Autore: Andrea Marton

  • Figli maggiorenni studenti a carico: detrazione 730/2026

    Detrazione nel 730. Se sei uno studente fuori sede, o lo è un familiare a carico, verifica la detrazione del 19% sui canoni di locazione per studenti fuori sede.

    In sintesi

    • Limite di reddito per i figli fino a 24 anni: il figlio resta fiscalmente a carico se nel 2025 ha avuto un reddito complessivo uguale o inferiore a 4.000 euro, al lordo degli oneri deducibili.
    • Limite generale per gli altri familiari: per i familiari diversi dai figli fino a 24 anni il tetto e di 2.840,51 euro.
    • Eta ammessa: la detrazione per figli a carico spetta per i figli di eta pari o superiore a 21 anni e inferiore a 30 anni; per i figli con disabilita accertata ai sensi della legge 104/1992 non c’e limite di eta superiore.
    • Assegno Unico e sotto i 21 anni: dal 1 marzo 2022 le detrazioni per figli di eta inferiore a 21 anni sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale erogato dall’INPS.
    • Ripartizione tra genitori: la detrazione va divisa al 50% tra i due genitori, oppure per accordo al 100% al genitore con reddito piu elevato.
    • Codice fiscale obbligatorio: anche se il figlio non da diritto alla detrazione, il codice fiscale va sempre indicato nel prospetto familiari a carico.

    Chi e il figlio fiscalmente a carico?

    Quando parli di ‘figlio a carico’ in dichiarazione dei redditi, non si tratta solo di vivere insieme: conta soprattutto il reddito che il figlio ha guadagnato durante l’anno. Se tuo figlio studia all’universita, fa qualche lavoretto saltuario o riceve una borsa di studio, potresti comunque mantenerlo fiscalmente a carico e beneficiare di una detrazione sull’IRPEF.

    Per i figli di eta non superiore a 24 anni il limite di reddito e piu alto: possono avere guadagnato fino a 4.000 euro lordi nel 2025 e restare comunque a tuo carico. Per tutti gli altri familiari, compreso il coniuge, il tetto e invece di 2.840,51 euro. Ricorda che in questo limite rientrano non solo i redditi da lavoro, ma anche alcune somme che non fanno parte del reddito complessivo, come i proventi da cedolare secca o i redditi da regime forfetario.

    Dal 2022 le detrazioni IRPEF per i figli sotto i 21 anni sono state abolite e sostituite dall’Assegno Unico Universale, che si chiede direttamente all’INPS. Pertanto, nel modello 730/2026, le detrazioni per figli a carico riguardano solo i figli di eta compresa tra i 21 e i 29 anni (o i figli con disabilita di ogni eta). Devi comunque indicare nel prospetto familiari i dati di tutti i figli, anche quelli sotto i 21 anni, perche alcune agevolazioni dipendono da quella informazione.

    Dal 2025 e confermata la stretta sull’eta massima: non spetta piu alcuna detrazione per i figli di 30 anni o piu senza disabilita. La detrazione e invece cumulabile con l’Assegno Unico per i figli con disabilita di eta pari o superiore a 21 anni.

    Limiti di reddito e eta per i figli a carico nel 730/2026
    Situazione del figlio Limite di reddito (lordo) Detrazione IRPEF spettante
    Figlio sotto i 21 anni 4.000 euro No (sostituita da Assegno Unico INPS)
    Figlio dai 21 ai 29 anni 4.000 euro Si (periodo: dal mese del 21 anno al mese prima del 30)
    Figlio di 30 anni o piu senza disabilita Non ammesso No (abolita dal 2025)
    Figlio con disabilita (legge 104) di 21 anni o piu 4.000 euro Si, senza limite di eta superiore

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizio ha un figlio, Marco, di 23 anni che frequenta l’universita. Nel 2025 Marco ha svolto un tirocinio retribuito e guadagnato 3.200 euro lordi. Poiche 3.200 euro e inferiore al tetto di 4.000 euro, Marco resta fiscalmente a carico di Tizio per tutto il 2025. Tizio indica nel prospetto familiari a carico 12 mesi e la percentuale 100 (o 50 se c’e anche l’altro genitore). Se invece Marco avesse guadagnato 4.500 euro, non sarebbe piu a carico e Tizio perderebbe la detrazione.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro del figlio (se ha lavorato)
    • Documentazione del reddito del figlio: CU, ricevute collaborazioni, dichiarazione propria
    • Codice fiscale del figlio
    • Eventuale documentazione di disabilita ai sensi della legge 104/1992 (se applicabile)
    • Documentazione borsa di studio (per verificare se rientra nel reddito complessivo)

    Caso 1: figlia universitaria con reddito da tirocinio

    Scenario. Caio ha una figlia, Sara, di 22 anni, iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Nel 2025 Sara ha fatto un tirocinio curriculare retribuito da 2.800 euro e non ha altri redditi.

    Come si applica. 2.800 euro e sotto la soglia di 4.000 euro prevista per i figli fino a 24 anni. Sara rimane fiscalmente a carico di Caio per tutto il 2025. Caio indica nel prospetto familiari 12 mesi a carico e, se il coniuge partecipa, il 50% di percentuale ciascuno.

    In pratica

    • Verificare il totale dei redditi lordi del figlio, inclusi quelli da cedolare secca e regime forfetario.
    • Il tirocinio curriculare retribuito genera reddito: va conteggiato nel limite di 4.000 euro.
    • Anche se Sara ha meno di 21 anni in parte dell’anno, il requisito dell’eta e rispettato se sussiste anche solo per un giorno dell’anno.

    Caso 2: figlio che compie 30 anni durante l'anno

    Scenario. Sempronio ha un figlio, Luca, che compie 30 anni a luglio 2025. Luca studia ancora e ha guadagnato 1.500 euro in tutto l’anno.

    Come si applica. La detrazione spetta solo per i mesi in cui il figlio aveva meno di 30 anni, cioe da gennaio a giugno 2025 (6 mesi). Da luglio in poi la detrazione non spetta piu perche Luca ha compiuto 30 anni (in assenza di disabilita). Sempronio compila la colonna relativa al numero di mesi con ‘6’ e l’apposita casella mesi ‘figli eta 21-30’ con ‘6’.

    In pratica

    • La detrazione si calcola mese per mese: scatta dal mese del 21 compleanno e si interrompe il mese prima del 30 compleanno.
    • Il codice fiscale di Luca va indicato nel prospetto familiari a carico anche per i mesi senza detrazione.
    • Se Luca avesse una disabilita accertata ex legge 104, la detrazione continuerebbe senza limiti di eta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Fino a che reddito il figlio resta a carico?

    Fino a 4.000 euro lordi l’anno per i figli con meno di 24 anni; fino a 2.840,51 euro per i figli dai 24 anni in su. Il reddito si calcola al lordo degli oneri deducibili e include anche alcune somme non nel reddito complessivo (cedolare secca, forfetario, ecc.).

    Il figlio universitario che riceve una borsa di studio resta a carico?

    Dipende dall’importo totale dei suoi redditi nell’anno. Le borse di studio possono essere esenti da IRPEF, ma alcune rientrano nel limite di reddito per la carica fiscale. Controllare la natura della borsa e verificare il totale complessivo.

    Fino a che eta il figlio studente da diritto alla detrazione?

    Dal mese del compimento dei 21 anni fino al mese precedente il compimento dei 30 anni. Per i figli con disabilita riconosciuta ai sensi della legge 104/1992, non c’e limite di eta superiore.

    Cosa succede con l'Assegno Unico per i figli sotto i 21 anni?

    Dal 1 marzo 2022 le detrazioni IRPEF per i figli minori di 21 anni sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale erogato dall’INPS su richiesta. Nel modello 730 non si indica piu la detrazione per questi figli, ma i loro dati vanno comunque inseriti nel prospetto familiari.

    Come si divide la detrazione tra i due genitori?

    Va divisa al 50% ciascuno. I genitori possono pero accordarsi per attribuirla per intero al genitore con reddito piu alto, cosi da non perderne una parte se l’altro ha un’imposta insufficiente.

    Il figlio deve indicare nel suo 730 di essere a carico?

    Si. Il figlio che e fiscalmente a carico barra la casella ‘Soggetto fiscalmente a carico di altri’ con il codice ‘2’ (se ha meno di 24 anni e reddito fino a 4.000 euro) o ‘1’ (per gli altri familiari a carico).

    Vedi anche: Mantenimento dei figli, Spese istruzione scolastica figli, Mensa scolastica e spese scuola, Figli a carico, Prima dichiarazione dei redditi e Detrazione 19% spese conservatorio e scuole AFAM.

  • Immobili storici e artistici nel 730: rendita ridotta e tassazione

    In sintesi

    • Rendita dimezzata: per gli immobili di interesse storico o artistico la rendita catastale va indicata nel quadro B nella misura ridotta del 50 per cento.
    • Canone locazione agevolato: se l’immobile vincolato è affittato, nella dichiarazione si riporta il 65% del canone annuo (codice 4 nella colonna 5 del quadro B).
    • Obbligo di dichiarazione: il vincolo non esenta dalla compilazione del quadro B; riduce solo la base su cui si calcola il reddito fondiario.
    • IMU e IRPEF: come per tutti i fabbricati non locati, se l’IMU è dovuta essa sostituisce l’IRPEF; il reddito resta comunque da indicare nel 730.
    • Riconoscimento del vincolo: serve il decreto di riconoscimento emesso ai sensi del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali).

    Come si dichiara un immobile storico o artistico nel modello 730

    Se possiedi una casa, un palazzo o qualsiasi altro fabbricato riconosciuto di interesse storico o artistico dallo Stato, le regole per la dichiarazione dei redditi cambiano rispetto a un immobile ordinario. Il punto di partenza è la rendita catastale, cioè il valore attribuito dal catasto all’immobile: per gli immobili vincolati questa rendita va dichiarata nella misura ridotta del 50 per cento.

    In pratica, nella colonna 1 del quadro B (quella dove si indica la rendita catastale) non devi scrivere il valore intero che trovi nelle visure catastali, ma la metà. Sarà poi chi presta l’assistenza fiscale a rivalutarla del 5 per cento, come avviene per tutti i fabbricati, ma partendo già dalla cifra dimezzata.

    Se invece l’immobile vincolato è concesso in affitto, entra in gioco un’ulteriore agevolazione sul canone. Il reddito imponibile non è il 95% del canone (come avviene normalmente con tassazione ordinaria), ma il 65%. Questo abbattimento riconosce i costi di manutenzione che questi immobili spesso richiedono per rispettare i vincoli imposti dal Ministero della Cultura.

    Riepilogo delle regole per gli immobili di interesse storico o artistico
    Situazione Come si dichiara nel quadro B
    Immobile non locato Rendita catastale ridotta al 50% in colonna 1
    Immobile locato (tassazione ordinaria) 65% del canone annuo in colonna 6 (codice 4 in colonna 5)
    Immobile non locato soggetto a IMU IMU sostituisce IRPEF; il reddito va comunque indicato nel quadro B
    Rivalutazione della rendita Il CAF o il professionista rivaluta del 5% il dato ridotto indicato dal contribuente

    Esempio pratico

    • Tizio possiede un appartamento in un palazzo vincolato con rendita catastale di 1.200 euro. Nel quadro B indica 600 euro (cioè 1.200 diviso 2). Il CAF rivaluta questa cifra del 5%, ottenendo 630 euro come base imponibile. Se invece Tizio affitta l’appartamento a 10.000 euro l’anno, nel quadro B deve riportare 6.500 euro (il 65% di 10.000), indicando il codice 4 nella colonna 5.

    Documenti necessari

    • Decreto ministeriale di riconoscimento dell’interesse storico o artistico (D.Lgs. n. 42/2004)
    • Visura catastale aggiornata con la rendita attribuita
    • Contratto di locazione (se l’immobile è affittato)
    • Certificazione Unica 2026 o documentazione del canone percepito

    Immobile vincolato tenuto a disposizione

    Scenario. Caio eredita un appartamento in un edificio storico vincolato e lo tiene vuoto, senza affittarlo.

    Come si applica. Caio compila il quadro B indicando nella colonna 1 la rendita catastale dimezzata. Nella colonna 2 (utilizzo) inserisce il codice ‘2’ (immobile a disposizione). Poiché l’IMU è dovuta su questo immobile, essa sostituisce l’IRPEF: il reddito va comunque dichiarato, ma non produrrà ulteriore imposta sul reddito.

    In pratica

    • Rendita catastale 800 euro → indica 400 euro nel quadro B.
    • L’IMU pagata al Comune copre l’imposta sui redditi: nessuna IRPEF aggiuntiva dovuta.
    • Il rigo del quadro B va comunque compilato anche se non si paga IRPEF.

    Immobile vincolato concesso in affitto

    Scenario. Sempronio affitta un palazzo storico vincolato a canone libero, ricavando 18.000 euro l’anno.

    Come si applica. Sempronio indica nella colonna 5 il codice 4 (immobile storico in locazione) e nella colonna 6 il 65% del canone, cioè 11.700 euro. Sceglie la tassazione ordinaria IRPEF. Non può applicare la cedolare secca perché la norma sulla cedolare non prevede questa percentuale ridotta del 65%: le due agevolazioni non si sommano.

    In pratica

    • Canone annuo 18.000 euro: in colonna 6 va indicato 11.700 (65% di 18.000).
    • L’abbattimento del 35% riconosce le spese di conservazione tipiche degli immobili vincolati.
    • La rendita catastale ridotta del 50% non va indicata separatamente per la parte locata.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come faccio a sapere se il mio immobile è di interesse storico o artistico?

    Lo stabilisce un decreto formale emesso dal Ministero della Cultura (o dalla Soprintendenza competente) ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004. Se hai ricevuto questo provvedimento, l’immobile è vincolato; in mancanza, si applicano le regole ordinarie.

    Devo comunque compilare il quadro B se l'immobile storico è esente IMU?

    Sì, devi sempre compilare il quadro B. L’esenzione IMU non elimina l’obbligo dichiarativo: cambia solo il trattamento fiscale. Se l’IMU non è dovuta, il reddito fondiario concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF.

    Posso applicare la cedolare secca su un immobile storico affittato?

    La cedolare secca e la riduzione del 35% sul canone (codice 4) sono due regimi distinti. Per la cedolare secca il canone va indicato al 100%; la riduzione al 65% si applica solo in regime di tassazione ordinaria IRPEF.

    La riduzione del 50% sulla rendita si applica anche alle pertinenze dell'immobile storico?

    Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate indicano che la rendita ridotta al 50% riguarda l’immobile di interesse storico o artistico. Per le pertinenze iscritte con autonoma rendita catastale occorre valutare caso per caso il loro inserimento nel provvedimento di vincolo.

    Ho acquistato un immobile vincolato a metà anno. Come calcolo la rendita da dichiarare?

    Indichi la rendita ridotta del 50% nella colonna 1, e nella colonna 3 (periodo di possesso) riporti il numero di giorni effettivi di possesso nel 2025. Il CAF o il professionista calcolerà il reddito in proporzione.

  • Assegno divorzile: come si calcola e i criteri della Cassazione

    L’assegno divorzile è una delle questioni più delicate del divorzio. Per anni si è ritenuto che servisse a garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio; oggi non è più così. Le Sezioni Unite della Cassazione, con una pronuncia del 2018, hanno ridisegnato la sua funzione, rendendola assistenziale e al tempo stesso compensativa. Vediamo cosa significa in pratica e come il giudice arriva a stabilire se e quanto spetta.

    Che cos’è e a cosa serve

    L’assegno divorzile è la somma che un ex coniuge può essere tenuto a versare all’altro dopo lo scioglimento del matrimonio. È disciplinato dall’art. 5 della legge 898/1970. Diversamente dal mantenimento nella separazione, presuppone che il vincolo matrimoniale sia ormai sciolto: per questo i suoi criteri sono diversi e, in genere, meno generosi.

    La svolta delle Sezioni Unite del 2018

    Con la sentenza n. 18287 del 2018 le Sezioni Unite hanno superato sia il vecchio criterio del “tenore di vita” sia l’orientamento intermedio del 2017 incentrato solo sull’“indipendenza economica”. Hanno affermato che l’assegno ha natura assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa: serve cioè non solo a sostenere chi non ha mezzi adeguati, ma anche a compensare il coniuge che ha sacrificato aspettative professionali e reddituali per dedicarsi alla famiglia. La valutazione deve essere complessiva, non basata su un singolo parametro.

    I criteri dell’art. 5

    Il giudice valuta in particolare:

    • le condizioni economiche dei due ex coniugi;
    • il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e di quello dell’altro;
    • la durata del matrimonio;
    • le ragioni della decisione e l’età del richiedente;
    • le possibilità concrete di reperire un reddito adeguato, tenuto conto dell’età e del mercato del lavoro.

    Solo dall’insieme di questi elementi emerge se vi è uno squilibrio da riequilibrare e in quale misura.

    La differenza con il mantenimento nella separazione

    È un punto cruciale e spesso frainteso. Nella separazione il vincolo coniugale esiste ancora: l’assegno di mantenimento del coniuge (art. 156 del codice civile) tende a conservare un tenore di vita analogo a quello matrimoniale. Nel divorzio, sciolto il vincolo, quel parametro non vale più e si guarda all’autosufficienza e al riequilibrio dei sacrifici. Per questo, passando dalla separazione al divorzio, l’importo può ridursi.

    Un esempio concreto

    Caia e Tizio sono stati sposati venticinque anni; Caia ha lasciato il lavoro per crescere i figli e gestire la casa, mentre Tizio ha fatto carriera. Al divorzio, Caia ha 55 anni e scarse possibilità di reinserimento. Qui l’assegno può essere riconosciuto in misura significativa, proprio per la sua funzione compensativa del contributo dato e dei sacrifici professionali. Se invece il matrimonio fosse durato pochi anni, senza figli e con due coniugi entrambi occupati, è probabile che nessun assegno venga riconosciuto.

    Durata, revisione e cessazione

    L’assegno divorzile è di regola periodico, ma può essere corrisposto in un’unica soluzione (capitalizzato) se le parti concordano e il tribunale lo ritiene equo: in tal caso non si potrà più chiedere nulla in futuro. L’importo è rivedibile se cambiano le condizioni economiche, e cessa se l’ex coniuge beneficiario passa a nuove nozze; secondo la giurisprudenza può venire meno anche in caso di stabile convivenza con un nuovo partner.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    L’assegno divorzile garantisce il tenore di vita del matrimonio?

    No. Dal 2018 le Sezioni Unite hanno superato il criterio del tenore di vita: l’assegno ha funzione assistenziale e compensativa, valutata sulla base di redditi, durata del matrimonio e contributo dato alla famiglia.

    L’assegno divorzile spetta sempre?

    No, non è automatico. Spetta solo se un ex coniuge non dispone di mezzi adeguati e non è in grado di procurarseli per ragioni oggettive, oppure per riequilibrare i sacrifici fatti per la famiglia.

    Quando cessa l’assegno divorzile?

    Cessa se il beneficiario contrae nuove nozze; secondo la giurisprudenza può venir meno anche in caso di stabile convivenza con un nuovo partner. È inoltre rivedibile al mutare delle condizioni economiche.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Delega al CAF o professionista per il 730/2026: guida

    In sintesi

    • Chi puo ricevere la delega: un CAF-dipendenti oppure un professionista abilitato (consulente del lavoro, dottore commercialista, esperto contabile, ragioniere o perito commerciale, associazioni professionali, societa tra professionisti).
    • Cosa autorizza la delega: permette al CAF o al professionista di accedere al tuo modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate per tuo conto.
    • Modello 730-1 in busta chiusa: insieme alla delega devi consegnare anche il modello 730-1 (scheda per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF) in busta chiusa.
    • Visto di conformita: il CAF o il professionista verifica i dati e rilascia un visto di conformita, ossia una certificazione di correttezza della dichiarazione.
    • Scadenza: il 730 va presentato entro il 30 settembre; il CAF o il professionista ti consegna la copia elaborata entro precisi termini previsti dalla legge.
    • Responsabilita in caso di visto infedele: se il CAF o il professionista appone un visto non corretto, e tenuto a pagare il 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate.

    Cosa significa delegare il 730 a un CAF o a un professionista

    Presentare il 730 tramite un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) o un professionista abilitato e la scelta piu comune per chi preferisce non compilare da solo la dichiarazione dei redditi. Non si tratta solo di una comodita: il CAF o il professionista verificano i dati, controllano i documenti e si assumono una precisa responsabilita sul risultato. Capire come funziona questa delega ti aiuta a portare i documenti giusti e a sapere cosa aspettarti.

    La prima cosa da fare e consegnare una delega esplicita per l’accesso al tuo modello 730 precompilato. Senza questa autorizzazione, il CAF o il professionista non possono entrare nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate per visualizzare la tua dichiarazione. La delega e un documento formale che autorizza l’intermediario ad agire per tuo conto.

    Insieme alla delega, devi consegnare anche il modello 730-1 in busta chiusa. Questo modello contiene le tue scelte per destinare l’otto, il cinque e il due per mille dell’IRPEF. Va consegnato integro anche se non esprimi alcuna scelta: in quel caso basta indicare il codice fiscale e i dati anagrafici. Se presenti una dichiarazione congiunta con il coniuge (o il partner di unione civile), ciascuno inserisce il proprio 730-1 in una busta separata.

    Il CAF o il professionista ha l’obbligo di verificare che i dati indicati nel modello siano conformi ai documenti che gli hai esibito: spese detraibili, deduzioni, ritenute, rimborsi. Al termine rilascia il visto di conformita, che e una certificazione della correttezza dei dati. Questo visto tutela anche te: in caso di successivo controllo dell’Agenzia delle Entrate, la responsabilita ricade sull’intermediario se il visto era infedele, a meno che l’errore sia stato causato da documentazione falsa o scorretta da te fornita.

    Termini per la consegna della dichiarazione elaborata al contribuente
    Data di presentazione al CAF/professionista Termine per ricevere la copia elaborata
    Entro il 31 maggio Entro il 15 giugno
    Dal 1 al 20 giugno Entro il 29 giugno
    Dal 21 giugno al 15 luglio Entro il 23 luglio
    Dal 16 luglio al 31 agosto Entro il 15 settembre
    Dal 1 al 30 settembre Entro il 30 settembre

    Esempio pratico

    • Esempio: Caio si reca al CAF il 10 giugno e consegna la delega, il modello 730-1 in busta chiusa e i documenti (CU, scontrini spese sanitarie, fatture ristrutturazione). Il CAF accede alla sua precompilata, verifica i dati, aggiunge le spese non ancora presenti e gli consegna una copia della dichiarazione elaborata e il modello 730-3 entro il 29 giugno. Caio controlla il prospetto di liquidazione: se c’e un credito, lo ricevera in busta paga da luglio; se c’e un debito, verra trattenuto dalla retribuzione. I documenti originali rimangono a Caio, il CAF ne conserva una copia fino al 31 dicembre 2031.

    Documenti necessari

    • Delega per l’accesso al 730 precompilato (modulo fornito dal CAF o dal professionista)
    • Modello 730-1 in busta chiusa (scelta 8, 5 e 2 per mille IRPEF)
    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico
    • Scontrini, ricevute, fatture e quietanze per le spese detraibili o deducibili sostenute nel 2025
    • Attestati di versamento F24 per eventuali acconti pagati autonomamente
    • Documentazione degli oneri gia riconosciuti dal sostituto (se presenti ulteriori spese da aggiungere)

    Caso 1: contribuente che porta il 730 precompilato senza modifiche

    Scenario. Tizio lavora come dipendente. La sua precompilata contiene gia tutti i dati: reddito, ritenute e spese sanitarie. Non ha nulla da aggiungere o correggere e decide di consegnarla al CAF senza modifiche.

    Come si applica. In questo caso Tizio deve portare solo la delega e il modello 730-1. Non deve esibire la documentazione relativa agli oneri gia indicati nella precompilata dai soggetti terzi (farmacie, medici, ecc.), perche quei dati sono gia stati comunicati all’Agenzia delle Entrate. Deve pero portare i documenti che attestano le condizioni soggettive per eventuali agevolazioni (per esempio, la documentazione di un familiare a carico). Il CAF non effettua controlli formali sugli oneri gia presenti nella precompilata non modificata.

    In pratica

    • Se non modifichi la precompilata, non devi esibire le ricevute delle spese sanitarie gia presenti.
    • Devi comunque esibire i documenti che attestano i requisiti soggettivi: codice fiscale familiari a carico, documentazione disabilita, ecc.
    • I documenti originali restano tuoi; il CAF ne conserva copia per eventuali controlli futuri.

    Caso 2: contribuente che aggiunge spese non presenti nella precompilata

    Scenario. Sempronio nota che nella sua precompilata mancano le spese per un corso universitario del figlio pagato direttamente da lui. Vuole aggiungerle tramite il professionista.

    Come si applica. Aggiungere spese che incidono sull’imposta e una ‘modifica’. Sempronio deve portare al professionista tutta la documentazione relativa alle spese universitarie: ricevute di pagamento, fatture, attestati dell’universita. Il professionista verifica la conformita dei dati, aggiunge le spese nel modello, rilascia il visto di conformita e trasmette la dichiarazione. In caso di controllo successivo, l’Agenzia delle Entrate verifichera la documentazione presso il professionista, non direttamente da Sempronio.

    In pratica

    • Ogni spesa aggiunta rispetto alla precompilata richiede documentazione da esibire al CAF o professionista.
    • Il visto di conformita e la garanzia che la dichiarazione e stata verificata: tutelati sia te sia il professionista.
    • Se il professionista appone un visto infedele (senza colpa tua), la sanzione del 30% ricade su di lui, non su di te.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi sono i professionisti abilitati a ricevere il 730?

    Consulenti del lavoro, dottori commercialisti, esperti contabili, ragionieri e periti commerciali, associazioni professionali e societa tra professionisti. Oltre a questi, anche il proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) se ha comunicato entro il 15 gennaio di prestare assistenza fiscale.

    Cosa contiene la delega per il CAF?

    La delega autorizza il CAF o il professionista ad accedere al tuo modello 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Senza di essa non possono visualizzare ne modificare la tua dichiarazione.

    Devo portare tutti i documenti al CAF anche se non modifico nulla?

    Se non apporti modifiche che incidono sull’imposta, non devi esibire la documentazione degli oneri gia presenti nella precompilata. Devi pero portare i documenti che attestano le condizioni soggettive per le agevolazioni (familiari a carico, disabilita, ecc.).

    Entro quando devo presentare il 730 al CAF?

    Entro il 30 settembre. E consigliabile non aspettare l’ultimo momento: il CAF deve avere il tempo di elaborare la dichiarazione e consegnarti la copia entro i termini previsti.

    Cosa succede se il CAF sbaglia nella mia dichiarazione?

    Se il CAF appone un visto di conformita infedele (non indotto da una tua condotta scorretta), e tenuto a pagare il 30% della maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate. La sanzione, in alcuni casi, si riduce se il CAF trasmette una dichiarazione rettificativa.

    Quanto tempo devo conservare i documenti fiscali?

    I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno vanno conservati fino al 31 dicembre 2031, termine entro cui l’Agenzia delle Entrate puo richiederli. Non occorre conservare i documenti delle spese sanitarie gia presenti nella precompilata non modificata.

  • Recesso vs risoluzione del contratto: quando e come

    Sciogliere un contratto non significa sempre la stessa cosa. Il recesso è una scelta libera consentita dalla legge o dall’accordo; la risoluzione è invece una reazione a un inadempimento o ad altre anomalie del rapporto. Distinguere i due istituti è fondamentale per capire diritti, presupposti e conseguenze.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Recesso Risoluzione
    Norma di riferimento Art. 1373 c.c. Art. 1453 c.c.
    Presupposto Volontà unilaterale, se prevista Inadempimento o altra patologia
    Colpa della controparte Non richiesta Richiesta (per l’inadempimento)
    Momento Di regola prima dell’esecuzione Quando emerge l’inadempimento
    Come si attua Dichiarazione unilaterale Domanda giudiziale o vie di diritto
    Vie di diritto Diffida ad adempiere (1454), clausola risolutiva (1456)
    Funzione Scelta lecita di sciogliersi Reazione a un inadempimento
    Conseguenze Cessazione del vincolo Cessazione ed eventuale risarcimento

    Caratteristiche del recesso

    Il recesso (art. 1373 c.c.) è lo scioglimento del contratto per volontà unilaterale di una delle parti. Non è sempre ammesso: occorre che il diritto di recedere sia previsto dalla legge o dal contratto stesso. Di regola può essere esercitato finché il contratto non ha avuto un principio di esecuzione, salvo che le parti abbiano stabilito diversamente, ad esempio prevedendo il recesso anche nei contratti a esecuzione continuata o periodica.

    La caratteristica fondamentale del recesso è che non presuppone alcun inadempimento: chi recede non lamenta una violazione altrui, ma esercita semplicemente una facoltà riconosciutagli dalla legge o dal contratto. Il recesso si attua con una dichiarazione unilaterale comunicata all’altra parte e produce effetto liberatorio, sciogliendo il vincolo per il futuro.

    In alcuni casi il recesso è subordinato al pagamento di un corrispettivo (la cosiddetta multa penitenziale) o al versamento di una caparra, secondo quanto stabilito dalle parti. La legge, inoltre, riconosce specifici diritti di recesso a tutela del contraente debole, come il consumatore nei contratti a distanza, indipendentemente dalla volontà della controparte.

    Caratteristiche della risoluzione

    La risoluzione (art. 1453 c.c.) presuppone una patologia del rapporto: tipicamente l’inadempimento di una parte, ma anche l’impossibilità sopravvenuta della prestazione o l’eccessiva onerosità sopravvenuta. Nei contratti a prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può chiedere, a sua scelta, l’adempimento oppure la risoluzione del contratto, salvo in ogni caso il risarcimento del danno.

    La risoluzione si ottiene di regola con una domanda al giudice, che accerta l’inadempimento e dichiara sciolto il contratto. Tuttavia, perché operi la risoluzione, l’inadempimento deve avere una certa gravità e non essere di scarsa importanza rispetto all’interesse dell’altra parte.

    La risoluzione può operare anche di diritto, senza bisogno di una sentenza, in due ipotesi principali: la diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.), con cui si intima per iscritto all’altra parte di adempiere entro un termine congruo, con avvertimento che, decorso inutilmente, il contratto si intenderà risolto; e la clausola risolutiva espressa (art. 1456 c.c.), con cui le parti pattuiscono in anticipo che il contratto si risolva automaticamente in caso di inadempimento di una determinata obbligazione, una volta che la parte interessata dichiari di volersene avvalere.

    Quando si usa il recesso e quando la risoluzione

    Il recesso si usa quando una parte vuole, in modo lecito, liberarsi dal vincolo contrattuale, sfruttando una facoltà prevista dalla legge o dall’accordo. È uno strumento neutro: non incolpa nessuno e non richiede inadempimenti. Serve a uscire da un contratto perché si è cambiata idea, perché sono mutate le esigenze o perché si è semplicemente esercitato un diritto riconosciuto.

    La risoluzione si usa, invece, quando una parte subisce un inadempimento e vuole sciogliere il contratto reagendo a tale violazione, spesso chiedendo anche il risarcimento del danno. È una reazione a una situazione patologica e presuppone, di norma, la responsabilità della controparte. Se nel contratto è inserita una clausola risolutiva espressa, o se si invia una diffida ad adempiere, la risoluzione può prodursi senza necessità di attendere una sentenza, accelerando i tempi.

    In sintesi, la distinzione è netta sul piano funzionale: il recesso è una scelta lecita di scioglimento, la risoluzione è la conseguenza di un inadempimento. Conoscere quale strumento usare evita errori che possono esporre a responsabilità: chi abbandona un contratto senza averne diritto, infatti, rischia a sua volta di essere considerato inadempiente.

    Un esempio pratico

    Tizio firma un contratto che gli riconosce il diritto di recedere entro un certo termine: cambia idea e comunica il recesso, sciogliendo il vincolo senza dover dimostrare alcuna colpa della controparte. Se il contratto prevedeva una caparra a titolo di corrispettivo del recesso, Tizio la perderà, ma il rapporto si chiuderà comunque in modo lecito e senza ulteriori conseguenze.

    Caia, invece, ha acquistato una fornitura che il venditore non consegna nei tempi pattuiti. Caia può inviare una diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.), assegnando un termine congruo per la consegna: se il termine scade senza che la fornitura arrivi, il contratto si risolve di diritto e Caia può chiedere il risarcimento del danno subito per la mancata esecuzione.

    I due esempi chiariscono la differenza pratica: Tizio esercita una facoltà prevista dal contratto, Caia reagisce a un inadempimento dell’altra parte. Stesso effetto finale, lo scioglimento del contratto, ma presupposti e conseguenze del tutto diversi.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra recesso e risoluzione?

    Il recesso (art. 1373 c.c.) è lo scioglimento del contratto per volontà unilaterale, senza alcun inadempimento. La risoluzione (art. 1453 c.c.) reagisce a un inadempimento o ad altra patologia del rapporto.

    Serve sempre il giudice per la risoluzione?

    No. Oltre alla domanda giudiziale, la risoluzione può operare di diritto tramite diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.) o clausola risolutiva espressa (art. 1456 c.c.).

    Posso recedere da qualsiasi contratto?

    No. Il recesso è ammesso solo quando è previsto dalla legge o dal contratto. In mancanza di tale previsione non si può sciogliere unilateralmente il vincolo.

    Confronti e guide correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un professionista abilitato.

  • Concordato preventivo biennale: come si aderisce

    In sintesi

    • L’adesione avviene tramite il software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate
    • Il contribuente calcola la proposta e decide se accettarla o rifiutarla entro la scadenza della dichiarazione
    • L’accettazione vincola il contribuente per entrambe le annualità del biennio
    • Se il reddito effettivo supera il concordato, l’eccedenza non è soggetta a imposizione ordinaria
    • Se il reddito cala, si paga comunque sul reddito concordato salvo eventi eccezionali oltre soglia
    • I versamenti contributivi possono restare ancorati, su opzione, al reddito effettivo

    La procedura di adesione passo dopo passo

    Il concordato preventivo biennale (CPB), introdotto dal D.Lgs. 13/2024, prevede una procedura di adesione strutturata che si innesta nel normale ciclo dichiarativo del contribuente. Non si tratta di una domanda separata da presentare a uno sportello: l’adesione avviene all’interno della dichiarazione dei redditi, utilizzando gli strumenti software forniti dall’Agenzia delle Entrate. Comprendere come funziona questo percorso è essenziale per esercitare la scelta con consapevolezza e nei tempi corretti.

    Il processo si articola in tre momenti distinti: il calcolo della proposta tramite il programma dedicato, la valutazione di convenienza da parte del contribuente, e infine l’accettazione formale – oppure il rifiuto – entro il termine di presentazione della dichiarazione. Ogni fase ha implicazioni pratiche precise che è utile conoscere prima di avviarsi.

    Una volta accettata, la proposta non è revocabile per capriccio: il concordato vincola per entrambe le annualità del biennio, creando un orizzonte di certezza fiscale che è al tempo stesso il principale vantaggio e il principale elemento di rischio dell’istituto.

    Le fasi della procedura di adesione al CPB
    Fase Cosa fare
    1. Calcolo della proposta Utilizzare il software ISA/CPB dell'Agenzia delle Entrate per ottenere la proposta di reddito concordato
    2. Valutazione Confrontare il reddito proposto con il reddito atteso per il biennio successivo
    3. Adesione o rifiuto Compilare la sezione dedicata del modello dichiarativo e accettare o rifiutare la proposta
    4. Rispetto del vincolo biennale Versare le imposte sul reddito concordato per entrambe le annualità del biennio
    5. Eventuale cessazione Comunicare o verificare cause di cessazione eccezionali che liberano dal vincolo

    Esempio pratico

    • Alfa Srl, società di consulenza informatica soggetta a ISA, avvia la procedura di adesione al CPB per il biennio. Il suo amministratore Tizio utilizza il software dell’Agenzia delle Entrate, inserisce i dati richiesti e ottiene la proposta di reddito concordato per i due anni successivi. Dopo aver confrontato la cifra proposta con le aspettative di crescita dell’azienda – che prevede di acquisire nuovi clienti – Tizio valuta che il reddito effettivo atteso supererà la proposta. Decide quindi di accettare: se l’aspettativa si realizza, l’eccedenza di reddito rispetto al concordato non sarà tassata ordinariamente. L’accettazione viene formalizzata nella dichiarazione presentata entro la scadenza prevista, e da quel momento Alfa Srl è vincolata per il biennio.

    Documenti necessari

    • D.Lgs. 13/2024: norma istitutiva del CPB e disciplina della procedura di adesione
    • Software ISA/CPB dell’Agenzia delle Entrate: disponibile sul sito ufficiale per il calcolo della proposta
    • Modello dichiarativo (Redditi PF/SC/SP) e relative istruzioni: sezione dedicata al CPB
    • Circolari e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sul CPB (verificare aggiornamenti annuali)
    • Normativa su decadenza e cessazione del concordato: verificare cause e procedure vigenti

    Caso 1: accettazione con reddito effettivo superiore al concordato

    Scenario. Caio è un avvocato libero professionista soggetto a ISA. Il software dell’Agenzia gli propone un reddito concordato per il biennio. Caio prevede di espandere la propria attività e stima di produrre un reddito effettivo significativamente superiore alla proposta.

    Come si applica. Caio accetta la proposta entro il termine della dichiarazione. Nel primo anno del biennio produce effettivamente un reddito superiore al concordato. L’eccedenza non è soggetta all’imposizione ordinaria: Caio paga le imposte solo sul reddito concordato, beneficiando di un risparmio fiscale concreto. Il vantaggio si concretizza proprio grazie all’adesione in presenza di aspettative di crescita fondate.

    In pratica

    • Calcolare la proposta con il software prima di prendere qualsiasi decisione
    • Stimare con realismo il reddito atteso per i due anni successivi
    • L’adesione conviene se il reddito effettivo atteso è superiore a quello proposto dall’Agenzia

    Caso 2: reddito effettivo inferiore al concordato e vincolo biennale

    Scenario. Tizio ha accettato la proposta di concordato per il biennio. Nel secondo anno, a causa di una perdita di clienti non prevista, il suo reddito effettivo scende al di sotto del reddito concordato. Non si tratta però di un evento eccezionale che supera la soglia rilevante prevista dalla norma.

    Come si applica. Tizio è comunque tenuto a versare le imposte sul reddito concordato, anche se il reddito reale è inferiore. Il vincolo biennale è proprio il principale elemento di rischio del CPB: l’adesione comporta la certezza del carico fiscale in entrambi i sensi. Solo eventi eccezionali che determinano un calo oltre la soglia prevista dalla norma consentono la cessazione anticipata degli effetti del concordato.

    In pratica

    • Il rifiuto della proposta è sempre possibile entro i termini: non vi è obbligo di aderire
    • Valutare scenari di calo del reddito prima di accettare, non solo scenari di crescita
    • In caso di eventi eccezionali durante il biennio, verificare se ricorrono le condizioni di cessazione previste dalla norma

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si calcola la proposta di reddito concordato?

    La proposta viene elaborata dall’Agenzia delle Entrate sulla base dei dati in suo possesso e degli indici ISA del contribuente. Per ottenere il valore della proposta è necessario utilizzare il software dedicato messo a disposizione dall’Agenzia, inserendo i dati richiesti relativi alla propria attività. Il contribuente non determina autonomamente la cifra: la riceve come output del programma e decide se accettarla.

    Entro quando si deve aderire al concordato preventivo biennale?

    L’adesione deve essere esercitata entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi per il periodo d’imposta di riferimento. I termini esatti variano a seconda dell’anno e della categoria di contribuente: è necessario verificare le scadenze vigenti nelle istruzioni ministeriali e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate pubblicati per ciascuna annualità.

    Cosa succede se si rifiuta la proposta?

    Il rifiuto è sempre possibile e non comporta conseguenze sanzionatorie. Il contribuente che rifiuta continua a determinare il proprio reddito imponibile con le regole ordinarie, a essere soggetto alla normale attività di accertamento e a non beneficiare degli effetti premiali previsti per i contribuenti che aderiscono al CPB.

    Il vincolo biennale è assoluto?

    No, non è assoluto. La disciplina del CPB prevede cause di cessazione degli effetti che possono liberare il contribuente dal vincolo prima della scadenza del biennio. Tra queste rientrano la cessazione o la modifica sostanziale dell’attività e il verificarsi di eventi eccezionali che determinano un calo del reddito superiore a una soglia rilevante. In presenza di tali circostanze, gli effetti del concordato cessano anticipatamente.

    I contributi previdenziali seguono il reddito concordato?

    Non necessariamente. La disciplina del CPB consente al contribuente di optare per mantenere i versamenti contributivi ancorati al reddito effettivamente prodotto, anziché al reddito concordato. È una scelta distinta rispetto all’adesione al concordato ai fini delle imposte sui redditi, che occorre valutare separatamente in base alla propria situazione previdenziale.

    Cosa si intende per effetti premiali del CPB?

    I contribuenti che aderiscono al CPB e rispettano gli impegni assunti beneficiano di alcune tutele: l’esclusione da determinati accertamenti basati su presunzioni semplici e l’accesso ai benefici premiali collegati al punteggio ISA. Questi effetti cessano in caso di decadenza dal concordato per violazioni rilevanti.

    È possibile modificare la dichiarazione dopo aver accettato il concordato?

    Una volta accettata la proposta e presentata la dichiarazione, l’adesione è vincolante per il biennio. Eventuali modifiche alla dichiarazione dopo la presentazione seguono le regole ordinarie della dichiarazione integrativa, ma non consentono di revocare l’adesione al concordato salvo nei casi di cessazione o decadenza espressamente previsti dalla norma.

  • Articolo 18 L. 184/1983: Trascrizione della sentenza definitiva di adottabilità

    Art. 18 L. 184/1983 – Trascrizione della sentenza definitiva di adottabilità

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. La sentenza definitiva che dichiara lo stato di adottabilità è trascritta, a cura del cancelliere del tribunale per i minorenni, su apposito registro conservato presso la cancelleria del tribunale stesso. La trascrizione deve essere effettuata entro il decimo giorno successivo a quello della comunicazione che la sentenza di adottabilità è divenuta definitiva. A questo effetto, il cancelliere del giudice dell'impugnazione deve inviare immediatamente apposita comunicazione al cancelliere del tribunale per i minorenni

  • Art. 5 L. 633/1941 – Esclusioni: testi normativi e di Stati esteri

    Testo della norma consultabile sul portale ufficiale Normattiva. Di seguito la lettura divulgativa a cura della redazione.

  • Detrazione farmaci nel 730: scontrino parlante e franchigia

    In sintesi

    • Detrazione del 19% sulle spese per medicinali, calcolata sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro.
    • Lo scontrino deve essere ‘parlante’: deve riportare natura e quantita del prodotto, codice alfanumerico del farmaco e codice fiscale dell’acquirente.
    • I medicinali si possono acquistare in farmacia o parafarmacia: la detrazione si applica in entrambi i casi se lo scontrino e corretto.
    • Per i farmaci non serve il pagamento tracciabile: lo scontrino parlante e sufficiente come documento.
    • La franchigia di 129,11 euro vale per il totale delle spese sanitarie (E1): non solo i farmaci, ma anche visite, analisi e altre prestazioni.
    • Le spese rimborsate da assicurazione o datore di lavoro non si possono detrarre.

    Come funziona la detrazione sui farmaci

    Ogni anno puoi recuperare parte di quello che hai speso per acquistare medicinali. La legge prevede una detrazione del 19 per cento, ma solo sulla parte che supera 129,11 euro di spesa totale: questa soglia si chiama franchigia, cioe la parte di spesa che resta comunque a tuo carico senza rimborso fiscale.

    Perche la detrazione sia valida, lo scontrino della farmacia (o della parafarmacia) deve essere un documento speciale, che le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate chiamano ‘scontrino parlante’. Non basta uno scontrino qualunque: il documento deve riportare tre informazioni precise: la natura e la quantita del prodotto acquistato, il codice alfanumerico che identifica il farmaco (quello stampato sulla confezione), e il tuo codice fiscale.

    Una regola importante distingue i medicinali dalle altre spese mediche: per i farmaci non e richiesto il pagamento con metodo tracciabile (carta, bonifico, ecc.). Lo scontrino parlante e sufficiente, anche se hai pagato in contanti. Questa eccezione non vale per le visite specialistiche o le analisi cliniche, dove il pagamento tracciabile e invece obbligatorio.

    Spese medicinali: regole in sintesi
    Elemento Regola
    Aliquota detrazione 19%
    Franchigia (parte non detraibile) 129,11 euro
    Documento richiesto Scontrino parlante con codice fiscale e codice farmaco
    Pagamento tracciabile obbligatorio? No (eccezione specifica per i medicinali)
    Dove si acquistano Farmacia o parafarmacia
    Spese rimborsate da terzi Non detraibili

    Esempio pratico

    • Tizio ha acquistato medicinali nel 2025 per un totale di 480 euro, tutti con scontrino parlante. La franchigia di 129,11 euro viene sottratta dal totale: 480 – 129,11 = 350,89 euro. La detrazione del 19% si calcola su 350,89 euro, il che significa un risparmio fiscale di circa 66,67 euro sull’imposta da pagare. Tizio non ha bisogno di conservare ricevute di pagamento elettronico: gli scontrini parlanti bastano.

    Documenti necessari

    • Scontrini parlanti (con codice fiscale, codice farmaco e quantita)
    • Fatture di acquisto farmaci con indicazione del codice fiscale (in alternativa allo scontrino)
    • Documentazione dei rimborsi ricevuti (per escludere le spese gia coperte)

    Spesa sotto la franchigia: nessuna detrazione

    Scenario. Caio ha speso in tutto 90 euro di farmaci nel 2025 e non ha avuto altre spese sanitarie. Tutti gli scontrini sono parlanti e riportano il suo codice fiscale.

    Come si applica. La franchigia di 129,11 euro si applica al totale delle spese sanitarie del rigo E1. Poiche Caio ha speso solo 90 euro, l’importo resta sotto la franchigia e non genera alcuna detrazione. Non ha senso indicare la spesa nel 730 perche il 19% si calcola solo sulla parte eccedente 129,11 euro: in questo caso non c’e nulla da detrarre.

    In pratica

    • Spesa totale 90 euro: sotto la franchigia di 129,11 euro.
    • Detrazione spettante: zero.
    • Conviene comunque indicare la spesa se hai altre spese sanitarie nello stesso rigo E1.

    Scontrino senza codice fiscale: spesa non detraibile

    Scenario. Sempronia ha acquistato antibiotici per 150 euro ma il farmacista non ha inserito il suo codice fiscale sullo scontrino. Ha solo lo scontrino normale con il totale.

    Come si applica. Lo scontrino privo del codice fiscale (e del codice alfanumerico del farmaco) non e uno scontrino parlante. Quella spesa di 150 euro non puo essere indicata nel 730. Sempronia avrebbe dovuto chiedere al farmacista di inserire il codice fiscale prima di stampare lo scontrino: una volta emesso, non e possibile modificarlo.

    In pratica

    • Senza codice fiscale e codice farmaco sullo scontrino, la spesa non e detraibile.
    • Soluzione: chiedere sempre il codice fiscale prima della stampa dello scontrino in farmacia.
    • In alternativa, si puo chiedere una fattura intestata al contribuente.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per scontrino parlante?

    E uno scontrino fiscale che riporta: la natura e la quantita dei prodotti acquistati, il codice alfanumerico del farmaco (quello stampato sulla confezione) e il codice fiscale di chi acquista. Senza questi tre elementi lo scontrino non e valido per la detrazione.

    Posso detrarre i farmaci acquistati in parafarmacia?

    Si. La detrazione spetta sia per gli acquisti in farmacia sia in parafarmacia, a patto che lo scontrino sia parlante con codice fiscale e codice farmaco.

    Devo pagare con carta per detrarre i farmaci?

    No. I medicinali sono un’eccezione alla regola del pagamento tracciabile. Puoi pagare anche in contanti: lo scontrino parlante e sufficiente.

    La franchigia di 129,11 euro vale solo per i farmaci?

    No. La franchigia si applica al totale delle spese sanitarie indicate nel rigo E1 (farmaci, visite mediche, analisi, ecc.). Non si calcola separatamente per ogni tipo di spesa.

    Posso detrarre anche i farmaci acquistati per un familiare a carico?

    Si. La detrazione spetta per le spese sostenute nell’interesse di familiari fiscalmente a carico. Lo scontrino puo essere intestato al contribuente oppure al familiare.

    I farmaci rimborsati dalla mutua o dall'assicurazione si detraggono?

    No. Le spese rimborsate da terzi (datore di lavoro, cassa sanitaria, assicurazione) non possono essere indicate: si detrae solo la parte rimasta effettivamente a tuo carico.

    Vedi anche: Protesi e dispositivi medici, Aumento stipendio medici 2022-2024, Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche e Franchigia spese sanitarie.

  • Lavoro autonomo occasionale nel 730: soglia 5.000 euro e contributi INPS

    In sintesi

    • Dove si dichiara: rigo D5 del Quadro D (codice 2 per lavoro autonomo occasionale), al lordo delle spese
    • Ritenuta d’acconto: il committente deve applicare una ritenuta d’acconto; indicane l’importo nella colonna 4 del rigo D5
    • Spese deducibili: puoi sottrarre le spese strettamente inerenti alla produzione del reddito (colonna 3 del rigo D5)
    • Soglia INPS: se i compensi netti da lavoro autonomo occasionale superano i 5.000 euro annui scatta l’iscrizione alla Gestione Separata INPS
    • Causale CU: nella Certificazione Unica, i compensi occasionali sono contrassegnati dalla lettera M, M2 o O a seconda dei casi
    • Detrazioni: per questi redditi spettano detrazioni teoriche dall’imposta lorda, calcolate dal CAF o dal sostituto in base alla situazione reddituale complessiva

    Cos'è il lavoro autonomo occasionale e come si tassa

    Il lavoro autonomo occasionale è una prestazione intellettuale o tecnica svolta senza continuità e senza partita IVA: una consulenza ogni tanto, una traduzione, un corso tenuto una volta l’anno. Non è un’attività abituale e non richiede iscrizione alla cassa professionale o apertura di partita IVA. Tuttavia, i compensi percepiti sono redditi a tutti gli effetti e vanno dichiarati.

    Se hai ricevuto compensi occasionali da un’azienda o da un privato che agisce in qualità di sostituto d’imposta, troverai i dati nella Certificazione Unica 2026 rilasciata da chi ti ha pagato. La causale sarà la lettera M (attività autonoma occasionale in generale), M2 (se sussiste l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata ENPAPI, per alcune professioni sanitarie) oppure O (se il Circo. INPS n. 104/2001 ha chiarito che non sussiste l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata). Nel 730 questi redditi vanno nel rigo D5, colonna 1 con codice 2.

    Il compenso che indichi nel modulo è quello lordo. Se hai sostenuto spese strettamente legate a quella prestazione (per esempio, il materiale acquistato, il viaggio necessario) le puoi dedurre indicandole nella colonna 3. La differenza tra compenso lordo e spese è il reddito netto che concorre all’IRPEF.

    Attenzione alla soglia INPS: se i tuoi compensi netti da lavoro autonomo occasionale superano i 5.000 euro nell’anno solare, la parte eccedente quel limite è soggetta a contribuzione alla Gestione Separata INPS. L’obbligo scatta in capo a te, non al committente, e devi gestirlo autonomamente. Sotto i 5.000 euro netti non c’è alcun contributo previdenziale.

    Riepilogo: compilazione del rigo D5 per lavoro autonomo occasionale
    Colonna Cosa indicare
    Colonna 1 (tipo di reddito) Codice 2 per lavoro autonomo non esercitato abitualmente (causale M, M2 o O nella CU)
    Colonna 2 (redditi) Compenso lordo percepito nel 2025
    Colonna 3 (spese) Spese strettamente inerenti la produzione del reddito (non possono superare il compenso)
    Colonna 4 (ritenute) Ritenuta d'acconto subita (indicata nella Certificazione Unica)
    Soglia INPS Compensi netti oltre 5.000 euro: parte eccedente soggetta a Gestione Separata INPS

    Esempio pratico

    • Tizio nel 2025 tiene tre workshop di fotografia per conto di un’associazione culturale. Riceve compensi lordi per 4.200 euro; l’associazione gli trattiene una ritenuta d’acconto. Ha sostenuto 300 euro di spese documentate per il materiale fotografico usato. Nel rigo D5 indica: colonna 1 = codice 2, colonna 2 = 4.200 (lordo), colonna 3 = 300 (spese), colonna 4 = ritenuta indicata nella CU. Il reddito netto è 3.900 euro, che resta sotto la soglia di 5.000 euro: nessun contributo INPS dovuto. Se invece i compensi lordi fossero stati 6.000 euro con spese di 500 euro, il netto sarebbe 5.500 euro: i 500 euro eccedenti il limite di 5.000 euro sarebbero soggetti alla Gestione Separata INPS.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal committente (causale M, M2 o O nel punto 1 – Lavoro autonomo)
    • Fatture o ricevute dei compensi percepiti (se il committente non è sostituto d’imposta)
    • Documentazione delle spese sostenute strettamente inerenti la prestazione
    • Prospetto riepilogativo delle operazioni eseguite (da conservare ed esibire su richiesta dell’AdE)

    Consulente occasionale con compensi sotto soglia INPS

    Scenario. Caio è un programmatore dipendente che nel 2025 svolge una consulenza per un’azienda esterna, concordando un compenso di 3.000 euro lordi. L’azienda, in qualità di sostituto d’imposta, applica la ritenuta d’acconto e rilascia la Certificazione Unica con causale M.

    Come si applica. Caio trova nella CU 2026 il compenso lordo (3.000 euro) e la ritenuta d’acconto. Compila il rigo D5: colonna 1 con codice 2, colonna 2 con 3.000, colonna 4 con l’importo della ritenuta dalla CU. Se non ha spese da dedurre, lascia la colonna 3 vuota. Poiché il compenso netto è inferiore a 5.000 euro, non scatta nessun obbligo contributivo verso la Gestione Separata INPS.

    In pratica

    • La ritenuta d’acconto già trattenuta dall’azienda viene scomputata dall’IRPEF dovuta: se hai diritto a un rimborso, lo riceverai direttamente in busta paga o tramite il CAF
    • Non confondere la ritenuta d’acconto (che si recupera in dichiarazione) con la ritenuta a titolo d’imposta (che invece chiude definitivamente il conto con il Fisco)

    Professionista occasionale sopra soglia INPS

    Scenario. Sempronia, insegnante di ruolo, nel 2025 tiene corsi privati di lingue per varie aziende. I compensi lordi complessivi ammontano a 7.000 euro; le spese documentate sostenute per i materiali didattici sono 400 euro.

    Come si applica. Sempronia compila il rigo D5: codice 2 in colonna 1, 7.000 in colonna 2, 400 in colonna 3, la ritenuta indicata nelle CU in colonna 4. Il reddito netto è 6.600 euro. Poiché supera i 5.000 euro, i 1.600 euro eccedenti (6.600 – 5.000) sono soggetti alla Gestione Separata INPS: Sempronia deve versare i relativi contributi autonomamente, calcolati sulla quota eccedente il limite. L’obbligo INPS non riguarda la dichiarazione dei redditi ma la comunicazione e il versamento separati verso l’INPS.

    In pratica

    • La soglia di 5.000 euro si calcola sul totale dei compensi netti (al netto delle spese) da lavoro autonomo occasionale percepiti durante l’intero anno solare, sommando tutti i committenti
    • Se hai più committenti, somma tutti i compensi netti: se il totale supera 5.000 euro, devi iscriverti alla Gestione Separata INPS e versare i contributi sulla parte eccedente

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Fino a che importo non devo preoccuparmi dei contributi INPS?

    Fino a 5.000 euro netti complessivi di compensi da lavoro autonomo occasionale nell’anno solare non c’è obbligo contributivo verso la Gestione Separata INPS. Superata quella soglia, la parte eccedente è soggetta a contributi.

    Se il mio committente non applica la ritenuta d'acconto, cosa faccio?

    Se il committente non è un sostituto d’imposta (per esempio un privato cittadino), non applica ritenute. In questo caso compili il rigo D5 indicando il compenso lordo e lasci la colonna 4 vuota. Pagherai l’IRPEF direttamente in sede di dichiarazione.

    Quali spese posso dedurre dai compensi occasionali?

    Solo le spese strettamente inerenti alla produzione del reddito per quella specifica prestazione. Per esempio: i materiali acquistati appositamente, il viaggio sostenuto per recarsi dal committente. Non puoi dedurre spese generali o non documentate. Le spese non possono superare l’importo del compenso.

    Come distinguo il lavoro autonomo occasionale da quello abituale?

    La distinzione dipende dalla continuità e dall’organizzazione: se svolgi l’attività in modo regolare e con una struttura (anche minima), sei un professionista e devi aprire partita IVA. Se si tratta di prestazioni sporadiche e non organizzate, sei nel regime del lavoro autonomo occasionale. In caso di dubbi, consulta un commercialista.

    Posso usare il Modello 730 anche se ho avuto redditi da lavoro autonomo occasionale?

    Sì. I compensi da lavoro autonomo occasionale rientrano nei redditi che si possono dichiarare con il Modello 730, nel rigo D5. Non è necessario presentare il Modello Redditi PF, salvo casi particolari (per esempio, se hai anche redditi d’impresa o partecipazioni societarie che richiedono il Fascicolo 3).

  • Articolo 29-bis L. 184/1983 – Dichiarazione di disponibilità e indagini per adozione

    Art. 29-bis L. 184/1983 – Dichiarazione di disponibilità e indagini per adozione internazionale

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. Le persone residenti in Italia, che si trovano nelle condizioni prescritte dall'articolo 6 e che intendono adottare un minore straniero residente all'estero, presentano dichiarazione di disponibilità al tribunale per i minorenni del distretto in cui hanno la residenza e chiedono che lo stesso dichiari la loro idoneità all'adozione.

    2. Nel caso di cittadini italiani residenti in uno Stato straniero, fatto salvo quanto stabilito nell'articolo 36, comma 4, è competente il tribunale per i minorenni del distretto in cui si trova il luogo della loro ultima residenza; in mancanza, è competente il tribunale per i minorenni di Roma.

    3. Il tribunale per i minorenni, se non ritiene di dover pronunciare immediatamente decreto di inidoneità per manifesta carenza dei requisiti, trasmette, entro quindici giorni dalla presentazione, copia della dichiarazione di disponibilità ai servizi degli enti locali.

    4. I servizi socio-assistenziali degli enti locali singoli o associati, anche avvalendosi per quanto di competenza delle aziende sanitarie locali e ospedaliere, svolgono le seguenti attività: a) informazione sull'adozione internazionale e sulle relative procedure, sugli enti autorizzati e sulle altre forme di solidarietà nei confronti dei minori in difficoltà, anche in collaborazione con gli enti autorizzati di cui all'articolo 39-ter; b) preparazione degli aspiranti all'adozione, anche in collaborazione con i predetti enti; c) acquisizione di elementi sulla situazione personale, familiare e sanitaria degli aspiranti genitori adottivi, nel rispetto di quanto disposto dall'articolo 22, comma 4, secondo periodo, sul loro ambiente sociale, sulle motivazioni che li determinano, sulla loro attitudine a farsi carico di un'adozione internazionale, sulla loro capacità di rispondere in modo adeguato alle esigenze di più minori o di uno solo, sulle eventuali caratteristiche particolari dei minori che essi sarebbero in grado di accogliere, nonché acquisizione di ogni altro elemento utile per la valutazione da parte del tribunale per i minorenni della loro idoneità all'adozione.

    5. I servizi trasmettono al tribunale per i minorenni, in esito all'attività svolta, una relazione completa di tutti gli elementi indicati al comma 4, entro i quattro mesi successivi alla trasmissione della dichiarazione di disponibilità.

  • Credito d’imposta redditi esteri: come evitare la doppia tassazione

    In sintesi

    • A chi spetta: chi ha percepito redditi all’estero su cui ha pagato imposte divenute definitive
    • Obiettivo: evitare la doppia imposizione: non paghi l’IRPEF italiana sulla stessa ricchezza già tassata fuori Italia
    • Limite del credito: il credito non puó superare la quota di IRPEF italiana proporzionalmente riferibile al reddito estero
    • Dove si compila: Sezione III del Quadro G del Modello 730 (rigo G4) oppure Quadro CE del Modello Redditi PF
    • Imposte ammesse: solo quelle divenute definitive – non valgono gli acconti o le imposte rimborsabili
    • Documentazione: conserva la prova del pagamento dell’imposta estera e la certificazione del reddito prodotto

    Come funziona il credito d'imposta per i redditi esteri

    Se lavori o investi all’estero e paghi le tasse sia nel Paese dove hai guadagnato sia in Italia, rischi di pagare due volte sulla stessa somma. Per evitarlo esiste il credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero: uno strumento che ti permette di scalare dall’IRPEF italiana le imposte che hai già versato fuori d’Italia.

    Il meccanismo é semplice: il Fisco italiano calcola la tua IRPEF sul reddito complessivo, che include anche quello estero. Poi riconosce un credito pari alle imposte pagate all’estero, fino a un certo limite. In questo modo, se hai già pagato 500 euro di imposta in Germania su un compenso da lavoro, non pagherai altri 500 euro in Italia sulla stessa somma.

    Il credito spetta solo per imposte ‘definitive’, cioè che non possono più essere rimborsate dallo Stato estero. Non rientrano quindi gli acconti o le imposte pagate in via provvisoria. Le imposte divenute definitive dal 2025 fino alla data di presentazione del 730/2026 possono essere indicate in questa dichiarazione, anche se si riferiscono a redditi prodotti in anni precedenti.

    Se hai prodotto redditi in più Paesi esteri devi compilare un rigo G4 separato per ciascuno Stato. Lo stesso vale se per lo stesso Paese hai imposte che sono diventate definitive in anni diversi.

    Come si calcola il credito d'imposta estero
    Elemento Descrizione
    Imposta estera ammessa Solo quella divenuta definitiva nel periodo considerato
    Reddito estero (col. 3) Quello già incluso nei quadri C o D del 730/2026
    Reddito complessivo (col. 5) Reddito complessivo dell'anno in cui è stato prodotto il reddito estero
    Imposta lorda italiana (col. 6) IRPEF lorda relativa all'anno di produzione del reddito estero
    Imposta netta italiana (col. 7) IRPEF netta relativa all'anno di produzione del reddito estero
    Credito già usato (col. 8) Credito eventualmente già fruito in dichiarazioni precedenti per lo stesso anno

    Esempio pratico

    • Tizio, residente in Italia, ha lavorato part-time per un’azienda francese nel 2025 e ha percepito 8.000 euro lordi, su cui la Francia ha applicato una ritenuta definitiva di 400 euro. In Italia, su un reddito complessivo di 32.000 euro (inclusi i 8.000 esteri), l’IRPEF lorda ammonta a 7.200 euro. Il credito spettante è pari al minore tra i 400 euro di imposta estera definitiva e la quota di IRPEF proporzionale al reddito estero (7.200 x 8.000 / 32.000 = 1.800 euro). Il credito è quindi 400 euro, che Tizio scala dall’IRPEF italiana. Per compilare il rigo G4 indica: codice Stato France (FR), anno 2025, reddito estero 8.000 euro, imposta estera 400 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (punti 377-380 se il reddito è certificato dal sostituto italiano)
    • Documentazione rilasciata dallo Stato estero attestante il pagamento dell’imposta e il suo carattere definitivo
    • Eventuale Modello 730-3/2025 o REDDITI PF 2025 per riportare il credito usato nelle dichiarazioni precedenti
    • Eventuale Convenzione contro le doppie imposizioni con lo Stato estero (consultabile sul sito AdE)

    Redditi da lavoro dipendente svolto all'estero nel 2025

    Scenario. Caio è residente in Italia e nel 2025 ha lavorato per tre mesi in Spagna per conto di una società italiana che lo ha distaccato. La società spagnola gli ha applicato una ritenuta definitiva di 600 euro su un compenso di 5.000 euro, che concorre alla formazione del suo reddito complessivo italiano di 28.000 euro.

    Come si applica. Caio compila il rigo G4 del Quadro G indicando: codice Stato Spagna (ES), anno 2025, reddito estero 5.000 euro, imposta estera 600 euro. Le colonne da 5 a 9 restano vuote perché il reddito è stato prodotto nel 2025 (stesso anno della dichiarazione). Il CAF calcolerà il credito spettante nei limiti della quota di IRPEF proporzionale al reddito spagnolo.

    In pratica

    • Il reddito estero va già incluso nel Quadro C (se da lavoro dipendente) o nel Quadro D: non si dichiara due volte, si indica solo il credito nel Quadro G
    • Se l’imposta spagnola è maggiore della quota di IRPEF italiana sul reddito estero, il credito è limitato a quest’ultima: la parte eccedente non è rimborsabile né riportabile

    Imposta estera diventata definitiva in anni diversi

    Scenario. Sempronia ha prodotto redditi in Germania nel 2023 su cui ha pagato complessivamente 500 euro di imposta: 300 euro sono diventati definitivi nel 2024 (già indicati nel 730/2025) e 100 euro sono diventati definitivi nel 2025. Nel 730/2026 deve indicare solo la quota diventata definitiva nel 2025.

    Come si applica. Sempronia compila un rigo G4 con: Stato Germania (DE), anno 2023, reddito estero prodotto nel 2023, imposta estera 100 euro (solo la quota divenuta definitiva nel 2025). Nelle colonne 5, 6 e 7 indica i dati del reddito complessivo, dell’imposta lorda e netta relativi all’anno 2023. Nella colonna 8 indica i 300 euro di credito già usati nel 730/2025; nella colonna 9 indica gli stessi 300 euro perché si riferiscono allo stesso Stato.

    In pratica

    • Non si ripete il credito già usato: la colonna 8 serve proprio a evitare che lo stesso importo venga scalato due volte
    • Se le imposte estere si sono rese definitive in più anni, occorre compilare un rigo G4 per ogni anno di definitività, indicando ogni volta solo la quota diventata definitiva in quell’anno

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa significa che l'imposta estera è 'definitiva'?

    Significa che non può essere rimborsata dallo Stato estero. Non valgono acconti o imposte pagate in via provvisoria. Se l’imposta straniera è ancora contestata o potenzialmente rimborsabile, non puoi indicarla nel rigo G4.

    Il credito può superare l'IRPEF italiana?

    No. Il credito è sempre limitato alla quota di IRPEF italiana proporzionalmente riferibile al reddito estero. Se hai pagato più imposte all’estero che in Italia su quella quota di reddito, la parte eccedente va persa: non c’è rimborso.

    Dove trovo il codice dello Stato estero da indicare nella colonna 1 del rigo G4?

    Il codice si trova nella Tabella n. 10 dell’Appendice alle istruzioni del Modello 730. Se il reddito è certificato dalla Certificazione Unica 2026, il dato è nel punto 377.

    Ho prodotto redditi in due Paesi diversi: devo compilare due righi G4?

    Sì. Se i redditi sono stati prodotti in Stati differenti, occorre compilare un rigo G4 distinto per ciascuno Stato. Se sono stati prodotti in anni diversi, occorre un rigo separato per ciascun anno.

    Posso usare il credito se l'imposta estera è inclusa nella Certificazione Unica del mio datore di lavoro italiano?

    Sì. In quel caso i dati del reddito estero (colonne 1-4 del rigo G4) sono già indicati nei punti 377-380 della Certificazione Unica 2026 e non devi fare calcoli aggiuntivi.