Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Sostituzione maternità 2026: come funziona l’affiancamento in azienda, caso

    In sintesi

    • Il contratto della sostituta può essere prolungato per affiancamento con la lavoratrice in rientro
    • La durata massima dell’affiancamento non può superare il primo anno di età del bambino
    • La norma si applica ai contratti di sostituzione per maternità ex art. 4, commi 1 e 2, D.Lgs. 151/2001
    • L’affiancamento è uno strumento facoltativo: il contratto ‘può essere prolungato’, non deve
    • La sostituta in affiancamento matura TFR e la retribuzione è reddito da lavoro dipendente

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 221 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) inserisce il comma 2-bis nell’art. 4 del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico maternità). La norma consente, in caso di assunzione di una lavoratrice sostituta durante l’assenza per maternità, di prolungare il contratto di sostituzione per un ulteriore periodo di affiancamento con la lavoratrice sostituita, di durata non superiore al compimento del primo anno di età del bambino.

    Approfondimento normativo completo: Comma 221 LB26: affiancamento prolungato della sostituta in mate.

    Il nuovo affiancamento nella sostituzione maternità: cosa cambia dal 2026

    Il comma 221 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) interviene sull’art. 4 del Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151), inserendovi un nuovo comma 2-bis. La disposizione introduce la possibilità di prolungare il contratto della lavoratrice assunta in sostituzione dell’assente per maternità, al fine di garantire un periodo di transizione e affiancamento al momento del rientro della lavoratrice sostituita.

    Prima della riforma, il contratto di sostituzione si esauriva al rientro della lavoratrice madre: la sostituta terminava il proprio incarico il giorno stesso o nei tempi contrattualmente previsti, senza possibilità di proseguire il rapporto. Il nuovo comma 2-bis introduce una facoltà – non un obbligo – per il datore di lavoro: il contratto della sostituta può essere prolungato per un ulteriore periodo di affiancamento, a condizione che la durata complessiva non superi il primo anno di età del bambino.

    La ratio della norma, esplicitata dal legislatore, è duplice: favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro per la lavoratrice madre nel delicato periodo del rientro, e garantire la parità di genere sul lavoro. Il periodo di affiancamento è a tutti gli effetti un rapporto di lavoro subordinato: la sostituta matura TFR sulla retribuzione percepita (art. 2120 c.c.) e la stessa retribuzione costituisce reddito da lavoro dipendente ai fini IRPEF.

    Cosa verificare prima di attivare l'affiancamento

    • Verificare che l’assunzione della sostituta sia avvenuta ai sensi dei commi 1 o 2 dell’art. 4 D.Lgs. 151/2001 (sostituzione per congedo di maternità o paternità)
    • Calcolare la data limite dell’affiancamento: il contratto non può proseguire oltre il primo compleanno del bambino
    • Definire per iscritto nel contratto (o con atto aggiuntivo) la durata e le modalità dell’affiancamento
    • Verificare la disponibilità organizzativa di avere due lavoratrici sulla stessa posizione nel periodo di sovrapposizione
    • Accertarsi che la retribuzione della sostituta durante l’affiancamento sia correttamente assoggettata a contributi previdenziali e IRPEF

    Caso 1: Tizio (datore di lavoro), PMI con una sostituta da prorogare

    Scenario. Tizio è titolare di una piccola impresa commerciale. Ha assunto Giovanna come sostituta di Maria, in congedo di maternità obbligatoria dal 10 gennaio 2026. Il figlio di Maria è nato il 15 febbraio 2026. Maria intende rientrare al lavoro il 15 maggio 2026, al termine del congedo. Tizio vuole capire se può tenere Giovanna per un periodo di affiancamento e fino a quando.

    Come si legge in pratica. Grazie al comma 2-bis introdotto dal comma 221 della legge di bilancio 2026, Tizio può prolungare il contratto di Giovanna per un periodo di affiancamento con Maria a partire dal 15 maggio 2026, data del rientro. Il limite temporale invalicabile è il 15 febbraio 2027, primo compleanno del bambino. Tizio ha quindi una finestra di affiancamento di massimo nove mesi (maggio 2026 – febbraio 2027). Può scegliere una durata inferiore, ma non superiore. L’affiancamento va formalizzato con un atto scritto che estende il contratto di Giovanna, specificando le mansioni nel periodo di sovrapposizione e la data di scadenza.

    Riepilogo Caso 1

    • Data di nascita del bambino: 15 febbraio 2026
    • Data di rientro di Maria (sostituita): 15 maggio 2026
    • Affiancamento possibile: dal 15 maggio 2026
    • Data limite massima dell’affiancamento: 15 febbraio 2027 (1° anno del bambino)
    • Durata massima dell’affiancamento in questo caso: 9 mesi

    Caso 2: Caia (sostituta), che chiede chiarimenti sul proprio contratto

    Scenario. Caia è stata assunta come sostituta di Laura, in congedo di maternità per un figlio nato il 3 aprile 2026. Il suo contratto originale scadeva al rientro di Laura, previsto per il 3 luglio 2026 (fine del congedo obbligatorio). L’azienda le propone di prorogare il contratto fino al 3 aprile 2027 in affiancamento con Laura.

    Come si legge in pratica. La proposta aziendale è pienamente legittima. Il primo anno di vita del bambino si compie il 3 aprile 2027, e la proroga proposta coincide esattamente con tale termine, rispettando il limite massimo fissato dal comma 2-bis. Caia è a tutti gli effetti una lavoratrice subordinata durante l’affiancamento: la retribuzione è reddito da lavoro dipendente imponibile IRPEF e genera contribuzione previdenziale. Matura TFR su tutta la retribuzione del periodo. L’affiancamento non ha natura di tirocinio o stage: Caia mantiene tutti i diritti contrattuali e legali. La durata dell’affiancamento – in questo caso nove mesi – deve essere specificata nell’atto scritto di proroga del contratto.

    Riepilogo Caso 2

    • Bambino nato il: 3 aprile 2026
    • Rientro di Laura (sostituita): 3 luglio 2026
    • Affiancamento proposto: 3 luglio 2026 – 3 aprile 2027
    • Limite massimo verificato: 3 aprile 2027 = primo compleanno (rispettato)
    • Diritti di Caia: retribuzione imponibile IRPEF, contributi previdenziali, TFR

    Caso 3: Sempronio (HR manager), valuta i costi e i limiti dell'affiancamento

    Scenario. Sempronio gestisce le risorse umane in una media impresa manifatturiera. Deve valutare se attivare l’affiancamento per Elisa, sostituta di Federica in congedo. Il bambino di Federica è nato il 1° luglio 2026 e Federica rientrerà il 1° ottobre 2026. Il RAL di Elisa è 22.000 euro. Sempronio chiede se può prorogare il contratto di Elisa fino al 30 settembre 2027.

    Come si legge in pratica. La proroga al 30 settembre 2027 non è possibile: il limite fissato dal comma 2-bis è il primo anno di età del bambino, che nel caso di Federica cade il 1° luglio 2027. Sempronio può prorogare il contratto di Elisa al massimo fino a tale data, per un affiancamento di nove mesi (ottobre 2026 – luglio 2027). Il costo del periodo di affiancamento (nove mesi su RAL 22.000 euro) è di circa 16.500 euro lordi annualizzati pro quota, ai quali si aggiungono i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. Non è previsto alcun incentivo economico o sgravio contributivo specifico per il periodo di affiancamento dalla norma in esame.

    Riepilogo Caso 3

    • Bambino di Federica nato il: 1° luglio 2026
    • Rientro di Federica: 1° ottobre 2026
    • Durata massima affiancamento: 1° ottobre 2026 – 1° luglio 2027 (9 mesi)
    • Proroga al 30 settembre 2027: non ammessa (supera il primo anno del bambino)
    • Costo: retribuzione + contributi ordinari, nessun incentivo specifico previsto dalla norma

    Quando conviene una verifica

    Per strutturare correttamente il contratto di sostituzione e l’affiancamento: Consulta un esperto di diritto del lavoro.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    L'affiancamento è obbligatorio o il datore di lavoro può scegliere di non attivarlo?

    L’affiancamento è uno strumento facoltativo. Il comma 2-bis, introdotto dal comma 221 della legge di bilancio 2026, stabilisce che il contratto di sostituzione ‘può essere prolungato’: si tratta di una facoltà riconosciuta al datore di lavoro, non di un obbligo. Il datore di lavoro che non intende avvalersene non è soggetto ad alcuna sanzione, e il contratto della sostituta si esaurisce al rientro della lavoratrice madre nei modi ordinari.

    L'affiancamento può iniziare prima del rientro della lavoratrice sostituita?

    La norma consente di prolungare il contratto della sostituta ‘in caso di assunzione ai sensi dei commi 1 o 2’ per un periodo di affiancamento della lavoratrice sostituita. La presenza contestuale di entrambe le lavoratrici è implicita nel concetto di affiancamento: non è pertanto prevista la possibilità di avviare l’affiancamento formale prima del rientro effettivo della lavoratrice madre in servizio.

    Il primo anno di età del bambino si conta dalla nascita o dalla fine del congedo?

    Il limite temporale è ancorato al primo anno di età del bambino, ossia al compimento del primo compleanno calcolato dalla data di nascita. Non rileva la data di fine del congedo di maternità né quella di rientro della lavoratrice sostituita. Ad esempio, se il bambino è nato il 10 marzo 2026, il contratto di affiancamento non può protrarsi oltre il 10 marzo 2027, indipendentemente da quando la madre ha ripreso il lavoro.

    La sostituta in affiancamento può svolgere mansioni diverse da quelle svolte durante la sostituzione?

    La norma non lo esclude espressamente, ma la ratio dell’affiancamento – facilitare il rientro della lavoratrice madre – suggerisce che le mansioni della sostituta dovrebbero essere coerenti con il supporto alla transizione. In ogni caso, qualsiasi modifica delle mansioni deve rispettare i limiti generali previsti dall’art. 2103 del codice civile (divieto di demansionamento unilaterale) e le disposizioni del CCNL applicabile, che potrebbero richiedere il consenso della lavoratrice per variazioni significative.

    Cosa succede se la lavoratrice madre decide di non rientrare e di dimettersi durante il periodo di congedo?

    Se la lavoratrice madre si dimette durante il congedo e non rientra mai in servizio, l’affiancamento – per definizione – non può realizzarsi, poiché presuppone la presenza contestuale di entrambe le lavoratrici. In questo scenario, il contratto della sostituta si esaurisce al termine del periodo di sostituzione originariamente convenuto. Il datore di lavoro potrà eventualmente prorogare il contratto della sostituta con altra motivazione contrattuale, ma non in applicazione del comma 2-bis, che richiede l’affiancamento della lavoratrice sostituita come condizione essenziale.

  • Art. 23 D.Lgs. 151/2001 – Calcolo dell’indennità di maternità

    Art. 23 D.Lgs. 151/2001 – Calcolo dell’indennità di maternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Agli effetti della determinazione della misura dell’indennità, per retribuzione s’intende la retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternità.

    2. Al suddetto importo va aggiunto il rateo giornaliero relativo alla gratifica natalizia o alla tredicesima mensilità e agli altri premi o mensilità o trattamenti accessori eventualmente erogati alla lavoratrice.

    3. Concorrono a formare la retribuzione gli stessi elementi che vengono considerati agli effetti della determinazione delle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria per le indennità economiche di malattia.

    4. Per retribuzione media globale giornaliera si intende l’importo che si ottiene dividendo per trenta l’importo totale della retribuzione del mese precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo. Qualora le lavoratrici non abbiano svolto l’intero periodo lavorativo mensile per sospensione del rapporto di lavoro con diritto alla conservazione del posto per interruzione del rapporto stesso o per recente assunzione si applica quanto previsto al comma 5, lettera c).

    5. Nei confronti delle operaie dei settori non agricoli, per retribuzione media globale giornaliera s’intende:

    a) nei casi in cui, o per contratto di lavoro o per la effettuazione di ore di lavoro straordinario, l’orario medio effettivamente praticato superi le otto ore giornaliere, l’importo che si ottiene dividendo l’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero dei giorni lavorati o comunque retribuiti;

    b) nei casi in cui, o per esigenze organizzative contingenti dell’azienda o per particolari ragioni di carattere personale della lavoratrice, l’orario medio effettivamente praticato risulti inferiore a quello previsto dal contratto di lavoro della categoria, l’importo che si ottiene dividendo l’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero delle ore di lavoro effettuato e moltiplicando il quoziente ottenuto per il numero delle ore giornaliere di lavoro previste dal contratto stesso. Nei casi in cui i contratti di lavoro prevedano, nell’ambito di una settimana, un orario di lavoro identico per i primi cinque giorni della settimana e un orario ridotto per il sesto giorno, l’orario giornaliero è quello che si ottiene dividendo per sei il numero complessivo delle ore settimanali contrattualmente stabilite;

    c) in tutti gli altri casi, l’importo che si ottiene dividendo l’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero di giorni lavorati, o comunque retribuiti, risultanti dal periodo stesso.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 22 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento economico e normativo in maternità

    Art. 22 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento economico e normativo in maternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Le lavoratrici hanno diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80 per cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità, anche in attuazione degli articoli 7, comma 6, e 12, comma 2.

    2. L’indennità di maternità, comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia, è corrisposta con le modalità di cui all’articolo 1, del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e con gli stessi criteri previsti per l’erogazione delle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie.

    3. I periodi di congedo di maternità devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia e alle ferie.

    4. I medesimi periodi non si computano ai fini del raggiungimento dei limiti di permanenza nelle liste di mobilità di cui all’articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223, fermi restando i limiti temporali di fruizione dell’indennità di mobilità. I medesimi periodi si computano ai fini del raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente prestato per poter beneficiare dell’indennità di mobilità.

    5. Gli stessi periodi sono considerati, ai fini della progressione nella carriera, come attività lavorativa, quando i contratti collettivi non richiedano a tale scopo particolari requisiti.

    6. Le ferie e le assenze eventualmente spettanti alla lavoratrice ad altro titolo non vanno godute contemporaneamente ai periodi di congedo di maternità.

    7. Non viene cancellata dalla lista di mobilità ai sensi dell’articolo 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223, la lavoratrice che, in periodo di congedo di maternità, rifiuta l’offerta di lavoro, di impiego in opere o servizi di pubblica utilità, ovvero l’avviamento a corsi di formazione professionale.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Redditi Twitch e streaming: come dichiararli nel 730

    In sintesi

    • Abbonamenti e bit: i ricavi da abbonamenti (sub) e bit su Twitch sono corrispettivi per un’attivita’ di intrattenimento; se svolta abitualmente configurano attività commerciale con obbligo di partita IVA.
    • Donazioni: le donazioni volontarie dei viewer (ad esempio tramite PayPal o sistemi integrati) sono in linea di principio redditi imponibili se connessi all’esercizio dell’attivita’; la qualificazione esatta dipende dal caso concreto.
    • Streamer occasionale: se la produzione è sporadica, i proventi rientrano nei redditi diversi da attività commerciale non abituale, da dichiarare nel rigo D5 del quadro D del 730 (codice 1, causale V1).
    • Streamer abituale: attività continuativa con struttura organizzata richiede la partita IVA; si valuta il regime forfettario se i ricavi dell’anno precedente non superavano 85.000 euro.
    • Twitch non è sostituto d’imposta italiano: i pagamenti arrivano al lordo, senza ritenuta d’acconto prelevata alla fonte.
    • Regime forfettario: imposta sostitutiva del 15% (5% primi 4 anni) sul reddito calcolato con il coefficiente di redditività del codice ATECO applicabile.

    Streamer su Twitch: capire come funziona la tassazione

    Fare streaming su Twitch può generare più fonti di guadagno: gli abbonamenti mensili dei viewer (sub), i bit (valuta virtuale della piattaforma), le donazioni dirette, le partnership con brand e i ricavi da pubblicità. Ognuna di queste voci può avere una qualificazione fiscale leggermente diversa, ma in tutti i casi i proventi sono redditi imponibili in Italia.

    Il primo passo è stabilire se la tua attività è occasionale o abituale. Se fai stream ogni tanto, senza una cadenza fissa e senza organizzare la tua attività come un’impresa, sei nel campo del reddito occasionale: i proventi rientrano nelle attività commerciali non esercitate abitualmente e vanno dichiarati nel rigo D5 del quadro D del Modello 730, codice 1. Se invece streami con frequenza, hai un palinsesto regolare, sei affiliato o partner Twitch e ti organizzi per monetizzare l’attivita’, si configura un’attivita’ commerciale abituale che richiede la partita IVA.

    Le donazioni dei viewer meritano un discorso a parte. Quando un viewer invia denaro (tramite PayPal, Ko-fi o sistemi simili) in relazione alla tua attività di streaming, si tratta di proventi connessi all’attivita’ stessa e sono imponibili. La qualificazione esatta – se come reddito diverso o come ricavo d’impresa – dipende dalla tua situazione complessiva. In ogni caso vanno dichiarati e, se hai dubbi sul trattamento corretto, è opportuno consultare un professionista.

    Twitch (Amazon group, soggetto estero) non è un sostituto d’imposta italiano: i pagamenti arrivano senza ritenuta d’acconto. Questo significa che non hai crediti da scalare sull’imposta e devi versare tutto in sede di dichiarazione. Tieni traccia di tutti i pagamenti ricevuti tramite il pannello Twitch e i sistemi di pagamento che utilizzi.

    Proventi Twitch e qualificazione fiscale
    Tipo di provento Qualificazione Dove si dichiara (occasionale)
    Abbonamenti (sub) Attività commerciale Rigo D5, codice 1 (730) se occasionale
    Bit Twitch Corrispettivo per attività Rigo D5, codice 1 (730) se occasionale
    Donazioni collegate all'attivita' Reddito imponibile connesso all'attivita' Verificare con professionista
    Ricavi da pubblicità integrata Attività commerciale Rigo D5, codice 1 (730) se occasionale
    Regime forfettario (P.IVA, ≤ 85.000 euro anno prec.) Reddito forfettizzato Quadro LM, Modello Redditi PF

    Esempio pratico

    • Caio è uno streamer che trasmette su Twitch nel tempo libero, circa 3 volte al mese. Nel 2025 ha ricevuto da Twitch 1.200 euro (abbonamenti e bit, accumulati nel pannello e poi prelevati). Non ha partita IVA e non ha altri redditi da attività commerciali. I 1.200 euro costituiscono reddito da attività commerciale non esercitata abitualmente: vanno dichiarati nel rigo D5, codice 1, quadro D del Modello 730. Non ci sono ritenute da indicare perché Twitch non applica ritenute italiane. Se Caio avesse anche ricevuto 300 euro di donazioni via PayPal legate all’attivita’, anche quelle andrebbero sommate e dichiarate nello stesso rigo.

    Documenti necessari

    • Estratto dei pagamenti ricevuti da Twitch (scaricabile dal pannello Creator Dashboard)
    • Estratti conto PayPal o altri sistemi di pagamento per le donazioni ricevute
    • Documentazione degli accordi con brand per sponsorizzazioni
    • Cambio euro/valuta estera alla data degli incassi (se i pagamenti sono in dollari)
    • Certificazione Unica di eventuali committenti italiani (per sponsorizzazioni con brand italiani sostituti d’imposta)

    Caso 1: streamer amatoriale con guadagni modesti

    Scenario. Tizio fa streaming su Twitch 2-3 volte a settimana come passatempo. È affiliato Twitch e nel 2025 ha incassato 800 euro tra sub e bit. Saltuariamente riceve piccole donazioni via PayPal per un totale di 150 euro.

    Come si applica. Tizio non ha una struttura organizzata e l’attivita’ è prevalentemente hobbistica. Il totale di 950 euro (800 euro Twitch + 150 euro donazioni collegate all’attivita’) costituisce reddito da attività commerciale non esercitata abitualmente. Va dichiarato nel rigo D5, codice 1, quadro D del 730. Nessuna ritenuta da indicare (soggetti esteri non sostituti). Il reddito si aggiunge agli altri redditi complessivi ai fini IRPEF.

    In pratica

    • Rigo D5, codice 1, importo lordo 950 euro nel quadro D del 730
    • Ritenute colonna 4: zero
    • Conservare gli estratti pagamento da Twitch e PayPal

    Caso 2: streamer con attività abituale e partita IVA

    Scenario. Sempronia è partner Twitch, trasmette 5 giorni a settimana, ha un team di moderatori, collabora con brand per sponsorizzazioni e nel 2025 ha incassato 45.000 euro totali (sub, bit, donazioni e sponsorizzazioni). Nell’anno precedente aveva incassato 30.000 euro. Ha la partita IVA con regime forfettario.

    Come si applica. Con ricavi 2024 di 30.000 euro, sotto i 85.000 euro, Sempronia rimane nel regime forfettario nel 2025. Il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditività del suo codice ATECO ai 45.000 euro di ricavi. Sull’imponibile si applica l’imposta sostitutiva del 15%. Non compila il 730 ma il Modello Redditi PF, quadro LM.

    In pratica

    • Compilare il quadro LM del Modello Redditi PF, non il 730
    • Applicare il coefficiente di redditività corretto per il proprio codice ATECO
    • Imposta sostitutiva 15% se non si è nella fase agevolata del 5%

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le donazioni dei viewer si dichiarano?

    In linea di principio sì, quando sono collegate all’attivita’ di streaming costituiscono proventi imponibili. La qualificazione esatta (reddito diverso, ricavo d’impresa) dipende dalla struttura complessiva della tua situazione. Consulta un professionista se hai importi rilevanti.

    Twitch trattiene le tasse in Italia?

    No. Twitch (soggetto estero) non è un sostituto d’imposta italiano e non applica la ritenuta d’acconto. Ricevi i pagamenti al lordo e sei tu a dover versare tutte le imposte in dichiarazione.

    Come faccio a sapere quanto ho guadagnato da Twitch?

    Accedi al pannello Creator Dashboard di Twitch, sezione pagamenti/payouts. Trovi lo storico di tutti i pagamenti ricevuti. Conserva questi estratti come documentazione per la dichiarazione.

    Qual è il confine tra streamer occasionale e streamer professionale?

    Non esiste una soglia di reddito che distingue le due situazioni: si valuta la continuità, la frequenza, l’organizzazione e l’intento di lucro dell’attivita’. Uno streamer che trasmette ogni giorno, ha sponsor fissi e vive dei proventi è quasi certamente un’attivita’ abituale. Chi trasmette saltuariamente per divertimento, anche se incassa qualcosa, può rimanere nell’occasionale.

    Posso scaricare i costi come streamer occasionale?

    Nel rigo D5 del quadro D sono ammesse in deduzione le spese inerenti la produzione del reddito (ad esempio costi direttamente correlati alle singole prestazioni), purché documentate e specificamente inerenti. Non si applicano deduzioni forfettarie.

    Uso il 730 o il Modello Redditi se ho la partita IVA?

    Con la partita IVA (regime forfettario o ordinario) devi usare il Modello Redditi Persone Fisiche, non il 730. Il 730 è riservato a chi ha redditi da lavoro dipendente, pensione o redditi occasionali senza partita IVA.

  • Art. 21 D.Lgs. 151/2001 – Documentazione del congedo di maternità

    Art. 21 D.Lgs. 151/2001 – Documentazione del congedo di maternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Prima dell’inizio del periodo di divieto di lavoro di cui all’articolo 16, lettera a), le lavoratrici devono consegnare al datore di lavoro e all’istituto erogatore dell’indennità di maternità il certificato medico indicante la data presunta del parto. La data indicata nel certificato fa stato, nonostante qualsiasi errore di previsione.

    1-bis. Il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto deve essere inviato all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) esclusivamente per via telematica direttamente dal medico del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato, secondo le modalità e utilizzando i servizi resi disponibili dall’INPS.

    2. La lavoratrice è tenuta a presentare, entro trenta giorni, il certificato di nascita del figlio, ovvero la dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

    2-bis. La trasmissione all’INPS del certificato di parto o del certificato di interruzione di gravidanza deve essere effettuata esclusivamente per via telematica dalla competente struttura sanitaria pubblica o privata convenzionata con il Servizio sanitario nazionale, secondo le modalità e utilizzando i servizi resi disponibili dall’INPS.

    2-ter. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    2-quater. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Articolo 32 L. 184/1983: Autorizzazione all’ingresso del minore straniero adottato

    Art. 32 L. 184/1983 – Autorizzazione all’ingresso del minore straniero adottato

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. La Commissione di cui all'articolo 38, ricevuti gli atti di cui all'articolo 31 e valutate le conclusioni dell'ente incaricato, dichiara che l'adozione risponde al superiore interesse del minore e ne autorizza l'ingresso e la residenza permanente in Italia.

    2. La dichiarazione di cui al comma 1 non è ammessa: a) quando dalla documentazione trasmessa dall'autorità del Paese straniero non emerge la situazione di abbandono del minore e la constatazione dell'impossibilità di affidamento o di adozione nello Stato di origine; b) qualora nel Paese straniero l'adozione non determini per l'adottato l'acquisizione dello stato di figlio nato nel matrimonio
    e la cessazione dei rapporti giuridici fra il minore e la famiglia di origine, a meno che i genitori biologici
    abbiano espressamente consentito al prodursi di tali effetti.

    3. Anche quando l'adozione pronunciata nello Stato straniero non produce la cessazione dei rapporti giuridici con la famiglia d'origine, la stessa può essere convertita in una adozione che produca tale effetto, se il tribunale per i minorenni la riconosce conforme alla Convenzione. Solo in caso di riconoscimento di tale conformità, è ordinata la trascrizione.

    4. Gli uffici consolari italiani all'estero collaborano, per quanto di competenza, con l'ente autorizzato per il buon esito della procedura di adozione. Essi, dopo aver ricevuto formale comunicazione da parte della Commissione ai sensi dell'articolo 39, comma 1, lettera h), rilasciano il visto di ingresso per adozione a beneficio del minore adottando.

  • Art. 19 D.Lgs. 151/2001 – Interruzione della gravidanza

    Art. 19 D.Lgs. 151/2001 – Interruzione della gravidanza

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. L’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194, è considerata a tutti gli effetti come malattia.

    2. Ai sensi dell’articolo 17 della legge 22 maggio 1978, n. 194, la pena prevista per chiunque cagioni ad una donna, per colpa, l’interruzione della gravidanza o un parto prematuro è aumentata se il fatto è commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro.

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 18 D.Lgs. 151/2001 – Sanzioni per violazione divieto di lavoro

    Art. 18 D.Lgs. 151/2001 – Sanzioni per violazione divieto di lavoro

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. L’inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 16 e 17 è punita con l’arresto fino a sei mesi.

    1-bis. Il rifiuto, l’opposizione o l’ostacolo all’esercizio dei diritti di assenza dal lavoro di cui agli articoli 16, 16-bis e 17, ove rilevati nei due anni antecedenti alla richiesta della certificazione della parità di genere di cui all’articolo 46-bis del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, o di analoghe certificazioni previste dalle regioni e dalle province autonome nei rispettivi ordinamenti, impediscono al datore di lavoro il conseguimento delle stesse certificazioni

    Testo vigente da Normattiva.

  • Art. 184 TULPS – Ricorso avverso l’ordinanza di confino di polizia

    Art. 184 TULPS

    R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza

    Contro l'ordinanza di assegnazione al confino di polizia è ammesso ricorso, nel termine di giorni dieci dalla comunicazione di essa, ad una Commissione di appello avente sede presso il Ministero dell'interno. Il ricorso non ha, efficacia sospensiva. Il ricorrente può farsi rappresentare da un difensore, munito di mandato speciale.

    La Commissione di appello è composta del Sottosegretario di Stato per l'interno che la convoca e la presiede, del capo della polizia, dell'avvocato generale presso una corte d'appello, di un presidente di corte d'appello o consigliere di cassazione, designati dal Ministro per la grazia e giustizia, di un ufficiale generale dell'Arma dei carabinieri reali, designato dal proprio Comando generale e di un cittadino di specchiata probità, inscritto nelle liste dei giudici popolari e nominato dal Ministro per la grazia e giustizia. Essa delibera a maggioranza di voti; in caso di parità, prevale quello del presidente.

    Un funzionario della Direzione generale di pubblica sicurezza di grado non inferiore all'8° assisterà come segretario.

    Le decisioni della Commissione di appello sono comunicate al Ministero dell'interno per l'esecuzione .

  • Mini-IRES al 20%: a quali società spetta e a quali condizioni

    In sintesi

    • Aliquota ridotta al 20%: per il periodo d’imposta 2025 (successivo al 31/12/2024) l’aliquota IRES scende dal 24% al 20% per le società che soddisfano le condizioni previste dalla Legge di Bilancio 2025 (art. 1, commi 436-444, L. 207/2024).
    • Quattro condizioni cumulative: patrimonializzazione (accantonamento di utili a riserva), investimenti rilevanti, incremento occupazionale e mancata fruizione di ammortizzatori sociali.
    • Decreto attuativo del 8 agosto 2025: le condizioni specifiche e i limiti quantitativi dell’agevolazione sono stati definiti dal D.M. 8 agosto 2025.
    • Solo per un anno: l’agevolazione è prevista esclusivamente per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024. Non è strutturale.
    • Decadenza se le condizioni vengono meno: se le condizioni cessano di essere soddisfatte, la società deve versare la differenza di imposta applicando l’aliquota ordinaria del 24%.

    Che cos'è la mini-IRES premiale

    La Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024, n. 207) ha introdotto, per il periodo d’imposta 2025, un’agevolazione denominata ‘IRES premiale‘ (o mini-IRES): le società di capitali che soddisfano determinate condizioni possono applicare una aliquota IRES ridotta del 20% invece dell’aliquota ordinaria del 24%. Il risparmio è quindi di 4 punti percentuali sull’imponibile.

    L’agevolazione non è un regalo indiscriminato: è collegata a comportamenti ‘virtuosi’ da parte della società. In sintesi, il legislatore premia le imprese che reinvestono gli utili nell’azienda invece di distribuirli, che effettuano nuovi investimenti e che aumentano l’occupazione senza ricorrere agli ammortizzatori sociali. Le condizioni specifiche e le soglie quantitative sono state definite con il decreto ministeriale dell’8 agosto 2025.

    Sul piano dichiarativo, l’IRES premiale trova spazio in un apposito rigo del Modello Redditi SC 2026 (rigo RN8A) e nella casella ‘IRES premiale’ del frontespizio. I soggetti che la applicano versano gli acconti con il codice tributo 2048 e il saldo con il codice 2049.

    Mini-IRES premiale 2025 – quadro riepilogativo
    Voce Valore/Dettaglio
    Norma istitutiva Art. 1, commi 436-444, L. 30/12/2024 n. 207 (Legge di Bilancio 2025)
    Decreto attuativo D.M. 8 agosto 2025
    Periodo d'imposta agevolato Periodo successivo a quello in corso al 31/12/2024 (per la maggior parte delle società: esercizio 2025)
    Aliquota ordinaria IRES 24%
    Aliquota agevolata IRES premiale 20%
    Risparmio percentuale 4 punti percentuali
    Condizione 1 Patrimonializzazione: accantonamento di una quota dell'utile a riserva (vincolo di destinazione)
    Condizione 2 Investimenti rilevanti: realizzazione di investimenti qualificati nel periodo agevolato
    Condizione 3 Incremento occupazionale: aumento del numero dei lavoratori dipendenti
    Condizione 4 Mancata fruizione di ammortizzatori sociali (es. cassa integrazione) nel periodo
    Codice tributo acconto 2048
    Codice tributo saldo 2049
    Rigo dichiarativo RN8A del Modello Redditi SC 2026

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha un reddito imponibile 2025 di 500.000 euro. Soddisfa tutte le condizioni IRES premiale: ha accantonato a riserva l’80% dell’utile 2024, ha effettuato investimenti rilevanti qualificati, ha assunto 3 dipendenti in più rispetto all’anno precedente e non ha usato la cassa integrazione. Applicando il 20%: IRES = 500.000 × 20% = 100.000 euro. Con l’aliquota ordinaria del 24% avrebbe pagato 500.000 × 24% = 120.000 euro. Risparmio: 20.000 euro.

    Documenti necessari

    • Delibera assembleare di accantonamento degli utili 2024 a riserva vincolata (con data certa)
    • Documentazione degli investimenti rilevanti effettuati nel 2025 (fatture, contratti, perizie)
    • Documentazione dell’incremento occupazionale (LUL, modelli UNIEMENS, contratti di lavoro)
    • Attestazione di mancato utilizzo di ammortizzatori sociali nel periodo
    • Modello Redditi SC 2026 – casella IRES premiale nel frontespizio e rigo RN8A
    • Prospetto RS del quadro RS (riserve vincolate per IRES premiale)

    Caso 1 – Alfa SRL soddisfa tutti i requisiti: aliquota al 20%

    Scenario. Alfa SRL ha chiuso il 2024 con un utile netto di 200.000 euro. L’assemblea delibera di accantonare la parte richiesta a riserva vincolata. Nel 2025 la società effettua nuovi investimenti qualificati, assume 5 lavoratori in più rispetto al 2024 e non ricorre ad alcun ammortizzatore sociale.

    Come si applica. Alfa SRL soddisfa le quattro condizioni cumulative dell’IRES premiale. Nel Modello Redditi SC 2026, indica il codice 1 nella casella ‘IRES premiale’ del frontespizio (aliquota agevolata applicata sull’intero reddito). Il reddito imponibile 2025 di 400.000 euro è tassato al 20%: IRES = 80.000 euro. Versamento acconto con codice 2048, saldo con codice 2049.

    In pratica

    • L’accantonamento degli utili 2024 deve avvenire prima della presentazione della dichiarazione 2025: la delibera tardiva fa perdere il requisito.
    • Se l’agevolazione decade (es. la società distribuisce gli utili accantonati prima del termine), deve versare la differenza di imposta – cioè il 4% sul reddito agevolato – entro il saldo IRES dell’anno in cui avviene la decadenza.
    • Le perdite dei periodi precedenti possono essere computate in diminuzione del reddito soggetto ad IRES premiale (art. 13, comma 2, D.M. 8 agosto 2025), in deroga alle ordinarie regole di riporto.

    Caso 2 – Beta SRL: requisito dell'occupazione non soddisfatto

    Scenario. Beta SRL ha accantonato gli utili a riserva e effettuato investimenti rilevanti nel 2025. Tuttavia, a causa di una ristrutturazione, ha ridotto il personale di 2 unità rispetto al 2024. Non ha fruito di ammortizzatori sociali.

    Come si applica. La condizione dell’incremento occupazionale non è soddisfatta: Beta SRL non può applicare l’IRES premiale al 20%. Per il 2025 paga l’IRES ordinaria al 24% sull’intero reddito imponibile. Le condizioni sono cumulative: basta che ne manchi una perché l’intera agevolazione cada.

    In pratica

    • L’incremento occupazionale richiede che il numero di lavoratori dipendenti aumenti rispetto al periodo precedente. Una semplice stabilità numerica potrebbe non essere sufficiente: occorre verificare le condizioni esatte del D.M. 8 agosto 2025.
    • Beta SRL non perde nulla di definitivo: se nel 2026 (o in futuri esercizi) il legislatore dovesse prorogare o reintrodurre l’agevolazione, potrà verificare nuovamente i requisiti.
    • La mancanza di un solo requisito esclude l’intera agevolazione: non esiste una versione ‘parziale’ della mini-IRES.

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La mini-IRES al 20% è permanente?

    No. L’art. 1, commi 436-444, L. 207/2024 prevede l’agevolazione solo per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024, cioè in via generale per il 2025. Per applicarla negli anni successivi occorrerebbe una nuova norma.

    Quali sono esattamente le condizioni quantitative per l'accantonamento degli utili?

    I dettagli specifici (percentuale minima di utile da accantonare, vincoli di destinazione della riserva) sono contenuti nel D.M. 8 agosto 2025 e nelle relative istruzioni del Modello Redditi SC 2026. La condizione di base riguarda la patrimonializzazione della società tramite accantonamento a riserva vincolata.

    Gli investimenti devono essere di un tipo specifico?

    Sì. Il D.M. 8 agosto 2025 definisce quali investimenti sono ‘rilevanti’ ai fini dell’agevolazione. L’agevolazione non spetta sull’importo eccedente il costo sostenuto rimasto a carico dell’impresa per gli investimenti rilevanti (art. 12 del D.M.).

    Se la società ha perso anni precedenti, può comunque applicare la mini-IRES?

    Sì. In deroga alle ordinarie regole sul riporto delle perdite, i soggetti che accedono alla riduzione dell’aliquota IRES hanno la facoltà di computare in diminuzione dal reddito da assoggettare all’aliquota ridotta le perdite dei periodi d’imposta precedenti (art. 13, comma 2, D.M. 8 agosto 2025).

    Cosa succede se l'agevolazione decade dopo la dichiarazione?

    Se le condizioni vengono meno (es. distribuzione degli utili accantonati prima del termine), la società deve versare la differenza di imposta, pari al 4% sull’imponibile agevolato, entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta del periodo in cui si verifica la decadenza.

    La mini-IRES si applica anche ai soggetti in consolidato fiscale?

    Sì, con alcune specifiche modalità. I soggetti che aderiscono al consolidato fiscale (artt. 117-129 TUIR) gestiscono l’IRES premiale nell’ambito del quadro GN/GC del Modello Redditi SC, seguendo le istruzioni specifiche per il regime del consolidato.

  • Art. 209 TULPS (abrogato)

    Art. 209 TULPS

    R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 gennaio 1982, n. 17. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Le associazioni, gli enti e gli istituti costituiti od operanti nel Regno e nelle Colonie sono obbligati a comunicare all’autorità di pubblica sicurezza l’atto costitutivo, lo statuto e i regolamenti interni, l’elenco nominativo delle cariche sociali e dei soci, e ogni altra notizia intorno alla loro organizzazione ed attività, tutte le volte che ne vengono richiesti dall’autorità predetta per ragioni di ordine pubblico o di sicurezza pubblica.

    L’obbligo della comunicazione spetta a tutti coloro che hanno funzioni direttive o di rappresentanza delle associazioni, degli enti o degli istituti, nelle sedi centrali e locali, e deve essere adempiuto entro due giorni dalla notifica della richiesta.

    I contravventori sono puniti con l’arresto da tre mesi a due anni e con l’ammenda da lire duemila a seimila.

    Qualora siano state date scientemente notizie false od incomplete, la pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da lire cinquemila a trentamila, oltre l’interdizione dai pubblici uffici per anni cinque.

    In tutti i casi di omessa, falsa e incompiuta dichiarazione, le associazioni possono essere sciolte con decreto del prefetto

  • Art. 156 TULPS (abrogato)

    Art. 156 TULPS

    R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 18 novembre 1981, n. 659. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Salvo quanto è disposto in materia ecclesiastica, non possono essere fatte, senza licenza del questore, raccolte di fondi o di oggetti, collette o questue, nemmeno col mezzo della stampa o con liste di sottoscrizione.

    La licenza può essere conceduta soltanto nel caso in cui la questua, colletta o raccolta di fondi o di oggetti, abbia scopo patriottico o scientifico ovvero di beneficenza o di sollievo da pubblici infortuni.

    Nella licenza sono determinate le condizioni e la durata di essa.

    La licenza stessa vale solamente per i Comuni nell’ambito della provincia in cui è rilasciata

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