Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 184 quinquies CPI – (Prova d’uso)

    Art. 184 Quinquies CPI – (Prova d’uso)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Nei procedimenti per la dichiarazione di nullità basata su un marchio d’impresa registrato con una data di deposito o di priorità anteriore ai sensi dell’articolo 184-bis, comma 3, lettera b), su istanza del titolare del marchio d’impresa posteriore, il titolare del marchio d’impresa anteriore fornisce la prova che, nel corso dei cinque anni precedenti la data di presentazione della domanda di dichiarazione di nullità, il marchio d’impresa anteriore è stato oggetto di uso effettivo a norma dell’articolo 24 per i prodotti o i servizi per i quali è stato registrato e su cui si fonda la domanda, o che sussistono motivi legittimi per il suo mancato uso, a condizione che la procedura di registrazione del marchio anteriore, alla data di presentazione della domanda di dichiarazione di nullità, fosse conclusa da almeno cinque anni.

    2. Qualora, alla data di deposito o di priorità del marchio d’impresa posteriore, il termine di cinque anni durante il quale il marchio d’impresa anteriore doveva essere oggetto di uso effettivo, sia scaduto, il titolare del marchio d’impresa anteriore, oltre alla prova a norma del comma 1, fornisce la prova che il marchio è stato oggetto di uso effettivo nel corso del termine dei cinque anni precedenti la data di deposito o di priorità, o che sussistevano motivi legittimi per il suo mancato uso.

    3. In mancanza delle prove di cui ai commi 1 e 2, da fornire entro sessanta giorni dalla data di comunicazione dell’istanza da parte dell’Ufficio italiano brevetti e marchi, la domanda di nullità sulla base di un marchio anteriore è respinta.

    4. Se il marchio d’impresa anteriore è stato usato conformemente all’articolo 24 solo per una parte dei prodotti o dei servizi per i quali è stato registrato, ai fini dell’esame della domanda di nullità si intende registrato soltanto per tale parte dei prodotti o servizi.

    5. I commi da 1 a 4 del presente articolo si applicano anche nel caso in cui il marchio d’impresa anteriore sia un marchio UE. In tal caso, l’uso effettivo del marchio UE è determinato a norma dell’ articolo 18 del regolamento (UE) 2017/1001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017 .

    6. L’istanza del titolare del marchio d’impresa posteriore per ottenere la prova dell’uso effettivo del marchio anteriore, di cui al comma 1, deve essere presentata entro il termine assegnato dall’Ufficio italiano brevetti e marchi ai sensi dell’articolo 184-quater, comma 1

  • Art. 165 TUEL – Struttura del bilancio

    Art. 165 TUEL – Articolo 165

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il bilancio di previsione finanziario è composto da due parti, relative rispettivamente all’entrata ed alla spesa ed è redatto secondo lo schema previsto dall’allegato n. 9 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni. 83

    2. Le previsioni di entrata del bilancio di previsione sono classificate, secondo le modalità indicate all’ art. 15 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , in:

    a) titoli, definiti secondo la fonte di provenienza delle entrate;

    b) tipologie, definite in base alla natura delle entrate, nell’ambito di ciascuna fonte di provenienza.

    3. Ai fini della gestione, nel Piano esecutivo di gestione, le tipologie sono ripartite in categorie, in capitoli ed eventualmente in articoli. Le categorie di entrata degli enti locali sono individuate nell’elenco di cui all’allegato n. 13/2 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni. Nell’ambito delle categorie è data separata evidenza delle eventuali quote di entrata non ricorrente. La Giunta, contestualmente alla proposta di bilancio, trasmette, a fini conoscitivi, la proposta di articolazione delle tipologie in categorie.

    4. Le previsioni di spesa del bilancio di previsione sono classificate secondo le modalità indicate all’ art. 14 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 in:

    a) missioni, che rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi strategici perseguiti dagli enti locali, utilizzando risorse finanziarie, umane e strumentali ad esse destinate;

    b) programmi, che rappresentano gli aggregati omogenei di attività volte a perseguire gli obiettivi definiti nell’ambito delle missioni. I programmi sono ripartiti in titoli e sono raccordati alla relativa codificazione COFOG di secondo livello (Gruppi), secondo le corrispondenze individuate nel glossario, di cui al comma 3-ter dell’art. 14, che costituisce parte integrante dell’allegato n. 14.

    5. Ai fini della gestione, nel Piano esecutivo di gestione, i programmi sono ripartiti in titoli, macroaggregati, capitoli ed eventualmente in articoli. I macroaggregati di spesa degli enti locali sono individuati nell’elenco di cui all’allegato n. 14 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni. La Giunta, contestualmente alla proposta di bilancio trasmette, a fini conoscitivi, la proposta di articolazione dei programmi in macroaggregati.

    6. Il bilancio di previsione finanziario indica, per ciascuna unità di voto:

    a) l’ammontare presunto dei residui attivi o passivi alla chiusura dell’esercizio precedente a quello cui il bilancio si riferisce;

    b) l’ammontare delle previsioni di competenza e di cassa definitive dell’anno precedente a quello cui si riferisce il bilancio;

    c) l’ammontare degli accertamenti e degli impegni che si prevede di imputare in ciascuno degli esercizi cui il bilancio si riferisce, nel rispetto del principio della competenza finanziaria;

    d) l’ammontare delle entrate che si prevede di riscuotere o delle spese di cui si autorizza il pagamento nel primo esercizio considerato nel bilancio, senza distinzioni fra riscossioni e pagamenti in conto competenza e in conto residui.

    7. In bilancio, prima di tutte le entrate e le spese, sono iscritti:

    a) in entrata gli importi relativi al fondo pluriennale vincolato di parte corrente e al fondo pluriennale vincolato in c/capitale;

    b) in entrata del primo esercizio gli importi relativi all’utilizzo dell’avanzo di amministrazione presunto, nei casi individuati dall’art. 187, commi 3 e 3-bis, con l’indicazione della quota vincolata del risultato di amministrazione utilizzata anticipatamente;

    c) in uscita l’importo del disavanzo di amministrazione presunto al 31 dicembre dell’esercizio precedente cui il bilancio si riferisce. Il disavanzo di amministrazione presunto può essere iscritto nella spesa degli esercizi successivi secondo le modalità previste dall’art. 188;

    d) in entrata del primo esercizio il fondo di cassa presunto dell’esercizio precedente.

    8. In bilancio, gli stanziamenti di competenza relativi alla spesa di cui al comma 6, lettere b) e c), individuano:

    a) la quota che è già stata impegnata negli esercizi precedenti con imputazione all’esercizio cui si riferisce il bilancio;

    b) la quota di competenza costituita dal fondo pluriennale vincolato, destinata alla copertura degli impegni che sono stati assunti negli esercizi precedenti con imputazione agli esercizi successivi e degli impegni che si prevede di assumere nell’esercizio con imputazione agli esercizi successivi. Con riferimento a tale quota non è possibile impegnare e pagare con imputazione all’esercizio cui lo stanziamento si riferisce. Agli stanziamenti di spesa riguardanti il fondo pluriennale vincolato è attribuito il codice della missione e del programma di spesa cui il fondo si riferisce e il codice del piano dei conti relativo al fondo pluriennale vincolato.

    9. I bilanci di previsione degli enti locali recepiscono, per quanto non contrasta con la normativa del presente testo unico, le norme recate dalle leggi delle rispettive regioni di appartenenza riguardanti le entrate e le spese relative a funzioni delegate, al fine di consentire la possibilità del controllo regionale sulla destinazione dei fondi assegnati agli enti locali e l’omogeneità delle classificazioni di dette spese nei bilanci di previsione degli enti rispetto a quelle contenute nei rispettivi bilanci di previsione regionali. Le entrate e le spese per le funzioni delegate dalle regioni non possono essere collocate tra i servizi per conto di terzi nei bilanci di previsione degli enti locali.

    10. Il bilancio di previsione si conclude con più quadri riepilogativi, secondo gli schemi previsti dall’allegato n. 9 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni.

    11. Formano oggetto di specifica approvazione del consiglio le previsioni di cui al comma 6, lettere c) e d), per ogni unità di voto, e le previsioni del comma 7.

    12. COMMA NON PIÙ PREVISTO DAL D.LGS. 23 GIUGNO 2011, N. 118 COME MODIFICATO DAL D.LGS. 10 AGOSTO 2014, N. 126 . 83

    13. COMMA NON PIÙ PREVISTO DAL D.LGS. 23 GIUGNO 2011, N. 118 COME MODIFICATO DAL D.LGS. 10 AGOSTO 2014, N. 126 . 83

    14. COMMA NON PIÙ PREVISTO DAL D.LGS. 23 GIUGNO 2011, N. 118 COME MODIFICATO DAL D.LGS. 10 AGOSTO 2014, N. 126 . 83

  • Art. 164 TUEL – Caratteristiche del bilancio

    Art. 164 TUEL – Articolo 164

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. L’unità di voto del bilancio per l’entrata è la tipologia e per la spesa è il programma, articolato in titoli.

    2. Il bilancio di previsione finanziario ha carattere autorizzatorio, costituendo limite, per ciascuno degli esercizi considerati:

    a) agli accertamenti e agli incassi riguardanti le accensioni di prestiti;

    b) agli impegni e ai pagamenti di spesa. Non comportano limiti alla gestione le previsioni riguardanti i rimborsi delle anticipazioni di tesoreria e le partite di giro.

  • Art. 184 ter CPI – (Legittimazione all’istanza di decadenza o nullità)

    Art. 184 Ter CPI – (Legittimazione all’istanza di decadenza o nullità)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Sono legittimati a presentare un’istanza di decadenza o di nullità: a) nei casi di cui ai commi 2 e 3, lettera a), dell’articolo 184-bis, qualunque interessato; b) nel caso di cui al comma 3, lettera b), dell’articolo 184-bis, il titolare di un marchio d’impresa anteriore o la persona autorizzata dalla legge a esercitare i diritti conferiti da una denominazione di origine o un’indicazione geografica protetta; c) nel caso di cui al comma 3, lettera c), dell’articolo 184-bis, il titolare di marchio d’impresa interessato

  • Art. 163 TUEL – Esercizio provvisorio e gestione provvisoria

    Art. 163 TUEL – Articolo 163

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Se il bilancio di previsione non è approvato dal Consiglio entro il 31 dicembre dell’anno precedente, la gestione finanziaria dell’ente si svolge nel rispetto dei principi applicati della contabilità finanziaria riguardanti l’esercizio provvisorio o la gestione provvisoria.Nel corso dell’esercizio provvisorio o della gestione provvisoria, gli enti gestiscono gli stanziamenti di competenza previsti nell’ultimo bilancio approvato per l’esercizio cui si riferisce la gestione o l’esercizio provvisorio, ed effettuano i pagamenti entro i limiti determinati dalla somma dei residui al 31 dicembre dell’anno precedente e degli stanziamenti di competenza al netto del fondo pluriennale vincolato.

    2. Nel caso in cui il bilancio di esercizio non sia approvato entro il 31 dicembre e non sia stato autorizzato l’esercizio provvisorio, o il bilancio non sia stato approvato entro i termini previsti ai sensi del comma 3, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato per l’esercizio cui si riferisce la gestione provvisoria. Nel corso della gestione provvisoria l’ente può assumere solo obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi, quelle tassativamente regolate dalla legge e quelle necessarie ad evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente. Nel corso della gestione provvisoria l’ente può disporre pagamenti solo per l’assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, per le spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse, ed, in particolare, per le sole operazioni necessarie ad evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente.

    3. L’esercizio provvisorio è autorizzato con legge o con decreto del Ministro dell’interno che, ai sensi di quanto previsto dall’art. 151, primo comma, differisce il termine di approvazione del bilancio, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomia locale, in presenza di motivate esigenze. Nel corso dell’esercizio provvisorio non è consentito il ricorso all’indebitamento e gli enti possono impegnare solo spese correnti, le eventuali spese correlate riguardanti le partite di giro, lavori pubblici di somma urgenza o altri interventi di somma urgenza. Nel corso dell’esercizio provvisorio è consentito il ricorso all’anticipazione di tesoreria di cui all’art. 222. 145

    4. COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 AGOSTO 2020, N. 104 .

    5. 5. Nel corso dell’esercizio provvisorio, gli enti possono impegnare mensilmente,unitamente alla quota dei dodicesimi non utilizzata nei mesi precedenti, per ciascun programma, le spese di cui al comma 3, per importi non superiori ad un dodicesimo degli stanziamenti del secondo esercizio del bilancio di previsione deliberato l’anno precedente, ridotti delle somme già impegnate negli esercizi precedenti e dell’importo accantonato al fondo pluriennale vincolato, con l’esclusione delle spese: a) tassativamente regolate dalla legge; b) non suscettibili di pagamento frazionato in dodicesimi; c) a carattere continuativo necessarie per garantire il mantenimento del livello qualitativo e quantitativo dei servizi esistenti, impegnate a seguito della scadenza dei relativi contratti.

    6. COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 AGOSTO 2020, N. 104 .

    7. Nel corso dell’esercizio provvisorio, sono consentite le variazioni di bilancio previste dall’art. 187, comma 3-quinquies, quelle riguardanti le variazioni del fondo pluriennale vincolato, quelle necessarie alla reimputazione agli esercizi in cui sono esigibili, di obbligazioni riguardanti entrate vincolate già assunte, e delle spese correlate, nei casi in cui anche la spesa è oggetto di reimputazione l’eventuale aggiornamento delle spese già impegnate. Tali variazioni rilevano solo ai fini della gestione dei dodicesimi.

  • APE sociale 2026: quali lavori gravosi danno diritto all’anticipo? esempi

    In sintesi

    • Le professioni tutelate sono tassativamente quelle dell’Allegato B alla L. 205/2017
    • Occorre svolgere quella professione gravosa da almeno 7 anni negli ultimi 10 oppure 6 negli ultimi 7
    • L’anzianità contributiva minima richiesta è di 30 anni in entrambi i percorsi
    • I lavoratori usuranti ex D.Lgs. 67/2011 accedono tramite il percorso b) del comma 187
    • Il trattamento percepito è reddito assimilato a lavoro dipendente ai fini IRPEF (art. 49 TUIR)

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 187 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 30 dicembre 2025, estende l’APE sociale ai lavoratori dipendenti in professioni elencate nell’Allegato B alla L. 205/2017 con almeno 7 anni negli ultimi 10 (o 6 negli ultimi 7) in quelle mansioni, e almeno 30 anni di contributi; nonché ai lavoratori usuranti ex D.Lgs. 67/2011 con pari anzianità contributiva.

    Approfondimento normativo completo: Comma 187 LB 2026: APE sociale per lavori gravosi e usuranti.

    Chi può accedere all'APE sociale 2026 per lavori gravosi

    Il comma 187 della legge di bilancio 2026 individua due categorie distinte di lavoratori che possono accedere alla pensione anticipata tramite APE sociale. La prima riguarda i dipendenti che svolgono professioni elencate nell’Allegato B alla legge 27 dicembre 2017, n. 205: si tratta di un elenco tassativo, che non ammette estensioni per analogia.

    Per rientrare nel percorso a), non basta essere iscritti a una di quelle professioni: occorre dimostrare di aver svolto continuativamente quella specifica attività gravosa per almeno sette anni negli ultimi dieci, oppure per almeno sei anni negli ultimi sette immediatamente precedenti il pensionamento. Il requisito esprime la ratio di tutelare chi è stato effettivamente e durevolmente esposto alla fatica e al rischio di quelle mansioni.

    La seconda categoria, il percorso b), è riservata ai lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti disciplinate dal D.Lgs. 21 aprile 2011, n. 67 (i cosiddetti ‘usuranti’). Anche questi lavoratori devono soddisfare le condizioni dei commi 2 e 3 dell’articolo 1 del D.Lgs. 67/2011 e possedere almeno 30 anni di anzianità contributiva. In entrambi i percorsi, il requisito contributivo è identico.

    Cosa verificare prima di presentare domanda

    • Verificare che la propria mansione figuri nell’Allegato B alla L. 205/2017 o nel D.Lgs. 67/2011
    • Ricostruire la storia lavorativa degli ultimi 10 anni per calcolare gli anni nella mansione gravosa
    • Controllare il totale dei contributi versati: servono almeno 30 anni di anzianità contributiva
    • Accertare che il rapporto sia di lavoro subordinato ai sensi dell’art. 2094 c.c.
    • Verificare l’applicazione della tassazione IRPEF sul trattamento (art. 49 e 51 TUIR)

    Caso 1: Tizio, operatore ecologico con 32 anni di contributi

    Scenario. Tizio ha 62 anni e lavora come operatore ecologico (raccolta rifiuti urbani) da 18 anni alle dipendenze di un ente locale. Negli ultimi 10 anni ha svolto esclusivamente quella mansione, maturando 32 anni complessivi di contributi previdenziali. La professione di operatore ecologico addetto alla raccolta rifiuti rientra nell’Allegato B alla L. 205/2017. Tizio si chiede se possa accedere all’APE sociale 2026.

    Come si legge in pratica. Tizio soddisfa entrambe le condizioni del percorso a) del comma 187. Primo requisito mansione gravosa: negli ultimi 10 anni ha svolto continuativamente la mansione di operatore ecologico per tutti e 10 gli anni, superando la soglia di 7 anni su 10 richiesta dalla norma. Secondo requisito contributivo: con 32 anni di contributi supera la soglia minima di 30 anni. Il rapporto è di lavoro subordinato ex art. 2094 c.c., condizione necessaria per accedere alla misura. Il trattamento sarà tassato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 49, comma 2, lett. a), TUIR. Tizio può dunque presentare domanda di APE sociale.

    Riepilogo Caso 1

    • Professione: operatore ecologico (raccolta rifiuti) – presente in Allegato B L. 205/2017
    • Anni nella mansione gravosa negli ultimi 10: 10 su 10 (soglia: 7 su 10) – SUPERATA
    • Anzianità contributiva: 32 anni (soglia: 30 anni) – SUPERATA
    • Rapporto di lavoro: subordinato ex art. 2094 c.c. – CONFORME
    • Esito: accesso all’APE sociale 2026 ammissibile, salvo verifica INPS in sede istruttoria

    Caso 2: Caia, infermiera con carriera mista

    Scenario. Caia ha 63 anni e lavora come infermiera in una struttura privata accreditata. Negli ultimi 10 anni ha svolto la mansione infermieristica per 8 anni, mentre per 2 anni ha ricoperto un ruolo amministrativo all’interno della stessa struttura, senza contatto diretto con i pazienti. Possiede 31 anni di contributi complessivi. L’infermiere professionale è incluso nell’Allegato B alla L. 205/2017.

    Come si legge in pratica. Il comma 187 richiede che la mansione gravosa sia svolta ‘al momento del pensionamento’ da almeno 7 anni negli ultimi 10. Caia conta 8 anni nella mansione infermieristica negli ultimi 10: la soglia di 7 su 10 è superata. Il fatto che negli altri 2 anni abbia ricoperto un ruolo diverso non preclude il diritto, poiché la norma non richiede svolgimento esclusivo ma indica una durata minima. Il requisito contributivo di 31 anni supera la soglia di 30. È tuttavia necessario che al momento del pensionamento Caia svolga effettivamente la mansione infermieristica, come richiede la lettera della norma. Se al momento della domanda ricopre ancora il ruolo amministrativo, l’accesso potrebbe essere negato: occorre un’attenta verifica della posizione attuale.

    Riepilogo Caso 2

    • Professione: infermiera professionale – presente in Allegato B L. 205/2017
    • Anni nella mansione gravosa negli ultimi 10: 8 su 10 (soglia: 7 su 10) – SUPERATA
    • Anzianità contributiva: 31 anni (soglia: 30 anni) – SUPERATA
    • Condizione critica: svolgimento della mansione ‘al momento del pensionamento’ da verificare
    • Esito: ammissibile in linea di principio, subordinato alla verifica della mansione attuale

    Caso 3: Sempronio, lavoratore usurante ex D.Lgs. 67/2011

    Scenario. Sempronio ha 61 anni e lavora da 25 anni come gruista su cantiere edile, mansione che rientra tra le lavorazioni particolarmente faticose e pesanti ai sensi del D.Lgs. 21 aprile 2011, n. 67. Ha maturato 29 anni di contributi complessivi. Si chiede se possa accedere all’APE sociale 2026 tramite il percorso riservato agli usuranti.

    Come si legge in pratica. Il percorso b) del comma 187 si applica ai lavoratori che soddisfano le condizioni dei commi 2 e 3 dell’art. 1 del D.Lgs. 67/2011 e possiedono almeno 30 anni di anzianità contributiva. Sempronio conta 29 anni di contributi, inferiore alla soglia minima di 30 anni richiesta dalla norma. L’anno mancante non può essere compensato con altri elementi: il requisito contributivo è tassativo e non derogabile. Sempronio non può accedere all’APE sociale 2026 nella situazione attuale. Potrà rivalutare la domanda una volta raggiunti i 30 anni di contributi, verificando contestualmente il mantenimento degli altri requisiti previsti dal D.Lgs. 67/2011 e la persistenza della condizione di usurante.

    Riepilogo Caso 3

    • Mansione: gruista su cantiere – potenzialmente usurante ex D.Lgs. 67/2011
    • Anzianità contributiva: 29 anni (soglia: 30 anni) – NON RAGGIUNTA
    • Condizioni D.Lgs. 67/2011: da verificare in sede INPS (commi 2 e 3 art. 1)
    • Requisito anagrafico: 61 anni – compatibile con la misura in astratto
    • Esito: accesso negato per contributi insufficienti; rivalutare al raggiungimento dei 30 anni

    Quando conviene una verifica

    Verifica la tua posizione contributiva con un esperto prima di presentare domanda all’INPS. Parla con un consulente previdenziale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Tutte le professioni faticose rientrano nell'APE sociale 2026?

    No. Il comma 187 della legge di bilancio 2026 tutela esclusivamente le professioni elencate nell’Allegato B alla L. 205/2017 (percorso a) e le lavorazioni usuranti disciplinate dal D.Lgs. 67/2011 (percorso b). Non esiste una clausola generale che copra ogni attività faticosa: se la mansione non figura in quegli elenchi tassativi, il diritto all’APE sociale per gravosità non sussiste, indipendentemente dall’onerosità oggettiva del lavoro svolto.

    Cosa significa 'al momento del pensionamento' nella norma?

    La locuzione indica che il lavoratore deve svolgere la mansione gravosa nel periodo immediatamente precedente la maturazione del diritto. Non è sufficiente averla svolta in passato se, al momento della domanda, si ricopre un ruolo diverso. Il comma 187 lega il beneficio alla condizione lavorativa attuale, a conferma che la tutela è orientata a chi è ancora esposto all’usura fisica di quelle mansioni al momento dell’uscita dal mercato del lavoro.

    I 30 anni di contributi possono includere contributi figurativi?

    Il comma 187 fa riferimento all’anzianità contributiva ‘pari ad almeno 30 anni’ senza escludere esplicitamente i contributi figurativi. In base ai principi generali del sistema previdenziale italiano, i contributi figurativi – quali quelli accreditati per maternità, malattia o cassa integrazione – concorrono ordinariamente al calcolo dell’anzianità contributiva, salvo disposizione contraria. La verifica puntuale spetta all’INPS in sede istruttoria.

    Il percorso a) e il percorso b) possono coesistere?

    I due percorsi del comma 187 sono alternativi e non cumulativi: il lavoratore accede tramite il percorso che soddisfa. Chi rientra sia nell’Allegato B alla L. 205/2017 sia nelle lavorazioni usuranti ex D.Lgs. 67/2011 può scegliere il percorso più favorevole alla propria situazione contributiva e lavorativa, ma non sommare i benefici di entrambi. In ogni caso il requisito contributivo di 30 anni è comune a entrambi i percorsi.

    Il trattamento APE sociale è soggetto a tassazione?

    Sì. Il comma 187 richiama gli articoli 49 e 51 del TUIR: il trattamento è qualificato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 49, comma 2, lett. a), TUIR, e la base imponibile IRPEF è determinata secondo le regole dell’art. 51 TUIR. Il beneficiario è quindi soggetto alle aliquote progressive IRPEF ordinarie, con applicazione delle detrazioni spettanti per redditi da pensione o da lavoro dipendente assimilato.

    Vedi anche: APE sociale, Lavori usuranti, Pensione anticipata e Quota 103, Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione ai superstiti e Pensione di vecchiaia.

  • Art. 184 bis CPI – Deposito dell’istanza di decadenza o nullità

    Art. 184 Bis CPI – Deposito dell’istanza di decadenza o nullità

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Fatta salva la proponibilità dell’azione davanti all’autorità giudiziaria ai sensi dell’articolo 120, i soggetti legittimati ai sensi dell’articolo 184-ter possono presentare istanza, scritta e motivata, all’Ufficio italiano brevetti e marchi per l’accertamento della decadenza o la dichiarazione di nullità di un marchio d’impresa registrato.

    2. Nei casi di cui al comma 1, la decadenza può essere fatta valere per i motivi di cui agli articoli 13, comma 4, 14, comma 2, lettera a) e

    24. 3. Nei casi di cui al comma 1, la nullità del marchio può essere chiesta per i seguenti motivi: a) il marchio d’impresa non avrebbe dovuto essere registrato in quanto non soddisfa i requisiti di cui agli articoli 7, 9, 10, commi 1 e 1-bis , 13, commi 1, 2 e 3, 14, comma 1, lettere a), b), c-bis), c-ter), c-quater), c-quinquies) e d); b) il marchio d’impresa non avrebbe dovuto essere registrato a causa dell’esistenza di un diritto anteriore ai sensi dell’articolo 12, comma 1, lettere c), d), e) ed f); c) la domanda di registrazione del marchio d’impresa è stata presentata dall’agente o dal rappresentante senza il consenso del titolare o un giustificato motivo.

    4. L’istanza di decadenza o di nullità, che può riguardare una sola registrazione di marchio, è ricevibile se redatta in lingua italiana e contiene a pena di inammissibilità: a) in relazione al marchio di cui si chiede la dichiarazione di decadenza o di nullità, l’identificazione del titolare, il numero e la data di registrazione; b) in relazione al diritto dell’istante, quando tale diritto sia requisito di legittimazione attiva ai sensi dell’articolo 184-ter, l’identificazione del marchio, della denominazione di origine, della indicazione geografica, della menzione tradizionale per vino, della specialità tradizionale garantita, della denominazione di varietà vegetale o di altro diritto esclusivo anteriore; c) i motivi su cui si fonda la domanda e, nel caso di cui al comma 3, lettera c), l’eventuale istanza di trasferimento a proprio nome dell’attestato di registrazione del marchio a far data dal momento del deposito.

    5. L’istanza di decadenza o di nullità contiene altresì, in relazione al marchio di cui si chiede la dichiarazione di decadenza o di nullità, l’indicazione dei prodotti ed i servizi contro cui è proposta l’istanza di decadenza o la nullità; in mancanza di tale indicazione l’istanza è considerata diretta contro tutti i prodotti o i servizi contemplati dal marchio impugnato.

    6. L’istanza di decadenza o di nullità si considera ritirata se non è comprovato il pagamento dei diritti di deposito delle domande di decadenza o nullità entro i termini e con le modalità stabiliti dal decreto di cui all’articolo

    226. 7. All’istanza di decadenza o di nullità sono allegati: a) i documenti a prova dei fatti addotti; b) la documentazione volta a dimostrare la legittimazione a presentare la domanda di decadenza o di nullità, ove necessaria; c) l’atto di nomina ai sensi dell’articolo 201, se è stato nominato un mandatario.

    8. L’istanza di decadenza o di nullità può essere presentata sulla base di uno o più diritti anteriori, a condizione che appartengano tutti allo stesso titolare. 8-bis. Il titolare di uno o più diritti anteriori che abbia preliminarmente domandato la nullità o la decadenza del marchio non può presentare, a pena di inammissibilità, un’altra domanda di nullità o di decadenza fondata su un altro dei diritti che avrebbe potuto far valere a sostegno della prima domanda

    9. L’istanza di decadenza o di nullità è improcedibile qualora, su una domanda con il medesimo oggetto, i medesimi fatti costitutivi e fra le stesse parti, sia stata pronunciata una decisione o sia pendente un procedimento dinanzi all’Ufficio italiano brevetti e marchi o all’autorità giudiziaria adita ai sensi dell’articolo

    122. 10. Fuori dal caso di cui al comma 9, qualora un’istanza di decadenza o di nullità sia presentata all’Ufficio italiano brevetti e marchi in pendenza di un procedimento, amministrativo o giudiziario, connesso per l’oggetto, la trattazione dell’istanza può essere sospesa fino a che il procedimento pendente sia definito con provvedimento amministrativo inoppugnabile o con sentenza passata in cosa giudicata. In tal caso l’istante può chiedere la prosecuzione del procedimento sospeso, con istanza da presentare all’Ufficio italiano brevetti e marchi entro il termine perentorio di tre mesi dalla inoppugnabilità del provvedimento adottato nel procedimento amministrativo connesso o dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce il processo connesso. In caso contrario, il procedimento sull’istanza di decadenza o di nullità si estingue.

    11. L’istanza di decadenza o di nullità è altresì improcedibile qualora sia stata presentata contestualmente ad una domanda, con il medesimo oggetto, i medesimi fatti costitutivi e fra le stesse parti, proposta davanti all’autorità giudiziaria adita ai sensi dell’articolo 122.

  • Ho un pignoramento in corso: la rottamazione quinquies lo blocca? caso pratico

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    In sintesi

    • La rottamazione quinquies sospende le procedure esecutive in corso dopo l’adesione.
    • Si pagano solo capitale e spese esecutive, senza sanzioni, interessi di mora e aggio.
    • I carichi definibili riguardano affidamenti dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.
    • Chi ha un giudizio pendente deve rinunciare al ricorso per accedere al beneficio.
    • Un solo passo omesso, come la mancata rinuncia ai giudizi, fa decadere l’agevolazione.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 85-97 della L. 199/2025 regolano la procedura della rottamazione-quinquies, prevedendo effetti sospensivi sulle azioni esecutive in corso una volta presentata la domanda e fino al pagamento delle rate.

    Approfondimento normativo completo: Commi 85-97 LB 2026: procedura operativa rottamazione-quinquies.

    Prima degli esempi: cosa prevede la norma sul pignoramento

    La rottamazione-quinquies, disciplinata dai commi 82-97 della Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199), consente di estinguere i carichi affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione (AdER) dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 versando il solo importo del capitale originario e le spese esecutive, con esclusione integrale di sanzioni, interessi di mora e aggio. Per chi si trova con un pignoramento attivo, il nodo cruciale e sapere quando l’adesione produce effetti sospensivi.

    I commi 85-97 costruiscono la procedura passo per passo. Il comma 85 obbliga AdER a mettere a disposizione, nell’area riservata del proprio sito, i dati sui carichi definibili: il debitore deve poter verificare cosa puo rottamare prima di impegnarsi. Solo dopo questa verifica e possibile presentare la domanda di adesione, il cui invio fa scattare gli effetti sospensivi sulle procedure esecutive in corso. La sospensione e condizionata: decade se il contribuente non rispetta la tabella dei pagamenti o omette atti processuali come la rinuncia ai giudizi pendenti (comma 87).

    Dal punto di vista pratico, chi subisce un pignoramento su stipendio, conto corrente o immobile deve agire tempestivamente: l’adesione non cancella automaticamente il pignoramento gia eseguito, ma ne sospende la prosecuzione. Il creditore procedente (AdER) in genere trasmette comunicazione al terzo pignorato una volta che la sospensione e efficace. I tempi tecnici dipendono dalle procedure interne di AdER, salvo provvedimenti attuativi specifici.

    Checklist per chi ha un pignoramento in corso

    • Verificare nell’area riservata AdER quali carichi rientrano nel perimetro 2000-2023;
    • Controllare se il pignoramento riguarda debiti definibili o anche carichi esclusi;
    • Presentare domanda di adesione entro la scadenza fissata dalla norma attuativa;
    • Rinunciare a eventuali giudizi o ricorsi pendenti sui medesimi carichi (comma 87);
    • Rispettare il piano di pagamento: una rata non pagata puo far rivivere l’esecuzione.

    Caso 1: pignoramento del quinto dello stipendio di Tizio

    Scenario. Tizio ha un debito da ruolo di 18.000 euro (capitale 14.000, sanzioni 3.000, aggio e interessi 1.000), affidato ad AdER nel 2019. Dal marzo 2025 AdER pignora un quinto del suo stipendio netto di 1.800 euro, trattenendo 360 euro al mese.

    Come si legge in pratica. Tizio aderisce alla rottamazione-quinquies: puo definire il debito pagando 14.000 euro di capitale piu le spese esecutive documentate, azzerando sanzioni, aggio e interessi. Presentata la domanda, la trattenuta mensile va sospesa in attesa del piano di rateizzazione. Se Tizio rispetta tutte le rate, il pignoramento si estingue definitivamente; se salta anche una sola rata, AdER riprende l’esecuzione.

    Documenti

    • Estratto ruolo aggiornato dall’area riservata AdER;
    • Buste paga degli ultimi 3 mesi per quantificare il quinto;
    • Atto di pignoramento notificato al datore di lavoro;
    • Modulo di adesione alla rottamazione (da portale AdER);
    • Eventuale atto di rinuncia al ricorso se pendente.

    Caso 2: pignoramento immobiliare di Caia

    Scenario. Caia e proprietaria di un appartamento su cui AdER ha iscritto ipoteca nel 2021 per un debito di 42.000 euro (capitale 28.000, sanzioni 9.000, interessi e aggio 5.000) relativo a cartelle del 2018.

    Come si legge in pratica. Il debito rientra nel perimetro della rottamazione-quinquies. Caia puo aderire e pagare solo i 28.000 euro di capitale piu le spese esecutive. La presentazione della domanda sospende la procedura di vendita forzata in corso; l’ipoteca resta iscritta fino all’estinzione del debito, ma l’asta viene bloccata. E essenziale che Caia non abbia giudizi pendenti sullo stesso debito, o che vi rinunci formalmente.

    Verifica

    • Visura ipotecaria aggiornata sull’immobile;
    • Cartelle notificate e data di affidamento ad AdER;
    • Stato della procedura esecutiva immobiliare (tribunale competente);
    • Eventuale avviso di vendita o decreto di trasferimento gia emesso;
    • Dichiarazione di rinuncia al ricorso se presente un giudizio in corso.

    Caso 3: pignoramento del conto corrente di Sempronio

    Scenario. Sempronio ha un conto corrente pignorato da AdER per un debito di 7.500 euro (capitale 5.200, sanzioni e interessi 2.300) relativo a contributi INPS non versati tra il 2015 e il 2020.

    Come si legge in pratica. Le cartelle contributive INPS rientrano generalmente nel perimetro della rottamazione-quinquies, salvo verifiche specifiche. Sempronio puo aderire e definire il debito per 5.200 euro di capitale piu le spese esecutive. Con la domanda presentata, l’ordine di pagamento al terzo pignorato (banca) dovrebbe essere sospeso; le somme gia accreditate ad AdER prima della sospensione non sono normalmente rimborsate ma imputate a debito.

    Azioni

    • Estratto dettagliato del ruolo con indicazione dell’ente creditore (INPS);
    • Atto di pignoramento del conto notificato alla banca;
    • Saldo del conto al momento del pignoramento e somme gia vincolate;
    • Ricevuta della domanda di adesione alla rottamazione;
    • Comunicazione AdER al terzo pignorato della sospensione.

    Quando conviene una verifica

    Ogni situazione esecutiva e diversa: prima di aderire, Consulta un esperto per valutare la tua situazione.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    La rottamazione quinquies blocca il pignoramento in corso?

    Si, in linea generale: la presentazione della domanda di adesione alla rottamazione-quinquies (commi 85-97, L. 199/2025) produce effetti sospensivi sulle procedure esecutive in corso relative ai carichi definibili (affidati dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2023). La sospensione rimane efficace finche il contribuente rispetta il piano di pagamento e adempie agli obblighi formali previsti, come la rinuncia ai giudizi pendenti.

    Quali debiti rientrano nella rottamazione quinquies?

    I carichi affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Occorre verificare caso per caso nell’area riservata AdER quali cartelle siano incluse, poiche la norma prevede alcune esclusioni oggettive.

    Cosa si paga con la rottamazione quinquies?

    Esclusivamente il capitale originario e le spese esecutive documentate gia sostenute da AdER. Sono invece azzerati sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione.

    Cosa succede se si salta una rata della rottamazione quinquies?

    Il mancato pagamento anche di una sola rata determina la decadenza dal beneficio, con conseguente riviviscenza dell’intero debito originario (comprensivo di sanzioni, interessi e aggio) e ripresa delle procedure esecutive sospese.

    Occorre rinunciare ai ricorsi per aderire alla rottamazione quinquies?

    Si: il comma 87 della L. 199/2025 prevede che, in presenza di giudizi pendenti sugli stessi carichi definibili, il contribuente debba rinunciare al ricorso come condizione per accedere al beneficio.

  • Art. 162 TUEL – Principi del bilancio

    Art. 162 TUEL – Articolo 162

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Gli enti locali deliberano annualmente il bilancio di previsione finanziario riferito ad almeno un triennio, comprendente le previsioni di competenza e di cassa del primo esercizio del periodo considerato e le previsioni di competenza degli esercizi successivi, osservando i principi contabili generali e applicati allegati al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , e successive modificazioni . 83

    2. Il totale delle entrate finanzia indistintamente il totale delle spese, salvo le eccezioni di legge.

    3. L’unità temporale della gestione è l’anno finanziario, che inizia il 1 gennaio e termina il 31 dicembre dello stesso anno; dopo tale termine non possono più effettuarsi accertamenti di entrate e impegni di spesa in conto dell’esercizio scaduto.

    4. Tutte le entrate sono iscritte in bilancio al lordo delle spese di riscossione a carico degli enti locali e di altre eventuali spese ad esse connesse. Parimenti tutte le spese sono iscritte in bilancio integralmente, senza alcuna riduzione delle correlative entrate. La gestione finanziaria è unica come il relativo bilancio di previsione: sono vietate le gestioni di entrate e di spese che non siano iscritte in bilancio.

    5. Il bilancio di previsione è redatto nel rispetto dei principi di veridicità ed attendibilità, sostenuti da analisi riferite ad un adeguato arco di tempo o, in mancanza, da altri idonei parametri di riferimento. 6.Il bilancio di previsione è deliberato in pareggio finanziario complessivo per la competenza, comprensivo dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione e del recupero del disavanzo di amministrazione e garantendo un fondo di cassa finale non negativo. Inoltre, le previsioni di competenza relative alle spese correnti sommate alle previsioni di competenza relative ai trasferimenti in c/capitale,al saldo negativo delle partite finanziarie e alle quote di capitale delle rate di ammortamento dei mutui e degli altri prestiti, con l’esclusione dei rimborsi anticipati, non possono essere complessivamente superiori alle previsioni di competenza dei primi tre titoli dell’entrata, ai contribuiti destinati al rimborso dei prestiti e all’utilizzo dell’avanzo di competenza di parte corrente e non possono avere altra forma di finanziamento, salvo le eccezioni tassativamente indicate nel principio applicato alla contabilità finanziaria necessarie a garantire elementi di flessibilità degli equilibri di bilancio ai fini del rispetto del principio dell’integrità. 83 7. Gli enti assicurano ai cittadini ed agli organismi di partecipazione, di cui all’articolo 8, la conoscenza dei contenuti significativi e caratteristici del bilancio annuale e dei suoi allegati con le modalità previste dallo statuto e dai regolamenti.

  • Art. 184 CPI – Entrata in vigore della procedura di opposizione

    Art. 184 CPI – Entrata in vigore della procedura di opposizione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le norme sul procedimento di opposizione entrano in vigore con il successivo decreto del Ministro delle attività produttive che ne stabilisce le modalità di applicazione.

  • Domanda di rottamazione quinquies: termini e documenti, con esempio

    In sintesi

    • Domanda presentata tramite area riservata o portale istituzionale AdER
    • Il debitore indica i carichi da includere e il numero di rate scelto
    • AdER risponde con comunicazione di accoglimento entro i termini normativi
    • Dalla domanda scattano effetti sospensivi su pignoramenti e procedure esecutive
    • La rinuncia ai giudizi pendenti sui carichi inclusi è condizione obbligatoria

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 85-97 della L. 199/2025 disciplinano la procedura di adesione alla rottamazione-quinquies: il debitore presenta domanda tramite il portale AdER entro il termine fissato, indicando i carichi da definire e il numero di rate desiderato, e l’AdER risponde con la comunicazione di accoglimento e il piano di pagamento.

    Approfondimento normativo completo: Commi 85-97 LB 2026: procedura operativa rottamazione-quinquies.

    Come presentare la domanda di rottamazione quinquies: guida operativa

    La domanda di adesione alla rottamazione-quinquies è l’atto formale con cui il contribuente manifesta la volontà di avvalersi della definizione agevolata prevista dai commi 85-97 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199). In base alle prassi consolidate con le rottamazioni precedenti, la domanda va presentata in via telematica attraverso l’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, autenticandosi con SPID, CIE o CNS. Non è prevista la presentazione cartacea allo sportello, salvo diversa indicazione del provvedimento attuativo.

    Nel modulo di domanda il contribuente indica: il codice fiscale, i riferimenti alle cartelle o ai carichi che intende includere nella rottamazione, e il numero di rate bimestrali scelto (da 1 a un massimo di 54). È possibile includere anche solo alcuni dei carichi definibili, escludendo deliberatamente quelli su cui si intende proseguire il contenzioso. In quel caso, però, occorre fare attenzione che i carichi inclusi siano coerenti con la rinuncia ai giudizi pendenti richiesta dalla norma.

    Dopo la presentazione della domanda scattano gli effetti sospensivi previsti dalla norma: le procedure esecutive già avviate (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche) vengono sospese in genere dalla data di accoglimento della domanda, e AdER non può avviarne di nuove sui carichi inclusi. L’AdER ha un termine per comunicare al debitore l’accoglimento, l’importo dovuto e il calendario delle rate. Solo dopo tale comunicazione il debitore può effettuare il primo versamento.

    Cosa preparare prima di presentare la domanda

    • Accesso SPID, CIE o CNS per autenticarsi nell’area riservata AdER
    • Elenco completo dei carichi presenti nell’area riservata AdER con date di affidamento
    • Verifica della natura di ciascun carico (dichiarazione vs accertamento)
    • Decisione sul numero di rate (1-54) e verifica della sostenibilità della rata
    • Valutazione dei giudizi pendenti: rinuncia obbligatoria per i carichi inclusi

    Caso 1: Tizio, persona fisica con tre cartelle, presenta domanda in autonomia

    Scenario. Tizio ha tre cartelle rottamabili per un totale di capitale pari a 38.000 euro: IRPEF 2009 (capitale 12.000 euro), IVA 2014 (capitale 18.000 euro), contributi INPS 2019 (capitale 8.000 euro). Non ha giudizi pendenti. Accede all’area riservata AdER con il proprio SPID, seleziona i tre carichi e sceglie un piano di 40 rate bimestrali.

    Come si legge in pratica. La procedura è lineare: Tizio compila il modulo online, seleziona le tre cartelle (verificando che tutte risultino come definibili nell’area riservata), indica 40 come numero di rate e invia la domanda. Riceve via email o PEC la conferma di ricezione. Nei mesi successivi, entro il termine previsto dalla norma, AdER gli comunica l’importo totale dovuto (38.000 euro di capitale più le spese di procedura) e il piano di pagamento bimestrale. La rata indicativa sarà di circa 960 euro ogni due mesi.

    Riepilogo Caso 1

    • Carichi inclusi: tre cartelle per 38.000 euro di capitale
    • Rate scelte: 40 bimestrali (piano di circa 6 anni e mezzo)
    • Rata indicativa: circa 960 euro ogni due mesi
    • Giudizi pendenti: nessuno, nessuna rinuncia necessaria
    • Effetti sospensivi: scattano dall’accoglimento della domanda

    Caso 2: Caia, professionista con giudizi pendenti, deve scegliere cosa includere

    Scenario. Caia ha cinque cartelle: tre da dichiarazione (IVA 2012 per 9.000 euro, IRPEF 2016 per 6.500 euro, contributi INPS 2020 per 4.200 euro) e due da accertamento (IRPEF 2017 per 31.000 euro e IVA 2018 per 18.000 euro). Ha un ricorso pendente davanti alla Corte di giustizia tributaria sulla cartella IRPEF 2017, con buone prospettive di accoglimento parziale.

    Come si legge in pratica. Caia include nella domanda solo le tre cartelle da dichiarazione (totale capitale 19.700 euro), escludendo le due da accertamento che sono tassativamente escluse dalla norma. Per la cartella IRPEF 2017 oggetto di ricorso, non deve rinunciare al giudizio perché quella cartella non è inclusa nella rottamazione. Il piano su 54 rate produce una rata bimestrale di circa 365 euro. Caia mantiene separato il contenzioso sulle cartelle da accertamento, che proseguono il loro corso autonomamente.

    Riepilogo Caso 2

    • Carichi inclusi: tre da dichiarazione per 19.700 euro di capitale
    • Carichi esclusi: due da accertamento (non rottamabili per legge)
    • Giudizi pendenti: mantenuti per la cartella da accertamento non inclusa
    • Piano scelto: 54 rate bimestrali, rata circa 365 euro
    • Nessuna rinuncia obbligatoria: i giudizi riguardano carichi non inclusi

    Caso 3: Sempronio, SRL con pignoramento in corso e domanda urgente

    Scenario. Sempronio è legale rappresentante di una SRL con un pignoramento presso terzi avviato da AdER su un conto corrente aziendale per una cartella IVA 2015 (capitale 45.000 euro, affidamento 2017). Ha anche altre due cartelle rottamabili (IRES 2013 per 22.000 euro e IRAP 2018 per 11.000 euro). Vuole presentare la domanda di rottamazione il prima possibile per bloccare il pignoramento.

    Come si legge in pratica. La presentazione della domanda e il successivo accoglimento da parte di AdER producono in genere la sospensione delle procedure esecutive in corso, incluso il pignoramento sul conto corrente. Sempronio deve agire tempestivamente: presenta domanda includendo tutte e tre le cartelle (totale capitale 78.000 euro) e sceglie il piano da 54 rate (rata indicativa circa 1.444 euro bimestrali). Non ha giudizi pendenti sui carichi inclusi. Dopo l’accoglimento, in base al provvedimento attuativo, il pignoramento viene sospeso e l’AdER non può proseguire le procedure esecutive.

    Riepilogo Caso 3

    • Carichi inclusi: tre cartelle per 78.000 euro di capitale
    • Pignoramento in corso: sospeso in genere dall’accoglimento della domanda
    • Piano scelto: 54 rate bimestrali, rata circa 1.444 euro
    • Effetto sospensivo: blocca anche avvio di nuove procedure esecutive
    • Urgenza: presentare la domanda prima possibile per bloccare gli atti esecutivi

    Quando conviene una verifica

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    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Come si presenta la domanda di rottamazione quinquies?

    La domanda si presenta in via telematica attraverso l’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, autenticandosi con SPID, CIE o CNS. Il contribuente seleziona i carichi da includere, indica il numero di rate bimestrali desiderato (fino a 54) e invia il modulo. AdER rilascia una ricevuta di presentazione e poi comunica l’accoglimento con il piano di pagamento.

    Entro quando va presentata la domanda di rottamazione quinquies?

    Il termine esatto per la presentazione della domanda è definito dal provvedimento attuativo dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, che viene emanato dopo l’entrata in vigore della legge di bilancio. In base alle prassi delle rottamazioni precedenti, il termine cade in genere alcuni mesi dopo la pubblicazione della legge. È opportuno monitorare il sito AdER per conoscere la scadenza definitiva.

    Cosa succede dopo la presentazione della domanda?

    AdER verifica i carichi indicati, li incrocia con i propri archivi e comunica al contribuente l’importo complessivamente dovuto (solo capitale e spese di procedura) e il calendario delle rate bimestrali. Nel frattempo, dalla data di accoglimento, scattano gli effetti sospensivi sulle procedure esecutive già avviate e sul divieto di avviarne di nuove.

    È obbligatorio rinunciare ai ricorsi per aderire alla rottamazione?

    Sì, ma solo per i carichi inclusi nella domanda di rottamazione. Il comma 87 dei commi 85-97 impone la rinuncia ai giudizi pendenti che riguardano i carichi definiti. Per i carichi esclusi dalla domanda, i giudizi possono proseguire regolarmente. Questo rende strategicamente rilevante la scelta di quali carichi includere e quali no.

    Posso modificare la domanda dopo averla presentata?

    In base alle prassi delle rottamazioni precedenti, salvo provvedimento attuativo che consenta integrazioni, la domanda non è modificabile dopo la presentazione. È possibile, in alcuni casi, presentare una domanda integrativa entro il termine, ma occorre verificare le istruzioni operative di AdER. Per questo motivo è opportuno compilare la domanda con attenzione, eventualmente con l’assistenza di un professionista.

  • Art. 161 TUEL – Certificazioni finanziarie e invio di dati contabili

    Art. 161 TUEL – Articolo 161

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il Ministero dell’interno può richiedere ai comuni, alle province, alle città metropolitane, alle unioni di comuni e alle comunità montane specifiche certificazioni su particolari dati finanziari, non presenti nella banca dati delle amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 . Le certificazioni sono firmate dal responsabile del servizio finanziario.

    2. Le modalità per la struttura e per la redazione delle certificazioni nonché i termini per la loro trasmissione sono stabiliti con decreto del Ministero dell’interno, adottato previo parere dell’ANCI e dell’UPI e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

    3. I dati delle certificazioni sono resi noti mediante pubblicazione nel sito internet istituzionale del Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno e vengono resi disponibili per l’inserimento nella banca dati delle amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 .

    4. Decorsi trenta giorni dal termine previsto per l’approvazione dei bilanci di previsione e dei rendiconti , in caso di mancato invio, da parte dei comuni, delle province e delle città metropolitane, dei relativi dati alla banca dati delle amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 , compresi i dati aggregati per voce del piano dei conti integrato, sono sospesi i pagamenti delle risorse finanziarie a qualsiasi titolo dovute dal Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali, ivi comprese quelle a titolo di fondo di solidarietà comunale. Con riferimento al bilancio consolidato, la disciplina di cui al periodo precedente si applica decorsi sette giorni dal termine previsto per l’approvazione di tale documento contabile . In sede di prima applicazione, con riferimento al bilancio di previsione 2019, la sanzione di cui al periodo precedente si applica a decorrere dal 1° novembre 2019.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.