Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Articolo 10 L. 184/1983: Apertura del procedimento di adottabilità

    Art. 10 L. 184/1983 – Apertura del procedimento di adottabilità

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. Il presidente del tribunale per i minorenni o un giudice da lui delegato, ricevuto il ricorso di cui all'articolo 9, comma 2, provvede all'immediata apertura di un procedimento relativo allo stato di abbandono del minore. Dispone immediatamente, all'occorrenza, tramite i servizi sociali locali o gli organi di pubblica sicurezza, più approfonditi accertamenti sulle condizioni giuridiche e di fatto del minore, sull'ambiente in cui ha vissuto e vive ai fini di verificare se sussiste lo stato di abbandono.

    2. All'atto dell'apertura del procedimento, sono avvertiti i genitori o, in mancanza, i parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il minore. Con lo stesso atto il presidente del tribunale per i minorenni li invita a nominare un difensore e li informa della nomina di un difensore di ufficio per il caso che essi non vi provvedano. Tali soggetti, assistiti dal difensore, possono partecipare a tutti gli accertamenti disposti dal tribunale, possono presentare istanze anche istruttorie e prendere visione ed estrarre copia degli atti contenuti nel fascicolo previa autorizzazione del giudice.

    3. Il tribunale può disporre in ogni momento e fino all'affidamento preadottivo ogni opportuno provvedimento provvisorio nell'interesse del minore, ivi compresi il collocamento temporaneo presso una famiglia o una comunità di tipo familiare, la sospensione della responsabilità genitoriale
    dei genitori sul minore, la sospensione dell'esercizio delle funzioni del tutore e la nomina di un tutore provvisorio.

    4. In caso di urgente necessità, i provvedimenti di cui al comma 3 possono essere adottati dal presidente del tribunale per i minorenni o da un giudice da lui delegato.

    5. Il tribunale, entro trenta giorni, deve confermare, modificare o revocare i provvedimenti urgenti assunti ai sensi del comma 4. Il tribunale provvede in camera di consiglio con l'intervento del pubblico ministero, sentite tutte le parti interessate ed assunta ogni necessaria informazione. Deve inoltre essere sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. I provvedimenti adottati debbono essere comunicati al pubblico ministero ed ai genitori. Si applicano le norme di cui agli articoli 330 e seguenti del codice civile.

  • Imposta di bollo: cos’è e come funziona

    In sintesi

    • Base normativa: l’imposta di bollo è disciplinata dal DPR 642/1972 e si applica agli atti, documenti e registri elencati nella tariffa allegata.
    • Tre modi di pagamento: marca da bollo (contrassegno telematico), bollo a punzone oppure bollo virtuale su autorizzazione dell’Agenzia delle Entrate.
    • Importo ordinario 16 euro: si applica a molti atti, istanze e certificati, ogni 4 facciate e comunque ogni 100 righe di documento scritto.
    • Alternatività IVA/bollo: un documento che sconta l’IVA non paga anche il bollo; il principio vale anche tra bollo e imposta di registro in certi casi.
    • Esenzioni: numerose categorie di atti sono esenti in modo assoluto (tabella allegato B al DPR 642/1972), come atti del processo, previdenza, assistenza e adozioni.
    • Bollo virtuale: banche, assicurazioni e grandi emittenti possono ottenere l’autorizzazione a versare l’imposta periodicamente, senza apporre la marca fisica.

    Che cos'è l'imposta di bollo e perché esiste

    L’imposta di bollo è un tributo che lo Stato applica su determinati atti, documenti e registri. Non si paga su tutto: solo sugli atti espressamente elencati nella tariffa allegata al DPR 642/1972, il decreto che ancora oggi disciplina questa imposta.

    In pratica, quando hai bisogno di presentare una domanda a un ufficio pubblico, di ottenere un certificato o di formalizzare certi contratti, la legge richiede che il documento ‘sia bollato’, cioè che l’imposta sia già stata assolta prima di usarlo. Il bollo non è una sanzione: è semplicemente il costo che lo Stato addebita per dare valore legale o formale a quei documenti.

    Il meccanismo è relativamente semplice: esiste una tariffa che elenca gli atti soggetti a bollo e l’importo dovuto. Se l’atto che ti serve è in quell’elenco, devi pagare l’imposta nel modo previsto dalla legge. Se non è nell’elenco – oppure rientra in una delle numerose categorie esenti – il bollo non si paga.

    Capire come funziona ti aiuta a evitare due errori opposti: pagare il bollo quando non serve (per esempio su una fattura con IVA, dove il bollo non è dovuto) oppure non pagarlo quando invece è obbligatorio, rischiando di rendere irregolare il documento.

    I principali casi di imposta di bollo
    Documento / atto Importo bollo
    Istanze, domande e certificati verso la PA 16 euro ogni 4 facciate / 100 righe
    Atti e documenti scritti soggetti a bollo 16 euro ogni 4 facciate / 100 righe
    Libri e registri contabili / libri sociali (vidimazione) 16 euro ogni 100 pagine (ridotto con tassa conc. governativa)
    Fatture / ricevute senza IVA oltre 77,47 euro 2 euro per documento
    Cambiale pagherò (titolo esecutivo) 12 per mille sull'importo
    Cambiale tratta accettata 11 per mille sull'importo

    Esempio pratico

    • Tizio presenta una domanda scritta al Comune per ottenere un’autorizzazione. La domanda occupa 2 facciate. Poiché è inferiore a 4 facciate, è sufficiente una sola marca da bollo da 16 euro da apporre prima della presentazione. Se la domanda fosse stata di 5 facciate, Tizio avrebbe dovuto apporre due marche da bollo (una per le prime 4 facciate, una per la quinta), per un totale di 32 euro.

    Documenti necessari

    • DPR 642/1972 (testo vigente con tariffa allegata)
    • Tariffa allegato A al DPR 642/1972 (atti soggetti a bollo)
    • Tabella allegato B al DPR 642/1972 (atti esenti in modo assoluto)
    • Eventuale autorizzazione AdE per il bollo virtuale (per chi emette molti documenti)
    • Modello F24 per il versamento del bollo virtuale trimestrale

    Tizio presenta un'istanza al Comune

    Scenario. Tizio deve chiedere al Comune il rilascio di un certificato di residenza storica per una pratica notarile. La richiesta è un documento scritto di 3 facciate.

    Come si applica. Le domande e istanze rivolte agli uffici pubblici rientrano nella tariffa del DPR 642/1972 e scontano il bollo di 16 euro ogni 4 facciate. La domanda di Tizio è di 3 facciate, quindi occupa meno di 4 facciate: si applica un’unica marca da bollo da 16 euro. Tizio acquista il contrassegno telematico dal tabaccaio, lo appone sulla domanda prima di consegnarla allo sportello e conserva la ricevuta d’acquisto.

    In pratica

    • Acquista la marca da bollo (contrassegno telematico) dal tabaccaio o online.
    • Apponi la marca sul documento prima di presentarlo: una volta usata non è rimborsabile.
    • Controlla se l’atto rientra in una categoria esente: potresti non dover pagare nulla.

    Caio vuole capire se la sua fattura ha bisogno del bollo

    Scenario. Caio è un libero professionista in regime forfettario. Emette una fattura da 1.500 euro per una consulenza. Poiché è forfettario, la fattura non espone l’IVA.

    Come si applica. Il principio di alternatività stabilisce che il bollo non si applica ai documenti che scontano l’IVA. Ma la fattura di Caio non ha IVA: espone un importo non assoggettato all’imposta sul valore aggiunto, superiore a 77,47 euro. In questo caso il bollo di 2 euro è dovuto. Di norma il forfettario addebita in fattura al cliente i 2 euro come rimborso spese, in modo che il costo sia a carico di chi riceve il servizio.

    In pratica

    • Se la tua fattura ha IVA, il bollo non si applica (alternatività IVA/bollo).
    • Se la fattura non ha IVA e l’importo supera 77,47 euro, il bollo di 2 euro è obbligatorio.
    • I forfettari lo addebitano di norma al cliente come voce separata in fattura.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

  • Ritenuta d’acconto di professionisti e autonomi al 20%

    In sintesi

    • Aliquota del 20% applicata sul compenso imponibile del professionista o lavoratore autonomo.
    • Il committente (sostituto d’imposta) trattiene la ritenuta, la versa con F24 e rilascia la Certificazione Unica.
    • Il professionista scomputa la ritenuta dall’IRPEF dovuta nella dichiarazione dei redditi annuale.
    • La ritenuta è a titolo d’acconto: è un anticipo dell’imposta, non l’imposta definitiva.
    • Per i non residenti può applicarsi invece una ritenuta a titolo d’imposta, definitiva.
    • Anche le prestazioni occasionali subiscono la stessa ritenuta del 20%.

    Che cos'è la ritenuta d'acconto e perché ti riguarda

    Quando un professionista – avvocato, consulente, ingegnere, grafico o qualsiasi altro lavoratore autonomo – emette una fattura a un cliente che è un’azienda, uno studio associato o un ente, il pagamento che riceve è già al netto di una trattenuta: la ritenuta d’acconto del 20%. Non è una penale né un errore: è un meccanismo di riscossione anticipata dell’IRPEF previsto dalla legge.

    Il committente, chiamato tecnicamente sostituto d’imposta, trattiene il 20% dell’imponibile, lo versa all’Erario entro il giorno 16 del mese successivo tramite il modello F24 (codice tributo 1040) e poi rilascia al professionista la Certificazione Unica (CU) con il dettaglio delle somme erogate e delle ritenute operate.

    Il professionista, a sua volta, quando compila la dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF oppure 730 se ha solo redditi di lavoro dipendente come unica altra fonte), porta in detrazione le ritenute certificate: se l’IRPEF complessiva è superiore alle ritenute già versate dovrà pagare la differenza, se è inferiore otterrà un rimborso. La ritenuta, quindi, è soltanto un acconto – non chiude il conto con il Fisco.

    Ritenuta d'acconto sui compensi di lavoro autonomo – sintesi
    Elemento Dettaglio
    Aliquota 20% dell'imponibile
    Base imponibile Compenso al netto dei contributi previdenziali e della rivalsa INPS
    Chi la trattiene Il committente (sostituto d'imposta)
    Versamento F24 entro il 16 del mese successivo – codice tributo 1040
    Certificazione Certificazione Unica (CU) rilasciata dal sostituto
    Natura A titolo d'acconto (scomputabile in dichiarazione)
    Non residenti Può diventare ritenuta a titolo d'imposta (definitiva)

    Esempio pratico

    • Tizio emette una parcella da 1.000 euro + IVA al 22% a una società cliente. La società calcola la ritenuta sul compenso imponibile: 1.000 × 20% = 200 euro. Tizio incassa quindi 1.000 + 220 (IVA) – 200 (ritenuta) = 1.020 euro netti. La società versa i 200 euro all’Erario entro il 16 del mese successivo e rilascia a Tizio la CU con scritto: compenso 1.000 euro, ritenuta operata 200 euro. Quando Tizio compila la dichiarazione dei redditi, quei 200 euro verranno sottratti dall’IRPEF totale che risulta dovuta sull’intero reddito dell’anno.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica (CU) rilasciata dal committente entro il 16 marzo
    • Fatture emesse nell’anno (registro dei corrispettivi o registro IVA)
    • Modello F24 dei versamenti effettuati dal committente (copia opzionale ma utile)
    • Modello Redditi PF o Modello 730 per la dichiarazione annuale
    • Eventuale documentazione dei contributi INPS versati (per calcolare l’imponibile corretto)

    Caso 1 – Tizio: professionista con più committenti

    Scenario. Tizio è un consulente informatico con partita IVA che lavora per tre aziende diverse nel corso dell’anno. Ognuna gli applica la ritenuta del 20% e gli rilascia una CU separata.

    Come si applica. Tizio raccoglie le tre CU a marzo e somma tutte le ritenute subite, per esempio 1.800 euro totali. In sede di dichiarazione, calcola la sua IRPEF lorda su tutti i redditi, sottrae le detrazioni spettanti e ottiene un’IRPEF netta di 2.400 euro. Deve quindi ancora versare 2.400 – 1.800 = 600 euro. Se invece l’IRPEF netta fosse risultata 1.200 euro, avrebbe ricevuto un rimborso di 600 euro.

    In pratica

    • Conserva tutte le CU ricevute: sono il documento chiave per non perdere le ritenute già versate per tuo conto.
    • Se un committente non ti rilascia la CU entro il 16 marzo, puoi sollecitarla: hai diritto a riceverla.
    • Le ritenute di più committenti si sommano tutte nella stessa sezione della dichiarazione.

    Caso 2 – Caio: prestazione occasionale sotto soglia

    Scenario. Caio non ha partita IVA e svolge saltuariamente attività di traduzione per una società. Nell’anno percepisce in totale 2.000 euro di compensi occasionali, cifra inferiore ai 5.000 euro annui.

    Come si applica. La società applica comunque la ritenuta d’acconto del 20% su ogni pagamento. Caio incassa i compensi al netto e riceve la CU. Dichiara quei 2.000 euro tra i redditi diversi nel Modello 730 o Redditi PF e scomputa le ritenute subite dall’IRPEF dovuta. Non avendo superato la soglia dei 5.000 euro, non è tenuto all’iscrizione alla gestione separata INPS.

    In pratica

    • Anche senza partita IVA, il committente deve applicarti la ritenuta del 20% e rilasciarti la CU.
    • I compensi occasionali vanno comunque dichiarati: la ritenuta subita comparirà nella precompilata grazie alla CU trasmessa all’Agenzia delle Entrate.
    • Se superi i 5.000 euro annui di prestazioni occasionali, scatta l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

  • Art. 39 D.Lgs. 201/2022 – Entrata in vigore

    Art. 39 D.Lgs. 201/2022 – Entrata in vigore

    Testo unico dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (D.Lgs. 23 dicembre 2022, n. 201)

    1. Il presente decreto entra in vigore il 31 dicembre 2022. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 23 dicembre 2022 MATTARELLA Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri Visto, il Guardasigilli: Nordio articolo precedente

  • Certificazione Unica (CU): cos’è e quando arriva

    In sintesi

    • Chi la rilascia: il sostituto d’imposta (datore di lavoro, ente previdenziale, committente) che ha corrisposto redditi soggetti a ritenuta.
    • Scadenza di trasmissione: di norma entro il 16 marzo il sostituto la invia all’Agenzia delle Entrate e la consegna al percettore.
    • Cosa certifica: redditi da lavoro dipendente, pensioni, redditi di lavoro autonomo e provvigioni, con le relative ritenute operate.
    • Ritenute a titolo d’acconto: quelle certificate nella CU si scomputano dall’IRPEF dovuta in sede di dichiarazione dei redditi.
    • Precompilata: i dati della CU confluiscono direttamente nel modello 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
    • Termine più ampio: per le CU contenenti solo redditi di lavoro autonomo non rientranti nella precompilata è previsto un termine di trasmissione all’Agenzia successivo al 16 marzo.

    Che cos'è la Certificazione Unica e a cosa serve

    Quando ricevi uno stipendio, una pensione o un compenso professionale, chi ti paga non ti versa l’intera somma: trattiene una parte a titolo di imposta – la cosiddetta ritenuta – e la versa direttamente allo Stato al tuo posto. Questo soggetto si chiama sostituto d’imposta. La Certificazione Unica, abbreviata in CU, è il documento ufficiale che il sostituto ti rilascia per attestare quanto ti ha pagato e quanta imposta ha già trattenuto per tuo conto durante l’anno.

    La CU non è un semplice pezzo di carta: è la fonte da cui parte la tua dichiarazione dei redditi. I dati che contiene finiscono nella dichiarazione precompilata che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione ogni primavera. Se la tua situazione è semplice – un solo datore di lavoro, nessuna altra fonte di reddito – potresti accettare la precompilata quasi senza modifiche, grazie proprio alle informazioni che il tuo datore ha comunicato con la CU.

    Nella CU trovi i redditi che hai percepito nell’anno (stipendi, pensioni, compensi, provvigioni) e la somma delle ritenute già versate allo Stato. Questi dati ti servono per capire se a fine anno hai pagato troppo (e hai diritto a un rimborso) o troppo poco (e devi versare la differenza). Tenerla al sicuro è il primo passo per fare la dichiarazione senza sorprese.

    Riepilogo: tipologie di reddito certificate nella CU
    Tipo di reddito Chi la rilascia Tipo di ritenuta
    Lavoro dipendente e assimilati Datore di lavoro / ente Acconto IRPEF (scaglioni progressivi)
    Pensioni Ente previdenziale (INPS, casse) Acconto IRPEF (scaglioni progressivi)
    Lavoro autonomo / professionisti Committente / cliente Acconto 20% sul compenso imponibile
    Provvigioni agenti e rappresentanti Mandante / preponente 23% sul 50% delle provvigioni (o 20% se agente con dipendenti)
    Prestazioni occasionali Committente sostituto Acconto 20% sul compenso

    Esempio pratico

    • Tizio lavora come libero professionista e nel 2025 ha fatturato a un cliente (committente sostituto) un compenso di 10.000 euro. Il committente ha trattenuto la ritenuta d’acconto del 20%, pari a 2.000 euro, e l’ha versata con F24. A marzo il committente consegna a Tizio la CU, che riporta: compenso 10.000 euro, ritenute operate 2.000 euro. Quando Tizio compila la dichiarazione dei redditi, indica quei 10.000 euro tra i redditi di lavoro autonomo e detrae i 2.000 euro già versati: se la sua IRPEF totale risulta, per esempio, 3.500 euro, deve versare solo i 1.500 euro rimanenti.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica (CU) consegnata dal datore di lavoro, ente pensionistico o committente
    • Eventuale seconda CU se si hanno più sostituti (es. due datori di lavoro nell’anno)
    • Modello F24 con i versamenti delle ritenute (utile per verifica, in possesso del sostituto)
    • Deleghe di versamento o prospetti paga per riscontro dei singoli mesi

    Caso 1 – Tizio, lavoratore dipendente con un solo datore

    Scenario. Tizio è impiegato a tempo indeterminato. Nel 2025 ha avuto un unico datore di lavoro che ogni mese gli ha applicato la ritenuta IRPEF in busta paga, riconoscendo anche le detrazioni per lavoro dipendente.

    Come si applica. A marzo il datore consegna a Tizio la CU con il totale dei redditi da lavoro dipendente e le ritenute operate nell’anno. Poiché il datore ha già eseguito il conguaglio di fine anno in busta paga (verificando se le ritenute mensili corrispondevano all’imposta dovuta), la CU riflette una situazione già regolata. Tizio trova quegli stessi dati nel 730 precompilato e, se non ha altre detrazioni da aggiungere, può accettarlo senza modifiche.

    In pratica

    • Controlla che il reddito nella CU corrisponda alla somma degli imponibili delle buste paga dell’anno.
    • Se hai avuto permessi non retribuiti o periodi di malattia, l’imponibile in CU sarà inferiore alla retribuzione lorda: è normale.
    • Conserva la CU per almeno cinque anni: può servirti in caso di controllo.

    Caso 2 – Caio, professionista con più committenti

    Scenario. Caio è consulente informatico con partita IVA. Nel 2025 ha lavorato per tre aziende diverse, ognuna delle quali ha trattenuto la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi pagati.

    Come si applica. A marzo Caio riceve tre CU separate, una per ciascun committente sostituto. Ognuna certifica i compensi e le ritenute del singolo rapporto. Nella dichiarazione dei redditi Caio somma i compensi delle tre CU, calcola l’IRPEF totale sullo scaglione di reddito corrispondente e detrae tutte le ritenute certificate. Se il totale delle ritenute subite supera l’IRPEF calcolata, ha diritto a un rimborso; in caso contrario deve versare il saldo.

    In pratica

    • Raccogli tutte le CU prima di compilare la dichiarazione: dimenticarne una significa dichiarare un reddito inferiore al reale.
    • Le ritenute d’acconto del 20% sono solo un anticipo: l’imposta definitiva dipende dal reddito complessivo e dall’aliquota marginale applicabile.
    • Se un committente non ti ha consegnato la CU entro il termine, richiedila formalmente: l’omessa certificazione è sanzionata per il sostituto.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

  • Art. 124 L. 633/1941

    Art. 124 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Se più edizioni sono prevedute nel contratto, l'editore è obbligato ad avvisare l'autore dell'epoca presumibile dell'esaurimento dell'edizione in corso, entro un congruo termine, prima dell'epoca stessa.

    Egli deve contemporaneamente dichiarare all'autore se intende o no procedere ad una nuova edizione.

    Se l'editore ha dichiarato di rinunciare ad una nuova edizione o se, avendo dichiarato di volere procedere ad una nuova edizione, non vi procede nel termine di due anni dalla notifica di detta dichiarazione, il contratto si intende risoluto.

    L'autore ha diritto al risarcimento dei danni per la mancata nuova edizione se non sussistano giusti motivi da parte dell'editore.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Ritenute del condominio sugli appalti: il 4%

    In sintesi

    • Chi è il sostituto: il condominio, per legge, assume il ruolo di sostituto d’imposta quando affida lavori o servizi con contratto di appalto.
    • Aliquota del 4%: la ritenuta è pari al 4% del corrispettivo lordo ed è applicata a titolo d’acconto – non è quindi un’imposta definitiva per l’impresa appaltatrice.
    • Cosa rientra: pulizie condominiali, manutenzioni, lavori edili, giardinaggio e qualsiasi prestazione resa nell’ambito di un contratto di appalto di opere o servizi.
    • Versamento con F24: la ritenuta trattenuta va versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata operata.
    • Soglie cumulative: sono previste soglie minime per il versamento cumulativo, che permettono di accorpare importi di modesta entità.
    • Certificazione obbligatoria: il condominio (tramite l’amministratore) rilascia la Certificazione Unica all’impresa e la trasmette all’Agenzia delle Entrate.

    Il condominio come sostituto d'imposta: che cosa significa

    Quando un condominio affida la pulizia delle scale, la manutenzione dell’ascensore o un intervento edile a un’impresa esterna, non si limita a pagare la fattura. Per legge, il condominio è un sostituto d’imposta: deve trattenere una parte del corrispettivo – pari al 4% – e versarla direttamente allo Stato per conto dell’impresa che ha eseguito i lavori.

    Questo meccanismo esiste perché lo Stato vuole garantirsi un anticipo sull’imposta che l’impresa appaltatrice dovrà poi pagare sulla propria dichiarazione dei redditi. Per l’impresa la ritenuta non è una perdita definitiva: viene scomputata dall’IRPEF o dall’IRES dovuta a fine anno.

    In pratica l’amministratore di condominio è la figura che gestisce concretamente questi adempimenti: trattiene il 4%, versa la somma con modello F24 e rilascia la Certificazione Unica all’impresa. Capire come funziona il meccanismo è utile sia per i condomini che vogliono controllare la corretta gestione, sia per le imprese che ricevono pagamenti al netto della ritenuta.

    Ritenuta del condominio sugli appalti: riepilogo
    Elemento Dettaglio
    Chi applica la ritenuta Il condominio (tramite l'amministratore)
    Aliquota 4% del corrispettivo
    Natura della ritenuta A titolo d'acconto (anticipo IRPEF/IRES)
    Quando si versa Entro il 16 del mese successivo
    Strumento di versamento Modello F24
    Certificazione Certificazione Unica (CU) all'impresa appaltatrice

    Esempio pratico

    • Il condominio Alfa stipula un contratto annuale di pulizia con la ditta Servizi Verdi per un corrispettivo mensile di 500 euro. Ogni mese l’amministratore trattiene il 4% di 500 euro, cioè 20 euro, e versa alla ditta soltanto 480 euro. Entro il 16 del mese successivo versa i 20 euro all’Erario con F24. A fine anno la ditta avrà ricevuto 5.760 euro netti e potrà scomputare 240 euro di ritenute dalla propria dichiarazione dei redditi.

    Documenti necessari

    • Contratto di appalto stipulato con l’impresa (per verificare che si tratti di appalto e non di semplice fornitura)
    • Fatture dell’impresa appaltatrice con evidenza del corrispettivo lordo
    • Ricevuta F24 dei versamenti mensili della ritenuta
    • Certificazione Unica (CU) emessa dal condominio e consegnata all’impresa
    • Modello 770 del condominio, riepilogo annuale di tutte le ritenute versate

    Tizio: manutenzione straordinaria dell'ascensore

    Scenario. Il condominio di Tizio commissiona alla ditta Alfa una revisione straordinaria dell’ascensore per 3.000 euro. L’amministratore si chiede se debba applicare la ritenuta.

    Come si applica. Il contratto è un appalto di opere: l’amministratore deve trattenere il 4% di 3.000 euro, cioè 120 euro. Paga alla ditta 2.880 euro e versa i 120 euro con F24 entro il 16 del mese successivo. Entro i termini previsti rilascia la Certificazione Unica alla ditta, che utilizzerà quei 120 euro come credito d’imposta nella propria dichiarazione.

    In pratica

    • Calcola il 4% sul corrispettivo lordo indicato in fattura.
    • Versa la ritenuta con F24 entro il 16 del mese successivo.
    • Rilascia la Certificazione Unica all’impresa nei termini previsti.

    Caio: contratto di pulizia con importi modesti

    Scenario. Il piccolo condominio di Caio paga un’impresa di pulizie 80 euro al mese. La ritenuta mensile del 4% è pari a 3,20 euro: l’amministratore si chiede se debba versarla ogni mese.

    Come si applica. Per importi di modesta entità sono previste soglie minime per il versamento cumulativo. L’amministratore può quindi accumulare le ritenute di più mesi e versarle in un’unica soluzione quando si raggiunge la soglia, senza dover fare un F24 da pochi euro ogni mese. È importante tenere traccia degli importi accantonati per non perdere i termini complessivi.

    In pratica

    • Verifica se gli importi mensili rientrano nelle soglie minime per il versamento cumulativo.
    • Tieni un registro delle ritenute mensili accantonate.
    • Versa in un’unica soluzione quando si supera la soglia, rispettando i termini.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

  • Dichiarazione doganale: come funziona import ed export

    In sintesi

    • Dichiarazione telematica: si presenta all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per ogni operazione con Paesi extra-UE.
    • All’importazione si pagano i dazi doganali e l’IVA all’importazione, entrambi liquidati in dogana.
    • All’esportazione la cessione è non imponibile IVA e non sconta dazi UE.
    • Codice EORI obbligatorio: chi importa o esporta deve registrarsi una sola volta; per i soggetti italiani è collegato alla partita IVA.
    • Rappresentante doganale: uno spedizioniere doganale può curare lo sdoganamento in nome e per conto dell’impresa.

    Che cos'è la dichiarazione doganale e quando serve

    Ogni volta che una merce varca il confine doganale dell’Unione Europea – entrando da un Paese extracomunitario o uscendo verso di esso – chi commercia è tenuto a presentare una dichiarazione doganale all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Non si tratta di un adempimento solo burocratico: è il documento con cui l’operatore comunica alle autorità cosa trasporta, quanto vale, da dove proviene e quale regime doganale vuole applicare.

    La dichiarazione avviene per via telematica attraverso il sistema AIDA (Automazione Informatica Dogane e Accise), il canale ufficiale per tutte le pratiche doganali in Italia. All’atto pratico, gran parte delle imprese – soprattutto le PMI – affida questo compito a uno spedizioniere doganale iscritto all’albo, che agisce come rappresentante con due diverse modalità: rappresentanza diretta (agisce in nome e per conto dell’importatore) o indiretta (agisce in nome proprio per conto dell’importatore, con responsabilità solidale per i dazi).

    La dichiarazione deve riportare il codice merce, il valore della merce, il Paese di origine e il regime doganale richiesto. Questi quattro elementi determinano quanto si paga e con quali formalità. Un errore nella classificazione può portare a recuperi di dazi e sanzioni, per questo è possibile richiedere preventivamente all’Agenzia delle Dogane una Informazione Tariffaria Vincolante (ITV), un parere ufficiale sul codice doganale da usare.

    Import vs Export: obblighi e oneri a confronto
    Aspetto Importazione (extra-UE → UE) Esportazione (UE → extra-UE)
    Dichiarazione doganale Obbligatoria, telematica Obbligatoria, telematica
    Dazi doganali Dovuti (aliquota per prodotto e origine) Non dovuti (nessun dazio UE in uscita)
    IVA IVA all'importazione, assolta in dogana Cessione non imponibile IVA
    Codice EORI Obbligatorio Obbligatorio
    Documento di prova Fattura, documento di trasporto, documento di origine Fattura, prova di uscita dal territorio UE

    Esempio pratico

    • Alfa Srl importa dalla Cina 500 pezzi di un accessorio elettronico. Il valore di fattura è 8.000 euro, il trasporto e l’assicurazione fino al porto di Genova ammontano a 600 euro: il valore doganale è quindi 8.600 euro (valore CIF). Lo spedizioniere presenta la dichiarazione di importazione con il codice TARIC corretto, indicando origine Cina e regime ‘immissione in libera pratica’. In dogana vengono liquidati i dazi calcolati sull’8.600 euro e, separatamente, l’IVA all’importazione sulla base imponibile (valore doganale + dazi). La merce viene poi immessa in libera circolazione nel mercato UE.

    Documenti necessari

    • Fattura commerciale del fornitore estero (con valore, quantità, descrizione merce)
    • Documento di trasporto (polizza di carico, lettera di vettura CMR, airway bill)
    • Certificato o dichiarazione di origine (per eventuali preferenze tariffarie)
    • Codice EORI dell’importatore
    • Eventuale licenza di importazione o autorizzazione settoriale
    • Informazione Tariffaria Vincolante (ITV), se richiesta preventivamente

    Tizio importa un macchinario dagli USA

    Scenario. Tizio è titolare di una piccola officina meccanica e acquista un tornio industriale da un fornitore statunitense. Il prezzo concordato è franco fabbrica (EXW): Tizio paga il trasporto fino all’Italia, che ammonta a 1.200 euro, e l’assicurazione per 150 euro.

    Come si applica. Il valore doganale non è il solo prezzo del macchinario, ma il valore CIF, cioè il prezzo più tutte le spese di trasporto e assicurazione fino al primo punto di ingresso nel territorio doganale UE. Lo spedizioniere classificherà il macchinario con il codice TARIC corretto e calcolerà i dazi sull’intero valore CIF. Dopodiché verrà liquidata anche l’IVA all’importazione, che Tizio potrà recuperare come credito nella sua liquidazione IVA periodica (essendo un soggetto passivo). Senza codice EORI la merce non può essere sdoganata: Tizio deve averlo richiesto preventivamente all’Agenzia delle Dogane.

    In pratica

    • Il valore doganale comprende prezzo + trasporto + assicurazione fino alla frontiera UE (valore CIF).
    • I dazi si calcolano sul valore CIF; l’IVA si calcola su valore CIF + dazi.
    • Il codice EORI è obbligatorio: richiederlo una sola volta, è collegato alla partita IVA italiana.
    • L’IVA all’importazione è detraibile per i soggetti passivi nella liquidazione periodica.

    Caio esporta abbigliamento verso il Giappone

    Scenario. Caio gestisce un piccolo marchio di abbigliamento e riceve un ordine da un distributore giapponese per una fornitura da 15.000 euro. Si chiede se deve pagare dazi o IVA in Italia al momento della spedizione.

    Come si applica. All’esportazione dall’UE non si pagano dazi doganali: le merci che escono dal territorio UE non sono tassate in uscita. Sul fronte IVA, la cessione all’esportazione è non imponibile: la fattura emessa da Caio al cliente giapponese non contiene IVA italiana. Caio deve però conservare la prova dell’effettiva uscita delle merci dal territorio UE (il documento doganale di esportazione con il visto di uscita). Gli eventuali dazi che il Giappone applicherà all’arrivo della merce sono a carico del compratore giapponese, secondo gli accordi commerciali tra UE e Giappone (che possono prevedere tariffe preferenziali). Anche Caio deve avere il codice EORI per presentare la dichiarazione di esportazione.

    In pratica

    • L’esportazione è esente IVA (non imponibile): la fattura al cliente estero non riporta IVA italiana.
    • Non esistono dazi UE sulle merci in uscita.
    • Conservare sempre la prova dell’uscita dal territorio UE (bolletta doganale con visto uscita).
    • Il codice EORI è obbligatorio anche per esportare, non solo per importare.

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

  • Noleggio auto tra privati e car sharing: come si dichiara nel 730

    In sintesi

    • Reddito diverso: i proventi da ‘affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine e altri beni mobili’ sono espressamente elencati nelle istruzioni AdE come redditi diversi (rigo D4, codice 3 del quadro D).
    • Nessuna franchigia: non esiste una soglia di esenzione: anche un piccolo compenso va dichiarato.
    • Importo da dichiarare: va indicato il reddito lordo percepito (colonna 4 del rigo D4); le spese inerenti possono essere indicate nella colonna 5.
    • Piattaforme con ritenuta: se la piattaforma ha applicato una ritenuta d’acconto, l’importo va riportato nella colonna 6 del rigo D4.
    • Attivita non abituale: se il noleggio diventa sistematico e organizzato come impresa, il modello 730 potrebbe non essere piu adeguato.
    • Documentazione: conserva i rendiconti della piattaforma o le ricevute di noleggio come prove dei proventi percepiti.

    Guadagni dal car sharing: dove finiscono nel 730

    Noleggiare la propria auto quando non la usi e diventato semplice grazie alle piattaforme di car sharing tra privati. Ma il compenso che ricevi e un reddito, e l’Agenzia delle Entrate lo sa.

    Le istruzioni ufficiali al modello 730/2026 sono chiare: tra i redditi diversi da indicare nel rigo D4 rientrano i proventi da ‘affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine e altri beni mobili’. Codice 3. Non c’e equivoco: il noleggio della tua auto e esattamente questa fattispecie.

    Concretamente: se nel 2025 hai guadagnato soldi noleggiando la tua auto a privati – direttamente o tramite una piattaforma – quei soldi vanno nel quadro D del 730. Vediamo come compilarlo.

    Noleggio auto privato: compilazione del 730
    Elemento Dove indicarlo nel 730
    Proventi lordi da noleggio / car sharing Rigo D4, codice 3 in col. 3, importo in col. 4
    Spese inerenti documentate (es. carburante, assicurazione pro-quota) Rigo D4, colonna 5
    Ritenute d'acconto applicate dalla piattaforma Rigo D4, colonna 6
    Attivita ripetuta e organizzata come impresa Modello Redditi PF – non 730

    Esempio pratico

    • Caio ha noleggiato la sua auto tramite una piattaforma di car sharing per 45 giorni nel 2025, ricavando in totale 1.100 euro lordi. La piattaforma non ha applicato ritenute. Caio compila il rigo D4 del quadro D: in colonna 3 indica il codice 3, in colonna 4 indica 1.100 euro. Ha documentato spese inerenti (quote di assicurazione attribuibili al periodo di noleggio) pari a 120 euro, che inserisce in colonna 5. Il reddito netto imponibile risultante e 980 euro.

    Documenti necessari

    • Rendiconto annuale della piattaforma di car sharing con dettaglio dei proventi
    • Ricevute o contratti di noleggio stipulati direttamente con privati
    • Documentazione delle spese inerenti (polizza assicurativa, eventuali costi di manutenzione attribuibili al noleggio)
    • Eventuale Certificazione Unica (CU) se la piattaforma ha operato ritenute alla fonte

    Tizio noleggia la sua auto su una piattaforma online per qualche weekend

    Scenario. Tizio nel 2025 ha messo a disposizione la sua auto su una piattaforma di car sharing per 12 fine settimana, incassando in totale 720 euro. La piattaforma non ha applicato nessuna ritenuta.

    Come si applica. I 720 euro sono proventi da ‘concessione in uso di veicoli’ e rientrano nei redditi diversi (rigo D4, codice 3). Tizio li indica in colonna 4 del rigo D4. Se ha sostenuto spese inerenti documentate, le puo indicare in colonna 5. Non essendoci ritenute, la colonna 6 resta vuota.

    In pratica

    • Rigo D4, colonna 3: codice 3.
    • Colonna 4: 720 euro (importo lordo percepito).
    • Colonna 5: eventuali spese inerenti documentate (non superano il corrispettivo).

    Sempronia noleggia sistematicamente due auto e riceve ritenute

    Scenario. Sempronia possiede due auto e le noleggia tramite una piattaforma che opera come sostituto d’imposta. Nel 2025 riceve 4.800 euro lordi, con una ritenuta d’acconto di 960 euro gia trattenuta.

    Come si applica. I 4.800 euro lordi vanno indicati nel rigo D4, colonna 4, con codice 3. La ritenuta di 960 euro va indicata in colonna 6. Sempronia dovra valutare, se il noleggio diventa sistematico con due veicoli dedicati, se l’attivita si configura come commerciale: in quel caso il 730 potrebbe non essere il modello adatto e sarebbe opportuno un confronto con un professionista.

    In pratica

    • Colonna 4: 4.800 euro lordi; colonna 6: 960 euro di ritenute.
    • Se l’attivita e continuativa e organizzata, valutare la qualificazione come reddito d’impresa.
    • Conservare il rendiconto annuale della piattaforma come documento giustificativo.

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

  • NASpI e disoccupazione nel 730: come si dichiarano

    In sintesi

    • La NASpI è tassata: è un reddito assimilato al lavoro dipendente e va dichiarato nel quadro C del 730.
    • L’INPS ti rilascia la Certificazione Unica 2026: è il documento che ti dice esattamente quanto hai percepito e quante ritenute sono state trattenute.
    • Stessa tassazione del lavoro: si applica l’IRPEF ordinaria e le addizionali regionali e comunali, calcolate sul tuo reddito complessivo.
    • Conta il numero di giorni: nel rigo C5 devi indicare i giorni coperti dalla NASpI, che influenzano il calcolo delle detrazioni.
    • Più CU nello stesso anno: se hai lavorato e poi preso la NASpI, hai due Certificazioni Uniche distinte da inserire entrambe nel 730.

    La NASpI si paga le tasse: ecco perché

    Molte persone pensano che le indennità di disoccupazione – come la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) – siano soldi ‘neutri’ sul fronte fiscale. Non è così. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026 chiariscono espressamente che le indennità di disoccupazione ordinaria e speciale (nell’edilizia, nell’agricoltura e in altri settori) rientrano tra i redditi assimilati al lavoro dipendente e devono essere inserite nel quadro C.

    In pratica, la NASpI viene trattata come se fosse uno stipendio: concorre al tuo reddito complessivo, su cui si calcolano l’IRPEF e le addizionali. L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, trattiene le ritenute mese per mese e le certifica nella Certificazione Unica 2026 (CU 2026), che ti invia entro il 16 marzo 2026.

    La buona notizia è che non devi fare calcoli complicati. Trovi tutto nella CU: il reddito percepito, le ritenute già versate e il numero di giorni. Il tuo CAF o il sostituto d’imposta trasferirà questi dati nel 730 e determinerà se c’è un rimborso o un saldo a debito.

    NASpI nel 730: dati da inserire e dove trovarli
    Dato richiesto Dove trovarlo nella CU 2026
    Reddito percepito (quadro C, rigo C1-C3, col. 3) Punto 1 o 2 della Certificazione Unica 2026
    Codice tipo reddito (col. 1) Codice '2': redditi assimilati a lavoro dipendente
    Numero di giorni (rigo C5, col. 1) Punto 6 della Certificazione Unica 2026
    Ritenute IRPEF (rigo C9, col. 1) Punto 21 della Certificazione Unica 2026
    Addizionale regionale (rigo C10) Punto 22 della Certificazione Unica 2026

    Esempio pratico

    • Tizio ha lavorato da gennaio ad aprile 2025 (120 giorni) e poi ha percepito la NASpI da maggio a dicembre (245 giorni). Ha due CU: quella del datore di lavoro con reddito 14.000 euro e quella dell’INPS con indennità NASpI di 9.000 euro. Nel 730 compila due righi nel quadro C: uno per i 14.000 euro (codice 2, 120 giorni) e uno per i 9.000 euro (codice 2, 245 giorni). In rigo C5 inserisce i giorni complessivi, stando attento a non contare due volte eventuali periodi sovrapposti. Le ritenute già trattenute da entrambi i sostituti vengono sommate nel rigo C9.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dall’INPS (disponibile online sul sito INPS o via posta)
    • Certificazione Unica 2026 dell’eventuale datore di lavoro precedente
    • Codice fiscale
    • Documentazione INPS della domanda NASpI (utile in caso di discrepanze)

    Tizio: solo NASpI per tutto il 2025

    Scenario. Tizio ha perso il lavoro a dicembre 2024 e per tutto il 2025 ha percepito unicamente la NASpI dall’INPS.

    Come si applica. Ha una sola Certificazione Unica, rilasciata dall’INPS. Compila un unico rigo nel quadro C (codice tipo reddito ‘2’), inserisce l’importo totale dell’indennità, i giorni coperti (punto 6 della CU) e le ritenute IRPEF già trattenute dall’INPS. Poiché è l’unico reddito dell’anno, il calcolo finale potrebbe restituirgli parte delle ritenute se il suo reddito complessivo è basso.

    In pratica

    • Cerca la CU 2026 dell’INPS sul portale MyINPS o chiedi al CAF di scaricarla.
    • Verifica che il numero di giorni nella CU coincida con il periodo effettivo di percezione della NASpI.
    • Se non hai altri redditi, il tuo reddito complessivo coincide con l’indennità: le detrazioni per lavoro dipendente/assimilati potrebbero azzerare l’IRPEF.

    Caio: lavoro dipendente e poi NASpI

    Scenario. Caio ha lavorato da gennaio a giugno 2025, poi è stato licenziato e ha preso la NASpI da luglio a dicembre 2025.

    Come si applica. Ha due Certificazioni Uniche: una del datore di lavoro e una dell’INPS. Non devono essere conguagliate tra loro (il datore non conosceva i redditi successivi), quindi Caio compila due righi distinti nel quadro C. Chi presta assistenza fiscale sommera i due redditi, ricalcolerà l’IRPEF sul totale e confronterà le ritenute già versate: se sono troppe, scatta il rimborso; se sono poche, c’è un saldo a debito.

    In pratica

    • Porta al CAF entrambe le CU 2026: quella del datore di lavoro e quella dell’INPS.
    • Non sommare tu i due redditi: compila righi separati e lascia fare i conguagli al soggetto che presta assistenza fiscale.
    • Controlla che i giorni nelle due CU non si sovrappongano: la somma massima è 365.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

  • Art. 55 TUPI: responsabilità, infrazioni e sanzioni

    Art. 55 TUPI: responsabilità, infrazioni e sanzioni

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Responsabilità, infrazioni e sanzioni, procedure conciliative).

    Le disposizioni del presente articolo e di quelli seguenti, fino all'articolo 55-octies, costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile , e si applicano ai rapporti di lavoro di cui all'articolo 2, comma 2, alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2.

    La violazione dolosa o colposa delle suddette disposizioni costituisce illecito disciplinare in capo ai dipendenti preposti alla loro applicazione. 71 2.

    Ferma la disciplina in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile, ai rapporti di lavoro di cui al comma 1 si applica l' articolo 2106 del codice civile .

    Salvo quanto previsto dalle disposizioni del presente Capo, la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni è definita dai contratti collettivi.

    La pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione del codice disciplinare, recante l'indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all'ingresso della sede di lavoro.

    La contrattazione collettiva non può istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari.

    Resta salva la facoltà di disciplinare mediante i contratti collettivi procedure di conciliazione non obbligatoria, fuori dei casi per i quali è prevista la sanzione disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell'addebito e comunque prima dell'irrogazione della sanzione.

    La sanzione concordemente determinata all'esito di tali procedure non può essere di specie diversa da quella prevista, dalla legge o dal contratto collettivo, per l'infrazione per la quale si procede e non è soggetta ad impugnazione.

    I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione con esito negativo.

    Il contratto collettivo definisce gli atti della procedura conciliativa che ne determinano l'inizio e la conclusione.

    Fermo quanto previsto nell'articolo 21, per le infrazioni disciplinari ascrivibili al dirigente ai sensi degli articoli 55-bis, comma 7, e 55-sexies, comma 3, si applicano, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo, le disposizioni di cui al comma 4 del predetto articolo 55-bis, ma le determinazioni conclusive del procedimento sono adottate dal dirigente generale o titolare di incarico conferito ai sensi dell'articolo 19, comma 3.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 153 L. 633/1941

    Art. 153 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Le vendite delle opere e dei manoscritti di cui alla presente sezione, il cui prezzo minimo sia quello indicato al comma 1 dell'articolo 150, debbono essere denunciate, a cura del professionista intervenuto quale venditore acquirente o intermediario, mediante dichiarazione alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), nel termine e con le modalità stabilite nel regolamento.

    Il soggetto di cui al comma 1 ha, altresì, l'obbligo di fornire alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), su richiesta di quest'ultima, per un periodo di tre anni successivi alla vendita, tutte le informazioni atte ad assicurare il pagamento dei compensi previsti dagli articoli precedenti, anche tramite l'esibizione della documentazione relativa alla vendita stessa.

    Fonte: Normattiva.it.