Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 48-bis DPR 602/1973 – Pagamenti delle pubbliche amministrazioni

    Art. 48-bis DPR 602/1973 – Pagamenti delle pubbliche amministrazioni

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a cinquemila euro, verificano, anche in via telematica, se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo e, in caso affermativo, non procedono al pagamento e segnalano la circostanza all’agente della riscossione competente per territorio, ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo. La presente disposizione non si applica alle aziende o società per le quali sia stato disposto il sequestro o la confisca ai sensi dell’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, ovvero della legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero che abbiano ottenuto la dilazione del pagamento ai sensi dell’articolo 19 del presente decreto nonché ai risparmiatori di cui all’articolo 1, comma 494, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, che hanno subito un pregiudizio ingiusto da parte di banche e loro controllate aventi sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 16 gennaio 2018.

    1-bis. Limitatamente alle somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche al pagamento di importi superiori a duemilacinquecento euro; in tal caso, i soggetti di cui al medesimo comma 1 verificano se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a cinquemila euro.

    1-ter. Relativamente alle somme di cui all’articolo 54 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dovute agli esercenti arti e professioni per l’attività professionale dai medesimi svolta, anche in favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato, le disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo si applicano, a decorrere dal 15 giugno 2026, anche al pagamento di importi fino a 5.000 euro; in tal caso, i soggetti di cui allo stesso comma 1 verificano se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a cinquemila euro e, in caso affermativo, sono tenuti a procedere, direttamente in base all’esito della verifica, al pagamento in favore: a) dell’agente della riscossione, fino a concorrenza del debito risultante dalla verifica; b) del beneficiario, nei limiti delle somme eventualmente eccedenti l’ammontare del predetto debito.

    2. Con regolamento del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 1.

    2-bis. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, l’importo di cui al comma 1 può essere aumentato, in misura comunque non superiore al doppio, ovvero diminuito.

    Testo vigente al 9 ottobre 2026 secondo Normattiva. Il comma 1-ter è stato modificato dall’art. 2-ter del D.L. 38/2026 (convertito dalla L. 88/2026, in vigore dal 23 maggio 2026): le parole «di qualunque ammontare» sono state sostituite da «per un ammontare complessivo pari almeno a cinquemila euro».

    Verifica inadempimenti art. 48-bis: come funziona, passo per passo

    La procedura è nel D.M. 18 gennaio 2008, n. 40, modificato dalla L. 205/2017 con effetto dal 1° marzo 2018.

    Fase Che cosa accade Riferimento
    1. Richiesta Prima di pagare più di 5.000 euro la PA, tramite un operatore registrato, inserisce nel servizio di verifica il codice fiscale del beneficiario, l’importo e il numero del pagamento D.M. 40/2008, artt. 2 e 4
    2. Risposta Entro 5 giorni feriali l’agente della riscossione risponde. Se non risulta inadempimento, o se non risponde nel termine, la PA paga il beneficiario Art. 2, c. 2; art. 3, c. 1
    3. Inadempimento La richiesta vale segnalazione ai sensi dell’art. 48-bis. La risposta indica il debito, comprese spese esecutive e interessi di mora, e preannuncia l’ordine di versamento dell’art. 72-bis Art. 3, cc. 2-3
    4. Sospensione La PA non paga, fino a concorrenza del debito comunicato, per i 60 giorni successivi alla comunicazione (erano 30 fino al 28 febbraio 2018). La parte eccedente il debito va invece pagata subito: non pagarla è violazione dei doveri d’ufficio Art. 3, c. 4; D.L. 16/2012, art. 1, cc. 4-bis e 4-ter
    5. Variazioni Se prima dell’ordine di versamento il beneficiario paga, o l’ente creditore adotta provvedimenti che eliminano o riducono l’inadempimento, l’agente della riscossione lo comunica e indica l’importo che la PA può pagare Art. 3, c. 5
    6. Esito Se l’ordine di versamento dell’art. 72-bis è notificato entro i 60 giorni, la PA versa all’agente della riscossione. Se non lo è, paga il beneficiario Art. 3, c. 6

    Per stipendi, salari e indennità di lavoro la sospensione si ferma ai limiti di pignorabilità (D.M. 40/2008, art. 3, c. 4): l’art. 72-ter DPR 602/1973 consente di pignorare un decimo fino a 2.500 euro e un settimo da 2.500 a 5.000 euro; oltre 5.000 euro vale la misura dell’art. 545, quarto comma, c.p.c. Approfondimenti: art. 72-bis, pignoramento dei crediti verso terzi e art. 72-ter, limiti di pignorabilità.

    Soglia di 5.000 euro: IVA inclusa o esclusa, frazionamento, stipendi e professionisti

    Domanda Risposta
    Da quando la soglia è 5.000 euro? Dal 1° marzo 2018 (L. 205/2017, art. 1, cc. 986-988); prima era 10.000 euro. Il comma 2-bis permette al MEF di variarla con decreto non regolamentare, fino al doppio
    Quando c’è «inadempimento»? Quando il beneficiario non ha pagato nei 60 giorni dalla notifica una o più cartelle, relative a ruoli consegnati dal 1° gennaio 2000, per almeno 5.000 euro complessivi (D.M. 40/2008, art. 1, lett. e). Con meno di 5.000 euro di cartelle scadute non c’è blocco
    5.000 euro con o senza IVA? La circolare RGS 22/2008 collocava la soglia al lordo dell’IVA. Quando si applica lo split payment (art. 17-ter DPR 633/1972) la PA considera solo l’importo spettante al fornitore, cioè al netto dell’IVA (circolare RGS 13/2018, par. 3)
    Si può dividere il pagamento in più rate sotto soglia? No: il frazionamento artificioso elude la verifica ed è vietato, sia su richiesta del beneficiario sia per scelta dell’amministrazione, davanti a un credito unitario. La circolare RGS 13/2018 (par. 12) ricorda una sentenza della Corte dei conti, sezione giurisdizionale Calabria, n. 66 del 1° aprile 2016, che ha riconosciuto un danno erariale pari alla somma dei pagamenti frazionati
    Stipendi e indennità di lavoro Dal 1° gennaio 2026 la verifica scatta già sopra 2.500 euro (comma 1-bis; L. 207/2024, art. 1, cc. 84-85). Il blocco richiede comunque cartelle inadempiute per almeno 5.000 euro
    Professionisti Dal 15 giugno 2026, per i compensi dell’art. 54 TUIR (anche per persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato), la verifica vale anche fino a 5.000 euro. Se risultano cartelle inadempiute per almeno 5.000 euro la PA paga direttamente all’agente della riscossione, fino a concorrenza del debito, e al professionista solo l’eccedenza (comma 1-ter). Le regole dei pagamenti oltre 5.000 euro restano quelle del comma 1

    Chi deve verificare e quali pagamenti restano fuori dall’art. 48-bis

    Il comma 1 parla di amministrazioni dell’art. 1, comma 2, D.Lgs. 165/2001 e di «società a prevalente partecipazione pubblica»; il D.M. 40/2008 (art. 1, lett. a) si riferisce solo alle società a totale partecipazione pubblica. La circolare RGS 13/2018 (par. 2) conferma che oggi sono tenute le società interamente partecipate in via diretta. Per il resto:

    Situazione Verifica?
    Amministrazioni dell’art. 1, c. 2, D.Lgs. 165/2001, enti pubblici anche economici, gestioni commissariali, società interamente partecipate in via diretta Sì, se pagano più della soglia
    Fondazioni e associazioni, anche se in elenco ISTAT (per esempio le casse previdenziali privatizzate del D.Lgs. 509/1994) No, per l’obbligo di verificare
    Pagamenti da una PA a un’altra PA, a un ente pubblico o a una società interamente partecipata (tra i soggetti obbligati) No
    Versamenti di tributi e di contributi previdenziali e assistenziali, anche se riscossi da una società (ad esempio la TARI) No (circ. RGS 13/2018, par. 11)
    Indennità per lesione della salute o danno biologico al diretto beneficiario No (circ. RGS 22/2008, richiamata dalla 13/2018). Sì se il pagamento va agli eredi
    Mandato con rappresentanza o procura all’incasso Si verifica il mandante, titolare del credito
    Spese legali distratte a favore dell’avvocato (art. 93 c.p.c.) Si verifica il difensore, titolare del credito
    Pagamento agli eredi del beneficiario Sì, su ciascun erede per la sua quota, se la quota supera da sola la soglia
    Pagamenti che derivano da una sentenza, anche in ottemperanza Sì, salvo le esclusioni previste
    DURC irregolare in un appalto Prima l’intervento sostitutivo per il DURC (citato dalla circolare, par. 7, come art. 30, c. 5, D.Lgs. 50/2016, oggi sostituito dal D.Lgs. 36/2023), poi la verifica sull’importo residuo, se supera la soglia

    Il fermo amministrativo dell’art. 69 del R.D. 2440/1923 resta un istituto distinto, con presupposti diversi (circolare RGS 13/2018, par. 9).

    Come sbloccare un pagamento fermo per l’art. 48-bis

    • Pagare la cartella. Se il beneficiario paga prima della notifica dell’ordine di versamento, l’agente della riscossione lo comunica alla PA e indica l’importo che può essere pagato (D.M. 40/2008, art. 3, c. 5). Scendere sotto 5.000 euro di cartelle scadute elimina l’inadempimento.
    • Provvedimenti dell’ente creditore che riducono o annullano il debito (per esempio uno sgravio), con lo stesso effetto.
    • Definizione agevolata. A seguito della presentazione della dichiarazione, per i carichi definibili il debitore non è considerato inadempiente ai fini dell’art. 48-bis (L. 199/2025, art. 1, c. 91, lett. f). Vedi pignoramento in corso e rottamazione quinquies.
    • Rateizzazione fatta prima. Il comma 1 esclude dalla verifica le aziende o società che abbiano ottenuto la dilazione dell’art. 19. Ma chiederla dopo la verifica non serve: l’art. 19, comma 1-quater.1, vieta in ogni caso la dilazione delle somme oggetto di verifica effettuata in qualunque momento prima dell’accoglimento della richiesta (introdotto dal D.L. 137/2020). Guida: rateizzazione delle cartelle, esempi sull’art. 19.

    Che cosa succede se la PA non fa la verifica

    Se l’organo di controllo amministrativo e contabile rileva che la verifica è stata omessa, invita l’amministrazione a eseguirla «ora per allora», in genere entro dieci giorni lavorativi, per accertare se l’omissione ha compromesso il recupero della riscossione. Si applica la soglia vigente al momento del pagamento omesso. L’agente della riscossione risponde entro trenta giorni. Se l’inadempimento permane, gli organi di controllo trasmettono denuncia alla Procura regionale della Corte dei conti; la stessa denuncia segue se l’amministrazione non esegue l’accertamento richiesto (circolare RGS 13/2018, par. 10).

    Art. 48-bis dal 1° gennaio 2027

    Le regole descritte valgono fino al 31 dicembre 2026, data indicata da Normattiva per la versione vigente di questo articolo. Dal 1° gennaio 2027 la riscossione è riordinata nel testo unico versamenti e riscossione (D.Lgs. 33/2025): la collocazione dell’art. 48-bis nel nuovo testo non è stata verificata per questa pagina.

    Fonti: art. 48-bis DPR 602/1973 su Normattiva · D.M. 18 gennaio 2008, n. 40 · circolare RGS 21 marzo 2018, n. 13 · servizio Verifica inadempimenti dell’Agenzia delle entrate-Riscossione.

  • Art. 48 DPR 602/1973 – Tasse e diritti per atti giudiziari

    Art. 48 DPR 602/1973 – Tasse e diritti per atti giudiziari

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Le tasse e i diritti per atti giudiziari dovuti in occasione ed in conseguenza del procedimento di riscossione coattiva sono ridotti alla metà e prenotati a debito per il recupero nei confronti della parte soccombente, quando questa non sia il concessionario.

    2. Nei casi previsti dal comma 1 il concessionario non può abbandonare il procedimento in seguito al pagamento del credito, ma deve proseguirlo ai fini del recupero delle tasse e dei diritti prenotati a debito. In difetto, ne risponde in proprio.

  • Base imponibile IVA: come si determina

    In sintesi

    • La base imponibile IVA è il corrispettivo contrattuale, cioè il prezzo concordato tra le parti per la cessione del bene o la prestazione del servizio.
    • Vi rientrano anche gli oneri e le spese accessorie addebitati al cliente (trasporto, imballaggio, ecc.).
    • Non fanno parte della base imponibile: l’IVA stessa, gli interessi moratori, le penalità, gli sconti contrattuali e le anticipazioni in nome e per conto documentate.
    • Conoscere la base imponibile corretta è fondamentale per emettere la fattura senza errori e per calcolare l’IVA dovuta.
    • Il riferimento normativo è l’art. 13 del DPR 633/1972.

    Che cos'è la base imponibile IVA e perché è importante

    Prima di calcolare l’IVA da applicare su una vendita o su una prestazione, bisogna stabilire su quale importo applicarla. Quell’importo si chiama base imponibile, ed è disciplinato dall’art. 13 del DPR 633/1972, il decreto che regolamenta l’IVA in Italia.

    La regola di partenza è semplice: la base imponibile è il corrispettivo, cioè la somma che il cliente si è impegnato a pagare in cambio del bene o del servizio. Se il prezzo pattuito è 1.000 euro, l’IVA (ad esempio al 22%) si calcola su 1.000 euro. Ma nella pratica ci sono elementi che si aggiungono alla base imponibile e altri che invece ne restano fuori, e confonderli può portare a errori in fattura.

    Sapere cosa includere nella base imponibile non è solo una questione tecnica per le aziende: anche un privato che acquista un bene o un servizio ha interesse a capire su cosa sta pagando l’imposta, per verificare che la fattura ricevuta sia corretta.

    Cosa entra e cosa resta fuori dalla base imponibile IVA
    Voce Inclusa nella base imponibile?
    Corrispettivo contrattuale (prezzo concordato) Sì
    Spese di trasporto e imballaggio addebitate al cliente Sì
    Altri oneri e spese accessorie addebitati al cliente Sì
    L'IVA stessa No
    Interessi moratori e penalità No
    Sconti previsti contrattualmente No
    Anticipazioni in nome e per conto del cliente (documentate) No

    Esempio pratico

    • Alfa Srl vende un macchinario a Beta Snc per 10.000 euro. Oltre al prezzo del macchinario, Alfa Srl addebita 200 euro per il trasporto e 50 euro per l’imballaggio. La base imponibile IVA è quindi 10.250 euro (10.000 + 200 + 50). Se il contratto prevedeva uno sconto di 500 euro già applicato al prezzo di 10.000 euro, lo sconto è già scontato nel corrispettivo concordato e non va sottratto di nuovo. Se invece Beta Snc aveva anticipato 300 euro al vettore in nome di Alfa Srl, quella somma documentata è esclusa dalla base imponibile.

    Documenti necessari

    • Contratto o ordine di acquisto (per verificare il corrispettivo concordato e gli sconti previsti)
    • Fattura emessa o ricevuta (con base imponibile e IVA separati)
    • Documentazione delle anticipazioni in nome e per conto (ricevute, quietanze intestate al cliente)
    • Nota di credito (in caso di rettifica della base imponibile per errori o variazioni del corrispettivo)

    Caso 1 – Alfa Srl: spese di spedizione in fattura

    Scenario. Alfa Srl vende prodotti online e spedisce la merce a un cliente. In fattura indica il prezzo dei beni (500 euro) e le spese di spedizione (15 euro) come voce separata. Il cliente chiede: l’IVA si applica anche sulla spedizione?

    Come si applica. Secondo l’art. 13 del DPR 633/1972, le spese accessorie addebitate al cliente – come quelle di trasporto – entrano nella base imponibile. Alfa Srl deve quindi calcolare l’IVA sull’importo totale di 515 euro (500 + 15), non solo sui 500 euro del prezzo dei beni. Se la merce sconta l’aliquota ordinaria del 22%, l’IVA sarà calcolata su 515 euro. La fattura deve indicare chiaramente la base imponibile complessiva e l’IVA risultante.

    In pratica

    • Le spese di trasporto e imballaggio addebitate al cliente sono parte della base imponibile.
    • L’IVA va calcolata sul totale comprensivo di prezzo del bene e spese accessorie.
    • La fattura deve riportare la base imponibile totale e l’IVA separatamente.

    Caso 2 – Beta Snc: anticipo spese in nome del cliente

    Scenario. Beta Snc, uno studio professionale, paga per conto del proprio cliente Tizio alcune spese (diritti di segreteria, bolli) intestate a Tizio e documentate con ricevute a suo nome. In seguito, Beta Snc richiede il rimborso di queste somme.

    Come si applica. Le somme anticipate in nome e per conto del cliente, purché documentate (cioè le ricevute sono intestate al cliente, non a Beta Snc), sono escluse dalla base imponibile IVA ai sensi dell’art. 13 DPR 633/1972. Nella fattura di Beta Snc a Tizio, quelle somme vengono indicate come rimborso spese fuori campo IVA, separate dall’onorario professionale che invece è imponibile. È essenziale che la documentazione dimostri chiaramente che le spese sono state sostenute in nome di Tizio e non di Beta Snc.

    In pratica

    • Le anticipazioni in nome e per conto del cliente sono escluse dalla base imponibile, se documentate.
    • Le ricevute devono essere intestate al cliente, non al professionista che le anticipa.
    • In fattura vanno indicate separatamente: onorario (imponibile) e rimborso spese (fuori campo IVA).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Gli sconti commerciali riducono la base imponibile IVA?

    Sì, se lo sconto è previsto contrattualmente al momento della cessione. Gli sconti concordati abbassano il corrispettivo e quindi la base imponibile. Se lo sconto viene concesso dopo l’emissione della fattura, occorre emettere una nota di credito per rettificare la base imponibile.

    L'IVA si calcola sull'importo IVA inclusa o esclusa?

    L’IVA si calcola sulla base imponibile, che per definizione esclude l’IVA stessa. Il prezzo ‘IVA inclusa’ è il totale che paga il cliente, ma la percentuale di imposta si applica al netto.

    Gli interessi di mora entrano nella base imponibile?

    No. Gli interessi moratori (quelli che si applicano in caso di ritardo nel pagamento) sono espressamente esclusi dalla base imponibile ai sensi dell’art. 13 DPR 633/1972.

    Se il prezzo viene pagato in parte con permuta, come si calcola la base imponibile?

    La scheda ufficiale di riferimento tratta la base imponibile nel caso standard del corrispettivo contrattuale. Per casi particolari come la permuta è opportuno consultare un professionista o le istruzioni specifiche dell’Agenzia delle Entrate.

    Le penali per inadempimento contrattuale sono soggette a IVA?

    No. Le penalità previste contrattualmente sono escluse dalla base imponibile IVA, come indicato dall’art. 13 DPR 633/1972.

    Come si indica la base imponibile in fattura?

    La fattura deve riportare la base imponibile (l’importo su cui si calcola l’IVA), l’aliquota applicata e l’importo dell’IVA risultante. La somma di base imponibile e IVA dà il totale da pagare.

    Vedi anche: IRAP: come si calcola la base imponibile, Operazioni non imponibili, Base imponibile IRAP, Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA e Valore doganale delle merci.

  • Art. 47-bis DPR 602/1973 – Gratuità altre attività e imposta registro trasferimenti coattivi

    Art. 47-bis DPR 602/1973 – Gratuità altre attività e imposta registro trasferimenti coattivi

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. I competenti uffici dell’Agenzia del territorio rilasciano gratuitamente ai concessionari e ai soggetti da essi incaricati le visure ipotecarie e catastali relative agli immobili dei debitori iscritti a ruolo e dei coobbligati e svolgono gratuitamente le attività di cui all’articolo 79, comma 2.

    2. Ai trasferimenti coattivi di beni mobili non registrati, la cui vendita è curata dai concessionari, l’imposta di registro si applica nella misura fissa di dieci euro.

  • Art. 47 DPR 602/1973 – Gratuità trascrizioni pignoramenti e ipoteche

    Art. 47 DPR 602/1973 – Gratuità trascrizioni pignoramenti e ipoteche

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. I conservatori dei pubblici registri mobiliari ed immobiliari eseguono le trascrizioni e le cancellazioni dei pignoramenti e le iscrizioni e le cancellazioni di ipoteche richieste dal concessionario, nonché la trascrizione dell’assegnazione prevista dall’articolo 85 in esenzione da ogni tributo e diritto.

    2. I conservatori sono altresì tenuti a rilasciare in carta libera e gratuitamente al concessionario l’elenco delle trascrizioni ed iscrizioni relative ai beni da lui indicati, contenente la specificazione dei titoli trascritti, dei crediti iscritti e del domicilio dei soggetti a cui favore risultano fatte le trascrizioni e le iscrizioni.

  • Art. 23 L. 68/1999 – Entrata in vigore

    Art. 23 L. 68/1999 – Entrata in vigore

    Norme per il diritto al lavoro dei disabili (Legge 12 marzo 1999, n. 68)

    1. Le disposizioni di cui agli articoli 1, comma 4, 5, commi 1, 4 e 7, 6, 9, comma 6, secondo periodo, 13, comma 8, 18, comma 3, e 20 entrano in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale.

    2. Le restanti disposizioni della presente legge entrano in vigore dopo trecento giorni dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Data a Roma, addì 12 marzo 1999 SCALFARO D’Alema, Presidente del Consiglio dei Ministri Visto, il Guardasigilli: Diliberto articolo precedente

  • Utili non distribuiti della SRL: come vengono tassati

    In sintesi

    • IRES al 24%: la SRL paga sempre l’imposta sul reddito d’esercizio, anche se non distribuisce nulla ai soci.
    • Il socio non paga finché non incassa: il 26% di imposta sostitutiva sui dividendi scatta solo al momento dell’effettiva distribuzione.
    • Le riserve: gli utili non distribuiti confluiscono nelle riserve di patrimonio netto e rimangono nella società a disposizione futura.
    • Doppia imposizione economica: quando l’utile viene poi distribuito, il combinato IRES 24% + 26% sul dividendo determina il carico complessivo.
    • Reinvestimento conveniente: lasciare gli utili in azienda evita temporaneamente il 26% e finanzia la crescita con risorse già tassate a livello societario.
    • Differenza dalla trasparenza: nelle società di persone il reddito è tassato al socio subito con IRPEF progressiva, anche senza distribuzione; nella SRL no.

    Come funziona la tassazione nella SRL

    La SRL è una società di capitali. Questo significa che dal punto di vista fiscale esiste una separazione netta tra la società e i suoi soci: la società ha una propria soggettività tributaria e paga le imposte per conto suo, indipendentemente da quello che decidono di fare i soci con gli utili.

    L’imposta che colpisce il reddito della SRL si chiama IRES, acronimo di Imposta sul Reddito delle Società. L’aliquota ordinaria è il 24% sul reddito imponibile. Questa imposta viene calcolata e pagata dalla società ogni anno, a prescindere dal fatto che l’utile venga poi distribuito ai soci oppure resti in cassa.

    Fin qui il meccanismo sembra semplice. La complessità emerge quando si ragiona su cosa succede in seguito: se l’utile rimane nella SRL entra nelle riserve di patrimonio netto; se invece viene distribuito ai soci sotto forma di dividendo, ciascun socio persona fisica dovrà pagare un’ulteriore imposta sostitutiva del 26%. È questo il fenomeno che i tecnici chiamano «doppia imposizione economica»: lo stesso utile viene tassato due volte, prima in capo alla società e poi in capo al socio.

    La scelta di distribuire o non distribuire gli utili ha quindi conseguenze fiscali immediate per il socio, e comprendere bene questa meccanica è il primo passo per pianificare correttamente.

    Tassazione degli utili SRL: schema riepilogativo
    Momento Soggetto che paga Aliquota
    Utile di esercizio (sempre) SRL IRES 24%
    Distribuzione dividendo al socio PF Socio persona fisica Imposta sostitutiva 26%
    Utile che resta in riserva Nessuno (rinvio) –
    Dividendo percepito da un'altra società Società percipiente 5% concorre a reddito (art. 89 TUIR)

    Esempio pratico

    • Alfa SRL chiude l’esercizio con un utile imponibile di 100.000 euro. La società paga l’IRES: 100.000 × 24% = 24.000 euro. Restano 76.000 euro di utile netto. L’assemblea dei soci decide di non distribuire: i 76.000 euro entrano nelle riserve. I soci Tizio e Caio non pagano nulla in quell’anno. L’anno successivo l’assemblea delibera la distribuzione integrale: Tizio e Caio, ciascuno al 50%, incassano 38.000 euro a testa e versano 38.000 × 26% = 9.880 euro ciascuno di imposta sostitutiva. Il carico complessivo sull’utile originario è stato: 24.000 (IRES) + 19.760 (26% sui 76.000 netti) = 43.760 euro su 100.000, pari a un’aliquota effettiva del 43,76%.

    Documenti necessari

    • Bilancio d’esercizio e delibera assembleare di approvazione
    • Verbale dell’assemblea dei soci con indicazione della destinazione degli utili
    • Dichiarazione IRES della società (modello Redditi SC)
    • Dichiarazione dei redditi del socio (modello Redditi PF) per l’anno di incasso del dividendo
    • Certificazione rilasciata dalla SRL al socio per i dividendi percepiti

    Caso 1 – Tizio lascia gli utili in azienda per tre anni

    Scenario. Tizio è socio unico di Alfa SRL. La società produce ogni anno un utile imponibile di 50.000 euro e Tizio decide, per tre anni consecutivi, di non distribuire nulla: vuole rafforzare la cassa per un investimento futuro.

    Come si applica. Ogni anno Alfa SRL paga l’IRES: 50.000 × 24% = 12.000 euro. L’utile netto di 38.000 euro va in riserva. Tizio non paga nulla a titolo personale. Dopo tre anni le riserve accumulano 114.000 euro (3 × 38.000). Quando Tizio deciderà di distribuire, pagherà il 26% su quanto ricevuto. Nel frattempo la società ha avuto la disponibilità di quelle risorse per investire.

    In pratica

    • Non distribuire non significa non pagare: l’IRES 24% scatta comunque ogni anno a livello societario.
    • Il socio rinvia il prelievo del 26%, non lo elimina: prima o poi, se vuole i soldi, dovrà pagarlo.
    • Le riserve restano patrimonio della società, non del socio: in caso di difficoltà finanziarie della SRL, i creditori possono aggredirle.

    Caso 2 – Caio riceve un dividendo straordinario da riserve accumulate

    Scenario. Caio detiene il 60% di Alfa SRL. La società ha accumulato negli anni 200.000 euro di riserve di utili. L’assemblea delibera una distribuzione straordinaria di 150.000 euro totali.

    Come si applica. La quota spettante a Caio è 150.000 × 60% = 90.000 euro. Su questo importo Caio paga l’imposta sostitutiva del 26%: 90.000 × 26% = 23.400 euro. L’imposta viene trattenuta direttamente dalla SRL in qualità di sostituto d’imposta e versata all’Erario; Caio incassa il netto di 66.600 euro. Il dividendo non si cumula con gli altri redditi di Caio: la tassazione al 26% è definitiva e separata dall’IRPEF.

    In pratica

    • Il 26% è un’imposta sostitutiva: non entra nel calcolo IRPEF progressivo, non alza l’aliquota marginale sui redditi da lavoro.
    • La SRL agisce da sostituto d’imposta: è lei che trattiene e versa il 26%; il socio riceve già il netto.
    • Controllare la capienza delle riserve distribuibili: la delibera deve rispettare i vincoli di legge (riserva legale al 20% del capitale, ecc.).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se la SRL è in perdita, il socio paga comunque qualcosa?

    No. Se la SRL chiude in perdita non c’è utile imponibile, quindi non si paga IRES. Il socio non incassa dividendi e non paga nulla. Le perdite si riportano a nuovo e possono ridurre il reddito degli esercizi successivi.

    Qual è la differenza tra utile non distribuito e riserva?

    L’utile non distribuito, una volta che l’assemblea approva il bilancio e decide di non distribuirlo, viene formalmente imputato a una riserva di patrimonio netto (es. riserva straordinaria o riserva per reinvestimento). In sostanza sono la stessa cosa: utili rimasti in azienda anziché usciti come dividendi.

    Il 26% sul dividendo è sempre definitivo o può variare?

    Per i soci persone fisiche che detengono partecipazioni «non qualificate» (la grande maggioranza), il 26% è imposta sostitutiva definitiva. Per partecipazioni qualificate in regimi particolari potrebbero valere regole diverse, ma la disciplina standard prevede il 26%.

    Conviene distribuire ogni anno o accumulare?

    Dipende dai piani dell’azienda e dall’aliquota IRPEF marginale del socio. Se la società ha bisogno di liquidità per crescere, lasciare gli utili in riserva evita il 26% nell’immediato. Se il socio ha bisogno di reddito personale, distribuite tenendo conto che il 26% è fisso a prescindere dagli altri redditi.

    Cosa succede quando la SRL viene liquidata o il socio vende le quote?

    In caso di liquidazione della società, le somme che eccedono il capitale versato vengono trattate come dividendi e scontano il 26%. In caso di vendita delle quote, l’eventuale plusvalenza realizzata dal socio persona fisica è soggetta alla stessa imposta sostitutiva del 26%.

    La mini-IRES al 20% vale per tutti?

    No. La mini-IRES (aliquota ridotta al 20%) si applica solo al ricorrere di condizioni premiali specifiche legate agli utili accantonati e reinvestiti. Non è automatica: occorre verificare i requisiti nel modello Redditi SC della società.

  • Art. 46 DPR 602/1973 – Delega ad altro concessionario

    Art. 46 DPR 602/1973 – Delega ad altro concessionario

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Il concessionario cui è stato consegnato il ruolo, se l’attivita’ di riscossione deve essere svolta fuori del proprio ambito territoriale, delega in via telematica per la stessa il concessionario nel cui ambito territoriale si deve procedere, fornendo ogni informazione utile in suo possesso circa i beni sui quali procedere. La delega può riguardare anche la notifica della cartella.

    2. A seguito della delega, il pagamento delle somme iscritte a ruolo è eseguito al delegato.

  • Articolo 129 Codice della Strada: Sospensione della patente di guida

    Art. 129 C.d.S. – Sospensione della patente di guida

    Testo vigente – D.Lgs. 285/1992 (aggiornato da Normattiva)

    1. La patente di guida è sospesa, per la durata stabilita nel provvedimento di interdizione alla guida adottato quale sanzione amministrativa accessoria, quando il titolare sia incorso nella violazione di una delle norme di comportamento indicate o richiamate nel titolo V, per il periodo di tempo da ciascuna di tali norme indicato.

    2. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 10 SETTEMBRE 1993, N. 360.

    2. La patente di guida è sospesa a tempo indeterminato qualora, in sede di accertamento sanitario per la conferma di validità o per la revisione disposta ai sensi dell'art. 128, risulti la temporanea perdita dei requisiti fisici e psichici di cui all'art. 119. In tal caso la patente è sospesa fintanto che l'interessato non produca la certificazione della Commissione medica locale attestante il recupero dei prescritti requisiti psichici e fisici. PERIODO ABROGATO DAL D.P.R. 19 APRILE 1994, N. 575.

    3. Nei casi previsti dal precedente comma, la patente di guida è sospesa dai competenti uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri. Nei restanti casi la patente di guida è sospesa dal prefetto del luogo di residenza del titolare. Dei provvedimenti adottati, il prefetto dà immediata comunicazione ai competenti uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri per il tramite del collegamento informatico integrato già esistente tra i sistemi informativi del Dipartimento per i trasporti terrestri e della Direzione generale dell'amministrazione generale e per gli affari del personale del Ministero dell'interno.

    4. Il provvedimento di sospensione della patente di cui al comma 2 è atto definitivo.

  • Art. 45 DPR 602/1973 – Riscossione coattiva

    Art. 45 DPR 602/1973 – Riscossione coattiva

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Il concessionario procede alla riscossione coattiva delle somme iscritte a ruolo, degli interessi di mora e delle spese di esecuzione secondo le disposizioni del presente titolo, previa notifica della cartella di pagamento al soggetto nei confronti del quale procede.

  • Art. 44-bis DPR 602/1973 – Interessi per rimborsi con procedura automatizzata

    Art. 44-bis DPR 602/1973 – Interessi per rimborsi con procedura automatizzata

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Per i rimborsi effettuati con le modalità di cui all’art. 42-bis, l’interesse è dovuto con decorrenza dal secondo semestre solare successivo alla data di scadenza del termine di presentazione della dichiarazione fino alla data di emissione dell’ordinativo diretto collettivo di pagamento concernente il rimborso d’imposta, escludendo dal computo anche il semestre in cui tale ordinativo è emesso.

    Per il pagamento degli interessi sono emessi, unitamente agli ordinativi di cui all’art. 42-bis, ordinativi diretti collettivi di pagamento tratti sul competente capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministro delle finanze.

    Sia per il rimborso d’imposta che per il pagamento degli interessi è emesso, per ciascun creditore, un unico vaglia cambiario.

  • IRES 2026: aliquota 24%, base imponibile e calcolo dell’imposta

    In sintesi

    • Aliquota ordinaria 24%: è l’aliquota standard dell’imposta sul reddito delle società, indicata nel rigo RN8 del quadro RN.
    • IRES premiale 20%: per il periodo d’imposta 2025, chi patrimonializza, investe e assume può applicare un’aliquota ridotta di 4 punti (art. 1, commi 436-444, L. 207/2024). Rigo RN8A.
    • La base imponibile viene dal quadro RF: il reddito imponibile si determina nel quadro RF (variazioni sull’utile contabile) e si riporta nel quadro RN per il calcolo dell’imposta.
    • Le perdite pregresse riducono il reddito: le perdite di esercizi precedenti possono abbattere il reddito imponibile nel quadro RN (rigo RN4), in genere nel limite dell’80% del reddito.
    • Detrazioni e crediti riducono l’imposta lorda: dopo aver calcolato l’imposta lorda, si sottraggono eventuali detrazioni (rigo RN10) e crediti d’imposta (righi RN13, RN14, RN18).
    • Il risultato finale è IRES a debito o a credito: confrontando l’imposta netta con gli acconti versati (rigo RN22) si ottiene il saldo da versare (rigo RN23) o il credito da riportare (rigo RN24).

    Come si determina l'IRES: dal reddito imponibile all'imposta

    L’IRES, Imposta sul Reddito delle Società, si calcola in un passaggio preciso: si parte dal reddito imponibile, si applica l’aliquota e si ottiene l’imposta lorda. Poi si detraggono eventuali crediti e sconti, si confronta con gli acconti già versati, e il gioco è fatto. Il quadro RN del Modello Redditi SC è il foglio dove si fa tutto questo.

    L’aliquota ordinaria è il 24 per cento. Se la società ha un reddito imponibile di 100.000 euro, l’IRES lorda è di 24.000 euro. Questa cifra poi può essere ridotta da crediti d’imposta, ritenute subite, acconti già versati nel corso dell’anno.

    Per il periodo d’imposta 2025 esiste una novità importante: l’IRES premiale. Chi rispetta contemporaneamente quattro condizioni (aver destinato parte degli utili a riserve, aver effettuato investimenti rilevanti, aver incrementato l’occupazione a tempo indeterminato, non aver fatto ricorso ad alcuni ammortizzatori sociali) applica un’aliquota ridotta del 20 per cento invece del 24. La riduzione di 4 punti percentuali vale solo per questo periodo d’imposta e solo sul reddito che soddisfa i requisiti, secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2025 e dal decreto ministeriale 8 agosto 2025.

    È fondamentale capire che l’aliquota si applica al reddito imponibile, non all’utile contabile del bilancio. Come spiegato nel quadro RF, il reddito imponibile può essere più alto o più basso dell’utile civilistico a seconda delle variazioni fiscali. Solo dopo aver determinato il reddito imponibile nel quadro RF si può compilare correttamente il quadro RN e calcolare l’imposta dovuta.

    Struttura del calcolo IRES nel quadro RN
    Passaggio Rigo Contenuto
    Reddito d'impresa RN1, col. 3 Dal quadro RF (al netto di liberalità deducibili)
    Perdite pregresse RN4 Perdite anni precedenti (limite: 80% del reddito, art. 84 TUIR)
    Reddito imponibile RN6, col. 11 Base su cui si applica l'aliquota
    Imposta aliquota ordinaria 24% RN8, col. 2 Reddito ordinario x 24%
    Imposta IRES premiale 20% RN8A, col. 5 Reddito agevolato x 20% (solo periodo d'imposta 2025)
    Imposta lorda totale RN9 Somma delle imposte da RN7, RN8, RN8A
    Imposta netta RN11, col. 2 Imposta lorda meno detrazioni (RN10) e crediti CFC (RN9A)
    Acconti versati RN22, col. 2 Primo e secondo acconto IRES versati nell'anno
    IRES a debito / a credito RN23 / RN24 Differenza tra imposta netta e acconti

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha un reddito imponibile di 300.000 euro (risultante dal quadro RF). Non ha requisiti per l’IRES premiale. Calcolo nel quadro RN: reddito imponibile 300.000 euro (rigo RN6, col. 11); imposta lorda: 300.000 x 24% = 72.000 euro (rigo RN8 e RN9); nessuna detrazione; imposta netta: 72.000 euro (rigo RN11). Ha versato durante l’anno acconti per 65.000 euro (rigo RN22, col. 2). IRES a debito: 72.000 – 65.000 = 7.000 euro da versare a saldo (rigo RN23, col. 3).

    Documenti necessari

    • Quadro RF completato con il reddito imponibile finale
    • F24 degli acconti IRES versati (primo acconto codice tributo 2001, secondo acconto codice tributo 2002)
    • Documentazione eventuali crediti d’imposta (quadro RU, quadro CE per imposte estere)
    • Certificazione requisiti IRES premiale (decreto ministeriale 8 agosto 2025)
    • Eventuale prospetto perdite pregresse riportate (quadro RS)

    SRL senza agevolazioni: calcolo standard

    Scenario. Alfa SRL ha un reddito imponibile di 150.000 euro risultante dal quadro RF. Ha versato acconti per 32.000 euro. Non ha crediti d’imposta particolari.

    Come si applica. Nel quadro RN, Alfa SRL indica 150.000 euro come reddito imponibile nel rigo RN6, col. 11. Applica l’aliquota del 24 per cento: imposta lorda 36.000 euro, che coincide con l’imposta netta in assenza di detrazioni. Confronta con gli acconti versati (32.000 euro). Risultato: IRES a debito di 4.000 euro da versare a saldo (rigo RN23, col. 3) con codice tributo 2003.

    In pratica

    • L’imposta a debito si versa entro il termine ordinario per i pagamenti delle imposte delle società.
    • Se il saldo è a credito, la società può richiedere il rimborso oppure usarlo in compensazione con altri tributi (rigo RN24, quadro RX).

    SpA con IRES premiale e perdite pregresse

    Scenario. Beta SpA ha un reddito imponibile di 400.000 euro. Ha perdite pregresse riportabili per 80.000 euro (originate da esercizi precedenti, con il limite dell’80%). Soddisfa tutti i requisiti per l’IRES premiale sull’intero reddito.

    Come si applica. Nel rigo RN4 del quadro RN, Beta SpA computa le perdite pregresse: il limite è l’80 per cento del reddito, cioè 320.000 euro. Può quindi usare tutti gli 80.000 di perdite disponibili. Il reddito imponibile netto scende a 320.000 euro (rigo RN6, col. 11). Su questo importo applica l’aliquota premiale del 20 per cento: imposta 64.000 euro. Senza IRES premiale avrebbe pagato 320.000 x 24% = 76.800 euro. Risparmio: 12.800 euro.

    In pratica

    • Le perdite pregresse si compensano prima di applicare l’aliquota: riducono la base, non l’imposta calcolata.
    • L’IRES premiale e l’utilizzo delle perdite possono cumularsi, producendo un risparmio significativo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è l'aliquota IRES nel 2026?

    L’aliquota ordinaria è il 24 per cento (rigo RN8). Per il periodo d’imposta 2025 esiste l’IRES premiale al 20 per cento per chi soddisfa i requisiti previsti dall’art. 1, commi 436-444, della legge 30 dicembre 2024, n. 207.

    Come si calcolano gli acconti IRES?

    Gli acconti si calcolano sulla base dell’imposta dovuta nell’anno precedente o con il metodo previsionale. I codici tributo sono 2001 (primo acconto) e 2002 (secondo acconto o acconto unico). Per l’IRES premiale esistono codici tributo dedicati (2048 per il secondo acconto, 2049 per il saldo).

    Le perdite di esercizi precedenti si possono sempre dedurre?

    In linea generale si, ma con il limite dell’80 per cento del reddito imponibile (art. 84, comma 1, TUIR). Le perdite dei primi tre esercizi di un’attivita’ di nuova costituzione si possono dedurre senza limite (art. 84, comma 2, TUIR). Ci sono poi limitazioni specifiche per le società di comodo e in altri casi particolari.

    Cosa succede se l'imposta netta è zero?

    Se la società ha crediti d’imposta, ritenute subite e acconti che superano l’imposta dovuta, il risultato è un credito IRES. Questo credito (rigo RN24) può essere usato in compensazione con altri tributi tramite modello F24, oppure richiesto a rimborso (quadro RX).

    L'IRES premiale vale anche per le SRL che distribuiscono dividendi?

    L’IRES premiale riduce l’imposta che paga la società, non quella che paga il socio sui dividendi. La tassazione del socio dipende dalla propria situazione fiscale individuale e non è influenzata dal fatto che la società abbia o meno beneficiato dell’IRES premiale.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.