Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Contributo affitto studenti fuori sede 2026: chi può richiederlo, caso pratico

    Detrazione nel 730. Se sei uno studente fuori sede, o lo è un familiare a carico, verifica la detrazione del 19% sui canoni di locazione per studenti fuori sede.

    In sintesi

    • Dal 2026 il contributo affitto studenti fuori sede è gestito ed erogato direttamente dall’INPS.
    • Sono stanziati 200.000 euro annui per adeguare la piattaforma informatica INPS e semplificare le procedure di accesso.
    • Le risorse per il contributo restano ripartite tra regioni e province autonome in base alle quote del fabbisogno sanitario nazionale standard.
    • I criteri reddituali per l’accesso sono determinati annualmente, coerentemente con l’intesa Stato-regioni del 23 novembre 2023.
    • Il contributo è quello già istituito dall’articolo 1-quater, comma 3, del D.L. 228/2021, convertito dalla L. 15/2022: i commi 373-375 ne ridisegnano la governance, non i requisiti di accesso.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 373-375 della L. 199/2025 trasferiscono dal 2026 all’INPS la gestione e l’erogazione del contributo affitto per studenti fuori sede (già previsto dal D.L. 228/2021). Destinati 200.000 euro annui all’adeguamento della piattaforma informatica e al supporto agli utenti. Le risorse restano ripartite tra regioni e province autonome secondo le quote del fabbisogno sanitario e criteri reddituali annuali.

    Approfondimento normativo completo: Commi 373-375 LB 2026: contributo affitto studenti, INPS gestione.

    Cosa cambia nella gestione del contributo affitto per gli studenti fuori sede

    I commi 373-375 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) non istituiscono un nuovo contributo, ma ridisegnano la governance di quello già esistente: il beneficio per gli studenti universitari fuori sede, introdotto dall’articolo 1-quater, comma 3, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15, passa dal sistema regionale all’INPS, che diventa il soggetto responsabile della gestione, dell’erogazione e del monitoraggio.

    Il trasferimento della gestione all’INPS è accompagnato da uno stanziamento specifico: 200.000 euro annui a decorrere dal 2026 destinati all’adeguamento della piattaforma informatica dell’istituto, alla semplificazione delle procedure di accesso al beneficio e al potenziamento delle attività di supporto agli utenti. Si tratta di risorse operative, non di un incremento del fondo destinato agli studenti.

    Le risorse per il contributo restano ripartite tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sulla base delle quote di accesso al fabbisogno sanitario nazionale standard, tenendo conto anche di criteri reddituali determinati annualmente, come stabilito nell’intesa sancita in sede di Conferenza permanente Stato-regioni del 23 novembre 2023. Chi intende richiedere il contributo nel 2026 dovrà seguire le indicazioni operative che l’INPS pubblicherà sulla propria piattaforma.

    Checklist: cosa fare per accedere al contributo affitto nel 2026

    • Verificare sul sito INPS l’apertura della procedura di domanda per il contributo affitto studenti fuori sede 2026.
    • Accertarsi di essere iscritti a un corso di laurea presso un’istituzione della formazione superiore in una città diversa da quella di residenza.
    • Predisporre la documentazione reddituale richiesta, poiché i criteri reddituali sono determinati annualmente e possono variare.
    • Verificare la propria regione di residenza, perché le risorse sono ripartite tra regioni e province autonome e le modalità locali possono differire.
    • Controllare la piattaforma INPS per le istruzioni aggiornate: la nuova gestione centralizzata potrebbe comportare modifiche alle procedure rispetto agli anni precedenti.

    Caso 1 – Tizio: studente fuori sede che ha già beneficiato del contributo negli anni precedenti

    Scenario. Tizio, 22 anni, è iscritto a un corso di laurea magistrale in una città diversa da quella di residenza dei suoi genitori. Negli anni precedenti aveva ottenuto il contributo affitto attraverso le procedure regionali. Nel 2026 vuole rinnovare la richiesta.

    Come si legge in pratica. Dal 2026 Tizio non si rivolge più agli uffici regionali, ma accede direttamente alla piattaforma INPS per presentare la domanda. Il meccanismo di riparto delle risorse tra le regioni resta invariato, quindi la sua regione di residenza continua ad essere determinante per l’assegnazione della quota. Tizio deve verificare i nuovi requisiti reddituali determinati annualmente e seguire le istruzioni operative pubblicate dall’INPS.

    Riepilogo caso Tizio

    • Domanda presentata tramite piattaforma INPS, non più tramite uffici regionali.
    • Il riparto delle risorse per regione resta invariato rispetto al sistema precedente.
    • I criteri reddituali sono aggiornati annualmente: verificare quelli vigenti per il 2026.
    • La piattaforma INPS è potenziata con 200.000 euro per semplificare l’accesso.
    • Tizio deve monitorare le comunicazioni INPS per conoscere apertura e scadenza delle domande.

    Caso 2 – Caia: studentessa fuori sede che fa domanda per la prima volta nel 2026

    Scenario. Caia, 19 anni, si è iscritta al primo anno di un corso di laurea in un’altra città e paga un affitto regolarmente contrattualizzato. Non ha mai richiesto il contributo prima. Vuole sapere come presentare domanda nel 2026.

    Come si legge in pratica. Per Caia il 2026 è il primo anno in cui il contributo è gestito dall’INPS. Dovrà registrarsi sul portale INPS, verificare i requisiti reddituali vigenti per l’anno in corso e presentare la documentazione relativa al contratto di locazione. Poiché si tratta della prima esperienza con la procedura centralizzata, il servizio di supporto agli utenti potenziato grazie allo stanziamento di 200.000 euro potrà essere un riferimento utile in caso di difficoltà.

    Riepilogo caso Caia

    • Prima domanda presentata direttamente tramite la piattaforma INPS.
    • Necessario un contratto di locazione regolare a supporto della richiesta.
    • Requisiti reddituali da verificare sulla base dei criteri annuali INPS.
    • Disponibile supporto potenziato agli utenti tramite il canale INPS.
    • La regione di residenza di Caia determina la quota di risorse disponibile per la sua domanda.

    Caso 3 – Sempronio: studente fuori sede con reddito familiare al limite della soglia

    Scenario. Sempronio, 24 anni, frequenta un dottorato di ricerca in un’altra città. Il reddito del suo nucleo familiare è vicino alla soglia che, negli anni precedenti, determinava l’accesso al contributo. Vuole capire se nel 2026 potrà ancora beneficiarne.

    Come si legge in pratica. I criteri reddituali per l’accesso al contributo sono determinati annualmente nell’ambito dell’intesa Stato-regioni, quindi la soglia applicabile nel 2026 potrebbe differire da quella degli anni precedenti. Sempronio dovrà verificare i criteri pubblicati dall’INPS per l’anno 2026 prima di presentare domanda. Non è possibile anticipare se la sua situazione reddituale gli consentirà l’accesso, perché i valori soglia non sono fissati dalla legge ma determinati annualmente in sede di accordo.

    Riepilogo caso Sempronio

    • I criteri reddituali sono aggiornati ogni anno: non è possibile affidarsi ai valori degli anni precedenti.
    • Sempronio deve verificare i criteri pubblicati dall’INPS per il 2026 prima di presentare domanda.
    • La posizione reddituale del nucleo familiare va documentata con la certificazione richiesta dall’INPS.
    • In caso di dubbio sull’ammissibilità, è opportuno consultare un esperto prima di rinunciare alla domanda.
    • La nuova piattaforma INPS offre un servizio di supporto agli utenti potenziato per chiarire i requisiti.

    Quando conviene una verifica

    Un esperto può aiutarti a valutare i requisiti reddituali e a orientarti nelle procedure INPS per la domanda. Vuoi verificare se hai diritto al contributo affitto nel 2026?.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il contributo affitto studenti 2026 è diverso da quello degli anni precedenti?

    No. I commi 373-375 della L. 199/2025 non modificano la natura del beneficio né istituiscono un nuovo contributo: trasferiscono semplicemente la gestione all’INPS, che diventa il soggetto erogatore al posto delle singole regioni. Il contributo resta quello istituito dall’art. 1-quater, comma 3, del D.L. 228/2021. Cambiano le procedure di accesso, non il beneficio in sé.

    Come si fa domanda per il contributo affitto studenti fuori sede nel 2026?

    Dal 2026 la domanda si presenta tramite la piattaforma informatica dell’INPS, che è stata potenziata con 200.000 euro per semplificare le procedure. Le istruzioni operative, le scadenze e i moduli saranno pubblicati dall’INPS sul proprio portale. Si consiglia di monitorare il sito INPS e, in caso di dubbi, di rivolgersi al servizio di supporto agli utenti.

    I criteri reddituali per il contributo affitto cambiano ogni anno?

    Sì. I criteri reddituali sono determinati annualmente nell’ambito dell’intesa Stato-regioni, come previsto dalla norma. Non è quindi possibile fare riferimento automatico alle soglie degli anni precedenti. Prima di presentare domanda per il 2026 occorre verificare i criteri aggiornati pubblicati dall’INPS.

    Le risorse per il contributo affitto sono le stesse del passato o aumentano nel 2026?

    I commi 373-375 non incrementano le risorse destinate al contributo: trasferiscono quelle già esistenti all’INPS, mantenendo la ripartizione tra regioni e province autonome in base alle quote di fabbisogno sanitario. I 200.000 euro stanziati annualmente sono esclusivamente per l’adeguamento tecnico della piattaforma INPS, non per aumentare il fondo a disposizione degli studenti.

    Uno studente residente in una regione con pochi fondi assegnati può comunque fare domanda?

    Le risorse sono ripartite tra le regioni in base alle quote di accesso al fabbisogno sanitario nazionale standard, tenendo conto anche dei criteri reddituali annuali. La regione di residenza dello studente determina la quota disponibile per le domande presentate in quella regione. Uno studente residente in una regione con una quota inferiore può comunque presentare domanda, ma le possibilità di accesso dipendono dalla disponibilità delle risorse assegnate alla propria regione.

    Vedi anche: Affitto studenti fuori sede, Affitto d’azienda, Imposta di registro sull’affitto, Cedolare secca o IRPEF sull’affitto, Affitto di azienda o ramo e Affitto terreni a giovani coltivatori.

  • Art. 59 DPR 602/1973 – Risarcimento dei danni da esecuzione

    Art. 59 DPR 602/1973 – Risarcimento dei danni da esecuzione

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Chiunque si ritenga leso dall’esecuzione può proporre azione contro il concessionario dopo il compimento dell’esecuzione stessa ai fini del risarcimento dei danni.

    2. Il concessionario risponde dei danni e delle spese del giudizio anche con la cauzione prestata, salvi i diritti degli enti creditori.

  • Modello Redditi PF 2026: quando non puoi usare il 730

    In sintesi

    • Chi ha redditi d’impresa – anche in forma di partecipazione – non può usare il 730 e deve presentare il modello Redditi PF.
    • Partita IVA aperta: se eserciti lavoro autonomo per cui è richiesta la partita IVA, il 730 non è ammesso.
    • Non residenti in Italia nel 2025 e/o nel 2026 possono usare solo il modello Redditi PF.
    • Eredi e deceduti: se il contribuente è deceduto dopo il 30 settembre 2026, la dichiarazione va presentata solo con il modello Redditi PF.
    • Redditi diversi particolari – come quelli da trust in qualità di beneficiario o da agroenergie fuori dai limiti agrari – richiedono il modello Redditi PF.
    • Obbligo IVA/IRAP/770: chi deve presentare anche una di queste dichiarazioni non può usare il 730.

    730 o modello Redditi PF: come scegliere quello giusto

    Il modello 730 è pensato per lavoratori dipendenti, pensionati e categorie assimilate: chi rientra in questi gruppi può dichiarare i redditi in modo semplificato, senza fare calcoli, e ricevere rimborsi direttamente in busta paga o nella rata di pensione. Ma non tutti possono usarlo.

    Se nel 2025 hai percepito determinati redditi – o ti trovi in certe situazioni fiscali – sei obbligato a presentare il modello Redditi Persone fisiche 2026, che è il modello dichiarativo ‘completo’ rivolto a chiunque non rientri nelle categorie del 730. Ignorare questo obbligo espone a sanzioni.

    La distinzione non è sempre ovvia: alcune situazioni ibride (ad esempio chi ha sia un reddito da dipendente sia un reddito d’impresa in forma di partecipazione) richiedono attenzione. Questa guida ti aiuta a capire quando il 730 non è un’opzione.

    730 vs modello Redditi PF: confronto rapido
    Situazione 730 Redditi PF
    Lavoratore dipendente o pensionato Si Opzionale
    Partita IVA aperta (lavoro autonomo professionale) No Obbligatorio
    Redditi d'impresa o partecipazione in società di persone No Obbligatorio
    Non residente in Italia nel 2025 e/o nel 2026 No Obbligatorio
    Obbligo di presentare IVA, IRAP o Mod. 770 No Obbligatorio
    Redditi da trust come beneficiario No Obbligatorio
    Locazioni brevi con più di 4 appartamenti No Obbligatorio
    Redditi diversi non compresi nel quadro D del 730 No Obbligatorio

    Esempio pratico

    • Tizio è un dipendente a tempo indeterminato, ma nel 2025 ha anche partecipato come socio a una snc (società in nome collettivo), ricevendo una quota di reddito d’impresa. Anche se il reddito da dipendente potrebbe rientrare nel 730, la quota di reddito d’impresa lo obbliga a presentare il modello Redditi PF: i due modelli non sono cumulabili.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico)
    • Documentazione di eventuali redditi d’impresa o di partecipazione (quadro RF/RG/RH del modello Redditi PF)
    • Partita IVA attiva: attestazione di apertura e documentazione dei compensi professionali
    • Documentazione di redditi esteri non soggetti a ritenuta da parte di intermediari residenti
    • Atti di successione o documentazione erede, se si presenta per conto del contribuente deceduto
    • Eventuale dichiarazione IVA, IRAP o Mod. 770 dell’anno se si è sostituti d’imposta

    Il freelance con partita IVA non può usare il 730

    Scenario. Caio lavora come consulente informatico con partita IVA aperta. Nel 2025 ha incassato compensi da diversi clienti. Non ha un datore di lavoro, non è pensionato e non rientra in nessuna delle categorie ammesse al 730.

    Come si applica. I redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita IVA escludono l’utilizzo del modello 730. Caio deve compilare il quadro RE del modello Redditi PF 2026 per dichiarare i propri compensi al netto dei costi deducibili. Il calcolo delle imposte e il versamento spettano direttamente a lui, di solito tramite modello F24.

    In pratica

    • Anche se la partita IVA è aperta ma inattiva (zero fatture emesse), la condizione soggettiva permane e impedisce l’uso del 730.
    • Chi applica il regime forfetario (quadro LM del modello Redditi PF) non può mai usare il 730 per i redditi da attività autonoma.
    • Il modello Redditi PF va presentato telematicamente all’Agenzia delle Entrate, entro il termine previsto per quell’anno.

    L'erede del contribuente deceduto dopo settembre 2026

    Scenario. Sempronio è erede di suo padre, deceduto il 15 ottobre 2026. Deve presentare la dichiarazione dei redditi per l’anno 2025 (periodo d’imposta) per conto del padre defunto.

    Come si applica. Le istruzioni AdE stabiliscono che per le persone decedute successivamente al 30 settembre 2026, la dichiarazione dei redditi per l’anno 2025 può essere presentata solo con il modello Redditi PF. Il modello 730 è ammesso per gli eredi di contribuenti deceduti dal 1° gennaio 2025 al 30 settembre 2026: in questo caso specifico, però, la data di decesso (15 ottobre 2026) supera il limite, quindi Sempronio deve usare il modello Redditi PF.

    In pratica

    • Se il decesso fosse avvenuto entro il 30 settembre 2026, l’erede avrebbe potuto usare il 730, presentandolo al Caf o al professionista abilitato (non al sostituto d’imposta del defunto).
    • In entrambi i casi va compilata la casella ‘Deceduto’ nel frontespizio e indicata la lettera ‘A’ nella casella ‘730 senza sostituto’.
    • I termini di versamento per le persone decedute successivamente al 28 febbraio 2026 sono prorogati di sei mesi.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso usare il 730 se ho una partita IVA aperta ma non ho emesso fatture?

    No. La condizione che esclude il 730 è l’apertura della partita IVA in quanto tale, indipendentemente dal fatto che nell’anno siano stati percepiti o meno redditi professionali. Devi presentare il modello Redditi PF.

    Ho redditi da lavoro dipendente e da partecipazione in una srl: posso usare il 730?

    Dipende dalla natura della partecipazione. Se si tratta di dividendi soggetti a ritenuta a titolo d’imposta o d’acconto già gestiti dall’intermediario, potresti restare nel 730. Se invece la partecipazione genera redditi d’impresa imputati per trasparenza (società di persone, snc, sas), il 730 non e’ ammesso.

    Sono residente all'estero: posso presentare il 730?

    No. I contribuenti che nel 2025 e/o nel 2026 non sono residenti in Italia possono usare solo il modello Redditi PF.

    Cosa succede se presento il 730 quando avrei dovuto presentare il modello Redditi PF?

    La dichiarazione risulta irregolare. L’Agenzia delle Entrate può contestare l’omissione del modello Redditi PF e applicare sanzioni. È necessario presentare il modello corretto, usando l’istituto della dichiarazione integrativa o correttiva nei termini, a seconda del caso.

    L'erede può usare il 730 per il contribuente deceduto?

    Sì, ma solo se il decesso è avvenuto nel periodo dal 1° gennaio 2025 al 30 settembre 2026 e se il defunto aveva le condizioni per usare il 730. Il modello va presentato al Caf o a un professionista abilitato, non al sostituto d’imposta del deceduto.

    Chi gestisce locazioni brevi su più di 4 appartamenti può usare il 730?

    No. Chi ha destinato a locazione breve più di 4 appartamenti nel corso del 2025 è considerato imprenditore ai fini fiscali e deve presentare il modello Redditi PF.

  • Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà: fac-simile

    Modelli e fac-simile · Famiglia e persone

    In sintesi

    La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 47 DPR 445/2000) attesta stati, fatti e qualità a diretta conoscenza del dichiarante, anche relativi ad altri, che non risultano da pubblici registri. Si usa, ad esempio, per gli eredi o le situazioni non certificabili.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per attestare fatti a propria conoscenza non certificabili
    Forma
    Scritta e firmata; firma autenticata se va a un privato o serve a far riscuotere benefici economici a terzi
    Invio consigliato
    Allo sportello o con copia del documento
    Riferimenti
    Artt. 47, 38, 21, 75 e 76 DPR 445/2000

    Cos’è e quando si usa

    A differenza dell’autocertificazione (limitata agli stati elencati dall’art. 46), la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (art. 47 DPR 445/2000) consente di attestare tutti gli stati, fatti e qualità personali a diretta conoscenza del dichiarante, compresi quelli relativi ad altre persone (purché ne abbia diretta conoscenza). Tipico esempio: dichiarare di essere l’unico erede di una persona, oppure attestare situazioni di fatto non documentabili con un certificato.

    Verso le pubbliche amministrazioni e i gestori di pubblici servizi si firma davanti al dipendente addetto oppure si presenta firmata con la copia di un documento d’identità (art. 38, comma 3). Quando invece è destinata a privati (banche, assicurazioni) o viene presentata alla PA perché un terzo riscuota benefici economici, la firma va autenticata (art. 21, comma 2). Anche qui valgono le sanzioni penali per le dichiarazioni false.

    Se devi attestare solo dati che risultano da un registro pubblico (nascita, residenza, stato di famiglia, titolo di studio) non serve l’atto di notorietà: basta l’autocertificazione (dichiarazione sostitutiva di certificazione, art. 46): elenco e fac-simile.

    Cosa si può dichiarare con l’atto di notorietà (art. 47)

    • Fatti, stati e qualità a tua diretta conoscenza, anche se riguardano altre persone, purché la dichiarazione sia resa nel tuo interesse (art. 47, commi 1 e 2): ad esempio chi sono gli eredi di una persona, una convivenza, un fatto materiale non registrato.
    • Tutto ciò che non è nell’elenco dell’art. 46: nei rapporti con la PA e con i concessionari di pubblici servizi gli stati, le qualità e i fatti che non si possono autocertificare si provano con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, salve le eccezioni di legge (comma 3).
    • Smarrimento di un documento: per chiedere il duplicato di un documento smarrito basta la dichiarazione sostitutiva, salvo che la legge richieda espressamente la denuncia all’autorità di polizia giudiziaria (comma 4).
    • Conformità all’originale di una copia: di un atto rilasciato o conservato da una PA, di una pubblicazione, di titoli di studio o di servizio, di documenti fiscali da conservare; la dichiarazione si può scrivere in calce alla copia stessa (art. 19 e art. 19-bis).

    Non possono invece essere sostituiti da una dichiarazione i certificati medici, sanitari, veterinari, di origine, di conformità CE, di marchi o brevetti, salvo diverse norme di settore (art. 49).

    Cosa deve contenere

    • Dati anagrafici completi del dichiarante
    • Riferimento all’art. 47 DPR 445/2000
    • Consapevolezza delle sanzioni penali per dichiarazioni false
    • Il fatto/stato dichiarato (es. qualità di erede)
    • Luogo, data e firma; eventuale spazio per l’autentica

    Fac-simile: dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà

    Fac-simile da compilare
    DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DELL'ATTO DI NOTORIETÀ
    (art. 47 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], nato/a a [LUOGO] il [DATA], residente in [INDIRIZZO], C.F. [CODICE FISCALE], consapevole delle sanzioni penali previste dall'art. 76 del D.P.R. 445/2000 per le dichiarazioni mendaci,
    
    DICHIARO
    
    sotto la mia personale responsabilità, essendone a diretta conoscenza, quanto segue:
    [INDICARE IL FATTO, es. che il/la Sig./Sig.ra ___, deceduto/a il ___, ha lasciato quali unici eredi legittimi i seguenti soggetti: ___ / che il sottoscritto convive con ___ dal ___ / che ___].
    
    Allego copia del mio documento di identità.
    
    [LUOGO], [DATA]
    
    Il dichiarante [FIRMA]
    
    ____________________________________________
    (spazio per l'eventuale autentica della firma da parte del pubblico ufficiale, se richiesta)

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Fac-simile per gli eredi: cosa scrivere

    La dichiarazione sulla qualità di erede è l’uso più frequente. Oltre ai tuoi dati, indica in modo preciso:

    • nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita della persona deceduta, data e luogo del decesso e ultima residenza;
    • se ha lasciato un testamento (e quale) o se la successione è legittima;
    • gli eredi, con generalità, codice fiscale e grado di parentela, e la dichiarazione che non ve ne sono altri;
    • eventuali rinunce all’eredità o eredi minori o incapaci, per i quali firma chi li rappresenta.

    Verso la PA (ad esempio per rimborsi o ratei) la dichiarazione si presenta con copia del documento; banche e assicurazioni, che sono soggetti privati, chiedono di solito la firma autenticata e possono chiedere documenti ulteriori. Per gli adempimenti fiscali vedi la guida alla dichiarazione di successione e, per i conti, quella sul conto cointestato dopo la morte di un titolare.

    Autentica della firma: quando serve e chi la fa

    Destinatario Come si firma
    PA o gestore di pubblici servizi Davanti al dipendente addetto, oppure firmata e inviata con copia del documento d’identità, anche per via telematica (art. 38)
    PA, quando serve a far riscuotere benefici economici a un terzo Firma autenticata (art. 21, comma 2)
    Privati (banca, assicurazione, altro) Firma autenticata da notaio, cancelliere, segretario comunale, dipendente addetto a ricevere la documentazione o altro dipendente incaricato dal sindaco (art. 21, comma 2)

    Il pubblico ufficiale attesta che la firma è stata apposta in sua presenza dopo averti identificato. Se il dichiarante non sa o non può firmare, la dichiarazione è raccolta dal pubblico ufficiale; in caso di impedimento temporaneo per motivi di salute la rende il coniuge o, in mancanza, i figli o un altro parente fino al terzo grado (art. 4). Per i minori e le persone sotto tutela firma il genitore o il tutore (art. 5).

    Come inviarlo e conservarlo

    Verso le pubbliche amministrazioni presenta la dichiarazione con la semplice firma, allegando copia del documento d’identità. Se invece è destinata a un privato (banca, assicurazione) o serve per riscuotere somme o per pratiche successorie, verifica se è richiesta la firma autenticata: in tal caso firmala davanti al funzionario comunale, a un notaio o ad altro pubblico ufficiale.

    La dichiarazione è esente dall’imposta di bollo (art. 37) e vale per lo stesso tempo dell’atto che sostituisce (art. 48). Indica con precisione il fatto dichiarato e dichiara solo ciò di cui hai diretta conoscenza. Per le successioni complesse (più eredi, beni, debiti) è prudente farsi assistere: una dichiarazione inesatta può avere conseguenze rilevanti.

    Errori da evitare

    • Confonderla con l’autocertificazione (art. 46): l’oggetto è diverso
    • Presentarla a un privato senza l’autentica quando richiesta
    • Dichiarare fatti di cui non si ha diretta conoscenza
    • Ometterne la sottoscrizione o la copia del documento

    Domande frequenti

    Qual è la differenza con l’autocertificazione?
    L’autocertificazione (art. 46) riguarda solo gli stati e le qualità elencati dalla legge, che risultano da registri pubblici. L’atto di notorietà (art. 47) attesta fatti e qualità a diretta conoscenza del dichiarante, anche relativi ad altri, non compresi in quell’elenco. Elenco completo e modello sono nella guida all’autocertificazione (dichiarazione sostitutiva di certificazione, art. 46): elenco e fac-simile.
    Quando serve l’autentica della firma?
    Quando la dichiarazione va a un privato (banca, assicurazione) oppure è presentata alla PA perché un terzo riscuota benefici economici (art. 21, comma 2). Verso la PA negli altri casi basta firmare davanti al dipendente o allegare copia del documento (art. 38).
    Posso usarla per dichiararmi erede?
    Sì, è l’uso più frequente: si indicano il defunto, la data del decesso, l’eventuale testamento e tutti gli eredi con il grado di parentela. Verso la PA basta la copia del documento; banche e assicurazioni chiedono di solito la firma autenticata.
    Si può usare per dichiarare conforme all’originale una copia?
    Sì: con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà si attesta che la copia di un atto rilasciato o conservato da una PA, di un titolo di studio o di servizio o di un documento fiscale è conforme all’originale, anche scrivendola in calce alla copia (artt. 19 e 19-bis DPR 445/2000).
    Serve per lo smarrimento di un documento?
    Sì: per ottenere il duplicato di un documento smarrito basta la dichiarazione sostitutiva, salvo i casi in cui la legge richiede espressamente la denuncia alle forze dell’ordine (art. 47, comma 4).
    Quanto vale nel tempo e serve la marca da bollo?
    Ha la stessa validità temporale dell’atto che sostituisce (art. 48) ed è esente dall’imposta di bollo (art. 37).
    Cosa rischio se dichiaro il falso?
    Le pene del codice penale, aumentate da un terzo alla metà, perché la dichiarazione si considera resa a pubblico ufficiale (art. 76). Si perdono inoltre i benefici ottenuti e, per due anni, non si può accedere a contributi, finanziamenti e agevolazioni (art. 75).

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Art. 58 DPR 602/1973 – Opposizione di terzi

    Art. 58 DPR 602/1973 – Opposizione di terzi

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. L’opposizione prevista dall’articolo 619 del codice di procedura civile deve essere promossa prima della data fissata per il primo incanto.

    2. L’opposizione non può essere proposta quando i mobili pignorati nella casa di abitazione o nell’azienda del debitore iscritto a ruolo o dei coobbligati, o in altri luoghi a loro appartenenti, hanno formato oggetto di una precedente vendita nell’ambito di una procedura di espropriazione forzata promossa dal concessionario.

    3. Il coniuge, i parenti e gli affini fino al terzo grado del debitore iscritto a ruolo e dei coobbligati, per quanto riguarda i beni mobili pignorati nella casa di abitazione o nell’azienda del debitore o del coobbligato, o in altri luoghi a loro appartenenti, possono dimostrare la proprietà del bene esclusivamente con atti pubblici o scritture private di data certa anteriore: a) alla presentazione della dichiarazione, se prevista e se presentata; b) al momento in cui si è verificata la violazione che ha dato origine all’iscrizione a ruolo; c) al momento in cui si è verificato il presupposto dell’iscrizione a ruolo.

  • Articolo 64 L. 184/1983 – Sostituzione dell’art. 312 c.c.: accertamenti del tribu

    Art. 64 L. 184/1983 – Sostituzione dell’art. 312 c.c.: accertamenti del tribunale per adozione adulti

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    L'articolo 312 del codice civile è sostituito dal seguente: "ART. 312. – Accertamenti del tribunale. – Il tribunale, assunte le opportune informazioni, verifica: 1) se tutte le condizioni della legge sono state adempiute; 2) se l'adozione conviene all'adottando".

  • Articolo 62 TU Giustizia Tributaria: Luogo delle comunicazioni e notificazioni

    Art. 62 D.Lgs. 175/2024 – Luogo delle comunicazioni e notificazioni

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Le comunicazioni e le notificazioni sono fatte, salva la consegna in mani proprie, nel domicilio eletto o, in mancanza, nella residenza o nella sede dichiarata dalla parte all'atto della sua costituzione in giudizio. Le variazioni del domicilio o della residenza o della sede hanno effetto dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata notificata alla segreteria della corte di giustizia tributaria e alle parti costituite la denuncia di variazione.

    2. L'indicazione della residenza o della sede e l'elezione del domicilio hanno effetto anche per i successivi gradi del processo.

    3. Se mancano l'elezione di domicilio o la dichiarazione della residenza o della sede nel territorio dello Stato o se per la loro assoluta incertezza la notificazione o la comunicazione degli atti non è possibile, questi sono comunicati o notificati presso la segreteria della corte di giustizia tributaria.

  • Articolo 78 L. 184/1983: Autorizzazione matrimonio: sostituzione art. 87 c.c.

    Art. 78 L. 184/1983 – Autorizzazione matrimonio: sostituzione art. 87 c.c.

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    Il quarto comma dell'articolo 87 del codice civile è sostituito dal seguente: "Il tribunale, su ricorso degli interessati, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio nei casi indicati dai numeri 3 e 5, anche se si tratti di affiliazione o di filiazione naturale. L'autorizzazione può essere accordata anche nel caso indicato dal numero 4, quando l'affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo".

  • Art. 57 DPR 602/1973 – Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi

    Art. 57 DPR 602/1973 – Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Non sono ammesse: a) le opposizioni regolate dall’articolo 615 del codice di procedura civile, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni; b) le opposizioni regolate dall’articolo 617 del codice di procedura civile relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo.

    2. Se è proposta opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti avanti a sé con decreto steso in calce al ricorso, ordinando al concessionario di depositare in cancelleria, cinque giorni prima dell’udienza, l’estratto del ruolo e copia di tutti gli atti di esecuzione.

  • Articolo 127 TU Giustizia Tributaria – Esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente

    Art. 127 D.Lgs. 175/2024 – Esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali indicate nell'articolo 46, comma 2, sono immediatamente esecutive. Tuttavia, il pagamento di somme dell'importo superiore a 10.000 euro, diverse dalle spese di lite, può essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilità dell'istante, alla prestazione di idonea garanzia.

    2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati il contenuto della garanzia sulla base di quanto previsto dall'articolo 38-bis, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, la sua durata nonché il termine entro il quale può essere escussa, a seguito dell'inerzia del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite protrattasi per un periodo di tre mesi.

    3. I costi della garanzia, anticipati dal contribuente, sono a carico della parte soccombente all'esito definitivo del giudizio.

    4. Il pagamento delle somme dovute a seguito della sentenza deve essere eseguito entro novanta giorni dalla sua notificazione ovvero dalla presentazione della garanzia di cui al comma 2, se dovuta.

    5. In caso di mancata esecuzione della sentenza il contribuente può richiedere l'ottemperanza a norma dell'articolo 128 alla corte di giustizia tributaria di primo grado ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla corte di giustizia tributaria di secondo grado.

  • Pensioni estere nel 730/2026: quando si dichiarano in Italia

    In sintesi

    • Principio generale: se sei residente fiscale in Italia, le pensioni percepite dall’estero sono in linea di massima tassabili in Italia come redditi di lavoro dipendente (quadro C).
    • Convenzioni contro le doppie imposizioni: molti accordi bilaterali attribuiscono la tassazione allo Stato erogante, esentando parzialmente o totalmente il reddito in Italia. Le regole variano da Paese a Paese.
    • Dove si dichiara: la pensione estera va nel quadro C del 730, indicando il codice 1 nella colonna ‘Tipo’ e il codice 1 o 2 nella colonna ‘Altri dati’ per i redditi di fonte estera.
    • Credito per le imposte estere: se hai già pagato imposte all’estero sulla pensione, puoi chiedere un credito nel quadro G (rigo G4) per evitare la doppia tassazione.
    • Regime speciale Mezzogiorno: chi riceve una pensione estera e si trasferisce da un Paese estero in certi comuni del Sud Italia (o dei comuni colpiti dai terremoti del 2009 e del 2016-2017) può optare per un’imposta sostitutiva forfettaria del 7% su tutti i redditi esteri (art. 24-ter TUIR), per l’anno del trasferimento e i nove successivi. La legge 11 marzo 2026, n. 34 ha alzato il limite di popolazione del comune da 20.000 a 30.000 abitanti.
    • Pensione ai superstiti estera: va dichiarata nel quadro C con il codice 2 nella colonna ‘Altri dati’ e, nella colonna ‘Tipo’, il codice 1 oppure il codice 7 se è corrisposta a un orfano; la franchigia di 1.000 euro vale solo in questo secondo caso.

    Come funziona la tassazione di una pensione percepita dall'estero

    Hai lavorato per anni in un altro Paese e ora percepisci una pensione da quell’ente previdenziale straniero. Se nel frattempo sei tornato a vivere in Italia e qui hai la tua residenza fiscale, quella pensione entra nel calcolo delle tue tasse italiane. Questo non significa necessariamente pagare due volte: esistono strumenti per evitarlo.

    Il quadro di riferimento dipende da due fattori principali: le regole generali del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e, in molti casi, la convenzione bilaterale che l’Italia ha firmato con il Paese che ti eroga la pensione. Queste convenzioni stabiliscono chi ha il diritto di tassare certi redditi. Se il trattato attribuisce la tassazione esclusiva allo Stato estero, la pensione potrebbe essere esente in Italia (o tassata solo parzialmente). Se invece la convenzione prevede tassazione concorrente, paghi le imposte in entrambi i Paesi ma puoi detrarre quelle estere dall’IRPEF italiana attraverso il credito per imposte estere.

    Esiste anche un regime opzionale molto favorevole per chi si trasferisce in certi comuni del Mezzogiorno: l’imposta sostitutiva del 7% introdotta dall’art. 24-ter del TUIR, che si applica a tutti i redditi prodotti all’estero per i primi dieci anni di residenza italiana.

    Come dichiarare la pensione estera nel 730/2026
    Tipologia Quadro/Rigo Codice da indicare
    Pensione estera ordinaria Quadro C, righi C1-C3 Tipo: 1 (pensione); Altri dati col. 4: codice 1 (fonte estera)
    Pensione ai superstiti estera Quadro C, righi C1-C3 Tipo: 1 (7 se corrisposta a un orfano); Altri dati col. 4: codice 2 (pensione superstiti estera)
    Credito imposte estere pagate in via definitiva Quadro G, rigo G4 Codice Stato estero + anno + reddito estero + imposta estera
    Opzione imposta sostitutiva 7% Mezzogiorno Quadro M, rigo M51 Barrare opzione + anno primo esercizio + codice comune
    Redditi pensione nel regime sostitutivo 7% Quadro M, rigo M54 Stato erogante + importo pensione + altri redditi esteri

    Esempio pratico

    • Sempronio rientra in Italia dopo vent’anni in Germania e qui stabilisce la residenza. La sua pensione tedesca, pagata dall’ente previdenziale tedesco, ammonta a 18.000 euro l’anno; in Germania sono stati trattenuti 2.000 euro di imposte. Per le istruzioni del 730/2026 le pensioni private tedesche sono tassate solo in Italia: Sempronio dichiara i 18.000 euro nel quadro C (codice 1 in ‘Tipo’, codice 1 in ‘Altri dati’) e paga l’IRPEF italiana. Proprio perché la pensione è tassabile solo in Italia, i 2.000 euro trattenuti in Germania non danno diritto al credito del rigo G4: vanno chiesti a rimborso all’autorità fiscale tedesca, con le sue procedure. Il credito del rigo G4 spetta invece quando la convenzione prevede la tassazione in entrambi gli Stati o quando la convenzione non c’è (vedi il caso 1).

    Documenti necessari

    • Attestazione dell’ente previdenziale estero con l’importo della pensione percepita nel 2025
    • Documentazione delle imposte pagate all’estero e divenute definitive nel 2025 (estratto conto fiscale o certificazione fiscale estera)
    • Certificazione Unica 2026, se il sostituto italiano ha già operato le ritenute (ad es. per pensioni INPS integrate con redditi esteri)
    • Eventuale testo della convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e il Paese erogante, per verificare le regole specifiche
    • Atto di trasferimento della residenza (per chi opta per il regime sostitutivo del 7% Mezzogiorno)

    Caso 1 – Tizio pensionato con pensione francese, tassazione ordinaria

    Scenario. Tizio, cittadino italiano residente a Milano, riceve 12.000 euro di pensione francese pagata in base alla legislazione di «sicurezza sociale»: è una delle pensioni che la Convenzione Italia-Francia rende imponibili in entrambi gli Stati. La Francia ha trattenuto imposte per 1.500 euro, divenute definitive nel 2025.

    Come si applica. Tizio dichiara i 12.000 euro nel quadro C (rigo C1, colonna 1 = codice ‘1’, colonna 4 = codice ‘1’). Nel rigo C5, colonna 2, indica i giorni di pensione (365). Nel quadro G compila il rigo G4: codice Stato Francia, anno 2025, reddito estero 12.000, imposta estera 1.500. Chi presta assistenza fiscale calcola il credito spettante: non può superare la quota di IRPEF italiana proporzionale al reddito francese rispetto al reddito complessivo.

    In pratica

    • Verifica se la convenzione Italia-Francia prevede la tassazione esclusiva in Francia per la tua tipologia di pensione: in quel caso potresti essere esente in Italia.
    • Il credito per imposte estere riduce l’IRPEF ma non dà diritto a rimborso se il credito supera l’imposta italiana.
    • Inserisci le imposte estere solo quando sono ‘definitive’, cioè non più rimborsabili.

    Caso 2 – Caio si trasferisce in Sicilia e opta per il 7% su tutti i redditi esteri

    Scenario. Caio, cittadino britannico, si trasferisce in un comune siciliano con meno di 20.000 abitanti nel 2025 e percepisce una pensione dall’UK di 20.000 euro. Non era residente in Italia nei cinque anni precedenti.

    Come si applica. Caio può optare per l’imposta sostitutiva forfettaria del 7% (art. 24-ter TUIR) compilando il rigo M51 (barrando la colonna 1 ‘Opzione’, indicando il 2025 come primo anno e il codice del comune). Nel rigo M54 indica lo Stato erogante (UK), l’importo della pensione estera (20.000) e gli eventuali altri redditi esteri. Su tutto l’imponibile estero pagherà il 7% fisso anziché le aliquote IRPEF ordinarie. L’opzione è valida per 10 periodi d’imposta.

    In pratica

    • Il regime del 7% è riservato ai comuni di Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia e ai comuni colpiti dai terremoti del 2009 e del 2016-2017. Per il 2025 le istruzioni del 730/2026 indicano un limite di 20.000 abitanti, e di 3.000 per i comuni degli allegati al D.L. 189/2016. La legge 11 marzo 2026, n. 34 (art. 26) ha portato a 30.000 abitanti il limite scritto nell’art. 24-ter.
    • Non puoi aver risieduto in Italia nei 5 anni precedenti il trasferimento.
    • Il credito per imposte estere non è compensabile con l’imposta sostitutiva forfettaria.

    Pensione tedesca, svizzera, inglese o francese: va dichiarata in Italia?

    Le istruzioni del 730/2026 distinguono tre situazioni per chi è residente in Italia: a) pensione da un Paese senza convenzione contro le doppie imposizioni; b) convenzione che prevede la tassazione in entrambi gli Stati; c) convenzione che prevede la tassazione solo in Italia. Nei casi a) e b) la pensione si dichiara e spetta il credito per le imposte estere pagate a titolo definitivo (rigo G4). Nel caso c) la pensione si dichiara, ma l’eventuale imposta trattenuta all’estero non dà credito: va chiesta a rimborso allo Stato estero.

    Conta poi se la pensione è pubblica (pagata da uno Stato o da un ente locale, di regola tassata solo nello Stato che la paga) o privata (pagata da un ente o istituto previdenziale estero, di regola tassata solo nel Paese di residenza). La tabella riporta i Paesi elencati nelle istruzioni; per gli altri, come Lussemburgo o Romania, va letta la singola convenzione.

    Pensioni estere di un residente in Italia: dove si tassano secondo le istruzioni 730/2026
    Paese Pensioni pubbliche Pensioni private
    Germania, Belgio Solo in Italia se hai solo la nazionalità italiana; solo nello Stato estero se hai anche quella estera Solo in Italia
    Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Argentina, Venezuela Solo in Italia se hai la nazionalità italiana Solo in Italia
    Francia Di norma solo in Francia; solo in Italia se hai la nazionalità italiana e non quella francese Di norma solo in Italia; le pensioni di «sicurezza sociale» sono imponibili in entrambi gli Stati
    Svizzera Solo in Svizzera se hai la nazionalità svizzera, altrimenti solo in Italia Solo in Italia; rendite AVS e LPP non si dichiarano se l’intermediario italiano ha applicato la ritenuta a titolo d’imposta
    Australia Solo in Italia Solo in Italia
    Canada Solo in Italia fino a 12.000 dollari canadesi; oltre, in entrambi gli Stati con credito in Italia. Pensioni pubbliche e di sicurezza sociale (es. OAS): solo in Canada Come a sinistra

    Pensione svizzera AVS e LPP nel 730

    Le rendite dell’Assicurazione svizzera per la vecchiaia e per i superstiti (AVS) non vanno dichiarate in Italia se l’istituto italiano che le paga ha applicato la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Vale lo stesso per le rendite della previdenza professionale svizzera (LPP), comprese le prestazioni degli enti svizzeri di prepensionamento, se l’intermediario che le eroga ha applicato la ritenuta a titolo d’imposta.

    Pensione canadese e OAS

    Le pensioni canadesi, pubbliche e private, sono tassate solo in Italia fino a 12.000 dollari canadesi (o l’equivalente in euro). Oltre quel limite sono tassabili in entrambi i Paesi e in Italia spetta il credito per l’imposta pagata in Canada in via definitiva. La pensione OAS (Old Age Security) e le altre pensioni canadesi «di sicurezza sociale» sono invece tassabili solo in Canada.

    Pensione in valuta estera: il cambio da usare

    Per convertire in euro una pensione pagata in franchi svizzeri, sterline o dollari si usa il cambio del giorno in cui è stata percepita (o del giorno precedente più vicino); se quel giorno il cambio non è stato fissato, si usa il cambio medio del mese. I cambi sono pubblicati dalla Banca d’Italia.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La pensione estera va sempre dichiarata in Italia?

    In linea di principio sì, se sei residente fiscale in Italia. Tuttavia molte convenzioni contro le doppie imposizioni attribuiscono la tassazione esclusiva al Paese che eroga la pensione (spesso il Paese estero per pensioni pubbliche), il che può rendere il reddito esente in Italia. Controlla la convenzione specifica del tuo Paese.

    Cosa significa che un'imposta estera è 'diventata definitiva'?

    Un’imposta è definitiva quando non è più possibile ottenerne il rimborso. Le imposte pagate in acconto o in via provvisoria, oppure quelle per cui è prevista la possibilità di rimborso totale o parziale, non vanno indicate nel rigo G4. Solo le imposte irrecuperabili danno diritto al credito.

    Posso portare in detrazione imposte estere relative a anni precedenti?

    Sì. Le istruzioni del 730/2026 precisano che si indicano le imposte ‘divenute definitive a partire dal 2025 fino alla data di presentazione del 730/2026, anche se riferite a redditi percepiti negli anni precedenti’. Puoi quindi recuperare imposte estere che si sono rese definitive solo nel 2025, anche se relative a redditi del 2023 o 2024.

    Il regime del 7% si applica solo alle pensioni?

    No. L’art. 24-ter TUIR permette di assoggettare a imposta sostitutiva del 7% i redditi ‘di qualunque categoria, prodotti all’estero’. Le pensioni sono la categoria più comune, ma il regime si applica anche ad altri redditi esteri.

    Come tratto la pensione ai superstiti proveniente dall'estero?

    Va dichiarata nel quadro C con il codice 2 nella colonna 4 ‘Altri dati’ (pensione ai superstiti di fonte estera). Nella colonna 1 ‘Tipo’ si indica il codice 1 (pensione) oppure il codice 7 se la pensione ai superstiti è corrisposta a un orfano: solo in questo secondo caso chi presta assistenza fiscale tiene conto della sola parte eccedente 1.000 euro.

    Devo compilare il quadro W per una pensione estera?

    Solo se, oltre alla pensione, hai investimenti o attività finanziarie detenute all’estero (conti correnti, immobili, ecc.). La sola percezione di una pensione estera non obbliga a compilare il quadro W.

    La pensione tedesca va dichiarata nel 730?

    Dipende dal tipo. Secondo le istruzioni del 730/2026, le pensioni private tedesche, cioè quelle pagate dagli enti previdenziali, sono tassate solo in Italia: vanno nel quadro C con il codice 1 nella colonna ‘Altri dati’; le imposte eventualmente trattenute in Germania si chiedono a rimborso all’autorità tedesca, non come credito nel rigo G4. Le pensioni pubbliche tedesche sono tassate solo in Italia se hai solo la nazionalità italiana; se hai anche quella tedesca si tassano solo in Germania e non vanno nel 730.

    La pensione svizzera AVS va dichiarata nel 730?

    Non va dichiarata se l’istituto italiano che te la paga ha applicato la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Lo stesso vale per le rendite della previdenza professionale svizzera (LPP). Se invece la incassi senza quella ritenuta, per esempio direttamente su un conto in Svizzera, la regola di esclusione non si applica e serve verificare con la documentazione come va dichiarata.

    Vedi anche: TFR al fondo pensione, Pensione complementare, Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione ai superstiti, Pensione anticipata e Quota 103 e Pensione di vecchiaia.

  • Art. 56 DPR 602/1973 – Deposito degli atti e del prezzo

    Art. 56 DPR 602/1973 – Deposito degli atti e del prezzo

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Gli atti del procedimento di espropriazione, compresa la prova degli adempimenti prescritti dall’articolo 498 del codice di procedura civile, sono depositati, a cura del concessionario, nella cancelleria del giudice dell’esecuzione nel termine di dieci giorni dalla vendita.

    2. Nello stesso termine, salvo quanto previsto dal comma 3, la somma ricavata dalla vendita è consegnata al cancelliere per essere depositata nella forma dei depositi giudiziari.

    3. Se nell’esecuzione non sono intervenuti altri creditori aventi diritto ad essere soddisfatti con preferenza o in via concorrente rispetto al concessionario, ovvero se la somma ricavata è sufficiente a soddisfarli integralmente, il giudice dell’esecuzione autorizza il concessionario a trattenere l’ammontare del suo credito, depositando in cancelleria l’eventuale eccedenza, ovvero, se non sono intervenuti altri creditori, restituendola al debitore.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.