Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 106 Codice del Processo Amministrativo – Casi di revocazione
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. Salvo quanto previsto dal comma 3, le sentenze dei tribunali amministrativi regionali e del Consiglio di Stato sono impugnabili per revocazione, nei casi e nei modi previsti dagli articoli 395 e 396 del codice di procedura civile.
2. La revocazione è proponibile con ricorso dinanzi allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.
3. Contro le sentenze dei tribunali amministrativi regionali la revocazione è ammessa se i motivi non possono essere dedotti con l’appello.
CCNL Call Center e BPO: welfare, sanità integrativa e previdenza complementare 2026
Fondo pensione Telemaco, nuovo fondo sanitario di settore e fondo bilaterale di solidarietà: il sistema di welfare contrattuale del CCNL Telecomunicazioni CRM/BPO dopo il rinnovo dell’11 novembre 2025.
In sintesi
Il CCNL Telecomunicazioni CRM/BPO prevede tre pilastri di welfare contrattuale: Telemaco (fondo pensione complementare, contribuzione datoriale all’1,6% dal 1° gennaio 2026), un fondo sanitario di settore interamente aziendale (120 € annui pro-capite, dal 1° luglio 2026) e il fondo bilaterale di solidarietà (contribuzione datoriale all’1,6%). Tutte e tre le voci sono novità o miglioramenti introdotti dal rinnovo novembre 2025.
Aziende di outsourcing call center, CRM e Business Process Outsourcing
Tabella riepilogativa
Welfare contrattuale – CCNL Telecomunicazioni CRM/BPO (aggiornato al rinnovo novembre 2025)
Strumento
Contribuzione datoriale
Decorrenza
Destinatari
Fondo pensione Telemaco
1,6% retribuzione imponibile TFR
1° gennaio 2026 (aumento di 0,2%)
Lavoratori aderenti
Fondo sanitario di settore
120 € annui pro-capite (interamente aziendale)
1° luglio 2026 (novità assoluta)
T.I. e T.D. >12 mesi non iscritti ad altri piani
Fondo bilaterale di solidarietà
1,6% (raddoppiato dal rinnovo 2025)
Rinnovo 2025
Lavoratori del settore
Telemaco: il fondo pensione del settore telecomunicazioni
Telemaco è il fondo pensione complementare negoziale dei lavoratori del settore telecomunicazioni. È istituito dalla contrattazione collettiva di settore ed è gestito da un consiglio di amministrazione paritetico (rappresentanti di datori e sindacati). La sua mission è integrare la pensione pubblica INPS con una rendita complementare finanziata dai contributi versati nel corso della vita lavorativa.
Per i lavoratori del CCNL Telecomunicazioni CRM/BPO che aderiscono a Telemaco:
il TFR viene interamente trasferito al fondo (anziché rimanere in azienda o all’INPS);
il datore versa un contributo pari all’1,6% della retribuzione imponibile TFR (incrementato di 0,2 punti dal rinnovo novembre 2025, in vigore dal 1° gennaio 2026);
il lavoratore può versare un contributo volontario aggiuntivo, usufruendo della deducibilità fiscale fino a 5.164,57 € annui;
i versamenti vengono investiti su linee di investimento a scelta del lavoratore (monetario, bilanciato, crescita ecc.).
Il contributo datoriale è una componente retributiva differita: chi non aderisce a Telemaco perde questa quota. È quindi nell’interesse del lavoratore valutare attentamente l’adesione.
Il nuovo fondo sanitario di settore dal 1° luglio 2026
Il rinnovo dell’11 novembre 2025 ha introdotto, con decorrenza 1° luglio 2026, un fondo sanitario di settore per i lavoratori del CCNL Telecomunicazioni, inclusa la parte speciale CRM/BPO. Le caratteristiche principali:
contribuzione interamente a carico aziendale: il datore versa 120 € annui pro-capite per ciascun lavoratore rientrante nel perimetro;
destinatari: lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori a tempo determinato con contratto superiore a 12 mesi;
sono esclusi i lavoratori già iscritti ad altri piani sanitari collettivi aziendali (per evitare duplicazioni);
il regolamento e il perimetro di copertura (visite specialistiche, esami, ricoveri, ecc.) saranno definiti dagli organi del fondo.
Attenzione: il fondo sanitario di settore è una novità assoluta del rinnovo 2025. Prima di tale rinnovo il CCNL Telecomunicazioni CRM/BPO non prevedeva un fondo sanitario di settore. Le coperture specifiche saranno rese note dal fondo non appena operativo.
Il fondo bilaterale di solidarietà
Il fondo bilaterale di solidarietà del settore telecomunicazioni eroga prestazioni di sostegno al reddito ai lavoratori in situazioni di difficoltà aziendale: cassa integrazione straordinaria, riduzione orario, crisi aziendale, riorganizzazione. Il rinnovo 2025 ha raddoppiato la contribuzione datoriale portandola all’1,6% della retribuzione, rispetto alla percentuale precedente (3% complessivo con la quota del fondo complementare, ma specificamente il bilaterale sale all’1,6%). Questo potenziamento garantisce una maggiore dotazione finanziaria per gestire le crisi del settore, che nel comparto CRM/BPO sono frequenti soprattutto in concomitanza con cambi di appalto e ristrutturazioni.
Welfare aziendale e premi di risultato: gli accordi di secondo livello
Oltre ai fondi contrattuali di settore, le aziende di call center possono istituire tramite accordi aziendali ulteriori misure di welfare:
piattaforme welfare con rimborsi per spese di istruzione, trasporto, assistenza familiare;
buoni pasto elettronici;
polizze assicurative integrative;
programmi di formazione continua e sviluppo professionale;
flessibilità oraria e smart working strutturato.
Le somme erogate tramite welfare aziendale, entro i limiti fissati dalla normativa fiscale, sono esenti da contributi previdenziali e da IRPEF.
Casi pratici
Tizio – Adesione a Telemaco al primo anno di lavoro
Tizio viene assunto il 1° aprile 2026. Ha 6 mesi per scegliere la destinazione del TFR. Dopo una consulenza con il sindacato, sceglie di aderire a Telemaco. Dal 1° ottobre 2026 il suo TFR scorre verso Telemaco insieme alla contribuzione datoriale dell’1,6%. A 30 anni di contribuzione, Telemaco stima (sul rendimento medio storico) un montante significativamente superiore rispetto al TFR lasciato in azienda, grazie al contributo datoriale aggiuntivo e ai rendimenti finanziari.
Caia – Fondo sanitario dal 1° luglio 2026
Caia è operatrice a tempo indeterminato dal 2023 e non è iscritta ad altri piani sanitari collettivi aziendali. Dal 1° luglio 2026, data di operatività del nuovo fondo sanitario di settore, la sua azienda inizia a versare 120 € annui per conto suo. Caia non sostiene alcun costo: il fondo le offre rimborsi per visite specialistiche ed esami diagnostici secondo il regolamento che verrà approvato dagli organi del fondo.
Sempronio – Fondo bilaterale in cassa integrazione
L’azienda di Sempronio affronta una crisi di appalto e attiva una procedura di riduzione orario. Il fondo bilaterale di solidarietà del settore, potenziato con la contribuzione all’1,6%, eroga un assegno di integrazione salariale a Sempronio per le ore non lavorate, integrando la retribuzione ridotta. Sempronio percepisce il 70-80% del normale stipendio invece di subire una pesante decurtazione, grazie alla dotazione del fondo rafforzata dal rinnovo 2025.
Domande frequenti
Cos’è Telemaco e come funziona per i lavoratori di call center?
Telemaco è il fondo pensione complementare del settore telecomunicazioni. Il lavoratore che aderisce vi trasferisce il TFR e riceve la contribuzione datoriale (1,6% dal 2026). Al momento della pensione percepisce una rendita o un capitale aggiuntivo rispetto alla pensione INPS.
Da quando esiste il fondo sanitario di settore e cosa copre?
Il fondo sanitario è una novità del rinnovo novembre 2025, operativo dal 1° luglio 2026, interamente a carico aziendale (120 € annui pro-capite). Le coperture saranno definite dal regolamento del fondo.
Chi paga il fondo sanitario: il lavoratore o l’azienda?
Interamente l’azienda. Il lavoratore non ha costi diretti per il fondo sanitario di settore.
Cosa copre il fondo bilaterale di solidarietà del settore TLC?
Eroga assegni di integrazione salariale in caso di crisi aziendale, riduzione orario o riorganizzazione. La contribuzione datoriale è stata portata all’1,6% con il rinnovo 2025.
I lavoratori a termine hanno diritto al welfare del CCNL?
Sì, con distinzioni: il fondo sanitario vale per i contratti a termine superiori a 12 mesi; Telemaco è accessibile a qualunque lavoratore del settore che aderisca volontariamente.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Telecomunicazioni dell’11 novembre 2025. La contribuzione a Telemaco è stata aggiornata al 1° gennaio 2026; il fondo sanitario di settore è operativo dal 1° luglio 2026. Per informazioni su Telemaco è possibile consultare il sito ufficiale del fondo; per situazioni specifiche è consigliabile rivolgersi al sindacato di categoria (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil) o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Art. 105 Codice del Processo Amministrativo – Rimessione al primo giudice
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. Il Consiglio di Stato rimette la causa al giudice di primo grado soltanto se è mancato il contraddittorio, oppure è stato leso il diritto di difesa di una delle parti, ovvero dichiara la nullità della sentenza, o riforma la sentenza o l’ordinanza che ha declinato la giurisdizione o ha pronunciato sulla competenza o ha dichiarato l’estinzione o la perenzione del giudizio.
2. Nei giudizi di appello contro i provvedimenti dei tribunali amministrativi regionali che hanno declinato la giurisdizione o la competenza si segue il procedimento in camera di consiglio, di cui all’articolo 87, comma 3.
3. Le parti devono riassumere il processo con ricorso notificato nel termine perentorio di novanta giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza o dell’ordinanza.
Art. 104 Codice del Processo Amministrativo – Nuove domande ed eccezioni
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. Nel giudizio di appello non possono essere proposte nuove domande, fermo quanto previsto dall’articolo 34, comma 3, né nuove eccezioni non rilevabili d’ufficio. Possono tuttavia essere chiesti gli interessi e gli accessori maturati dopo la sentenza impugnata, nonché il risarcimento dei danni subiti dopo la sentenza stessa.
2. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che il collegio li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa, ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.
3. Possono essere proposti motivi aggiunti qualora la parte venga a conoscenza di documenti non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado da cui emergano vizi degli atti o provvedimenti amministrativi impugnati.
Art. 103 Codice del Processo Amministrativo – Riserva facoltativa di appello
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. Contro le sentenze non definitive è proponibile l’appello ovvero la riserva di appello, con atto notificato entro il termine per l’appello e depositato nei successivi trenta giorni presso la segreteria del tribunale amministrativo regionale.
Art. 101 Codice del Processo Amministrativo – Contenuto del ricorso in appello
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. Il ricorso in appello deve contenere l’indicazione del ricorrente, del difensore, delle parti nei confronti delle quali è proposta l’impugnazione, della sentenza che si impugna, nonché l’esposizione sommaria dei fatti, le specifiche censure contro i capi della sentenza gravata, le conclusioni, la sottoscrizione del ricorrente se sta in giudizio personalmente ai sensi dell’articolo 22, comma 3, oppure del difensore con indicazione, in questo caso, della procura speciale rilasciata anche unitamente a quella per il giudizio di primo grado.
2. Si intendono rinunciate le domande e le eccezioni dichiarate assorbite o non esaminate nella sentenza di primo grado, che non siano state espressamente riproposte nell’atto di appello o, per le parti diverse dall’appellante, con memoria depositata a pena di decadenza entro il termine per la costituzione in giudizio.
Art. 88 DPR 602/1973 – Ammissione al passivo con riserva
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Se sulle somme iscritte a ruolo sorgono contestazioni, il credito è ammesso al passivo con riserva, anche nel caso in cui la domanda di ammissione sia presentata in via tardiva a norma dell’articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
2. Nel fallimento, la riserva è sciolta dal giudice delegato con decreto, su istanza del curatore o del concessionario, quando è inutilmente decorso il termine prescritto per la proposizione della controversia davanti al giudice competente, ovvero quando il giudizio è stato definito con decisione irrevocabile o risulta altrimenti estinto.
3. Nella liquidazione coatta amministrativa, il commissario liquidatore provvede direttamente, o su istanza del concessionario, allo scioglimento della riserva nei casi indicati nel comma 2.
Art. 96 Codice del Processo Amministrativo – Impugnazioni avverso la medesima sentenza
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. Tutte le impugnazioni proposte separatamente contro la stessa sentenza devono essere riunite in un solo processo.
2. Possono essere proposte impugnazioni incidentali, ai sensi degli articoli 333 e 334 del codice di procedura civile.
3. L’impugnazione incidentale di cui all’articolo 333 del codice di procedura civile può essere rivolta contro qualsiasi capo di sentenza e deve essere proposta dalla parte entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza o, se anteriore, entro sessanta giorni dalla prima notificazione nei suoi confronti di altra impugnazione.
4. Con l’impugnazione incidentale proposta ai sensi dell’articolo 334 del codice di procedura civile possono essere impugnati anche capi autonomi della sentenza; tuttavia, se l’impugnazione principale è dichiarata inammissibile, l’impugnazione incidentale perde ogni efficacia.
5. L’impugnazione incidentale di cui all’articolo 334 del codice di procedura civile deve essere proposta dalla parte entro sessanta giorni dalla data in cui si è perfezionata nei suoi confronti la notificazione dell’impugnazione principale e depositata, unitamente alla prova dell’avvenuta notificazione, nel termine di cui all’articolo 45.
6. In caso di mancata riunione di più impugnazioni ritualmente proposte contro la stessa sentenza, la decisione di una delle impugnazioni non determina l’improcedibilità delle altre.
Vendita occasionale: se vendi raramente e senza organizzazione stabile, i ricavi sono ‘redditi diversi da attività commerciali non esercitate abitualmente’ (rigo D5 del 730).
Attività abituale: se le vendite sono frequenti e organizzate, devi aprire la partita IVA e valutare il regime forfetario o ordinario.
Regime forfetario: per artigiani e commercianti handmade, il coefficiente di redditività applicabile alle attività di commercio è il 40% (codici ATECO commercio al dettaglio).
Imposta sostitutiva forfetaria: nel regime forfetario si paga il 15% sul reddito netto, oppure il 5% per i primi cinque anni di nuova attività.
Soglia ricavi forfetario: si può accedere se i ricavi dell’anno precedente non superano 85.000 euro; si esce in corso d’anno se si superano 100.000 euro.
Documenti da conservare: estratti conto del marketplace, fatture di acquisto materiali, registro delle vendite con date e importi.
Vendite handmade: occasionali o attività vera e propria?
Hai iniziato a vendere su Etsy i tuoi oggetti fatti a mano e ti chiedi se devi dichiarare quei guadagni. La risposta è quasi sempre sì, ma il modo in cui si dichiara dipende da quanto spesso vendi e quanto guadagni.
Il fisco italiano distingue due situazioni molto diverse. La prima è la vendita occasionale: capita una volta ogni tanto, non c’è organizzazione stabile, non hai uno ‘shop’ sempre attivo. In questo caso i tuoi guadagni rientrano nei redditi diversi da attività commerciali non esercitate abitualmente. La seconda situazione è quella in cui vendi con regolarità, hai un negozio online sempre aperto, rifornisci continuamente le scorte: qui si parla di attività abituale, che richiede la partita IVA.
Capire da che parte stai non è sempre semplice: non esiste una soglia di euro scritta nella legge per le vendite occasionali, ma conta la continuità, l’organizzazione e la ripetitività. Nei prossimi paragrafi vediamo come si dichiara in entrambi i casi, con esempi concreti.
Confronto regimi fiscali per vendite handmade
Situazione
Dove si dichiara
Imposta
Vendita occasionale (non abituale)
Rigo D5, codice 1, modello 730
IRPEF ordinaria a scaglioni
Attività abituale – regime forfetario (commercio)
Quadro LM, coefficiente redditività 40%
Imposta sostitutiva 15% (o 5% primi 5 anni)
Attività abituale – regime ordinario
Quadro RF o RG, modello Redditi PF
IRPEF ordinaria a scaglioni + IRAP
Esempio pratico
Tizio vende ceramiche fatte a mano su Etsy. Nel 2025 ha incassato 3.200 euro in totale, con vendite sparse nell’arco dell’anno. Non ha un magazzino, non acquista materie prime in grandi quantità, vende quando ha tempo. Trattandosi di attività non esercitata abitualmente, Tizio compila il rigo D5 del modello 730, colonna 1 (codice 1), colonna 2 con 3.200 euro lordi e colonna 3 con le spese documentate (es. 400 euro di materiali), per un reddito netto di 2.800 euro soggetto a IRPEF. Se invece Tizio vendesse regolarmente tutto l’anno con uno shop sempre attivo e ricavi di 18.000 euro, dovrebbe avere la partita IVA in regime forfetario: il reddito imponibile sarebbe 18.000 x 40% = 7.200 euro, con imposta sostitutiva di 7.200 x 15% = 1.080 euro.
Documenti necessari
Estratto conto del marketplace (Etsy, Amazon Handmade, ecc.) con riepilogo incassi 2025
Fatture e ricevute di acquisto materiali e forniture usati per la produzione
Registro cronologico delle vendite con date e importi (se attività non abituale)
Certificazione Unica se il marketplace ha applicato ritenute (causale V1 per attività commerciale occasionale)
Modello 730 o Redditi PF 2026 (a seconda del regime fiscale)
Caso 1: Tizio vende qualche volta all'anno
Scenario. Tizio è un impiegato e nel tempo libero crea gioielli con resina epossidica. Nel 2025 ha venduto su Etsy 15 collane per un totale di 1.350 euro. Non ha mai aperto la partita IVA e non intende farlo.
Come si applica. Le vendite di Tizio sono chiaramente occasionali: pochi pezzi, nessuna organizzazione, nessun magazzino. I 1.350 euro rientrano nei redditi diversi da attività commerciali non esercitate abitualmente. Tizio li dichiara nel rigo D5 del modello 730, indicando il codice 1 nella colonna del tipo di reddito e l’importo lordo percepito. Può dedurre le spese inerenti (materiali, spedizioni) documentate con scontrini e ricevute. Su quanto resta paga l’IRPEF al suo scaglione ordinario.
In pratica
Compila il rigo D5 del modello 730 con codice 1 e l’incasso lordo nella colonna 2.
Indica le spese documentate nella colonna 3 (materiali, imballaggio, spedizione).
L’importo netto si somma agli altri redditi e viene tassato con l’IRPEF ordinaria.
Conserva screenshot degli ordini Etsy e ricevute di acquisto materiali per almeno 5 anni.
Caso 2: Caio produce e vende con regolarità tutto l'anno
Scenario. Caio ha uno shop Etsy sempre attivo con oltre 200 prodotti a listino, gestisce i magazzini, acquista materie prime ogni mese e ha guadagnato 22.000 euro nel 2025. Non ha ancora la partita IVA e non sapeva di doverla aprire.
Come si applica. La situazione di Caio è quella di un’attività commerciale esercitata abitualmente: continuità, organizzazione, investimento in materiali, shop sempre operativo. Avrebbe dovuto aprire la partita IVA prima di iniziare. Con ricavi di 22.000 euro avrebbe potuto accedere al regime forfetario (soglia ricavi anno precedente non superiori a 85.000 euro). In regime forfetario per attività di commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è del 40%: reddito imponibile = 22.000 x 40% = 8.800 euro, imposta sostitutiva = 8.800 x 15% = 1.320 euro. Caio deve regolarizzare la posizione aprendo la partita IVA e presentando le dichiarazioni omesse, con il supporto di un commercialista.
In pratica
Con ricavi regolari e continuativi serve la partita IVA: aprirla prima di iniziare a vendere.
Con ricavi sotto 85.000 euro dell’anno precedente si accede al regime forfetario.
Il coefficiente di redditività per commercio al dettaglio handmade è 40%.
L’imposta sostitutiva forfetaria è il 15%, oppure 5% per i nuovi operatori nei primi 5 anni.
Regolarizzare subito una posizione aperta senza P.IVA limita le sanzioni: farsi aiutare da un commercialista.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Devo dichiarare i guadagni Etsy anche se sono pochi?
Sì. Non esiste una soglia di esenzione per le vendite occasionali: anche 500 euro guadagnati vendendo oggetti fatti a mano vanno dichiarati nel rigo D5 del modello 730 come redditi diversi. Le spese documentate si possono dedurre.
Quando devo aprire la partita IVA per le vendite handmade?
Quando l’attività è esercitata in modo abituale e organizzato: shop sempre attivo, acquisto continuativo di materiali, vendite regolari durante l’anno. Non esiste un importo preciso di soglia: conta la continuità, non solo il fatturato.
Cos'è il regime forfetario e mi conviene?
Il regime forfetario è un regime semplificato per piccoli imprenditori e professionisti con ricavi non superiori a 85.000 euro l’anno precedente. Non si emette IVA, non si tengono scritture contabili complesse e si paga un’imposta sostitutiva del 15% su un reddito calcolato forfetariamente. Per commercio al dettaglio handmade il coefficiente di redditività è 40%: si tassa solo il 40% dei ricavi.
Quanto pago di tasse con la partita IVA forfetaria su 15.000 euro di vendite Etsy?
Con 15.000 euro di ricavi in regime forfetario (commercio al dettaglio, coefficiente 40%): reddito imponibile = 15.000 x 40% = 6.000 euro. Imposta sostitutiva = 6.000 x 15% = 900 euro. A cui vanno aggiunti i contributi previdenziali INPS (gestione artigiani o commercianti a seconda dell’attività).
Il marketplace trattiene già una percentuale: devo dichiarare il lordo o il netto?
Devi dichiarare l’incasso lordo percepito (prima delle commissioni del marketplace). Le commissioni di Etsy e le spese di transazione sono costi deducibili, ma vanno indicati separatamente come spese inerenti nella colonna 3 del rigo D5 (se occasionale) o nel calcolo del reddito forfetario o ordinario.
Posso compensare le spese per materiali e attrezzatura?
Se la vendita è occasionale puoi dedurre le spese documentate direttamente inerenti a quella singola vendita (rigo D5, colonna 3). Se hai la partita IVA in regime forfetario, le spese non si deducono analiticamente: la forfetizzazione dei costi è già inclusa nel coefficiente di redditività (es. 40% per commercio = si tassa solo il 40% dei ricavi, il restante 60% copre forfetariamente i costi).
Agevolazione triennale: vale per gli anni 2026, 2027 e 2028 (commi 439-452 L. 199/2025).
Aliquote note: dal 15% al 60% a seconda della regione e della dimensione dell’impresa (fino al 70% nelle zone Just Transition per le piccole imprese).
Investimento minimo 200.000 euro per progetto, massimo 100 milioni; terreni e immobili entro il 50% del totale.
Per il 2026 la finestra di comunicazione (31 marzo – 30 maggio) è già chiusa: chi ha comunicato deve inviare l’integrativa dal 3 al 17 gennaio 2027, a pena di decadenza.
Il credito effettivo può essere inferiore a quello teorico: se le richieste superano il plafond (2.300 milioni per il 2026), l’AdE applica una riduzione proporzionale.
Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026
I commi 439-452 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) confermano, per gli anni 2026, 2027 e 2028, il credito d’imposta per investimenti nella Zona Economica Speciale unica (ZES unica), disciplinato dall’art. 16 del D.L. 124/2023. I modelli di comunicazione sono stati approvati con il provvedimento dell’Agenzia delle entrate n. 3882 del 30 gennaio 2026; la finestra 2026 per la comunicazione iniziale è andata dal 31 marzo al 30 maggio 2026. Le risorse stanziate sono pari a 2.300 milioni di euro per il 2026, 1.000 milioni per il 2027 e 750 milioni per il 2028.
Possono accedere al credito tutte le imprese, di qualsiasi forma giuridica e dimensione, che acquistano beni strumentali destinati a strutture produttive situate nella ZES unica: le regioni del Mezzogiorno (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) e le zone assistite di Abruzzo, Marche e Umbria. Non conta la sede legale dell’impresa, ma la localizzazione dell’investimento. Sono ammessi macchinari, impianti e attrezzature nuovi, oltre all’acquisto di terreni e all’acquisizione, realizzazione o ampliamento di immobili strumentali, con un vincolo: la componente immobiliare non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato.
Il progetto deve valere almeno 200.000 euro (sotto questa soglia il credito non spetta) e al massimo 100 milioni. Restano esclusi i beni destinati alla vendita, i materiali di consumo e — punto spesso frainteso — i beni immateriali come il software, che non compaiono tra le categorie ammesse dall’art. 16 del D.L. 124/2023.
Quanto vale il credito? A differenza del passato, le aliquote sono note e dipendono dalla regione e dalla dimensione dell’impresa, secondo la carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.
Regione / zona
Piccole imprese
Medie imprese
Grandi imprese
Campania, Calabria, Sicilia, Puglia
60%
50%
40%
Basilicata, Sardegna, Molise
50%
40%
30%
Zone Just Transition (Puglia e Sardegna)
fino al 70%
–
–
Abruzzo, Marche, Umbria (zone assistite)
35%
25%
15%
Attenzione: l’aliquota è il valore teorico massimo. Le risorse sono contingentate e, se il totale delle richieste supera il plafond annuale, l’Agenzia delle entrate applica a tutti una percentuale di riduzione proporzionale, comunicata dopo la chiusura delle comunicazioni integrative. Per il calendario completo degli adempimenti e il meccanismo a due fasi rinviamo alla guida dedicata: Credito d’imposta ZES Unica Mezzogiorno 2026: aliquote per regione, beni ammessi e finestre.
Requisiti e adempimenti chiave
Investimento in beni strumentali nuovi destinati a una struttura produttiva nella ZES unica, di importo tra 200.000 e 100.000.000 di euro.
Terreni e immobili strumentali entro il 50% del valore complessivo del progetto.
Comunicazione iniziale all’AdE nella finestra 31 marzo – 30 maggio (per il 2026: chiusa il 30 maggio 2026).
Comunicazione integrativa dal 3 al 17 gennaio 2027, a pena di decadenza, con gli investimenti effettivamente realizzati.
Certificazione della documentazione di spesa secondo le regole del D.M. 17 maggio 2024.
Caso 1: Tizio, ditta individuale di impiantistica, Napoli
Scenario. Tizio gestisce una ditta individuale di installazioni elettriche con sede a Napoli, nel perimetro ZES unica. Per il 2026 ha pianificato l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature per 250.000 euro, sopra la soglia minima di 200.000. Ha inviato la comunicazione iniziale all’AdE il 28 aprile 2026, entro il termine del 30 maggio, indicando le spese già sostenute e quelle previste entro fine anno.
Come si legge in pratica. Come piccola impresa campana, Tizio applica l’aliquota teorica del 60%: su 250.000 euro di investimento ammissibile il credito teorico è di 150.000 euro. Ora il passaggio decisivo è la comunicazione integrativa dal 3 al 17 gennaio 2027: senza quella, il credito prenotato si perde anche se la comunicazione iniziale era regolare. Solo dopo l’integrativa l’AdE renderà nota l’eventuale percentuale di riduzione per il rispetto del plafond 2026 (2.300 milioni di euro): il credito effettivo compensabile in F24 potrà quindi risultare inferiore ai 150.000 teorici.
Riepilogo Caso 1
Investimento: 250.000 euro in macchinari e attrezzature (sopra la soglia dei 200.000).
Comunicazione iniziale: inviata entro il 30 maggio 2026.
Prossimo adempimento: integrativa 3-17 gennaio 2027, a pena di decadenza.
Caso 2: Caia, SRL manifatturiera, Palermo
Scenario. Caia è amministratrice unica di una SRL di medie dimensioni che produce componenti in plastica tecnica a Palermo. Nel triennio 2026-2028 la società programma investimenti in nuove linee di produzione per complessivi 900.000 euro, in tre tranche annuali da circa 300.000 euro. Ogni annualità ha la propria finestra di comunicazione.
Come si legge in pratica. Come media impresa siciliana, la SRL applica l’aliquota teorica del 50%: su 300.000 euro l’anno, il credito teorico è di 150.000 euro per ciascuna annualità. La tranche 2026 è agganciata alla comunicazione già inviata entro il 30 maggio 2026; per le tranche 2027 e 2028 servirà una comunicazione distinta nelle rispettive finestre. Un dato da mettere in conto nella pianificazione: le risorse scendono nel tempo (2.300 milioni nel 2026, 1.000 nel 2027, 750 nel 2028), quindi il rischio di riduzione proporzionale del credito cresce nelle annualità successive. Rinviare l’investimento può significare trovare un plafond più basso.
Comunicazioni: una per ciascuna annualità, nella rispettiva finestra.
Plafond decrescente: 2.300 mln (2026), 1.000 mln (2027), 750 mln (2028).
Credito effettivo: soggetto a eventuale riparto proporzionale anno per anno.
Caso 3: Sempronio, cooperativa di logistica, Reggio Calabria
Scenario. Sempronio presiede una cooperativa di facchinaggio e logistica con sede a Reggio Calabria. Nel 2026 la cooperativa ha acquistato tre carrelli elevatori per 210.000 euro e un software di gestione magazzino per 20.000 euro. Il responsabile amministrativo si chiede se tutto l’importo di 230.000 euro sia ammissibile.
Come si legge in pratica. No: i carrelli elevatori rientrano tra i beni strumentali nuovi destinati alla struttura produttiva nella ZES, ma il software non compare tra le categorie ammesse dall’art. 16 del D.L. 124/2023, che agevola macchinari, impianti, attrezzature, terreni e immobili strumentali. La base ammissibile è quindi di 210.000 euro, comunque sopra la soglia minima di 200.000. Come piccola impresa calabrese, la cooperativa applica l’aliquota teorica del 60%: credito teorico di 126.000 euro, da consolidare con l’integrativa di gennaio 2027 e da rideterminare in caso di riparto. La documentazione di spesa va certificata secondo le regole del D.M. 17 maggio 2024 e conservata per i controlli.
Riepilogo Caso 3
Investimento: 210.000 euro di carrelli (ammessi) + 20.000 di software (escluso).
Base ammissibile: 210.000 euro, sopra la soglia minima.
Qual è la percentuale del credito d'imposta ZES unica 2026?
Dipende dalla regione e dalla dimensione dell’impresa: 60/50/40% per piccole, medie e grandi imprese in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia; 50/40/30% in Basilicata, Sardegna e Molise; fino al 70% per le piccole imprese nelle zone Just Transition di Puglia e Sardegna; 35/25/15% nelle zone assistite di Abruzzo, Marche e Umbria. Si tratta di aliquote teoriche: se le richieste superano il plafond annuale, l’AdE applica una riduzione proporzionale a tutti i beneficiari.
Ho perso la finestra del 30 maggio 2026: posso ancora richiedere il credito?
Per gli investimenti del 2026 no: la comunicazione iniziale era condizione necessaria a pena di decadenza e non è prevista una sanatoria tardiva. L’agevolazione però è triennale: per gli investimenti 2027 si aprirà una nuova finestra di comunicazione, ed è il momento di pianificare per arrivare pronti, tenendo conto che il plafond 2027 (1.000 milioni) è meno della metà di quello 2026.
Cosa deve fare adesso chi ha inviato la comunicazione entro il 30 maggio 2026?
Deve trasmettere la comunicazione integrativa dal 3 al 17 gennaio 2027, attestando gli investimenti effettivamente realizzati nel 2026. È un adempimento a pena di decadenza: senza integrativa il credito prenotato si perde, anche se la comunicazione iniziale era regolare.
Un'impresa del Nord che apre uno stabilimento in Sicilia può accedere al credito ZES?
Sì. Rileva la localizzazione della struttura produttiva destinataria dell’investimento, non la sede legale o la residenza fiscale dell’impresa. Restano fermi i requisiti dell’art. 16 del D.L. 124/2023: investimento minimo di 200.000 euro, beni strumentali nuovi, limite del 50% per la componente immobiliare.
Il credito ZES unica è compatibile con altri incentivi, come l'iperammortamento 2026?
In linea generale sì: il credito ZES è cumulabile con l’iperammortamento e con la Nuova Sabatini, purché il totale delle agevolazioni non superi il 100% del costo effettivamente sostenuto e siano rispettate le intensità massime di aiuto previste dalle regole europee. Ogni beneficio va calcolato sul costo al netto degli altri contributi ricevuti per le stesse spese (nettizzazione). La verifica va fatta misura per misura sul singolo investimento.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.
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