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Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi

Come funziona l'IVA per cassa

Nel regime IVA ordinario, l’imposta sulle vendite diventa esigibile — cioè va versata all’Erario — nel momento in cui si emette la fattura, indipendentemente da quando il cliente paga. Questo può creare un problema di liquidità: chi vende con pagamenti dilazionati deve versare l’IVA prima di averla incassata.

Il regime IVA per cassa, disciplinato dall’articolo 32-bis del decreto legge 83/2012, risolve questo problema: l’IVA sulle vendite diventa esigibile solo quando il corrispettivo viene effettivamente incassato, e quella sugli acquisti diventa detraibile solo quando la fattura viene effettivamente pagata. In sostanza, il momento fiscalmente rilevante si sposta dalla data della fattura alla data del movimento di cassa.

Il regime è opzionale e riservato ai soggetti con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro. L’opzione si esercita nella dichiarazione IVA annuale e vale per l’intero anno. Esiste però un limite temporale di sicurezza: se il cliente non paga entro un anno dall’emissione della fattura, l’IVA diventa comunque esigibile (salvo il caso in cui il cliente sia assoggettato a procedura concorsuale, come fallimento o concordato).

Regime ordinario vs regime per cassa: confronto
Aspetto Regime ordinario Regime per cassa
IVA sulle vendite esigibile Alla data della fattura Alla data dell'incasso
IVA sugli acquisti detraibile Alla data della fattura ricevuta Alla data del pagamento al fornitore
Limite temporale Nessuno Max 1 anno dall'emissione della fattura
Volume d'affari massimo Nessun limite Non superiore a 2 milioni di euro
Obbligo di annotazione Standard Deve risultare dai registri la data dell'incasso/pagamento

Esempio pratico

  • Tizio è un artigiano idraulico con volume d’affari di 300.000 euro. A marzo emette una fattura a Caio (un privato) di 5.000 euro + IVA al 22% (1.100 euro). Caio paga a luglio. Nel regime ordinario Tizio avrebbe dovuto versare i 1.100 euro nella liquidazione di marzo (entro il 16 aprile). Con il regime per cassa, l’IVA diventa esigibile solo a luglio e Tizio la versa nella liquidazione di luglio (entro il 16 agosto). Se Caio non paga affatto, dopo un anno dall’emissione (cioè da marzo dell’anno successivo) l’IVA diventa comunque esigibile e Tizio deve versarla anche senza aver incassato il corrispettivo.

Documenti necessari

  • Dichiarazione IVA annuale con esercizio dell’opzione per il regime per cassa
  • Fatture emesse (con annotazione della data di incasso nei registri)
  • Fatture ricevute dai fornitori (con annotazione della data di pagamento)
  • Estratti conto bancari o ricevute di pagamento (prova delle date di incasso e pagamento)
  • Registro IVA vendite e registro IVA acquisti aggiornati con le date di incasso/pagamento

Fornitore con clienti che pagano a 90 giorni

Scenario. Alfa Srl, piccola impresa di servizi grafici con volume d’affari di 800.000 euro, lavora quasi esclusivamente con aziende che pagano a 90 giorni. Emette fatture per 50.000 euro a gennaio.

Come si applica. Nel regime ordinario Alfa Srl dovrebbe versare l’IVA (22%, cioè 11.000 euro) entro il 16 febbraio, pur non avendo ancora incassato nulla. Con il regime per cassa, l’IVA diventa esigibile solo quando i clienti pagano, presumibilmente ad aprile. Alfa Srl non deve anticipare denaro al Fisco: versa l’IVA nella liquidazione del mese in cui arriva effettivamente il pagamento. Questo migliora sensibilmente il flusso di cassa.

In pratica

  • Alfa Srl deve annotare nei registri IVA non solo la data della fattura ma anche la data dell’incasso effettivo, per documentare il momento in cui l’IVA diventa esigibile.
  • Se un cliente non paga entro un anno dall’emissione della fattura, l’IVA va versata comunque: il regime per cassa non è una protezione contro i crediti inesigibili.

Artigiano che acquista materiali a credito

Scenario. Caio è un falegname che acquista legno e attrezzatura da fornitori con pagamento a 60 giorni. Riceve fatture per materiali a febbraio (IVA 22%) ma paga i fornitori ad aprile.

Come si applica. Nel regime ordinario Caio potrebbe detrarre l’IVA sugli acquisti già a febbraio, nella liquidazione di quel mese. Con il regime per cassa, la detrazione scatta solo ad aprile, quando paga effettivamente i fornitori. In questo caso il regime è leggermente svantaggioso per la detrazione sugli acquisti, ma vantaggioso per l’IVA sulle proprie vendite se i suoi clienti pagano anch’essi a dilazione. Il beneficio netto va valutato considerando l’intero ciclo incassi-pagamenti.

In pratica

  • Il regime per cassa conviene davvero quando i tempi di incasso dai clienti sono più lunghi dei tempi di pagamento ai fornitori: in quel caso si evita di anticipare IVA al Fisco.
  • Se invece si incassa prima di pagare i fornitori, il vantaggio si riduce o scompare: il regime ordinario potrebbe essere più semplice da gestire.

Quando rivolgersi a un professionista

La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

Fonti e approfondimenti

Domande frequenti

Chi può aderire al regime IVA per cassa?

Possono aderire i soggetti passivi IVA (imprese e professionisti) con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro nell’anno solare precedente. L’opzione si esercita nella dichiarazione IVA annuale.

L'IVA va versata anche se il cliente non paga mai?

Sì. Anche senza incasso, l’IVA diventa esigibile al massimo entro un anno dalla data di emissione della fattura. Fa eccezione il caso in cui il cliente sia assoggettato a una procedura concorsuale (fallimento, concordato, ecc.): in quel caso il termine decorre dalla chiusura della procedura.

Il regime per cassa vale anche per le vendite verso la PA in split payment?

No. Le operazioni soggette a split payment seguono le proprie regole: l’IVA è versata dall’ente acquirente all’Erario indipendentemente dal regime IVA del fornitore.

Si può uscire dal regime per cassa una volta scelto?

Sì, l’opzione può essere revocata. In genere la revoca opera dall’anno successivo ed è indicata nella dichiarazione IVA annuale. Verificare le modalità operative nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate dell’anno in corso.

Come va annotata la data di incasso nei registri IVA?

I registri IVA devono riportare, per ogni operazione, sia la data della fattura sia la data dell’effettivo incasso (o pagamento per gli acquisti). In assenza di questa annotazione, il Fisco potrebbe presumere che l’IVA fosse esigibile dalla data della fattura.

Il regime per cassa si applica a tutte le fatture emesse?

In linea di principio sì, una volta esercitata l’opzione. Esistono tuttavia operazioni escluse per natura (ad esempio le operazioni intracomunitarie e quelle con inversione contabile seguono le proprie regole di esigibilità): per i dettagli verificare le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti

Chi può aderire al regime IVA per cassa?

Possono aderire i soggetti passivi IVA (imprese e professionisti) con volume d'affari non superiore a 2 milioni di euro nell'anno solare precedente. L'opzione si esercita nella dichiarazione IVA annuale.

L'IVA va versata anche se il cliente non paga mai?

Sì. Anche senza incasso, l'IVA diventa esigibile al massimo entro un anno dalla data di emissione della fattura. Fa eccezione il caso in cui il cliente sia assoggettato a una procedura concorsuale (fallimento, concordato, ecc.): in quel caso il termine decorre dalla chiusura della procedura.

Il regime per cassa vale anche per le vendite verso la PA in split payment?

No. Le operazioni soggette a split payment seguono le proprie regole: l'IVA è versata dall'ente acquirente all'Erario indipendentemente dal regime IVA del fornitore.

Si può uscire dal regime per cassa una volta scelto?

Sì, l'opzione può essere revocata. In genere la revoca opera dall'anno successivo ed è indicata nella dichiarazione IVA annuale. Verificare le modalità operative nelle istruzioni dell'Agenzia delle Entrate dell'anno in corso.

Come va annotata la data di incasso nei registri IVA?

I registri IVA devono riportare, per ogni operazione, sia la data della fattura sia la data dell'effettivo incasso (o pagamento per gli acquisti). In assenza di questa annotazione, il Fisco potrebbe presumere che l'IVA fosse esigibile dalla data della fattura.

Il regime per cassa si applica a tutte le fatture emesse?

In linea di principio sì, una volta esercitata l'opzione. Esistono tuttavia operazioni escluse per natura (ad esempio le operazioni intracomunitarie e quelle con inversione contabile seguono le proprie regole di esigibilità): per i dettagli verificare le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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