Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 116 Codice del Processo Amministrativo – Rito in materia di accesso ai documenti amministrativi
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. Contro le determinazioni e contro il silenzio sulle istanze di accesso ai documenti amministrativi, nonché per la tutela del diritto di accesso civico connessa all’inadempimento degli obblighi di trasparenza il ricorso è proposto entro trenta giorni dalla conoscenza della determinazione impugnata o dalla formazione del silenzio, mediante notificazione all’amministrazione e ad almeno un controinteressato. Si applica l’articolo 49. Il termine per la proposizione di ricorsi incidentali o motivi aggiunti è di trenta giorni.
2. In pendenza di un giudizio cui la richiesta di accesso è connessa, il ricorso di cui al comma 1 può essere proposto con istanza depositata presso la segreteria della sezione cui è assegnato il ricorso principale, previa notificazione all’amministrazione e agli eventuali controinteressati. L’istanza è decisa con ordinanza separatamente dal giudizio principale, ovvero con la sentenza che definisce il giudizio.
3. L’amministrazione può essere rappresentata e difesa da un proprio dipendente a ciò autorizzato.
4. Il giudice decide con sentenza in forma semplificata; sussistendone i presupposti, ordina l’esibizione e, ove previsto, la pubblicazione, dei documenti richiesti, entro un termine non superiore, di norma, a trenta giorni, dettando, ove occorra, le relative modalità.
5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai giudizi di impugnazione.
Titolo III – Tutela contro l’inerzia della pubblica amministrazione
Art. 112 Codice del Processo Amministrativo – Disposizioni generali sul giudizio di ottemperanza
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo
1. I provvedimenti del giudice amministrativo devono essere eseguiti dalla pubblica amministrazione e dalle altre parti.
2. L’azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l’attuazione:
a) delle sentenze del giudice amministrativo passate in giudicato;
b) delle sentenze esecutive e degli altri provvedimenti esecutivi del giudice amministrativo;
c) delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati del giudice ordinario, al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato;
d) delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati per i quali non sia previsto il rimedio dell’ottemperanza, al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi alla decisione;
e) dei lodi arbitrali esecutivi divenuti inoppugnabili al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato.
3. Può essere proposta, anche in unico grado dinanzi al giudice dell’ottemperanza, azione di condanna al pagamento di somme a titolo di rivalutazione e interessi maturati dopo il passaggio in giudicato della sentenza, nonché azione di risarcimento dei danni connessi all’impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato o alla sua violazione o elusione.
4.
5. Il ricorso di cui al presente articolo può essere proposto anche al fine di ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di ottemperanza.
Art. 83 DPR 602/1973 – Progetto di distribuzione delle somme ricavate
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Se vi è intervento di altri creditori, il concessionario deposita nella cancelleria del giudice dell’esecuzione, nel termine di dieci giorni dal versamento del prezzo, unitamente agli atti del procedimento, un progetto di distribuzione delle somme ricavate.
Il datore di lavoro privato di colf, badanti e baby sitter non trattiene l’IRPEF: non è sostituto d’imposta e non rilascia la Certificazione Unica, ma una certificazione delle retribuzioni pagate nell’anno.
Il reddito della colf è reddito di lavoro dipendente: nel 730 va nel quadro C (righi C1-C3, codice 2), nel modello Redditi nel quadro RC.
Esonero: chi ha solo questo reddito (più l’abitazione principale) non presenta la dichiarazione se non supera 8.500 euro con un periodo di lavoro di 365 giorni, o comunque se l’imposta dovuta, tolte le detrazioni, non supera 10,33 euro.
Chi è obbligato può usare il 730 senza sostituto (lettera «A» nella casella del frontespizio) o il modello Redditi PF.
Se dalla dichiarazione emerge un debito si paga con F24 entro il 30 giugno (o il 30 luglio con lo 0,40% in più); se emerge un credito, il rimborso arriva dall’Agenzia delle Entrate.
Il TFR pagato dalla famiglia va dichiarato a parte, nel quadro RM del modello Redditi.
Perché il lavoratore domestico non ha ritenute in busta paga
Chi lavora come colf, badante o baby sitter per una famiglia si trova in una situazione diversa dalla maggior parte dei dipendenti. Il datore di lavoro privato, una persona fisica che assume per la cura della casa o dei familiari, non è obbligato a trattenere l’IRPEF sulla retribuzione: non è sostituto d’imposta. Il lavoratore riceve la paga senza trattenute fiscali e non ha un conguaglio di fine anno.
Questo non vuol dire che il reddito sia esente: le istruzioni del 730 elencano tra i redditi di lavoro dipendente le «retribuzioni corrisposte dai privati agli autisti, giardinieri, collaboratori familiari ed altri addetti alla casa». Se il lavoratore non rientra nei casi di esonero deve presentare la dichiarazione e versare da solo l’IRPEF e le addizionali dovute.
Certificazione Unica o dichiarazione del datore: quale documento serve
Il datore di lavoro domestico non rilascia la Certificazione Unica, perché non è un sostituto d’imposta. Le istruzioni del 730 e del modello Redditi prevedono che i dati del quadro C possano essere ricavati «dalla certificazione rilasciata dal soggetto che non possiede la qualifica di sostituto (ad esempio il privato per il lavoratore domestico)». In pratica è la dichiarazione che la famiglia consegna con il totale delle retribuzioni pagate nell’anno, spesso preparata da chi gestisce le buste paga.
Poiché manca la CU, il numero di giorni di lavoro (rigo C5) va calcolato dal lavoratore: si contano anche festivi, riposi settimanali e giorni non lavorativi, si tolgono i giorni non retribuiti. Per un rapporto part-time si considera comunque l’intero periodo del rapporto.
Dove si indica il reddito della colf nel 730 e nel modello Redditi
Reddito di colf e badanti nella dichiarazione 2026 (redditi 2025)
Non si indica nel 730: si presenta anche il quadro RM del modello Redditi con il suo frontespizio
Quadro RM
Frontespizio
Lettera «A» nella casella «730 senza sostituto» e casella «Mod. 730 dipendenti senza sostituto» barrata
Frontespizio del modello Redditi
Debito
F24 entro il 30 giugno, o entro il 30 luglio con lo 0,40%
F24 negli stessi termini
Credito
Rimborso dell’Agenzia delle Entrate
Rimborso o compensazione
Quando la colf è esonerata dalla dichiarazione
Le tabelle di esonero delle istruzioni del 730/2026 valgono anche per il lavoratore domestico. Chi ha soltanto redditi di lavoro dipendente (più eventualmente l’abitazione principale) non deve presentare la dichiarazione se:
il reddito non supera 8.500 euro, il periodo di lavoro non è inferiore a 365 giorni, le detrazioni per familiari a carico sono spettanti e non sono dovute le addizionali regionale e comunale;
oppure, in generale, se l’imposta lorda meno le detrazioni per familiari e per lavoro dipendente meno le ritenute non supera 10,33 euro.
Chi ha lavorato solo una parte dell’anno ha detrazioni ridotte in proporzione ai giorni: in quel caso il limite di 8.500 euro non basta e bisogna verificare il calcolo dell’imposta. Chi è esonerato può comunque presentare la dichiarazione, per esempio per detrarre spese sanitarie o recuperare crediti.
TFR della colf: come si dichiara
Il trattamento di fine rapporto pagato da una famiglia arriva senza ritenute, perché anche in questo caso il datore non è sostituto d’imposta. Le istruzioni del 730/2026 prevedono che chi presenta il 730 e ha percepito nel 2025 indennità di fine rapporto da soggetti che non sono sostituti d’imposta presenti anche il quadro RM del modello Redditi PF 2026, con il frontespizio, nei modi e nei termini del modello Redditi. In alternativa si può usare per intero il modello Redditi PF. Il TFR è tassato separatamente dal resto del reddito.
Esempio pratico
Tizio lavora come badante a tempo pieno per una famiglia per tutto il 2025 e riceve 14.000 euro di retribuzione, senza ritenute. Non ha altri redditi. Il suo reddito supera 8.500 euro, quindi deve presentare la dichiarazione: sceglie il 730 senza sostituto, riporta i 14.000 euro nel rigo C1 con il codice 2 e 365 giorni nel rigo C5. L’imposta che risulta, al netto delle detrazioni, si paga con F24. Caio, invece, lavora come colf part-time tutto l’anno per 7.000 euro: rientra nell’esonero, ma presenta comunque il 730 per farsi rimborsare l’IRPEF sulle spese sanitarie che ha pagato.
Documenti necessari
Certificazione delle retribuzioni 2025 rilasciata dal datore di lavoro domestico (non è una Certificazione Unica)
Calcolo dei giorni di lavoro dell’anno
Documentazione di eventuali altri redditi percepiti nel 2025
Ricevute e fatture delle spese detraibili o deducibili sostenute nel 2025
Codice IBAN per ricevere l’eventuale rimborso dall’Agenzia delle Entrate
Se c’è stato un TFR: il documento del datore con l’importo pagato
Caso 1 – Colf con unico reddito: obbligo dichiarativo e versamento diretto
Scenario. Tizio lavora come colf per un’unica famiglia per tutto il 2025 e non ha altri redditi. Il datore di lavoro non ha operato ritenute. A inizio anno riceve dalla famiglia la certificazione delle retribuzioni pagate.
Come si applica. Tizio verifica se il suo reddito supera 8.500 euro con 365 giorni di lavoro. Se è obbligato, può scegliere il modello Redditi PF 2026 o il 730 senza sostituto, presentato da solo come precompilato oppure tramite un CAF o un professionista. Se dalla liquidazione emerge un debito IRPEF lo versa con F24; se risulta un credito, il rimborso arriva dall’Agenzia delle Entrate sul conto indicato.
In pratica
La certificazione del datore privato attesta il reddito ma non comporta ritenute: l’imposta si calcola in dichiarazione e si versa con F24.
Se il reddito da lavoro domestico è l’unico e rientra nell’esonero, la dichiarazione non è obbligatoria, ma può convenire presentarla per recuperare detrazioni o crediti.
Caso 2 – Badante con più datori di lavoro nel corso dell’anno
Scenario. Caio ha lavorato come badante per due famiglie nel 2025: per la prima da gennaio a maggio, per la seconda da giugno a dicembre. Nessuna delle due ha operato ritenute e Caio riceve due certificazioni.
Come si applica. Caio somma i due redditi nel quadro C (o nel quadro RC del modello Redditi) e l’imposta si calcola sul totale. I giorni dei due rapporti si sommano nel rigo C5: se i periodi non si sovrappongono e coprono tutto l’anno, sono 365. Le detrazioni per lavoro dipendente sono calcolate su quel periodo complessivo.
In pratica
Con più datori di lavoro domestico si ricevono più certificazioni: i redditi vanno sommati e l’IRPEF si calcola sul totale.
I giorni compresi in periodi contemporanei si contano una sola volta.
Quando rivolgersi a un professionista
Il calcolo dei giorni di lavoro, il TFR nel quadro RM e la scelta tra 730 senza sostituto e modello Redditi possono richiedere una verifica. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro. Per i tempi del rimborso vedi la guida sul 730 senza sostituto d’imposta.
Il mio datore di lavoro domestico deve rilasciarmi la Certificazione Unica?
No. Il datore di lavoro domestico non è sostituto d’imposta e non rilascia la CU. Ti consegna una certificazione delle retribuzioni pagate nell’anno, da cui ricavi i dati per il quadro C del 730 o il quadro RC del modello Redditi.
Dove si inserisce il reddito di colf e badanti nel 730?
Nel quadro C, righi da C1 a C3: codice 2 nella colonna 1 e l’importo della retribuzione nella colonna 3. Nel rigo C5 vanno i giorni di lavoro, 365 per l’intero anno. Nel modello Redditi si usa il quadro RC.
Colf e badanti sono esonerati dal 730?
Sì, se hanno solo redditi di lavoro dipendente (più l’abitazione principale) fino a 8.500 euro con 365 giorni di lavoro, o comunque se l’imposta, tolte le detrazioni, non supera 10,33 euro. Altrimenti devono presentare la dichiarazione.
Posso usare il 730 anche se non ho un datore che fa il conguaglio?
Sì, con il 730 senza sostituto: lettera «A» nella casella «730 senza sostituto» e casella «Mod. 730 dipendenti senza sostituto» barrata. Il precompilato si può inviare da soli; l’ordinario tramite CAF o professionista. Il debito si paga con F24, il credito lo rimborsa l’Agenzia.
Come si dichiara il TFR della colf?
Il TFR pagato da un datore che non è sostituto d’imposta va nel quadro RM del modello Redditi PF. Chi presenta il 730 deve inviare anche il quadro RM con il frontespizio del modello Redditi, nei termini di quest’ultimo, oppure usare per intero il modello Redditi.
Come pago l’IRPEF se dalla dichiarazione emerge un debito?
Con il modello F24, entro il 30 giugno oppure entro il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%. Chi presenta il 730 tramite CAF o professionista riceve il prospetto con gli importi e i codici da usare.
Come ricevo il rimborso se dalla dichiarazione emerge un credito?
Il rimborso lo paga direttamente l’Agenzia delle Entrate, sul conto corrente se hai comunicato l’IBAN, altrimenti con le modalità previste dall’Agenzia.
Cosa succede se non presento la dichiarazione pur essendo obbligato?
L’omessa dichiarazione è sanzionata. Con il ravvedimento operoso, entro i termini previsti, si versano l’imposta, gli interessi legali e la sanzione ridotta.
Art. 82 DPR 602/1973 – Versamento del prezzo di aggiudicazione
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. L’aggiudicatario deve versare il prezzo nel termine di trenta giorni dall’aggiudicazione.
2. Se il prezzo non è versato nel termine, il giudice dell’esecuzione con decreto dichiara la decadenza dell’aggiudicatario e la perdita della cauzione a titolo di multa; il concessionario procede a nuovo incanto per un prezzo base pari a quello dell’ultimo incanto.
Detrazione del 19% sui compensi pagati all’agenzia immobiliare per l’acquisto dell’abitazione principale.
Tetto massimo: 1.000 euro di spesa detraibile (non di detrazione), per ogni contratto di compravendita.
In caso di acquisto in comproprietà, il limite di 1.000 euro si divide tra i comproprietari in base alla quota di proprietà.
La detrazione vale solo per l’acquisto dell’abitazione principale, non per seconde case o immobili a reddito.
Il pagamento deve essere effettuato con strumenti tracciabili (no contanti).
La detrazione massima concreta è 190 euro (19% di 1.000 euro).
Come funziona la detrazione sulla provvigione all'agenzia
Quando compri casa tramite un’agenzia immobiliare, paghi una provvigione – cioè il compenso per il servizio di intermediazione. Se l’immobile acquistato diventa la tua abitazione principale (quella in cui tu o la tua famiglia vivete abitualmente), quella spesa è in parte recuperabile nella dichiarazione dei redditi.
La regola prevede una detrazione del 19% sul compenso pagato all’agenzia, ma solo fino a un tetto di spesa di 1.000 euro. In pratica, anche se hai pagato 3.000 euro di provvigione, puoi calcolare la detrazione solo su 1.000 euro. Il risparmio fiscale massimo è quindi 190 euro (il 19% di 1.000 euro).
Attenzione al caso di comproprietà: se hai comprato casa insieme al coniuge (o a un’altra persona) e la provvigione è stata pagata in parti uguali, il limite di 1.000 euro si divide tra i comproprietari in base alla percentuale di proprietà di ciascuno. Con il 50% ciascuno, ognuno può detrarre il 19% su un massimo di 500 euro.
La detrazione spetta solo per l’acquisto dell’abitazione principale. Non è possibile usarla per una seconda casa, un immobile destinato a locazione o qualsiasi altro uso diverso dalla dimora abituale.
Riepilogo detrazione intermediazione immobiliare
Voce
Importo / regola
Aliquota di detrazione
19%
Massimale di spesa detraibile
1.000 euro
Detrazione massima ottenibile
190 euro
Immobile ammesso
Solo abitazione principale
Comproprietà
Il limite di 1.000 euro si divide pro quota tra i comproprietari
Rigo nel 730
Da E8 a E10, codice onere 17
Esempio pratico
Tizio e Caio comprano insieme un appartamento da adibire ad abitazione principale, ciascuno con il 50% di quota. Hanno pagato complessivamente 4.000 euro di provvigione all’agenzia (2.000 euro ciascuno). Il massimale è 1.000 euro per contratto, da dividere in base alla quota: ciascuno può detrarre il 19% su un massimo di 500 euro = 95 euro di detrazione a testa.
Documenti necessari
Fattura o ricevuta fiscale rilasciata dall’agenzia immobiliare con l’indicazione del compenso pagato
Prova del pagamento tracciabile (estratto conto, ricevuta bancomat o carta)
Rogito notarile di compravendita (per dimostrare che l’immobile è l’abitazione principale)
Eventuale accordo tra comproprietari che indica la percentuale di ripartizione della spesa
Acquisto da parte di un solo intestatario
Scenario. Sempronia acquista un appartamento come abitazione principale e paga all’agenzia una provvigione di 2.500 euro, con bonifico bancario.
Come si applica. Il tetto di spesa detraibile è 1.000 euro. Sempronia indica 1.000 euro nel rigo E8/E9/E10 con codice 17. La detrazione spettante è il 19% di 1.000 euro = 190 euro di imposta in meno.
In pratica
Provvigione effettivamente pagata: 2.500 euro
Spesa ammessa in detrazione: 1.000 euro (massimale)
Detrazione: 19% × 1.000 = 190 euro
Acquisto in comproprietà al 50%
Scenario. Tizio e sua moglie comprano casa in comproprietà al 50% e pagano 1.800 euro di provvigione. Entrambi dichiarano i redditi separatamente.
Come si applica. Il limite di 1.000 euro si ripartisce in base alla quota di proprietà: 500 euro ciascuno. Tizio indica 500 euro nel suo 730, la moglie indica 500 euro nel suo. Ognuno ottiene una detrazione di 19% × 500 = 95 euro.
In pratica
Limite per ciascun comproprietario (50%): 500 euro
Detrazione per ciascuno: 19% × 500 = 95 euro
La provvigione effettiva pagata (900 euro ciascuno) supera il limite, ma conta solo il tetto
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Il 19% della spesa sostenuta, ma solo fino a 1.000 euro di spesa. La detrazione massima è quindi 190 euro.
Vale anche per l'acquisto di una seconda casa?
No. La detrazione spetta solo per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione principale, cioè quella in cui il contribuente o la sua famiglia vive abitualmente.
Se siamo in due comproprietari, il limite di 1.000 euro vale per ciascuno?
No. Il limite di 1.000 euro è per l’operazione di acquisto e si divide tra i comproprietari in base alla percentuale di proprietà di ciascuno.
Ho pagato la provvigione in contanti: posso detrarre?
No. Dal 2020, la detrazione del 19% richiede che la spesa sia pagata con strumenti tracciabili. Il pagamento in contanti esclude il diritto alla detrazione.
Quali documenti devo conservare?
Devi tenere la fattura dell’agenzia e la ricevuta del pagamento tracciabile. Non si allegano al 730, ma vanno conservati per eventuali controlli.
La detrazione sulla provvigione è cumulabile con quella sugli interessi del mutuo?
Sì. Sono due detrazioni distinte: una riguarda la provvigione all’agenzia, l’altra gli interessi passivi sul mutuo. Puoi beneficiare di entrambe se hai i requisiti.
Art. 81 DPR 602/1973 – Secondo e terzo incanto immobiliare
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Se la vendita non ha luogo al primo incanto per mancanza di offerte valide, si procede al secondo incanto nel giorno fissato dall’avviso di vendita e con un prezzo base inferiore di un terzo a quello precedente.
2. Qualora la vendita non abbia luogo nemmeno al secondo incanto, il concessionario procede ad un terzo incanto, con un prezzo base inferiore di un terzo a quello del precedente incanto.
Art. 80 DPR 602/1973 – Pubblicazione e notificazione avviso di vendita
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Almeno venti giorni prima di quello fissato per il primo incanto l’avviso di vendita è inserito nel foglio degli annunci legali della provincia ed è affisso, a cura dell’ufficiale della riscossione, alla porta esterna della cancelleria del giudice dell’esecuzione e all’albo del comune o dei comuni nel cui territorio sono situati gli immobili.
1-bis. Entro il termine di cui al comma 1, l’avviso di vendita è pubblicato sul sito internet dell’agente della riscossione.
2. Su istanza del soggetto nei confronti del quale si procede o dell’agente della riscossione, il giudice può disporre: a) che degli incanti sia data notizia al pubblico a mezzo di giornali o con altre idonee forme di pubblicità commerciale; b) la vendita al valore stimato con l’ausilio di un esperto da lui nominato, nel caso in cui ritenga che il valore del bene, determinato ai sensi dell’articolo 79, sia manifestamente inadeguato.
Art. 44 D.Lgs. 175/2024 – Misure per la definizione del contenzioso tributario pendente presso la Corte di Cassazione
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Presso la Corte di Cassazione è istituita una sezione civile incaricata esclusivamente della trattazione delle controversie in materia tributaria.
2. Il primo presidente adotta provvedimenti organizzativi adeguati al fine di stabilizzare gli orientamenti di legittimità e di agevolare la rapida definizione dei procedimenti pendenti presso la Corte di Cassazione in materia tributaria, favorendo l'acquisizione di una specifica competenza da parte dei magistrati assegnati alla sezione civile di cui al comma 1.
Art. 79 DPR 602/1973 – Prezzo base e cauzione asta immobiliare
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Il prezzo base dell’incanto è pari all’importo stabilito a norma dell’articolo 52, comma 4, del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, moltiplicato per tre.
2. Se non è possibile determinare il prezzo base secondo le disposizioni del comma 1, il concessionario richiede l’attribuzione della rendita catastale del bene stesso al competente ufficio del territorio.
3. La cauzione prevista dall’articolo 580 del codice di procedura civile è prestata al concessionario ed è fissata, per ogni incanto, nella misura del dieci per cento del prezzo base.
Art. 78 DPR 602/1973 – Avvisi di vendita immobili pignorati
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Il pignoramento immobiliare si esegue mediante la trascrizione, a norma dell’articolo 555, secondo comma, del codice di procedura civile, di un avviso contenente: a) le generalità del soggetto nei confronti del quale si procede; b) la descrizione degli immobili con le indicazioni catastali e la precisazione dei confini; c) l’indicazione della destinazione urbanistica del terreno risultante dal certificato di cui all’articolo 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47; d) il giorno, l’ora e il luogo del primo, del secondo e del terzo incanto; e) l’importo complessivo del credito per cui si procede; f) il prezzo base dell’incanto; g) la misura minima dell’aumento da apportare alle offerte; h) l’avvertenza che le spese di vendita e gli oneri tributari concernenti il trasferimento sono a carico dell’aggiudicatario; i) l’ammontare della cauzione ed il termine entro il quale deve essere prestata dagli offerenti; l) il termine di versamento del prezzo; m) l’ingiunzione ad astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni assoggettati all’espropriazione.
2. Entro cinque giorni dalla trascrizione l’avviso di vendita è notificato al soggetto nei confronti del quale si procede. In mancanza della notificazione non può procedersi alla vendita.
Due categorie fiscali distinte: i proventi da ETF e fondi comuni possono essere redditi di capitale (distribuzioni/rimborsi) oppure plusvalenze (redditi diversi), con percorsi dichiarativi differenti.
Aliquota unica del 26%: dall’1 luglio 2014 sia i redditi di capitale sia le plusvalenze da quote di OICR sono tassati al 26% (imposta sostitutiva).
Il quadro RT: le plusvalenze da cessione o rimborso di quote di fondi ed ETF vanno indicate nella Sezione II-A del quadro RT del Modello Redditi PF 2026.
Minusvalenze compensabili: se hai venduto in perdita puoi portare la minusvalenza in deduzione dalle plusvalenze dei quattro periodi d’imposta successivi.
Gestione con intermediario: se hai un conto titoli con regime amministrato o gestito, l’intermediario applica la ritenuta e spesso non devi compilare il quadro RT.
Come funziona la tassazione di ETF e fondi comuni
Quando investi in ETF o fondi comuni di investimento (tecnicamente chiamati OICR, organismi di investimento collettivo del risparmio) puoi ricevere due tipi di reddito dal fisco: i redditi di capitale, cioè i proventi periodici distribuiti dal fondo o la differenza positiva tra il valore di rimborso e quello di sottoscrizione; e le plusvalenze, cioè i guadagni che realizzi quando vendi le quote a un prezzo superiore a quello di acquisto.
Dal 1° luglio 2014 queste due categorie convergono sulla stessa aliquota: il 26%. L’imposta, però, non funziona allo stesso modo in entrambi i casi. I redditi di capitale vengono di solito tassati direttamente dall’intermediario come sostituto d’imposta. Le plusvalenze, invece, se non hai scelto il regime del risparmio amministrato o gestito, devi dichiararle tu stesso nel quadro RT del Modello Redditi PF 2026.
Un punto spesso frainteso: la differenza negativa tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto genera una minusvalenza. Le minusvalenze da fondi e ETF (OICR) possono essere usate per abbattere le plusvalenze della stessa categoria realizzate nei quattro anni successivi, ma non possono compensare le distribuzioni di reddito. Questo limite è importante quando si pianifica la dichiarazione.
Aliquote e sezioni del quadro RT per ETF e fondi comuni
Tipo di reddito / periodo
Aliquota
Sezione quadro RT
Plusvalenze da fondi/ETF realizzate fino al 30 giugno 2014
20%
Sezione I-A
Plusvalenze da fondi/ETF realizzate dall'1 luglio 2014 in poi
26%
Sezione II-A
Proventi da OICR (redditi di capitale) percepiti dall'1 luglio 2014
26%
Tassazione alla fonte dall'intermediario
Plusvalenze da fondi immobiliari: quote > 5% del patrimonio
26%
Sezione II-A
Esempio pratico
Tizio acquista nel 2022 quote di un ETF azionario per 10.000 euro e le vende nel 2025 per 13.500 euro. La plusvalenza è 3.500 euro. Se Tizio ha scelto il regime dichiarativo (non ha un intermediario che gestisce la tassazione per lui), compila la Sezione II-A del quadro RT: indica 13.500 come corrispettivo e 10.000 come costo di acquisto. La differenza positiva di 3.500 euro è soggetta all’imposta sostitutiva del 26%, pari a 910 euro. Se nello stesso anno Tizio avesse anche una minusvalenza certificata da un intermediario per 1.000 euro, potrebbe ridurre la base imponibile a 2.500 euro, pagando 650 euro di imposta.
Documenti necessari
Estratto conto o rendiconto del fondo/ETF con indicazione del prezzo di acquisto e di vendita
Certificazione dell’intermediario per le minusvalenze da portare a riporto
Eventuale documentazione del costo di acquisto per quote ricevute per successione o donazione
Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2, quadro RT (Sezione II-A)
Caso 1: Caio vende quote di un fondo comune in guadagno
Scenario. Caio ha acquistato nel 2023 quote di un fondo obbligazionario per 5.000 euro in regime dichiarativo e le rimborsa nel 2025 per 5.800 euro.
Come si applica. La plusvalenza di 800 euro va indicata nella Sezione II-A del quadro RT. L’imposta sostitutiva del 26% è pari a 208 euro. Caio deve versarla con codice tributo 1100 tramite modello F24.
In pratica
Compila la Sezione II-A del quadro RT: corrispettivo 5.800 euro, costo di acquisto 5.000 euro.
Imposta dovuta: 800 euro x 26% = 208 euro, da versare con codice tributo 1100.
Caso 2: Sempronio vende in perdita e vuole usare la minusvalenza
Scenario. Sempronio vende nel 2025 quote di un ETF per 4.200 euro, avendole acquistate per 5.000 euro. Nello stesso anno realizza una plusvalenza di 600 euro su altri titoli.
Come si applica. La minusvalenza di 800 euro può essere portata in compensazione con la plusvalenza di 600 euro: la differenza (200 euro) rimane come minusvalenza non compensata. Sempronio la indica nel rigo RT102 del quadro RT per riportarla agli anni successivi, ma non oltre il quarto.
In pratica
La minusvalenza da fondi/ETF può compensare plusvalenze della stessa categoria (Sezione II-A) realizzate nei 4 anni successivi.
Non puoi usare questa minusvalenza per abbattere proventi/distribuzioni che l’intermediario ha già tassato alla fonte.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Se il mio ETF distribuisce dividendi devo dichiararlo?
Di solito no: se l’ETF o il fondo paga i proventi tramite un intermediario italiano, questo applica la ritenuta del 26% come sostituto d’imposta e non devi fare nulla in dichiarazione. Se invece hai quote di OICR esteri senza intermediario italiano, potresti dover dichiarare i proventi nel quadro RM.
Qual è la differenza tra ETF armonizzato e non armonizzato ai fini fiscali?
Gli ETF armonizzati (conformi alle direttive UE) seguono le stesse regole degli OICR italiani. Per gli ETF non armonizzati la tassazione può avere specificità diverse; verifica sempre con il tuo intermediario.
Posso compensare le perdite di un fondo comune con i guadagni di azioni?
Sì, le minusvalenze da fondi ed ETF (Sezione II-A) possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze di partecipazioni non qualificate della stessa sezione. Non puoi invece usarle per compensare plusvalenze di partecipazioni qualificate (Sezione III-A).
Cosa succede se acquisto quote per successione?
Il costo di acquisto da assumere è il valore dichiarato o definitivo ai fini dell’imposta di successione. Per i titoli esenti dal tributo successorio si assume il valore normale alla data di apertura della successione.
Ho ricevuto una certificazione delle minusvalenze dall'intermediario: dove la inserisco?
Vai al rigo RT14 della Sezione II-A del quadro RT: in colonna 2 indichi le eccedenze di minusvalenze certificate, anche relative ad anni precedenti ma non oltre il quarto.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.
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