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In sintesi
- Cos’è: il versamento volontario permette di coprire i periodi in cui non si sono versati contributi obbligatori, ad esempio dopo aver cessato o interrotto un’attività.
- Chi può farlo: chi ha interrotto o cessato l’attività lavorativa e ha già maturato un minimo di contribuzione pregressa, previa autorizzazione INPS.
- Scopo principale: raggiungere il requisito minimo per accedere alla pensione oppure aumentare l’importo dell’assegno pensionistico.
- Come si versa: con modello F24, indicando causale e codice INPS, secondo le aliquote e le retribuzioni di riferimento stabilite dall’INPS per l’anno.
- Deducibilità: i contributi previdenziali — compresi i volontari — sono oneri deducibili dal reddito complessivo IRPEF.
- Valutazione di convenienza: prima di versare è utile confrontare il costo totale con il beneficio pensionistico atteso, calcolato con la simulazione INPS.
Perché si versano contributi volontari e chi può farlo
Capita di interrompere il lavoro per vari motivi: la chiusura di un’attività autonoma, un periodo di disoccupazione, la scelta di prendersi cura di un familiare, un anno all’estero. In questi casi il versamento dei contributi all’INPS si ferma, e quando riprende il lavoro si scopre di avere un ‘buco’ nella carriera contributiva. I contributi volontari sono lo strumento pensato dal legislatore per coprire questi periodi scoperti.
Il meccanismo è semplice nel concetto: chi ha cessato o interrotto l’attività lavorativa può chiedere all’INPS l’autorizzazione a continuare a versare contributi di propria iniziativa, come se stesse ancora lavorando. I contributi volontari entrano a pieno titolo nel calcolo della pensione, esattamente come quelli obbligatori. Questo permette di raggiungere i requisiti minimi per l’accesso alla pensione (anni di contribuzione necessari) oppure di aumentare l’importo dell’assegno futuro.
Prima di procedere occorre però valutare la convenienza economica: i contributi volontari hanno un costo che varia in base alla gestione di appartenenza e alle retribuzioni di riferimento stabilite ogni anno dall’INPS. L’autorizzazione va richiesta formalmente, e solo dopo averla ottenuta si può iniziare a versare.
| Aspetto | Come funziona |
|---|---|
| Chi può farlo | Chi ha cessato o interrotto l'attività e ha già maturato una contribuzione pregressa minima (il requisito varia per gestione). |
| Come si richiede | Domanda di autorizzazione telematica all'INPS, tramite il sito o il patronato. |
| Aliquota applicata | Stabilita ogni anno dall'INPS in base alla gestione; rimanda alla circolare annuale per i valori precisi. |
| Retribuzione di riferimento | Determinata dall'INPS in base alla media dei redditi degli ultimi anni di attività; incide sull'importo del contributo. |
| Come si versa | Modello F24 (sezione INPS), con causale e codice specifici per i volontari. |
| Deducibilità fiscale | I contributi versati sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF come oneri previdenziali. |
Esempio pratico
-
Caio, commerciante iscritto alla gestione commercianti INPS, chiude l’attività a 52 anni dopo vent’anni di contribuzione. Verificando l’estratto conto nel Cassetto previdenziale si accorge che per raggiungere il requisito contributivo della pensione anticipata gli mancano alcuni anni. Chiede l’autorizzazione ai versamenti volontari all’INPS e, una volta ottenuta, inizia a versare ogni anno con F24 l’importo stabilito in base alla sua retribuzione media di riferimento. Grazie a questi versamenti riesce a colmare il gap e, al momento della domanda di pensione, i periodi coperti da contributi volontari vengono considerati al pari di quelli da attività obbligatoria.
Documenti necessari
- Estratto conto contributivo INPS aggiornato (per verificare i periodi scoperti e la contribuzione pregressa)
- Domanda di autorizzazione ai versamenti volontari (da presentare online o tramite patronato)
- Provvedimento di autorizzazione rilasciato dall’INPS (indica il codice e la retribuzione di riferimento)
- Modelli F24 compilati con la causale corretta per i versamenti volontari
- Eventuale simulazione pensionistica INPS (‘La mia pensione futura’) per valutare la convenienza
Caso 1 — Artigiana che vuole raggiungere il requisito minimo
Scenario. Tizio ha lavorato come artigiano per circa quindici anni, poi ha chiuso la bottega. Ora ha ripreso un lavoro part-time saltuario che non genera contribuzione sufficiente. Controlla l’estratto conto e capisce che senza integrare la carriera non raggiungerà mai il requisito contributivo minimo per la pensione.
Come si applica. In questo caso i contributi volontari servono a ‘tenere aperta’ la carriera previdenziale durante i periodi di inattività. Tizio presenta domanda di autorizzazione all’INPS allegando la documentazione della sua storia contributiva. L’INPS verifica che abbia maturato il requisito pregresso minimo richiesto e, se la domanda viene approvata, gli comunica l’importo del contributo volontario annuo da versare (basato sulla sua retribuzione media di riferimento e sull’aliquota stabilita dalla circolare INPS dell’anno). Ogni anno Tizio versa con F24 l’importo indicato, che viene registrato nell’estratto conto come periodo coperto da contributi volontari.
In pratica
- Prima di fare domanda, controlla nell’estratto conto quanti anni di contribuzione hai già maturato: l’INPS richiede un minimo pregresso per autorizzare i volontari.
- Usa il servizio ‘La mia pensione futura’ sul sito INPS per stimare di quanti anni di contributi volontari hai bisogno e se conviene economicamente versarli.
- Una volta ottenuta l’autorizzazione, rispetta i termini di versamento indicati dall’INPS: i contributi volontari non si versano in automatico, devi attivarti tu.
Caso 2 — Professionista della gestione separata che aumenta la pensione futura
Scenario. Caio è un consulente iscritto alla gestione separata INPS. Ha interrotto l’attività per due anni per assistere un genitore malato. Ora ha ripreso a lavorare, ma quei due anni vuoti nell’estratto conto abbassano la pensione futura stimata. Non ha bisogno di anni in più per il diritto alla pensione, ma vorrebbe aumentare l’importo dell’assegno.
Come si applica. Anche chi vuole semplicemente aumentare l’importo della pensione (e non raggiungere un requisito minimo) può versare contributi volontari per coprire i periodi scoperti. Per Caio, che è nella gestione separata, l’aliquota contributiva e la retribuzione di riferimento sono determinate dall’INPS in base ai suoi redditi medi degli anni precedenti. Più alta è la retribuzione di riferimento, più costosi saranno i contributi volontari, ma anche più elevato sarà il beneficio pensionistico. Caio ottiene l’autorizzazione e sceglie di coprire uno dei due anni scoperti — quello con la retribuzione di riferimento più alta — per ottimizzare il rapporto costo/beneficio. I contributi versati sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF, il che riduce parzialmente il costo netto dell’operazione.
In pratica
- Verifica se i contributi volontari che vorresti versare sono deducibili nella tua dichiarazione dei redditi: questo riduce il costo netto e migliora la convenienza dell’operazione.
- Non è obbligatorio coprire tutti i periodi scoperti: puoi scegliere quali anni versare, privilegiando quelli con retribuzione di riferimento più alta o quelli che ti mancano per un requisito specifico.
- Tieni traccia dei versamenti effettuati e verifica nell’estratto conto che i periodi vengano correttamente accreditati dopo ogni pagamento.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Fonti e approfondimenti
Domande frequenti
Chi può chiedere l'autorizzazione ai contributi volontari INPS?
Chi ha cessato o interrotto l’attività lavorativa e ha già maturato una contribuzione pregressa minima. Il requisito preciso varia in base alla gestione INPS di appartenenza (artigiani, commercianti, gestione separata, ecc.) e va verificato con l’INPS o un patronato al momento della domanda.
Come si fa domanda per i contributi volontari?
Si presenta domanda telematica direttamente sul sito INPS, nell’area personale, oppure tramite un patronato (CAF o sindacato). La domanda deve essere presentata dopo aver cessato o interrotto l’attività; non si possono versare contributi volontari mentre si è ancora obbligatoriamente iscritti alla gestione.
Quanto costano i contributi volontari INPS?
Il costo dipende dalla gestione di appartenenza, dall’aliquota contributiva dell’anno e dalla retribuzione di riferimento calcolata dall’INPS in base ai tuoi redditi medi degli anni precedenti. L’INPS comunica l’importo esatto nel provvedimento di autorizzazione; per un’idea di massima puoi consultare la circolare annuale INPS o rivolgerti a un patronato.
I contributi volontari sono deducibili dalle tasse?
Sì, i contributi previdenziali versati — compresi i contributi volontari INPS — sono oneri deducibili dal reddito complessivo IRPEF. Questo significa che riducono la base imponibile su cui calcoli le imposte, abbassando indirettamente il costo netto dei versamenti.
Posso versare contributi volontari anche se ho già la pensione?
In genere i contributi volontari si versano per costruire o integrare la carriera contributiva prima della pensione. Una volta in pensione, le modalità cambiano; è opportuno verificare caso per caso con l’INPS se e in che misura sia possibile versare ulteriori contributi.
Cosa succede se smetto di versare i contributi volontari dopo aver ottenuto l'autorizzazione?
L’autorizzazione decade se non si versano i contributi per un determinato periodo senza giustificato motivo. I versamenti già effettuati rimangono comunque validi e accreditati nell’estratto conto; sarà necessario presentare una nuova domanda di autorizzazione se si vuole riprendere a versare in futuro.
I contributi volontari sono equivalenti a quelli obbligatori per il calcolo della pensione?
Sì, i periodi coperti da contributi volontari concorrono al calcolo della pensione esattamente come quelli da contribuzione obbligatoria: valgono sia per maturare il diritto (raggiungere gli anni minimi richiesti) sia per determinare l’importo dell’assegno.
Domande frequenti