Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 63 DPR 602/1973 – Astensione dal pignoramento
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. L’ufficiale della riscossione deve astenersi dal pignoramento o desistere dal procedimento quando è dimostrato che i beni appartengano a persona diversa dal debitore iscritto a ruolo, dai coobbligati o dai soggetti indicati dall’articolo 58, comma 3, in virtù di titolo avente data anteriore all’anno cui si riferisce l’entrata iscritta a ruolo. Tale dimostrazione può essere offerta soltanto mediante esibizione di atto pubblico o scrittura privata autenticata, ovvero di sentenza passata in giudicato pronunciata su domanda proposta prima di detto anno.
Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259)
3. Il Codice entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 1° agosto 2003 CIAMPI Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri Gasparri, Ministro delle comunicazioni Buttiglione, Ministro per le politiche comunitarie Frattini, Ministro per gli affari esteri Castelli, Ministro della giustizia Tremonti, Ministro dell’economia e delle finanze Martino, Ministro della difesa Marzano, Ministro delle attività produttive Sirchia, Ministro della salute Lunardi, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteoli, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio Stanca, Ministro per l’innovazione e le tecnologie La Loggia, Ministro per gli affari regionali Visto, il Guardasigilli: Castelli articolo precedente articolo successivo
Strumentale vs patrimoniale: la distinzione è fondamentale. Un immobile è strumentale se serve direttamente all’attività della SRL; è patrimoniale se è detenuto come investimento o non viene usato nell’attività.
IMU strumentale deducibile al 100%: dal periodo d’imposta 2022, l’IMU pagata sugli immobili strumentali è interamente deducibile dal reddito della SRL (per cassa).
IMU patrimoniale indeducibile: l’IMU sugli immobili non strumentali non si deduce dal reddito d’impresa: è un costo definitivamente a carico della società.
Reddito da locazione nel reddito d’impresa: se la SRL affitta l’immobile, i canoni percepiti concorrono a formare il reddito d’impresa soggetto a IRES al 24%.
Immobile ai soci: costi indeducibili: se la SRL concede l’immobile in uso a un socio a un corrispettivo inferiore al valore di mercato, i costi relativi diventano indeducibili per la società.
Ammortamento e manutenzioni: gli immobili strumentali si ammortizzano; le spese di manutenzione sono deducibili nel limite del 5% del costo complessivo dei beni ammortizzabili.
Strumentale o patrimoniale: la distinzione che cambia tutto
Quando una SRL possiede un immobile, la prima domanda da porsi è: a cosa serve? Se l’immobile è direttamente utilizzato nell’attività della società – per esempio un capannone, un negozio, un ufficio dove la SRL opera – si chiama immobile strumentale. Se invece la società lo detiene come investimento, lo affitta a terzi o non lo usa nell’attività produttiva, si chiama immobile patrimoniale (o ‘merce’ se il commercio di immobili è l’oggetto sociale).
Questa distinzione non è solo terminologica: cambia radicalmente come vengono trattate le spese, l’IMU e i redditi nella dichiarazione dei redditi della SRL (Redditi SC). Sbagliare categoria può portare a deduzioni errate e a contenziosi con l’Agenzia delle Entrate.
Nei paragrafi seguenti vedremo come si tassa l’immobile in ciascuna situazione, con esempi concreti tratti dalle regole fiscali in vigore.
Immobile in SRL: trattamento fiscale a confronto
Voce
Immobile strumentale
Immobile patrimoniale
IMU pagata
Deducibile al 100% da IRES (per cassa)
Indeducibile
Ammortamento
Ammortizzabile secondo i coefficienti ministeriali
Non ammortizzabile (salvo immobili merce)
Spese di manutenzione
Deducibili nel limite del 5% del costo beni ammortizzabili
Generalmente indeducibili o limitate
Canoni di locazione percepiti
Concorrono al reddito d'impresa → IRES 24%
Concorrono al reddito d'impresa → IRES 24%
Uso ai soci sotto valore di mercato
Costi indeducibili; differenza è reddito diverso del socio
Costi indeducibili; differenza è reddito diverso del socio
Esempio pratico
Alfa SRL possiede un capannone strumentale su cui paga un’IMU annua di 8.000 euro. Dal 2022 quella somma è interamente deducibile dal reddito d’impresa. Se il reddito imponibile prima della deduzione è 50.000 euro, dopo la deduzione scende a 42.000 euro: l’IRES (24%) si calcola su 42.000 euro, cioè 10.080 euro invece di 12.000 euro. Il risparmio fiscale è di 1.920 euro. Se invece l’immobile fosse patrimoniale, gli 8.000 euro di IMU resterebbero un costo indeducibile e l’IRES si calcolerebbe sul pieno 50.000 euro.
Documenti necessari
Visura catastale dell’immobile (categoria catastale e rendita)
Atto di acquisto o contratto di leasing immobiliare
Contratto di locazione (se l’immobile è affittato a terzi)
Ricevute di pagamento IMU con F24
Registro dei beni ammortizzabili (per gli immobili strumentali)
Eventuale perizia di stima (se l’immobile è concesso in uso ai soci)
Caso 1 – Alfa SRL con capannone strumentale e IMU deducibile
Scenario. Alfa SRL produce componenti meccanici e possiede un capannone dove svolge la propria attività. Nel 2025 paga IMU per 6.000 euro e sostiene spese di manutenzione sul capannone per 4.000 euro. Il valore complessivo dei beni materiali ammortizzabili a inizio esercizio è 120.000 euro.
Come si applica. L’IMU di 6.000 euro è interamente deducibile dal reddito d’impresa (per cassa), perché l’immobile è strumentale. Le spese di manutenzione di 4.000 euro sono deducibili nel limite del 5% di 120.000 euro, cioè 6.000 euro: essendo 4.000 euro sotto il limite, sono integralmente deducibili nell’esercizio. Se le manutenzioni avessero superato i 6.000 euro, l’eccedenza sarebbe stata deducibile in quote costanti nei cinque esercizi successivi. Il capannone viene anche ammortizzato ogni anno secondo i coefficienti previsti per la categoria.
In pratica
IMU strumentale: deducibile al 100% per cassa dalla dichiarazione IRES.
Manutenzioni: deducibili nel limite del 5% del costo complessivo dei beni ammortizzabili.
L’eccedenza di manutenzioni oltre il 5% si deduce in 5 anni in quote costanti.
Caso 2 – Tizio e l'immobile patrimoniale concesso in uso a se stesso
Scenario. Tizio è socio unico e amministratore di una SRL. La società acquista un appartamento a Milano. L’appartamento non è usato nell’attività aziendale: Tizio lo abita come abitazione personale, pagando alla SRL un affitto mensile inferiore al valore di mercato.
Come si applica. L’appartamento è un immobile patrimoniale: la SRL non può dedurre l’IMU che paga su di esso. Inoltre, poiché l’immobile è concesso a Tizio (socio) a un corrispettivo inferiore al valore di mercato, scattano regole specifiche: i costi relativi all’immobile sono indeducibili per la SRL, e la differenza tra il valore di mercato del diritto di godimento e il canone effettivamente pagato da Tizio costituisce un reddito diverso tassabile in capo a Tizio stesso. La società ha anche l’obbligo di comunicare questa situazione all’Agenzia delle Entrate. I canoni effettivamente incassati dalla SRL concorrono invece al reddito d’impresa soggetto a IRES al 24%.
In pratica
IMU su immobile patrimoniale: indeducibile, sempre.
Immobile ai soci sotto valore di mercato: costi indeducibili per la SRL; la differenza è reddito tassabile del socio.
Obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate per i beni d’impresa in godimento ai soci.
I canoni di affitto incassati concorrono al reddito d’impresa della SRL (IRES 24%).
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Come si capisce se un immobile della SRL è strumentale o patrimoniale?
Un immobile è strumentale se è direttamente utilizzato nell’attività produttiva della società (ufficio, negozio, capannone, laboratorio). È patrimoniale se la società lo detiene come investimento, lo affitta a terzi senza che sia funzionale all’attività, o lo concede in uso ai soci. La classificazione corretta è fondamentale perché cambia la deducibilità dei costi.
L'IMU sugli immobili della SRL è sempre deducibile?
No. Solo l’IMU sugli immobili strumentali è deducibile al 100% dal reddito d’impresa (dal 2022). L’IMU sugli immobili patrimoniali resta indeducibile: è un costo che la SRL sopporta senza poterlo portare in deduzione.
Se la SRL affitta l'immobile, i canoni vengono tassati?
Sì. I canoni di locazione percepiti dalla SRL concorrono al reddito d’impresa e sono soggetti a IRES al 24%. Non esiste una cedolare secca per le SRL: questo regime agevolato è riservato alle persone fisiche.
Cosa succede se la SRL presta l'immobile al socio gratuitamente o a poco prezzo?
I costi relativi all’immobile diventano indeducibili per la SRL. Inoltre, la differenza tra il valore di mercato del godimento e il corrispettivo pagato dal socio costituisce reddito diverso tassabile in capo al socio. C’è anche un obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
Le spese di ristrutturazione di un immobile strumentale sono deducibili?
Le spese di manutenzione e riparazione sono deducibili nel limite del 5% del costo complessivo dei beni materiali ammortizzabili risultante a inizio esercizio. L’eventuale eccedenza è deducibile in quote costanti nei cinque esercizi successivi. Le spese capitalizzabili come migliorie si aggiungono al costo del bene e vengono ammortizzate.
Una SRL può comprare un immobile e rivenderlo senza problemi fiscali?
La plusvalenza da cessione di un immobile (differenza tra prezzo di vendita e costo fiscalmente riconosciuto) è tassata come reddito d’impresa soggetto a IRES al 24%. La PEX (participation exemption) non si applica agli immobili ma solo alle plusvalenze da cessione di partecipazioni societarie che rispettano determinati requisiti.
Art. 40 D.Lgs. 175/2024 – Personale addetto agli uffici di segreteria delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Agli uffici di segreteria delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono assegnati dipendenti appartenenti al ruolo del Ministero dell'economia e delle finanze compresi in un apposito contingente individuato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze nell'ambito del relativo personale previsto dal regolamento di cui all'articolo 17, comma 4-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto determina ogni anno le variazioni da apportare alle dotazioni del contingente in relazione alle variazioni del numero di sezioni e del flusso dei ricorsi presso ogni corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
In caso di problemi con l’assicurazione (risarcimento negato, ritardi, clausole contestate) il primo passo è il reclamo scritto alla compagnia, che deve rispondere entro 45 giorni. In mancanza di risposta o in caso di esito negativo, ci si può rivolgere all’IVASS.
Il reclamo è la contestazione formale che l’assicurato o il danneggiato invia alla compagnia per lamentare un comportamento scorretto: rifiuto o ritardo nel pagamento del risarcimento, applicazione di clausole non chiare, errori nella gestione del sinistro. La compagnia deve avere un ufficio reclami e rispondere entro 45 giorni.
Se la risposta non arriva nei termini o non è soddisfacente, il consumatore può rivolgersi all’IVASS (l’autorità di vigilanza sulle assicurazioni) o, per le controversie sui contratti, agli organismi di risoluzione alternativa. La lettera qui sotto è il modello del reclamo iniziale alla compagnia.
Cosa deve contenere
Dati del reclamante e qualità (assicurato, contraente, danneggiato)
Numero di polizza e/o numero del sinistro
Descrizione chiara del problema e di cosa si contesta
Termine atteso di risposta (45 giorni) e riserva di rivolgersi all’IVASS
Luogo, data, firma e recapiti
Fac-simile: reclamo all'ufficio reclami
Fac-simile da compilare
[LUOGO], [DATA]
Raccomandata A/R / PEC
Spett.le [NOME COMPAGNIA]
Ufficio Reclami
[INDIRIZZO / PEC]
Oggetto: reclamo - polizza n. [NUMERO] / sinistro n. [NUMERO]
Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], C.F. [CODICE FISCALE], in qualità di [assicurato / contraente / danneggiato], espongo quanto segue.
In relazione al sinistro/contratto in oggetto, contesto: [DESCRIVERE IL PROBLEMA, es. il mancato pagamento del risarcimento; il ritardo nella liquidazione; l'errata applicazione della franchigia].
CHIEDO
pertanto: [RICHIESTA SPECIFICA, es. il pagamento dell'indennizzo di euro ___; il riesame della pratica; la rettifica].
Resto in attesa di riscontro scritto entro il termine di 45 giorni previsto dalla normativa di settore. In mancanza di risposta o in caso di esito negativo, mi riservo di rivolgermi all'IVASS e alle competenti sedi.
Allego: [ELENCO DOCUMENTI].
Distinti saluti.
[FIRMA] - [RECAPITI]
I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.
Come inviarlo e conservarlo
Indirizza il reclamo all’ufficio reclami della compagnia (i recapiti sono in polizza e sul sito) con raccomandata A/R o PEC, allegando i documenti utili (polizza, denuncia di sinistro, perizie, corrispondenza). Conserva la prova di invio.
Se entro 45 giorni non ricevi risposta, o se la risposta non ti soddisfa, puoi inoltrare il reclamo all’IVASS compilando l’apposito modulo e allegando il reclamo già inviato alla compagnia. Per le controversie sui contratti è inoltre attiva la procedura davanti all’Arbitro per le controversie assicurative.
Errori da evitare
Saltare il reclamo alla compagnia e rivolgersi subito all’IVASS
Non indicare numero di polizza e numero di sinistro
Formulare lamentele generiche senza una richiesta precisa
Non allegare i documenti che provano la pretesa
Domande frequenti
Entro quanto deve rispondere la compagnia al reclamo?
Entro 45 giorni dal ricevimento. In mancanza di risposta nei termini, o in caso di risposta insoddisfacente, puoi rivolgerti all’IVASS.
A cosa serve scrivere prima alla compagnia?
Il reclamo alla compagnia è il passaggio preliminare: l’IVASS interviene solo dopo che hai dato all’impresa la possibilità di rispondere entro i 45 giorni.
Cosa posso fare se anche l'IVASS non risolve?
Puoi rivolgerti all’Arbitro per le controversie assicurative o, in ultima istanza, al giudice. Per importi rilevanti è opportuno farsi assistere da un legale.
Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.
Art. 62 DPR 602/1973 – Disposizioni particolari sui beni pignorabili
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. I beni di cui all’articolo 515, terzo comma, del codice di procedura civile, anche se il debitore è costituito in forma societaria ed in ogni caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro, possono essere pignorati nei limiti di un quinto, quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale esattoriale o indicati dal debitore non appare sufficiente per la soddisfazione del credito.
1-bis. Nel caso di pignoramento dei beni di cui al comma 1, la custodia è sempre affidata al debitore ed il primo incanto non può aver luogo prima che siano decorsi trecento giorni dal pignoramento stesso.
2. I frutti dei fondi del debitore soggetti al privilegio stabilito dall’articolo 2771 del codice civile possono essere pignorati nelle forme dell’espropriazione presso il debitore ancorché i fondi stessi siano affittati.
Art. 61 DPR 602/1973 – Estinzione del procedimento per pagamento
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Salvo quanto previsto dall’articolo 48, comma 1, il procedimento di espropriazione si estingue se il debitore o un terzo, in qualunque momento anteriore alla vendita, paga all’ufficiale della riscossione la somma portata dal ruolo, i relativi accessori e le spese, ovvero gli esibisce la prova dell’avvenuto pagamento.
Obbligo generale: tutti i titolari di partita IVA che hanno effettuato operazioni rilevanti ai fini IVA nel corso dell’anno solare devono presentare la dichiarazione.
Forfettari esonerati: chi aderisce al regime forfettario non addebita IVA e non è tenuto a presentare la dichiarazione annuale.
Solo esenti art. 10: chi ha registrato esclusivamente operazioni esenti ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/1972 rientra tra i casi di esonero.
Periodo d’imposta: coincide con l’anno solare, quindi la dichiarazione riguarda tutte le operazioni effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Dichiarazione autonoma: non è più parte del modello UNICO; si presenta come documento separato in via esclusivamente telematica.
Chi è obbligato e chi no: il quadro generale
La dichiarazione IVA annuale è il riepilogo obbligatorio che ogni soggetto titolare di partita IVA deve presentare all’Agenzia delle Entrate per comunicare le operazioni attive e passive dell’anno, le liquidazioni periodiche già effettuate e il saldo finale dell’imposta. Capire se si è obbligati – o al contrario esonerati – è il primo passo per gestire correttamente questo adempimento.
Il riferimento normativo di base è il DPR 633/1972, il cosiddetto decreto IVA. In linea generale, chiunque eserciti un’attività d’impresa, arte o professione ed effettui operazioni rilevanti ai fini IVA nell’arco dell’anno solare è tenuto alla presentazione. Rientrano quindi in questa categoria artigiani, commercianti, professionisti, società di persone, società di capitali e altri soggetti economici attivi.
Esistono però categorie espressamente escluse dall’obbligo. La legge individua casi tassativi di esonero: il più diffuso riguarda i contribuenti in regime forfettario, che per definizione non applicano e non addebitano l’IVA sulle proprie prestazioni. Un altro caso riguarda chi ha svolto nell’anno esclusivamente operazioni esenti ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/1972 – come alcune prestazioni sanitarie, educative, finanziarie o di locazione abitativa. In entrambi i casi l’esonero non è automatico: occorre verificare di rientrare esattamente nelle condizioni previste.
Il periodo d’imposta della dichiarazione IVA coincide sempre con l’anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre. Questo significa che la dichiarazione presentata nell’anno successivo (ad esempio nel 2026) riguarda le operazioni dell’anno precedente (2025). La dichiarazione è autonoma: non è più inserita nel modello UNICO/Redditi, ma si presenta come documento separato.
Obbligati ed esonerati: schema riepilogativo
Categoria
Obbligo dichiarazione IVA
Titolare di partita IVA con operazioni imponibili
Sì, obbligato
Titolare di partita IVA con operazioni non imponibili (es. esportazioni)
Sì, obbligato
Contribuente in regime forfettario
No, esonerato
Chi ha effettuato solo operazioni esenti art. 10 DPR 633/1972
No, esonerato (caso tassativo)
Soggetto con partita IVA inattiva per tutto l'anno
Verificare: in genere esonerato se nessuna operazione
Esempio pratico
Tizio è un grafico freelance con partita IVA ordinaria. Nel corso del 2025 ha emesso fatture a clienti italiani con IVA al 22% e ha acquistato materiali e software detraendo l’IVA. A fine anno ha effettuato le liquidazioni periodiche e versato i relativi importi. In questo caso Tizio è certamente obbligato alla dichiarazione IVA annuale per il 2025, da presentare nel 2026. Caio, invece, ha aperto partita IVA in regime forfettario: non ha mai addebitato IVA sulle sue fatture e non ha detratto alcuna imposta sugli acquisti. Caio è esonerato dalla dichiarazione IVA annuale.
Documenti necessari
Certificato di attribuzione della partita IVA
Registro delle fatture emesse (operazioni attive)
Registro degli acquisti (operazioni passive)
Liquidazioni periodiche IVA già effettuate (LIPE)
Documentazione relativa a operazioni esenti o non imponibili eventualmente effettuate
Caso 1 – Tizio, artigiano con attività mista imponibile ed esente
Scenario. Tizio gestisce una piccola impresa di riparazioni idrauliche. La maggior parte dei suoi interventi sono imponibili IVA al 22%, ma effettua anche alcune prestazioni di manutenzione su immobili in esenzione. Ha quindi sia operazioni imponibili sia operazioni esenti art. 10.
Come si applica. Poiché Tizio non ha svolto SOLO operazioni esenti, ma ha anche operazioni imponibili, non rientra nel caso di esonero. È obbligato a presentare la dichiarazione IVA annuale. La presenza di operazioni esenti incide però sul calcolo della detrazione: si applicherà il meccanismo del pro-rata (art. 19, commi 5 e 19-bis del DPR 633/1972), che limita la detrazione dell’IVA sugli acquisti in proporzione alle operazioni che danno diritto a detrazione rispetto al totale.
In pratica
Tizio presenta la dichiarazione IVA annuale indicando nel quadro VE sia le operazioni imponibili sia quelle esenti.
Nel quadro VF calcola l’IVA detraibile applicando la percentuale di pro-rata, determinata dal rapporto tra le operazioni con diritto a detrazione e il totale delle operazioni dell’anno.
Caso 2 – Caio, professionista che valuta il passaggio al forfettario
Scenario. Caio è un consulente informatico. Fino al 31 dicembre 2024 operava in regime ordinario e presentava regolarmente la dichiarazione IVA. Dal 1° gennaio 2025 ha aderito al regime forfettario, verificando di possedere i requisiti previsti dalla legge.
Come si applica. Per l’anno 2024, Caio era in regime ordinario: dovrà presentare la dichiarazione IVA annuale relativa a quell’anno (entro il 30 aprile 2025, salvo verifica del termine puntuale). Per l’anno 2025, in cui opera in regime forfettario dall’inizio dell’anno, sarà invece esonerato dalla dichiarazione IVA annuale da presentare nel 2026. Occorre però verificare con attenzione le regole di accesso e permanenza nel regime forfettario, poiché l’eventuale decadenza dal regime comporterebbe il rientro negli obblighi ordinari.
In pratica
L’anno in cui si aderisce al forfettario (se dall’inizio dell’anno), ci si trova già esonerati dalla dichiarazione IVA per quell’intero periodo.
Se si abbandona il forfettario nel corso dell’anno, occorre verificare il momento di uscita e gli obblighi che ne conseguono con un professionista.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Chi sono i soggetti obbligati alla dichiarazione IVA annuale?
Sono obbligati tutti i titolari di partita IVA che nel corso dell’anno solare hanno effettuato operazioni rilevanti ai fini IVA: imprenditori, artigiani, commercianti e professionisti in regime ordinario. L’obbligo riguarda sia chi ha un saldo a debito sia chi ha un saldo a credito.
I contribuenti forfettari devono presentare la dichiarazione IVA?
No. I contribuenti in regime forfettario sono espressamente esonerati perché non applicano né addebitano l’IVA sulle proprie operazioni. Non devono quindi presentare la dichiarazione annuale IVA.
Chi ha effettuato solo operazioni esenti è obbligato?
No, non è obbligato. Chi ha registrato esclusivamente operazioni esenti ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/1972 rientra tra i casi di esonero tassativi. Se però ha effettuato anche una sola operazione imponibile, l’esonero non si applica.
Il periodo d'imposta della dichiarazione IVA quale anno copre?
Copre sempre l’anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre. La dichiarazione presentata nel 2026, ad esempio, riguarda le operazioni effettuate nel 2025.
Una società con partita IVA inattiva per tutto l'anno deve presentare la dichiarazione?
In generale, se non è stata effettuata alcuna operazione rilevante ai fini IVA durante l’intero anno, il soggetto potrebbe rientrare nei casi di esonero. È comunque opportuno verificare la situazione specifica con un professionista, poiché alcune condizioni particolari (come crediti IVA a riporto) possono influire sull’obbligo.
La dichiarazione IVA è ancora parte del modello UNICO?
No. La dichiarazione IVA è autonoma e si presenta separatamente, non è più inserita nel modello UNICO/Redditi. Va trasmessa esclusivamente in via telematica.
Art. 93 Reg. (UE) 2022/2065 – Entrata in vigore e applicazione
Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali (regolamento sui servizi digitali, Digital Services Act)
1. Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea .
2. Il presente regolamento si applica a decorrere dal 17 febbraio 2024. Tuttavia, l'articolo 24, paragrafi 2, 3 e 6, l'articolo 33, paragrafi da 3 a 6, l'articolo 37, paragrafo 7, l'articolo 40, paragrafo 13, l'articolo 43 e il capo IV, sezioni 4, 5 e 6, si applicano a decorrere dal 16 novembre 2022.
IVA assolta in dogana: quando importi beni da un Paese non UE, l’IVA non viene addebitata dal fornitore estero ma si paga direttamente in dogana insieme ai dazi.
Bolla doganale: il documento rilasciato dalla dogana (bolletta doganale) attesta il pagamento dell’IVA all’importazione ed è il titolo per esercitare la detrazione.
Detraibile come l’IVA sugli acquisti: l’IVA pagata in dogana si porta in detrazione allo stesso modo dell’IVA indicata nelle fatture dei fornitori italiani.
Nessuna integrazione da fare: a differenza degli acquisti intracomunitari, qui non devi integrare la fattura del fornitore estero – la dogana ha già calcolato e riscosso l’IVA.
Diverso dall’acquisto intracomunitario: l’acquisto da un fornitore UE non passa per la dogana; l’acquisto da un Paese terzo (es. Cina, USA, Svizzera) sì.
Esterometro con TD19: in alcuni casi di acquisto da non residenti con beni già in Italia, si usa il codice TD19; l’importazione classica con bolletta doganale invece non richiede l’esterometro.
Come funziona l'IVA quando importi beni da fuori dall'UE
Quando acquisti beni da un fornitore situato al di fuori dell’Unione Europea – per esempio dalla Cina, dagli USA o dalla Svizzera – i beni devono passare per la dogana italiana (o di un altro Paese UE di ingresso). In quel momento la dogana calcola e riscuote l’IVA, insieme agli eventuali dazi doganali. Questo meccanismo si chiama ‘IVA all’importazione’ ed è del tutto diverso da quello che accade quando acquisti da un fornitore di un Paese UE.
Il documento chiave è la bolletta doganale: è il documento ufficiale che l’Agenzia delle Dogane rilascia al completamento delle formalità di importazione. Indica il valore della merce, i dazi applicati e l’IVA pagata. Questo documento sostituisce la fattura del fornitore ai fini della detrazione IVA: non ti serve integrare nulla, perché è la dogana ad aver già applicato e riscosso l’imposta.
L’IVA assolta in dogana è detraibile esattamente come l’IVA sulle fatture di acquisto italiane, a condizione che i beni importati siano inerenti alla tua attività e destinati a operazioni che danno diritto alla detrazione. La bolletta doganale va registrata nel registro degli acquisti e riportata nel quadro VF della dichiarazione IVA annuale.
Importazione extra-UE vs acquisto intracomunitario UE
Caratteristica
Importazione (extra-UE)
Acquisto intracomunitario (UE)
Dogana
Sì, i beni passano per la dogana
No, libera circolazione UE
Come si paga l'IVA
In dogana al momento dell'importazione
Integrazione fattura da parte dell'acquirente
Documento chiave
Bolletta doganale
Fattura estera integrata con IVA italiana
Norma
Art. 67 e ss. DPR 633/1972
Art. 38 DL 331/1993
Esterometro
Non necessario per la bolletta doganale
TD18 obbligatorio
Detrazione IVA
Sì, bolletta doganale come titolo
Sì, documento integrato come titolo
Esempio pratico
Beta Snc importa tessuti dalla Cina per un valore di 40.000 euro. In dogana l’Agenzia delle Dogane calcola i dazi (supponiamo 4.800 euro) e l’IVA al 22% sull’imponibile doganale (che comprende valore merce + dazi + spese di trasporto fino al confine UE). Beta Snc paga l’IVA direttamente in dogana e ottiene la bolletta doganale. Registra la bolletta nel registro degli acquisti: l’IVA pagata entra nel quadro VF della dichiarazione IVA annuale e Beta Snc la porta in detrazione. Non c’è nessuna fattura da integrare: la bolletta doganale è il titolo sufficiente.
Documenti necessari
Bolletta doganale (documento di importazione rilasciato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli)
Fattura del fornitore estero (necessaria per la valorizzazione della merce in dogana, non per l’IVA)
Documento di trasporto internazionale (CMR, Bill of Lading, Air Waybill a seconda del mezzo)
Eventuale polizza di assicurazione del trasporto (può essere inclusa nella base imponibile doganale)
Registrazione della bolletta doganale nel registro degli acquisti
Caso 1 – Alfa Srl importa componenti elettronici dalla Cina
Scenario. Alfa Srl ordina componenti elettronici a un fornitore cinese per 60.000 euro. La merce arriva al porto di Genova, dove uno spedizioniere doganale cura le formalità. La dogana calcola i dazi e l’IVA sull’imponibile doganale.
Come si applica. Alfa Srl paga l’IVA in dogana tramite lo spedizioniere (che poi la addebita nel suo conto profitti anticipazioni). Riceve la bolletta doganale, la registra nel registro degli acquisti e la riporta nel quadro VF della dichiarazione IVA. L’IVA pagata è interamente detraibile perché Alfa Srl svolge solo attività imponibile. Non deve inviare nessun file esterometro per questa operazione: la bolletta doganale esaurisce gli adempimenti IVA relativi all’importazione.
In pratica
Lo spedizioniere doganale anticipa spesso l’IVA in dogana per conto tuo e te la addebita nella sua parcella: verifica sempre che ti fornisca la bolletta doganale originale, che è il titolo per la detrazione.
Controlla che la bolletta indichi correttamente la tua partita IVA italiana come importatore: solo così puoi detrarre l’IVA pagata.
Caso 2 – Tizio acquista merce da un fornitore svizzero: importazione o intracomunitario?
Scenario. Tizio gestisce una piccola impresa e acquista orologi da un fornitore svizzero. Un collega gli dice che ‘è come comprare dalla Germania’. Tizio si chiede se deve fare l’integrazione fattura o passare per la dogana.
Come si applica. La Svizzera non fa parte dell’Unione Europea, quindi l’acquisto non è un acquisto intracomunitario. I beni devono passare per la dogana italiana (o di un Paese UE di ingresso). Tizio dovrà pagare i dazi eventualmente applicabili e l’IVA all’importazione in dogana, ottenendo la bolletta doganale. Non deve integrare la fattura del fornitore svizzero con IVA italiana: quella procedura vale solo per i fornitori di Paesi UE. Lo stesso ragionamento si applica a qualsiasi acquisto da Regno Unito (post-Brexit), USA, Giappone o qualsiasi altro Paese non UE.
In pratica
Paesi fuori UE = dogana + IVA in dogana + bolletta doganale. La lista dei Paesi UE va verificata: la Svizzera, la Norvegia e il Regno Unito non vi appartengono.
Se il tuo spedizioniere non ti fornisce la bolletta doganale, non puoi detrarre l’IVA: richiedila sempre esplicitamente prima che venga sgombrata la merce.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Sì. L’IVA assolta in dogana è detraibile alle stesse condizioni dell’IVA sugli acquisti interni: i beni devono essere inerenti alla tua attività e destinati a operazioni che danno diritto alla detrazione. Il titolo per la detrazione è la bolletta doganale, non la fattura del fornitore estero.
Qual è la differenza tra bolla doganale e bolletta doganale?
Nella pratica i due termini sono usati come sinonimi, ma la denominazione ufficiale è ‘bolletta doganale’ (o DAU – Documento Amministrativo Unico nell’ambito UE). È il documento che attesta le formalità di sdoganamento e il pagamento delle imposte.
Come si calcola la base imponibile IVA in dogana?
La base imponibile doganale comprende il valore della merce (determinato secondo le regole del valore doganale), i dazi doganali e le spese di trasporto e assicurazione fino al primo luogo di destinazione nell’UE. L’IVA si applica su questo totale, non solo sul prezzo della fattura del fornitore.
Devo inviare l'esterometro per le importazioni?
In generale no: per le importazioni classiche con bolletta doganale non è richiesto l’invio dell’esterometro, perché l’IVA è già stata gestita in dogana. Il codice TD19 riguarda una fattispecie diversa: l’acquisto di beni da soggetti non residenti che si trovano già in Italia (es. in un deposito doganale), senza sdoganamento ordinario.
Cosa succede se importo beni per uso personale e non per l'attività?
Se i beni importati non sono inerenti alla tua attività IVA, non hai diritto alla detrazione dell’IVA pagata in dogana. L’IVA diventa un costo definitivo, come accade a un privato consumatore.
Lo spedizioniere doganale può fare tutto al posto mio?
Sì, lo spedizioniere doganale si occupa di tutte le formalità di sdoganamento e anticipa spesso il pagamento dei dazi e dell’IVA. Tuttavia sei tu il soggetto passivo importatore: assicurati che la bolletta doganale riporti la tua partita IVA e richiedila sempre per poter esercitare la detrazione.
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Il giudice dell’esecuzione non può sospendere il processo esecutivo, salvo che ricorrano gravi motivi e vi sia fondato pericolo di grave e irreparabile danno.
Registro pubblico tenuto dalle Camere di Commercio: raccoglie i dati di tutte le imprese italiane (titolare, sede, attività, amministratori, capitale).
L’iscrizione dà pubblicità legale: i terzi possono consultare i dati e non possono ignorarli.
Sezione ordinaria per le società (Srl, Spa, snc, sas, ecc.); sezioni speciali per piccoli imprenditori, artigiani e coltivatori diretti.
L’iscrizione avviene attraverso la Comunicazione Unica al momento dell’avvio dell’attività.
Chi è iscritto paga ogni anno il diritto annuale alla Camera di Commercio, calcolato in base alla forma giuridica e al fatturato.
I dati risultanti dal Registro si consultano tramite la visura camerale, disponibile online su registroimprese.it.
Cos'è il Registro delle Imprese e a cosa serve
Il Registro delle Imprese è l’anagrafe ufficiale di tutte le imprese italiane. Lo tiene la Camera di Commercio (CCIAA) di ogni provincia e chiunque voglia sapere chi gestisce una certa azienda, dove ha sede, chi ne è responsabile o quanto capitale ha dichiarato può consultarlo. Non è un archivio riservato: i dati sono pubblici e accessibili a tutti, proprio perché la loro funzione è quella di far circolare informazioni certe nel mercato.
L’iscrizione al Registro produce quella che i giuristi chiamano ‘pubblicità legale’: significa che i dati iscritti si presumono conosciuti da tutti. Un creditore, un fornitore o un cliente non può quindi dire ‘non sapevo chi fosse l’amministratore’ se il nome era regolarmente depositato. Questo meccanismo tutela chi fa affari con l’impresa e, al tempo stesso, responsabilizza chi la gestisce.
Non tutte le imprese si iscrivono nello stesso modo. Il Registro è diviso in sezioni: la sezione ordinaria accoglie le società di capitali e di persone (Srl, Spa, snc, sas e altre); le sezioni speciali sono riservate a chi svolge un’attività in forma più semplice, come i piccoli imprenditori, gli artigiani iscritti all’albo e i coltivatori diretti. Le regole di pubblicità sono le stesse, ma i dati richiesti e alcune conseguenze giuridiche possono variare a seconda della sezione.
Sezioni del Registro delle Imprese e soggetti iscritti
Sezione
Chi vi si iscrive
Esempi
Sezione ordinaria
Società di capitali e di persone
Srl, Spa, snc, sas, cooperative
Sezione speciale – piccoli imprenditori
Chi esercita un'attività in forma individuale non artigiana
Negoziante, ambulante, agente di commercio individuale
Sezione speciale – artigiani
Imprenditori iscritti all'albo delle imprese artigiane
Elettricista, idraulico, falegname in proprio
Sezione speciale – coltivatori diretti
Chi coltiva il fondo con lavoro prevalentemente proprio
Agricoltore familiare
REA (Repertorio Economico Amministrativo)
Soggetti con dati economici/statistici da comunicare
Unità locali, attività secondarie
Esempio pratico
Alfa Srl apre i battenti a Milano: al momento dell’iscrizione al Registro delle Imprese (sezione ordinaria) vengono depositati la denominazione sociale, la sede legale in via Roma 1, l’oggetto sociale (commercio all’ingrosso di abbigliamento), il capitale sociale versato e i nominativi degli amministratori. Da quel momento chiunque – banca, fornitore, cliente – può consultare la visura camerale online e verificare chi risponde delle obbligazioni della società. Se Alfa Srl avesse invece scelto di operare come impresa individuale artigiana, il titolare Tizio si sarebbe iscritto in una delle sezioni speciali, con procedura analoga ma requisiti diversi.
Documenti necessari
Documento d’identità e codice fiscale del titolare o dei soci/amministratori
Atto costitutivo e statuto (per le società) autenticato dal notaio
Modello di iscrizione compilato tramite il portale ComUnica (pratiche.impresainungiorno.gov.it)
Caso 1 – Tizio apre una ditta individuale artigiana
Scenario. Tizio è un falegname che vuole mettersi in proprio. Non intende costituire una società: opererà come impresa individuale e vuole iscriversi all’albo delle imprese artigiane del Comune.
Come si applica. Tizio presenta la Comunicazione Unica al Registro delle Imprese: con un solo invio ottiene l’iscrizione nella sezione speciale degli artigiani, l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, l’apertura della posizione INPS (gestione artigiani) e quella INAIL. Da subito è iscritto anche nell’albo delle imprese artigiane, che viene alimentato automaticamente. Ogni anno dovrà versare il diritto annuale alla Camera di Commercio: per le imprese individuali l’importo è fisso e ridotto rispetto a quello delle società.
In pratica
Un solo modello (ComUnica) sostituisce quattro pratiche separate: Registro Imprese, Agenzia Entrate, INPS, INAIL.
L’iscrizione nella sezione speciale artigiani è contestuale all’iscrizione all’albo: nessun secondo passaggio allo sportello comunale.
Il diritto annuale si versa con F24, di norma entro il 30 giugno insieme al primo acconto delle imposte sui redditi.
Caso 2 – Alfa Srl e la pubblicità degli atti sociali
Scenario. Alfa Srl, già iscritta in sezione ordinaria, nomina un nuovo amministratore delegato. Uno dei soci vuole sapere se questa modifica è opponibile ai terzi.
Come si applica. Le variazioni dei dati societari (cambio di amministratori, modifica dello statuto, trasferimento di sede) devono essere depositate al Registro delle Imprese entro i termini previsti dalla legge, di norma a cura del notaio o del commercialista. Finché la variazione non è iscritta, la nomina del nuovo amministratore non è opponibile ai terzi in buona fede: un fornitore che avesse trattato con il vecchio amministratore, ignaro della sostituzione, potrebbe quindi invocare la validità dell’atto. Solo dopo il deposito e l’iscrizione la modifica diventa pienamente efficace nei confronti di tutti.
In pratica
Ogni variazione rilevante (sede, amministratori, capitale, oggetto sociale) va depositata tempestivamente al Registro.
Finché l’atto non è iscritto, la società non può opporre la modifica a chi non ne era a conoscenza.
La visura camerale aggiornata è lo strumento con cui i terzi verificano la situazione corrente della società.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Chi è obbligato a iscriversi al Registro delle Imprese?
Tutte le imprese – individuali e societarie – che esercitano un’attività commerciale, artigianale o agricola in forma professionale. Le sezioni (ordinaria o speciali) variano a seconda della forma giuridica e dell’attività svolta.
Cosa si trova nella visura camerale?
Denominazione, sede legale, partita IVA, codice fiscale, attività (codice ATECO), organi sociali e loro poteri, capitale sociale, eventuali procedure concorsuali o pregiudizievoli. La visura storica mostra anche le variazioni nel tempo.
Come si richiede la visura camerale?
Online sul portale registroimprese.it oppure agli sportelli delle Camere di Commercio. Si paga un piccolo diritto di segreteria. Chi dispone di una firma digitale può scaricarla direttamente.
Quando si paga il diritto annuale?
Di norma entro il 30 giugno di ogni anno, con modello F24. È dovuto per il solo fatto di essere iscritti al Registro al 1° gennaio dell’anno. L’omesso versamento comporta sanzioni, sanabili con ravvedimento operoso.
L'importo del diritto annuale è uguale per tutti?
No. Per le imprese individuali è un importo fisso e generalmente ridotto. Per le società e gli altri soggetti l’importo si calcola per scaglioni di fatturato, con un minimo garantito. La misura esatta viene deliberata per ogni anno e si trova sul sito della Camera di Commercio competente.
Cosa succede se non mi iscrivo?
L’assenza di iscrizione priva l’impresa della pubblicità legale e può comportare sanzioni amministrative. Per le società la mancata iscrizione impedisce l’acquisto della personalità giuridica (Srl e Spa ‘nascono’ con l’iscrizione).
Devo comunicare anche le variazioni?
Sì. Ogni modifica rilevante – cambio di sede, nuovo amministratore, modifica dello statuto, cessazione di un ramo d’attività – deve essere depositata al Registro nei termini di legge. Le variazioni non comunicate non sono opponibili ai terzi.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.
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