Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 184 decies CPI – (Ricorso)

    Art. 184 Decies CPI – (Ricorso)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il provvedimento con il quale l’Ufficio italiano brevetti e marchi dichiara irricevibile, inammissibile o estinta la procedura di decadenza o nullità ovvero accoglie, anche parzialmente, o respinge l’istanza, è comunicato alle parti.

    2. Contro i provvedimenti di cui al comma 1, è ammesso il ricorso davanti alla Commissione dei ricorsi, ai sensi dell’articolo 135

  • Art. 206 Cod. Amb. – Accordi, contratti di programma, incentivi

    Art. 206 Cod. Amb. – Accordi, contratti di programma, incentivi

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Nel rispetto dei principi e degli obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto al fine di perseguire la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure, con particolare riferimento alle piccole imprese, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e le altre autorità competenti possono stipulare appositi accordi e contratti di programma con enti pubblici, con imprese di settore, soggetti pubblici o privati ed associazioni di categoria. Gli accordi ed i contratti di programma hanno ad oggetto: a) l’attuazione di specifici piani di settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi di rifiuti; b) la sperimentazione, la promozione, l’attuazione e lo sviluppo di processi produttivi e distributivi e di tecnologie pulite idonei a prevenire o ridurre la produzione dei rifiuti e la loro pericolosità e ad ottimizzare il recupero dei rifiuti; c) lo sviluppo di innovazioni nei sistemi produttivi per favorire metodi di produzione di beni con impiego di materiali meno inquinanti e comunque riciclabili; d) le modifiche del ciclo produttivo e la riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo; e) la sperimentazione, la promozione e la produzione di beni progettati, confezionati e messi in commercio in modo da ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti e i rischi di inquinamento; f) la sperimentazione, la promozione e l’attuazione di attività di riutilizzo, riciclaggio e recupero di rifiuti; g) l’adozione di tecniche per il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti nell’impianto di produzione; h) lo sviluppo di tecniche appropriate e di sistemi di controllo per l’eliminazione dei rifiuti e delle sostanze pericolose contenute nei rifiuti; i) l’impiego da parte dei soggetti economici e dei soggetti pubblici dei materiali recuperati dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani; l) l’impiego di sistemi di controllo del recupero e della riduzione di rifiuti.

    2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può altresì stipulare appositi accordi e contratti di programma con soggetti pubblici e privati o con le associazioni di categoria per: a) promuovere e favorire l’utilizzo dei sistemi di certificazione ambientale di cui al regolamento (Cee) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 marzo 2001 ; b) attuare programmi di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di utilità ai fini del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero.

    3. Gli accordi e i contratti di programma di cui al presente articolo non possono stabilire deroghe alla normativa comunitaria e possono prevedere semplificazioni amministrative.

    4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, sono individuate le risorse finanziarie da destinarsi, sulla base di apposite disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi ed ai contratti di programma di cui ai commi 1 e 2 e sono fissate le modalità di stipula dei medesimi.

    5. Ai sensi della comunicazione 2002/412 del 17 luglio 2002 della Commissione delle Comunità europee è inoltre possibile concludere accordi ambientali che la Commissione può utilizzare nell’ambito della autoregolamentazione, intesa come incoraggiamento o riconoscimento dei medesimi accordi, oppure della coregolamentazione, intesa come proposizione al legislatore di utilizzare gli accordi, quando opportuno.

  • Tetto alle detrazioni 2026 per i redditi alti: come funziona il limite, con esempio

    In sintesi

    • La decurtazione di 440 euro si aggiunge ai meccanismi già esistenti di riduzione delle detrazioni al crescere del reddito.
    • La soglia scatta al primo euro di reddito complessivo oltre 200.000: non è una riduzione graduata.
    • Sono escluse le spese sanitarie, i cui importi detraibili restano immutati anche per i redditi alti.
    • Rientrano nella riduzione anche le donazioni a partiti politici e i premi per polizze calamitose.
    • Se le detrazioni al 19% residue sono inferiori a 440 euro, vengono azzerate, senza generare debito.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 4 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) introduce il comma 5-bis nell’art. 16-ter TUIR: per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro l’ammontare delle detrazioni al 19% – già ridotto secondo i commi 1-5 – viene ulteriormente diminuito di un importo fisso pari a 440 euro, salvo le spese sanitarie ex art. 15, co. 1, lett. c).

    Approfondimento normativo completo: Comma 4 LB26: taglio di 440 euro alle detrazioni 19% per redditi.

    Come si applica concretamente il tetto alle detrazioni per redditi oltre 200.000 euro

    La legge di bilancio 2026 introduce un ulteriore livello di limitazione delle detrazioni al 19% per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro. Il nuovo comma 5-bis dell’art. 16-ter TUIR si sovrappone ai meccanismi già previsti dai commi 1-5 dello stesso articolo, che riducono progressivamente le detrazioni all’aumentare del reddito. Il risultato è una decurtazione aggiuntiva e fissa di 440 euro sulle detrazioni al 19% residue.

    Il meccanismo funziona in due fasi. Prima si calcola l’ammontare delle detrazioni al 19% spettanti dopo l’applicazione dei commi 1-5 dell’art. 16-ter TUIR e del coordinamento con l’art. 15, comma 3-bis del TUIR. Poi, per i contribuenti che superano i 200.000 euro di reddito complessivo, si sottrae ulteriormente la somma fissa di 440 euro. Il risultato finale è l’importo effettivamente detraibile dall’imposta lorda.

    La misura non è graduata: non cresce proporzionalmente al reddito oltre la soglia, ma si applica in modo uniforme a tutti coloro che superano i 200.000 euro. Questo crea un effetto soglia netto: un contribuente con 200.001 euro di reddito subisce la stessa decurtazione di chi ne guadagna 500.000. Per questo la pianificazione fiscale delle spese detraibili diventa rilevante per chi si trova in prossimità della soglia.

    Come verificare il proprio impatto

    • Calcolare il reddito complessivo ai sensi dell’art. 8 TUIR per il 2026.
    • Verificare se tale reddito supera i 200.000 euro, soglia che attiva la decurtazione.
    • Sommare le detrazioni al 19% già ridotte per effetto dei commi 1-5 dell’art. 16-ter TUIR.
    • Sottrarre 440 euro dal totale ottenuto (senza scendere sotto zero).
    • Escludere dal conteggio le spese sanitarie, che non subiscono la decurtazione.

    Caso 1: Tizio, manager con reddito complessivo di 220.000 euro e detrazioni consistenti

    Scenario. Tizio è un manager con reddito complessivo di 220.000 euro. Le detrazioni al 19% dopo i commi 1-5 dell’art. 16-ter TUIR ammontano a 1.500 euro. Tra queste: interessi passivi su mutuo prima casa, premi assicurativi vita, erogazioni liberali a enti del Terzo Settore. Ha anche spese sanitarie per 2.000 euro, che non rientrano nel perimetro della decurtazione.

    Come si legge in pratica. Le detrazioni al 19% di Tizio soggette al comma 5-bis sono 1.500 euro. Applicando la decurtazione: 1.500 – 440 = 1.060 euro di detrazioni effettivamente fruibili. Le spese sanitarie rimangono detraibili per intero (19% × 2.000 = 380 euro, invariati). In totale, Tizio fruisce di 1.440 euro di detrazioni: 1.060 dalle voci soggette al taglio e 380 dalle spese sanitarie.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito complessivo: 220.000 euro
    • Detrazioni al 19% soggette al taglio (post commi 1-5): 1.500 euro
    • Decurtazione comma 5-bis: 440 euro
    • Detrazioni al 19% fruibili (escluse sanitarie): 1.060 euro
    • Detrazioni sanitarie: 380 euro (invariate)

    Caso 2: Caia, imprenditrice con reddito complessivo di 350.000 euro e poche detrazioni

    Scenario. Caia è titolare di una SNC con reddito complessivo di 350.000 euro. Le detrazioni al 19% residue dopo i commi 1-5 dell’art. 16-ter TUIR sono già molto ridotte: 500 euro complessivi (polizza vita e spese universitarie). Il meccanismo dei commi 1-5 ha già eroso buona parte delle sue detrazioni originarie a causa dell’elevato livello di reddito.

    Come si legge in pratica. Le detrazioni al 19% di Caia, già ridotte a 500 euro dai commi 1-5, subiscono l’ulteriore decurtazione di 440 euro per effetto del comma 5-bis. Restano 60 euro di detrazioni al 19% effettivamente fruibili. Il meccanismo cumulato dei due livelli di riduzione ha quasi azzerato le detrazioni di Caia, il che rende particolarmente importante la pianificazione delle spese detraibili in prossimità della dichiarazione.

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito complessivo: 350.000 euro
    • Detrazioni al 19% post commi 1-5: 500 euro
    • Decurtazione aggiuntiva comma 5-bis: 440 euro
    • Detrazioni al 19% residue: 60 euro
    • Effetto complessivo: quasi totale azzeramento delle detrazioni al 19%

    Caso 3: Sempronio, professionista con reddito di 205.000 euro appena sopra soglia

    Scenario. Sempronio ha un reddito complessivo di 205.000 euro, appena sopra la soglia di 200.000. Le detrazioni al 19% post commi 1-5 ammontano a 900 euro (interessi mutuo, premi assicurativi e donazioni a ONLUS). Sempronio si chiede se valga la pena ottimizzare la propria posizione fiscale per evitare l’effetto soglia della nuova norma.

    Come si legge in pratica. Poiché il reddito complessivo supera 200.000 euro, scatta la decurtazione fissa di 440 euro prevista dal comma 5-bis. Le detrazioni al 19% scendono da 900 a 460 euro. Se Sempronio potesse ridurre il reddito complessivo sotto la soglia (ad esempio attraverso contributi deducibili o perdite su partecipazioni), recupererebbe i 440 euro di detrazioni. La valutazione richiede un’analisi costi-benefici con un commercialista.

    Riepilogo Caso 3

    • Reddito complessivo: 205.000 euro (appena sopra soglia)
    • Detrazioni al 19% post commi 1-5: 900 euro
    • Decurtazione comma 5-bis: 440 euro
    • Detrazioni al 19% fruibili: 460 euro
    • Nota: effetto soglia netto, valutare pianificazione con commercialista

    Quando conviene una verifica

    Per analizzare l’impatto del tetto detrazioni sulla tua dichiarazione 2026: Consulta un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    La decurtazione di 440 euro cresce se il reddito supera di molto i 200.000 euro?

    No. La decurtazione prevista dal comma 5-bis dell’art. 16-ter TUIR è un importo fisso di 440 euro che non aumenta al crescere del reddito oltre la soglia. Un contribuente con 300.000 euro di reddito subisce la stessa decurtazione di chi ne dichiara 201.000. L’effetto progressivo è già garantito dai commi 1-5 dell’art. 16-ter, che riducono le detrazioni in funzione del reddito complessivo.

    Il tetto delle detrazioni si applica anche alle detrazioni per carichi di famiglia?

    No. Le detrazioni per familiari a carico (art. 12 TUIR) hanno una disciplina propria e non rientrano nell’ambito delle detrazioni al 19% richiamate dall’art. 16-ter TUIR. La decurtazione del comma 5-bis si applica esclusivamente agli oneri la cui detraibilità è fissata nella misura del 19%, tra cui quelli elencati nell’art. 15 TUIR (escluse le spese sanitarie), le donazioni a partiti e i premi per rischio calamitoso.

    Come si determina il 'reddito complessivo' ai fini della soglia dei 200.000 euro?

    Il reddito complessivo rilevante ai fini della soglia è quello definito dall’art. 8 del TUIR, che comprende tutte le categorie reddituali: lavoro dipendente, lavoro autonomo, redditi d’impresa, redditi fondiari, redditi di capitale e redditi diversi. Non si tratta del solo reddito imponibile dopo le deduzioni, ma della somma algebrica dei redditi prima dell’applicazione delle deduzioni (come i contributi previdenziali).

    I premi delle polizze vita rientrano nel taglio delle detrazioni al 19%?

    Sì. I premi di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni rientrano tra gli oneri detraibili al 19% ai sensi dell’art. 15 TUIR (nei limiti di legge). Di conseguenza, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro, la detrazione relativa a tali premi subisce la decurtazione complessiva prevista dal comma 5-bis. I premi per rischio eventi calamitosi (art. 119, co. 4, D.L. 34/2020) sono esplicitamente citati dalla norma come rientranti nel perimetro della riduzione.

    Se il reddito complessivo oscilla vicino ai 200.000 euro, conviene monitorarlo durante l'anno?

    Sì, monitorare il reddito complessivo è utile per chi si trova in prossimità della soglia. Poiché la decurtazione è fissa e scatta per intero al primo euro oltre i 200.000, anche una piccola variazione del reddito complessivo può far risparmiare o far perdere 440 euro di detrazioni. Un consulente fiscale può suggerire strumenti leciti per ottimizzare la posizione (deduzioni ammissibili, timing delle plusvalenze, ecc.).

  • Bonus nido per il secondo figlio: si cumula con l’Assegno unico? caso pratico

    In sintesi

    • Bonus nido e assegno unico si cumulano per lo stesso figlio: basi normative distinte, nessuna alternatività
    • Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024 il bonus nido potenziato di 3.600 euro annui (ISEE fino a 40.000 euro) spetta a prescindere dalla presenza di altri figli: il vecchio requisito del “secondo figlio con primo under 10” è superato
    • Per i nati prima del 2024 valgono le tre fasce: 3.000 / 2.500 / 1.500 euro annui (circ. INPS n. 29/2026)
    • Le domande sono separate: una per il bonus nido (per ciascun figlio al nido), una sola per l’assegno unico (copre tutti i figli)
    • La franchigia casa a 91.500 euro (comma 208 LB 2026) può abbassare l’ISEE e migliorare entrambe le prestazioni

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 208 della L. 199/2025 non condiziona l’accesso a bonus nido e assegno unico a una soglia ISEE: innalza a 91.500 euro la franchigia sull’abitazione principale nel calcolo del patrimonio ISEE (120.000 nei capoluoghi di città metropolitane, +2.500 euro per figlio oltre il primo) e rafforza la scala di equivalenza per i nuclei con più figli, abbassando l’ISEE a parità di situazione.

    Approfondimento normativo completo: Comma 208 LB26: ISEE prestazioni familiari, franchigia casa a 91.500 euro.

    Bonus nido e Assegno unico per lo stesso figlio: si cumulano?

    La risposta è sì, senza riserve. Le due prestazioni hanno basi normative diverse — l’art. 1, comma 355, L. 232/2016 per il bonus nido, il D.Lgs. 230/2021 per l’assegno unico — e coprono bisogni diversi: il bonus rimborsa le rette dell’asilo nido effettivamente pagate, l’assegno è un trasferimento mensile per ogni figlio a carico. Nessuna norma le rende alternative: una famiglia con un bambino al nido percepisce l’assegno unico per quel figlio e, in più, il rimborso delle rette.

    Per chi ha un secondo figlio va chiarito un punto che genera confusione. La disciplina originaria del potenziamento (L. 213/2023, per i nati nel 2024) collegava l’importo maggiorato alla presenza di un secondo figlio con un fratello sotto i 10 anni. Quel requisito è stato superato: per effetto dell’art. 1, comma 209, L. 207/2024, a tutti i bambini nati dal 1° gennaio 2024 spetta il bonus potenziato di 3.600 euro annui con ISEE fino a 40.000 euro, che siano primogeniti o secondi figli. Sopra i 40.000 euro di ISEE, o senza ISEE, l’importo è di 1.500 euro.

    Per i bambini nati prima del 2024 restano le tre fasce della circolare INPS n. 29/2026: 3.000 euro annui con ISEE fino a 25.000,99 euro, 2.500 euro tra 25.001 e 40.000 euro, 1.500 euro oltre 40.000 euro o senza ISEE. In tutti i casi il rimborso copre al massimo 11 mensilità e non supera mai la retta documentata.

    Sul piano operativo le domande restano separate: l’assegno unico si chiede una sola volta e copre tutti i figli del nucleo (i nuovi nati vanno aggiunti alla domanda esistente); il bonus nido richiede una domanda per ciascun figlio che frequenta il nido, con le ricevute delle rette di quel bambino.

    Checklist per cumulare bonus nido e assegno unico

    • Presentare la DSU 2026: la franchigia casa a 91.500 euro può abbassare l’ISEE e migliorare le fasce di entrambe le prestazioni;
    • Aggiornare la domanda di assegno unico aggiungendo il nuovo nato (non serve una domanda nuova);
    • Presentare la domanda di bonus nido per ciascun figlio al nido, con le ricevute delle rette;
    • Verificare la data di nascita: nati dal 2024 = schema potenziato 3.600 euro con ISEE fino a 40.000;
    • Monitorare separatamente gli accrediti: assegno unico e bonus nido seguono tempi diversi.

    Caso 1: due figli, il secondo al nido, ISEE 32.000 euro

    Scenario. Tizio e Caia hanno due figli: il maggiore di 6 anni e il secondo di 2 anni, nato nel 2024, al nido privato autorizzato con retta di 550 euro al mese. ISEE: 32.000 euro.

    Come si legge in pratica. L’assegno unico spetta per entrambi i figli (importo per fascia ISEE 32.000, tra il minimo di 58,30 e il massimo di 203,80 euro mensili per figlio). Il bonus nido spetta per il secondo figlio: nato nel 2024 con ISEE sotto 40.000, fascia potenziata da 3.600 euro annui, circa 327 euro al mese per 11 mensilità, interamente fruibili perché la retta (550 euro) è superiore. Il cumulo è pieno: assegno unico per due figli + 3.600 euro di rimborso rette.

    Riepilogo Caso 1

    • Assegno unico: per entrambi i figli, secondo la fascia ISEE
    • Bonus nido (nato 2024, ISEE 32.000): 3.600 euro annui, circa 327 euro/mese
    • Retta 550 euro: superiore al massimale, rimborso pieno di fascia
    • Domande: assegno unico già attivo + domanda bonus nido con ricevute
    • Nessuna alternatività tra le due prestazioni

    Caso 2: secondo figlio nato nel 2025, primo al nido, ISEE 41.000 euro

    Scenario. Sempronia ha avuto il secondo figlio a novembre 2025; il primo, nato nel 2023, ha 3 anni e frequenta ancora il nido. ISEE aggiornato: 41.000 euro.

    Come si legge in pratica. Per il primo figlio (nato 2023, ISEE sopra 40.000) il bonus nido è di 1.500 euro annui. Per il secondo figlio, nato nel 2025, va verificato il bonus nuovi nati: 1.000 euro una tantum con ISEE fino a 40.000 euro (art. 1, co. 206, L. 207/2024) — con ISEE 41.000 non spetta, ma qui entra in gioco la franchigia casa del comma 208: se la famiglia è proprietaria dell’abitazione, l’ISEE 2026 ricalcolato può scendere sotto i 40.000, aprendo sia il bonus nuovi nati sia la fascia da 2.500 euro per il bonus nido del primo figlio. L’assegno unico spetta comunque per entrambi i figli.

    Riepilogo Caso 2

    • Assegno unico: per entrambi i figli, da aggiornare con il nuovo nato
    • Bonus nido primo figlio (nato 2023, ISEE 41.000): 1.500 euro annui
    • Bonus nuovi nati (1.000 euro, ISEE max 40.000): non spetta con ISEE 41.000
    • Con DSU 2026 e franchigia casa: possibile discesa sotto 40.000 e sblocco di entrambe le fasce migliori
    • Consiglio: ricalcolare l’ISEE prima di rinunciare alle prestazioni

    Caso 3: gemelli al nido e un terzo figlio, ISEE 48.000 euro

    Scenario. Caio e Caia hanno tre figli: due gemelli di 2 anni nati nel 2024, entrambi al nido con retta di 400 euro ciascuno, e un figlio di 8 anni. ISEE: 48.000 euro.

    Come si legge in pratica. L’assegno unico spetta per tutti e tre i figli, con la maggiorazione per i figli successivi al secondo. Il bonus nido spetta per ciascun gemello con domanda separata: con ISEE sopra 40.000 la fascia è quella minima da 1.500 euro annui per ciascuno (circa 136 euro al mese, sotto la retta di 400). Ma con tre figli il nuovo calcolo ISEE è molto favorevole: scala di equivalenza a 0,25 e franchigia casa aumentata di 2.500 euro per ogni figlio oltre il primo. Se l’ISEE 2026 scendesse sotto i 40.000 euro, ciascun gemello (nato 2024) passerebbe alla fascia potenziata da 3.600 euro: 7.200 euro complessivi di rimborso invece di 3.000.

    Riepilogo Caso 3

    • Assegno unico: tre figli, con maggiorazione dal terzo
    • Bonus nido: due domande separate, una per gemello
    • Con ISEE 48.000: 1.500 euro l’anno per ciascun gemello
    • Con ISEE ricalcolato sotto 40.000: 3.600 euro per ciascun gemello (nati 2024)
    • DSU 2026 con franchigia casa e scala 0,25: il passaggio di fascia vale fino a 4.200 euro in più l’anno

    Quando conviene una verifica

    Con più figli e prestazioni da coordinare, un CAF o un patronato può elaborare la DSU 2026, aggiornare la domanda di assegno unico e presentare le domande di bonus nido con le ricevute corrette.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Posso ricevere bonus nido e assegno unico per lo stesso figlio nel 2026?

    Sì. Le due prestazioni si cumulano integralmente: l’assegno unico è un trasferimento mensile per ogni figlio a carico, il bonus nido rimborsa le rette effettivamente pagate. Si richiedono con domande separate all’INPS.

    Per il bonus potenziato da 3.600 euro serve ancora un secondo figlio con fratello under 10?

    No. Quel requisito riguardava la disciplina originaria per i nati nel 2024 (L. 213/2023) ed è stato superato dall’art. 1, comma 209, L. 207/2024: il bonus da 3.600 euro spetta a tutti i bambini nati dal 1° gennaio 2024 con ISEE fino a 40.000 euro, anche primogeniti.

    Devo presentare una domanda di bonus nido per ogni figlio?

    Sì: una domanda per ciascun figlio che frequenta il nido, con le ricevute delle rette riferite a quel bambino. L’assegno unico invece si gestisce con un’unica domanda per tutto il nucleo, da aggiornare quando nasce un altro figlio.

    Con ISEE sopra 40.000 euro perdo il bonus nido?

    No: spetta comunque l’importo di 1.500 euro annui. E con la franchigia casa a 91.500 euro introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, l’ISEE ricalcolato nel 2026 può scendere sotto la soglia e far scattare la fascia superiore.

    Da leggere insieme

  • Art. 170 TUEL – Documento unico di programmazione

    Art. 170 TUEL – Articolo 170

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Entro il 31 luglio di ciascun anno la Giunta presenta al Consiglio il Documento unico di programmazione per le conseguenti deliberazioni. Entro il 15 novembre di ciascun anno, con lo schema di delibera del bilancio di previsione finanziario, la Giunta presenta al Consiglio la nota di aggiornamento del Documento unico di programmazione.Con riferimento al periodo di programmazione decorrente dall’esercizio 2015, gli enti locali non sono tenuti alla predisposizione del documento unico di programmazione e allegano al bilancio annuale di previsione una relazione previsionale e programmatica che copra un periodo pari a quello del bilancio pluriennale, secondo le modalità previste dall’ordinamento contabile vigente nell’esercizio 2014. Il primo documento unico di programmazione è adottato con riferimento agli esercizi 2016 e successivi. Gli enti che hanno partecipato alla sperimentazione adottano la disciplina prevista dal presente articolo a decorrere dal 1° gennaio 2015. 112

    2. Il Documento unico di programmazione ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa dell’ente.

    3. Il Documento unico di programmazione si compone di due sezioni: la Sezione strategica e la Sezione operativa. La prima ha un orizzonte temporale di riferimento pari a quello del mandato amministrativo, la seconda pari a quello del bilancio di previsione.

    4. Il documento unico di programmazione è predisposto nel rispetto di quanto previsto dal principio applicato della programmazione di cui all’allegato n. 4/1 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni.

    5. Il Documento unico di programmazione costituisce atto presupposto indispensabile per l’approvazione del bilancio di previsione.

    6. Gli enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti predispongono il Documento unico di programmazione semplificato previsto dall’allegato n. 4/1 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni.

    7. Nel regolamento di contabilità sono previsti i casi di inammissibilità e di improcedibilità per le deliberazioni del Consiglio e della Giunta che non sono coerenti con le previsioni del Documento unico di programmazione.

  • Art. 184 novies CPI – (Attuazione ed entrata in vigore della procedura di decadenza o nullità)

    Art. 184 Novies CPI – (Attuazione ed entrata in vigore della procedura di decadenza o nullità)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le norme sul procedimento di decadenza o nullità entrano in vigore trenta giorni dopo la data di pubblicazione del decreto del Ministro dello sviluppo economico che ne stabilisce le modalità di applicazione .

  • Art. 205 bis Cod. Amb. – (Regole per il calcolo degli obiettivi)

    Art. 205 Bis Cod. Amb. – (Regole per il calcolo degli obiettivi)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Gli obiettivi di cui all’articolo 181 sono calcolati tramite: a) il peso dei rifiuti urbani prodotti e preparati per il riutilizzo o riciclati in un determinato anno civile; b) il peso dei rifiuti urbani preparati per il riutilizzo calcolato come il peso dei prodotti e dei componenti di prodotti che sono divenuti rifiuti urbani e sono stati sottoposti a tutte le necessarie operazioni di controllo, pulizia o riparazione per consentirne il riutilizzo senza ulteriore cernita o pretrattamento; c) il peso dei rifiuti urbani riciclati calcolato come il peso dei rifiuti che, dopo essere stati sottoposti a tutte le necessarie operazioni di controllo, cernita e altre operazioni preliminari per eliminare i materiali di scarto che non sono interessati dal successivo ritrattamento e per garantire un riciclaggio di alta qualità, sono immessi nell’operazione di riciclaggio con la quale sono effettivamente ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze.

    2. Ai fini del comma 1, lettera c), il peso dei rifiuti urbani riciclati è misurato all’atto dell’immissione nell’operazione di riciclaggio.

    3. In deroga al comma 1, il peso dei rifiuti urbani riciclati può essere misurato in uscita dopo qualsiasi operazione di selezione a condizione che: a) tali rifiuti in uscita siano successivamente riciclati; b) il peso dei materiali o delle sostanze che sono rimossi con ulteriori operazioni, precedenti l’operazione di riciclaggio e che non sono successivamente riciclati, non sia incluso nel peso dei rifiuti comunicati come riciclati.

    4. Per calcolare se gli obiettivi di cui all’articolo 181, comma 4, lettere c), d) ed e), siano stati conseguiti, l’ISPRA tiene conto delle seguenti disposizioni: a) la quantità di rifiuti urbani biodegradabili raccolti in modo differenziato in ingresso agli impianti di trattamento aerobico o anaerobico è computata come riciclata se il trattamento produce compost, digestato o altro prodotto in uscita con analoga resa di contenuto riciclato rispetto all’apporto, destinato a essere utilizzato come prodotto, materiale o sostanza riciclati. Qualora il prodotto in uscita sia utilizzato sul terreno, lo stesso è computato come riciclato solo se il suo utilizzo comporta benefici per l’agricoltura o un miglioramento dell’ambiente; b) le quantità di materiali di rifiuto che hanno cessato di essere rifiuti prima di essere sottoposti ad ulteriore trattamento possono essere computati come riciclati a condizione che tali materiali siano destinati all’ottenimento di prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. I materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuti da utilizzare come combustibili o altri mezzi per produrre energia, o da incenerire, o da utilizzare in riempimenti o smaltiti in discarica, non sono computati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio; c) è possibile tener conto del riciclaggio dei metalli separati dopo l’incenerimento di rifiuti urbani, a condizione che i metalli riciclati soddisfino i criteri di qualità stabiliti con la decisione di esecuzione (UE) 2019/1004 della Commissione, del 7 giugno 2019; d) è possibile computare, ai fini degli obiettivi di cui all’articolo 181, comma 4, lettere a), b), c), d) ed e) i rifiuti raccolti ed inviati in un altro Stato membro per essere preparati per il riutilizzo, per essere riciclati o per operazioni di riempimento; e) è possibile computare i rifiuti esportati fuori dell’Unione per la preparazione per il riutilizzo o il riciclaggio soltanto se gli obblighi di cui all’articolo 188-bis sono soddisfatti e se, in conformità del regolamento (CE) n. 1013/2006 , l’esportatore può provare che la spedizione di rifiuti è conforme agli obblighi di tale regolamento e il trattamento dei rifiuti al di fuori dell’Unione ha avuto luogo in condizioni che siano ampiamente equivalenti agli obblighi previsti dal pertinente diritto ambientale dell’Unione.

  • Bonus nido 2026 con ISEE 35.000: quanto rimborso ottengo? esempio

    In sintesi

    • Con ISEE di 35.000 euro il bonus nido 2026 vale 2.500 euro annui per i bambini nati prima del 2024 e 3.600 euro annui per i nati dal 1° gennaio 2024 (circ. INPS n. 29/2026)
    • Il contributo è erogato per un massimo di 11 mensilità e non può mai superare la retta effettivamente pagata
    • Il bonus spetta anche senza ISEE o con ISEE oltre 40.000 euro: in quel caso l’importo è di 1.500 euro annui
    • La franchigia casa a 91.500 euro (comma 208 LB 2026) può abbassare l’ISEE e far salire di fascia
    • La domanda accolta vale fino ad agosto dell’anno in cui il bambino compie 3 anni: non va rifatta ogni anno

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 208 della L. 199/2025 non fissa una soglia di accesso al bonus nido: innalza a 91.500 euro la franchigia sull’abitazione principale nel calcolo del patrimonio ISEE (120.000 nei capoluoghi di città metropolitane, +2.500 euro per figlio oltre il primo) e rafforza la scala di equivalenza per i nuclei con più figli. A parità di situazione, l’ISEE 2026 può quindi risultare più basso.

    Approfondimento normativo completo: Comma 208 LB26: ISEE prestazioni familiari, franchigia casa a 91.500 euro.

    Bonus nido 2026 con ISEE 35.000 euro: le cifre esatte

    Il bonus asilo nido (art. 1, comma 355, L. 232/2016) rimborsa le rette per la frequenza di asili nido pubblici o privati autorizzati, oppure finanzia forme di assistenza domiciliare per i bambini sotto i 3 anni con gravi patologie croniche. Gli importi 2026 sono fissati dalla circolare INPS n. 29/2026 e dipendono da due variabili: l’ISEE minorenni del nucleo e la data di nascita del bambino.

    Per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024 valgono tre fasce: 3.000 euro annui con ISEE fino a 25.000,99 euro; 2.500 euro con ISEE da 25.001 a 40.000 euro; 1.500 euro oltre 40.000 euro o senza ISEE. Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024 lo schema è potenziato: 3.600 euro annui con ISEE fino a 40.000 euro, 1.500 euro oltre o senza ISEE.

    Con un ISEE di 35.000 euro, quindi: 2.500 euro annui (circa 227 euro al mese per 11 mensilità) se il bambino è nato entro il 2023; 3.600 euro annui (circa 327 euro al mese) se è nato dal 2024 in poi. In ogni caso il rimborso mensile non può superare la retta documentata: con una retta di 200 euro si riceve 200 euro, non il massimale di fascia.

    Una precisazione importante: il bonus nido non ha alcuna soglia di esclusione. Anche chi supera i 40.000 euro di ISEE, o non presenta la DSU, riceve 1.500 euro annui. Ma con la nuova franchigia sull’abitazione principale (91.500 euro, comma 208 LB 2026) molte famiglie proprietarie della casa vedranno l’ISEE 2026 scendere: chi era appena sopra i 25.000,99 o i 40.000 euro può rientrare nella fascia più favorevole. Conviene quindi presentare la DSU aggiornata prima di dare per scontata la propria fascia.

    Checklist per il bonus nido 2026

    • Presentare la DSU 2026: con la franchigia casa l’ISEE può scendere di fascia;
    • Verificare la data di nascita del bambino: dal 2024 in poi vale lo schema potenziato da 3.600 euro;
    • Presentare la domanda sul portale INPS (o tramite patronato) allegando i dati del nido;
    • Caricare le ricevute di pagamento delle rette mese per mese: il rimborso segue i pagamenti documentati;
    • Ricordare che il contributo copre al massimo 11 mensilità e mai oltre la retta pagata.

    Caso 1: figlio nato nel 2024, ISEE 35.000 euro, retta 600 euro

    Scenario. Tizio e Caia hanno un figlio di 18 mesi, nato a metà 2024, che frequenta un nido privato autorizzato con retta mensile di 600 euro. ISEE del nucleo: 35.000 euro.

    Come si legge in pratica. Il bambino è nato dopo il 1° gennaio 2024: con ISEE fino a 40.000 euro spetta lo schema potenziato da 3.600 euro annui, cioè circa 327 euro al mese per 11 mensilità. La retta di 600 euro è superiore al massimale mensile, quindi la famiglia riceve l’intero importo di fascia: 327 euro al mese, per un rimborso annuo di 3.600 euro a fronte di circa 6.600-7.200 euro di rette.

    Riepilogo Caso 1

    • Nato 2024 + ISEE 35.000: fascia potenziata, 3.600 euro annui
    • Rimborso mensile: circa 327 euro (11 mensilità)
    • Retta 600 euro: superiore al massimale, rimborso pieno di fascia
    • Domanda: portale INPS con ricevute delle rette
    • Copertura effettiva: circa metà della spesa annua

    Caso 2: due figli al nido nati in anni diversi, ISEE 28.000 euro

    Scenario. Sempronia ha due figli al nido: uno di 2 anni nato nel 2023 e uno di 1 anno nato nel 2024. ISEE 28.000 euro, retta di 450 euro al mese ciascuno.

    Come si legge in pratica. Servono due domande distinte, una per figlio. Per il nato 2023 (fascia 25.001-40.000) spettano 2.500 euro annui, circa 227 euro al mese; per il nato 2024 spettano 3.600 euro annui, circa 327 euro al mese. Entrambi i rimborsi mensili sono sotto la retta di 450 euro, quindi si ricevono per intero: complessivamente circa 554 euro al mese di rimborso per 11 mensilità (6.100 euro l’anno).

    Riepilogo Caso 2

    • Due domande separate, ricevute distinte per ciascun figlio
    • Nato 2023: 2.500 euro annui (fascia ISEE 25.001-40.000)
    • Nato 2024: 3.600 euro annui (schema potenziato)
    • Rimborso complessivo: circa 6.100 euro l’anno
    • ISEE 28.000: nessuna delle due fasce massime, ma vicino alla soglia 25.000,99 – verificare l’ISEE 2026 con la nuova franchigia casa

    Caso 3: ISEE 43.000 euro, mai fatta domanda

    Scenario. Caio e Caia hanno un figlio di 2 anni (nato 2023) al nido comunale con retta di 320 euro. ISEE 2025: 43.000 euro. Non hanno mai chiesto il bonus ritenendo di non averne diritto.

    Come si legge in pratica. Primo errore da correggere: il bonus spetta anche sopra i 40.000 euro di ISEE, in misura di 1.500 euro annui (circa 136 euro al mese). Secondo punto: la famiglia è proprietaria della casa, e con la franchigia a 91.500 euro l’ISEE 2026 ricalcolato potrebbe scendere sotto i 40.000 euro, facendo salire il bonus a 2.500 euro annui. Conviene presentare la DSU 2026, poi la domanda di bonus con le ricevute della retta.

    Riepilogo Caso 3

    • ISEE 43.000: bonus comunque spettante, 1.500 euro annui
    • Con DSU 2026 e franchigia casa: possibile discesa sotto 40.000 e fascia da 2.500 euro
    • Retta 320 euro: sopra il rimborso mensile in entrambe le fasce, quindi rimborso pieno di fascia
    • Domanda: mai presentata, va fatta sul portale INPS
    • Anche il nido pubblico dà diritto al bonus per la quota di retta pagata

    Quando conviene una verifica

    Un CAF o un patronato può ricalcolare l’ISEE 2026 con le nuove regole del comma 208 e presentare la domanda di bonus nido con la documentazione corretta.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quanto rimborsa il bonus nido 2026 con ISEE di 35.000 euro?

    2.500 euro annui per i bambini nati prima del 2024 e 3.600 euro annui per i nati dal 1° gennaio 2024 (circolare INPS n. 29/2026). Il rimborso è mensile, per un massimo di 11 mensilità, e non può superare la retta effettivamente pagata.

    Il bonus nido spetta anche con ISEE sopra 40.000 euro o senza ISEE?

    Sì: in entrambi i casi spetta l’importo minimo di 1.500 euro annui. Non esiste una soglia ISEE che esclude dal bonus. Presentando l’ISEE in un secondo momento, la fascia più alta si applica solo dalle mensilità successive.

    La soglia di 91.500 euro della Legge di Bilancio 2026 riguarda il bonus nido?

    Sì, ma non come soglia di accesso: è la nuova franchigia sull’abitazione principale nel calcolo del patrimonio ISEE. Abbassa l’ISEE delle famiglie proprietarie della casa e può quindi far salire il bonus alla fascia superiore.

    La domanda va rifatta ogni anno?

    No: dal 2026 la domanda accolta resta valida fino al mese di agosto dell’anno in cui il bambino compie 3 anni. Vanno però caricate le ricevute delle rette e presentata la DSU aggiornata ogni anno per la fascia corretta.

    Bonus nido e detrazione IRPEF per le rette sono cumulabili?

    No, sugli stessi importi: le spese rimborsate dal bonus non possono essere portate anche in detrazione al 19% (massimale 632 euro per figlio). La detrazione resta possibile solo sull’eventuale quota di retta non coperta dal bonus.

    Da leggere insieme

  • Art. 169 TUEL – Piano esecutivo di gestione

    Art. 169 TUEL – Articolo 169

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. La giunta delibera il piano esecutivo di gestione (PEG) entro venti giorni dall’approvazione del bilancio di previsione, in termini di competenza . Con riferimento al primo esercizio il PEG è redatto anche in termini di cassa. Il PEG è riferito ai medesimi esercizi considerati nel bilancio, individua gli obiettivi della gestione ed affida gli stessi, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi.

    2. Nel PEG le entrate sono articolate in titoli, tipologie, categorie, capitoli, ed eventualmente in articoli, secondo il rispettivo oggetto. Le spese sono articolate in missioni, programmi, titoli, macroaggregati, capitoli ed eventualmente in articoli. I capitoli costituiscono le unità elementari ai fini della gestione e della rendicontazione, e sono raccordati al quarto livello del piano dei conti finanziario di cui all’art. 157.

    3. L’applicazione dei commi 1 e 2 del presente articolo è facoltativa per gli enti locali con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, fermo restando l’obbligo di rilevare unitariamente i fatti gestionali secondo la struttura del piano dei conti di cui all’art. 157, comma 1-bis.

    3-bis. Il PEG è deliberato in coerenza con il bilancio di previsione e con il documento unico di programmazione. Al PEG è allegato il prospetto concernente la ripartizione delle tipologie in categorie e dei programmi in macroaggregati, secondo lo schema di cui all’allegato n. 8 al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni. PERIODO SOPPRESSO DAL D.P.R. 24 GIUGNO 2022, N. 81 .

  • Art. 205 Cod. Amb. – misure per incrementare la raccolta differenziata

    Art. 205 Cod. Amb. – misure per incrementare la raccolta differenziata

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fatto salvo quanto previsto al comma 1-bis, in ogni ambito territoriale ottimale, se costituito, ovvero in ogni comune deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti: a) almeno il trentacinque per cento entro il 31 dicembre 2006; b) almeno il quarantacinque per cento entro il 31 dicembre 2008; c) almeno il sessantacinque per cento entro il 31 dicembre

    2012. 1-bis. Nel caso in cui, dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico, non sia realizzabile raggiungere gli obiettivi di cui al comma 1, il comune può richiedere al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare una deroga al rispetto degli obblighi di cui al medesimo comma

    1. Verificata la sussistenza dei requisiti stabiliti al primo periodo, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può autorizzare la predetta deroga, previa stipula senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica di un accordo di programma tra Ministero, regione ed enti locali interessati, che stabilisca: a) le modalità attraverso le quali il comune richiedente intende conseguire gli obiettivi di cui all’articolo 181, comma

    1. Le predette modalità possono consistere in compensazioni con gli obiettivi raggiunti in altri comuni; b) la destinazione a recupero di energia della quota di rifiuti indifferenziati che residua dalla raccolta differenziata e dei rifiuti derivanti da impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati, qualora non destinati al recupero di materia; c) la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, da destinare al riciclo, che il comune richiedente si obbliga ad effettuare.

    1-ter. L’accordo di programma di cui al comma precedente può stabilire obblighi, in linea con le disposizioni vigenti, per il comune richiedente finalizzati al perseguimento delle finalità di cui alla parte quarta, titolo I, del presente decreto nonché stabilire modalità di accertamento dell’adempimento degli obblighi assunti nell’ambito dell’accordo di programma e prevedere una disciplina per l’eventuale inadempimento. I piani regionali si conformano a quanto previsto dagli accordi di programma di cui al presente articolo.

    2. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 16 GENNAIO 2008, N. 4 .

    3. Nel caso in cui, a livello di ambito territoriale ottimale se costituito, ovvero in ogni comune, non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti dal presente articolo, è applicata un’addizionale del 20 per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali previste dal comma 1 sulla base delle quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli comuni.

    3-bis. Al fine di favorire la raccolta differenziata di rifiuti urbani, la misura del tributo di cui all’ articolo 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 , è modulata in base alla quota percentuale di superamento del livello di raccolta differenziata (RD), fatto salvo l’ammontare minimo fissato dal comma 29 dell’articolo 3 della medesima legge n. 549 del 1995 , secondo la tabella seguente: Superamento del livello di RD rispetto alla normativa statale Riduzione del tributo da 0,01 per cento fino alla percentuale inferiore al 10 per cento 30 per cento 10 per cento 15 per cento 20 per cento 25 per cento 40 per cento 50 per cento 60 per cento 70 per cento

    3-ter. Per la determinazione del tributo si assume come riferimento il valore di RD raggiunto nell’anno precedente. Il grado di efficienza della RD è calcolato annualmente sulla base dei dati relativi a ciascun comune.

    3-quater. La regione, avvalendosi del supporto tecnico-scientifico del gestore del catasto regionale dei rifiuti o di altro organismo pubblico che già svolge tale attività, definisce, con apposita deliberazione, il metodo standard per calcolare e verificare le percentuali di RD dei rifiuti solidi urbani raggiunte in ogni comune, sulla base di linee guida definite, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La regione individua i formati, i termini e le modalità di rilevamento e trasmissione dei dati che i comuni sono tenuti a comunicare ai fini della certificazione della percentuale di RD raggiunta, nonché le modalità di eventuale compensazione o di conguaglio dei versamenti effettuati in rapporto alle percentuali da applicare.

    3-quinquies. La trasmissione dei dati di cui al comma 3-quater è effettuata annualmente dai comuni attraverso l’adesione al sistema informatizzato adottato per la tenuta del catasto regionale dei rifiuti. L’omessa, incompleta o inesatta trasmissione dei dati determina l’esclusione del comune dall’applicazione della modulazione del tributo di cui al comma

    3-bis. 3-sexies. L’ARPA o l’organismo di cui al comma 3-quater provvede alla validazione dei dati raccolti e alla loro trasmissione alla regione, che stabilisce annualmente il livello di RD relativo a ciascun comune e a ciascun ambito territoriale ottimale, ai fini dell’applicazione del tributo.

    3-septies. L’addizionale di cui al comma 3 non si applica ai comuni che hanno ottenuto la deroga di cui al comma 1-bis oppure che hanno conseguito nell’anno di riferimento una produzione pro capite di rifiuti, come risultante dai dati forniti dal catasto regionale dei rifiuti, inferiore di almeno il 30 per cento rispetto a quella media dell’ambito territoriale ottimale di appartenenza, anche a seguito dell’attivazione di interventi di prevenzione della produzione di rifiuti.

    3-octies. L’addizionale di cui al comma 3 è dovuta alle regioni e affluisce in un apposito fondo regionale destinato a finanziare gli interventi di prevenzione della produzione di rifiuti previsti dai piani regionali di cui all’articolo 199, gli incentivi per l’acquisto di prodotti e materiali riciclati di cui agli articoli 206-quater e 206-quinquies, il cofinanziamento degli impianti e attività di informazione ai cittadini in materia di prevenzione e di raccolta differenziata.

    4. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , vengono stabilite la metodologia e i criteri di calcolo delle percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonché la nuova determinazione del coefficiente di correzione di cui all’ articolo 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 , in relazione al conseguimento degli obiettivi di cui ai commi 1 e

    2. 5. Sino all’emanazione del decreto di cui al comma 4 continua ad applicarsi la disciplina attuativa di cui all’ articolo 3, commi da 24 a 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 .

    6. Fatti salvi gli obiettivi indicati all’articolo 181, comma 1, lettera a), la cui realizzazione è valutata secondo la metodologia scelta dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi della decisione 2011/753/UE della Commissione, del 18 novembre 2011 , le regioni tramite apposita legge, e previa intesa con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, possono indicare maggiori obiettivi di riciclo e recupero.

    6-bis. I rifiuti raccolti in modo differenziato non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali che ne possano compromettere le operazioni di preparazione per il riutilizzo, di riciclaggio e di altre operazioni di recupero e non sono inceneriti, ad eccezione dei rifiuti derivanti da successive operazioni di trattamento dei rifiuti raccolti separatamente per i quali l’incenerimento produca il miglior risultato ambientale conformemente all’articolo 179 .

    6-ter. Alla disposizione di cui al comma 6-bis si può derogare nel caso di raccolta congiunta di più materiali purché ciò sia economicamente sostenibile e non pregiudichi la possibilità che siano preparati per il riutilizzo, il riciclaggio e altre operazioni di recupero e offra, al termine di tali operazioni, un risultato di qualità comparabile a quello ottenuto mediante la raccolta differenziata delle singole frazioni.

    6-quater. La raccolta differenziata è effettuata almeno per la carta, i metalli, la plastica, il vetro, ove possibile per il legno, nonché per i tessili entro il 1° gennaio 2022; per i rifiuti organici; per imballaggi, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di pile e accumulatori, rifiuti ingombranti ivi compresi materassi e mobili.

    6-quinquies. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare promuove, previa consultazione con le associazioni di categoria, la demolizione selettiva, onde consentire la rimozione e il trattamento sicuro delle sostanze pericolose e facilitare il riutilizzo e il riciclaggio di alta qualità, di quanto residua dalle attività di costruzione e demolizione tramite la rimozione selettiva dei materiali, nonché garantire l’istituzione di sistemi di selezione dei rifiuti da costruzione e demolizione almeno per legno, frazioni minerali (cemento, mattoni, piastrelle e ceramica, pietre), metalli, vetro, plastica e gesso.

  • Art. 184 octies CPI – Estinzione della procedura di decadenza o nullità

    Art. 184 Octies CPI – Estinzione della procedura di decadenza o nullità

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. La procedura di decadenza o nullità si estingue: a) se il marchio sul quale si fonda l’istanza è stato dichiarato nullo o decaduto con sentenza passata in giudicato o con un provvedimento inoppugnabile; b) se la rinuncia all’istanza di decadenza o nullità è accettata, senza riserve o condizioni, dalle parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione; c) se la domanda o la registrazione, oggetto dell’istanza di decadenza o nullità, è ritirata , rinunciata o rigettata con provvedimento inoppugnabile per i prodotti e servizi controversi; d) se non è presentata istanza di prosecuzione nei casi di cui all’articolo 184-bis, comma 10, ultimo periodo, e di cui all’articolo 184-septies, comma 2, secondo periodo; e) se la domanda di protezione della denominazione di origine o della indicazione geografica sulla quale si fonda l’istanza di nullità è ritirata o rigettata; f) se la denominazione di origine protetta o l’indicazione geografica protetta o la specialità tradizionale garantita, sulla quale si fonda la domanda di nullità, è cancellata; g) se è venuto meno l’interesse ad agire.

  • Art. 168 TUEL – Servizi per conto di terzi e le partite di giro

    Art. 168 TUEL – Articolo 168

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Le entrate e le spese relative ai servizi per conto di terzi e le partite di giro , … che costituiscono al tempo stesso un debito ed un credito per l’ente, comprendono le transazioni poste in essere per conto di altri soggetti, in assenza di qualsiasi discrezionalità come individuate dal principio applicato della contabilità finanziaria di cui all’allegato n. 4/2 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni. 83

    2. Le partite di giro riguardano le operazioni effettuate come sostituto di imposta, per la gestione dei fondi economali e le altre operazioni previste nel principio applicato della contabilità finanziaria di cui all’allegato n. 4/2 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni.

    2-bis. Le previsioni e gli accertamenti d’entrata riguardanti i servizi per conto di terzi e le partite di giro conservano l’equivalenza con le corrispondenti previsioni e impegni di spesa, e viceversa. A tal fine, le obbligazioni giuridicamente perfezionate attive e passive che danno luogo ad entrate e spese riguardanti tali operazioni sono registrate e imputate all’esercizio in cui l’obbligazione è perfezionata, in deroga al principio contabile generale n. 16.

    2-ter. Non comportando discrezionalità e autonomia decisionale, gli stanziamenti riguardanti le operazioni per conto di terzi e le partite di giro non hanno natura autorizzatoria.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.