Autore: Andrea Marton

  • TARI: riduzioni e agevolazioni, quando spettano

    In sintesi

    • Le riduzioni TARI non sono uguali dappertutto: ogni Comune le delibera ogni anno nel proprio regolamento.
    • Compostaggio domestico: chi smaltisce da sé i rifiuti organici ha diritto a una riduzione sulla quota variabile.
    • Unico occupante: se vivi solo, la tariffa si calcola su un solo componente e molti Comuni aggiungono una riduzione ulteriore.
    • Uso stagionale o discontinuo: se il locale è usato solo parte dell’anno, la tariffa può essere ridotta proporzionalmente.
    • Distanza dai contenitori e mancato servizio: se il punto di raccolta è lontano o il servizio non viene erogato, il Comune deve riconoscere una riduzione.
    • Come ottenerle: di solito bisogna presentare una dichiarazione al Comune; la riduzione non è automatica.

    Come funzionano le riduzioni sulla TARI

    La TARI è la tassa che copre i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La paga chi occupa o detiene a qualsiasi titolo un locale, e si calcola sulla superficie calpestabile in metri quadri. Per le abitazioni conta anche il numero delle persone che ci vivono.

    La tariffa si compone di due parti: una quota fissa (per i costi strutturali del servizio) e una quota variabile (legata alla quantità di rifiuti prodotta). Entrambe vengono deliberate ogni anno dal Comune, che può anche prevedere riduzioni e agevolazioni per determinate situazioni.

    Le riduzioni non scattano in automatico: quasi sempre devi presentare una dichiarazione al tuo Comune per ottenerle. Se non lo fai, continui a ricevere l’avviso di pagamento senza sconto. Vale la pena verificare ogni anno cosa prevede il regolamento locale.

    Riduzioni TARI tipiche deliberate dai Comuni
    Situazione Tipo di riduzione
    Compostaggio domestico Riduzione sulla quota variabile (misura deliberata dal Comune)
    Unico occupante Tariffa calcolata su 1 componente + eventuale ulteriore riduzione
    Uso stagionale o discontinuo Riduzione proporzionale ai mesi di effettivo utilizzo
    Distanza elevata dai contenitori Riduzione deliberata dal Comune in base ai propri criteri
    Mancato svolgimento del servizio Riduzione obbligatoria per i periodi di mancata erogazione

    Esempio pratico

    • Esempio indicativo. Tizio vive da solo in un appartamento di 80 mq nel Comune X. La tariffa ordinaria per un nucleo di 1 persona prevede una quota fissa e una quota variabile, entrambe determinate dalla delibera comunale. Se Tizio pratica il compostaggio domestico e presenta la dichiarazione al Comune, ha diritto alla riduzione sulla quota variabile nella misura stabilita dal regolamento locale, che può essere ad esempio del 20-30% di quella voce (il valore esatto dipende dal Comune). Se invece il cassonetto più vicino dista oltre la soglia prevista dal regolamento, può chiedere anche la riduzione per distanza, cumulabile con la prima se il regolamento lo consente.

    Documenti necessari

    • Regolamento TARI del Comune di residenza (disponibile sul sito istituzionale)
    • Delibera tariffaria annuale del Consiglio o della Giunta comunale
    • Modulo di dichiarazione TARI per la riduzione richiesta (da ritirare allo sportello o scaricare online)
    • Attestazione o autocertificazione per il compostaggio domestico
    • Documento d’identità del richiedente

    Tizio abita da solo e fa il compostaggio

    Scenario. Tizio è un pensionato che vive da solo in un appartamento di 70 mq. Composta i rifiuti organici nel giardino condominiale grazie a un accordo con l’amministratore. Vuole sapere se può pagare meno.

    Come si applica. Tizio ha diritto a due vantaggi distinti. Il primo è automatico: la tariffa si calcola su un solo occupante, quindi la quota variabile è già quella minima della categoria. Il secondo dipende dal regolamento del suo Comune: se è prevista la riduzione per compostaggio domestico, Tizio deve presentare la dichiarazione all’ufficio tributi allegando l’attestazione (o autocertificazione, se accettata) del compostaggio. La riduzione si applica di norma sulla quota variabile e vale per l’anno in cui viene presentata la richiesta, spesso con conferma annuale.

    In pratica

    • Verificare sul sito del Comune se il regolamento TARI prevede la riduzione per compostaggio.
    • Presentare la dichiarazione entro i termini indicati dal Comune (di solito entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento o entro la prima rata).
    • Conservare la ricevuta della dichiarazione presentata.

    Caio ha una casa al mare usata solo d'estate

    Scenario. Caio è proprietario di un appartamento di 60 mq in una località balneare. Lo usa soltanto nei mesi estivi e nei fine settimana; per il resto dell’anno è chiuso e non vi risiede.

    Come si applica. L’uso stagionale o discontinuo è una delle riduzioni tipiche che molti Comuni costieri prevedono nel regolamento TARI. Caio deve presentare una dichiarazione in cui attesta la destinazione stagionale del locale e i periodi di effettivo utilizzo. Il Comune potrà applicare una riduzione sulla tariffa in proporzione ai mesi di utilizzo, nella misura deliberata. Senza la dichiarazione, l’avviso di pagamento uscirà per l’intera annualità. Caio deve verificare anche se il Comune prevede specifiche franchigie di giorni minimi.

    In pratica

    • Scaricare dal sito del Comune il modulo per la dichiarazione di uso stagionale.
    • Indicare i periodi di effettivo utilizzo e allegare l’eventuale documentazione richiesta (es. utenze attive solo in certi mesi).
    • Ripresentare la dichiarazione ogni anno se il regolamento lo richiede, o aggiornare quella precedente in caso di variazioni.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le riduzioni TARI sono uguali in tutti i Comuni?

    No. Ogni Comune delibera le proprie riduzioni nel regolamento TARI e nella delibera tariffaria annuale. Le tipologie più diffuse (compostaggio, unico occupante, uso stagionale, distanza dai contenitori, mancato servizio) sono previste dalla legge come possibilità, ma spetta al singolo Comune decidere se applicarle e in quale misura.

    Devo fare qualcosa per ottenere la riduzione, o scatta in automatico?

    Quasi sempre devi presentare una dichiarazione al tuo Comune. La riduzione per unico occupante di solito è automatica perché il Comune conosce la composizione del nucleo anagrafico, ma le altre riduzioni (compostaggio, uso stagionale, distanza) richiedono una richiesta esplicita con i moduli dell’ufficio tributi.

    Posso cumulare più riduzioni sulla stessa utenza?

    Dipende dal regolamento del tuo Comune. Alcuni Comuni consentono il cumulo (ad esempio compostaggio più unico occupante), altri applicano solo la riduzione più favorevole. Leggi il regolamento TARI o chiedi allo sportello tributi.

    Se il servizio di raccolta non viene effettuato per più giorni, ho diritto a uno sconto?

    Sì. In caso di mancato svolgimento del servizio per un periodo rilevante, il Comune è tenuto a riconoscere una riduzione. I criteri (durata minima del disservizio, misura della riduzione) sono fissati nel regolamento. Se non hai ricevuto lo sconto automaticamente, puoi presentare formale istanza all’ufficio tributi.

    Cosa succede se non pago la TARI in tempo?

    Il Comune invia un avviso di accertamento con sanzione e interessi. Puoi regolarizzare la situazione con il ravvedimento operoso, che prevede sanzioni ridotte in base a quanto tempo è trascorso dalla scadenza, oppure chiedere la rateazione dell’importo dovuto.

    Le riduzioni valgono anche per l'anno in corso o solo da quello successivo?

    Di norma la riduzione decorre dalla data di presentazione della dichiarazione o, se il regolamento lo prevede, dall’inizio dell’anno in cui viene chiesta. Alcune riduzioni retroattive possono essere riconosciute se la dichiarazione è presentata entro i termini stabiliti. Conviene presentare la domanda il prima possibile.

    Vedi anche: TARI sulla seconda casa e sull’immobile non occupato, TARI: scadenze e come si paga, TARI non pagata, TARI per negozi e attività, TARI: come fare la disdetta quando si lascia casa e TARI: cos’è e come si calcola la tassa sui rifiuti.

  • Credito d’imposta sisma Abruzzo nel 730/2026: come funziona

    In sintesi

    • Chi ne ha diritto: i contribuenti colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo ai quali il comune ha riconosciuto un contributo per la riparazione o la ricostruzione dell’immobile.
    • Per l’abitazione principale: il credito si usa in 20 rate annuali di pari importo.
    • Per altri immobili: il credito si usa in 5 o 10 rate annuali a scelta del contribuente, con un limite complessivo di 80.000 euro.
    • Come funziona: in ciascun anno si usa la quota di rata spettante, fino a concorrenza dell’IRPEF netta. La parte non assorbita si riporta all’anno successivo.
    • Dove si indica nel 730: rigo G5 per l’abitazione principale, rigo G6 per gli altri immobili, Sezione IV del Quadro G.
    • Attenzione: se il contributo riguarda sia l’abitazione principale sia le parti comuni del condominio, si compilano due righi distinti.

    A chi spetta il credito d'imposta per la ricostruzione post-sisma

    Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile 2009 ha distrutto o danneggiato migliaia di abitazioni. Per aiutare le persone a ricostruire, lo Stato ha riconosciuto contributi in forma di credito d’imposta: in pratica, le spese sostenute per riparare o ricostruire l’immobile (oppure per acquistare una nuova abitazione equivalente a quella distrutta) vengono coperte dallo Stato attraverso uno sconto sull’IRPEF, distribuito su più anni.

    Per ottenerlo era necessario presentare apposita domanda al comune dove si trova l’immobile. Non si tratta quindi di un credito che si può richiedere oggi per la prima volta: chi lo indica nel 730/2026 sta usando una rata di un contributo già riconosciuto in anni passati. Il meccanismo di rateizzazione fa sì che il beneficio si spalmi nel tempo, anno dopo anno.

    Le regole cambiano a seconda che si tratti dell’abitazione principale o di un altro immobile (per esempio una seconda casa o un immobile usato per attività professionali). Per la casa in cui si vive abitualmente la rateizzazione è in 20 anni; per gli altri immobili si sceglie tra 5 e 10 anni, con un tetto complessivo di 80.000 euro.

    Regole del credito d'imposta sisma Abruzzo 2009
    Tipo di immobile Numero di rate Limite
    Abitazione principale (rigo G5) 20 rate annuali di pari importo Nessun limite specifico di importo totale
    Altri immobili (rigo G6) 5 o 10 rate annuali (a scelta) 80.000 euro complessivi
    Quota annuale non assorbita Si riporta all'anno successivo Non può superare l'imposta netta dell'anno

    Esempio pratico

    • Tizio aveva ricevuto un contributo di 60.000 euro per la ricostruzione della propria abitazione principale distrutta dal sisma. Il credito si ripartisce in 20 rate uguali da 3.000 euro ciascuna. Nel 730/2026 Tizio usa la rata spettante per il 2025 (la diciassettesima, se il contributo era stato riconosciuto nell’anno 2009 e le rate partono dall’anno di sostenimento della spesa): indica nel rigo G5 il numero della rata (colonna 2) e l’importo totale del credito riconosciuto (colonna 3). Chi presta l’assistenza fiscale calcola la quota di 3.000 euro da detrarre dall’IRPEF netta.

    Documenti necessari

    • Provvedimento del comune che attesta il riconoscimento del contributo e il suo importo totale
    • 730-3 degli anni precedenti che mostra il credito residuo non ancora utilizzato (rigo 133 del Mod. 730-3/2025)
    • Eventuale codice fiscale del condominio se il contributo riguarda le parti comuni
    • Documentazione delle spese sostenute per la riparazione, la ricostruzione o l’acquisto

    Caso 1: abitazione principale, uso di una rata intermedia

    Scenario. Caio, residente a L’Aquila, aveva subito danni all’abitazione principale nel sisma del 2009. Il comune gli ha riconosciuto un contributo di 40.000 euro per le spese di riparazione. Il credito è suddiviso in 20 rate da 2.000 euro ciascuna.

    Come si applica. Nel 730/2026 Caio compila il rigo G5. Nella colonna 2 indica il numero della rata relativa al 2025. Nella colonna 3 riporta il totale del credito riconosciuto (40.000 euro). Nella colonna 4 riporta il residuo dell’anno precedente indicato nel rigo 133 del 730-3/2025. Chi presta l’assistenza fiscale riconosce la quota annuale di 2.000 euro e la scala dall’IRPEF netta. Se l’IRPEF non è sufficiente, la parte eccedente si riporta nel rigo 133 del 730-3 per l’anno successivo.

    In pratica

    • Recupera il 730-3 dell’anno scorso: il residuo è nel rigo 133.
    • Indica sempre il numero di rata corretto: è fondamentale per il calcolo.
    • Se il contributo riguarda anche le parti comuni del condominio, serve un rigo separato.

    Caso 2: immobile diverso dall'abitazione principale, rateizzazione in 10 anni

    Scenario. Sempronio aveva un appartamento a uso investimento ad Onna (AQ), distrutto dal sisma. Il comune gli ha riconosciuto un contributo di 30.000 euro (nei limiti degli 80.000 euro previsti). Ha scelto di ripartirlo in 10 rate da 3.000 euro ciascuna.

    Come si applica. Sempronio compila il rigo G6. Nella colonna 1 non barra nulla (l’immobile non è usato per impresa o professione). Nella colonna 3 indica il numero della rata. Nella colonna 4 indica 10 (la rateazione scelta). Nella colonna 5 indica il totale del credito riconosciuto (30.000 euro). Chi presta l’assistenza fiscale riconosce la quota di 3.000 euro, nei limiti dell’imposta netta dell’anno.

    In pratica

    • Per gli immobili diversi dalla prima casa il limite complessivo è 80.000 euro.
    • La scelta tra 5 e 10 rate andava fatta all’inizio: non si può cambiare.
    • La quota annuale non può superare l’imposta netta: l’eccedenza si perde per quell’anno.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi può usare questo credito d'imposta nel 730/2026?

    Solo i contribuenti colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo ai quali il comune ha già riconosciuto formalmente un contributo per la riparazione, la ricostruzione dell’immobile danneggiato o distrutto, oppure per l’acquisto di una nuova abitazione equivalente a quella distrutta.

    Come si calcola la rata annuale per l'abitazione principale?

    Il contributo totale riconosciuto si divide in 20 parti uguali. Ogni anno si usa una di queste rate, fino a concorrenza dell’IRPEF netta. Se l’IRPEF non basta ad assorbire l’intera rata, la parte residua si riporta all’anno successivo.

    C'è un limite di importo per gli altri immobili?

    Sì. Per gli immobili diversi dall’abitazione principale il credito complessivo riconosciuto non può superare 80.000 euro. La rateizzazione può essere scelta tra 5 e 10 anni.

    Dove trovo il residuo da riportare nel 730/2026?

    Il residuo dell’anno precedente è indicato nel rigo 133 del modello 730-3/2025 (il prospetto di liquidazione consegnato da chi ha prestato assistenza l’anno scorso) oppure nel rigo RN47, colonna 21, del Mod. REDDITI PF 2025.

    Il credito si riceve in contanti se non ho IRPEF sufficiente?

    No. Il credito riduce l’IRPEF netta e non genera rimborso. Se la quota annuale supera l’IRPEF netta, la parte eccedente viene riportata nella dichiarazione dell’anno successivo.

    Devo compilare due righi se il contributo riguarda sia la mia abitazione sia le parti comuni del condominio?

    Sì. In questo caso si compilano due righi distinti: uno per l’abitazione principale (G5) e uno per le parti comuni, usando un quadro G aggiuntivo. Il codice fiscale del condominio va indicato nella colonna apposita del rigo relativo alle parti comuni.

  • TFS dipendenti pubblici 2026: quando si riceve la liquidazione? esempio

    In sintesi

    • Il comma 198 riduce l’attesa per il TFS da 12 a 9 mesi a partire dal 1° gennaio 2027.
    • La riduzione si applica solo a chi matura i requisiti per il pensionamento dal 1° gennaio 2027 in poi.
    • Chi è già in pensione o matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026 rimane soggetto alle regole vigenti (12 mesi).
    • Sono attesi decreti attuativi per l’adeguamento delle tariffe attuariali (comma 196): fino all’emanazione, la disciplina previgente resta valida.
    • I commi 204-205 sull’estensione dei fondi pensione negoziali a lavoratori autonomi entrano in vigore dopo 60 giorni dalla pubblicazione della legge.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 198 della L. 199/2025 riduce da dodici a nove mesi l’attesa per il pagamento del TFS (Trattamento di Fine Servizio) ai dipendenti pubblici. La modifica, che interviene sull’art. 3, comma 2, del D.L. 79/1997, si applica ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2027. Fino a tale data resta in vigore la disciplina precedente.

    Approfondimento normativo completo: Commi 196-207 LB 2026: pensioni, TFS pubblici e fondi pensione.

    TFS pubblici: la riduzione dei tempi di attesa dal 2027

    Il Trattamento di Fine Servizio (TFS) è l’equivalente, per i dipendenti pubblici, del TFR del settore privato. A differenza del TFR, che viene erogato generalmente entro pochi mesi dalla cessazione del rapporto, il TFS ha storicamente richiesto tempi molto più lunghi, in alcuni casi superiori all’anno. Questo ritardo ha rappresentato per molti lavoratori una difficoltà finanziaria significativa nel momento del pensionamento.

    La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) introduce una misura attesa da tempo: il comma 198 riduce da dodici a nove mesi il periodo massimo di attesa per l’erogazione del TFS. La modifica opera direttamente sull’art. 3, comma 2, del decreto-legge n. 79 del 1997, convertito dalla L. 140/1997, sostituendo le parole «dodici mesi» con «nove mesi». La decorrenza è fissata al 1° gennaio 2027 e riguarda i soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a partire da quella data.

    È importante segnalare che il quadro normativo è parzialmente in attesa di completamento: il comma 196 prevede un decreto del Ministro del lavoro – da adottare entro 90 giorni dalla pubblicazione della legge, quindi indicativamente entro fine marzo 2026 – per l’adeguamento delle tariffe attuariali relative alle rivalutazioni del TFS. Fino all’emanazione di tale decreto, la disciplina previgente resta in vigore. Chi matura i requisiti di pensionamento entro il 31 dicembre 2026 non beneficia della riduzione a nove mesi.

    Checklist: cosa verificare per il TFS 2027

    • Verifico se maturerò i requisiti per il pensionamento prima o dopo il 1° gennaio 2027 (solo dopo si applica la riduzione a 9 mesi).
    • Controllo con l’amministrazione di appartenenza il tipo di trattamento di fine servizio spettante (TFS, indennità di buonuscita, ecc.).
    • Verifico se sono stati emanati i decreti attuativi previsti dal comma 196 (tariffe attuariali) e dal comma 199 (fondi pensione).
    • Valuto se conviene posticipare la domanda di pensionamento per rientrare nella finestra post-1° gennaio 2027.
    • Consulto un esperto previdenziale o un patronato per un calcolo personalizzato dei tempi e degli importi.

    Tizio: dipendente ministeriale che va in pensione a giugno 2026

    Scenario. Tizio lavora in un ministero e matura i requisiti per la pensione di vecchiaia a giugno 2026. Si chiede quando riceverà il TFS e se la nuova norma si applica al suo caso.

    Come si legge in pratica. Poiché Tizio matura i requisiti per il pensionamento nel giugno 2026, ovvero prima del 1° gennaio 2027, la riduzione a nove mesi non si applica al suo caso. Resterà soggetto alla disciplina previgente dei dodici mesi. Il suo TFS potrà quindi essere erogato fino a dodici mesi dopo la cessazione dal servizio, nel rispetto delle regole attualmente vigenti.

    Passaggi chiave per Tizio

    • Confermare con l’amministrazione la data esatta di cessazione dal servizio.
    • Verificare se esistono anticipazioni del TFS tramite accordi con istituti di credito convenzionati INPS.
    • Controllare la correttezza del calcolo del TFS nella documentazione fornita dall’ente previdenziale.
    • Presentare domanda di pensionamento nei termini previsti per non perdere la decorrenza.
    • Pianificare le esigenze finanziarie del primo anno di pensione tenendo conto dell’attesa di 12 mesi.

    Caia: insegnante che matura i requisiti a febbraio 2027

    Scenario. Caia è un’insegnante di scuola statale e maturerà i requisiti per la pensione a febbraio 2027. Vuole sapere se potrà beneficiare della riduzione dei tempi di attesa per il TFS.

    Come si legge in pratica. Sì. Poiché Caia matura i requisiti per il pensionamento dopo il 1° gennaio 2027, si applica il nuovo comma 198: l’attesa massima per l’erogazione del TFS scende da dodici a nove mesi dalla cessazione del rapporto. Caia dovrà comunque verificare che il decreto attuativo sulle tariffe attuariali (comma 196) sia stato nel frattempo emanato.

    Passaggi chiave per Caia

    • Verificare la data esatta di maturazione dei requisiti con il proprio ufficio scolastico.
    • Monitorare l’emanazione del decreto attuativo del Ministro del lavoro (atteso entro fine marzo 2026).
    • Richiedere il cedolino simulato del TFS con la decorrenza aggiornata a 9 mesi.
    • Confrontare le condizioni degli istituti convenzionati per l’anticipo del TFS, qualora necessario.
    • Presentare domanda di pensionamento con sufficiente anticipo rispetto alle finestre previste.

    Sempronio: funzionario comunale che valuta se anticipare il pensionamento

    Scenario. Sempronio potrebbe andare in pensione sia nel settembre 2026 che nel marzo 2027. Sta valutando se posticipare per ridurre i tempi di attesa del TFS.

    Come si legge in pratica. La scelta non è banale. Se Sempronio va in pensione nel settembre 2026, attende dodici mesi per il TFS, ricevendolo intorno all’autunno 2027. Se posticipa al marzo 2027, attende nove mesi, ricevendolo intorno a dicembre 2027. La differenza nei tempi è di circa tre mesi, ma occorre valutare anche l’impatto sui contributi aggiuntivi, sull’importo pensionistico e sulle esigenze finanziarie personali.

    Passaggi chiave per Sempronio

    • Calcolare l’importo del TFS nelle due ipotesi per verificare se il posticipo incide anche sull’ammontare.
    • Valutare l’effetto dei contributi aggiuntivi sull’importo mensile della pensione definitiva.
    • Confrontare le esigenze di liquidità personale con i tempi di erogazione nelle due ipotesi.
    • Verificare con un consulente se il posticipo comporta variazioni nell’aliquota IRPEF sul TFS.
    • Considerare eventuali accordi sindacali o clausole del CCNL di riferimento che possano influire sulla scelta.

    Quando conviene una verifica

    La scelta della data di pensionamento incide direttamente sui tempi di erogazione del TFS e sull’importo complessivo. Un esperto previdenziale può elaborare la simulazione più conveniente per la tua situazione. Consulta un esperto previdenziale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    La riduzione a 9 mesi del TFS si applica anche a chi è già in pensione?

    No. Il comma 198 si applica esclusivamente ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2027. Chi ha già maturato i requisiti o è già in pensione continua a essere disciplinato dalle regole previgenti, che prevedono un’attesa di dodici mesi.

    Sono attesi decreti attuativi che possono modificare ulteriormente la disciplina del TFS?

    Sì. Il comma 196 prevede un decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il MEF e sentito l’INPS, da adottare entro 90 giorni dalla pubblicazione della legge, per adeguare le tariffe attuariali. Fino all’emanazione di tale decreto, la disciplina previgente resta valida. Questa pagina sarà aggiornata non appena il decreto verrà pubblicato.

    Esiste la possibilità di ottenere un anticipo del TFS prima dei nove mesi?

    La normativa prevede la possibilità di accedere a un anticipo del TFS tramite istituti di credito convenzionati con l’INPS, a condizioni predefinite. Questo meccanismo è indipendente dalla riduzione a nove mesi e può essere attivato dal lavoratore che ne ha necessità. Le condizioni variano in base all’istituto convenzionato.

    Il TFS e il TFR sono la stessa cosa?

    No. Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) si applica ai lavoratori del settore privato e viene generalmente erogato entro pochi mesi dalla cessazione. Il TFS (Trattamento di Fine Servizio) riguarda invece i dipendenti pubblici assunti con contratto a tempo indeterminato prima del passaggio al TFR, e ha storicamente tempi di attesa più lunghi.

    La riduzione a 9 mesi vale per tutte le tipologie di TFS?

    Il comma 198 modifica l’art. 3, comma 2, del D.L. 79/1997, che regolamenta i termini generali di erogazione. Per le specificità relative a ciascuna tipologia di trattamento (buonuscita, indennità premio di servizio, ecc.) è opportuno verificare con l’amministrazione di appartenenza o con il patronato la corretta applicazione alla propria situazione.

  • TARI non pagata: avviso del Comune e ravvedimento

    In sintesi

    • Avviso di accertamento: se non paghi la TARI, il Comune ti notifica un atto formale con la somma dovuta, la sanzione e gli interessi maturati.
    • Ravvedimento operoso: puoi regolarizzarti spontaneamente prima di ricevere l’avviso, pagando la tassa con una sanzione ridotta rispetto a quella piena.
    • Sanzione ridotta a 1/10: se paghi entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta a 1/10 del minimo (ravvedimento breve).
    • Riduzioni crescenti: più si aspetta, minore è la riduzione – da 1/10 (entro 30 giorni) fino a 1/6 (oltre un anno, prima dell’avviso).
    • Interessi legali: oltre alla sanzione ridotta si versano gli interessi al tasso legale, calcolati giorno per giorno.
    • Rateazione: se non riesci a pagare in un’unica soluzione, puoi chiedere al Comune di rateizzare il debito secondo le regole del regolamento comunale.

    Cosa succede se non si paga la TARI

    La TARI si versa nelle rate stabilite dal Comune, di solito due o tre nell’anno, tramite avviso di pagamento con modello F24 o bollettino pagoPA. Se si dimentica di pagare o si è in difficoltà economica e la rata scade senza essere versata, il Comune non resta in silenzio: prima o poi notifica un avviso di accertamento, cioè un atto ufficiale che quantifica il debito, aggiunge una sanzione per omesso o tardivo pagamento e calcola gli interessi maturati.

    La sanzione ordinaria per omesso pagamento di un tributo locale può essere significativa. Per questo conviene agire prima che arrivi l’atto: il ravvedimento operoso, previsto dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, consente di regolarizzarsi spontaneamente pagando una sanzione molto più bassa rispetto a quella che troveresti nell’avviso di accertamento. La riduzione dipende da quanto in fretta ti muovi: prima intervieni, meno paghi.

    Se invece l’avviso è già arrivato, non tutto è perduto: puoi ancora chiedere la rateazione, verificare se l’importo contestato è corretto e, nei casi previsti, presentare un’istanza in autotutela se ritieni ci sia un errore. Vediamo nel dettaglio le opzioni disponibili.

    Ravvedimento operoso TARI: frazioni di sanzione per tempo di intervento
    Quando ci si ravvede Riduzione sanzione Riferimento normativo
    Entro 30 giorni dalla scadenza (ravvedimento breve) 1/10 del minimo Art. 13 D.Lgs. 472/1997
    Da 31 a 90 giorni dalla scadenza 1/9 del minimo Art. 13 D.Lgs. 472/1997
    Entro 1 anno dalla scadenza (o termine dichiarazione anno in corso) 1/8 del minimo Art. 13 D.Lgs. 472/1997
    Entro 2 anni (o termine dichiarazione anno successivo) 1/7 del minimo Art. 13 D.Lgs. 472/1997
    Oltre 2 anni, prima della notifica dell'avviso 1/6 del minimo Art. 13 D.Lgs. 472/1997

    Esempio pratico

    • Tizio doveva versare la seconda rata TARI entro il 31 ottobre, ma se ne accorge solo il 20 novembre: sono trascorsi 20 giorni. Può ravvedersi entro il 30 novembre (cioè entro i 30 giorni dalla scadenza) pagando la tassa dovuta, gli interessi al tasso legale calcolati sui 20 giorni di ritardo e la sanzione ridotta a 1/10. Se aspettasse fino al 15 gennaio, avrebbe superato i 30 giorni ma sarebbe ancora entro i 90: la sanzione sarebbe 1/9. In ogni caso il ravvedimento va fatto prima che il Comune gli notifichi l’avviso di accertamento, pena la perdita del beneficio.

    Documenti necessari

    • Avviso di pagamento TARI originale (per verificare la rata e la scadenza omessa)
    • Modello F24 per il versamento di imposta, sanzione e interessi (con i codici tributo specifici del Comune)
    • Eventuale avviso di accertamento ricevuto dal Comune (se già notificato)
    • Modulo di richiesta di rateazione (disponibile presso l’ufficio tributi del Comune)
    • Documentazione a supporto di eventuali istanze in autotutela (es. ricevuta di pagamento dimenticata, errore di importo)

    Caso 1 – Tizio dimentica la rata TARI e si ravvede in tempo

    Scenario. Tizio ha dimenticato di pagare la prima rata TARI scaduta il 30 giugno. Se ne accorge il 25 luglio, quando mancano ancora cinque giorni alla fine del periodo di ravvedimento breve (30 giorni dalla scadenza).

    Come si applica. Tizio si trova ancora nel periodo del ravvedimento breve: può regolarizzarsi pagando la rata originale, gli interessi al tasso legale calcolati sui 25 giorni di ritardo e la sanzione ridotta a 1/10 del minimo. Il versamento va fatto con il modello F24, indicando separatamente i codici tributo per l’imposta, per la sanzione e per gli interessi secondo le istruzioni del Comune. Dopo il pagamento, Tizio conserva la ricevuta come prova della regolarizzazione. Nessun avviso di accertamento sarà emesso per quella rata.

    In pratica

    • Conta i giorni dalla scadenza della rata dimenticata: entro 30 giorni hai diritto alla sanzione ridotta a 1/10.
    • Chiedi all’ufficio tributi del Comune i codici F24 specifici per ravvedimento TARI (imposta + sanzione 1/10 + interessi legali).
    • Conserva la ricevuta di pagamento: è la prova che hai regolarizzato spontaneamente prima di qualsiasi atto del Comune.

    Caso 2 – Caio riceve l'avviso di accertamento e chiede la rateazione

    Scenario. Caio non ha pagato nessuna delle rate TARI dell’anno. Due anni dopo riceve un avviso di accertamento del Comune con l’importo dovuto, una sanzione piena e gli interessi. L’importo totale è elevato e non riesce a pagarlo in un’unica soluzione.

    Come si applica. A questo punto il ravvedimento operoso non è più possibile, perché l’avviso è già stato notificato. Caio ha però due strade: contestare l’atto entro i termini previsti se ritiene ci siano errori (ad esempio se aveva già pagato e la ricevuta non è stata registrata), oppure accettare il debito e chiedere la rateazione al Comune. La rateazione consente di spalmare l’importo in più rate secondo le regole del regolamento comunale. Caio deve presentare la richiesta all’ufficio tributi, di solito allegando la documentazione sulla propria situazione economica se richiesta. Se invece Caio ritiene che l’importo sia sbagliato, può presentare un’istanza in autotutela entro i termini indicati nell’avviso.

    In pratica

    • Leggi attentamente l’avviso di accertamento: verifica scadenza per pagamento, importo, periodo di riferimento e le istruzioni per l’eventuale ricorso o istanza in autotutela.
    • Se vuoi rateizzare, rivolgiti all’ufficio tributi del Comune con una richiesta scritta: i Comuni hanno regolamenti propri con condizioni di accesso e numero massimo di rate.
    • Se ritieni l’importo errato (ad esempio hai già pagato), raccogli le ricevute e presenta un’istanza in autotutela prima che scadano i termini indicati nell’avviso.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso fare il ravvedimento TARI da solo o serve un commercialista?

    Il ravvedimento è una procedura che puoi fare autonomamente. Devi calcolare i giorni di ritardo, determinare la frazione di sanzione applicabile, calcolare gli interessi al tasso legale e versare tutto con il modello F24. L’ufficio tributi del Comune può aiutarti con i codici tributo da usare.

    Il ravvedimento si applica anche alla TARI o solo alle imposte statali?

    Il ravvedimento operoso previsto dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 si applica anche ai tributi locali come la TARI. Molti Comuni lo richiamano esplicitamente nel proprio regolamento.

    Cosa succede se ricevo l'avviso di accertamento e non pago?

    Se non paghi l’avviso di accertamento entro i termini indicati, il debito può essere iscritto a ruolo e affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che avvierà la procedura di riscossione coattiva con possibili conseguenze sul conto corrente o sui beni.

    Posso chiedere la rateazione anche prima di ricevere l'avviso di accertamento?

    In genere la rateazione è prevista in presenza di un atto già emesso (avviso di accertamento o cartella). Per difficoltà nel pagare le rate ordinarie, alcuni Comuni prevedono forme di dilazione o sospensione: contatta l’ufficio tributi per conoscere le opzioni disponibili nel tuo Comune.

    Gli interessi del ravvedimento come si calcolano?

    Gli interessi si calcolano al tasso legale annuo vigente nell’anno (fissato con decreto del MEF), pro rata temporis, cioè giorno per giorno dal giorno successivo alla scadenza fino alla data del pagamento. Il Comune o l’ufficio tributi può indicarti la formula esatta.

    Se ho pagato una rata ma il Comune dice che non l'ha ricevuta, cosa faccio?

    Conserva sempre la ricevuta del pagamento (F24 o bollettino pagoPA). Se il Comune ha emesso un avviso per una rata che hai già versato, presenta un’istanza in autotutela allegando la ricevuta: il Comune è tenuto ad annullare o rettificare l’atto in presenza di prova documentale del pagamento.

    Vedi anche: IMU non pagata, TARI sulla seconda casa e sull’immobile non occupato, TARI: scadenze e come si paga, TARI: riduzioni e agevolazioni, quando spettano, TARI per negozi e attività e TARI: come fare la disdetta quando si lascia casa.

  • TARI per negozi e attività: come funziona

    In sintesi

    • Le attività pagano la TARI come utenze non domestiche: la tariffa dipende dalla categoria di attività e dalla superficie in mq.
    • Ogni categoria ha il proprio coefficiente che riflette la potenzialità di produrre rifiuti (un ristorante produce più rifiuti di un ufficio).
    • Non conta il numero di addetti per il calcolo base, ma la superficie e la categoria di attività.
    • Rifiuti speciali avviati al recupero: se li smaltisci tramite soggetti autorizzati, puoi ottenere una riduzione sulla parte di superficie da cui originano.
    • La dichiarazione TARI va presentata all’inizio dell’attività e aggiornata in caso di variazioni (superficie, categoria, cessazione).
    • Il pagamento avviene in 2-3 rate su avviso del Comune, tramite F24 o pagoPA.

    Come si calcola la TARI per le attività

    La TARI si applica a chiunque occupi o detenga locali a qualsiasi titolo, quindi riguarda anche negozi, uffici, laboratori, bar, ristoranti e qualsiasi altro spazio usato per un’attività economica. Questi soggetti rientrano nella categoria delle utenze non domestiche e pagano una tariffa diversa da quella delle abitazioni.

    Per le utenze non domestiche la tariffa si costruisce in modo diverso: non conta il numero degli occupanti ma la categoria di attività, che riflette la tipologia e la potenzialità di rifiuti prodotti. Un ristorante, per esempio, ha un coefficiente molto più alto di un ufficio professionale, perché genera un volume di rifiuti organici e di imballaggi nettamente superiore. Le categorie e i relativi coefficienti vengono deliberati ogni anno dal Comune.

    Come per le abitazioni, la tariffa si compone di una quota fissa e di una quota variabile. La superficie di riferimento è quella calpestabile del locale, misurata in metri quadri. Se l’attività si sviluppa su più locali o su piani diversi, si sommano tutte le superfici soggette al tributo.

    Come si forma la tariffa TARI per le utenze non domestiche
    Elemento Descrizione
    Base di calcolo Superficie calpestabile in mq del locale
    Categoria di attività Determinata dal Comune in base alla potenzialità di produrre rifiuti
    Quota fissa Copre i costi fissi del servizio; deliberata dal Comune
    Quota variabile Copre i costi variabili; deliberata dal Comune per categoria
    Riduzione rifiuti speciali Applicabile alla superficie da cui originano i rifiuti speciali avviati al recupero

    Esempio pratico

    • Esempio indicativo. Tizio gestisce un piccolo studio di consulenza di 50 mq. Il Comune lo classifica nella categoria ‘uffici e studi professionali’, che ha coefficienti più bassi rispetto, ad esempio, alla categoria ‘ristoranti’. Caio, invece, ha un ristorante di 80 mq nello stesso Comune: la sua categoria prevede coefficienti molto più alti, perché un’attività di ristorazione produce una quantità di rifiuti assai superiore a quella di un ufficio. Le tariffe esatte (quota fissa e variabile per mq) si trovano nella delibera tariffaria annuale del Comune. Se Caio dimostra di aver avviato al recupero, tramite un soggetto autorizzato, i rifiuti speciali prodotti dalla cucina, può chiedere la riduzione sulla quota corrispondente a quella superficie, allegando i formulari di trasporto dei rifiuti.

    Documenti necessari

    • Regolamento TARI del Comune in cui si trova l’attività
    • Delibera tariffaria annuale con le categorie di attività e i relativi coefficienti
    • Modulo di dichiarazione TARI per utenze non domestiche (inizio, variazione, cessazione)
    • Formulari di identificazione rifiuti (FIR) o registri di carico e scarico, per la riduzione sui rifiuti speciali
    • Contratto con il soggetto autorizzato al trasporto e recupero dei rifiuti speciali
    • Visura camerale o licenza, per attestare la categoria di attività

    Tizio apre un negozio di abbigliamento

    Scenario. Tizio sta per aprire un negozio di abbigliamento di 120 mq in affitto. Non ha mai gestito un’attività e non sa cosa fare per la TARI.

    Come si applica. Non appena inizia a occupare il locale, Tizio è obbligato a presentare la dichiarazione TARI all’ufficio tributi del Comune entro il termine previsto dal regolamento (di solito 90 giorni dall’inizio dell’occupazione). Deve indicare la superficie del locale, la categoria di attività (il Comune la assegnerà in base al codice ATECO o alla descrizione dell’attività) e i propri dati anagrafici e fiscali. Da quel momento riceverà gli avvisi di pagamento annuali. Poiché l’immobile è in affitto con contratto superiore a sei mesi, la TARI è a suo carico come conduttore.

    In pratica

    • Presentare la dichiarazione TARI entro i termini fissati dal regolamento comunale, non aspettare il primo avviso.
    • Verificare la categoria di attività assegnata e, in caso di errore, presentare subito una rettifica.
    • Conservare la ricevuta della dichiarazione: è utile in caso di contestazioni sull’importo addebitato.

    Caio ha un laboratorio artigianale e smaltisce i rifiuti speciali

    Scenario. Caio gestisce un laboratorio di verniciatura di 200 mq. Parte dei rifiuti prodotti (solventi e contenitori contaminati) sono rifiuti speciali e vengono ritirati ogni mese da una ditta autorizzata. Caio vuole sapere se può pagare meno TARI.

    Come si applica. I rifiuti speciali non rientrano nel servizio di raccolta comunale e il Comune non può addebitarne il costo nella TARI. Se Caio dimostra di avviare al recupero i rifiuti speciali tramite un soggetto autorizzato, ha diritto a una riduzione sulla quota TARI riferita alla superficie da cui originano quei rifiuti. Deve presentare la domanda al Comune allegando i formulari di trasporto (FIR) o altra documentazione equivalente che attesti l’affidamento a un operatore autorizzato. La misura della riduzione è deliberata dal Comune: non è standardizzata a livello nazionale.

    In pratica

    • Raccogliere e conservare tutti i formulari di identificazione rifiuti (FIR) rilasciati dalla ditta autorizzata.
    • Presentare la domanda di riduzione al Comune entro i termini del regolamento, allegando la documentazione.
    • Verificare ogni anno se il regolamento è cambiato e rinnovare la documentazione se richiesto.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si determina la categoria TARI per la mia attività?

    Il Comune assegna la categoria di attività in base alla tipologia di rifiuti che quella categoria è ritenuta capace di produrre. Di solito si fa riferimento al codice ATECO o alla descrizione dell’attività indicata in visura camerale. Se ritieni di essere stato inserito nella categoria sbagliata (ad esempio una categoria con coefficienti più alti della tua effettiva attività), puoi presentare un’istanza di rettifica documentando la reale natura dell’attività.

    Se ho sia un ufficio sia un magazzino nello stesso stabile, pago una tariffa unica?

    No. In genere le diverse destinazioni d’uso si classificano con categorie diverse, ciascuna con i propri coefficienti. Devi indicare nella dichiarazione TARI tutte le superfici e le rispettive categorie di utilizzo.

    Cosa sono i rifiuti speciali e perché possono ridurre la TARI?

    I rifiuti speciali sono quelli prodotti dalle attività produttive, artigianali, industriali o di servizio, come scarti di lavorazione, sostanze chimiche, imballaggi contaminati. Non vengono raccolti dal servizio comunale (che riguarda solo i rifiuti urbani), quindi il Comune non può addebitarne il costo nella TARI. Se li smaltisci correttamente con un soggetto autorizzato, hai diritto a una riduzione sulla parte di tariffa riferita a quella superficie.

    Se cedo o chiudo l'attività, devo comunicarlo per non continuare a pagare la TARI?

    Sì, è fondamentale. Devi presentare la dichiarazione di cessazione al Comune indicando la data di effettiva liberazione del locale. La TARI si ferma da quella data. Se non la presenti, il Comune continuerà ad addebitarti il tributo anche dopo la chiusura.

    Posso rateizzare la TARI se ho difficoltà di pagamento?

    Sì. In caso di omesso pagamento il Comune emette un avviso di accertamento, ma è anche possibile chiedere la rateazione dell’importo dovuto prima che arrivi l’accertamento. Contatta l’ufficio tributi del Comune per valutare le opzioni disponibili e i termini per il ravvedimento operoso, che riduce le sanzioni in base alla tempestività del pagamento.

    La TARI si paga anche per le aree scoperte pertinenziali al locale commerciale?

    In linea di principio sì, se le aree scoperte sono operative e producono rifiuti. Alcune superfici possono essere escluse se il regolamento le considera non produttive di rifiuti (ad esempio un cortile lastricato non accessibile ai clienti). Controlla il regolamento del Comune e indica nella dichiarazione solo le superfici effettivamente soggette al tributo.

    Vedi anche: TARI sulla seconda casa e sull’immobile non occupato, TARI: scadenze e come si paga, TARI: riduzioni e agevolazioni, quando spettano, TARI non pagata, TARI: come fare la disdetta quando si lascia casa e TARI: cos’è e come si calcola la tassa sui rifiuti.

  • Operatore Economico Autorizzato (AEO): cos’è

    In sintesi

    • Due tipi di certificazione: AEOC per le semplificazioni doganali, AEOS per la sicurezza nella catena di approvvigionamento.
    • Rilasciato dall’Agenzia delle Dogane alle imprese che dimostrano solvibilità, conformità doganale e standard di sicurezza.
    • Meno controlli: le spedizioni AEO sono soggette a un numero ridotto di controlli fisici e documentali rispetto agli operatori ordinari.
    • Corsie preferenziali: in caso di controllo, le merci AEO vengono trattate con priorità, riducendo i tempi di fermo.
    • Riconoscimento internazionale: accordi di mutuo riconoscimento consentono vantaggi anche alle frontiere di Paesi extra-UE partner.

    Che cos'è lo status AEO e a chi serve

    Quando un’impresa importa o esporta merci in modo continuativo, ogni operazione doganale comporta controlli: la dogana verifica documenti, classifica la merce, controlla il valore dichiarato. Questo processo può richiedere tempo e bloccare le spedizioni, con costi diretti per l’azienda.

    Lo status di Operatore Economico Autorizzato (AEO) è una certificazione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che riconosce all’impresa un profilo di affidabilità. In sostanza, la dogana «si fida» dell’operatore certificato e riduce i controlli sulle sue spedizioni. È previsto dal Codice Doganale dell’Unione (Regolamento UE 952/2013).

    Esistono due varianti: AEOC (Authorised Economic Operator Customs simplifications), che dà accesso a procedure doganali semplificate, e AEOS (Authorised Economic Operator Security and safety), che attesta standard elevati di sicurezza fisica nella catena logistica. Un’impresa può ottenere entrambe le certificazioni insieme (AEOС + AEOS).

    Lo status AEO è pensato soprattutto per le imprese che operano con una certa frequenza nel commercio internazionale: importatori, esportatori, spedizionieri, magazzini doganali, vettori. Per chi fa operazioni occasionali il beneficio è meno rilevante, ma per chi gestisce flussi regolari il risparmio in termini di tempi e controlli può essere significativo.

    Confronto AEOC e AEOS
    Tipo Denominazione Beneficio principale
    AEOC AEO Semplificazioni doganali Accesso a procedure semplificate (es. svincolo accelerato, dichiarazioni incomplete)
    AEOS AEO Sicurezza e safety Meno controlli di sicurezza fisici alle frontiere, priorità in caso di controllo
    AEOC + AEOS Certificazione combinata Tutti i vantaggi di entrambe le tipologie

    Esempio pratico

    • Un’impresa italiana che importa componenti elettronici dalla Cina effettua ogni anno decine di operazioni doganali. Senza AEO, ogni spedizione può essere soggetta a controllo documentale o fisico con tempi di attesa imprevedibili. Dopo aver ottenuto lo status AEOC, la stessa impresa beneficia di procedure semplificate: le dichiarazioni doganali vengono accettate con meno verifiche e, quando vi è un controllo, viene trattata con priorità rispetto agli operatori non certificati, accorciando i tempi di sdoganamento.

    Documenti necessari

    • Domanda di autorizzazione AEO da presentare all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (modulo elettronico nel portale AEO)
    • Documenti sull’assetto societario e sull’attività doganale degli ultimi tre anni
    • Documentazione sulla solvibilità finanziaria (bilanci, situazione fiscale e previdenziale regolare)
    • Descrizione delle procedure interne di sicurezza fisica e logistica (per AEOS)
    • Registro delle operazioni doganali effettuate nel triennio precedente

    Caso 1 – Alfa Srl: importatore di tessuti

    Scenario. Alfa Srl importa tessuti da Paesi extra-UE più volte al mese. I tempi di sdoganamento variabili rendono difficile pianificare la produzione.

    Come si applica. Alfa Srl decide di richiedere la certificazione AEOC. L’Agenzia delle Dogane verifica che l’impresa abbia una situazione fiscale e previdenziale in regola, che le dichiarazioni doganali degli ultimi tre anni siano conformi e che esista un sistema di gestione delle registrazioni doganali adeguato. Una volta ottenuta la certificazione, le spedizioni di Alfa Srl beneficiano di procedure semplificate: in molti casi lo svincolo della merce avviene in tempi molto più rapidi rispetto al passato.

    In pratica

    • La certificazione AEOC riduce il numero di controlli documentali sulle importazioni regolari di Alfa Srl.
    • In caso di controllo, le spedizioni di Alfa Srl vengono gestite con priorità rispetto agli operatori non certificati.
    • Il riconoscimento internazionale AEO può portare vantaggi anche alle frontiere di Paesi con cui l’UE ha accordi di mutuo riconoscimento.

    Caso 2 – Tizio: spedizioniere doganale

    Scenario. Tizio è uno spedizioniere doganale che gestisce operazioni per conto di diversi clienti importatori ed esportatori.

    Come si applica. Tizio richiede la certificazione AEOS per la sua impresa. Deve dimostrare di applicare standard di sicurezza fisica adeguati nei magazzini, di avere procedure per verificare l’identità dei partner commerciali e di gestire in modo sicuro le informazioni relative alle spedizioni. Una volta certificato, le spedizioni che Tizio gestisce subiscono meno controlli fisici alle frontiere, riducendo i tempi di attesa e i costi per i suoi clienti. Questo diventa un elemento di vantaggio competitivo nella sua offerta commerciale.

    In pratica

    • Lo status AEOS permette a Tizio di offrire ai clienti tempi di sdoganamento più prevedibili.
    • I controlli fisici sulle merci gestite da operatori AEOS sono statisticamente inferiori rispetto alla media.
    • La certificazione ha durata indeterminata ma può essere sospesa o revocata se vengono meno i requisiti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi può richiedere la certificazione AEO?

    Qualsiasi impresa stabilita nell’UE che svolge attività legate al commercio internazionale: importatori, esportatori, spedizionieri, vettori, gestori di magazzini doganali. Non è riservata alle grandi imprese, ma nella pratica è più vantaggiosa per chi effettua operazioni frequenti.

    Quali sono i requisiti per ottenere lo status AEO?

    L’Agenzia delle Dogane verifica principalmente tre aspetti: conformità doganale (assenza di violazioni gravi negli ultimi tre anni), solvibilità finanziaria (situazione fiscale e previdenziale in regola, bilanci solidi) e, per l’AEOS, standard adeguati di sicurezza fisica e logistica.

    Quanto tempo ci vuole per ottenere la certificazione?

    La procedura di autorizzazione richiede che l’Agenzia delle Dogane effettui un’istruttoria. I tempi dipendono dalla complessità dell’impresa e dalla completezza della documentazione presentata. È una procedura che richiede alcune settimane o mesi.

    La certificazione AEO è permanente?

    Lo status AEO non ha una scadenza fissa, ma è soggetto a monitoraggio continuo. Può essere sospeso o revocato se l’operatore non rispetta più i requisiti (es. condanne penali rilevanti, violazioni doganali gravi, peggioramento della situazione finanziaria).

    Cosa si intende per riconoscimento internazionale AEO?

    L’UE ha stipulato accordi di mutuo riconoscimento con alcuni Paesi terzi (come USA, Giappone, Cina, Svizzera). Un operatore AEOS certificato dall’UE può beneficiare di controlli ridotti anche alle frontiere di quei Paesi, e viceversa.

    AEOC e AEOS sono cumulabili?

    Sì. Un’impresa può richiedere entrambe le certificazioni contemporaneamente (AEOC + AEOS) e beneficiare dei vantaggi di entrambe. In quel caso la domanda può essere presentata in modo unificato.

  • Articolo 55 TU Giustizia Tributaria: Le parti

    Art. 55 D.Lgs. 175/2024 – Le parti

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Sono parti nel processo dinanzi alle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado oltre al ricorrente, l'ufficio dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, gli altri enti impositori, l'agente della riscossione ed i soggetti iscritti nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che hanno emesso l'atto impugnato o non hanno emesso l'atto richiesto. Se l'ufficio è un'articolazione dell'Agenzia delle entrate, con competenza su tutto o parte del territorio nazionale, individuata con il regolamento di amministrazione di cui all'articolo 71 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è parte l'ufficio al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.

  • Art. 122 L. 633/1941

    Art. 122 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il contratto di edizione può essere " per edizione " o " a termine ".

    Il contratto " per edizione " conferisce all'editore il diritto di eseguire una o più edizioni entro vent'anni dalla consegna del manoscritto completo.

    Nel contratto devono essere indicati il numero delle edizioni e il numero degli esemplari di ogni edizione.

    Possono tuttavia essere previste più ipotesi, sia nei riguardi del numero delle edizioni e del numero degli esemplari, sia nei riguardi del compenso relativo.

    Se mancano tali indicazioni si intende che il contratto ha per oggetto una sola edizione per il numero massimo di duemila esemplari.

    Il contratto di edizione " a termine " conferisce all'editore il diritto di eseguire quel numero di edizioni che stima necessario durante il termine, che non può eccedere venti anni, e per il numero minimo di esemplari per edizione, che deve essere indicato nel contratto, a pena di nullità del contratto medesimo.

    Tale termine di venti anni non si applica ai contratti di edizione riguardanti: enciclopedie, dizionari; schizzi, disegni, vignette, illustrazioni, fotografie e simili, ad uso industriale; lavori di cartografia; opere drammatico-musicali e sinfoniche.

    In entrambe le forme di contratto l'editore è libero di distribuire le edizioni nel numero di ristampe che stimi conveniente.

    Fonte: Normattiva.it.

  • IMU sui fabbricati rurali strumentali: l’aliquota ridotta

    In sintesi

    • Aliquota ridotta allo 0,1%: i fabbricati rurali strumentali godono di un’aliquota IMU agevolata fissata per legge, molto inferiore a quella ordinaria.
    • Fabbricati usati per l’attività agricola: stalle, fienili, depositi di macchinari, locali per la lavorazione dei prodotti agricoli – tutti gli edifici strumentali all’esercizio dell’impresa agraria.
    • Codice tributo 3913: il versamento con modello F24 usa un codice specifico, diverso da quello degli altri fabbricati.
    • Aliquota deliberata dal Comune: la legge fissa lo 0,1% come aliquota base; verificare se il Comune ha adottato una delibera diversa.
    • Base imponibile: rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 65 (gruppo D), oppure per il moltiplicatore della categoria effettiva dell’immobile.
    • Dichiarazione IMU: se il fabbricato ha acquisito o perso la qualifica di rurale strumentale, potrebbe essere necessario presentare la dichiarazione IMU al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo.

    Cosa sono i fabbricati rurali strumentali e perché pagano meno IMU

    Chi gestisce un’azienda agricola sa che i capannoni, le stalle, i fienili e i depositi di macchinari sono parte essenziale del lavoro. Per questi immobili – chiamati fabbricati rurali strumentali – la legge prevede un trattamento IMU di favore: l’aliquota è ridotta allo 0,1%, molto al di sotto dello 0,86% ordinario. Si tratta di una scelta legislativa volta ad alleggerire il carico fiscale sulle imprese agricole, che già sopportano costi strutturali elevati.

    Un fabbricato rurale strumentale è un edificio destinato all’esercizio delle attività agricole: la conservazione dei prodotti, il ricovero degli animali, il deposito delle attrezzature, la lavorazione primaria dei raccolti. Non è la casa del contadino (che sarebbe l’abitazione rurale), ma il luogo dove si svolge materialmente il lavoro agricolo.

    Dal punto di vista pratico, il versamento IMU per questi immobili usa un codice tributo dedicato (3913) nel modello F24. L’aliquota dello 0,1% è fissata dalla legge, ma il Comune conserva un margine di manovra: vale sempre la pena verificare la delibera comunale aggiornata, perché le condizioni locali possono incidere sul calcolo finale.

    IMU fabbricati rurali strumentali – riepilogo
    Voce Dettaglio
    Aliquota ridotta 0,1% (fissata per legge; verificare la delibera comunale)
    Codice tributo F24 3913
    Base imponibile Rendita catastale rivalutata del 5% × moltiplicatore della categoria
    Scadenze Acconto 16 giugno, saldo 16 dicembre (oppure unica soluzione entro 16 giugno)
    Dichiarazione IMU Da presentare se la qualifica di rurale strumentale è cambiata o è di nuova attribuzione

    Esempio pratico

    • Tizio conduce un’azienda agricola e possiede un capannone rurale strumentale (categoria D/10, fabbricati per funzioni produttive connesse all’agricoltura) con rendita catastale di 1.200 euro. La base imponibile si calcola rivalutando la rendita del 5%: 1.200 × 1,05 = 1.260 euro; poi si applica il moltiplicatore 65 (gruppo D): 1.260 × 65 = 81.900 euro. Con l’aliquota ridotta dello 0,1%: 81.900 × 0,001 = 81,90 euro di IMU annua. Tizio versa 40,95 euro di acconto a giugno e il saldo a dicembre – un importo molto contenuto rispetto a quello che pagherebbe con l’aliquota ordinaria sullo stesso valore (circa 704 euro con aliquota base 0,86%).

    Documenti necessari

    • Visura catastale dell’immobile con rendita catastale e categoria (verificare che sia correttamente classificato come rurale strumentale)
    • Certificazione della qualifica di imprenditore agricolo o documentazione dell’attività agricola svolta
    • Delibera comunale IMU per l’anno in corso (per verificare l’aliquota applicata al Comune di ubicazione)
    • Modello F24 per il versamento (codice tributo 3913)
    • Eventuale dichiarazione IMU al Comune (modello ministeriale) se la qualifica è di recente attribuzione o è variata

    Tizio possiede una stalla e la usa per l'allevamento bovino

    Scenario. Tizio è imprenditore agricolo e alleva bestiame. Possiede una stalla (categoria D/10, rendita catastale 900 euro) che usa esclusivamente per l’attività zootecnica, parte integrante dell’azienda agraria.

    Come si applica. La stalla è un fabbricato rurale strumentale: paga l’IMU con aliquota ridotta allo 0,1%. Base imponibile: 900 × 1,05 × 65 = 61.425 euro. IMU: 61.425 × 0,001 = 61,43 euro annui. Tizio compila il modello F24 con codice tributo 3913, codice catastale del Comune, anno di riferimento. Versa l’acconto a giugno e il saldo a dicembre. Se la stalla fosse pagata con l’aliquota ordinaria dello 0,86%, l’importo sarebbe circa 528 euro: il risparmio è di oltre 466 euro all’anno.

    In pratica

    • Usare il codice tributo 3913 (fabbricati rurali strumentali), non il 3918 (altri fabbricati): un errore nel codice può creare problemi con il Comune.
    • L’aliquota ridotta spetta solo se l’immobile è effettivamente destinato all’attività agricola e classificato correttamente nel catasto.
    • Conservare documentazione che dimostri la destinazione agricola dell’immobile in caso di controllo.

    Caio affitta un deposito agricolo a un altro agricoltore

    Scenario. Caio possiede un deposito per macchinari agricoli (categoria D/10, rendita catastale 600 euro) che affitta a un altro imprenditore agricolo per lo stoccaggio delle attrezzature. Caio non conduce direttamente l’attività agricola nell’immobile.

    Come si applica. La qualifica di rurale strumentale riguarda la destinazione dell’immobile all’attività agricola, non necessariamente il fatto che sia il proprietario a condurla direttamente. Tuttavia le regole di dettaglio sulla spettanza dell’aliquota ridotta in caso di locazione possono variare. Caio deve verificare con il proprio Comune se l’agevolazione si applica anche nel caso di locazione a terzi agricoltori, e controllare la delibera comunale. Se l’immobile non dovesse qualificarsi come rurale strumentale in quel contesto, il codice tributo da usare sarebbe il 3918 (altri fabbricati) con l’aliquota ordinaria.

    In pratica

    • In caso di locazione del fabbricato rurale strumentale, verificare con il Comune se l’agevolazione allo 0,1% si mantiene.
    • Se emergono dubbi sulla qualifica, rivolgersi a un professionista abilitato (commercialista o CAF agricolo) prima di versare l’acconto.
    • Un cambio di destinazione d’uso dell’immobile potrebbe richiedere la presentazione della dichiarazione IMU al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende esattamente per fabbricato rurale strumentale?

    È un immobile destinato allo svolgimento di attività agricole: stalle per animali, fienili, depositi di macchinari e attrezzi, locali per la conservazione e la prima lavorazione dei prodotti agricoli. Non include l’abitazione del coltivatore (che ha una disciplina diversa).

    Qual è la differenza tra aliquota ordinaria e aliquota ridotta per i rurali strumentali?

    L’aliquota ordinaria di base è lo 0,86% (il Comune può portarla fino all’1,06%). Quella per i fabbricati rurali strumentali è lo 0,1%. Su un immobile con base imponibile di 80.000 euro la differenza è di quasi 600 euro all’anno.

    Come si paga l'IMU per i fabbricati rurali strumentali?

    Con modello F24, usando il codice tributo 3913 (fabbricati rurali strumentali). Le scadenze sono le stesse degli altri immobili: acconto entro il 16 giugno e saldo entro il 16 dicembre.

    La casa del coltivatore in campagna paga l'IMU?

    L’abitazione del coltivatore è un’abitazione rurale (non strumentale) e segue le regole ordinarie: se è l’abitazione principale in cui il proprietario dimora e risiede, è esente; altrimenti paga come seconda casa. Non beneficia dell’aliquota ridotta dello 0,1% riservata ai soli fabbricati strumentali.

    Devo presentare la dichiarazione IMU per il fabbricato rurale strumentale?

    La dichiarazione IMU va presentata al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo quando si verificano variazioni non desumibili dalle banche dati catastali: ad esempio quando un immobile acquista per la prima volta la qualifica di rurale strumentale o quando la perde. Se non ci sono stati cambiamenti rispetto all’anno precedente, di norma non è necessaria.

    I terreni agricoli pagano IMU con le stesse regole dei fabbricati rurali strumentali?

    No. I terreni agricoli hanno regole proprie: la base imponibile si calcola sul reddito dominicale rivalutato del 25% moltiplicato per 135, e il codice tributo F24 è il 3914. Alcune categorie di terreni sono esenti (verificare la disciplina vigente per montagna e collina).

    Vedi anche: IMU sugli immobili strumentali, IMU sui terreni agricoli, IMU sulla seconda casa, Scadenze IMU, IMU non pagata e IMU prima casa.

  • Articolo 3 L. 184/1983: Poteri tutelari nelle comunità e istituti

    Art. 3 L. 184/1983 – Poteri tutelari nelle comunità e istituti

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. I legali rappresentanti delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati esercitano i poteri tutelari sul minore affidato, secondo le norme del capo I del titolo X del libro primo del codice civile, fino a quando non si provveda alla nomina di un tutore in tutti i casi nei quali l'esercizio della responsabilità genitoriale
    o della tutela sia impedito.

    2. Nei casi previsti dal comma 1, entro trenta giorni dall'accoglienza del minore, i legali rappresentanti devono proporre istanza per la nomina del tutore. Gli stessi e coloro che prestano anche gratuitamente la propria attività a favore delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati non possono essere chiamati a tale incarico.

    3. Nel caso in cui i genitori riprendano l'esercizio della responsabilità genitoriale, le comunità di tipo familiare e gli istituti di assistenza pubblici o privati chiedono al giudice tutelare di fissare eventuali limiti o condizioni a tale esercizio.

  • Articolo 4 L. 219/2017: Disposizioni anticipate di trattamento (DAT)

    Art. 4 L. 219/2017 – Disposizioni anticipate di trattamento (DAT)

    Testo vigente – Legge 22 dicembre 2017, n. 219 (aggiornato da Normattiva)

    1. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Indica altresì una persona di sua fiducia, di seguito denominata «fiduciario», che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

    2. Il fiduciario deve essere una persona maggiorenne e capace di intendere e di volere. L'accettazione della nomina da parte del fiduciario avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT o con atto successivo, che è allegato alle DAT. Al fiduciario è rilasciata una copia delle DAT. Il fiduciario può rinunciare alla nomina con atto scritto, che è comunicato al disponente.

    3. L'incarico del fiduciario può essere revocato dal disponente in qualsiasi momento, con le stesse modalità previste per la nomina e senza obbligo di motivazione.

    4. Nel caso in cui le DAT non contengano l'indicazione del fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto o sia divenuto incapace, le DAT mantengono efficacia in merito alle volontà del disponente. In caso di necessità, il giudice tutelare provvede alla nomina di un amministratore di sostegno, ai sensi del capo I del titolo XII del libro I del codice civile.

    5. Fermo restando quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 1, il medico è tenuto al rispetto delle DAT, le quali possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico stesso, in accordo con il fiduciario, qualora esse appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente ovvero sussistano terapie non prevedibili all'atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico, si procede ai sensi del comma 5, dell'articolo 3.

    6. Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l'ufficio dello stato civile del comune di residenza del disponente medesimo, che provvede all'annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie, qualora ricorrano i presupposti di cui al comma 7. Sono esenti dall'obbligo di registrazione, dall'imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, le DAT possono essere espresse attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. Nei casi in cui ragioni di emergenza e urgenza impedissero di procedere alla revoca delle DAT con le forme previste dai periodi precedenti, queste possono essere revocate con dichiarazione verbale raccolta o videoregistrata da un medico, con l'assistenza di due testimoni.

    7. Le regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono, con proprio atto, regolamentare la raccolta di copia delle DAT, compresa l'indicazione del fiduciario, e il loro inserimento nella banca dati, lasciando comunque al firmatario la libertà di scegliere se darne copia o indicare dove esse siano reperibili.

    8. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero della salute, le regioni e le aziende sanitarie provvedono a informare della possibilità di redigere le DAT in base alla presente legge, anche attraverso i rispettivi siti internet.

  • Variazione della rendita catastale: effetti sul 730/2026

    In sintesi

    • Indica sempre la rendita aggiornata: se la rendita catastale è stata modificata nel corso del 2025, nel quadro B va riportata la nuova rendita, non quella precedente.
    • Rendita presunta per immobili non ancora censiti: se il fabbricato non ha ancora una rendita definitiva attribuita dal Catasto, si usa la rendita catastale presunta.
    • Rivalutazione del 5% la calcola il CAF: nella colonna 1 del quadro B scrivi la rendita catastale ‘grezza’, senza applicare la rivalutazione del 5% – ci pensa chi ti presta assistenza fiscale.
    • Immobile storico o artistico: la rendita catastale va indicata ridotta del 50% rispetto a quella ufficiale.
    • Più righi se cambia la situazione: se nel 2025 la rendita è variata e nello stesso anno è cambiato anche l’utilizzo (es. affittato per una parte, poi tenuto a disposizione), occorre compilare più righi separati nel quadro B.
    • Soci di società semplici: non indicano la rendita catastale ma il reddito attribuito dalla società, nelle apposite colonne.

    Rendita catastale variata nel 2025: cosa fare nel 730

    La rendita catastale è il valore attribuito al tuo immobile dall’Agenzia del Territorio (Catasto) ed è la base di partenza per calcolare il reddito dei fabbricati che devi dichiarare nel quadro B del Modello 730. Se nel corso del 2025 questa rendita è cambiata – ad esempio perché hai effettuato un ampliamento, una ristrutturazione rilevante, o perché il Catasto ha aggiornato d’ufficio i valori – devi fare attenzione a quale importo indicare nella dichiarazione.

    La regola è semplice: nella colonna 1 del quadro B va indicata la nuova rendita aggiornata. Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per il 730/2026 sono esplicite: ‘se le rendite dei fabbricati sono state aggiornate, va indicata la nuova rendita’. Non si fa la media tra vecchia e nuova rendita, non si proporziona per i mesi: si usa quella vigente al momento della dichiarazione.

    Se invece l’immobile non è ancora censito al Catasto, oppure ha una rendita che sai essere non più adeguata e hai avviato la procedura di revisione, usi la rendita presunta – cioè una stima ragionevole del valore catastale. In entrambi i casi, chi compila il 730 (il CAF, il commercialista o l’intermediario) applicherà la rivalutazione del 5% sulla rendita indicata: tu scrivi il valore base, loro fanno il calcolo.

    Attenzione: la rendita catastale è solo il punto di partenza. Il reddito effettivamente tassabile dipende poi dall’utilizzo dell’immobile – se è la tua casa principale, se è affittato, se è a disposizione – e dall’eventuale applicazione dell’IMU, che in certi casi sostituisce l’IRPEF.

    Quale rendita indicare in colonna 1 del quadro B
    Situazione dell'immobile Rendita da indicare
    Rendita aggiornata nel 2025 (ristrutturazione, variazione catastale) Nuova rendita aggiornata
    Fabbricato non ancora censito o senza rendita definitiva Rendita presunta (stima ragionevole)
    Immobile di interesse storico o artistico Rendita ridotta del 50%
    Socio di società semplice con reddito di fabbricati Reddito attribuito dalla società (non la rendita)
    Rivalutazione del 5% La calcola il CAF/professionista: non aggiungerla tu

    Esempio pratico

    • Tizio possiede un appartamento con rendita catastale di 600 euro fino a giugno 2025. A luglio 2025 il Catasto aggiorna la rendita a 780 euro a seguito di una variazione presentata da Tizio per lavori di ampliamento completati nel 2024. Nel quadro B del 730/2026, Tizio indica 780 euro in colonna 1. Il CAF applicherà la rivalutazione del 5% ottenendo 819 euro come base di calcolo per il reddito fondiario. Non serve compilare due righi distinti solo per la variazione di rendita: basta indicare la rendita aggiornata.

    Documenti necessari

    • Visura catastale aggiornata con la nuova rendita
    • Eventuale comunicazione del Catasto sull’aggiornamento della rendita
    • Per immobili storici: attestazione del Ministero della Cultura o ente competente
    • Modello 730/2026 precompilato (controlla che la rendita precaricata sia aggiornata)
    • Per rendita presunta: eventuale perizia o calcolo su cui si basa la stima

    Appartamento con rendita aggiornata dopo ristrutturazione

    Scenario. Caio ha ristrutturato e ampliato il suo appartamento nel 2024. A marzo 2025 il Catasto ha attribuito una nuova rendita catastale più alta. L’appartamento è tenuto a disposizione (seconda casa).

    Come si applica. Caio indica nella colonna 1 del quadro B la nuova rendita comunicata dal Catasto a marzo 2025. In colonna 2 mette il codice 2 (immobile a disposizione). Non deve calcolare alcuna media tra la vecchia e la nuova rendita: vale quella vigente. Se invece avesse ricevuto la nuova rendita solo a dicembre 2025 e avesse già presentato la dichiarazione con quella vecchia, potrebbe presentare una dichiarazione integrativa.

    In pratica

    • Controlla nella precompilata che la rendita indicata dall’Agenzia delle Entrate corrisponda a quella catastale attuale: a volte i dati non sono ancora aggiornati.
    • Se hai ricevuto l’avviso di attribuzione della nuova rendita, conservalo: è il documento che giustifica l’importo indicato.

    Casa nuova senza rendita definitiva ancora attribuita

    Scenario. Sempronio ha acquistato un appartamento in un edificio di nuova costruzione nel 2025. Al momento della dichiarazione il Catasto non ha ancora attribuito la rendita definitiva.

    Come si applica. Sempronio deve comunque dichiarare l’immobile nel quadro B, indicando una rendita presunta nella colonna 1. La rendita presunta è una stima basata sulle caratteristiche dell’immobile (superficie, zona, categoria catastale probabile). È consigliabile farsi assistere da un CAF o da un professionista per determinare un valore ragionevole. Non si può semplicemente lasciare vuota la colonna o omettere l’immobile.

    In pratica

    • Una volta che il Catasto attribuisce la rendita definitiva, se è diversa da quella presunta usata in dichiarazione, potrebbe essere necessaria una dichiarazione integrativa.
    • Il reddito del fabbricato di nuova costruzione va dichiarato a partire dalla data in cui il fabbricato è diventato idoneo all’uso o è stato comunque utilizzato.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se la rendita catastale cambia a metà anno, quale indico nel 730?

    Indica la rendita aggiornata, quella vigente al momento della dichiarazione. Non devi fare la media o proporzionare per i mesi: le istruzioni del 730/2026 dicono di indicare la nuova rendita se è stata aggiornata.

    Chi calcola la rivalutazione del 5% sulla rendita catastale?

    La rivalutazione del 5% la calcola il CAF, il commercialista o il professionista che ti presta assistenza fiscale. Nella colonna 1 del quadro B scrivi la rendita catastale ‘grezza’, senza applicare nessuna maggiorazione.

    La precompilata dell'Agenzia delle Entrate ha già la rendita corretta?

    Non sempre. I dati catastali possono non essere ancora aggiornati se la variazione è recente. Controlla sempre la visura catastale e, se trovi una discrepanza, correggi la precompilata inserendo la rendita aggiornata.

    Come si dichiara un immobile storico o artistico?

    Per gli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico la rendita catastale va indicata nella misura ridotta del 50% rispetto a quella ufficiale. Questo vale sia per il calcolo del reddito che, se affittato, per la determinazione del canone imponibile (65% del canone in caso di tassazione ordinaria).

    Devo dichiarare un immobile appena acquistato che non ha ancora la rendita?

    Sì, va dichiarato nel quadro B con una rendita presunta. Il reddito si conta a partire dalla data di acquisto (o dalla data in cui l’immobile è diventato idoneo all’uso, se costruzione nuova).

    Se ho chiesto la revisione della rendita ma non ho ancora risposta, cosa scrivo?

    Indica la rendita attuale (quella riportata dalla visura catastale). Se la rendita è in attesa di revisione per inagibilità, usa il codice 3 in colonna 7 e il codice 9 in colonna 2. La rendita ridotta si rifletterà nella dichiarazione dell’anno in cui la revisione sarà definitiva.

    Vedi anche: Redditi dei terreni, Assegnazione agevolata dei beni ai soci, art. 2 D.Lgs. 347/1990 e Imposta ipotecaria e catastale.