Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Seconda casa: coordinamento tra IMU e IRPEF nel 730/2026

    In sintesi

    • Regola generale: per le seconde case non locate, l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali. Il reddito catastale non entra nel calcolo delle imposte sui redditi.
    • Va comunque dichiarata: anche se l’IMU sostituisce l’IRPEF, la seconda casa va indicata nel quadro B del 730. Chi presta assistenza fiscale calcolerà solo i redditi degli immobili in locazione.
    • Eccezione: immobile nello stesso Comune dell’abitazione principale: se la seconda casa non locata si trova nello stesso Comune della tua casa principale, il reddito catastale concorre all’IRPEF per il 50% (codice 3 in colonna 12 ‘Casi particolari IMU’).
    • Esenzione totale IMU: alcuni immobili sono totalmente esenti da IMU (ad esempio certi fabbricati rurali o categorie specifiche). In questo caso si applica IRPEF anche se l’immobile non è locato (codice 1 in colonna 12).
    • Immobili locati: se la seconda casa è affittata, si paga IRPEF sul reddito da locazione (o cedolare secca in alternativa). L’IMU non sostituisce l’IRPEF sugli immobili locati.
    • Comodato gratuito a familiari: l’IMU può ridursi al 50% (parenti in linea retta di primo grado che usano la casa come abitazione principale) ma non è azzerata; l’IRPEF è sostituita dall’IMU (codice 10 in colonna 2 se il familiare vi dimora abitualmente), salvo il 50% quando la casa è nello stesso Comune della tua abitazione principale.

    IMU e IRPEF sulla seconda casa: chi paga cosa

    Se possiedi una seconda casa – cioè un immobile che non usi come abitazione principale – la questione fiscale ruota attorno a un principio: l’IMU (Imposta Municipale Propria) e l’IRPEF non si sommano per gli immobili non affittati. In generale, se paghi l’IMU sulla seconda casa sfitta, non devi pagare anche l’IRPEF sullo stesso reddito catastale: l’IMU lo ‘sostituisce’.

    Questo non significa però che la seconda casa sparisca dalla dichiarazione. Va comunque indicata nel quadro B del Modello 730, con il codice di utilizzo corretto. È chi ti presta assistenza fiscale (CAF, intermediario abilitato, patronato) a fare i conti: il software calcola il reddito solo sugli immobili che effettivamente producono IRPEF, cioè quelli in locazione.

    Esistono però due eccezioni importanti che molti contribuenti ignorano. La prima: se la seconda casa non locata si trova nello stesso Comune della tua abitazione principale, il reddito catastale concorre all’IRPEF, ma solo per il 50%. La seconda: se l’immobile è esente totalmente dall’IMU, allora si applica l’IRPEF anche se non è affittato.

    La situazione cambia radicalmente se la seconda casa è data in affitto. In quel caso l’IMU non sostituisce l’IRPEF: paghi entrambe. Il reddito da locazione entra nel 730 e viene tassato – con le aliquote IRPEF ordinarie o con la cedolare secca, se scegli questo regime.

    Seconda casa: quando si paga l'IRPEF
    Situazione della seconda casa IMU IRPEF nel 730 Codice col. 12
    Non locata, comune diverso da abitazione principale Sì No (IMU sostituisce) –
    Non locata, stesso comune dell'abitazione principale Sì Sì, al 50% del reddito catastale 3
    Totalmente esente da IMU (es. certi fabbricati rurali) No Sì, per intero 1
    Locata a canone libero (tassazione ordinaria) Sì Sì, sul canone (codice utilizzo 3) –
    Locata con cedolare secca (21%, 10% per il canone concordato) Sì Cedolare sostitutiva IRPEF –
    In comodato a familiare che vi dimora (codice 10) Sì; ridotta al 50% solo per i parenti in linea retta di primo grado che la usano come abitazione principale No (IMU sostituisce); 50% se è nello stesso Comune della tua abitazione principale 3 se nello stesso Comune

    Esempio pratico

    • Tizio ha la sua abitazione principale a Milano e possiede una seconda casa a Bologna (comune diverso). La casa di Bologna è sfitta. Tizio paga l’IMU al Comune di Bologna ma nel 730/2026 non paga IRPEF su quell’immobile: indica il fabbricato nel quadro B con codice 2 in colonna 2. Se invece la seconda casa fosse a Milano (stesso Comune), Tizio dovrebbe indicare il codice 3 in colonna 12 (‘Casi particolari IMU’) e pagherebbe IRPEF sul 50% della rendita catastale rivalutata.

    Documenti necessari

    • Visura catastale dell’immobile (rendita e categoria catastale)
    • Ricevuta IMU versata per il 2025
    • Contratto di locazione (se l’immobile è affittato)
    • Certificazione Unica 2026 o documentazione del canone percepito (per immobili locati)
    • Eventuale atto di comodato (se l’immobile è dato gratuitamente a familiari)

    Seconda casa sfitta in un altro Comune: l’IMU sostituisce l’IRPEF

    Scenario. Caio vive e lavora a Roma (abitazione principale in affitto, quindi non di sua proprietà) e possiede un appartamento ereditato a Napoli, tenuto a disposizione e non affittato.

    Come si applica. Caio paga l’IMU al Comune di Napoli e nel 730/2026 indica l’appartamento di Napoli nel quadro B con codice 2 in colonna 2 (Utilizzo). Non deve pagare IRPEF su quell’immobile: l’IMU la sostituisce. In colonna 12 non indica nessun codice speciale. Chi compila il 730 non calcolerà reddito imponibile IRPEF per questo immobile.

    In pratica

    • Anche se non paghi IRPEF sulla seconda casa sfitta, l’immobile va dichiarato nel quadro B: la legge lo richiede.
    • Conserva le ricevute dei versamenti IMU: in caso di controllo, dimostrano che l’imposta sostitutiva è stata pagata.

    Seconda casa nello stesso Comune della principale: IRPEF al 50%

    Scenario. Sempronio abita in una casa di sua proprietà a Torino (abitazione principale, codice 1). Possiede anche un secondo appartamento sempre a Torino, sfitto, che usa come deposito.

    Come si applica. Sempronio indica il secondo appartamento nel quadro B con codice 2 in colonna 2 e codice 3 in colonna 12 (‘Casi particolari IMU’). Questo segnala che l’immobile non locato è situato nello stesso Comune della sua abitazione principale. Il reddito catastale di quell’appartamento concorrerà all’IRPEF, ma solo per il 50%. Sempronio paga sia l’IMU che una quota ridotta di IRPEF.

    In pratica

    • La regola del 50% si applica solo agli immobili ad uso abitativo (categorie catastali da A/1 ad A/11, escluso A/10) non locati e assoggettati a IMU.
    • Se il secondo appartamento nel medesimo Comune fosse invece locato, si applicherebbe la tassazione ordinaria (o cedolare secca) sul canone intero, senza la riduzione al 50%.

    Come si calcola l’IRPEF sulla seconda casa nello stesso Comune

    Per gli immobili ad uso abitativo non locati e soggetti a IMU, situati nello stesso Comune dell’abitazione principale, l’art. 9, comma 9, del D.Lgs. 23/2011 fa concorrere il reddito alla base imponibile IRPEF e delle addizionali nella misura del 50%. In pratica: nel quadro B si indica la rendita catastale non rivalutata (colonna 1) e il CAF o l’intermediario applica la rivalutazione del 5%; il reddito imponibile è quindi rendita × 1,05 × 50%. Su quel reddito si pagano IRPEF e addizionali con le aliquote del tuo scaglione.

    Esempio numerico (redditi 2025, 730/2026)

    • Sempronio ha una seconda casa non locata, nello stesso Comune della sua abitazione principale, con rendita catastale di 800 euro. Rendita rivalutata: 800 × 1,05 = 840 euro. Reddito imponibile: 840 × 50% = 420 euro. Se il suo reddito complessivo ricade nello scaglione IRPEF del 35% (da 28.000 a 50.000 euro per i redditi 2025), l’IRPEF su quell’immobile è 420 × 35% = 147 euro, a cui si aggiungono le addizionali comunale e regionale. L’IMU si paga a parte, al Comune.

    Box, garage e pertinenze della seconda casa: quali codici

    Il 50% vale solo per gli immobili ad uso abitativo (categorie catastali da A/1 ad A/11, escluso A/10). Un secondo box o una cantina non sono abitazioni: se non sono locati, l’IMU sostituisce l’IRPEF e nella colonna 2 del quadro B si usano i codici previsti dalle istruzioni del 730/2026:

    Codici della colonna 2 per box, cantine e pertinenze non locati
    Situazione Codice col. 2
    Box o cantina con autonoma rendita, pertinenza dell’abitazione principale 5 (colonna 12: codice 2 se la pertinenza paga l’IMU)
    Pertinenza di un immobile tenuto a disposizione 9
    Altro immobile non abitativo non locato (secondo garage autonomo, magazzino) 9
    Unità prive di allacciamento a luce, acqua e gas e di fatto non utilizzate (con dichiarazione sostitutiva) 9

    Se l’immobile è in comproprietà o in usufrutto, nel quadro B si indicano i giorni di possesso (colonna 3) e la percentuale di possesso: l’IRPEF, quando dovuta, riguarda solo la tua quota.

    Seconda casa data in comodato a un figlio o a un familiare

    Le istruzioni del 730/2026 mettono il comodato (codici 2, 9, 10 e 15 della colonna 2) tra i fabbricati non locati per i quali l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali, con le stesse due eccezioni: esenzione totale dall’IMU e immobile abitativo nello stesso Comune dell’abitazione principale. Il codice 10 vale per l’abitazione data in uso gratuito a un familiare che vi dimora abitualmente, risultante dall’iscrizione anagrafica. Dal 2016 la riduzione al 50% dell’IMU prevista per il comodato ai parenti in linea retta di primo grado (legge 208/2015, art. 1, comma 10) non è un’esenzione: per questo in colonna 12 non si indica il codice 1. Le condizioni per ottenere la riduzione IMU sono nella pagina dedicata al comodato ai figli: IMU e IRPEF nel 730.

    L’IMU si paga o si indica nel 730? E se l’IMU supera l’IRPEF?

    L’IMU è un’imposta del Comune: non si calcola né si versa con il 730. Nel 730 si indica l’immobile nel quadro B (rendita, utilizzo, eventuali casi particolari in colonna 12) e il software applica la regola. Non esiste un confronto tra le due imposte: per i beni non locati l’art. 8, comma 1, del D.Lgs. 23/2011 stabilisce che l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali sui redditi fondiari, quindi l’IRPEF non si paga a prescindere da quale delle due sarebbe stata più alta. Fanno eccezione gli immobili esenti da IMU e, nella misura del 50%, gli abitativi nello stesso Comune.

    Quando la seconda casa non obbliga a presentare la dichiarazione

    Le istruzioni del 730/2026 esonerano dalla dichiarazione il contribuente che possiede soltanto l’abitazione principale, le pertinenze e altri fabbricati non locati (oppure, con le condizioni previste, anche un reddito di lavoro dipendente o pensione). L’esonero non si applica se il fabbricato non locato è situato nello stesso Comune dell’abitazione principale, perché in quel caso c’è il 50% di reddito da tassare.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se pago l'IMU sulla seconda casa, devo comunque metterla nel 730?

    Sì. La seconda casa va sempre indicata nel quadro B, anche se l’IMU sostituisce l’IRPEF. Omettere l’immobile sarebbe un errore formale nella dichiarazione.

    Quando la seconda casa sfitta paga l'IRPEF?

    Ci sono due casi: (1) se l’immobile è totalmente esente da IMU, oppure (2) se si trova nello stesso Comune della tua abitazione principale – in quest’ultimo caso l’IRPEF si paga sul 50% della rendita catastale rivalutata.

    La seconda casa data in comodato a un figlio paga l'IRPEF?

    In generale no: per le abitazioni non locate, comprese quelle date in comodato, l’IMU sostituisce l’IRPEF e le addizionali. Con il figlio che vi dimora abitualmente si indica il codice 10 in colonna 2. Se però la casa si trova nello stesso Comune della tua abitazione principale, il reddito concorre all’IRPEF per il 50% (codice 3 in colonna 12). La riduzione dell’IMU al 50% (legge 208/2015, art. 1, comma 10) spetta ai soli parenti in linea retta di primo grado.

    Se la seconda casa è affittata, pago sia IMU che IRPEF?

    Sì. L’IMU non sostituisce l’IRPEF sugli immobili locati. Il canone di locazione (o la sua percentuale imponibile) entra nel calcolo IRPEF. Puoi optare per la cedolare secca come alternativa all’IRPEF ordinaria.

    Cosa significa 'IMU sostitutiva' dell'IRPEF?

    Significa che il legislatore ha deciso che, per gli immobili non affittati, l’imposta locale (IMU) è sufficiente: non si aggiunge anche l’IRPEF statale sullo stesso reddito catastale. Questo vale salvo le eccezioni indicate (stesso Comune, esenzione IMU totale).

    Come si calcola l’IRPEF sulla seconda casa nello stesso Comune?

    Si moltiplica la rendita catastale per 1,05 (rivalutazione del 5%) e per 50%, e si applicano le aliquote IRPEF e le addizionali. Con rendita 800 euro: 800 × 1,05 × 50% = 420 euro di reddito imponibile.

    L’IMU si paga con il 730 e vince sull’IRPEF se è più alta?

    No. L’IMU si versa al Comune, non nel 730. Per gli immobili non locati sostituisce l’IRPEF e le addizionali a prescindere dall’importo: non c’è un confronto tra le due imposte (art. 8, comma 1, D.Lgs. 23/2011).

    La locazione breve (Airbnb) è equiparata alla locazione ordinaria ai fini IRPEF?

    Sì. I redditi da locazione breve (contratti fino a 30 giorni) sono soggetti a IRPEF o cedolare secca, e l’IMU non li esonera dall’imposta sui redditi. Dal 2021, se si affittano più di 4 appartamenti in locazione breve, non si può usare il Modello 730 ma occorre il Modello Redditi PF.

    Vedi anche: IMU sulla seconda casa, TARI sulla seconda casa e sull’immobile non occupato, IMU prima casa, IMU dopo separazione o divorzio, IMU sulla casa in affitto e Comodato gratuito ai figli.

  • Aliquote IVA 22, 10, 5 e 4%: quali si applicano

    In sintesi

    • L’aliquota ordinaria è il 22% e si applica a tutti i beni e servizi non espressamente inclusi nelle tabelle delle aliquote ridotte.
    • Il 10% riguarda molti generi alimentari, ristorazione, energia per usi specifici, alcune ristrutturazioni edilizie.
    • Il 5% si applica ad alcune prestazioni socio-sanitarie e assistenziali e ad alcuni trasporti.
    • Il 4% è riservato ai beni di prima necessità: generi alimentari di base, libri e stampa, prima casa non di lusso, ausili per disabili.
    • La classificazione puntuale di un singolo bene o servizio va verificata nella tabella A allegata al DPR 633/1972.

    Come funziona il sistema delle aliquote IVA

    L’IVA, imposta sul valore aggiunto, si applica su ogni cessione di beni e prestazione di servizi effettuata in Italia da un soggetto con partita IVA. Ma non tutte le operazioni scontano la stessa percentuale: la legge prevede un’aliquota ordinaria e tre aliquote ridotte, ciascuna pensata per categorie di beni o servizi con caratteristiche specifiche.

    Le aliquote IVA sono fissate dall’art. 16 del DPR 633/1972 (il ‘decreto IVA’) e dalla tabella A allegata allo stesso decreto. L’aliquota ordinaria è il 22%: si applica automaticamente a tutto ciò che non rientra nelle eccezioni previste dalla tabella A. Le aliquote ridotte – 10%, 5% e 4% – si applicano solo alle categorie espressamente elencate in quella tabella.

    Capire quale aliquota usare è fondamentale sia per chi emette fattura (deve indicare la percentuale giusta), sia per chi acquista (deve sapere quanta IVA sta pagando e quanta può eventualmente detrarre). Un errore sull’aliquota può portare a contestazioni in sede di controllo fiscale.

    Aliquote IVA e principali categorie di applicazione
    Aliquota Esempi di beni e servizi Riferimento
    22% (ordinaria) Beni e servizi non inclusi nelle aliquote ridotte (elettrodomestici, abbigliamento, auto, consulenze generali, ecc.) Art. 16 DPR 633/1972
    10% (ridotta) Molti generi alimentari, ristorazione, energia per usi specifici, alcune ristrutturazioni edilizie Tab. A, parte III, DPR 633/1972
    5% (ridotta) Alcune prestazioni socio-sanitarie e assistenziali, alcuni trasporti Tab. A, parte II-bis, DPR 633/1972
    4% (super-ridotta) Generi alimentari di base, libri e stampa, prima casa non di lusso, ausili per disabili Tab. A, parte II, DPR 633/1972

    Esempio pratico

    • Alfa Srl gestisce un ristorante e acquista ingredienti alimentari di base (aliquota 4% o 10% a seconda del tipo di prodotto) per prepararli e venderli come pasto al tavolo (prestazione di ristorazione, aliquota 10%). Emettendo la ricevuta fiscale al cliente, Alfa Srl applica il 10% sul corrispettivo del pasto. Quando acquista un impianto di climatizzazione per il locale (bene non compreso nelle aliquote ridotte), paga il 22% di IVA sulla fattura del fornitore.

    Documenti necessari

    • Fattura o scontrino elettronico ricevuto (per verificare l’aliquota applicata)
    • Tabella A allegata al DPR 633/1972 (elenco ufficiale beni/servizi per aliquota ridotta)
    • Registri IVA delle vendite e degli acquisti (per la liquidazione periodica)
    • Eventuale documentazione tecnica del bene (per classificare ausili per disabili o beni agevolati)

    Caso 1 – Tizio: acquisto di libri e acquisto di un televisore

    Scenario. Tizio acquista online due prodotti nello stesso giorno: un libro di testo scolastico e un televisore. Vuole capire quanta IVA paga su ciascuno dei due acquisti.

    Come si applica. Il libro di testo rientra nella categoria ‘libri e stampa’ prevista dalla tabella A, parte II, del DPR 633/1972: sconta l’aliquota del 4%. Il televisore, invece, è un bene non incluso in nessuna delle categorie agevolate: si applica l’aliquota ordinaria del 22%. Guardando la fattura o il documento di acquisto, Tizio troverà l’aliquota indicata separatamente per ciascun articolo.

    In pratica

    • Verificare sull’atto di acquisto l’aliquota indicata per ogni bene.
    • I libri (compresi quelli scolastici e scientifici) rientrano nell’aliquota agevolata del 4%.
    • I beni tecnologici come i televisori scontano l’aliquota ordinaria del 22%.

    Caso 2 – Caio: ristrutturazione dell'appartamento

    Scenario. Caio sta ristrutturando il proprio appartamento. Riceve fatture dall’impresa edile per i lavori e dal negozio di materiali per le piastrelle acquistate separatamente. Vuole sapere quale aliquota IVA si applica in ciascun caso.

    Come si applica. Le prestazioni di alcune ristrutturazioni edilizie rientrano tra le categorie che beneficiano dell’aliquota ridotta del 10%, come previsto dalla tabella A allegata al DPR 633/1972. Tuttavia la classificazione esatta dipende dal tipo di intervento e dalla destinazione dell’immobile: non tutti i lavori edilizi sono automaticamente al 10%. I materiali acquistati separatamente da un privato al negozio, invece, in linea generale scontano l’aliquota propria del bene (che può variare). Per sicurezza, Caio deve verificare la tabella A per la voce specifica o chiedere conferma all’impresa edile e al fornitore di materiali.

    In pratica

    • Le prestazioni di alcune ristrutturazioni edilizie possono beneficiare dell’aliquota del 10%: verificare il tipo di intervento.
    • I materiali acquistati separatamente possono avere aliquote diverse a seconda del bene.
    • In caso di dubbio, consultare la tabella A del DPR 633/1972 o un professionista.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come faccio a sapere quale aliquota IVA si applica al mio prodotto?

    Devi consultare la tabella A allegata al DPR 633/1972, che elenca in modo tassativo i beni e servizi ammessi alle aliquote ridotte (4%, 5%, 10%). Se il tuo bene o servizio non è incluso, si applica automaticamente l’aliquota ordinaria del 22%.

    L'IVA sui generi alimentari è sempre al 4%?

    No. Alcuni generi alimentari di base rientrano nell’aliquota del 4%, ma molti altri (come prodotti trasformati o confezionati) possono scontare il 10%. La classificazione esatta dipende dal prodotto specifico indicato in tabella A.

    I servizi di ristorazione (ristorante, bar, take-away) che aliquota IVA scontano?

    I servizi di ristorazione rientrano tra le categorie che applicano l’aliquota del 10%, secondo la tabella A del DPR 633/1972.

    Gli ausili per disabili hanno un'aliquota IVA agevolata?

    Sì, gli ausili per disabili rientrano nella categoria al 4%, come previsto dalla tabella A. La classificazione del singolo dispositivo va verificata nell’elenco ufficiale.

    Se un fornitore applica l'aliquota sbagliata, cosa succede?

    L’aliquota errata può essere oggetto di contestazione in sede di controllo fiscale. Chi emette la fattura è responsabile dell’aliquota indicata. In caso di errore, è possibile emettere una nota di credito e una nuova fattura corretta.

    La prima casa beneficia di un'aliquota IVA agevolata?

    Sì, l’acquisto di abitazioni classificate come prima casa non di lusso può beneficiare dell’aliquota del 4%, come previsto dalla tabella A del DPR 633/1972. Le condizioni esatte vanno verificate al momento dell’atto.

    Vedi anche: Reverse charge IVA, IVA presupposti applicativi, Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA, Ritenuta d’acconto e Bollo da 2 euro in fattura.

  • Art. 77 DPR 602/1973 – Iscrizione di ipoteca sui beni del debitore

    Art. 77 DPR 602/1973 – Iscrizione di ipoteca sui beni del debitore

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede.

    1-bis. L’agente della riscossione, anche al solo fine di assicurare la tutela del credito da riscuotere, può iscrivere la garanzia ipotecaria di cui al comma 1 anche quando non si siano ancora verificate le condizioni per procedere all’espropriazione di cui all’art. 76, commi 1 e 2, purché l’importo complessivo del credito per cui si procede non sia inferiore complessivamente a ventimila euro.

    2. Se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione determinato a norma dell’articolo 79, il concessionario, prima di procedere all’esecuzione, deve iscrivere ipoteca. Decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto, il concessionario procede all’espropriazione.

    2-bis. L’agente della riscossione è tenuto a notificare al proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva contenente l’avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà iscritta l’ipoteca di cui al comma 1.

  • Art. 76 DPR 602/1973 – Espropriazione immobiliare

    Art. 76 DPR 602/1973 – Espropriazione immobiliare

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Ferma la facoltà di intervento ai sensi dell’articolo 499 del codice di procedura civile, l’agente della riscossione: a) non da’ corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso aventi le caratteristiche individuate dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente; a-bis) non da’ corso all’espropriazione per uno specifico paniere di beni definiti «beni essenziali» individuato ai sensi dell’articolo 514 del codice di procedura civile; b) nei casi diversi da quello di cui alla lettera a), può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui procede supera centoventimila euro. L’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca di cui all’articolo 77 e sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto.

    2. Il concessionario non procede all’espropriazione immobiliare se il valore dei beni, determinato a norma dell’articolo 79 e diminuito delle passività ipotecarie aventi priorità sul credito per il quale si procede, è inferiore all’importo indicato nel comma 1.

  • Art. 75-ter DPR 602/1973 – Cooperazione informatica per recupero coattivo

    Art. 75-ter DPR 602/1973 – Cooperazione informatica per recupero coattivo

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. In coerenza con le previsioni dell’articolo 18 della legge 9 agosto 2023, n. 111, al fine di assicurare la massima efficienza dell’attivita’ di riscossione, l’agente della riscossione può avvalersi, prima di avviare l’azione di recupero coattivo, di modalità telematiche di cooperazione applicativa e degli strumenti informatici, per l’acquisizione di tutte le informazioni necessarie al predetto fine, da chiunque detenute.

    2. Le soluzioni tecniche di cooperazione applicativa e di utilizzo degli strumenti informatici per l’accesso alle informazioni di cui al comma 1 sono definite con uno o più decreti del Ministero dell’economia e delle finanze, nel rispetto dello statuto dei diritti del contribuente di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212, sentito anche il Garante per la protezione dei dati personali.

  • CCNL Vetro e Lampade (Assovetro): welfare, Fonchim e Fasie 2026

    CCNL Vetro e Lampade (Assovetro)

    CCNL Vetro e Lampade: welfare contrattuale, Fonchim e Fasie

    Il CCNL Vetro e Lampade offre ai lavoratori due pilastri di welfare: Fonchim per la previdenza complementare e Fasie per la sanità integrativa. Con il rinnovo 2026 il contributo a Fonchim sale al 2%.

    In sintesi

    Il CCNL Vetro e Lampade prevede due pilastri di welfare contrattuale: Fonchim per la previdenza complementare (contributo datoriale all’1,5%, portato al 2% da gennaio 2027 con il rinnovo 2026) e Fasie per la sanità integrativa (14 euro al mese per 12 mesi, cioè 168 euro l’anno, a carico dell’azienda dal 1° gennaio 2024). Il contributo del lavoratore a Fonchim è dell’1,5%.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Assovetro (Confindustria) · Filctem-Cgil · Femca-Cisl · Uiltec-Uil
    Ultimo rinnovo
    9 aprile 2026
    Vigenza
    1° gennaio 2026 – 31 dicembre 2028
    Fondo pensione
    Fonchim (contributo datoriale 1,5% fino al 2026; 2% da gennaio 2027)
    Fondo sanitario
    Fasie (~168 €/anno a carico datore per piano base)

    Perché il settore vetro aderisce a Fonchim e non a un fondo proprio

    Il CCNL Vetro e Lampade è strettamente legato, sul piano delle relazioni industriali, al settore chimico e dell’energia, attraverso la comune area contrattuale Filctem-Cgil / Femca-Cisl / Uiltec-Uil. Per questa ragione i fondi di welfare previsti dal contratto sono gli stessi del settore chimico: Fonchim per la previdenza complementare e Fasie per la sanità integrativa. Non esistono fondi propri del solo comparto vetro.

    Questa scelta garantisce economie di scala (più iscritti = costi di gestione inferiori) e offre ai lavoratori del vetro l’accesso a fondi con una lunga storia e una governance consolidata.

    Fonchim: la previdenza complementare del settore

    Fonchim è il fondo pensione negoziale del settore chimico-farmaceutico, plastico, concia e vetro, con sede a Milano. È autorizzato dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) ed è uno dei fondi negoziali più grandi in Italia per numero di iscritti.

    La struttura contributiva nel CCNL Vetro e Lampade è:

    • Contributo del lavoratore: 1,50% delle retribuzioni utili per il TFR (dal 1° febbraio 2016);
    • Contributo del datore: 1,50% delle retribuzioni utili per il TFR fino al 31 dicembre 2026, più lo 0,25% per la copertura assicurativa di premorienza e invalidità; 2% dal 1° gennaio 2027 (aumento introdotto dal rinnovo 9 aprile 2026);
    • TFR: il conferimento a Fonchim è del 100% per i lavoratori di prima occupazione successiva al 28 aprile 1993 e del 33% per gli altri.

    L’aumento di 0,5% del contributo datoriale vale circa 11 euro mensili aggiuntivi per un lavoratore con retribuzione di 2.200 euro mensili: una somma apparentemente modesta ma che, capitalizzata per vent’anni, produce un incremento significativo del montante pensionistico finale.

    Fasie: la sanità integrativa

    Fasie (Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa Energia) è il fondo sanitario contrattuale dell’energia, scelto dalle parti come fondo condiviso del settore vetro per il biennio 2024-2025 (allegato 7 del CCNL). Dal 1° gennaio 2024 l’azienda iscrive direttamente i lavoratori non in prova, anche part time, con contratto a tempo indeterminato o a termine di almeno un anno, e versa 14 euro al mese per 12 mesi (168 euro l’anno) per ciascuno.

    Le prestazioni sono quelle del Nomenclatore Fasie per i dipendenti del CCNL Vetro e Lampade (allegato 7 del CCNL). Il testo del CCNL non elenca importi di rimborso né massimali, che stanno nel regolamento del fondo. Dal 1° gennaio 2025 il lavoratore può versare contributi volontari a proprio carico per aderire a opzioni superiori; per i nuclei familiari già iscritti il contributo a carico del lavoratore è di 198 euro annui per ciascun familiare.

    Tabella riepilogativa

    Welfare contrattuale — CCNL Vetro e Lampade (Assovetro)
    Fondo Tipo Contributo datore Contributo lavoratore Iscrizione
    Fonchim Previdenza complementare 1,50% (+0,25% copertura assicurativa) fino a dic. 2026; 2% da gen. 2027 (rinnovo 2026) 1,50% Volontaria
    Fasie (piano Vetro e Lampade) Sanità integrativa 14 € al mese per 12 mesi (168 € l’anno) — (opzioni superiori e familiari a carico del lavoratore) Diretta, a cura dell’azienda, per i lavoratori non in prova

    Come iscriversi e cosa fare all’assunzione

    Al momento dell’assunzione il lavoratore deve compiere alcune scelte fondamentali sul welfare:

    1. Fonchim: all’assunzione l’azienda consegna scheda informativa, modulo di iscrizione e statuto (art. 9); l’adesione è volontaria e il contributo dell’impresa spetta agli iscritti. Chi non conferisce il TFR a un fondo lo lascia in azienda o all’INPS, secondo le regole generali di legge (art. 8 D.Lgs. 252/2005, che dal 1° luglio 2026 prevede l’adesione automatica dei neoassunti alla prima occupazione, con rinuncia entro 60 giorni).
    2. Fasie: l’iscrizione dei lavoratori è fatta in via diretta dall’azienda, che versa 168 euro l’anno; per gli assunti dopo il 2024 le adesioni valgono dal 1° luglio se arrivano entro il 15 giugno e dal 1° gennaio se arrivano entro il 30 novembre. Per le opzioni superiori e i familiari serve l’adesione del lavoratore al fondo.

    Casi pratici

    Tizio — Nuovo assunto, scelta Fonchim
    Tizio viene assunto il 1° marzo 2026 alla sua prima occupazione. Se aderisce a Fonchim conferisce il TFR (100%, perché di prima occupazione successiva al 28 aprile 1993) e versa l’1,5% di contributo proprio; l’azienda aggiunge l’1,5% (e dal 2027 il 2%) e lo 0,25% per la copertura assicurativa. Se non aderisce, il contributo dell’impresa non viene versato e il TFR resta secondo le regole di legge.
    Caia — Iscrizione Fasie Plus per il nucleo familiare
    Caia ha due figli e un partner senza copertura sanitaria integrativa. Sceglie il piano Fasie Plus che include il nucleo familiare, versando una quota aggiuntiva annua a proprio carico. L’azienda continua a versare i 168 euro l’anno; per il familiare già iscritto al fondo il contributo a carico di Caia è di 198 euro annui. Le spese rimborsabili dipendono dal Nomenclatore del fondo.
    Sempronio — Incremento Fonchim dal 2027
    Sempronio è iscritto a Fonchim da 8 anni con una retribuzione mensile di 2.200 euro. Dal gennaio 2027 il contributo datoriale passa dall’1,5% al 2%: sono 11 euro mensili aggiuntivi, 132 euro annui. Su un orizzonte di 15 anni residui a lavorare, a parola corrente (senza capitalizzazione) si tratta di circa 1.980 euro aggiuntivi nel fondo. Con la capitalizzazione degli investimenti il montante effettivo sarà superiore.

    Domande frequenti

    Quali sono i fondi di welfare previsti dal CCNL Vetro e Lampade?
    Il CCNL Vetro e Lampade prevede Fonchim per la previdenza complementare e Fasie per la sanità integrativa. Entrambi sono fondi negoziali reali del settore chimico-energetico, di cui il vetro fa parte.
    Quanto contribuisce il datore a Fonchim nel settore vetro?
    Fino al 31 dicembre 2026 il contributo datoriale è dell’1,5% della retribuzione. Dal 1° gennaio 2027, grazie al rinnovo 2026, sale al 2% (circa 11 euro mensili in più per una retribuzione media).
    Quanto paga il datore per il Fasie nel settore vetro?
    Il contributo aziendale al Fasie è di 14 euro al mese per 12 mesi (168 euro l’anno) per ciascun lavoratore iscritto. Dal 2025 il lavoratore può versare contributi volontari a proprio carico per le opzioni superiori.
    Cosa copre il Fasie per i lavoratori del vetro?
    Le prestazioni sono quelle del Nomenclatore Fasie per i dipendenti del CCNL Vetro e Lampade; il CCNL non ne riporta gli importi, che sono nel regolamento del fondo. I familiari possono essere iscritti dal 1° gennaio 2025 con la nuova opzione Vetro e Lampade.
    L’iscrizione a Fonchim è obbligatoria?
    No, è volontaria ma incentivata dalla contribuzione datoriale, che spetta agli iscritti: 1,50% (2% dal 2027) più lo 0,25% di copertura assicurativa.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento 2026, ferie, permessi e ROL 2026, maternità, paternità e congedi 2026 e tredicesima, quattordicesima e premi 2026.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si basano sul testo del CCNL Vetro e Lampade (Assovetro) del 10 febbraio 2023; il rinnovo del 9 aprile 2026 non è stato verificato sul testo. Per le condizioni di iscrizione a Fonchim si consulti il sito ufficiale fonchim.it; per Fasie il sito fasie.it. Per valutazioni previdenziali personalizzate si raccomanda di rivolgersi al sindacato di categoria (Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil) o a un consulente previdenziale.

  • Art. 75-bis DPR 602/1973 – Dichiarazione stragiudiziale del terzo

    Art. 75-bis DPR 602/1973 – Dichiarazione stragiudiziale del terzo

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, l’agente della riscossione, prima di procedere ai sensi degli articoli 72 e 72-bis del presente decreto e degli articoli 543 e seguenti del codice di procedura civile, può chiedere a soggetti terzi, debitori del soggetto che è iscritto a ruolo o dei coobbligati, di indicare per iscritto, ove possibile in modo dettagliato, le cose e le somme da loro dovute al creditore.

    2. Nelle richieste formulate ai sensi del comma 1 è fissato un termine per l’adempimento non inferiore a trenta giorni dalla ricezione. In caso di inadempimento, si applicano le disposizioni previste dall’articolo 10 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

  • Art. 60 L. 633/1941

    Art. 60 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Qualora il Ministero della cultura popolare lo disponga, l'ente esercente effettua trasmissioni speciali di propaganda culturale ed artistica destinate all'estero, contro pagamento di un compenso da liquidarsi a termini del regolamento.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 75 DPR 602/1973 – Pignoramenti presso pubbliche amministrazioni

    Art. 75 DPR 602/1973 – Pignoramenti presso pubbliche amministrazioni

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Se il pignoramento di crediti verso lo Stato, le regioni, le province, i comuni ed ogni altro ente sottoposto al controllo della corte dei conti ha avuto, in tutto o in parte, esito negativo, gli enti indicati non possono effettuare pagamenti in favore dell’esecutato per un periodo di cinque anni dalla data della dichiarazione prevista dall’articolo 547 del codice di procedura civile, se egli non prova, con attestazione rilasciata dal concessionario, l’avvenuto pagamento del credito per il quale si è proceduto.

    2. La disposizione del comma 1 non si applica ai pagamenti corrispondenti a crediti dichiarati impignorabili per legge.

  • Perdite fiscali: l’utilizzo nel limite dell’80% del reddito

    In sintesi

    • Le perdite fiscali delle società di capitali si riportano agli esercizi successivi senza limiti di tempo (art. 84 TUIR).
    • In ogni esercizio la perdita è utilizzabile solo nel limite dell’80% del reddito imponibile: il 20% del reddito è sempre soggetto a IRES.
    • Eccezione per i primi tre anni: le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione si usano al 100%, senza il limite dell’80%.
    • L’eccezione dei primi tre anni si applica solo se le perdite derivano da una nuova attività produttiva.
    • Il residuo non utilizzato nell’anno si riporta in avanti senza scadenza e viene indicato nel prospetto perdite del quadro RS (righi RS44/RS45).
    • Per le società di persone le perdite si imputano direttamente ai soci: le regole del limite 80% non si applicano allo stesso modo.

    Come funziona il riporto delle perdite fiscali per le società di capitali

    Quando una società chiude l’esercizio in perdita – cioè i costi superano i ricavi – non deve pagare l’IRES per quell’anno. Ma la perdita non svanisce: può essere usata per ridurre il reddito imponibile degli anni successivi, riducendo così le imposte future. Questo meccanismo si chiama ‘riporto in avanti delle perdite fiscali’ ed è disciplinato dall’art. 84 del TUIR.

    Per le società di capitali (SRL, SPA, cooperative, ecc.) il riporto è illimitato nel tempo: non c’è una scadenza entro cui la perdita deve essere utilizzata. Si può aspettare anni, purché la società continui ad esistere. Tuttavia c’è un limite all’importo che si può usare ogni anno: al massimo l’80% del reddito imponibile dell’esercizio. Significa che anche se la perdita accumulata fosse enorme, almeno il 20% del reddito sarà sempre soggetto a IRES.

    Esiste però una deroga importante per le società di nuova costituzione: nei primi tre periodi d’imposta le perdite possono essere usate al 100% del reddito imponibile, senza il limite dell’80%. Questa eccezione è prevista dall’art. 84, comma 2, TUIR ed è pensata per sostenere le imprese nelle fasi iniziali, quando le perdite da avvio attività sono fisiologiche.

    Regole di utilizzo delle perdite fiscali per le società di capitali (art. 84 TUIR)
    Tipo di perdita Limite di utilizzo annuo Limite temporale
    Perdite ordinarie (dalla 4a annualità in poi) 80% del reddito imponibile Nessun limite (riporto illimitato)
    Perdite dei primi 3 periodi d'imposta da nuova attività produttiva 100% del reddito imponibile Nessun limite (riporto illimitato)
    Perdite in liquidazione (art. 182 TUIR) Regole speciali carry-back se liquidazione entro 5 esercizi Regole speciali

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha accumulato perdite fiscali pregresse per 200.000 euro. Nel 2025 realizza un reddito imponibile di 100.000 euro. Non essendo nei primi tre anni di attività, può usare le perdite solo fino all’80% del reddito: quindi 80.000 euro di perdita vengono scomputati, lasciando un imponibile residuo di 20.000 euro (il 20%) su cui calcolare l’IRES (aliquota IRES ordinaria 24%: imposta 4.800 euro). Le perdite residue non usate (120.000 euro) si riportano all’anno successivo nel prospetto RS44 del quadro RS.

    Documenti necessari

    • Dichiarazione dei redditi degli anni in cui le perdite sono state generate (per verificare l’origine e la tipologia)
    • Prospetto perdite del quadro RS delle dichiarazioni degli anni precedenti (righi RS44 e RS45), che attestano il saldo delle perdite disponibili
    • Bilancio di esercizio con il risultato negativo di competenza
    • Documentazione attestante che la società era nei ‘primi tre periodi d’imposta’ e che le perdite derivano da nuova attività produttiva (nel caso dell’eccezione al 100%)
    • Modello Redditi SC relativo all’anno in cui si utilizzano le perdite, con il quadro RS aggiornato

    Caso 1: Alfa SRL usa le perdite pregresse con il limite 80%

    Scenario. Alfa SRL è stata costituita nel 2018. Negli anni 2020-2022 ha accumulato perdite fiscali totali per 300.000 euro, ancora non utilizzate. Nel 2025 realizza finalmente un reddito imponibile di 150.000 euro.

    Come si applica. Alfa SRL si trova nelle regole ordinarie (è ampiamente oltre i primi tre anni di attività). Può scomputare le perdite pregresse nel limite dell’80% del reddito 2025: 80% di 150.000 = 120.000 euro. Il reddito imponibile residuo su cui calcolare l’IRES è 30.000 euro (150.000 – 120.000). L’IRES sarà calcolata su 30.000 euro. Le perdite residue non utilizzate (300.000 – 120.000 = 180.000 euro) si riportano agli anni successivi, indicate nel rigo RS44 del quadro RS. Non c’è alcuna scadenza: questi 180.000 euro resteranno disponibili finché la società ha redditi imponibili da abbattere.

    In pratica

    • Il prospetto RS44 (perdite in misura limitata, cioè con il limite 80%) e RS45 (perdite in misura piena, per i primi tre anni) vanno aggiornati ogni anno con il saldo residuo.
    • Il limite 80% si calcola sul reddito imponibile del singolo esercizio: non si possono ‘trasportare’ capienza non usata da un anno all’altro.
    • Conviene usare le perdite più vecchie per prime, per ridurre il rischio di perderle in caso di operazioni straordinarie future che ne limitino il trasferimento.

    Caso 2: Beta Srl nei primi tre anni usa le perdite al 100%

    Scenario. Beta Srl è stata costituita nel 2024 e svolge una nuova attività nel settore tecnologico. Nel 2024 (primo periodo d’imposta) ha registrato una perdita fiscale di 80.000 euro derivante dagli investimenti iniziali. Nel 2025 realizza un reddito imponibile di 60.000 euro.

    Come si applica. Siamo nel secondo periodo d’imposta di Beta Srl, quindi entro i primi tre anni. La perdita del 2024 (80.000 euro) deriva da una nuova attività produttiva: si applica l’eccezione dell’art. 84, comma 2, TUIR. Beta Srl può scomputare la perdita per il 100% del reddito 2025: utilizza 60.000 euro di perdita, azzerando completamente l’imponibile 2025. Non paga IRES per il 2025. I restanti 20.000 euro di perdita si riportano nel rigo RS45 del quadro RS (perdite in misura piena) e restano disponibili per gli anni futuri, ancora senza limiti di tempo. Dal quarto periodo d’imposta in poi, eventuali perdite riportate saranno soggette al normale limite dell’80%.

    In pratica

    • Le perdite dei primi tre anni da nuova attività produttiva vanno indicate nel rigo RS45 (perdite in misura piena), separatamente dalle perdite ordinarie nel rigo RS44.
    • Il requisito ‘nuova attività produttiva’ è essenziale: non basta che la società sia giovane, la perdita deve derivare dall’avvio di un’attività davvero nuova.
    • Anche le perdite dei primi tre anni riportate in avanti restano illimitate nel tempo: non scadono al quarto anno.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le perdite fiscali scadono dopo un certo numero di anni?

    No. Per le società di capitali le perdite fiscali si riportano in avanti senza limiti di tempo (art. 84, comma 1, TUIR). Non c’è una scadenza entro cui devono essere utilizzate. L’unico limite riguarda la quantità utilizzabile ogni anno: al massimo l’80% del reddito imponibile.

    Il limite dell'80% significa che devo sempre pagare almeno il 20% di IRES?

    Sì, in pratica è così. Anche se hai perdite pregresse enormi, non puoi azzerare completamente l’imponibile grazie alle perdite (tranne nei primi tre anni): almeno il 20% del reddito resta imponibile. Questo 20% è sempre soggetto a IRES.

    Cosa cambia nei primi tre anni di attività?

    Nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione, se le perdite derivano da una nuova attività produttiva, il limite dell’80% non si applica: le perdite si possono usare fino al 100% del reddito imponibile, azzerandolo completamente. Questa eccezione è prevista dall’art. 84, comma 2, TUIR.

    Come si traccia il saldo delle perdite da riportare?

    Il prospetto perdite del quadro RS, nei righi RS44 (perdite ordinarie, limite 80%) e RS45 (perdite in misura piena, primi tre anni), riporta il saldo delle perdite disponibili all’inizio dell’anno, quelle generate nell’esercizio, quelle utilizzate e il residuo da riportare. Questo prospetto è il ‘registro’ ufficiale delle perdite riportabili.

    Cosa succede alle perdite se la società viene fusa o acquisita?

    Le perdite fiscali riportabili subiscono limitazioni in caso di fusione, scissione o acquisizione: l’art. 172, comma 7, e l’art. 173, comma 10, del TUIR prevedono test specifici (test di vitalità economica e proporzionalità al patrimonio netto). L’utilizzo delle perdite in questi casi richiede un’analisi attenta e può richiedere un interpello preventivo all’Agenzia delle Entrate.

    Le società di persone hanno le stesse regole?

    No. Per le società di persone (SNC, SAS) le perdite si imputano direttamente ai soci in proporzione alle quote di partecipazione (art. 5 TUIR) e ciascun socio le deduce dal proprio reddito complessivo personale. Le regole dell’art. 84 TUIR (riporto illimitato con limite 80%) si applicano specificamente alle società di capitali e agli enti commerciali soggetti a IRES.

  • Art. 74 DPR 602/1973 – Vendita e assegnazione dei crediti pignorati

    Art. 74 DPR 602/1973 – Vendita e assegnazione dei crediti pignorati

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Il concessionario, per la vendita dei crediti pignorati e per la riscossione dei crediti a lui assegnati, si avvale della procedura prevista nel presente titolo.

    2. Il concessionario, se diviene assegnatario di un credito verso lo Stato, pagabile a rate per un periodo che supera di quattro anni la scadenza del contratto di concessione, può cedere il credito all’erario e ha diritto al discarico della quota per inesigibilità.

  • Art. 73 DPR 602/1973 – Pignoramento cose del debitore in possesso di terzi

    Art. 73 DPR 602/1973 – Pignoramento cose del debitore in possesso di terzi

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Salvo quanto previsto dal comma 1-bis, se il terzo, presso il quale il concessionario ha proceduto al pignoramento, si dichiara o è dichiarato possessore di beni appartenenti al debitore iscritto a ruolo o ai coobbligati, il giudice dell’esecuzione ordina la consegna dei beni stessi al concessionario, che procede alla vendita secondo le norme del presente titolo.

    1-bis. Il pignoramento dei beni di cui al comma 1 del presente articolo può essere effettuato dall’agente della riscossione anche con le modalità previste dall’articolo 72-bis; in tal caso, lo stesso agente della riscossione rivolge un ordine di consegna di tali beni al terzo, che adempie entro il termine di trenta giorni, e successivamente procede alla vendita.

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