Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Sollecito di pagamento fattura: fac-simile

    Modelli e fac-simile · Crediti e diffide

    In sintesi

    Il sollecito di pagamento è il primo avviso bonario inviato al cliente per una fattura scaduta. Più morbido della messa in mora, mantiene il rapporto commerciale ma fissa la scadenza e prepara, se necessario, i passi successivi.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per ricordare una fattura scaduta al cliente
    Forma
    Scritta (email, PEC o raccomandata)
    Invio consigliato
    Email/PEC; raccomandata per i casi più seri
    Riferimenti
    Art. 1219 c.c.; D.Lgs. 231/2002 (ritardi di pagamento)

    Cos’è e quando si usa

    Il sollecito è la comunicazione con cui si ricorda al cliente che una fattura è scaduta e non risulta pagata. Ha un tono cortese e bonario: serve a ottenere il pagamento mantenendo il rapporto commerciale, prima di passare a strumenti più incisivi come la messa in mora o il decreto ingiuntivo.

    Nei rapporti tra imprese e con la PA, il D.Lgs. 231/2002 prevede termini di pagamento e interessi di mora automatici in caso di ritardo. Anche un semplice sollecito conviene inviarlo per iscritto, così da avere traccia: se restano inascoltati uno o due solleciti, il passo successivo è la formale costituzione in mora.

    Cosa deve contenere

    • Dati del creditore e del cliente
    • Estremi della fattura: numero, data, importo e scadenza
    • Cortese richiamo al mancato pagamento
    • Invito a pagare entro una nuova data
    • Indicazione delle coordinate per il pagamento
    • Luogo, data e firma

    Fac-simile: sollecito di pagamento

    Fac-simile da compilare
    [LUOGO], [DATA]
    
    Email / PEC
    
    Spett.le [NOME CLIENTE / RAGIONE SOCIALE]
    [INDIRIZZO / PEC]
    
    Oggetto: sollecito di pagamento - fattura n. [NUMERO] del [DATA]
    
    Gentile Cliente,
    
    dai nostri riscontri risulta non ancora saldata la seguente fattura:
    
    - Fattura n. [NUMERO] del [DATA] - importo euro [IMPORTO] - scaduta il [DATA SCADENZA].
    
    Confidando in una svista, La invitiamo cortesemente a provvedere al pagamento entro il [NUOVA DATA], mediante bonifico sulle seguenti coordinate: [IBAN].
    
    Qualora il pagamento fosse già stato effettuato, La preghiamo di considerare nulla la presente e di trasmetterci la contabile.
    
    Restiamo a disposizione per ogni chiarimento e porgiamo cordiali saluti.
    
    [FIRMA / RAGIONE SOCIALE]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Per il primo sollecito basta una email o una PEC, con tono cortese: spesso il mancato pagamento è una semplice dimenticanza. Conserva comunque l’invio. Se il cliente non risponde, invia un secondo sollecito più fermo e poi, se serve, una messa in mora formale.

    Tra imprese, ricorda che maturano interessi di mora automatici ai sensi del D.Lgs. 231/2002, che puoi richiedere insieme al capitale. Se il credito resta insoluto, valuta con un professionista il decreto ingiuntivo: la fattura accettata e registrata è un buon titolo per ottenerlo.

    Errori da evitare

    • Usare subito toni aggressivi col primo sollecito (danneggia il rapporto)
    • Non indicare numero e data esatti della fattura
    • Non conservare traccia dei solleciti inviati
    • Dimenticare di richiedere gli interessi di mora dovuti

    Domande frequenti

    Che differenza c'è tra sollecito e messa in mora?
    Il sollecito è un avviso bonario; la messa in mora è l’atto formale che fa decorrere gli interessi e interrompe la prescrizione. In genere si invia prima il sollecito e, in caso di silenzio, la messa in mora.
    Posso chiedere gli interessi di ritardo?
    Sì. Nei rapporti commerciali tra imprese e con la PA gli interessi di mora maturano automaticamente dalla scadenza, ai sensi del D.Lgs. 231/2002.
    Quanti solleciti devo inviare prima di agire?
    Non c’è un numero fisso. In pratica si inviano uno o due solleciti; in mancanza di pagamento si passa alla messa in mora e poi al recupero giudiziale del credito.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Rottamazione quinquies 2026: chi può aderire e quali cartelle rientrano (esempi)

    In sintesi

    • Carichi ammissibili: affidamento all’agente della riscossione dal 2000 al 2023
    • Si paga solo il capitale originario e le spese esecutive vive
    • Sanzioni, interessi di mora e aggio vengono integralmente stralciati
    • Contributi INPS da dichiarazione inclusi; carichi da accertamento esclusi
    • Piano fino a 54 rate bimestrali con chiusura entro il 2035

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 82-84 della legge di bilancio 2026 ammettono alla definizione agevolata i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, con pagamento del solo capitale e delle spese di procedura ed esclusione tassativa di sanzioni, interessi di mora, somme aggiuntive e aggio.

    Approfondimento normativo completo: Commi 82-84 LB 2026: rottamazione cartelle 2000-2023, 54 rate fi.

    Chi può aderire alla rottamazione quinquies e per quali debiti

    La rottamazione-quinquies, introdotta dalla legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199, commi 82-84), rappresenta l’edizione più ampia di sempre della definizione agevolata dei ruoli: abbraccia un arco temporale di ventiquattro anni e consente a imprese, professionisti e privati di chiudere posizioni debitorie storiche pagando esclusivamente la quota capitale, senza sanzioni, interessi di mora, somme aggiuntive o aggio. Il perimetro oggettivo è definito per data di affidamento: rientrano i carichi passati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.

    Sul piano soggettivo non sono previsti limiti di reddito né di forma giuridica: possono aderire persone fisiche, società di capitali, società di persone, enti non commerciali e imprese individuali. È sufficiente avere almeno un carico affidato nel periodo ammissibile e non ricadere in una delle cause di esclusione oggettiva. La norma include esplicitamente i contributi previdenziali INPS risultanti dalle dichiarazioni annuali, un elemento qualificante rispetto alle versioni precedenti, che escludevano o limitavano questa tipologia.

    Il requisito negativo più rilevante riguarda la genesi del debito: sono tassativamente esclusi i carichi derivanti da accertamento, cioè da atti impositivi emessi dall’Agenzia delle Entrate o da altri enti a seguito di controllo sostanziale. Il confine pratico è la provenienza del debito: se nasce da omesso versamento di quanto già dichiarato, è rottamabile; se nasce da un avviso di accertamento, non lo è. Verificare la cartella esella è quindi il primo passo operativo prima di qualsiasi adesione.

    Requisiti di accesso: la lista di controllo

    • Carico affidato ad AdER tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023
    • Debito da omesso versamento di somme già dichiarate (non da accertamento)
    • Eventuali contributi INPS da dichiarazione: inclusi e rottamabili
    • Nessun limite di importo minimo o massimo espressamente previsto dalla norma
    • Verifica previa nell’area riservata AdER dei carichi effettivamente definibili

    Caso 1: Tizio, imprenditore individuale con IVA e IRPEF non versate

    Scenario. Tizio gestisce una ditta individuale nel settore edile. Nell’area riservata di AdER trova tre cartelle: la prima per IVA 2008 (capitale 14.200 euro, sanzioni 5.680 euro, interessi 9.100 euro, aggio 1.560 euro); la seconda per IRPEF 2015 (capitale 8.400 euro, sanzioni 3.360 euro, interessi 2.900 euro); la terza per IVA 2019 da avviso di accertamento (capitale 22.000 euro). L’affidamento delle prime due risale rispettivamente al 2010 e al 2017; il terzo al 2020.

    Come si legge in pratica. Le prime due cartelle rientrano pienamente nel perimetro: affidamento tra il 2000 e il 2023, debiti da dichiarazione. Tizio pagherebbe 14.200 + 8.400 = 22.600 euro, oltre alle spese esecutive vive, con stralcio di circa 22.600 euro tra sanzioni e interessi. La terza cartella, invece, nasce da un avviso di accertamento ed è tassativamente esclusa: Tizio deve mantenerla fuori dal piano di rottamazione e valutare autonomamente se impugnarla o regolarizzarla in altra sede.

    Riepilogo Caso 1

    • Cartella IVA 2008: rottamabile, si paga solo 14.200 euro di capitale
    • Cartella IRPEF 2015: rottamabile, si paga solo 8.400 euro di capitale
    • Cartella da accertamento IVA 2019: esclusa, da gestire separatamente
    • Risparmio complessivo sulle prime due: circa 22.600 euro
    • Verifica obbligatoria: controllare in AdER la voce di origine di ogni carico

    Caso 2: Caia, professionista con contributi INPS da dichiarazione

    Scenario. Caia esercita come commercialista in forma individuale. Dal 2012 al 2020 ha versato in ritardo o non versato i contributi alla Gestione Separata INPS: quattro posizioni affidati ad AdER tra il 2014 e il 2022, per un totale di capitale contributivo pari a 31.600 euro. Le sanzioni civili accumulate ammontano a 9.480 euro e le somme aggiuntive a 6.320 euro. Parallelamente ha una cartella IRPEF 2017 da omesso versamento (capitale 4.200 euro, affidamento 2019).

    Come si legge in pratica. I contributi INPS da dichiarazione sono espressamente inclusi dalla norma, a differenza di quanto avveniva in alcune precedenti rottamazioni che li escludevano o li subordinavano al consenso dell’ente previdenziale. Caia accede alla rottamazione per tutte e cinque le posizioni: versa 35.800 euro (31.600 contributi + 4.200 IRPEF), con stralcio delle sanzioni civili e delle somme aggiuntive per oltre 15.800 euro. Il piano su 54 rate bimestrali si traduce in circa 663 euro ogni due mesi fino al 2035.

    Riepilogo Caso 2

    • Contributi INPS Gestione Separata: inclusi, rottamabili per 31.600 euro
    • Cartella IRPEF 2017 da dichiarazione: inclusa, rottamabile per 4.200 euro
    • Stralcio sanzioni civili e somme aggiuntive: oltre 15.800 euro
    • Rata bimestrale indicativa (piano 54 rate): circa 663 euro
    • Verifica: tutti gli affidamenti ricadono nel periodo 2014-2022

    Caso 3: Sempronio, ex titolare di SRL con cartelle miste

    Scenario. Sempronio era socio e legale rappresentante di una SRL cessata nel 2018. La società aveva debiti tributari affidati ad AdER in varie annualità; alcune posizioni, tuttavia, sono state trasferite in capo a lui in qualità di coobbligato. Le cartelle includono: IRES 2010 (capitale 18.000 euro, affidamento 2013), IRAP 2014 (capitale 6.500 euro, affidamento 2016), e un debito da accertamento parziale IRES 2016 (capitale 41.000 euro, affidamento 2019). Sempronio è anche debitore in proprio per IRPEF 2021 (capitale 3.100 euro, affidamento 2023).

    Come si legge in pratica. La posizione di Sempronio è tipicamente mista. Le cartelle IRES 2010 e IRAP 2014, sebbene originate in capo alla SRL, sono ora a suo nome come coobbligato e rientrano nel perimetro temporale: può rottamarle pagando 24.500 euro di solo capitale. Il debito da accertamento IRES 2016 è invece escluso per la sua natura: non nasce da dichiarazione ma da un atto impositivo. La cartella IRPEF 2021 personale, affidamento 2023, rientra correttamente nell’ambito temporale e viene rottamata per 3.100 euro. Totale rottamabile: 27.600 euro, con risparmio stimato di circa 18.000 euro tra sanzioni e interessi.

    Riepilogo Caso 3

    • IRES 2010 (coobbligato): rottamabile, capitale 18.000 euro
    • IRAP 2014 (coobbligato): rottamabile, capitale 6.500 euro
    • IRES 2016 da accertamento: esclusa, non rottamabile
    • IRPEF 2021 personale: rottamabile, capitale 3.100 euro
    • Risparmio stimato sulle tre posizioni ammesse: circa 18.000 euro

    Quando conviene una verifica

    Hai cartelle datate? Verifica subito cosa puoi rottamare. Consulta un esperto sulla rottamazione quinquies.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Che cos'è la rottamazione quinquies e chi può aderirvi?

    La rottamazione-quinquies è la definizione agevolata dei ruoli introdotta dai commi 82-84 della legge di bilancio 2026. Possono aderire tutti i soggetti, persone fisiche o giuridiche, che abbiano carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023, a condizione che il debito non derivi da un atto di accertamento.

    I debiti da accertamento fiscale possono essere rottamati?

    No. La norma esclude tassativamente i carichi originati da avvisi di accertamento. Rientrano invece i debiti da omesso versamento di somme già dichiarate dal contribuente: è la dichiarazione la fonte, non il controllo dell’Amministrazione.

    I contributi INPS sono rottamabili con la quinquies?

    Sì. La legge di bilancio 2026 include espressamente i contributi previdenziali INPS risultanti dalle dichiarazioni annuali, a differenza di alcune edizioni precedenti che li escludevano o li trattavano separatamente. Le sanzioni civili e le somme aggiuntive vengono stralciate.

    Cosa succede alle sanzioni e agli interessi con la rottamazione?

    Vengono integralmente stralciati. Il debitore versa esclusivamente la quota capitale del tributo o del contributo, più le spese esecutive in senso stretto (spese di notifica e di procedura). Interessi di mora, sanzioni amministrative, somme aggiuntive INPS e aggio sono azzerati.

    Esiste un importo minimo o massimo per aderire?

    La norma non prevede soglie minime o massime di debito. In linea di principio è possibile aderire anche per un singolo carico di importo modesto, sempre che ricada nel perimetro temporale e non sia di origine accertativa. È opportuno verificare la convenienza caso per caso, considerando le spese di procedura.

  • Articolo 33 L. 184/1983: Ingresso irregolare di minori stranieri

    Art. 33 L. 184/1983 – Ingresso irregolare di minori stranieri

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. Ai minori che non sono muniti di visto di ingresso rilasciato ai sensi dell'articolo 32 della presente legge e che non sono accompagnati da almeno un genitore o da parenti entro il quarto grado si applicano le disposizioni dell'articolo 19, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286

    2. È fatto divieto alle autorità consolari italiane di concedere a minori stranieri il visto di ingresso nel territorio dello Stato a scopo di adozione, al di fuori delle ipotesi previste dal presente Capo e senza la previa autorizzazione della Commissione di cui all'articolo 38.

    3. Coloro che hanno accompagnato alla frontiera un minore al quale non viene consentito l'ingresso in Italia provvedono a proprie spese al suo rimpatrio immediato nel Paese d'origine. Gli uffici di frontiera segnalano immediatamente il caso alla Commissione affinchè prenda contatto con il Paese di origine del minore per assicurarne la migliore collocazione nel suo superiore interesse.

    4. Il divieto di cui al comma 1 non opera nel caso in cui, per eventi bellici, calamità naturali o eventi eccezionali secondo quanto previsto dall'articolo 18 della legge 6 marzo 1998, n. 40, o per altro grave impedimento di carattere oggettivo, non sia possibile l'espletamento delle procedure di cui al presente Capo e sempre che sussistano motivi di esclusivo interesse del minore all'ingresso nello Stato. In questi casi gli uffici di frontiera segnalano l'ingresso del minore alla Commissione ed al tribunale per i minorenni competente in relazione al luogo di residenza di coloro che lo accompagnano.

    5. Qualora sia comunque avvenuto l'ingresso di un minore nel territorio dello Stato al di fuori delle situazioni consentite, il pubblico ufficiale o l'ente autorizzato che ne ha notizia lo segnala al tribunale per i minorenni competente in relazione al luogo in cui il minore si trova. Il tribunale, adottato ogni opportuno provvedimento temporaneo nell'interesse del minore, provvede ai sensi dell'articolo 37-bis, qualora ne sussistano i presupposti, ovvero segnala la situazione alla Commissione affinchè prenda contatto con il Paese di origine del minore e si proceda ai sensi dell'articolo 34.

  • Art. 208 Cod. Amb. – autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti

    Art. 208 Cod. Amb. – autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti, anche pericolosi, devono presentare apposita domanda alla regione competente per territorio, allegando il progetto definitivo dell’impianto e la documentazione tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute di sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica. Ove l’impianto debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi della normativa vigente, alla domanda è altresì allegata la comunicazione del progetto all’autorità competente ai predetti fini; i termini di cui ai commi 3 e 8 restano sospesi fino all’acquisizione della pronuncia sulla compatibilità ambientale ai sensi della parte seconda del presente decreto.

    2. Per le installazioni di cui all’articolo 6, comma 13, l’autorizzazione integrata ambientale sostituisce l’autorizzazione di cui al presente articolo. A tal fine, in relazione alle attività di smaltimento o di recupero dei rifiuti: a) ove un provvedimento di cui al presente articolo sia stato già emanato, la domanda di autorizzazione integrata ambientale ne riporta gli estremi; b) se l’istanza non riguarda esclusivamente il rinnovo o l’adeguamento dell’autorizzazione all’esercizio, prevedendo invece nuove realizzazioni o modifiche, la partecipazione alla conferenza di servizi di cui all’articolo 29-quater, comma 5, è estesa a tutti i partecipanti alla conferenza di servizio di cui all’articolo 208, comma 3; c) la Regione, o l’autorità da essa delegata, specifica in conferenza le garanzie finanziarie da richiedere ai sensi dell’articolo 208, comma 11, lettera g); d) i contenuti dell’AIA sono opportunamente integrati con gli elementi di cui all’articolo 208, comma 11; e) le garanzie finanziarie di cui all’articolo 208, comma 11, sono prestate a favore della Regione, o dell’autorità da essa delegata alla gestione della materia; f) la comunicazione di cui all’articolo 208, comma 18, è effettuata dall’amministrazione che rilascia l’autorizzazione integrata ambientale; g) la comunicazione di cui all’articolo 208, comma 19, è effettuata dal soggetto pubblico che accerta l’evento incidente.

    3. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al comma 1, la regione individua il responsabile del procedimento e convoca apposita conferenza di servizi. Alla conferenza dei servizi partecipano, con un preavviso di almeno 20 giorni, i responsabili degli uffici regionali competenti e i rappresentanti delle autorità d’ambito e degli enti locali sul cui territorio è realizzato l’impianto, nonché il richiedente l’autorizzazione o un suo rappresentante al fine di acquisire documenti, informazioni e chiarimenti. Nel medesimo termine di 20 giorni, la documentazione di cui al comma 1 è inviata ai componenti della conferenza di servizi. La decisione della conferenza dei servizi è assunta a maggioranza e le relative determinazioni devono fornire una adeguata motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse nel corso della conferenza.

    4. Entro novanta giorni dalla sua convocazione, la Conferenza di servizi: a) procede alla valutazione dei progetti; b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con quanto previsto dall’articolo 177, comma 4; c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione di compatibilità ambientale; d) trasmette le proprie conclusioni con i relativi atti alla regione.

    5. Per l’istruttoria tecnica della domanda le regioni possono avvalersi delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

    6. Entro 30 giorni dal ricevimento delle conclusioni della Conferenza dei servizi, valutando le risultanze della stessa, la regione, in caso di valutazione positiva del progetto, autorizza la realizzazione e la gestione dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori.

    7. Nel caso in cui il progetto riguardi aree vincolate ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 , si applicano le disposizioni dell’articolo 146 di tale decreto in materia di autorizzazione.

    8. L’istruttoria si conclude entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda di cui al comma 1 con il rilascio dell’autorizzazione unica o con il diniego motivato della stessa.

    9. I termini di cui al comma 8 sono interrotti, per una sola volta, da eventuali richieste istruttorie fatte dal responsabile del procedimento al soggetto interessato e ricominciano a decorrere dal ricevimento degli elementi forniti dall’interessato.

    10. Ferma restando la valutazione delle eventuali responsabilità ai sensi della normativa vigente, ove l’autorita competente non provveda a concludere il procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica entro i termini previsti al comma 8, si applica il potere sostitutivo di cui all’ articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 .

    11. L’autorizzazione individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei principi di cui all’articolo 178 e contiene almeno i seguenti elementi: a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti che possono essere trattati; b) Per ciascun tipo di operazione autorizzata, i requisiti tecnici con particolare riferimento alla compatibilità del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti e alla modalità di verifica, monitoraggio e controllo della conformità dell’impianto al progetto approvato; c) le misure precauzionali e di sicurezza da adottare; d) la localizzazione dell’impianto autorizzato; e) il metodo da utilizzare per ciascun tipo di operazione; f) le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa successivi che si rivelino necessarie; g) le garanzie finanziarie richieste, che devono essere prestate solo al momento dell’avvio effettivo dell’esercizio dell’impianto; le garanzie finanziarie per la gestione della discarica, anche per la fase successiva alla sua chiusura, dovranno essere prestate conformemente a quanto diposto dall’ articolo 14 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 ; h) la data di scadenza dell’autorizzazione, in conformità con quanto previsto al comma 12; i) i limiti di emissione in atmosfera per i processi di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da recupero energetico.

    11-bis. Le autorizzazioni concernenti l’incenerimento o il coincenerimento con recupero di energia sono subordinate alla condizione che il recupero avvenga con un livello elevato di efficienza energetica, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.

    12. Salva l’applicazione dell’articolo 29-octies per le installazioni di cui all’articolo 6, comma 13, l’autorizzazione di cui al comma 1 è concessa per un periodo di dieci anni ed è rinnovabile. A tale fine, almeno centottanta giorni prima della scadenza dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita domanda alla regione che decide prima della scadenza dell’autorizzazione stessa. In ogni caso l’attività può essere proseguita fino alla decisione espressa, previa estensione delle garanzie finanziarie prestate. Le prescrizioni dell’autorizzazione possono essere modificate, prima del termine di scadenza e dopo almeno cinque anni dal rilascio, nel caso di condizioni di criticità ambientale, tenendo conto dell’evoluzione delle migliori tecnologie disponibili e nel rispetto delle garanzie procedimentali di cui alla legge n. 241 del 1990 .

    12-bis. Per impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti ricompresi in un’installazione di cui all’articolo 6, comma 13, il rinnovo, l’aggiornamento e il riesame dell’autorizzazione di cui al presente articolo sono disciplinati dal Titolo III-bis della Parte Seconda, previa estensione delle garanzie finanziarie già prestate.

    13. Ferma restando l’applicazione delle norme sanzionatorie di cui al titolo VI della parte quarta del presente decreto, in caso di inosservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione l’autorità competente procede, secondo la gravità dell’infrazione: a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale devono essere eliminate le inosservanze; b) alla diffida e contestuale sospensione dell’autorizzazione per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente; c) alla revoca dell’autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazione di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente.

    14. Il controllo e l’autorizzazione delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio di rifiuti in aree portuali sono disciplinati dalle specifiche disposizioni di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84 e di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 di attuazione della direttiva 2000/59/CE sui rifiuti prodotti sulle navi e dalle altre disposizioni previste in materia dalla normativa vigente. Nel caso di trasporto transfrontaliero di rifiuti, l’autorizzazione delle operazioni di imbarco e di sbarco non può essere rilasciata se il richiedente non dimostra di avere ottemperato agli adempimenti di cui all’articolo 193, comma 1, del presente decreto.

    15. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, esclusi gli impianti mobili che effettuano la disidratazione dei fanghi generati da impianti di depurazione e reimmettono l’acqua in testa al processo depurativo presso il quale operano, ed esclusi i casi in cui si provveda alla sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee, sono autorizzati, in via definitiva, dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale, l’interessato, almeno venti giorni prima dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l’autorizzazione di cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, nonché l’ulteriore documentazione richiesta. La regione può adottare prescrizioni integrative oppure può vietare l’attività con provvedi mento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica. 218

    16. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, eccetto quelli per i quali sia completata la procedura di valutazione di impatto ambientale.

    17. Fatti salvi l’obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico da parte dei soggetti di cui all’articolo 190 ed il divieto di miscelazione di cui all’articolo 187, le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposito temporaneo prima della raccolta effettuato nel rispetto delle condizioni stabilite dall’articolo

    185-bis. 17-bis. L’autorizzazione di cui al presente articolo deve essere comunicata, a cura dell’amministrazione competente al rilascio della stessa, al registro nazionale per la raccolta delle autorizzazioni rilasciate e delle procedure semplificate concluse (RECER), di cui al comma 3-septies dell’articolo 184-ter, interoperabile con il Catasto dei rifiuti di cui all’articolo 189 e secondo gli standard concordati con ISPRA, accessibile al pubblico, indicando i seguenti elementi identificativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica: a) ragione sociale; b) sede legale dell’impresa autorizzata; c) sede dell’impianto autorizzato; d) attività di gestione autorizzata; e) i rifiuti oggetto dell’attività di gestione; f) quantità autorizzate; g) scadenza dell’autorizzazione.

    17-ter. La comunicazione dei dati di cui al comma 17-bis deve avvenire senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica tra i sistemi informativi regionali esistenti, e il registro nazionale per la raccolta delle autorizzazioni rilasciate e delle procedure semplificate concluse (RECER) secondo standard condivisi.

    18. In caso di eventi incidenti sull’autorizzazione, questi sono comunicati, previo avviso all’interessato, al Catasto dei rifiuti di cui all’articolo

    189. 19. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali in corso d’opera o di esercizio che comportino modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all’autorizzazione rilasciata.

    19-bis. Alle utenze non domestiche che effettuano il compostaggio aerobico individuale per residui costituiti da sostanze naturali non pericolose prodotti nell’ambito delle attività agricole e vivaistiche e alle utenze domestiche che effettuano compostaggio aerobico individuale per i propri rifiuti organici da cucina, sfalci e potature da giardino è applicata una riduzione della tariffa dovuta per la gestione dei rifiuti urbani.

    20. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 DICEMBRE 2010, N. 205 .

  • Art. 188 CPI – Bollettino ufficiale delle nuove varietà vegetali

    Art. 188 CPI – Bollettino ufficiale delle nuove varietà vegetali

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. La comunicazione al pubblico prevista dall’articolo 30 della Convenzione internazionale per la protezione delle novità vegetali (UPOV) – testo di Ginevra del 19 marzo 1991, ratificata con legge 23 marzo 1998, n. 110 , si effettua mediante pubblicazione di un “Bollettino ufficiale delle nuove varietà vegetali” edito a cura dell’Ufficio.

    2. Il Bollettino ha frequenza almeno semestrale e contiene: a) l’elenco delle domande di privative, distinte per specie, indicante, oltre il numero e la data di deposito della domanda, il nome e l’indirizzo del richiedente ed il nome dell’autore se persona diversa dal richiedente, la denominazione proposta ed una descrizione succinta della varietà vegetale della quale è richiesta la protezione; b) l’elenco delle privative concesse, per genere e specie, indicante il numero e la data di deposito della corrispondente domanda, il nome e l’indirizzo del titolare e la denominazione varietale definitivamente attribuita; b-bis) sentenze di cuiall’articolo 197, comma 6; c) ogni altra informazione di pubblico interesse.

    3. Il Bollettino è inviato gratuitamente, in scambio, ai competenti uffici degli altri Stati membri dell’Union pour la protection des obtentions vegetales (U.P.O.V.)

  • Art. 354 D.Lgs. 209/2005 – Norme espressamente abrogate

    Art. 354 D.Lgs. 209/2005 – Norme espressamente abrogate

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Fermo quanto disposto dall' articolo 20, comma 3, lettera b), della legge 15 marzo 1997, n. 59, nel testo sostituito dall' articolo 1 della legge 23 luglio 2003, n. 229, sono o restano abrogati: il regio decreto 23 marzo 1922, n. 387; il regio decreto 4 gennaio 1925, n. 63; il decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1959, n. 449; la legge 24 dicembre 1969, n. 990; il decreto-legge 23 dicembre 1976, n. 857, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1977, n. 39; il decreto-legge 26 settembre 1978, n. 576, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 1978, n. 738; la legge 7 febbraio 1979, n. 48; gli articoli 5, commi 1, 2 e 3, 5-bis, 6, 6-bis, 7, 7-bis, 10, commi 5 e 6, e 25 della legge 12 agosto 1982, n. 576; la legge 28 novembre 1984. n. 792; la legge 22 ottobre 1986, n. 742; la legge 22 dicembre 1986, n. 772; la legge 7 agosto 1990, n. 242; la legge 9 gennaio 1991, n. 20; il decreto legislativo 26 novembre 1991, n. 393; l' articolo 25 della legge 11 febbraio 1992, n. 157; la legge 17 febbraio 1992, n. 166; gli articoli 26, 30 e 33 della legge 19 febbraio 1992, n. 142; il decreto del Presidente della Repubblica in data 19 aprile 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 2 luglio 1993; il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 385; l' articolo 12 del decreto-legge 19 dicembre 1994, n. 691, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 febbraio 1995, n. 35; il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 174; il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 175; il decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173, ad eccezione degli articoli 2, 4, 5, 14, 15, 16, commi da 1 a 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 26, 27, 28, 29, 30, 31, commi 2, 3 e 4, 38, 40, 41, 42, 44, 45, 46, 47, 48,49, 50, 51, 52, 53, 54, 55 e 56; l' articolo 38 della legge 27 dicembre 1997, n. 449; il decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 373; l' articolo 45, comma 11, della legge 23 dicembre 1998, n. 448; il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 343; l' articolo 27, comma 13, della legge 23 dicembre 1999, n. 488; il decreto-legge 28 marzo 2000, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2000, n. 137; l' articolo 89 della legge 23 dicembre 2000, n. 388; gli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 6 della legge 5 marzo 2001, n. 57; il decreto legislativo 17 aprile 2001, n. 239; gli articoli 19, 20, 21, 22, 23, 25 e 26 della legge 12 dicembre 2002, n. 273; l' articolo 81, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289; il decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 93; il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 190; il decreto legislativo 3 novembre 2003, n. 307; l' articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38.

    2. I regolamenti emanati dall' IVASS ai sensi del presente codice si adeguano inoltre ai principi ed alle opzioni recati dalle previgenti disposizioni di attuazione della normativa comunitaria.

    3. È abrogata ogni altra disposizione incompatibile con il presente codice. Il rinvio alle disposizioni abrogate fatto da leggi, da regolamenti o da altre norme si intende riferito alle corrispondenti disposizioni del presente codice e dei provvedimenti ivi previsti.

    4. Le disposizioni di cui al comma 1 e quelle emanate in attuazione delle norme abrogate o sostituite continuano a essere applicate, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore dei provvedimenti adottati ai sensi del presente codice nelle corrispondenti materie e comunque non oltre trenta mesi dopo il termine previsto dal comma 2 dell'articolo 355. In caso di violazione si applicano, con la procedura sanzionatoria prevista dall'articolo 326, gli articoli di cui ai capi II, III, IV e V del titolo XVIII in relazione alle materie rispettivamente disciplinate.

    5. 5. Rimangono in vigore, in deroga al comma 4, e tengono luogo dei corrispondenti provvedimenti previsti nel presente codice i seguenti atti: a) i decreti del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato in data 26 maggio 1971, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 141 del 4 giugno 1971, e in data 12 ottobre 1972, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del 26 ottobre 1972, adottati ai sensi dell' articolo 6 della legge 24 dicembre 1969, n. 990; b) il decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro delle attività produttive, in data 3 luglio 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 211 dell'11 settembre 2003, adottato ai sensi dell' articolo 5 della legge 5 marzo 2001, n. 57, come modificato dall' articolo 23, comma 3, della legge 12 dicembre 2002, n. 273.

    5-bis. 5-bis. A decorrere dall'adozione del regolamento previsto dall'articolo 76, comma 1, sono o restano abrogati i seguenti atti: a) il decreto del Ministro dello sviluppo economico 11 novembre 2011, n. 220, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 gennaio 2012, n. 6; b) il decreto del Ministro dello sviluppo economico 28 aprile 2008, n. 99, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 giugno 2008, n. 130.

    6. L' IVASS, allo scopo di attuare l'obiettivo di semplificazione di cui alla legge 23 luglio 2003, n. 229, adotta, nell'ambito delle proprie competenze, le disposizioni previste dal presente codice con unico regolamento per ciascun titolo, abrogando integralmente ogni proprio previgente provvedimento a carattere generale.

    7. I contratti già conclusi alla data di entrata in vigore del presente codice restano regolati dalle norme anteriori.

  • Art. 110 L. 633/1941

    Art. 110 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    La trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 177 TUEL – Competenze dei responsabili dei servizi

    Art. 177 TUEL – Articolo 177

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il responsabile del servizio, nel caso in cui ritiene necessaria una modifica della dotazione assegnata per sopravvenute esigenze successive all’adozione degli atti di programmazione, propone la modifica con modalità definite dal regolamento di contabilità.

    2. La mancata accettazione della proposta di modifica della dotazione deve essere motivata dall’organo esecutivo.

  • Fondo per le donne vittime di violenza 2026: a chi spetta e cosa prevede

    In sintesi

    • Il fondo ha una dotazione di 6 milioni di euro per gli anni 2026 e 2027.
    • Beneficiarie sono le donne vittime di violenza di genere prese in carico nell’ambito degli interventi di protezione di cui all’art. 5-bis del D.L. 93/2013.
    • Il fondo copre l’accesso a tutti i servizi, strumenti e agevolazioni per i quali la fruizione è condizionata alla presentazione dell’ISEE.
    • La misura opera per i primi dodici mesi successivi alla presa in carico e all’avvio degli interventi di protezione.
    • La norma è in attesa di decreto attuativo: le modalità operative non sono ancora definite.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 231 della L. 199/2025 istituisce un fondo da 6 milioni di euro per il 2026 e il 2027, finalizzato a consentire alle donne vittime di violenza di genere di accedere a servizi, strumenti e agevolazioni condizionati alla presentazione dell’ISEE, per i primi dodici mesi successivi alla presa in carico e all’avvio degli interventi di protezione. Decreto attuativo atteso.

    Approfondimento normativo completo: Comma 231 LB 2026: fondo ISEE per donne vittime di violenza.

    Cosa prevede il fondo per le donne vittime di violenza e l'accesso ai servizi ISEE

    Il comma 231 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) affronta una delle principali difficoltà pratiche che le donne vittime di violenza di genere incontrano nel percorso di uscita dalla violenza: l’accesso a servizi, prestazioni e agevolazioni pubbliche è spesso condizionato alla presentazione dell’ISEE, che presuppone una situazione patrimoniale e reddituale stabile. Una donna che ha appena intrapreso un percorso di protezione può trovarsi in una condizione economica precaria e priva degli strumenti necessari per richiedere l’ISEE in modo ordinario.

    Per rispondere a questa esigenza, il comma 231 istituisce un fondo da 6 milioni di euro per gli anni 2026 e 2027, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, finalizzato a consentire alle donne vittime di violenza di genere di accedere a ogni servizio, strumento e agevolazione per i quali la fruizione sia condizionata alla presentazione dell’ISEE, per i primi dodici mesi successivi alla presa in carico e all’avvio degli interventi di protezione previsti dall’art. 5-bis del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.

    Attenzione: la norma è in attesa di decreto attuativo. Le modalità operative del fondo – incluse le procedure per accedervi, il soggetto che gestisce le istanze e le forme concrete di supporto alle beneficiarie – saranno definite presumibilmente con DPCM su proposta del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, di concerto con il MEF. Fino alla pubblicazione di tale decreto, non è possibile indicare come richiedere il beneficio né a quali uffici rivolgersi specificamente per questa misura.

    Checklist: cosa sapere se si è una donna vittima di violenza che necessita di accedere a servizi ISEE

    • Verificare di essere già state prese in carico nell’ambito degli interventi di protezione di cui all’art. 5-bis del D.L. 93/2013: questo è il presupposto per accedere al fondo.
    • Rivolgersi al centro antiviolenza o al servizio sociale di riferimento, che sono i soggetti che avviano il percorso di protezione e potranno informare sulle modalità di accesso al fondo una volta definite.
    • Tenere traccia della data di presa in carico, poiché il fondo opera per i soli primi dodici mesi successivi a tale data.
    • Monitorare le comunicazioni istituzionali del Ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità in attesa della pubblicazione del decreto attuativo.
    • Non rinunciare a richiedere servizi o agevolazioni ISEE-dipendenti: il fondo è stato istituito proprio per rimuovere questo ostacolo. Attendere le istruzioni operative prima di presentare eventuali richieste legate a questa misura.

    Caso 1 – Caia: donna presa in carico da un centro antiviolenza, vuole accedere a un alloggio pubblico

    Scenario. Caia, 34 anni, è stata presa in carico da un centro antiviolenza riconosciuto nell’ambito degli interventi di protezione di cui all’art. 5-bis del D.L. 93/2013. Ha bisogno di accedere a un alloggio di edilizia residenziale pubblica, la cui assegnazione è condizionata alla presentazione dell’ISEE, ma non è in grado di produrre una DSU ordinaria nella sua situazione attuale.

    Come si legge in pratica. Il fondo istituito dal comma 231 è stato concepito proprio per situazioni come quella di Caia. Durante i primi dodici mesi dalla presa in carico, il fondo dovrebbe consentirle di accedere al servizio di alloggio pubblico anche in assenza di un ISEE ordinario. Le modalità concrete – chi gestisce la richiesta, quali documenti presentare, come il fondo copre il requisito ISEE – saranno definite nel decreto attuativo. Caia deve rivolgersi al centro antiviolenza e attendere le istruzioni operative.

    Riepilogo caso Caia

    • Caia è presa in carico nell’ambito degli interventi di protezione: presupposto soddisfatto.
    • Il fondo consente l’accesso a servizi ISEE-dipendenti come l’edilizia residenziale pubblica.
    • La misura opera per i primi dodici mesi dalla presa in carico.
    • Le modalità operative saranno definite dal decreto attuativo non ancora pubblicato.
    • Caia deve rivolgersi al centro antiviolenza per essere orientata sulle procedure.

    Caso 2 – Tizio (operatore di un centro antiviolenza): come supportare le utenti nell'accesso al fondo

    Scenario. Tizio è un operatore di un centro antiviolenza riconosciuto. Una delle donne seguite dal centro ha bisogno di accedere a prestazioni sociali agevolate ISEE-dipendenti nel giro di pochi giorni. Vuole sapere come utilizzare il nuovo fondo per supportarla.

    Come si legge in pratica. Il fondo del comma 231 è destinato alle donne prese in carico nell’ambito degli interventi di protezione: il centro antiviolenza di Tizio è presumibilmente coinvolto nel percorso di presa in carico. Tuttavia, le modalità operative del fondo non sono ancora definite: manca il decreto attuativo. Tizio deve monitorare le comunicazioni ministeriali e, nel frattempo, verificare se esistono strumenti già operativi (es. percorsi di accesso prioritario o in deroga già previsti dalla normativa locale) per supportare la donna nelle sue esigenze immediate.

    Riepilogo caso Tizio (operatore)

    • Il centro antiviolenza è soggetto chiave nel percorso di presa in carico che attiva il diritto al fondo.
    • Le modalità operative del fondo non sono ancora definite: attendere il decreto attuativo.
    • L’operatore deve monitorare le comunicazioni del Ministero per la famiglia e delle pari opportunità.
    • Nel frattempo, verificare gli strumenti già operativi a livello locale per l’accesso ai servizi ISEE.
    • Il fondo copre i soli primi dodici mesi dalla data di presa in carico.

    Caso 3 – Sempronio (assistente sociale comunale): coordina l'accesso ai servizi per una donna seguita dal Comune

    Scenario. Sempronio è un assistente sociale del Comune che ha avviato gli interventi di protezione per una donna vittima di violenza di genere ai sensi dell’art. 5-bis del D.L. 93/2013. La donna ha bisogno di accedere a tariffe agevolate per il trasporto pubblico locale, condizionate all’ISEE.

    Come si legge in pratica. Il fondo consente l’accesso a ogni servizio, strumento e agevolazione condizionato alla presentazione dell’ISEE, quindi in linea di principio anche alle tariffe agevolate per il trasporto pubblico locale rientrano nell’ambito applicativo della norma. Sempronio dovrà però attendere il decreto attuativo per conoscere la procedura concreta: chi rilascia l’attestazione che sostituisce o integra l’ISEE, a quale ufficio rivolgersi e con quali tempi. La data di avvio degli interventi di protezione è determinante per il computo dei dodici mesi.

    Riepilogo caso Sempronio (assistente sociale)

    • Il Comune ha avviato gli interventi di protezione: il presupposto normativo è soddisfatto.
    • Le tariffe agevolate ISEE-dipendenti rientrano nell’ambito applicativo del fondo.
    • Sempronio deve attendere il decreto attuativo per conoscere la procedura concreta.
    • La data di avvio degli interventi di protezione è il punto di partenza per il computo dei dodici mesi.
    • Il contributo a finalità assistenziale erogato tramite il fondo non rileva nelle categorie reddituali ex art. 6 TUIR.

    Quando conviene una verifica

    Un esperto può aiutarti a orientarti tra gli strumenti disponibili e a comprendere i tuoi diritti nell’ambito della protezione dalla violenza di genere. Hai bisogno di supporto legale o assistenziale nell'accesso ai servizi?.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Chi può accedere al fondo per le donne vittime di violenza istituito dalla Legge di Bilancio 2026?

    Il comma 231 destina il fondo alle donne vittime di violenza di genere che sono state prese in carico e per cui sono stati avviati gli interventi di protezione di cui all’art. 5-bis del D.L. 93/2013, convertito dalla L. 119/2013. Non è sufficiente essere vittime di violenza in senso generico: occorre che il percorso di protezione istituzionale sia formalmente avviato. Le modalità operative di accesso saranno definite dal decreto attuativo.

    Il fondo copre tutti i servizi ISEE-dipendenti o solo alcuni?

    La norma è formulata in termini ampi: il fondo è finalizzato a consentire alle beneficiarie di accedere a ogni servizio, strumento e agevolazione per i quali la fruizione sia condizionata alla presentazione dell’ISEE. Non ci sono esclusioni esplicite nel testo normativo. Il decreto attuativo potrà precisare eventuali limitazioni o priorità nell’applicazione.

    Per quanti mesi è attivo il supporto del fondo?

    Il fondo opera per i primi dodici mesi successivi alla presa in carico e all’avvio degli interventi di protezione. Trascorso questo periodo, la donna dovrà accedere ai servizi ISEE-dipendenti con le modalità ordinarie. È quindi importante che durante i dodici mesi vengano avviate le procedure per regolarizzare la propria situazione economica e documentale.

    Il contributo ricevuto tramite il fondo concorre alla formazione del reddito imponibile?

    No. La norma precisa che i contributi a finalità assistenziale erogati nell’ambito di questa misura non rilevano nelle categorie reddituali di cui all’art. 6 del TUIR. Questo significa che il sostegno ricevuto tramite il fondo non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF.

    Quando sarà possibile richiedere concretamente il beneficio del fondo?

    La norma è in attesa di decreto attuativo, presumibilmente un DPCM su proposta del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, di concerto con il MEF. Fino alla pubblicazione di tale decreto, non è possibile presentare domande né conoscere le procedure operative. Si consiglia di rivolgersi al centro antiviolenza o al servizio sociale di riferimento, che saranno i primi a ricevere le istruzioni operative.

  • Congedo di paternità a 10 giorni dal 2026: quanto spetta e come si chiede (esempio)

    In sintesi

    • Il comma 220 raddoppia il congedo del padre dell’art. 47 D.Lgs. 151/2001: da 5 a 10 giorni (da 8 a 14 in caso di parto plurimo).
    • Il congedo è coperto da indennità pari al 100% della retribuzione (art. 29 D.Lgs. 151/2001), anticipata dal datore e conguagliata con l’INPS.
    • Il periodo è coperto da contribuzione figurativa integrale ai fini pensionistici (art. 25 D.Lgs. 151/2001).
    • Va tenuto distinto dal congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni (art. 4, c. 24, L. 92/2012, stabilizzato dal D.Lgs. 105/2022): sono due istituti diversi che possono coesistere.
    • La misura recepisce la tendenza della direttiva (UE) 2019/1158 ad ampliare il ruolo del padre nelle prime settimane di vita del figlio.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 220 della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) modifica l’art. 47, comma 2, del D.Lgs. 151/2001 (Testo unico maternità e paternità): il limite di fruizione del congedo riservato al padre passa da 5 a 10 giorni e, in caso di parto plurimo, da 8 a 14 giorni.

    Approfondimento normativo completo: Comma 220 LB 2026: congedo paternità obbligatorio a 10 giorni.

    Cosa cambia in concreto per i padri lavoratori

    Il comma 220 interviene con una tecnica novellistica puntuale: sostituisce nel testo dell’art. 47, comma 2, del D.Lgs. 151/2001 le parole «cinque giorni» con «dieci giorni» e, per il parto plurimo, «otto» con «quattordici». In sostanza il congedo riservato al padre raddoppia.

    È importante non confondere questo istituto con il congedo di paternità obbligatorio introdotto dalla legge Fornero (art. 4, comma 24, L. 92/2012) e reso strutturale dal D.Lgs. 105/2022 in attuazione della direttiva (UE) 2019/1158: quello è già di 10 giorni ed è autonomo. Il comma 220 agisce invece sull’art. 47 del Testo unico, che disciplina il congedo del padre nei primi mesi di vita del figlio.

    Sul piano economico nulla cambia in negativo: il congedo resta indennizzato al 100% della retribuzione ai sensi dell’art. 29 del D.Lgs. 151/2001, con anticipazione da parte del datore di lavoro e successivo conguaglio con l’INPS, e con copertura figurativa integrale ai fini pensionistici.

    Cosa controllare prima di chiedere il congedo

    • La data presunta o effettiva del parto e la finestra temporale entro cui l’art. 47 consente la fruizione.
    • Il proprio contratto e CCNL, che possono prevedere condizioni di miglior favore rispetto al minimo di legge.
    • Se si tratta di parto plurimo (gemelli o più), perché in tal caso il limite è di 14 giorni e non di 10.
    • Le istruzioni operative INPS sulle modalità di domanda e di conguaglio, da verificare per l’effettiva decorrenza 2026.
    • Che il congedo obbligatorio ex L. 92/2012 e il congedo dell’art. 47 sono distinti: vanno richiesti e calcolati separatamente.

    Caso 1 – Tizio, figlio nato a febbraio 2026

    Scenario. Tizio è lavoratore dipendente full time. La moglie partorisce il primo figlio a febbraio 2026. Tizio vuole capire quanti giorni di congedo dell’art. 47 può chiedere e quanto gli verrà pagato.

    Come si legge in pratica. Con le regole introdotte dal comma 220, il limite del congedo del padre dell’art. 47 passa da 5 a 10 giorni. Tizio può quindi fruire fino a 10 giorni, indennizzati al 100% della retribuzione e coperti da contribuzione figurativa. A questi può aggiungersi, ove ne ricorrano i presupposti, il distinto congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni previsto dalla disciplina della L. 92/2012.

    In pratica

    • Fino a 10 giorni di congedo art. 47 (era 5).
    • Pagamento al 100% della retribuzione, anticipato dal datore.
    • Periodo coperto da contribuzione figurativa piena.
    • Verificare l’eventuale cumulo con il congedo obbligatorio L. 92/2012.

    Caso 2 – Caio e il confronto con il 2025

    Scenario. Caio aveva avuto un figlio nel 2024 e ricorda di aver fruito di un periodo più breve. Si chiede se per il secondo figlio, in arrivo nel 2026, le regole siano cambiate.

    Come si legge in pratica. Sì: per gli eventi successivi all’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 il limite dell’art. 47 sale da 5 a 10 giorni. Caio, a parità di ogni altra condizione, potrà fruire del doppio dei giorni rispetto alla disciplina previgente, con lo stesso trattamento economico al 100%.

    Confronto

    • Disciplina previgente: limite di 5 giorni (8 per parto plurimo).
    • Dal 2026: limite di 10 giorni (14 per parto plurimo).
    • Trattamento economico invariato: 100% della retribuzione.

    Caso 3 – Sempronio, dubbio sul cumulo

    Scenario. Sempronio ha già programmato i 10 giorni di congedo di paternità obbligatorio. Teme che chiedere anche il congedo dell’art. 47 gli venga negato perché “si tratta dello stesso periodo”.

    Come si legge in pratica. I due istituti hanno fondamento normativo diverso: il congedo obbligatorio nasce dall’art. 4, comma 24, della L. 92/2012 (stabilizzato dal D.Lgs. 105/2022), mentre quello dell’art. 47 D.Lgs. 151/2001 è autonomo. Non si elidono tra loro. Resta però consigliabile verificare con il datore e con l’INPS le concrete modalità di fruizione e di conguaglio, anche per la corretta imputazione dei periodi.

    Attenzione

    • Congedo obbligatorio (L. 92/2012) e congedo art. 47: istituti distinti.
    • Possono coesistere, con domande e calcoli separati.
    • Le istruzioni operative INPS per il 2026 vanno verificate per le modalità.

    Quando conviene una verifica

    Per pianificare congedi e impatto su busta paga e contributi conviene un confronto con un consulente del lavoro: trova un consulente del lavoro.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quanti giorni di congedo di paternità spettano dal 2026?

    Il comma 220 della Legge di Bilancio 2026 porta il limite del congedo del padre dell’art. 47 D.Lgs. 151/2001 da 5 a 10 giorni; in caso di parto plurimo da 8 a 14 giorni. È un istituto distinto dal congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni della L. 92/2012, che resta autonomo.

    Il congedo è pagato per intero?

    Sì. Il congedo è coperto da indennità pari al 100% della retribuzione (art. 29 D.Lgs. 151/2001), anticipata dal datore di lavoro e poi conguagliata con l’INPS.

    Il periodo conta per la pensione?

    Sì. Il periodo di congedo è coperto da contribuzione figurativa integrale ai fini previdenziali, secondo l’art. 25 del D.Lgs. 151/2001.

    In caso di gemelli quanti giorni spettano?

    Per il parto plurimo il limite passa da 8 a 14 giorni, sempre indennizzati al 100% della retribuzione.

    Da quando si applicano le nuove regole?

    Le modifiche derivano dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025). Per la concreta operatività (decorrenza e modalità di domanda) occorre fare riferimento alle istruzioni dell’INPS.

  • Articolo 74 TU Giustizia Tributaria: Ipoteca e sequestro conservativo

    Art. 74 D.Lgs. 175/2024 – Ipoteca e sequestro conservativo

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. In base all'atto di contestazione, al provvedimento di irrogazione della sanzione o al processo verbale di constatazione e dopo la loro notifica, l'ufficio o l'ente, quando ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può chiedere, con istanza motivata, al presidente della corte di giustizia tributaria di primo grado l'iscrizione di ipoteca sui beni del trasgressore e dei soggetti obbligati in solido e l'autorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo dei loro beni, compresa l'azienda. A tal fine l'Agenzia delle entrate si avvale anche del potere di cui agli articoli 32, primo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e 51, secondo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

    2. Al fine di rafforzare le misure poste a garanzia del credito erariale e a sostegno delle relative procedure di riscossione, le istanze di cui al comma 1 possono essere inoltrate dal comandante provinciale della Guardia di finanza, in relazione ai processi verbali di constatazione rilasciati dai reparti dipendenti, dando tempestiva comunicazione alla direzione provinciale dell'Agenzia delle entrate, che esamina l'istanza e comunica le proprie eventuali osservazioni al presidente della corte di giustizia tributaria di primo grado, nonché al comandante provinciale richiedente. Decorso il termine di venti giorni dal ricevimento dell'istanza, si intende acquisito il conforme parere dell'Agenzia delle entrate.

    3. Nei casi di cui al comma 2, la Guardia di finanza fornisce all'Agenzia delle entrate ogni elemento richiesto ai fini dell'istruttoria e della partecipazione alla procedura di cui al presente articolo. In caso di richiesta di chiarimenti, è interrotto, per una sola volta, il termine di cui al comma 2.

    4. Le istanze di cui al comma 1 devono essere notificate, anche tramite il servizio postale, alle parti interessate, le quali possono, entro venti giorni dalla notifica, depositare memorie e documenti difensivi.

    5. Il presidente, decorso il termine di cui al comma 4, fissa con decreto la trattazione dell'istanza per la prima camera di consiglio utile, disponendo che ne sia data comunicazione alle parti almeno dieci giorni prima. Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi all'estero, il termine è triplicato. La corte di giustizia tributaria decide con sentenza.

    6. Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l'attuazione del provvedimento, il presidente provvede con decreto motivato assunte ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso decreto, la camera di consiglio entro un termine non superiore a trenta giorni assegnando all'istante un termine perentorio non superiore a quindici giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. A tale udienza la corte di giustizia tributaria, con ordinanza, conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto.

    7. Le parti interessate possono prestare, in corso di giudizio, la garanzia di cui all'articolo 127 comma 2. In tal caso l'organo dinanzi al quale è in corso il procedimento può non adottare ovvero adottare solo parzialmente il provvedimento richiesto.

    8. I provvedimenti cautelari pronunciati ai sensi del comma 1 perdono efficacia: a) se non sono eseguiti nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione; b) se, nel termine di centoventi giorni dalla loro adozione, non viene notificato atto impositivo, di contestazione o di irrogazione; in tal caso, il presidente della corte di giustizia tributaria su istanza di parte e sentito l'ufficio o l'ente richiedente, dispone la cancellazione dell'ipoteca; c) a seguito della sentenza, anche non passata in giudicato, che accoglie il ricorso avverso gli atti di cui alla lettera b). La sentenza costituisce titolo per la cancellazione dell'ipoteca. In caso di accoglimento parziale, su istanza di parte, il giudice che ha pronunciato la sentenza riduce proporzionalmente l'entità dell'iscrizione o del sequestro; se la sentenza è pronunciata dalla Corte di cassazione, provvede il giudice la cui sentenza è stata impugnata con ricorso per cassazione.

  • Art. 187 CPI – Bollettino ufficiale dei marchi d’impresa

    Art. 187 CPI – Bollettino ufficiale dei marchi d’impresa

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il Bollettino ufficiale dei marchi d’impresa, da pubblicarsi con cadenza almeno mensile da parte dell’Ufficio italiano brevetti e marchi, contiene almeno le seguenti notizie relative a: a) domande ritenute registrabili ai sensi dell’articolo 170, comma 1, lettera a), con l’indicazione dell’eventuale priorità; b) domande conseguenti alla richiesta di trasformazione di marchio comunitario con l’indicazione della data di deposito della relativa domanda; c) registrazioni; d) registrazioni accompagnate dall’avviso di cui all’articolo 179, comma 2; e) rinnovazioni; f) domande di trascrizione degli atti indicati da questo codice e trascrizioni avvenute. f-bis) domande soggette ad opposizione e domande rifiutate a seguito di opposizione; f-ter) sentenze di cui all’articolo 197, comma

    5. f-quater) le domande di modifica al regolamento d’uso di marchi collettivi o di marchi di certificazione e le modifiche avvenute.

    2. I dati identificativi delle domande e delle registrazioni, oltre quelli specifici indicati al comma 1, lettere a), b), e d), ed ai relativi numeri e date, sono quelli di cui all’articolo

    156. 3. Il Bollettino ufficiale è corredato da indici analitici, almeno alfabetici per titolari, numerici e per classi.

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