di 30.000 euro. Si invia il file TD18 via Sistema di Interscambio e si compila il modello INTRASTAT acquisti. In dichiarazione IVA annuale, i 6.600 euro compaiono sia nel quadro VJ (debito) sia nel quadro VF (credito).

    In pratica

    • Con piena detrazione il meccanismo è neutrale: non si paga IVA aggiuntiva, ma gli adempimenti (integrazione, TD18, INTRASTAT) vanno eseguiti ugualmente.
    • Controllare che l’aliquota applicata sia quella italiana corretta per quella categoria di beni, non quella del Paese del fornitore.

    Caso 2 – Tizio acquista beni da un fornitore francese con pro-rata di detrazione

    Scenario. Tizio gestisce uno studio che effettua sia operazioni imponibili sia operazioni esenti. Il suo pro-rata di detrazione per l’anno è del 60%. Acquista attrezzature per 10.000 euro da un fornitore francese.

    Come si applica. Tizio integra la fattura con l’IVA italiana al 22% (2.200 euro). A debito registra 2.200 euro; a credito può detrarre solo il 60%, cioè 1.320 euro. La differenza di 880 euro (il 40% indetraibile) diventa un costo che si somma al prezzo delle attrezzature. Non è un errore: è la corretta applicazione del pro-rata. Gli adempimenti INTRASTAT e TD18 restano obbligatori anche in questo caso.

    In pratica

    • Se sei soggetto a pro-rata o a indetraibilità specifica, la quota non detraibile è un costo reale che incide sul prezzo finale dell’acquisto.
    • L’obbligo di integrare la fattura e di presentare il TD18 e l’INTRASTAT vale indipendentemente dal tuo diritto alla detrazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo emettere una fattura per integrare quella estera?

    No, non emetti una fattura a te stesso nel senso classico. Integri il documento ricevuto aggiungendo i dati IVA italiani (aliquota e importo), poi lo registri nei registri IVA come se fosse una tua operazione attiva e contemporaneamente come acquisto.

    Cosa cambia tra acquisto intracomunitario e acquisto da un fornitore extra-UE?

    Per gli acquisti da Paesi terzi (fuori UE) l’IVA si paga in dogana al momento dell’importazione, tramite bolla doganale. Per gli acquisti intracomunitari invece non c’è dogana: sei tu ad applicare l’IVA italiana con il meccanismo di integrazione.

    Cos'è il codice TD18 e quando si usa?

    TD18 è il codice tipo documento usato nell’esterometro per comunicare all’Agenzia delle Entrate gli acquisti intracomunitari di beni. Si invia tramite il Sistema di Interscambio in formato fattura elettronica.

    Sono obbligato a presentare il modello INTRASTAT acquisti?

    Sì, se effettui acquisti intracomunitari sei in linea generale obbligato alla presentazione del modello INTRASTAT acquisti. La periodicità (mensile o trimestrale) dipende dal volume degli acquisti. Verifica la soglia vigente per l’anno di riferimento.

    L'acquisto intracomunitario incide sulla liquidazione IVA periodica?

    Sì. L’IVA integrata entra nella liquidazione del periodo in cui la fattura è stata ricevuta e registrata: va sia a debito (aumenta il debito IVA) sia a credito (aumenta il credito). Con piena detrazione si bilanciano; altrimenti la quota indetraibile rimane a debito.

    Cosa succede se dimentico di integrare la fattura estera?

    Omettere l’integrazione è una violazione degli obblighi IVA. Puoi regolarizzare con il ravvedimento operoso, pagando la sanzione ridotta e gli interessi legali. Prima lo fai, minore è la sanzione.

    Vedi anche: Registri IVA, Fattura elettronica, Fattura immediata o differita, Cessioni intracomunitarie, Quadro VF e Dichiarazione IVA integrativa.

  • Quadro VF: gli acquisti nella dichiarazione IVA

    In sintesi

    • Quadro VF riepiloga tutti gli acquisti effettuati nell’anno e l’IVA potenzialmente detraibile.
    • L’IVA è detraibile solo se gli acquisti sono inerenti all’attività e usati per operazioni che danno diritto a detrazione.
    • Alcune categorie hanno indetraibilità specifiche: autovetture a uso promiscuo al 40%, telefonia a uso promiscuo in misura limitata.
    • Chi effettua operazioni esenti applica il pro-rata: detrae solo la percentuale corrispondente alle operazioni imponibili.
    • Il diritto alla detrazione si esercita al più tardi con la dichiarazione dell’anno in cui è sorto.
    • L’IVA detraibile del VF si confronta con l’IVA a debito del VE nel quadro VL per determinare il saldo.

    Che cos'è il Quadro VF e come si compila

    Il Quadro VF è la sezione della dichiarazione IVA dedicata agli acquisti: vi si riepilogano tutti i beni e i servizi acquistati nell’anno, con la relativa IVA pagata al fornitore. L’obiettivo è calcolare quanta IVA puoi effettivamente detrarre – cioè sottrarre dall’IVA che devi allo Stato sulle tue vendite.

    Il principio di base è l’inerenza: l’IVA sugli acquisti è detraibile solo se quei beni o servizi sono stati usati per la tua attività e, più precisamente, per operazioni che danno diritto alla detrazione (operazioni imponibili e non imponibili come le esportazioni). Se acquisti qualcosa per uso personale o per effettuare operazioni esenti, l’IVA non è detraibile o lo è solo in parte.

    Per alcune categorie di spesa la normativa prevede limiti precisi. Le autovetture usate promiscuamente – cioè sia per l’impresa sia per uso privato – consentono di detrarre solo il 40% dell’IVA pagata, mentre quelle strumentali o a uso esclusivamente aziendale danno diritto alla detrazione piena al 100%. Anche la telefonia a uso promiscuo ha una percentuale di detrazione limitata. Le spese di rappresentanza e alcune spese di vitto e alloggio seguono regole specifiche previste dalla normativa.

    Il risultato finale del Quadro VF – l’IVA complessivamente detraibile – viene poi confrontato nel Quadro VL con l’IVA a debito calcolata nel Quadro VE: la differenza determina se hai un debito da versare o un credito da utilizzare.

    Principali limiti di detraibilità dell'IVA sugli acquisti
    Categoria di acquisto Detraibilità IVA Note
    Acquisti generici inerenti all'attività 100% Piena detrazione se inerenti e per operazioni imponibili
    Autovetture a uso promiscuo 40% Art. 19-bis1 DPR 633 – uso misto impresa/privato
    Autovetture strumentali o a uso esclusivo 100% Dimostrazione dell'uso esclusivo aziendale
    Telefonia a uso promiscuo Limitata Percentuale specifica prevista dalla normativa
    Acquisti con pro-rata (operatori misti imponibili/esenti) % pro-rata Percentuale = operazioni imponibili / totale operazioni
    Spese di rappresentanza Regole specifiche Detraibilità parziale secondo normativa vigente

    Esempio pratico

    • Alfa Srl acquista nell’anno beni e servizi per 150.000 euro di base imponibile, con IVA al 22% pari a 33.000 euro. Di questi acquisti, 20.000 euro riguardano auto aziendali a uso promiscuo (IVA: 4.400 euro). L’IVA detraibile sarà: sugli acquisti generici 28.600 euro al 100%, più sull’auto 4.400 × 40% = 1.760 euro. Totale IVA detraibile nel Quadro VF: 30.360 euro.

    Documenti necessari

    • Registro degli acquisti dell’anno d’imposta
    • Fatture di acquisto ricevute dai fornitori
    • Documentazione per acquisti intracomunitari (modelli INTRA)
    • Prospetto di calcolo del pro-rata (se applicabile)
    • Documentazione relativa all’uso dei veicoli aziendali (per giustificare il 100% o il 40%)

    Tizio: libero professionista con acquisti standard

    Scenario. Tizio è un consulente informatico con partita IVA in regime ordinario. Effettua solo operazioni imponibili al 22%. Nell’anno ha acquistato attrezzature informatiche per 10.000 euro (IVA 2.200 euro) e un’auto aziendale usata anche privatamente per 25.000 euro (IVA 5.500 euro).

    Come si applica. Nel Quadro VF Tizio indica l’IVA totale pagata: 7.700 euro. Però l’IVA sull’auto è detraibile solo al 40% (uso promiscuo), quindi: attrezzature 2.200 × 100% = 2.200 euro, auto 5.500 × 40% = 2.200 euro. L’IVA effettivamente detraibile è 4.400 euro. Il diritto va esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui è sorto.

    In pratica

    • IVA attrezzature informatiche: detraibile al 100% perché strumentali all’attività.
    • IVA auto a uso promiscuo: detraibile solo al 40% per legge.
    • Totale IVA detraibile da riportare nel Quadro VL: 4.400 euro.

    Caio: operatore misto con pro-rata

    Scenario. Caio gestisce una piccola struttura che eroga sia corsi di formazione professionale (operazioni imponibili al 22%) sia servizi di mediazione creditizia (operazioni esenti art. 10). Il volume delle operazioni imponibili è pari al 70% del totale, quello delle esenti al 30%.

    Come si applica. Caio applica il pro-rata: la percentuale di detrazione è pari al rapporto tra le operazioni con diritto a detrazione e il totale delle operazioni, in questo caso il 70%. Se l’IVA complessivamente pagata sugli acquisti è 10.000 euro, Caio potrà detrarre nel Quadro VF solo 7.000 euro (10.000 × 70%). Il restante 30% diventa un costo indeducibile dell’IVA, che va a incrementare il costo degli acquisti in contabilità.

    In pratica

    • Pro-rata 70%: calcolato su base annua considerando tutte le operazioni.
    • IVA detraibile: 10.000 × 70% = 7.000 euro.
    • Il pro-rata si determina in via definitiva a fine anno sulla base dei dati effettivi.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Entro quando posso detrarre l'IVA su un acquisto?

    Il diritto alla detrazione si esercita al più tardi con la dichiarazione IVA relativa all’anno in cui il diritto è sorto, alle condizioni esistenti in quel momento. Se non lo eserciti entro quella dichiarazione, perdi il diritto alla detrazione.

    Posso detrarre il 100% dell'IVA sull'auto aziendale?

    Puoi detrarre il 100% solo se l’auto è strumentale all’attività (es. veicolo di un autoscuola, taxi) o se è usata esclusivamente per l’impresa e puoi dimostrarlo. Per i veicoli a uso promiscuo – la situazione più comune – la detraibilità è limitata al 40%.

    Cosa succede se ho acquistato beni usati in parte privatamente?

    L’IVA è detraibile solo nella misura in cui il bene è usato per l’attività economica. Per le auto il limite del 40% è fisso per legge. Per altri beni, l’inerenza va valutata caso per caso: se l’uso privato è prevalente, la detrazione può essere limitata o esclusa.

    Il pro-rata si calcola ogni anno?

    Sì. Il pro-rata si determina in via definitiva alla fine di ogni anno sulla base delle operazioni effettivamente realizzate. Durante l’anno si può usare in via provvisoria il pro-rata dell’anno precedente, salvo conguaglio nella dichiarazione annuale.

    Le spese di vitto e alloggio sono detraibili?

    Le spese di vitto e alloggio seguono regole specifiche previste dalla normativa IVA. È necessario verificare le condizioni di detraibilità vigenti per la propria categoria di soggetto (dipendente in trasferta, professionista, ecc.) senza applicare regole generali.

    L'IVA su acquisti per operazioni non imponibili (esportazioni) è detraibile?

    Sì. Le operazioni non imponibili – come le esportazioni e le cessioni intracomunitarie – danno pieno diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti, a differenza delle operazioni esenti. Questa è una differenza fondamentale tra le due categorie.

    Vedi anche: Quadro VE, Registri IVA, Dichiarazione d’intento, Acquisti intracomunitari, Dichiarazione IVA omessa o tardiva e Dichiarazione IVA integrativa.

  • Art. 193 Cod. Amb.: Trasporto dei rifiuti

    Art. 193 Cod. Amb.: Trasporto dei rifiuti

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Trasporto dei rifiuti) 1.

    Il trasporto dei rifiuti, eseguito da enti o imprese, è accompagnato da un formulario di identificazione (FIR) dal quale devono risultare i seguenti dati: a) nome ed indirizzo del produttore e del detentore; b) origine, tipologia e quantità del rifiuto; c) impianto di destinazione; d) data e percorso dell'istradamento; e) nome ed indirizzo del destinatario.

    Con il decreto di cui all'articolo 188-bis, comma 1, sono disciplinati il modello del formulario di identificazione del rifiuto e le modalità di numerazione, vidimazione, tenuta e trasmissione al Registro elettronico nazionale, con possibilità di scaricare dal medesimo Registro elettronico il formato cartaceo.

    Possono essere adottati modelli di formulario per particolari tipologie di rifiuti ovvero per particolari forme di raccolta.

    Fino alla data di entrata in vigore dei modelli contenuti nel decreto di cui all'articolo 188-bis, comma 1, continuano ad applicarsi il decreto del Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 145 , nonché le disposizioni relative alla numerazione e vidimazione dagli uffici dell'Agenzia delle entrate o dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura o dagli uffici regionali e provinciali competenti in materia di rifiuti.

    La vidimazione dei formulari di identificazione è gratuita e non è soggetta ad alcun diritto o imposizione tributaria.

    Fino all'emanazione dei modelli contenuti nel decreto di cui all'articolo 188-bis, comma 1, il formulario in formato cartaceo è redatto in quattro esemplari, compilati, datati e firmati dal produttore o detentore, sottoscritti altresì dal trasportatore; una copia deve rimanere presso il produttore o il detentore, le altre tre, sottoscritte e datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al produttore o al detentore.

    La trasmissione della quarta copia può essere sostituita dall'invio mediante posta elettronica certificata sempre che il trasportatore assicuri la conservazione del documento originale ovvero provveda, successivamente, all'invio dello stesso al produttore.

    Le copie del formulario devono essere conservate per tre anni.

    Fino alla data di entrata in vigore dei modelli contenuti nel decreto di cui all'articolo 188-bis, comma 1, in alternativa alle modalità di vidimazione di cui al comma 3, il formulario di identificazione del rifiuto è prodotto in format esemplare, conforme al decreto del Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 145 , identificato da un numero univoco, tramite apposita applicazione raggiungibile attraverso i portali istituzionali delle Camere di Commercio, da stamparsi e compilarsi in duplice copia.

    La medesima applicazione rende disponibile, a coloro che utilizzano propri sistemi gestionali per la compilazione dei formulari, un accesso dedicato al servizio anche in modalità telematica al fine di consentire l'apposizione del codice univoco su ciascun formulario.

    Una copia rimane presso il produttore e l'altra accompagna il rifiuto fino a destinazione.

    Il trasportatore trattiene una fotocopia del formulario compilato in tutte le sue parti.

    Gli altri soggetti coinvolti ricevono una fotocopia del formulario completa in tutte le sue parti.

    Le copie del formulario devono essere conservate per tre anni.

    Durante la raccolta e il trasporto i rifiuti pericolosi devono essere imballati ed etichettati in conformità a tutte le norme vigenti in materia , comprese, in particolare, le disposizioni in materia di trasporto di merci pericolose su strada e quelle di pubblica sicurezza .

    Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani ai centri di raccolta di cui all'articolo 183, effettuato dal produttore iniziale degli stessi; al soggetto che gestisce il servizio pubblico; ai trasporti di rifiuti speciali non pericolosi, effettuati dal produttore dei rifiuti stessi in modo occasionale e saltuario.

    Sono considerati occasionali e saltuari i trasporti effettuati per non più di cinque volte l'anno, che non eccedano la quantità giornaliera di trenta chilogrammi o di trenta litri.

    Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano altresì al trasporto di rifiuti speciali di cui all'articolo 184, comma 3, lettera a), effettuato dal produttore in modo occasionale e saltuario, come definito al comma 7, per il conferimento al gestore del servizio pubblico di raccolta, ovvero al circuito organizzato di raccolta di cui all'articolo 183, comma 1, lettera pp), con i quali sia stata stipulata apposita convenzione.

    Per i rifiuti oggetto di spedizioni transfrontaliere, il formulario di cui al presente articolo è sostituito dai documenti previsti dall'articolo 194, anche con riguardo alla tratta percorsa su territorio nazionale.

    10.

    Il formulario di identificazione di cui al comma 1, con riguardo all'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura, può sostituire il documento di cui all' articolo 13 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99 e successive modificazioni, a condizione che siano espressamente riportate in maniera chiara e leggibile le specifiche informazioni di cui all'allegato III A del citato decreto legislativo n. 99 del 1992 , nonché le sottoscrizioni richieste, ancorché non previste nel modello del formulario.

    11.

    La movimentazione dei rifiuti esclusivamente all'interno di aree private non è considerata trasporto ai fini della Parte quarta del presente decreto e non necessita di formulario di identificazione.

    12.

    La movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla medesima azienda agricola, ancorché effettuati percorrendo la pubblica via, non è considerata trasporto ai fini del presente decreto qualora risulti comprovato da elementi oggettivi ed univoci che sia finalizzata unicamente al raggiungimento del luogo di messa a dimora dei rifiuti in deposito temporaneo e la distanza fra i fondi non sia superiore a quindici chilometri; non è altresì considerata trasporto la movimentazione dei rifiuti effettuata dall'imprenditore agricolo di cui all' articolo 2135 del codice civile dai propri fondi al sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa di cui è socio, ivi compresi i consorzi agrari, qualora sia finalizzata al raggiungimento del deposito temporaneo.

    13.

    Il documento commerciale di cui al regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio , per gli operatori soggetti all'obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico di cui all'articolo 190 sostituisce a tutti gli effetti il formulario di identificazione di cui al comma 1.

    Con il decreto di cui all'articolo 188-bis, comma 1, sono disciplinate le modalità di trasmissione al Registro elettronico nazionale (REN).

    14.

    La micro-raccolta, intesa come raccolta di rifiuti da parte di un unico raccoglitore o trasportatore presso più produttori o detentori, svolta con lo stesso automezzo, ovvero presso diverse unità locali dello stesso produttore, deve essere effettuata nel termine massimo di 48 ore; nei formulari di identificazione dei rifiuti devono essere indicate tutte le tappe intermedie effettuate.

    Nel caso in cui il percorso dovesse subire delle variazioni, nello spazio relativo alle annotazioni deve essere indicato a cura del trasportatore il percorso realmente effettuato.

    15.

    Gli stazionamenti dei veicoli in configurazione di trasporto, nonché le soste tecniche per le operazioni di trasbordo, ivi compresi quelli effettuati con cassoni e dispositivi scarrabili, o con altre carrozzerie mobili che proseguono il trasporto, non rientrano nelle attività di stoccaggio di cui all'articolo 183, comma 1, aa), purché le stesse siano dettate da esigenze di trasporto e non superino le 72 ore, escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione.

    16.

    Il formulario di identificazione dei rifiuti di cui al comma 1 sostituisce a tutti gli effetti il modello F di cui al decreto ministeriale 16 maggio 1996, n. 392 e la scheda di cui all'allegato IB del decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 aprile 2008.

    17.

    Nella compilazione del formulario di identificazione, ogni operatore è responsabile delle informazioni inserite e sottoscritte nella parte di propria competenza.

    Il trasportatore non è responsabile per quanto indicato nel formulario di identificazione dal produttore o dal detentore dei rifiuti e per le eventuali difformità tra la descrizione dei rifiuti e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le difformità riscontrabili in base alla comune diligenza.

    18.

    Ferma restando la disciplina in merito all'attività sanitaria e relativi rifiuti prodotti, ai fini del deposito e del trasporto, i rifiuti provenienti da assistenza sanitaria svolta al di fuori delle strutture sanitarie di riferimento e da assistenza domiciliare si considerano prodotti presso l'unità locale, sede o domicilio dell'operatore che svolge tali attività.

    La movimentazione di quanto prodotto, dal luogo dell'intervento fino alla sede di chi lo ha svolto, non comporta l'obbligo di tenuta del formulario di identificazione del rifiuto e non necessita di iscrizione all'Albo ai sensi dell'articolo 212.

    19.

    I rifiuti derivanti da attività di manutenzione e piccoli interventi edili, ivi incluse le attività di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 82 , si considerano prodotti presso l'unità locale, sede o domicilio del soggetto che svolge tali attività.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Articolo 88 TU Giustizia Tributaria: Sospensione del processo

    Art. 88 D.Lgs. 175/2024 – Sospensione del processo

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Il processo è sospeso quando è presentata querela di falso o deve essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio.

    2. La corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa.

    3. Il processo tributario è altresì sospeso nei seguenti casi: a) su richiesta conforme delle parti, nel caso in cui sia stata presentata un'istanza di apertura di procedura amichevole ai sensi degli Accordi e delle Convenzioni internazionali per evitare le doppie imposizioni di cui l'Italia è parte ovvero ai sensi della Convenzione relativa all'eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate n. 90/436/CEE; b) su richiesta del contribuente, nel caso in cui sia stata presentata un'istanza di apertura di procedura amichevole ai sensi della direttiva (UE) 2017/1852 del Consiglio del 10 ottobre 2017.

  • Divisione ereditaria: come uscire dalla comunione

    Quando più persone ereditano insieme, i beni cadono in comunione: tutti sono comproprietari di tutto. Per attribuire a ciascuno la propria parte serve la divisione. In questa guida vediamo cos’è la comunione ereditaria, come si scioglie in via amichevole o giudiziale, e come collazione e conguagli servono a fare i conti in modo equo.

    La comunione ereditaria

    Quando gli eredi sono più di uno, finché non si procede alla divisione i beni del defunto formano una comunione ereditaria: ogni coerede è titolare di una quota ideale sull’intero patrimonio, non di beni determinati.

    In questa fase le decisioni sui beni comuni richiedono il concorso dei coeredi, e questo genera spesso tensioni. La divisione serve proprio a far uscire ciascuno dalla comunione con la sua parte.

    Il diritto di chiedere la divisione

    L’articolo 713 del Codice civile stabilisce un principio fondamentale: ciascun coerede può domandare la divisione in qualsiasi momento. Nessuno è obbligato a restare in comunione contro la propria volontà.

    Sono ammessi patti che rinviano la divisione per un periodo limitato, ma il diritto di chiederla è la regola: basta la volontà di un solo coerede per avviare il procedimento.

    Divisione amichevole

    La via preferibile è la divisione amichevole: i coeredi si accordano su come ripartire i beni e stipulano un contratto di divisione. Vi devono partecipare tutti i coeredi.

    Quando nell’asse ereditario ci sono immobili, l’accordo deve rivestire la forma scritta e va poi trascritto nei registri immobiliari. È la soluzione più rapida ed economica, quando c’è intesa.

    Divisione giudiziale

    Se manca l’accordo, anche su un solo punto, si ricorre alla divisione giudiziale: uno dei coeredi promuove una causa e il giudice provvede a sciogliere la comunione.

    Il giudice può disporre la vendita dei beni non comodamente divisibili e l’assegnazione delle quote, tenendo conto dei diritti di ciascuno. È la strada più lunga e costosa, ma garantisce comunque l’uscita dalla comunione.

    La collazione delle donazioni

    Per dividere equamente bisogna ricostruire ciò che ciascun erede ha già ricevuto in vita dal defunto. Interviene la collazione: i figli, i loro discendenti e il coniuge che concorrono alla successione devono conferire i beni ricevuti in donazione dal defunto.

    In questo modo le donazioni anticipate non avvantaggiano un erede a scapito degli altri: il loro valore rientra nel calcolo delle quote.

    I conguagli

    Spesso i beni non si lasciano dividere in parti perfettamente uguali (si pensi a un’unica casa). In questi casi si ricorre ai conguagli: chi riceve un bene di valore superiore alla propria quota versa agli altri una somma di denaro per pareggiare.

    Il conguaglio consente di assegnare un bene per intero a un coerede senza ledere il diritto degli altri a ricevere il giusto valore.

    Un esempio concreto

    Tizio muore lasciando ai figli Caio e Caia una casa del valore di 200.000 euro. Anni prima aveva donato a Caio 50.000 euro. In sede di divisione, Caio deve conferire per collazione i 50.000 euro ricevuti: la massa da dividere risulta così di 250.000 euro, 125.000 a testa. La casa viene assegnata a Caia, che riceve però un bene da 200.000 euro: dovrà versare a Caio un conguaglio di 75.000 euro (125.000 spettanti a Caio meno i 50.000 già ricevuti).

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Posso obbligare gli altri eredi a dividere?

    Sì. L’articolo 713 riconosce a ciascun coerede il diritto di chiedere la divisione in ogni tempo. Se gli altri non collaborano, si può promuovere la divisione giudiziale davanti al giudice.

    Che cos’è la collazione?

    È l’obbligo, per figli, discendenti e coniuge che concorrono alla successione, di conferire i beni ricevuti in donazione dal defunto, così che il loro valore rientri nel calcolo delle quote.

    Cosa succede se un bene non è divisibile?

    Si assegna a uno dei coeredi e si pareggiano le quote con un conguaglio in denaro a favore degli altri, oppure il giudice ne dispone la vendita ripartendo il ricavato.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Corrispettivi telematici: il registratore di cassa RT

    In sintesi

    • I commercianti al minuto memorizzano elettronicamente i corrispettivi giornalieri tramite il registratore telematico (RT).
    • I dati vengono trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate in sostituzione del registro dei corrispettivi cartaceo.
    • Al cliente viene rilasciato il documento commerciale, che sostituisce lo scontrino fiscale e la ricevuta fiscale cartacei.
    • Il totale dei corrispettivi giornalieri concorre alla liquidazione IVA periodica (mensile o trimestrale).
    • I corrispettivi fanno parte del volume d’affari rilevante ai fini della dichiarazione IVA annuale.
    • La conservazione elettronica dei dati è garantita dall’RT; il commerciante non deve tenere un registro separato.

    Che cos'è il sistema dei corrispettivi telematici

    Il commerciante al minuto – il negoziante, il barista, il ristoratore – non emette fattura per ogni cliente. Nella vendita al dettaglio è ammessa una modalità semplificata: invece di fatturare ogni singola operazione, si certifica il corrispettivo tramite un documento commerciale e si riepiloga il totale giornaliero. Questo è il regime dei corrispettivi.

    Fino a qualche anno fa il registro dei corrispettivi era cartaceo e lo scontrino o la ricevuta fiscale erano documenti fisici. Oggi l’intero sistema è digitale: il registratore telematico (RT) memorizza ogni vendita, calcola il totale giornaliero e lo trasmette automaticamente all’Agenzia delle Entrate per via telematica. Il commerciante non deve fare nulla di aggiuntivo: la macchina provvede.

    Capire come funziona questo sistema è utile non solo per chi lo usa ogni giorno, ma anche per chiunque voglia comprendere come i corrispettivi entrano nella dichiarazione IVA annuale e nelle liquidazioni periodiche.

    Corrispettivi telematici: schema operativo
    Fase Chi agisce Cosa avviene
    Vendita al cliente Commerciante (RT) L'RT registra il corrispettivo e stampa il documento commerciale
    Chiusura giornaliera RT in automatico L'RT memorizza il totale e i dati IVA per aliquota
    Trasmissione all'AdE RT in automatico (entro mezzanotte del giorno lavorativo successivo) I dati giornalieri vengono inviati telematicamente
    Liquidazione periodica Commerciante/consulente I corrispettivi si sommano all'IVA a debito del periodo
    Dichiarazione IVA annuale Commerciante/consulente I corrispettivi totali confluiscono nel quadro VE

    Esempio pratico

    • Esempio numerico. Caio gestisce un bar e in una giornata incassa corrispettivi per 1.800 euro. Di questi, 1.400 euro sono soggetti ad aliquota IVA ordinaria del 22% (caffè, bevande, snack) e 400 euro all’aliquota ridotta del 10% (alcuni cibi e bevande specifici). L’RT calcola l’IVA incorporata: sulla quota al 22% l’IVA è circa 252 euro (1.400 / 1,22 × 0,22); sulla quota al 10% è circa 36 euro (400 / 1,10 × 0,10). Totale IVA a debito della giornata: circa 288 euro, che concorrono alla liquidazione periodica di Caio.

    Documenti necessari

    • Registratore telematico (RT) omologato e attivato presso l’Agenzia delle Entrate
    • Documento commerciale rilasciato al cliente per ogni operazione
    • Report di chiusura giornaliera (Z) generato dall’RT
    • Ricevuta telematica di trasmissione dei corrispettivi (conservata nell’RT o nel portale AdE)
    • Modello F24 per il versamento dell’IVA periodica (codici tributo 6001-6012 mensili o 6031-6034 trimestrali)

    Caso 1 – Tizio, gestore di un negozio di abbigliamento

    Scenario. Tizio ha un negozio di abbigliamento e vende al pubblico senza emettere fattura ai clienti privati. Ha installato un registratore telematico omologato. Ogni giorno effettua decine di vendite.

    Come si applica. Per ogni vendita, l’RT stampa un documento commerciale da consegnare al cliente. A fine giornata, Tizio esegue la chiusura: l’RT genera automaticamente il riepilogo e trasmette i dati all’Agenzia delle Entrate entro il giorno lavorativo successivo. Tizio non deve compilare alcun registro manuale. A fine mese, il suo commercialista somma i corrispettivi giornalieri e calcola l’IVA a debito da versare con F24 entro il 16 del mese successivo.

    In pratica

    • Tizio non deve conservare registri cartacei: l’RT gestisce tutto in digitale.
    • Il documento commerciale non è una fattura: non è detraibile dal cliente privato, ma certifica il corrispettivo.
    • Se il cliente è un’impresa o professionista e chiede la fattura, Tizio deve emetterla separatamente: il documento commerciale non la sostituisce.

    Caso 2 – Caio, ristoratore con clienti misti (privati e aziende)

    Scenario. Caio gestisce un ristorante. La maggior parte dei clienti sono privati e accettano il documento commerciale. Alcuni clienti aziendali chiedono però la fattura per detrarre l’IVA o dedurre il costo.

    Come si applica. Per i privati, Caio usa l’RT normalmente: documento commerciale e trasmissione telematica dei corrispettivi. Per i clienti che richiedono fattura, Caio emette una fattura elettronica tramite SdI: in questo caso l’operazione esce dal regime dei corrispettivi e la fattura va registrata separatamente. Caio deve fare attenzione a non conteggiare due volte le stesse operazioni nella liquidazione IVA.

    In pratica

    • Corrispettivi e fatture sono due canali separati: non si sommano due volte.
    • Quando si emette fattura a un cliente, l’operazione non entra nel totale dei corrispettivi giornalieri dell’RT.
    • Caio deve conservare la documentazione delle fatture emesse separatamente dal giornale di fondo dell’RT.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il documento commerciale è uguale allo scontrino fiscale?

    Il documento commerciale ne prende il posto: certifica il corrispettivo e garantisce la tutela del consumatore (garanzia, rimborso). Non ha, però, lo stesso valore fiscale della fattura: un professionista o un’impresa non può detrarre l’IVA su un documento commerciale.

    Cosa succede se il registratore telematico non trasmette i dati per un guasto?

    Il commerciante deve conservare i dati memorizzati e procedere alla trasmissione non appena il sistema è ripristinato. In caso di impossibilità tecnica prolungata, occorre avvisare l’assistenza tecnica dell’RT e documentare il malfunzionamento per evitare sanzioni.

    I corrispettivi telematici sostituiscono la dichiarazione IVA annuale?

    No. La trasmissione telematica dei corrispettivi è un adempimento periodico che sostituisce il vecchio registro. La dichiarazione IVA annuale resta obbligatoria e riepiloga tutte le operazioni dell’anno, compresi i corrispettivi totali, nel quadro VE.

    Un commerciante al minuto in regime forfettario deve usare il registratore telematico?

    I forfettari non applicano IVA e sono esonerati dalla dichiarazione IVA annuale. Le regole sull’obbligo di RT per i forfettari dipendono dai limiti di volume d’affari e dalle eventuali semplificazioni vigenti: verificare la normativa aggiornata o consultare un commercialista.

    Come si recuperano i dati dei corrispettivi in caso di accertamento fiscale?

    I dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate sono consultabili nel portale dedicato (area riservata). Il commerciante può accedere alla propria posizione e stampare i dati per qualunque periodo. L’RT conserva inoltre un giornale elettronico interno.

    Cosa sono i codici tributo 6001-6012 e quando si usano?

    Sono i codici F24 per il versamento dell’IVA mensile: 6001 per gennaio, 6002 per febbraio, e così via fino a 6012 per dicembre. Chi liquida trimestralmente usa invece i codici 6031-6034. Il versamento va effettuato entro il 16 del mese successivo al periodo di riferimento.

    Vedi anche: Ventilazione dei corrispettivi, Registri IVA, Voucher e buoni-corrispettivo IVA, Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA e Rimborso IVA trimestrale.

  • Art. 40 L. 633/1941

    Art. 40 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il collaboratore di opera collettiva che non sia rivista o giornale ha diritto, salvo patto contrario, che il suo nome figuri nella riproduzione della sua opera nelle forme d'uso.

    Nei giornali questo diritto non compete, salvo patto contrario, al personale della redazione.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 181 Codice Ambiente: Preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e recupero

    Art. 181 Codice Ambiente: Preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e recupero

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti).

    Nell'ambito delle rispettive competenze, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, le Regioni, gli Enti di governo d'ambito territoriale ottimale, o, laddove questi non siano stati costituiti, i Comuni, adottano modalità autorizzative semplificate nonché le misure necessarie, comprese quelle relative alla realizzazione della raccolta differenziata, per promuovere la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti, il riciclaggio o altre operazioni di recupero, in particolare incoraggiando lo sviluppo di reti di operatori per facilitare le operazioni di preparazione per il riutilizzo e riparazione, agevolando, ove compatibile con la corretta gestione dei rifiuti, il loro accesso ai rifiuti adatti allo scopo, detenuti dai sistemi o dalle infrastrutture di raccolta, sempre che tali operazioni non siano svolte da parte degli stessi sistemi o infrastrutture.

    I regimi di responsabilità estesa del produttore adottano le misure necessarie per garantire la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di rispettiva competenza.

    Ove necessario per ottemperare al comma 1 e per facilitare o migliorare il recupero, gli operatori e gli enti competenti adottano le misure necessarie, prima o durante il recupero, laddove tecnicamente possibile, per eliminare le sostanze pericolose, le miscele e i componenti dai rifiuti pericolosi in vista della loro gestione conformemente alla gerarchia dei rifiuti ed alla tutela della salute umana e dell'ambiente.

    Al fine di rispettare le finalità del presente decreto e procedere verso un'economia circolare con un alto livello di efficienza delle risorse, le autorità competenti adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi: a) entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, sarà aumentata complessivamente almeno al 50 per cento in termini di peso; b) entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse operazioni di riempimento che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi, escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 17 05 04 dell'elenco dei rifiuti, sarà aumentata almeno al 70 per cento in termini di peso; c) entro il 2025, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 55 per cento in peso; d) entro il 2030, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 60 per cento in peso; e) entro il 2035, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 65 per cento in peso.

    Per le frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata destinati al riciclaggio ed al recupero è sempre ammessa la libera circolazione sul territorio nazionale tramite enti o imprese iscritti nelle apposite categorie dell'Albo nazionale gestori ambientali ai sensi dell'articolo 212, comma 5, al fine di favorire il più possibile il loro recupero privilegiando, anche con strumenti economici, il principio di prossimità agli impianti di recupero.

    Gli Enti di governo d'ambito territoriale ottimale ovvero i Comuni possono individuare appositi spazi, presso i centri di raccolta di cui all'articolo 183, comma 1, lettera mm), per l'esposizione temporanea, finalizzata allo scambio tra privati, di beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo.

    Nei centri di raccolta possono altresì essere individuate apposite aree adibite al deposito preliminare alla raccolta dei rifiuti destinati alla preparazione per il riutilizzo e alla raccolta di beni riutilizzabili.

    Nei centri di raccolta possono anche essere individuati spazi dedicati alla prevenzione della produzione di rifiuti, con l'obiettivo di consentire la raccolta di beni da destinare al riutilizzo, nel quadro di operazioni di intercettazione e schemi di filiera degli operatori professionali dell'usato autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di igiene urbana.

    Fonte: Normattiva.it.