Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Criptovalute e ISEE 2026: come vanno dichiarate? caso pratico

    In sintesi

    • Le criptovalute entrano nel patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE dal 1° gennaio 2026.
    • La norma include anche valute estere detenute all’estero e rimesse in denaro.
    • Un decreto attuativo del Ministero del lavoro (con MEF) è necessario per rendere operativa la disciplina.
    • Fino all’emanazione del decreto, le modalità di calcolo e dichiarazione delle cripto nell’ISEE non sono definite.
    • Gli enti erogatori di prestazioni sociali agevolate devono adeguarsi entro 90 giorni dalla data del decreto.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 32-34 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) modificano l’art. 5, comma 1, del D.L. 201/2011 aggiungendo tra le componenti dell’ISEE le giacenze in valuta all’estero, in criptovalute e le rimesse in denaro. Un decreto del Ministero del lavoro, di concerto con il MEF, è atteso per le misure attuative e la modifica del D.P.C.M. 159/2013: la norma è in vigore dal 1° gennaio 2026 ma non pienamente operativa fino all’emanazione del decreto.

    Approfondimento normativo completo: Commi 32-34 LB 2026: ISEE giacenze in valuta estera, criptoval.

    Criptovalute nell'ISEE 2026: la norma c'è, il decreto attuativo no

    I commi 32-34 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) introducono una novità di rilievo per chi detiene criptovalute e accede a prestazioni sociali agevolate: le giacenze in criptovalute, le valute estere detenute all’estero e le rimesse in denaro entrano a fare parte del patrimonio mobiliare rilevante ai fini del calcolo dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).

    La modifica opera sull’art. 5, comma 1, del D.L. 201/2011 (convertito dalla L. 214/2011), aggiungendo alla locuzione ‘sia in Italia sia all’estero’ la specificazione ‘comprensiva delle giacenze in valuta all’estero, in criptovalute o consistenti in rimesse in denaro’. Il comma 33 demanda pero’ a un decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, l’adozione delle misure attuative e la modifica del D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159 (il regolamento ISEE).

    Sebbene la norma sia formalmente in vigore dal 1° gennaio 2026, le modalità concrete di valorizzazione e dichiarazione delle criptovalute nell’ISEE non sono ancora definite. Il decreto attuativo stabilirà criteri di valutazione, date di riferimento e procedure dichiarative. I cittadini che compilano la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) devono monitorare l’uscita del decreto prima di poter sapere esattamente come e quanto dichiarare.

    Cosa monitorare nell'attesa del decreto attuativo

    • Verificare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero del lavoro di concerto con il MEF.
    • Controllare le istruzioni aggiornate dell’INPS per la compilazione della DSU dopo l’emanazione del decreto.
    • Raccogliere documentazione sul valore delle criptovalute detenute alle date che il decreto indicherà come riferimento.
    • Accertarsi che gli enti erogatori (INPS, Comuni) abbiano aggiornato i propri sistemi entro i 90 giorni previsti.
    • Valutare con un CAF o un consulente l’impatto delle criptovalute sull’ISEE e sull’accesso alle prestazioni.

    Caso 1: Tizio, famiglia con criptovalute e bonus nido

    Scenario. Tizio ha un reddito familiare di 28.000 euro e un patrimonio mobiliare di 15.000 euro in conti correnti. Detiene inoltre 8.000 euro in bitcoin al momento della dichiarazione. L’ISEE attuale, senza cripto, si colloca intorno a 18.000 euro. Accede al bonus nido per il secondo figlio.

    Come si legge in pratica. Una volta che il decreto attuativo renderà operativa la norma, le criptovalute per 8.000 euro dovranno essere incluse nel patrimonio mobiliare. Applicando la formula ISEE standard (il patrimonio mobiliare pesa per il 20%), l’aggiunta di 8.000 euro di cripto comporterebbe un incremento dell’ISEE di circa 1.600 euro (20% di 8.000), portando l’ISEE da 18.000 a circa 19.600 euro. L’impatto sull’accesso al bonus nido dipende dalle soglie specifiche della prestazione. Questo è un calcolo meramente esemplificativo: le modalità di valorizzazione delle cripto saranno definite dal decreto attuativo e potranno differire.

    Riepilogo Caso 1 (calcolo illustrativo)

    • Patrimonio mobiliare attuale (senza cripto): 15.000 euro
    • Valore criptovalute da includere: 8.000 euro (stima)
    • Aumento ISEE stimato (20% di 8.000): circa 1.600 euro
    • ISEE attuale stimato: 18.000 euro
    • ISEE post-inclusione stimato: circa 19.600 euro (variabile con il decreto)

    Caso 2: Caia, detentrice di importi cripto rilevanti

    Scenario. Caia ha un reddito familiare di 22.000 euro e un patrimonio mobiliare in strumenti finanziari tradizionali di 5.000 euro. Detiene però 40.000 euro in ether e altri token. L’ISEE attuale, senza cripto, è circa 12.000 euro. Beneficia di agevolazioni tariffarie comunali con soglia ISEE a 15.000 euro.

    Come si legge in pratica. L’inclusione delle criptovalute nel patrimonio mobiliare, una volta operativa, potrebbe comportare un incremento dell’ISEE pari al 20% di 40.000 euro, ossia circa 8.000 euro. L’ISEE di Caia salirebbe da circa 12.000 a circa 20.000 euro, collocandosi al di sopra della soglia di 15.000 euro e facendole perdere le agevolazioni tariffarie. Questo scenario evidenzia come la norma possa avere effetti significativi per chi detiene patrimoni cripto rilevanti rispetto al proprio reddito. Anche in questo caso, il calcolo è esemplificativo e le modalità di valorizzazione dipenderanno dal decreto attuativo.

    Riepilogo Caso 2 (calcolo illustrativo)

    • Patrimonio mobiliare tradizionale: 5.000 euro
    • Valore criptovalute stimate: 40.000 euro
    • Aumento ISEE stimato (20% di 40.000): circa 8.000 euro
    • ISEE attuale stimato: 12.000 euro
    • ISEE post-inclusione stimato: circa 20.000 euro (variabile con il decreto)

    Caso 3: Sempronio, piccole cripto e impatto trascurabile

    Scenario. Sempronio ha un reddito familiare di 35.000 euro e un patrimonio mobiliare di 20.000 euro. Detiene 500 euro in criptovalute acquistate come esperimento. L’ISEE attuale, senza cripto, è circa 22.000 euro. Accede alla detraibilità scolastica con soglia ISEE a 25.000 euro.

    Come si legge in pratica. L’inclusione di 500 euro in criptovalute nel patrimonio mobiliare comporterebbe un incremento dell’ISEE di circa 100 euro (20% di 500), del tutto trascurabile rispetto alla soglia di accesso alla prestazione. Sempronio non subisce conseguenze pratiche sull’accesso alle detrazioni scolastiche. Questo scenario illustra come l’impatto della norma sia proporzionato all’entita’ del patrimonio cripto: per chi detiene piccoli importi, la variazione dell’ISEE e’ marginale; per chi ha portafogli rilevanti, l’effetto può essere determinante.

    Riepilogo Caso 3 (calcolo illustrativo)

    • Patrimonio mobiliare tradizionale: 20.000 euro
    • Valore criptovalute: 500 euro
    • Aumento ISEE stimato (20% di 500): circa 100 euro
    • ISEE attuale stimato: 22.000 euro
    • ISEE post-inclusione stimato: circa 22.100 euro (impatto trascurabile)

    Quando conviene una verifica

    L’impatto delle cripto sull’ISEE dipende dalla normativa attuativa: tieniti aggiornato con un esperto. Consulta un CAF o un consulente ISEE.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Le criptovalute devono già essere dichiarate nell'ISEE 2026?

    La legge di bilancio 2026 (commi 32-34 L. 199/2025) prevede l’inclusione delle criptovalute nel patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE, ma la norma è in attesa di decreto attuativo del Ministero del lavoro di concerto con il MEF. Fino all’emanazione e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, le modalità operative non sono definite e le istruzioni INPS per la compilazione della DSU non risultano aggiornate di conseguenza.

    A quale valore vanno dichiarate le criptovalute nell'ISEE?

    I commi 32-34 della legge di bilancio 2026 non specificano il criterio di valorizzazione delle criptovalute. Spetterà al decreto attuativo stabilire se si debba fare riferimento al valore di mercato a una data determinata, alla media di un periodo o ad altro criterio. In assenza del decreto, non è possibile fornire una risposta definitiva: è necessario attendere i chiarimenti ministeriali.

    Chi detiene cripto all'estero deve dichiararle ai fini ISEE?

    Sì. Il comma 32 della legge di bilancio 2026 aggiunge tra le componenti del patrimonio ISEE anche le giacenze in criptovalute, senza distinzione tra quelle detenute in Italia e quelle detenute tramite exchange o portafogli esteri. Anche le rimesse in denaro all’estero, anche attraverso sistemi di money transfer, sono incluse. Le modalità di verifica e documentazione saranno definite dal decreto attuativo.

    Le criptovalute influenzano tutte le prestazioni sociali calcolate sull'ISEE?

    In linea di principio, l’inclusione delle criptovalute nel patrimonio mobiliare ISEE incide su tutte le prestazioni il cui accesso o importo dipende dall’ISEE: bonus nido, assegno unico, agevolazioni tariffarie comunali e regionali, detrazioni scolastiche e altre misure di welfare. L’impatto reale dipende dall’entita’ del patrimonio cripto e dalla soglia ISEE della prestazione specifica.

    Cosa devono fare gli enti erogatori di prestazioni sociali dopo i commi 32-34?

    Il comma 34 della legge di bilancio 2026 prevede che gli enti che disciplinano l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate adottino le misure necessarie entro novanta giorni dalla data del decreto attuativo. Comuni, INPS e altri enti dovranno aggiornare i propri regolamenti e sistemi informativi per tenere conto delle nuove componenti del patrimonio ISEE. Il termine di novanta giorni decorre dall’emanazione del decreto, non dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio.

  • Art. 46 TUPI: Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

    Art. 46 TUPI: Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni ( Art.50,commi da 1 a 12 e 16 del d.lgs n.29 del 1993 ,come sostituiti prima dall' art.17 del d.lgs n.470 del 1993 e poi dall' art.2 del d.lgs n.396 del 1997 ) 1.

    Le pubbliche amministrazioni sono legalmente rappresentate dall'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni – ARAN, agli effetti della contrattazione collettiva nazionale.

    L'ARAN esercita a livello nazionale, in base agli indirizzi ricevuti ai sensi degli articoli 41 e 47, ogni attività relativa alle relazioni sindacali, alla negoziazione dei contratti collettivi e alla assistenza delle pubbliche amministrazioni ai fini dell'uniforme applicazione dei contratti collettivi.

    Sottopone alla valutazione della commissione di garanzia dell'attuazione della legge 12 giugno 1990, n. 146 , e successive modificazioni e integrazioni, gli accordi nazionali sulle prestazioni indispensabili ai sensi dell'articolo 2 della legge citata.

    Le pubbliche amministrazioni possono avvalersi dell'assistenza dell'ARAN ai fini della contrattazione integrativa.

    Sulla base di apposite intese, l'assistenza può essere assicurata anche collettivamente ad amministrazioni dello stesso tipo o ubicate nello stesso ambito territoriale.

    Su richiesta dei comitati di settore, in relazione all'articolazione della contrattazione collettiva integrativa nel comparto ed alle specifiche esigenze delle pubbliche amministrazioni interessate, possono essere costituite, anche per periodi determinati, delegazioni dell'ARAN su base regionale o pluriregionale.

    L'ARAN cura le attività di studio, monitoraggio e documentazione necessarie all'esercizio della contrattazione collettiva.

    Predispone a cadenza semestrale, ed invia al Governo, ai comitati di settore dei comparti regioni e autonomie locali e sanità e alle commissioni parlamentari competenti, un rapporto sull'evoluzione delle retribuzioni di fatto dei pubblici dipendenti.

    A tale fine l'ARAN si avvale della collaborazione dell'ISTAT per l'acquisizione di informazioni statistiche e per la formulazione di modelli statistici di rilevazione.

    L'ARAN si avvale, altresì, della collaborazione del Ministero dell'economia e delle finanze che garantisce l'accesso ai dati raccolti in sede di predisposizione del bilancio dello Stato, del conto annuale del personale e del monitoraggio dei flussi di cassa e relativi agli aspetti riguardanti il costo del lavoro pubblico.

    L'ARAN effettua il monitoraggio sull'applicazione dei contratti collettivi nazionali e sulla contrattazione collettiva integrativa e presenta annualmente al Dipartimento della funzione pubblica, al Ministero dell'economia e delle finanze nonché ai comitati di settore, un rapporto in cui verifica l'effettività e la congruenza della ripartizione fra le materie regolate dalla legge, quelle di competenza della contrattazione nazionale e quelle di competenza dei contratti integrativi nonché le principali criticità emerse in sede di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa.

    Sono organi dell'ARAN: a) il Presidente; b) il Collegio di indirizzo e controllo. (33) 6.

    Il Presidente dell'ARAN è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione previo parere della Conferenza unificata.

    Il Presidente rappresenta l'agenzia ed è scelto fra esperti in materia di economia del lavoro, diritto del lavoro, politiche del personale e strategia aziendale, anche estranei alla pubblica amministrazione, nel rispetto delle disposizioni riguardanti le incompatibilità di cui al comma 7-bis.

    Il Presidente dura in carica quattro anni e può essere riconfermato per una sola volta.

    La carica di Presidente è incompatibile con qualsiasi altra attività professionale a carattere continuativo, se dipendente pubblico, è collocato in aspettativa o in posizione di fuori ruolo secondo l'ordinamento dell'amministrazione di appartenenza.

    Il collegio di indirizzo e controllo è costituito da quattro componenti scelti tra esperti di riconosciuta competenza in materia di relazioni sindacali e di gestione del personale, anche estranei alla pubblica amministrazione e dal presidente dell'Agenzia che lo presiede; due di essi sono designati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta, rispettivamente, del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e del Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri due, rispettivamente, dall'ANCI e dall'UPI e dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome.

    Il collegio coordina la strategia negoziale e ne assicura l'omogeneità, assumendo la responsabilità per la contrattazione collettiva e verificando che le trattative si svolgano in coerenza con le direttive contenute negli atti di indirizzo.

    Nell'esercizio delle sue funzioni il collegio delibera a maggioranza, su proposta del presidente.

    Il collegio dura in carica quattro anni e i suoi componenti possono essere riconfermati per una sola volta. 7-bis.

    Non possono far parte del collegio di indirizzo e controllo né ricoprire funzioni di presidente, persone che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici ovvero che ricoprano o abbiano ricoperto nei cinque anni precedenti alla nomina cariche in organizzazioni sindacali.

    L'incompatibilità si intende estesa a qualsiasi rapporto di carattere professionale o di consulenza con le predette organizzazioni sindacali o politiche.

    L'assenza delle predette cause di incompatibilità costituisce presupposto necessario per l'affidamento degli incarichi dirigenziali nell'agenzia.

    Per la sua attività, l'ARAN si avvale: a) delle risorse derivanti da contributi posti a carico delle singole amministrazioni dei vari comparti, corrisposti in misura fissa per dipendente in servizio.

    La misura annua del contributo individuale è definita, sentita l'ARAN, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della pubblica amministrazione e l'innovazione, d'intesa con la Conferenza unificata ed è riferita a ciascun triennio contrattuale; b) di quote per l'assistenza alla contrattazione integrativa e per le altre prestazioni eventualmente richieste, poste a carico dei soggetti che se ne avvalgano.

    La riscossione dei contributi di cui al comma 8 è effettuata: a) per le amministrazioni dello Stato mediante l'assegnazione di risorse pari all'ammontare dei contributi che si prevedono dovuti nell'esercizio di riferimento.

    L'assegnazione è effettuata annualmente sulla base della quota definita al comma 8, lettera a), con la legge annuale di bilancio, con imputazione alla pertinente unità previsionale di base dello stato di previsione del ministero dell'economia e finanze; b) per le amministrazioni diverse dal]o Stato, mediante un sistema di trasferimenti da definirsi tramite decreti del Ministro per la funzione pubblica di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e, a seconda del comparto, dei Ministri competenti, nonché, per gli aspetti di interesse regionale e locale, previa intesa espressa dalla Conferenza unificata Stato-regioni e Stato-città.

    10.

    L'ARAN ha personalità giuridica di diritto pubblico.

    Ha autonomia organizzativa e contabile nei limiti del proprio bilancio.

    Affluiscono direttamente al bilancio dell'ARAN i contributi di cui al comma 8.

    L'ARAN definisce con propri regolamenti le norme concernenti l'organizzazione interna, il funzionamento e la gestione finanziaria.

    I regolamenti sono soggetti al controllo del Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero dell'economia e delle finanze, adottati d'intesa con la Conferenza unificata, da esercitarsi entro quarantacinque giorni dal ricevimento degli stessi.

    La gestione finanziaria è soggetta al controllo consuntivo della Corte dei conti.

    11.

    Il ruolo del personale dipendente dell'ARAN è definito in base ai regolamenti di cui al comma 10.

    Alla copertura dei relativi posti si provvede nell'ambito delle disponibilità di bilancio tramite concorsi pubblici, ovvero mediante assunzioni con contratto di lavoro a tempo determinato, regolati dalle norme di diritto privato.

    12.

    L'ARAN può altresì avvalersi di un contingente di personale, anche di qualifica dirigenziale, proveniente dalle pubbliche amministrazioni rappresentate, in posizione di comando o fuori ruolo in base ai regolamenti di cui al comma 10.

    I dipendenti comandati o collocati fuori ruolo conservano lo stato giuridico ed il trattamento economico delle amministrazioni di provenienza.

    Ad essi sono attribuite dall'ARAN, secondo le disposizioni contrattuali vigenti, le voci retributive accessorie, ivi compresa la produttività per il personale non dirigente e per i dirigenti la retribuzione di posizione e di risultato.

    Il collocamento in posizione di comando o di fuori ruolo è disposto secondo le disposizioni vigenti nonché ai sensi dell' articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n.127 .

    L'ARAN può utilizzare, sulla base di apposite intese, anche personale direttamente messo a disposizione dalle amministrazioni e dagli enti rappresentati, con oneri a carico di questi.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 176 TUEL – Prelevamenti dal fondo di riserva e dai fondi spese potenziali

    Art. 176 TUEL – Articolo 176

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. I prelevamenti dal fondo di riserva , dal fondo di riserva di cassa e dai fondi spese potenziali sono di competenza dell’organo esecutivo e possono essere deliberati sino al 31 dicembre di ciascun anno. 83

  • Diniego di rinnovo della locazione (proprietario): fac-simile

    Modelli e fac-simile · Casa e locazioni

    In sintesi

    Alla prima scadenza il proprietario può negare il rinnovo del contratto 4+4 solo per i motivi tassativi previsti dall’art. 3 della Legge 431/1998 (uso proprio o di parenti, vendita, ristrutturazione, ecc.), con un preavviso di 6 mesi e comunicazione motivata.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per non rinnovare l’affitto alla prima scadenza
    Forma
    Scritta (raccomandata A/R o PEC)
    Invio consigliato
    Raccomandata A/R o PEC
    Riferimenti
    Art. 3 L. 431/1998

    Cos’è e quando si usa

    Nei contratti a canone libero 4+4, alla prima scadenza (dopo i primi 4 anni) il locatore non può semplicemente decidere di non rinnovare: la legge impone il rinnovo automatico per altri quattro anni, salvo che ricorra uno dei motivi tassativi elencati nell’art. 3 della Legge 431/1998.

    Tra i motivi previsti: necessità di destinare l’immobile ad uso abitativo, commerciale o professionale proprio, del coniuge o di parenti entro il secondo grado; vendita a terzi; intenzione di ristrutturare o demolire; mancata occupazione dell’immobile da parte dell’inquilino senza giustificato motivo. La comunicazione deve indicare specificamente il motivo, a pena di nullità.

    Cosa deve contenere

    • Dati del locatore e del conduttore
    • Estremi del contratto e indirizzo dell’immobile
    • Indicazione del motivo tassativo di diniego (art. 3 L. 431/1998)
    • Manifestazione della volontà di non rinnovare alla scadenza
    • Data di scadenza e termine di rilascio (preavviso 6 mesi)
    • Luogo, data e firma

    Fac-simile: comunicazione di diniego di rinnovo

    Fac-simile da compilare
    [LUOGO], [DATA]
    
    Raccomandata A/R / PEC
    
    Spett.le [NOME E COGNOME DEL CONDUTTORE]
    [INDIRIZZO IMMOBILE LOCATO]
    
    Oggetto: diniego di rinnovo del contratto di locazione alla prima scadenza
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], C.F. [CODICE FISCALE], proprietario/locatore dell'immobile sito in [INDIRIZZO], oggetto del contratto di locazione stipulato in data [DATA] e registrato al n. [NUMERO],
    
    COMUNICO
    
    ai sensi dell'art. 3 della Legge n. 431/1998 la volontà di non rinnovare il contratto alla prima scadenza del [DATA SCADENZA], per il seguente motivo: [INDICARE IL MOTIVO TASSATIVO, es. necessità di adibire l'immobile ad abitazione del figlio / vendita dell'immobile a terzi].
    
    La invito pertanto a liberare e riconsegnare l'immobile entro il [DATA RILASCIO], nel rispetto del preavviso di legge.
    
    Distinti saluti.
    
    [FIRMA]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Invia la comunicazione con raccomandata A/R o PEC almeno sei mesi prima della scadenza. Il motivo indicato è vincolante: se, ad esempio, dichiari di voler destinare l’immobile a uso proprio e poi entro 12 mesi non lo adibisci a quell’uso, l’inquilino può chiedere il ripristino del contratto o un risarcimento.

    Se non invii alcuna comunicazione, il contratto si rinnova automaticamente per altri quattro anni. Alla seconda scadenza, invece, è sufficiente la disdetta con preavviso di sei mesi anche senza motivazione.

    Errori da evitare

    • Negare il rinnovo senza indicare uno dei motivi tassativi: la comunicazione è inefficace
    • Inviare l’avviso con meno di 6 mesi di preavviso
    • Non rispettare poi la destinazione dichiarata (rischio risarcimento)
    • Confondere prima e seconda scadenza: alla seconda non servono motivi

    Domande frequenti

    Alla prima scadenza posso sfrattare l'inquilino senza motivo?
    No. Alla prima scadenza dei contratti 4+4 il rinnovo è automatico, salvo uno dei motivi tassativi dell’art. 3 L. 431/1998 comunicato con sei mesi di preavviso.
    Cosa succede se poi non uso l'immobile come dichiarato?
    Se entro dodici mesi non adibisci l’immobile all’uso indicato, l’inquilino ha diritto al ripristino del contratto o, in alternativa, a un risarcimento del danno.
    E alla seconda scadenza?
    Alla seconda scadenza (dopo gli 8 anni) puoi dare disdetta con preavviso di sei mesi senza dover indicare alcun motivo.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Lavori usuranti 2026: come funziona l’anticipo della pensione, caso pratico

    In sintesi

    • Il comma 193 non crea un nuovo canale di pensionamento anticipato: consolida il Fondo già esistente.
    • Il Fondo è incrementato progressivamente: 4 milioni nel 2027, 11 nel 2028, 15 nel 2029, 16 nel 2030, 17 milioni annui dal 2031.
    • I requisiti di accesso restano quelli del D.Lgs. 67/2011: chi svolge lavori usuranti matura condizioni agevolate.
    • L’aumento di stanziamento serve a coprire la crescita attesa dei beneficiari negli anni a venire.
    • Chi lavora in settori usuranti deve comunque verificare l’iscrizione alla gestione specifica e i requisiti contributivi con l’INPS.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 193 della L. 199/2025 incrementa progressivamente il Fondo per i lavori usuranti (art. 1, c. 3, lett. f), L. 247/2007) di 4 milioni nel 2027, 11 nel 2028, 15 nel 2029, 16 nel 2030 e 17 milioni annui dal 2031. La misura non introduce un nuovo requisito immediato: rafforza la capienza del Fondo per sostenere le uscite già previste dal D.Lgs. 67/2011.

    Approfondimento normativo completo: Comma 193 LB 2026: Fondo lavori usuranti incremento 2027-2031.

    Lavori usuranti e pensione anticipata: cosa dice la Legge di Bilancio 2026

    In Italia, alcune categorie di lavoratori che svolgono mansioni particolarmente pesanti o nocive possono accedere alla pensione anticipata con requisiti ridotti rispetto agli standard ordinari. Il quadro normativo di riferimento è il decreto legislativo n. 67 del 2011, che individua le attività usuranti e definisce le condizioni di accesso al pensionamento agevolato.

    La Legge di Bilancio 2026 interviene su questo sistema non modificando i requisiti di accesso, ma rafforzando la sua sostenibilità finanziaria. Il comma 193 dispone un incremento progressivo del Fondo per i lavori usuranti – istituito dall’art. 1, comma 3, lettera f), della L. 247/2007 – con effetto a partire dal 2027. L’incremento cresce di anno in anno: 4 milioni nel 2027, 11 nel 2028, 15 nel 2029, 16 nel 2030 e 17 milioni annui a decorrere dal 2031. Parallelamente, vengono aggiornati gli importi di cui all’art. 7, comma 1, del D.Lgs. 67/2011.

    Per il lavoratore in attività, questo significa che il canale di uscita agevolata per i lavori usuranti è stato confermato e finanziariamente sostenuto per il medio periodo. Non si tratta di un intervento che anticipa immediatamente le uscite nel 2026: le risorse aggiuntive entreranno in funzione dal 2027 in poi, garantendo che le domande di pensionamento nei prossimi anni potranno essere soddisfatte senza il rischio di esaurimento del Fondo.

    Checklist: lavori usuranti e pensione anticipata, cosa verificare

    • La mia mansione rientra nell’elenco delle attività usuranti definite dal D.Lgs. 67/2011 e dai relativi decreti attuativi.
    • Ho svolto la mansione usurante per il numero di anni richiesti dalla normativa (verifica con l’INPS la soglia specifica per la mia categoria).
    • La mia posizione contributiva è aggiornata e l’anzianità è correttamente registrata presso l’INPS.
    • Ho verificato se sono iscritto alla gestione specifica per i lavoratori usuranti.
    • Ho consultato un patronato o un esperto previdenziale per simulare la data di maturazione dei requisiti.

    Tizio: operaio turnista notturno da oltre vent'anni

    Scenario. Tizio lavora da 22 anni come operaio in turni notturni in uno stabilimento industriale. Ha sentito parlare delle modifiche della Legge di Bilancio 2026 e si chiede se potrà andare in pensione prima degli altri colleghi.

    Come si legge in pratica. Il lavoro notturno continuativo rientra tra le attività usuranti del D.Lgs. 67/2011. Il comma 193 non modifica i requisiti di accesso: Tizio dovrà verificare con l’INPS se ha maturato le condizioni previste dal Decreto per la sua categoria. La buona notizia è che il Fondo è stato rafforzato a partire dal 2027, quindi se maturerà i requisiti in quell’anno o successivamente, le risorse per il suo pensionamento anticipato saranno disponibili.

    Passaggi chiave per Tizio

    • Richiedere all’INPS la verifica dell’iscrizione alla gestione lavoratori usuranti.
    • Ottenere l’estratto contributivo con evidenza degli anni di lavoro notturno.
    • Simulare la data di maturazione dei requisiti agevolati tramite patronato.
    • Monitorare le circolari INPS per le istruzioni operative relative agli incrementi del Fondo.
    • Conservare tutta la documentazione che attesti la continuità del lavoro in turni notturni.

    Caia: lavoratrice edile in mansioni particolarmente faticose

    Scenario. Caia svolge da 18 anni mansioni di movimentazione manuale di carichi pesanti nel settore dell’edilizia. È prossima alla finestra di accesso alla pensione agevolata e vuole capire se la Legge di Bilancio 2026 ha cambiato qualcosa per lei.

    Come si legge in pratica. Il comma 193 non ha modificato i requisiti di accesso alla pensione per lavori usuranti. Per Caia, i criteri previsti dal D.Lgs. 67/2011 restano invariati. L’intervento del 2026 garantisce che il Fondo avrà risorse sufficienti per soddisfare le domande presentate negli anni dal 2027 in poi, inclusa la sua eventuale domanda se la maturazione dei requisiti ricade in quel periodo.

    Passaggi chiave per Caia

    • Verificare che le mansioni svolte siano correttamente classificate come usuranti nel fascicolo previdenziale.
    • Accertarsi che il datore di lavoro abbia dichiarato correttamente le mansioni all’INPS negli anni passati.
    • Richiedere una simulazione previdenziale aggiornata che tenga conto dei nuovi stanziamenti.
    • Presentare istanza preventiva all’INPS per conoscere la finestra di accesso prevista.
    • Valutare con un consulente la convenienza di anticipare o posticipare la domanda.

    Sempronio: lavoratore che matura i requisiti nel 2029

    Scenario. Sempronio svolge da anni un’attività in galleria classificata come usurante. In base ai suoi contributi, dovrebbe maturare i requisiti per il pensionamento agevolato intorno al 2029. Si chiede se il Fondo sarà ancora attivo.

    Come si legge in pratica. La proiezione è favorevole per Sempronio. Il comma 193 prevede espressamente che nel 2029 il Fondo sarà incrementato di 15 milioni di euro, e nel 2030 di ulteriori 16 milioni. Questo significa che le risorse destinate alle pensioni agevolate per lavori usuranti saranno progressivamente più ampie proprio negli anni in cui Sempronio potrebbe presentare domanda.

    Passaggi chiave per Sempronio

    • Aggiornare periodicamente il calcolo della data di maturazione dei requisiti.
    • Verificare che le mansioni in galleria siano correttamente censite nella gestione usuranti.
    • Tenersi informato sulle circolari INPS che dettaglieranno le modalità di utilizzo del Fondo incrementato.
    • Pianificare per tempo la transizione lavorativa nella fase pre-pensionamento.
    • Consultare un esperto previdenziale per ottimizzare la strategia contributiva residua.

    Quando conviene una verifica

    I requisiti per la pensione con lavori usuranti variano in base alla mansione specifica e alla storia contributiva. Un consulente previdenziale può valutare la tua posizione e pianificare la data di uscita ottimale. Consulta un esperto previdenziale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il comma 193 della Legge di Bilancio 2026 introduce nuovi diritti alla pensione anticipata?

    No. Il comma 193 non introduce nuovi requisiti di accesso né nuove categorie di beneficiari. Incrementa le risorse del Fondo già esistente per i lavori usuranti, garantendo la copertura finanziaria per le domande degli anni 2027-2031. Chi intende accedere alla pensione agevolata deve comunque soddisfare i requisiti del D.Lgs. 67/2011.

    Da quando decorrono gli incrementi del Fondo per lavori usuranti?

    Gli incrementi decorrono dal 2027: 4 milioni di euro per il 2027, 11 per il 2028, 15 per il 2029, 16 per il 2030 e 17 milioni annui a partire dal 2031. Per il 2026 non sono previsti stanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli già in essere.

    Chi verifica se la mia mansione è classificata come usurante?

    L’INPS è l’ente competente per la verifica. Le attività usuranti sono elencate nell’allegato al D.Lgs. 67/2011 e nei relativi decreti ministeriali attuativi. È fondamentale che il datore di lavoro abbia dichiarato correttamente le mansioni nelle comunicazioni obbligatorie agli enti previdenziali.

    La pensione per lavori usuranti è più alta rispetto alla pensione ordinaria?

    La normativa sui lavori usuranti non prevede un importo più alto, ma consente di accedere alla pensione con requisiti anagrafici e contributivi ridotti rispetto alle regole generali. L’importo dipende dai contributi versati e dal sistema di calcolo applicabile (retributivo, contributivo o misto) in base alla storia previdenziale del lavoratore.

    Cosa succede se il Fondo si esaurisce prima che maturi i miei requisiti?

    Con gli incrementi disposti dal comma 193, il legislatore ha inteso garantire la continuità del Fondo fino al 2031 e oltre. Tuttavia, in caso di esaurimento, le domande potrebbero essere accolte con graduatorie o sospese fino a nuovi stanziamenti legislativi. Per ridurre questo rischio è consigliabile presentare domanda tempestivamente alla maturazione dei requisiti.

    Vedi anche: APE sociale, Pensione anticipata e Quota 103, Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS, Pensione ai superstiti, Pensione di vecchiaia e L’aumento dello stipendio pubblico oltre la busta paga.

  • Art. 206 sexies Cod. Amb. – Articolo 206-sexies

    Art. 206 Sexies Cod. Amb. – Articolo 206-sexies

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    (Azioni premianti l’utilizzo di prodotti che impiegano materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi negli interventi concernenti gli edifici scolastici, le pavimentazioni stradali e le barriere acustiche).

    1. Le amministrazioni pubbliche, nelle more dell’adozione da parte delle regioni di specifiche norme tecniche per la progettazione esecutiva degli interventi negli edifici scolastici, al fine di consentirne la piena fruibilità dal punto di vista acustico, prevedono, nelle gare d’appalto per l’incremento dell’efficienza energetica delle scuole e comunque per la loro ristrutturazione o costruzione, l’impiego di materiali e soluzioni progettuali idonei al raggiungimento dei valori indicati per i descrittori acustici dalla norma UNI 11367:2010 e dalla norma UNI 11532:2014. Nei bandi di gara sono previsti criteri di valutazione delle offerte ai sensi dell’ articolo 83, comma 1, lettera e), del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 , e successive modificazioni, con punteggi premianti per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi nelle percentuali fissate con il decreto di cui al comma 3 del presente articolo.

    2. Nelle gare d’appalto per la realizzazione di pavimentazioni stradali e barriere acustiche, anche ai fini dell’esecuzione degli interventi di risanamento acustico realizzati ai sensi del decreto del Ministro dell’ambiente 29 novembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2000 , le amministrazioni pubbliche e gli enti gestori delle infrastrutture prevedono criteri di valutazione delle offerte ai sensi dell’ articolo 83, comma 1, lettera e), del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 , e successive modificazioni, con punteggi premianti per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi nelle percentuali fissate con i decreti di cui al comma 3 del presente articolo.

    3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con uno o più decreti, anche attraverso i decreti di attuazione del Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione, di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 dell’8 maggio 2008 , definisce: a) l’entità dei punteggi premianti e le caratteristiche dei materiali che ne beneficeranno, quali quelli indicati all’articolo 206-ter, comma 2, lettera a), e quelli derivanti dall’utilizzo di polverino da pneumatici fuori uso; b) i descrittori acustici da tenere in considerazione nei bandi di gara e i relativi valori di riferimento; c) le percentuali minime di residui di produzione e di materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che devono essere presenti nei manufatti per i quali possono essere assegnati i punteggi premianti, in considerazione sia della materia risparmiata sia del risparmio energetico ottenuto riutilizzando i materiali, tenendo conto dell’intero ciclo di vita dei prodotti; d) i materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che non possono essere utilizzati senza operazioni di pre-trattamento finalizzate a escludere effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana

  • Art. 186 CPI – Visioni e pubblicazioni

    Art. 186 CPI – Visioni e pubblicazioni

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. La raccolta dei titoli di proprietà industriale e la raccolta delle domande possono essere consultate dal pubblico, dietro autorizzazione dell’Ufficio italiano brevetti e marchi, in seguito a domanda.

    2. L’Ufficio italiano brevetti e marchi, fermi i termini stabiliti per l’accessibilità al pubblico delle domande, tiene a disposizione gratuita del pubblico, perché possano essere consultati, i fascicoli inerenti una domanda, un brevetto, una registrazione o un’istanza, salve le limitazioni previste dal regolamento di attuazione.

    3. L’Ufficio italiano brevetti e marchi può consentire che si estragga copia delle domande, delle descrizioni , delle rivendicazioni e dei disegni, nonché degli altri documenti di cui è consentita la visione al pubblico, a chi ne faccia domanda subordinatamente a quelle cautele che siano ritenute necessarie per evitare ogni guasto o deterioramento dei documenti a disposizione del pubblico.

    4. Le copie per le quali si chiede l’autenticazione di conformità all’esemplare messo a disposizione del pubblico devono essere in regola con l’imposta di bollo. Il Ministero delle attività produttive può tuttavia stabilire che alla copiatura o comunque alla riproduzione, anche fotografica, degli atti e dei documenti anzidetti provveda esclusivamente l’Ufficio, previo pagamento dei diritti di segreteria.

    5. Le copie di estratti dei titoli di proprietà industriale e di certificati relativi a notizie da estrarsi dalla relativa documentazione, nonché i duplicati degli originali, sono fatti esclusivamente dall’Ufficio italiano brevetti e marchi in seguito ad istanza nella quale sia indicato il numero d’ordine del titolo del quale si chiede la copia o l’estratto.

    6. La certificazione di autenticità delle copie è soggetta all’imposta di bollo e al pagamento dei diritti di segreteria da corrispondersi all’Ufficio italiano brevetti e marchi per ogni foglio e per ogni tavola di disegno.

    7. La misura dei diritti previsti dal presente codice è stabilita con decreto del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Sono determinate, nello stesso modo, le tariffe per i lavori di copiatura e quelli di riproduzione fotografica, ai quali provvede l’Ufficio italiano brevetti e marchi.

    8. I titoli di proprietà industriale, distinti per classi, le trascrizioni avvenute e le sentenze di cui all’articolo 197, comma 6, sono pubblicati, almeno mensilmente, nel Bollettino ufficiale previsto per ciascun tipo di titoli dagli articoli 187, 188, 189 e

    190. La pubblicazione conterrà le indicazioni fondamentali comprese in ciascun titolo e, rispettivamente, nelle domande di trascrizione. Il Bollettino potrà contenere, inoltre, sia gli indici analitici dei diritti di proprietà industriale, sia gli indici alfabetici dei titolari ed in esso potranno pure pubblicarsi i riassunti delle descrizioni.

    9. Il Bollettino è reso disponibile in forma telematica e può essere distribuito gratuitamente alle Camere di commercio, nonché agli enti indicati in un elenco da compilarsi a cura del Ministro delle attività produttive.

  • Art. 206 quinquies Cod. Amb. – Articolo 206-quinquies

    Art. 206 Quinquies Cod. Amb. – Articolo 206-quinquies

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    (Incentivi per l’acquisto e la commercializzazione di prodotti che impiegano materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi).

    1. Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e delle finanze, adotta, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , un regolamento che stabilisce i criteri e il livello di incentivo, anche di natura fiscale, per l’acquisto di manufatti che impiegano materiali post consumo riciclati o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, ivi inclusi quelli provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti diversi dal materiale polimerico.

  • Art. 175 TUEL – Variazioni al bilancio di previsione ed al piano esecutivo di gestione

    Art. 175 TUEL – Articolo 175

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il bilancio di previsione finanziario può subire variazioni nel corso dell’esercizio di competenza e di cassa sia nella parte prima, relativa alle entrate, che nella parte seconda, relativa alle spese,per ciascuno degli esercizi considerati nel documento.

    2. Le variazioni al bilancio sono di competenza dell’organo consiliare salvo quelle previste dai commi 5-bis e 5-quater.

    3. 3. Le variazioni al bilancio possono essere deliberate non oltre il 30 novembre di ciascun anno, fatte salve le seguenti variazioni, che possono essere deliberate sino al 31 dicembre di ciascun anno: a) l’istituzione di tipologie di entrata a destinazione vincolata e il correlato programma di spesa; b) l’istituzione di tipologie di entrata senza vincolo di destinazione, con stanziamento pari a zero, a seguito di accertamento e riscossione di entrate non previste in bilancio, secondo le modalità disciplinate dal principio applicato della contabilità finanziaria; c) l’utilizzo delle quote del risultato di amministrazione vincolato ed accantonato per le finalità per le quali sono stati previsti; d) quelle necessarie alla reimputazione agli esercizi in cui sono esigibili, di obbligazioni riguardanti entrate vincolate già assunte e, se necessario, delle spese correlate; e) le variazioni delle dotazioni di cassa di cui al comma 5-bis, lettera d); f) le variazioni di cui al comma 5-quater, lettera b); g) le variazioni degli stanziamenti riguardanti i versamenti ai conti di tesoreria statale intestati all’ente e i versamenti a depositi bancari intestati all’ente.

    4. Ai sensi dell’articolo 42 le variazioni di bilancio possono essere adottate dall’organo esecutivo in via d’urgenza opportunamente motivata, salvo ratifica, a pena di decadenza, da parte dell’organo consiliare entro i sessanta giorni seguenti e comunque entro il 31 dicembre dell’anno in corso se a tale data non sia scaduto il predetto termine.

    5. In caso di mancata o parziale ratifica del provvedimento di variazione adottato dall’organo esecutivo, l’organo consiliare è tenuto ad adottare nei successivi trenta giorni, e comunque sempre entro il 31 dicembre dell’esercizio in corso, i provvedimenti ritenuti necessari nei riguardi dei rapporti eventualmente sorti sulla base della deliberazione non ratificata.

    5-bis. 5-bis. L’organo esecutivo con provvedimento amministrativo approva le variazioni del piano esecutivo di gestione, salvo quelle di cui al comma 5-quater, e le seguenti variazioni del bilancio di previsione non aventi natura discrezionale, che si configurano come meramente applicative delle decisioni del Consiglio, per ciascuno degli esercizi considerati nel bilancio: a) variazioni riguardanti l’utilizzo della quota vincolata e accantonata del risultato di amministrazione nel corso dell’esercizio provvisorio consistenti nella mera reiscrizione di economie di spesa derivanti da stanziamenti di bilancio dell’esercizio precedente corrispondenti a entrate vincolate, secondo le modalità previste dall’art. 187, comma 3-quinquies; b) variazioni compensative tra le dotazioni delle missioni e dei programmi riguardanti l’utilizzo di risorse comunitarie e vincolate, nel rispetto della finalità della spesa definita nel provvedimento di assegnazione delle risorse, o qualora le variazioni siano necessarie per l’attuazione di interventi previsti da intese istituzionali di programma o da altri strumenti di programmazione negoziata, già deliberati dal Consiglio; c) variazioni compensative tra le dotazioni delle missioni e dei programmi limitatamente alle spese per il personale, conseguenti a provvedimenti di trasferimento del personale all’interno dell’ente; d) variazioni delle dotazioni di cassa, salvo quelle previste dal comma 5-quater, garantendo che il fondo di cassa alla fine dell’esercizio sia non negativo; e) variazioni riguardanti il fondo pluriennale vincolato di cui all’ art. 3, comma 5, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 , effettuata entro i termini di approvazione del rendiconto in deroga al comma 3; e-bis) variazioni compensative tra macroaggregati dello stesso programma all’interno della stessa missione.

    5-ter. Con il regolamento di contabilità si disciplinano le modalità di comunicazione al Consiglio delle variazioni di bilancio di cui al comma 5-bis.

    5-quater. 5-quater. Nel rispetto di quanto previsto dai regolamenti di contabilità, i responsabili della spesa o, in assenza di disciplina, il responsabile finanziario, possono effettuare, per ciascuno degli esercizi del bilancio: a) le variazioni compensative del piano esecutivo di gestione fra capitoli di entrata della medesima categoria e fra i capitoli di spesa del medesimo macroaggregato, escluse le variazioni dei capitoli appartenenti ai macroaggregati riguardanti i trasferimenti correnti, i contribuiti agli investimenti, ed ai trasferimenti in conto capitale, che sono di competenza della Giunta; b) le variazioni di bilancio fra gli stanziamenti riguardanti il fondo pluriennale vincolato e gli stanziamenti correlati, in termini di competenza e di cassa, escluse quelle previste dall’ art. 3, comma 5, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 . Le variazioni di bilancio riguardanti le variazioni del fondo pluriennale vincolato sono comunicate trimestralmente alla giunta; c) le variazioni di bilancio riguardanti l’utilizzo della quota vincolata del risultato di amministrazione derivanti da stanziamenti di bilancio dell’esercizio precedente corrispondenti a entrate vincolate, in termini di competenza e di cassa, secondo le modalità previste dall’art. 187, comma 3-quinquies; d) le variazioni degli stanziamenti riguardanti i versamenti ai conti di tesoreria statale intestati all’ente e i versamenti a depositi bancari intestati all’ente; e) le variazioni necessarie per l’adeguamento delle previsioni, compresa l’istituzione di tipologie e programmi, riguardanti le partite di giro e le operazioni per conto di terzi; e-bis) in caso di variazioni di esigibilità della spesa, le variazioni relative a stanziamenti riferiti a operazioni di indebitamento già autorizzate e perfezionate, contabilizzate secondo l’andamento della correlata spesa, e le variazioni a stanziamenti correlati ai contributi a rendicontazione, escluse quelle previste dall’ articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 . Le suddette variazioni di bilancio sono comunicate trimestralmente alla giunta.

    5-quinquies. Le variazioni al bilancio di previsione disposte con provvedimenti amministrativi, nei casi previsti dal presente decreto, e le variazioni del piano esecutivo di gestione non possono essere disposte con il medesimo provvedimento amministrativo. Le determinazioni dirigenziali di variazione compensativa dei capitoli del piano esecutivo di gestione di cui al comma 5-quater sono effettuate al fine di favorire il conseguimento degli obiettivi assegnati ai dirigenti.

    6. Sono vietate le variazioni di giunta compensative tra macroaggregati appartenenti a titoli diversi.

    7. Sono vietati gli spostamenti di dotazioni dai capitoli iscritti nei titoli riguardanti le entrate e le spese per conto di terzi e partite di giro in favore di altre parti del bilancio. Sono vietati gli spostamenti di somme tra residui e competenza.

    8. Mediante la variazione di assestamento generale, deliberata dall’organo consiliare dell’ente entro il 31 luglio di ciascun anno, si attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e di uscita, compreso il fondo di riserva ed il fondo di cassa, al fine di assicurare il mantenimento del pareggio di bilancio.

    9. Le variazioni al piano esecutivo di gestione di cui all’articolo 169 sono di competenza dell’organo esecutivo, salvo quelle previste dal comma 5-quater, e possono essere adottate entro il 15 dicembre di ciascun anno , fatte salve le variazioni correlate alle variazioni di bilancio previste al comma 3, che possono essere deliberate sino al 31 dicembre di ciascun anno.

    9-bis. COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 AGOSTO 2020, N. 104 .

    9-ter. Nel corso dell’esercizio 2015 sono applicate le norme concernenti le variazioni di bilancio vigenti nell’esercizio 2014, fatta salva la disciplina del fondo pluriennale vincolato e del riaccertamento straordinario dei residui. Gli enti che hanno partecipato alla sperimentazione nel 2014 adottano la disciplina prevista dal presente articolo a decorrere dal 1° gennaio 2015.

  • Art. 185 ter CPI – [Abrogato]

    Art. 185-ter c.p.i.

    Articolo abrogato dal D.L. 19 maggio 2020, n. 34. Fonte: Normattiva.

  • Art. 206 quater Cod. Amb. – (Incentivi per i prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi)

    Art. 206 Quater Cod. Amb. – (Incentivi per i prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e delle finanze, stabilisce con decreto il livello degli incentivi, anche di natura fiscale, e le percentuali minime di materiale post consumo o derivante dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi che devono essere presenti nei manufatti per i quali possono essere erogati gli incentivi di cui all’articolo 206-ter, in considerazione sia della materia risparmiata sia del risparmio energetico ottenuto riciclando i materiali, tenendo conto dell’intero ciclo di vita dei prodotti. La presenza delle percentuali di materiale riciclato e riciclato post consumo o derivante dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi può essere dimostrata tramite certificazioni di enti riconosciuti. Il medesimo decreto stabilisce gli strumenti e le misure di incentivazione per il commercio e per l’acquisto di prodotti e componenti di prodotti usati per favorire l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti.

    2. Per l’acquisto e la commercializzazione di manufatti realizzati in materiali polimerici misti riciclati, l’incentivo erogato varia a seconda della categoria di prodotto, in base ai criteri e alle percentuali stabiliti dall’allegato L-bis alla presente parte.

    3. Gli incentivi di cui al comma 2 si applicano ai soli manufatti che impiegano materiali polimerici eterogenei da riciclo post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi in misura almeno pari alle percentuali indicate dall’allegato L-bis alla presente parte. Il contenuto di materiali polimerici eterogenei da riciclo nei manufatti di cui al presente comma deve essere garantito da idonea certificazione, sulla base della normativa vigente.

    4. Gli incentivi di cui al presente articolo possono essere fruiti nel rispetto delle regole in materia di aiuti di importanza minore concessi dagli Stati membri dell’Unione europea in favore di talune imprese o produzioni, di cui al regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013 .

  • CCNL Agricoltura Impiegati e Quadri: welfare e sanità integrativa

    CCNL Agricoltura (Impiegati e Quadri)

    CCNL Agricoltura Impiegati e Quadri: welfare e sanità integrativa

    Il sistema di welfare per gli impiegati agricoli fa perno sulla Fondazione ENPAIA, che oltre a gestire il TFR eroga prestazioni assistenziali ai propri iscritti. Il CCNL 2024-2027 ha introdotto nuove misure di welfare contrattuale; la sanità integrativa e la previdenza complementare completano il quadro delle tutele.

    In sintesi

    Il welfare degli impiegati agricoli è incentrato sulla Fondazione ENPAIA (TFR e prestazioni assistenziali). Il CCNL 2024-2027 ha potenziato il welfare contrattuale. Non esiste un fondo sanitario nazionale obbligatorio di settore, ma l’ENPAIA eroga contributi sanitari ai propri iscritti. Per la previdenza complementare il fondo di settore è Agrifondo, con contributo dell’1,2% a carico del lavoratore e dell’1,2% a carico del datore.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confagricoltura · Coldiretti · Cia (lato datoriale) · Fai-Cisl · Flai-Cgil · Uila-Uil · Confederdia (lato sindacale)
    Ultimo rinnovo
    18 giugno 2024
    Vigenza
    1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2027
    Ente previdenziale-assistenziale
    Fondazione ENPAIA – www.enpaia.it
    Previdenza complementare
    Agrifondo, fondo negoziale del settore agricolo (iscritto all’albo COVIP con il n. 157)

    Tabella riepilogativa del sistema di welfare

    Strumenti di welfare per gli impiegati agricoli – CCNL 2024-2027
    Strumento Ente/Soggetto Natura Note
    TFR Fondazione ENPAIA Obbligatoria per legge + CCNL Gestione separata rispetto ad altri settori
    Prestazioni assistenziali ENPAIA Fondazione ENPAIA Contrattuale/statutaria Odontoiatria, invalidità, assegni familiari, istruzione
    Sanità integrativa aziendale Fondo o polizza scelta dal datore Volontaria / contrattazione II livello Non obbligatoria a livello nazionale CCNL
    Previdenza complementare Agrifondo Volontaria 1,2% lavoratore + 1,2% datore sulla retribuzione utile per il TFR, più il TFR futuro
    Welfare aziendale Datore di lavoro Volontaria / contrattazione II livello Detassato nei limiti art. 51 TUIR
    Bilateralità agricola EBAT / enti bilaterali territoriali Territoriale / bilaterale Servizi formativi, assistenziali e di mercato del lavoro

    Nota: La disponibilità e l’entità delle prestazioni assistenziali ENPAIA dipendono dalle delibere annuali del Consiglio di Amministrazione della Fondazione e dalle risorse disponibili. Per informazioni aggiornate consultare il sito ufficiale www.enpaia.it.

    La Fondazione ENPAIA: il pilastro del welfare degli impiegati agricoli

    La Fondazione ENPAIA è l’ente previdenziale e assistenziale storico degli impiegati del settore agricolo. Istituita per legge, svolge un ruolo unico nel panorama italiano: non è un fondo pensione complementare né un fondo sanitario, ma un ente con funzioni miste di previdenza obbligatoria (TFR) e assistenza integrativa.

    Le principali prestazioni assistenziali erogate dall’ENPAIA ai propri iscritti (impiegati agricoli a tempo indeterminato e loro familiari a carico) includono, in base ai regolamenti interni periodicamente aggiornati:

    • Contributi per cure odontoiatriche: rimborso parziale di spese dentistiche documentate, per l’iscritto e i familiari;
    • Sussidi per invalidità permanente: erogazione di un sussidio periodico in caso di riconoscimento di invalidità permanente;
    • Assegni per familiari a carico: integrazioni per carichi familiari secondo le tabelle ENPAIA;
    • Contributi per l’istruzione dei figli: supporto per spese scolastiche e universitarie;
    • Assistenza farmaceutica: rimborsi parziali per farmaci da prescrizione in casi specifici.

    Queste prestazioni variano di anno in anno in base alle delibere consiliari e alla disponibilità del fondo assistenziale ENPAIA. L’iscritto deve presentare domanda con la documentazione richiesta; l’erogazione non è automatica.

    La sanità integrativa: stato attuale e prospettive

    A differenza di molti altri CCNL che prevedono fondi sanitari nazionali obbligatori (si pensi a FASI per i dirigenti, a Est per il terziario, a Sanimpresa per l’artigianato, a Metasalute per i metalmeccanici), il CCNL Agricoltura Impiegati e Quadri non istituisce a livello nazionale un fondo sanitario integrativo obbligatorio per tutti i datori.

    Questo non significa che gli impiegati agricoli siano privi di copertura sanitaria integrativa: le opzioni disponibili sono:

    • Prestazioni assistenziali ENPAIA: come descritto, coprono alcune voci sanitarie (odontoiatria, farmaci) su richiesta;
    • Contrattazione aziendale: le aziende medio-grandi, specialmente nelle filiere vitivinicole, oleicole e agro-industriali, spesso introducono fondi sanitari integrativi attraverso accordi aziendali con la RSU;
    • Polizze sanitarie collettive: il datore può stipulare polizze assicurative sanitarie per i propri dipendenti, volontariamente o su richiesta sindacale, con premio a totale o parziale carico aziendale.

    La previdenza complementare: come accedervi

    Il fondo pensione negoziale del settore è Agrifondo, istituito da Confagricoltura, Coldiretti e CIA con Flai-CGIL, Fai-CISL, Uila-UIL e Confederdia per gli operai agricoli e florovivaisti e per i quadri e gli impiegati agricoli. Per gli impiegati e i quadri che aderiscono il contributo è dell’1,2% a carico del lavoratore e dell’1,2% a carico del datore, calcolato sulla retribuzione utile per il TFR. Il contributo del datore spetta solo a chi aderisce al fondo di settore.

    In alternativa il lavoratore può scegliere un fondo pensione aperto o un PIP, ma in quel caso, salvo accordi diversi, perde il contributo del datore. I versamenti alla previdenza complementare sono deducibili dal reddito fino a 5.164,57 € l’anno.

    In caso di adesione a un fondo pensione, il lavoratore può scegliere di destinare le future quote di TFR al fondo invece che all’ENPAIA. Il TFR già maturato rimane comunque all’ENPAIA fino alla cessazione del rapporto. Il datore, se ha stipulato accordi aziendali, può contribuire al fondo pensione scelto.

    Il welfare aziendale e la detassazione

    Il welfare aziendale consiste in beni e servizi non monetari (o voucher) che il datore eroga ai dipendenti in sostituzione o in aggiunta alla retribuzione ordinaria. L’art. 51 del TUIR prevede che determinati benefit non concorrano alla formazione del reddito imponibile del lavoratore:

    • Buoni pasto (fino a €8,00 al giorno per voucher elettronici);
    • Asilo nido e scuola materna per i figli dei dipendenti;
    • Abbonamenti ai mezzi pubblici di trasporto locale e regionale;
    • Polizze assicurative per rischio non professionale (vita, infortuni);
    • Assistenza sanitaria integrativa (contributi a fondi sanitari);
    • Rimborso tasse universitarie per i dipendenti e i figli.

    Il welfare aziendale è particolarmente vantaggioso se introdotto tramite accordo collettivo aziendale (non con modifiche unilaterali al contratto individuale), perché in quel caso i benefit sono esenti da contributi previdenziali sia per il lavoratore sia per il datore entro i limiti di legge.

    La bilateralità agricola

    Il settore agricolo è dotato di un sistema di bilateralità (enti bilaterali) costituito da rappresentanze datoriali e sindacali congiuntamente. Gli enti bilaterali agricoli territoriali (denominati EBAT o con sigle regionali simili) offrono servizi di formazione professionale, assistenza nel mercato del lavoro, sostegno al reddito in casi particolari, e talvolta prestazioni integrative per i lavoratori del settore. La partecipazione avviene tramite contribuzione delle aziende e dei lavoratori agli enti bilaterali territoriali.

    Casi pratici

    Tizio – Accesso alle prestazioni ENPAIA per cure dentistiche
    Tizio, impiegato di 1ª categoria iscritto all’ENPAIA da 6 anni, deve affrontare una spesa odontoiatrica di €1.800 per impianti dentali. Presenta domanda all’ENPAIA allegando fattura e documentazione medica. La Fondazione, in base alle delibere in vigore per l’anno corrente, rimborsa il 30% della spesa ammissibile: Tizio riceve circa €540 di rimborso. Per le prestazioni aggiornate è necessario verificare il regolamento ENPAIA dell’anno in corso.
    Caia – Adesione ad Agrifondo
    Caia, tecnica di 2ª categoria, ha 30 anni e vuole iniziare a costruire la pensione integrativa. Aderisce ad Agrifondo, il fondo del settore: versa l’1,2% della retribuzione utile per il TFR, il datore aggiunge un altro 1,2% e nel fondo confluiscono anche le quote future di TFR. Decide inoltre di aggiungere 100 € al mese di contributo volontario. I suoi versamenti sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a €5.164,57 annui: Caia risparmia imposte e costruisce un capitale previdenziale.
    Sempronio – Piano welfare aziendale nella sua azienda
    Sempronio, Quadro in una cantina vitivinicola con 45 dipendenti, ha beneficiato dell’introduzione di un piano di welfare aziendale tramite accordo con la RSU. Il datore eroga €1.000 annui di «welfare budget» spendibile in: buoni pasto, rimborso abbonamento ferroviario, asilo nido per il figlio, contributo a un fondo sanitario integrativo. I €1.000 sono esenti da IRPEF e da contributi previdenziali: il valore netto equivale a circa €1.400-1.600 di retribuzione lorda, a seconda dell’aliquota marginale.

    Domande frequenti

    Esiste un fondo di sanità integrativa dedicato agli impiegati agricoli?
    Il CCNL nazionale non prevede un fondo sanitario integrativo obbligatorio. L’ENPAIA eroga alcune prestazioni sanitarie (odontoiatria, farmaci) agli iscritti. Le aziende possono introdurre fondi sanitari o polizze tramite contrattazione aziendale.
    Cosa offre la Fondazione ENPAIA in termini di welfare?
    Oltre al TFR, l’ENPAIA eroga: contributi per cure odontoiatriche, sussidi per invalidità permanente, assegni per familiari a carico, contributi per l’istruzione dei figli. Le prestazioni variano annualmente in base alle delibere consiliari; verificare il sito www.enpaia.it.
    Gli impiegati agricoli possono aderire a un fondo pensione complementare?
    Sì. Il fondo di settore è Agrifondo: chi aderisce versa l’1,2% della retribuzione utile per il TFR e riceve un altro 1,2% dal datore, oltre a destinarvi il TFR futuro. In alternativa si può scegliere un fondo aperto o un PIP, di norma senza contributo del datore. I versamenti sono deducibili fino a 5.164,57 € annui.
    Il welfare aziendale è detassato?
    Sì. I benefit erogati in base ad accordi collettivi aziendali (buoni pasto, asilo, trasporto, polizze, sanità) non concorrono al reddito imponibile del lavoratore entro i limiti dell’art. 51 TUIR. Sono anche esenti da contributi previdenziali.
    I Quadri hanno diritto a tutele aggiuntive rispetto agli impiegati?
    Il CCNL non differenzia strumenti di welfare per livello. I Quadri hanno il minimo tabellare più alto e l’indennità di funzione. Le tutele aggiuntive (polizze sanitarie premium, benefit extra) sono in genere frutto di accordi individuali o aziendali.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e stipendi, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL per i Quadri e gli Impiegati Agricoli del 18 giugno 2024 (vigenza 2024-2027). Le prestazioni ENPAIA descritte sono soggette a variazione in base alle delibere annuali della Fondazione: per informazioni aggiornate consultare www.enpaia.it. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, i sindacati di categoria (Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, Confederdia) o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.